L'esperto: "Stop a benefit che pesano su busta paga, ma contributi extra per spese sanitarie scolastiche e tempo libero"
(Adnkronos) - "Il welfare aziendale è stato per anni considerato come un insieme di servizi pensati per migliorare il clima in ufficio. Un’integrazione piacevole, ma non essenziale. Lo scenario economico attuale impone tuttavia un cambio di prospettiva radicale: in un contesto segnato dal costo della vita sempre più elevato, che continua a pesare sulle famiglie, e da rinnovi contrattuali che faticano a coprire l’aumento del costo della vita, il 2026 si conferma l’anno della svolta. Il welfare cessa di essere un semplice 'benefit' per diventare il pilastro portante di una nuova strategia salariale". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Andrea Guffanti, general manager di Coverflex in Italia. "I dati del Report sulla retribuzione 2025 di Coverflex - spiega - parlano chiaro: mentre gli stipendi base restano sostanzialmente stabili, le necessità dei collaboratori continuano a crescere. In questo scenario di stagnazione retributiva, le aziende non possono più limitarsi a guardare solo alla busta paga tradizionale". "L’evoluzione del rapporto tra azienda e lavoratore - avverte - passa per un modello di compensazione estesa. Non si tratta più di dare 'qualcosa in più', ma di gestire in modo intelligente il valore economico che l'azienda trasferisce ai propri dipendenti. Attraverso il welfare, l’impresa interviene direttamente sulla capacità di spesa quotidiana delle persone, coprendo costi che altrimenti graverebbero interamente sul netto in busta: dalla sanità alla scuola, dai trasporti al tempo libero". "Questa trasformazione - avverte - porta il welfare ad essere una vera e propria politica salariale. Le aziende che scelgono questa strada ottengono un doppio vantaggio: aumentano il valore reale percepito dai dipendenti e ottimizzano i costi legati alla tassazione del lavoro". “Il welfare aziendale ha smesso di essere una voce nel capitolo 'extra' per diventare il cuore pulsante della strategia di retention e remunerazione. Non stiamo più parlando di semplici agevolazioni, ma di uno strumento dinamico che restituisce potere d'acquisto reale in un momento in cui la busta paga tradizionale sembra aver raggiunto il suo limite fisico", aggiunge Andrea Guffanti. "Il passaggio dal vecchio concetto di premio a quello di salario integrativo - sottolinea - è ormai completato. Per le imprese, investire nel welfare oggi non è solo un modo per attrarre talenti, ma una necessità per garantire la sostenibilità economica dei propri collaboratori. In sintesi, il welfare è diventato la seconda gamba della remunerazione: uno strumento concreto, misurabile e indispensabile per proteggere il potere d'acquisto e costruire un legame solido e duraturo tra impresa e lavoratore".
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sostenibilità, Foodbusters: recupero eccedenze alimentari è lavoro sociale professionale
(Adnkronos) - Finché il recupero delle eccedenze alimentari sarà trattato come un’attività relegata al mondo del 'caritatevole' e non come un lavoro sociale professionale, non ci sarà mai una vera economia circolare. In occasione della 'Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare', Diego Ciarloni, presidente di Foodbusters Odv, presenta una ricerca basata su dati Waste watcher e Ipsos e lancia un atto d’accusa durissimo verso le istituzioni: "il contrasto allo spreco in Italia è ostaggio di un’inerzia sistemica che preferisce scaricare i costi sul volontariato gratuito piuttosto che riconoscere il valore professionale e ambientale del recupero", sottolinea. In Italia lo spreco alimentare resta un problema strutturale, nonostante i segnali di miglioramento registrati nell’ultimo anno. Secondo i dati dell’osservatorio Waste watcher international, nel 2025 ogni cittadino ha sprecato in media 555,8 grammi di cibo a settimana, in calo rispetto ai 683 grammi del 2024 (-18,6%), ma ancora al di sopra della media europea e lontano dall’obiettivo di dimezzamento fissato dall’Agenda Onu al 2030. Le differenze territoriali restano marcate. Il Centro Italia registra il dato più basso (490,6 grammi settimanali), seguito dal Nord (515,2 grammi), mentre Sud e Isole rimangono l’area più critica con 628,6 grammi pro capite. Tra i nuclei familiari, le famiglie con figli mostrano i comportamenti più virtuosi (461,3 grammi settimanali), confermando una maggiore attenzione alla pianificazione degli acquisti. Il dato domestico rappresenta però solo una parte del fenomeno. Nella ristorazione collettiva e scolastica, quasi il 30% del cibo preparato non viene consumato: il 17% resta nei piatti e il 13% è cibo integro che finisce nei rifiuti invece di essere recuperato. A monte, la Grande distribuzione e la ristorazione commerciale continuano a generare eccedenze significative, spesso gestite come un problema di smaltimento più che come una risorsa. Lo spreco ha un impatto economico e ambientale rilevante. A livello globale, circa un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato, contribuendo a circa il 10% delle emissioni climalteranti. In Italia, nel solo 2025, gli eventi meteorologici estremi hanno causato quasi 12 miliardi di euro di perdite agricole, rendendo ancora più critico lo spreco di risorse alimentari, idriche ed energetiche già prodotte. Lo spreco è il 'co-carburante' ad esempio del Ciclone Harry. Il presidente sottolinea la corresponsabilità ambientale: “buttare cibo non è un peccato veniale, è un crimine climatico. La gestione sconsiderata del cibo genera il 10% delle emissioni globali di CO2. Questo inquinamento è il ‘carburante’ che scalda i mari e carica fenomeni devastanti come il Ciclone Harry. I due miliardi di euro di danni subiti dal Sud Italia nel gennaio 2026 sono il conto che l’ambiente ci presenta per la nostra inefficienza. In un’Italia in ‘bancarotta idrica’, sprecare cibo significa gettare acqua dolce ed energia che non abbiamo più". “Il sistema si è rotto, perché, in fondo, sta bene così com’è a chi lo gestisce", spiega Ciarloni. "Oggi il cibo buono -continua- finisce per valere meno dell'immondizia. La gestione dei rifiuti, infatti, è un sistema industriale finanziato e strutturato; il salvataggio del cibo, invece, è delegato al sacrificio permanente di volontari che usano i propri mezzi e i propri garage come magazzini. Finché il recupero sarà trattato come un ‘favore marginale’ e non come un lavoro sociale professionale, non ci sarà mai una vera economia circolare". Foodbusters Odv è la prova di questo paradosso. Nonostante esista dal 2017 grazie a una rete concreta di virtuosi – sposi, ristoratori e aziende che scelgono di non sprecare - l’associazione non dispone ancora di una sede stabile. “Abbiamo sperimentato 16 mesi di burocrazia solo per ottenere l'uso limitato (1,5 ore a settimana circa) di un auditorium, uno spazio inadatto per gestire eccedenze alimentari", denuncia Ciarloni. “Senza una sede reale è impossibile coinvolgere i giovani o attivare il Servizio Civile. È l’ipocrisia di un Paese che celebra la sostenibilità a parole, ma ne nega le infrastrutture minime nei fatti", aggiunge ancora. Solo da qualche anno, dopo un percorso burocratico sfibrante, l’associazione ha ottenuto un furgone elettrico in comodato d’uso dal Comune di Falconara Marittima (An), ma l’operatività resta affidata “all'eroismo” dei singoli. "Le app antispreco non recuperano cibo: lo vendono. Trasformano l'eccedenza in profitto residuo per l’esercente, mescolando spesso prodotti avanzati con altri preparati ad hoc. Il messaggio è devastante: il cibo resta merce, mai bene comune da redistribuire gratuitamente a chi ne ha bisogno", spiega Ciarloni. Le mense scolastiche sono uno dei casi esemplari nello spreco alimentare: si butta il 30% del cibo. Un attacco frontale viene rivolto al sistema educativo: “Veniamo invitati nelle scuole a parlare di ambiente, - prosegue Ciarloni - ma nelle mense scolastiche si butta ancora il 30% del cibo preparato (il 17% dai piatti e il 13% di cibo intatto). Non esiste alcun caso in cui, dopo i nostri incontri, le istituzioni abbiano attivato un recupero strutturale. Parlare di ambiente ai giovani senza dare l’esempio pratico nelle proprie mense è pura retorica che offende le nuove generazioni". Ma ecco le proposte di Foodbusters Odv per il 2026 per uscire dalla marginalità. Professionalizzazione del recupero: il recupero deve diventare un servizio professionale remunerato, finanziato da una quota fissa del gettito Tari. Sedi operative obbligatorie per chi si occupa di recupero: obbligo per i Comuni di fornire spazi stabili e idonei alle Odv per garantire vita associativa e servizio civile. E ancora obbligo di cessione gratuita per la gdo sul modello francese. Trasformare la donazione in obbligo, eliminando il greenwashing del rifiuto e le frodi alimentari. Ma chi sono i 'Foodbusters'? Gli acchiappacibo sono una comunità operativa di recupero cibo di qualità. Questo progetto nasce nel 2016 ad Ancona dall’idea di Diego Ciarloni, supportato dalla moglie Simona Paolella i quali, ognuno con la propria esperienza (rispettivamente nella comunicazione, nella psicoterapia), hanno deciso di dichiarare guerra allo spreco di cibo durante gli eventi: dai matrimoni ai meeting aziendali, dai compleanni alle feste di laurea, agli addii al celibato, ecc. Indossati i panni dei 'Foodbusters', gli operatori acchiappacibo, una volta recuperate le eccedenze alimentari, hanno il compito di trasportarle, seguendo tutte le regole igenico sanitarie, nel giro di poche ore ad enti caritatevoli, case famiglia, ecc., ad uso e consumo dei meno fortunati. Ogni evento avrà traccia on line in tempo reale, dal recupero degli alimenti fino alla consegna del cibo all’ente “sociale” più vicino o indicato. Oggi i Foodbusters sono attivi in tutta Italia e hanno operato centinaia di interventi oltre che nelle Marche, anche in Sicilia, Umbria, Emilia Romagna e Abruzzo.
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
ExportUsa, grazie a nuova misura Simest ottime opportunità per imprese nel mercato Usa
(Adnkronos) - ExportUsa, società di consulenza che aiuta le imprese italiane a inserirsi nel mercato americano, continua nel proprio impegno a supporto delle imprese italiane interessate al mercato statunitense attraverso l'ormai consolidato 'Dipartimento Finanza Agevolata', che da anni lavora a stretto contatto con Simest. La nuova misura, promossa da Simest di concerto con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, rappresenta un’opportunità concreta per le aziende italiane che desiderano avviare o consolidare la propria presenza negli Stati Uniti, mercato strategico e ad alto potenziale di crescita per il Made in Italy. "Il percorso - spiega Lucio Miranda, presidente di ExportUsa - è già tracciato e ora è il momento di percorrerlo insieme. Questa nuova misura, con un plafond di 200 milioni di euro, rappresenta un segnale forte e concreto di sostegno alle imprese italiane che vogliono investire negli Stati Uniti. Desidero esprimere un sincero plauso al ministero degli Affari Esteri e a Simest per aver messo a disposizione uno strumento efficace, moderno e realmente in linea con le esigenze delle aziende. Siamo pronti ad accompagnare le imprese passo dopo passo, trasformando questa opportunità in una presenza solida e duratura sul mercato americano". Grazie a questo nuovo prodotto finanziario, le imprese che hanno progetti rivolti agli Usa possono usufruire di condizioni particolarmente favorevoli: un contributo a fondo perduto fino al 10%; la possibilità di ottenere un anticipo fino al 50%, grazie a una prima tranche di erogazione rafforzata; la durata del finanziamento può estendersi fino a 8 anni per i progetti di 'Transizione Digitale o Ecologica' e di 'Inserimento nei mercati esteri'; ad un tasso agevolato pari allo 0,3%. In particolare, il prodotto 'Transizione Digitale o Ecologica', che introduce per la prima volta la possibilità di destinare una quota fino all’80% (90% per le imprese energivore) delle risorse in conto capitale o in finanziamento soci sulla consociata estera, con l’obiettivo di rafforzarne il capitale. In particolare, fino a 1 milione di euro del finanziamento può essere destinato ad aumenti di capitale sociale e/o a finanziamenti soci della controllata statunitense. Il Dipartimento Finanza Agevolata di ExportUsa affianca le imprese in tutte le fasi del percorso: dalla verifica dei requisiti di accesso, alla strutturazione del progetto, fino alla presentazione della domanda e alla gestione del rapporto con Simest. Un supporto che si integra con l’esperienza operativa di ExportUsa negli Stati Uniti, con l’obiettivo di trasformare l’agevolazione finanziaria in un reale progetto di crescita sul mercato americano.
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Il mercato del lavoro 2026 tra "Job Hugging" e l'ascesa dell'Agentic AI
(Adnkronos) - Secondo gli ultimi dati diffusi da LinkedIn, la competizione ha raggiunto livelli record: dal 2022 a oggi, il numero di candidati per ogni posizione aperta è aumentato di quasi il 50%. In questo scenario, emerge un paradosso: nonostante il 43% dei professionisti dichiari di voler cambiare impiego, la maggioranza opta per il cosiddetto “job hugging”, ovvero la tendenza a mantenere la propria posizione attuale per timore di un contesto percepito come instabile o eccessivamente selettivo. La difficoltà non riguarda solo chi cerca lavoro. Oltre la metà dei responsabili della selezione (52%) ammette che individuare talenti qualificati è diventato più complesso nell'ultimo anno. La pressione per coprire i ruoli rapidamente (37%) e la necessità di gestire bacini di utenza sempre più ampi hanno spinto il 63% dei recruiter a dichiararsi impreparato dinanzi alle crescenti aspettative delle organizzazioni. Se il 2025 è stato l'anno della sperimentazione, il 2026 segna l'integrazione strutturale dell'IA nei processi di assunzione. Il 90% dei recruiter prevede di incrementare l'uso di tecnologie intelligenti non solo per ottimizzare i tempi, ma per migliorare la qualità della selezione. Il 54% dei professionisti del settore afferma infatti che l’IA permette di individuare competenze "nascoste" nei candidati, tratti che i metodi di screening tradizionali non sarebbero stati in grado di rilevare.
Moreno Ferrario, Head of Enterprise di LinkedIn Italia, osserva: “L'elemento rilevante che emerge è che l’adozione è trasversale, non esiste un settore predominante. Imprese di dimensioni e settori diversi si avvicinano a questi strumenti, a testimonianza che a fare da chiave di volta sono la cultura interna, la visione e la leadership”. L'impatto delle tecnologie "agentic" è già misurabile attraverso dati globali. Strumenti come Hiring Assistant hanno permesso ai primi utilizzatori di risparmiare oltre 4 ore per ogni posizione aperta, esaminando il 62% in meno di profili non allineati. Parallelamente, LinkedIn Hiring Pro, dedicato alle piccole imprese, consente al 60% dei recruiter di individuare un candidato idoneo per il colloquio già entro la prima settimana di ricerca. Le prossime evoluzioni includeranno:
Colloqui pre-selettivi AI-powered: per gestire lo screening iniziale e liberare tempo per le relazioni umane.
Interfacce conversazionali: per affinare i criteri di ricerca in tempo reale.
InMail personalizzate: scritte con il supporto dell'IA per massimizzare i tassi di risposta. Questa transizione non punta alla sostituzione del fattore umano, ma alla sua valorizzazione. L'obiettivo dichiarato dal 63% dei recruiter è infatti quello di utilizzare l'efficienza algoritmica per recuperare tempo da dedicare a interazioni professionali più profonde e significative.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sport invernali: l'innovazione tecnologica contro il raffreddamento muscolare pre-gara
(Adnkronos) - La gestione del calore corporeo nei minuti che precedono una competizione rappresenta una delle sfide più complesse per gli sportivi impegnati in discipline invernali. Per rispondere a questa criticità, è stato presentato il nuovo sistema Climawarm, una tecnologia di pre-riscaldamento di nuova generazione destinata a debuttare durante i principali eventi internazionali di questo mese. Il cuore dell'innovazione risiede nell'integrazione di cuscinetti riscaldanti intelligenti Clim8. Questi elementi ultrasottili sono posizionati strategicamente in corrispondenza dei principali gruppi muscolari all'interno di giacche e pantaloni tecnici. Il sistema è progettato per operare in due modalità, Eco e Boost, che si adattano automaticamente sia al movimento dell'atleta sia alle variazioni delle condizioni ambientali esterne. L'assistenza termica mirata interviene per ridurre drasticamente la dispersione di calore nei periodi di attesa, cruciali per conservare la reattività muscolare. Un meccanismo di sicurezza integrato monitora costantemente la temperatura per evitare fenomeni di surriscaldamento, garantendo un equilibrio termico ottimale fino al momento della partenza. La genesi del progetto Climawarm è il risultato di una collaborazione stretta con programmi sportivi di livello mondiale e atleti di discipline quali lo sci di fondo, il bob e lo skeleton. L'osservazione diretta delle routine pre-gara ha evidenziato come l'intervallo tra il riscaldamento attivo e lo start sia il momento più vulnerabile per la fisiologia dell'atleta.
Margherita Raccuglia, Director of Athlete Performance di adidas, ha spiegato la logica dietro l'ingegnerizzazione del sistema: "Il SISTEMA CLIMAWARM è progettato per affrontare una sfida semplice, eppure complessa, per gli atleti si trovano di fronte alla linea di partenza: mantenere la temperatura muscolare generata durante il riscaldamento attiva, anche al freddo". Secondo l'analisi interna, è proprio in questa finestra temporale che la dispersione del calore rischia di compromettere la potenza necessaria per lo scatto iniziale. Dal punto di vista dei materiali, il sistema utilizza tessuti a basso ingombro ottimizzati per non limitare la libertà di movimento. La struttura è concepita per assecondare sprint, spinte e rotazioni tipiche delle routine pre-partenza, per poi essere rimossa istantaneamente alla linea di start. Questa tecnologia non si limita a offrire comfort termico, ma si propone come uno strumento tecnico per massimizzare il rendimento fisico, trasformando l'abbigliamento pre-gara in un elemento attivo della strategia di competizione.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fallout: sinergia tra serie TV e videogiochi per il finale della seconda stagione - Il trailer
(Adnkronos) - In occasione della conclusione della seconda stagione di Fallout su Amazon Prime Video, la filiera videoludica di Bethesda Game Studios ha attivato una serie di iniziative volte a consolidare il legame tra la narrazione televisiva e l'esperienza interattiva. Il rilascio di un nuovo trailer vede protagonista Aaron Moten, interprete del personaggio Maximus nella serie, affiancato dall'iconico Vault Boy in una rassegna dei titoli della saga, con particolare enfasi su Fallout 76. Il trailer Per capitalizzare l'attenzione generata dal finale di stagione, il titolo multiplayer Fallout 76 è stato reso accessibile gratuitamente per un periodo limitato. L'iniziativa permette ai nuovi utenti di esplorare l'aggiornamento "Sorgenti Brucianti", ambientato nella regione dell'Ohio, e di interagire con personaggi trasposti dalla serie TV, come il Ghoul (interpretato da Walton Goggins). I termini per la prova gratuita variano in base all'ecosistema di gioco:
PlayStation: accesso libero fino al 4 febbraio.
Xbox e Steam: disponibilità gratuita fino al 5 febbraio. La strategia di integrazione coinvolge anche il comparto mobile attraverso Fallout Shelter. La nuova stagione, intitolata "Il banco vince sempre", introduce ambientazioni ispirate alla Strip di New Vegas. All'interno di questo scenario sperimentale, i giocatori possono affrontare sfide inedite e ottenere come ricompensa personaggi della serie TV, rafforzando ulteriormente il crossover tra i diversi media. Questa operazione di marketing integrato evidenzia il disegno di Bethesda nel trasformare Fallout in un ecosistema transmediale, dove la fedeltà del pubblico viene alimentata da una continua alternanza tra visione passiva e partecipazione attiva nel mondo della "Zona Contaminata".
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Switch diventa la console più venduta nella storia di Nintendo
(Adnkronos) - Nintendo ha ufficialmente riscritto la gerarchia interna dei propri successi hardware, chiudendo il 2025 con un traguardo atteso da tempo. La console Nintendo Switch ha raggiunto i 155,37 milioni di unità vendute globalmente, superando i 154,02 milioni di Nintendo DS e posizionandosi come la piattaforma di maggior successo mai prodotta dalla casa di Kyoto. Nonostante la presenza sul mercato del modello successivo, l'hardware originale ha continuato a muovere volumi significativi, piazzando 1,36 milioni di pezzi nell'ultimo trimestre dell'anno e confermando una longevità fuori dal comune nel panorama tecnologico attuale. Sul fronte della nuova generazione, la Nintendo Switch 2 ha consolidato la propria posizione raggiungendo un totale di 17,37 milioni di unità vendute. L'ultimo trimestre dell'anno solare è stato particolarmente brillante, con 7,01 milioni di console distribuite, a dimostrazione di una transizione generazionale che procede senza rallentamenti. Il software dedicato alla nuova ammiraglia ha già superato la soglia dei 37 milioni di copie, con Mario Kart World che si è imposto immediatamente come il titolo trainante grazie a 14,03 milioni di unità vendute, seguito a distanza dalle buone performance di Donkey Kong Bananza e della versione Switch 2 di Pokémon Legends: Z-A. Il catalogo software della prima Switch continua comunque a rappresentare un pilastro economico fondamentale per l'azienda, con un totale cumulativo che ha ormai superato la soglia di 1,5 miliardi di giochi venduti. Mario Kart 8 Deluxe mantiene il primato assoluto della classifica storica sfiorando i 71 milioni di copie, affiancato dai risultati consolidati di Animal Crossing: New Horizons e Super Smash Bros. Ultimate. Risultano degni di nota anche i dati relativi alle uscite più recenti e cross-generazionali, come la versione Switch di Pokémon Legends: Z-A che ha totalizzato 8,41 milioni di unità, a testimonianza di una base installata che rimane estremamente attiva nel consumo di contenuti digitali e fisici.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
BTS, le superstar del k-pop tornano con un concerto live su Netflix
(Adnkronos) - I BTS si preparano a riprendere la scena musicale internazionale con una strategia che punta sulla dimensione globale dello streaming prima di approdare negli stadi di tutto il mondo. Il ritorno ufficiale dei colossi del K-pop avverrà il 20 marzo con la pubblicazione di Arirang, il loro quinto album in studio e il primo lavoro collettivo dopo sei anni. Il giorno successivo alla release, il 21 marzo, la band si esibirà in un concerto speciale trasmesso in esclusiva su Netflix. L'evento, intitolato BTS The Comeback Live | Arirang, si terrà presso la piazza Gwanghwamun di Seoul e rappresenterà la prima trasmissione globale in diretta effettuata dalla Corea del Sud. La regia è stata affidata a Hamish Hamilton, con la supervisione produttiva di Hybe e Bighit Music. Oltre all'esibizione dal vivo, la collaborazione con il colosso dello streaming prevede il lancio del documentario BTS: The Return, previsto per il 27 marzo. Firmata dal regista Bao Nguyen, la pellicola ripercorre le fasi della reunion del gruppo dopo il lungo periodo di inattività dovuto agli obblighi di leva previsti dalla legge sudcoreana. Dalla fine del 2021, i membri del collettivo hanno infatti alternato il servizio militare a una serie di progetti solisti di successo, tra cui Jack in the Box di J-Hope e Indigo di RM, mettendo temporaneamente in pausa le attività corali iniziate nel 2020 con l'album Be. Il progetto discografico Arirang farà da preludio a un imponente tour mondiale che prenderà il via nel mese di aprile da Goyang. Il calendario della tournée prevede 79 date distribuite in cinque continenti, con una programmazione che si estenderà fino al 2027. Questa nuova fase segna il consolidamento definitivo del gruppo dopo la parentesi dedicata alle carriere individuali e alla pubblicazione dell'antologia Proof nel 2022, confermando la centralità dei BTS nell'industria discografica contemporanea.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
PosizioneUno: "La consulenza SEO va pensata come processo continuo, non task chiusi"
(Adnkronos) - In collaborazione con: Posizioneuno La SEO passa da attività “tecnica” a leva strategica per la crescita digitale delle imprese, in particolare per le PMI. In Italia, infatti, secondo le più recenti analisi di settore, oltre il 50% del traffico qualificato verso i siti aziendali proviene dalla ricerca organica, e per molte piccole e medie imprese rappresenta il principale canale di acquisizione clienti nel medio-lungo periodo. Non è quindi un caso se sempre più aziende, anche al di fuori dell’e-commerce, stiano rivalutando il peso della SEO nei propri investimenti digitali. A cambiare, però, non è solo l’importanza del canale: è il modo stesso in cui la SEO va interpretata e gestita, poiché le strategie SEO garantiscono uno dei ROI più elevati nel marketing digitale, con ritorni stimati fino a 7–8€ per ogni euro investito. In un contesto in cui la maggior parte dei percorsi di acquisto inizia dai motori di ricerca, la visibilità organica non rappresenta più un vantaggio competitivo, ma una leva economica strutturale. Nonostante ciò, molte imprese continuano a trattare la SEO come un progetto isolato, anziché come un processo strategico da governare nel tempo. Come spiegano, però, gli esperti SEO di PosizioneUno.it, oggi parlare di SEO come “progetto” è fuorviante. La SEO è diventata un processo continuo, che richiede analisi costante, decisioni strategiche progressive e una visione di lungo periodo.
Per anni la SEO è stata affrontata con una logica lineare: audit iniziale, interventi tecnici, pubblicazione di contenuti e attesa dei risultati. Questo approccio poteva funzionare in un contesto più stabile, ma non è più sufficiente. Il motivo è strutturale. I motori di ricerca evolvono senza sosta, gli algoritmi vengono aggiornati più volte l’anno, le SERP cambiano forma e i comportamenti degli utenti diventano sempre più complessi. A questo si aggiunge l’impatto dell’intelligenza artificiale, che ha accelerato ulteriormente il ciclo di cambiamento. In uno scenario simile, una strategia SEO definita una volta sola tende rapidamente a perdere efficacia. Le aziende che ottengono risultati duraturi sono quelle che adattano continuamente il proprio posizionamento digitale, invece di difendere asset ormai superati. Secondo PosizioneUno.it, la SEO moderna va letta come un sistema di governo del canale organico, non più come una sequenza di attività isolate. Ogni intervento produce dati, e quei dati devono alimentare le decisioni successive. Il cuore di questo approccio è un flusso continuo che parte dall’analisi e ritorna costantemente alla strategia. Non si tratta di “fare di più”, ma di fare meglio, in modo progressivo. L’analisi non è più limitata a un audit iniziale, ma diventa un’attività costante: studio delle query, osservazione delle variazioni di traffico, lettura dei segnali provenienti dalle SERP e confronto con il contesto competitivo. È da qui che emergono le reali opportunità, spesso invisibili a uno sguardo superficiale. Strategia SEO: una direzione che si aggiorna nel tempo In questo modello, la strategia SEO non è un documento statico, ma una direzione di marcia che viene continuamente raffinata. Gli obiettivi restano chiari, ma le priorità cambiano in base ai dati e al contesto. Per un’azienda, questo significa spostare il focus dalle singole keyword ai temi strategici, dagli articoli isolati ai cluster di contenuto, dalla visibilità fine a sé stessa all’allineamento con gli obiettivi di business. La SEO diventa così una disciplina capace di dialogare con marketing, vendite e sviluppo del prodotto. Un altro punto centrale riguarda i contenuti. Nell’approccio continuo, un contenuto non nasce per essere pubblicato e dimenticato, ma per evolversi nel tempo. Le pagine che performano vengono migliorate, quelle che calano vengono analizzate, quelle ridondanti vengono consolidate. Un lavoro di ottimizzazione progressiva che consente alle PMI di valorizzare ciò che hanno già costruito, riducendo sprechi e massimizzando il ritorno sugli investimenti. È un cambio di mentalità importante, soprattutto per chi ha sempre visto la SEO come una corsa alla produzione continua. Nel flusso continuo, anche la misurazione cambia. Le metriche tradizionali restano utili, ma non sono più sufficienti. Ciò che conta davvero è capire che impatto ha la SEO sul fatturato, sui lead e sulle opportunità commerciali. Questo richiede una lettura più matura dei dati, capace di collegare traffico, intenti di ricerca e risultati concreti. È qui che la consulenza SEO assume un ruolo decisivo: non limitarsi a riportare numeri, ma interpretarli e trasformarli in scelte operative. Per una PMI, adottare una SEO continua significa costruire un vantaggio competitivo sostenibile. Significa ridurre la dipendenza dalla pubblicità a pagamento, aumentare la qualità dei contatti acquisiti e rafforzare la presenza digitale nel tempo. Ma soprattutto, significa non subire i cambiamenti, bensì governarli. In un mercato in cui la visibilità online è sempre più contesa, la capacità di adattarsi rapidamente fa spesso la differenza tra chi cresce e chi resta indietro. La SEO non è più un intervento tecnico da delegare una volta all’anno. È un processo strategico che accompagna l’evoluzione dell’azienda nel digitale. Come sottolineato dal lavoro quotidiano in PosizioneUno.it, oggi vincono le imprese che trattano la SEO come una cultura decisionale, basata su dati, continuità e visione di lungo periodo. Non un progetto da chiudere, ma un sistema da governare. Ed è proprio in questa continuità che la SEO trova il suo vero valore.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Hiv, Andreoni: "Terapie long acting migliorano aderenza e fermano trasmissione virus"
(Adnkronos) - "Le terapie antiretrovirali long acting rappresentano uno strumento cruciale nella lotta contro l’Hiv, perché migliorano l’aderenza alla cura, semplificano il carico terapeutico e contribuiscono in modo decisivo al controllo del virus”. A sottolinearlo è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), commentando le più recenti linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sull’aderenza terapeutica. "L’aderenza alla terapia antiretrovirale – spiega all’Adnkrono Salute Andreoni – è il fattore chiave per ottenere la soppressione virale. Significa prevenire la replicazione dell’Hiv, evitare lo sviluppo di resistenze ai farmaci, migliorare la salute a lungo termine, gestire meglio le comorbilità e, soprattutto, interrompere la trasmissione del virus". La terapia, ricorda l’infettivologo, "deve essere seguita per tutta la vita, perché al momento non esistono alternative che consentano di sospenderla in sicurezza". "In questo contesto, le terapie long acting – somministrate a intervalli prolungati invece che quotidianamente – offrono un vantaggio rilevante rispetto ai regimi orali tradizionali. Assumere farmaci ogni giorno può portare a stanchezza e affaticamento psicologico – osserva Andreoni – e ridurre la qualità di vita, perché il paziente deve modificare il proprio stile di vita e ricordarsi costantemente della malattia". I farmaci long acting, invece, "semplificano la gestione della terapia e favoriscono una migliore aderenza, soprattutto in alcune categorie più vulnerabili, come persone senza dimora, tossicodipendenti e giovani, che spesso incontrano maggiori difficoltà nel seguire una terapia quotidiana. Per questi pazienti – aggiunge – la possibilità di ridurre la frequenza delle somministrazioni può fare una grande differenza". Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la tutela della privacy. "Chi viaggia o è in vacanza con amici e non vuole rendere evidente l’assunzione quotidiana di farmaci, con le terapie long acting non ha più questo problema – conclude Andreoni –. Non dover assumere medicinali ogni giorno aiuta a vivere la malattia in modo più riservato e sereno". Secondo l’Oms, migliorare l’aderenza terapeutica non solo rafforza la salute individuale delle persone con Hiv, ma rappresenta anche una strategia essenziale di sanità pubblica per impedire nuove infezioni e avvicinarsi all’obiettivo di controllo dell’epidemia.
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










