Lavoratori specializzati cercasi, la sfida dell’imprenditrice Paola Veglio
(Adnkronos) - I lavoratori specializzati sono sempre più introvabili: lo confermano i dati pubblicati da Unioncamere e il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel 2024 ammonta al 47,8% la difficoltà di reperire personale, in aumento del 2,7% rispetto al 2023. Tra le regioni più in difficoltà ci sono Veneto, Umbria e Friuli-Venezia Giulia con il 65% circa di lavoratori introvabili; seguono Trentino-Alto Adige con 62,7%, Piemonte – Valle d’Aosta, Toscana ed Emilia-Romagna, con il 61,7% e la Lombardia con 61,2%. A pesare su questa carenza il mismatch tra scuola e lavoro, la denatalità e l’invecchiamento della popolazione, ma anche il cosiddetto paradosso del ‘grande spreco’ rappresentato dai giovani inattivi, che riguarda un quarto dei giovani tra 25 e 34 anni. Ne parla con Adnkronos/Labitalia l’imprenditrice piemontese Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind, attiva nel mondo dell’automazione industriale, che da anni denuncia la difficoltà a trovare giovani lavoratori. Nel suo caso, il problema è acuito dalla particolare dislocazione geografica della sua azienda: il piccolo borgo di Cortemilia, nell’Alta Langa, lontano dai servizi offerti dalle grandi città. “Impazzire per trovare lavoratori qualificati - spiega - è un lusso che il nostro Paese non può permettersi. Penso sia sempre più importante che tra scuola e tessuto imprenditoriale ci sia maggior vicinanza, in modo che i giovani possano toccare con mano cosa significhi lavorare in azienda. I percorsi di stage o l’alternanza scuola lavoro sono utili ma non sufficienti. Dovrebbe esserci una maggior presenza fisica dei ragazzi sul luogo di lavoro, per capire cosa si faccia realmente, in modo che una volta preso il diploma possano avere le idee più chiare su ciò che vorranno fare. Sto lavorando concretamente per ridurre questo gap, costruendo un dialogo produttivo con le scuole tecniche del territorio. Spero che anche altre aziende vorranno fare altrettanto”. “Brovind - sottolinea - vive un duplice problema, da un lato fatica a trovare personale qualificato, dall’altro i giovani sono poco inclini a lavorare in un piccolo borgo. Per queste ragioni cerchiamo di far coincidere le esigenze del welfare aziendale con quelle del welfare territoriale. Con la crescita dell’organico, in Brovind la mensa era diventata troppo piccola, ma il territorio non offriva soluzioni utili per agevolare la pausa pranzo. Per questo, ho ristrutturato e riaperto un ristorante pizzeria chiuso da anni che ospita 60 dipendenti a mezzogiorno, ma accoglie anche i cittadini e i turisti del borgo. Grazie agli sforzi del comune, finalmente a Cortemilia è presente un asilo nido e Brovind paga la retta ai figli dei propri lavoratori”. “Da qualche anno - racconta - il mondo del lavoro è cambiato: oggi sono le persone a scegliere l’azienda in cui lavorare. È più difficile agganciare i giovani, perché il loro modo di pensare è diverso dalle generazioni precedenti; finché non entreremo in sintonia con loro sarà difficile coinvolgerli. Si potrebbe partire da una narrazione diversa del lavoro in fabbrica, oggi sempre più tecnologicamente sofisticato, per riqualificare l’immagine dell’operaio e renderla più interessante”. “Ci vorrebbero più incentivi - sottolinea l’imprenditrice - per assumere i giovani e dovrebbe essere reintrodotta l’opportunità ai minorenni di partecipare agli stage estivi: oggi i ragazzi hanno a disposizione solo l’esperienza di alternanza scuola-lavoro e spesso arrivano ai 18 anni completamente spaesati e senza avere la minima idea di come funzioni il mondo lavorativo. Il paradosso - ammette - di un’Italia che non trova lavoratori mentre i giovani restano ai margini dovrebbe farci riflettere: forse non sono loro a essere lontani dal lavoro, ma il lavoro a non parlare più la loro lingua. Se vogliamo che borghi storici come Cortemilia continuino a vivere, serve più coraggio nel ripensare il lavoro: renderlo accessibile, umano e connesso al futuro delle nuove generazioni, non al passato delle imprese”. ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
OMODA & JAECOO, un’ascesa senza precedenti nel mercato europeo
(Adnkronos) - In poco più di un anno, OMODA & JAECOO si è imposta come una delle realtà più dinamiche e sorprendenti del panorama automobilistico europeo. Dal debutto nel febbraio 2024, il brand ha raggiunto oltre 50.000 immatricolazioni in appena 16 mesi, aprendo oltre 300 showroom e affermandosi in 10 mercati strategici. Nel solo primo semestre del 2025, le vendite di OMODA & Jaecoo hanno toccato quota 31.727 unità, con un incremento vertiginoso del 1.135% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Giugno 2025 ha registrato un ulteriore picco, con 8.233 veicoli consegnati, segnando un +854% su base annua. La penetrazione del marchio in Europa ha superato ogni previsione. In Spagna, OMODA & JAECOO ha venduto oltre 10.000 veicoli in soli 11 mesi, raggiungendo a giugno 2025 un totale di 18.860 unità, un risultato mai registrato nella storia del settore. Nel Regno Unito, l’azienda ha conquistato una quota di mercato del 2% in appena 9 mesi, sorpassando i tempi di crescita di marchi consolidati come Hyundai e Tesla. In Italia, nonostante il calo del mercato (-17% su base annua a giugno), il marchio ha segnato un incremento mensile del 31%, superando le 1.000 immatricolazioni e consolidando una quota dell’1%. Uno dei principali fattori di successo è la Jaecoo 7 Super Hybrid, dotata del sistema SHS Super Hybrid System, riconosciuto come leader tecnologico mondiale. Con vendite mensili superiori alle 10.000 unità, il modello ha conquistato la leadership in diversi mercati ibridi europei, tra cui Polonia, Regno Unito, Spagna e Italia. In Polonia, a giugno 2025, il marchio ha superato Volvo nel segmento PHEV con 334 nuove immatricolazioni. In Spagna, la J7 PHEV ha raggiunto una quota del 3,7% del segmento, superando Toyota e Mercedes-Benz. Nel Regno Unito, la Jaecoo 7 Super Hybrid ha registrato 947 unità vendute nello stesso mese. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Kia Italia investe sul futuro supportando Val.Te.Mo.
(Adnkronos) -
Kia Italia prosegue nel proprio programma di CSR, supportando Val.Te.Mo nella promozione dello sviluppo sostenibile delle montagne attraverso la donazione di una Kia EV9 e di materiali tecnologici di ultima generazione per la connessione digitale, che saranno messi a disposizione del polo Unimont dell’Università degli Studi di Milano.
Grazie alla donazione di una Kia EV9, SUV 100% elettrico, Kia si impegna a garantire la possibilità di una mobilità sostenibile ai collaboratori di Val.Te.Mo, del polo Unimont. Val.Te.Mo emerge per i suoi progetti di innovazione, ricerca e divulgazione scientifica, facilitando il superamento delle criticità generate dalla complessità della mobilità in montagna.
Giuseppe Mazzara, CX & Brand Marketing Director di Kia Italia ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di aver donato a Val.Te.Mo. una nostra vettura 100% elettrica, per supportarla negli ordinari impegni e di averla dotata di strumentazione digitale di ultima generazione, contribuendo concretamente al progresso per lo sviluppo sostenibile: un impegno che rafforza il nostro sostegno al cambiamento e all’innovazione per le generazioni future”
Sonia Visioli, Presidente di Val.Te.Mo. al riguardo dichiara “Grazie a Kia, Val.Te.Mo. potrà proseguire nella propria missione e spostarsi in modo sostenibile tutelando l’ambiente montano e coloro che qui vivono. La collaborazione con Kia dimostra che Val.Te.Mo. è in grado di interloquire anche ad alti livelli coinvolgendo grandi società che operano in tutto il mondo e che il territorio montano è oggetto di attenzione non solo da parte di chi ci vive ma è riconosciuto un bene universale.”
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MINI John Cooper Works 2025: potenza, innovazione e design sportivo
(Adnkronos) - La nuova gamma MINI John Cooper Works 2025 porta il DNA da pista del marchio in cinque declinazioni ad alte prestazioni: Hatch 3 porte, Cabrio, Countryman ALL4, All-Electric e Aceman elettrica. Una famiglia compatta ma ampia per gusti diversi, unita da settaggi di telaio agili e da un design che parla motorsport. Le radici JCW affondano nelle MINI che sconvolsero il Rally di Monte Carlo negli anni Sessanta e nel recente risultato alla 24 Ore del Nurburgring, eredità sportiva che vive in ogni dettaglio della nuova generazione. Le versioni termiche Hatch e Cabrio adottano il 2.0 TwinPower Turbo da 231 CV e 380 Nm: 0-100 km/h in 6,1 s per la chiusa e 6,4 s per la decappottabile, che apre la capote in 18 s fino a 30 km/h. Velocità massime: 250 e 245 km/h. Il cambio a doppia frizione esalta il suo DNA sportivo. Al vertice la Countryman ALL4: 300 CV (221 kW), 400 Nm, trazione integrale e 250 km/h di punta. Presenti anche avanzati sistemi di assistenza alla guida con ADAS di livello 2. Debutto elettrico per la All-Electric MINI JCW e per la JCW Aceman: 258 CV (190 kW) e 350 Nm subito disponibili, electric boost di +20 kW, 0-100 in 5,9 s e 6,4 s, 200 km/h di punta. Batterie da 54,2 kWh lordi: fino a 371 km e 355 km WLTP. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Brembo festeggia 50 anni dalla prima gara corsa nel Motorsport
(Adnkronos) - Grande festa in casa Brembo in occasione dei primi 50 anni dalla prima gara corsa nel Motorsport. Per l'occasione erano presenti i massimi rappresentanti della scuderia Ferrari HP a partire da Frédéric Vasseur - Team Principal, Jerome D’Ambrosio - Deputy Team Principal, Diego Ioverno - Direttore Sportivo e da Zhou Guanyu - Pilota di Riserva di Ferrari.
Frédéric Vasseur, Team Principal Scuderia Ferrari HP ha dichiarato “È con grande piacere che celebriamo i 50 anni di Brembo, nostro partner storico con il quale condividiamo una lunga storia di successi. Questa partnership è frutto di un costante lavoro fianco a fianco e si fonda su passione, innovazione e performance, valori che ci hanno accompagnato in tante vittorie e che raccontano una storia fatta di esperienza condivisa e obiettivi comuni”.
Lato Brembo era presente il Top Management di Brembo, più precisamente da Matteo Tiraboschi, Presidente Esecutivo – Alberto Bombassei, Presidente Emerito – Daniele Schillaci, Amministratore Delegato - Mario Almondo, COO Brembo Performance – Mauro Piccoli, CMO Brembo e Luca Di Leo, CCO Brembo.
Mario Almondo, Chief Operating Officer Brembo Performance durante l'incontro ha affermato “E’ un vero piacere ricevere oggi la visita del Team Scuderia Ferrari HP, con cui collaboriamo da mezzo secolo. Iniziò tutto con Niki Lauda, nel 1975 e da quell’anno noi forniamo costantemente il nostro contributo tecnologico per rendere le vetture del cavallino sempre più performanti. Oltre a Ferrari, Brembo oggi fornisce tutta la griglia di Formula 1 con le pinze - 9 team con Brembo e 1 team con AP Racing, brand che è parte del Gruppo.
La storia che ci lega a Scuderia Ferrari rimane però unica e irripetibile.
Questo è un anno speciale, ma come sempre d’altronde, sfidante e impegnativo: stiamo già lavorando agli impianti del 2026 anche con Scuderia Ferrari”.
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Nissan Formula E Team: livrea turchese dedicata alla nuova LEAF
(Adnkronos) - Il Team Nissan Formula E è pronto a sfidare i rivali nell’ultimo appuntamento del Campionato del Mondo ABB FIA Formula E 2024/25, in programma sull’Excel London Circuit. Il doppio round conclusivo (Round 15 e 16) si preannuncia decisivo per la corsa ai titoli Team e Costruttori, con la squadra giapponese in seconda posizione in entrambe le classifiche. Dopo la vittoria di Berlino, Oliver Rowland ha già conquistato il titolo Piloti, ma il team punta a chiudere la stagione da protagonista. Per le gare di Londra, la squadra sfoggerà una livrea turchese ispirata al lancio della terza generazione della Nissan LEAF, il modello 100% elettrico che dal 2010 ha aperto la strada alla mobilità a zero emissioni. Con oltre 700.000 unità vendute, la nuova LEAF combina esperienza tecnologica e design moderno, confermandosi un punto di riferimento per il segmento. Il circuito londinese, lungo 2,09 km, è l’unico semi-indoor del campionato, sviluppandosi tra i padiglioni dell’Excel London e i Royal Victoria Docks. La conformazione stretta e tecnica rende le qualifiche determinanti, con i punti chiave per i sorpassi concentrati alla Curva 1 e nella sezione esterna tra le Curve 10 e 11.
Oliver Rowland, già campione Piloti, ha dichiarato di correre con maggiore serenità ma con l’obiettivo di massimizzare i punti per i titoli di squadra. Al suo fianco torna Norman Nato, determinato a confermare la buona forma mostrata sul tracciato londinese, dove ha raccolto punti in tre delle ultime quattro gare. Sergio Sette Camara, pilota di riserva, ha sottolineato come il layout semi-indoor richieda grande precisione e una strategia efficace, soprattutto grazie all’Attack Mode potenziato della Nissan e-4ORCE 05.
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Fiera Milano e IEG insieme per rafforzare il settore automotive d’epoca
(Adnkronos) - Una novità importante per il sistema fieristico nazionale. Fiera Milano e Italian Exhibition Group (IEG) acquisiscono da Andrea Martini il 70% di EMAC S.r.l., la specializzata nell’organizzazione di eventi fieristici per l’automotive d’epoca. La nuova compagine societaria vedrà, pertanto, Fiera Milano e IEG al 35% ciascuno, mentre il restante 30% resterà in capo a Andrea Martini, garantendo una gestione sinergica e strategica alle due manifestazioni di settore. “Questa operazione è perfettamente coerente con il nostro Piano Strategico 2024‑2027, che punta a rafforzare il portafoglio di mostre organizzate e ospitate, in Italia e all’estero. EMAC rappresenta un passo concreto nella direzione auspicata da tempo: unire le forze tra i grandi quartieri fieristici italiani”, dichiara l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fiera Milano, Francesco Conci. “Solo attraverso sinergie reali possiamo affrontare con maggior forza i mercati esteri e consolidare il ruolo dell’Italia nel panorama fieristico globale. Accanto alla dimensione fieristica, EMAC è anche un banco di prova per nuovi modelli di collaborazione tra operatori italiani, in grado di generare economie di scala, attrattività internazionale e sviluppo di filiere verticali di eccellenza. I numeri lo dimostrano: secondo la più recente classifica ICCA 2024, l’Italia è prima in Europa e seconda al mondo con 635 congressi internazionali ospitati nell’ultimo anno – un risultato che evidenzia quanto possiamo ottenere quando lavoriamo insieme”.
Il debutto avverrà con la quindicesima edizione di Milano AutoClassica (21‑23 novembre 2025 a Fiera Milano). A seguire, in primavera la terza edizione di Vicenza Classic Car Show, alla Fiera di Vicenza dal 28 al 30 marzo 2026. “Abbiamo sempre pensato che il sistema fieristico nazionale potesse e dovesse ambire alla creazione di sinergie su singole verticali industriali e scenari internazionali”, spiega l’Amministratore Delegato di IEG, Corrado Peraboni. “Con Fiera Milano abbiamo trovato un partner che, per standing e postura, ha reso possibile questo primo e significativo passo. Collaborazioni di questo tipo consentiranno di creare valore per i territori e per gli azionisti delle società, oltre che la creazione di maggiori opportunità per le aziende che ospitiamo nelle nostre manifestazioni. Ove se ne presenti la possibilità, coglieremo future possibili operazioni di sistema Paese come un importante tassello, a fianco della crescita organica e per linee esterne, della strategia di espansione del nostro Gruppo”.
“Accolgo con entusiasmo l’ingresso di Fiera Milano e Italian Exhibition Group nella compagine societaria di Emac”, dichiara Andrea Martini. “Milano AutoClassica e Vicenza Classic Car Show sono manifestazioni con caratteristiche distintive ma fortemente complementari, ciascuna con propri punti di forza che ne hanno decretato il successo. Sotto una regia unificata e con il supporto di due soci del calibro di Fiera Milano e IEG potranno generare importanti sinergie e aprire nuove prospettive di crescita. Inoltre, la loro collocazione in due momenti strategici dell’anno, autunno e primavera, consentirà di presidiare l’intero arco della stagione fieristica, garantendo una presenza costante sul mercato e favorendo la fidelizzazione di espositori e pubblico”.
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Dazi, l'esperto: "Con crisi commerciale opportunità per manager italiani 'espatriati' in Usa"
(Adnkronos) - Il prossimo 1° agosto rischia di segnare una data che potrebbe cambiare radicalmente l’equilibrio commerciale tra Europa e Stati Uniti: il presidente Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% su tutti i prodotti importati dall’Unione Europea. Si tratta di una misura che colpisce duramente l’export italiano proprio verso il suo principale mercato extra-Ue. Per molte imprese italiane il mercato statunitense non è solo un canale di vendita: è un vero e proprio hub operativo, con stabilimenti produttivi, reti distributive locali e trading companies controllate dalla casa madre. È in questo contesto che assume un ruolo chiave una figura spesso trascurata nella riflessione strategica, ma centrale nell’operatività quotidiana: il manager espatriato. "Nel linguaggio della geopolitica commerciale, i dazi sono spesso letti come cifre, grafici, percentuali. Ma dietro ogni percentuale c’è un ciclo produttivo da riorientare, una filiera logistica da riadattare, un prezzo da ricalibrare. E, soprattutto, persone chiamate a gestire l’impatto di questi stravolgimenti: manager e team locali, che operano in loco o controllano una regione più ampia basandosi presso la casa madre, ma in continuo e perenne movimento nella regione medesima attraverso presenze ripetute e business trip strategici. Per questo, in un momento come quello in corso, non possiamo non interrogarci sulle competenze, le responsabilità e le opportunità dei dirigenti italiani già operativi negli Stati Uniti”, spiega ad Adnkronos/Labitalia Andrea Benigni, ceo Eca Italia.
Ma quante sono figure presenti negli Usa? "Non esiste in generale un censimento preciso sul numero di manager e tecnici italiani inviati stabilmente negli Usa dalle capogruppo italiane che hanno delle società controllate negli Stati Uniti. Nel 2023, lo stock italiano di investimenti diretti negli Usa ha raggiunto 49,3 miliardi dollari statunitensi, con flussi netti pari a 1,09 miliardi dollari (Fonte Ambasciata Italiana Washington). Considerando una rete di circa 3.150 filiali italiane, ciascuna con una media di 80 dipendenti, e ipotizzando che tra il 12 % e il 18 % siano figure manageriali o specialistiche, possiamo stimare con prudenza che i manager e i tecnici italiani impegnati in assegnazione ricorrente e stabile negli Usa siano compresi in un range tra 25 e 35.000 unità, occupando ruoli che vanno dal ceo al coo, dal cfo al marketing director passando per plant manager, product manager, supply chain manager e tecnologi di prodotto”. Espatriati: non più ambasciatori, ma operatori di frontiera. “In passato si tendeva a considerare gli espatriati come figure di rappresentanza, portatori della cultura aziendale all’estero", continua Benigni. "Oggi, come emerge chiaramente anche da una recente analisi McKinsey sul 'beyond expats', questi manager devono essere molto di più: operatori di frontiera, capaci di leggere i segnali del mercato americano in tempo reale, influenzare le scelte locali, e dialogare efficacemente con l’headquarter in Italia. Forse mai come in questa fase è il momento di valorizzare gli espatriati quali ambasciatori interni, facilitatori del reverse knowledge transfer: far sì che ciò che imparano sul campo ritorni in azienda come patrimonio condiviso”. E i possibili dazi rappresentano una prova di maturità per il sistema Italia. “Se da un lato il dazio del 30% impone una reazione rapida e decisa, dall’altro rappresenta anche un banco di prova per la maturità organizzativa delle aziende italiane internazionalizzate. Quelle che hanno investito in una presenza solida negli Usa, stabilimenti produttivi, centri logistici, reti di vendita locali, oggi hanno strumenti per contenere i danni", prosegue il ceo di Eca Italia. "Ma non bastano le infrastrutture: servono le persone giuste al posto giusto. È in questo contesto che i manager espatriati diventano un asset cruciale: non solo per il mantenimento dell’operatività, ma per il disegno di un nuovo equilibrio strategico tra Italia e Stati Uniti. Un equilibrio che dovrà fare i conti con normative in evoluzione, consumatori più esigenti e supply chain sempre più frammentate”, continua. E Benigni sottolinea come in questo scenario complesso esiste una norma che può venire incontro alle imprese italiane. "Nel contesto attuale di incertezza geopolitica e riorganizzazione delle filiere internazionali, molte aziende italiane -spiega- con presenza diretta negli Stati Uniti stanno valutando piani di localizzazione di propri manager presso le controllate americane. In questo scenario, una disposizione spesso trascurata può rappresentare un prezioso strumento di semplificazione per i dipartimenti risorse umane: si tratta dell’articolo 7 par. 3 della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale tra Italia e Stati Uniti. Questa norma prevede l’obbligo, in caso di assunzione di un cittadino italiano da una legal entity statunitense controllata da capitale italiano, di versamento dei contributi previdenziali in Italia, anziché negli Usa", sottolinea. "Ciò permette al professionista aziendale -continua- di non interrompere la propria anzianità contributiva nel sistema previdenziale italiano, pur lavorando stabilmente negli Stati Uniti con contratto locale. Il vantaggio è duplice: da un lato, l’azienda ha la possibilità di strutturare contratti di lavoro in linea con il mercato del lavoro americano, semplificando la compliance locale e potendo far leva su un mercato salariale estremamente incentivante, dall’altro il lavoratore può essere più sereno nell’accettare un incarico estero, sapendo di non compromettere la propria posizione previdenziale in Italia", conclude. “Oggi più che mai - chiosa Benigni - sono i manager italiani negli Usa a rappresentare la continuità, la visione e la capacità di adattamento del nostro tessuto industriale. Investire su di loro, nella selezione, nella formazione, nel supporto, significa costruire anticorpi robusti contro le turbolenze del commercio globale”. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Estate, esperto: "Momento ideale per costruire abitudini di benessere e longevità"
(Adnkronos) - "Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale nella prevenzione: non possiamo più pensare alla salute solo quando qualcosa si rompe". Benessere e la longevità si costruiscono ogni giorno e "l'estate è il momento propizio. Bastano 2 mesi per avviare un cambiamento profondo e 3 mesi per consolidarlo". Così Ennio Tasciotti, professore ordinario di Tecnologie mediche avanzate per invecchiamento e benessere presso l'università San Raffaele di Roma e direttore dello Human Longevity Program all'Irccs San Raffaele di Roma, commenta i temi della campagna 'Vivi l'età', promossa da Meritene. "Uno studio del London University College ha evidenziato che la formazione di una nuova abitudine richiede mediamente 66 giorni - spiega Tasciotti - Durante questo periodo, si attivano e rafforzano i circuiti neurali nella corteccia prefrontale e nei gangli della base, trasformando un atto deliberato in un comportamento spontaneo". Inoltre, aggiunge, "uno studio del CalTech ha dimostrato che quando si parla di abitudini più complesse - come l'attività fisica regolare, specie se richiede un cambio drastico della routine - servono dai 3 ai 6 mesi per consolidare quella nuova abitudine e stabilizzarla all'interno della propria routine. Questo 'automatismo neurale' è la ragione per cui una scelta salutare sostenuta con disciplina diventa parte del nostro stile di vita senza sforzo. Quindi serve metodo e costanza, ma partire al momento giusto semplifica il processo e quel momento è proprio l'estate". Per l'espertto ci sono almeno 4 ragioni che rendono luglio e agosto i mesi ideali per dare il via a un nuovo stile di vita orientato alla salute: 1) Mangiare meglio è più facile, la tavola estiva è naturalmente ricca di frutta e verdura di stagione che presenta concentrazioni superiori di vitamine, antiossidanti e composti fitochimici (polifenoli, flavonoidi e carotenoidi) che aiutano l'organismo a contrastare l'infiammazione, lo stress ossidativo e l'invecchiamento cellulare. A questi si aggiungono le fibre alimentari, fondamentali per il benessere dell'intestino, la regolazione glicemica e la modulazione del microbiota. E' stato dimostrato che una dieta ricca di frutta e verdura varia e stagionale favorisce un migliore equilibrio dei micronutrienti e ha un impatto positivo su pressione arteriosa, colesterolo e risposta immunitaria; 2) Fare movimento è più piacevole, le giornate lunghe e il clima favorevole incentivano l'attività fisica all'aperto, dal camminare al nuoto, con effetti positivi immediati su corpo e mente. Allenarsi in ambienti naturali (parchi, spiagge, boschi e percorsi verdi) migliora l'umore, favorisce il rilassamento, riduce i livelli di cortisolo e stimola il recupero fisiologico più di quanto accada in ambienti chiusi o urbani. "Alcuni studi - precisa Tasciotti - hanno confrontato gli stessi individui in contesti diversi, evidenziando come il contatto con la natura aumenti anche l'adesione a lungo termine all'esercizio. I benefici si osservano anche in persone con patologie croniche". E ancora: 3) Le relazioni sociali rifioriscono. Le lunghe giornate estive, la sospensione delle routine quotidiane e l'invito a uscire favoriscono incontri, hobby e attività di gruppo all'aperto e la socialità non è solo un piacevole passatempo: è un fattore chiave per la salute psico fisica e per una vita più lunga, come dimostrano numerosi studi clinici. "Una meta-analisi condotta dal Centre for Healthy Brain Ageing - evidenzia l'esperto - ha dimostrato che chi mantiene relazioni sociali regolari riduce in modo significativo il rischio di declino cognitivo lieve, demenza e mortalità. L'interazione sociale attiva è quindi una forma di prevenzione neurocognitiva, al pari dell'attività fisica e di una dieta equilibrata". Infine, 4) si dorme (e si recupera) meglio. La luce del sole è il più potente attivatore del nostro orologio biologico, attraverso il rilascio di melatonina e l'allineamento del ritmo sonno veglia. "E' ormai consolidato che esporsi alla luce solare - soprattutto al mattino - favorisce un riallineamento naturale, favorendo addormentamento più veloce e sonni più profondi. Inoltre l'estate, grazie all'attività fisica rilassata all'aperto e alla riduzione dello stress, aiuta a regolarizzare i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. Una vasta analisi basata sui dati Uk Biobank (400mila partecipanti) mostra che ogni ora in più passata all'aperto durante il giorno è associata a un miglioramento dei ritmi circadiani, dell'umore e della qualità del sonno". Se iniziare è importante, lo è altrettanto non vanificare gli sforzi fatti. Ecco perché Tasciotti sottolinea l'importanza di una transizione graduale, al rientro dalle vacanze. "Settembre non deve essere uno spartiacque traumatico - avverte - Il segreto è reintegrare gradualmente le buone abitudini nella routine quotidiana, senza sovraccaricare corpo e mente. La costanza è un ingrediente chiave della longevità e del benessere duraturo. Studi clinici dimostrano che la regolarità nello stile di vita ottimizza la stabilità metabolica e migliora l'efficienza dei tessuti, producendo effetti positivi su cuore, muscoli e cervello. Ricerche longitudinali - rimarca - indicano che mantenere una routine costante di attività fisica, alimentazione equilibrata e sonno regolare riduce l'incidenza di malattie cardiovascolari e metaboliche, preserva la massa muscolare e la funzionalità fisica, favorisce la plasticità cerebrale, e rallenta il declino cognitivo. Questi benefici - chiarisce - derivano dal fatto che gli organi e i sistemi fisiologici rispondono positivamente a stimoli regolari e continui, che permettono di consolidare le modifiche salutari fino a renderle automatiche e sostenibili nel tempo. In altre parole, non serve un cambiamento drastico e immediato, ma un impegno costante e progressivo che faccia della salute un’abitudine stabile, sostenibile e naturale". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Infezioni respiratorie, studio evidenzia impatto metapneumovirus su anziani
(Adnkronos) - Un ampio studio multicentrico condotto da Sapienza università di Roma, dall'università Statale di Milano e dall'università di Pavia ha raccolto e analizzato i dati ottenuti tra il 2022 e il 2024 da 17 centri distribuiti su tutto il territorio nazionale, evidenziando la diffusione e l'impatto, nei soggetti più anziani, del metapneumovirus umano (hMpv). E' un agente respiratorio che rappresenta una delle cause più frequenti di malattie delle vie aeree - ricordano gli esperti - con un grado di severità molto ampio, e colpisce tutte le fasce d'età, ma soprattutto i bambini piccoli e gli anziani. La ricerca, finanziata dai fondi del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr) nell'ambito delle iniziative sulle infezioni emergenti, è stata pubblicata su 'The Journal of Infectious Diseases' in un numero interamente dedicato all'hMpv. "Lo studio - spiega Guido Antonelli, Dipartimento di Medicina molecolare della Sapienza, co-autore dello studio e responsabile Uoc Microbiologia e virologia Policlinico Umberto I di Roma - ha analizzato quasi 100mila campioni respiratori provenienti da pazienti di tutte le età, ambulatoriali e ospedalizzati, rilevando un tasso di positività all'hMpv del 3,4%. Nella fascia di età superiore ai 50 anni la positività si attestava al 2,6%, con un terzo dei casi riscontrati in soggetti con più di 80 anni". I dati hanno evidenziato 2 picchi stagionali del virus - a febbraio 2023 e ad aprile 2024 - che, seppur con alcune variazioni geografiche, hanno un'incidenza sovrapponibile tra la popolazione generale e quella anziana, riporta una nota. In alcune aree del Nord Ovest l'hMpv è stato riscontrato più frequentemente nei pazienti ambulatoriali piuttosto che nei ricoverati. L'analisi genetica dei ceppi virali ha rilevato una distribuzione equilibrata tra i due principali sottotipi del virus (hMpv-A e hMpv-B), con la predominanza di varianti emergenti e la scomparsa di alcuni ceppi precedentemente circolanti. "I risultati emersi indicano chiaramente che l'hMpv è un patogeno respiratorio rilevante soprattutto degli adulti più anziani - rimarca Alessandra Pierangeli, docente di Virologia della Sapienza, co-autrice dello studio - Ciò evidenza l'importanza dello sviluppo di strategie preventive mirate, inclusi eventuali strumenti vaccinali, per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione". La ricerca - conclude la nota - rappresenta il primo rapporto di tale ampiezza in Italia e un passo fondamentale per migliorare la comprensione dell'epidemiologia dell'hMpv, fornendo un'utile fonte di riferimento per valutare il rapporto costo-beneficio in vista di una futura campagna vaccinale, e proponendosi come supporto per le autorità nello sviluppo di interventi mirati di sanità pubblica. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










