Mukaab, completato l'86% degli scavi per il gigante del deserto

(Adnkronos) - New Murabba, società del Fondo di Investimento Pubblico (PIF), ha annunciato, in una nota ufficiale, il raggiungimento di significativi progressi nei lavori per la realizzazione della rivoluzionaria destinazione urbana di Riyad. Gli scavi presso l'iconico Mukaab e le aree circostanti hanno raggiunto l'86% di completamento, con oltre 10 milioni di metri cubi di terra rimossi. Il Mukaab rappresenta uno dei progetti di sviluppo urbano più ambiziosi al mondo con l'obiettivo di realizzare un centro cittadino moderno che integri tecnologia avanzata, sostenibilità ambientale e design innovativo, offrendo al contempo spazi abitativi, commerciali e ricreativi di altissima qualità.   
Il Mukaab sarà un vero e proprio hub culturale che includerà hotel, sedi culturali, un'università, un teatro immersivo e un museo iconico. Gli spazi pubblici saranno animati da proiezioni di paesaggi montani, cascate e addirittura droni e astronavi, rendendo l'ambiente un vero e proprio spettacolo di realtà aumentata. 
La stessa nota recita che la portata monumentale di questo progetto è eguagliata solo dall'incrollabile dedizione alla sicurezza dei lavoratori. Con oltre 3 milioni di ore di lavoro senza incidenti registrate fino ad oggi, lo sviluppo testimonia la priorità data al benessere di coloro che stanno contribuendo alla costruzione del nuovo centro di Riyad. Questo risultato riflette un valore fondamentale di New Murabba: progresso e sicurezza procedono di pari passo. "Questi traguardi sono una testimonianza della dedizione e della competenza del nostro team, nonché della nostra ambizione di costruire una destinazione di livello mondiale che prioritizzi sia l'innovazione che il benessere della nostra forza lavoro. Siamo orgogliosi dei progressi compiuti da New Murabba e entusiasti di continuare a plasmare il futuro di Riyad", ha dichiarato Michael Dyke, CEO di New Murabba. Guarda l'incredibile video di presentazione del progetto del Mukaab  La precisazione contenuta nella nota sembra voler rispondere alle ombre delle controversie che riguardano il trattamento dei lavoratori migranti impgnati sul Mukaab. Un'indagine recente ha rivelato che migliaia di questi lavoratori muoiono ogni anno mentre contribuiscono a realizzare le ambizioni del regno sotto la guida del principe ereditario Mohammed bin Salman. La costruzione di altre megastrutture, come la città senza auto The Line, ha sollevato preoccupazioni simili sulla sostenibilità umana di tali iniziative. Secondo l'indagine internazionale molti lavoratori si troverebbero invece a fronteggiare condizioni di lavoro estreme per salari minimi, con turni che superano regolarmente le 16 ore al giorno senza giorni di riposo, con segnalazioni di abusi e maltrattamenti e denunce di confisca dei passaporti che impediscono ai lavoratori di lasciare il paese. Pratiche, queste, in netto contrasto con le leggi saudite che limitano le ore di lavoro e garantiscono riposi settimanali. I recenti avanzamenti, continua la nota, sottolineano l'impegno del team durante il processo di scavo. Un elemento cruciale dello sviluppo è l'attenzione verso metodi ecologicamente sostenibili per la gestione dei materiali estratti. Il processo di escavazione ha richiesto l'uso quotidiano di circa 250 escavatori e oltre 400 macchinari per gestire efficacemente l'ampio lavoro di scavo, evidenziando la considerevole scala dell'operazione. New Murabba costruirà anche un ponte temporaneo che servirà come collegamento fondamentale, attraversando la King Khalid Road per unire il sito di costruzione. Questa connessione faciliterà lo sviluppo in corso e aprirà la strada all'inizio della posa delle fondazioni del Mukaab nei prossimi mesi.   
Si prevede che il ponte ridurrà di circa 800.000 i movimenti di camion sulle strade pubbliche per i lavori di movimentazione terra, mostrando un impatto positivo sull'infrastruttura circostante. Con circa 900 lavoratori presenti sul sito ogni giorno, i lavori avanzano rapidamente, avvicinando sempre più la realizzazione della destinazione. "Siamo impegnati nella sostenibilità, nell'utilizzo efficiente delle risorse e nel generare un'influenza positiva sull'infrastruttura locale. Inoltre, siamo dedicati a essere parte di una nuova era per lo sviluppo urbano a Riyad, nel Regno e oltre", ha concluso Dyke. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Google pronta a lanciare Gemini 2.0 a dicembre

(Adnkronos) - Solo pochi giorni fa si vociferava di un nuovo modello ChatGPT-5 in arrivo da OpenAI, voci poi prontamente smentite dal CEO Sam Altman, e ora ecco che spunta l'ipotesi di un Gemini 2.0 pronto al debutto entro un paio di mesi. L'ultimo aggiornamento significativo di Gemini risale a febbraio, con il lancio di Gemini 1.5. Non ci sono dettagli sulle novità che potremmo aspettarci da Gemini 2.0. Se prendiamo come riferimento le versioni precedenti, possiamo ipotizzare risposte più accurate, elaborazione più rapida, supporto per input più lunghi e miglioramenti nelle capacità di ragionamento e codifica. Un eventuale lancio di Gemini 2.0 entro la fine dell'anno, così come un nuovo modello da parte di OpenAI, sarebbe un'ulteriore conferma dell'impegno e delle risorse che le aziende stanno investendo nell'intelligenza artificiale per mantenere la leadership. Nelle ultime settimane abbiamo assistito al lancio di nuovi strumenti video, miglioramenti nella generazione di immagini e funzionalità di ricerca personalizzate basate sull'IA. Inoltre, a breve milioni di utenti iPhone (almeno negli Stati Uniti) potranno sperimentare Apple Intelligence. In questo contesto, attendiamo ancora il lancio di Project Astra, l'assistente IA di nuova generazione che Google ha presentato al Google I/O 2024 lo scorso maggio. Project Astra combina input e output multipli in modo più avanzato e naturale.  ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


"Green Talk", l'iniziativa di Stiga per esplorare il connubio tra natura e tecnologia nell'innovazione sostenibile del Garden Care

(Adnkronos) - STIGA, azienda leader nel settore del garden care in Europa, attraverso una nota ufficiale, ha presentato “Green Talk,” un viaggio nel cuore dell'innovazione, tecnologia, design e sostenibilità attraverso la voce autorevole degli esperti del settore, con un punto di vista unico per esplorare il connubio tra natura e tecnologia. 
Andrea Frassetto, con un solido background nel campo del controlling, della business intelligence e nel miglioramento dei processi aziendali, oggi è parte integrante di STIGA in qualità di Process Improvement & ESG Director, contribuisce in modo significativo allo sviluppo sostenibile a tutto tondo dell’azienda.  "L’approccio sostenibile è il fulcro del nostro operato – lo dimostra l’adesione di STIGA come membro di UN Global Compact . – ma per trasformare le nostre priorità ambientali, sociali e di governance in successi tangibili, è fondamentale un impegno collettivo e che tutti all’interno dell’azienda condividano questa missione. Parte del mio ruolo consiste nel connettere persone di diversi dipartimenti, ciascuno con priorità e obiettivi specifici, promuovendo una cultura aziendale che valorizza e supporta le pratiche sostenibili. In questo modo, assicuriamo che la nostra strategia ESG non solo sia compresa, ma anche attuata con entusiasmo e senso di responsabilità in tutta l'organizzazione, integrandola nel lavoro quotidiano".  
Grazie al continuo investimento in ricerca e sviluppo Stiga si prefigge come obiettivo di garantire soluzioni efficaci e sostenibili per i suoi clienti, ma anche guidare l’intero mercato verso soluzioni di giardinaggio più consapevoli e innovative. "Per raggiungere quest’obiettivo, lavoriamo parallelamente su tre pilastri fondamentali: Prodotti, Persone e Processi "– spiega Frassetto. "In qualità di leader nel settore del giardinaggio, ci impegniamo per trovare nuove soluzioni che apportino miglioramenti concreti ai nostri prodotti, inclusa la loro impronta ambientale lungo l’intera catena del valore, dall'approvvigionamento di materiali riciclati, alla ricerca di operatori della supply chain che condividano il nostro approccio sostenibile, fino alla fase post-vendita a favore della circolarità del ciclo di vita dei nostri prodotti. Lavoriamo inoltre per sviluppare le “competenze green” di tutti i nostri dipendenti e stiamo compiendo importanti passi avanti nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili." Tra i progetti che hanno visto Andrea Frassetto coinvolto in prima persona, particolarmente significativo è il progetto di transizione elettrica, volto a sostituire progressivamente i motori alimentati a benzina con motori a batteria ed elettrici in tutti i prodotti STIGA, dai tagliaerba agli attrezzi handheld che possono essere utilizzati in giardini di tutte le dimensioni. "Quando progettiamo i nostri prodotti, adottiamo un approccio alla sostenibilità a 360 gradi, valutando i benefici che possiamo offrire sia al pianeta che ai consumatori. Creiamo strumenti più ecologici e silenziosi, che consumano meno energia e riducono l'inquinamento, le emissioni e la necessità di un uso eccessivo di fertilizzanti. Oggi, i prodotti elettrici rappresentano il 24% del totale e miriamo a incrementare costantemente la quota". Questo impegno è sostenuto da un importante investimento nei prodotti elettrici – il 76% degli investimenti di R&S per il 2023 e un team dedicato, che ne migliora costantemente i test e la tecnologia – oltre che da partenariati con Università di Trento e Università di Padova sullo sviluppo di pratiche di gestione del ciclo di vita delle batterie. Ma non solo, la riduzione dell'impatto ambientale dell'azienda è stata oggetto anche di revisione e rafforzamento di processi e procedure interne. "Abbiamo intrapreso un percorso per rendere i nostri impianti e i nostri uffici più efficienti e a basso impatto. Guardando ai risultati dello scorso anno, siamo orgogliosi di aver utilizzato il 100% di energia rinnovabile in tutti gli stabilimenti e il 96% a livello globale: un traguardo reso possibile dall’installazione di pannelli solari sul tetto della nostra sede italiana e che consentirà ulteriori risparmi energetici negli anni a venire" conclude Andrea Frassetto. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Honor Ricopre un Bar di Pluriball a Barcellona

(Adnkronos) - In occasione dell'attesissimo match tra Barcellona e Bayern Monaco, HONOR ha dato vita a un'originale iniziativa per proteggere i dispositivi tecnologici dei tifosi durante i festeggiamenti più accesi. Il Sonora Sports Bar di Barcellona è stato trasformato grazie a un'area interamente ricoperta di pluriball, il celebre materiale da imballaggio, per mettere alla prova sia l'entusiasmo dei tifosi che la resistenza dei nuovi smartphone Honor Magic V3. I bar e i locali pubblici sono da sempre luoghi prediletti dai tifosi per seguire le partite delle proprie squadre del cuore. Tuttavia, l'euforia che accompagna i momenti clou dei match può spesso degenerare in situazioni caotiche, causando piccoli incidenti e danni agli oggetti personali, tra questi gli smartphone sembrerebbero essere i più a rischio. 
Secondo un recente studio condotto da Honor, il 90% degli italiani si definisce tifoso di calcio appassionato. Di questi, più della metà ammette di essersi fatto trasportare dall'entusiasmo durante i festeggiamenti, danneggiando irreparabilmente i propri dispositivi elettronici. Non sorprende che gli smartphone siano tra gli oggetti più colpiti: il 50% degli italiani li utilizza costantemente durante le partite per scambiare messaggi con amici e familiari, condividere aggiornamenti e immortalare momenti salienti. All'interno del Sonora Sports Bar, Honor ha allestito l'area MAGIC V3IP, uno spazio protetto da pluriball dove i tifosi hanno potuto testare in prima persona l'incredibile resistenza dell'Honor Magic V3. Questo nuovo dispositivo, dotato di fibre di grado aerospaziale che aumentano la resistenza agli urti fino a 40 volte e di una cerniera Super Steel di seconda generazione, è stato progettato per sopportare anche le sollecitazioni più intense, come quelle che possono verificarsi durante un match emozionante. “Nonostante questi piccoli incidenti, sembra che i tifosi pensino che alla fine ne valga sempre la pena, basta vedere la propria squadra segnare un gol. Siamo in grado di aiutare gli appassionati di calcio a godersi i match, mantenendo i loro telefoni al sicuro”, ha dichiarato Avikar Jolly, CMO di Honor Europe. “HONOR Magic V3 combina una durata eccezionale con una sottigliezza e una leggerezza impressionanti e, grazie al display pieghevole, è il dispositivo definitivo che sostituisce il telefono, il tablet e il laptop. Il gioco è fatto!”. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Droga. L'esperto di dipendenze: "Cocaina rosa, fentanil e nuovi mix, questione di marketing"

(Adnkronos) - "C'è qualcosa che mi preoccupa in tutta questa storia della cocaina rosa, del fentanil, dei nuovi mix" che si affacciano nel mondo delle droghe. A parlare è Riccardo Gatti, medico specialista in psichiatria e psicoterapeuta, da anni al lavoro sul tema delle sostanze psicoattive, delle dipendenze e delle dinamiche che portano al consumo. Mentre continuano le segnalazioni sull'avanzata delle new entry nel 'paniere' delle sostanze illegali, finiscono sotto i riflettori anche le storie di consumo: solo per richiamare gli esempi più recenti, "giovani ricchi che fanno feste in cui il piatto forte sembra siano lampade di sale imbottite di cocaina rosa", una miscela di sostanze ormai "leggendaria per i prezzi stellari (forse inverosimili)", ma anche perché associata al nome di vip, battezzata con "nomignoli accattivanti", come 'la tusi' (richiamando il nome della sostanza psicoattiva che contiene, '2CB'). Insomma, evidenzia Gatti all'Adnkronos Salute, "qui è anche questione di marketing".  Il camice bianco mette in guardia dall'effetto 'spot-testimonial-influencer'. Un tema, quello che attiene al rapporto fra droghe illecite e comunicazione, da lui spesso richiamato: "Se i messaggi diventano molteplici, veicolati in modi diversi, talvolta evidenti, talvolta sottotraccia e meno espliciti della scena di un film, talvolta come opinioni di 'gente come noi', talvolta, ancora, come notizie legate a fatti reali conditi, però, con semplici aggettivi che ci fanno capire ad esempio che una sostanza 'spopola' (e quindi è particolarmente gradita), anche quando (ancora?) non è così, allora le opinioni cambiano. La propensione al consumo aumenta", sottolinea anche in un post sul suo blog.  Per Gatti tutto questo potrebbe essere successo "anche col fentanil". Sembra che l'arrivo della novità sul mercato, analizza, sia "preceduto da una sorta di 'campagna pubblicitaria'. La domanda è: stiamo cadendo in una specie di 'loop' in cui tutti hanno bisogno di novità e in cui anche social e media rischiano di diventare, a loro volta ed involontariamente, strumento di presentazione e promozione di prodotti? E intanto chi consuma corre a comprarsi la novità".  Va detto poi, avverte ancora l'esperto, che sotto un 'cappello di tendenza', come oggi è la cocaina rosa, "il rischio è che circoli anche altro". La cocaina rosa di cui si parla anche nell'ultimo report europeo contiene - si è detto - 2CB. "In realtà - avverte Gatti - quello che circola in Europa spesso non è nemmeno quello. C'è però questa immagine accattivante e misteriosa. Fonti dicono che la sostanza costa da 200 a 400 euro al grammo, e che spopola. Ma come fanno così tanti minori", e non solo, "ad avere a disposizione tutti questi soldi? Forse c'è qualcosa che non abbiamo capito".  Le droghe illecite, evidenzia Gatti nel suo focus, "sono da tempo diventate un bene di consumo diffuso. Spesso sono legate a danni per la salute e alcune anche a decessi, non solo per overdosi. Eppure si vendono e si vendono bene. Il mercato sembra in grado di condizionare la domanda e, per accontentare sempre più clienti di diversa tipologia, si va differenziando con prodotti nuovi. Il salto generazionale della proposta commerciale sembra orientarsi progressivamente verso prodotti mix, dove diversi principi attivi, sintetizzati in laboratorio, generano l'effetto che, in definitiva, è ciò che il cliente compra: l'effetto, più che la sostanza".  Ma "chiunque produca e venda qualcosa, sa bene come sia difficile farsi strada per incontrare la domanda della clientela e, ancor più, per imporre nuovi prodotti. Nella società interconnessa, poi, l'uso dei nuovi media, dei social e dei media tradizionali è ancor più complesso di un tempo: richiede strategie e planning ben studiati, l'utilizzo di testimonial e influencer adatti e soprattutto la convergenza di azioni necessaria per creare di continuo aspettative favorevoli o, almeno, curiosità, verso un determinato consumo". Il problema, osserva Gatti, è che "per quanto riguarda le droghe illecite siamo portati a pensare che tutto ciò non avvenga. In pratica, le droghe sarebbero prodotti che si vendono (magicamente) da soli, al più veicolati dai pusher che vediamo in strada". Forse non è proprio così, conclude. "E continuare ad ignorare che esiste un lavoro attivo e continuo per far sì che nella testa di ciascuno il consumo di droghe diventi qualcosa di desiderabile e vincente o almeno accettabile, è davvero un errore. Ho la sensazione netta che anche il mercato delle droghe giochi con la comunicazione. Ed è un segnale che sulla questione dipendenze bisogna lavorare di più dal punto di vista della prevenzione". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Bezos, il Ceo di Amazon blocca l'endorsement del Washington Post a Kamala Harris

(Adnkronos) - La testata statunitense The Washington Post ha deciso di non pubblicare un endorsement per Kamala Harris alla presidenza USA, su decisione diretta del proprietario Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Invece, il giornale ha rilasciato un editoriale a firma dell’attuale direttore Will Lewis, già figura di spicco nell’impero mediatico di Rupert Murdoch, dichiarando che la testata non avrebbe sostenuto nessun candidato in questa elezione. Questa decisione arriva solo poche settimane prima di un’elezione ritenuta cruciale e segue la recente rinuncia da parte del Los Angeles Times di sostenere pubblicamente Kamala Harris. Anche in quel caso, è stato il proprietario del giornale, Patrick Soon-Shiong, a intervenire personalmente per bloccare l’endorsement, il che ha portato alle dimissioni del responsabile della pagina degli editoriali. La questione si è intensificata rapidamente, con numerosi lettori che hanno deciso di cancellare il proprio abbonamento al Washington Post in segno di protesta contro quella che molti considerano una violazione dell’indipendenza giornalistica. Nell’editoriale, Lewis ha giustificato la scelta facendo riferimento alla storica decisione del Washington Post di non schierarsi tra John F. Kennedy e Richard Nixon nelle elezioni del 1960, menzionando i principi di integrità e rispetto della legge che la testata si impegna a mantenere. Tuttavia, per molti osservatori, la dichiarazione suona più come una giustificazione che un impegno. Alcuni hanno visto nelle parole di Lewis una mossa ambigua, una scelta che molti considerano una “resa” davanti agli interessi di Bezos, il cui impero commerciale comprende contratti significativi con il governo americano, come l’accordo Amazon con la NSA e Blue Origin con la NASA per la costruzione di un lander lunare. Secondo The Columbia Journalism Review, l’endorsement pro-Harris era già stato scritto da due membri della redazione, Charles Lane e Stephen W. Stromberg, con l’approvazione iniziale del direttore della pagina editoriale David Shipley, che però avrebbe successivamente annullato l’endorsment citando una revisione da parte di Bezos. La decisione ha portato a reazioni forti all’interno della redazione e tra i commentatori, con il sindacato dei lavoratori del Post che si è detto “profondamente preoccupato” per un’interferenza percepita come un’intrusione della proprietà nel lavoro giornalistico. L’ex direttore esecutivo del Washington Post, Marty Baron, ha definito la mossa “una codardia”, osservando come l’episodio rappresenti un “momento di oscurità che potrebbe influenzare la democrazia”. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fumo, cardiologo Festinese: "Più tempo per l'anamnesi del paziente per capire il rischio"

(Adnkronos) - "Nel monitoraggio dei fattori di rischio cardiovascolare noi cardiologi usiamo ormai di prassi indici quali glicemia e colesterolo, in particolare quello 'cattivo' (Ldl), così come la microalbuminuria e l'acido urico. Tuttavia, non abbiamo indici oggettivi per un monitoraggio sul consumo di tabacco, che rimane uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Ad oggi ci basiamo solo su quanto riferisce il paziente, ma in 2-3 minuti non riusciamo ad averne una storia esaustiva. Servirebbe dedicare più tempo all’anamnesi così da intercettare il livello di rischio per quanto riguarda il tabagismo". Lo ha detto all’Adnkronos Salute Silvio Festinese, coordinatore cardiologo della Asl Roma 1 e coordinatore della Cattedra di Farmacologia dell'Università Unicamillus di Roma, in occasione della 21esima edizione di 'Romacuore', incontro promosso dalla Società italiana di cardiologia per fare il punto sulle novità in ambito cardiologico e sui reali progressi applicabili nella clinica. Tra i temi affrontati, con una apposita sessione, il contrasto al fumo.  "Il poco tempo che dedichiamo all'abitudine tabagica dei nostri pazienti è una nota dolente – ammette Festinese – Il tabagismo necessita di più di empatia nel rapporto medico-paziente, uno o due minuti sono davvero insufficienti così come le domande estemporanee 'quante sigarette al giorno fuma?’, e 'da quanto tempo?'”.  Per Festinese 'il gold standard è che il fumo fa male, ed è ormai acclarato che per la nostra salute non bisogna fumare. Il consumo della nicotina è un fattore di rischio. Però, evidenze precise pubblicate su autorevoli riviste internazionali ci dicono che è la modalità del consumo di nicotina ad essere la vera causa del danno, non solo cardiovascolare ma anche oncologico. Infatti è la combustione che libera decine di sostanze tossiche e cancerogene che determinano poi il danno cardiopolmonare" conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fumo, Richter (Esc): "Sei mesi dopo l'infarto metà dei tabagisti dopo aver smesso ricomincia"

(Adnkronos) - "Da quanto sappiamo oggi scientificamente la cosa migliore per tutti è non fumare. Tuttavia, esiste una grandissima parte di fumatori che non riesce a smettere. Basti pensare che a sei mesi da un infarto quasi la metà di coloro che smettono ricominciano. Per queste persone è molto utile il principio della riduzione del rischio, cioè se non smettono di fumare possono passare a prodotti senza combustione, i quali hanno minore emissione di sostanze nocive, che sappiamo fino a oggi diminuisce il rischio di avere malattie collegate al fumo". Lo ha detto Dimitri Richter, president of the Council of Cardiology practice at European Society of Cardiology (Esc) in occasione della 21esima edizione di ‘Romacuore’, incontro promosso dalla Società italiana di cardiologia per fare il punto sulle novità in ambito cardiologico e sui reali progressi applicabili nella clinica. Tra i temi affrontati, con una apposita sessione, il contrasto al fumo. "Questi prodotti – spiega – contengono nicotina e la nicotina non sembra essere la causa fondamentale dell'aterosclerosi legata al fumo, determinata invece da oltre 2000 sostanze che vengono emesse quando accendiamo una sigaretta. La nicotina, quindi, non è la causa fondamentale del danno da fumo".  “La Grecia ha già emesso un decreto che riconosce i dispositivi senza combustione come prodotti che riducono l'emissioni di sostanze nocive – conclude - Altri Paesi, anche in Europa, non lo hanno fatto e il consumatore senza Linee guida ufficiali resta così privo di indicazioni".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, appello dell'Ordine dei medici: "Interventi concreti o sciopero inevitabile"

(Adnkronos) - "Sono necessari investimenti e interventi concreti per scongiurare questo sciopero" generale dei medici che si prospetta dopo che, alla protesta contro la legge di Bilancio annunciata dai medici dipendenti che hanno indetto uno sciopero nazionale per il 20 novembre, si è unita oggi quella dei medici convenzionati. Lancia un appello alle istituzioni Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). E' urgente intervenire, "altrimenti - avverte - la sanità non potrà che fermarsi per un giorno, per evitare di fermarsi per sempre". "Apprezziamo l'impegno del ministro Orazio Schillaci, che si è battuto per evitare ulteriori tagli alle risorse e per difendere il Servizio sanitario nazionale e i suoi professionisti", ribadisce Anelli. "Abbiamo accolto l'invito del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto la nostra collaborazione per trovare modelli e impiegare al meglio le risorse". Ora però, chiede, bisogna evitare lo sciopero.  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Alimenti: perché amiamo i carboidrati? Una 'love story' che risale ai Neanderthal

(Adnkronos) - Perché amiamo i carboidrati? La domanda ha ancora più valore oggi, giorno in cui si celebra in tutto il mondo il Pasta day dedicato ad uno degli alimenti cardine della dieta mediterranea italiana, tanto amato anche a livello globale. E un team di scienziati ha scoperto che questa 'love story' ha origini antichissime, risale forse anche ai tempi dei Neanderthal e precede l'avvento dell'agricoltura. Lo studio condotto da ricercatori dell'università di Buffalo e dal Jackson Laboratory parla chiaro: se abbiamo difficoltà a ridurre l'assunzione di carboidrati, la colpa potrebbe essere del Dna antico.  E' noto da tempo che gli esseri umani trasportano più copie di un gene che consente di iniziare a scomporre l'amido dei carboidrati complessi in bocca, fornendo il primo passo nel metabolismo di cibi amidacei come pane e pasta. Tuttavia, è stato notoriamente difficile per i ricercatori determinare come e quando il numero di questi geni si sia espanso. Il nuovo studio dimostra come la duplicazione di questo gene - Amy1 - potrebbe aver contribuito a plasmare l'adattamento umano agli alimenti amidacei, e questa duplicazione potrebbe essersi verificata già più di 800mila anni fa, molto prima dell'avvento dell'agricoltura. Gli autori fanno il punto dei risultati della loro ricerca su 'Science'. Lo studio dimostra in definitiva come le prime duplicazioni di questo gene abbiano posto le basi per un'ampia variazione genetica che esiste ancora oggi, influenzando l'efficacia con cui gli esseri umani digeriscono i cibi amidacei.  "L'idea è che più geni dell'amilasi si hanno, più amilasi si può produrre e più amido si può digerire efficacemente", spiega l'autore corrispondente dello studio, Omer Gokcumen, professore dell'ateneo Usa che ha condotto la ricerca. L'amilasi è un enzima che non solo scompone l'amido in glucosio, ma conferisce anche il sapore al pane, spiegano gli esperti. Gokcumen e colleghi, tra cui il coautore senior Charles Lee del Jackson Laboratory, hanno utilizzato una nuova modalità di mappatura del genoma per dettagliare a livelli massimi la regione del gene Amy1. Questa tecnica innovativa ha fornito un quadro più chiaro di come si sono evolute le duplicazioni di Amy1. Risultato: è emerso che gli antichi cacciatori-raccoglitori e persino i Neanderthal avevano già più copie di Amy1. Con buona pace dei 'pasta lovers' di oggi. Gli scienziati, per arrivare a queste conclusioni, hanno analizzato i genomi di 68 esseri umani antichi, tra cui un campione di 45mila anni fa proveniente dalla Siberia. Dallo studio è emerso che i cacciatori-raccoglitori pre-agricoli avevano già una media di 4-8 copie di Amy1 per cellula diploide, il che suggerisce che gli esseri umani si aggiravano già per l'Eurasia con un'ampia varietà di numeri elevati di copie di Amy1, ben prima di iniziare a coltivare le piante e a consumare quantità eccessive di amido. Il lavoro ha inoltre messo in luce che nei Neanderthal e nei Denisoviani si verificavano già duplicazioni del gene Amy1. E questo suggerirebbe quindi che "il gene Amy1 potrebbe essersi duplicato per la prima volta più di 800mila anni fa, ben prima che gli esseri umani si separassero dai Neanderthal e molto più indietro di quanto si pensasse in precedenza", afferma Kwondo Kim, uno degli autori principali dello studio, scienziato del laboratorio di Lee. "Le duplicazioni iniziali nei nostri genomi hanno gettato le basi per una variazione significativa nella regione dell'amilasi, consentendo agli esseri umani di adattarsi ai cambiamenti nella dieta, mentre il consumo di amido aumentava drasticamente con l'avvento di nuove tecnologie e stili di vita", aggiunge Gokcumen. La ricerca evidenzia anche come l'agricoltura abbia avuto un impatto sulla variazione di Amy1. Mentre i primi cacciatori-raccoglitori avevano più copie di geni, gli agricoltori europei hanno visto un aumento del numero medio di copie di Amy1 negli ultimi 4mila anni, probabilmente per le loro diete ricche di amido. "Le persone con un numero di copie di Amy1 più elevato probabilmente digerivano l'amido in modo più efficiente e avevano più prole", continua Gokcumen. "I loro lignaggi alla fine se la cavavano meglio in un lungo arco di tempo evolutivo rispetto a quelli con un numero di copie più basso, propagando così il numero di copie Amy1".  I risultati sono in linea anche con lavori precedenti. E, "dato il ruolo chiave della variazione del numero di copie di Amy1 nell'evoluzione umana - conclude l'autrice principale dello studio, Feyza Yilmaz (Jackson Laboratory) - questa variazione genetica rappresenta un'entusiasmante opportunità per esplorare il suo impatto sulla salute metabolica e scoprire i meccanismi coinvolti nella digestione dell'amido e nel metabolismo del glucosio". Scoperte da approfondire magari proprio davanti a un piatto di pasta.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)