Darwin's Paradox!, la recensione

(Adnkronos) - Quello del cinematic platformer è un vero e proprio sottogenere dei giochi d'azione, e la sua caratteristica principale risiede nella capacità di bilanciare la spettacolarità estetica con la solidità del sistema di controllo. Spesso questo genere tende a favorire l’accessibilità a scapito del tasso di sfida, ma Darwin’s Paradox! sceglie una strada differente. Sviluppato da ZDT Studio sotto l'egida di Konami, il titolo si presenta inizialmente come un’avventura dai toni vibranti e rincuoranti, per poi rivelarsi un action-platformer estremamente rigoroso che richiede una coordinazione non comune. La progressione non è una semplice passeggiata narrativa, ma un esercizio di precisione che premia la lettura dell'ambiente e il tempismo. Il protagonista è un polpo intelligente, separato dal suo compagno e costretto a risalire le profondità di un complesso industriale sinistro. Una volta fuori dall'acqua, il mollusco si trova in un ambiente ostile dove il suo istinto naturale diventa l'unico strumento di sopravvivenza. La narrazione è quasi totalmente muta, priva di dialoghi e affidata esclusivamente alla forza delle immagini. L’eccellente direzione artistica e l'uso sapiente dell'illuminazione riescono a trasmettere un senso di disagio crescente, enfatizzato da animazioni di morte singolarmente brutali che sottolineano la pericolosità del contesto. Il fulcro dell'esperienza risiede nella gestione del movimento, con una distinzione netta tra le sezioni acquatiche, rapide e fluide, e quelle terrestri, dove Darwin è più vulnerabile. La capacità del protagonista di aderire a quasi ogni superficie introduce una dimensione verticale costante, ostacolata solo da una sostanza viscida che annulla l'effetto ventosa. Il level design è strutturato per integrare questa meccanica in modo naturale, arrivando a richiedere una sincronia millimetrica per un livello di sfida molto alto. Non si tratta di una sfida punitiva in stile Mario Maker, ma di un’esigenza di precisione costante che non concede sconti al giocatore. Accanto al platforming puro, il titolo introduce meccaniche di shooting tramite l'inchiostro e fasi di camuffamento. Se il primo elemento risulta ben integrato nella risoluzione degli enigmi ambientali, le sezioni stealth appaiono meno rifinite e talvolta eccessivamente slegate dal resto del gameplay. Analogamente, un brusco cambio di controllo nelle fasi finali del gioco rischia di generare una frustrazione non necessaria, spezzando l'armonia costruita fino a quel momento. Tuttavia, la linearità dell'esperienza è mitigata da percorsi opzionali che nascondono collezionabili utili ad approfondire la lore del mondo di gioco. Nel complesso, Darwin’s Paradox! si attesta come un’opera di alta qualità che riesce a coniugare la brevità con una profondità meccanica sorprendente. Nonostante qualche incertezza nelle fasi meno dinamiche, la fiducia riposta da Konami in questo progetto sembra ripagata da una produzione che non scende a compromessi sulla difficoltà. È un titolo che guarda al futuro del genere con consapevolezza, confermando la volontà del publisher giapponese di tornare a investire su esperienze autoriali e tecnicamente solide. 
Fomato: PS5 (versione testata), Xbox Series X|S, PC Editore: Konami Sviluppatore: ZDT Studio Voto: 8 
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Transizione ecologica, al via la quinta edizione della Scuola Safte

(Adnkronos) - Un percorso formativo avanzato sui temi Esg, economia circolare e sostenibilità, con un approccio multidisciplinare e orientato all’applicazione concreta nelle imprese: è questa la proposta di Safte - Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica, promossa da Italian Exhibition Group (Ecomondo) insieme all’Università di Bologna, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione di partner quali Conai, Comieco e Ricrea, oltre al supporto di media partner tra cui Adnkronos, Rinnovabili, SolareB2B e altre testate specializzate. Prenderà il via il prossimo 17 aprile 2026 la quinta edizione della Scuola, rivolta a professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni impegnati nei processi di sostenibilità. Il programma, in calendario fino al 10 luglio 2026, è progettato per fornire competenze avanzate e strumenti operativi per affrontare le sfide della transizione ecologica, integrando aspetti ambientali, economici e normativi e promuovendo una visione sistemica basata sui criteri Esg. Attraverso il contributo di docenti universitari, esperti e rappresentanti di istituzioni e imprese, Safte punta a formare figure professionali in grado di guidare l’innovazione e integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il percorso prevede inoltre momenti di confronto diretto con aziende e istituzioni, favorendo la condivisione di esperienze concrete. 
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Ray-Ban e Meta lanciano i nuovi occhiali IA per lenti graduate

(Adnkronos) - L'evoluzione della tecnologia indossabile di Meta si sposta con decisione verso il settore dell'ottica tradizionale, puntando a intercettare quella fascia di utenti che necessita stabilmente di lenti correttive. I nuovi modelli Ray-Ban Meta Optics, denominati Blayzer e Scriber, rappresentano il tentativo di integrare l'assistenza virtuale in un design che non si discosta dalle montature convenzionali. Il primo modello si presenta con una struttura rettangolare essenziale disponibile in due dimensioni, mentre il secondo adotta linee più arrotondate e contemporanee, entrambi caratterizzati da profili assottigliati per favorire un utilizzo prolungato durante la giornata senza i vincoli di peso o ingombro tipici dei primi dispositivi smart. Sotto il profilo tecnico, le nuove montature sono state ingegnerizzate per garantire una compatibilità pressoché totale con le diverse prescrizioni ottiche esistenti sul mercato. L’attenzione alla vestibilità si traduce nell'impiego di accorgimenti strutturali come cerniere ad apertura estesa, naselli intercambiabili e aste che possono essere regolate direttamente dall'ottico per adattarsi alla conformazione del viso del cliente. La personalizzazione estetica segue il medesimo approccio, offrendo varianti cromatiche che spaziano dal classico nero opaco a tonalità stagionali trasparenti come il grigio ghiaccio e il beige pietra, accompagnate da una rinnovata custodia di ricarica in marrone scuro. Parallelamente alle novità hardware, il comparto software riceve aggiornamenti significativi volti a migliorare l'interazione linguistica globale. Entro l'estate, la funzione di traduzione in tempo reale verrà estesa a venti idiomi, includendo tra gli altri il mandarino, il coreano e l'arabo. L’espansione del catalogo coinvolge anche il marchio Oakley con i modelli Vanguard e HSTN, ora equipaggiati con lenti tecnologiche specifiche per il miglioramento del contrasto in ambito sportivo, come la serie Prizm dedicata al golf o le varianti fotocromatiche che si adattano dinamicamente alle variazioni della luce solare all'aperto. L'ingresso sul mercato dei nuovi modelli Optics è previsto per il prossimo 14 aprile, con una fase di pre-ordine già avviata per il territorio statunitense. Il posizionamento di prezzo per i mercati internazionali parte da 469 euro, confermando la strategia di Meta di stabilizzare gli AI glasses come un accessorio funzionale alle necessità fisiologiche dell'utente. La disponibilità sarà garantita sia attraverso i canali ufficiali online del gruppo sia presso una rete selezionata di rivenditori ottici, segnando un ulteriore passo verso la definitiva normalizzazione degli occhiali connessi nella vita di tutti i giorni. 
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Tech Defence 2026 a Roma, conclusione dei lavori

(Adnkronos) - Si è conclusa presso il CASD - Palazzo Salviati a Roma la conferenza tecnica dedicata all'evoluzione dell'innovazione nei settori strategici, promossa dall'Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) in collaborazione con il Centro Alti Studi per la Difesa. L’incontro ha confermato come la resilienza del sistema Paese dipenda dall’integrazione di tecnologie d'avanguardia nei modelli operativi della difesa, trasformando l'innovazione da processo isolato a infrastruttura condivisa per la tutela degli interessi nazionali. Il dibattito si è sviluppato attorno a tre direttrici fondamentali: l’Intelligenza Artificiale, essenziale per l’evoluzione delle capacità di prevenzione; la Cyber Security, pilastro per il rafforzamento delle infrastrutture digitali; e le tecnologie per la Space Economy, con un focus sullo sviluppo di sistemi avanzati per l’economia orbitale.  A margine dei lavori, Gabriele Ferrieri, Presidente dell'ANGI, ha dichiarato:“Tech Defence 2026 ha dimostrato che la sinergia tra giovani innovatori, istituzioni e industria è la chiave per garantire la resilienza del nostro Paese. In un mondo in cui la tecnologia evolve a ritmi senza precedenti, investire nelle competenze e nelle innovazioni applicate alla difesa non è solo una necessità strategica, ma un dovere verso le future generazioni per assicurare una sovranità tecnologica forte e sicura."  
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Cavie virtuali al posto degli animali, l'Agenzia europea del farmaco pronta a testare nuovo metodo

(Adnkronos) -
'Cavie virtuali' per ridurre l'uso degli animali in alcuni passaggi dei test per lo sviluppo dei medicinali. L'Agenzia europea del farmaco Ema apre a un nuovo metodo per la ricerca preclinica che prevede di sostituire i gruppi di controllo standard composti da animali di confronto con gruppi di controllo virtuali appunto. Si tratta di una strategia che consentirebbe di diminuire il numero complessivo di ratti utilizzati in specifici studi di determinazione dell'intervallo di dosaggio.  Sul nuovo approccio metodologico è stata dunque pubblicata una bozza di parere per la sua qualificazione, predisposta dal Comitato per i medicinali a uso umano Chmp. E ora l'ente regolatorio Ue lancia una consultazione pubblica per raccogliere il contributo della comunità scientifica e delle parti interessate. La raccolta dei commenti sulla bozza di parere resterà aperta fino al 12 maggio. Qualificando questa nuova metodologia, il Chmp potrà accettare le evidenze scientifiche generate utilizzando gruppi di controllo virtuali (nel contesto d'uso definito) come scientificamente valide nelle future domande di autorizzazione all'immissione in commercio dei farmaci.  "Sebbene - spiega l'Ema - la riduzione della sperimentazione animale sarà graduale, questo primo parere di qualificazione" per un approccio alternativo "utilizzato nella valutazione della tossicità crea un modello per le future applicazioni. Potenziali versioni del metodo potrebbero essere qualificate per l'uso in studi tossicologici in cui sono richiesti di routine gruppi di controllo". Che impatto avrebbe questa mossa? "La sostituzione dei gruppi di controllo con 'animali virtuali' in tali studi avrebbe un impatto sostanziale sulla riduzione del numero totale di animali utilizzati. I gruppi di controllo virtuali vengono creati caratterizzando i dati di controllo e identificando gli 'animali di confronto virtuali' appropriati per gli animali trattati. Ciò avviene secondo una procedura operativa standard, utilizzando un approccio statistico integrato dal giudizio di esperti".  La qualificazione dei gruppi di controllo virtuali, continua l'agenzia Ue, "rappresenta un primo passo cruciale verso la riduzione dell'uso di animali nella sperimentazione dei medicinali". I metodi di sperimentazione non animali innovativi, come i gruppi di controllo virtuali, fanno parte dell'impegno dell'ente regolatorio europeo sui principi delle 3R: replace, reduce, refine. Cioè sostituire, ridurre e perfezionare l'uso di animali nello sviluppo e nella regolamentazione dei medicinali.  Questi approcci, rimarca l'Ema, "sono in linea con il lavoro svolto dalla Coalizione internazionale delle autorità regolatorie dei medicinali (Icmra), volto a incoraggiare lo sviluppo, la validazione e l'adozione di metodi e strategie di test che riducano e sostituiscano, ove possibile, l'uso di animali a fini regolatori. In questo modo. Attraverso l'integrazione di gruppi di controllo virtuali, l'Ema mira anche a migliorare la rilevanza e la prevedibilità dei test non clinici, supportando così uno sviluppo dei medicinali più efficiente ed eticamente responsabile".  Un requisito fondamentale per l'implementazione dei gruppi di controllo virtuali è "la garanzia che il loro utilizzo non comprometta i risultati dello studio né rappresenti una minaccia per la sicurezza umana nelle successive sperimentazioni cliniche", puntualizza l'agenzia ribadendo il suo sostegno alla progressiva integrazione di questi metodi alternativi attraverso diversi meccanismi, tra cui la qualificazione, con l'obiettivo di consentirne l'accettazione regolatoria, promuovere l'innovazione e ridurre la dipendenza dalla sperimentazione animale, "garantendo al contempo la sicurezza umana e animale".  
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Sode, colorate, fritte, virtù e falsi miti delle uova protagoniste della tavola di Pasqua

(Adnkronos) - Colorate, decorate, incastonate in dolci tradizionali o utilizzate nelle frittate tipiche dei pic-nic. Le uova sono le protagoniste della tavola di Pasqua ma non sempre se ne conoscono le virtù e qualche volta sono anche 'vittime' di falsi miti. In realtà "sono un ottimo alimento. La loro caratteristica è quella di essere un'ottima fonte proteica a basso contenuto di calorie: un uovo ha circa 50 di calorie. Se ne mangiamo 2, sode o comunque cotte senza troppi condimenti, arriviamo a 100 calorie e siamo anche sazi", spiega all'Adnkronos Salute Laura Rossi del Reparto alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto superiore di sanità.  Per queste caratteristiche le uova "sono estremamente popolari, soprattutto l'albume in ambito sportivo, perché rappresentano una fonte di proteine molto buona, con poche calorie e pochi grassi". Ma il colesterolo? E' una questione ampiamente superata oramai perché il colesterolo ematico, cioè quello che è problematico per la salute, si modula molto poco con l'alimentazione. Più dei due terzi del colesterolo ematico è determinato dalle fonti cosiddette endogene, cioè da quanto noi ne produciamo naturalmente. Per cui anche se mangiamo quattro uova a settimana, questo non incide più che tanto sul colesterolo. Naturalmente non si deve esagerare. Non vanno mangiate tutti i giorni: nella nostra dieta ci deve essere spazio per tutto." Per quanto riguarda la cottura, evidenzia Rossi, "la cosa migliore sono le preparazioni semplici, quindi benissimo sode, oppure cotte con poca acqua nel tegamino, oppure in camicia, o al microonde", mai con il guscio integro per evitare che scoppino. "Si possono aprire in un piatto, si cuociono in un paio di minuti e si presentano come l'uovo al tegamino. Naturalmente, se non abbiamo problemi, possiamo condirle un po' di più. Una frittata, se la facciamo al forno di fatto non ha aggiunta di grassi, ma anche se usiamo la padella basta avere l'accortezza di usare poco olio". In questo periodo pasquale, continua l'esperta, "le uova colorate sono molto belle, sono divertenti, però dobbiamo fare attenzione: è meglio non esporre i bambini a troppi coloranti artificiali. La cosa migliore è, per esempio, farle bollire con la barbabietola, si avranno uova viola, oppure con i cavoli: possiamo ottenere delle colorazioni naturali senza necessariamente fare ricorso alla chimica. In questo caso ovviamente non c'è nessuna limitazione a farle mangiare i nostri bambini". Se invece si usano colorazione chimiche "serve cautela e un consumo limitato per evitare di esporre un bambino a sostanze chimiche eccessive in proporzione al peso".   Tra le preparazioni della Pasquetta la frittata non può mancare. "Con gli asparagi - sottolinea Rossi - ma anche con le patate, i carciofi ecc. Nella base di uova spesso mettiamo pezzetti di formaggio, pezzetti di funghi, pezzetti di prosciutto cotto. Così diventano preparazioni che sono dei piatti unici. Le uova sono molto utilizzate per esempio per fare le torte rustiche, le quiche. Pietanze che possono essere mangiate facilmente, senza pane, per un pranzo veloce oltre che nei pic nic. Sono davvero versatili e l'indicazione è sempre la stessa: basta non esagerare", evidenzia Rossi.  Per quanto riguarda le fake news, "sono diffusi i timori che contengano molti antibiotici oppure fitofarmaci presenti nei mangimi delle galline. E c'è chi dice che mangia solo uova di galline domestiche perché 'le altre non sono controllate'. Queste sono tutte fake news. Parliamo infatti di prodotti molto controllati, in cui c'è grande attenzione alla filiera. Se però compriamo dal contadino che conosciamo sotto casa dobbiamo informarci sulla situazione dell'allevamento". La cosa più importante "è evitare di mangiarle crude oppure di utilizzare i sistemi di pastorizzazione, per esempio nel caso del tiramisù, in modo da proteggerci dalla possibile trasmissione di malattie derivare dal consumo di uova crude. Vanno evitate soprattutto a bambini, donne in stato di gravidanza. Ma se dovessimo decidere proprio di mangiare l'uovo crudo meglio un prodotto industriale in cui le filiere sono più controllate rispetto a un prodotto domestico che può essere più problematico dal punto di vista genico-sanitario". Un altro falso mito legato alle uova è che non si debbano mettere in frigorifero quando le portiamo a casa. "L'uovo al supermercato sta fuori del frigorifero perché in generale la temperatura è abbastanza controllata, invece quando torniamo a casa la temperatura della nostra cucina può variare, vicino al forno, vicino ai fornelli è un po' più caldo, un po' più lontano da queste fonti di calore può essere più freddo, quindi il consiglio è di metterle in frigorifero per farle stare a temperatura controllata. Un'altra accortezza in frigo è tenerle al coperto, il guscio dell'uovo è poroso: deve permettere lo scambio d'aria ai pulcini. Questo fa sì che assorba quello che c'è in frigorifer, gli odori per esempio. E' preferibile lasciarlo nella sua confezione che ormai è quasi sempre di cartone (per ridurre l'uso di plastica) che consente di evitare scambi con l'esterno". conclude Rossi. 
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Hays Italia: 7 aziende su 10 in ritardo su attuazione direttiva Ue trasparenza salariale

(Adnkronos) - A poco più di due mesi dall’entrata in vigore della Direttiva europea sulla trasparenza salariale, che introdurrà nuovi obblighi per le aziende, inizia a delinearsi un primo quadro sullo stato di attuazione della riforma. Se da un lato lavoratori e imprese esprimono un giudizio complessivamente positivo (per il 77%), dall’altro emerge ancora una conoscenza limitata del provvedimento da parte dei dipendenti (solo il 23% dichiara di conoscerlo molto o abbastanza). Allo stesso tempo, oltre sette aziende su dieci tra quelle interessate, ossia le realtà con più di 100 dipendenti, risultano ancora in ritardo nel percorso di attuazione. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla società di recruiting Hays Italia insieme allo Studio Legale Daverio & Florio, specializzato in diritto del lavoro e della previdenza sociale, presentata oggi nel corso di un incontro dedicato. Nel complesso, la riforma presenta luci (tante) ma anche ombre: tra gli aspetti positivi, i lavoratori indicano soprattutto la possibilità di una maggiore equità retributiva (67%), mentre per le imprese contribuirà a migliorare la cultura aziendale (43%). Sul fronte opposto, gli hr temono che possa generare conflitti interni legati ai salari (75%) e un aumento delle richieste retributive da parte dei dipendenti (65%).    Ma se il giudizio e le aspettative sono positive, entrando nel merito della direttiva emergono dubbi, incertezze e una diffusa mancanza di informazione da parte dei lavoratori. Oltre alla quota elevata che dichiara di conoscere poco o per nulla la Direttiva (77%), più di 7 lavoratori su 10 non sanno nemmeno se gli obblighi previsti dalla normativa saranno applicabili alla propria azienda. E sotto il profilo dell’informazione dei diritti in caso di discriminazione salariale? Anche in questo caso sono pochi i dipendenti che si sentono pienamente informati (30%). E non è un caso che quando arriva il momento di informarsi, i professionisti si affidano soprattutto ai media / social e alla comunicazione istituzionale, preferite di gran lunga alla comunicazione interna delle aziende. Guardando alla realtà aziendale, l’83% dei professionisti descrive l’approccio della propria organizzazione alla trasparenza salariale come del tutto assente oppure poco strutturato, a conferma di una sensibilità sul tema che, fino a oggi, è rimasta marginale. A che punto sono realmente le aziende? Oltre 7 su 10 (72%) ammettono di essere ancora molto indietro nel percorso di preparazione, non avendo ancora avviato alcuna attività specifica (26%) oppure trovandosi ancora in una fase preliminare di analisi (46%). Considerando le imprese più “virtuose” (solo il 21%), che sono quindi in una fase avanzata dell’adeguamento, tra le misure adottate in maniera diffusa compare la mappatura di ruoli e retribuzioni (68%), primo passo necessario verso l’implementazione della normativa. Seguono il calcolo preliminare del pay gap (45%) e processi di job evaluation gender neutral (35%). Permangono tuttavia degli aspetti poco chiari per le aziende. Tra questi, la possibilità di incorrere in sanzioni (per il 58%) e gli obblighi di reporting aziendale (53%). Seguono poi i dubbi su come calcolare il gender pay gap (per il 46%).   Secondo la ricerca, per quasi 8 lavoratori su 10 la normativa avrà un impatto strategico sulla trasparenza salariale: per il 38% rappresenta un’opportunità di miglioramento organizzativo mentre per il 39% è uno strumento di employer branding. Tra i principali benefici individuati emergono una maggiore equità retributiva, la riduzione delle discriminazioni salariali e, di conseguenza, un aumento della fiducia nei confronti dell’azienda. Secondo i lavoratori, gli ambiti su cui la normativa avrà maggiore impatto saranno soprattutto la fase di selezione e assunzione (73%) e i percorsi di progressione e aumento salariale (68%).  Anche dal punto di vista delle imprese, la direttiva viene associata a possibili effetti positivi. Tra questi, quasi la metà delle aziende evidenzia il potenziale impatto sulla diffusione di una migliore cultura aziendale, mentre il 28% sottolinea la possibilità di attrarre con maggiore efficacia i talenti. Allo stesso tempo permangono degli ambiti di preoccupazione. Tra questi, i conflitti interni sui salari (75%), l’aumento delle richieste retributive da parte dei dipendenti (65%) e la complessità amministrativa nell’adozione delle nuove misure (43%).  “I risultati dell’indagine dimostrano come politiche di trasparenza salariale definite possano aumentare la capacità delle imprese di attrarre talenti – afferma Alessio Campi, people & Culture Director di Hays Italia –. E in un momento ancora complesso sul fronte del reperimento delle risorse, questo tema è sempre più centrale. La direttiva rappresenta quindi non solo un passaggio normativo rilevante, ma anche un’opportunità concreta per rafforzare la cultura aziendale, migliorare l’employer branding e costruire un rapporto di maggiore fiducia con i dipendenti. È un percorso che può fare da apripista per tutto il mercato e che ci auspichiamo, in futuro, coinvolga anche le organizzazioni di dimensioni più contenute”. Quanto ai principali timori delle aziende, a preoccupare non sono soltanto le eventuali sanzioni economiche (per il 36%), pur considerate rilevanti, ma soprattutto il rischio di contenziosi legali e cause di lavoro (57%) e i danni reputazionali (41%). Tra i dubbi più ricorrenti emerge inoltre il possibile obbligo di adeguamento retroattivo delle retribuzioni (37%), aspetto che contribuisce ad alimentare un clima di incertezza. In questo contesto, la trasparenza salariale si conferma un tema destinato a incidere profondamente sulle politiche HR e sull’organizzazione del lavoro. Affinché la direttiva possa tradursi in un’opportunità concreta di equità, fiducia e competitività, sarà fondamentale accompagnare aziende e lavoratori con maggiore informazione, consapevolezza e preparazione operativa.  “La riforma introdotta dalla Direttiva europea sulla trasparenza salariale chiede alle imprese un cambio di passo culturale, oltre che organizzativo”, afferma l’avvocato Antonella Lo Sinno, dello Studio Legale Daverio & Florio. “La difficoltà non consiste solo nel rispettare nuovi obblighi (ad esempio, in ambito pre-assuntivo o nelle relazioni con i sindacati), ma nel costruire un sistema retributivo più trasparente, coerente e sostenibile nel tempo. Per molte aziende ciò significherà un’analisi dell’organizzazione aziendale con riferimento a ruoli, inquadramenti, criteri delle politiche salariali e delle progressioni d carriera, affrontando un percorso che richiederà, innanzitutto, analisi, metodo, chiarezza comunicativa a tutti i livelli aziendali e una governance più strutturata del tema”, conclude.  
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Porti: Perrini (Cni), "Il mare è un'infrastruttura naturale che rappresenta una grande fonte economica per le nostre comunità"

(Adnkronos) - "Il mare non è solo orizzonte geografico, è un’infrastruttura naturale, una via di collegamento con il mondo, una risorsa che ha fatto la storia e ha rappresentato una grande fonte economica per le nostre comunità. L’evento di oggi è frutto di un cammino iniziato da oltre un anno che ha visto la nostra consigliera Irene Sassetti e il coordinatore del GdL sull’ingegneria del mare, Andrea Ferrante, protagonisti di uno straordinario lavoro caratterizzato da visione, continuità e qualità dei risultati". A dirlo Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, intervenendo all'evento 'Porti verdi. Politiche di efficienza e sostenibilità energetica', organizzato dal Cni, con la collaborazione di Assoporti, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Barletta-Andria-Trani. "L’Italia - ha spiegato - è un paese circondato dal mare. Oltre la metà delle merci transita attraverso i nostri porti. In un contesto geopolitico instabile la centralità delle infrastrutture portuali non è un dato teorico ma una questione di sicurezza nazionale. Il porto del futuro è una piattaforma in cui energia, logistica e digitalizzazione convergono. Su questa frontiera servono gli ingegneri".  "Ringrazio il presidente Perrini - ha affermato Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e per le Politiche del mare - per avermi voluto invitare a questo importante momento di confronto del Consiglio nazionale degli ingegneri. L'efficientemente energetico, il progetto Porti verdi per il quale il Pnrr ha previsto alcune centinaia di milioni, è la sfida che siamo chiamati tutti ad affrontare non soltanto le autorità di sistema portuale e non soltanto le strutture ministeriali, non soltanto il pubblico ma anche il privato. Sì perché la competizione non si gioca soltanto sulla capacità di ridurre, di abbassare il tasso di emissione e quindi di rendere più vivibili i porti nelle città. La scommessa si vince anche sulla capacità di sapere individuare gli obiettivi, di saperli programmare e di saper fare un uso razionale delle risorse".  "A tale proposito - ha sottolineato - credo sia significativo il rapporto della Corte dei Conti di qualche settimana fa che focalizza la gestione dei progetti finanziati dal Pnrr. Progetti che all'inizio si sperava arrivassero a 75 interventi, siamo fermi a 68, poco più di 170 milioni di euro impegnati. Però è un significativo passo in avanti. Manca, lo evidenzia anche la magistratura contabile, il criterio di omogeneità, il criterio di programmazione unitaria, al di là della specificità di ogni scalo portuale, ed è anche a questa esigenza che tende a dare una risposta il disegno di legge di riforma dei porti che presto andrà alla valutazione del Parlamento". "Il tema della portualità - ha ricordato Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dell’Italia - è essenziale per l'Italia, a partire dalla nostra posizione geografica. Il rapporto con il mare ha definito la nostra storia e oggi tale centralità è più che mai evidente. Dai porti passano tanti scambi e per un paese trasformatore come l'Italia sono l'elemento essenziale. Questo è ancora più vero in un periodo di tensione internazionale come quello che stiamo vivendo per organizzare risposte alle crisi".  "Dai porti - ha ricordato - si importa e si esporta. Da essi passa anche una quota importante del nostro turismo. Siamo il quarto paese esportatore al mondo. Il governo è in prima linea per tutelare la loro centralità e renderli sempre più efficienti. Puntiamo anche alla loro sostenibilità ambientale, decisiva per le comunità portuali. Le emissioni sono come noto importanti e rilevanti ed è evidente quindi un imperativo ridurle. Lo facciamo elettrificando le banchine e dotando i sistemi portuali di mezzi a basse emissioni". "E' un intervento - ha chiarito - che punta a una sempre maggiore sostenibilità di trasporti e del cosiddetto ultimo miglio, temi centrali per la portualità italiana. Per questo sono stati oggetto di importanti investimenti da parte del Pnrr. Sono stati avviati progetti per oltre 145 milioni che hanno generato opere per un valore di un 30-40% superiore, quindi 170-80 milioni. Il settore portuale è al centro del disegno di legge di riforma portuale, ora all'esame del Parlamento. E' un passaggio che renderà più prospero il futuro della logistica italiana, dell'economia marittima. E' un grande obiettivo di sistema avere un sistema portuale moderno, competitivo, integrato. Una rete che diventa centrale a livello nazionale e europeo e che quindi riesca a sviluppare tutto quel rapporto di intermodalità - porto, ferrovia, trasporti in generale - un sistema che garantisca la capacità di essere flessibile e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale. Una nuova realtà dei porti italiani dove anche chi ci vive e lavora possa respirare un’aria pulita". Questa è una missione importante perché l'Italia è nata, cresce e prospera sul proprio mare. Con lo specchio di porti sempre più efficienti, sempre più sostenibili, tecnologicamente sempre più avanzati". “Riteniamo queste iniziative - ha detto Roberto Petri, presidente di Assoporti - molto utili e importanti per la portualità italiana. Prevedere opere resistenti nei nostri porti è essenziale e il lavoro portato avanti dal Consiglio nazionale degli ingegneri va valorizzato e integrato con le necessità sia della sostenibilità che della competitività”.  Per il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, Francesco Mastro, “la transizione energetica e la sostenibilità ambientale rappresentano oggi una delle principali direttrici di sviluppo per i porti dell’Adriatico meridionale. Il ruolo delle infrastrutture portuali nella crescita economica dei territori e nella competitività del Paese è sempre più strategico, bisogna agevolarlo e sostenerlo con decisione. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, sviluppo e sostenibilità ambientale viaggiano sullo stesso binario. Solo procedendo parallelamente il treno dell’innovazione potrà continuare a correre e a raggiungere traguardi sempre più importanti e strategici per il Sistema Italia”.     
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Turismo, Associazioni Imprese: "Bene incentivo per alloggi a lavoratori, ora trasparenza e altri interventi"

(Adnkronos) - Un primo passo per risolvere il problema degli alloggi per i lavoratori del settore turistico. Ma che deve essere accompagnato da trasparenza, tempi certi e interventi sui territori in cooperazione con gli enti locali. Questo il giudizio delle associazioni di categoria delle imprese turistico-ricettive alla misura di incentivo Staff House Titolo II, che prende il via il prossimo 2 aprile, e rivolto alle imprese del settore turistico-ricettivo, incluse quelle operanti nelle attività di somministrazione di alimenti e bevande, che intendono ammodernare gli alloggi da destinare ai propri lavoratori. La misura, promossa dal Ministero del Turismo e gestita da Invitalia, ha una dotazione di 54 milioni di euro. La domanda può essere presentata online attraverso il sito di Invitalia dalle 12 del 2 aprile 2026 alle 17 del 5 maggio 2026. E' già possibile precompilare la domanda e le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di invio. Per l'associazione Italiana Confindustria Alberghi, interpellata da Adnkronos/Labitalia, "il bando Staff House è una misura concreta per rispondere a una delle emergenze più critiche del settore alberghiero: la garanzia di alloggi dignitosi per i lavoratori fuori sede. Le nostre aziende soffrono una carenza di personale che troppo spesso è causata dall'impossibilità di trovare soluzioni abitative adeguate, anche per il proliferare degli affitti brevi. Intervenire con determinazione su questo fronte non significa solo aiutare le imprese ad attrarre e trattenere i talenti, ma restituire dignità e qualità della vita a chi opera nel turismo".  "Apprezziamo dunque la reattività del Ministero del Turismo, che con questo strumento -sottolineano da Confindustria Alberghi- ha saputo intercettare un bisogno reale e atteso dal comparto. Tuttavia, la validità della misura si misurerà sulla sua esecuzione. È fondamentale che il Ministero e Invitalia assicurino procedure rapide, chiare e realmente efficaci. Il settore non può permettersi i rallentamenti, le incertezze procedurali o le revoche che hanno purtroppo caratterizzato altri strumenti di sostegno in passato: gli investimenti devono essere messi a terra senza ostacoli burocratici", sottolinea l'associazione. La misura sostiene programmi di investimento finalizzati a riqualificazione, ammodernamento o completamento di immobili da destinare ad alloggi per lavoratori del settore turistico-ricettivo. Particolare attenzione è riservata agli interventi di efficientamento energetico e di sostenibilità ambientale. L’investimento deve avere un valore compreso tra 500mila euro e 5 milioni, al netto dell’Iva, e deve garantire la disponibilità di almeno 10 posti letto riservati ai lavoratori. I progetti devono essere avviati esclusivamente dopo la presentazione della domanda e devono essere completati entro 24 mesi dalla concessione del contributo. "Questa iniziativa -concludono da Confindustria Alberghi- si inserisce in una visione di sistema più ampia, coerente con il Piano Casa promosso da Confindustria. L’obiettivo resta quello di rafforzare la competitività del sistema produttivo e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, partendo proprio da un pilastro dell'economia nazionale come il comparto alberghiero".  E per Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, l'incentivo, spiega ad Adnkronos/Labitalia, "è un primo aiuto, un primo intervento su questo tema" che dovrebbe però "essere unito a un'operazione fatta sul territorio, nel senso che Regioni e Comuni, che hanno dei locali dismessi, e tutti ce l'hanno, potrebbero metterli a disposizione per renderli agibili a ospitare i lavoratori del settore con queste risorse. L'azione combinata potrebbe effettivamente quindi risolvere questo problema che abbiamo visto come con l'aumentare dei prezzi delle case diventa quasi insormontabile per il comparto", sottolinea.  Per Roscioli infatti "se parliamo di luoghi come Portofino o Capri la vedo difficile che un intervento del genere possa risolvere il problema perché lì gli immobili costano molto di più, sono prezzi che non si potrà permettere nessuno di sostenere neanche con il contributo del governo. In molte altre situazioni invece sì, laddove c'è un prezzo di un immobile che non costa tanto il contributo aiuta in maniera più consistente", sottolinea. Il tema dell'alloggio per i lavoratori è sempre più spinoso nel comparto turistico-ricettivo. "Laddove esiste una stagionalità -sottolinea Roscioli- pesa tantissimo. Perché chiaramente se una persona trova un lavoro stabile, anche in una grande città, magari va in periferia ma lavora tutto l'anno e mette in budget un po' tutto, lo stagionale invece ha una difficoltà doppia perché non si può neanche permettere un alloggio stabile, deve trovare un alloggio temporaneo. E con l'inserimento di molti extracomunitari in numero sempre più importante al lavoro nell'ambito delle strutture alberghiere, queste persone si trovano ancora più in difficoltà. E quindi è difficile poi andare a reperire il personale, specie stagionale, adatto alla struttura alberghiera", aggiunge. "Poi alcune strutture magari hanno pure la possibilità di poter ospitare all'interno qualche dipendente, però non sono tantissime", conclude.   
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Gen Z e la "telefobia". Ecco perché oggi si preferiscono i messaggi alle chiamate

(Adnkronos) - Scrivono messaggi alla velocità della luce e sono capaci di gestire chat parallele con grande dimestichezza. Super connessi, super presenti in modalità digitale. Ma alzare la cornetta? Un gesto inconcepibile, tramontato. Se lo smartphone si illumina o squilla per segnalare una chiamata in entrata, restano immobili e lasciano andare finché non smette. Nessuna risposta, mai una chiamata in diretta 'live'. Piuttosto vocali lunghi minuti. La chiamano 'telefobia': è l'avversione della Gen Z per le chiamate telefoniche. A squarciare il velo su un fenomeno che in realtà è in corso da diversi anni è stata qualche tempo fa un'indagine rimbalzata con una certa eco sui media internazionali. La survey - promossa nel 2024 da Uswitch, compagnia che opera in diversi settori fra cui le telecomunicazioni - svelava che un quarto (23%) dei giovani tra i 18 e i 34 anni afferma di non rispondere mai alle chiamate.  Oltre la metà (58%) addirittura interpreta lo squillare del telefono come una chiamata improvvisa che implica cattive notizie. Crescere nell'era dei social media, ha portato la generazione più giovane proprio ad allontanarsi dall'abitudine della chiamata vocale preferendo alla tradizionale telefonata ad esempio i messaggi vocali. Dichiara questo il 37% degli under 35 intervistati. E per rendere l'idea della barriera che divide le generazioni, al contrario solo l'1% dei 35-54enni afferma di preferire i 'fastidiosi' vocali. In generale, invece, quasi due terzi (61%) dei 18-34 anni preferiscono ricevere un messaggio - che sia scritto o vocale - piuttosto che una chiamata audio. Questo perché - esaminano gli autori della survey - per la Generazione Z e i millennial più giovani il vocale è una modalità 'senza pressioni', offre un contatto personale ma senza l'urgenza di rispondere. Diversi studi hanno indagato su questa evoluzione delle relazioni interpersonali e la spiegazione che emerge non è che le nuove generazioni siano più asociali rispetto ai giovani del passato, rassicurano gli esperti. Un recente lavoro pubblicato su 'Psychology of Popular Media' approfondisce l'argomento e lascia trasparire i possibili vantaggi di preferire i messaggi alle chiamate, chiarendo per esempio che le persone più introverse tendono a sfruttare in modo particolare la distanza e l'asincronia della comunicazione digitale per creare connessioni, il che può pure aumentare la fiducia in se stessi.  Secondo gli esperti che hanno analizzato le radici della telefobia, i giovani esponenti della Gen Z hanno semplicemente sviluppato una modalità comunicativa che si adatta meglio al loro modo di elaborare le informazioni. Insomma, è da archiviare l'immagine anni '90 dell'adolescente che si chiudeva in camera per ore con l'unico telefono fisso di casa per confidarsi con l'amica o l'amico, e va semplicemente attualizzata l'iconografia. La sensibilità cambia e cambiano le abitudini e i modi di comunicare, anche in relazione all'evoluzione della tecnologia. Basti pensare che, se scrivere un messaggio di addio per lasciare una persona in passato era considerato un oltraggio, sinonimo di freddezza, ora viene interpretato come una forma di rispetto. La comunicazione asincrona è semplicemente quella scelta consapevolmente dai ragazzi, anche per una forma di autoconservazione e per una questione di qualità del contatto con l'altro, analizzano gli esperti.  Una telefonata - secondo quanto evidenzia la psicologia - impone al cervello l'attivazione di diversi processi in contemporanea, dall'ascolto all'elaborazione dell'informazione che si riceve fino alla pianificazione di una risposta appropriata. Il tutto avviene in tempo reale, senza pause. In un approfondimento della 'Social Anxiety Alliance Uk si evidenziano i profili che possono essere percepiti come più problematici: una telefonata può arrivare all'improvviso o quando non siamo preparati a riceverla, potrebbe capitare di ricevere una domanda inaspettata o di dover prendere una decisione per la quale non ci si sente pronti, la mancanza di espressioni facciali o linguaggio del corpo può spiazzare e rendere difficile interpretare le intenzioni altrui, è più difficile capire quando è il proprio turno di parlare o come terminare la chiamata, mentre è facile trovarsi alla fine a rimuginare su ciò che si è detto o non detto.  La Generazione Z, secondo diverse interpretazioni, elimina questa pressione e sceglie una modalità comunicativa più 'riflessiva'. Ed è talmente restia a parlare al telefono che - come riporta 'Fortune' in un focus di qualche tempo fa - anche i datori di lavoro hanno notato una differenza significativa e un college del Regno Unito ha addirittura lanciato un corso per aiutare le nuove generazioni a superare la 'telefobia'. 
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