MediaWorld e Robbie Williams: partnership strategica per la nuova collezione audio PEAQ

(Adnkronos) - MediaWorld, attore di primo piano nel settore dell'elettronica di consumo e parte del Gruppo MediaMarktSaturn, ha ufficializzato una partnership strategica di durata triennale con l'icona della musica pop internazionale, Robbie Williams. L'elemento centrale di questo accordo è il lancio paneuropeo di "PEAQ by Robbie Williams", una collezione esclusiva di prodotti audio a marchio PEAQ, uno dei brand proprietari del Gruppo. Questa collaborazione si inserisce in un contesto più ampio volto a potenziare la visibilità e la crescita dei marchi proprietari di MediaWorld, che includono KOENIC, ISY, OK. e, appunto, PEAQ. L'accordo prevede un primo rilascio di prodotti fissato per l'inizio di luglio 2025. Questa data coincide strategicamente con le prime fasi del tour europeo "Robbie Williams Live 2025", che prenderà il via a maggio e toccherà numerosi Paesi in cui il Gruppo MediaMarktSaturn opera, tra cui Italia (Trieste, 17 luglio), Germania, Austria, Belgio, Olanda, Spagna, Polonia e Turchia. Oltre al lancio dei prodotti, la partnership includerà una serie di attivazioni su tutti i touchpoint MediaWorld e la creazione di esperienze esclusive dedicate ai clienti, i cui dettagli verranno comunicati prossimamente. La prima fase del lancio della collezione "PEAQ by Robbie Williams" comprenderà sei dispositivi audio, distribuiti tra le categorie cuffie, speaker e soundbar. Ogni prodotto è stato sviluppato in stretta collaborazione con l'artista e il suo team. Il design si distingue per un'elegante finitura nera, arricchita dalla firma di Robbie Williams e da un logo monogramma dorato con le sue iniziali.  Il coinvolgimento di Robbie Williams non si è limitato all'aspetto estetico: l'artista ha partecipato attivamente a tutte le fasi dello sviluppo, dai test audio alla definizione delle caratteristiche tecniche, fino all'ottimizzazione dei prodotti finali. È già previsto un ampliamento della gamma "PEAQ by Robbie Williams" in una fase successiva, successiva al lancio iniziale di luglio. In Italia, la collezione sarà accessibile sia tramite il canale online, sul sito www.mediaworld.it, sia presso i 139 negozi fisici distribuiti capillarmente sul territorio nazionale. Questa iniziativa si allinea perfettamente con il posizionamento di MediaWorld come "Experience Champion" nel mercato dell'elettronica. La collaborazione mira a fondere la competenza tecnica del Gruppo con il gusto e l'influenza culturale di Robbie Williams. Il progetto rientra in una strategia omnicanale più ampia, finalizzata a consolidare la leadership europea di MediaWorld e del Gruppo MediaMarktSaturn e ad accrescere la notorietà del marchio PEAQ nel competitivo settore Hi-Fi a livello continentale. 
Vittorio Buonfiglio COO di MediaWorld, sottolinea: "Siamo entusiasti di questa partnership esclusiva con Robbie Williams, un'icona che è il connubio perfetto fra musica e innovazione. In MediaWorld ci impegniamo ad ascoltare e anticipare le passioni dei nostri clienti, osservando costantemente i trend del mercato. Questa collaborazione fra Robbie e PEAQ rappresenta un tassello fondamentale nella nostra evoluzione da retailer a piattaforma omnicanale di servizi e soluzioni, un'evoluzione che ci permette di offrire esperienze uniche e personalizzate ai nostri clienti. Come Experience Champion, vogliamo connettere le persone con le loro passioni, e questa partnership è un'ulteriore conferma del nostro impegno." 
Robbie Williams afferma: "Collaborare con il team PEAQ è stata un'esperienza straordinaria e ho imparato molto sulla creazione di prodotti di qualità ad un prezzo accessibile. Sono entusiasta di lanciare questa meravigliosa partnership. Questo è l'inizio di una collaborazione di successo con PEAQ e spero che a tutti piacciano i prodotti tanto quanto è piaciuto a me crearli con il Gruppo MediaMarktSaturn." 
Francesco Sodano Marketing Director MediaWorld, spiega: "La partnership triennale con Robbie Williams, non si limita ad una semplice collaborazione, bensì si inserisce all'interno di un piano marketing ampio e strutturato che prevede un crescendo di attivazioni omnicanale e iniziative dedicate ai nostri clienti e ai membri del MediaWorld CLUB. L'esperienzialità è al centro delle nostre strategie di Gruppo e crediamo fermamente che questa partnership ne sia l'emblema. Robbie Williams, infatti, non solo è una star apprezzata a livello globale, ma un'icona pop capace di intercettare un target trasversale che si sovrappone perfettamente con la nostra clientela attuale e potenziale. Come già dimostrato con successo nell'ambito del Gaming, con la nostra presenza sempre più importante a Lucca Comics & Games, questa iniziativa ripropone coerentemente il nostro approccio alle passioni nell'ambito musicale. Vogliamo offrire ai nostri clienti esperienze uniche e coinvolgenti, e la collaborazione con Robbie Williams ci permette di farlo in un modo innovativo e di grande impatto." ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


"La guerra al fentanyl si allarga ma ormai è difficile localizzare un nemico", l'analisi

(Adnkronos) - Secondo un nuovo rapporto dell'intelligence statunitense, l'India sarebbe un attore crescente nel commercio illecito di fentanyl, da considerare tra i principali fornitori di precursori chimici per la sintesi della sostanza. Una designazione, riporta la 'Cnn' online, che probabilmente susciterà allarme a Nuova Delhi, poiché il presidente Usa Donald Trump sta applicando dazi sui Paesi che accusa di non fare abbastanza per impedire che il farmaco mortale, quando usato fuori dalla legalità, entri negli States. Ma è una strategia che può dare i frutti sperati? Esprime dei dubbi Riccardo Gatti, medico specialista in psichiatria e psicoterapeuta, da anni al lavoro sul tema delle sostanze psicoattive, delle dipendenze e delle dinamiche che portano al consumo. "La guerra del fentanyl si allarga - conferma - Messico, Canada, Cina, e ora anche l'India". Ma sembra esserci "una (apparente?) ingenuità degli Stati Uniti nel non rendersi conto che, con il progressivo passaggio alle droghe sintetiche, prodotte in laboratorio, è sempre più difficile localizzare un 'nemico' in un Paese che favorisce o non ne ostacola la produzione".  "È abbastanza ovvio - evidenzia all'Adnkronos Salute - che i primi indiziati siano Paesi che hanno una forte capacità tecnologica di produrre farmaci, ma la realtà è che questo tipo di produzione, anche di precursori, non ha bisogno di coltivazioni agricole, ma solo di laboratori attrezzati e può avvenire ovunque. Non so, perciò, come proseguirà questa vicenda. Messico, Canada, Cina ed ora anche l’India, sono stati messi sotto accusa dagli Usa, in relazione al traffico di fentanyl, ed è in corso una offensiva politica ed economica che potrebbe allargarsi. E, attenzione, se altre nazioni dovessero seguire questo esempio, considerando i percorsi delle droghe nel mondo, comprese quelle che l’Europa manda altrove, per esempio in Africa, il rischio è che tutti si trovino contro tutti. Intendo tutti i Paesi del mondo, contro altri Paesi del mondo. Oggi si combatte con dazi contro dazi, ma ci sono molti altri modi di combattere".  Il rischio di queste offensive, conclude, "è che le conseguenze vengano pagate dai cittadini dei diversi Paesi coinvolti, con ovvia maggior sofferenza di quelli più poveri. Più difficile è capire se produttori e trafficanti di droga ne ricavino qualche difficoltà - chiosa - oppure se, in una situazione complicata di conflitto economico e politico generale, non abbiano in realtà modo di incrementare ulteriormente la loro influenza e di proseguire verso una progressiva globalizzazione dei traffici, incrementando la diffusione dei loro prodotti. Questo in un mondo in cui ciascuno sembra trincerarsi dietro confini reali o simbolici che riesce sempre meno a presidiare, come stanno dimostrando - loro malgrado - proprio gli Stati Uniti". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Scuola, "ecco perché il sistema non funziona": diario di Sandy studentessa con autismo

(Adnkronos) - "Ho sempre pensato di funzionare in modo diverso rispetto ai miei coetanei: sogni diversi, interessi diversi, insomma tutto". "Comunque: fatto il test, diagnosi certificata. Ho un modo particolare di approcciarmi alla vita sociale. Unico problema, molta gente (la maggior parte, se non tutta) ha capito che ciò significa: 'Non capisce niente'. Il motivo? Dopo 5 anni devo ancora capirlo. Mi chiamo Sandy, e questa è la mia storia a scuola: il posto che si dice sia il più inclusivo". Per 5 anni, durante gli intervalli, Sandy (nome di fantasia) ha preso un quaderno e annotato i suoi pensieri. Il risultato è un diario lucido della sua esperienza fra i banchi. Il diario di una ragazza adolescente con sindrome di Asperger, oggi 18enne al termine del suo ciclo di studi alle superiori, che è rimasta delusa dal percorso che la scuola le ha offerto. A suo avviso non un supporto 'su misura' per quel funzionamento differente, per valorizzare il suo potenziale e permetterle di spiccare il volo, ma un servizio che non ha centrato l'obiettivo, o non le ha reso più facili le cose, magari pur restando nello standard di quanto previsto sulla carta dalla legge.  E se non fosse un singolo caso? Sandy ha scelto di rendere pubblico - attraverso l'Adnkronos Salute - il racconto delle difficoltà che ha incontrato, perché la sua speranza è che possa far riflettere le istituzioni e che magari contribuisca ad evitare che anche altre ragazze e ragazzi come lei possano trovarsi a vivere gli stessi problemi. La mamma di Sandy, pur conoscendo le criticità vissute dalla ragazza, racconta che leggere quelle pagine "è stato un pugno nello stomaco". Sul tema del sostegno e dell'inclusione si esprime la politica a tutti i livelli, nazionale e regionale. I docenti di sostegno possono farsi sentire. Le associazioni di categoria, i sindacati, gli esperti dicono la propria. Rare sono invece le testimonianze dirette di chi è il reale destinatario dei servizi. Sandy è una voce, un faro su un mondo sconosciuto e inaccessibile. Teatro dei suoi ultimi 5 anni: un istituto scolastico del Nord Italia.  Prima di iniziare il racconto, una premessa: "Nel mio percorso - tiene a sottolineare - ho incontrato insegnanti che sono stati dei ganci importanti. E va ringraziato chi ce la mette tutta anche in modo personale, anche senza la giusta formazione. Insomma, è un sistema da smontare e aggiustare, ma va riconosciuto il valore di questi sforzi". Sandy arriva in prima superiore che le è "già stato assegnato un prof di sostegno: bello no?", inizia il diario. "Sono entrata in classe e come tutti mi sono scelta il mio posto: ultima fila, secondo banco. Perfetto - commenta - Abbastanza vicina da poter seguire le lezioni, non troppo da stare attaccata ai prof. Dopo due settimane arriva il 'mio' sostegno: tutto perfetto se non fosse che mi sta addosso. In mezzo minuto mi ritrovo in prima fila. Adesso ha anche messo la sua sedia davanti al mio banco, non posso avere un minuto libero". E Sandy comincia a porsi domande: "Perché devo seguire le sue lezioni di matematica durante l'ora di italiano? Perché devo portare le matite colorate? Perché ogni volta che il prof. spiega un argomento nuovo, lui me lo deve rispiegare all'infinito convinto che non abbia capito? Mi sento trattata come una stupida. Tutto il mio materiale di scuola me lo prepara lui, senza un minimo mio coinvolgimento".  
Ed è così, continua Sandy, che "ho cominciato a vivere male la scuola: a me che piaceva tanto, a me che ogni argomento interessava sempre tantissimo, a me che volevo diventare insegnante". Le ore fra i banchi diventano "ore passate a fare il conto alla rovescia". "E' passato quasi un anno - scrive Sandy in un altro passaggio del suo diario - e io, che già facevo tanta difficoltà a socializzare, conoscevo a malapena il nome dei miei compagni perché o ero fuori dalla classe oppure il prof di sostegno mi intratteneva con le sue lezioni" e "talmente tante erano le volte che me le rispiegava". "Guardo i miei compagni e mi si stringe il cuore: loro hanno già fatto amicizia e io nell'angolino con il prof".  Poi "arriva il peggio: tutti in Dad". Inizia il capitolo che Sandy battezza 'L'incubo'. Sono i tempi del Covid. "I Dsa hanno diritto ad andare in presenza e io accetto perché mi agevola sentire la spiegazione così". Ma questo non succede. L'insegnante di sostegno, dice la ragazza, "mi porta in una classe diversa dalla mia e mi spiega le cose che, secondo la sua logica, ancora fatico a comprendere". Sandy in realtà vorrebbe più fiducia, potersi sentire come gli altri studenti, provare a cimentarsi con le stesse sfide. Soffre la situazione: "Piangevo, mi svegliavo la notte", ricorda. "Tutto quello che ricevevo in cambio era: 'Sandy quando la vuoi fare l'interrogazione di Storia?'. Nessuno si accorgeva di niente o facevano tutti finta?". Poi il virus allenta la morsa. "Tornati a scuola anche i miei compagni, credevo sarebbe migliorata la situazione, ma peggiorava sempre di più". Quella presenza che avrebbe potuto essere un supporto per sfruttare al massimo le occasioni formative e per integrare Sandy, rischia di farla sentire più isolata. Questa è la visione della studentessa. E decide di parlarne con i genitori, spera in un cambio, ma è tardi. Il nuovo anno scolastico arriva. "Mi faccio furba - scrive Sandy - I miei compagni hanno tutti legato, sono rimasta l'unica fuori, quindi decido di mettermi esattamente al centro della classe per due motivi: il primo è che dovunque mi sarei girata ci sarebbe stato un mio compagno con cui poter magari interagire nei momenti di svago, il secondo è che speravo di aver respiro". Il piano non va in porto. "'Sandy li hai fatti i compiti per le vacanze? Magari li riguardiamo insieme, così ti spiego meglio'. Come glielo dico che vorrei seguire almeno una volta la stessa lezione dei miei compagni. Comincio a lottare per i miei diritti: tiro il banco indietro e lui, quando ritorna, lo rimette avanti. Una sorta di tiro alla fune. Comunque alla fine ho vinto: sono in prima fila, ma non 'nella cattedra'".  
E poi la svolta. "Scrivo ai miei. Volevo un prof che mi aiutasse, non un badante. In terza superiore mi viene tolto". Al suo posto ne arriva un altro che "si avvicina a me per la prima volta dopo due settimane, a distanza alunno-professore: non mi sembrava vero. Avevo il mio tempo, seguivo tutte le lezioni e facevo anche l'intervallo". Ma gli anni passati isolata hanno lasciato un segno: "Al primo intervallo libero ognuno andava dal suo gruppo di amici. Io mi sentivo spaesata. Era come se fossi arrivata in questa classe al terzo anno". Con fatica e un po' di aiuto, però, Sandy riesce a integrarsi. "Stupendo", commenta, sentirsi "accolta" in un gruppo di compagni che come lei "erano appassionati di teatro". Restava solo la sensazione di essere trattata in modo diverso. "Al quarto anno, pensavo che le cose fossero cambiate, ma continuavano ad abbassarsi alla mia altezza e a sorridermi come se dovessero parlare a una bambina di 6 anni". Ma adesso "c'era anche l'educatore a lottare dalla mia parte. Qualcosa si è smosso, ma molto poco". L'anno dopo nuova crisi: "Il mio gruppo mi aveva esclusa: ognuno si era organizzato con qualcuno e non mi avevano coinvolta". "Oltre al mio educatore e al mio insegnante di sostegno, non era rimasto più nessuno con cui stare. Ho ricominciato a stare male". Anche cambiare banco non funziona. "Ho passato un trimestre da incubo (e non per verifiche ed interrogazioni) - ricorda - ma ho continuato ad andare avanti perché ci tengo alla scuola. L'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale prendo il telefono (l'unica distrazione che mi era rimasta) e vedo un messaggio dal gruppo di classe. Lo apro: c'era una foto, una foto di Natale, una foto di classe. C'erano tutti, anche il prof di quell'ora. Quando l'avevano fatta? Poi l'illuminazione: mentre io ero da tutt'altra parte a fare un'interrogazione. Possibile che nessuno si era accorto che mancavo?". Finite le vacanze, "sono tornata. Avevo perso mia nonna e stavo male, i miei compagni (quelli con cui stavo una volta) mi son venuti incontro. Non capivo, ma ero sollevata". Solo che "il giorno dopo era tornato tutto come prima e io ero di nuovo sola". "Son passati giorni, settimane, mesi, ma la situazione è sempre la stessa: io che vengo esclusa. In tutti questi anni ho capito che son 'troppo disabile' per stare in questo mondo come tutti gli altri, che per capire un argomento ci metto 2 anni, che non sono in grado di tornare a casa da sola perché ho un compagno che viene sempre con me e deve stare attento a tenermi d'occhio, ho capito che non sono fatta per stare con gli altri perché tanto ci sarà sempre qualcuno che farà finta che non esista 'a causa del mio comportamento'. Ma chi veramente non ha capito non sono io. La verità è che la gente si ferma al nome della mia diagnosi senza capire cosa significhi e senza la volontà di capire come e chi sono. Disabilità significa avere un modo diverso di funzionare, non significa 'non funzionare'". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Da allergie a sonno cattivo, ecco gli 'acciacchi' di primavera e come affrontarli

(Adnkronos) - "La chiamiamo 'stagione del risveglio', anche perché psicologicamente il ritorno della vita all'aria aperta stimola e favorisce il benessere". Ma la primavera è davvero così, tutta 'rose e fiori'? In realtà, insieme al sole e a una natura più colorata, la bella stagione che avanza può portare con sé anche acciacchi ricorrenti. A illustrare quali sono è Mauro Minelli, specialista in Allergologia e Immunologia clinica e docente di Fondamenti di dietetica e nutrizione all'Università Lum. "Al di là delle manifestazioni allergiche respiratorie o cutanee, che potremmo considerare come i disturbi primaverili per eccellenza - spiega all'Adnkronos Salute - gli altri acciacchi di stagione molto frequenti a riscontrarsi in queste settimane di passaggio, sono tipicamente rappresentati dal cambiamento dei ritmi ormonali a cui, gioco forza, il nostro organismo non può sottrarsi in conseguenza soprattutto dell'allungamento delle giornate, reso ancora più pesante dall'avvento dell'ora legale", che scatta nella notte fra sabato 29 marzo e domenica 30.  Gli effetti più immediati di queste variazioni, continua l'esperto, "si ripercuotono sulla quantità e qualità del sonno con difficoltà ad addormentarsi e svegliarsi al mattino, insonnia o sonno frazionato. E quando si dorme male si è più stanchi durante la giornata, si carbura più lentamente, si sopporta meno l'attività lavorativa perché si è più distratti con conseguenti scarsi rendimenti. Ulteriore elemento di disturbo è legato agli sbalzi di temperatura, tipici delle bizze meteorologiche della stagione, che potranno portare a sintomi da raffreddamento e a vaghi disturbi e fastidi a carico di muscoli, tendini e articolazioni. E infine ci sono pure sintomi intestinali come bruciori di stomaco e reflusso verosimilmente correlati alle variazioni dietetiche che abitualmente si associano ai passaggi stagionali". In realtà, puntualizza Minelli, "per alcune di queste problematiche non ci sono motivazioni ufficiali ed univoche. Una spiegazione plausibile potrebbe stare in una sorta di 'carico adattativo' che, in risposta ad alcune sollecitazioni ambientali apparentemente minimali e però ineludibili e continuative, porta l'organismo ad un'attività fisiologica diversa da quella che fino a quel momento era stata sostenuta. Una volta che questa attività avrà raggiunto un nuovo livello di adattamento, l'organismo ritrova il suo equilibrio, assolutamente indispensabile per evitare che il sovraccarico diventi cronico e dunque patologico". E allora cosa fare per assecondare questi momenti? "Durante il cambiamento di stagione sarebbe consigliabile adottare alcune piccole procedure, accorgimenti alimentari e attenzioni nello stile di vita che mirino a supportare il nostro organismo 'in transito stagionale' e a preservare lo stato di benessere", spiega Minelli. Ecco quali: 1) Tra le buone prassi, la prima da tenere in considerazione è di "ripartire bene la composizione dei pasti e mangiare a sufficienza ma senza esagerare, per favorire e ottimizzare le funzioni immunitarie, endocrine e metaboliche, ma anche per sostenere il giusto trofismo dei nostri organi e tessuti". 2) Rispettare i ritmi cronobiologici e "valorizzare la quantità e la qualità del sonno ristoratore", elenca l'esperto.  3) Astenersi dai "luoghi comuni che vorrebbero la temporanea debacle stagionale connessa alla consueta giaculatoria delle 'basse difese immunitarie', rifugio incondizionato dei nostri malesseri senza paternità apparente, che subito si traduce in una ricerca irrefrenabile di miscele e magnifici elisir di lunga vita destinati, nelle intenzioni dei guaritori 'fai da te', a 'stimolare' un sistema immunitario in panne". Tutto questo proprio mentre il sistema immunitario, più attivo e vivace che mai, è all'opera per cercare di neutralizzare, soprattutto negli allergici, le minacce di un ambiente esterno che, con la primavera, risveglia pollini e starnuti. Per Minelli, "sarà il caso, pertanto, di evitare corse agli immunostimolanti di vario genere. In un momento dell'anno nel quale, in ragione del forte carico antigenico ambientale che la pollinazione di alberi e piante erbacee scarica in atmosfera, il nostro sistema immunitario di tutto potrebbe aver bisogno, meno che di essere ulteriormente 'stimolato' da sollecitazioni abnormi e irregolari che, rispetto alla logica, vanno in direzione diametralmente opposta", conclude Minelli. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Ricerca, da Fondazione Prada call to action per la Sla: 'tra arte e scienza ecco il futuro'

(Adnkronos) - La bellezza oltre la malattia, il potere innovativo che avvicina la scienza all'arte, il futuro della ricerca fra progressi e speranze. La 'call to action' per la Sla parte da Fondazione Prada a Milano, dove ieri con la collaborazione di Aisla e Arisla è stato promosso un incontro per fare il punto, riflettere e confrontarsi sulle prospettive e gli scenari per questa grave malattia neurodegenerativa. Promosso all'interno del progetto 'Preserving the Brain: A Call to Action', realizzato da Fondazione Prada, l'evento ha previsto anche una visita della mostra scientifica del progetto che, ideata dal luminare della neurologia Giancarlo Comi, scomparso a novembre 2024, esplora il campo delle neuroscienze. L'edizione di quest'anno si è concentrata sulla prevenzione e sul trattamento precoce delle malattie neurodegenerative, spiegano i promotori, "temi rilevanti per rilanciare un impegno comune" di istituzioni scientifiche, culturali e della società civile. La giornata è iniziata con un incontro formativo con l'Istituto professionale Iis Oriani Mazzini di Milano: le classi quinte ad indirizzo Tecnico dei servizi per la sanità e l'assistenza sociale hanno avuto l'opportunità di visitare la mostra, entrando in contatto con il mondo della ricerca scientifica e della cura della Sla. Durante la visita, AriSla ha illustrato gli aspetti innovativi della ricerca, e Aisla ha messo in luce la dimensione umana della cura, raccontando storie di vita e stimolando una riflessione profonda sull'importanza dell'inclusione. La visita alla mostra scientifica è stata guidata dai dottorandi dell'Istituto San Raffaele di Milano. La mattinata si è conclusa con la creazione di un 'Manifesto etico delle parole della cura', dove gli studenti hanno espresso il loro impegno personale verso la ricerca, l’inclusione e la cura, utilizzando parole chiave come 'speranza', 'diagnosi' e 'progresso'. Nel pomeriggio, volontari, familiari e persone con Sla hanno intrapreso un viaggio attraverso l'esposizione Atlas di Fondazione Prada, dove l'arte ha incontrato l'esperienza della malattia. Il tema della 'impossibilità resa possibile' ha offerto una nuova prospettiva, in cui la bellezza emerge nonostante la malattia, trasformando la creatività in uno strumento di riflessione profonda e di speranza. Guidati da Mary Zurigo e Michele Porcu di Zea - Zone di esplorazione artistica, le persone con Sla, affiancate da Anisia Carlino, psicologa del Centro di ascolto Aisla, hanno vissuto un'esperienza emozionante, entrando in contatto con opere artistiche d'impatto. Il percorso è iniziato con una salita panoramica alla Torre della Fondazione, dove l'ascensore trasparente ha offerto una visione inedita sulla città, a simboleggiare il cambiamento di prospettiva, necessario per affrontare le sfide della vita. La prima opera, Upside Down Mushroom Room di Carsten Höller, con i suoi funghi sospesi e il movimento ipnotico, ha stimolato una riflessione su come una nuova visione possa trasformare l'esperienza della malattia. La visita è proseguita con la Bel Air Trilogy di Walter De Maria, tre automobili cromate che, come sculture, rimandano al potere della trasformazione e della reinterpretazione. L'esperienza si è conclusa davanti a Tulips di Jeff Koons, simbolo di gioia e speranza, dove le famiglie hanno condiviso emozioni che sono state raccolte nel 'Manifesto etico delle parole della cura', con espressioni cariche di significato come: giornata rilassante, uscire dalla monotonia della settimana, bellezza. Un momento di connessione e riflessione collettiva che ha reso l'arte strumento di cura dell'anima e di speranza. Infine il talk serale, iniziato con le parole di Chiara Costa, Head of Program, e Cornelia Mattiacci, Exhibition Curator di Fondazione Prada, che hanno spiegato l'obiettivo della Fondazione di raccontare il dialogo tra la comunità scientifica e le persone con malattie neurodegenerative. Il Programma Preserving the Brain è volto sensibilizzare un pubblico ampio, con un'attenzione particolare alle nuove generazioni, per creare uno spazio di riflessione condiviso, grazie alla collaborazione con le associazioni di pazienti. Il tema centrale, che esplora l'incertezza e la sperimentazione, ha trovato una forte risonanza nel contesto della Sla, dove la ricerca si muove tra ciò che è noto e ciò che resta sconosciuto. Grazia Micarelli, direttore di Aisla, ha ribadito l’importanza di creare una società inclusiva, dove la malattia non è un confine ma parte della vita condivisa. Lucia Monaco, presidente di Arisla, ha sottolineato come la ricerca abbia la capacità di aprire spiragli di conoscenza, indispensabili per raggiungere risultati positivi per la vita dei pazienti. Nella tavola rotonda che si è svolta a seguire si sono confrontati esperti provenienti da diversi ambiti sul tema della gestione della malattia. Riccardo Zuccarino, direttore clinico di NeMo Trento, ha portato il suo contributo in rappresentanza dell'International Alliance of Als/Mnd e ha celebrato la bellezza del prendersi cura come un profondo contatto umano tra clinico, paziente ed i suoi familiari. Anna Ambrosini, responsabile scientifico di Arisla, ha posto l'attenzione sul senso di responsabilità nel selezionare la migliore ricerca perché arrivino soluzioni terapeutiche efficaci. Federica Cerri, neurologa e referente Sla di NeMo Milano e coordinatrice del progetto Arisla 'Myok-Als' ha sottolineato la determinazione necessaria nella pratica clinica e nella ricerca, ispirata dal coraggio dei pazienti. Nilo Riva, neurologo e ricercatore dell'Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano e coordinatore del progetto Arisla 'Ideals', ha parlato della necessità di riscrivere la 'grammatica' della Sla per trasformare la conoscenza in cura. Carlo Mango, direttore Area scientifica di Fondazione Cariplo, ha esplorato il legame tra arte e scienza, definendo entrambi come "agenti trasformativi". Ha parlato della vocazione scientifica e artistica, della sfida di disegnare un percorso libero per cambiare il mondo e del rispetto per il talento, che nasce da impegno e dedizione. Mango ha anche presentato il prossimo programma di Fondazione Cariplo, che promuove la contaminazione tra ricerca e arte come elemento di innovazione. Alberto Fontana, segretario dei Centri clinici NeMo, ha toccato il tema della 'follia' come forza liberatrice, sottolineando come la ricerca e l'impegno collettivo possano costruire una cultura capace di resistere, innovare e progredire, mantenendo intatta la dignità e l'umanità. La giornalista Elisa Longo ha infine guidato una riflessione collettiva, stimolata dalla video-testimonianza di Davide Rafanelli, consigliere nazionale Aisla e membro del Cda dei Centri NeMo. Davide ha incarnato quella "follia visionaria" che permette di vedere oltre la malattia, trasformando la fragilità in resistenza e la sofferenza in consapevolezza. Da qui sono emerse le parole chiave degli esperti che hanno arricchito il Manifesto etico delle parole della cura: relazione, creatività, innovazione, contaminazione, determinazione, dedizione, impegno e follia. Questi concetti, spiegano i promotori, non solo definiscono il valore della ricerca ma esprimono anche la forza delle persone che affrontano la Sla. È una forza morale, quasi geniale, che le persone che vivono con la malattia insegnano ogni giorno, spiegano: quando la vita è segnata da una malattia inguaribile, tutto si trasforma in una danza su un filo sospeso. E l'unico modo per attraversarlo è cercare l'equilibrio, non negare la realtà ma rispondere con determinazione. La stessa determinazione con cui i ricercatori lavorano per trasformare il paradigma della malattia. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Aids, Mariavittoria Rava: "Dopo i tagli di Trump, ad Haiti abbiamo venduto 2 camion per i farmaci salvavita"

(Adnkronos) - E' successo tutto all'improvviso. "Ho ricevuto un messaggio di notte. Era padre Rick, il direttore dei nostri progetti in Haiti. Lì abbiamo l'ospedale Saint Damien, che è un ospedale per bambini e mamme, e diamo i farmaci antiretrovirali per le mamme che hanno l'Hiv, per evitare la trasmissione dell'infezione al feto. E' un programma molto grande per pazienti con il virus e si basava interamente su un finanziamento Usaid. La tempestività del taglio ai fondi è stata un ulteriore problema. Non c'è solo il danno di aver perso un aiuto, ma è l'immediatezza dello stop che ci ha impedito di cercare una soluzione alternativa. Abbiamo dovuto vendere due camion che avevamo lì per avere subito i soldi per continuare ad acquistare i farmaci. Farmaci che sono salvavita". E' la testimonianza di Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava, che spiega all'Adnkronos Salute: "La velocità che c'è stata nel passaggio dalla decisione alla sua esecuzione ha colpito tutti".  Il programma Hiv dell'ospedale Nph St Damien, che cura circa 600 pazienti ad Haiti, è stato fra i servizi rimasti dall'oggi al domani senza fondi Usaid dopo che la 'scure' di Donald Trump si è abbattuta sull'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, il principale ente governativo per la distribuzione di aiuti all'estero. Colpisce la modalità, ribadisce Rava, perché "questa decisione di Trump ha avuto un'esecuzione immediata. Normalmente qualunque donatore, quando decide di non continuare un finanziamento, di non rinnovarlo, lascia sempre del tempo" per riorganizzarsi. "Poi io mi sono anche detta che magari nel mondo ci sono degli sprechi, ma posso parlare solo del nostro programma e dico che prendersi il tempo di fare degli assessment e valutare quali sono i programmi efficienti e giusti" da mantenere "forse sarebbe stato più opportuno".  Il programma di Fondazione Francesca Rava - Nph Italia Ets per l'Hiv ad Haiti riguarda "i pazienti che vanno nel reparto del nostro ospedale per avere questi farmaci salvavita, terapie che non puoi interrompere, ma c'erano anche degli studi, delle ricerche molto belle e interessanti. Avevamo anche la parte della prevenzione, ma hanno tolto il finanziamento proprio sul programma, un finanziamento che andava avanti da anni, e abbiamo dovuto tagliare per forza, abbiamo tenuto solo la parte salvavita". E adesso cosa fanno le tante realtà nel mondo che hanno perso i fondi? "Ognuno sta cercando la propria strada per sopravvivere, perché in questo momento è questo che stiamo facendo. Noi vogliamo aiutare queste 600 persone in cura, e stiamo lanciando un appello a tutti i nostri donatori per 'adottare' un paziente. Stiamo chiedendo un aiuto, anche con poco, per sostenere le cure per loro". Non nasconde l'amarezza, Mariavittoria Rava, per quello che sta accadendo con la perdita dei sostegni. "Come noi, che nel nostro caso ci siamo arrabattati, ci sono organizzazioni che tengono vivi i loro programmi e li mandano avanti. Ma in altri casi c'è chi è costretto a interromperli e può essere devastante, perché poi rimettere in pista un programma non è facile. Al di là del fatto - aggiunge - che ci sono tante vite umane dietro questa cosa, sono cure salvavita. In Haiti dove noi operiamo la situazione è drammatica. Siamo un po' il polo di riferimento per queste pazienti, non ci sono molte altre alternative, anzi non ce ne sono proprio. Noi abbiamo l'ospedale Saint-Damien e l'ospedale St Luc a Port-au-Prince", la capitale di Haiti, "che sono uno per bambini e mamme e l'altro per famiglie e sono due strutture che hanno i programmi Hiv, quindi è stata una bella botta". Come si può fronteggiare la crisi aperta dai tagli? "Non lo so - ammette Rava - immagino con la sensibilizzazione. Io mi auguro che sia solo un momento di 'settaggio', di riconfigurazione, per poi magari tornare a finanziare i progetti più validi. E magari si potrebbe sensibilizzare chi ha preso questa decisione sul fatto che ci sono certi programmi che hanno degli impatti a livello globale. Ci sono anche fondazioni come la Fondazione Bill & Melinda Gates che hanno fra i loro scopi la lotta all'Hiv, e una strada potrebbe essere anche sensibilizzare queste realtà, però non saprei, è tutto molto delicato".  Rava ha ovviamente raccolto anche le preoccupazioni degli operatori. "Noi avevamo come sostenitori sia Usaid che Pepfar", il 'Us President's Emergency Plan for Aids Relief', "e abbiamo tantissimi medici americani volontari, anche loro non saranno contenti perché conoscono il nostro programma, formano i medici con noi. Insomma, i progetti non sono sulla carta, i progetti sono nella realtà, sono fatti da persone. Persone che ci lavorano, che ci hanno creduto, che hanno costruito competenze. E sono dunque anche le competenze che si buttano via. L'impatto è gigantesco". E poi c'è la sofferenza. "Dietro questi programmi ovviamente non ci sono numeri - ribadisce - ci sono esseri umani che soffrono. Penso alla storia di questa mamma, in cura per Hiv, disperata per il fatto di non riuscire ad andare avanti a fare le cure. Aveva timore di morire. Così ha portato la sua bambina neonata e l'ha abbandonata nel nostro ospedale, gli infermieri l'hanno rincorsa e gliel'hanno restituita, ma lei è ritornata una seconda e una terza volta. L'hanno trovata moribonda per strada, perché era malata, stava male. Alcuni pazienti - conclude - vivono veramente situazioni drammatiche. Questo per dire che le implicazioni dei tagli che stiamo vedendo hanno una ricaduta dolorosissima, soprattutto nei Paesi più poveri". (di Lucia Scopelliti) ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Perché Elon Musk ha venduto X a un'altra sua azienda?

(Adnkronos) - L'acquisizione della piattaforma X (precedentemente Twitter) da parte di xAI, recentemente annunciata, rappresenta una mossa strategica significativa, realizzata attraverso una transazione interamente azionaria. L'operazione, che valuta xAI a 80 miliardi di dollari e X a 33 miliardi (inclusi 12 miliardi di debito), solleva interrogativi sulle ragioni sottostanti e sulle potenziali implicazioni future. Il motivo principale di questa acquisizione risiede nella volontà di combinare le avanzate capacità di intelligenza artificiale di xAI con l'ampia base di utenti e la vasta quantità di dati generati da X. L'accesso a questo patrimonio informativo è considerato cruciale per lo sviluppo e l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale sofisticati. L'integrazione mira a sfruttare la portata di X come "piazza digitale" per distribuire e implementare le soluzioni di intelligenza artificiale di xAI, ampliando così il loro impatto. La fusione delle due entità consente di ottimizzare le risorse computazionali, i modelli e il talento, favorendo la creazione di sinergie operative e tecnologiche. L'obiettivo dichiarato è quello di sviluppare "esperienze più intelligenti e significative" per miliardi di utenti, accelerando il progresso tecnologico. Inoltre, l'operazione contribuisce alla crescita del valore di xAI, che ha dimostrato una rapida espansione nel settore dell'intelligenza artificiale, con una valutazione in significativo aumento. Tuttavia, la valutazione di X, pur includendo il debito, evidenzia una variazione rispetto al prezzo di acquisizione iniziale. La riuscita dell'integrazione dipenderà dalla capacità di armonizzare le culture aziendali e di sfruttare efficacemente le sinergie tra le due piattaforme. L'evoluzione di X come piattaforma integrata con le funzionalità di intelligenza artificiale di xAI richiederà investimenti continui in ricerca e sviluppo. La transazione, interamente azionaria, modifica la struttura finanziaria delle due aziende, e le implicazioni finanziarie a lungo termine della fusione richiederanno un attento monitoraggio. Infine, l'operazione si svolge in un periodo di rapida crescita del settore dell'intelligenza artificiale, caratterizzato da una forte concorrenza. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


The Legend of Zelda, Nintendo annuncia la data di uscita del film dal vivo

(Adnkronos) - L'adattamento cinematografico live-action della celebre serie di videogiochi "The Legend of Zelda" di Nintendo, oggetto di lunga attesa e speculazione, ha ricevuto una data di uscita ufficiale. L'annuncio è stato effettuato il 28 marzo 2025 tramite l'applicazione "Nintendo Today!", introdotta il giorno precedente durante una presentazione Nintendo Direct. La scelta di utilizzare una piattaforma mobile dedicata per la diffusione di questa informazione sottolinea la strategia di Nintendo di comunicare direttamente con la propria base di utenti. Il film, basato sulla saga di "The Legend of Zelda", debutterà nelle sale cinematografiche a livello globale il 26 marzo 2027. L'annuncio fa seguito alle prime indicazioni sul progetto, risalenti al novembre 2023. Il periodo di produzione, di circa due anni, è considerato necessario per un adattamento live-action di un'opera fantasy di tale portata, con particolare attenzione alla pre-produzione, alle riprese e agli effetti visivi. La distribuzione mondiale del film è affidata a Sony Pictures Entertainment. Questa collaborazione tra Nintendo e un importante operatore dell'industria cinematografica globale evidenzia una strategia di espansione delle proprietà intellettuali di Nintendo in diversi formati mediatici. La regia è stata affidata a Wes Ball, noto per il suo lavoro nella trilogia "Maze Runner" e nel recente "Il regno del pianeta delle scimmie". La sua esperienza nel genere avventura e azione suggerisce un possibile orientamento del film in linea con i temi dei videogiochi di "The Legend of Zelda". Il progetto vede il coinvolgimento di figure chiave come Shigeru Miyamoto, creatore della serie, e Avi Arad, produttore con esperienza in adattamenti di proprietà intellettuali di fumetti e videogiochi. La partecipazione di Miyamoto assicura una connessione con il materiale originale, mentre l'esperienza di Arad mira a garantire un'ampia portata commerciale. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Super Tac al Cdi: "Rivoluziona l'imaging diagnostico al servizio del Ssn"

(Adnkronos) -
Una 'super Tac' ultra accurata, capace di individuare lesioni piccolissime, riducendo il carico di radiazioni a cui viene sottoposto il paziente. E' la nuova tomografia computerizzata a conteggio di fotoni (Tc Pcct) installata dal Centro diagnostico italiano (Cdi), "una tecnologia di ultimissima generazione" che promette "una rivoluzione nell'imaging diagnostico al servizio del sistema sanitario regionale" e quindi del Ssn. Il taglio del nastro questa sera a Milano nella sede del Cdi in via Saint Bon, con il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi e Diana Bracco, presidente e amministratore delegato del Centro diagnostico italiano. A seguire un convegno scientifico patrocinato dall'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri, per un confronto tra clinici e specialisti sulle potenzialità della nuova apparecchiatura nelle diverse specialità. "Oggi è una giornata importante per il nostro Centro diagnostico e ringrazio di cuore il governatore Fontana e la presidente Buscemi per la loro presenza", dichiara Bracco. "Inauguriamo una nuova tecnologia di ultimissima generazione che va a vantaggio del lavoro del medico radiologo, ma soprattutto del paziente - sottolinea - Questa acquisizione testimonia la costante attenzione del Cdi a investire in qualità e innovazione al fine di offrire un servizio a misura di paziente e delle sue specifiche esigenze. Ogni anno nelle 35 sedi esistenti nel territorio lombardo effettuiamo 290mila procedure di diagnostica per immagini e oltre 5 milioni e mezzo di analisi di laboratorio. Risultati di grande rilievo, frutto anche della professionalità, del rigore e della passione dei nostri medici e del nostro straordinario personale, sempre attenti a diffondere la cultura della diagnosi precoce e della prevenzione". "La nuova Tc a conteggio di fotoni ci permette di ottenere un livello di dettaglio impensabile fino a pochi anni fa, con un impatto positivo sulla diagnosi precoce e sulla gestione di patologie complesse - spiega Deborah Fazzini, direttrice della Diagnostica per immagini del Cdi - E' un passo avanti fondamentale per la medicina di precisione che vogliamo contribuire a implementare non solo nell'imaging cardiologico e vascolare, ma anche in oncologia, in ortopedia, in neurologia e nel distretto testa-collo. Grazie a una qualità di immagine senza precedenti e a una riduzione della dose di radiazioni, possiamo offrire ai pazienti diagnosi non solo più precise, ma anche più sicure, in particolare a tutti quei pazienti che devono sottoporsi frequentemente a controlli di follow-up e a valutazioni diagnostiche per la prevenzione". A differenza delle Tac tradizionali, che misurano l'energia complessiva dei raggi X dopo il loro passaggio nel corpo - descrivono dal Centro diagnostico italiano - la nuova Tc Pcct utilizza rilevatori avanzati in grado di registrare ogni singolo fotone e di determinare con precisione la sua energia. Questo approccio elimina il 'rumore' e riduce gli artefatti nelle immagini, consentendo di ottenere risultati più nitidi e dettagliati, con una risoluzione che può arrivare fino a 0,2 millimetri. Oltre a individuare lesioni minute, migliorando sensibilmente l'accuratezza diagnostica, la Tc Photon Counting riduce la dose di radiazioni necessaria per ottenere immagini di alta qualità. Poiché i suoi rilevatori catturano e utilizzano in modo più efficiente le informazioni provenienti dai raggi X, è possibile eseguire esami con una minore esposizione, un aspetto particolarmente importante per pazienti oncologici o soggetti che necessitano di controlli ripetuti nel tempo. La Tc a conteggio di fotoni trova applicazione in numerosi ambiti clinici, illustrano gli esperti del Cdi. In cardiologia offre una visualizzazione più chiara delle arterie coronarie e dei depositi di calcio, contribuendo a una diagnosi più accurata delle malattie cardiovascolari. In oncologia garantisce una maggiore precisione nella rilevazione e caratterizzazione dei tumori, ma migliora anche l'analisi della parete carotidea e permette in neurologia una migliore distinzione tra sostanza bianca e grigia, fondamentale per la diagnosi di patologie neurodegenerative. In ortopedia consente una migliore definizione delle strutture ossee, facilitando l'individuazione di microfratture e offrendo una valutazione più accurata delle aree periprotesiche. L'installazione della nuova Tac rappresenta "un investimento importante da parte di una struttura accreditata", si legge in una nota. "Si inserisce quindi nell'ambito della collaborazione tra il settore pubblico e privato, per garantire un servizio diagnostico di eccellenza sul territorio e l'avanzamento della ricerca diagnostica e terapeutica. Solo lo scorso anno, il Cdi ha erogato oltre 90mila esami di diagnostica per immagini per il Sistema sanitario nazionale". ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


"Zip", il nuovo gioco di logica da scoprire su LinkedIn

(Adnkronos) - Il modo in cui interagiamo professionalmente online sta cambiando, con un aumento dell'uso di elementi divertenti nelle piattaforme di networking e sviluppo professionale. Questo sembra emergere secondo una nota con cui LinkedIn annuncia il lancio di "Zip". Un esempio evidente di questa tendenza vede aumentare la popolarità dei giochi presenti sulla piattaforma. Secondo LinkedIn l'84% degli utenti di LinkedIn che gioca sulla piattaforma lo fa ogni giorno, e l'80% di questi utenti continua a giocare anche dopo una settimana. Questi numeri mostrano che i giochi stanno diventando una parte integrante della routine quotidiana dei professionisti in tutto il mondo, offrendo un modo nuovo e divertente di integrare momenti di relax con l'ambiente lavorativo. 
LinkedIn ha recentemente ampliato la propria offerta ludica con il lancio di "Zip", il quarto gioco incentrato sulla logica e sull'abilità. Questo nuovo titolo si affianca ai precedenti successi "Queens" e "Tango", proponendosi come un ulteriore strumento per stimolare le capacità mentali degli utenti, promuovendo al contempo la connessione e l'interazione tra professionisti. Con una base di oltre 2,5 milioni di giocatori attivi settimanalmente a livello globale – un contesto in cui l'Italia si posiziona stabilmente nella top 10 dei paesi con il maggior tasso di partecipazione – i giochi presenti sulla piattaforma rappresentano un'opportunità tangibile per distendere la mente, favorire l'interazione informale tra colleghi e ampliare la propria rete professionale in un contesto interattivo e dinamico. "Zip" si configura come un'esperienza ludica coinvolgente che arricchisce ulteriormente la gamma di giochi di logica disponibili su LinkedIn. Offrendo agli utenti la possibilità di esercitare le proprie facoltà cognitive, il gioco si propone anche come un mezzo per rafforzare le relazioni professionali attraverso la sfida amichevole tra colleghi e contatti. Questa dinamica rappresenta un approccio creativo per approfondire e consolidare i legami in ambito lavorativo, sfruttando il divertimento condiviso come catalizzatore di interazione e collaborazione. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)