Nintendo aumenta i prezzi di Switch, ma solo in un paese
(Adnkronos) - Il 30 giugno 2025, Nintendo of Canada ha ufficialmente annunciato un aumento dei prezzi per i prodotti appartenenti alla famiglia originale di Nintendo Switch. Il provvedimento, motivato da “condizioni di mercato”, coinvolgerà le principali versioni della console, Switch OLED, Switch classica e Switch Lite, insieme con giochi fisici e digitali e agli accessori ufficiali. L’aumento riguarda esclusivamente i modelli precedenti, lanciati tra il 2017 e il 2021, mentre la nuova Switch 2, i suoi accessori dedicati e il software progettato appositamente per essa non subiranno alcuna variazione di prezzo. Una mossa strategica che riflette l’intento di Nintendo di mantenere competitivo e appetibile il nuovo ecosistema hardware, lanciato globalmente lo scorso aprile. Restano invece inclusi nel rincaro prodotti collaterali come gli amiibo e le membership Nintendo Switch Online, strumenti che, pur non appartenendo direttamente all’hardware, contribuiscono in modo significativo all’esperienza utente e ai ricavi della casa di Kyoto. Nintendo non ha specificato l’entità precisa dell’aumento o la data di entrata in vigore, ma ha sottolineato che si tratta di un intervento calibrato sulle attuali condizioni del mercato canadese. Fattori come l’inflazione, il cambio valutario e l’aumento dei costi di distribuzione e logistica sembrano aver spinto l’azienda a rivedere i propri listini nel Paese nordamericano. Il Canada diventa così uno dei primi mercati a sperimentare un aumento dei prezzi a posteriori del lancio di Switch 2, segno che Nintendo intende differenziare sempre più nettamente la vecchia e la nuova generazione di console, anche dal punto di vista commerciale. Nel frattempo, si attende di capire se questo adeguamento resterà un caso isolato o se potrebbe estendersi ad altri mercati, inclusi gli Stati Uniti e l’Europa. La scelta canadese, in tal senso, potrebbe rappresentare un banco di prova per testare la reazione dei consumatori a un incremento dei prezzi a fine ciclo di vita. Nintendo non ha rilasciato ulteriori commenti sul possibile impatto delle modifiche sul piano promozionale o sulla disponibilità dei bundle già esistenti. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Intervista a Ottaviano dell'Acqua: una vita tra acrobazie, cinema e l'evoluzione dell'industria cinematografica italiana
(Adnkronos) - La carriera di Ottaviano dell'Acqua rappresenta un percorso singolare e affascinante nel mondo dello spettacolo italiano, caratterizzato da una rara combinazione di abilità fisiche e presenza scenica. Nato in una famiglia di artisti circensi da generazioni, le sue prime esperienze si sono sviluppate nell'ambiente del circo, dove ha affinato tecniche acrobatiche e numeri al trapezio. Questa solida base nel movimento e nel controllo del corpo ha costituito il trampolino di lancio per un'inaspettata transizione verso il cinema. Adnkronos Tech&Games ha avuto l'opportunità di intervistarlo in occasione del Molfest 2025 a Molfetta, il festival della cultura Pop organizzato da LEG, Live Emotion Group.
Com'è iniziata la tua carriera nel mondo dello spettacolo?
La mia vita è iniziata, letteralmente, in volo. Vengo da una famiglia di artisti circensi, da generazioni. Il mio debutto è stato nel circo, facendo evoluzioni al trapezio, numeri acrobatici... insomma, una scuola di vita e di disciplina. Poi, c’è stato un salto: dal tendone del circo al set cinematografico. Ho iniziato giovanissimo, recitando in un film di Fellini, Satyricon, credo fosse il 1969. Poco dopo sono stato scelto per un western, "Un minuto per pregare, un istante per morire". Qui interpretavo James Coburn da giovane, nei flashback in cui ricordava l’uccisione dei genitori.
Quando hai deciso di passare dal ruolo di attore a quello di stuntman?
È stato un passaggio naturale. Le mie capacità acrobatiche mi hanno portato a specializzarmi come stuntman. È un lavoro completamente diverso rispetto a quello dell’attore: serve una preparazione mentale enorme. Come stunt devi essere lucido, valutare i rischi in tempo reale. L’attore studia il copione e trasmette emozioni. Lo stuntman invece spesso lavora in condizioni estreme, in bilico tra spettacolo e pericolo.
Hai lavorato con registi come Lucio Fulci, Dario Argento, Bruno Mattei. C'è qualcuno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?
Tutti, in fondo. Ma Bruno Mattei ha un posto speciale. Girava film a bassissimo budget, eppure si creava sempre una grande famiglia sul set. Per tre anni abbiamo lavorato nelle Filippine, girando horror e film d’azione. Pochi soldi, tanto entusiasmo. E sì, anche con Fulci ho avuto un grande rapporto: ci stimavamo, avevamo fatto già parecchie cose insieme.
Tra i generi cinematografici, dell'Acqua nutre un affetto particolare per due produzioni che hanno segnato la sua carriera: il filone degli zombie e i film con Bud Spencer. Il suo coinvolgimento nel celebre "Zombi 2" (1979) di Lucio Fulci, dove ha interpretato uno degli zombie più iconici.
Lo zombie con i vermi nell’occhio in Zombi 2 di Fulci sei tu, vero?
(Ride) Sì, sono io. Fulci aveva avuto questa idea folle dello zombie con i vermi e ha detto: “Voglio che sia Ottaviano. Mi piace come si muove”. Mio fratello era il coordinatore degli stunt, tutta la mia famiglia era coinvolta. È stato un film importante, anche perché in quel periodo il cinema italiano guardava molto al modello americano. Dopo La notte dei morti viventi di Romero, anche noi abbiamo iniziato a lavorare sul genere.
Un film che ti è rimasto nel cuore?
Uno è senza ombra di dubbio "
Lo chiamavano Bulldozer
" con Bud Spencer, dove interpretavo Gerry. Lì ho messo da parte il domatore circense per concentrarmi sul mestiere di stuntman e attore. Sono stato scelto tra tantissimi, il regista Michele Lupo ha detto: “Il ruolo è di Ottaviano, non voglio vedere nessun altro”. Abbiamo girato tutto in presa diretta in inglese, con coach tutti i giorni. Era un periodo bellissimo: giovani, entusiasti, pieni di voglia di fare. E poi c'era Bud Spencer. Era un uomo buono, molto protettivo. Voleva sempre il suo gruppo vicino. Bud [Spencer] si preoccupava per me, perché ero il più giovane. Diceva: 'State attenti, che non si faccia male! State attenti di più!'. Poi, eravamo in America, e a un certo punto – dato che lui voleva il suo staff di stuntman sempre con lui a cena, una sera gli dico: 'Maestro, le posso chiedere una cortesia?'. Lui mi fa: 'Dimmi'. "Siamo in America, non è che si vive solo di mangiare! Ci sono anche le discoteche, ci sono belle ragazze!'. E lui mi ha risposto: 'Puoi farlo, però non prendere l'abitudine. Ogni tanto puoi andare in discoteca, però devi stare con me. Era molto geloso del suo gruppo.
Un aneddoto che ti ha colpito particolarmente?
Guarda, c'è un episodio che definirei divertente ma non troppo. Eravamo in America per girare il film 'Chi trova un amico trova un tesoro', sempre con Bud Spencer. Il regista mi chiese di scavalcare una recinzione e di buttarmi in una pozza d'acqua. Per me, che ero agilissimo, anche un muro di quattro metri sarebbe stata una passeggiata. Eravamo in un giardino zoologico in disuso, era chiuso.
Mentre mi avvicinavo per salire, all'improvviso è uscito il responsabile dello zoo, cominciando a urlare come un matto: 'Che state facendo? Stop!'. Io e Bud ci fermammo, senza capire il motivo. Lui ci disse: 'Ora vi faccio vedere perché'. Prese una gallina e la tirò al di là della rete. Balzò fuori un coccodrillo di almeno otto metri, enorme! Mi ha salvato la vita, era l'unico animale che non erano riusciti a portare via.
Com’è cambiato il cinema italiano rispetto a quei tempi?
È cambiato tanto. Una volta facevamo horror, western, film d'azione, generi popolari. Ora facciamo, a parte qualche rara eccezione, quasi solo commedia o film drammatici. Ma io credo che il problema sia a monte: non ci sono più sceneggiatori. È un cambiamento che onestamente io non ho capito. Forse ora il mercato chiede qualcosa di diverso. Da dieci anni a questa parte, non riusciamo più [a produrre come prima], e poi non c'è più chi scrive, che è il grande problema. Non ci sono più sceneggiatori, nessuno scrive più, nessuno vuole perdere tempo. Questo perché magari su dieci sceneggiature, ne viene scelta una sola. Invece, quando ho iniziato io, se ne scrivevano dieci: quella principale che faceva il film prendeva una certa cifra, ma tutte le altre nove prendevano comunque un rimborso spese.
C'è un problema strutturale del cinema, di come riferisce i fondi, di come vengono assegnati i fondi, e di come... come lo Stato anche [interviene]. C'è un esempio adesso, di un fatto che di per sé è eclatante: quell'americano [Kaufmann], coinvolto nell'omicidio di Villa Pamphili, ha chiesto e gli sono stati concessi oltre 800 mila euro per la realizzazione di un film che poi, di fatto, non è mai stato distribuito.
Hai partecipato anche a serie che raccontano la storia del nostro Paese...
Sì. Ho girato Il cacciatore di mafiosi, tre stagioni girate in Sicilia, con una sceneggiatura scritta da un giudice vero che lavorava con Falcone e Borsellino. Abbiamo raccontato i retroscena di Totò Riina, i fratelli Brusca... sembrava di stare lì davvero, si percepiva di essere in qualche modo "ospiti". Poi c’è Piazza delle Cinque Lune con Donald Sutherland, sulla storia di Aldo Moro. Oppure Roma violenta, Italia a mano armata. Noi abbiamo tantissimo da raccontare è folle che si riesca a raccontare solo certi aspetti dell'Italia. Di film sull'Impero Romano, tanto per fare un esempio, sicuramente ne hanno fatti di più gli americani di quanti ne abbiamo fatti noi, paradossale. E anche il nostro modo di raccontare le cose, di fare cinema era un esempio. Guarda Tarantino, può piacere o meno ma è lui stesso ad affermare a più riprese di amare il cinema italiano del trentennio che va dagli anni '60 agli anni '80. Ha preso molto da quei film, da Enzo Castellari soprattutto. E lo ammette anche lui.
Che progetti ci sono per il futuro?
Ho lavorato con Zampaglione a un film horror, The Well (Il Pozzo), e mi ha già detto che a ottobre si riparte per un nuovo progetto ancora più "forte". Ci sono tante proposte, devo solo decidere dove andare. Il mestiere è cambiato, anche la comunicazione è diversa. Prima ti venivano a intervistare fino in America: Famiglia Cristiana, Il Messaggero. Oggi basta un post, e spesso la gente non sa nemmeno chi sei. Come è successo qui a Molfetta per il Molfest 2025. Eravamo qui e nessuno capiva chi eravamo e che facevamo... è stato sufficiente un post e si è scatenato il putiferio in un bagno di folla.
Cosa pensi dei social e del modo in cui si comunica oggi?
Per certi versi aiutano. Ma mi preoccupa soprattutto il rovescio della medaglia. I giovani hanno perso curiosità e manualità. Sembrano guardare dentro un buco nero quando hanno in mano lo smartphone. Non scrivono più. Io ogni anno mi faccio dare un’agenda dalla banca e scrivo tutto a mano, ogni giorno.
Come hai vissuto la partecipazione al Molfest 2025?
Mi ha chiamato Marcello Vicini: “Ti va di stare con noi?”. Ho accettato con piacere. Avevo bisogno anche di un periodo per rimettere in ordine le idee. Il cinema è allegria, spettacolo, condivisione. Dobbiamo tornare a raccontare storie nostre, vere alla gente e Molfetta era un modo per tornare a incontrare la gente. Perchè è quello che mi piace del mio lavoro: regalare momenti unici e indimenticabili.
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Crisi demografica nel Lazio: l'Osservatorio della Vita e della Natalità lancia l'allarme
(Adnkronos) - La Sala Aniene della Regione Lazio ha ospitato una cruciale riunione del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio della Vita e della Natalità. L'incontro, presieduto dal Presidente Rocca e convocato dalla Regione Lazio, ha rappresentato un momento fondamentale per affrontare una delle sfide più complesse e urgenti che il Paese si trova a fronteggiare: il persistente calo della natalità e il conseguente invecchiamento della popolazione. Al tavolo del dibattito, rappresentanti delle istituzioni regionali, esperti accademici, membri del terzo settore e referenti di associazioni hanno analizzato i dati demografici, con l'obiettivo di definire politiche concrete e integrate a sostegno della genitorialità e per contrastare il declino demografico. A delineare la gravità della situazione è stata la Prof.ssa Filomena Maggino, docente di Statistica Sociale presso l'Università “La Sapienza” di Roma. La sua presentazione ha fornito una fotografia aggiornata e particolarmente allarmante: nel 2024, il tasso di fecondità nel Lazio è sceso a un preoccupante 1,17 figli per donna. Questo dato non solo conferma una tendenza negativa che si protrae ormai da anni, ma si posiziona ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale, stimata in 2,1 figli per donna. Tale scarto evidenzia non solo una diminuzione delle nascite, ma anche un profondo squilibrio strutturale che rischia di avere gravi ripercussioni sulla sostenibilità complessiva del sistema sociale ed economico della regione e, per estensione, dell'intero Paese. L'Assessore alla Cultura, alle Politiche giovanili, alla Famiglia e al Servizio civile, Simona Renata Baldassarre, ha sottolineato l'importanza dell'appuntamento odierno: "Questo incontro è l’inizio di un cammino condiviso, uno spazio di ascolto e proposta, un laboratorio di visioni concrete per affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo: la crisi demografica. La Regione Lazio sta affrontando con serietà e concretezza questa crisi, come dimostrano le numerose attività messe in campo, a partire dalla nuova proposta di Legge sulla Famiglia, Demografia e Natalità. Iniziative come l'Osservatorio della Vita e della Natalità vanno in questa direzione, suggellando quella sinergia necessaria fra pubblico e privato, realtà delle associazioni e terzo settore, che può essere il vero motore del cambiamento, anche nel settore delle politiche pubbliche. Così potremo dare forza alle famiglie, fiducia ai giovani, futuro ai nostri territori". A conclusione dei lavori, Donatella Possemato, presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla Vita (ONV) e del Comitato tecnico-scientifico, ha lanciato un accorato appello all'intera società civile: "Il calo demografico non è solo un problema quantitativo. È una questione esistenziale. Dietro i numeri ci sono scelte mancate, sogni rinviati, vite che non trovano spazio. Per questo serve un nuovo patto sociale per la vita: un’alleanza trasversale che coinvolga tutti i settori – dalla scuola al lavoro, dal welfare alla cultura – per riconoscere la maternità e la genitorialità come beni comuni, da proteggere e promuovere. Non basta più denunciare il problema. Occorre una reazione corale, condivisa e costante". Durante l'incontro, sono stati ribaditi alcuni punti fondamentali che rappresenteranno le linee guida dell’azione dell’Osservatorio nei prossimi mesi, delineando una strategia multiforme per affrontare la crisi: Sostegno economico concreto alle famiglie: attraverso l'introduzione di incentivi alla natalità, contributi diretti e misure di detassazione mirate per i nuclei familiari con figli. Potenziamento dei servizi per la genitorialità: l'ampliamento e la qualificazione della rete degli asili nido, un supporto rafforzato alla salute materno-infantile e l'implementazione di servizi di conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Politiche abitative dedicate: l'introduzione di agevolazioni specifiche per l'accesso alla casa da parte di giovani coppie e famiglie numerose, riconoscendo il bisogno abitativo come fattore cruciale. Lavoro e famiglia: la promozione attiva della flessibilità lavorativa, con particolare attenzione alla parità di genere e al superamento degli ostacoli che ancora limitano la piena partecipazione femminile al mondo del lavoro. Cambiamento culturale: l'avvio di campagne di sensibilizzazione e azioni educative mirate a valorizzare il ruolo della famiglia e l'importanza della natalità come risorse fondamentali per il futuro e la prosperità del Paese. L’Osservatorio della Vita e della Natalità si impegna a continuare la sua missione come cabina di regia scientifica e sociale, promuovendo incontri periodici, elaborando analisi statistiche rigorose e proponendo politiche integrate, fondate su evidenze empiriche e su un ascolto attivo e costante della società. Immagine di cover realizzata con il supporto di Gemini ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Farmacie, sciopero di 4 ore oggi a Roma: la protesta dei dipendenti sul contratto
(Adnkronos) - Oggi, martedì 1 luglio, le farmacie si fermano per uno sciopero di 4 ore a Roma. I lavoratori dipendenti sono sul piede di guerra per il rinnovo del contratto fermo al palo: alla base della protesta c'è la posizione di Federfarma che "ha confermato la proposta di un aumento salariale complessivo di soli 120 euro per i prossimi tre anni", giudicata "inadeguata e irricevibile" dalle organizzazioni sindacali. Lo sciopero è previsto dalle 8 alle 12, e dalle 9 alle 11 si svolgerà un presidio davanti la sede nazionale di Federfarma. "Offriamo sempre più servizi ma abbiamo salari inferiori ai commessi". Da qui la mobilitazione partita in tutta Italia, avviata dopo la rottura delle trattative, come confermato da una comunicazione unitaria delle sigle sindacali. Per i sindacati quella di Federfarma è una proposta "completamente scollegata dalla realtà economica del settore e dalle legittime aspettative di farmaciste, farmacisti e addetti delle farmacie private che ogni giorno garantiscono un servizio essenziale alla cittadinanza e la grande partecipazione alle iniziative di mobilitazione organizzate a livello territoriale confermano il disagio degli addetti del comparto. In assenza di un cambiamento di rotta da parte datoriale la mobilitazione risulta essere oggi l’unico strumento efficace per rivendicare un contratto dignitoso e all’altezza del lavoro svolto ogni giorno nelle farmacie". Dopo Roma, il 2 luglio la protesta farà tappa a Cesena dove si terrà un presidio in Piazza Amendola, dalle 13 alle 15. Il giorno successivo, il 3 luglio, a Vicenza è in programma un flash mob serale alle 20.30 in Piazza dei Signori. Il 4 luglio sono previsti due appuntamenti: a Modena, con un presidio dalle 13.30 davanti alla sede di Federfarma e a Belluno, con un presidio alle 10 in Piazza Duomo, di fronte alla Prefettura. ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Caldo record, oggi 17 città da bollino rosso: picchi fino ai 40°
(Adnkronos) - Il mese di luglio si apre con un'ondata di caldo torrido. Oggi, martedì 1 luglio, saranno 17 le città da bollino rosso, 18 mercoledì 2 luglio. Si scende di poco rispetto alla domenica rovente appena trascorsa con 21 bollini rossi. Ma l'ondata di calore continua sull'Italia, secondo quanto certifica l'ultimo aggiornamento del bollettino caldo, pubblicato sul sito del ministero della Salute. "Luglio inizia con l'anticiclone africano Pluto che farà bollire tutta l'Italia con estremi termici di 38-40°C" dice all'Adnkronos Lorenzo Tedici, meteorologo de 'iLMeteo.it'. "Il caldo di giugno non ci ha mollato un attimo e anche questo mese inizia con la canicola". Le città in allerta massima saranno oggi: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Palermo, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Verona e Viterbo. Domani si raggiungerà quota 18 bollini rossi con l'aggiunta di Campobasso. Napoli passerà dall'arancione al giallo oggi e resterà tale anche domani, mentre Venezia resterà in giallo solo oggi per risalire e riprendere il bollino arancione domani. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fecondazione, scacco all'adenomiosi. Storia di Valeria e della sua bimba Margherita
(Adnkronos) - Valeria a 43 anni "aveva girato tantissimi centri di fecondazione assistita" e negli anni le erano state trasferite in utero "addirittura 11 blastocisti". Un'odissea disperata, il figlio non arrivava. Alla fine, però, Valeria ha trovato la sua Itaca. "Si chiama Margherita e oggi ha 3 anni". A raccontare la loro storia all'Adnkronos Salute è Mauro Cozzolino, specialista in medicina della riproduzione e direttore del Centro Ivi di Bologna, che al 41esimo Congresso dell'Eshre (Società europea di riproduzione umana ed embriologia) in corso a Parigi ha presentato un nuovo protocollo di Pma che per la prima volta riesce a raddoppiare le chance di gravidanza in caso di adenomiosi, una malattia 'sorella' dell'endometriosi, che colpisce 1 donna su 5 in età fertile. Valeria è la 'paziente 1', "la prima trattata". Dopo di lei altre 3, tutte con alle spalle una lunga serie di tentativi falliti, "situazioni difficili", spiega Cozzolino. "La prima 'case series' che abbiamo pubblicato riguardava 4 pazienti - ricorda - Abbiamo cominciato con un numero piccolo, via via lo abbiamo incrementato ed è nata l'idea di questo protocollo mosso dalla volontà di riuscire davvero a fare la differenza per queste donne. Quando proponi ai pazienti delle strade terapeutiche nuove, magari all'inizio vieni accolto con scetticismo", riferisce l'esperto. "Davanti a te - sottolinea - hai coppie che hanno attraversato una grande sofferenza, che hanno intrapreso innumerevoli tentativi falliti", che ormai non ci credono più. "Hanno un carico emotivo, di dolore, che come medici noi dobbiamo sempre tenere in considerazione" per abbattere il muro di diffidenza, per convincere chi si ha di fronte a non arrendersi, ad affidarsi, a provarci ancora con nuove tecniche. Con Valeria, Cozzolino ci è riuscito: "E' stato bello - dice - abbiamo costruito un rapporto splendido. Ci sentiamo ancora, mi manda foto della sua bambina, mi segue su Instagram e mi incoraggia ogni volta che pubblico qualcosa. Capita di condividere questo tipo di relazione con molti pazienti; con altri è più complicato", ma guardarli negli occhi quando il risultato arriva ripaga sempre. "La gravidanza è un big bang - chiosa lo specialista - e noi medici della riproduzione abbiamo il privilegio di fare da denotatori, di essere parte di questa esplosione che è la vita. Ho visto cambiare completamente il volto di una coppia dopo la nascita di un figlio e penso che sia bellissimo poter partecipare a tutto questo". (di Paola Olgiati) ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Nuovo Nissan Qashqai e-POWER 2025: zero emissioni e problemi di ricarica
(Adnkronos) -
Nissan alza l’asticella dell’elettrificazione con l’introduzione della nuova generazione del sistema e-POWER, disponibile sul Qashqai a partire da settembre 2025. Questa evoluzione della tecnologia ibrida firmata Nissan offre un’esperienza di guida elettrica pura, senza la necessità di ricarica alla presa. Il funzionamento è semplice ma rivoluzionario: il motore benzina agisce esclusivamente da generatore, producendo energia per alimentare direttamente il propulsore elettrico. Questo consente una guida fluida, silenziosa e reattiva, priva di cambi meccanici, con la sensazione tipica dei veicoli elettrici a batteria. Sul nuovo SUV giapponese, la frenata rigenerativa restituisce maggiore energia alla batteria da 2,1 kWh, ottimizzando l’efficienza globale. Il nuovo e-POWER integra ora un sistema compatto “5 in 1” che include motore elettrico, generatore, inverter, riduttore e moltiplicatore in un’unica architettura leggera. Il risultato? Rumorosità ridotta fino a 5,6 dB e un’efficienza senza precedenti, grazie anche all’adozione di un nuovo motore turbo 1.5 tre cilindri completamente riprogettato, dotato di combustione STARC e turbocompressore maggiorato. L’efficienza termica tocca il 42%, un valore tra i più alti del settore. Le prestazioni migliorano sensibilmente: potenza di picco a 151 kW, 10 kW in più rispetto alla generazione precedente, e modalità Sport aggiornata per una risposta più immediata. Anche la manutenzione diventa più conveniente, con intervalli estesi da 15.000 a 20.000 km.
Qashqai 2025 introduce nuove funzioni di connettività avanzata con integrazione Google nativa: Google Maps, Play Store e Assistant saranno accessibili direttamente dal sistema infotainment. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ferrari 296 GT3 Evo: oltre ogni limite
(Adnkronos) - A tre anni dal debutto della prima 296 GT3, Ferrari svela a Spa-Francorchamps la nuova evoluzione della sua GT da corsa. La 296 GT3 Evo nasce dall’esperienza accumulata in due stagioni di competizioni internazionali, incluso il Mondiale FIA WEC con la LMGT3, e porta in pista una serie di miglioramenti mirati a raffinare prestazioni, affidabilità e facilità d’intervento. Il V6 biturbo della nuova Ferrari 296 GT3 Evo ha una cilindrata di 3 litri e mantiene l’architettura a 120 gradi tra le bancate e la collocazione ribassata e arretrata. Un propulsore ottimizzato per migliorare il baricentro e la rigidità del telaio. Il cambio sequenziale a sei marce è stato aggiornato e pensato per massimizzare la coppia su ogni tipo di tracciato. L’aerodinamica rappresenta uno dei pilastri del progetto Evo. Grazie a un lavoro approfondito su splitter, diffusore, fondi e prese d’aria, la nuova GT di Maranello garantisce carichi stabili anche in scia, condizione critica nelle gare endurance. L’efficienza dei flussi viene gestita tramite CFD e test in galleria del vento, con riscontri validati anche in pista. L’impianto frenante è stato rivisto, quello della Evo riceve una serie di miglioramenti, principalmente nella resa, grazie a un miglior raffreddamento. L’impianto di climatizzazione è stato potenziato con una nuova ventola. Le sospensioni adottano nuove geometrie per ridurre i carichi e migliorare la trazione. Visivamente le principali modifiche rispetto alla GT3 consistono nel cofano ridisegnato con prese di raffreddamento supplementari, nello spoiler posteriore con sistema di regolazione e nelle appendici ottimizzate per il flusso in scia. La vettura sarà omologata entro fine 2025, con debutto previsto nella stagione 2026. Previsto anche un kit di aggiornamento per i team che competono già con la 296 GT3.
La 296 GT3 Evo incarna la filosofia Ferrari nel motorsport: cura nei dettagli, senza tradire il DNA tecnico e competitivo del Marchio. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Hyundai i-Pedal: un nuovo modo di vivere la mobilità urbana
(Adnkronos) -
Hyundai ha introdotto una tecnologia che ridefinisce l’esperienza al volante: Hyundai i-Pedal.
Integrata su tutta la gamma elettrica di Hyundai, questa funzione trasforma il pedale dell'acceleratore in uno strumento intelligente e multifunzionale, pensato per semplificare la guida quotidiana e migliorare l’efficienza energetica. Con i-Pedal, è possibile accelerare, rallentare e fermarsi utilizzando esclusivamente il pedale dell'acceleratore. Questa modalità di guida elimina il continuo passaggio tra acceleratore e freno, riducendo l’affaticamento soprattutto nel traffico cittadino caratterizzato da frequenti stop & go.
Rilasciando il pedale, il sistema attiva automaticamente una decelerazione fluida e progressiva, rendendo la guida più intuitiva e rilassata. La risposta istantanea del sistema in caso di rilascio rapido del pedale, come nelle situazioni di emergenza, migliora anche la sicurezza: l’auto inizia a rallentare prima ancora che il piede raggiunga il freno, riducendo i tempi di reazione. Quando il conducente lascia l’acceleratore, il motore elettrico agisce come generatore, recuperando energia e reimmettendola nella batteria ad alta tensione. In ambito urbano, dove le decelerazioni sono frequenti, questo sistema valorizza ogni fase di guida, contribuendo all’autonomia complessiva del veicolo. Un altro aspetto distintivo è la possibilità di regolare l’intensità della frenata rigenerativa tramite le palette al volante. In questo modo, il guidatore può personalizzare l’esperienza in base al proprio stile e alle condizioni del traffico. La funzione risulta utile anche su percorsi in discesa, dove è possibile massimizzare il recupero energetico. Nei casi in cui serva una maggiore forza frenante, come su fondi scivolosi, il sistema suggerisce automaticamente l’intervento del freno meccanico, garantendo sempre il massimo controllo. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
L'appello delle startup italiane alla Camera: l'IA è futuro, non burocrazia, chiesto stop all'AI Act
(Adnkronos) - Si è svolta oggi 30 giugno 2025 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati la conferenza “L’IA è futuro, non burocrazia”, promossa dall’On. Andrea Volpi. L’evento ha rappresentato un momento di confronto e riflessione sull’entrata in vigore dell’AI Act e sulle implicazioni che la nuova regolamentazione avrà per l’ecosistema dell’innovazione in Italia. Durante l’incontro è stato lanciato ufficialmente l’appello delle startup italiane, che chiedono un approccio normativo più agile, capace di valorizzare il potenziale dell’Intelligenza Artificiale senza ostacolare la crescita delle imprese: “chiediamo che anche l’AI Act venga sottoposto a un analogo meccanismo di sospensione: una pausa tecnica di 24 mesi, uno Stop-the-clock che permetta di aprire una fase di riflessione e correggere le criticità oggi presenti nel regolamento ed evitare che diventi un freno allo sviluppo”. Una richiesta chiara per una governance dell’innovazione che metta al centro la competitività e lo sviluppo sostenibile. Sono intervenuti autorevoli rappresentanti del mondo istituzionale e imprenditoriale: l’On. Andrea Volpi (XI Commissione Lavoro pubblico e privato), Gabriele Ferrieri (Presidente ANGI), Lorenzo Luce (CEO BigProfiles), Marco Scioli (CEO Starting Finance), Manila Di Giovanni (CEO DWorld) e Fabio Vantaggiato (CEO Easy Health). Moderazione di Roberto Magnifico Partner Zest Innovation. l’On. Andrea Volpi, XI Commissione Lavoro pubblico e privato, sul concetto di trasformazione portata dall’intelligenza artificiale ha sottolineato come: “Condivido nella forma e nel merito l’appello che le Startup Italiane hanno presentato oggi alla Camera dei Deputati per una regolamentazione dell’innovazione più snella e abilitante. Il titolo della conferenza, l’IA è futuro e non burocrazia dice già tutto: l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità storica per le imprese italiane e un volano irrinunciabile per la competitività delle nostre startup innovative. Bisogna dare voce agli attori del futuro, startup e giovani talenti che potrebbero essere penalizzati da un approccio europeo troppo rigido e non adeguato alla realtà operativa. Il rischio è la delocalizzazione dei progetti di IA e la conseguenza è la fuga di talenti e capitali, intervenire dal punto di vista burocratico per scongiurare questo rischio vuol dire tutelare l’interesse nazionale”.
Gabriele Ferrieri, Presidente ANGI, ha evidenziato la presenza di standard troppo rigidi per le start-up: “A fronte di una tale prospettiva di crescita per il settore, l’AI Act rischia di creare vincoli troppo rigidi per il futuro delle startup. Infatti, le aziende europee avranno solo 6-8 mesi per adeguarsi a oltre 35 standard tecnici, quando l’adeguamento medio a uno standard richiede dai 12 ai 24 mesi. Gli standard pensati a livello europeo rischiano di creare ostacoli non intenzionali all’innovazione perché troppo prescrittivi e complessi, con richieste eccessive di documentazione, audit multipli e obbligo di personale dedicato alla compliance”.
Marco Scioli, CEO Starting Finance, Costruire innovazione in Europa senza ostacoli eccessivi: “Chi fa impresa oggi nel digitale si confronta ogni giorno con una crescente diffidenza verso il rischio e un sistema di regole non pensate per supportare i modelli emergenti, oltre che con costi spesso difficilmente gestibili, soprattutto per le imprese più giovani”.
Manila Di Giovanni, CEO DWorld, ha sottolineato come il concetto di regolare non significhi frenare ma accompagnare lo sviluppo, con responsabilità e visione: “Un’opportunità per l’intera industria europea, mentre Regno Unito e Giappone, Emirati Arabi Uniti e Arabia saudita, Singapore scelgono approcci più flessibili e concreti per attrarre innovazione, l’Europa rischia di rimanere bloccata da regole pensate per un’altra epoca. Ora è il momento di decidere se vogliamo essere protagonisti del cambiamento o limitarci ad inseguirlo. Il mondo delle start-up è pronto a fare la sua parte per una regolazione giusta, ma abbiamo bisogno del giusto tempo per allinearci a standard chiari e realistici”.
Lorenzo Luce, CEO BigProfiles, in merito all’AI Act: “L’AI Act nasce con obiettivi condivisibili: tutela dei diritti, trasparenza, sicurezza. Ma nella pratica, per molte imprese, si traduce in obblighi, costi e incertezza. Il 70% del nostro fatturato è estero. È un dato che fa riflettere. Significa che la domanda interna è più debole di quella internazionale. E se ora l’Europa introduce un’ulteriore barriera regolatoria, il rischio è di assistere a un ulteriore indebolimento del nostro ecosistema. La paura delle sanzioni non rallenta solo l’innovazione. La fa regredire”.
Fabio Vantaggiato, CEO Easy Health, ha dichiarato: “AI è già nei nostri ospedali, ma rischia di rimanere un’opportunità sprecata per le nostre imprese. Recenti dati dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano raccontano una realtà ben più avanzata di quanto spesso si immagini, medici e infermieri già utilizzato strumenti di AI generativa in contesti sanitari eppure, l’Italia continua a investire poco e ha una burocrazia troppo pesante: Non possiamo permetterci una sanità basata su algoritmi importati. Vogliamo una sanità intelligente, costruita qui, con i nostri dati, per i nostri cittadini e secondo i nostri valori”. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










