'Creare futuro', filiere food fashion e forniture insieme per ispirare i talenti di domani
(Adnkronos) - Si è svolta oggi, in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy, la seconda edizione del forum 'Creare futuro', dal tema 'Competenze e formazione per il Made in Italy di domani'. L’evento, che si è svolto nella Sala del Parlamentino del Mimit e che ha visto l’intervento di Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, è stato promosso dai presidenti dei Gruppi di Giovani Imprenditori di Confindustria accessori moda, Federalimentare e FederlegnoArredo, comparti strategici che contribuiscono con il loro know-how industriale a circa il 20% del il nazionale. Nata in continuità con il successo del primo appuntamento del 2025, l’edizione di quest’anno ha voluto ribadire l’importanza del ruolo delle 3 'F' simbolo del Made in Italy - food, fashion & furniture - rafforzando il dialogo tra imprese, istituzioni e mondo della formazione e affrontando temi cruciali come innovazione, transizione digitale, qualità produttiva e competitività internazionale. In uno scenario globale sempre più complesso, il rafforzamento dei comparti produttivi passa attraverso le nuove generazioni, che rappresentano un ponte tra imprese, istituzioni e mondo della formazione. A loro è riservato il compito di essere il motore dello sviluppo strategico per il Paese, con l’obiettivo di rafforzare sempre più a livello internazionale il Made in Italy. In base alle proiezioni di Unioncamere - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, nel quinquennio 2025-2029 le imprese italiane avranno bisogno di assumere tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. Su base annua, ciò si traduce in una domanda di circa 247-268 mila laureati o diplomati ITS Academy, 185-216 mila diplomati di scuola secondaria superiore tecnico-professionale o liceale e circa 125-126 mila persone con qualifica di formazione o formazione professionale. La formazione si conferma elemento centrale anche nelle politiche di recruiting delle aziende, che chiedono oggi in prevalenza figure tecniche che tuttavia si trovano con difficoltà. Come evidenziato dalle analisi condivise da Umana, partner dell'iniziativa, un’efficace sinergia tra il mondo del lavoro e quello della formazione, come il sistema duale, rappresenta una delle risposte più efficaci a questa carenza: gli ITS, per esempio, esprimono un placement che arriva al 90% a un anno dal diploma, pur non riuscendo ancora a colmare interamente il gap del mercato. Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha commentato: “Il Made in Italy non è una celebrazione - è una missione. Questi giovani lo dimostrano ogni giorno: non hanno aspettato che qualcuno aprisse loro la strada, hanno aperto le fabbriche, cambiato il linguaggio, fatto sistema tra filiere diverse. L’esempio è il motore più potente dell’imprenditorialità, e loro ne sono già la prova. Il nostro compito come istituzioni è semplice: non ostacolare questa energia, ma moltiplicarla - con formazione più rapida, strumenti digitali accessibili e la consapevolezza che piccolo, dentro un ecosistema coeso, diventa grande.” “Le nuove generazioni - ha evidenziato nel suo intervento Carlo Briccola, presidente Gruppo Giovani Confindustria Accessori Moda - cresciute in un contesto sempre più orientato all'immediatezza, faticano oggi a cogliere appieno il valore, la cura e il lavoro che caratterizzano il Made in Italy.Per questo è necessario far evolvere il linguaggio con cui il settore si racconta, rendendolo più efficace e vicino ai giovani. Non si tratta solo di un tema culturale: molti ragazzi non conoscono i processi produttivi e, soprattutto, non percepiscono la ricchezza e la complessità di ciò che avviene ogni giorno all'interno delle imprese - le sfaccettature, e le operatività a tutti i livelli che rendono possibile creare un prodotto di qualità. Spesso, inoltre, non immaginano il ruolo attivo che potrebbero ricoprire loro stessi in questa filiera. Ma è proprio nel lavoro quotidiano che risiede il cuore del Made in Italy: ogni attività operativa, anche la più concreta, contribuisce alla riuscita del prodotto finale. Per questo, oggi più che mai, è fondamentale rafforzare il dialogo tra imprese e nuove generazioni. Il Made in Italy non ha bisogno di reinventarsi, ma di raccontarsi meglio e parlare soprattutto ai giovani, come protagonisti attivi nella costruzione del suo futuro”. Per Guglielmo Gennaro Auricchio, presidente Giovani Imprenditori di Federalimentare: "Nel contesto economico attuale, parlare di impresa significa sempre più parlare di filiera e sistema, non di singole realtà isolate. La competitività non si costruisce da soli, ma attraverso modelli strutturati, capaci di integrare competenze, risorse e visione strategica lungo tutta la catena del valore. Per i giovani imprenditori questo implica un cambio di mentalità: superare l’individualismo che storicamente caratterizza il nostro Paese e contribuire alla costruzione di un vero Sistema Italia. È solo creando un circolo virtuoso tra tutti gli attori - imprese, scuola, istituzioni e territorio - che si può generare valore duraturo e diffuso, con benefici concreti per ogni parte coinvolta. In questo scenario, la collaborazione tra scuola, impresa e territorio diventa un fattore chiave. La sfida per la nuova generazione imprenditoriale è chiara: fare sistema non è un’opzione, ma una responsabilità. Solo così sarà possibile rafforzare la competitività del Paese e costruire un futuro in cui crescita e valore siano realmente condivisi". “Il Made in Italy - ha commentato Filippo Santambrogio, presidente Gruppo Giovani Imprenditori FederlegnoArredo pnon è solo un asset economico, ma un patrimonio culturale e produttivo che contribuisce in modo determinante alla crescita del Paese . Per continuare a essere un’eccellenza riconosciuta a livello globale, però, dobbiamo investire con decisione sulle nuove generazioni, costruendo percorsi concreti che avvicinino i giovani al mondo dell’impresa. Il Forum Creare Futuro rappresenta in questo senso un momento fondamentale: uno spazio di confronto tra imprese, giovani e istituzioni sui temi chiave della competitività del Made in Italy – dalla formazione alle nuove competenze, dall’attrattività dei nostri settori alla capacità di evolvere senza perdere identità. indipendentemente dall’evoluzione dello scenario economico, avremo bisogno di migliaia di giovani formati e pronti a entrare nelle nostre imprese per portare visione, energia e nuovi linguaggi. Non si tratta solo di garantire continuità, ma di accompagnare una trasformazione necessaria. Creare Futuro nasce proprio con questo obiettivo”. I settori rappresentati costituiscono una colonna portante dell’economia italiana, sia per valore generato che per impatto occupazionale. La filiera legno-arredo registra un fatturato annuo superiore ai 51 miliardi di euro, mentre la filiera Accessori Moda si attesta intorno ai 29 miliardi. Il settore alimentare, vero gigante del Made in Italy, raggiunge invece la soglia dei 204 miliardi di euro. Anche sotto il profilo occupazionale i numeri sono rilevanti: quasi 300mila addetti operano nel legno-arredo, oltre 135 mila nella filiera accessori moda e ben 470 mila nel settore alimentare. Sul fronte dell’export, il 2025 è stato un anno da record per il comparto alimentare, che ha superato i 59 miliardi di euro, con un tendenziale dell’4,2% rispetto al 2024. La filiera accessori moda ha totalizzato 24,2 miliardi di euro di esportazioni, mentre il settore legno-arredo ha raggiunto quota 19,4 miliardi.
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A Viterbo la prima tappa della Giornata regionale delle dipendenze
(Adnkronos) - Avviare un dialogo "partecipato e continuativo con le istituzioni e le associazioni che operano sui territori, strutturando una vera e propria rete che rafforzi le politiche di prevenzione e inclusione sociale, nell’ambito del fenomeno delle dipendenze, che oggi include non soltanto l’uso di sostanze, ma anche forme di dipendenza digitale che coinvolgono sempre più precocemente i minori". È l’obiettivo della prima edizione della Giornata Regionale delle Dipendenze - nata in attuazione della Legge Regionale numero 5 del 2025, che ne istituisce la celebrazione annuale il 6 maggio - promossa dall’Asp Isma – Istituti di Santa Maria in Aquiro, su mandato della Regione Lazio. Il percorso preparatorio parte oggi da Viterbo, con un momento di ascolto, formazione e condivisione di buone pratiche tra i diversi attori del territorio. A dare l’avvio è stato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme all’Assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, e al presidente dell’Asp Isma, Antonio De Napoli. Le prossime tappe della Giornata Regionale delle Dipendenze saranno: Frosinone, Villa Comunale (venerdì 10 aprile); Rieti, Sala consiliare della Provincia (mercoledì 15 aprile); Latina, Palazzo Comunale (giovedì 23 aprile). L’evento conclusivo si svolgerà a Roma (mercoledì 6 maggio) all’Opificio Italiacamp, in via Luigi Pierantoni 2a. Il quadro delle dipendenze nel territorio di Viterbo. Secondo gli ultimi dati disponibili, sono poco meno di 1.400 le persone seguite dall’Asl di Viterbo, di cui circa mille per dipendenze legate alle sostanze. Tra questi, la categoria più consistente resta quella degli oppiacei, pari al 65,3% dei casi. Seguono la cocaina (20,8%), e la cannabis (5,6%). La seconda area per numerosità è quella dell’alcol, con 355 persone seguite, di cui 250 uomini e 105 donne. I nuovi casi rappresentano il 28,2% del totale dell’utenza alcol-correlata. Si tratta della tipologia di dipendenza non da sostanze illegali più rilevante in assoluto, con una presenza femminile proporzionalmente più alta rispetto ad altre aree. La terza area riguarda il gioco d’azzardo patologico, che riguarda poco più di 50 casi, ma con quasi il 40% di nuovi ingressi. Il dato, pur numericamente più contenuto, conferma l’attenzione crescente verso le dipendenze comportamentali. Secondo i risultati del Progetto Selfie su oltre 7mila studenti delle scuole medie e superiori della Tuscia, promosso e presentato a Caprarola lo scorso febbraio dall’Asl di Viterbo, si registra una crescente difficoltà nel gestire il confine tra vita online e offline. L’uso intensivo delle chat e dei social network aumenta con l’età e in alcuni casi assume le caratteristiche di vera e propria dipendenza digitale. I dati mostrano che l’uso eccessivo e notturno del digitale riguarda il 47% degli studenti delle medie e sale al 64% alle superiori, con effetti documentati su sonno e regolazione emotiva. “Fare rete, in questo contesto, significa costruire legami che restano nel tempo, condividere responsabilità e visioni, impostare una strategia per il futuro, dando vita a un sistema più coeso e vicino ai bisogni reali, soprattutto dei più giovani. In questo percorso è fondamentale il ruolo della Regione Lazio, che ha scelto di affidare all’Asp Isma un progetto così rilevante e strategico su un tema complesso e in continua evoluzione come quello delle dipendenze. Si tratta di un segnale importante di fiducia e di attenzione istituzionale, che ci responsabilizza ulteriormente nel promuovere interventi efficaci, innovativi e radicati nei territori. L’obiettivo è quello di costruire una risposta integrata, valorizzando il contributo di tutti gli attori coinvolti e mettendo al centro le persone e le comunità”, conclude Antonio De Napoli, presidente dell’Asp Isma.
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BMW i3: l’inizio di una nuova era
(Adnkronos) - La BMW i3 segna un passaggio chiave nella trasformazione della gamma del costruttore tedesco, portando la filosofia della Serie 3 nell’era dell’elettrificazione. Non si tratta semplicemente di una variante a batteria, ma di un modello progettato per incarnare una nuova visione tecnica e stilistica. Secondo quanto comunicato ufficialmente, questa nuova berlina rappresenta il secondo modello della piattaforma Neue Klasse, destinata a diventare il riferimento per le future elettriche del marchio. L’approccio è chiaro: mantenere il DNA dinamico della Serie 3, ma reinterpretarlo attraverso soluzioni tecnologiche completamente nuove. Sotto il profilo tecnico, la BMW i3 50 xDrive adotta una configurazione con doppio motore elettrico, uno per asse, capace di erogare 345 kW, pari a 469 CV, con una coppia che raggiunge i 645 Nm. Numeri che confermano la volontà di non rinunciare alle prestazioni, nonostante il cambio di paradigma. Uno degli elementi più rilevanti della nuova BMW i3 elettrica è l’introduzione della sesta generazione della tecnologia BMW eDrive, che sfrutta un’architettura a 800 volt e batterie di nuova concezione. Il sistema “cell-to-pack” consente una maggiore densità energetica, contribuendo a migliorare autonomia ed efficienza. L’autonomia dichiarata arriva fino a 900 chilometri nel ciclo WLTP, un dato che la colloca tra le proposte più avanzate del segmento. Anche la ricarica rappresenta un punto di forza: con potenze fino a 400 kW in corrente continua, è possibile recuperare circa 400 km di percorrenza in soli dieci minuti. Non manca una visione più ampia della mobilità, grazie alla presenza della ricarica bidirezionale. Le funzioni Vehicle-to-Home, Vehicle-to-Grid e Vehicle-to-Load aprono nuovi scenari nell’integrazione tra auto e sistema energetico domestico. La produzione sarà avviata nello stabilimento di Monaco a partire da agosto 2026, con le prime consegne previste entro l’autunno.
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Aprilia X 250th: quando la tecnologia diventa un’esperienza reale
(Adnkronos) - Ci sono moto veloci, moto esclusive e poi esistono progetti come la Aprilia X 250th, che vanno oltre qualsiasi definizione tradizionale. Non nasce per stupire con i numeri, anche se lo fa. Nasce per portare su pista, senza filtri, una filosofia tecnica che fino a oggi era rimasta confinata nel paddock della MotoGP. La differenza della nuova Aprilia X 250th rispetto alle supersportive più evolute è proprio qui. Non si tratta di una versione potenziata di un modello esistente, ma di una reinterpretazione radicale della RSV4, sviluppata direttamente dal reparto corse con un unico obiettivo: eliminare ogni compromesso. Il risultato è una moto che cambia completamente approccio alla guida. I freni carbon-carbon, per esempio, non sono un semplice upgrade prestazionale. Modificano il modo in cui si entra in curva, richiedendo una gestione diversa della staccata e restituendo una sensibilità che ricorda più una moto da gara che un mezzo destinato a clienti privati. Lo stesso vale per l’aerodinamica. Le soluzioni derivate dalla RS-GP non servono solo a generare carico, ma a rendere la moto più stabile e prevedibile nelle fasi più critiche. In accelerazione, in inserimento, soprattutto quando il ritmo si alza davvero. Il motore V4 da 240 CV completa questo quadro. Non è solo potente, è reattivo, diretto, quasi brutale nella risposta. Una caratteristica che impone rispetto, ma che allo stesso tempo esalta chi ha la capacità di sfruttarla. Quello che colpisce, però, è il senso complessivo del progetto. La Aprilia X 250th non cerca di essere accessibile. Non prova ad adattarsi al pilota. Fa esattamente il contrario: chiede al pilota di adattarsi a lei. È una scelta chiara, quasi controcorrente in un mercato che tende a rendere tutto più facile. Qui, invece, la difficoltà diventa parte dell’esperienza. Ed è proprio questo che la rende diversa da qualsiasi altra moto oggi in vendita. Non un semplice oggetto esclusivo, ma un mezzo pensato per chi vuole davvero capire cosa significa guidare qualcosa di più vicino possibile a una MotoGP.
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Nell’era digitale il concessionario auto resta decisivo
(Adnkronos) - Nell’era dei configuratori digitali e delle ricerche online, il concessionario continua a rappresentare uno snodo decisivo nel processo di acquisto dell’auto. Questo è quanto emerge dalla nuova instant survey “Come si sceglie una nuova auto?” realizzata da Areté. Se da un lato il digitale consolida il proprio ruolo nella fase iniziale del percorso, dall’altro il momento della decisione resta fortemente legato all’esperienza fisica, infatti l’84% degli acquirenti visita più di una concessionaria e ben il 64% ne esplora almeno tre prima di prendere una decisione. A guidare davvero la scelta del modello, però, sono soprattutto fattori economici: il prezzo rappresenta il primo criterio per il 38% degli intervistati, seguito da consumi (22%) e costi di manutenzione (10%). Nel complesso, quasi tre italiani su quattro (74%) dichiarano di basare la decisione su variabili legate alla sostenibilità economica dell’acquisto. “Dalla nostra analisi emerge con chiarezza che il concessionario resta un attore essenziale nel processo di acquisto dell’auto”, ha commentato Massimo Ghenzer, Presidente di Areté. “Oltre sei italiani su dieci individuano la vettura più adatta grazie al supporto del dealer, che viene scelto soprattutto per la fiducia che è in grado di infondere, per la trasparenza con cui comunica e per la reputazione di cui gode”.
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L'esperto, "Per esodati 5.0 necessaria programmazione pluriennale incentivi e risorse certe"
(Adnkronos) - “I risultati del credito d’imposta Zes e ora il caso della Transizione 5.0 dimostrano la medesima criticità: lo strumento agevolativo in Italia è da ripensare profondamente”. A dichiararlo all'Adnkronos/Labitalia è Ivo Allegro, ceo della società di consulenza Iniziativa, commentando il recente stallo sulle risorse destinate alle imprese rimaste escluse dal piano Transizione 5.0. L'esperto di programmazione europea, finanza agevolata e politica economica sposa la linea dura tracciata da Confindustria: “Condivido le parole del presidente Emanuele Orsini, che ha lanciato un monito severo al Governo: la mancanza di fondi per i cosiddetti 'esodati 5.0' mina la fiducia tra istituzioni e sistema produttivo. Quanto denunciato da Orsini è purtroppo la cronaca di un risultato annunciato”. Secondo Allegro, il problema è strutturale: “Le agevolazioni 'episodiche', che nascono e muoiono con scadenze contratte e annunci roboanti senza programmazione e solidi meccanismi attuativi, generano effetti perversi di lock-in e spiazzamento del time to market. Se lo Stato non garantisce stabilità e certezza, le imprese semplicemente smettono di investire perché viene meno la certezza del diritto e del rientro finanziario”. La nota di Confindustria diffusa ieri ha chiesto con urgenza il rispetto degli impegni assunti lo scorso 27 novembre, invocando un tavolo di confronto con i Ministri Giorgetti, Urso e Foti. “La programmazione – continua Allegro – sembra essere il tallone d'Achille della nostra politica industriale. In Italia si continuano a preferire le 'vampate' connesse a logiche di bonus emergenziali piuttosto che politiche certe in grado di rendere il territorio attrattivo nel lungo periodo. Uno dei miei 'mantra' per lo sviluppo è la programmazione pluriennale con risorse certe su un orizzonte di almeno 24/36 mesi”. Senza questa trasparenza, il rischio è di frenare proprio le aree più dinamiche: “Specialmente al Sud, dove Puglia e Campania hanno mostrato tassi di crescita superiori a Lombardia e Veneto nell'ultimo quadriennio, le imprese non possono pianificare investimenti in beni immateriali e digitale, pilastri del paradigma 5.0, senza conoscere le dotazioni finanziarie disponibili e i meccanismi effettivi di funzionamento di strumenti sulla carta automatici”. Allegro sottolinea poi la necessità di un cambio di passo nella Pubblica amministrazione: “Il Pnrr lascia una legacy importante avendo ridato alla Pa un ruolo da protagonista, ma i tempi burocratici sono ancora costruiti per 'andare piano' e centellinare le risorse. Per innescare lo sviluppo serve un cambio di paradigma: processi di carattere industriale in grado di dare certezze nella gestione delle agevolazioni e una reale integrazione tra pubblico e privato nell'implementazione e gestione delle infrastrutture. Il Partenariato Pubblico Privato (Ppp) potrebbe essere la chiave per liberare risorse pubbliche verso sfide più rischiose, lasciando al privato la gestione efficiente”. Il rischio, conclude il fondatore di Iniziativa, "è che questo ennesimo stop-and-go condanni il Mezzogiorno a un declino agonico proprio nel momento del suo rilancio come risorsa per il debito pubblico nazionale. Bisogna smettere di dare soluzioni semplici a problemi complessi. Suggerisco di superare definitivamente i click-day e le agevolazioni automatiche prive di certezze quando le risorse sono scarse. E' il momento di strumenti a logica mista: una base certa e un'agevolazione premiale legata alla qualità dei progetti. Solo così la politica industriale diventerà una leva stabile di competitività e non un semplice antidolorifico transitorio”.
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FalComics 2026: programma, ospiti e tema "Wonder"
(Adnkronos) - Dal 15 al 17 maggio 2026, le strade di Falconara Marittima ospiteranno un palinsesto che spazia dal fumetto al gaming, fino alla musica e alle arti digitali. Il tema scelto per quest'anno è "Wonder", un concetto che invita i visitatori a recuperare uno sguardo curioso e privo di pregiudizi verso il mondo dell'immaginazione. L'evento, a ingresso gratuito, si inserisce nel circuito C.F.C. Comics Festival Community, confermando la sua natura di motore di sviluppo per l'attrattività del territorio litoraneo marchigiano.
L'identità visiva dell'edizione 2026 è affidata alla matita di Elena Casagrande, artista di fama internazionale già vincitrice dell'Eisner Award per il suo lavoro su Black Widow e firma prestigiosa per Marvel e DC Comics. La sua locandina funge da manifesto per un programma che vanta anticipazioni di rilievo, tra cui la partecipazione dei massimi esponenti delle sigle televisive italiane, Cristina D’Avena e Giorgio Vanni. Il Sindaco Stefania Signorini ha dichiarato: "FalComics è diventato, in pochi anni, uno degli appuntamenti più attesi e identitari per Falconara, capace di portare nella nostra città entusiasmo creatività e un pubblico che arriva da ogni parte d’Italia, coinvolgendo cittadini, attività, associazioni e, soprattutto, tanti giovani. Dal 15 al 17 maggio torneremo ad accogliere migliaia di visitatori per vivere insieme un evento che unisce generazioni diverse attraverso il linguaggio universale del fumetto e del mondo dell’intrattenimento. Ma FalComics è anche un formidabile motore concreto di sviluppo per tutto il territorio, un’opportunità che coinvolge Falconara nella sua interezza, contribuendo a rafforzarne l’attrattività e a creare opportunità per la nostra comunità".
Ne parla così Gianluca Del Carlo Direttore Artistico di FalComics: "Pensando alla quinta edizione di Falcomics, da quando accettammo la sfida visionaria del Sindaco Signorini, il primo pensiero che mi viene è di profonda gratitudine verso un gruppo di lavoro straordinario e verso tutta la città, perché questo festival è prima di tutto di Falconara, dei suoi vicoli, delle sue piazze, dei sorrisi di chi lo vive e lo fa vivere non solo nei giorni del festival, ma per tutto l’anno, in una fusione dove ormai non si capisce più chi abbia contaminato chi, in un’esplosione continua di emozioni". Tra le novità assolute spicca la presenza dell'illustratore giapponese Yuji Kaida, celebre universalmente come il "pittore dei kaiju" per le sue storiche rappresentazioni di Godzilla e per i lavori su franchise come Gundam e Ultraman. Per la sua prima volta in Italia, Kaida sarà protagonista di meet & greet e di una masterclass esclusiva.
Il Direttore Artistico Gianluca Del Carlo ha evidenziato: "Il festival è ormai una fusione dove non si capisce più chi abbia contaminato chi, in un’esplosione continua di emozioni che coinvolge vicoli e piazze cittadine." La manifestazione si conferma dunque uno spazio vivo in cui i linguaggi artistici dialogano con le nuove tecnologie, offrendo una prospettiva esperienziale sulla cultura contemporanea.
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40 anni fa scandalo vino al metanolo, medico-nutrizionista: "La sicurezza non è il traguardo, ma un processo di vigilanza continua".
(Adnkronos) - Quarant'anni fa una delle più grandi frodi alimentari fa scattare il panico tra gli italiani. Decessi e casi di cecità dopo il consumo di vino che si scoprì 'tagliato' con l'alcol metilico. Una 'correzione' biochimica a fini di lucro che è rimasta impressa nella memoria come una delle più spietate truffe alimentari. "Fu un atto di puro cinismo biochimico. Per innalzare la gradazione di vini poveri e di scarto, vennero utilizzate tonnellate di alcol metilico (metanolo), un solvente industriale destinato a vernici e antigelo", afferma all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum 'Giuseppe Degennaro'. Fra il 3 e l’8 marzo 1986 iniziano i primi ricoveri sospetti in Lombardia. Diversi pazienti arrivano negli ospedali di Milano, Voghera e Gallarate con sintomi devastanti: cecità improvvisa, coma e gravi acidosi metaboliche. L’11 marzo 1986 si registrano i primi decessi. I sanitari inizialmente sospettano patologie neurologiche o virali, ma "la frequenza e la similitudine dei sintomi indirizzano le indagini verso un'intossicazione acuta", ricorda Minelli. Il 17 marzo 1986 la Procura di Milano e il Centro antiveleni confermano ufficialmente la presenza di alcol metilico in dosi massicce (fino al 7%, contro un limite di legge dello 0,15%) in campioni di vino da tavola. "Mentre il metanolo era un veleno aggiunto deliberatamente per profitto, le emergenze odierne sono prevalentemente di natura microbiologica. A fare capolino nella memoria recente degli italiani sono il botulino - ricorda Minelli - spesso legato a una gestione domestica o artigianale errata delle conserve, dove l'assenza di ossigeno favorisce la tossina, e l’epatite A frequentemente associata al consumo di molluschi crudi o di frutti di bosco surgelati, ciò che evidenzia soprattutto la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globalizzate. Oggi la sicurezza alimentare dipende dalla sorveglianza epidemiologica e dall'educazione. È necessario - avverte l'immunologo - colmare il gap informativo del consumatore, che spesso percepisce il cibo 'naturale' o 'artigianale' come intrinsecamente sicuro, sottovalutando i rischi legati a temperature e conservazione. Ecco perché, quarant’anni dopo la lezione del metanolo, il messaggio resta attuale: la sicurezza non è un traguardo, ma un processo di vigilanza continua". La scoperta delal frode del vino al metanolo "fu uno shock senza precedenti perché colpì il quotidiano, visto che il vino era l'alimento base delle tavole italiane. L'idea che un gesto conviviale potesse portare alla cecità permanente o alla morte immediata generò un panico collettivo che portò al sequestro di milioni di litri di prodotto - prosegue Minelli - Alla fine, il bilancio fu devastante: 23 decessi accertati e decine di persone colpite da lesioni irreversibili". "Il metanolo - sostanza tossica per inalazione, ingestione e contatto con la pelle - è solubile in acqua oltre che in diversi solventi organici. La sua tossicità acuta, principalmente legata alla produzione del metabolita acido formico, si manifesta inizialmente con vomito, dolori addominali e poi acidosi metabolica e compromissione funzionale del sistema nervoso centrale che, in un tempo compreso tra le 12 e le 24 ore dopo l’ingestione, tende ad aggravarsi con danni al nervo ottico fino a completa cecità, scosse tonicocloniche, convulsioni e coma associato ad insufficienza multiorgano che conduce alla morte. "In Italia, quello fu il momento in cui si consumò la più grave rottura del patto di fiducia tra produttore e consumatore. Oggi la sfida è mutata. Se il metanolo rappresentò nel 1986 il culmine della frode chimica dolosa, la risposta istituzionale portò alla creazione dei Nas dei Carabinieri e all’implementazione di protocolli di tracciabilità che oggi rendono la filiera italiana tra le più sicure al mondo. Tuttavia, la cronaca recente dimostra che il rischio non è azzerato, ma ha cambiato natura", conclude Minelli.
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Oncoematologia, Ail presenta libro su impatto di ambiente e stili vita
(Adnkronos) - Raccoglie gli atti del Convegno nazionale Ail 2024, il volume dal titolo ‘L’impatto dell’ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico’, che verrà presentato mercoledì 1 aprile all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Il libro, promosso dall’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma - edito da FrancoAngeli e con la prefazione di Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail - nasce dall’esigenza di rendere disponibili i contributi scientifici, sociali e istituzionali emersi durante la quarta edizione del Convegno Ail ‘Curare è prendersi cura. Impatto ambientale e rischio sanitario, benessere e stili di vita’, che ha messo a confronto esperti di medicina, epidemiologia, scienze ambientali e sociali, rappresentanti delle Istituzioni e dell’associazionismo, con l’obiettivo di approfondire le possibili correlazioni tra inquinamento, stili di vita e rischio onco-ematologico. Il cancro - informa l’associazione in una nota - rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie e sociali: l’aumento dell’incidenza è legato non solo all’invecchiamento della popolazione, ma anche all’esposizione a fattori di rischio ambientali modificabili, come l’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua, oltre a comportamenti individuali non salutari. In questo scenario, Ail intende contribuire costantemente al dibattito pubblico promuovendo una visione integrata tra politiche ambientali e sanitarie, nel rispetto del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Il volume, a cura di Aurelio Angelini, già professore ordinario di Sociologia dell’ambiente, presidente Comitato nazionale per l’educazione alla sostenibilità Agenda 2030 e Mariaclaudia Cusumano, ricercatrice e sociologa dell’Ambiente e del territorio, Università Milano-Bicocca, raccoglie gli interventi di oltre 30 relatori che hanno affrontato temi centrali come l’impatto degli inquinanti atmosferici, delle plastiche e dei Pfas, l’alimentazione e la nutrizione, i cambiamenti climatici, l’inquinamento elettromagnetico, la prevenzione primaria, gli stili di vita sostenibili e il modello ‘One Health’. Ampio spazio è dedicato anche alle esperienze delle sezioni Ail sul territorio e al ruolo della prevenzione come strumento di tutela individuale e collettiva. La presentazione presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca rappresenta un momento di confronto istituzionale per sottolineare che "prendersi cura della salute significa anche ridurre i rischi ambientali, promuovere consapevolezza sociale e rafforzare strategie condivise per la prevenzione delle patologie onco-ematologiche" Con questa pubblicazione Ail conferma il proprio impegno, accanto al sostegno alla ricerca scientifica e all’assistenza ai pazienti ematologici, nel diffondere conoscenza e nel favorire una cultura della salute che integri ambiente, stili di vita e benessere psicofisico, nell’interesse dell’intera collettività. Da oltre 55 anni - conclude la nota - Ail, con le sue 83 sezioni provinciali e gli oltre 17mila volontari in tutta Italia, promuove e sostiene la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Assiste i malati e le loro famiglie, accompagnandoli in tutte le fasi del lungo e spesso sofferto percorso della malattia, offrendo loro servizi, conoscenza e comprensione. È al loro fianco per migliorarne la qualità della vita e sostenerli nel percorso di cura. All’evento parteciperanno anche: Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia, Università degli Studi di Milano, direttore Ematologia, direttore scientifico ff dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano; Matteo Colleoni, professore ordinario di Studi urbani, delegato del rettore per la Sostenibilità e Mobility Manager, Università Milano-Bicocca; Paola Palestini, professoressa associata Biochimica, direttrice Master Ada, Università Milano-Bicocca e Monica Bernardi, professoressa associata Sociologia dell’ambiente e del territorio, Università Milano-Bicocca, European Climate Pact Ambassador.
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Iran, Aidit Confindustria: "Effetto guerra su mercato turistico, prenotazioni giù e crescono cancellazioni e costi"
(Adnkronos) - Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno incidendo in modo rilevante sul mercato turistico italiano, determinando un cambiamento nei comportamenti di acquisto dei viaggiatori e un aumento della complessità gestionale per gli operatori della distribuzione. È quanto emerge dall’Osservatorio Aidit Federturismo Confindustria, realizzato il 25 marzo scorso su un campione di 235 agenzie di viaggio distribuite su tutto il territorio nazionale e che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare in anteprima. Il 75% degli operatori rileva un impatto significativo sul proprio business, con effetti che si manifestano principalmente su tre direttrici: riduzione delle nuove prenotazioni (90,1%), incremento dei costi operativi (49,8%), aumento delle cancellazioni e delle richieste di rimborso (42,5%). Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno producendo una riallocazione dei flussi: le destinazioni più penalizzate risultano Medio Oriente (oltre 80%), Nord Africa (66%) e Turchia (47%). È quanto emerge dall’Osservatorio Aidit Federturismo Confindustria, realizzato il 25 marzo scorso su un campione di 235 agenzie di viaggio distribuite su tutto il territorio nazionale e che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare in anteprima. Secondo l'Osservatorio sono in crescita le destinazioni percepite come più stabili, in particolare Italia (41,1%), Spagna (23,6%), crociere e bacino Mediterraneo. Il dato evidenzia una maggiore propensione verso destinazioni di prossimità o a rischio percepito inferiore. L’Osservatorio rileva elementi di criticità nella gestione operativa della filiera: le policy dei vettori aerei sono considerate adeguate solo dal 31,6% degli operatori, mentre il restante campione le giudica poco chiare o penalizzanti: emergono esigenze di maggiore flessibilità, chiarezza e supporto operativo, in particolare su cancellazioni e rimborsi. Per quanto riguarda i tour operator, il giudizio appare complessivamente più equilibrato, con una prevalenza di valutazioni positive, ma con margini di miglioramento su policy e tempi di gestione. Secondo Aidit, il quadro mette in rilievo una contrazione della domanda accompagnata da un incremento delle attività di gestione post-vendita. L’indagine evidenzia anche un cambiamento significativo nel comportamento dei viaggiatori: oltre l’80% delle agenzie segnala variazioni rilevanti, il 62% dei clienti tende a rimandare la prenotazione, il 21,8% richiede modifiche o informazioni aggiuntive. Il principale driver di scelta è la sicurezza (55,8%), seguita da flessibilità e prezzo. Si osserva inoltre un aumento della volatilità della domanda: il 61,7% degli operatori prevede prenotazioni caratterizzate da elevata incertezza per la stagione estiva. E le aspettative delle agenzie di viaggi per la stagione estiva risultano orientate alla cautela: il 72,2% degli operatori prevede una contrazione della domanda, una quota limitata prevede stabilità o crescita. "I dati dell’Osservatorio confermano che, in presenza di shock geopolitici, il turismo non si ferma ma cambia rapidamente forma. I clienti diventano più cauti, più informati e chiedono maggiore protezione. In questo contesto, il turismo organizzato e le agenzie di viaggio rappresentano un presidio fondamentale di sicurezza, assistenza e gestione del rischio per i cittadini", spiega Domenico Pellegrino, presidente di Aidit Federturismo Confindustria. "Serve una piena consapevolezza istituzionale del ruolo economico e sociale della distribuzione turistica, anche nelle fasi di crisi. In questo quadro, riteniamo fondamentale avviare un confronto strutturato con il Governo. La recente assunzione ad interim della delega al Turismo da parte del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni rappresenta un’ulteriore opportunità per rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese su temi centrali come sicurezza, regolazione del mercato e sostegno alla domanda", conclude.
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