Novità e 'best practice' salva cuore in emergenza, il punto dei cardiologi a Firenze

(Adnkronos) - L'importanza di fare rete, le novità terapeutiche e tecnologiche, le 'best practice' che salvano il cuore in emergenza. Sono le direttrici lungo le quali si svilupperà il confronto fra i massimi esperti della cardiologia italiana, in programma a Firenze domani e dopodomani al Teatro del Maggio, in occasione della quinta Conferenza nazionale del Club delle Utic (Unità di terapia intensiva cardiologica) dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco). L'appuntamento spiegano i promotori, offre un'opportunità di crescita culturale per tutti i professionisti di area critica e si inserisce in un più ampio progetto strategico del Club delle Utic Anmco volto a promuovere lo sviluppo progressivo delle competenze clinico-assistenziali di medici e infermieri impegnati nelle Unità di terapia intensiva cardiologica del Ssn. Il programma della Conferenza è stato progettato per offrire una visione completa e aggiornata delle principali tematiche dell'area critica cardiologica attraverso un approccio multidisciplinare che integra le competenze del cardiologo di area critica con le altre specialità. Le condizioni cliniche di elevata complessità quali lo shock cardiogeno, l’insufficienza cardiaca avanzata, le terapie sostitutive cardiache, le aritmie complesse, le metodiche di assistenza al circolo saranno affrontate in modo da valorizzare l’approccio integrato e il percorso più idoneo. L’evento si aprirà, come da tradizione, con una sessione dedicata alle simulazioni pratiche, finalizzata a consolidare competenze tecniche e decisionali nei contesti di alta complessità quali posizionamento di accessi venosi centrali, ganglio stellato, pericardiocentesi e pompa microassiale. Con i simulatori si preparano i giovani cardiologi ad affrontare le urgenze quando la rapidità e precisione del gesto possono salvare una vita. L'edizione 2026 prevede "una forte partecipazione delle nuove generazioni attraverso una sessione interamente dedicata ai cardiologi intensivisti under 40", si spiega in una nota, con l'obiettivo di valorizzarne il contributo scientifico e clinico nel settore della terapia intensiva cardiologica. La sessione offrirà uno spazio per condividere esperienze, progetti, risultati di ricerca e favorire il dialogo tra i giovani professionisti e gli esperti del settore. Un corso accreditato a parte sarà dedicato alle 'Best Practice in Utic 2026', e si propone come un percorso formativo dedicato alla condivisione e confronto di buone pratiche, derivate da evidenze scientifiche aggiornate e strategie pratiche per ottimizzare la gestione del paziente critico nella pratica clinica. "Dalla letteratura internazionale - spiega Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore Cardiologia dell'ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) - emerge che i pazienti cardiopatici critici, quali quelli con shock cardiogeno, se ricoverati in una Utic ad alto volume, affidati a cardiologi intensivisti, che lavorano in team con gli altri specialisti, hanno una migliore prognosi e la mortalità si riduce a livelli inferiori al 50%". La riorganizzazione funzionale delle Utic è un obiettivo ritenuto imprescindibile dagli esperti per la cardiologia italiana, rappresenta il punto di partenza per ripensare e ridisegnare la cardiologia del Paese. La Conferenza nazionale del Club delle Utic punta a promuovere la discussione e l'approfondimento volto all'innovazione della medicina cardiovascolare nell'emergenza-urgenza. In linea con quanto sottolineato nel Position Paper Anmco sulle Terapie intensive cardiologiche, il Club Utic-Anmco "conferma il proprio impegno nel rafforzare la collaborazione in rete tra gli specialisti al fine di elevare e rendere più omogenea possibile la qualità delle cure dei pazienti critici sul territorio nazionale", prosegue Grimaldi. "A questo proposito l'Anmco, capofila di oltre 40 società scientifiche e su richiesta dell'Istituto superiore di sanità, ha appena concluso i lavori sulle Buone pratiche cliniche da adottarsi nei soggetti con sindrome coronarica acuta. Nel virtuoso rapporto con le istituzioni Anmco collabora fattivamente su diversi tavoli tecnici anche con il ministero e con Agenas". L'Associazione, sottolinea Fabrizio Oliva, past president Anmco e direttore Cardiologia 1 dell'ospedale Niguarda di Milano, "suggerisce tre livelli di Utic con complessità differente in base alle caratteristiche dell'ospedale in cui sono inserite e collegate tra loro in una rete regionale delle Utic in modo da poter garantire tutte le complessità di cure di cui il paziente ha bisogno indipendentemente dall’ospedale di primo ricovero. Il modello proposto per la riorganizzazione è centrato sulla Rete delle Utic che prevede non solo lo spostamento dei pazienti in base al livello di criticità e alla necessità di supporti d'organo ma anche un continuo passaggio di informazioni e formazione tra i professionisti dell'area critica. La rete delle Utic dovrebbe prevedere sistemi di raccolta dati uniformati, mediante cartelle elettroniche o registri permanenti in grado di estrapolare/estrarre i dati necessari ai fini dell'autovalutazione e di ricerca clinica. E’ fondamentale una completa condivisione dei protocolli diagnostico terapeutici nell’ambito della rete affinché" queste Unità "lavorino come un unico heart team". 
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Sanità, 13 ospedali italiani fra i primi 250 del mondo: Gemelli il più alto nel ranking

(Adnkronos) - "Quest'anno il numero di ospedali in tutto il mondo dovrebbe raggiungere quota 216mila. Con così tante opzioni da considerare, può essere difficile per pazienti e famiglie avere una visione completa delle proprie possibilità". Nasce da questa riflessione il ranking pubblicato oggi dalla rivista Newsweek, in collaborazione con la piattaforma dati globale Statista. Un lavoro di analisi che ha portato a selezionare quelli che vengono definiti i 'World's Best Hospitals 2026', le 250 migliori istituzioni sanitarie a livello mondiale. E sono 13 le bandierine tricolore che sventolano lungo la classifica. Per trovare il primo ospedale italiano bisogna scorrere fino al 33esimo posto, al quale si colloca il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. Il suo è il miglior risultato di un ospedale italiano a livello mondiale in otto edizioni di questo ranking. Fra le strutture del Belpaese al top nel mondo figurano poi ben 5 ospedali della Lombardia, fra cui il Niguarda di Milano, finito sotto i riflettori internazionali per le cure prestate ai ragazzi feriti nell'incendio di Crans-Montana in Svizzera e per l'attività da ospedale olimpico nei Giochi invernali di Milano Cortina 2026. Il Niguarda è il secondo ospedale migliore d'Italia e si classifica 43esimo nel ranking mondiale. Subito dopo, scorrendo ancora, si trova l'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), 51esimo nel mondo e terzo d'Italia, seguito da Ospedale San Raffaele - Gruppo San Donato al 57esimo (quarto centro italiano). E' 76esimo il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, mentre con il 104esimo posto dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si torna in Lombardia (questa è la quinta struttura italiana a figurare fra le migliori). La 127esima posizione è per l'Azienda Ospedale Università di Padova e la 134esima è occupata dal Policlinico San Matteo di Pavia. Il centro lombardo è seguito al 142esimo posto da un'altra struttura veneta, l'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona - Ospedale Borgo Trento e al 192esimo dalla toscana Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze. La seconda struttura dell'Emilia Romagna nel ranking mondiale è l'Aou Policlinico di Modena, 198esima. Chiudono l'elenco degli ospedali tricolore al top l'Azienda ospedaliera universitaria Sant'Andrea di Roma (203esima nel mondo) e il presidio ospedaliero Molinette - Aou Città della Salute e della Scienza di Torino (221esimo).  La valutazione di quest'anno include ospedali di 32 Paesi selezionati utilizzando molteplici criteri di comparabilità, tra cui la dimensione della popolazione, l'aspettativa di vita, il tenore di vita, la densità ospedaliera e la disponibilità di dati affidabili. Ogni ospedale è stato esaminato e ha ricevuto un punteggio basato su 4 fonti di dati: raccomandazioni di esperti medici; parametri di qualità ospedaliera; dati esistenti sull'esperienza dei pazienti e il Patient-Reported Outcome Measures Implementation Survey di Statista. La metodologia del 2026 ha ampliato le precedenti edizioni, includendo per la prima volta Filippine e Turchia. Inoltre, si spiega nella presentazione, quest'anno si attribuisce maggiore importanza alle metriche di qualità ospedaliera, incorporando nuovi dati su accreditamento, qualità, sicurezza ed esperienza del paziente in diversi Paesi. In tutto sono stati valutati oltre 2.500 ospedali, con un riconoscimento speciale assegnato alle 250 migliori istituzioni a livello mondiale. I primi 5 premiati sono la statunitense Mayo Clinic-Rochester (Rochester, Minnesota), il Toronto General-University Health Network (Canada), la Cleveland Clinic (Usa), il Karolinska Universitetssjukhuset di Stoccolma (Svezia) e il Massachusetts General Hospital di Boston (Usa). 
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Stare seduti a lungo? Se si bilancia con movimento non è sedentarietà

(Adnkronos) - Tante ore seduti in ufficio e molte serate sul divano. Inutile la manciata di ore spese in palestra o la corsetta mattutina? "Non direi: alternare le due cose non è un problema. Non è sedentarietà se faccio una moderata attività fisica e poi la sera sto tre ore davanti alla televisione. Il beneficio della palestra non si annulla. Ma è importante che, nell'arco di una settimana, si facciano 150 minuti di movimento. Sarebbe utile fare almeno 30 minuti al giorno. Se si va in palestra tre volte alla settimana per un'ora il beneficio permane anche se poi si è 'sedentari' per il resto del tempo. Per fortuna il corpo ha memoria del movimento fatto", rassicura Giorgio Sesti, docente di medicina Interna all'università Sapienza di Roma.  La ricerca clinica "stabilisce che 150 minuti alla settimana di attività motoria prevengono malattie cardiovascolari e diabete. Questo dunque è già un parametro settimanale di attività protettivo. Ovviamente meglio ancora se si fa di più, specie per il peso, perché questa 'dose' di movimento non serve a dimagrire ma solo a proteggere. Se devo invece perdere peso sono necessari almeno 250 di minuti di attività motoria. E quanto si è fatto in termini di movimento si tesaurizza: se si fa sport continuativamente nel corso degli anni si ha un beneficio in salute a lungo termine, rispetto ai sedentari".  La sedentarietà "è il nostro peggior nemico dal punto di vista delle patologie croniche del benessere. E' una delle cause del diabete, della pressione elevata, dell'incremento di peso. E uno fattori che 'costruisce' uno stile di vita poco salutare: insieme a un'alimentazione inadeguata è il fattore alla base delle malattie croniche cardiometaboliche. Avere una vita attiva, invece, riduce il rischio. Ma non serve essere campioni olimpionici. Basta essere attivi nei gesti quotidiani. Per esempio: al lavoro alzarsi ogni mezz'ora per fare un minimo di stretching o di movimento, non usare gli ascensori, scendere alla fermata prima o a quella dopo di metro o autobus per camminare un po' a piedi".  
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Zaino in spalla ma con più budget e tecnologia, gli ostelli raccontano il moderno backpacker

(Adnkronos) - Tre giorni di networking, più di 60 ostelli presenti e 120 esperti di backpacker tourism: sono questi i numeri della Europe’s Famous Hostels Conference, la più grande conferenza indipendente sugli ostelli al mondo. L’appuntamento quest’anno si è tenuto all’Anda Venice Hostel di Venezia, l’innovativo ostello di Pagnan Group, dal 23 al 25 febbraio. “La vacanza in ostello - afferma Silvia Pagnan, Chief Tourism Officer Pagnan Group - è sempre più desiderata dalla Generazione Z e incuriosisce moltissimo anche i viaggiatori Millennial, che amano spostarsi in modo avventuroso e flessibile. Gli ostelli di ultima generazione in Italia e in Europa si rivolgono sempre più a un pubblico che cerca comfort, condivisione e un equilibrato rapporto qualità-prezzo”. Panel e laboratori hanno permesso di mettere in luce punti di forza e criticità di un mercato in forte crescita. Whycation e viaggiatore intenzionale sono i nuovi trend che guidano l’evoluzione del backpacking in flashpacking. Fondata nel 1995, l’associazione Europe's Famous Hostels ha l’obiettivo di creare un terreno comune, uno spazio di confronto dove scambiare conoscenze, aumentare visibilità e costruire partnership significative. Sono coinvolti quindi tutti i professionisti del campo: dal personale degli ostelli ai partner del settore, ai creatori di contenuti di viaggio. Un’esperienza unica per alzare sempre più gli standard già elevati del turismo backpacker. Dopo la cerimonia di benvenuto il 23 febbraio, martedì 24 si è entrati nel vivo della conferenza con workshop pratici su argomenti rilevanti per il settore e tavole rotonde con ospiti esterni. Ospite d’onore Nicolò Guarrera, noto anche come Pieroad, che ha raccontato la sua impresa epica del giro del mondo a piedi. “Nel 2020 sono uscito a fare due passi”, racconta scherzosamente nel social. Veneto, classe 1993, è partito poco dopo il primo lockdown, una sfida nella sfida, con solo l’essenziale nel suo inseparabile carrellino. Per lui non si è trattato di viaggiare, ma di “vivere una parte della vita camminando”, da nomade e con ritmo lento. Alternando notti trascorse in tenda e sacco a pelo ad altre passate in un letto vero, durante la sua esperienza è diventato un “esperto” di backpacking, sa bene quali sono i servizi veramente importanti e quali piccole cose fanno la differenza nell’accoglienza. Tante le tematiche affrontate nella tre giorni all’Anda Venice Hostel. In primis, proprio grazie al contributo di Nicolò Guarrera, sono stati evidenziati i nuovi trend di settore. Cresce il viaggiatore intenzionale, colui che organizza il proprio viaggio autonomamente e consapevolmente, scegliendo in modo attivo cosa vedere e dove dormire a seconda dei propri interessi. Strettamente legato è il concetto di whycation che mette al centro del viaggio il motivo profondo della partenza, spesso legato alla ricerca del proprio benessere mentale e psicofisico. Sfumature diverse che danno un risultato simile: al contrario del turista 'mordi e fuggi' che affolla le solite mete, il nuovo viaggiatore cerca esperienze, relazioni autentiche con le comunità locali, ritmi più lenti e vuole avere un impatto positivo sul luogo che l’ha ospitato. L’identikit del viaggiatore: approccio slow e indipendente, zaino in spalla, si muove con i mezzi pubblici e dorme in ostello, la struttura ricettiva per eccellenza del backpacker tourism e del turismo avventura. Un mercato in forte crescita, connesso al turismo open air e outdoor, al solo traveler, il viaggiatore in solitaria, e che si sta trasformando ora in una forma più evoluta: il flashpacking. Il nuovo viaggiatore 'zaino in spalla' ha un budget più elevato, spirito di avventura e autonomia si intrecciano a comfort e tecnologia, grazie a una capacità di spesa superiore. Tra gli interventi anche quello di Ilaria Pagnan, Chief Human Resources Officer di Pagnan Group, oltre che viaggiatrice e fotografa appassionata. La sua relazione ha permesso di mettere in luce i punti di forza e le criticità del settore, soffermandosi in particolare sul bisogno di valorizzare competenze e opportunità strategiche e sulla necessità di approfondire aspetti legati all’alfabetizzazione digitale, alla mentalità commerciale e all’intelligenza emotiva. Da più parti si è ribadito che il cuore dell’ostello è il suo team. Il personale è una vera e propria comunità dove ogni membro si sente parte di un progetto al quale collabora attivamente, esprimendo il meglio di sé e dando vita a una cultura vivace e inclusiva. Focus anche su social media e intelligenza artificiale, sul passaggio dal marketing all’ospitalità autentica, sulla finanza e gestione delle entrate, sulla cybersecurity in equilibrio tra tecnologia e buone abitudini. Infine, quattro workshop dinamici hanno acceso i riflettori su: gestione dei conflitti e conformità, operazioni di reception, finanze e ricavi, reputazione online e marketing, attraverso intuizioni pratiche, esempi reali e discussioni aperte.    
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Il chip che "pensa" con la luce, la rivoluzione della memoria quantistica

(Adnkronos) - Il confine tra fisica delle particelle e intelligenza artificiale è stato abbattuto da una ricerca internazionale a guida italiana, pubblicata su Physical Review Letters. Lo studio, che ha visto la collaborazione tra Cnr-Nanotec, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Sapienza Università di Roma, rivela che i fotoni che si propagano nei circuiti ottici non sono solo portatori di dati, ma si comportano spontaneamente come una Rete di Hopfield, uno dei modelli più sofisticati per descrivere la memoria associativa del cervello umano. Invece di affidarsi ai classici chip elettronici, i ricercatori hanno sfruttato l'interferenza quantistica per codificare informazioni direttamente nelle particelle di luce. "Invece di utilizzare chip elettronici tradizionali, abbiamo sfruttato l'interferenza quantistica, il fenomeno che si manifesta nei chip fotonici quando le particelle di luce si sovrappongono e interagiscono tra loro per codificare e recuperare informazioni", spiega Marco Leonetti, coordinatore e corresponding author dello studio, primo ricercatore del Cnr-Nanotec e affiliato al Center for Life Nano- and Neuro-Science dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). "In questo sistema, i fotoni non sono semplici portatori di dati, ma diventano essi stessi i 'neuroni' di una memoria associativa". Questa scoperta apre la strada a una nuova generazione di hardware capace di garantire prestazioni elevatissime con un impatto energetico drasticamente inferiore a quello degli attuali data center. Tuttavia, la ricerca ha individuato un limite naturale: proprio come nei sistemi biologici, esiste una soglia di saturazione.  "Quando il numero di informazioni memorizzate è limitato, il sistema riesce a recuperarle correttamente grazie alla coerenza quantistica", chiarisce il ricercatore Gennaro Zanfardino, aggiungendo però che al superamento di tale soglia si verifica un "black-out della memoria" in cui il sistema entra in uno stato di disordine noto come "vetro di spin".  
Questo legame con i sistemi complessi aggancia la scoperta agli studi di Giorgio Parisi, Premio Nobel 2021. Come sottolineato da Fabrizio Illuminati, direttore del Cnr-Nanotec, "la luce diventa così un vero e proprio laboratorio in miniatura" capace di esplorare i fenomeni più complessi della natura, gettando le basi per un'intelligenza artificiale che imita il pensiero umano non solo nel software, ma nella sua stessa sostanza fisica. 
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In Italia il Motorola Signature, l'ultrasottile che scatta foto da record

(Adnkronos) - Arriva in Italia forte del prestigioso riconoscimento 'Dxomark Gold Label Camera' il Motorola Signature, primo prodotto di una nuova lineup che promette di ridefinire l'esperienza mobile premium e la fotografia su smartphone. E - con un punteggio di 164 - il riconoscimento lo certifica come la migliore fotocamera su uno smartphone ultrasottile tra quelli testati. La società del gruppo Lenovo sottolinea come il sistema di imaging di motorola signature è frutto di anni di ricerca e innovazione e offre quattro sensori da 50 MP, incluso il nuovissimo Sony Lytia 828, il sensore principale da 50 MP più grande finora realizzato e progettato per offrire prestazioni superiori nella gestione delle luci, della saturazione e del rumore di sottofondo in ogni condizione. Alla potenzia dell'hardware si abbina un software potenziato dall'Intelligenza Artificiale (moto ai) e il motore Photo Enhancement Engine, capace di effettuare miliardi di elaborazioni dell'immagine in microsecondi per affinare colori, ridurre il rumore e migliorare i dettagli. Apporto importante anche quello di Dolby Vision che assicura video con colori più ricchi, contrasto più profondo e chiarezza di alto livello, supportando la registrazione in 8K, il tutto abbinato a un comparto audio potenziato. Quanto al colore la precisione è curata di Pantone per garantire tinte fedeli alla realtà e incarnati naturali in ogni scatto. Le valutazioni di Dxomark evidenziano poi prestazioni elevate anche in condizioni di luce molto scarsa, mentre i ritratti beneficiano di un'accurata stima della profondità e di una resa cromatica naturale. L'obiettivo ultra-grandangolare da 50 MP cattura paesaggi ampi e dettagli macro, mentre il teleobiettivo a periscopio da 50 MP con zoom ottico 3x (fino a 100x complessivo e 6x lossless per i ritratti) offre dettagli incredibili a tutte le lunghezze focali, grazie anche all'algoritmo Super Zoom Pro basato sull'IA. Motorola Signature introduce, inoltre, il sistema video più avanzato mai realizzato dall'azienda grazie al sensore da 50 MP, il più grande fino ad oggi, mentre il sistema di stabilizzazione ottica più avanzato della categoria, si combina con la funzione di stabilizzazione adattiva per analizzare il movimento e fornire riprese estremamente fluide. In questo modo, anche se gli utenti stessero cercando di registrare un paesaggio da una barca molto instabile, sarebbero in grado di mantenere l'orizzonte fermo.  Il Signature è già disponibile in Italia al prezzo di 1299 euro, nelle tinte Pantone Martini Olive e Pantone Carbon ma sul sito di motorola.it, nel prezzo sono inclusi moto watch e moto buds loop mentre presso i principali retailer è offerto fino alla fine del mese con uno sconto di 400 euro per i clienti iscritti ai loyalty program. 
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Massimiliano Panero è il nuovo Presidente di Sogesid

(Adnkronos) - Il Consiglio di Amministrazione di Sogesid S.p.A., società in house del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ufficializzato la nomina di Massimiliano Panero come nuovo Presidente. La decisione, ratificata con il parere favorevole del Collegio Sindacale, segna l'avvicendamento con Roberto Mantovanelli al termine del suo mandato. Questa scelta si colloca in un quadro di consolidamento per la società, che opera come braccio tecnico e operativo dello Stato al fianco delle amministrazioni centrali e locali, gestendo progetti complessi di architettura e ingegneria finalizzati alla tutela del patrimonio ambientale nazionale. Panero, che ha precedentemente ricoperto la carica di Vicepresidente, ha partecipato attivamente alla definizione dell'attuale identità societaria, contribuendo a rafforzare il ruolo di Sogesid come partner tecnico fondamentale per il risanamento ambientale. Il passaggio al vertice garantisce la stabilità necessaria per proseguire nell'attuazione dei piani di crescita e nel supporto alle politiche di investimento pubblico. La Società punta ora a valorizzare ulteriormente il proprio organico di tecnici specializzati, architetti e ingegneri, essenziale per affrontare le sfide legate all'attuazione degli interventi ambientali e alla modernizzazione delle infrastrutture ecologiche del Paese. Subito dopo la nomina, Massimiliano Panero ha delineato gli obiettivi del suo mandato, sottolineando il valore della competenza professionale interna alla struttura: "Assumo questo incarico con senso di responsabilità e profondo orgoglio, grato per la fiducia accordatami dall’intero Consiglio e consapevole del ruolo strategico che Sogesid svolge al servizio delle istituzioni e dei territori. Intendo proseguire nel solco della continuità, valorizzando il patrimonio di competenze tecniche e professionali che rappresenta la nostra principale forza. In una fase cruciale per le politiche ambientali e per l’attuazione degli investimenti pubblici, lavoreremo per rafforzare ulteriormente l’efficacia operativa della Società, consolidarne l’identità pubblica e sostenere con determinazione le amministrazioni centrali e locali nei percorsi di transizione ecologica e risanamento ambientale". 
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Resident Evil Requiem, la recensione

(Adnkronos) - Quando Capcom ha annunciato Resident Evil Requiem, non capitolo della serie principale per la saga di videogiochi horror più famosa di sempre, ha subito reso chiaro che il titolo avrebbe chiuso un cerchio narrativo. Dopo aver trascorso diverse ore nell’incubo e senza spoilerare nulla sulla trama, possiamo affermare con certezza che Requiem risponde a molte domande e getta nuova luce sui misteri dell’Umbrella, la storica corporation origine di tutte le epidemie zombi che hanno afflitto il mondo di Resident Evil sin dal 1996, anno di pubblicazione del primo capitolo su PlayStation. Non solo: dopo tantissimi episodi e spin-off di Biohazard, nonché adattamenti animati e cinematografici, Resident Evil Requiem ci restituisce in tutto e per tutto la sensazione di terrore originale che ha fatto di questa serie un caposaldo del genere. La storia di Resident Evil Requiem inizia nei panni di Grace Ashcroft, figlia di quella Alyssa che porta lo sesso cognome ed è tra i protagonisti dei due Resident Evil Outbreak. Questi spin-off, usciti tra il 2003 e il 2005, si sono rivelati nel corso degli anni tra i più ricchi di snodi narrativi inerenti alla ricchissima lore di Resident Evil, in particolare per quanto riguarda il collasso di Raccoon City. La città da cui ha avuto inizio tutto è l’indiscussa protagonista di Resident Evil Requiem sin dalla copertina del gioco, ed è proprio qui che convergeranno i destini di Grace, in cerca della verità sulle proprie origini, e di Leon S. Kennedy, poliziotto protagonista di Resident Evil 2 e assente dagli schermi della saga principale sin da Resident Evil 6. In Requiem controlleremo a volte Grace e a volte Leon, in sezioni dallo stile di gameplay molto diverso tra loro: Grace è meno portata per il combattimento corpo a corpo con gli infetti, e dovrà fare affidamento su meccaniche stealth per sfuggire dagli orrori nei quali verrà coinvolta sin da quando, in quanto analista dell’FBI, si ritroverà a indagare su una serie di morti misteriose, proprio nel luogo in cui sua madre è scomparsa otto anni prima: il Wrenwood Hotel. Leon, d’altro canto, può fare affidamento su un arsenale ben più ricco e su uno stile di gioco molto più fisico, che cita a piene mani le spacconate del “suo” gioco più famoso in assoluto, Resident Evil 4. Motoseghe, asce e sparatorie senza quartiere si alterneranno a mappe da esplorare a fondo e i classici enigmi à la Resident Evil, resi ancora più emozionanti visto che si tornerà a visitare luoghi storici della saga. In poco meno di una quindicina di ore di gioco, poche ma intense, il giocatore si ritrova a provare tutte le emozioni che hanno reso unico Resident Evil: una paura costante, la corsa contro il tempo, lo sgomento di fronte a situazioni apparentemente disperate, il sollievo nella fuga e la galvanizzante frenesia nel fare fuori i non morti. Requiem è un gioco che non fa sconti, con mappe articolate e ostiche, segreti nascosti ovunque e tanti, ma veramente tanti, jumpscare. Dal punto di vista dell’atmosfera, se pur non ricco di ambientazioni diverse tra loro come i precedenti capitoli, il gioco è uno dei più riusciti degli ultimi anni non solo nella sua saga, ma nella categoria dei survival horror in generale. Contribuiscono una colonna sonora di prim’ordine e una realizzazione tecnica eccellente, con una regia che non sbaglia mai nell’amplificare il senso costante di terrore. Ottimo anche il doppiaggio in italiano. Rispetto agli ultimi due episodi, che avevano introdotto la rivoluzione della prima persona, Requiem permette di scegliere se essere affrontato con la visuale dagli occhi del personaggio o da dietro le sue spalle, in modo diverso per ciascuno dei due personaggi. L’opzione può essere modificata in qualsiasi momento dal menu di pausa, ma è affidata puramente alle preferenze del giocatore: una trovata ottima per accontentare tutti e un ritorno a casa per chi ha amato i remake recenti del secondo, terzo e quarto episodio. È difficile pensare che qualche appassionato di Resident Evil possa restare deluso da Requiem, che incarna davvero alla perfezione l’essenza più pura della saga. Sebbene il gioco sia più corto della media e un filo meno facile da digerire nella difficoltà, è dura trovargli altri difetti: il lavoro del game director Koshi Nakanishi è una lettera d’amore a Resident Evil e all’horror tutto, e regala ai giocatori un’esperienza immersiva e senza sconti che non mancherà di entusiasmarli dall’inizio alla fine. Si tratta senza dubbio di un prodotto pensato in primis per gli appassionati della serie e meno per i giocatori occasionali, che pure riusciranno a capire con questo titolo che cosa ha fatto di Resident Evil 2 e 4, i capitoli ai quali si ispira più direttamente, dei classici immortali. Il consiglio per tutti è di immergersi senza remore in questo Requiem, una chiusura del cerchio pressoché perfetta. 
Fomato: PS5 (versione testata), Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC Editore: Capcom Sviluppatore: Capcom Voto: 9 
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Schillaci, 'cresce adesione a screening tumori, non avere paura di farli'

(Adnkronos) - Nella prevenzione dei tumori i dati di adesione agli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo e dobbiamo dare di più", tutti istituzioni e cittadini. "A volte bisogna vincere la paura e trovare il tempo" per rispondere agli inviti ai controlli. "Nulla vale più della propria salute". Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in collegamento al talk, moderato dalla giornalista Laura Berti, 'La prevenzione si fa sentire a Sanremo', in corso nella cittadina ligure e organizzato dal ministero della Salute e dal Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, in collaborazione con la Rai con l'obiettivo di promuovere la salute e diffondere la cultura della prevenzione con un focus sulla comunicazione. "Siamo una nazione che ha un grande numero di persone anziane, siamo tornati ad essere nel post-Covid la seconda nazione più longeva al mondo dopo il Giappone. Questo ci impone però delle scelte fondamentali" di prevenzione, per una longevità "in salute". Nel quadro di una popolazione che invecchia, dunque, ha sottolineato Schillaci, "dobbiamo puntare sull'adesione agli screening, dobbiamo puntare sulla prevenzione perché vogliamo che il nostro Servizio sanitario nazionale - che ha compiuto nello scorso dicembre i 48 anni di vita - continui ad essere quello che è sempre stato: un esempio per il mondo di un servizio sanitario universalistico gratuito, che si prende cura dei più deboli, dei più fragili, delle persone indigenti. Per far questo, però, aumentando le aspettative di vita e le malattie oncologiche e cronico-degenerative nei più anziani, dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione". Oggi, ha affermato il ministro, i dati sugli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo, dobbiamo dare di più". Per Schillaci è particolarmente importante "in una manifestazione così seguita" come il Festival di Sanremo "ricordare quanto sia fondamentale anticipare la malattia. Noi dobbiamo diventare tutti promotori di salute, dobbiamo rispondere agli inviti che arrivano da parte delle Regioni, dalle Asl. Inoltre, ha sottolineato il ministro, "dobbiamo superare ancora alcune differenze nell'adesione agli screening che ci sono tra regioni e regioni. E' un impegno forte del ministero e contiamo ovviamente sul grande appoggio della Rai per far capire quanto sia importante l'adesione agli screening, quanto sia importante occuparsi della propria salute".  
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Ia anticipa diagnosi anomalie cerebrali feto già al primo trimestre gravidanza, studio

(Adnkronos) - L’intelligenza artificiale anticipa la diagnosi delle anomalie cerebrali fetali al primo trimestre di gravidanza. Un team internazionale, coordinato dal professor Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e ostetricia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e da Luca Boldrini, ricercatore Diagnostica per Immagini e Radioterapia Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha coinvolto 10 centri di medicina fetale, ha sviluppato un algoritmo di deep learning in grado di analizzare automaticamente la regione posteriore del cervello fetale nelle ecografie effettuate tra 11 e 14 settimane di gravidanza, individuando con precisione i casi di spina bifida aperta e di malformazione di Dandy–Walker, tra le più impegnative anomalie congenite del sistema nervoso centrale. "L’individuazione precoce di queste condizioni – commenta Ghi - consente di inviare tempestivamente le pazienti presso un centro di riferimento di medicina fetale per offrire loro un più accurato inquadramento diagnostico e un adeguato counseling entro la fine del I trimestre. Questo è di particolare importanza per la spina bifida aperta che oggi è suscettibile di terapia chirurgica prenatale in utero con notevoli miglioramenti degli esiti clinici. Una diagnosi ecografica più precoce consente di pianificare una presa in carico individualizzata del bambino, eseguire esami approfonditi (test genetici e Rmn) e selezionare accuratamente i casi che possono beneficiare". Lo studio "ha analizzato retrospettivamente 251 immagini ecografiche del cervello fetale al I trimestre: 150 casi normali e 101 con anomalie", ricorda Alessandra Familiari, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica e primo nome dello studio. "Le immagini - continua - sono state utilizzate per 'insegnare' all’algoritmo a riconoscere queste anomalie nella regione cerebrale di interesse. Mai prima d’ora l’intelligenza artificiale era stata impiegata con successo nello studio ecografico dell’anatomia fetale a un’epoca di gravidanza così precoce. In ragione del suo potenziale innovativo di questo progetto lo studio è stato selezionato dal ministero della Salute come meritevole di finanziamento tra i bandi della ricerca finalizzata 2022". "Il nostro algoritmo – afferma Boldrini - ha raggiunto un’accuratezza dell’88% nel distinguere le immagini normali da quelle patologiche, un valore che indica un’elevata capacità diagnostica. La spina bifida aperta è stata identificata con un’accuratezza ancora maggiore (93%) e un’elevata sensibilità. Si tratta di un grande risultato, considerando che utilizza immagini ecografiche di routine, completamente non invasive per il feto e per la madre". In altre parole, l’algoritmo ben ‘addestrato’ è stato in grado di riconoscere correttamente la maggior parte dei casi patologici, riducendo il rischio di falsi negativi e falsi positivi. Il plus è che tutto ciò è avvenuto in epoca molto precoce (tra l’11° e la 14° settimana di gravidanza) spostando dunque sensibilmente indietro le lancette della diagnosi precoce (queste anomalie del sistema nervoso centrale al momento vengono diagnosticate nel secondo trimestre di gravidanza). I risultati di questo studio aprono nuovi scenari per lo screening prenatale e la successiva presa in carico del feto. Un sistema di supporto basato su intelligenza artificiale potrebbe aiutare i professionisti a individuare più precocemente anomalie complesse, standardizzare le valutazioni e migliorare l’equità dell’accesso a diagnosi di qualità, anche in contesti con minore esperienza specialistica. "La tecnologia non va a sostituire il medico, ma lo affianca – conclude Ghi - offrendo uno ‘sguardo’ digitale che può fare la differenza, già nel primo trimestre di gravidanza. L’obiettivo finale è rendere la diagnosi prenatale sempre più precoce, accurata e accessibile, per poter offrire alle famiglie informazioni fondamentali nel momento più delicato del percorso di gravidanza". 
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