Perdita olfatto in over 70? 'Spia' di rischio più alto ictus e malattie cuore

(Adnkronos) - Il nostro naso potrebbe essere uno degli indicatori più precoci della salute del cuore e del cervello, e svolgere dunque il ruolo di 'sentinella'. Secondo un recente studio condotto dall'Università del Michigan e pubblicato sulla rivista scientifica 'Jama Otolaryngology', la perdita totale dell'olfatto (anosmia) negli adulti sopra i 70 anni è associata a un rischio significativamente maggiore di sviluppare ictus e malattie coronariche, come l'angina o l'ischemia.  La ricerca ha monitorato per 9 anni un campione di 5.142 adulti, evidenziando che i soggetti anosmici presentavano un rischio di eventi cardiovascolari doppio rispetto a chi manteneva un olfatto normale, con una criticità maggiore rilevata nei primi quattro anni dal test. Fino a oggi, i disturbi dell'olfatto erano stati associati principalmente a patologie neurodegenerative, dove la neuroinfiammazione gioca un ruolo da protagonista la scoperta di un legame con il rischio cardiovascolare suggerisce che l’infiammazione del sistema nervoso possa essere il comune denominatore. E proprio il "legame tra olfatto e patologie cardiovascolari, in particolare con l'ictus, rappresenta una scoperta scientifica di rilievo - evidenzia Arianna Di Stadio, neuro-otorinolaringoiatra, professoressa di Otorinolaringoiatria all'Università Link di Roma e ricercatrice presso l'Ucl Queen square neurology di Londra - Fino a poco tempo fa consideravamo l'olfatto solo in relazione a malattie neuroinfiammatorie e neurodegenerative, oggi capiamo che la perdita dei sensi può riflettere uno stato di infiammazione sistemica che colpisce anche i vasi sanguigni cerebrali e cardiaci".  Le ipotesi dei ricercatori suggeriscono che l'anosmia possa riflettere cambiamenti strutturali nei vasi cerebrali o essere la conseguenza di una degenerazione dell'epitelio nasale legata a processi infiammatori. "Il test dell'olfatto è rapido ed economico - prosegue Di Stadio - Il suo impiego da parte del medico di base potrebbe permettere di identificare precocemente i pazienti in cui la neuroinfiammazione sta già agendo silenziosamente, consentendo un monitoraggio più attento per prevenire eventi gravi come l'ictus". La 'degenerazione' dei sensi e del cervello non dipende esclusivamente dall'età, ma è strettamente influenzata da fattori modificabili. "Una sana alimentazione, l'attività fisica all'aria aperta e una supplementazione preventiva ai primi segnali di anosmia con sostanze fisiologiche antineuroinfiammazione come, ad esempio, quelle precedentemente utilizzate nei nostri precedenti studi sul Covid, rappresentano strumenti potenti per contrastare la neuroinfiammazione - conclude Di Stadio - Proteggere l'olfatto significa, in ultima analisi, proteggere il cuore e preservare la funzionalità del cervello". 
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Sanità, Schillaci: "Via libera a 3 lauree magistrali per rilanciare la professione degli infermieri"

(Adnkronos) - "Desidero condividere la soddisfazione per un importante traguardo raggiunto: il decreto grazie al quale c'è il via libera definitivo al nuovo percorso formativo per gli infermieri, per ridare attrattività alla vostra professione e superare il clima di disaffezione verso la sanità pubblica". Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schilaci, in un videomessaggio inviato alla presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche in occasione del Consiglio nazionale di Fnopi. Schillaci, dopo aver annunciato "la conclusione dell'iter di istituzione delle 3 lauree magistrali", ha sottolineato a più riprese il "valore della professione infermieristica" nel sistema assistenziale.  "In questi anni con la presidente Mangiacavalli ci siamo confrontati spesso - ha ricordato il ministro - Questo risultato dimostra che quando c'è collaborazione e dialogo reale arrivano le risposte. Infatti sappiamo bene che la vera carenza che affligge tanti sistemi sanitari riguarda proprio gli infermieri, oltre ad alcune specifiche discipline mediche. E' una criticità che dobbiamo superare per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione e all'aumento delle patologie croniche che richiedono sempre più una accurata assistenza infermieristica". "Oggi i bisogni sono sempre più sociosanitari e il ruolo degli infermieri in questa sfida è fondamentale - ha evidenziato Schillaci - Con l'introduzione delle laure magistrali specialistiche andiamo incontro alle legittime richieste dei giovani che vogliono prospettive di carriera, competenze specifiche, e puntiamo a invertire un trend che per anni ha visto l'Italia formare i migliori infermieri per poi vederli emigrare spesso all'estero. Ma incidiamo anche sulla qualità del sistema assistenziale. Contare su un personale infermieristico adeguatamente formato significa infatti garantire cure più rispondenti ai bisogni dei pazienti, vuol dire rafforzare l'assistenza territoriale, le cure pediatriche e quelle neonatali. Anche questo è parte della strategia di valorizzazione della professione infermieristica che è un punto fermo della politica di questo Governo, Governo che è intervenuto con misure concrete e mirate in tutte le manovre finanziarie".  "Anche nell'ultima legge di Bilancio", ha rimarcato il ministro, ci sono "risorse destinate in particolare all'assunzione di infermieri. Aumentiamo l'indennità di specificità infermieristica, detassiamo gli straordinari. Con l'approvazione dell'emendamento al Milleproroghe, inoltre, si consente agli infermieri del Ssn di esercitare l'attività libero professionale al di fuori dell'orario di lavoro fino al 31 dicembre 2027. In linea generale c'è una strategia chiara: riconoscere ai professionisti della salute ciò che meritano e farli partecipi del processo di innovazione del Ssn. Per rendere la nostra sanità più moderna ed efficiente, oltre a intervenire sui modelli organizzativi, dobbiamo riformare le competenze di tutti i professionisti che vi operano. In questa direzione va la riforma delle professioni sanitarie, che punta tra l'altro proprio a diminuire la burocratizzazione e a valorizzare le competenze proprio delle professioni sanitarie".  Infine, Schillaci ha ricordato le celebrazioni per la Giornata nazionale del personale sanitario, socio-sanitario e socio-assistenziale del volontariato (20 febbraio). "E' stata un'occasione di riconoscimento del vostro lavoro a tutela della salute di tutti i cittadini, ma anche un momento di riflessione sul valore della relazione di cura in una sanità che diventa sempre più tecnologica. Questo assume un significato particolare per gli infermieri che, oltre che per le competenze tecniche in continua evoluzione, si distinguono per la capacità di costruire una relazione di cura fatta di capacità di ascolto, di empatia, di attenzione verso la persona nella sua interezza", ha concluso il ministro.  
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Università, Bernini: "Al via le lauree magistrali per infermieri più specializzati"

(Adnkronos) - "Gli infermieri e le infermiere sono la presenza che non arretra, la competenza che rassicura, la professionalità che trasforma la cura in relazione umana. Oggi possiamo dire di avere raggiunto insieme un traguardo importante: abbiamo introdotto le lauree magistrali a indirizzo clinico, un passaggio decisivo per formare infermieri sempre più specializzati, pronti ad affrontare le sfide della medicina contemporanea e dei nuovi bisogni di salute". Lo ha detto Anna Maria Bernini, ministro dell'Università e della Ricerca (Miur), in un videomessaggio inviato alla presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche in occasione del Consiglio nazionale Fnopi.  "L'iter del provvedimento è finalmente concluso. Grazie a voi - ha sottolineato Bernini - perché questo significa riconoscere che l'assistenza infermieristica è una competenza avanzata, significa valorizzare professionalità che operano in contesti sempre più complessi e rafforzare la qualità delle cure. Nascono così percorsi specialistici in settori cruciali, cure primarie di comunità, emergenza terapia intensiva, ambito neonatale pediatrico. Figure nuove, competenze mirate, responsabilità più definite. E' un passo che rafforza il sistema sanitario, sostiene la medicina di prossimità e risponde concretamente alla domanda di salute che cambia".  Questa riforma "è il risultato di un lavoro condiviso, di un confronto che ha visto tutti noi protagonisti. Grazie per quello che fate ogni giorno, per la vostra competenza, grazie per la vostra umanità. Il Paese ha bisogno di voi e noi siamo sempre al vostro fianco", ha concluso il ministro.   
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L'infanzia in musica risuona all'Ambasciata della Repubblica di Bulgaria a Roma

(Adnkronos) - Le migliori note d'autore dedicate ai bambini. E' stato questo il filo conduttore della serata di beneficenza che si è svolta il 19 febbraio a Roma presso l'Ambasciata della Repubblica di Bulgaria. Un concerto dal titolo emblematico, 'La piccola armonia', dedicato proprio a evidenziare come i grandi compositori hanno celebrato in musica l'infanzia nelle loro pagine più poetiche. L'evento rappresenta l'appuntamento annuale con la Rassegna musicale ideata e curata da Tiziana Martino de Carles Marconi, e giunta alla 20ma edizione. Un'iniziativa benefica che vedrà, in questo caso, devoluto il ricavato alla Cooperativa Garibaldi, da sempre impegnata per l'inclusione dei ragazzi con fragilità.  A promuovere la Rassegna l'Inner Wheel Club Roma Eur - Distretto 208 Italia - International Inner Wheel con il Rotary Club Roma Eur - Distretto 2080. L'evento è stato aperto dal saluto di Ermelina Peycheva, Incaricato d'affari e vice Capo Missione dell'Ambasciata della Repubblica di Bulgaria a Roma, che ha sottolineato quanto questa collaborazione esprima il legame tra Italia e Bulgaria sul piano culturale, ringraziando per il lavoro profuso come vera 'vocazione' nell'organizzazione la madrina Tiziana Martino de Carles Marconi, past governatrice Inner Wheel Club Roma Eur, con Francesco Martino de Carles, past presidente e socio Rotary Club Roma Eur. Sono quindi intervenute, a rappresentare i rispettivi club, Grazia Saporito, presidente Iwc Roma Eur e vicepresidente Rotary Club Roma, e Elsa Marchitelli, vicepresidente Rotary Club Roma Eur. Ogni anno viene proposto un tema musicale diverso: partita con 'Roma di note', la Rassegna è proseguita sulla Via Francigena e tra borghi, castelli, piazze e salotti della Vecchia Europa, con soste speciali come 'Ciak si suona' per il grande cinema, Sissi, il Jazz, l'Opera e le donne, un convenzionale compleanno di Chopin, un anno di leggerezza con i fiori, il leggendario Morricone, la musica destinata a momenti di festa, gioia e condivisione e un 'Giro del mondo in 80 minuti', per approdare, quest'anno, all'infanzia. Ogni tema è sviluppato insieme alla musicologa Gaia Vazzoler, che conduce la serata e si esibisce al pianoforte accompagnata, ogni anno, da un giovane musicista con uno strumento diverso: dal violino alla fisarmonica, dal flauto alla chitarra. In questa 20ma edizione è stata la volta dell'arpa, suonata dalla ventunenne Marta Natuzzi, solista emergente. Un duo insolito, quello di arpa e pianoforte, come ha spiegato Gaia Vazzoler, perché il pianoforte rischia di coprire il timbro dell'arpa, quindi ancora più apprezzabile l'armonia e l'equilibrio creato per ricreare l'atmosfera giocosa e al tempo stesso sognante dei bambini. Il mondo dell'infanzia, infatti, ha ispirato alcuni dei più grandi musicisti di ogni tempo, che lo hanno raccontato con delicatezza e virtuosismo. Ecco, allora, risuonare le note di Mozart, che seppe unire semplicità e genio, e poi di Schumann, con il suo ispirato 'Album per l gioventù', fino a Caikovskij, che trasformò i ricordi infantili in miniature musicali eterne. Ancora, le ninne nanne di Tournier, Fauré e dell'artista bulgaro Vladigerov, in omaggio alla sede ospitante. Poi una serie di Debussy dedicata ai bambini e la suite di Ravel ispirata alla madre. Gran finale con, nel bis, la più famosa delle ninne nanne, quella di Brahms.  
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Svelato il segreto del prurito, ecco perché non riusciamo a smettere di grattarci

(Adnkronos) -
Svelato il segreto del prurito e il motivo per cui, grattandoci, proviamo sollievo e capiamo che è il momento di fermarci. La scoperta - che potrebbe aprire nuove speranze per alleviare la sofferenza dei pazienti con malattie associate a prurito cronico come dermatite atopica, eczema o psoriasi al 70esimo Congresso annuale della Biophysical Society, in programma a San Francisco fino a mercoledì 25 febbraio.   Lo studio, firmato da Roberta Gualdani e dai colleghi dell'università belga di Lovanio, dimostra il ruolo chiave e "inaspettato" giocato dal canale ionico Trpv4, una struttura proteica che attraversa la membrana delle cellule gestendo il 'traffico' di ioni dall'esterno all'interno, o viceversa.  "Inizialmente - racconta Gualdani - stavamo studiando il Trpv4 nel contesto del dolore, ma invece di un fenotipo doloroso, è emerso molto chiaramente" come questo canale ionico fosse collegato a "un'alterazione del prurito, e in particolare del modo in cui viene regolato il comportamento di grattarsi". Trpv4, descrivono gli scienziati, appartiene a una famiglia di canali ionici che agiscono come 'porte molecolari' anche nelle membrane dei neuroni sensoriali, permettendo agli ioni di fluire in risposta a stimoli fisici o chimici. Queste strutture aiutano il sistema nervoso a rilevare temperatura, pressione e stress tissutale. Il sospetto che Trpv4 partecipi alla meccanosensazione - ossia il processo biologico attraverso il quale le cellule percepiscono forze fisiche - non era nuovo, me il ruolo di questo canale nel prurito restava controverso. Per comprenderlo con precisione, il laboratorio di Gualdani ha progettato un modello di topo geneticamente modificato in modo da eliminare selettivamente il Trpv4 solo nei neuroni sensoriali. Un approccio che ha consentito ai ricercatori di bypassare il limite principale degli studi precedenti, in cui Trpv4 veniva rimosso da tutti i tessuti rendendo difficile individuare dove il canale agisse effettivamente. Utilizzando un mix di strumenti genetici, imaging del calcio e test comportamentali, gli studiosi hanno chiarito che il Trpv4 neuronale è espresso nelle cellule nervose classicamente correlate al tatto, chiamate meccanorecettori Aβ a bassa soglia, così come in sottogruppi di neuroni sensoriali collegati alle vie del prurito e del dolore. Quando gli scienziati hanno indotto nei topi una condizione di prurito cronico simile a quello che caratterizza la dermatite atopica, hanno osservato "risultati sorprendenti": i roditori privi di Trpv4 neuronale si grattavano meno spesso, ma ogni volta che lo facevano andavano avanti molto più a lungo del normale. I ricercatori hanno così dedotto che questo canale ionico ha una doppia funzione: nelle cellule della pelle il Trpv4 'accende' la sensazione di prurito, mentre nei neuroni meccanosensoriali la 'spegne' lanciando un segnale di feedback negativo. Fa partire cioè un messaggio neurale per dire al midollo spinale e al cervello che ci siamo grattati a sufficienza, che è il momento di smettere. Senza Trpv4 neuronale questo segnale non viene inviato, non si prova sollievo e ci si continua a grattare.  I risultati del lavoro suggeriscono che "il ruolo del Trpv4 nel prurito è più complesso di quanto si pensasse in precedenza. Mentre il canale nelle cellule cutanee sembra innescare le sensazioni di prurito, lo stesso canale nei neuroni sembra contribuire a regolarle e a limitarle", riassumono gli autori. "Questo duplice ruolo - sottolineano - ha importanti implicazioni per lo sviluppo di farmaci". "Bloccare in modo generalizzato il Trpv4 potrebbe non essere la soluzione" per contrastare il prurito cronico associato a patologie, spiega Gualdani. "Le terapie future - prospetta la scienziata - potrebbero dover essere molto più mirate, forse agendo solo sulla pelle, senza interferire con i meccanismi neuronali che ci dicono quando smettere di grattarci". "Il prurito cronico colpisce milioni di persone affette da condizioni come eczema, psoriasi e malattie renali, ma i trattamenti efficaci sono ancora limitati", ricordano i ricercatori. "Comprendere i meccanismi precisi che regolano il prurito, incluso quello che dice quando smettere di grattarsi - concludono - potrebbe aprire nuove strade allo sviluppo terapeutico".  
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Porridge anti-colesterolo, ecco perché lo riduce: il segreto è una porzione al giorno per 4 settimane

(Adnkronos) - Una colazione anti-colesterolo. Il primo pasto della giornata può avere un ruolo ancor più importante per gli effetti sulla salute se 'arruola' una ricetta 'made in Britain'. Gli italiani puntano sempre di più sul porridge, la colazione anglosassone conosciuta in tutto il mondo che ha alla base l'avena. "Non è scontato che un alimento comune riceva l'approvazione ufficiale delle autorità sanitarie per le sue proprietà terapeutiche. Il porridge di avena, tuttavia, rappresenta un'eccezione documentata. Numerosi studi clinici confermano che il consumo regolare di questo cereale è uno dei metodi naturali più efficaci per gestire la ipercolesterolemia, riducendo specificamente il colesterolo Ldl (quello comunemente definito 'cattivo') senza intaccare i livelli di quello Hdl ('buono')", sottolinea il team di biologi nutrizionisti Matteo Minelli, Ilaria Vergallo e Dominga Maio, del network Polismail di Lecce.   "Il segreto dell'avena risiede in una particolare fibra solubile chiamata beta-glucano. A differenza delle fibre insolubili (come la crusca di frumento, utile per la regolarità intestinale), il beta-glucano ha una struttura molecolare che, a contatto con i liquidi nello stomaco, si trasforma in un gel viscoso e denso - prosegue l'approfondimento - Questo gel agisce come una sorta di 'spugna biologica'. Durante il processo digestivo, intrappola gli acidi biliari ricchi di colesterolo, impedendo loro di essere riassorbiti nel flusso sanguigno attraverso l'intestino tenue. Di conseguenza, il fegato è costretto a prelevare ulteriore colesterolo dal sangue per produrre nuovi acidi biliari, abbassandone così la concentrazione circolante". La ricerca scientifica ha stabilito parametri precisi per ottenere benefici tangibili, tanto che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha confermato che l'effetto benefico si ottiene con l'assunzione giornaliera di 3 grammi di beta-glucani da avena. "Una porzione di porridge (circa 40-60 g di fiocchi) fornisce mediamente tra 1,5 e 2 grammi di questa fibra. Integrando l'avena quotidianamente, si può osservare una riduzione del colesterolo Ldl compresa tra il 5% e il 10% in circa 4 settimane", suggeriscono gli esperti.   Ma oltre al sequestro dei sali biliari, l'avena vanta un basso indice glicemico. "Questo limita i picchi di insulina, l'ormone che, se in eccesso, segnala al fegato di produrre più colesterolo endogeno", ricordano i biologi.  "Ulteriore beneficio del porridge - aggiungono - è legato al fatto che l'avena contiene gli avenantramidi, un gruppo unico di antiossidanti che combattono l'infiammazione delle pareti arteriose. Questi composti impediscono al colesterolo Ldl di ossidarsi; è infatti l'ossidazione del colesterolo, e non la sua semplice presenza, a favorire la formazione delle placche aterosclerotiche".  Per trasformare il porridge in uno strumento di prevenzione, "la chiave non è la quantità occasionale - concludono gli esperti - ma la frequenza". Non un pasto occasionale, quindi, ma una scelta più o meno costante. "Sostituire colazioni ricche di zuccheri raffinati o grassi saturi con una tazza di avena preparata con acqua o latte vegetale non zuccherato rappresenta un intervento dietetico a basso costo e ad alto impatto sulla longevità cardiovascolare", spiegano gli esperti.  
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Arrivano i pomodori egiziani, medico-nutrizionista: "Quelli italiani più buoni e sicuri"

(Adnkronos) - Dopo quelli cinesi, ecco arrivare sulle tavole degli italiani i pomodori egiziani. La recente e massiccia espansione delle importazioni di derivati del pomodoro dall'Egitto verso il mercato europeo (+88% nell'ultimo semestre 2025), oltre che come fenomeno economico o geopolitico, secondo l'esperto va analizzato anche sotto la lente della sicurezza alimentare e della prevenzione clinica.   "Il punto più critico della questione risiede nell'impiego di molecole chimiche bandite dal regolamento comunitario per la loro accertata tossicità sull'uomo. Mentre l'agricoltura italiana opera in regime di 'tolleranza zero' o limiti minimi precauzionali, le analisi sui prodotti extra-Ue rivelano spesso residui di sostanze tutt'altro che tranquillizzanti. Figurano tra queste il mancozeb e il chlorpyrifos", dice il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.  "Il primo (mancozeb) - spiega - è un fungicida classificato come un potente interferente endocrino. La letteratura scientifica evidenzia la sua capacità di alterare la funzionalità tiroidea e interferire con il metabolismo ormonale. L’esposizione cronica, anche a bassi dosaggi, è associata, in forza di un effetto accumulo, a rischi teratogeni. Il secondo (chlorpyrifos) è invece un insetticida organofosforico la cui pericolosità per lo sviluppo neurologico, specialmente nell'infanzia, ha portato al suo bando totale in Ue nel 2020. Agisce inibendo l’acetilcolinesterasi, con potenziali danni permanenti alle funzioni cognitive e comportamentali. ​L'importazione di prodotti coltivati con queste sostanze configura un vero e proprio 'dumping sanitario', dove il risparmio alla cassa si traduce in un rischio tossicologico silente per l'organismo". ​"​Difendere la filiera italiana non significa solo escludere il rischio, ma garantire un beneficio", precisa Minelli. "Il pomodoro italiano - rimarca - non è un semplice ingrediente, ma un concentrato di molecole bioattive. Grazie alle varietà selezionate (come il San Marzano) e all'esposizione solare ottimale dei nostri territori, il contenuto di licopene è ai vertici mondiali. Questo carotenoide è un potentissimo antiossidante che protegge il sistema cardiovascolare e riduce lo stress ossidativo cellulare. La trasformazione industriale italiana (passate, concentrati) ottimizza la biodisponibilità di questa molecola, rendendola più facilmente assimilabile rispetto al prodotto crudo. I suoli italiani, spesso di origine vulcanica o ricchi di microelementi, favoriscono una sintesi superiore di vitamina C, polifenoli e flavonoidi. Questi agiscono in sinergia con il licopene, potenziando le difese immunitarie e contrastando l'infiammazione sistemica di basso grado".  Secondo l'immunologo-nutrizionista, poi, "esiste un legame indissolubile tra etica del lavoro e sicurezza alimentare. Le segnalazioni di sfruttamento del lavoro minorile e di precarie condizioni igienico-sanitarie nelle aree di raccolta del Delta del Nilo aumentano esponenzialmente il rischio di contaminazioni microbiologiche crociate. Al contrario, la filiera italiana garantisce tracciabilità e protocolli di sterilità industriale che blindano il prodotto finito, proteggendo il consumatore da patogeni che potrebbero resistere a processi di trasformazione meno rigorosi".  ​In conclusione, rispetto all'arrivo di pomodoro dalle Piramidi alla Penisola, "​in un'epoca in cui la medicina moderna si sposta sempre più verso la personalizzazione e la prevenzione, la scelta dei nutrienti diventa un atto clinico - avverte Minelli - Sostituire l''oro rosso' italiano con derivati provenienti da mercati deregolamentati significa esporre la popolazione a un 'effetto cocktail' di pesticidi e, contemporaneamente, privarla di quegli apporti protettivi fondamentali della dieta mediterranea. ​La tutela del pomodoro italiano, con i suoi 4 miliardi di fatturato e i suoi rigorosi controlli, non è una battaglia di parte: è una misura di prevenzione primaria necessaria per la salvaguardia della salute pubblica e del nostro patrimonio biologico".  
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Trapianti, Ordine psicologi: "Morte Domenico choc collettivo, sostegno stabile a famiglia"

(Adnkronos) - Cordoglio e vicinanza alla famiglia del piccolo Domenico arrivano dal Cnop, Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi. A parlare all'Adnkronos Salute è la presidente Maria Antonietta Gulino, che sottolinea come la "tragedia abbia colpito non solo i genitori, ma l'intera comunità", oggi sotto choc. "E' il dramma di una famiglia che è stato condiviso da tutti noi - spiega - Mi ricorda, per l'attenzione e la partecipazione collettiva, quanto accadde con Alfredino Rampi a Vermicino. Sono vicende diverse, ovviamente, ma in entrambi i casi l'Italia ha seguito con il fiato sospeso le notizie di un bambino". Domenico, 2 anni e mezzo, era in attesa di un secondo cuore nuovo. Sembrava poter esserci "una speranza concreta di miglioramento - osserva Gulino - Per questo la sua morte rappresenta un trauma dentro il trauma: alla sofferenza della malattia si è aggiunta la rottura di una speranza. E' un dolore che si amplia e si dilata".  La presidente Cnop evidenzia la forza della madre del bimbo, Patrizia, "che non ha mai perso la speranza", e ricorda che la perdita di un figlio così piccolo "viene percepita come innaturale. Ai genitori è chiesta una prova enorme di coraggio per andare avanti". Gulino precisa che "il sostegno psicologico deve essere garantito non solo nell'immediato, ma nel tempo. Questo è un lutto sociale, non soltanto privato. Tuttavia - avverte - bisogna evitare la spettacolarizzazione. Serve rispetto e anche la capacità di restare in silenzio".  Gli psicologi, "già attivati, offriranno ascolto e supporto per aiutare la famiglia ad affrontare le diverse fasi del lutto: dalla perdita all'elaborazione, fino alle emozioni più complesse come rabbia, senso di colpa e vergogna. Sono emozioni naturali - rimarca la presidente Cnop - che vanno riconosciute e legittimate, evitando che si trasformino in isolamento o, peggio ancora, in 'autoaccusa'".  Un passaggio delicato arriverà quando si spegneranno i riflettori mediatici. "Il momento più difficile sarà dopo questi giorni di clamore. Il sostegno deve continuare nel tempo - ripete la psicologa - per evitare che il dolore paralizzi il futuro e comprometta i legami familiari". Infine, l'idea di una Fondazione dedicata al piccolo Domenico viene vista come "un modo per trasformare il dolore in memoria viva". Domenico "non è solo l'immagine di un letto d'ospedale - conclude Gulino - Ha vissuto 2 anni e mezzo, ha avuto una storia e tanto amore. L'obiettivo del supporto psicologico è aiutare i genitori a custodire quel ricordo" senza restare schiacciati dal dolore.  
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Covid, 6 anni fa il paziente 1. Andreoni: "Ecco cosa non abbiamo imparato"

(Adnkronos) - A 6 anni dalla notizia che il 21 febbraio 2020 fece il giro del mondo, la scoperta del 'paziente 1' della pandemia di Covid-19 in Italia, il bilancio è in chiaroscuro. Se da un lato il Paese ha dimostrato capacità di reazione, dall'altro restano nodi irrisolti, a partire dalla prevenzione. A tracciare il quadro è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). "La prevenzione resta la grande dimenticata. La pandemia è stata una lezione per tutti, ma alcune cose non le abbiamo davvero imparate. Prima fra tutte l'importanza della prevenzione", spiega Andreoni all'Adnkronos Salute. "Durante gli anni più duri dell'emergenza pandemica si sono raggiunti i livelli più alti di copertura vaccinale, non solo contro il Covid, ma anche contro l’influenza. Poi però - osserva l'infettivologo - abbiamo assistito a una progressiva stanchezza e a una crescente esitazione verso i vaccini".  Secondo l'esperto, il rischio è aver rimosso troppo in fretta quanto accaduto: "Non abbiamo interiorizzato che la vaccinazione resta lo strumento più efficace per proteggere noi stessi e gli altri". Per Andreoni la questione non riguarda solo la scelta individuale, ma la responsabilità verso la comunità. "La sanità è un bene che va conquistato e mantenuto con l'impegno di tutti - ammonisce - Dobbiamo collaborare per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per tutelare i più fragili. La salute di ciascuno è legata ai comportamenti dell'intera comunità". Se qualcosa di positivo è emerso, secondo il direttore scientifico della Simit "è la consapevolezza dei nostri limiti". "Prima del Covid pensavamo di essere pronti a fronteggiare una pandemia. In realtà non è così. La lezione è chiara: la natura è più forte di noi". "L'esperienza - aggiunge - ha dimostrato che non siamo in grado di prevedere e prevenire una pandemia. Possiamo prepararci e affrontarla quando si presenta, ma possiamo intervenire solo quando il fenomeno è già in atto, a cose fatte".  A 6 anni dal primo caso italiano di Sars-CoV-2, il bilancio suggerisce dunque una riflessione: l'emergenza ha lasciato strumenti, conoscenze e maggiore consapevolezza scientifica, ma anche segnali di affaticamento sociale. "La vera sfida - conclude Andreoni - è non disperdere l'esperienza maturata" e trasformare quella crisi globale in "una cultura stabile della prevenzione". 
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Isolati a -80°C nel buio totale: inizia l'odissea di 12 eroi dell'Antartide

(Adnkronos) - Mentre le ultime navi lasciano le coste ghiacciate di Baia Terra Nova, a Dome C si chiudono le porte della base italo-francese Concordia per quella che è a tutti gli effetti una prova di sopravvivenza estrema. La 22ª missione invernale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) ha ufficialmente avuto inizio: 12 ricercatori, tra cui cinque italiani, vivranno per i prossimi nove mesi in un isolamento paragonabile a quello di una stazione spaziale. Situata a oltre tremila metri di altitudine, la base affronterà temperature che possono precipitare fino a -80°C e tre mesi di oscurità ininterrotta. Sotto la guida dello station leader Gabriele Carugati, il team garantirà la continuità di 21 progetti scientifici cruciali, che spaziano dallo studio delle microplastiche al monitoraggio degli effetti psicofisici dell'isolamento estremo coordinati dall'Agenzia Spaziale Europea. Parallelamente al "lockdown" di Concordia, la stazione Mario Zucchelli ha concluso la sua 41ª campagna estiva, un periodo di febbrile attività che ha visto impegnati quasi 170 esperti. Le ricerche hanno rivelato dati inquietanti e affascinanti al tempo stesso: "L'attività scientifica ha approfondito l'emissione secondaria di contaminanti, rivelando anche minime tracce di attività antropica nell'ambiente antartico", ha spiegato Nicoletta Ademollo, coordinatrice scientifica del CNR. Le indagini non si sono fermate alla superficie: il progetto Beyond EPICA ha completato l'estrazione di ghiaccio profondissimo, una vera "macchina del tempo" climatica capace di raccontare la storia della Terra attraverso campioni risalenti a oltre un milione di anni fa. La spedizione ha segnato anche un traguardo storico con l'inaugurazione dell'Ice Memory Sanctuary, una vera e propria grotta-cassaforte scavata nel cuore della calotta glaciale. Questo santuario conserverà per le generazioni future i campioni dei ghiacciai montani di tutto il mondo, oggi minacciati dal riscaldamento globale. Grazie a una logistica imponente coordinata dall'ENEA e supportata da reparti speciali militari, carote di ghiaccio provenienti dal Monte Bianco e dal Grand Combin sono state trasportate con successo a Concordia, sfidando le leggi della termodinamica per preservare la memoria climatica del pianeta. Come sottolineato da Rocco Ascione dell'ENEA, queste basi sono ormai "snodi strategici per la cooperazione scientifica internazionale", trasformando l'Antartide nell'ultima frontiera per la salvezza della nostra conoscenza ambientale. 
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