Diabete, ecco chi rischia di sviluppare la malattia

(Adnkronos) - I fattori socio-demografici che aumentano il rischio di sviluppare il diabete "sono l'età avanzata, addirittura di quasi 8 volte tra gli over 74enni (rispetto ai 45-54enni), il sesso maschile, tanto che gli uomini hanno un rischio maggiore delle donne di circa il 40% a parità di età, vivere al Sud, con una probabilità più alta di circa il 50% rispetto a chi vive al Nord e in comuni con più di 2.000 abitanti". E' quanto emerge dal rapporto 'Dati sul diabete in Italia, una fotografia su una pandemia complessa e in continua evoluzione', presentato in Senato a Roma durante il 17esimo Italian Barometer Diabetes Summit.  In Italia "sono circa 3,9 milioni le persone che hanno dichiarato di avere il diabete nel 2022, ovvero il 6,6% della popolazione, e le proiezioni - rimarca il report - indicano che nel 2040 questa percentuale potrebbe arrivare al 10%, se continuasse il trend osservato combinato con il rilevante impatto della dinamica demografica dei prossimi vent'anni".  "Uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia, accesso ai nuovi farmaci e alle nuove tecnologie, rafforzamento della sanità territoriale, rete diabetologica sociosanitaria": sono questi alcuni dei punti chiave evidenziati dal presidente Fand-Associazione italiana diabetici, Emilio Augusto Benini, intervenuto all'evento realizzato, su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, in collaborazione con Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBdo Foundation), Istat, Università di Roma Tor Vergata - Dipartimento Medicina dei sistemi, Coresearch, Crea Sanità, Bhave, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk. "L'importanza del report presentato oggi, che, come ogni anno, restituisce lo scenario del diabete nel nostro Paese, è quella di evidenziare i numeri di un'emergenza per identificare gli interventi prioritari - ha spiegato Benini - In primo luogo, come già sottolineato dal Manifesto di Fand 'Più territorio meno ospedale', l'importanza di garantire l'uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia. Occorrono forti investimenti sulla tecnologia, sul Fascicolo sanitario elettronico, sulla telemedicina e su tutti quegli strumenti utili e necessari a una effettiva integrazione dei sistemi. Un aspetto questo nel quale vorrei sottolineare il ruolo importante che può avere il diabetico guida, progetto che Fand porta avanti da anni con un corso riconosciuto eccellenza a livello internazionale, una figura questa che può rappresentare un valido aiuto nella teleassistenza, come presso i servizi di diabetologia e le case di comunità". "E', allo stesso tempo, importante promuovere l'accesso ai nuovi farmaci e alle nuove tecnologie - prosegue il presidente di Fand - come la nuova insulina settimanale approvata da Ema, ma non ancora da Aifa, che rappresenta una rivoluzione nel modo di gestire l'insulina basale, semplificando la modalità di somministrazione della terapia. Una rivoluzione che consente di passare da 365 iniezioni a 52 l'anno, svincolando la persona con diabete dalla necessità di effettuare tutti i giorni una iniezione, con un importante ritorno positivo di tipo psicologico, dato che spesso è proprio la grande quantità di iniezioni necessarie a indurre una forma di rifiuto rispetto alla terapia". "Accanto a questo occorre uno sviluppo dell'assistenza a livello territoriale come da Dm 77 - sottolinea Benini - Non possiamo sprecare l'occasione unica del Pnrr per un rafforzamento del territorio, ovvero per un'assistenza che sia più a misura delle persone con diabete e della loro quotidianità. Occorre sviluppare un percorso in cui, senza che il territorio vada a depauperare il ruolo dell'ospedale, si attui un'integrazione, con il potenziamento dei centri diabetologici e del loro team, del ruolo dei medici di medicina generale, delle Case di comunità e della farmacia dei servizi, provvedendo al contempo a un sistema informatico che sia in grado di supportarla".  "Allo stesso tempo, è importante promuovere un approccio di tipo olistico: Fand - conclude il presidente - congiuntamente a un gruppo di lavoro la cui referente è la dottoressa Paola Pisanti, già presidente della Commissione nazionale Diabete del ministero della Salute, sta portando avanti un progetto sulla rete diabetologica sociosanitaria. Le persone con diabete, infatti, necessitano non solo della cura, ma anche del sostegno rispetto a tutto ciò che attiene l'aspetto sociale, dove i servizi sociali dei comuni hanno ovviamente un ruolo fondamentale per sostenere le persone fragili, e l'auspicio è che l'attuazione di questo progetto possa essere al meglio sostenuta". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Minori: 84% adolescenti si fida dei medici, crolla la fiducia in altre figure

(Adnkronos) - Camici bianchi in cima alla classifica delle figure di riferimento per gli adolescenti. Se rispetto al 2014 crolla la fiducia nei principali interlocutori della società, la percentuale di teenager che si fida dei medici è passata dal 59% (dato rilevato nel 2014) all'84% di oggi. Resta ancora di poco sopra il 50% la fiducia nelle forze dell'ordine, ma si abbassa di oltre 10 punti dal 2014 (53% contro 64%), mentre sono in controtendenza i magistrati nei quali la fiducia, rispetto al 2014, è salita in modo significativo (50,6%, contro il 28,4% di 10 anni fa). Lo indica l'indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata annualmente da 'Laboratorio adolescenza' e Istituto di ricerca Iard con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su un campione nazionale rappresentativo di 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni.  Nella parte bassa del 'tabellone', dove prevale la sfiducia, troviamo gli insegnanti (crollati, in 10 anni, dal 70% al 48%) e i sacerdoti (scesi anche loro dal 52% al 29%). Con un tasso di fiducia ancora più basso troviamo i giornalisti (25%), che però risultano in crescita rispetto al 2014 quando a fidarsi di loro era appena il 10%. Mentre oggi al 10% ci sono gli influencer (non erano presenti nella rilevazione del 2014). Velo pietoso sulla fiducia riposta nella classe politica: era al 3,3% nel 2014 ed è riuscita a scendere ulteriormente al 2,9%. Unici 'soggetti' di cui gli adolescenti si fidano in pieno sono i genitori (si fida di loro il 90%) e gli amici (86%). E sono proprio gli amici - confrontando le risposte alla stessa domanda posta 10 anni fa - a guadagnare fiducia (87% contro 63%), mentre i genitori, seppur di poco, sono in calo (90% contro 93%). "Fidarsi, e quindi sentirsi al sicuro solo nel mondo circoscritto a familiari e amici - afferma Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio adolescenza – è inequivocabilmente un segno di disagio ad affrontare il mondo esterno. Ma ritirarsi nel guscio come le tartarughe quando hanno paura o, per dirla con un termine che oggi va di moda, chiudersi nella propria 'comfort zone' a 16 anni, quando il desiderio dovrebbe essere quello di esplorare, e possibilmente conquistare il mondo, è una sorta di preoccupante contraddizione in termini sulla quale dovremmo riflettere. Anche perché, oltre determinate soglie, la famiglia rischia di diventare familismo e l'amicizia 'clan', se non addirittura 'gang'". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Lo Stretto a nuoto: la sfida di 30 nuotatori tra pazienti, familiari e neurologi

(Adnkronos) - Il 16 luglio 30 coraggiosi nuotatori - persone con la malattia di Parkinson, familiari e neurologi che li hanno in cura - attraverseranno a nuoto lo Stretto di Messina nella 'Swim for Parkinson' organizzata da Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus con il patrocinio della Federazione italiana nuoto e della Federazione italiana nuoto paralimpico. L’iniziativa ha il duplice obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia neurodegenerativa e di raccogliere fondi in favore delle diverse realtà che sul territorio offrono assistenza e servizi dedicati a coloro che ne sono affetti. Tutti possono contribuire sul web: www.retedeldono.it/progetto/swim-parkinson-2024. "I nuotatori arrivano da tutta Italia e qualcuno anche dall’estero, e percorreranno, chi per intero, chi in staffetta, i quasi 4.000 metri che separano Capo Peloro da Cannitello - sottolinea Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus - Un’impresa giunta alla quarta edizione che rappresenta un’occasione per avvicinare altre persone con il Parkinson alla pratica sportiva e un momento unico di condivisione tra malati, familiari e medici. Fin dalla prima traversata, tra gli altri partecipanti, ci sono infatti anche la professoressa Francesca Morgante e la dottoressa Mariachiara Sensi, neurologhe della Fondazione Limpe che con Cecilia Ferrari ed Emanuela Olivieri, entrambe persone con il Parkinson, fanno parte del Comitato organizzatore della manifestazione". Il Parkinson è un disturbo neurologico causato dalla progressiva morte dei neuroni situati nella zona del cervello che controlla i movimenti. Tra i sintomi più evidenti ci sono tremori, rigidità muscolare e lentezza nei movimenti a cui si aggiungono fatica, depressione e insonnia. Tutti aspetti che contribuiscono a ridurre progressivamente la qualità di vita delle persone che ne sono colpite. Nonostante siano numerose le terapie che permettono di gestire i sintomi anche in fase avanzata, ad oggi non esiste una cura per questa patologia, che in Italia colpisce oltre 300mila persone (è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa, dopo l’Alzheimer). "Sono però numerosi gli studi scientifici che dimostrano i benefici dell’attività fisica nel rallentare la progressione della malattia e nel migliorare il benessere emotivo dei pazienti - ricorda la Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus - Se praticato in gruppo, inoltre, lo sport contribuisce a creare legami, favorendo un senso di appartenenza e sostegno reciproco, così come avviene durante la 'Swim for Parkinson' in particolare tra medico e paziente. La traversata dello Stretto rappresenta per le persone con il Parkinson un’impresa non solo fisica ma anche di grande coraggio: un’occasione per mettersi alla prova e dimostrare che i limiti imposti dalla patologia possono essere superati insieme, bracciata dopo bracciata". “La malattia di Parkinson non colpisce solo il singolo individuo – afferma Michele Tinazzi, presidente di Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus – ma anche l’intero nucleo familiare, causando gravi ricadute sociali e nei rapporti personali, poiché non si limita ai soli sintomi motori, ma coinvolge molteplici aspetti della vita, anche di relazione. Un maggiore supporto alle persone che ne sono affette e alle loro famiglie è quindi essenziale per affrontare al meglio questa patologia. Per questo è importante poter contare su risorse e assistenza che migliorino la qualità di vita delle persone con il Parkinson e dei loro cari.” ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Salute: maschio o femmina? 3,6% adolescenti non si riconosce in un genere

(Adnkronos) - Femmina, maschio, non mi identifico. A scegliere la terza opzione il 3,6% del vasto campione di adolescenti che ha partecipato all'ampia indagine nazionale sugli stili di vita dei teenager che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata da Laboratorio adolescenza e Istituto di ricerca Iard con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni, rappresentativi del territorio nazionale.  L'inserimento dell'opzione 'non mi identifico' nelle risposte sull'appartenenza di genere previste dall'indagine è stata "una richiesta - spiegano gli autori dello studio - che ci è stata avanzata, attraverso i loro insegnanti, dagli stessi ragazzi, ma che per le rilevazioni dello scorso anno non avevamo accolto, scoraggiati da qualche dirigente scolastico che temeva 'reazioni' da parte dei sempre più invadenti genitori. Quest'anno abbiamo deciso di inserire l'opzione 'non mi identifico' che è stata scelta da un minoritario, ma significativo 3,6%. Una opzione di libertà che cerca, nel suo piccolo, di contribuire a far rientrare nella normalità una condizione esistente e diffusa". "Un'opportunità importante, offerta agli adolescenti, e un dato interessante da registrare - afferma Piernicola Garofalo, endocrinologo, già presidente della Società italiana di medicina dell'adolescenza – che probabilmente, confrontando studi simili effettuati negli Usa, ancora sottostima la realtà. Il nostro interesse primario di medici ed educatori deve essere quello di dare la possibilità ai giovani (ma non solo a loro, ovviamente) di esprimere serenamente la percezione che hanno della loro identità con tutte le sfumature e le incertezze che caratterizzano questo percorso, per aiutarli e supportarli nel modo più opportuno se e quando ce ne fosse bisogno. L'errore che non dobbiamo commettere è quello di ignorare il fenomeno o cercare ipocritamente di occultarlo, perché sarebbe una imperdonabile disattenzione".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caldo: ondate calore influenzano gravidanza, più bimbi prematuri

(Adnkronos) - Mentre un'altra ondata di calore si abbatte sull'Italia, gli esperti della Società europea di medicina della riproduzione ed embriologia (Eshre) mettono in guardia dagli effetti del caldo estremo sulle donne incinte, sul feto sui tassi di natalità. L'esposizione prenatale a temperature eccessive è "associata a maggiori rischi di parto pretermine, basso peso alla nascita e natimortalità". Le ondate di calore, ormai sempre più frequenti, sono collegate a un aumento del tasso di nascite premature, anche secondo un recente studio americano che ha analizzato 53 milioni di nascite nelle 50 aree metropolitane più popolose degli Stati Uniti dal 1993 al 2017. Le donne - prosegue l'Eshre - hanno maggiori probabilità di soffrire di ipertensione, di esiti peggiori della gravidanza e degenze ospedaliere più lunghe. Non solo. L'esposizione del feto al calore eccessivo potrebbe causare effetti negativi a lungo termine, ad esempio sulle capacità cognitive. Infine, i tassi di natalità mostrano un'associazione significativa con le temperature estreme.  "E' tempo di agire", affermano gli esperti, riuniti a congresso ad Amsterdam, sollecitando "politiche per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute riproduttiva: dare priorità alla ricerca sugli impatti dell'inquinamento atmosferico e dell'esposizione al calore sulla fertilità e gravidanza per guidare lo sviluppo di misure protettive; promuovere azioni rapide, etiche e durature per ridurre le emissioni di Co2 e l'inquinamento atmosferico con l'obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di Co2 entro i prossimi 20 anni; realizzare politiche ambiziose e investimenti economici per ottenere sostanziali riduzioni delle emissioni di Co2, migliorare la qualità dell'aria e stabilizzare l'aumento delle temperature globali entro 1,5 gradi C".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Minori: adolescenti e alcol, il 75% si è ubriacato almeno una volta

(Adnkronos) - Un rapporto critico tra adolescenti e alcol, non tanto per la frequenza, ma per l'utilizzo 'da sballo': oltre 7 ragazzi su 10 si sono ubriacati almeno una volta, secondo i primi risultati dell'indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata da Laboratorio adolescenza e Istituto di ricerca Iard, con il supporto operativo di Mediatyche Srl, su un campione nazionale rappresentativo di 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni. In generale bevono alcol più volte alla settimana meno del 15% dei maschi e uno scarso 10% delle femmine, e il 50% afferma di non bere mai alcol. Ma tra i non astemi il 75% si è ubriacato almeno una volta, il 32% dei quali più di 3 volte. E nella fascia degli ultimi 2 anni di scuola superiore, la percentuale di chi si è ubriacato più di 3 volte sale al 45% e la percentuale di chi non si è mai ubriacato scende all'11%. Una sorta di 'passaggio obbligato', dunque, dove nel 20% dei casi il condizionamento degli amici è forte. La percezione degli adolescenti, inoltre, è che bere alcol faccia molto meno male alla salute che fumare sigarette e meno male anche di quello che può derivare da una vita stressante. Alla domanda 'quanto sei d'accordo nell'affermare che bere alcol può provocare problemi di salute?', solo poco più del 30% ha risposto 'molto d'accordo', mentre il 40% si è indirizzato su un più vago 'abbastanza d'accordo'. Forse hanno ragione nel desiderare che la scuola dia loro informazioni più precise al riguardo.  L'emergenza alcol - afferma Gianluigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica dell'Università di Pavia e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio adolescenza - è forse oggi una delle maggiori per quel che riguarda l'adolescenza. Ogni sabato sera, tanto per citare un caso pratico, il Pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia si prepara alla sfilata notturna di adolescenti e giovani adulti con disturbi legati all'abuso di sostanze alcoliche. Malessere, stato confusionale, fino ad arrivare a vere e proprie intossicazioni e al coma etilico. A volte sono i genitori, ma spesso sono altri giovani, gli amici, che accompagnano al pronto soccorso, spaventati, il loro o la loro socia di bevute". "Ma, al di là del superamento del momento critico, quello che i giovanissimi sembrano non comprendere - evidenziano gli autori dell'indagine - è la pericolosità dell'alcol non solo nell'immediato dell'ubriacatura, ma anche a medio e lungo termine. Di fronte a questa situazione, l'impegno dei pediatri e dei medici di famiglia deve essere massimo per affrontare attivamente l'argomento con i loro pazienti adolescenti per fare prevenzione". "L'86% dei giovani intervistati considera il fare uso di droghe sintetiche un fattore di alto rischio per la salute. Il dato cala vertiginosamente a un 33,9% quando si fa riferimento all'alcol. Secondo l'Oms - sottolinea Giada Giglio Moro, psicologa e psicoterapeuta di Milano - l'alcol rientra tra la classificazione delle droghe, per cui appare chiara una grave disinformazione riguardo al fatto che l'alcol è a tutti gli effetti una droga. Questa differenza nella percezione del rischio può essere molto pericolosa ed è più che mai necessario aiutare i ragazzi ad interrogarsi circa le ragioni che li conducono a fare uso e abuso di alcol".  Dietro questa scelta "c'è sempre un tentativo di gestire qualcosa, e l'alcol interviene come apparente soluzione a questi problemi. Allora sarebbe opportuno - suggerisce l'esperta - fare prevenzione là dove i ragazzi sono, online e offline, ovvero sui canali digitali e nelle scuole, per aiutarli a trovare modalità adattive che rispondano in modo efficace a ciò che li turba dentro, che li aiuti nella regolazione delle proprie emozioni, nel loro processo di crescita e di sviluppo, al fine promuovere il loro bisogno evolutivo di esplorazione e di non permettere all'alcol, come ad altre sostanze, di mettere un punto alla loro ricerca di sé".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


**Estate: nel beach volley infortuni in difesa e schiacciata, '50% a caviglia e ginocchio'**

(Adnkronos) - E' uno degli sport più amati e praticati in estate sulle spiagge e dal 1996 - con i Giochi olimpici di Atlanta - il beach volley è diventato anche uno sport olimpico e lo vedremo a Parigi 2024. "In generale giocare a pallavolo sulla spiaggia comporta un aumento del rischio di infortuni legati a cadute e distorsioni, mentre l'attività indoor o su campi duri può comportare un maggiore sovraccarico articolare e della colonna vertebrale. I 3 infortuni acuti più comuni nel beach volley sono le distorsioni di caviglia e al ginocchio e i traumi contusivi/distorsivi delle dita. Questi 3 tipi di infortuni rappresentano fino alla metà di tutti gli infortuni acuti subiti giocando sulla sabbia e spesso comportano l'assenza prolungata dal gioco o dagli allenamenti". Così Andrea Bernetti, vice presidente della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer), fa il punto per l'Adnkronos Salute sui rischi dei 'crack' legati al beach volley, nel primo di 3 focus sugli sport da spiaggia più diffusi in estate.  "Inoltre, secondo una ricerca, l'incidenza di infortuni - prosegue l'esperto - era di 4,9 ogni 1.000 ore di beach volley e 4,2 infortuni ogni 1.000 ore di pallavolo indoor. In questo sport, la maggior parte degli infortuni si verifica durante la difesa in campo e la schiacciata, mentre nella pallavolo indoor la maggior parte degli infortuni si verifica durante il muro e la schiacciata".  Secondo il medico fisiatra, "mentre gli agonisti giocano durante tutto l'anno, a livello amatoriale questa attività naturalmente si intensifica durante l'estate e in vacanza. Questo - riflette - predispone ad un maggiore rischio di infortuni, soprattutto se si conduce una vita sedentaria e quindi si gioca con poco allenamento alle spalle". Altri infortuni possono "colpire le spalle - puntualizza - come ad esempio la tendinopatia della cuffia dei rotatori e le lesioni del labbro glenoideo".   Bisogna anche considerare come, quando giocato come da regolamento con solo due giocatori sul campo rispetto ai 6 del volley tradizionale, "nel beach volley il volume dei movimenti ripetitivi e le differenze nelle azioni tecniche portano i giocatori a compiere più movimenti ogni partita - ricorda Bernetti - Anche le condizioni climatiche possono influire sul rischio di infortunio: il caldo con eccessiva disidratazione può predisporre gli atleti a maggiore fatica e quindi peggiore controllo articolare".  "Come in qualsiasi altro sport a qualsiasi livello, la prevenzione è possibile con un po' di attenzione e durante l'allenamento e le partite. Sono in particolare importanti gli esercizi dedicati all'equilibrio, soprattutto perché - conclude il fisiatra Bernetti - il beach volley si gioca su una superficie irregolare. Inoltre è molto utile fare attenzione alla tecnica di salto e di caduta e rinforzare la muscolatura degli arti inferiori. Non bisogna poi dimenticarsi di idratarsi a sufficienza durante l'attività fisica". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Bellezza: +20% botulino in Italia, ritocchi senza bisturi 2 volte più graditi

(Adnkronos) - Sempre più botox in Italia. L'anno scorso "i trattamenti estetici non chirurgici con tossina botulinica sono stati 195mila, circa 34mila in più rispetto all'anno precedente" quando erano stati circa 161mila: un "+21%. E, in generale, gli interventi estetici non chirurgici si confermano essere quasi il doppio di quelli chirurgici". A sottolineare il trend è Giovanni Salti, presidente dell'Associazione italiana terapia estetica botulino (Aiteb), commentando il '2023 Isaps International Survey', studio dell'International Society of Aesthetic Plastic Surgery che fotografa annualmente l'andamento delle procedure di medicina estetica nel mondo. Nel nostro Paese, complessivamente, l'anno scorso sono state 757.442, di cui circa 262mila chirurgiche e circa 495mila 'senza bisturi'. Tra gli interventi non chirurgici, dominano le procedure iniettabili: botulino in primis, seguito dalle iniezioni di acido ialuronico (190mila circa nel 2023) e, a grande distanza, da quelle di idrossiapatite di calcio (12mila circa). Fra gli altri trattamenti 'bisturi-free', fanno registrare numeri significativi anche l'epilazione (26mila circa) e i peeling chimici (22mila circa). Tra le procedure chirurgiche, invece, sul primo gradino del podio c'è l'ingrandimento del seno (quasi 39mila casi), seguito da interventi alle palpebre (31mila), miglioramento delle labbra/procedura periorale (27mila), liposuzione (26mila) e rinoplastica (18mila). "Il trattamento con tossina botulinica - afferma Salti - si conferma al primo posto nella classifica mondiale con quasi 9 milioni di interventi, che riguardano sia donne che uomini in diverse fasce d'età. Un primato che apprezziamo anche nel nostro Paese e che certifica come questa rappresenti, per i pazienti che non intendono ricorrere a pratiche chirurgiche, una soluzione sicura ed efficace. In Italia - rileva il presidente Aiteb - le pratiche cosmetiche che vertono su interventi come il ringiovanimento facciale, peeling chimici, rassodamenti della pelle o trattamenti anticellulite sono tutte in aumento. La nostra medicina estetica conferma dunque un ruolo di eccellenza all'interno del contesto internazionale, sia guardando alla domanda interna, sia al turismo medico che siamo in grado di attrarre ogni anno da diverse parti del mondo". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fecondazione: radiografia 'full body' per dieta anti-infertilità personalizzata

(Adnkronos) - Dieta anti-infertilità personalizzata con una radiografia 'full body' per valutare la composizione corporea della donna e creare per lei un percorso di nutrizione finalizzato a ottimizzare le chance di concepimento. Questo l'approccio testato dagli esperti nutrizionisti del gruppo Genera, guidati dalla biologa Gemma Fabozzi, responsabile del centro B-Woman per la salute della donna, in collaborazione con l'équipe di Laura di Renzo, professoressa ordinaria di Nutrizione clinica dell'Università Tor Vergata di Roma, che hanno presentato i risultati del loro test pilota al 40.esimo congresso della Società europea di Medicina della riproduzione ed embriologia (Eshre), in corso ad Amsterdam. "E' noto dai dati presenti in letteratura - spiega Fabozzi, prima firma del lavoro - che essere sottopeso, sovrappeso oppure obese aumenta il rischio di ripetuti fallimenti d'impianto dell'embrione o di aborto spontaneo, probabilmente a causa del ruolo chiave che il tessuto adiposo esercita nella riproduzione". Ma non è una banale questione di peso. "L'indice di massa corporea (Bmi) è l'indicatore più utilizzato per definire le caratteristiche antropometriche, ma - sottolinea l'esperta - rappresenta un indicatore inadeguato della composizione corporea, con il rischio di calcolare erroneamente la percentuale di massa grassa e di sottostimare il possibile fallimento riproduttivo. Questo studio ha voluto analizzare la composizione corporea dei pazienti infertili mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (Dxa), il gold standard per il calcolo e la localizzazione della massa magra, indipendentemente dal peso corporeo, fornendo un'immagine tridimensionale delle densità degli organi corporei. Una strada che si può percorrere soprattutto per elaborare piani nutrizionali personalizzati per le pazienti con problemi di infertilità". La sperimentazione ha coinvolto 66 donne, di cui 50 già con figli e 16 con una storia di ripetuti fallimenti di impianto di embrioni prodotti con la fecondazione assistita. E' stata eseguita una caratterizzazione della composizione corporea mediante Dxa ed è stato scoperto che "tale composizione e anche la densità ossea sono diverse tra pazienti fertili e infertili: rispetto alle prime, le donne infertili che erano ricorse senza successo alla Pma mostrano differenze nella distribuzione dei tessuti soprattutto nella parte inferiore del corpo, e nella mineralizzazione ossea".  "Anche l'analisi del microbiota - prosegue Fabozzi - ha dimostrato delle differenze significative tra i due gruppi: le pazienti infertili hanno una aumentata percentuale di proteobatteri ed enterobatteriacei, che poi sono quei batteri che comunemente causano problematiche di infezioni vaginali che sappiamo essere un fattore di rischio per l'impianto dell'embrione. Una percentuale di gran lunga maggiore rispetto al 4%, in media, di presenza normale di questi microrganismi".  "E' fondamentale - evidenza di Renzo - la determinazione della massa corporea, distinta in muscolare, grassa e ossea. La condizione di infertilità è infatti caratterizzata da una riduzione della massa magra con conseguente aumento ed espansione proporzionale della massa grassa, non solo a livello viscerale, ma anche periferico. Inoltre, rispetto alle donne fertili, quelle con problemi di infertilità presentano una minore massa ossea a livello del tronco. Una condizione che si presenta a prescindere dal Bmi della paziente", rimarca. "L'obiettivo è quello di arrivare a rendere più oggettivo il modo in cui siamo in grado di valutare la composizione corporea di una donna infertile - rimarca Fabozzi - Oggi ci basiamo sulla Bia (bioimpedenziometria), sul Bmi e sul peso, che sono indici di analisi abbastanza imprecisi, ma anche di facile utilizzo. Con la Dxa, una sorta di radiografia full body, possiamo studiare quanta massa magra e grassa sono presenti, come si distribuiscono, insieme a una fotografia della composizione ossea e lipidica che a quanto pare varia fra chi è fertile e chi è infertile. Questo è un punto di partenza importante. Gli studi dovranno ora proseguire per capire meglio queste differenze, individuare le pazienti a rischio infertilità e arrivare a elaborare per ognuna una terapia nutrizionale e di stili di vita mirata". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gruppo Cap premiata con TopLegal Awards nella categoria 'public utilities legal team'

(Adnkronos) - Gruppo Cap, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, ha ottenuto il riconoscimento TopLegal Awards nella categoria 'public utilities legal team' per "aver assistito diverse società per la gestione tecnica e amministrativa del piano per produrre energia pulita attraverso le Comunità energetiche rinnovabili (Cer), associazioni costituite tra cittadini, pubblica amministrazione, Pmi, enti pubblici territoriali e attività commerciali", come si legge dalla motivazione. La premiazione si è svolta a Milano ieri sera, 8 luglio, in occasione della XI edizione dei TopLegal Corporate Counsel Awards, nati nel 2013, e noti come i primi riconoscimenti dedicati alle direzioni legali e al contributo strategico delle squadre in-house allo sviluppo del sistema Paese. "I TopLegal Corporate Counsel Awards -spiega Michele Falcone, direttore generale e direttore counseling e appalti di Gruppo Cap- vedono ogni anno la partecipazione di numerose aziende e, attraverso criteri di valutazione rigorosi, celebrano le eccellenze dei servizi legali delle principali società presenti sul mercato italiano, mettendo in risalto il loro ruolo determinante per il successo e la crescita del business delle singole imprese. Questo prestigioso premio riconosce il lavoro dell’ufficio legale di Cap che, attraverso esperienza, solido know-how e analisi strategica delle singole circostanze, ha saputo supportare l’azienda in ogni momento chiave ed è pronto ad accompagnarla nelle sfide future che si presenteranno". Gruppo Cap si è distinto grazie a un importante progetto che ha messo in luce l’unicità e la grande expertise del proprio team legal: la nuova sfida intrapresa dalla green utility con la creazione delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer). In particolare, Cap si è fatta promotrice di tale progetto, con l’obiettivo di creare sinergie ed efficienze, connettendo la gestione del servizio idrico integrato al settore energy, sfruttando la possibilità di recuperare energia dalle ordinarie attività di depurazione svolte dall’azienda. In questo contesto, il team legal di Cap ha approfondito la recente normativa sulle Cer, per poter assistere al meglio la società. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)