Il TAR del Lazio annulla il divieto di circolazione delle auto storiche

(Adnkronos) - Il TAR del Lazio con la sentenza n. 14699/24 del 18 luglio 2024 ha annullato le ordinanze sindacali sui divieti di circolazione dei veicoli storici.  Ha accolto l’istanza presentata da ASI verso le ordinanze sindacali di Roma Capitale, in particolare quelle che riguardavano le limitazioni alla circolazione delle auto certificate di interesse storico e collezionisti.  Una senza che annulla l’ordinanza sindacale di Roma Capitale n.38 del 27 marzo 2024, riconoscendo come illegittime anche le minime deroghe a tali divieti.  
Il TAR del Lazio ha basato la sua sentenza sul difetto di istruttoria e sulla violazione del principio di proporzionalità.
 I veicoli storici possono ora circolare anche a Roma, senza particolari impedimenti.  “Un nuovo, significativo risultato ottenuto per la tutela dei veicoli storici – afferma il Presidente ASI Alberto Scuro – che risponde alla necessità di poterli utilizzare in modo da garantirne la corretta conservazione e fruirne in modo adeguato. Il TAR del Lazio ha nuovamente sostenuto le nostre argomentazioni, già evidenziate in passato alla Giunta Capitolina in riferimento ai veicoli dotati di Certificato di Rilevanza Storica. Dobbiamo poterli utilizzare tutelando tale patrimonio, consapevolmente, con scopi culturale e ludico-ricreativo, per dar vita a quel turismo lento così importante per promuovere i nostri territori. Senza dimenticare il comparto produttivo che vive di questo settore, riconosciuto anche a livello internazionale come eccellenza italiana”.  Un dato deve far riflettere, il numero dei veicoli storici rispetto al parco circolante, secondo le fonti ufficiali: “Dalle stime prodotte e riprese in sentenza, inequivocabilmente, si desume il numero esiguo di tale categoria di veicoli rispetto all’intero parco circolante (lo 0,29% del totale dei mezzi circolanti su Roma)”. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Amano Corpus Animae: la più grande mostra occidentale realizzata su e con Yoshitaka Amano

(Adnkronos) - Non si è ancora conclusa, ma ha già registrato un successo incredibile la campagna Kickstarter lanciata da Lucca Comics and Games per avere la possibilità di aggiudicarsi tra le altre cose l'esperienza di visitare l'esposizione direttamente accompagnati da Yoshitaka Amano: un evento eccezionale con un numero limitato di 40 biglietti. Tra le molte ricompense acquistabili in piattaforma ci sarà la possibilità di far inserire il proprio nome nel 'Wall dei Backers', che aprirà la mostra, e dove compariranno i nomi di tutti coloro che hanno sostenuto la prima esposizione europea del Maestro entrando così a far parte della sua storia. La prima retrospettiva che celebra i 50 anni di carriera dell'artista visionario tra anime e videogiochi: "Amano Corpus Animae", sarà in programma dal 13 novembre 2024 al 1 marzo 2025 alla Fabbrica del Vapore di Milano. 120 le opere originali che comporranno la mostra, un'esposizione che intende rappresentare le tante anime dell'autore spaziando sulla sua poliedrica produzione tra videogiochi, comics, anime, teatro, moda e fine art.   Composta in quattro sezioni, attraverso un percorso fatto di arte visiva ed attivazioni immersive che portano generazioni diverse in un unico luogo, l'esposizione ci condurrà all'interno dell'esperienza del Maestro tramite sketch, painting, disegni e colori di immagini iconiche ormai impresse nell'immaginario collettivo. Un percorso fatto di tempo e di spazio: a partire dal Pinocchio dei primi anni '70 fino a opere inedite del 2024; il mezzo il periodo Tatsunoko, i disegni divenuti iconici come le variant cover di Batman o Superman oppure la copertina di Vogue. Immancabile una grande sezione dedicata al contributo del Maestro per l'industria del videogioco: con disegni originali di Final Fantasy per la prima volta in mostra in Europa. Infine, l'ultima sezione sarà incentrata sulla sua produzione di fine art con opere di grandissime dimensioni che lo consacrano come maestro d'arte.  "La risposta che ci arriva dalla community, con questo grande successo in pochissime ore dal lancio della campagna Kickstarter, non può che renderci felici. La passione che ci ha portati a pensare a questa esposizione è condivisa con tantissimi altri appassionati del Maestro Yoshitaka Amano in tutto il mondo, siamo contenti di aver trovato ancora una volta una modalità per trasformare gli spettatori in partecipanti e coinvolgere l'intero fandom. In quest'ottica rientrano le opportunità che per la prima volta abbiamo deciso di proporre, come il biglietto giornaliero aperto per Lucca Comics & Games che permetterà di partecipare alla manifestazione in uno qualsiasi dei cinque giorni previsti. Dedicare una mostra al corpus artistico del visionario maestro che ci ha stupito con Tekkaman, Final Fantasy, sino alle sognanti suggestioni di Sandman - è la scelta di una Lucca Comics & Games che vuole avvicinarsi al suo sessantesimo anniversario attraverso grandi sfide per ampliare l'ecosistema in cui è immersa". Emanuele Vietina direttore di Lucca Comics & Games. 
Fabio Viola, curatore della mostra Amano Corpus Animae e già collaboratore culturale dell'area Videogames di Lucca Comics & Games, ha commentato così la risposta degli appassionati alla campagna Kickstarter: "Nel 1982 Yoshitaka Amano decise di compiere un salto nel vuoto, lasciando dopo 15 anni Tatsunoko e il suo ruolo creativo apicale sfidando la scena internazionale come freelancer. Quel pizzico di follia, condiviso e supportato dalla moglie Shinobu, lo ha portato a diventare uno dei più grandi maestri dell'arte contemporanea.
In qualche modo questo primo grande traguardo raggiunto dalla campagna Amano Corpus Animae è figlia di quella follia e desiderio di sperimentare nuove strade e non posso che ringraziare tutto lo straordinario team di Lucca Comics & Games e, soprattutto, le oltre 300 persone che hanno dimostrato il loro amore per il sensei venuto da Shizuoka rendendo possibile il finanziamento della campagna dopo sole 3 ore dalla pubblicazione. Diventare parte di questo fantastico viaggio collettivo significa avere un'occasione unica di scoprire in mostra 130 tavole originali di Yoshitaka Amano a partire dal suo primo lavoro come character designer per Le Nuove Avventure di Pinocchio (Kashi no Ki Mokku) nel 1972 a soli 20 anni". ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Distrofia Duchenne, via italiana per riparare e rigenerare i muscoli

(Adnkronos) - Dalla ricerca italiana una nuova strategia per favorire la riparazione e la rigenerazione dei muscoli nei malati di distrofia di Duchenne. La scoperta, pubblicata su 'Nature Nanotechnology', porta la firma di un team di scienziati milanesi. Gli autori hanno sviluppato un metodo innovativo per veicolare in modo mirato nei tessuti muscolari distrofici microvescicole (esosomi) ingegnerizzate, con proprietà antinfiammatorie. La ricerca è coordinata da Chiara Villa e Yvan Torrente del Laboratorio di cellule staminali, Centro Dino Ferrari, del Dipartimento di Fisiopatologia medico-chirurgica e Trapianti dell'università Statale di Milano e dell'Unità di Neurologia del Policlinico cittadino, in collaborazione con i gruppi di Angelo Monguzzi (Dipartimento di Scienza dei materiali dell'università di Milano-Bicocca) e di Domenico Aquino (Dipartimento di Neuroradiologia dell'Irccs Istituto neurologico Carlo Besta di Milano).  "La risoluzione dell'infiammazione nel contesto delle distrofie muscolari è una delle sfide più ardue che ricercatori e clinici cercano di risolvere", spiega Villa. Gli scienziati hanno trovato un modo per 'indirizzare' esosomi ingegnerizzati ad azione antinfiammatoria nei muscoli malati: utilizzando come vettore dei nanotubi ferromagnetici, questi esosomi possono migrare in maniera specifica nei muscoli danneggiati dalla distrofia muscolare di Duchenne (Dmd) tramite l'applicazione di un campo magnetico esterno dopo un'iniezione sistemica. "Siamo riusciti a controllare la biodistribuzione e il targeting degli esosomi in vivo al fine di ridurre la condizione infiammatoria dei muscoli colpiti dalla Dmd", sottolinea Villa. Le analisi quantitative a livello muscolare hanno mostrato che i macrofagi, un tipo di globuli bianchi, dominano l'assorbimento degli esosomi iniettati, promuovendo la rigenerazione muscolare e migliorando la performance dei muscoli in un modello murino di distrofia Duchenne.  "I nostri risultati - commenta Torrente - forniscono nuove intuizioni per lo sviluppo di terapie basate su microvescicole naturali e sintetiche al fine di trattare diverse forme di malattie muscolari. In generale, evidenziano la formulazione di efficaci nanovettori funzionali mirati a ottimizzare la biodistribuzione delle microvescicole".  Questa scoperta, si legge in una nota UniMi, rappresenta "un significativo passo avanti nel campo della medicina rigenerativa e delle terapie innovative per malattie muscolari. Il controllo preciso della biodistribuzione degli esosomi apre" infatti "nuove possibilità per il trattamento non solo della distrofia muscolare di Duchenne, ma anche di altre patologie muscolari caratterizzate da infiammazione cronica e degenerazione tessutale. La combinazione di nanotubi ferromagnetici ed esosomi ingegnerizzati potrebbe rivoluzionare l'approccio terapeutico, offrendo speranze concrete per pazienti e famiglie affetti da queste malattie debilitanti". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Emicrania per 1 bambino su 10, lascia 'impronte' su cervello e intestino

(Adnkronos) - L'emicrania non è una cosa da grandi. Colpisce anche i bambini, circa 1 su 10, tanto da lasciare le sue 'impronte' sul cervello: quello vero e proprio e il cosiddetto 'secondo cervello', cioè l'intestino. Lo dimostrano due studi dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che hanno indagato la struttura cerebrale e la composizione del microbiota degli emicranici, scoprendo differenze significative tra il loro cervello o i loro batteri intestinali e quelli dei coetanei sani. Entrambe le ricerche aprono la strada a percorsi di cura mirati e personalizzati, spiegano dall'Irccs in occasione del World Brain Day in calendario oggi, 22 luglio.  L'emicrania, la forma più frequente di cefalea primaria tra i bambini e gli adolescenti, è una patologia neurologica che colpisce circa l'11% della popolazione pediatrica - descrivono gli esperti del Bambino Gesù, il cui Centro per lo studio e la cura delle cefalee in età evolutiva segue ogni anno 1.500 nuovi casi di bambini emicranici, erogando circa 3.000 prestazioni tra visite ambulatoriali e day hospital - E' spesso dovuta a una predisposizione genetica, confermata dalla presenza di altri casi in famiglia. Può presentarsi a qualsiasi età, persino nei primi mesi di vita, anche se tra i più piccoli la malattia non si manifesta con il mal di testa, ma con sintomi come vomito ciclico, dolori addominali e articolari ricorrenti, vertigini, torcicollo e mal d'auto.  Il primo studio, quello sul cervello, è stato condotto in 2 fasi da clinici e ricercatori delle unità di Neurologia dello sviluppo, Neuro-imaging funzionale e Fisica sanitaria del Bambino Gesù su 100 bambini e adolescenti affetti da emicrania e su un gruppo di controllo composto da 100 coetanei senza emicrania. Il lavoro, finanziato dal ministero della Salute e dall'International Headache Society, ha permesso di scoprire "alcune differenze significative tra emicranici e sani: attraverso la risonanza magnetica e la tecnica di analisi 'morphometric similarity' - si legge in una nota - sono state rilevate diverse modalità di connessione tra aree cerebrali, soprattutto quelle coinvolte nelle funzioni esecutive e nell'elaborazione degli stimoli del dolore, e in corrispondenza delle stesse aree anche una riduzione dello spessore della corteccia cerebrale. Inoltre, sono state osservate differenze nella connessione cerebrale tra maschi e femmine".  "I risultati ci dicono che l'emicrania modifica la struttura del cervello in maniera progressiva fin dall'infanzia - commenta Massimiliano Valeriani, responsabile di Neurologia dello sviluppo del Bambino Gesù - L'evidenza delle impronte che la malattia lascia sulla struttura e sulla connessione fra aree cerebrali indica la necessità di intercettare, e quindi curare, i pazienti emicranici fin da piccoli. Inoltre, le differenze fra maschi e femmine emerse dalla nostra ricerca suggeriscono l'adozione di piani terapeutici che tengano conto anche del genere, prospettiva che non è mai stata presa in considerazione neanche per gli adulti". Il secondo studio, finanziato dal ministero della Salute, è stato condotto dalle unità di Neurologia dello sviluppo e di Microbiomica del Bambino Gesù su 98 pazienti emicranici tra 6 e 17 anni e su un gruppo di controllo composto da 98 coetanei. I ricercatori hanno confrontato campioni di feci, urine e sangue dei due gruppi. Attraverso l'analisi di specifici parametri, sono state individuate "differenze significative sia nelle componenti del microbiota intestinale che nelle loro funzioni". In particolare, riporta la nota, è emerso che "il profilo del microbiota degli emicranici influenza alcuni processi metabolici, come la produzione di serotonina e triptofano, implicati nell'insorgenza del mal di testa. Inoltre, le alterazioni riscontrate sembrano concorrere alla disbiosi intestinale (squilibro causato dall'eccedenza di batteri 'cattivi') e all'aumento della permeabilità dell'intestino, alimentando così le manifestazioni della malattia". "Le implicazioni terapeutiche del nostro studio sono significative - rimarca Laura Papetti, neuro-pediatra del Bambino Gesù coordinatrice della ricerca - Per i pazienti resistenti alle comuni terapie antiemicraniche potrebbero essere considerati il trapianto fecale e terapie dietetiche a base di probiotici e prebiotici. Ulteriori ricerche potranno chiarire la relazione tra le alterazioni dei processi metabolici dei bambini con emicrania e la risposta ai farmaci, aprendo la strada a cure sempre più mirate e personalizzate". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giornata mondiale del cervello, 'vita sana e socialità per proteggerlo'

(Adnkronos) - "La salute del cervello va coltivata ogni giorno", protetta con stili di vita sani e allenata anche socializzando. C'è la prevenzione al centro del World Brain Day che si celebra oggi, 22 luglio. La Federazione mondiale di neurologia, assieme a tutte le grandi associazioni di neurologia e neuroriabilitazione a livello globale, ha deciso di evidenziarla come priorità per sensibilizzare non solo i pazienti, ma tutti i cittadini. Avere cura del cervello, avvertono gli esperti, è un compito quotidiano che spetta a ognuno di noi.  "La salute del cervello va intesa come un qualcosa che dobbiamo imparare a considerare ogni giorno, coltivandola", afferma Matilde Leonardi, direttore della Struttura complessa di Neurologia, Salute pubblica, Disabilità e del Coma Research Centre della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta di Milano, e membro del board dell'Accademia europea di neurologia. "Fare prevenzione delle malattie del cervello - spiega la specialista - vuol dire essere consapevoli che una dieta equilibrata, una corretta attività fisica e coltivare le relazioni sociali sono azioni che hanno un ruolo fondamentale nel garantire il benessere del nostro cervello. Se si ha la salute del cervello, si ha salute, e quindi imparare a gestire e prevenire quei fattori che possono portare danno al proprio cervello è un esercizio che ognuno di noi può fare con semplicità. Questo è il grande messaggio di questa giornata, un messaggio che viene diffuso contemporaneamente da tutti i neurologi in tutti i Paesi nel mondo e anche dal nostro istituto. Occupatevi del vostro cervello, noi neurologi siamo qui per aiutarvi a farlo". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Università, compie 25 anni corso di laurea in Ingegneria medica a Roma Tor Vergata

(Adnkronos) - Oltre 1.300 laureati e laureate in Ingegneria Medica in questi 25 anni che la separano dall’anno accademico 1998/1999, primo anno dell’innovativo corso di laurea nell’università di Roma Tor Vergata. "Nel 1998 fu avviato come sinergia tra le facoltà di Ingegneria e Medicina e Chirurgia”, ricorda Gaetano Marrocco, oggi coordinatore del corso di laurea in Ingegneria Medica a Roma Tor Vergata e professore ordinario di Campi Elettromagnetici nel dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica.  “Ingegneria Medica è stato per molti anni l'unico corso di questo tipo nel Lazio, ispirando poi iniziative simili, sebbene non identiche, presso altri atenei della Capitale", spiega.  Da allora il corso ha formato centinaia di professionisti che si sono fatti apprezzare nelle istituzioni (Ministero della Salute, Istituto Superiore della Sanità), Università e numerose aziende nazionali e multi-nazionali. Secondo le ultime statistiche 2024 di Almalaurea il 100% dei laureati in Ingegneria Medica trova lavoro a un anno dalla laurea magistrale. Un successo straordinario grazie a un percorso di studi piuttosto specialistico, seguito da ragazze e ragazzi che hanno poi trovato occupazione facilmente. Molte le multinazionali legate al farmaco che li hanno accolti, tante le aziende ospedaliere. Ma anche enti e istituzioni dedicate alla ricerca.  La laurea in Ingegneria Medica è pur sempre una laurea in Ingegneria, per cui tanti hanno trovato impiego presso aziende alla ricerca di ingegneri. Nei 25 anni, il corso di laurea ha anche formato giovani ricercatori e ricercatrici che hanno intrapreso la carriera accademica non solo nell'università di Roma Tor Vergata: un ordinario, tre professori associati, tre ricercatori. A questi si aggiungono un ricercatore al Cnr e 4 ricercatori nelle università straniere, all’estero, tra le università di Cambridge, Parigi, Irvine. Attualmente 13 docenti che insegnano a Ingegneria Medica, sui 90 che fanno ricerca a Roma Tor Vergata, sono stati censiti dalla Standford University nel top 2% 2023 dei ricercatori mondiali.  La loro ricerca si è affinata su biomeccanica, sensori, sistemi wearable, lab on chip, brain computer interface, protesi e cyber-impianti, biomateriali, neuroscienze, stampa 3d, elettronica flessibile, realtà virtuale, fluidodinamica computazionale, digital twin, intelligenza artificiale, internet of things, tecnologie per le disabilità. E con la collaborazione dei laureati e delle laureate più brillanti sono state fondate start up e spin off di altissima innovazione tecnologica in ambito ingegneristico e medico.  Preziose piccole aziende che si affacciano nel panorama nazionale e internazionale e che esaltano il lavoro molto qualificato dei loro dipendenti. Ultimamente sono state strette collaborazioni istituzionali di ricerca con la Polizia di Stato, il ministero della Salute per la valutazione preclinica dei dispositivi medici. Docenti del corso di laurea in Ingegneria Medica sono presenti nella commissione di ingegneria biomedica dell’Ordine degli Ingegneri. Anche con FIn la federazione italiana nuoto è stata stretta una collaborazione per la valutazione della disabilità nel nuoto paralimpico.  Ed ecco la testimonianza di un ex-alunno di Ingegneria Medica a Roma Tor Vergata, Angelo Maura, 40 anni, oggi lavora alla Align Technology, Dubai, Emirati Arabi, nel ruolo di general manager, middle east. Anno di laurea triennale 2005, magistrale nel 2008.  "Il connubio tra ingegneria e medicina offerto dal corso di laurea -racconta- era esattamente il percorso che stavo cercando. Ricordo chiaramente una sensazione di consapevolezza e un orgoglio - non solo per me ma per i miei compagni di studio - di aver intrapreso qualcosa di innovativo, quasi inesistente all’epoca, che potesse far leva su nuove tecnologie per migliorare la salute pubblica e il sistema sanitario: un obiettivo importante che avrebbe potuto davvero fare la differenza. Il supporto ottenuto dal corpo docente sicuramente ha fatto sì che il curriculum di studi fosse ben disegnato per questo scopo, supportando in maniera ideale la nostra formazione".  Secondo Maura "una delle ragioni della scelta del percorso di studi è stata sicuramente la valutazione delle prospettive di carriera. Nonostante una situazione macroeconomica non delle migliori, il background acquisito - inclusa l’esperienza pratica ottenuta grazie all’attività di laboratorio e di sala operatoria - mi ha permesso di inserirmi velocemente nell’industria dei medical devices", spiega. "Il corso di laurea in Ingegneria Medica è sicuramente stato per me un volano di carriera e un’importante percorso formativo personale e professionale. 22 anni dopo averlo intrapreso, non posso essere più soddisfatto della mia scelta", conclude.  ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


KASA, la nuova agenzia spaziale sudcoreana, svela piani ambiziosi per l'esplorazione spaziale e la cooperazione internazionale

(Adnkronos) - La Corea del Sud ha recentemente istituito la Korea Aerospace Administration (KASA), l'agenzia spaziale creata per diventare la "torre di controllo" delle attività spaziali nazionali. Annunciata il 27 maggio, KASA ha annunciato i suoi ambiziosi piani durante la 45ª Assemblea Scientifica del Comitato per la Ricerca Spaziale (COSPAR), che si è svolta pochi giorni fa. "Quest'anno segna una pietra miliare significativa nella storia dello sviluppo spaziale della Corea con l'istituzione di KASA," ha detto Youngbin Yoon, amministratore di KASA, durante la cerimonia di apertura della conferenza. "Ci sono state attività spaziali in altri centri di ricerca e università del paese per decenni, ma non esisteva un'unica agenzia responsabile delle attività spaziali civili. In risposta all'opinione pubblica e riconoscendo la necessità di un'agenzia governativa dedicata, l'Amministrazione Aerospaziale della Corea, KASA, è stata ufficialmente istituita," ha continuato Yoon. L'agenzia, ha affermato, "funge da torre di controllo per gli affari spaziali nazionali e la cooperazione internazionale," con l'obiettivo di creare un'economia aerospaziale in Corea del Sud.
 KASA mira a creare un'economia aerospaziale solida in Corea del Sud, concentrandosi su trasporto spaziale, satelliti, esplorazione e aviazione. Tra i suoi obiettivi a lungo termine, vi è l'invio di un lander robotico sulla luna entro il 2032 e un altro su Marte entro il 2045.
 John Lee, vice amministratore di KASA con trent'anni di esperienza alla NASA, ha evidenziato che questi ambiziosi progetti saranno supportati da un aumento dei finanziamenti. Attualmente, l'investimento spaziale della Corea del Sud si aggira intorno a un trilione di won (720 milioni di dollari), ma i piani suggeriscono un incremento del 50% entro il 2027. Sono quattro le aree chiave su si concentrerà KASA:  
Trasporto Spaziale: sviluppo del razzo Nuri (KSLV) e investire nella tecnologia dei veicoli di lancio riutilizzabili. 
Satelliti: sviluppare satelliti con imaging ad altissima risoluzione e investire in comunicazioni ottiche e sistemi di navigazione regionali. 
Esplorazione Spaziale: pianificazione missioni lunari e marziane e lanciare una navicella per osservare il sole dal punto Lagrange L4 Terra-Sole. 
Cooperazione Internazionale: KASA sarà responsabile della politica spaziale della Corea del Sud, supervisionando le attività spaziali commerciali e promuovendo la cooperazione internazionale. crediti_KASA ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Vino, Torcoli ('Civiltà del bere'): "Sfide difficili per il settore ma il sistema ha i suoi anticorpi"

(Adnkronos) - "Con il titolo 'Resistenza' volevamo esprimere il senso di resilienza, la capacità del nostro settore vino di affrontare sfide anche difficili che rischiano di compromettere il sistema. E purtroppo sono molto gravi quelle che stanno arrivando in questi ultimi mesi e anni, in particolare di tipo politico, con campagne proibizioniste che vorrebbero equipararlo all’alcool facendo un discorso semplicistico e salutistico". Così Alessandro Torcoli, direttore ‘Civiltà del bere’, testata che organizza la manifestazione VinoVip, commenta il titolo dato alla 14ma edizione che si è svolta nei giorni scorsi a Cortina d'Ampezzo. Resistenza e resilienza della 'civiltà del bere' sono state, infatti, le tematiche al centro del talk che si è svolto nell'ambito di VinoVip Cortina 2024. La due giorni, organizzata dalla rivista 'Civiltà del bere', ha portato le eccellenze e i grandi nomi del vino italiano nella 'perla delle Dolomiti' con momenti di discussione, approfondimenti e degustazioni delle migliori etichette.  Il talk, dal titolo volutamente provocatorio, 'Resistenza!', aveva proprio l’obiettivo di andare a mettere luce su tematiche del settore che interessano tutti gli addetti ai lavori, dai produttori ai comunicatori, passando per le figure più tecniche, fino agli stessi consumatori. “Oggi la capacità di resilienza del comparto vinicolo italiano è messa a dura prova, condizionata da forze politiche, economiche e sociali che non sembrano considerare il vino quell’elemento centrale della cultura occidentale qual è stato per secoli. Da qui la necessità di comprendere quali siano le strategie migliori per contrastarle”, commenta il direttore di 'Civiltà del bere'.  "Chiaramente senza negare il problema, è anche molto importante - avverte - inquadrare il vino culturalmente, come un elemento della nostra civiltà e dei molti paesi che in questa bevanda hanno visto un veicolo di cultura, di convivialità, di benessere, quindi tutt’altro che il problema salutistico ma, all’opposto, un modo per stare meglio. Ovviamente 'est modus in rebus', dipende tutto dalla moderazione, che è un elemento fondamentale. Come contrastare certe politiche? Sicuramente mantenendo il vino nell’alveo intellettuale, culturale, del prestigio di questa bevanda, e continuare quindi a parlarne, a coinvolgere le persone, a raccontarlo, perché comunque è un prodotto che va spiegato, è un prodotto complesso, sempre più intellettuale".  "Poi, il sistema - spiega - ha comunque dei suoi anticorpi. Le aziende del vino sono piuttosto solide, appartengono a distretti, che, come abbiamo evidenziato, sono uno degli elementi fondamentali della tenuta del settore. In Italia non si parla solo di un vino, di un produttore che fa un prodotto di eccellenza, ma di un vero e proprio sistema che ha dei punti di forza davvero importanti che coinvolgono una filiera e tantissima popolazione. D’altro canto, ci sono anche problemi di tipo economico, di marketing e di mercato, perché le guerre e tutto quello che stiamo vedendo in questi mesi non aiuta il commercio di una bevanda che, se vogliamo, è superflua e di svago. Per questo le aziende si stanno attrezzando per aprire nuovi mercati, per proporsi a chi ha voglia di ascoltare il messaggio del vino, che è sempre stato affascinante nei secoli e ancora una volta di inserirlo nei desiderata delle persone". "Un altro tema che abbiamo affrontato - prosegue il direttore di 'Civiltà del bere' - è quello del cambiamento climatico, che è un tema viticolo, di organizzazione delle imprese, per fare in modo di essere pronte agli stravolgimenti veri e propri che la natura ormai ci presenta e ci ha abituato a incontrare di stagione in stagione, e infatti non ce ne è una uguale all’altra".  "E' vero che si può parlare in generale di un innalzamento delle temperature, ma non è quello - rimarca - il problema più profondo; è proprio una imprevedibilità degli eventi atmosferici, e in questo l’agronomia e la viticoltura stanno cambiando e si stanno attrezzando per essere sempre più pronte di stagione in stagione. Sappiamo che il vino ha un ciclo annuale stagionale, dalla fioritura della vite alla raccolta, alla vendemmia, e sono mesi molto importanti ciascuno con le sue fasi fondamentali, per cui se grandina in un certo momento è un disastro e siccome sta accadendo sempre più spesso bisogna organizzarsi per sapere che, se dovesse accadere, c’è un sistema per limitare i danni. E così per tantissime altre questioni viticole". Ad aprire il dibattito è stato Luigi Moio, presidente Oiv, professore di enologia all'Università degli studi di Napoli 'Federico II' ed enologo e titolare della 'Cantina Quintodecimo', sottolineando, con il suo intervento 'Una battaglia culturale, una battaglia di civiltà', come sia necessario resistere agli attacchi culturali di chi non considera il vino un baluardo di civiltà ma lo identifica in modo semplicistico con l’alcol, oltre che la necessità di trasparenza per un consumo più consapevole. “In tempi recenti il vino ha avuto una grandissima accelerazione: tanti si sono avvicinati a questo mondo perché era di tendenza e tanti si sono ritrovati a fare vino, ma senza verificare le scienze agrarie e senza una forte competenza. Questa grande attenzione ha anche reso il vino sempre più oggetto di campagne proibizioniste e a volte, per difenderlo, abbiamo rischiato dei gravi danni di comunicazione. Il vino è una delle invenzioni più belle dell’uomo, ma l’alcol è nocivo, questo ormai è assodato ed è necessario essere trasparenti e dirlo in modo chiaro e semplice, incentivando un consumo consapevole alla base, senza arrivare a demonizzare l’intero prodotto". Da Andrea Lonardi, Master of Wine e Ceo di Marilisa Allegrini, focus sulla necessità di sintonizzare il brand con il tempo presente e futuro: “Oggi la politica del marketing è quella del mix, fatta di metodo, preparazione e tempo. Dobbiamo approfondire i cambiamenti, senza limitarci a parlare di quello climatico o delle preferenze dei consumatori. Oggi si parla sempre più di vocazionalità e di monovitigno, viviamo una crisi della soddisfazione edonistica del vino perché non è più di moda, i vini bianchi di collina e di montagna lasciano il passo ai vini bianchi del mare, i vini rossi di qualità devono essere consumati a temperatura diversa, le bolle di qualità diventano sempre più gastronomiche. La verità è che ciò che cambia oggi è la velocità dei cambiamenti e per questo occorre essere alternativi e contemporanei e avere il coraggio di auto-valutarsi in maniera intima per sintonizzarci con il presente e con il futuro”.  A intervenire nel dibattito poi Giovanni Bigot, agronomo, consulente e ricercatore esperto in viticoltura biologica, focalizzandosi sulla forza della biodiversità e sulla necessità di preservare la genetica dei vitigni che si sono adattati a un particolare terroir: “Oggi va trasmessa una cultura viticola che ponga il terreno al centro di tutto. Quando un vitigno si adatta a un terroir diverso rispetto al solito, questa capacità viene trasferita alla progenie: ecco perché lo studio e la conservazione della genetica del vitigno in seguito al suo adattamento permette di organizzare al meglio il patrimonio viticolo mondiale. Non possiamo pensare di perdere questo bagaglio di gran valore". Il convegno si è concluso con il focus di Eugenio Pomàrici, professore ordinario dell’Università di Padova ed esperto italiano Oiv, sulla resilienza dei distretti viticoli e sulla forza delle piccole aziende: “Per distretto si intende un'area industriale caratterizzata da piccole e medie realtà con propensione a un agire sinergico. Al contrario, di quello che siamo abituati a pensare, questa struttura frammentata è stata elemento di forza: di fronte alle difficoltà il grande gruppo imprenditoriale spesso sceglie di dislocare la produzione, ma il piccolo produttore resiste, mantenendo il vigneto, magari cambiando prospettiva e migliorandosi".  VinoVip Cortina ha poi ospitato i tasting, a partire dalla conferenza con degustazione 'Cabernet vs Cabernet', con 31 aziende protagoniste, tenuta da tre grandi esperti di caratura internazionale: Pierre Seillan (winemaker di Jackson Family Wines), Luigi Bavaresco (professore di Viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza e membro Oiv), Paolo Bomben (enologo del centro di ricerca di Vivai Cooperativi Rauscedo). Poi, il walk around tasting a 2123 m di altezza al Rifugio Faloria, dove 61 aziende hanno presentato i loro vini al Wine Tasting delle Aquile. La quattordicesima edizione di VinoVip Cortina si è conclusa con oltre 600 ospiti, tra operatori del settore e appassionati, e più di 900 bottiglie stappate. Il prossimo appuntamento con VinoVip è a Forte del Marmi nel 2025. "VinoVip è una manifestazione nata biennale nel 1997 proprio a Cortina. Da qualche anno è diventata annuale perché alterniamo la montagna al mare, quindi l’anno prossimo saremo a Forte dei Marmi con l’edizione marittima e poi nel 2026 si torna a Cortina in un anno speciale che è quello delle Olimpiadi Milano-Cortina. Peraltro, la nostra rivista ha base a Milano e noi organizziamo tanti eventi anche nella nostra città, per cui quell’anno sarà veramente molto importante per ‘Civiltà del bere’, conclude Torcoli.   ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Se la pillola non va giù, da alcol a zero acqua gli errori più comuni dei pazienti

(Adnkronos) - No, non basta un poco di zucchero e la pillola va giù, come cantava Mary Poppins, l'indimenticata tata magica nel film cult della Disney. "Non voglio fare del male a un personaggio che mi riporta all'infanzia, ma facciamo già colazioni molto ricche di zuccheri e, con tutto quello che mangiamo, se evitiamo di consumarne ancora è meglio. Al di là di qualche presenza di fruttosio o altro fra gli eccipienti del principio attivo del farmaco che ne favorisce l'assorbimento, io lo zucchero lo eviterei. Un po' di acqua è sufficiente", sorride Alberto Corsini, professore ordinario di farmacologia, università degli Studi di Milano. Una battuta, la sua, ma introduce un tema molto serio: sono tanti gli errori che le persone alle prese con capsule e compresse commettono. Il più frequente in assoluto? Mandar giù la pillola senz'acqua, spiega l'esperto all'Adnkronos Salute.  "E' vero, abbiamo delle formulazioni orosolubili che permettono una somministrazione senza l'utilizzo di acqua - premette il farmacologo - Ma pensiamo ai pazienti cronici, con pressione elevata, colesterolo alto, diabete: la maggior parte delle terapie prevede farmaci che richiedono l'assunzione con acqua. Perché altrimenti non li assorbiamo". E "non basta un dito di acqua - avverte - ci vuole un bicchiere pieno, che vuol dire 150-200 ml, per favorire la solubilizzazione e il trasferimento a livello gastrointestinale, dove poi avviene l'assorbimento vero e proprio. Ci sono tantissimi studi ormai da 40-50 anni, che hanno evidenziato che se prendo la stessa aspirina, un antibiotico, qualunque farmaco con poca acqua, piuttosto che con un bicchiere pieno, ne assorbo meno della metà. Quindi ho già un fallimento terapeutico. Prima ancora di iniziare la cura, sto sbagliando".  L'assorbimento di un farmaco è un punto molto critico, evidenzia Corsini. Nel 'galateo' del farmaco orale va aggiunto che "va assunto in posizione eretta", cercando almeno di mettersi seduti, in posizione verticale e non sdraiati. "Perché questo favorisce per gravità il trasferimento dalla bocca allo stomaco. Il passaggio nell'esofago è di circa 2-3 minuti. Nel giro di 10 minuti, stando in quella posizione, il farmaco raggiunge lo stomaco dove può avere luogo l'assorbimento. Questo passaggio è facilitato dall'acqua, che aumenta il peso". Di esempi, assicura l'esperto, ce ne sono tanti. "Pensiamo ai farmaci bifosfonati per l'osteoporosi negli anziani, che sono scarsamente assorbibili: bisogna aiutarli assumendoli con un'acqua con pochissimi sali. Non si può prendere il farmaco con un caffè, un tè, un succo, perché sennò se ne assorbe pochissimo. E non è scherzo, perché il paziente rischia fratture".  Un altro elemento importante è quando si indica che il farmaco va preso in presenza di cibo. "Questo significa che bisogna mangiare un pasto - dice Corsini - Quando infatti il farmaco viene studiato per capire se è importante o meno assumerlo vicino o lontano dai pasti, lo si valuta con la cosiddetta 'continental breakfast'. Vuol dire con una certa quota di grassi, di latte, di zuccheri, eccetera. Quindi il paziente deve mangiare. Non basta un biscottino la mattina. Queste informazioni sono anche scritte nei foglietti illustrativi, ma un aiuto in questo lo può dare il farmacista", ricordando le giuste modalità di assunzione quando dispensa il farmaco al paziente. C'è poi il capitolo integratori: "Se una persona vuole consumare vitamine, piuttosto che sali, magnesio, calcio, è bene farlo lontano dai medicinali. Facciamo l'esempio dei farmaci per la tiroide (in Lombardia sono 700mila le persone che ricevono questi farmaci di terapia sostitutiva perché magari ipotiroidei). Se si prendono con degli integratori se ne assorbe la metà. Il consiglio è dunque aspettare almeno due ore prima di prendere gli integratori". Un messaggio è poi per chi, terrorizzato dall'affogarsi con le pillole, le mastica: "A parte il fatto che credo siano poche quelle con un buon sapore, occorre sapere che la saliva ha un pH diverso da quello gastrointestinale - dice Corsini - Esempio: i farmaci inibitori di pompa protonica", usatissimi per ulcere, gastriti e reflusso, "hanno bisogno di essere in un ambiente acido per essere attivati. Se si masticano in bocca, alla fine si perdono". Insomma, se si indica che un farmaco va assunto in un certo modo, "è perché è stato studiato in quelle condizioni. Un primo aspetto che si valuta è il tipo di somministrazione. E quindi l'assunzione non deve essere fatta 'ad personam', ma seguendo quelle che sono le istruzioni".  L'elenco degli errori più comuni include la scelta di accompagnare le pillole col latte. Anche qui l'insidia è dietro l'angolo, perché "molti farmaci, alcuni antibiotici e altre molecole, 'precipitano' con il calcio, con i latticini. E quindi, ancora una volta, si ha un fallimento terapeutico", avverte il farmacologo. Se "non vogliamo farci del male", continua, evitiamo ovviamente di far scendere giù la pillola con bevande alcoliche. "L'alcol solubilizza la molecola in modo diverso e non va per niente bene. L'assunzione del farmaco deve essere rispettata". Gli esempi sono infiniti: "Per alcune molecole il succo d'arancia potrebbe portare a precipitazioni, potrebbe portare alla chelazione - elenca Corsini - Facciamo l'esempio di alcuni antibiotici, i chinoloni, piuttosto che i bifosfonati". Si rischia dunque di "perdere una grossa quota di successo delle terapie per questi errori banalissimi".  Un accenno a parte merita il succo di pompelmo: "Si era visto, ormai diversi anni fa, che l'assunzione di notevoli quantità di pompelmo poteva inibire il metabolismo, l'eliminazione del farmaco, e questo portava a un aumento delle concentrazioni fino a effetti tossici. Prima si era visto con alcuni antipertensivi, quindi con cadute dei livelli pressori, poi con un effetto antiaritmico maggiore, maggiori problemi di tollerabilità dei farmaci per il colesterolo. Tanto che in ospedale, nelle diete o negli studi clinici, il pompelmo è stato bandito. Ma questo non vuol dire che io non devo consumare un bicchiere di succo di pompelmo al giorno. Le cose vanno contestualizzate: il pompelmo è un potente inibitore del metabolismo dei farmaci se si arriva a consumarne un litro al giorno. Quindi berne un bicchiere al mattino e poi prendere un farmaco alla sera non è drammatico, salvo rarissime eccezioni, come alcune statine".  Stimolanti come il caffè? "Dire a un italiano di non bere il caffè è impossibile - sorride - ma anche in questo caso, semplicemente è meglio farlo lontano dall'assunzione dei farmaci. La strategia ideale può essere prendere il proprio medicinale con un bel bicchiere d'acqua e poi dopo mezz'ora o un'ora fare colazione. Sono semplici suggerimenti che possono aiutare. L'ultima indicazione importante è che ci sono alcuni farmaci, i famosi vecchi anticoagulanti, per i quali occorre stare attenti a utilizzare la vitamina K, che si può trovare negli integratori, per esempio. Se dunque si assume il warfarin - e in Italia sono ancora 400mila i pazienti che lo prendono - l'integratore se proprio lo si vuole prendere va preso almeno due ore dopo. Chi consuma gli anticoagulanti deve stare poi attento ad utilizzare le verdure con foglie larghe, che sono ricche di vitamina K. Ovviamente si può fare un pasto con l'insalata, perché tutto va contestualizzato. I farmaci - conclude dunque Corsini - ci aiutano ma vanno rispettati. Perché se non li prendiamo secondo le indicazioni, il rischio è che non funzionino. E non si deve avere il timore di chiedere quali sono le regole corrette al farmacista, al medico o all'infermiere". Con buona pace di Mary Poppins.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Google contro Meta, punta a EssilorLuxottica per occhiali smart con Gemini

(Adnkronos) - Meta starebbe pianificando di investire miliardi per acquisire circa il 5% di EssilorLuxottica, il colosso italo-francesce degli occhiali dal valore di 88 miliardi di euro. La notizia, riportata dal Financial Times e da altre testate, è stata confermata da fonti interne. Le trattative sono in fase avanzata e sembra probabile che Meta procederà con l'investimento. Tuttavia, Meta non è l'unica grande azienda tecnologica a voler rafforzare i legami con EssilorLuxottica, con la quale collabora già per la linea smart di Ray-Ban. Di recente, Google ha avvicinato i vertici dell'azienda per discutere l'integrazione del suo assistente AI, Gemini, nei futuri occhiali smart. Secondo fonti ben informate, la mossa di Google, che potrebbe escludere Meta dalla partnership di alto profilo, potrebbe aver incentivato Mark Zuckerberg a pianificare l'ingente investimento. La notizia arriva mentre Google continua a sviluppare la sua piattaforma XR, destinata a potenziare visori e occhiali smart. Google ha collaborato con Samsung e Qualcomm per un dispositivo che dovrebbe rilanciare l'azienda nel settore degli smart glass, e una recente fuga di notizie suggerisce che una versione per sviluppatori potrebbe essere lanciata a ottobre, prima di un lancio commerciale previsto per il primo trimestre del 2025. Anche se Google riuscisse a convincere il produttore di Ray-Ban a realizzare occhiali smart con Gemini, ci vorrà del tempo prima di una versione commerciale, in vista di un sistema operativo del tutto nuovo da afficancare al device. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)