Yakuza 0 Director’s Cut, il Drago arriva su Switch 2
(Adnkronos) - Nel lancio di Switch 2, Sega ha incluso nella line-up iniziale un titolo che rappresenta un pezzo importante della storia del gioco d’azione giapponese contemporaneo. Yakuza 0: Director’s Cut segna infatti il debutto della saga Like A Dragon sulla piattaforma Nintendo, portando con sé il carisma di Kazuma Kiryu e Goro Majima, due volti ormai iconici della scena videoludica. È un prequel ambientato nella Tokyo degli anni ’80, durante il boom economico, in un Giappone notturno, vibrante, tra affari immobiliari corrotti, guerre di clan e drammi personali. Chi gioca per la prima volta scoprirà due protagonisti che si muovono tra Kamurocho e Sotenbori, riproduzioni fittizie ma straordinariamente dettagliate di Kabukicho e Dotonbori, impegnati in vicende parallele che ne definiscono motivazioni e personalità. Kiryu viene incastrato per un omicidio in un affare legato a un misterioso lotto di terra, mentre Majima cerca la redenzione attraverso un incarico di morte che si rivelerà tutt’altro che lineare. Entrambe le storie scorrono con un ritmo narrativo coinvolgente, grazie anche a cutscene in stile cinema giapponese e a una scrittura che, come da tradizione della serie, alterna efficacemente momenti di tensione drammatica e situazioni grottesche o surreali. Il gameplay resta quello classico della serie pre-rivoluzione RPG: combattimenti in tempo reale, tre stili di lotta intercambiabili per ciascun protagonista, e una lunga lista di attività collaterali che trasformano le due città in autentici parchi giochi narrativi. Dal karaoke al bowling, dal mahjong alla gestione immobiliare, Yakuza 0 è anche un simulatore urbano, un gioco che invita all’esplorazione e alla scoperta del Giappone metropolitano, con un dettaglio sorprendente per quanto contenuta sia l’estensione delle mappe. La Director’s Cut, in esclusiva per Switch 2, introduce una manciata di contenuti inediti, ma non tali da giustificare un ritorno per chi ha già vissuto l’avventura altrove. Cinque nuove scene per un totale di 25 minuti non aggiungono elementi significativi alla trama, e anzi, alcune sembrano versioni estese di sequenze precedentemente (e giustamente) escluse. Il nuovo Red Light Raid, una modalità multiplayer a stanze chiuse, appare trascurabile: matchmaking quasi inesistente, gameplay ridotto a una sequenza automatica di scontri e un sistema di progressione poco gratificante. Sul piano tecnico, il titolo gira a 1080p e 60fps sia in gioco che nelle cutscene, un miglioramento sulla carta rispetto alla versione PS4, ma che evidenzia alcune animazioni non pensate per tale fluidità. Pop-in e mancanza di opzioni di personalizzazione video, come il frame rate differenziato tra filmati e gameplay, rendono l’esperienza meno rifinita rispetto alla controparte PC. Yakuza 0: Director’s Cut resta una pietra miliare per chi non ha mai giocato la serie. L’edizione per Switch 2 è un punto d’ingresso valido, stabile e completo, ideale per scoprire uno dei mondi narrativi più caratteristici del panorama giapponese moderno. Tuttavia, chi ha già conosciuto Kamurocho in passato non troverà qui motivi forti per un secondo viaggio, a meno di voler sperimentare il gioco su una nuova piattaforma o approfittare del doppiaggio inglese introdotto con questa versione.
Formato: Switch 2 Editore: SEGA Sviluppatore: Ryu Ga Gotoku Studio Voto: 8/10 ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
'A caccia' di competenze nel risarcimento danni, Tutela+ lancia campagna assunzioni
(Adnkronos) - Cambiamento climatico e nuovi scenari economici. Il mondo delle assicurazioni e risarcimento danni sta attraversando profonde trasformazioni. E per affrontarle le aziende ricercano competenze sempre più orientate al digitale e alle nuove tecnologie. Come Tutela+, gruppo fondato da Giuseppe Altamura con quartier generale a Napoli e leader nella gestione e risarcimento danni, servizi di consulenza legale e pronto intervento, che punta a rafforzare il proprio organico e annuncia un piano di assunzioni, per sostenere l’espansione dei servizi e consolidare la propria leadership nel settore. “In un'epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici -spiega Altamura ad Adnkronos/Labitalia- la digitalizzazione si presenta non solo come una necessità ma come una opportunità strategica per le aziende di ogni settore, ed in particolare per i servizi offerti dal mondo assicurativo. La trasformazione digitale non riguarda semplicemente l'adozione di nuove tecnologie ma implica una revisione profonda dei processi aziendali, della cultura organizzativa e dell'approccio al mercato". "Questo comporta necessariamente -continua- l'inserimento negli organici delle aziende di nuove figure specializzate, pronte a percepire e ad adattarsi ai cambiamenti. Da qui la necessità di aprire a nuove assunzioni. Significa stare al passo con i tempi e investire sul futuro", aggiunge ancora. Entro il 31 dicembre 2025, in particolare, saranno inserite in organico sette nuove figure professionali da impiegare sia nella parte di backoffice specializzato per il carico delle pratiche e nella trattativa stragiudiziale, che nelle attività legali. Un piano di crescita che parte dalle persone Le nuove figure professionali saranno inserite in diversi ambiti operativi, con l’obiettivo di rafforzare i reparti chiave in risposta all’aumento della domanda e all’apertura di nuove sedi sul territorio, tra cui Verona e Bari. Le nuove assunzioni sono previste in tre aree strategiche: gestione sinistri stradali, per aumentare la capacità di risposta h24 su tutto il territorio; gestione danni da eventi atmosferici, con figure esperte in lettura e analisi dei contratti assicurativi; consulenza legale telematica, per ampliare i servizi digitali e offrire assistenza da remoto. Si tratta di ruoli operativi e consulenziali che richiedono competenze tecniche, precisione e capacità di relazionarsi con i clienti in momenti spesso complessi, come quelli successivi a un incidente o un danno assicurativo. Dopo un 2024 chiuso con un fatturato in crescita dell’80% e oltre 20.000 pratiche gestite, la scelta di puntare su nuove assunzioni non nasce solo dalla necessità di gestire un maggior volume di attività (+40% rispetto al 2023), ma è parte di una strategia più ampia di crescita e consolidamento territoriale. Il settore della consulenza legale e della gestione sinistri sta vivendo infatti una profonda trasformazione, spinta da digitalizzazione, nuove normative (come la polizza catastrofale obbligatoria) e dalla richiesta di servizi più personalizzati. Giovani, donne, competenze: la forza della squadra Il piano di assunzioni si inserisce in un modello di sviluppo inclusivo. Attualmente, il 60% dell’organico è composto da donne, mentre il 40% dei collaboratori ha meno di 35 anni. L’azienda punta a mantenere e rafforzare questo equilibrio generazionale e di genere, valorizzando le competenze trasversali e la capacità di innovare. "Investire nelle persone è il modo più concreto per migliorare i servizi e creare valore per i nostri clienti", spiega il fondatore di Tutela+ Giuseppe Altamura. "Stiamo cercando figure motivate, flessibili, capaci di operare in squadra e con una forte attenzione al cliente, anche in contesti digitali", continua. I nuovi ingressi saranno accompagnati da percorsi formativi mirati, anche grazie agli strumenti digitali implementati dall’azienda, come la nuova piattaforma operativa proprietaria e l’Erp integrato, pensati per migliorare l'efficienza del lavoro quotidiano e il monitoraggio delle performance. Inoltre, l’utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale e l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa contribuiscono a creare un contesto lavorativo moderno, sensibile e orientato al futuro. Le posizioni saranno aperte progressivamente nel corso del 2025. Sarà data priorità a candidati con esperienze nel settore assicurativo, legale o nella consulenza digitale, ma non mancheranno opportunità anche per giovani laureati e professionisti desiderosi di crescere in un ambiente dinamico e strutturato. ---lavoro/offerte-lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Acquistare Office per Mac Migliori Offerte e Sconti
(Adnkronos) - In collaborazione con Mrkeyshop ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Caldo, Capua: "Sport sì ma solo al mattino presto o la sera e se diverte"
(Adnkronos) - La prevenzione non va in vacanza e l'attività fisica è un ottimo alleato per stare bene in salute. Anche in questi giorni di caldo rovente. "Tuttavia, è bene seguire alcuni accorgimenti: si può praticare sport, a livello amatoriale o agonistico non fa differenza, purché solo nelle ore più fresche, al mattino presto o la sera, e se ci si diverte. Se l'attivistà fisica diventa un obbligo, ci si stanca e non si raggiunge l'obiettivo prefissato. Attenzione anche all'idratazione. Occorre bere acqua prima di iniziare l'esercizio fisico, non solo durante e dopo". Così all'Adnkronos Salute Giuseppe Capua, specialista in medicina e traumatologia dello sport, presidente della Commissione Antidoping della Figc. Per Capua "non ci sono sport da preferire ad altri. Tennis, padel, nuoto, jogging: vanno bene tutti, purché si evitino le ore calde e si scelga un abbigliamento consono fatto di indumenti leggeri, freschi e di colore chiaro". Attenzione, però, agli sbalzi repentini di temperatura. "Passare dall'afa e dal caldo estremo ad ambienti climatizzati dove l'aria condizionata è troppo fredda, se non gelata - avverte l'esperto - può provocare disturbi cardiocircolatori, addirittura la sincope. Inoltre, il troppo freddo danneggia le articolazioni e i muscoli". E sull'uso degli integratori Capua non ha dubbi: "Meglio idratarsi con la sola acqua. Molto utili anche gli integratori, ma fare attenzione a chi li produce". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Infortuni, Cni: "Per sicurezza porti ridefinire layout aree di carico e scarico merci e catena di movimentazione"
(Adnkronos) - Investire nelle aree di carico e scarico merci per una maggiore sicurezza dei porti. E' questo il messaggio lanciato dal Consiglio nazionale degli ingegneri e della Fondazione del Cni, oggi in occasione della tredicesima giornata nazionale dell'ingegneria della sicurezza, attraverso lo studio 'Sicurezza come fattore competitivo: il caso dei porti italiani', a Salerno. Il settore dei trasporti e della gestione e movimentazione delle merci si caratterizza ancora oggi come uno dei comparti produttivi a più elevato rischio di incidenti sul lavoro, sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti notevoli progressi in termini di prevenzione e di contrasto a situazioni di pericolo; prova ne è la flessione dell’8% dei casi denunciati tra il 2019 ed il 2023 secondo i dati messi a disposizione dall’Inail, a fronte di una flessione del 7% a livello nazionale. Uno studio condotto nel 2022 dalla società di consulenza Rightship indica come almeno la metà degli incidenti afferenti al comparto dei trasporti marittimi abbia luogo nell’ambito di banchine portuali, piazzali o terminal container. L’Inail rileva come nel 2023 (ultimo dato di dettaglio disponibile) si siano registrate nel settore dei trasporti e magazzinaggio 44.419 denunce di incidente, delle quali 34.628 riconosciute come casi effettivi di incidenti sul lavoro. Sebbene non si tratti della numerosità più elevata, perché superata da comparti come il manifatturiero, il settore energetico e quello sanitario, il tasso di rischio, calcolato rispetto agli occupati si rivela molto alto. Il settore dei trasporti registra attualmente 38,1 denunce di incidenti sul lavoro ogni 1.000 occupati nel comparto, rispetto alle 24,1 per 1.000 occupati nel settore manifatturiero e alle 25,9 denunce per 1.000 nel settore delle costruzioni. I dati di dettaglio elaborati dall’Inail consentono peraltro di stimare la numerosità ed il trend di incidenti in ambito portuale, supponendo che le attività prevalenti (ma ovviamente non esclusive) in tali nodi logistici riguardino i servizi connessi ai trasporti ed alla gestione di impianti all’interno dell’area portuale e la movimentazione e gestione di merci. Considerando i soli incidenti riconosciuti dall’Inail accaduti sul luogo di lavoro (escludendo quindi quelli in itinere dovuti allo spostamento casa-lavoro) risulta che tra il 2019 ed il 2023: quelli che hanno coinvolto lavoratori che operano nei servizi a supporto dei trasporti in ambito portuale (esempio: gestione di eventuali impianti, operazioni legate alla gestione di navi e banchine ed altri servizi) sono passati da 275 a 242, con una flessione del 12%: i casi mortali sono stati nel periodo considerato pari a 7; quelli legati a lavoratori che operano nella movimentazione merci sono passati da 524 a 435, con una flessione del 16,9%. I casi di incidenti mortali sono stati complessivamente nel periodo pari a 6. Solo un confronto con ciò che accade, per le medesime attività lavorative, in altri comparti dei trasporti (trasporti terrestri e trasporto aereo) può far comprendere il trend in atto. In linea generale è possibile rilevare che in tutti gli ambiti dei trasporti il numero degli incidenti denunciati e anche di quelli riconosciuti è in flessione, ma nei porti la riduzione è meno marcata rispetto a ciò che accade attualmente per i servizi legati al trasporti aerei e anche a quelli terrestri. Con i dati a disposizione è possibile dedurre che nei porti un’area su cui porre particolare attenzione è quella legata alla movimentazione di merci dove, ancora nel 2013, si sono rilevati oltre 400 casi di incidenti sul lavoro riconosciuti dall’Inail e negli ultimi 4 anni non si è mai scesi al di sotto di questo numero. Da uno studio pubblicato dall’Inail nel 2018 dal titolo 'Gli infortuni dei lavoratori del mare', risulta che su un campione misto di eventi accidentali verificatesi sia in navigazione che in aree portuali, il 50% di casi riguarda incidenti su nave, buona parte dei quali connessi ad operazioni in porto legate alla movimentazione di merci o ad operazioni di ormeggio e disormeggio, mentre quasi il 40% degli incidenti riguarda direttamente i lavoratori portuali operanti nelle banchine e nei piazzali, nella maggior parte dei casi partecipanti alle operazioni di carico e scarico e di magazzinaggio, mentre un ulteriore quota del 9,6% riguarda incidenti che hanno luogo in officine, magazzini, impianti ed altri spazi di lavorazione merci e prodotti all’interno dell’area portuale. Sulla base delle rilevazioni effettuate in passato, l’Inail indica che le lesioni più frequenti in casi di incidenti in aree portuali riguardano nei tre quinti dei casi le fratture e gli schiacciamenti, nel 9,6% dei casi vi è l’annegamento e per un altro 9,6% figura la contusione. Nei casi di studio condotti dall’Inail in ambito marittimo portuale i casi di incidenti più frequenti riguardano: il ribaltamento o l’investimento (28,9% dei casi analizzati), la caduta dall’alto o in profondità del lavoratore (25,3%), la caduta dall’alto di oggetti pesanti (16,9%) e la proiezione di solidi (10,8%). Alla luce di quanto detto, i porti si rivelano un ambito di osservazione di particolare rilievo, già molto studiato e posto all’attenzione degli esperti di sicurezza, in cui è possibile continuare a sperimentare metodi finalizzati alla salvaguardia dei lavoratori ed alla prevenzione dei rischi. Tra le tre macro attività più a rischio nei porti - quella di magazzinaggio, quella di servizi ai trasporti ed alla gestione degli impianti e quella di movimentazione delle merci – l’ultima secondo gli esperti è quella più critica. Le rilevazioni statistiche degli ultimi anni sono però confortanti in quanto il numero di incidenti in questo ambito specifico, pur mantenendosi elevato, tende leggermente a diminuire. I dati disponibili indicano tuttavia che occorre fare di più. Dagli studi, in ambito portuale, finora condotti dall’Inail risulta che i fattori causali di infortunio più ricorrenti sono: le pratiche operative errate o disattenzioni del lavoratore infortunato stesso (40,5% dei casi analizzati dall’Inail); cui si aggiungono pratiche errate di soggetti terzi (10,6% dei casi); il secondo grande fattore di rischio è rappresentato da inadeguatezza o malfunzionamento o di attrezzature di protezione o di sistemi di segnalazione (23,5% dei casi analizzati dall’Inail), quindi da fattori o dispositivi presenti nell’ambiente in cui il lavoratore opera; al terzo posto vi è il mancato uso di dispositivi di sicurezza e protezione individuale (12,7% delle cause di incidente); al quarto posto figurano l’uso scorretto di utensili e quello di materiali che causano incidenti rispettivamente nell’8,5% e nel 4.2% dei casi. I dati lasciano emergere almeno tre aspetti essenziali: in un gran numero di casi, in ambito portuale, la causa primaria dell’incidente è la scarsa percezione del rischio e la disattenzione che l’infortunato stesso pone alle procedure di sicurezza; procedure errate, l’uso sbagliato di macchinari e attrezzature e, ancor più, l’uso scorretto di dispositivi di protezione richiamano l’attenzione sulla necessità di sensibilizzare in modo continuativo, attraverso la formazione e l’aggiornamento continuo, lo stesso lavoratore al tema della sicurezza; è necessario continuare e repertoriare e conoscere le dinamiche degli incidenti sul lavoro in ambito portuale, prima di tutto perché i macchinari e le attrezzature stanno evolvendo molto velocemente anche con applicazioni intelligenti (che possono favorire migliori condizioni di sicurezza), ma rischiano di aumentare la velocità delle operazioni con effetti in termini di sicurezza che devono essere tenuti in considerazione. Un'approfondita conoscenza delle dinamiche degli infortuni consente di comprendere meglio quali pratiche di prevenzione possono essere messe in atto; occorre continuare ad investire, anche in termini di ricerca, nel campo dei dpi, ovvero dei dispositivi di sicurezza che in alcuni casi dovrebbero essere sempre più personalizzati, a seconda delle mansioni e operazioni da effettuare. In questo senso si ribadisce l’importanza di intervenire su fronti diversi in merito: all’importanza di investire sull’addestramento e aggiornamento continuo dei lavoratori in base alla precisa mansione svolta, con una particolare focalizzazione sugli aspetti legati alla sicurezza; solo un aggiornamento costante, in grado di sollevare degli alert precisi in materia di sicurezza può permettere di evitare che sia il lavoratore stesso la causa primaria del proprio infortunio; alla necessità di continuare a studiare e catalogare la tipologia e la dinamica dei singoli incidenti che occorrono nelle aree portuali, investendo nel contempo in una normativa tecnica volontaria specializzata nella prevenzione degli incidenti in ambito portuale e nella elaborazione di PdR concernenti le operazioni portuali; all’opportunità di elaborare un piano nazionale per la sicurezza nei porti, che coinvolga attori diversi e che in modo molto operativo e sintetico definisca una serie di aspetti da monitorare, studiare e repertoriare per poi mettere in atto azioni formative e di sensibilizzazione più mirate di quanto non accada oggi, indirizzate ai singoli lavoratori ed alla parte datoriale. Particolare attenzione deve essere ormai prestata anche alla repertoriazione dei near miss, in grado di offrire utili informazioni per attivare misure di prevenzione e sicurezza dei lavoratori; alla necessità di pianificare la manutenzione o la nuova realizzazione della viabilità interna e degli spazi di carico e scarico di merci in una prospettiva di sicurezza, delimitando le aree operative, garantendo nuovi sistemi di illuminazione, garantendo sistemi di controllo digitali delle singole operazioni, limitando la presenza umana in prossimità delle aree di movimentazione. Questi aspetti sembrano scontati ma sia nella fase di progettazione che di realizzazione rischiano di essere sottovalutati con effetti che impattano negativamente sulla prevenzione dei rischi. Studiare i metodi più efficaci di progettazione delle strutture portuali in chiave di prevenzione del rischio e diffondere tra i professionisti tecnici che svolgono il ruolo di progettisti questi aspetti molto specifici può rappresentare un passo in avanti nel diffondere una cultura della sicurezza su cui nel nostro Paese è bene investire sempre di più. Occorre infine chiedersi quale sia il motivo per cui è utile focalizzarsi su un ambito così specifico come quello dei porti. Vi è innanzi tutto un vantaggio di ordine metodologico: analizzare le dinamiche e le problematiche della sicurezza su un ambito specifico permette, per molti versi, di focalizzare meglio le criticità ed i margini di miglioramento praticabili. Anziché parlare in generale di sicurezza, è utile calare la problematica su casi concreti e su un solo segmento di una filiera più ampia, nonché su problematiche specifiche determinate anche dalle caratteristiche del settore preso in considerazione. Nell’ambito dei porti, ad esempio, si è capito che tra le macro attività caratteristiche rinvenibili in ciascuna area portuale, quella legata alla movimentazione di merci presenta ancora oggi maggiori criticità rispetto alle altre. Questo consente anche di focalizzare meglio e di sperimentare delle azioni di prevenzione del rischio sui lavoratori. Ma più in generale occorre dire che i porti rappresentano un interessante ambito per il quale è dimostrabile che una maggiore e crescente sicurezza dei lavoratori può contribuire alla maggiore competitività dei porti stessi. Occorre considerare che i porti italiani rappresentano dei nodi logistici di rilevanza strategica per l’economia italiana. Attraverso i 58 porti gestiti dalle 16 Autorità di Sistema portuale transita attualmente più del 35% delle merci importate ed esportate in valore e oltre il 50% delle merci in volume. Gran parte delle filiere produttive del Paese dipendono in sostanza dai porti. Un loro cattivo funzionamento può avere ripercussioni notevoli sulle filiere produttive. Ma il corretto funzionamento dipende dagli oltre 16.000 addetti che vi lavorano e che hanno diritto di operare in sicurezza. Un porto non sicuro per chi vi lavora o vi transita è un porto che rischia di essere inefficiente. Nel 2024 sono transitati per i porti italiani più di 480 milioni di tonnellate di rinfuse secche e liquide e quasi 12 milioni di Teu in termini di container. I passeggeri transitati sono stati 73 milioni. Si tratta di flussi imponenti, che richiedono un elevato impiego di manodopera che deve agire sempre più con efficienza e velocità. Questo può comportare un innalzamento dei rischi di incidente sul lavoro e proprio per tali motivi il tema della gestione della sicurezza e di corretti investimenti in sicurezza nei porti assume particolare rilevanza. Occorre infine considerare che i porti sono oggi sottoposti ad una serie di trasformazioni che 'stressano' e stresseranno sempre più il tema della sicurezza dei lavoratori e che richiedono studi sul campo e la predisposizione di strumenti di prevenzione. Tra i fenomeni più rilevanti occorre considerare: l’ulteriore espansione del cosiddetto 'gigantismo delle navi', con le navi container la cui portata è aumentata dell’80% negli ultimi 15 anni e quelle da crociera con un incremento del 70%, oltre alla crescita di portata delle navi petroliere che partivano già da grandi dimensioni. Nella maggior parte dei porti italiani serviranno ancora di più aspetti più critici dal punto di vista della sicurezza che è quello della movimentazione delle merci; il miglioramento dell’efficienza logistica attraverso la riduzione dei tempi di permanenza delle navi: il tempo medio di attesa nei porti italiani si attesta a 1,28 giorni contro 0,54 nei Paesi Bassi e 0,86 in Spagna. Questo significa, quindi, che occorre intervenire, con opportuni investimenti, nella ridefinizione del layout delle aree di carico e scarico merci e nella catena di movimentazione, anche attraverso l’ampliamento degli spazi disponibili o attraverso la realizzane di nuove opere portuali, con impatti non indifferenti anche sugli addetti alla movimentazione delle merci; la presenza di alcuni porti che sono punto di arrivo di pipeline di gas, che richiedono per questo o nuove opere o particolari interventi di manutenzione e specifiche misure di sicurezza che vanno migliorate nel tempo; gli investimenti per l’elettrificazione delle banchine al fine di realizzare il processo di cold ironing, ovvero la fornitura di elettricità alle navi in stazionamento, da fonti meno inquinanti rispetto al petrolio. La presenza di impianti energetici o di parti di impianti energetici all’interno dei porti o nelle aree contermini (con parchi solari o solare e eolico offshore) implica interventi che molto spesso sono in grado di cambiare, almeno in parte, la configurazione stessa delle aree portuali; Ridefinire in un quadro organico tutti questi aspetti che mirino ad incrementare il livello di sicurezza dei lavoratori portuali appare dunque non tanto come una sfida futura, ma una sfida su cui, in particolare l’ingegneria, sin da ora deve confrontarsi. "Noi riteniamo - ha sottolineato Angelo Domenico Perrini, Presidente del Cni, Consiglio nazionale degli ingegneri - che non serva inasprire le sanzioni. Bisogna lavorare sulla prevenzione e la premialità. Inoltre, per prevenire serve l’informazione e la formazione. Anche per questo, tutti coloro da cui dipende la sicurezza dei cittadini deve rientrare nell’alveo dell’albo professionale, con i conseguenti obblighi di formazione. Non va dimenticato, poi, che la sicurezza nei porti va rimodulata in relazione ai cambiamenti climatici che pongono nuove problematiche ai porti in seguito all’aumento del livello del mare e dell’erosione delle coste". “La 13° Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza - ha ricordato Tiziana Petrillo, consigliera Cni con delega alla sicurezza e alla prevenzione incendi - viene suddivisa quest’anno in tre tappe. Non parliamo tanto di un evento, quindi, ma di un percorso che tocca i vari aspetti della sicurezza. Oggi parleremo di porti, ma quel che conta maggiormente è l’approccio comune a tutte le declinazioni del tema della sicurezza. Questo approccio deve vedere la sicurezza come investimento strategico. L’efficientamento della sicurezza porta a maggiore competitività. Qualsiasi pianificazione deve partire dai dati che ci permettono di individuare gli elementi critici. All’interno dei porti, sebbene si registri un calo di incidenti, resta alto il rischio, superiore a quello degli altri settori. Bisogna puntare sui meccanismi premianti e migliorare la governance di tutto il processo. Infine, va implementata la formazione, anche a partire dalla conoscenza dei dati”. "La sicurezza sul lavoro e lo sviluppo produttivo - ha detto il ministro del Lavoro Marina Calderone - sono un binomio inscindibile. Competenza e professionalità sono elementi fondamentali per garantire la sicurezza sul lavoro. Iniziative come questa Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza contribuiscono allo sviluppo della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro". “Il Governo - ha ribadito il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto - è diretto nell’affrontare il tema della sicurezza sul lavoro e lo fa attraverso un provvedimento ad hoc. Il numero delle morti bianche ci obbligano a formare una commissione per la revisione delle norme del codice penale su questo tema. Ci possiamo accontentare dei soli profili sanzionatori? Non lo credo. Al profilo sanzionatorio va affiancato un profilo di prevenzione. Occorre fare di tutto affinché gli incidenti non accadano. Per questo serve un lavoro di squadra, le contrapposizioni tra le parti non aiutano. Servono adempimenti premianti. Se l’impresa che adotta il modello 231 e che rispetta fondamentali adempimenti per la sicurezza risponderà penalmente solo di colpa grave. La situazione va cambiata. Grazie al gioco di squadra riusciremo a migliorare i numeri attuali che non sono confortanti”. "I porti - ha affermato il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco - sono un sistema complesso e la sicurezza diventa un momento fondamentale. Lavoriamo ad iniziative con i VVF e le capitanerie dei porti, soprattutto nella direzione della prevenzione. Fondamentale l’attività di prevenzione incendi, in particolar modo il lavoro dei professionisti anticendio iscritti negli appositi elenchi". ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Climate Station: gaming e VR per comprendere i cambiamenti climatici - Il video
(Adnkronos) - Sony Interactive Entertainment (SIE) continua a lavorare per l'Alleanza Playing for the Planet con il lancio ufficiale di Climate Station. Nel 2019, in occasione del Vertice sul Clima, SIE è stata invitata a collaborare con le Nazioni Unite per contrastare i cambiamenti climatici attraverso l'Alleanza Playing for the Planet, che riunisce i leader del settore per lavorare a obiettivi di sostenibilità.
Sviluppata da Sony Interactive Entertainment, Climate Station sfrutta le più recenti tecnologie videoludiche, inclusa la realtà virtuale, per consentire agli utenti di visualizzare, comprendere e interagire con dati climatici complessi, promuovendo la consapevolezza sul cambiamento climatico. L'applicazione è fruibile con immagini in alta qualità direttamente da PlayStation 5 su TV 4K, e l'esperienza immersiva offerta da PlayStation VR2 rende i dati climatici ancora più vividi e coinvolgenti.
Climate Station è disponibile gratuitamente su PS5 e PS VR2 per giocatori di tutto il mondo. L'applicazione narra la storia del cambiamento climatico attraverso tre atti principali, integrati da una libreria esplicativa:
L'anno meteorologico: un'esplorazione visiva degli eventi meteorologici del 2019, volta a far comprendere i complessi sistemi atmosferici terrestri.
Osservazioni: presenta 120 anni di dati climatici, con registrazioni dettagliate delle temperature in migliaia di località che mostrano il graduale riscaldamento del pianeta.
Proiezioni: include modelli approvati dall'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che consentono agli utenti di esplorare come le scelte odierne influenzeranno il clima futuro fino alla fine del secolo.
Libreria esplicativa: offre 90 minuti di contenuti multimediali coinvolgenti che spiegano il cambiamento climatico.
Climate Station può essere utilizzata sia a casa che in contesti educativi e di ricerca, fungendo da strumento scientifico interattivo in grado di trasformare dati complessi in esperienze immersive. I dati utilizzati provengono da alcune delle fonti più autorevoli in materia: NASA, NOAA, Berkeley Earth, Climate Research Unit e World Climate Research Programme (WCRP). Ecco il video della Climate Station SIE ha collaborato anche con la meteorologa Laura Tobin, che ha lavorato come consulente al progetto e ha prestato la sua voce come narratrice dei video presenti nell'app.
Laura Tobin ha condiviso il suo punto di vista sulla collaborazione: "Come meteorologa, da oltre 20 anni mi occupo di clima e condizioni meteo. Ho osservato un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi in tutto il mondo. Sempre più record vengono battuti, spesso in aree remote, ma sempre più spesso anche vicino a casa. Sono estremamente orgogliosa della collaborazione con Climate Station. Vogliamo che il pubblico conosca meglio il nostro pianeta, comprenda davvero ciò che sta accadendo grazie alla scienza più avanzata e abbia una maggiore consapevolezza dell’importanza del cambiamento." Comprendere le realtà legate ai cambiamenti climatici può essere difficile, ma l'obiettivo di Climate Station è lasciare negli utenti un senso di speranza per il futuro del nostro pianeta e per le possibilità che si presentano. Climate Station rappresenta solo l'ultimo passo nel percorso di SIE per ispirare al cambiamento e promuovere il progresso. L'azienda rimane fedele al piano Road to Zero di Sony Group, che include l'obiettivo di emissioni nette zero entro il 2040, il miglioramento dell'efficienza energetica di PS4 e PS5, il supporto alla transizione dei data center verso l'energia rinnovabile e altro ancora.
Susan Gardner, Direttrice della Divisione Ecosistemi del Programma Ambientale delle Nazioni Unite, ha commentato il potenziale del progetto: "Portare la consapevolezza climatica nelle case di milioni di persone attraverso il gaming contribuirà a costruire conoscenza e azioni concrete per affrontare la tripla crisi planetaria: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. L’adattamento dei dati scientifici in un formato videoludico è stato impressionante. Attendiamo con entusiasmo la reazione dei giocatori a questo nuovo strumento e riconosciamo il ruolo di leadership di Sony Interactive Entertainment nel portare la scienza del clima sulle console di tutto il mondo." Per maggiori informazioni su Climate Station: https://www.playstation.com/games/climate-station/ ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Boom di vendite di auto usate
(Adnkronos) - Cresce l’appeal dell’auto usata in Italia. Nel 2024 questo segmento di mercato ha quasi doppiato rispetto quello del nuovo, si parla di 3,1 contro 1,5 milioni di unità. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla nuova instant survey “
I vantaggi dell’usato”
condotta da Areté nel mese di giugno. Nello specifico gli italiani nel 2024 hanno comprato complessivamente 3,1 milioni di autovetture usate e poco più di 1 milione e mezzo di nuove. Il 55% degli intervistati dichiara di preferire un’auto usata a una appena uscita dalla fabbrica per risparmiare sul prezzo, la percentuale è del 25% in meno, in questo modo si riesce ad acquistare una vettura di categoria superiore ad un prezzo più vantaggioso. Sicuramente sono i prezzi più accessibili, rispetto al nuovo, e poi la possibilità di acquistare una vettura più grande a costi vantaggiosi. 8 consumatori su 10 sono infatti pronti a spendere fino a 20mila per la prossima auto usata, meglio se ibrido o endotermica. “I dati della nostra nuova instant survey”, evidenzia Massimo Ghenzer - Presidente di Areté, “rivelano come i crescenti costi del prodotto nuovo, l’incerto scenario economico e modelli sempre più durevoli ed efficienti lanciati sul mercato spingono gli italiani oggi a rivolgersi in maniera decisa al mercato dell’usato. Nonostante la crescita dei prezzi anche in questo segmento di business, l’usato rappresenta oggi per quasi 2 consumatori su 3, alle prese con il cambio della propria vettura, un rifugio sicuro in una fase di forte incertezza come quella attuale e in attesa di tempi migliori”.
---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
XPENG G6 e G9: tecnologia, elettrificazione e IA
(Adnkronos) -
XPENG è tra i protagonisti dell’innovazione nella mobilità a zero emissioni. Debuttano così in Italia due SUV completamente elettrici, XPENG G6 e G9 che incarnano la visione della Marchio. Entrambi progettati su piattaforma SEPA 2.0 e dotati di architettura a 800V, offrono un’esperienza premium capace di coniugare design evoluto, performance di alto livello e un ecosistema digitale avanzato.
XPENG G6 si inserisce nel segmento D con stile sportivo coupé, dimensioni compatte e linea filante. G9, invece, rappresenta la proposta flagship del costruttore: un SUV di segmento superiore, spazioso e raffinato. Le differenze tra i due non nascondono un DNA comune: attenzione al dettaglio, tecnologia integrata e un’efficienza che definisce nuovi standard tra i veicoli elettrici.
XPENG ha sviluppato in house ogni componente chiave, dalla gestione termica al software, fino al sistema operativo Xmart OS e alla suite ADAS XPILOT. I due SUV sono pensati per offrire versatilità urbana e comfort da viaggio, grazie a interni ricercati, prestazioni elevate e sistemi intelligenti evoluti. G6 misura 4,75 metri, con un passo di 2.890 mm e un Cx di 0,248. G9 arriva a 4,89 metri, con un passo di quasi 3 metri. Le proporzioni slanciate, i gruppi ottici full LED e i dettagli aerodinamici come maniglie a filo carrozzeria e vetri frameless, esprimono un’estetica minimalista e funzionale. Il tetto panoramico oscurato presente su entrambi i modelli contribuisce all’illuminazione naturale senza compromettere il comfort termico, grazie al trattamento anti-UV. Gli interni propongono un mix di materiali soft-touch, sedili regolabili elettricamente e climatizzazione Xfree Breath a doppia zona con sistema di purificazione dell’aria. I sedili anteriori sono riscaldabili e ventilati, mentre nel G9 sono anche massaggianti con funzione Welcome Mode e Meditation. L’ergonomia è curata con attenzione sia per guidatore che passeggeri posteriori, grazie al pianale piatto, allo spazio per le gambe e ai sedili reclinabili. Entrambi i modelli adottano un’interfaccia digitale composta da display centrale touch da 14,96” orizzontale, affiancato da un quadro strumenti da 10,2” (G6) o doppio schermo 2K (G9). Il sistema Xmart OS include navigazione 3D, infotainment avanzato, comandi vocali naturali e aggiornamenti OTA. Il comando “Hey XPENG” attiva un assistente vocale multi-zona, capace di riconoscere il parlante e personalizzare le risposte. Sul fronte infotainment, il G6 è equipaggiato con sistema audio XOPERA da 960W con 18 altoparlanti, mentre G9 può contare sulla firma DYNAUDIO da 2.150W con 22 diffusori, di cui 2 nei sedili e 2 esterni. Tutti i passeggeri dispongono di USB, prese 12V e due piastre wireless da 50W con raffreddamento attivo. La piattaforma a 800V consente ricariche in DC fino a 280 kW (G6) e 300 kW (G9). In soli 20 minuti si passa dal 10 all’80%, mentre in 5 minuti si recuperano fino a 100 km. In corrente alternata è disponibile una ricarica trifase da 11 kW, monitorabile da app. Entrambi i modelli integrano funzione Vehicle-to-Load (3,3 kW) per alimentare apparecchi esterni. La gamma G6 offre tre versioni: Standard Range da 435 km, Long Range da 570 km e AWD Performance da 550 km e 470 CV. G9 si articola in RWD Standard (460 km), Long Range (570 km) e AWD Performance (520 km e 551 CV). Le accelerazioni vanno da 6,6 a 3,9 secondi, con sospensioni anteriori a doppio braccio oscillante e posteriori Multilink su entrambi i SUV.
La sicurezza è garantita dalla piattaforma ADAS XPILOT, basata su processore NVIDIA Orin-X, radar millimetrici, 12 sensori a ultrasuoni e telecamere a 360°. Le funzioni includono cruise control adattivo, mantenimento corsia, cambio corsia attivo, frenata automatica, monitoraggio angoli ciechi, riconoscimento segnaletica, controllo attenzione del guidatore e molto altro. Entrambi i SUV integrano un sistema completo di parcheggio assistito (EAP 2.0), telecamere 3D con chassis trasparente e modalità sentinella attivabile anche da remoto. Il tutto aggiornabile OTA, senza necessità di officina.
XPENG G6 parte da 43.670 € con promo lancio a 39.700 €, mentre G9 parte da 61.170 €, in promozione a 55.790 €. La garanzia copre 5 anni o 120.000 km, con 8 anni o 160.000 km sulla batteria. Distribuiti in Italia da ATFLOW (galassia Autotorino), i modelli XPENG saranno disponibili in una rete in espansione che raggiungerà le 40 sedi entro fine 2025. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
I Classic Partner Mercedes-Benz arrivano in Italia: debutto ufficiale a Brescia e Perugia
(Adnkronos) - In concomitanza con la partenza della 1000 Miglia, Mercedes-Benz Italia introduce i suoi primi Classic Partner ufficiali nel nostro Paese. Questi partner rappresentano un punto di riferimento qualificato per appassionati e collezionisti. Le loro strutture ospitano officine attrezzate e personale esperto nella manutenzione, nel restauro e nella fornitura di ricambi originali Mercedes-Benz, con certificazione ufficiale. L’iniziativa rafforza il legame del brand con la propria eredità tecnica e culturale, fornendo un presidio competente e riconosciuto per la valorizzazione dell’heritage automobilistico. Secondo Marc Langenbrinck, Presidente e CEO di Mercedes-Benz Italia, l’auto d’epoca non è solo un bene da collezione, ma una memoria industriale e culturale da preservare. I Classic Partner nascono per rispondere a questa visione, assicurando un’assistenza tecnica d’eccellenza e continuità alle competenze artigianali che rischiano di perdersi. A Brescia, sede storica della Mille Miglia, Bonera accoglie il progetto con entusiasmo. La passione per il motorismo storico, coltivata da generazioni, trova oggi una nuova forma con la creazione del Classic Partner, che diventa anche spazio narrativo delle collezioni familiari. A Perugia, Rossi Srl realizza un progetto coltivato nel tempo, dando vita a un centro all’avanguardia dove l’esperienza senior si affianca a giovani risorse in formazione. L’obiettivo è custodire il sapere tecnico necessario a intervenire sulle icone Mercedes-Benz, tramandandolo con metodo e precisione. Con l’avvio di questi due hub italiani, la rete Classic Partner Mercedes-Benz si espande, portando con sé un approccio autentico e appassionato alla storia dell’automobile, sostenuto da know-how ufficiale, supporto diretto della Casa madre e una visione che unisce passato e futuro. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Due capolavori artigianali per i 40 anni di Porsche Italia: nasce la collaborazione con Ferragamo
(Adnkronos) - Due storie italiane intrecciate dalla passione per l’eccellenza e dal coraggio di sognare prendono vita in un progetto celebrativo senza precedenti. In occasione del 40esimo anniversario di Porsche Italia, nasce una collaborazione unica con la maison Ferragamo, da cui scaturiscono due modelli in edizione limitata capaci di fondere eleganza, artigianato e innovazione.
Pietro Innocenti, Amministratore Delegato di Porsche Italia, ha sottolineato come questa sinergia rappresenti una visione condivisa di stile, cultura e attenzione per il dettaglio. Ferragamo, con la sua eredità radicata nella moda e nella manifattura toscana, ha offerto l’ispirazione perfetta per un progetto che punta a ridefinire il concetto di personalizzazione nell’automotive di lusso. Il cuore del progetto si è sviluppato attraverso un dialogo costante tra i team di design di Zuffenhausen, Firenze e Porsche Italia. La tinta esclusiva Blusogno, ispirata a un’iconica borsa Ferragamo, è stata creata ad hoc, dando vita a un linguaggio stilistico coerente tra esterni e interni. Il colore Blusogno caratterizza ogni elemento: dalla carrozzeria, impreziosita da “fine lines” bianche che attraversano cofano e spoiler posteriore, ai cerchi con filetto bianco dipinto a mano, fino ai dettagli sulla chiave. Le targhette celebrative sono posizionate sui montanti centrali, con il numero 40 e le date 1985-2025. Particolari che sigillano l’unicità di questi esemplari. All’interno, la pelle Blusogno riveste sedili, volante GT, tunnel centrale e persino la leva del cambio sulla 911. I dettagli in “legno blu”, una novità assoluta per Porsche, ricoprono la plancia e i pannelli porta. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)










