Vino, Sicilia en Primeur 2025 lancia il manifesto sul futuro partendo dalla tutela del valore culturale
(Adnkronos) - “La Sicilia del vino, instancabilmente resiliente, riflette sul passato e si proietta con determinazione verso il futuro, trovando nell'associazionismo la forza per avanzare e crescere incessantemente”. Il messaggio di Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, chiude la XXI edizione di Sicilia en Primeur, sottolineando il ruolo centrale dell’associazione nel dibattito globale che riguarda il mondo del vino, definendo un manifesto programmatico che fa leva sul valore culturale del vino e sui fattori principali che oggi lo definiscono: enoturismo, sostenibilità, consumo consapevole, qualità produttiva. È stata la città di Modica e il suo scenario barocco, dal Castello dei Conti al Teatro Garibaldi, ad aver ospitato la più importante vetrina itinerante del vino siciliano, dedicata all’anteprima dell’ultima annata, ideata ed organizzata da Assovini Sicilia sin dal 2004. Un viaggio nel cuore della Sicilia del vino: gli undici enotour che hanno condotto la stampa internazionale alla scoperta delle diverse anime vinicole dell'isola hanno consacrato il successo di un format che fa del territorio il suo protagonista. Oltre trecento etichette, presentate in una degustazione tecnica guidata dall'Ais, hanno offerto una vibrante testimonianza del dinamismo e della qualità che animano i produttori siciliani. Sempre più attenzione ai contenuti, con la nuova formula dei quattro talk che ha permesso di approfondire tematiche attuali come la comunicazione nelle nuove generazioni, il neuromarketing, la tutela e valorizzazione delle produzioni vitivinicole grazie ai nuovi contrassegni di Stato. Con il convegno 'La cultura del vino in Sicilia: una storia millenaria che guarda al futuro', ospitato presso il Teatro Garibaldi di Modica, Assovini Sicilia punta i riflettori sull’attualità del fattore vino nel contesto economico-politico e sociale, offrendo nuovi spunti e riflessioni. Moderato da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, il convegno si è aperto con i saluti istituzionali dell’assessore all'Agricoltura Salvatore Barbagallo, e di Felice Assenza, capo dipartimento Icqrf (Ispettorato centrale qualità e repressione frodi) del Masaf, che ha sottolineato l’importanza di “rafforzare i sistemi di tracciabilità e controllo per proteggere l’identità e la competitività del nostro vino nel mondo". "Questi controlli - ha affermato Assenza - non solo tutelano il consumatore, ma garantiscono anche una leale concorrenza tra produttori, contribuendo a eliminare dal mercato prodotti contraffatti e a contrastare il fenomeno dell’Italian sounding, particolarmente diffuso all’estero”. A partire dal pay-off di questa XXI edizione, La Cultura del vino in Sicilia: una storia millenaria che guarda al futuro, è la cultura, il leitmotiv e filo conduttore tematico del convegno, declinato nei diversi contributi dei relatori, i quali hanno ragionato, ciascuno secondo la propria area di competenza e azione, su possibili soluzioni e scenari. Nel suo speech inaugurale, Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, ha sottolineato che “oggi, di fronte alle sfide globali che vedono il vino al centro di un acceso dibattito, è fondamentale tornare alle nostre radici per riflettere e rispondere alle sfide future". "La prossima sfida per Assovini Sicilia non è solo mantenere alta la qualità della produzione vinicola e investire in sostenibilità, ma anche tutelare il valore culturale contro dinamiche internazionali restrittive, contro un pensiero che criminalizza un prodotto di civiltà, conoscenza, bellezza e tradizione”, ha aggiunto. Il Master of Wine Andrea Lonardi ha gettato le basi per un manifesto programmatico dal titolo 'Il fattore S: l’unicità del continente vitivinicolo siciliano', e ha esplorato il futuro del vino siciliano attraverso dodici parole chiave che iniziano per 'S' - da scenario a sogno - offrendo una riflessione profonda su identità, sostenibilità e visione strategica. “È necessario trattenere i giovani, valorizzare i siti identitari oltre l’Etna, creare vini e narrazioni contemporanei, formare una nuova generazione di viticoltori per affrontare le sfide. Il vino siciliano può rimanere ancora simbolo culturale e sogno condiviso, se guidato da visione e responsabilità ma con preparazione, metodo e disciplina”, ha commentato Andrea Lonardi. Si scrive enoturismo e si legge cultura del vino, del viaggio e del territorio. Dalla vigna alla vetrina digitale: il Sud che innova tra eventi, e-commerce e nuovi modelli di accoglienza per l'enoturismo, è stato il titolo dell’intervento dei docenti dell’Università Lumsa, Dario Stefàno e Antonello Maruotti, i quali hanno illustrato e commentato i risultati del focus sulla Sicilia della ricerca condotta dal nuovo Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università Lumsa, guidato dallo stesso Dario Stèfano. “L'offerta enoturistica nel Sud Italia, ed in particolare in Sicilia, che emerge dell’indagine del Ceseo, disegna un modello dinamico, radicato nella tradizione ma capace di coniugare innovazione ed esperienzialità. Vendita diretta ed e-commerce export si caratterizzano sempre più come canali strategici di crescita economica, con l’online che assume sempre maggiore rilievo nel fatturato”, hanno dichiarato Dario Stefàno, presidente del Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università Lumsa, e Antonello Maruotti, docente di Statistica (Lumsa Università). Il dibattito si è arricchito con il tema Awareness e cultura del vino: per un consumo informato e consapevole, ovvero il rapporto tra vino e salute, discusso da Sara Farnetti, specialista in Medicina Interna e in Fisiopatologia del Metabolismo e della Nutrizione. “Il vino è un patrimonio unico, genuino, culturale e come tale va preservato. Non ha senso presentare un divieto di consumare alcolici, sarebbe logico ed efficace rendere consapevoli al consumo, deliberare in modo autonomo una revisione delle abitudini. In tal modo realizziamo un cambiamento culturale, insegniamo il rispetto e la cura dell'individuo”, ha sottolineato Sara Farnetti. Infine, la cultura del vino in Sicilia oggi non può prescindere dal ruolo della sostenibilità e della Fondazione SoStain Sicilia, “che si dimostra sempre più uno strumento fondamentale per il presente ed il futuro del vino siciliano”, come ha rimarcato Alessio Planeta, consigliere della Fondazione SoStain Sicilia, che, sul palco di Sicilia en Primeur, ha presentato i nuovi progetti come 'Honeybees and vineyard' sul ripopolamento ape e biomonitoraggio apistico, e la 'Bottiglia leggera - CentoperCento Sicilia' che mira alla riduzione dell’impronta carbonica. La Fondazione SoStain Sicilia, nata dalla volontà e dalla sinergia tra Assovini Sicilia e il Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia, conta oggi quarantaquattro aziende associate e 23,6 mila bottiglie certificate SoStain Sicilia. Gran finale al Castello dei Conti di Modica con il walk-around tasting che ha visto 57 cantine associate protagoniste dell’incontro con la stampa, oltre all’eccellenza della produzione vinicola con 300 vini in degustazione. Sicilia en Primeur è stata anche l’occasione della collaborazione tra Assovini Sicilia e La Sicilia di Ulisse, l’associazione che riunisce le eccellenze siciliane nei settori dell'ospitalità, della gastronomia e della viticultura, che ha curato la cena di chiusura della manifestazione. “Sicilia en Primeur è un ulteriore importante tassello nel progetto di collaborazione tra Assovini e La Sicilia di Ulisse finalizzato a promuovere la nostra regione attraverso le sue eccellenze di cibo, vino e ospitalità. Aver offerto agli ospiti l’esperienza dell’alta cucina siciliana, abbinata ai grandi vini del territorio, è stata senza dubbio la più autentica forma di promozione della nostra isola, espressione viva della sua cultura e della sua identità”, ha commentato Tony Lo Coco, presidente La Sicilia di Ulisse. Altra sinergia messa in campo durante Sicilia en Primeur, è l’evento organizzato insieme all’Enoteca Regionale Sicilia Sud- Est e l’Ats Strade del vino Cerasuolo di Vittoria, dedicato a una delegazione di giornalisti nazionali ed esteri, ospiti di una degustazione alla scoperta dei vini del territorio. "Il vino - ha concluso Mariangela Cambria - non può essere privato della sua essenza più pura: il suo valore culturale. La nostra cultura del vino promuove il brand Sicilia nei mercati di tutto il mondo, valorizzando la sua storia, diversità e unicità". ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Maternità e carriera, infermiera e dottoressa raccontano la Festa della mamma tra difficoltà e sogni
(Adnkronos) - Le professioniste del mondo della sanità e le difficoltà che ancora persistono nel conciliare il lavoro, la maternità e la famiglia. La Festa della mamma è l'occasione per raccontare due storie diverse, quella di una infermiera e l'altra di una dottoressa, unite dalla coraggio di non rinunciare ai propri sogni. Rosamaria Virgili oggi è direttrice didattica di un corso di laurea in Infermieristica, con 40 studenti da coordinare, dopo un percorso accademico completo a cui si aggiunge ora un dottorando, e a casa ha un figlio e un marito. "Alle ragazze dico che si può fare, la mia - esordisce - è un'esperienza positiva nel percorso di infermiera e di mamma, nonostante la genitorialità in salita visto che ho un figlio con disturbo dello spettro autistico. Ma ho avuto un marito e una famiglia che mi hanno sempre supportato nel raggiungere i miei risultati professionali. Ci sono state delle difficoltà, non lo nascondo, ma si possono superare". "C'è una collega con cui ho condiviso tanti turni che è diventata mamma lo scorso anno e voleva lasciare il lavoro - racconta Virgili, direttrice didattica del Corso di laurea in Infermieristica dell'Università Tor Vergata di Roma, sede Idi-Irccs - Ci siamo confrontate su questo" perché "a me il lavoro ha 'salvato'. Credo nell'essere infermiere e nella professione che ha tanto da dire, soprattutto non dobbiamo ragionare per compartimenti stagni: fare la mamma-infermiere è un diritto e non dobbiamo rinunciarci". La direttrice coordina 40 studenti in Infermieristica, oltre il 90% donne. "I miei studenti devo dire che vanno spronati, ma il cambio di passo vero si vede quando entrano in tirocinio - sottolinea - Ho anche una mamma-studentessa di 25 anni ed è una delle migliori, in regola con gli esami. Però già vedo che si preoccupa sul come potrà gestire gli orari del tirocinio con le esigenze di un figlio piccolo. La capisco perché io e mio marito abbiamo trovato una regolarità nella gestione familiare quando ho smesso di fare i turni - ricorda - e l'organizzazione della famiglia ne ha beneficiato. E' chiaro che senza l'aiuto di partner o dei genitori le difficoltà aumentano. I primi anni di vita di un bambino sono i più complicati, così vedo alcune colleghe che rientrano solo quando i figli hanno 3-4 anni e vanno al nido. La mia azienda, l'Idi-Irccs, quando ho avuto problematiche legate a mio figlio (per un periodo ha avuto disturbi del sonno), è stata comprensiva - rimarca Virgili - e il mio responsabile mi è venuto incontro permettendomi di uscire dai turni. Sono stata supportata".
La cosa più difficile quando si fa il medico e si hanno dei figli "è spiegare ai bambini la morte e le malattie inguaribili", ma anche cercare di "fargli capire che è un lavoro che ha delle imprevedibilità: sai quando inizi, ma non quando finisci. La prestazione sanitaria non è bella e impacchettata, ma dipende da come va una visita o un intervento. Un bambino piccolo non lo capisce e alla fine di una giornata chiede della mamma, vuole stare con lei. Così, se devi uscire spesso, ti domandano 'quando torni?'". Però i figli alla fine "semplicemente si adattano, sanno che in determinato momento non ci sei, ma poi torni e stai con loro. Quindi dopo 8-10 ore di lavoro torno a casa da loro perché hanno bisogno della mamma e non dei nonni o della baby sitter". A raccontarsi è Giulia Zonno, medico e componente del Gruppo di lavoro donne medico dell'Omceo Bari 'Agapanto', "il fiore simbolo di coesione sociale. Siamo nate - spiega - per condividere, supportarci e impegnarci nel sociale".
La situazione delle mamme-medico in ospedali o Asl "sta migliorando" e anche "gli uomini danno oggi uno stop al lavoro mettendo un punto da dove poi inizia la vita privata - dice Zonno, 2 figli, che condivide la professione con il marito - Si circoscrive di più il lavoro, se hai figli rinunci magari ad altre attività, i congressi, l'associazionismo, la didattica o l'attività professionale extra. Perché devi darti uno stop, il lavoro non può essere totalizzante. Però una mamma, rispetto ad una collega che non ha famiglia, parte svantaggiata: ad esempio, in una situazione come la specializzazione in Chirurgia i giovani stanno anche 2 giorni senza tornare a casa per i turni e le guardie, quindi se non hai famiglia resti al lavoro perché vuoi 'rubare' la professione e conoscenze al primario. Questo perché c'è la passione che monta, ma se hai qualcuno a casa che ti aspetta la scelta sarà diversa".
La maternità e la famiglia sono ancora un ostacolo per la donna nella sua carriera di medico? "Se si sa gestire una famiglia - risponde la dottoressa - si acquisiscono capacità organizzative e le si portano anche sul lavoro. Noi siamo medici dirigenti e dirigere una famiglia va in parallelo. Questo atteggiamento può dare una marcia in più, tuttavia il tuo impegno lavorativo deve essere conciliato con la famiglia. Serve mettere un freno alla passione, ma essendo un medico dirigente può capitare di andarmene e finire alcune cose sul computer a casa quando i bambini sono impegnati con altro. Se hai un ruolo di dirigente, che sia sul territorio o in ospedale - osserva Zonno - hai delle responsabilità, non timbri il cartellino e vai a casa. Se gestisci un servizio sanitario piccolo o grande, un reparto ospedaliero, un ambulatorio o un centro vaccinale, hai delle responsabilità precise".
Secondo i dati della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, tra i medici italiani con meno di 50 anni 6 su 10 sono donne. E tra i medici con età compresa tra i 40 e i 49 anni la proporzione sale al 64%: quasi 2 su 3. Per Zonno un nodo fondamentale tra le diverse tematiche che investono l'esercizio della professione medica al femminile "è che noi finiamo tardi il percorso di formazione, università e specializzazione, e prima di trovare un posto stabile che ti permetta di progettare una famiglia e un figlio passa qualche anno. Ed ecco che - rimarca Zonno - le mamme medico arrivano alla maternità più tardi rispetto ad altre categorie professionali. Questo è un problema forse anche più degli ostacoli nell'avanzamento della carriera". Nella vita quotidiana, "come tanti altre mamme e papà che lavorano e fanno i turni, c'è un problema con i nidi. A Brescia, dove vivevo prima di trasferirmi a Bari - conclude il medico - c'era una classe di bambini 'turnisti' che potevano fare o mattina o pomeriggio. Questo agevolava i genitori e ci aiutava, era un asilo privato, ma convenzionato con l'Azienda ospedaliera di Brescia. A Bari non esistono queste realtà, ma si potrebbero organizzare" ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Chi è Lorenzo Guglielmetti, l'italiano fra i 100 del Time più influenti nel mondo della salute
(Adnkronos) - Da cervello in viaggio per il mondo a cervello di ritorno. Lorenzo Guglielmetti, 42 anni, direttore del progetto EndTb, con Medici senza Frontiere ha trascorso davvero tanto tempo con la valigia in mano. Il suo colpo di fulmine scientifico: lo studio della tubercolosi resistente ai farmaci. Un incontro nato "un po' per caso. Ma poi ci siamo trovati e non ci siamo più lasciati", sorride, raggiunto al telefono dall'Adnkronos Salute. E proprio uno studio sulla Tbc resistente alla rifampicina, pubblicato quest'anno sul 'New England Journal of Medicine' gli è valso un importante riconoscimento: è stato inserito nell'elenco delle 100 persone più influenti del settore salute secondo la rivista 'Time'. E ora si appresta a tornare in Italia, dove da giugno comincerà una nuova parentesi lavorativa, all'Irccs ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. "Le malattie infettive mi hanno sempre ispirato - spiega Guglielmetti - E' molto soddisfacente trattarle, perché si riesce a vedere un risultato, si riesce a curare. Di solito con i pazienti si ottiene un risultato in fretta". Ma non sempre è così. Alcune sfide sono più complicate di quel che si pensi. C'è poi l'aspetto umanitario: "Queste sono proprio le malattie delle disuguaglianze, delle fasce più marginali delle società, le grandi malattie neglette che hanno un impatto globale", osserva. Sebbene sia personale, "il riconoscimento del Time è un riconoscimento al lavoro che è stato fatto in questo progetto nato quasi 15 anni fa, portato avanti con diversi partner da 3 Ong: Msf, Partners In Health (Pih), e Interactive Research and Development (Ird) - sottolinea - Un lavoro di ricerca ma anche molto di advocacy per cercare di migliorare il trattamento della tubercolosi resistente attraverso questi nuovi farmaci, creando nuove combinazioni di molecole in un ambito in cui c'è pochissimo interesse da parte delle case farmaceutiche e pochissimo finanziamento". L'obiettivo è dunque "riempire un vuoto". Nello studio pubblicato su 'Nejm', spiega Guglielmetti, "abbiamo proprio identificato tre nuove associazioni di farmaci - combinazioni di 4 o 5 farmaci, alcuni nuovi, altri più vecchi - che con un trattamento di 9 mesi permettono di avere degli ottimi risultati nel trattare la tubercolosi resistente alla rifampicina" e quindi aiutare le 410.000 persone colpite ogni anno da questo ceppo. E' un trattamento "molto più corto" rispetto a quello storico di 18-24 mesi, "funziona almeno altrettanto bene, sono tutti farmaci orali, non ci sono iniezioni". La tubercolosi non si guadagna quasi mai le prime pagine dei giornali, riflette il ricercatore, "si lotta per avere un po' di attenzione sul tema ed è assurdo se si pensa che, tra tutte le malattie infettive, la Tbc è l'agente che causa più morti ogni anno - 1,3 milioni di morti - e più di 10 milioni di casi. Un problema di sanità pubblica enorme, la pandemia più antica, e siamo lontanissimi dall'averla sconfitta. Penso dunque sia importante che si accendano i riflettori, specie in questa fase, con i tagli che sono stati fatti. Basti pensare che gli Stati Uniti hanno tagliato il 40% di tutti gli aiuti alla presa in carico della Tbc a livello mondiale". Gli impatti previsti "sono molto gravi: 30% di casi in più e più morti. Potenzialmente si ritorna indietro di decenni".
Guglielmetti, dopo la specialità in Malattie infettive all'università di Verona, si è messo in moto. "Adesso sono circa 11 anni che sono partito e sono andato a Parigi e da circa 10 anni lavoro con Msf. Sono partito in missione all'inizio, per uno o due anni, e ho lavorato sulla tubercolosi resistente come medico. Dal 2017 mi sono impegnato in questo progetto EndTb, che mi ha permesso di viaggiare nei 7 Paesi in cui abbiamo condotto questi studi, e adesso siamo alla fine, stiamo chiudendo dopo 8 anni".
Progetti per il futuro? Per Guglielmetti questo è un "momento di transizione". E' infatti in programma, come spiegato, "il ritorno in Italia. Riparto dall'ospedale di Negrar e continuerò a lavorare sulla Tbc, sempre inseguendo l'obiettivo di migliorare il trattamento". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Il report: "58% reparti Medicina interna in overbooking, ma 1 ricovero su 3 evitabile"
(Adnkronos) - I reparti di Medicina interna dei nostri ospedali sono quelli che assistono quasi la metà dei ricoverati, in particolare anziani e cronici con comorbilità. Pazienti che necessitano di cure sempre più complesse, che richiederebbero adeguate dotazioni di letti e personale. "Ma oltre la metà delle medicine interne è attualmente in overbooking, mentre circa un terzo dei ricoveri potrebbe essere evitato con una migliore presa in carico dei servizi sanitari territoriali e se solo si facesse un po’ più di prevenzione. In più l’85,6% dei reparti denuncia carenze oramai croniche di personale". Sono alcuni dei dati che emergono dalla survey condotta da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, su 216 unità operative sparse in tutte le regioni italiane. Nelle Medicine interne "si può dire che la sottoutilizzazione dei posti letto sia un fenomeno inesistente, visto che appena lo 0,46% delle unità operative ha un tasso di utilizzo inferiore al 50% e lo 0,93% tra il 51 e il 71%. Ma - sottolinea il report Fadoi - mentre il 40,28% dei reparti occupa tra il 70 e il 100% dei letti a disposizione, il 58,33% va appunto in 'overbooking', con oltre il 100% dei letti occupati. Ciò significa poi avere pazienti assistiti perfino su una lettiga in corridoio, con un solo separé a garantire la privacy. Ad acuire il tutto c’è poi la carenza di personale, riscontrata nell’85,65% dei casi". Secondo la Fadoi: "Pochi letti, ancor meno personale, ma la situazione potrebbe essere un po’ più gestibile se si potessero evitare i ricoveri impropri, quelli frutto di una difficoltà di presa in carico dei servizi territoriali, basati su servizi di assistenza domiciliare, reparti di post acuzie e lungo degenza, ma in larga parte sulla rete dei medici di famiglia, anche loro sempre meno numerosi, con un numero elevato di pazienti da dover seguire e gravati sempre più da un enorme e spesso inutile carico burocratico". "Mediamente un ricovero su quattro potrebbe essere evitato con una rete di assistenza territoriale più adeguata - prosegue la survey - Nel 32,87% dei reparti i letti che si sarebbero potuti liberare sono tra il 10 e il 20% del totale, nel 37% dei casi tra il 21 e il 30%, mentre nel 18,98% dei reparti si sarebbero potuti evitare tra il 31 e il 40% dei ricoveri con una migliore presa in carico del territorio. Percentuale che sale a oltre il 40% nel 6,02% delle unità operative, collocate soprattutto al Sud". "Discorso analogo per la mancata prevenzione. Stili di vita scorretti, bassa aderenza agli screening, scarse coperture vaccinali, unite al più basso finanziamento pubblico d’Europa per la prevenzione, fatto è che a causa di tutto ciò almeno un quarto degli assistiti finisce in ospedale, quando avrebbe potuto evitarlo - rimarca la Fadoi - Nel 35,19% dei reparti tra l’11 e il 20% dei ricoveri sono dovuti alla poca prevenzione; percentuale che sale tra il 21 e il 30% nel 30% delle unità operative, mentre si sta tra il 31 e il 40% nel 19,44% dei casi e oltre il 40% nell’8,80% dei reparti". La riforma della sanità territoriale. "Se su quel che precede e dovrebbe evitare molti ricoveri la nostra sanità ancora arranca, altrettanto non si può dire per chi viene dimesso. Qui la percentuale di chi va a casa ma con l’assistenza domiciliare integrata attivata è salita al 43,98%, mentre il 26,85% va in Rsa e il 21,30% in qualche struttura assistenziale intermedia. Solo il 7,87% si ritrova nel proprio letto ma senza servizi di presa in carico, né da parte del territorio, né dell’ospedale", osserva il report. Cosa accadrà son le case e ospedali di comunità? "Quanto complessivamente la riforma della sanità territoriale, che stenta a decollare, possa migliorare le cose lo racconta la seconda parte dell’indagine, dalla quale emerge un mix di speranza e scetticismo rispetto all’operatività delle nuove strutture che dovranno aprire i battenti entro il giugno 2026 per non perdere i due miliardi del Pnrr stanziati proprio per questi servizi - avverte la Fadoi nel report - Fulcro della riforma dovrebbero essere le Case di Comunità, sorta di maxi-ambulatori dove dovrebbero lavorare in team medici di famiglia, specialisti ambulatoriali delle Asl e altri professionisti della salute. Strutture dove, oltre ad essere visitati, gli assistiti dovrebbero poter eseguire anche accertamenti diagnostici di primo livello, come Ecg o ecografie". Per il 72,22% dei medici le nuove Case di Comunità potranno effettivamente ridurre il numero dei ricoveri, “ma bisognerà vedere come verranno realizzate”. Stessa risposta fornita dal 72,69% dei medici rispetto agli ospedali di comunità a gestione infermieristica, ai quali spetterebbe il compito di agevolare le dimissioni dai reparti, prendendo in carico quei pazienti che non hanno più bisogno dell’ospedale vero e proprio, ma che nemmeno sono nelle condizioni di tornare a casa. "Per il 20,37% degli interpellati, invece, nessun beneficio arriverà dalle Case di Comunità, così come non vede miglioramenti all’orizzonte derivanti dagli Ospedali di Comunità il 12,04% dei medici. Fermo restando che per il 32,87% tra l’11 e il 20% dei ricoveri potrebbe essere dimesso più rapidamente con queste nuove strutture intermedie ben funzionanti. Percentuale che sale tra il 21 e il 30% per il 33,33% degli interpellati, mentre per il 24,54% potrebbero lasciare più rapidamente il reparto oltre il 30% dei pazienti", conclude Fadoi. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Papa Leone XIV, AmCham Italy: "Pontefice statunitense svolta epocale, può rafforzare legame Ue-Usa"
(Adnkronos) - "La salita al soglio di Pietro di un pontefice statunitense rappresenta una svolta epocale capace di rafforzare enormemente il legame tra le due sponde dell'Atlantico. Le sue prime parole pronunciate dalla Loggia delle Benedizioni sono un potente richiamo all'umanità sui valori della pace, della fratellanza e della responsabilità, particolarmente sentiti nella difficile era che stiamo vivendo in cui siamo chiamati ad affrontare sfide di portata globale". Così, con Adnkronos/Labitalia, Simone Crolla, managing director di AmCham Italy, la Camera di Commercio Americana in Italia, sull'elezione di Papa Leone XIV.
"Da sempre il commercio ha promosso concordia tra i popoli e portato benessere a coloro che ne beneficiano e può a buon titolo considerarsi uno strumento di armonia e dialogo. La stagione di speranza e vicinanza tra le genti che si apre con questo pontificato, radicato nel solco dell'eredità spirituale di Papa Francesco, può rendere ancora più efficace l'azione di tale strumento, contribuendo così al ristabilimento di quella concordia di cui tutti percepiamo il bisogno. AmCham Italy rivolge pertanto le più sentite congratulazioni a Sua Santità Papa Leone XIV per la sua elezione e augura ogni successo nel suo operato", conclude. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Aidp: da 72% direttori personale sì a partecipazione lavoratori a governance aziendale
(Adnkronos) - Il disegno di legge che prevede la partecipazione dei lavoratori al capitale, alla gestione e ai risultati dell’impresa sta seguendo il suo iter parlamentare e potrebbe diventare legge molto presto. Si tratta di un tema storico per il nostro Paese, sul quale anche i direttori del personale hanno espresso il loro pensiero. L’88% di loro, infatti, ritiene che il tema sia molto importante per lo sviluppo e il successo delle aziende e, di questi, il 33% dichiara che la proposta è molto utile. Nel merito della proposta di far partecipare i lavoratori alla governance dell’impresa, invece, circa il 72% dei direttori del personale si dichiara favorevole. Questo è uno dei dati di fondo emersi dall’indagine sul tema curata dal centro ricerche dell’Aidp (associazione nazionale per la direzione del personale), guidato dal professor Umberto Frigelli, a cui hanno risposto oltre 600 professionisti delle risorse umane. “Il Disegno di Legge n. 1407 rappresenta un'opportunità unica per dare concretezza all'articolo 46 della Costituzione e favorire la partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale. La survey condotta da Aidp evidenzia chiaramente il grande potenziale di queste pratiche. La partecipazione non si impone, si costruisce: serve un’alleanza tra istituzioni, imprese e persone, come Aidp lavoreremo per ottenere questo risultato. solo così potremo creare un modello partecipativo efficace e duraturo. Questi e tanti altri saranno i temi al centro del nostro 54° congresso nazionale del 16 e 17 maggio”, spiega Matilde Marandola, presidente nazionale Aidp.
In questi anni sono state già implementate nelle aziende diverse forme e modalità di partecipazione dei lavoratori alla governance aziendale. Il 30% delle aziende, infatti, ha predisposto organismi consultivi attraverso forme e processi strutturati per avanzare suggerimenti e proposte di miglioramento; il 21% circa a definito delle modalità strutturate di coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni produttive e organizzative; il 20% circa ha definito modalità consultive, non vincolanti, attraverso la partecipazione dei lavoratori a comitati paritetici su temi come formazione, piani di carriera inquadramento; il 15% ha previsto modalità di partecipazione ai profitti e l’8% alla gestione e partecipazione alla scelte strategiche. Il 69% dei professionisti HR dichiara una certa soddisfazione su tali forme di partecipazione implementate che considera efficaci e proficue. I direttori del personale che non hanno implementato la partecipazione. Tra le modalità di partecipazione sopra elencate i direttori del personale che non hanno ancora implementato nessuna iniziativa in questo senso prediligono, in grande maggioranza, le modalità consultive attraverso, processi strutturati (il 58%) o comitati paritetici consultivi non vincolanti (il 36%) su temi quali la formazione, la carriera, l’inquadramento. Quasi il 17% è favorevole alla partecipazione agli utili e il oltre il 9% alla partecipazione alle scelte strategiche. Oltre il 60% dei direttori del personale ritiene che la partecipazione dei lavoratori, nelle varie forme possibili, serva ad aumentare l’ingaggio e la motivazione; il 29% circa ad avere proposte e suggerimenti utili alla gestione e il 19% a migliorare l’efficienza dei processi aziendali. Oltre il 21%, inoltre, pensa che serva a migliorare il clima aziendale e il 12% crede che la partecipazione dei lavoratori sia utile a migliorare la governance complessiva dell’azienda. Potrebbe, infine, migliorare le relazioni sindacali per il 9% e incrementare il compenso dei dipendenti per oltre l’8% dei rispondenti. Il 54° congresso dell'Aidp dal titolo 'La Forza dell’Immaginazione', si svolgerà presso l’Allianz MiCo di Milano. Parteciperanno oltre 1.400 professionisti delle risorse umane provenienti da tutte le regioni d’Italia, 76 speaker di altissimo livello, nazionale e internazionale e una cena molto particolare con Leonardo Da Vinci, tutta da scoprire. Nella due giorni si discuterà di come la diversità culturale sia una fonte inesauribile di ispirazione e l’intelligenza artificiale, al centro della rivoluzione spazio-temporale del lavoro unita all’urgenza della sostenibilità, siano decisivi per immaginare un futuro in cui le visioni hanno il coraggio di diventare realtà. ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Papa Leone XIV, Sbarra: "Ha subito invocato pace e nuova concordia che parte da ultimi e da Sud del mondo"
(Adnkronos) - "Un Papa che ha subito invocato la pace, che ha indicato pur in poche parole la via difficile di una nuova concordia che parte dagli ultimi, i vessati, gli oppressi dei Sud del mondo, dalle periferie dell'esistenza. C'è tanta continuità nell'attenzione alle vittime dell'economia dello 'scarto' anche nella scelta di un nome molto impegnativo, quello di un predecessore come Leone XIII che ha fondato nei fatti la dottrina sociale con la prima Enciclica Rerum Novarum che guarda al mondo del lavoro, dei diritti, dell'inclusione". Così, con Adnkronos/Labitalia, Luigi Sbarra, già leader della Cisl, commenta l'elezione di Papa Leone XIV. ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Terzo settore, a Napoli 'Protagonisti!': voce con l'arte a nuove generazioni con background migratorio
(Adnkronos) - Dare voce alle nuove generazioni con background migratorio e al loro diritto di essere riconosciute come parte viva e propositiva della società, partendo dal ruolo dell’arte come strumento di inclusione, partecipazione e cittadinanza attiva. Si è conclusa a Napoli la nona edizione di “Protagonisti! Le nuove generazioni italiane si raccontano”. Promosso da Conngi (Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane), Dedalus cooperativa sociale e Officine Gomitoli, in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’appuntamento si è sviluppato per due giorni in diverse sedi: dal Museo Madre a Piazza Garibaldi, passando per Palazzo Caracciolo e il Centro Interculturale Officine Gomitoli, per un percorso fatto di confronti, workshop e panel tematici che ha attraversato simbolicamente spazi della città. Uno spazio di narrazione collettiva che ha messo al centro i giovani come attori del cambiamento e della costruzione di una società più giusta, aperta e plurale, arricchito dalla mostra fotografica 'La scatola magica' a cura di Mario Spada e all'esposizione delle sculture in cartapesta del laboratorio di arti visive 'Animà' a cura di Rino Squillante, Accademia Belle Arti di Napoli. Noura Ghazoui, presidente Conngi, afferma: “Protagonisti è il momento di incontro annuale della nostra rete, composta da circa 50 associazioni aderenti su tutto il territorio nazionale. Nasce nel 2017 per accendere un riflettore sulle nuove generazioni con background migratorio, ragazze e ragazzi nate o arrivate in tenera età in Italia, che spesso neanche parlano la lingua del Paese d’origine. Si tratta di italiani a tutti gli effetti ma, in alcuni casi, non ancora riconosciuti con la cittadinanza. Il messaggio che lanciamo è che questi ragazzi possono essere tutto quello che vogliono e l’arte in questo senso è fondamentale”. Tra i temi toccati nel corso della due giorni, anche il prossimo referendum cittadinanza: “Un punto di partenza concreto che fa tornare al 1992, quando servivano 5 anni consecutivi di residenza ininterrotta per avviare le pratiche per la cittadinanza, rispetto ai 10 di oggi”, afferma Ghazoui. Alba Lala, segretaria generale del Conngi, che ha moderato la sessione di restituzione dei panel nella seconda giornata, sottolinea: “Protagonisti! non è solo un evento, ma uno spazio politico e culturale dove i giovani costruiscono cittadinanza, prendono parola e dimostrano che non chiedono più il permesso: lo spazio se lo prendono, con competenza, creatività e responsabilità”. Elena de Filippo, presidente Dedalus cooperativa sociale, evidenzia: “L’Italia vanta oltre 2 milioni e mezzo di famiglie con almeno un componente con background migratorio (pari al 10 per cento del totale, secondo i dati Istat). Anche a Napoli, la presenza di figli di persone migranti è consistente e cresce sempre di più: è importante riconoscere che sono parte integrante della realtà dove vivono e crescono”. All’evento è intervenuto anche Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Papa Leone XIV, Acli: "Da Leone XIII Rerum novarum, oggi giustizia sociale da lavoro dignitoso"
(Adnkronos) - "Il nome scelto sicuramente richiama a Leone XIII, che è stato il Papa della Rerum novarum, sostanzialmente il padre della dottrina sociale della Chiesa, colui che ne ha rivoluzionato un il pensiero. E' stata proprio una porta aperta verso la giustizia sociale, partendo dalle condizioni dei lavoratori. E oggi la giustizia sociale si deve costruire a partire da un lavoro dignitoso per tutti, cosa che purtroppo dati alla mano manca in Italia ma soprattutto in tante parti del mondo. E quindi io credo che se la Chiesa deve e può partire da lì, dall'azione sociale del papato di Francesco che è stata forte". Così, con Adnkronos/Labitalia, Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), commenta l'elezione di Papa Leone XIV.
Secondo Manfredonia con Papa Leone XIV, "c'è una continuità del papato di Pietro, una Chiesa che è rivolta soprattutto a dare voce a chi non ha voce". E Manfredonia non dimentica l'azione sociale di Francesco "perché comunque la Laudato Sì e la Fratelli Tutti riguardavano sia il tema della fratellanza umana come risposta ma anche il tema dell'ecologia integrale, e pongono le basi sul tema della giustizia sociale". "E poi ricordo gli incontri di papà Francesco con i movimenti popolari di lavoratori auto-organizzati, raccoglitori di cartone in Buenos Aires come tanti altri. Quindi ripartire dalla dignità che dà il lavoro e dalla libertà che questo può portare credo sia fondamentale", sottolinea. Ma non è tutto perchè "Il nome scelto sicuramente richiama a Leone XIII ma anche a Leone Magno che fermò Attila, disarmato. E oggi ci sono tante barbarie da fermare. E già questo credo che sia importante. E poi per me, per la mia formazione personale, mi fa ricordare molto anche Leone, il frate amico di San Francesco d'Assisi, colui che ha scritto manualmente la Perfetta letizia, un inno all'amore sostanzialmente, all'amore misericordioso", conclude. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Chi è Francesco Rubino, l'italiano a Londra fra i 100 del Time più influenti nel mondo della salute
(Adnkronos) - All'inizio della sua carriera non voleva diventare esattamente un chirurgo dell'obesità. Eppure oggi, proprio grazie alla sua attività 25ennale ed esperienza in questo campo, Francesco Rubino, 53 anni, per la rivista 'Time' è una delle 100 persone più influenti nel mondo della salute. L'essere stato inserito nell'elenco 2025 (categoria leader) "è stata una doppia soddisfazione: non solo un riconoscimento personale, ma un riconoscimento alla Lancet Commission, 56 esperti dagli Usa all'Australia, di tutti i continenti, con i quali abbiamo affrontato un lavoro di anni, iniziato nel 2019, per definire per la prima volta la diagnosi di obesità. Una diagnosi che distingue tra obesità clinica e preclinica. Lo abbiamo fatto spontaneamente e senza compensi, con la stessa passione che si ha quando si entra alla scuola di medicina", spiega all'Adnkronos Salute Rubino, responsabile Metabolic and bariatric surgery al King's College London. "Finora - sottolinea l'esperto - non avevamo una diagnosi clinica di obesità, avevamo una classificazione basata sul peso. E non è facile usare una classificazione che, con l'indice di massa corporea, non riflette la salute dell'individuo". Come spiegare alle persone cos'è l'obesità? "E' uno spettro di condizioni - chiarisce Rubino - Ci sono persone che vivono con un'obesità moderata e non hanno immediatamente dei problemi di salute, magari hanno un rischio di averli in futuro e questo rischio va trattato con delle strategie diverse. Ma ci sono persone che hanno una vera e propria malattia, qui e ora, non un rischio futuro. Persone che non possono camminare, non possono respirare, lavorare. Purtroppo a loro spesso non viene riconosciuto questo stato di malattia, molto spesso non hanno accesso alle cure, poi ancora più spesso sono anche vittime di uno stigma. Per questo c'era bisogno di riconoscere l'obesità anche come malattia". Un lavoro, quello della commissione, che va dunque "anche contro i pregiudizi". Pregiudizi che vanno "in due direzioni praticamente opposte. Da un lato c'è quello che ha fatto sì che non si potesse ritenere finora in maniera globalmente riconosciuta che l'obesità è anche una malattia - ragiona Rubino - E dall'altro il pregiudizio contrario di voler dipingere tutta l'obesità come una malattia, forse un errore involontario. Il punto è che questo è un problema che affligge talmente tante persone e occorre decidere in maniera concreta, scientifica, medica ed etica come e a chi dare priorità per farmaci e interventi chirurgici che non si possono dare a tutti, e trattare ognuno in maniera adeguata". Rubino spiega che lui stesso aveva, all'inizio del suo percorso, "un'idea sbagliata" della questione. "Pensavo fosse molto legata agli stili di vita, qualcosa da affrontare facendo esercizio e mangiando meno. 'Perché operarsi?', mi dicevo - racconta - Poi invece ho capito che mi sbagliavo sia sulle cause dell'obesità sia sugli interventi, ho capito che non era tutto così semplicistico. E mi sono specializzato in questa chirurgia". E' insomma "un problema importante, sul quale a mio avviso abbiamo fatto un passo avanti, però è un passo avanti che richiede ancora che molte persone cambino un po' il loro modo di vivere e di vedere l'obesità, inclusi alcuni professionisti della sanità". C'è chi si schiera come se fosse un problema di opinione, "invece deve essere un problema trattato secondo evidenza scientifica. La commissione ha trovato il modo di riconoscere una realtà che è, tutto sommato, sotto gli occhi di tutti, e cioè che l'obesità può essere un fattore di rischio e può essere una malattia vera e propria che compromette il funzionamento degli organi nello stesso modo in cui lo fanno altre malattie, quindi queste persone non dovrebbero essere discriminate". Rubino è stato un 'globetrotter' del mondo medico-scientifico. Intorno ai 28 anni ha messo il bisturi in valigia ed è volato Oltreoceano. Nato a Cosenza, ha frequentato Medicina a Roma, all'università Cattolica - Policlinico Gemelli. "Qui mi sono laureato e specializzato in Chirurgia generale e già durante gli ultimi anni di specializzazione ho cominciato a fare esperienza all'estero - dice - Poi ho lasciato l'Italia per fare un ulteriore training negli Stati Uniti, al Mount Sinai Medical Center, alla Cleveland Clinic". Poi c'è stata una parentesi di 7 anni in Francia, a Strasburgo. A quel punto "mi hanno offerto di lavorare alla Cornell University a New York", dove c'era uno dei primi centri di chirurgia del diabete al mondo. "Le mie ricerche precedenti avevano evidenziato un meccanismo per cui gli interventi chirurgici che si fanno per l'obesità cambiano di fatto anche il metabolismo degli zuccheri, in maniera indipendente dalla perdita di peso. Quindi in qualche modo avevo sviluppato questo concetto di chirurgia per curare il diabete di tipo 2". L'esperto ha diretto questo centro alla Cornell "per 7 anni circa". E la Grande Mela è anche la città dove ha incontrato "per caso" sua moglie Christin, "americana della California, due storie completamente diverse le nostre". Lei "fa la cantante lirica e io, per un congresso che ho organizzato a New York, ho chiamato la Juilliard School per avere un cantante che si esibisse per l'occasione. E' arrivata lei". Il resto è storia. La coppia vive a Londra dal 2013 e oggi ha un figlio di 9 anni. L'Italia? "Manca, ma si torna ogni volta che è possibile, per far visita a mio papà che vive in Calabria e ha 87 anni". (di Lucia Scopelliti) ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










