SNK arruola il padre di Tekken: nasce VS Studio di Katsuhiro Harada
(Adnkronos) - L'industria dei picchiaduro assiste a un cambio di equilibri significativo con l'annuncio ufficiale della nascita di VS Studio. La nuova realtà produttiva, sussidiaria di SNK, vede al comando Katsuhiro Harada, figura storica che ha legato il proprio nome al franchise di Tekken per oltre tre decenni. Dopo aver concluso il proprio percorso in Bandai Namco alla fine del 2025, Harada intraprende un nuovo capitolo professionale stabilendo il quartier generale della nuova etichetta a Shinagawa, nel cuore di Tokyo, con l'obiettivo dichiarato di potenziare le capacità di sviluppo della casa madre attraverso un’integrazione di competenze tecniche e marketing. L'iniziativa segna il coronamento di un rapporto di stima reciproca tra Harada e Yasuyuki Oda, figura di riferimento di SNK, che ha accolto l'ex rivale sottolineando come la cooperazione fosse un'ipotesi discussa da lungo tempo. Nonostante non siano ancora stati rivelati progetti specifici in fase di lavorazione, l'innesto della sensibilità creativa di Harada all'interno dell'ecosistema SNK suggerisce una volontà di rinnovamento profondo. Il nome scelto per lo studio, VS Studio, richiama non solo il concetto di sfida e competizione tipico del genere, ma intende rappresentare una serie di valori legati all'innovazione tecnologica e alla rottura con gli schemi del passato, citando concetti come "Visionary Standard" e "Vanguard Spirit". La filosofia operativa della neonata struttura si fonda sulla ricerca di un'esperienza di gioco che aspiri alla perfezione formale, distanziandosi dalle convenzioni consolidate del settore. La struttura nasce come risposta alla necessità di creare un ambiente di lavoro aperto e stimolante, capace di attrarre talenti internazionali pronti a confrontarsi con standard qualitativi elevati. Attualmente impegnata in una fase di reclutamento, la sussidiaria si prepara a tradurre la visione di Harada in prodotti destinati al mercato globale.
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L'ombra del Fire Phone: Amazon non esclude il ritorno dello smartphone
(Adnkronos) - Amazon non chiude definitivamente la porta al settore della telefonia mobile, ma lo fa con la cautela di chi ha già pagato il prezzo di un debutto infelice. Panos Panay, attuale guida della Divisione dispositivi e servizi del gruppo, ha recentemente affrontato le indiscrezioni riguardanti il presunto sviluppo di un nuovo hardware, glissando su una smentita categorica. Durante un'intervista con il Financial Times, l'ex dirigente Microsoft ha descritto l'eventualità di un nuovo smartphone come un obiettivo non necessariamente primario, pur ammettendo che negarne l'esistenza in modo assoluto risulterebbe fuorviante. La strategia comunicativa di Panay sembra riflettere la complessità di un mercato in cui il confine tra telefono tradizionale e assistente personale avanzato si fa sempre più sfumato. Al centro delle speculazioni si trova il progetto codificato internamente come Transformer, un dispositivo che dovrebbe integrare nativamente le potenzialità di Alexa Plus. A differenza del Fire Phone, naufragato oltre dieci anni fa a causa di un ecosistema limitato e di scelte hardware poco convincenti, la nuova scommessa di Amazon punterebbe sulla trasformazione del form factor classico. Secondo Panay, sebbene lo smartphone come lo conosciamo oggi non sia destinato a scomparire, l'intero comparto sta attraversando una fase di mutamento profondo che richiederà un decennio per compiersi. Le ricerche interne starebbero esplorando diverse direzioni, oscillando tra il design di un telefono essenziale e quello di wearable potenziati dall'intelligenza artificiale, suggerendo che il prodotto finale potrebbe discostarsi sensibilmente dai canoni estetici attuali. La prudenza di Amazon trova giustificazione non solo nei precedenti aziendali, ma anche nel percorso professionale dello stesso Panay, che in Microsoft ha supervisionato il lancio del Surface Duo senza riuscire a scalfire il duopolio di Apple e Google. L'attuale fase di sviluppo sembra quindi orientata a identificare una nicchia tecnologica capace di giustificare un nuovo ingresso in un mercato ormai saturo. Invece di competere frontalmente con i produttori di hardware tradizionale, l'azienda sembra intenzionata a sfruttare l'integrazione tra intelligenza artificiale generativa e nuovi dispositivi indossabili.
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Rebuild 2026, Costa (Autobrennero): "Innovazione e digitalizzazione guideranno mobilità del futuro"
(Adnkronos) - "Noi gestiamo un'arteria che va dal passo del Brennero fino alla Pianura padana, che è di un'importanza straordinaria nell'ambito europeo, in quanto passa oltre il 10% di tutto l'import ed export italiano per il passo del Brennero. La gestiamo in qualità di soggetti riconosciuti come portatori di innovazione e sicurezza nell'ambito della mobilità. Il lavoro che stiamo facendo ora è su digitalizzazione della mobilità e sensoristica, che consente di produrre un gemello digitale delle opere che poi vengono soggette ai carichi in transito, ma che sono monitorate in tempo reale e dove la parte previsionale, utilizzando anche algoritmi di intelligenza artificiale, risulta assolutamente deterministica". Così Carlo Costa, direttore tecnico generale Autostrade del Brennero, alla dodicesima edizione di Rebuild, l'evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro Congressi di Riva del Garda (Tn). "Ciò rappresenta l'idea di immaginare una mobilità che sia sempre più coordinata, cooperativa e sempre meno individuale, dove i mezzi comunicano con gli altri mezzi e con l'infrastruttura -sottolinea Costa-. Ecco, questo aspetto è la chiave di sviluppo del futuro che cambierà dalla vita di tutti noi e avrà anche un beneficio rispetto allo sviluppo urbano delle città e all'ambito civile, dove ormai la tecnica Bim (Building information modeling), il gemello digitale e la parte di sensoristica nella gestione dei processi, risultano imprescindibili da uno sviluppo sostenibile e da un incremento della sicurezza". "Rebuild rappresenta una bellissima iniziativa che porta a confrontarsi in un ambito fieristico, ma soprattutto congressuale, rispetto a tematiche che tracceranno l'indirizzo del futuro. Pertanto, Autobrennero è sempre stata presente in queste e anche nelle sessioni degli anni precedenti perché ha sempre fatto di innovazione e ricerca un elemento cardine del proprio sviluppo", conclude.
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A Tutto Food 2026 il vitello tra gusto, nutrizione e sostenibilità
(Adnkronos) - La filiera del vitello come esempio di integrazione tra sostenibilità ambientale, economica, alimentare e culturale: è quanto messo in luce oggi dalla tavola rotonda organizzata da Assocarni, in collaborazione con Sbk, nell’ambito di TuttoFood 2026, con un confronto tra scienza, allevamento e cultura gastronomica che ha definito il ruolo del vitello all’interno di un modello produttivo sostenibile, tracciabile e responsabile. L’allevamento bovino in Italia rappresenta un comparto strategico che genera il 5,6% del valore dell'agricoltura nazionale, coinvolgendo oltre 100mila aziende. La gestione della filiera del vitello si basa oggi su standard europei di sicurezza alimentare tra i più rigorosi al mondo, supportati in Italia da sistemi di monitoraggio come ClassyFarm. Questo strumento consente di tracciare in tempo reale indicatori di biosicurezza e benessere animale, garantendo che l'uso di farmaci sia limitato esclusivamente a scopi terapeutici, in linea con le direttive Ue sulla salute pubblica e la lotta all’antibiotico-resistenza. "La filiera del vitello rappresenta un tassello strategico dell’agroalimentare europeo, poiché con il suo modello di economia circolare, valorizza ad esempio le risorse del comparto lattiero-caseario, garantisce standard elevati di benessere animale e tracciabilità ed è capace di coniugare equilibro nutrizionale e responsabilità ambientale", ha dichiarato Paulo De Waal, vicepresidente di Assocarni. La filiera valorizza i vitelli maschi provenienti dal settore lattiero-caseario, pari a circa il 40% dei nati europei, trasformando un surplus strutturale in risorsa alimentare. L’alimentazione dei vitelli a carne bianca integra latte e derivati dell’industria casearia, rappresentando un esempio di economia circolare. Il sistema ClassyFarm monitora benessere animale, strutture e gestione aziendale, con punteggi medi compresi tra il 78% e l’83% negli ultimi cinque anni. Sotto il profilo ambientale, i bovini a carne bianca presentano emissioni di metano enterico inferiori rispetto ai soggetti adulti, grazie a regimi alimentari prevalentemente liquidi che riducono le fermentazioni ruminali. "La sostenibilità del vitello risiede nella sua capacità di nobilitare risorse che altrimenti andrebbero perse. I dati confermano una filiera virtuosa che si inserisce perfettamente nel ciclo biogenico del carbonio, distinguendosi nettamente dai modelli basati sui combustibili fossili", ha spiegato Carlo Angelo Sgoifo Rossi, Università degli Studi di Milano. L’analisi biochimica della carne di vitello evidenzia un profilo ad alta densità nutrizionale caratterizzato da una ridotta presenza di grassi (2,7 g per 100 g di filetto crudo) e un elevato apporto di proteine nobili (20,7 g). La presenza di micronutrienti essenziali con alta biodisponibilità, come il ferro eme, lo zinco, il selenio e la vitamina B12, rende questo alimento funzionale a diverse fasi del ciclo vitale, in particolare per la crescita dei bambini e per il mantenimento della massa muscolare negli anziani. "Il vitello trova il suo ruolo ideale nella rotazione proteica del modello mediterraneo. La sua naturale tenerezza e digeribilità rispondono a fabbisogni nutrizionali specifici, offrendo una soluzione concreta per diete che richiedono alta qualità proteica senza eccessi calorici", ha affermato Elisabetta Bernardi, biologa e nutrizionista, specialista in Scienza dell'Alimentazione. La carne di vitello costituisce un pilastro della tradizione culinaria italiana, protagonista di ricette storiche come ossobuco, vitello tonnato, saltimbocca, arrosti in umido, che rappresentano la 'cucina della misura' e del recupero integrale della materia prima. La versatilità gastronomica dei diversi tagli, dai più pregiati a quelli meno noti, ne favorisce l’utilizzo in ricette contemporanee come burger, tartare, tagliate e cotture a bassa temperatura, confermandone l’identità trasversale e la capacità di adattarsi ai nuovi linguaggi del gusto. “Mangiare non è mai solo un consumo ma un atto culturale. Il vitello è un ingrediente che racconta la memoria gastronomica europea con linguaggi sempre attuali. È presente nelle ricette di famiglia e nelle cucine professionali perché unisce accessibilità, versatilità e coerenza tecnica. Conserva la tradizione e dialoga senza difficoltà con i codici della cucina contemporanea”, ha chiosato Anna Maria Pellegrino, gastronoma dell’Accademia Italiana di Cucina, membro del Centro Studi 'Franco Marenghi'. L’incontro è il primo appuntamento della campagna europea Eu Veal 'Vitello, il gusto della condivisione sostenibile', promossa in Italia da Assocarni e Sbk. Il progetto beneficia del co-finanziamento dell’Unione Europea attraverso il quadro delle iniziative promosse dalla Commissione sotto lo slogan 'Enjoy, it’s from Europe', disciplinato dal Regolamento (Ue) n. 1144/2014, che riunisce le attività volte a valorizzare la qualità, la sicurezza e la sostenibilità delle produzioni agroalimentari europee sui mercati interni e internazionali.
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Obesità, indice Bmi imperfetto ma ancora l'unico per screening
(Adnkronos) - Né perfetto, né infallibile, ma indispensabile. L'indice di massa corporea (Bmi) resta oggi l'unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero che abbiamo per l'obesità, nonostante in Italia l'83% dei pazienti ne sia ancora sprovvisto, perché manca nella loro cartella del medico di famiglia. In assenza di parametri migliori e ugualmente accessibili, non possiamo permetterci di mandarlo 'in pensione'. Il rischio è di ritardare la diagnosi e il trattamento dei pazienti. A schierarsi in difesa del Bmi come strumento di screening è la Società italiana dell'obesità (Sio), dall'European Congress on Obesity (Eco 2026) in corso a Istanbul fino al 15 maggio. "Vogliamo mandare in pensione il Bmi? Prima troviamo un'alternativa che non sia un ostacolo per i pazienti", dichiara Silvio Buscemi, presidente Sio. "Oggi - continua - assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d'organo che complicano e rallentano l'accesso ai trattamenti; dall'altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti. Sposiamo la linea di pragmatismo: lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l'obesità resterà una malattia invisibile". Secondo la Sio, il Bmi resta lo strumento di orientamento iniziale insostituibile. "E' vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi - continua Buscemi - ma è un riferimento che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Chiedere oggi di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d'organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo. Non dobbiamo aspettare che la malattia manifesti le sue 200 possibili complicanze per intervenire. Il Bmi ci permette di fare lo screening subito". A conferma della necessità di semplificare anziché complicare, Buscemi cita lo studio Itros, condotto su un campione di 1,8 milioni di pazienti italiani. I risultati sono emblematici: solo il 17% dei pazienti presenta il dato del Bmi registrato nelle cartelle dei medici di medicina generale. Nonostante sia il parametro più semplice (richiede solo peso e altezza), viene rilevato raramente a causa di barriere burocratiche e mancanza di tempo. "Siamo ancora all'alba della misurazione di base e c'è chi vorrebbe già imporre parametri d'élite", sottolinea Buscemi. "Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il Bmi nell'83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi? Significherebbe rendere l'obesità una malattia fantasma per il sistema sanitario". La Sio denuncia, inoltre, come la legge sulla privacy stia ostacolando la ricerca e la prevenzione, impedendo la creazione di un registro epidemiologico efficace. "E' assurdo che i medici di base non possano conferire dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy", dice il presidente della società scientifica. "Affrontare l'obesità, che colpisce 6 milioni di italiani - conclude - richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza una misurazione semplice e applicabile, come il Bmi, e senza la possibilità di raccogliere questi dati, restiamo al buio, impossibilitati a valutare l'efficacia delle cure e delle politiche sanitarie. E' come voler ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori. Chiediamo alle Istituzioni di intervenire: meno burocrazia, più misurazioni".
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Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, Fabio Insenga presidente di giuria
(Adnkronos) - Sarà Fabio Insenga, vicedirettore di Adnkronos, a presiedere la giuria dell’edizione 2026 della Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, il premio rivolto ai giornalisti under 45 che si sono occupati di temi legati a sostenibilità, riciclo ed economia circolare. Firma autorevole dell’informazione politica ed economica, Insenga si è occupato anche di cronaca e cultura, per approdare poi all’economia. È stato capo della redazione economica di Adnkronos, dove ha scritto di conti pubblici, di politica economica e industriale, e ha seguito le grandi vicende bancarie e finanziarie. Tra il 2003 e il 2018 ha seguito l’attività delle Autorità di vigilanza e della Bce. Dal 2018 alla fine del 2021 è stato anche direttore di Fortune Italia. "Riconoscere il talento e valorizzarlo è una strada obbligata per chiunque voglia investire sul futuro del giornalismo - afferma Fabio Insenga - Va percorsa tutti i giorni e in ogni ambito dell’informazione. Un premio come quello ideato da Conai può dare un contributo importante in questo senso, soprattutto in un settore, quello della sostenibilità e in particolare delle tematiche ambientali, che va protetto dalle fake news e raccontato con rigore, responsabilità e passione". La giuria sarà chiamata anche quest’anno a selezionare i due vincitori della Fenice: uno per la categoria audiovisivo e uno per quella dedicata agli scritti, premiando lavori capaci di raccontare con efficacia e credibilità le sfide della transizione ecologica e dell’economia circolare. "In un panorama dove il tema della sostenibilità è spesso vittima di polarizzazioni e narrazioni superficiali, la Fenice Conai riafferma la centralità di un giornalismo capace di affrontare la complessità - commenta Ignazio Capuano, presidente Conai - L’autorevolezza di Fabio Insenga come presidente della giuria per questa quinta edizione risponde anche all'esigenza di valorizzare un’informazione ambientale che non si limiti a riportare i fatti, ma offra chiavi di lettura profonde. Con questo riconoscimento vogliamo continuare a investire sul talento dei giovani giornalisti, sostenendo la costruzione di una cultura della sostenibilità solida e libera da slogan". Come nelle precedenti edizioni, saranno ammessi articoli e servizi audiovisivi pubblicati tra la Giornata mondiale della Terra 2025 e quella del 2026. Le candidature sono gratuite: c’è tempo fino al 30 giugno. La Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane è patrocinata dall’Ordine dei Giornalisti. Main partner del premio sono Legambiente e il Festival del giornalismo culturale che animerà Urbino all’inizio di ottobre: anche quest’anno i due vincitori saranno premiati proprio durante il festival.
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Rebuild 2026, Capri (Agenzia del Demanio): "Rigenerazione urbana, serve più rapidità e continuità decisionale"
(Adnkronos) - La rigenerazione urbana richiede un cambio di passo sul piano dei processi decisionali e dei tempi di attuazione. È quanto ha sottolineato Gianluca Capri, responsabile del Centro ricerca e sviluppo dell'Agenzia del Demanio, intervenendo a Rebuild 2026. Capri ha evidenziato la complessità che caratterizza il coinvolgimento congiunto di soggetti pubblici e operatori privati nei progetti di trasformazione urbana, richiamando la necessità di una maggiore continuità nella visione e nella capacità di risposta del sistema pubblico. Un nodo centrale riguarda i tempi di realizzazione degli interventi e gli iter autorizzativi, spesso percepiti come troppo lunghi. "Occorre una visione continua e una capacità di risposta del sistema pubblico in tempi più rapidi. I tempi autorizzativi sono spesso troppo dilatati", ha sottolineato.
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L'Italia in digitale nei blocchi di Pokémon Pokopia
(Adnkronos) - Pokémon Pokopia, capace di totalizzare oltre due milioni di copie vendute in appena quattro giorni, si è imposto non come un semplice spin-off, ma come una piattaforma di progettazione condivisa dove la lotta lascia spazio alla riqualificazione ambientale. In un mondo arido e privo di presenza umana, l'espediente narrativo vede un Ditto mutare in Allenatore per coordinare creature inedite, tra cui il Professor Tangrowth e la piccola Pallichu, in un'opera di ricostruzione che mescola meccaniche da simulatore di vita a una libertà creativa che richiama i grandi sandbox della storia recente. In questo scenario, la community italiana si è distinta per un'iniziativa di mappatura e ricostruzione che ha trasformato il gioco in una sorta di museo a cielo aperto. Sotto la spinta dei content creator Ilias Cocchi Pontalti e Alessandra Biondo, noti rispettivamente come Gidano e Lightning 95, e con il supporto strategico del gruppo Animal Crossing Life, i giocatori hanno abbattuto le distanze geografiche per coordinare un cantiere digitale volto a celebrare l'architettura nazionale. Il risultato è un tributo al patrimonio artistico che sfrutta le potenzialità della terraformazione e della raccolta risorse per dare vita a complessi monumentali di estrema precisione geometrica. L'impegno collettivo ha portato alla nascita di una versione virtuale del Colosseo, mastodontica struttura romana che ha richiesto la posa manuale di centinaia di blocchi di travertino digitale, seguita dalla riproduzione del Tempio della Concordia di Agrigento. Quest'ultimo ha visto i partecipanti lavorare su piante storiche reali per garantire una fedeltà strutturale assoluta, mentre il Ponte di Rialto ha rappresentato la sfida ingegneristica più complessa per via della necessità di manipolare l'ambiente acquatico e le pendenze del terreno.
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Android 17, tutte le novità tra IA e privacy
(Adnkronos) - In occasione di una presentazione online, Google ha alzato il sipario sulla sua prossima iterazione del sistema operativo mobile. Android 17 si presenta come il punto di convergenza definitivo tra il software tradizionale e le potenzialità del modello Gemini: il pacchetto di funzioni battezzato Gemini Intelligence introduce strumenti come Rambler, un sistema di trascrizione in tempo reale capace di ripulire il parlato dalle incertezze, dai termini riempitivi e dalle ripetizioni inutili. L'approccio generativo si estende anche all'interfaccia utente attraverso la creazione di widget personalizzati partendo da semplici indicazioni testuali, permettendo di generare elementi grafici specifici per ogni esigenza, dal monitoraggio del meteo per ciclisti alla pianificazione dei pasti basata sull'apporto proteico. Sul fronte del benessere digitale, Mountain View introduce Pause Point nel tentativo di arginare la dipendenza da smartphone e il fenomeno del doomscrolling. Il sistema impone un'attesa forzata di dieci secondi prima di accedere alle applicazioni contrassegnate come distraenti, suggerendo attività alternative come esercizi di respirazione o l'apertura di app più produttive. La rigidità della funzione è evidente nella scelta di impedire la disattivazione immediata del timer, richiedendo il riavvio completo del dispositivo per annullare la restrizione, una frizione necessaria a favorire la consapevolezza dell'utente nell'uso del mezzo tecnologico. La convergenza con l'ecosistema concorrente compie un passo avanti significativo grazie all'espansione di Quick Share, che ora include una maggiore compatibilità con lo standard AirDrop di Apple. Oltre alla generazione di codici QR per il trasferimento rapido di file su iPhone, Android 17 sblocca finalmente la migrazione wireless completa dei dati, dai layout della schermata home alle eSIM, facilitando il passaggio tra le due piattaforme. Parallelamente, le nuove funzioni per i creatori di contenuti, come Screen Reactions, semplificano la produzione di video di reazione permettendo di registrare contemporaneamente la fotocamera frontale e qualsiasi contenuto visualizzato sul display in pochi tocchi. L'aggiornamento non trascura l'estetica e la sicurezza, portando al debutto oltre quattromila emoji ridisegnate con un'estetica tridimensionale più profonda rispetto alle versioni precedenti. La protezione del sistema viene invece affidata a algoritmi di rilevamento malware più sofisticati, capaci di scansionare i comportamenti sospetti delle app in background, e a nuove misure contro il furto che includono il blocco biometrico remoto. Anche la difesa contro le frodi telefoniche riceve un potenziamento strutturale, integrando sistemi di verifica con gli istituti bancari per prevenire lo spoofing dei numeri ufficiali durante i tentativi di truffa.
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Terzo Settore, una risorsa economica strategica con un esercito di oltre 817mila lavoratori
(Adnkronos) - Il prossimo 6 di giugno saranno dieci anni dall'approvazione della legge delega di riforma del Terzo settore che aveva messo mano sia al Codice del terzo settore sia al 5 per 1000 sia alla disciplina dell'impresa sociale e dunque anche al Servizio civile universale. Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus ETS - Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell'impresa sociale, con Adnkronos/Labitalia illustra l'andamento di quella che è una vera e propria risorsa strategica per il Paese.
Quanti sono i volontari impegnati?
“Il numero dei volontari impegnati sono la vera risorsa strategica, possiamo dire il vero capitale sociale del Terzo settore. Il Terzo settore italiano non è solo volontariato e buona azione, ma anche lavoro e produzione. Un settore economico vero e proprio, un ambito di occupazione a pieno titolo e, peraltro, in forte crescita. Emerge dai dati, fotografati per la prima volta in un’analisi sistematica dell’Archivio Uniemens dell’Inps, che nel suo Rapporto Annuale 2025 ha dedicato un focus sull’occupazione negli enti del Terzo settore iscritti al Registro unico nazionale. Gli ultimi dati (dicembre 2024) parlano di 817.499 lavoratori impiegati negli enti del Terzo settore iscritti al Runts, distribuiti tra 131.438 organizzazioni di diversa natura: imprese sociali, cooperative, associazioni di promozione sociale, fondazioni, organizzazioni di volontariato. In cinque anni, tra il 2019 e il 2024, l’occupazione è aumentata di 134.518 unità, con una crescita complessiva del 19,7% e un incremento medio annuo del 3,7%. Un’espansione che non si è fermata neppure negli anni della pandemia. Nel 2019 gli occupati erano 682.981, nel 2022 sono saliti a 761.247, fino a raggiungere gli 817.499 del 2024, con un’accelerazione proprio nell’ultimo anno. A trainare la crescita dell’occupazione sono soprattutto le imprese sociali che, pur rappresentando solo il 17,3% degli enti iscritti al Runts, impiegano oltre l’85% dei lavoratori, pari a quasi 700 mila persone. In larga parte si tratta di cooperative sociali, che da sole assorbono più del 96% dell’occupazione relativa alle sole imprese sociali operando soprattutto nei servizi alla persona (sanità, assistenza, educazione, inclusione lavorativa) e nei servizi alle imprese. Questo dato contribuisce a fare chiarezza: nel Terzo settore si è sviluppato un vero e proprio sistema imprenditoriale a vocazione sociale, capace di generare lavoro stabile e di crescere nel tempo. Dal 2019 al 2024, infatti, l’occupazione nelle imprese sociali è aumentata di oltre 108.000 unità, con un contributo significativo anche delle collaborazioni professionali, cresciute di quasi il 60%. La crescita è costante in tutte le sezioni del Runts, segno di una domanda sociale che né lo Stato né il mercato riescono da soli a soddisfare. Il Terzo Settore non è fatto solo di volontari: dei quasi 820.000 lavoratori impiegati negli Ets, il 93% ha un contratto di lavoro dipendente, una quota percentuale superiore più di quattro punti rispetto alle persone che lavorano nel settore privato dell’economia. I lavoratori iscritti alla gestione separata dei collaboratori sono il 5,5%. Tuttavia, questa stabilità formale convive con elementi di fragilità: i contratti a tempo indeterminato sono sei punti percentuali in meno rispetto alla media del settore privato; sta crescendo il ricorso alle collaborazioni professionali soprattutto negli enti di natura associativa, non classificati come imprese sociali. E gli enti più piccoli faticano a garantire strutture organizzative stabili e percorsi di carriera. In più del 70% dei casi il lavoro nel Terzo Settore si concentra nei servizi alla persona, ad alta intensità relazionale, dove la qualità del servizio dipende anche dalla qualità del legame umano. Una cura efficace, un percorso educativo riuscito, un accompagnamento alla fragilità sono beni relazionali, beni immateriali che non hanno prezzo di mercato, ma sono una risorsa fondamentale della società. Il 73% dei lavoratori del Terzo Settore è donna, con punte ancora più alte nelle imprese sociali e nei servizi alla persona. La maggior parte dei lavoratori si concentra nelle regioni più popolose e produttive - Lombardia, EmiliaRomagna, Lazio, Piemonte e Veneto, ma è nelle regioni periferiche e interne - Sardegna, Molise, Basilicata e Sicilia - che il Terzo Settore assume un ruolo decisivo, arrivando a rappresentare fino all’8% dell’occupazione privata. In questi territori costituisce un bacino rilevante di impiego, diventando spesso l’unico presidio stabile di servizi essenziali, dall’assistenza agli anziani alle attività educative territoriali. È qui che la sua funzione non è solo economica ma sociale: contrasto allo spopolamento, mantenimento di servizi indispensabili, coesione e cura delle comunità locali soprattutto nei comuni periferici e ultraperiferici.
Com’è cambiata la quota destinata del 5 per mille?
Il 5 per mille è anche stato oggetto di intervento nella riforma del Terzo settore. Particolarmente negli ultimi tre anni di cui sono disponibili i dati, 22-24, abbiamo avuto il picco del numero dei cittadini che hanno scelto di avvalersi di questa facoltà, ovvero quasi 18 milioni di persone. Nello stesso periodo abbiamo avuto anche il picco degli enti beneficiari che sono cresciuti in modo particolare tra gli enti del terzo settore sono passati da 50 mila a 69 mila e sicuramente questo è uno degli effetti della riforma. Questo perché con la riforma si può diventare potenziali beneficiari del 5 per mille se ci si iscrive al Registro unico del Terzo Settore, così quando si è dispiegato interamente l’effetto del registro anche il numero degli enti beneficiari è cresciuto e forse questo ha spinto anche più cittadini a destinare, a scrivere quel codice fiscale sulla propria dichiarazione dei redditi. Tuttavia, anche se abbiamo avuto il picco dal 2006 ad oggi del 5 per mille, restano circa 13 milioni di contribuenti che non si avvalgono di questa facoltà e si spera che con il crescere del numero degli enti beneficiari del Terzo settore siano loro stessi a fare una campagna promozionale per facilitare, per convincere della bontà di questo strumento che non costa nulla al cittadino ma incrementa l’attività di interesse generale. Un dato riguarda il fenomeno delle erogazioni liberali: sono cresciuti sia il numero dei cittadini contribuenti che hanno fatto delle donazioni a questi enti fino a raggiungere quasi 2 milioni e sia il valore complessivo dell'ammontare donato, cioè di quanti soldi sono stati trasferiti a questi enti pari a circa 700 milioni.
Qual è l’obiettivo del Progetto Atlante?
Il progetto Atlante , è la piattaforma promossa da Fondazione Terzjus ETS e Italia non profit per conoscere l’Italia del bene comune attraverso i dati. Il progetto nasce per rispondere a un paradosso concreto: il Terzo Settore italiano conta migliaia di organizzazioni, milioni di volontari e lavoratori, eppure chi lo abita ogni giorno fatica ad accedere a informazioni chiare e utilizzabili nella propria attività. Con l’Atlante, questi dati diventano comprensibili: elaborazioni statistiche, infografiche, analisi tematiche e storie di enti costruiscono un quadro affidabile di come sta cambiando il settore in Italia. I contenuti spaziano dal Runts, al volontariato, all’amministrazione condivisa, e cresceranno nel tempo su nuovi temi. Tutte le fonti sono ufficiali: Runts, Istat, Unioncamere, Inps, ricerche pubbliche. I materiali sono gratuiti e accessibili a operatori, istituzioni e cittadini. La piattaforma è sostenuta dalla Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria e da Banco BPM. Una conoscenza puntuale favorisce anche lo sviluppo di una identificazione con queste finalità sociali e sia anche una valorizzazione dal punto di vista della politiche pubbliche. In secondo luogo si metterà in moto, a partire dalla fine di maggio, un processo di formazione gratuita online, destinata a quei più di 55.000 enti nuovi che si sono iscritti al registro.
Il Premio ‘Volontari@Work’
Il Premio Volontari@work mette in luce le sinergie tra il mondo delle imprese e del sociale dando spazio, visibilità e riconoscimento alle buone pratiche di volontariato aziendale di competenza capaci di generare valore per lavoratori, ETS, Onlus e comunità locali. Con le edizioni precedenti abbiamo premiato 38 aziende e, per la prima volta nella passata edizione, anche 15 ETS che hanno dimostrato come il volontariato di competenza possa fare la differenza. La novità della terza edizione del Premio riguarda la possibilità di candidarsi rivolta a tutte le imprese, anche con meno di 50 dipendenti, appartenenti a tutte le categorie merceologiche. Il dato interessante è che è raddoppiato sia il numero degli enti che delle aziende che hanno partecipato. In sintesi un’azienda presta dei propri collaboratori o dipendenti per svolgere un’attività, una funzione, un progetto, un supporto a un ente di Terzo settore. Ti aiuto non dandoti dei soldi ma perché ti presto in forma non onerosa una persona che ha determinate competenze che ti servono per la tua organizzazione o per realizzare un progetto particolarmente impegnativo. Questo volontariato ha anche un profilo più largo, il cosiddetto volontariato d’impresa. Da una rilevazione fatta da Unioncamere con il sistema Excelsior si è visto che sono più di 75.000 le aziende in Italia che hanno questo tipo di case work che consentono ai propri dipendenti di fare dell’attività di volontariato durante l’orario di lavoro. Di queste 75.000, 3.000 sono quelle che effettivamente propongono progetti di volontariato di competenza. Cioè che dicono bene, puoi andare tu, mio dipendente collaboratore, presso un ente di terzo settore per una settimana, un mese o un tempo anche più lungo e lavori, pur essendo rimanendo mio dipendente, per questo ente, per questa realtà associativa. Questo fenomeno, anche se è ancora di nicchia, è importante perché dà una forma concreta alla responsabilità sociale d’impresa. Cioè non solo qualche bella parola, ma una messa in opera effettivamente del capitale umano, del capitale che le aziende hanno in quanto sono in grado di avere a disposizione competenze importanti che possono meglio far funzionare le attività del Terzo Settore. Il fatto che il premio non ha nessun valore economico è un riconoscimento veramente simbolico alla funzione di far emergere e raccontare queste esperienze che stanno crescendo e si stanno qualificando. (di Sabrina Rosci)
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