Stiga: l'eccellenza del garden care tra innovazione, sostenibilità e visione futuristica

(Adnkronos) - Adnkronos Tech&Games ha avuto l'opportunità di dialogare con Sean Robinson, CEO del Gruppo Stiga, leader nel settore del garden care. Con una carriera costellata di esperienze in colossi tecnologici e industriali come Bosch e Dyson, Robinson porta in Stiga una visione unica, dove l'innovazione ingegneristica e l'attenzione al design si fondono con un profondo impegno per la sostenibilità. In questa intervista esclusiva, Robinson ci guida attraverso i valori che definiscono il marchio, le sue strategie per un futuro più verde e le sfide che attendono un settore in rapida evoluzione. 
Nel corso della sua carriera ha lavorato con aziende leader come Bosch e Dyson. In che modo questa esperienza ha plasmato il suo approccio alla leadership in Stiga?
 
La mia esperienza in aziende come British Aerospace, Bosch e Dyson mi ha portato ad avere un grande rispetto per l’accuratezza, l'innovazione, l'eccellenza ingegneristica e un forte orientamento al design focalizzato sul cliente. In Stiga ho applicato questa mentalità incoraggiando la collaborazione tra le diverse funzioni, investendo in modo significativo in R&S e assicurandomi che ogni decisione strategica fosse in linea con la nostra missione: creare valore concreto e sostenibile per i consumatori. Ciò che siamo prende forma dall’incontro tra oltre 90 anni di eccellenza tecnica nella cura del verde e una visione di ricerca e innovazione riconosciuta a livello internazionale. Per questo motivo, in Stiga, ci definiamo con orgoglio come “ingegneri dal pollice verde, con un cuore da giardinieri”. Questa visione mi permette di promuovere una cultura orientata al miglioramento continuo, offrendo ai nostri team l’opportunità di esplorare idee innovative e audaci. Allo stesso tempo, restiamo saldamente connessi ai bisogni concreti dei nostri clienti, affinché le persone scelgano ciò che è davvero utile per loro.
 

 

SEAN ROBINSON – CEO Gruppo Stiga

 

 

 
Lei è noto per il suo forte impegno per la sostenibilità in Stiga. Potrebbe descrivere una delle iniziative di sostenibilità di cui è più orgoglioso?
 
Nel 2024 abbiamo raggiunto una tappa fondamentale nel nostro percorso di sostenibilità, assicurandoci il 99% di energia rinnovabile per tutti i nostri uffici e siti produttivi, un risultato reso possibile in parte anche grazie all’autoproduzione di elettricità attraverso i nostri impianti fotovoltaici. Questo traguardo non solo riflette il nostro costante impegno per ridurre l'impatto ambientale e promuovere la transizione verso fonti energetiche green, ma dimostra anche come la decarbonizzazione delle nostre attività sia un focus strategico. L'azienda ha adottato un approccio strutturato alla misurazione e gestione delle proprie emissioni di gas serra, ottenendo la certificazione Carbon Footprint da parte di un organismo indipendente. Questa certificazione conferma che i valori relativi alle emissioni sono pienamente conformi ai principali standard internazionali, garantendo la trasparenza e l'affidabilità dei dati riportati.
In linea con gli obiettivi globali di mitigazione del cambiamento climatico, Stiga ha anche definito una strategia di decarbonizzazione, con l'obiettivo di dare un contributo significativo alla transizione energetica globale. Infine, un altro importante traguardo è stato l’ottenimento della Certificazione di Parità di Genere presso il nostro HQ italiano. Un riconoscimento che sottolinea il nostro impegno nel promuovere un ambiente di lavoro realmente equo, in cui ogni individuo abbia la possibilità di esprimere il proprio potenziale e contribuire attivamente. Offriamo un ambiente sicuro, dinamico e stimolante, che sostiene e valorizza l'iniziativa personale, sviluppa il talento e incoraggia l'innovazione: aspetti che rendono le persone più soddisfatte e che riteniamo importanti per guidare la crescita a lungo termine.
  
Quali sono i cambiamenti culturali più profondi che Stiga prevede tra i consumatori per quanto riguarda il loro rapporto con il giardino e le attrezzature, in virtù della consapevolezza ambientale?
 
Abbiamo assistito all’evoluzione dei giardini, da semplici spazi all'aperto a vere e proprie estensioni della casa, luoghi che favoriscono il benessere, supportano la biodiversità e riflettono un crescente impegno per la sostenibilità. I consumatori stanno diventando sempre più attenti alla cura del proprio giardino, che a sua volta diventa uno spazio che si prende cura del loro benessere personale, e questo cambiamento culturale sta giocando un ruolo fondamentale nella definizione della nostra strategia di innovazione. Da un lato, continuiamo ad ampliare la nostra gamma di attrezzi da giardinaggio a batteria, adatti a giardini di tutte le dimensioni, dai piccoli spazi urbani fino alle grandi aree verdi. In questo modo, ci proponiamo di guidare la transizione verso pratiche garden care che favoriscano l'equilibrio ecologico e incoraggino la presenza della fauna locale. Dall'altro, consideriamo i robot tagliaerba un componente chiave del futuro del giardinaggio sostenibile. Ecco perché stiamo investendo molto in questa categoria, non solo per semplificare la manutenzione del prato, ma anche per farlo in modo più intelligente, efficiente dal punto di vista energetico e rispettoso dell’ambiente. La nostra visione è rendere la cura del verde più semplice, consapevole e realmente sostenibile, aiutando le persone a riconnettersi con la natura e a prendersene cura in modo responsabile. In questo modo il giardino diventa un luogo da vivere e in cui trascorrere del tempo, anziché un lavoro di routine.
 

 
Stiga è stata pioniera in molte tecnologie innovative nel settore del giardinaggio. Qual è l'innovazione più recente che crede rivoluzionerà il settore?

 
Il Robot Tagliaerba Autonomo Stiga sta ridefinendo il concetto di cura del giardino, offrendo una falciatura completamente automatizzata ed efficiente dal punto di vista energetico. Sono particolarmente orgoglioso dello sviluppo del modello A1500, lanciato nel 2023, che incarna l'impegno di STIGA nella transizione elettrica. Dotato di navigazione RTK basata su GPS e di Active Guidance System (AGS), il robot identifica il percorso ideale per una sessione di taglio efficiente, in base alla potenza del segnale.
Nel 2024 e 2025 abbiamo fatto un altro importante passo avanti. La gamma ora copre prati da 300 mq a 12.000 mq e include funzionalità avanzate che alzano il livello in termini di personalizzazione e precisione di taglio. Gli utenti possono definire angoli di taglio personalizzati, escludere temporaneamente zone e ricevere notifiche sulla presenza di ostacoli direttamente sull'app. Con gli ultimi aggiornamenti del firmware e dell'app, STIGA.GO offre anche un'interfaccia rinnovata, un pairing intelligente e la guida in-app, garantendo un'esperienza d'uso ottimale, installazione semplificata e una migliore gestione del giardino.
Gli standard di qualità dei robot Stiga sono supportati dallo sviluppo di tecnologie proprietarie, che hanno registrato finora 45 brevetti, relativi a navigazione, connettività, design e soluzioni meccaniche. Ma oltre all'eccellenza tecnologica, i robot si distinguono per la loro silenziosità, l'estetica di alta gamma e il basso impatto ambientale. Il robot Stiga è stato infatti premiato per il suo design con il prestigioso Red Dot Design Award ed è stato recentemente esposto a “L'Italia dei Brevetti”, una mostra organizzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha celebrato 100 invenzioni industriali che hanno avuto un impatto significativo sul mercato globale dell'AgriTech.
 

 

Lei è appassionato di storia e ama il giardinaggio. Ci sono dei parallelismi tra queste passioni e la sua visione professionale?


 
Assolutamente sì. Il giardinaggio, come la storia, insegna la pazienza, la cura e la visione a lungo termine. In Stiga troviamo un equilibrio tra eredità e innovazione, onorando oltre 90 anni di storia e promuovendo al contempo soluzioni orientate al futuro. La gestione di un giardino ha molte analogie con la costruzione di un'azienda di successo: entrambe richiedono lungimiranza, cura continua e comprensione dei ritmi naturali. Inoltre, serve a ricordare che il vero progresso va perseguito con equilibrio e profondo rispetto per ciò che il passato ha insegnato.
 
Con un'azienda così focalizzata sull'innovazione, come vede il futuro del lavoro in Stiga e, più in generale, nel settore del giardinaggio?
 
In Stiga il futuro del lavoro è incentrato sulla collaborazione interdisciplinare, che unisce ingegneria, sostenibilità, intelligenza artificiale e design. Stiamo creando ambienti in cui la creatività può prosperare, come ad esempio il nostro laboratorio interno di prototipazione 3D. In tutto il settore, l'automazione, la connettività e la responsabilità ambientale sono destinate a ridefinire il modo in cui le persone si rapportano ai loro spazi verdi. In qualità di pionieri in questo settore, stiamo investendo anche nelle nostre persone, fornendo loro gli strumenti per guidare questa trasformazione. Nel 2024, ad esempio, abbiamo erogato una media di 15 ore di formazione per dipendente e ogni anno promuoviamo campagne di formazione specifiche su innovazione, tecnologia e sostenibilità. Stiga si impegna a fornire opportunità di apprendimento continuo per sviluppare e rafforzare le competenze tecniche e le conoscenze specialistiche in tutta l'organizzazione.
 

 
Stiga pone grande attenzione al design dei suoi prodotti. Come fate a garantire che il design vada di pari passo con funzionalità e sostenibilità?
 
La nostra filosofia di design è radicata nella facilità d'uso e nel rigore tecnico. Prendiamo ad esempio il nostro Robot Tagliaerba Autonomo, progettato non solo per offrire prestazioni eccezionali, ma anche per ridurre al minimo l'impatto sul prato e il consumo energetico. Collaboriamo con team multidisciplinari per garantire che ogni caratteristica rispetti i più elevati standard di sostenibilità, ergonomia e performance. Per noi, un buon design è più che funzionalità: racconta una storia di responsabilità, innovazione e attenzione per l'utente e per il pianeta.
 

Quali tecnologie emergenti ritiene saranno cruciali per il futuro del giardinaggio e come Stiga si sta preparando per integrarle?


 
Tra i fattori chiave che stanno plasmando il futuro dell'industria del garden care, vediamo la crescente influenza dell'intelligenza artificiale, del machine learning e una sempre maggiore attenzione alla sostenibilità. Da un lato, l'integrazione dell’IA in prodotti all'avanguardia, come i robot tagliaerba, migliora l'interazione con l'utente, rendendo queste tecnologie più intuitive e accessibili a un pubblico più ampio. L'intelligenza artificiale consente inoltre di adattare il funzionamento alle caratteristiche specifiche del terreno e alle esigenze dell'utente, migliorando significativamente i risultati e richiedendo un intervento umano minimo. In questo modo, il concetto stesso di cura del giardino viene ridefinito, diventando meno impegnativo e molto più efficiente.
Dall’altro lato, la transizione verso soluzioni elettriche rappresenta una leva importante nell'evoluzione del settore, guidata dalla crescente domanda di prodotti a basso impatto e rispettosi dell’ambiente. Le soluzioni multifunzione di Stiga, ad esempio, sono progettate per prendersi cura del verde in tutti i sensi: alimentate a batteria, combinano prestazioni elevate con un forte impegno per la salvaguardia dell'ambiente.
 
Al di là della vendita di strumenti efficienti, in che modo Stiga può aiutare attivamente i propri clienti ad adottare pratiche di giardinaggio più climate-friendly?
 
In Stiga crediamo che il nostro ruolo vada ben oltre la semplice offerta di attrezzature per il giardinaggio efficienti. Ci consideriamo partner nell'aiutare i nostri clienti ad adottare pratiche climate-friendly in ogni aspetto della cura del verde. Al centro di questo impegno c'è l’integrazione della sostenibilità nell'intera user experience. Ad esempio, promuoviamo attivamente le tecniche di mulching, che arricchiscono naturalmente il terreno e riducono la necessità di irrigare e fertilizzare ulteriormente. La nostra gamma comprende attrezzi a batteria in tutte le categorie di prodotti, garantendo una copertura completa dell'intero portfolio. Questo approccio non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma favorisce anche un'esperienza di giardinaggio più silenziosa, ecologica e piacevole.
 
Ci sono nuovi prodotti in fase di sviluppo in STIGA pensati per contrastare fenomeni come la siccità?
 
Stiga si impegna a fornire prodotti che favoriscano prati più sani e resilienti riducendo al minimo l'impatto ambientale. Una delle nostre principali aree di focus è il mulching, una tecnica che restituisce al terreno l'erba tagliata finemente, aiutando a trattenere l'umidità, ridurre la necessità di fertilizzanti e arricchire il prato in modo naturale. Nel 2024, l'85% dei nostri prodotti per la cura del prato era predisposto per il mulching, a dimostrazione del nostro impegno nei confronti di questa pratica ecologicamente responsabile. Il nostro lavoro in questo settore è stato supportato da una collaborazione pluriennale di ricerca con il Dipartimento di Agronomia dell'Università di Padova, che ha studiato gli effetti del mulching sulla gestione del tappeto erboso. Lo studio ha confermato che questa pratica migliora significativamente la qualità del prato, riduce il fabbisogno di fertilizzanti fino al 60% e diminuisce la dispersione d'acqua, rendendola uno strumento efficace per combattere lo stress da siccità. Nel corso degli anni abbiamo anche investito in modo significativo nello sviluppo dei nostri prodotti elettrici e a batteria, con l'obiettivo di ridurne l'impatto ambientale per tutto il loro ciclo di vita.
 

 

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L'Italia e lo spazio, la nuova legge rivoluziona il settore dell'industria aerospaziale

(Adnkronos) - L'approvazione della Legge "Disposizioni in materia di economia dello spazio" segna un momento epocale per il settore spaziale italiano e per l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). A seguito di questo importante traguardo, il presidente dell'ASI, Teodoro Valente, ha dichiarato: “La nuova legge sullo spazio segna un passaggio epocale per il settore italiano e per l’Agenzia Spaziale Italiana. L’approvazione della legge “Disposizioni in materia di economia dello spazio”, è uno strumento essenziale che dota l’Italia di un quadro normativo all’avanguardia che permetterà all’intero ecosistema nazionale del settore di confermare la sua leadership internazionale, consolidando un comparto che, negli anni, ha assunto un ruolo strategico non solo in ambito economico, ma anche nel più ampio contesto geopolitico, scientifico e industriale.
 
Le nuove norme avranno un determinante impatto positivo sulle attività spaziali, confermando e ampliando i compiti dell'ASI nel settore aerospaziale. L’Agenzia avrà un ruolo di garante per lo sviluppo regolato, sostenibile e allineato con le priorità strategiche del Paese. La legge conferisce all’Agenzia Spaziale Italiana il compito di autorità nazionale per la regolazione tecnica delle attività spaziali con poteri di autorizzazione, vigilanza e sanzione. Si riempie, in questo modo, il vuoto normativo riguardante la regolamentazione delle autorizzazioni per lo svolgimento delle attività spaziali.
  
Accanto a questo, la nuova legge promuove gli investimenti nella Space Economy che, oltre a favorire e migliorare l’accesso di privati, pone un determinante accento anche verso le PMI e le start up. In generale si tratta di un sostegno concreto alle attività economiche legate allo spazio che incentiva lo sviluppo di tecnologie innovative, nuove infrastrutture e la promozione di iniziative imprenditoriali nel settore. Voglio ringraziare a nome dell’ASI, tutti coloro che hanno lavorato perché si giungesse a questo decisivo traguardo. In particolare grazie al ministro Adolfo Urso, autorità delegata alle politiche spaziali, e all’onorevole Andrea Mascaretti”.   Immagine di copertina crediti ASI ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Zhangheng 1-02, il satellite per il monitoraggio elettromagnetico per la prevenzione dei disastri naturali

(Adnkronos) - Un razzo vettore Long March-2D è decollato con successo dal Centro di Lancio Satellitare di Jiuquan, nel nord-ovest della Cina, inviando il satellite Zhangheng 1-02 nella sua orbita prevista. Secondo la China National Space Administration (CNSA), questo lancio rappresenta un'avanzata cruciale per la Cina nel campo dell'osservazione spaziale dei campi fisici della Terra. Con il nome dell'antico inventore cinese Zhang Heng, che oltre 1.800 anni fa creò il primo sismoscopio al mondo, questo satellite è stato sviluppato congiuntamente da Cina e Italia. Si tratta del primo satellite operativo dedicato all'esplorazione dei campi fisici della Terra nell'ambito del piano di sviluppo a medio e lungo termine delle infrastrutture spaziali civili cinesi, come specificato dalla CNSA. Con una durata di vita progettata di sei anni, lo Zhangheng 1-02 è equipaggiato con nove carichi utili, tra cui un rilevatore di campo elettrico sviluppato congiuntamente da Cina e Italia, e un rilevatore di particelle ad alta energia sviluppato dall'Italia. 
Il satellite svolgerà un monitoraggio quasi in tempo reale dei campi elettromagnetici globali, delle onde elettromagnetiche, della ionosfera e dell'atmosfera neutra. La sua missione include la rilevazione di anomalie elettromagnetiche causate da attività geologiche e umane, oltre al monitoraggio di temporali e attività fulminee. "Gli scienziati utilizzeranno questi dati per studiare la correlazione tra i cambiamenti nei campi fisici della Terra e le attività geologiche, e per supportare la ricerca sulla previsione di terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, condizioni meteorologiche estreme e disastri meteorologici spaziali", ha dichiarato Peng Wei, vicedirettore del dipartimento di ingegneria dei sistemi della CNSA. Il satellite potenzierà significativamente le capacità cinesi di percezione precoce, valutazione del rischio e monitoraggio e allerta tempestiva per i principali disastri naturali. Fornirà inoltre supporto dati per la gestione delle emergenze, la mappatura delle risorse e le industrie delle comunicazioni e della navigazione, promuovendo al contempo la cooperazione scientifica e tecnologica in settori correlati tra i paesi e le regioni lungo la Belt and Road. Il satellite Zhangheng 1-01, lanciato nel 2018, rimane in normale funzionamento, ma il nuovo satellite vanta misurazioni fisiche più ricche. Lavorando in tandem, i due satelliti condurranno osservazioni collaborative, migliorando efficacemente la risoluzione spaziale orizzontale e temporale delle osservazioni, secondo Peng Wei. La Cina e l'Italia hanno ulteriormente approfondito la cooperazione pratica nello sviluppo di carichi utili satellitari, nella condivisione dei dati e nella ricerca scientifica, ha sottolineato Peng, aggiungendo: "Il successo del lancio di questo satellite segna un'altra pietra miliare nella collaborazione aerospaziale italo-cinese, dimostrando una più stretta cooperazione scientifica e scambi tra le due parti. Contribuirà anche al benessere della comunità umana con un futuro condiviso". Due degli undici strumenti a bordo del satellite sono stati progettati e realizzati in Italia: HEPD-02 (High-Energy Particle Detector), rivelatore di particelle di alta energia sviluppato dall’INFN in collaborazione con il CNR e il mondo accademico e EFD-02 (Electric Field Detector), realizzato congiuntamente da INFN e INAF per la misura del campo elettrico, entrambi riprogettati per incrementarne le prestazioni e l’informazione scientifica contenuta nei dati. Grazie a questi strumenti, CSES-02 sarà in grado di esplorare nuove frontiere nella comprensione dei fenomeni fisici che avvengono tra litosfera, atmosfera e ionosfera, con particolare attenzione alla ricerca di possibili correlazioni spazio-temporali con eventi sismici intensi. 
Francesco Longo, vicedirettore dell'ingegneria e tecnologia dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha definito la missione una pietra miliare importante. "Abbiamo molte aspettative sui risultati che acquisiremo da questa importante missione congiunta. Come la Cina, l'Italia è un paese bello ma fragile, propenso a attività vulcaniche, terremoti e altri eventi che possono influenzare la vita delle persone. Questa missione contribuirà a proteggere e migliorare le vite colpite da disastri naturali." Longo ha anche notato che l'aggiunta di questo nuovo satellite al primo, e l'eventuale costruzione di una costellazione, raddoppierà il tempo di osservazione, aumentando significativamente le prospettive scientifiche. Il team italiano ha chiamato il progetto Limadou, la traslitterazione pinyin del nome cinese del sacerdote italiano del XVI secolo Matteo Ricci, in onore dei suoi contributi fondamentali agli scambi culturali tra Oriente e Occidente. Sia Marco Polo che Matteo Ricci hanno servito da ponti tra le culture italiana e cinese, e anche lo spazio ha il potenziale per unire tutti i paesi, ha concluso Longo. Il lancio di sabato ha segnato la 581esima missione della serie di razzi Long March della Cina  Crediti immagine di cover CsesMission. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo: in Alabama viaggio a Nord nelle eccellenze made in Usa tra hits, razzi e creator

(Adnkronos) - Un triangolo di eccellenze made in Usa, viaggiando a Sud. E’ quanto si incontra facendo rotta sulla parte settentrionale dell’Alabama, cuore degli Stati ‘sudisti’ durante la Guerra di secessione ed epicentro del movimento per i diritti civili degli afroamericani negli anni ’50 e ’60. Se le spiagge di questo piccolo Stato hanno avuto meno fortuna della vicina Florida, è nella parte a Nord, quella che confina con il Tennessee, che si respira aria vacanziera, non solo per le riserve e i parchi naturali con le mille opportunità di un soggiorno active, ma soprattutto perché in questa regione si concentrano alcune delle principali attrazioni dell’Alabama e di tutti gli Stati Uniti (per tutte le informazioni si può consultare il sito web dell’Alabama Tourism Department https://alabama.travel e https://www.northalabama.org/).  E’ qui che si trova l’Us Space & Rocket Center, primo centro spaziale americano e museo più grande al mondo per gli appassionati di navette, razzi, orbite e missioni che hanno fatto la storia, come quella dello sbarco sulla Luna, nata proprio in terra di Alabama. Sicuramente è l’attrazione più visitata dell’intero Stato, e tuttora polo di eccellenza con il suo Us Space Camp, dove si formano i giovani aspiranti ingegneri aerospaziali e non solo.  Un altro pezzo di storia americana si respira in un altro angolo di North Alabama, a Muscle Shoals, la capitale del mondo della registrazione, dove hanno inciso i loro brani artisti come Aretha Franklin e i Rolling Stones. Una ‘mecca’ della musica che è una tappa imprescindibile per gli amanti del rock e del soul, magari ripercorrendo una ideale tournée che sconfina negli Stati vicini per raggiungere in pochi chilometri anche Memphis e Nashville. Ed è sempre a Nord che l’Alabama vanta la città premiata per la migliore qualità della vita negli Stati Uniti, Huntsville, dove si può andare alla scoperta del meglio del saper fare che svela un’America che non ti aspetti: quella di artigiani e creators, che si sono riuniti in veri e propri hub diventati essi stessi poli di attrazione, ben lontani dagli scontati e sconfinati Mall. Un ideale viaggio in North Alabama può partire proprio da Muscle Shoals (www.cityofmuscleshoals.com), agglomerato di isolati senza un vero centro dove spiccano le insegne che invitano a visitare uno dei famosi Studios dove, negli anni ‘60 e ‘70, gli artisti hanno trovato quel suono destinato a rendere iconica questa destinazione: oggi, infatti, visitatori da tutto il mondo vengono qui per vedere il luogo dove è nato questo leggendario sound. Tutto è cominciato nel 1959, dall’idea dell’imprenditore Rick Hall, che creò Fame (Florence Alabama Music Enterprises), il primo studio di registrazione, e il successo fu immediato. Da qui sono passati artisti del calibro di Aretha Franklin, Lynyrd Skynyrd, Otis Redding e gli Osmonds. E’ il più antico studio di registrazione al mondo continuativamente operativo e anche il primo a fare impresa con questa attività. I dischi incisi tra le mura di Fame, in 60 anni, hanno venduto oltre 400 milioni di copie, salendo alla ribalta dei Grammy Awards. Proprio da Fame è uscito quel trio di musicisti noto come The Swampers, per creare un secondo studio, Muscle Shoals Sound Studio, che ha ospitato tra gli altri giganti anche Bob Dylan, e dove sono state registrate alcune delle hit più famose degli anni ‘70. Oggi questi Studios, una ventina tra Muscle Shoals e la vicina Sheffield, sono sempre attivi e sono rimasti come erano, con arredi vintage e strumentazioni analogiche. Si possono visitare in determinati orari per ascoltare storia e aneddoti, e immancabilmente anche note destinate a entrare nella Hall of fame. Muscle Shoals fa parte di un’area - The Shoals (www.ColbertCountyTourism.org) - con diverse municipalità raccolte intorno al fiume Tennessee e circondata da una importante riserva naturale, che è molto frequentata anche per le attività open air e particolarmente adatta al turismo familiare. Tanto da offrire strutture di livello come il Renaissance Shoals Hotel and Spa, del gruppo Marriott, con il ristorante ‘360 Grille’ in cima a una torre panoramica roteante. Ci sono anche comunità di nativi americani e un Festival (Oka Kapassa), nella frazione di Tuscumbia, famosa per aver dato ospitalità alle tribù nell’epoca della loro deportazione dopo il 1830, e dove si trova anche la casa natale della scrittrice Hellen Keller. A Nord del fiume, la cittadina di Florence, la più grande dell’area, vanta una rinomata università e edifici storici, tra cui la Rosenbaum House progettata dal famoso architetto americano Frank Lloyd Wright’s (aperta al pubblico). Come spiega il Ceo del Florence Lauderdale Convention & Visitors Bureau, Rob Carnegie, “quest’area attrae un turismo molto americano ma anche internazionale: spesso gli stranieri fanno un giro più ampio sulle rotte della musica oppure prendendo parte alle crociere lungo il fiume o ancora di passaggio per andare in Florida”. Spostandosi di un centinaio di chilometri, seguendo il corso del Tennessee, si arriva all’altra grandissima attrazione dell’Alabama e di tutti gli Stati Uniti, l’Us Space & Rocket Center (https://www.rocketcenter.com/), eccellenza mondiale del settore aerospaziale. Un enorme museo, che tra interno ed esterno ospita esemplari originali di razzi e navette, sorto là dove sono nati i primi programmi spaziali americani. Qui, infatti, arrivarono ingegneri e ricercatori tedeschi dopo la Seconda guerra mondiale con il loro know-how per sviluppare il sistema aerospaziale civile e militare. Ed è qui che sono stati ideati i programmi della Nasa che hanno fatto la storia delle esplorazioni spaziali, dal progetto Apollo che ha portato allo sbarco sulla Luna nel 1969 fino allo Space Shuttle e alle stazioni spaziali. In questa location, nel 1982 venne creato lo Space Camp-Aviation Challenge Robotics Camp, un centro di formazione che da allora ha visto oltre 500mila partecipanti da tutto il mondo. I corsi, di quattro livelli, si svolgono anche sfruttando le strumentazioni esposte all’interno del museo e durante la visita non capita di rado di assistere a vere e proprie lezioni ed esercitazioni spaziali. I visitatori, infatti, possono entrare nelle cabine spaziali, vedere navette a grandezza naturale, razzi originali nel parco che circonda il Centro, strumentazioni tecniche di ogni tipo, simulatori e poi infiniti pannelli esplicativi, anche interattivi, che raccontano la storia ma anche le sfide future. La visita, se si è fortunati e si prenota per tempo, può essere guidata anche da ingegneri Nasa in pensione che oggi offrono questo servizio di volontariato con intatta passione, come Joey Fann (Nasa Emeritus), instancabile affabulatore che con dovizia di dettagli storici e tecnici racconta tutto del Saturn V Apollo, “più lungo di un campo di calcio, uno dei soli tre rimanenti al mondo dei razzi andati sulla Luna”, confessa. L’Us Space & Rocket Center si trova alle porte di Huntsville, non a caso ribattezzata ‘The Rocket City’, che deve il suo sviluppo proprio alla presenza di questo polo mondiale dell’aerospazio, che ha creato tutto un indotto manifatturiero. “La città è meta di turismo soprattutto per lo Space Center, fatto molto di famiglie. Ma avendo attirato ricercatori e ingegneri ha anche una università che è un’eccellenza nel settore e una presenza industriale importante, dal tech all’automotive. E’ anche sede di colossi quali Google e Amazon, per questo è molto sviluppato anche il turismo d’affari”, afferma Charles Winters, Executive vicepresident di Huntsville/Madison County Convention & Visitors Bureau (https://www.huntsville.org/). Dal suo aspetto ricco e ordinato, elegante e residenziale, si percepisce subito che Huntsville è una città dove si vive bene. Vanta il più elevato Pil pro-capite dell’Alabama e nel 2022 si è classificata al primo posto come città più vivibile degli Stati Uniti, mantenendosi sul podio anche negli anni successivi. Premiata pure per le decorazioni floreali, è amministrata con una visione sostenibile: basti pensare che è in via di ampliamento, con la costruzione del nuovo municipio, il Big Spring Park, un parco con laghetto con acqua naturale sorgiva che secondo la leggenda fu il punto scelto dall’esploratore che fondò il primo nucleo della città dandole il nome, e che oggi è un punto di ritrovo per cittadini e visitatori. Qui si affaccia anche il Museum of Arts, che ospita una collezione permanente di 3.200 oggetti, con una sezione dedicata all’arte americana al femminile, e pure una originale serie made in Italy di animali in argento firmati Buccellati.  Ad Huntsville si trova poi l’orto botanico più importante dell’Alabama, che conserva una rara collezione di farfalle e sculture in legno integrate nel parco, che è un’oasi di biodiversità esattamente come l’intero Stato. Dai Botanical Gardens si può arrivare a Burritt on the Mountain, nella quiete della collina che sovrasta la città, chiamata ‘Monte Sano’ proprio perché ritenuta salutare per la sua aria, fra sentieri e percorsi nella natura, per visitare la dimora appartenuta a un medico omeopata, costruita negli anni ‘30 del secolo scorso, con vista sulla vallata. Ora è una casa museo, arricchita da un parco dove sono state ricostruite delle casette in legno risalenti al 1800, con animali e corsi d’acqua, anche con la dimostrazione degli antichi mestieri, dalla ricamatrice al fabbro, scelta spesso come location per matrimoni.  Le case storiche sono una vera e propria chicca di Huntsville: risalenti a fine 1800-primi 1900, vanto di pochi luoghi in America, un tempo appartenute ai proprietari terrieri o ai primi industriali, si susseguono, una più pittoresca dell’altra, intorno al centro della città, tutte accuratamente catalogate e inserite nel Registro nazionale dei luoghi storici. “Storica è anche la scuola, che per prima in Alabama si è aperta all’integrazione degli afro-americani”, ricorda con orgoglio Denise Swain, guida turistica di Scenethat Tours (www.scenethattours.com), che aggiunge: “Per un periodo Huntsville è stata anche capitale dell’Alabama e ha ospitato il congresso per la redazione della prima costituzione dello Stato nel suo Constitution Hall”. Un assaggio della storia si può avere nel negozio Harrison Brothers Hardware, la più antica ferramenta dell’Alabama, nella sua sede fin dal 1897, dove ha mantenuto il suo aspetto originale e parte degli arredi, compreso un registratore di cassa del 1907. Oggi appartiene alla Historic Huntsville Foundation e propone, tra cimeli e merci rare d’epoca, anche selezionati articoli contemporanei di almeno 50 artigiani locali del Sud.  L’attenzione per artigiani e creators ‘made in Alabama’ è molto forte da queste parti, tanto che sono nati veri e propri hub: vetrine di eccellenze, ma anche esempi di rigenerazione urbana e architettonica da cui sono sorti spazi restituiti alla città e offerti a giovani e promettenti creativi. Sono numerosi, in North Alabama, questi hub multifunzionali nati dal recupero e della ristrutturazione di edifici per lo più dal passato industriale, che oggi vengono utilizzati come punti di ritrovo ma soprattutto come luoghi dove chi voglia trovare la propria via di impresa può farlo in modo semplice e abbordabile.  Un esempio è il Lowe Mill Arts & Entertainment (https://lowemill.art/), alle porte di Huntsville. E’ il più grande hub privato degli Stati Uniti destinato a ospitare artisti e creativi, che qui possono affittare un loro spazio facilmente. Una grande struttura a mattoncini rossi, che ha già avuto almeno quattro vite: costruita dove sorgeva un vecchio mulino, poi adibita a magazzino per il cotone e in seguito riconvertita in fabbrica tessile e poi in manifattura di scarpe. La sua nuova era comincia nel 2006 e oggi occupa due piani con 153 laboratori, 7 gallerie d’arte, 200 fra artisti e makers, 4 sale eventi, un teatro, un ampio giardino. C’è chi dipinge, chi scolpisce, chi crea piccole opere d’arte, e ancora chi fa profumi. C’è anche il Cigar box guitar store, unico al mondo, come sottolinea Tara Mellow, proprietaria insieme al marito liutaio Jeff Mello: “E’ l’unico laboratorio dove dalle vecchie scatole di sigari si creano strumenti simili alle chitarre”. Inclusa nella visita, naturalmente, una piccola lezione musicale per imparare a suonare una Cigar box guitar. Ad Huntsville c’è poi il Campus no. 805 (https://campus805.com/): da una vecchia scuola è stato creato uno spazio multifunzionale, che mantiene anche la sua funzione educativa con sale che ospitano corsi di vario genere, poi laboratori e sale per eventi, oltre a locali per la ristorazione. Tra questi, Straight to Ale Brewing, un ristorante con annesso birrificio, che si può visitare per imparare come nasce una birra, e che nel retro ha ricreato anche uno speakeasy, quel locale segreto che, durante il proibizionismo, offriva alcolici clandestinamente ma solo a chi ne conosceva la parola d’ordine, oltre che l’esistenza. Altro esempio di rigenerazione urbana restituito alla cittadinanza è Stovehouse (https://www.stovehouse.com/): al posto di una vecchia fabbrica è stata creata una vera e propria piazza con spazi aperti, aree giochi, shopping con negozi soprattutto di artigianato e numerosi punti ristoro multietnici per tutti i gusti; qui famiglie e avventori si ritrovano per passare le serate, specialmente quelle calde che a queste latitudini si fanno sentire, spesso accompagnate da musica suonata dal vivo. E per respirare quell’aria di America autentica e produttiva che il North Alabama sa regalare.   ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giornata del donatore di sangue, l'appello alle mamme: "Donate il cordone ombelicale"

(Adnkronos) - Mamme ricordate di donare il sangue del cordone ombelicale quando nasce il vostro bambino: è una fonte preziosa di staminali salvavita, cellule 'jolly' utili non solo per il trapianto di chi soffre di gravi malattie del sangue, ma anche ai bebè prematuri e in diverse patologie. Rinnova il suo appello la Federazione italiana Adoces, nella Giornata nazionale del donatore di sangue in calendario il 14 giugno.  "Grazie alla generosità delle donne italiane - riferisce l'associazione nazionale impegnata nella promozione della cultura del dono delle cellule staminali emopoietiche contenute nel midollo osseo, nel sangue periferico e in quello cordonale - oggi sono conservate nelle 18 banche pubbliche nazionali 38.653 sacche idonee al trapianto e molte altre unità", pari a "circa il 70% delle donazioni, che pur non avendo i requisiti per essere utilizzate nel trapianto rappresentano una risorsa preziosa per l'impiego in medicina rigenerativa e trasfusionale per i neonati pretermine".  Fino al primo agosto 2019 - ricorda Adoces in una nota - in Italia il sangue cordonale poteva essere utilizzato solo a scopo trapiantologico; successivamente è stato autorizzato l'uso delle sacche non idonee al trapianto per altre finalità terapeutiche in ambito oculistico, per il trattamento delle piaghe da decubito, del piede diabetico, di ulcere e per la trasfusione di neonati prematuri (nati prima della 37esima settimana di gestazione).  "Il sangue cordonale - afferma Alberto Bosi, ematologo e presidente della Federazione italiana Adoces - rappresenta oggi, alla luce dei recenti risultati scientifici, una risorsa estremamente versatile: per spiegarne i molteplici utilizzi possibili, ogni mese Adoces organizza un webinar dedicato alle coppie in attesa di un figlio, con l'intervento di esperti pronti a rispondere alle domande dei futuri genitori e a fugarne i dubbi".  In questi incontri mensili viene anche presentato il progetto 'Bimbo dona, papà dona', rivolto ai futuri padri affinché anche loro siano coinvolti in quello che viene definito "un dono di famiglia". Adoces rammenta infatti che il sangue periferico è ormai la fonte principale di cellule staminali emopoietiche utilizzate per i trapianti, e che il 90% delle donazioni avviene con un prelievo dal braccio, con una procedura molto meno invasiva rispetto al prelievo di midollo.  Per portare il suo messaggio ai giovanissimi, sensibilizzandoli già sui banchi di scuola, l'11 giugno Adoces - insieme ad Adisco, Aido, Fratres, Fondazione Franco e Piera Cutino e Federazione nazionale delle associazioni United - ha firmato con il ministero dell'Istruzione e del Merito un protocollo di intesa per sensibilizzare le istituzioni scolastiche sul valore del dono, sul significato del volontariato e dell'educazione alla prevenzione e alla salute, che si concretizzerà nell'attivazione di progetti e percorsi dedicati agli studenti, e nella realizzazione di campagne informative. ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Abbronzarsi con la vitiligine, le regole del sole sicuro

(Adnkronos) -
Abbronzarsi con la vitiligine. Si può? E come? Con l'estate anticipata che arroventa l'Italia e in vista delle vacanze e dei fine settimana in spiaggia o in piscina, fa chiarezza per l'Adnkronos Salute Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di fotodermatologia e cura della vitiligine dell'Ospedale Israelitico di Roma, tra i principali poli italiani di riferimento per la cura della malattia della pelle che colpisce trasversalmente il 2-5% della popolazione. E' anche per sgomberare il campo da dubbi e falsi miti sulla patologia che il 25 giugno torna il World Vitiligo Day, una ricorrenza che l'Israelitico celebra con il convegno 'Giornata mondiale della vitiligiine - Medici e pazienti a confronto', organizzato in collaborazione con la Clinica dermatologica dell'Università di Roma La Sapienza. L'appuntamento è per domenica 22 giugno, dalle 18 all'Associazione Civita a piazza Venezia. "Per molto tempo si è pensato di mettere sempre la crema 50 sulle macchie cutanee bianco latte della vitiligine", spiega Paro Vidolin. "Il paziente teme che, scottandosi, il rischio di cancro possa aumentare" più che nelle persone senza la patologia. "Intanto - precisa lo specialista - c'è da dire che non è mai successo di vedere un tumore su una macchia di vitiligine. Perché è vero che ci si può scottare, ma è vero anche che quella con vitiligine", malattia co-determinata da una reazione autoimmunitaria, "è una cute sempre 'sulla difensiva', quindi con meccanismi di protezione attivati", probabilmente anche contro le neoplasie. "Poi è logico che, pensando all'estetica - puntualizza l'esperto - meno ci si abbronza e meno si vede la vitiligine. Sulla pelle scura ovviamente la patologia spicca di più, dato che al sole la cute sana si abbronza, mentre le macchie rimangono bianche".  Fatte queste premesse, e confermata l'importanza di proteggersi da ustioni solari che aumentano in generale il rischio di cancro, "l'atteggiamento moderno - conclude Pado Vidolin - è quello di applicare una crema 50 sulla cute sana e poi un solare dedicato su quella malata. Oggi esistono infatti dei prodotti ad hoc da spalmare sulle macchie di vitiligine". Filtro 50 più schermo mirato, e il sole è sicuro e sano anche per chi convive con questa patologia. (di Paola Olgiati) ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giornata della vitiligine contro stigma e falsi miti, un 'doppio attacco' può batterla

(Adnkronos) -
Macchie color bianco latte sulle pelle, che compaiono concentrate su viso, mani, piedi, ascelle, gomiti e ginocchia. Sono i segni della vitiligine, vissuti spesso con angoscia da chi ne soffre e si sente 'marchiato', additato ed evitato come fosse contagioso. Ma la vitiligine contagiosa non è, ed è anche per smentire false credenze come questa che il 25 giugno di ogni anno si celebra il World Vitiligo Day, Giornata mondiale dedicata alla malattia dermatologica. L'Ospedale Israelitico di Roma, sede di uno dei principali centri italiani per la cura della patologia, celebra la ricorrenza domenica 22 giugno con il convegno 'Giornata mondiale della vitiligiine - Medici e pazienti a confronto', organizzato in collaborazione con la Clinica dermatologica dell'Università di Roma La Sapienza. L'appuntamento è per le 18, all'Associazione Civita a piazza Venezia. Ne parla all'Adnkronos Salute Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di fotodermatologia e cura della vitiligine dell'Israelitico, che inquadra la malattia e le strategie per combatterla. L'approccio più efficace per ricolorare la cute, spiega, è un 'doppio attacco' che associa la terapia della luce e il primo e unico farmaco specifico per la vitiligine, formulato in crema.  La vitiligine ha una prevalenza che "varia dal 2% al 5% della popolazione generale" e colpisce trasversalmente: uomini e donne, di ogni età. "Può presentarsi anche in bambini molto piccoli", sottolinea il dermatologo. La causa precisa non è ancora chiara, ma si ritiene che a provocare la patologia concorrano due elementi: "Un disturbo autoimmunitario e un fenomeno legato allo stress ossidativo". A far comparire le chiazze bianche possono contribuire alcune concause. "Un soggetto predisposto, ad esempio, può sviluppare la vitiligine in un momento particolare della vita, magari molto stressante. Ci sono poi delle malattie associate, come la tiroidite cronica autoimmune o l'intolleranza al glutine. Esistono quindi delle condizioni che possono 'slatentizzare' la vitiligine".  Per curarla, descrive Paro Vidolin, "il nostro compito è da un lato quello di stabilizzare la patologia, di far sì che non si allarghino le macchie e non ne compaiano altre, e dall'altro lato quello di ripigmentare le chiazze. Per stabilizzare la malattia utilizziamo prevalentemente dei complessi di antiossidanti, sostanze naturali, che combattono lo stress ossidativo. Sono trattamenti sistemici, che si somministrano per bocca. La terapia farmacologica per la ripigmentazione, invece, è basata su prodotti topici: creme che possono essere steroidee, dunque contenere cortisonici, o agire sul sistema immunitario" per 'spegnere' l'auto-attacco che, aggredendo i melanociti (le 'fabbriche' di melanina responsabili della colorazione cutanea), stinge la pelle. "E su questo fronte dall'anno scorso c'è una grossa novità: un farmaco topico a base di ruxolitinib, il primo specifico per la vitiligine, approvato in Italia dall'Aifa, negli Usa dalla Fda e in Europa dall'Ema". Prima del via libera al nuovo principio attivo, un Jak-inibitore, "si utilizzavano farmaci off-label: medicinali con altre indicazioni", 'prestati' al trattamento della vitiligine, ricorda lo specialista. "Oggi abbiamo un farmaco dedicato. Ma la cosa da rimarcare - puntualizza Paro Vidolin - è che rimane sempre un presidio fondamentale la fototerapia Uvb a banda stretta, sia con le cabine total body per le forme più estese, sia con il laser a eccimeri 308 nanometri per quelle più localizzate". La cura della luce mira a stimolare i melanociti inattivi, ripristinando il pigmento cutaneo. E "dal Vitiligo International Symposium", l'appuntamento più importante per gli esperti di vitiligine, "che si è tenuto in dicembre al Cairo in Egitto, è emerso in modo chiaro che la fototerapia rimane cruciale e soprattutto si può associare al nuovo farmaco topico. L'associazione dei due trattamenti insieme viene considerata oggi l'approccio migliore" sul fronte della ripigmentazione.  Centrare questo obiettivo solleva il paziente non solo dal peso estetico della vitiligine, ma anche da quello psicologico. "Tantissimi studi - riporta il dermatologo - indicano che questa malattia ha un enorme impatto mentale sul benessere di chi ne soffre: ansia, depressione, addirittura in alcuni contesti sociali o in alcune etnie il paziente è vittima di pregiudizi che portano a discriminazione e isolamento. Crolla l'autostima, si vive con la paura di peggiorare ed essere esclusi. Poi c'è l'idea del 'contagio'. Ancora oggi - riferisce l'esperto - molti miei pazienti mi raccontano che 'quando sono in metropolitana la gente mi guarda male, forse pensano che quello che ho si attacca, come avessi la lebbra, la scabbia, un'infezione'". Ecco perché organizzare incontri come quello del 22 giugno "punta proprio a combattere questo stigma, a promuovere insieme alla comunità dei pazienti una ricerca scientifica che possa offrire loro le indicazioni terapeutiche migliori, a sostenerli sotto tutti i punti di vista". L'evento promosso dall'Ospedale Israelitico quest'anno cade in anticipo rispetto alla Giornata mondiale della vitiligine per ospitare un 'Vip' della dermatologia: il presidente della International League of Dermatological Societies (Ilds), Henry Lim. "E' uno dei massimi esperti mondiali di vitiligine - rimarca Paro Vidolin - In quei giorni sarà a Roma per un grosso congresso internazionale e allora abbiamo pensato di organizzare il nostro convegno il 22 proprio per averlo noi". Lim terrà una delle lecture previste durante serata, che sarà aperta dai saluti delle istituzioni e vedrà la partecipazione "anche di colleghi del Policlinico Umberto I, del Policlinico Gemelli e dell'Istituto San Gallicano". Un evento corale, "per unire le forze" contro la vitiligine, le fake news e i falsi miti che ancora la circondano. (di Paola Olgiati) ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fico (Centro Ames): "Con test e tecnologia al fianco di ginecologi e donne"

(Adnkronos) - "Siamo un centro di ricerca ma, prima di tutto, siamo vicinissimi alle donne. E quindi, inevitabilmente, anche ai ginecologi che ogni giorno lavorano per la loro salute. Il nostro compito è quello di offrire strumenti diagnostici sempre più precisi e performanti per supportare il loro lavoro e migliorare la qualità delle cure". Così Antonio Fico, direttore del Centro polidiagnostico strumentale Ames, in occasione del congresso regionale Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) Campania che si chiude oggi a Benevento, dal titolo 'Innovazione e tecnologia in ginecologia e ostetricia: impatto nella pratica clinica'. "Viviamo in un mondo dominato dai social - osserva Fico - e le donne oggi arrivano molto più preparate alla visita. I medici a volte si infastidiscono quando dicono 'ho letto su Internet', ma la verità è che vogliono capire, si informano, cercano la prevenzione. E hanno ragione: la prevenzione salva la vita". "Abbiamo investito moltissimo nella chirurgia molecolare e nell'acquisizione di sequenziatori di ultima generazione - ricorda Fico nel sottolineare come il Centro Ames sia in prima linea nella ricerca applicata alla salute femminile - Questo ci consente di ottenere diagnosi sempre più rapide e affidabili, un fattore cruciale soprattutto in ambito preventivo". "L'obiettivo è accompagnare la ginecologia verso un futuro fatto di tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e medicina personalizzata. Un futuro che è già presente, e che ci impone di lavorare in rete, con un approccio integrato, consapevole e profondamente umano". Tra i temi al centro del congresso Aogoi Campania 2025 - che ha riunito oltre 100 relatori tra i più autorevoli esponenti della ginecologia italiana - la chirurgia robotica, tecniche minimamente invasive, ecografia 3D/4D, test genetici e molecolari, big data e telemedicina, con un focus specifico sulla personalizzazione delle cure e la gestione delle disfunzioni pelviche. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Vaccini, Maio (Metis): "Il medico di famiglia è garante della protezione vaccinale"

(Adnkronos) - "Le vaccinazioni sono fondamentali per i pazienti fragili, cronici e adulti. Le malattie infettive restano una minaccia concreta, spesso sottovalutata. Lo pneumococco può causare polmoniti gravi, lo zoster ha sequele importanti e il virus respiratorio sinciziale è pericoloso per gli anziani fragili. Bisogna allargare la protezione anche a chi ha patologie croniche, indipendentemente dall'età: il diabete o le malattie cardiovascolari aumentano il rischio di complicanze infettive. Prevenire significa evitare malattie, esiti invalidanti, decadimento della qualità di vita e costi diretti e indiretti per il sistema sanitario". Così Tommasa Maio, responsabile della Scuola nazionale di Vaccinologia della Metis-Società scientifica dei medici di medicina generale, in occasione dell'evento formativo 'Strumenti e modelli organizzativi per la gestione efficiente delle campagne vaccinali dell'adulto e anziano nel setting della medicina di famiglia', a Roma. "Il medico di medicina generale ha un ruolo chiave: è il riferimento costante del paziente, conosce la sua storia clinica, il contesto sociale, le fragilità - spiega Maio - Questo permette una prevenzione su misura, quasi sartoriale. Pensiamo a una donna che entra in gravidanza: possiamo proteggerla per la salute del nascituro. O a un giovane splenectomizzato per un incidente che ha nuove necessità vaccinali non legate all’età ma alla sua condizione. Il nostro rapporto continuo con il paziente consente interventi precisi e tempestivi". La situazione, però, non è uniforme in tutte le regioni: "Ogni territorio adotta modelli organizzativi diversi - fa notare l'esperta - In Toscana, ad esempio, i colleghi possono somministrare qualsiasi vaccino senza problemi di fornitura: se arriva un paziente ferito in giardino, possono fargli subito l'antitetanica. In Piemonte, dove lavoro, questo non sempre è possibile. Devo rinviare il paziente o prescrivergli il vaccino da acquistare. Il punto è che non basta coinvolgere i medici di famiglia: bisogna metterli in condizione di operare. Avere i vaccini tempestivamente, con una logistica efficiente, fa la differenza". "Nel 2020, durante il picco della pandemia - ricorda Maio - i medici di famiglia e i pediatri vaccinarono da soli oltre 13 milioni di persone contro l'influenza. Portarono le coperture a livelli che non si vedevano da 10 anni. Questo dimostra che il sistema funziona, se messo in condizione di farlo. Il vaccino è un diritto - conclude l'esperta - Ogni cittadino ha diritto ad essere protetto, senza ostacoli e senza costi aggiuntivi". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Conflavoro riconosciuta dal ministero del Lavoro come associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale

(Adnkronos) - Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha riconosciuto Conflavoro come associazione datoriale maggiormente rappresentativa a livello nazionale, ai sensi della circolare n. 14/1995 dello stesso Ministero. Il provvedimento, con protocollo n. 8847 dell’11 giugno 2025, è stato firmato dalla dirigente della Direzione generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni istituzionali. Si conclude così, positivamente, l’iter di riconoscimento richiesto dalla stessa Conflavoro per attestare, con piena oggettività, il proprio grado di rappresentatività su tutto il territorio italiano. L’iter del Ministero era volto a certificare il possesso dei tre requisiti necessari, previsti appunto dalla circolare numero 14/1995, affinché un’organizzazione sindacale datoriale, quale è Conflavoro, possa definirsi maggiormente rappresentativa: la consistenza associativa, la diffusione territoriale in almeno metà delle province italiane e l’aver siglato contratti collettivi nazionali regolarmente depositati nell’Archivio nazionale dei contratti del Cnel. “Abbiamo avviato con determinazione questo processo di riconoscimento per consolidare la nostra posizione come associazione legittimata dei datori di lavoro”, afferma Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro. “Questo risultato non solo conferma la nostra trasparenza e rappresentatività, ma dovrebbe essere un esempio per tutte le altre organizzazioni sindacali, siano esse dei datori di lavoro o dei lavoratori, affinché si sottopongano allo stesso iter con l’obiettivo di rendere il sistema delle relazioni industriali più chiaro e oggettivo anche per le stesse imprese e gli stessi lavoratori”. “Il riconoscimento come associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale, peraltro, giunge in un momento simbolico: Conflavoro nel 2025 compie 15 anni, un traguardo importante per una realtà giovane, dinamica e in continua crescita come la nostra. Questo risultato è merito delle oltre 90 mila imprese che rappresentiamo in ogni settore, delle nostre associazioni confederate e, soprattutto, dei nostri 80 presidenti territoriali che ogni giorno lavorano con dedizione per lo sviluppo e la tutela delle pmi italiane. Ringrazio soprattutto questi ultimi per l’importante obiettivo raggiunto e l’Ispettorato nazionale del lavoro per aver accertato con estrema professionalità la presenza dei tre requisiti necessari al riconoscimento”, conclude Capobianco. ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)