Report diabete, migliora assistenza e qualità di vita dei pazienti

(Adnkronos) - L’assistenza al diabete in Italia continua a migliorare così come la qualità di vita di chi convive con la malattia: rimane stabile la quota di pazienti che raggiunge i corretti valori di emoglobina glicata, cresce quella di chi ha il colesterolo in regola e, nel diabete tipo 2, continua a diminuire la percentuale di pazienti obesi, risultato a cui contribuisce l’impiego crescente di farmaci sempre più appropriati. Non mancano, tuttavia, aree di stallo in cui le diabetologie faticano a migliorare le loro performance: il monitoraggio del piede diabetico e della retinopatia diabetica, l’utilizzo ancora limitato dei microinfusori per il trattamento del diabete tipo 1 o la pressione alta nei pazienti con diabete tipo 2. Sono alcuni dati emersi dagli Annali Amd 2024, fotografia aggiornata di come viene curato e gestito il diabete nelle strutture specialistiche del Paese, scattata dell’Associazione medici diabetologi. Gli Annali Amd, rilevazione con 20 anni di storia arrivata a censire una popolazione di oltre 750.000 italiani con diabete, uno dei più importanti database clinici a livello internazionale, sono stati presentati oggi al Senato, in un convegno promosso dalla senatrice Daniela Sbrollini, con il patrocinio e il supporto istituzionale degli Intergruppi parlamentari Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e prevenzione e cura delle malattie degli occhi. "Con oltre 300 centri di diabetologia che aderiscono all’indagine, compilando una cartella clinica informatizzata, il nostro file dati è ormai di fatto un registro clinico del diabete in Italia”, evidenzia Giuseppina Russo, coordinatrice nazionale annali Amd. "Oggi raccogliamo i dati dell’assistenza prestata a 48.041 persone con diabete tipo 1, a 680.122 con diabete tipo 2 (oltre 100.000 in più rispetto all’anno scorso) e a 13.785 donne con diabete in gravidanza. L’ampiezza e la rappresentatività sul territorio nazionale del progetto hanno destato l’interesse della Who che ha recentemente dedicato agli Annali un case study".  La popolazione con diabete di tipo 1 sta invecchiando: i pazienti hanno in media quasi 49 anni, aumentano gli over65 (18,3%) con anche una quota di ottuagenari. Oltre all’età, cresce l’obesità, passata dal 13,9% della scorsa rilevazione al 14,3% di quella attuale. "Invecchiamento ed eccesso ponderale ci pongono di fronte a una sfida importante nella gestione di questi pazienti nei quali crescerà inevitabilmente il rischio di complicanze micro e macro-vascolari", sottolinea Russo. Oggi, circa il 40% del campione raggiunge l’obiettivo di cura per la pressione arteriosa, il 36,2% quello della glicata e oltre il 46% tiene sotto controllo il colesterolo (rispetto al 42,7% dell’anno precedente).Tra le complicanze croniche prevalenti nel diabete tipo 1, la prima resta la retinopatia diabetica riscontrata nel 21,8% del campione.  Anche le persone con diabete di tipo 2 visitate lo scorso anno nei centri aderenti al 'circuito Annali' sono sempre più anziane, con una quota di over75enni passata dal 34,8% a quasi il 36%. Si riduce di un ulteriore punto percentuale l’obesità, scesa dal 36 al 35%, confermando un trend di miglioramento nella gestione del peso di questi pazienti. Stabile al 56% il gruppo di chi mantiene l’emoglobina glicata sotto controllo, oltre il 44% chi ha il colesterolo in regola (rispetto al 40,2% della rilevazione precedente) ma solo il 26,5% raggiunge adeguati valori pressori. La graduale riduzione dell’obesità potrebbe spiegarsi con il sempre maggior utilizzo dei nuovi farmaci per il diabete. La malattia renale e quella cardiovascolare si confermano le complicanze croniche prevalenti nel DM2, riscontrate rispettivamente nel 50% e nel 15% dei pazienti, seguite dalla retinopatia diabetica (12%). Per quanto riguarda il diabete gestazionale il 52,2% delle donne ha eseguito la curva glicemica in accordo con le vigenti linee guida, fra la 24esima e la 28esima settimana di gravidanza. Scende, anche se di poco, il numero di coloro che hanno ricevuto una diagnosi tardiva, dal 14,4% della precedente rilevazione al 13,6% di quella attuale. I fattori di rischio del diabete gestazionale risultati più rappresentati (tra quelli registrati) sono l’età superiore ai 35 anni (41,1%), seguita dall’obesità pregravidica e dalla familiarità per diabete pari al 13%. Dopo la diagnosi, il 61,8% delle pazienti ha adottato modifiche dello stile di vita e nella dieta, il 38,2% ha iniziato la terapia insulinica, in media dalla 28^ settimana di gestazione. "Quelli presentati oggi sono i dati reali generati nella pratica clinica, aggiornati al 2024 e rappresentativi della qualità delle cure erogate nel nostro Paese alle persone con diabete", dichiara Riccardo Candido, presidente Amd. "Si tratta di un contributo 'evidence based' di estrema utilità per pianificare le politiche sanitarie in risposta a questa patologia, una fra quelle croniche più diffuse e invalidanti a livello globale. Un esempio concreto di come ‘sfruttare’ al meglio questi dati ci arriva dai casi del piede diabetico e della retinopatia".  Gli Annali, aggiunge Candido, "ci dicono che su queste complicanze non riusciamo a raccogliere i dati in modo puntuale. Sarebbe, quindi, utile fornire dei retinografi a tutti i centri di diabetologia per rendere più semplice e accessibile il controllo del fondo oculare nei soggetti con diabete, e realizzare un tavolo di lavoro nazionale per la gestione del piede diabetico. Si tratta di azioni concrete, da sviluppare con il contributo dei decisori politici, che possono migliorare l’assistenza ai nostri pazienti". "Dagli Annali Amd si è sviluppata un’importante attività di ricerca clinica osservazionale, che ha generato oltre 60 articoli pubblicati su riviste internazionali e 38 monografie tematiche e Report annali", aggiunge Graziano Di Cianni, presidente di Fondazione Amd. "Abbiamo approfondito tanti aspetti chiave nella gestione del diabete, incluse le tematiche di genere, la cura del paziente anziano, l’assistenza alla popolazione migrante (che ormai rappresenta il 14% dei nostri assistiti) e l’appropriatezza nell’utilizzo dei farmaci. Presto potremo analizzare anche i tipi di diabete meno frequenti per identificare e comprendere meglio le caratteristiche di questi pazienti. La nostra banca dati, quindi, continuerà a crescere, aiutandoci a contrastare l’inerzia terapeutica e a curare sempre meglio tutte le persone con diabete. Riteniamo di avere a disposizione gli strumenti più idonei per misurarci con le nuove sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


AssoCISO Leadership Summit 2025: la cybersecurity al centro della resilienza digitale italiana

(Adnkronos) - Si è tenuta a Roma presso la sede di Cassa Depositi e Prestiti la tavola rotonda “AssoCISO Leadership Summit 2025 – La voce dei CISO per il futuro della sicurezza” promosso dall’Associazione Nazionale Chief Information Security Officer, un incontro per discutere del ruolo sempre più strategico dei CISO per la resilienza digitale del Paese. La giornata si è aperta con l’intervento di benvenuto dell’Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, il quale ha evidenziato come “la cybersecurity riguardi la stabilità dei servizi pubblici, la competitività delle imprese e la tutela dei cittadini. Viviamo in un ecosistema nazionale sempre più interconnesso e nessuna organizzazione, per quanto strutturata, può conoscere da sola tutte le minacce emergenti: l’unica strada possibile è la cooperazione. In questo contesto, le associazioni di settore, come AssoCISO, rappresentano un punto di forza strategico. In CDP abbiamo particolarmente a cuore il tema della sicurezza, su questo aspetto abbiamo investito con opportuno anticipo, sperimentando come la vera resilienza nasca da un approccio collaborativo: solo unendo forze, esperienze e risorse possiamo difendere in modo efficace il nostro sistema economico e sociale”.  
Il Prefetto Bruno Frattasi, Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), ha sottolineato, nel suo discorso, come la resilienza sistemica sia l'obiettivo dell’ACN. “Dobbiamo rafforzare la sicurezza cibernetica integrando tutte le parti del sistema nazionale. La cybersicurezza non riguarda solo il contrasto al crimine, ma richiede una cooperazione leale tra le istituzioni, le amministrazioni e le imprese. Solo lavorando insieme possiamo affrontare un rischio sempre più complesso e interconnesso. Vengo da un mestiere, quello di Prefetto, in cui il mantra era sicurezza integrata e, oggi come allora, dobbiamo fare in modo che lo sforzo della sicurezza risponda a una politica poliedrica, anche quello che stiamo facendo con la NIS2, è una sfida che ci spinge verso un esercizio democratico di sussidiarietà e cooperazione”, ha rimarcato Frattasi.  Ad aprire i lavori della tavola rotonda l’intervento di Nicola Vanin, Responsabile Corporate Security di CDP, che ha richiamato nuovamente l’attenzione su quanto la sicurezza informatica costituisca una responsabilità collettiva. Per questo, ha sottolineato Vanin, “è necessario che i vertici delle realtà private e pubbliche siano messi nelle condizioni di comprendere il rischio cyber, la sicurezza non è più un argomento esclusivamente tecnico, ma diventa un elemento di leadership e di visione strategica”. Moderati dalla giornalista Rai Barbara Carfagna, i lavori sono proseguiti con l’intervento di Yuri Rassega, Presidente di AssoCISO, il quale ha puntualizzato come "la figura del CISO oggi richieda una maturità nuova, non basta più la sola competenza tecnica, che comunque rimane imprescindibile, ma serve anche la capacità di comprendere i processi aziendali e saper dialogare con tutti gli attori, dalle funzioni interne alle istituzioni. Occorre fare sistema perché solo insieme possiamo affrontare rischi sempre più complessi. La normativa cresce rapidamente e sta portando la cybersecurity a confrontarsi su tavoli sempre più ampi e strategici, in quest’ottica.
AssoCISO ha il compito di far crescere le competenze, rendendo sempre più riconoscibile il ruolo del CISO e di costruire un dialogo con le istituzioni al fine di garantire la resilienza del Paese”.  Due i panel successivi al centro del dibattito: il primo, dedicato al tema Leadership e della gestione del cambiamento nella cybersecurity con la partecipazione di Ivana Nicla Diomede, Consigliere di AssoCISO e Direttore del Dipartimento di Cybersecurity e Privacy di Roma Capitale, e Romano Stasi, Segretario Generale ABI Lab, che si è focalizzato sull’evoluzione del ruolo del CISO e sulle necessità di guidare il cambiamento in contesti complessi; il secondo panel ha affrontato il tema Comunicazione e advocacy del CISO: come rappresentare la sicurezza all'interno del board aziendale, con interventi di Simonetta Sabatino, Head of Cybersecurity (CISO) di Saras, Igor Kranjec, Segretario Generale di AssoCISO, e Matteo Lucchetti, Director di CYBER 4.0 - National Cyber Security Competence Center, che hanno evidenziato l’importanza di un dialogo necessario e chiaro con il top management per valorizzare la sicurezza come asset strategico. In particolare, Igor Kranjec, Segretario Generale di ASSOCISO, nel suo intervento ha puntualizzato che “la sicurezza informatica parla spesso una lingua diversa da quella del management, il quale ragiona per numeri, leggi e obiettivi. Ciononostante, chi si occupa di cyber si impegna a rendere comprensibile il valore del proprio lavoro. Comincia ad arrivare a tutti i livelli, pubblici e non, la percezione di quanto la cybersecurity sia strategica per far funzionare bene le cose. Proteggere l’azienda significa anche tutelare una parte del Paese, ed è per questo che diventa fondamentale costruire alleanze tra imprese, associazioni e istituzioni. La collaborazione di associazioni come la nostra mette a fattore comune questo intento, supportando chi sta cercando di guidare il Paese in questo cambiamento con chi queste cose le mette in campo”. Infine, nell’intervento di chiusura dei lavori, affidato a Nicola Vanin, è stata ribadita la necessità di collaborazione tra tutti gli attori intervenuti e gli altri stakeholder per rafforzare la postura di sicurezza del Paese. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Pokémon GO: Raid Ombra e Lotte Dynamax da remoto e Pokémon GO Fest Parigi 2025

(Adnkronos) - Il popolare gioco per dispositivi mobili Pokémon GO si prepara a introdurre una serie di aggiornamenti significativi a partire dal 13 maggio 2025, con l'obiettivo di intensificare l'esperienza di gioco e favorire ulteriormente l'interazione all'interno della sua vasta comunità globale di Allenatori. 
Una delle novità più rilevanti riguarda l'accessibilità ai Raid Ombra. A partire dalla data indicata, gli Allenatori avranno la possibilità di partecipare a queste sfide anche da remoto attraverso l'utilizzo dei biglietti raid da remoto. Contestualmente, il limite massimo giornaliero di utilizzo di tali biglietti sarà temporaneamente elevato a 10, una modifica che rimarrà in vigore anche dopo la conclusione dell'evento "Scontro regale". Ulteriori modifiche sono previste a partire dal 19 maggio 2025, quando sarà introdotta la possibilità di affrontare le Lotte Dynamax da remoto, anch'esse accessibili tramite i biglietti raid da remoto. Parallelamente, il limite massimo di particelle Dynamax accumulabili sarà incrementato da 1.000 a 1.500. Per coloro desiderosi di approfondire i dettagli di questi aggiornamenti, ulteriori informazioni sono disponibili sul blog post dedicato all'indirizzo: https://pokemongolive.com/gofest?hl=it. 
L'estate 2025 si preannuncia ricca di eventi per gli appassionati di Pokémon GO, con l'avvicinarsi del Pokémon GO Fest di Parigi, che si svolgerà dal 13 al 15 giugno 2025. In occasione di questo evento speciale nella capitale francese, il team di Pokémon GO offrirà a coppie di Allenatori l'opportunità di organizzare proposte di matrimonio in una cornice romantica. Per candidarsi a questa iniziativa unica, è necessario aver acquistato il biglietto per l'evento e inviare la propria storia via email all'indirizzo player-stories@nianticlabs.com. 
Parallelamente all'evento parigino, gli Allenatori di tutto il mondo potranno partecipare al Pokémon GO Fest Global, un evento di due giorni giocabile ovunque ci si trovi il 28 e 29 giugno 2025. Questo evento globale offrirà a tutti i giocatori l'opportunità di vivere l'esperienza del Pokémon GO Fest indipendentemente dalla propria posizione geografica. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Da Lenovo il Legion 9i , laptop per gamer e sviluppatori di videogiochi

(Adnkronos) - E' un laptop gaming progettato su misura dei gamer e degli sviluppatori di videogiochi il Legion 9i presentato al Tech World Shanghai 2025 da Lenovo, un prodotto che - nelle intenzioni dell'azienda - "è disegnato per stabilire un nuovo standard" nel settore. Come spiega Jun Ouyang, General Manager del Consumer Segment, Intelligent Devices questo laptop "grazie alla migliore configurazione hardware, all'intelligenza artificiale e alla possibilità di supporto 3D in 2K, offre un'esperienza di gioco senza precedenti e la potenza necessaria per creare nuovi titoli avvincenti”. Il display PureSight da 18" offre una risoluzione fino a 4K in 2D, con supporto opzionale 3D in 2k per i designer che lavorano nella modellazione 3D per disegnare con maggiore semplicità in tre dimensioni senza cuffie o display 3D separato. Il display 3D utilizza un sistema di tracciamento oculare combinato con un array lenticolare creando un'immagine 3D nitida e realistica, eliminando la necessità di un visore. Lenovo 3D Studio offre una visualizzazione 3D avanzata, supportando formati side-by-side e top-bottom per video, immagini e streaming, oltre a 30 giochi e numerose app di sviluppo. Sia i giocatori che gli sviluppatori possono anche beneficiare della funzionalità Dual Mode, passando da una frequenza di aggiornamento di 240 Hz a 4K fino a una frequenza di aggiornamento di 440 Hz a risoluzione FHD quando è fondamentale una grafica fulminea e fluida. Il display con rapporto screen-to-body del 93% massimizza lo spazio di visualizzazione, offrendo un'esperienza visiva coinvolgente. L'integrazione dell'AI nei processi di sviluppo ha snellito il workflow, rendendo la creazione di giochi più rapida e semplice, riducendo gli intervalli di tempo di sviluppo da anni a pochi mesi. Grazie all'hardware e al software potenziati dall'AI, il Lenovo Legion 9i offre prestazioni top sia nel gaming che nello sviluppo di giochi, consentendo a sviluppatori AAA e giocatori casalinghi di raggiungere nuovi livelli di velocità ed efficienza. Alimentato dal chip Lenovo AI Core e dal Lenovo AI Engine+, che lavorano in tandem per regolare dinamicamente le impostazioni in base allo scenario dell'utente, il laptop ottimizza le prestazioni sia durante il gioco sia durante il rendering. Lenovo Legion Space integra l'AI per creare un'esperienza di gioco più coinvolgente. L'RGB si sincronizza con il suono e le immagini in-game, arricchendo l'atmosfera e completando il sistema audio a sei altoparlanti. Inoltre, le funzionalità Game Coach, Game Clip Master e Game Companion, potenziate dall'AI, offrono ai giocatori strumenti per migliorare le proprie abilità, creare contenuti condivisibili e ricevere assistenza e incoraggiamento durante il gioco.  Il Lenovo Legion 9i (18”, 10) offre quattro slot per la RAM e quattro slot per SSD, tra cui PCIe Gen 5 e può, quindi, supportare fino a 192 GB di RAM DDR5 a doppio canale , supportando fino a 8 TB di spazio di archiviazione SSD, per conservare sia i giochi sia le risorse creative in un unico posto. Notevole l'autonomia grazie a una batteria da 99,99 Whr, mentre il processore Intel Core Ultra 9 275HX e la GPU fino a NVIDIA GeForce RTX 5090 offrono, inoltre, fino a 280 W di carico combinato CPU e GPU, garantendo le massime prestazioni in tutte le applicazioni, siano esse di gioco o di sviluppo di giochi. Dopo il debutto al Tech World Shanghai, Lenovo Legion 9i sarà presente all'Unreal Fest di Orlando, in Florida, a partire dal 2 giugno: i prezzi annunciati sono - per la configurazione di partenza - pari a 4499 euro (IVA inclusa). ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Papa, la professoressa con spirito agostiniano"La sua missione è dare sicurezza, gioia e speranza a giovani"

(Adnkronos) - "Alla notizia dell'elezione del nuovo Papa sono rimasta sorpresa e il mio cuore si è riempito di speranza, anche perché mi è capitato di incontrarlo quando era priore generale degli Agostiniani. Vedendo la manifestazione di gioia dei giovani in piazza all'elezione del Papa mi ha fatto pensare che proprio i giovani hanno bisogno di una guida spirituale che li possa condurre in questo mondo, come si dice, spesso contraddittorio, difficile, opaco, rugoso. Quindi ripensando alla visione di questi ragazzi, che ho visto in piazza San Pietro, mi sembra di individuare un certo desiderio di coltivare una speranza che proprio la Chiesa ha il compito di dare ai giovani, perché non solo le certezze interiori, ma anche una sicurezza, dal punto di vista proprio relazionale con le persone e con il mondo". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia, Laura Patrioli, che ha prestato servizio per circa 40 anni nella scuola statale di ogni ordine e grado, e negli ultimi anni di carriera è stata dirigente scolastico prima a Milano e poi a Roma all'Istituto comprensivo Carlo Forlanini, una carriera vissuta sempre con lo spirito agostiniano. "Ho avuto l'impressione positiva - sottolinea - che questo Papa che sorride sia molto colloquiale e che apra uno spazio nuovo per i giovani, come se possa realizzare le loro speranze e anche il desiderio di essere amati, accolti dalle persone".  "Come insegnante e poi anche come preside - afferma Laura Patrioli - ho individuato la possibilità per i ragazzi di dare voce ai loro sentimenti. Spesso si dice infatti che hanno bisogno di essere ascoltati, ecco io credo che questa è la nuova missione di questo Papa che essendo missionario sa quanto sia importante che i giovani possano inaugurare un nuovo cammino, come se, dietro ogni loro desiderio di felicità e di bene, ci siano infinite strade che coincidono con le strade che portano a Cristo". ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Svolta lotta all'obesità, nasce 'Venice Declaration'

(Adnkronos) - Una rivoluzione parte da Venezia. Nel cuore della città lagunare l’Ifso, la Federazione Internazionale per la Chirurgia dell’Obesità e dei Disordini Metabolici, lancia la 'Venice Declaration', un appello globale "per riconoscere finalmente l’obesità come una malattia complessa, cronica e multifattoriale". Il documento, sarà presentato ufficialmente durante il congresso Ifso dal 14 al 17 maggio al Lido di Venezia, punta a "un cambiamento radicale nell’approccio terapeutico, basato su un modello multimodale e personalizzato: stile di vita, farmaci, endoscopia, chirurgia bariatrica e metabolica, integrati in un percorso su misura per ogni paziente". A presiedere il congresso, che si conferma uno dei principali appuntamenti scientifici internazionali sul tema, sarà il professor Maurizio De Luca, punto di riferimento per la comunità scientifica impegnata nella lotta contro l’obesità e presidente del congresso.  Il programma scientifico, fitto e multidisciplinare, abbraccia le sfide più attuali: chirurgia robotica e nuove tecnologie; gestione delle complicanze rare della nutrizione clinica e supporto psicologico focus sulla salute femminile ('La chirurgia bariatrica si tinge di rosa'); l'uso dell’intelligenza artificiale per personalizzare le cure; la collaborazione internazionale con l’Ifso Academy.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Tumori, casi in crescita fra under 40, Ieo lancia prevenzione 'no age'

(Adnkronos) - "La prevenzione deve essere no age: i casi di tumori stimati fra gli under 40 sono oltre 15.000 in Italia e sono in crescita ogni anno, mentre i nuovi casi di tumori ereditari a ogni età sono stimati fra i 50.000 e i 70.000 ogni anno. Con gli stili di vita corretti, le vaccinazioni opportune e l’accesso ai test genetici di tutti i componenti delle famiglie a rischio, giovani compresi, questi numeri possono ridursi drasticamente, fino al 40%". A lanciare l'appello è l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, in occasione del primo Ieo Open Day (sabato 10 maggio, sede di Via Ripamonti). "Siamo abituati a pensare alla prevenzione a partire dai 40 o addirittura 50 anni, perché il cancro è in effetti una malattia degenerativa, che ha il suo picco intorno ai 65-70 anni. Tuttavia l'aumento dei casi negli under 50 e le conoscenze più recenti sui meccanismi di formazione dei tumori ci obbligano a cambiare rotta", spiega Roberto Orecchia, direttore scientifico Ieo. "La buona notizia - prosegue - è che la maggior parte dei tumori nei più giovani è correlata a fattori di rischio derivanti da stili di vita che si possono modificare: fumo, alcol, sovralimentazione e sedentarietà. È dimostrato che se sin da bambini queste abitudini fossero evitate, i tumori nei giovani sarebbero malattie rare. Se poi ai comportamenti salutari si affiancassero gli esami di diagnosi precoce, la vaccinazione anti Hpv e il counselling genetico, potremmo dire di avere il cancro giovanile sotto controllo. Infatti, grazie alle prime campagne di sensibilizzazione alla prevenzione, il tasso di mortalità è diminuito anche nella fascia 20-49 anni: -21% nelle donne e -28% nei maschi nel periodo 2017-2021. Ma si può e si deve fare molto di più per contrastare la crescita dei tumori fra i giovani, che per alcune forme è davvero preoccupante". Il tumore con il triste record di crescita negli under 40 è quello del seno per le ragazze. In base ai dati più recenti i casi di tumore del seno nelle più giovani sono quasi raddoppiati negli ultimi 30 anni, tanto che In Italia il 20% delle donne che ne sono colpite ha meno di 40 anni. Una percentuale che equivale a 11.140 nuove giovani pazienti ogni anno. Gli esperti sono concordi nell'attribuire questa crescita in gran parte ai fattori di rischio come obesità, alcol e fumo, oltre a fattori ormonali legati a cambiamenti negli stili di vita femminili, come la prima gravidanza tardiva, i pochi figli e il non allattamento al seno. A questi fattori si affianca il rischio genetico ereditario, responsabile del 5-10% di tutti i tumori della mammella. "Il rischio genetico - aggiunge Orecchia - non riguarda solo i tumori della mammella o dell'ovaio. Studi recenti indicano una percentuale del 15-17% di tumori ereditari sul totale dei 400.000 nuovi casi di tumore annuali in Italia. Secondo le stime più attendibili i portatori di sindromi ereditarie che predispongono ai tumori sono circa 1.250.000, ma fino all'85% di queste persone non ne è consapevole perché non ha mai avuto accesso a un counselling genetico, che permetterebbe un percorso preventivo mirato. Anche in questo caso, la sfida per l'oncologia è prima di tutto culturale. Il concetto di rischio oncologico è complesso e per certi versi ancora confuso per gli adulti, tanto di più per i giovani, che in generale rifiutano l’idea della malattia. Superare questa barriera significa salvare molte vite. Per questo l'Ieo è il primo ospedale in Italia ad aver attivato un 'High Risk Center', oggi punto di riferimento in Italia per le persone ad alto rischio di ammalarsi di tumore per caratteristiche personali, genetiche o familiari. Attualmente sono più di 2.000 ogni anno le persone che accedono al Centro, che segue in sorveglianza intensiva circa 600 famiglie l'anno". Per l'Open day Ieo sono state organizzate oltre 200 visite gratuite per i famigliari dei pazienti ed è stato allestito un villaggio della salute aperto a tutti, con diversi punti informativi e attività interattive su importanti temi legati al benessere: dietetica e nutrizione, dermocosmesi, il bello della bicicletta, l'addio al fumo, fino all'amore per i cani. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sicurezza, Gravina (Remind): "Vigilanza privata può supportare forze dell’ordine"

(Adnkronos) - “Gli scenari della sicurezza stanno cambiando soprattutto se seguiamo il panorama internazionale. Come ha detto il presidente del Consiglio, se dobbiamo decidere il nostro futuro dobbiamo pensare alla sicurezza. Da questo spunto dico che la vigilanza privata potrebbe essere un supporto con guardie giurate che possono assolvere compiti di sicurezza in un sistema di partenariato pubblico-privato. Ci sarebbe bisogno di un tavolo unito per poter dare la giusta qualificazione alle guardie giurate che potrebbero dare il loro contributo al fianco delle forze dell’ordine diventando un braccio operativo come già succede in porti e aeroporti”. A dirlo è Giulio Gravina, presidente reparto sicurezza urbana Remind, in occasione dell’evento Nazione Sicura 2025 promosso da Remind, presso Palazzo Ferrajoli a Roma. Una collaborazione tra pubblico e privato che potrebbe risultare utile anche nell’operazione 'Strade sicure' dell’esercito italiano: “Inizialmente - spiega Gravina - i soldati per strada veniva quasi percepiti con paura oggi, invece, sono visto come un patrimonio, un punto di riferimento e di forza per la sicurezza sul territorio. Penso che in alcuni punti, non i più critici, le guardie giurate potrebbero sostituire l’esercito nell’operazione 'Strade sicure'. La cosa potrebbe essere interessante per lo Stato anche dal punto di vista economico perché una guardia giurata ha un costo inferiore rispetto a un soldato e rappresentare un ulteriore punto di forza”. Un percorso che potrebbe essere importante anche per le stesse guardie giurate come specifica Gravina: “Vedo che le guardie giurate amano la divisa e un domani potrebbero diventare un valore aggiunto per le forze dell’ordine e per l’esercito sempre in quel processo di integrazione tra pubblico e privato. Importante però è la qualifica più che la discussione tra guardia giurata armata e non armata. La guardia giurata negli aeroporti non è armata però è qualificata. Quando invece si parla di steward, queste persone non hanno controllo da parte delle forze dell'ordine sia all'assunzione che nel evolversi negli anni nel lavoro; al contrario la guardia giurata ogni anno deve rinnovare tutta una serie di verifiche fiduciarie e avere requisiti al pari del poliziotto o del Carabiniere”. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Allarme obesità adolescenti, 'cuore e sessualità a rischio'

(Adnkronos) - Cresce l'obesità tra gli adolescenti italiani, soprattutto nei maschi. "L'obesità in adolescenza non è solo un problema estetico o momentaneo, ma comporta conseguenze dirette sul metabolismo, sulla fertilità, sulla sessualità e rappresenta un predittore importante di rischio cardiovascolare prima dell'età adulta. Per questo motivo servono prevenzione e screening precoci". A lanciare l'allarme è l'endocrinologo Carlo Foresta, promotore da vent'anni del 'Progetto Scuola' di prevenzione andrologica.  Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il numero di bambini e adolescenti obesi tra i 5 e 19 anni nel mondo è aumentato di 10 volte negli ultimi 40 anni. In Europa il 59% degli adulti e quasi 1 bambino su 3 è in sovrappeso o obeso, e in Italia la situazione non è migliore: il 43% degli adulti ha un eccesso ponderale, con punte del 49% in Puglia. E non va meglio nella popolazione infantile: secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, oltre il 22% degli adolescenti italiani presenta un eccesso ponderale. Tra i maschi di 17 anni, la quota sale a quasi il 24%, con un 3,9% classificato come obeso. Il trend, che fino a pochi anni fa sembrava in lieve diminuzione, sta nuovamente crescendo, soprattutto nella fascia 11-14 anni. Inoltre, a livello globale, un rapporto Oms ha stimato che nel 2022 l'obesità infantile e adolescenziale in Italia ha raggiunto livelli circa 4 volte superiori rispetto al 1990 (dati Epicentro Iss). Ancora più preoccupante è la distribuzione geografica del fenomeno: le prevalenze più elevate di obesità tra i giovani si osservano nelle regioni del Sud Italia. Le indagini nazionali indicano un chiaro gradiente Nord-Sud: regioni meridionali come la Campania presentano tassi di adolescenti sovrappeso/obesi superiori al 25-30%, con la Puglia al 27%, mentre in alcune regioni del Nord (per esempio il Trentino Alto Adige) tali valori scendono sotto il 15%. In generale, almeno 1 adolescente su 4 nel Mezzogiorno risulta in eccesso di peso, a fronte di quote sensibilmente inferiori nelle regioni settentrionali.  Il Progetto Scuola della Fondazione Foresta Ets, partito lo scorso ottobre a Padova, ha coinvolto quasi 6mila studenti delle scuole superiori. I dati raccolti confermano un quadro preoccupante, riporta una nota: i giovani maschi sono più frequentemente obesi rispetto alle coetanee (18% vs 12%), e questa forbice è sempre più ampia rispetto a 8 anni fa quando la differenza era di soli 2 punti percentuali. Le conseguenze sulla salute non sono trascurabili e includono certamente le disfunzioni sessuali (il 20% degli obesi dichiara di avere almeno una disfunzione sessuale già a 18 anni, contro meno del 10% dei coetanei normopeso), ma anche i tipici fattori di rischio cardiovascolare dell'adulto, come ipertensione, iperglicemia e ipercolesterolemia. Non è tutto. Secondo uno studio condotto dall'équipe di Foresta in collaborazione con Andrea Di Nisio dell'Università Pegaso, su oltre 100 ragazzi italiani tra 11 e 14 anni, nell'ambito di un progetto di prevenzione dell'obesità e della salute andrologica e pubblicato sulla rivista internazionale 'Endocrine', quasi la metà del campione era in sovrappeso o obeso, prosegue la nota. Un elemento chiave emerso è la diffusa carenza di vitamina D: il 92% dei ragazzi obesi e il 76% dei normopeso risultavano avere livelli insufficienti. Tale carenza si è rivelata essere un indicatore indipendente di accumulo di fattori di rischio cardiovascolare, anche nei soggetti normopeso. In condizioni di ipovitaminosi D, cioè con livelli inferiori a 30 ng/ml, la probabilità di presentare almeno un fattore di rischio risultava aumentata del 31% nella popolazione totale e del 41% tra i ragazzi in eccesso ponderale. Nei casi di carenza grave (inferiore a 20 ng/ml), il rischio risultava addirittura raddoppiato.  "Questo studio - afferma Foresta - dimostra che l'obesità adolescenziale espone i ragazzi, già in tenera età, a fattori di rischio cardiometabolico che, se non corretti, nell'adulto possono svilupparsi precocemente in patologie cardiovascolari severe, per non parlare del rischio di ipogonadismo e infertilità, confermato già da diversi studi che mostrano come la funzionalità testicolare del giovane obeso sia già alterata e si mantenga tale durante tutto la fase di sviluppo sessuale dell'adolescenza".  Lo studio sarà illustrato a Lecce, al Mercure Hotel President, il 9-10 maggio nell'ambito del XVIII Convegno di endocrinologia e medicina della sessualità sul tema 'Obesità, osteoporosi, infertilità: un complesso sindromico dilagante': 3 patologie frequentemente interconnesse, soprattutto nel maschio infertile e indipendentemente dall'invecchiamento. Basti pensare che quasi il 50% dei giovani infertili è obeso, ipogonadico e presenta una ridotta densità dell'osso prodromica all'osteoporosi. L'evento - rimarcano i promotori - rappresenta ormai da 17 anni un importante momento di confronto culturale e di approfondimento clinico sperimentale su tematiche che, soprattutto in questo periodo, assumono un carattere di estrema rilevanza. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Benessere psicologico dei giovani, Campus Bio-Medico al fianco degli studenti

(Adnkronos) - Depressione, ansia, disturbi alimentari, dipendenze da alcol, droghe, ludopatia e comportamenti disfunzionali rappresentano una minaccia crescente per il benessere psicologico dei giovani. Per affrontare questa emergenza silenziosa, oggi l'Università Campus Bio-Medico di Roma ha ospitato un evento dedicato alla salute mentale studentesca, nell'ambito del progetto nazionale Pro-Ben promosso dal ministero dell'Università e della Ricerca (Mur). All'incontro hanno partecipato esponenti delle istituzioni e del mondo accademico, tra cui la vice presidente del Senato Maria Domenica Castellone e la senatrice Paola Binetti, in un confronto aperto sul ruolo dell'università come presidio di prevenzione e supporto. Nel corso dell'evento è stato presentato il servizio di counseling psicologico personalizzato attivo presso l'ateneo, gratuito e riservato, pensato per studenti, specializzandi e dottorandi. Obiettivo del servizio è accompagnare i giovani in un percorso di crescita emotiva e consapevolezza, aiutandoli a riconoscere e affrontare eventuali disagi, con una logica preventiva e non emergenziale. Parallelamente, l'Ucbm ha attivato per il mese di maggio un ciclo di seminari di psico-educazione ed educazione alimentare su stress, rapporto con il cibo e gestione del tempo. Gli incontri, disponibili su prenotazione e in forma anonima, offrono strumenti pratici per migliorare il benessere psicofisico degli studenti. L'Università Campus Bio-Medico di Roma è partner del progetto Pro-Ben insieme ad altri atenei italiani - tra cui l'Università di Tor Vergata, Roma Tre, Cassino, Luiss Guido Carli, l'Accademia nazionale di danza e il Conservatorio Santa Cecilia - con l'obiettivo condiviso di offrire un supporto concreto agli studenti attraverso azioni trasversali mirate alla prevenzione e alla promozione della salute mentale. Il progetto, finanziato con 2,75 milioni di euro dal Mur, prevede attività comuni e interventi specifici per ciascun ateneo, tra cui screening, iniziative informative, sensibilizzazione contro le dipendenze e la promozione di stili di vita sani: alimentazione equilibrata, movimento fisico, riduzione di fumo e alcol, sonno regolare e uso consapevole delle tecnologie. "E' stata una giornata bellissima - ha dichiarato Castellone - nella quale ho potuto ascoltare dalla viva voce di tanti studenti cosa vorrebbero che le istituzioni, ma anche l'università, facessero per aiutarli a diventare sempre di più cittadini consapevoli e degli uomini e delle donne che siano davvero artefici del proprio futuro. Ho chiesto loro come state, cosa vorreste che facessimo per voi, come possiamo fornirvi gli strumenti che vi permettano di realizzare i vostri sogni. Questo deve essere il nostro impegno, questo sarà sicuramente il mio impegno". "Prendersi cura dei nostri studenti significa aiutarli a crescere non solo a livello accademico, ma anche personale ed emotivo - ha affermato Laura De Gara, pro-rettrice vicaria dell'Ucbm - Con Pro-Ben diamo corpo a un impegno concreto che pone la persona al centro, in linea con il nostro progetto formativo: crediamo che solo una persona equilibrata e solida nei valori possa diventare un professionista capace di portare un contributo autentico alla società".  Federica Bressi, responsabile del progetto Pro-Ben per l'Ucbm, ha aggiunto: "L'università deve essere una comunità educante, un luogo in cui si cresce insieme. Il nostro obiettivo è far sentire ogni studente accolto e ascoltato, attraverso relazioni autentiche e spazi dedicati all'ascolto e alla condivisione. Con Pro-Ben portiamo avanti una visione integrata che promuove la prevenzione e il benessere come parte essenziale della vita universitaria". ---universitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)