Echo Spot è la nuova sveglia smart di Amazon con Alexa
(Adnkronos) - Amazon ha presentato Echo Spot, l'ultima aggiunta alla gamma di dispositivi Echo con integrazione Alexa. Echo Spot è una sveglia intelligente con un design nuovo e una vasta scelta di quadranti e colori. Ideato per il comodino, il dispositivo è dotato di un display a illuminazione graduale, che permette di impostare e visualizzare sveglie, l'ora, il meteo e i titoli dei brani in riproduzione. Inoltre, Echo Spot include un altoparlante direzionale per riprodurre suoni e musica. Echo Spot è disponibile nei colori nero, bianco e blu al prezzo di 94,99 euro. I clienti Prime possono usufruire di un prezzo scontato di 54,99 euro fino a Prime Day, ha annunciato oggi la compagnia. Eric Saarnio, Vice President Amazon Devices International, ha dichiarato che Echo Spot migliora l'esperienza del risveglio e del riposo grazie al suo design e alle numerose opzioni di personalizzazione. È possibile impostare sveglie con comandi vocali, scegliere suoni personalizzati e ottenere previsioni meteo con grafici illustrativi. Il display di Echo Spot può essere adattato all'estetica della camera da letto, con sei colorazioni disponibili e una varietà di quadranti. Durante la riproduzione musicale, il display mostra i titoli dei brani e permette di controllare la musica con comandi touch o vocali. L'altoparlante frontale è da 1,73" ed è possibile riprodurre musica, podcast e audiolibri da piattaforme come Amazon Music, Apple Music e Spotify. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Imprese: Omit: innovazione manageriale per organizzazioni 'human centric' e vantaggio competitivo
(Adnkronos) - Quali sono le aziende che possiamo definire competitive? Nel 2024 quale innovazione permette di avere un vero vantaggio competitivo e quale permette di attraversare le turbolenze del mercato, i cambiamenti tecnologici e gli assestamenti organizzativi? Omit, l’Osservatorio sull’Innovazione Manageriale del Terziario presenta la nuova survey elaborata insieme ad Akron, Centro per lo sviluppo e l’innovazione manageriale, e Aiads, l’Associazione Italiana di Analisi Dinamica dei Sistemi. Obiettivo principale: aiutare le aziende del terziario a costruire organizzazioni human centric in grado di conseguire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo attraverso l’innovazione manageriale. “La maggior parte dei manager adotta ancora metodi, pratiche e strutture organizzative vecchie di almeno 50 anni. Non vi è dubbio che se paragoniamo le innovazioni attuate sui metodi, pratiche e processi di management con quello che è avvenuto nel mondo della It, del marketing, della finanza e della supply chain emerge in modo lampante come non si possa più fare a meno di innovare il management. Per ottenere dei vantaggi competitivi il management, come il resto, deve necessariamente innovarsi”, dichiarano a Adnkronos/Labitalia Vittorio D’Amato, direttore scientifico Omit, e Elena Tosca, partner di Akron. La Survey Management Innovation Index - che si è conclusa a fine febbraio 2024 e il cui report verrà pubblicato a breve - vuole identificare il livello di innovazione manageriale delle aziende del terziario per il passaggio ad organizzazioni human centric in grado di conseguire un vantaggio competitivo sostenibile attraverso l’engagement e wellbeing delle persone. Solo modificando significativamente i compiti che il management deve svolgere, le strutture organizzative e i processi di management si può ottenere vera innovazione. Come spiega a Adnkronos/Labitalia Nicola Spagnuolo, direttore Cfmt, “l'innovazione manageriale possiede la particolare capacità di creare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile e si ottiene modificando significativamente i compiti che il management deve svolgere, le strutture organizzative e i processi di management". "Come Cfmt abbiamo il compito di accompagnare i manager in questo processo di cambiamento fornendo loro non solo le occasioni per allenare le loro competenze e adattarle alle esigenze del mercato ma dare loro esempi virtuosi che il nostro Osservatorio presenta in maniera puntuale e continua”, aggiunge. Il tema di innovare il management dovrebbe essere al primo posto nelle agende di tutti i manager. Da decenni si sente ripetere: le persone al primo posto, le persone sono la cosa più importante, le persone fanno realmente la differenza, ma è vero? Veramente le aziende sono fatte per permettere alle persone di lavorare al meglio ed utilizzare il loro pieno potenziale? Come è il rapporto capo-collaboratore? I risultati delle principali ricerche internazionali ci dicono che alle parole non sono seguiti i fatti. Analizzando lo State of the Global Workplace 2022 Report, stilato da Gallup, emerge che, da oltre 10 anni, mediamente solo il 20% dei lavoratori al mondo è engaged, e che solo il 33% ritiene di svolgere un lavoro significativo ed è fiducioso circa il futuro. In Italia c’è il tasso di engagement dei dipendenti più basso del mondo. Solo 4 lavoratori su 100 si sentono coinvolti nel proprio lavoro. Il management sembra così essere imprigionato in una capsula del tempo. È giunto, dunque, il momento di cavalcare una nuova onda del management. I manager oltre ad occuparsi dell’innovazione di prodotto, di processo o tecnologica dovrebbero occuparsi dell’innovazione manageriale, perché l’innovazione manageriale è l’unico vero vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Esistono differenti tipi di innovazione - operativa, di prodotto/servizio, strategica e manageriale - e ogni tipologia fornisce un suo contributo nel generare un vantaggio competitivo, tuttavia, come afferma Gary Hamel (2007) nel suo libro 'Il futuro del management', se dovessimo organizzare queste forme di innovazione in una gerarchia piramidale, l’innovazione di management si posizionerebbe al livello più alto per creazione di valore e difendibilità competitiva. L’Osservatorio di Cfmt, oltre a monitorare il livello di innovazione manageriale delle imprese del terziario in Italia, ha sviluppato il primo indicatore in grado di misurare il livello di innovazione manageriale delle imprese del terziario: Mindex. Tale indicatore è stato utilizzato per la prima ricerca scientifica in grado di misurare il livello di innovazione manageriale delle imprese del terziario alla quale hanno risposto 423 dirigenti. I risultati tracciano un quadro preoccupante con valori di innovazione che si attestano intorno alla soglia del 55% con una maggiore propensione all’innovazione manageriale per la media impresa. Anche se l’87% dei rispondenti dichiara di aver sentito parlare di innovazione manageriale, solo il 66% ha dichiarato di aver attuato delle innovazioni manageriali. I dati della ricerca sono stati presentati a Milano in Cfmt, in un incontro sulla necessità della Management Innovation con il contributo di Julian Birkinshaw, Professor of Strategy and Entrepreneurship e vice-Dean London Business School, uno dei massimi esperti a livello mondiale, che proporrà un benchmark internazionale. Il report verrà pubblicato a breve sul sito di Cfmt. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Università, Monaco (Iuav): "Spazio costiero e marittimo è nuova frontiera della pianificazione"
(Adnkronos) - "Lo spazio costiero e marittimo è una nuova frontiera della pianificazione. Per tale ragione, l'Università Iuav di Venezia ha creato il corso 'Science and design for maritime spatial planning', ovvero 'Scienza e progettazione per la pianificazione dello spazio marittimo', il primo corso di laurea magistrale di pianificazione interamente dedicato a questo tema. Il corso è innovativo perché segue un approccio sperimentale che integra diversi saperi: la pianificazione territoriale, ambientale, costiera, l'ecologia, la geografia, l'architettura del paesaggio, l'economia, il diritto”. Lo ha detto ai microfoni dell’Adnkronos Micol Roversi Monaco, professoressa associata di Diritto amministrativo all'Università Iuav Venezia, a margine della presentazione della nuova offerta didattica dell’Università Iuav di Venezia, unico ateneo in Italia interamente dedicato all’insegnamento e alla ricerca nel campo delle discipline progettuali, che ha introdotto due nuovi corsi di laurea magistrale e un nuovo percorso, tutti della durata di 2 anni, per tre aree tematiche: energia, trasporti e pianificazione del mare. “Venezia, la città sull'acqua, rappresenta il luogo ideale per studiare la pianificazione dello spazio marittimo, perché è un caso studio eccezionale. E qui, da più di dieci anni, l'Università Iuav è impegnata sul tema: coordina progetti di ricerca e di formazione supportati dalla Commissione europea e sta supportando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano nella redazione dei Piani spaziali marittimi per l'Italia - spiega la prof.ssa Roversi Monaco - A Venezia ci sono anche altri enti di ricerca che sono impegnati su questo tema, come l'Istituto di Scienze Marine del Centro nazionale delle ricerche, che è coinvolto nelle attività didattiche del corso”. Con l’ampliamento dell’offerta didattica, l'ateneo punta a formare esperti ingegneri e pianificatori con lo sguardo rivolto al futuro, per la preservazione dell’ambiente e di un patrimonio universale: il mare. Nel suggestivo scenario di Venezia, per l’anno accademico 2024/2025, infatti, gli studenti potranno quindi iscriversi alle lauree in: “Ingegneria per le energie rinnovabili in ambienti costieri”, “Mobilità sostenibile e connessioni intelligenti in ambienti marini e costieri” e al nuovo curriculum della laurea magistrale in Urbanistica e pianificazione del territorio MS “Science and design for maritime spatial planning”. In particolare, il nuovo curriculum in “Science and design for maritime spatial planning” si configura come l’unico corso in Italia dedicato specificamente alla pianificazione del mare. L’Università Iuav di Venezia da oltre 10 anni lavora su questo tema con tutti gli organi competenti, il Ministero dei trasporti, la Marina Militare, fino all’Unione Europea, solo per citarne alcuni: “Questo percorso vuole fare acquisire delle competenze nuove, importanti a livello internazionale ed europeo. Infatti, una direttiva dell'Unione Europea chiede a tutti gli Stati membri di redigere e attuare piani spaziali marittimi - specifica Roversi Monaco - Le competenze sono utili sia per lavorare con pubbliche amministrazioni, enti territoriali, nazionali, regionali, locali, agenzie, ma anche autorità portuali e sono competenze che possono essere utili anche per lavorare come consulenti di operatori economici privati attivi nello spazio marittimo e costiero”. “Il corso dura due anni e si svolge a Venezia ed è interamente in inglese. Inoltre, l'ateneo ha molti partner di ricerca all'estero, pertanto, sono previsti all'interno del corso dei workshop internazionali degli stage e gli studenti avranno anche la possibilità di lavorare sulla tesi all'estero grazie al programma Erasmus Plus”, conclude. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Estate, caldo e notti insonni, dalla sonnologa le scelte giuste per tornare a riposare
(Adnkronos) - Lo spot, con Luisa Ranieri, di una famosa marca di tè con il tormentone "Anto', fa caldo" è diventato il simbolo delle notti insonni e non solo degli italiani alle prese con l'afa. "D'estate si dorme sempre peggio rispetto all'inverno e il caldo non va d'accordo con il sonno. Mentre il freddo 'concilia' il riposo notturno, infatti quando si fa molto tardi ad un certo punto iniziamo a sentire un po' di freddo e questo è il segnale con cui il corpo ci dice di andare a dormire. Di solito accade alle 5 del mattino, ma lo stesso meccanismo si innesca intorno alle 15, la famosa 'pennichella' che vorremmo tanto fare, ma non possiamo. Questi sono i due momenti di maggior sonnolenza. Nel secondo caso si è convinti che la causa sia l'aver mangiato e l'inizio della digestione, ma non è così. Poi c'è anche una igiene del sonno che va rispettata e spesso non lo facciamo, al di là di chi soffre di insonnia". Così all'Adnkronos Salute Loreta Di Michele, pneumologa ed esperta di medicina del sonno dell'Ao San Camillo-Forlanini di Roma. Come si può 'aiutare' a migliorare la qualità del sonno anche in estate? L'aria condizionata può essere una svolta o meglio lasciare le finestre aperte? "La tecnologia ci aiuta, ma dobbiamo usarla in modo intelligente - risponde Di Michele - L'aria condizionata sì, personalmente ritengo sia meglio la deumidificazione, ma attenzione per chi ha un apparato respiratorio labile, gli ex fumatori con enfisema o gli asmatici". La climatizzazione "deve essere usata con criterio - raccomanda - perché una camera da letto bollente non va bene, ma lo sbalzo termico tra esterno e interno è peggio: la regola è che si può scendere di 6 punti, ma non si deve andare oltre. Ma spesso si abusa dell'aria condizionata e infatti d'estate come pneumologa vedo molte più tracheobronchiti che l'inverno. Recenti studi - ricorda - hanno evidenziato come il riscaldamento globale danneggi la struttura della mucosa respiratoria, le ciglia vibratili non funzionano più, e infatti l'asma bronchiale prenderà il sopravvento su altre patologie". Ci sono alcune abitudini, come dormire con il proprio animale domestico o fare sport in tarda serata, che possono agevolare o danneggiare la dolce 'discesa' verso il sonno? "L'uomo è sempre un animale - risponde l'esperta di medicina del sonno - e quindi soggetto a riflessi sempre cadenzati. Quindi il rispetto degli orari, nel prepararsi alla notte, dei rituali insomma. Mettersi il pigiama, lavarsi i denti, ad esempio. Si inizia a percepire che la palpebra sta 'calando' e quindi ci si prepara al sonno. E' chiaro che il cellulare a letto non va bene, come l'esercizio fisico troppo intenso: eviterei di andare in palestra alle 21. Il sonno è deattivazione, l'isolamento da quello che accade intorno, ristabilisce un equilibrio". E gli integratori? "La pasticca di melatonina non è un ormone, si può prendere e non fa male", illustra Di Michele. Il pet sdraiato accanto a noi nel letto "può fare compagnia e dare sicurezza a chi ha deficit affettivi o negli anziani". Una doccia fredda in una notte afosa può aiutarci a rilassarci e a prendere sonno? "A chi soffre di insonnia non è consigliata - precisa - mentre un tazza di latte che contiene triptofano può farci rilassare". "In sintesi, dobbiamo anche ricordarci di assecondare il nostro metabolismo, se siamo 'allodole' (mattinieri) o 'gufi' (tiratardi). Non dobbiamo perdere la ciclicità, anche se un minimo di spostamento degli orari è tollerato. Magari in vacanza facciamo degli strappi, ma i ritmi biologici vanno rispettati. Capita spesso di curare gli insonni con una chiacchierata e non con i farmaci", conclude la pneumologa Di Michele. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Caldo, medici pronto soccorso: "Iniziano primi accessi ma Codice calore già nostra priorità"
(Adnkronos) - "Al Nord l'estate non è ancora partita, ma in altre regioni sì e si iniziano a vedere i primi accessi al pronto soccorso. Spesso sono anziani, molto disidratati. E il sistema risponde perché all'emergenza caldo, se ci sarà, risponderemo come sempre fatto rispetto alle priorità, al di là del Codice calore tanto sbandierato mediaticamente". Lo afferma all'Adnkronos Salute Fabio De Iaco, presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), intervenendo sull'attuazione da parte delle Regioni, attraverso le Asl e le aziende ospedaliere, dei Codici calore - una corsia preferenziale per gli anziani e i fragili colpiti dall'afa - nei pronto soccorso. Una richiesta arrivata anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e sabato rimarcata da un appello alle Regioni del direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Francesco Vaia. "Nei pronto soccorso si continua a lavorare anche d'estate con i codici di priorità stabiliti - sottolinea De Iaco - indipendentemente dal caldo, dal freddo o da una pandemia. I medici di emergenza-urgenza lavorano nella stessa maniera stante le difficoltà che oggi viviamo nei pronto soccorso, con il personale ridotto all'osso anche per le ferie. La macchina dei dipartimenti d'emergenza è tarata per rispondere a tutte le necessità. Credo che forse - osserva il presidente Simeu - il Codice calore abbia più senso sul territorio e nella medicina di prossimità, per il pronto soccorso non cambia nulla. Se arriva un paziente con un colpo di calore e comorbidità, avrà una priorità rispetto ad altri in attesa. Noi - conclude - continuiamo a stratificare le risposte e le priorità sulla base dei parametri clinici seguendo un protocollo di triage codificato da linee guida nazionali". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fecondazione, inquinamento riduce nascite da Pma: l'allarme
(Adnkronos) - L'inquinamento atmosferico è nemico degli aspiranti genitori. L'esposizione al particolato fine (Pm), prima del prelievo degli ovociti durante la fecondazione in vitro, può ridurre le probabilità di arrivare alla nascita di un bimbo di quasi il 40%. Lo rivela uno studio pionieristico, presentato al 40.esimo congresso annuale dell'Eshre, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia, in corso ad Amsterdam, e pubblicato su 'Human Reproduction'. Negli ultimi anni è emerso con sempre maggiori evidenze il legame fra inquinamento e salute riproduttiva. Una nuova prova arriva ora da questo studio australiano, che ha analizzato l'esposizione al Pm10 nelle due settimane precedenti la raccolta degli ovociti, scoprendo che le probabilità di un nato vivo diminuivano del 38% confrontando il quartile più alto di esposizione (da 18,63 a 35,42 µg/m3) a quello più basso (da 7,08 a 12,92 µg/m3). In pratica, maggiore è il particolato fine che si respira, minori sono le chance di arrivo del bebè. Per ottenere questi risultati i ricercatori hanno esaminato, nell’arco di otto anni a Perth, 3.659 trasferimenti di embrioni congelati da 1.836 pazienti. L'età media delle donne era di 34,5 anni al momento del prelievo degli ovociti e di 36,1 anni al momento dell'impianto. Sono state valutate le concentrazioni di inquinanti atmosferici nell’arco di quattro periodi di esposizione prima del prelievo degli ovociti (24 ore, 2 settimane, 4 settimane e 3 mesi), con modelli creati per tenere conto delle co-esposizioni. Anche l'aumento dell'esposizione al Pm2,5 nei 3 mesi precedenti il prelievo degli ovociti è stato associato a una diminuzione delle probabilità di nati vivi. Non solo. I ricercatori evidenziano che "l'impatto negativo dell'inquinamento è stato osservato nonostante l'eccellente qualità complessiva dell'aria durante il periodo considerato, con livelli di Pm10 e Pm2,5 che superavano i valori soglia dell'Oms solo nello 0,4% e nel 4,5% dei giorni di studio". "Questo è la prima ricerca - spiega l'autore principale Sebastian Leathersich, specialista in fertilità e ginecologo al King Edward Memorial Hospital della donna di Subiaco - che ha utilizzato cicli di trasferimento di embrioni congelati per analizzare separatamente gli effetti dell'esposizione agli inquinanti durante lo sviluppo degli ovociti, nel periodo dell'impianto degli embrioni e all'inizio della gravidanza. I nostri risultati rivelano un’associazione lineare negativa tra l’esposizione al particolato durante le 2 settimane e i 3 mesi precedenti alla raccolta degli ovociti e i successivi tassi di natalità da quegli ovociti. E dunque suggeriscono che l'inquinamento influisce negativamente sulla qualità degli ovociti e non solo sulle prime fasi della gravidanza, effetto che non era stato segnalato in precedenza". Se la correlazione tra inquinamento e risultati riproduttivi peggiori è orami chiara, i meccanismi alla base sono ancora oscuri. "Il cambiamento climatico e l'inquinamento rimangono le maggiori minacce per la salute umana, e la riproduzione non ne è immune - prosegue Leathersich - Anche in una parte del mondo con una qualità dell’aria eccezionale, dove pochissimi giorni superano i limiti massimi di inquinamento accettati a livello internazionale, esiste una forte correlazione negativa tra i livelli di polveri sottili e il tasso di natalità nei cicli di trasferimento di embrioni congelati. Ridurre al minimo l’esposizione agli inquinanti deve essere una priorità chiave per la salute pubblica". Si tratta di una priorità anche per il presidente eletto dell'Eshre, Anis Feki. "Questo importante studio evidenzia un legame significativo tra l'inquinamento atmosferico e tassi di successo della fecondazione in vitro più bassi - commenta - con una notevole riduzione dei nati vivi associata a una maggiore esposizione al particolato prima del prelievo degli ovociti. Questi risultati sottolineano la necessità di un’attenzione continua ai fattori ambientali nella salute riproduttiva”. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Nintendo aggiunge il basket in Switch Sports con un aggiornamento gratuito
(Adnkronos) - Nintendo ha annunciato che il 9 luglio verrà rilasciato un aggiornamento gratuito per Switch Sports, il gioco che permette agli utenti di cimentarsi in diverse discipline sportive utilizzando i controlli di movimento della console Nintendo. Questo aggiornamento aggiungerà il basket come nuovo sport giocabile. Secondo quanto comunicato da Nintendo, il nuovo update permetterà ai giocatori di sperimentare il basket all'interno di Spocco Square. Sarà possibile utilizzare i controlli di movimento per cercare di segnare il maggior numero di canestri possibile entro il tempo limite nella modalità solitaria "Three-Point Challenge". Per chi è interessato a una competizione amichevole, fino a quattro giocatori potranno sfidarsi localmente nelle modalità "Five-Streak Battle" o "Three-Point Contest". Inoltre, sarà possibile dribblare, passare e segnare in partite due contro due sia in multiplayer locale che online. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ricerca: scoperto microrganismo intestinale chiave nel rapporto fra dieta e salute
(Adnkronos) - Si chiama Blastocystis, è un non-batterio che abita nell'intestino e - lungi dall'essere un "parassita indesiderato" come veniva considerato in passato - gioca un ruolo chiave nel rapporto fra dieta e salute. In sintesi, dipende anche da lui se ognuno di noi risponde diversamente a un determinato regime alimentare, risultando più o meno predisposto a sviluppare malattie intestinali e cardiometaboliche. Lo ha scoperto un gruppo di ricerca dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e dell'università di Trento, in uno studio pubblicato su 'Cell' e finanziato dalla start-up inglese Zoe e da diversi programmi della Comunità europea. Al lavoro, coordinato da Nicola Segata, professore ordinario del Dipartimento di biologia cellulare, computazionale e integrata (Cibio) dell'università di Trento e principal investigator presso il Laboratorio di metagenomica computazionale dell'Ieo, e da Francesco Asnicar, ricercatore del Cibio, hanno collaborato altri team italiani dell'università di Napoli Federico II e dell'università degli Studi di Sassari, e diversi gruppi internazionali, in particolare del King's College di Londra in Gb e di Harvard a Boston, Usa. Gli autori hanno raccolto e analizzato 56.989 campioni di microbiota intestinale di persone di 32 nazioni, per analizzare come la presenza di Blastocystis è associata a dieta e salute. Blastocystis, microrganismo eucariote del microbiota intestinale, era già noto al team di Segata. In una ricerca precedente su circa mille persone, l'équipe aveva infatti notato che i soggetti con Blastocystis mostravano risposte glicemiche più favorevoli, cioè un minor rialzo dell'indice glicemico a fronte dell'assunzione di zuccheri. Il nuovo studio è andato oltre, mostrando che la prevalenza di Blastocystis è legata alla geografia, allo stile di vita e alle abitudini alimentari, e che la sua presenza corrisponde a un minore indice di massa corporea e a una minore probabilità di malattie cardiometaboliche. "Con questo lavoro - afferma Elisa Piperni, dottoranda Semm (Scuola europea di medicina molecolare), ricercatrice presso il gruppo di Segata in Ieo e prima firma dell'articolo - abbiamo mostrato che Blastocystis è più prevalente e abbondante in persone normopeso rispetto a persone obese, in soggetti sani rispetto a soggetti con malattie intestinali o sistemiche, in chi consuma più frequentemente cibi ricchi di fibre e poco processati, e in soggetti con parametri del sangue indicativi di salute cardiometabolica, rispetto a valori associati a stati di infiammazione, alta colesterolemia e glicemia o ipertensione. Oggi sappiamo che il microbiota svolge un ruolo fondamentale nella nostra salute e che la sua composizione è legata alla dieta, tuttavia i microrganismi e meccanismi responsabili di questo legame sono solo parzialmente conosciuti. In particolare, il ruolo della componente non-batterica del microbiota, e più specificamente di eucarioti unicellulari di cui Blastocystis fa parte, è stato trascurato in passato. Blastocystis si considerava un parassita indesiderato. Invece noi mostriamo che è un indicatore di salute che contribuisce a spiegare perché ognuno di noi ha una risposta individuale alla dieta". "Con questo studio - commentano Segata e Asnicar - abbiamo aperto un nuovo promettente filone di ricerca sugli eucarioti presenti nel microbiota umano, che abbiamo solo iniziato a scalfire in superficie investigando il ruolo di Blastocystis. Ora dobbiamo scoprire come questo microrganismo svolga una funzione positiva. La nostra ricerca si è avvalsa della metagenomica, strumento biotecnologico ad alta risoluzione che permette di studiare tutto il Dna di una comunità microbica, e di metodi computazionali e di intelligenza artificiale che consentono di individuare associazioni tra caratteristiche del microbiota e caratteristiche degli individui. Tuttavia saranno necessari esperimenti specifici in vitro per capire come Blastocystis agisce sul nostro corpo. L'indicazione importante che emerge è che se vogliamo davvero attingere all'enorme tesoro di informazioni del microbiota, e soprattutto capirne l'impatto sulla nostra salute, le analisi future dovranno concentrarsi non solo sui batteri, ma anche su eucarioti, funghi e virus. Una maggior comprensione di tutti i componenti del microbiota ci permetterà in futuro di sfruttarli per sviluppare terapie di medicina e nutrizione di precisione". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vaccini, da igienisti parere contrario a stop obbligo: "Non si può abbassare la guardia"
(Adnkronos) - La Società italiana d’Igiene, Medicina preventiva e sanità pubblica (Siti) ha espresso un parere "contrario" sull’abolizione delle vaccinazioni obbligatorie per morbillo, rosolia, parotite e varicella. "L’Italia è sempre stata all’avanguardia e l’introduzione dell’obbligo ha permesso di ottenere, in tempi relativamente rapidi, un significativo incremento delle coperture". “I recenti dati epidemiologici relativi al morbillo – afferma Giovanni Gabutti, coordinatore del Gruppo di Lavoro 'Vaccini e politiche vaccinali’ della Siti - dimostrano chiaramente che non si può abbassare la guardia e che, anzi, occorre un ulteriore sforzo per incrementare le coperture vaccinali. L’ipotesi di abolire l’obbligo vaccinale non ha pertanto alcun razionale scientifico e comporterebbe il rischio sia di vanificare gli sforzi fatti negli ultimi anni che di favorire la comparsa di nuovi episodi epidemici di malattie che non possono assolutamente essere considerate né sconfitte né banali”. La Siti ricorda che "le vaccinazioni sono uno strumento di prevenzione primaria di straordinaria importanza e vengono utilizzate con l’obiettivo di conferire uno stato di protezione ai soggetti che per età, condizioni epidemiologiche, di salute, occupazionali o comportamentali, sono esposti al rischio di contrarre malattie infettive prevenibili mediante immunizzazione nonché quello di ottenere il controllo o l’eliminazione, quando possibile l’eradicazione, di patologie infettive che correlano con quadri clinici severi, complicazioni o per le quali non esiste terapia". Un programma di vaccinazione "ha due effetti, uno diretto, per cui la quota di popolazione vaccinata diventa immune (da cui deriva una riduzione del numero delle infezioni), ed uno indiretto, in base al quale, superata una certa soglia di copertura, si ottiene un minor numero di casi di infezione e quindi una ridotta forza dell’infezione stessa (immunità di gregge) - prosegue la Siti - Il meccanismo dell’immunità di gregge si innesca però quando vengono raggiunti e mantenuti elevati tassi di copertura vaccinale, generalmente ≥95% come esplicitato nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025 che indica chiaramente gli obiettivi di copertura da raggiungere". L’Italia è sempre stata all’avanguardia in ambito vaccinale e storicamente ha ottenuto risultati eccellenti, soprattutto nella fascia pediatrica. "Tuttavia, a partire dal 2013 e per alcuni anni, si è registrato un progressivo calo delle coperture nei confronti sia delle vaccinazioni obbligatorie che di quelle raccomandate che ha determinato nel nostro Paese una copertura media
Imprese, FederlegnoArredo: Le qualità del legno per un obiettivo di filiera
(Adnkronos) - In un mondo sempre più attento all'ambiente e alla qualità della vita, FederlegnoArredo ha scelto di porre in primo piano il benessere abitativo, mettendo a sistema i punti di forza del settore ed evidenziando come il legno e i prodotti di alta qualità possano migliorare le nostre abitazioni, rendendole più sostenibili e confortevoli. Questo il tema centrale del convegno 'Sostenibilità; comfort e benessere abitativo', organizzato venerdì 5 luglio all’NH Venezia Laguna Palace di Mestre dalle associazioni che all’interno della Federazione rappresentano i settori del legno, dei pannelli, degli imballaggi e delle finiture per interni come porte, finestre e pavimenti di legno. Il legno rappresenta infatti non solo una scelta ecologica a basso impatto ambientale, ma un passo importante verso il miglioramento del benessere e della qualità della vita nelle nostre case e comunità.
Materiali sostenibili e naturali portano benessere a lungo termine, inteso nella sua accezione più ampia: energetico, acustico, termico e ambientale. Per esempio, l'uso di materiali a basse emissioni è fondamentale per la qualità dell'aria che respiriamo, riducendo l'affaticamento e i problemi respiratori come allergie e asma. L'illuminazione naturale, garantita da finestre ben progettate, è essenziale per la regolazione del ritmo circadiano, contribuendo a migliorare l'umore e la qualità del sonno. Anche un adeguato comfort termico e acustico contribuisce a ridurre lo stress e l’insorgere di malattie autoimmuni, promuovendo un ambiente domestico tranquillo e confortevole. Il convegno si è tenuto nell’ambito delle assemblee annuali delle associazioni del legno, in cui si è discusso diffusamente del regolamento Eudr (European deforestation-free products regulation). Questo regolamento desta preoccupazione per le imprese di tutta la filiera a causa degli oneri gravosi che ricadono sulle imprese, con il rischio di penalizzare l’intero sistema produttivo. Gli sforzi di FederlegnoArredo sono concentrati nel garantire che tutti gli strumenti necessari siano messi a disposizione degli operatori e dei commercianti, al fine di assicurare un'attuazione agevole dell'Eudr ed evitare distorsioni del mercato. L’evento di Mestre ha offerto un'opportunità di confronto tra i vari attori del comparto ed è stata l’occasione per FederlegnoArredo di illustrare le proprie attività sui temi di interesse della filiera, dall’Ecodesign alla responsabilità estesa del produttore, dalla scarsità di materia prima legnosa, se non si incide in maniera veloce sulla gestione del patrimonio boschivo, alla valorizzazione dei prodotti made in Italy in ottica di filiera corta, ponendo l’attenzione alle certificazioni di settore, fondamentali per valutare l’impatto ambientale e garantire alti standard qualitativi. Il tema è stato affrontato da Franco Bulian, direttore del Catas, che ha spiegato come il Life cycle assessment (Lca: una metodologia per quantificare emissioni, risorse consumate e impatti dei prodotti sull'ambiente e la salute) per i prodotti del legno-arredo possa essere uno strumento per il miglioramento delle performance aziendali e per l’adeguamento alla normativa sull'Ecodesign (Espr) recentemente approvata. Mentre a Gunther Gantioler, direttore di TBZ, il compito di presentare il protocollo 'Active house' per valutare il comfort abitativo e alcune best practice per migliorare, anche a livello progettuale, la qualità degli edifici. Il convegno ha visto anche la partecipazione dello Studio Lombardini22, che ha presentato il proprio approccio al benessere abitativo attraverso il caso studio di Nervesa 21 in cui, grazie anche all'utilizzo di strumenti innovativi basati sulle neuroscienze, ha focalizzato l’attenzione sugli aspetti sensoriali dell'interazione tra spazio fisico, emozioni e benessere umano.
Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, ha sottolineato come “il settore, che abbraccia tutto il ciclo produttivo, dalla materia prima al prodotto finito, si distingue per la valorizzazione di un materiale intrinsecamente sostenibile come il legno e per i grandi sforzi messi in campo dalle aziende per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità che non devono mai prescindere dalla sostenibilità economica e dal sostegno alle filiere produttive. Motivo per cui - sottolinea Feltrin - la Federazione è presente e vigile ai tavoli europei nell’interesse dei suoi associati". "Qualità dei manufatti, materiali sostenibili e certificati, modelli di business sempre più circolari - ha aggiunto Feltrin - sono i punti di forza di una filiera davvero corta e di un'industria che ha deciso di essere parte attiva e propositiva di un percorso che è anche culturale. Il confronto con i nostri imprenditori e con esperti sul tema del benessere abitativo va proprio in questa direzione: vogliamo e possiamo essere concretamente motore di un nuovo concetto dell’abitare, quale mezzo non solo per il raggiungimento di obiettivi quantitativi decisi dal legislatore, ma per obiettivi qualitativi che incidono sulla vita dei singoli e delle comunità”. La tracciabilità di qualità e origine della materia prima è un aspetto cruciale, come sottolineato anche da Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli: “Cresce la responsabilizzazione collettiva per un uso del legno più etico e rispettoso della crescente scarsità delle materie prime a livello mondiale. Ciò deve portarci ad abbracciare normative più stringenti sulla sostenibilità del legno utilizzato e sulla legalità della sua provenienza. Altresì, oltre alle necessità di sviluppare l’economia circolare della filiera, attraverso il rafforzamento della responsabilità estesa dei produttori, da estendersi a tutte le categorie di prodotti legnosi, è necessario rendere più condiviso e regolamentato il principio dell’uso a cascata del legno per valorizzarlo al massimo”. E' stato inoltre evidenziato come il legno, oltre a essere sostenibile, sia anche parte di un'economia circolare rispetto all'utilizzo e al rilascio di anidride carbonica. “Utilizzare legno proveniente da gestione forestale sostenibile, garantendo tracciabilità della catena di fornitura, non solo preserva le risorse naturali, ma promuove anche la salute degli ecosistemi forestali” ha spiegato Alessandro Calcaterra, delegato foreste/certificazioni forestali di FederlegnoArredo. “Come Federazione siamo da sempre impegnati nel valorizzare l'uso a cascata del legno, un materiale a bilancio neutro di CO₂, contribuendo a una filiera corta e auspicando una maggiore autosufficienza nazionale”. In tema di comfort abitativo ed efficienza energetica, Andrea Bazzichetto, presidente di EdilegnoArredo, ha sottolineato l'importanza della produzione di finiture di alta qualità: “Investire nel benessere abitativo e in prodotti adatti alle proprie esigenze non è solo una scelta etica ed estetica, ma anche una decisione cruciale per la salute. Dal comfort termico alla luminosità, passando dalla sicurezza e dal tasso di umidità dell’aria, è evidente che optare per pavimenti, porte e serramenti di legno influenza in modo significativo la qualità della nostra vita, contribuendo a rendere più salubri e confortevoli gli ambienti in cui scegliamo di vivere”. Grande attenzione anche al comparto del sughero, strategico per il suo impatto sulla bio-edilizia. “Si tratta di un materiale ecologico e rinnovabile, che nei progetti di costruzione e ristrutturazione migliora il benessere abitativo grazie alle sue eccellenti proprietà di isolamento termico e acustico” ha evidenziato Andrea Gava, presidente di Assoimballaggi. Inoltre, ogni tonnellata di sughero sequestra fino a 73 tonnellate di CO₂ aiutando a ridurre il riscaldamento globale. Siamo orgogliosi di rappresentare un settore che gioca un ruolo così importante nel promuovere abitazioni più sane e sostenibili.” Sono quasi 30.200 le imprese italiane operanti nel macrosistema legno all’interno della filiera legno-arredo, che chiude il 2023 con un fatturato alla produzione di 21,6 miliardi di euro. La flessione è del -10,5% rispetto all’anno precedente, secondo i dati consuntivi del Centro Studi FederlegnoArredo, con variazioni differenti nei vari comparti: imballaggi, prime lavorazioni e pannelli mostrano un trend negativo più consistente. A determinare il dato complessivo è l’andamento della produzione per il mercato nazionale, che pesa per il 76% del totale e segna un -11,5%. Per quanto riguarda il sentiment, la previsione indicata nel primo trimestre da un campione rappresentativo di imprese (Monitor Centro Studi FederlegnoArredo) resta di una modesta flessione per l'Italia (-1,9%), stabile l’export (+0,6%). Il Veneto, per la Filiera Legno-Arredo, si aggiudica la seconda posizione fra le regioni, sia in termini di fatturato pari a 8,2 miliardi di euro, di cui 6 per l’arredo e 2,2 per il legno, sia per numero di imprese (6.400) e di addetti (45.000). Il saldo commerciale è di 2,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’export della Filiera L-A il Veneto è a quota 3,9 miliardi di euro (pari al 23% dell’export nazionale) di cui 3,5 miliardi per l’arredo e poco meno di 418 milioni di euro per il legno. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)










