Università, compie 25 anni corso di laurea in Ingegneria medica a Roma Tor Vergata
(Adnkronos) - Oltre 1.300 laureati e laureate in Ingegneria Medica in questi 25 anni che la separano dall’anno accademico 1998/1999, primo anno dell’innovativo corso di laurea nell’università di Roma Tor Vergata. "Nel 1998 fu avviato come sinergia tra le facoltà di Ingegneria e Medicina e Chirurgia”, ricorda Gaetano Marrocco, oggi coordinatore del corso di laurea in Ingegneria Medica a Roma Tor Vergata e professore ordinario di Campi Elettromagnetici nel dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica. “Ingegneria Medica è stato per molti anni l'unico corso di questo tipo nel Lazio, ispirando poi iniziative simili, sebbene non identiche, presso altri atenei della Capitale", spiega. Da allora il corso ha formato centinaia di professionisti che si sono fatti apprezzare nelle istituzioni (Ministero della Salute, Istituto Superiore della Sanità), Università e numerose aziende nazionali e multi-nazionali. Secondo le ultime statistiche 2024 di Almalaurea il 100% dei laureati in Ingegneria Medica trova lavoro a un anno dalla laurea magistrale. Un successo straordinario grazie a un percorso di studi piuttosto specialistico, seguito da ragazze e ragazzi che hanno poi trovato occupazione facilmente. Molte le multinazionali legate al farmaco che li hanno accolti, tante le aziende ospedaliere. Ma anche enti e istituzioni dedicate alla ricerca. La laurea in Ingegneria Medica è pur sempre una laurea in Ingegneria, per cui tanti hanno trovato impiego presso aziende alla ricerca di ingegneri. Nei 25 anni, il corso di laurea ha anche formato giovani ricercatori e ricercatrici che hanno intrapreso la carriera accademica non solo nell'università di Roma Tor Vergata: un ordinario, tre professori associati, tre ricercatori. A questi si aggiungono un ricercatore al Cnr e 4 ricercatori nelle università straniere, all’estero, tra le università di Cambridge, Parigi, Irvine. Attualmente 13 docenti che insegnano a Ingegneria Medica, sui 90 che fanno ricerca a Roma Tor Vergata, sono stati censiti dalla Standford University nel top 2% 2023 dei ricercatori mondiali. La loro ricerca si è affinata su biomeccanica, sensori, sistemi wearable, lab on chip, brain computer interface, protesi e cyber-impianti, biomateriali, neuroscienze, stampa 3d, elettronica flessibile, realtà virtuale, fluidodinamica computazionale, digital twin, intelligenza artificiale, internet of things, tecnologie per le disabilità. E con la collaborazione dei laureati e delle laureate più brillanti sono state fondate start up e spin off di altissima innovazione tecnologica in ambito ingegneristico e medico. Preziose piccole aziende che si affacciano nel panorama nazionale e internazionale e che esaltano il lavoro molto qualificato dei loro dipendenti. Ultimamente sono state strette collaborazioni istituzionali di ricerca con la Polizia di Stato, il ministero della Salute per la valutazione preclinica dei dispositivi medici. Docenti del corso di laurea in Ingegneria Medica sono presenti nella commissione di ingegneria biomedica dell’Ordine degli Ingegneri. Anche con FIn la federazione italiana nuoto è stata stretta una collaborazione per la valutazione della disabilità nel nuoto paralimpico. Ed ecco la testimonianza di un ex-alunno di Ingegneria Medica a Roma Tor Vergata, Angelo Maura, 40 anni, oggi lavora alla Align Technology, Dubai, Emirati Arabi, nel ruolo di general manager, middle east. Anno di laurea triennale 2005, magistrale nel 2008. "Il connubio tra ingegneria e medicina offerto dal corso di laurea -racconta- era esattamente il percorso che stavo cercando. Ricordo chiaramente una sensazione di consapevolezza e un orgoglio - non solo per me ma per i miei compagni di studio - di aver intrapreso qualcosa di innovativo, quasi inesistente all’epoca, che potesse far leva su nuove tecnologie per migliorare la salute pubblica e il sistema sanitario: un obiettivo importante che avrebbe potuto davvero fare la differenza. Il supporto ottenuto dal corpo docente sicuramente ha fatto sì che il curriculum di studi fosse ben disegnato per questo scopo, supportando in maniera ideale la nostra formazione". Secondo Maura "una delle ragioni della scelta del percorso di studi è stata sicuramente la valutazione delle prospettive di carriera. Nonostante una situazione macroeconomica non delle migliori, il background acquisito - inclusa l’esperienza pratica ottenuta grazie all’attività di laboratorio e di sala operatoria - mi ha permesso di inserirmi velocemente nell’industria dei medical devices", spiega. "Il corso di laurea in Ingegneria Medica è sicuramente stato per me un volano di carriera e un’importante percorso formativo personale e professionale. 22 anni dopo averlo intrapreso, non posso essere più soddisfatto della mia scelta", conclude. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
KASA, la nuova agenzia spaziale sudcoreana, svela piani ambiziosi per l'esplorazione spaziale e la cooperazione internazionale
(Adnkronos) - La Corea del Sud ha recentemente istituito la Korea Aerospace Administration (KASA), l'agenzia spaziale creata per diventare la "torre di controllo" delle attività spaziali nazionali. Annunciata il 27 maggio, KASA ha annunciato i suoi ambiziosi piani durante la 45ª Assemblea Scientifica del Comitato per la Ricerca Spaziale (COSPAR), che si è svolta pochi giorni fa. "Quest'anno segna una pietra miliare significativa nella storia dello sviluppo spaziale della Corea con l'istituzione di KASA," ha detto Youngbin Yoon, amministratore di KASA, durante la cerimonia di apertura della conferenza. "Ci sono state attività spaziali in altri centri di ricerca e università del paese per decenni, ma non esisteva un'unica agenzia responsabile delle attività spaziali civili. In risposta all'opinione pubblica e riconoscendo la necessità di un'agenzia governativa dedicata, l'Amministrazione Aerospaziale della Corea, KASA, è stata ufficialmente istituita," ha continuato Yoon. L'agenzia, ha affermato, "funge da torre di controllo per gli affari spaziali nazionali e la cooperazione internazionale," con l'obiettivo di creare un'economia aerospaziale in Corea del Sud.
KASA mira a creare un'economia aerospaziale solida in Corea del Sud, concentrandosi su trasporto spaziale, satelliti, esplorazione e aviazione. Tra i suoi obiettivi a lungo termine, vi è l'invio di un lander robotico sulla luna entro il 2032 e un altro su Marte entro il 2045.
John Lee, vice amministratore di KASA con trent'anni di esperienza alla NASA, ha evidenziato che questi ambiziosi progetti saranno supportati da un aumento dei finanziamenti. Attualmente, l'investimento spaziale della Corea del Sud si aggira intorno a un trilione di won (720 milioni di dollari), ma i piani suggeriscono un incremento del 50% entro il 2027. Sono quattro le aree chiave su si concentrerà KASA:
Trasporto Spaziale: sviluppo del razzo Nuri (KSLV) e investire nella tecnologia dei veicoli di lancio riutilizzabili.
Satelliti: sviluppare satelliti con imaging ad altissima risoluzione e investire in comunicazioni ottiche e sistemi di navigazione regionali.
Esplorazione Spaziale: pianificazione missioni lunari e marziane e lanciare una navicella per osservare il sole dal punto Lagrange L4 Terra-Sole.
Cooperazione Internazionale: KASA sarà responsabile della politica spaziale della Corea del Sud, supervisionando le attività spaziali commerciali e promuovendo la cooperazione internazionale. crediti_KASA ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vino, Torcoli ('Civiltà del bere'): "Sfide difficili per il settore ma il sistema ha i suoi anticorpi"
(Adnkronos) - "Con il titolo 'Resistenza' volevamo esprimere il senso di resilienza, la capacità del nostro settore vino di affrontare sfide anche difficili che rischiano di compromettere il sistema. E purtroppo sono molto gravi quelle che stanno arrivando in questi ultimi mesi e anni, in particolare di tipo politico, con campagne proibizioniste che vorrebbero equipararlo all’alcool facendo un discorso semplicistico e salutistico". Così Alessandro Torcoli, direttore ‘Civiltà del bere’, testata che organizza la manifestazione VinoVip, commenta il titolo dato alla 14ma edizione che si è svolta nei giorni scorsi a Cortina d'Ampezzo. Resistenza e resilienza della 'civiltà del bere' sono state, infatti, le tematiche al centro del talk che si è svolto nell'ambito di VinoVip Cortina 2024. La due giorni, organizzata dalla rivista 'Civiltà del bere', ha portato le eccellenze e i grandi nomi del vino italiano nella 'perla delle Dolomiti' con momenti di discussione, approfondimenti e degustazioni delle migliori etichette. Il talk, dal titolo volutamente provocatorio, 'Resistenza!', aveva proprio l’obiettivo di andare a mettere luce su tematiche del settore che interessano tutti gli addetti ai lavori, dai produttori ai comunicatori, passando per le figure più tecniche, fino agli stessi consumatori. “Oggi la capacità di resilienza del comparto vinicolo italiano è messa a dura prova, condizionata da forze politiche, economiche e sociali che non sembrano considerare il vino quell’elemento centrale della cultura occidentale qual è stato per secoli. Da qui la necessità di comprendere quali siano le strategie migliori per contrastarle”, commenta il direttore di 'Civiltà del bere'. "Chiaramente senza negare il problema, è anche molto importante - avverte - inquadrare il vino culturalmente, come un elemento della nostra civiltà e dei molti paesi che in questa bevanda hanno visto un veicolo di cultura, di convivialità, di benessere, quindi tutt’altro che il problema salutistico ma, all’opposto, un modo per stare meglio. Ovviamente 'est modus in rebus', dipende tutto dalla moderazione, che è un elemento fondamentale. Come contrastare certe politiche? Sicuramente mantenendo il vino nell’alveo intellettuale, culturale, del prestigio di questa bevanda, e continuare quindi a parlarne, a coinvolgere le persone, a raccontarlo, perché comunque è un prodotto che va spiegato, è un prodotto complesso, sempre più intellettuale". "Poi, il sistema - spiega - ha comunque dei suoi anticorpi. Le aziende del vino sono piuttosto solide, appartengono a distretti, che, come abbiamo evidenziato, sono uno degli elementi fondamentali della tenuta del settore. In Italia non si parla solo di un vino, di un produttore che fa un prodotto di eccellenza, ma di un vero e proprio sistema che ha dei punti di forza davvero importanti che coinvolgono una filiera e tantissima popolazione. D’altro canto, ci sono anche problemi di tipo economico, di marketing e di mercato, perché le guerre e tutto quello che stiamo vedendo in questi mesi non aiuta il commercio di una bevanda che, se vogliamo, è superflua e di svago. Per questo le aziende si stanno attrezzando per aprire nuovi mercati, per proporsi a chi ha voglia di ascoltare il messaggio del vino, che è sempre stato affascinante nei secoli e ancora una volta di inserirlo nei desiderata delle persone". "Un altro tema che abbiamo affrontato - prosegue il direttore di 'Civiltà del bere' - è quello del cambiamento climatico, che è un tema viticolo, di organizzazione delle imprese, per fare in modo di essere pronte agli stravolgimenti veri e propri che la natura ormai ci presenta e ci ha abituato a incontrare di stagione in stagione, e infatti non ce ne è una uguale all’altra". "E' vero che si può parlare in generale di un innalzamento delle temperature, ma non è quello - rimarca - il problema più profondo; è proprio una imprevedibilità degli eventi atmosferici, e in questo l’agronomia e la viticoltura stanno cambiando e si stanno attrezzando per essere sempre più pronte di stagione in stagione. Sappiamo che il vino ha un ciclo annuale stagionale, dalla fioritura della vite alla raccolta, alla vendemmia, e sono mesi molto importanti ciascuno con le sue fasi fondamentali, per cui se grandina in un certo momento è un disastro e siccome sta accadendo sempre più spesso bisogna organizzarsi per sapere che, se dovesse accadere, c’è un sistema per limitare i danni. E così per tantissime altre questioni viticole". Ad aprire il dibattito è stato Luigi Moio, presidente Oiv, professore di enologia all'Università degli studi di Napoli 'Federico II' ed enologo e titolare della 'Cantina Quintodecimo', sottolineando, con il suo intervento 'Una battaglia culturale, una battaglia di civiltà', come sia necessario resistere agli attacchi culturali di chi non considera il vino un baluardo di civiltà ma lo identifica in modo semplicistico con l’alcol, oltre che la necessità di trasparenza per un consumo più consapevole. “In tempi recenti il vino ha avuto una grandissima accelerazione: tanti si sono avvicinati a questo mondo perché era di tendenza e tanti si sono ritrovati a fare vino, ma senza verificare le scienze agrarie e senza una forte competenza. Questa grande attenzione ha anche reso il vino sempre più oggetto di campagne proibizioniste e a volte, per difenderlo, abbiamo rischiato dei gravi danni di comunicazione. Il vino è una delle invenzioni più belle dell’uomo, ma l’alcol è nocivo, questo ormai è assodato ed è necessario essere trasparenti e dirlo in modo chiaro e semplice, incentivando un consumo consapevole alla base, senza arrivare a demonizzare l’intero prodotto". Da Andrea Lonardi, Master of Wine e Ceo di Marilisa Allegrini, focus sulla necessità di sintonizzare il brand con il tempo presente e futuro: “Oggi la politica del marketing è quella del mix, fatta di metodo, preparazione e tempo. Dobbiamo approfondire i cambiamenti, senza limitarci a parlare di quello climatico o delle preferenze dei consumatori. Oggi si parla sempre più di vocazionalità e di monovitigno, viviamo una crisi della soddisfazione edonistica del vino perché non è più di moda, i vini bianchi di collina e di montagna lasciano il passo ai vini bianchi del mare, i vini rossi di qualità devono essere consumati a temperatura diversa, le bolle di qualità diventano sempre più gastronomiche. La verità è che ciò che cambia oggi è la velocità dei cambiamenti e per questo occorre essere alternativi e contemporanei e avere il coraggio di auto-valutarsi in maniera intima per sintonizzarci con il presente e con il futuro”. A intervenire nel dibattito poi Giovanni Bigot, agronomo, consulente e ricercatore esperto in viticoltura biologica, focalizzandosi sulla forza della biodiversità e sulla necessità di preservare la genetica dei vitigni che si sono adattati a un particolare terroir: “Oggi va trasmessa una cultura viticola che ponga il terreno al centro di tutto. Quando un vitigno si adatta a un terroir diverso rispetto al solito, questa capacità viene trasferita alla progenie: ecco perché lo studio e la conservazione della genetica del vitigno in seguito al suo adattamento permette di organizzare al meglio il patrimonio viticolo mondiale. Non possiamo pensare di perdere questo bagaglio di gran valore". Il convegno si è concluso con il focus di Eugenio Pomàrici, professore ordinario dell’Università di Padova ed esperto italiano Oiv, sulla resilienza dei distretti viticoli e sulla forza delle piccole aziende: “Per distretto si intende un'area industriale caratterizzata da piccole e medie realtà con propensione a un agire sinergico. Al contrario, di quello che siamo abituati a pensare, questa struttura frammentata è stata elemento di forza: di fronte alle difficoltà il grande gruppo imprenditoriale spesso sceglie di dislocare la produzione, ma il piccolo produttore resiste, mantenendo il vigneto, magari cambiando prospettiva e migliorandosi". VinoVip Cortina ha poi ospitato i tasting, a partire dalla conferenza con degustazione 'Cabernet vs Cabernet', con 31 aziende protagoniste, tenuta da tre grandi esperti di caratura internazionale: Pierre Seillan (winemaker di Jackson Family Wines), Luigi Bavaresco (professore di Viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza e membro Oiv), Paolo Bomben (enologo del centro di ricerca di Vivai Cooperativi Rauscedo). Poi, il walk around tasting a 2123 m di altezza al Rifugio Faloria, dove 61 aziende hanno presentato i loro vini al Wine Tasting delle Aquile. La quattordicesima edizione di VinoVip Cortina si è conclusa con oltre 600 ospiti, tra operatori del settore e appassionati, e più di 900 bottiglie stappate. Il prossimo appuntamento con VinoVip è a Forte del Marmi nel 2025. "VinoVip è una manifestazione nata biennale nel 1997 proprio a Cortina. Da qualche anno è diventata annuale perché alterniamo la montagna al mare, quindi l’anno prossimo saremo a Forte dei Marmi con l’edizione marittima e poi nel 2026 si torna a Cortina in un anno speciale che è quello delle Olimpiadi Milano-Cortina. Peraltro, la nostra rivista ha base a Milano e noi organizziamo tanti eventi anche nella nostra città, per cui quell’anno sarà veramente molto importante per ‘Civiltà del bere’, conclude Torcoli. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Se la pillola non va giù, da alcol a zero acqua gli errori più comuni dei pazienti
(Adnkronos) - No, non basta un poco di zucchero e la pillola va giù, come cantava Mary Poppins, l'indimenticata tata magica nel film cult della Disney. "Non voglio fare del male a un personaggio che mi riporta all'infanzia, ma facciamo già colazioni molto ricche di zuccheri e, con tutto quello che mangiamo, se evitiamo di consumarne ancora è meglio. Al di là di qualche presenza di fruttosio o altro fra gli eccipienti del principio attivo del farmaco che ne favorisce l'assorbimento, io lo zucchero lo eviterei. Un po' di acqua è sufficiente", sorride Alberto Corsini, professore ordinario di farmacologia, università degli Studi di Milano. Una battuta, la sua, ma introduce un tema molto serio: sono tanti gli errori che le persone alle prese con capsule e compresse commettono. Il più frequente in assoluto? Mandar giù la pillola senz'acqua, spiega l'esperto all'Adnkronos Salute. "E' vero, abbiamo delle formulazioni orosolubili che permettono una somministrazione senza l'utilizzo di acqua - premette il farmacologo - Ma pensiamo ai pazienti cronici, con pressione elevata, colesterolo alto, diabete: la maggior parte delle terapie prevede farmaci che richiedono l'assunzione con acqua. Perché altrimenti non li assorbiamo". E "non basta un dito di acqua - avverte - ci vuole un bicchiere pieno, che vuol dire 150-200 ml, per favorire la solubilizzazione e il trasferimento a livello gastrointestinale, dove poi avviene l'assorbimento vero e proprio. Ci sono tantissimi studi ormai da 40-50 anni, che hanno evidenziato che se prendo la stessa aspirina, un antibiotico, qualunque farmaco con poca acqua, piuttosto che con un bicchiere pieno, ne assorbo meno della metà. Quindi ho già un fallimento terapeutico. Prima ancora di iniziare la cura, sto sbagliando". L'assorbimento di un farmaco è un punto molto critico, evidenzia Corsini. Nel 'galateo' del farmaco orale va aggiunto che "va assunto in posizione eretta", cercando almeno di mettersi seduti, in posizione verticale e non sdraiati. "Perché questo favorisce per gravità il trasferimento dalla bocca allo stomaco. Il passaggio nell'esofago è di circa 2-3 minuti. Nel giro di 10 minuti, stando in quella posizione, il farmaco raggiunge lo stomaco dove può avere luogo l'assorbimento. Questo passaggio è facilitato dall'acqua, che aumenta il peso". Di esempi, assicura l'esperto, ce ne sono tanti. "Pensiamo ai farmaci bifosfonati per l'osteoporosi negli anziani, che sono scarsamente assorbibili: bisogna aiutarli assumendoli con un'acqua con pochissimi sali. Non si può prendere il farmaco con un caffè, un tè, un succo, perché sennò se ne assorbe pochissimo. E non è scherzo, perché il paziente rischia fratture". Un altro elemento importante è quando si indica che il farmaco va preso in presenza di cibo. "Questo significa che bisogna mangiare un pasto - dice Corsini - Quando infatti il farmaco viene studiato per capire se è importante o meno assumerlo vicino o lontano dai pasti, lo si valuta con la cosiddetta 'continental breakfast'. Vuol dire con una certa quota di grassi, di latte, di zuccheri, eccetera. Quindi il paziente deve mangiare. Non basta un biscottino la mattina. Queste informazioni sono anche scritte nei foglietti illustrativi, ma un aiuto in questo lo può dare il farmacista", ricordando le giuste modalità di assunzione quando dispensa il farmaco al paziente. C'è poi il capitolo integratori: "Se una persona vuole consumare vitamine, piuttosto che sali, magnesio, calcio, è bene farlo lontano dai medicinali. Facciamo l'esempio dei farmaci per la tiroide (in Lombardia sono 700mila le persone che ricevono questi farmaci di terapia sostitutiva perché magari ipotiroidei). Se si prendono con degli integratori se ne assorbe la metà. Il consiglio è dunque aspettare almeno due ore prima di prendere gli integratori". Un messaggio è poi per chi, terrorizzato dall'affogarsi con le pillole, le mastica: "A parte il fatto che credo siano poche quelle con un buon sapore, occorre sapere che la saliva ha un pH diverso da quello gastrointestinale - dice Corsini - Esempio: i farmaci inibitori di pompa protonica", usatissimi per ulcere, gastriti e reflusso, "hanno bisogno di essere in un ambiente acido per essere attivati. Se si masticano in bocca, alla fine si perdono". Insomma, se si indica che un farmaco va assunto in un certo modo, "è perché è stato studiato in quelle condizioni. Un primo aspetto che si valuta è il tipo di somministrazione. E quindi l'assunzione non deve essere fatta 'ad personam', ma seguendo quelle che sono le istruzioni". L'elenco degli errori più comuni include la scelta di accompagnare le pillole col latte. Anche qui l'insidia è dietro l'angolo, perché "molti farmaci, alcuni antibiotici e altre molecole, 'precipitano' con il calcio, con i latticini. E quindi, ancora una volta, si ha un fallimento terapeutico", avverte il farmacologo. Se "non vogliamo farci del male", continua, evitiamo ovviamente di far scendere giù la pillola con bevande alcoliche. "L'alcol solubilizza la molecola in modo diverso e non va per niente bene. L'assunzione del farmaco deve essere rispettata". Gli esempi sono infiniti: "Per alcune molecole il succo d'arancia potrebbe portare a precipitazioni, potrebbe portare alla chelazione - elenca Corsini - Facciamo l'esempio di alcuni antibiotici, i chinoloni, piuttosto che i bifosfonati". Si rischia dunque di "perdere una grossa quota di successo delle terapie per questi errori banalissimi". Un accenno a parte merita il succo di pompelmo: "Si era visto, ormai diversi anni fa, che l'assunzione di notevoli quantità di pompelmo poteva inibire il metabolismo, l'eliminazione del farmaco, e questo portava a un aumento delle concentrazioni fino a effetti tossici. Prima si era visto con alcuni antipertensivi, quindi con cadute dei livelli pressori, poi con un effetto antiaritmico maggiore, maggiori problemi di tollerabilità dei farmaci per il colesterolo. Tanto che in ospedale, nelle diete o negli studi clinici, il pompelmo è stato bandito. Ma questo non vuol dire che io non devo consumare un bicchiere di succo di pompelmo al giorno. Le cose vanno contestualizzate: il pompelmo è un potente inibitore del metabolismo dei farmaci se si arriva a consumarne un litro al giorno. Quindi berne un bicchiere al mattino e poi prendere un farmaco alla sera non è drammatico, salvo rarissime eccezioni, come alcune statine". Stimolanti come il caffè? "Dire a un italiano di non bere il caffè è impossibile - sorride - ma anche in questo caso, semplicemente è meglio farlo lontano dall'assunzione dei farmaci. La strategia ideale può essere prendere il proprio medicinale con un bel bicchiere d'acqua e poi dopo mezz'ora o un'ora fare colazione. Sono semplici suggerimenti che possono aiutare. L'ultima indicazione importante è che ci sono alcuni farmaci, i famosi vecchi anticoagulanti, per i quali occorre stare attenti a utilizzare la vitamina K, che si può trovare negli integratori, per esempio. Se dunque si assume il warfarin - e in Italia sono ancora 400mila i pazienti che lo prendono - l'integratore se proprio lo si vuole prendere va preso almeno due ore dopo. Chi consuma gli anticoagulanti deve stare poi attento ad utilizzare le verdure con foglie larghe, che sono ricche di vitamina K. Ovviamente si può fare un pasto con l'insalata, perché tutto va contestualizzato. I farmaci - conclude dunque Corsini - ci aiutano ma vanno rispettati. Perché se non li prendiamo secondo le indicazioni, il rischio è che non funzionino. E non si deve avere il timore di chiedere quali sono le regole corrette al farmacista, al medico o all'infermiere". Con buona pace di Mary Poppins. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Google contro Meta, punta a EssilorLuxottica per occhiali smart con Gemini
(Adnkronos) - Meta starebbe pianificando di investire miliardi per acquisire circa il 5% di EssilorLuxottica, il colosso italo-francesce degli occhiali dal valore di 88 miliardi di euro. La notizia, riportata dal Financial Times e da altre testate, è stata confermata da fonti interne. Le trattative sono in fase avanzata e sembra probabile che Meta procederà con l'investimento. Tuttavia, Meta non è l'unica grande azienda tecnologica a voler rafforzare i legami con EssilorLuxottica, con la quale collabora già per la linea smart di Ray-Ban. Di recente, Google ha avvicinato i vertici dell'azienda per discutere l'integrazione del suo assistente AI, Gemini, nei futuri occhiali smart. Secondo fonti ben informate, la mossa di Google, che potrebbe escludere Meta dalla partnership di alto profilo, potrebbe aver incentivato Mark Zuckerberg a pianificare l'ingente investimento. La notizia arriva mentre Google continua a sviluppare la sua piattaforma XR, destinata a potenziare visori e occhiali smart. Google ha collaborato con Samsung e Qualcomm per un dispositivo che dovrebbe rilanciare l'azienda nel settore degli smart glass, e una recente fuga di notizie suggerisce che una versione per sviluppatori potrebbe essere lanciata a ottobre, prima di un lancio commerciale previsto per il primo trimestre del 2025. Anche se Google riuscisse a convincere il produttore di Ray-Ban a realizzare occhiali smart con Gemini, ci vorrà del tempo prima di una versione commerciale, in vista di un sistema operativo del tutto nuovo da afficancare al device. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
OnePlus Nord 4, il mediogamma con design da top
(Adnkronos) - Con l'introduzione negli ultimi anni di modelli dedicati al mercato premium, per OnePlus è emersa la necessità di una linea separata di smartphone di fascia media. Nata esattamente con questo scopo, la linea Nord arriva ora alla quarta generazione, continuando con la tradizione ma allo stesso tempo offrendo qualcosa in più. I Nord mantengono un prezzo relativamente competitivo, offrendo gran parte delle caratteristiche distintive di OnePlus, come la ricarica rapida, prestazioni competitive e un software fluido e ricco di funzionalità. Con Nord 4, però, OnePlus aggiunge un altro importante punto di forza senza aumentare i prezzi: il design attraente. OnePlus Nord 4, con prezzi a partire da 499 euro, si distingue per il design unibody in metallo (anche se c’è ancora del vetro sul retro): il telefono è piacevole al tatto e alla vista, ma soprattutto, richiama il passato del brand con i modelli con chassis in alluminio. A dare ancora più valore a questa nuova durevolezza espressa con i materiali di costruzione, OnePlus ha promesso quattro anni di aggiornamenti Android e ulteriori due anni di aggiornamenti di sicurezza per il Nord 4, garantendo un supporto complessivo di sei anni. Il retro del telefono ha una finitura bicolore, con una parte superiore riflettente e una inferiore in alluminio spazzolato. Anche se l'aspetto è straordinario, la parte superiore è un vero e proprio magnete per le impronte digitali, almeno nella versione nera (c'è anche in argento e verde), rendendo ancora più necessario l'utilizzo di una cover. In ogni caso, il telefono è molto comodo da tenere in mano e pesa meno di 200 grammi. È presente anche lo slider per silenziare le notifiche, un classico di OnePlus. Nord 4 è dotato di un grande display AMOLED da 6,74 pollici con risoluzione 1.5K, frequenza di aggiornamento di 120Hz e luminosità di picco di 2150 nits. È incorporata la tecnologia ProXDR, ereditata dal modello di punta OnePlus 12, che regola la luminosità e la chiarezza dello schermo per mostrare i contenuti nel miglior modo possibile. Tuttavia, nonostante il pannello AMOLED possa raggiungere 2150 nits, in piena luce solare il Nord 4 fatica a mostrare chiaramente i contenuti sullo schermo. In ogni caso, Nord 4 può affronatre altre situazioni "estreme": OnePlus ha incluso la tecnologia AquaTouch, che rende lo schermo utilizzabile anche con le dita bagnate. Nord 4 è dotato di due fotocamere posteriori: un sensore principale Sony LYT-600 da 50MP e una fotocamera ultragrandangolare da 8MP con un campo visivo di 112 gradi. La fotocamera frontale è da 16MP. Nel complesso, le prestazioni della fotocamera sono buone, la lente principale riproduce bene i colori, ed è presente una nuova funzione AI Groupfie, simile alla funzione Miglior scatto dei Pixel, che sarà disponibile tramite un aggiornamento software futuro, permettendo di mixare gli aspetti migliori di una singola inquadratura da diverse immagini per realizzarne una sola. Le prestazioni sono sempre state un punto di forza di OnePlus, e Nord 4 non fa eccezione. Equipaggiato con un chipset Qualcomm Snapdragon 7+ Gen 3, il telefono offre prestazioni stabili e impressionanti. Disponibile in versioni da 12GB o 16GB di RAM LPDDR5X, gestisce senza problemi ogni compito, dalla gestione di più app al gioco intenso, senza surriscaldarsi grazie alla costruzione in metallo. OnePlus Nord 4 gira su OxygenOS 14.1 basato su Android 14. Nonostante OxygenOS sia una delle versioni di Android più pulite, c'è una quantità considerevole di app preinstallate, che possono essere rimosse solo manualmente dopo l'installazione iniziale. Un altro punto di forza del Nord 4 è la batteria da 5500mAh, standard per OnePlus, che dura tranquillamente tutta la giornata. Con il caricabatterie da 100W (opzionale), la ricarica completa del telefono dura meno di 30 minuti. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Aneurisma dell'aorta, tecnica soft 'made in Rimini'
(Adnkronos) - Una tecnica 'made in Rimini' contro l'aneurisma dell'aorta. L'équipe di Chirurgia vascolare dell'ospedale Infermi, diretta da Salvatore Tarantini, ha messo a punto una metodica ibrida per il trattamento percutaneo endovascolare dell'aorta toracico-addominale. Una procedura mininvasiva presentata da Paolo Spath al 31esimo Congresso internazionale di angiologia che si è tenuto in giugno a Porto in Portogallo, dove il team romagnolo è stato premiato per il miglior studio 'rapid pace'. I risultati della tecnica, applicata a Rimini su oltre 100 pazienti nell'ultimo biennio, sono stati inoltre pubblicati sul 'Journal of Endovascular Therapy'. Si tratta di una metodica è mutuata dal mondo della cardiologia, che i medici del presidio ospedaliero riminese dell'Ausl Romagna - spiega la stessa azienda - hanno avuto la capacità di pensare e applicare in modo sistematico al trattamento endovascolare degli aneurismi dell’aorta addominale e toracica (Evar/Tevar). Con questa tecnica si associano due dispositivi diversi (uno all'inizio e uno alla fine dell'intervento), ottenendo un'efficacia comparabile alla procedura standard, ma favorendo una procedura più semplice, meno costosa in termini di materiali, e sicura per il paziente che può tornare a casa il giorno dopo l'intervento di esclusione dell'aneurisma aortico, come ormai prassi nel reparto di Chirurgia vascolare di Rimini. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumori, svelato meccanismo molecolare della leucemia dei bimbi
(Adnkronos) - Uno studio internazionale guidato dall'Italia svela un nuovo meccanismo molecolare all'origine di una forma di leucemia molto diffusa nei bambini. A coordinare la ricerca è l'Italia con l'università Sapienza di Roma. Il lavoro, pubblicato su 'Oncogene', apre a nuove tecniche di monitoraggio e a nuove terapie. La leucemia linfoblastica acuta (Lla) - spiegano dalla Sapienza - è un tumore ematologico aggressivo a rapida evoluzione che colpisce i linfociti T, arrestandoli in una fase immatura. Tra le leucemie acute infantili, circa il 60% è rappresentato proprio dalla Lla. Anomalie genetiche bloccano la differenziazione dei precursori delle cellule T nel timo, una ghiandola situata nel mediastino, davanti al cuore, e favoriscono una proliferazione cellulare anomala. Le cellule leucemiche in accumulo infiltrano poi il midollo osseo, provocando la malattia. Nel 60% dei pazienti con Lla-T si riscontrano mutazioni che portano a un'iperattività del sistema di segnalazione Notch. La chemioterapia intensiva può curare molti dei malati, ma un'alta percentuale di pazienti pediatrici e soprattutto adulti è soggetta a ricadute con prognosi sfavorevole. I recettori Notch possono infatti contribuire alla resistenza alla chemio, rendendo necessaria la ricerca di nuovi approcci per contrastare il suo apporto alla progressione della Lla-T. Il nuovo studio, condotto dal Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza in collaborazione con il Dipartimento di Medicina molecolare, e frutto di una rete di collaborazioni con altri enti di ricerca - hanno partecipato in particolare la Weill Cornell Medicine di New York per gli Usa, e nel nostro Paese anche l'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Roma, l'Azienda ospedaliera dei Colli Monaldi di Napoli, l'università di Roma Tor Vergata, l'Istituto nazionale tumori Regina Elena capitolino, l'università di Padova e quella di Perugia - indica come la proteina Notch moduli i meccanismi epigenetici di regolazione del recettore CXCR4 attraverso l'interazione con particolari microRna. Così contribuisce al blocco dello sviluppo e della differenziazione delle cellule T, e sovverte completamente le funzioni del timo, inducendone una precoce involuzione. Il risultato - illustra una nota - è stato ottenuto attraverso un modello transgenico per il gene Notch3, che ha permesso di verificare molte delle caratteristiche molecolari e cellulari della Lla-T, e grazie all'impiego di molteplici tecniche avanzate di citofluorimetria e di analisi molecolare. I dati epigenetici sono stati confermati mediante l'utilizzo di modelli di xenotrapianto ottenuti utilizzando campioni di pazienti affetti da Lla-T, trapiantati in modelli sperimentali murini. "Il lavoro conta, non solo fra i primi nomi, nostri giovani ricercatori in Italia ed all'stero - rimarca Maria Pia Felli, autrice dell'articolo - che con professionalità hanno condotto esperimenti complessi e fondamentali per questo studio, dimostrando passione ed entusiasmo per la ricerca scientifica. La specifica competenza fornita da ogni singolo autore e dai vari centri di ricerca coinvolti ha permesso la realizzazione di questo progetto". I risultati ottenuti fanno progredire la conoscenza scientifica sulla Lla e suggeriscono questi microRna come nuovi addizionali biomarker molecolari per il monitoraggio e, nel futuro, per avanzate strategie terapeutiche contro la neoplasia. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Internisti, 'contro spossatezza no caffè o tè, meglio doccia fredda'
(Adnkronos) - Affaticamento, spossatezza, movimenti rallentati. Con il gran caldo l'energia cala inesorabilmente. Caffè, tè, acqua e zucchero, bibite gasate eccitanti sono i rimedi della nonna a cui spesso si fa ricorso per 'rianimarsi'. Il problema è che "sostanzialmente queste soluzioni non hanno molto senso", spiega all'Adnkronos Salute Giorgio Sesti, presidente della Società italiana di medicina interna (Sime). "In genere, infatti, siamo spossati perché abbiamo perso più liquidi con la sudorazione quindi il primo rimedio è reidratarsi nel modo giusto, evitando i 'falsi amici', come le bevande zuccherate ed eccitanti". E quando la traspirazione è cospicua, "ciò significa che c'è anche una notevole perdita di sali minerali, può essere utile fare un'integrazione, anche utilizzando le bibite già pronte in commercio che usano gli sportivi oppure le bustine da sciogliere nel bicchiere". Altre cose "non servono. Il caffè, per esempio: una grandissima bevanda, certo, ma se si abusa si rischia la tachicardia perché è un'eccitante, quindi l'eccesso può far male. Soprattutto con il caldo - ammonisce l'esperto - perché l'abbassamento della pressione fa rispondere il cuore con un aumento della frequenza cardiaca, e se ci aggiungiamo l'effetto del caffè facciamo sforzare di più il muscolo cardiaco: il cuore si contrae più frequentemente e quindi fa più sforzi". Sarebbe meglio dunque "non esagerare con caffè freddi, granite, ma anche con il tè (la teina è della stessa famiglia della caffeina)". L'idea di ricorrere all'espresso quando si ha la pressione bassa "non è fondata", puntualizza Sesti. "La pressione - aggiunge - è troppo bassa con il caldo a causa della vasodilatazione. Se si vuole aumentare la pressione basta seguire gli sportivi e raffreddare il corpo. Chi fa sport di fatica come i maratoneti o i ciclisti usa sacchette di ghiaccio che servono esattamente per abbassare la temperatura corporea. Nella vita quotidiana basta mettere le mani sotto il rubinetto dell'acqua fredda, sciacquare il viso, mettere i piedi a mollo, stare in ambiente refrigerato o fare una doccia fredda", consiglia il medico internista. Diverso se alla spossatezza si accompagnano i crampi, "segno di perdita di sali da reintegrare". L'energia, infine, si recupera anche a tavola, ma in questo caso l'obiettivo deve essere far faticare meno l'organismo. "Una bistecca fa consumare un sacco di calorie perché richiede tanto lavoro per la digestione, sottrae il sangue indirizzandolo a livello intestinale anziché al cuore, al cervello. Molto meglio avere dei pasti leggeri - a base di frutta e verdura, ricche anche di sali minerali - in modo tale che il sangue possa difendere gli organi principali, cuore e cervello, senza doversi concentrare su stomaco e intestino", conclude Sesti. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
I Pirati dei Caraibi invadono Fortnite: ecco l'evento "Vele Maledette"
(Adnkronos) - La saga Disney di Pirati dei Caraibi ha issato le sue vele maledette e approderà in Fortnite con l'aggiornamento v30.20 del 19 luglio, per l'evento Battaglia reale "Vele Maledette". L'evento "Vele Maledette" terminerà il 6 agosto 2024 alle 10:00 ora italiana. Durante l'evento, i fan potranno portare a termine incarichi speciali, come "Vele Maledette", esplorare le Secche subdole e cercare i numerosi tesori sepolti disseminati all'interno della mappa di gioco. Ecco il breve video I giocatori potranno sbloccare ricompense di gioco attraverso il pass dedicato con la possibilità di ottenere oggetti esclusivi del mondo di Pirati dei Caraibi, come il piccone Sciabola e Fato di Jack e il dorso decorativo Tesoro di Jack. Inoltre, il percorso ricompense premium offre un tesoro di oggetti extra, inclusa l'iconica skin del costume di Jack Sparrow, che si sblocca immediatamente con l'acquisto del potenziamento. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










