Cida, la Confederazione dei dirigenti compie 80 anni, nata nel 1946 come la Repubblica
(Adnkronos) - Cida-Confederazione italiana dirigenti ed alte professionalità nasce nel 1946, lo stesso anno della Repubblica Italiana. Non è una coincidenza: è un parallelismo che racconta un destino condiviso. Mentre il Paese costruiva le sue fondamenta democratiche, la dirigenza italiana si organizzava per contribuire alla ricostruzione economica, sociale e civile. Ottant’anni dopo, quel legame tra competenza manageriale e tenuta istituzionale è più attuale che mai. “Celebrare gli 80 anni di Cida - dichiara Stefano Cuzzilla, presidente di Cida - significa riconoscere il contributo della dirigenza italiana alla costruzione e alla tenuta della Repubblica. Dal 1946 a oggi, nei momenti più difficili il management italiano è stato presidio di continuità, equilibrio, responsabilità. Questi 80 anni aprono il quinto ciclo ventennale della nostra storia, in un Paese che affronta trasformazioni profonde e ha bisogno di una classe dirigente all’altezza della loro complessità. Per questo il 2026 non sarà un anno di commemorazione, ma di proposta: guidare il cambiamento con competenza e visione è il nostro mandato, oggi come allora”. 'Il futuro come responsabilità' si fonda su un concept strategico: 5×20. Ottant’anni non sono solo il prodotto di quattro cicli conclusi - 1946-1965, 1966-1985, 1986-2005, 2006-2025 - ma l’apertura del quinto ciclo ventennale (2026-2045) che condurrà Cida al suo centenario. Cinque volte venti anni non come semplice periodizzazione cronologica, ma come grandi stagioni di responsabilità, ognuna segnata da sfide diverse e da decisioni che hanno inciso sul volto del Paese. Attraverso questi cicli, cinque tematiche restano costanti e si trasformano: tecnologia e innovazione, leadership e responsabilità, lavoro e welfare, competenze e formazione, ruolo sociale del management. Fili che attraversano la storia e ne determinano la qualità, costruendo una mappa per leggere il passato senza nostalgia, abitare il presente con consapevolezza e costruire il futuro come scelta. Il concept 5×20 verrà declinato in un programma di eventi, pubblicazioni e iniziative istituzionali lungo tutto il 2026, posizionando Cida come soggetto di proposta concreta su tre priorità nazionali: intelligenza artificiale e futuro del lavoro, demografia e sostenibilità del welfare, competenza manageriale come garanzia della qualità della decisione — pubblica e privata. Un percorso che Cida affronterà con partner di primo piano: l’Istituto Italiano per l’Intelligenza artificiale per l’impatto industriale-AI4I, fondato dal Governo italiano per sviluppare ricerca trasformativa applicata all’intelligenza artificiale, con cui si aprirà il ciclo di eventi il 10 giugno; il Censis e Itinerari Previdenziali, voci autorevoli nell’analisi della società e del welfare italiani. A dare forma visiva a questa visione è il nuovo logo celebrativo sviluppato per il 2026. Quattro elementi simbolici si integrano in un’unica immagine: l’infinito, che evoca la continuità tra memoria e progetto; la rete, che rappresenta le dieci Federazioni confederate, una comunità plurale che abbraccia tutti i settori strategici del Paese e trasforma la pluralità delle competenze in una forza comune; l’unione, che richiama la convergenza di competenze diverse verso un obiettivo condiviso; il timone, metafora della responsabilità direzionale che il management esercita nel governo delle organizzazioni e del cambiamento. Il logo accompagnerà come firma visiva tutte le iniziative dell’anno celebrativo, tenendo insieme passato e futuro in un’identità riconoscibile e proiettata in avanti. La sua ideazione, insieme all’intera architettura strategica e narrativa del progetto, è stata sviluppata con Eprcomunicazione spa società benefit, la sua controllata Cernuto Pizzigoni & Partners Srl e K-Vision, la nuova unit di Eprcomunicazione dedicata alle esperienze visive multimediali e immersive.
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L'ASI approva la data policy della missione IRIDE
(Adnkronos) - L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha annunciato, per mezzo di una nota ufficiale, di aver approvato i "Principi di Politica dei Dati della Missione IRIDE", definendo il quadro normativo e operativo per la gestione dei flussi informativi generati dalla futura costellazione satellitare. Il documento rappresenta un tassello fondamentale per la governance del sistema nazionale di Osservazione della Terra, definendo con chiarezza le modalità di distribuzione e utilizzo dei prodotti geospaziali. L'architettura di IRIDE è concepita come un’infrastruttura end-to-end che integra segmenti spaziali, stazioni di terra e servizi digitali avanzati per l'elaborazione dei dati grezzi. Il piano di accesso garantisce un supporto prioritario agli utenti istituzionali, quali le pubbliche amministrazioni e le autorità nazionali impegnate nel monitoraggio del territorio. Allo stesso tempo, la politica dei dati è strutturata per agire come catalizzatore per il settore privato: la trasparenza nelle regole di distribuzione mira a favorire la nascita di servizi a valore aggiunto, permettendo alle imprese di sviluppare applicazioni innovative basate sulle informazioni satellitari. Questo duplice binario punta a massimizzare l'impatto sociale ed economico della missione, consolidando la posizione dell'Italia nei programmi spaziali europei. Finanziata attraverso le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la missione IRIDE è il risultato di un accordo strategico tra il Governo italiano, l’ASI e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il patrimonio informativo generato dalla costellazione troverà applicazione in ambiti critici per la resilienza del Paese: dalla gestione delle emergenze ambientali alla sicurezza nazionale, fino alla pianificazione urbana e al supporto delle politiche pubbliche. La disponibilità di dati geospaziali accurati consentirà di ottimizzare gli interventi in contesti di rischio idrogeologico e di monitorare con precisione lo stato di salute degli ecosistemi. La definizione della data policy rappresenta, in ultima analisi, una mossa strategica per valorizzare gli investimenti nella Space Economy. Creando un ecosistema favorevole alla condivisione e all'elaborazione dei dati, l'Italia intende promuovere una crescita tecnologica capace di generare ricadute dirette sul mercato dei servizi geospaziali. La missione IRIDE non si limita dunque a essere un'impresa di ingegneria spaziale, ma si configura come un'infrastruttura digitale permanente al servizio della sostenibilità e dell'innovazione industriale nazionale.
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Scoperta shock del MIT: miliardi di tonnellate di CO2 potrebbero tornare a galla a causa di questi microbi
(Adnkronos) - Il processo naturale attraverso cui gli oceani sottraggono anidride carbonica dall'atmosfera, noto come "pompa biologica", potrebbe essere meno efficiente di quanto precedentemente ipotizzato a causa di processi microscopici finora sottovalutati. Una ricerca condotta dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences ha evidenziato come i batteri che popolano la "neve marina", l'insieme di detriti organici che scendono verso gli abissi, agiscano attivamente per dissolvere il carbonato di calcio, il minerale che funge da zavorra essenziale per la sedimentazione delle particelle e lo stoccaggio dell'anidride carbonica. La cosiddetta "neve marina" è composta da resti di fitoplancton e altri organismi che, dopo aver assorbito carbonio in superficie, affondano verso il fondale. Se queste particelle raggiungono profondità elevate, il carbonio viene sequestrato per millenni. Tuttavia, lo studio dimostra che i batteri "autostoppisti" consumano la materia organica delle particelle producendo scarti acidi. Questa acidificazione locale dissolve il carbonato di calcio anche in strati superficiali dell'oceano dove, secondo i modelli termodinamici macroscopici, il minerale dovrebbe rimanere intatto. Attraverso l'utilizzo di chip microfluidici per simulare diverse velocità di affondamento, i ricercatori hanno individuato un "punto critico" (sweet spot) legato alla dinamica dei fluidi. Se la particella scende troppo lentamente, i batteri soffrono di carenza di ossigeno; se scende troppo velocemente, i sottoprodotti acidi vengono dispersi dal flusso d'acqua prima di poter corrodere il minerale. A velocità intermedie, invece, i microbi riescono a erodere efficacemente la zavorra, rallentando drasticamente la discesa della particella e favorendo il rilascio di CO2 nelle acque superficiali. "Quello che abbiamo dimostrato è che il carbonio potrebbe non affondare così in profondità o così velocemente come ci si potrebbe aspettare", ha affermato Andrew Babbin, professore associato presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Atmosferiche e Planetarie del MIT. Babbin ha sottolineato l'importanza di considerare questi feedback microbici naturali nei progetti di ingegneria climatica: "Mentre l'umanità cerca di progettare una via d'uscita dal problema dell'eccesso di CO2 nell'atmosfera, dobbiamo tenere conto di questi meccanismi microbici naturali". I risultati della ricerca coordinata da Benedict Borer forniscono una spiegazione scientifica alle anomalie rilevate dagli oceanografi, che da tempo osservavano tracce di carbonato di calcio disciolto in zone dove non era previsto. Questa scoperta altera la comprensione della capacità di sequestro del carbonio degli ecosistemi marini e risulta fondamentale per prevedere come gli oceani risponderanno ai futuri scenari climatici e ai tentativi di rimozione artificiale dell'anidride carbonica attraverso il rafforzamento della pompa biologica. Immagine di cover realizzata con il supporto di Gemini
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Asal Assoallestimenti: regole chiare e concorrenza leale per un settore strategico del Made in Italy
(Adnkronos) - "I recenti dati Istat che vedono l’export italiano in crescita, nonostante una situazione geopolitica complessa, sono il segno tangibile della tenuta del nostro sistema produttivo e della capacità di aprirsi a nuovi mercati, grazie anche a una leva strategica irrinunciabile come il sistema fieristico, di cui gli allestitori sono partner strategici. Contribuire alla valorizzazione e al potenziamento dell’export, all'interno di un quadro di regole chiare, è l’obiettivo che da sempre il comparto degli allestitori persegue". E' quanto sottolinea Asal Assoallestimenti in una nota. “Rappresentiamo un patrimonio di competenze specialistiche che contribuisce in modo concreto alla valorizzazione del Made in Italy e delle aziende del legno-arredo sui mercati internazionali. È quindi auspicabile che l’intera filiera rafforzi un confronto costruttivo volto a garantire all’interno dei quartieri fieristici condizioni operative eque, trasparenti e orientate alla competitività, onde evitare di mettere in ginocchio un comparto con delle attività operative e commerciali non concorrenziali: è interesse del Paese, oltre che delle centinaia di imprese che realizzano allestimenti. Garantire regole chiare e aperte alla concorrenza è l’obbligo che chiediamo al Governo di perseguire", spiega il presidente di Asal Assoallestimenti, Marco Fogarolo. “Gli allestitori - spiega Asal – sono infatti fermi nel sostenere che azioni e prassi che mirano a soffocare la libera concorrenza e il libero mercato devono e dovranno essere evitate perché, oltre a rischiare di generare una profonda crisi per il nostro settore, finiranno anche per indebolire le basi per la crescita dell'export italiano”. “Il recente ingresso diretto dei quartieri fieristici nel mercato degli allestimenti sta infatti determinando un’evoluzione significativa dello scenario competitivo. Riteniamo pertanto necessario garantire con chiarezza il principio della piena e corretta concorrenza, a tutela delle imprese e della qualità complessiva del sistema fieristico: questo l’impegno che chiediamo al Governo e alle istituzioni. Prevenire situazioni di evidente criticità significa non solo tutelare la qualità e l’efficienza dell’intero comparto, ma - conclude Fogarolo - anche di tutti gli espositori che affidano loro la realizzazione di un progetto che va ben oltre la mera dimensione tecnica, oggi ma ancor più domani”. "Preservare un equilibrio complessivo, all’interno di un sistema di trasparenza e di reale concorrenza, è fondamentale affinché il settore degli allestimenti possa sentirsi ancora protagonista, al fianco delle imprese, nel rappresentare al meglio il 'bello e il ben fatto' che è la forza della nostra penetrazione dei mercati, in linea anche con gli obiettivi 2027 del Governo. Ampia disponibilità - conclude la nota - da parte degli allestitori a dialogare, attraverso FederlegnoArredo che ci rappresenta, in maniera costruttiva con tutti gli attori coinvolti, affinché il settore degli allestitori possa trovare nuovo slancio e forza in un reale modello di concorrenza libera che tenga anche tra le sue finalità la sicurezza del lavoro e delle sue professionalità”.
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Bambini e malattie rare, premiato il professor Eugenio Maria Mercuri
(Adnkronos) - La Fondazione Aidr esprime le proprie congratulazioni al professor Eugenio Maria Mercuri, direttore del Dipartimento di Scienze della Salute della Donna e del Bambino del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, insignito del Premio per teoria e tecnica della medicina nell’ambito della neuropsichiatria infantile conferito dalla Fondazione Nicola Irti durante la cerimonia svoltasi presso l’Aula Brasca del Policlinico Gemelli di Roma. Il riconoscimento "valorizza una carriera scientifica e clinica dedicata allo studio e alla cura delle patologie neurologiche dell’età evolutiva, molte delle quali rare e caratterizzate da percorsi assistenziali complessi che coinvolgono non solo i piccoli pazienti ma anche le loro famiglie". Da anni la Fondazione Aidr collabora con il reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico Gemelli e con il team guidato dal professor Mercuri, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e sostegno rivolte ai bambini affetti da patologie complesse, spesso rare e con un forte impatto sociale a causa della cronicità e del grado di compromissione. Secondo i dati del Policlinico Gemelli, oltre 5.000 bambini sono seguiti ogni anno nei reparti pediatrici e più del 50% proviene da altre regioni d’Italia o dall’estero, una mobilità sanitaria che comporta un significativo impatto economico, organizzativo e psicologico sulle famiglie. "Il professor Mercuri rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento della neuropsichiatria infantile a livello internazionale – dichiara Mauro Nicastri, presidente della Fondazione Aidr – Proprio per questo, già nel 2016 abbiamo voluto istituire l’Osservatorio Sanità Digitale AIDR, guidato dal cardiologo interventista Andrea Bisciglia, consapevoli che la trasformazione digitale della sanità non fosse più una prospettiva futura ma una necessità concreta per migliorare l’efficacia delle cure e la qualità della vita dei pazienti". Nicastri richiama inoltre il valore del progetto 'Casa dei Bambini – Trenta Ore per la Vita', nato dalla collaborazione tra Fondazione Policlinico Gemelli, associazione Trenta Ore per la Vita, Casa Ronald McDonald Italia e Istituto Giuseppe Toniolo. L’iniziativa prevede la realizzazione di una struttura dedicata ad accogliere bambini e famiglie durante i percorsi di cura, offrendo un ambiente sicuro e accogliente progettato per garantire ospitalità dignitosa, continuità assistenziale e un maggiore supporto alle famiglie che affrontano lunghi percorsi terapeutici.
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Caffè e tè contro la demenza? Cosa c'è di vero secondo i medici
(Adnkronos) -
L'assunzione a lungo termine di caffè e tè è associata alla riduzione del rischio di demenza e, in generale, mantiene più a lungo la salute del cervello? A porsi la domanda è una ricerca pubblicata su 'Jama' secondo la quale un consumo moderato di caffeina può ridurre il rischio di demenza e rallentare il declino cognitivo. Lo studio osservazionale condotto da un gruppo di ricercatori di Harvard ha analizzato le abitudini di consumo di caffè e tè nel lungo periodo. I medici anti-fake news del portale 'Dottore, ma è vero che...?', curato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici), alla domanda 'se caffè e tè proteggono dalla demenza?' rispondono che "dalle notizie circolate sembrerebbe di sì. Ma, come molto spesso accade quando si cercano e si valutano correlazioni tra alimenti e malattie, è necessario analizzare lo studio nei suoi dettagli e con obiettività". Diversi esperti - ricordano i medici anti-bufale - hanno sollevato alcuni punti critici: la tipologia dell'indagine, gli stessi risultati (che mostrano un'associazione e non un rapporto di causa-effetto tra consumo di caffè e demenza) e la natura della patologia considerata, complessa da prevenire perché multifattoriale. Lo studio inoltre è di tipo osservazionale: i ricercatori non hanno assegnato ai partecipanti una dosa di caffè da bere quotidianamente, ma si sono limitati a raccogliere informazioni sulle loro abitudini nel tempo attraverso questionari. La ricerca randomizzata ha coinvolto oltre 130.000 partecipanti di 2 coorti statunitensi formati da donne e uomini che non soffrivano di demenza né di altre patologie gravi. I partecipanti sono stati seguiti per un lungo periodo (follow-up fino a 43 anni) e ogni 2-4 anni, tramite un questionario, hanno riferito al team di ricerca dati sulla propria salute cognitiva e sull'abitudine di bere caffè (non decaffeinato) e tè. Lo studio conclude che un maggiore consumo di caffè o tè è stato associato a un minor rischio di demenza e a una funzione cognitiva leggermente migliore, con l'associazione più pronunciata a livelli di assunzione moderati: 2-3 tazze di caffè oppure 1-2 tazze di tè al giorno. Coloro che mantenevano per anni questa abitudine, secondo gli esiti del lavoro, presentavano una minore prevalenza di declino cognitivo rispetto a coloro che assumevano un decaffeinato o il tè deteinato. "La parola chiave - fanno notare gli esperti Fnomceo - è 'associazione'. Nello studio "non si afferma che bere quelle dosi di caffè e tè sicuramente protegge dalla demenza. Si è semplicemente osservato che i due fenomeni, così come riferito dai partecipanti, sono talvolta associati". Il cardiologo elettrofisiologo John Mandrola, sulle pagine del blog 'Sensible Medicine', ha spiegato ancora una volta il rischio che i risultati di "studi osservazionali non randomizzati su prodotti come caffè, quinoa, cioccolato, saune e mirtilli" confondano le idee ai cittadini. I cosiddetti 'fattori di confondimento' restano un limite strutturale degli studi osservazionali: nel caso dello studio in questione, le persone che bevono caffè ogni giorno, ad esempio, potrebbero anche fare più attività fisica, seguire un'alimentazione più varia, fumare meno o avere un livello di istruzione più elevato. Abitudini e condizioni che sappiamo possono proteggere dal rischio di soffrire di demenza. Sebbene i ricercatori che hanno condotto lo studio affermino di aver corretto i fattori di confondimento noti, "non possono essere intervenuti su ciò che lo studio stesso non ha misurato: le informazioni individuali non raccolte tramite il questionario restano quindi invisibili all'analisi. Per questo motivo, il metodo più affidabile per stabilire un rapporto di causa-effetto - sottolineano da Fnomceo - è sempre quello di condurre uno studio randomizzato, che nel campo della nutrizione è però molto difficile da realizzare per ragioni sia pratiche sia etiche". Forse il caffè non fa così male come crediamo? "L’espresso (così come una tazza di tè) contiene caffeina, una sostanza stimolante che in dosi moderate riduce la stanchezza, aumenta la vigilanza e migliora i tempi di reazione". Una panacea? "Non proprio - evidenziano i medici anti-fake news - Come si sa un abuso di caffè incide negativamente sulla pressione arteriosa: in alcuni soggetti potrebbe causare danni al sistema cardiocircolatorio. Dosi elevate di caffè non aiutano le persone ansiose, disturbano il sonno e possono peggiorare le condizioni di chi soffre di reflusso gastroesofageo".
Allora, cosa possiamo fare per prevenire la demenza? Yu Zhang, primo autore dello studio - concludono i medici anti-bufale - ha specificato che "mantenere uno stile di vita sano, fare regolarmente esercizio fisico, avere una dieta equilibrata e dormire bene sono tutti fattori importanti per migliorare la salute del cervello". Secondo le principali revisioni di studi sulla prevenzione della demenza - la cui incidenza aumenta con la longevità della popolazione, globalmente - la diagnosi precoce è un fattore positivo per il successo dei (pochi) trattamenti disponibili. Le prove attualmente disponibili fanno inoltre pensare che circa la metà dei casi di declino cognitivo possa essere prevenuta o ritardata seguendo uno stile di vita sano.
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Piloti del futuro, un braccio robotico sostituirà i vecchi simulatori
(Adnkronos) - Akkodis ha presentato ISCRA, una piattaforma di simulazione di volo basata su un braccio robotico antropomorfo, progettata per superare i limiti strutturali e i costi elevati dei simulatori tradizionali. Il prototipo, validato in laboratorio, si rivolge principalmente al settore elicotteristico e avionico, offrendo una riconfigurabilità che permette l'integrazione di diversi modelli di aeromobili e cockpit su un'unica infrastruttura scalabile. L'impiego di materiali compositi leggeri rappresenta uno dei pilastri tecnologici del progetto. Grazie a un elevato rapporto resistenza-peso, queste soluzioni permettono di diminuire le masse in movimento, riducendo le sollecitazioni sugli attuatori e migliorando la precisione del controllo cinematico. Questo approccio non solo garantisce un'efficienza energetica superiore rispetto ai sistemi a base fissa o ai DOME proiettivi, ma facilita anche l'installazione in spazi ridotti grazie a un design compatto e a bassi requisiti di manutenzione.
L'integrazione della Realtà Virtuale (VR) e del Digital Twin costituisce il cuore software del sistema. L'uso del visore elimina la necessità di ingombranti strutture fisiche esterne, immergendo l'allievo in scenari complessi, dai contesti montani alle operazioni marittime, in totale sicurezza. Il modello digitale gemello permette di simulare avarie o condizioni climatiche estreme senza rischi, fornendo ai produttori e agli operatori dati accurati per la validazione delle procedure.
Roberto Marin, Delivery Manager del progetto, ha evidenziato la portata dell'innovazione: "L’innovazione di questa proposta risiede nel suo approccio olistico alle sfide storiche dell’addestramento al volo. Unendo realismo, adattabilità, efficienza dei costi, sicurezza e riconfigurabilità, la nostra piattaforma robotica ha il potenziale per trasformare il panorama della formazione aeronautica". Attualmente, lo sviluppo tecnico procede verso l'implementazione della georeferenziazione per scenari specifici, come il soccorso alpino e le operazioni in ambienti urbani ad alta densità.
Il progetto è frutto di una sinergia tra industria e accademia, sviluppato in collaborazione con Way4Ward, il Competence Center BI-REX di Bologna e il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna. Questa piattaforma non si limita al settore avionico, ma apre la strada a nuove applicazioni nella sperimentazione di sistemi di controllo complessi per team specializzati in missioni critiche.
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Lotta al glioblastoma, progetto per ricostruirlo in 3D e studiarlo con tecniche quantistiche per capire come progredisce
(Adnkronos) - Novità nella lotta al glioblastoma. Un progetto punta a creare un modello 3D del tumore cerebrale, riproducendo e modificando anche il microambiente tumorale, per studiare come mai prima come si comporta questa neoplasia ferocissima che ha una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di appena il 5%; in più, l'obiettivo è studiarlo con tecniche quantistiche in modo da approfondirne ogni aspetto e comportamento. E' questo il cuore del lavoro quinquennale 'Q-Meta: Quantum-enhanced multidimensional platform for the functional study of cancer cells metabolism' (Piattaforma multidimensionale potenziata da tecnologie quantistiche per lo studio funzionale del metabolismo delle cellule tumorali), coordinato da Giada Bianchetti, biofisica, ricercatrice dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Q-Meta ha da poco vinto un finanziamento del Fondo italiano per la scienza (Fis3) di oltre 1 milione di euro nel settore delle Life sciences. Il glioblastoma, il tumore del cervello più diffuso e aggressivo negli adulti, rappresenta un'importante sfida in campo oncologico a causa della sua rapida progressione, della resistenza ai trattamenti e della prognosi sfavorevole. Questo tumore, infatti, si distingue per alterazioni molecolari chiave che, unite all'elevata eterogeneità cellulare che lo caratterizza e a un microambiente tumorale molto dinamico, costituiscono il maggior ostacolo al suo efficace trattamento. Lo studio. Q-Meta vuole studiare il tumore come mai prima. "Il punto di partenza - spiega Bianchetti - è realizzare un modello tridimensionale del tumore senza precedenti, tramite biostampa 3D, una tecnologia che permette di costruire strutture cellulari complesse strato dopo strato, in modo controllato. Utilizzeremo una linea cellulare umana di glioblastoma ampiamente caratterizzata e utilizzata nella ricerca preclinica. Le cellule tumorali verranno incorporate in un 'bio-inchiostro', cioè un materiale biocompatibile che funge da supporto tridimensionale, insieme ad altre componenti fondamentali del microambiente tumorale come fibroblasti associati al tumore, che contribuiscono alla struttura e alla rigidità del tessuto, e cellule endoteliali che simulano la componente vascolare. Attraverso bioprinting sequenziale, queste diverse popolazioni cellulari verranno organizzate in una struttura tridimensionale 'a conchiglia', che riproduce in modo più realistico l’architettura del tumore e del suo microambiente. Questo approccio è cruciale perché permette di modulare non solo la composizione cellulare, ma anche le proprietà fisiche e meccaniche del microambiente, come rigidità e pressione, che sono centrali per il nostro studio". In una fase successiva del progetto potrebbe esserci l'introduzione di cellule del sistema immunitario, per analizzare in modo più completo le interazioni tra compartimento tumorale, stroma e risposta immune. In seguito su questi modelli gli scienziati studieranno tutti gli stimoli fisici, come la pressione operata dai tessuti circostanti, che si traducono in cambiamenti metabolici delle cellule tumorali, da ultimo per capire come le forze fisiche ne regolano il comportamento biologico, e se questo meccanismo possa essere sfruttato in modo controllato a fini terapeutici. Per studiarli gli scienziati si serviranno di tecniche quantistiche. Per osservare il tumore e i suoi comportamenti senza danneggiare le cellule, illustra Bianchetti, "utilizziamo la microscopia a due fotoni, una tecnica che sfrutta la fluorescenza debole ma fisiologica delle cellule stesse. Questo permette di usare luce meno potente rispetto alle tecniche convenzionali, riducendo il rischio di fototossicità e permettendo di osservare tessuti più in profondità. Qui entra in gioco la luce quantistica. Se i due fotoni sono correlati tra loro (entangled), la probabilità che vengano assorbiti insieme aumenta già a basse intensità. In termini semplici, il tasso di assorbimento cresce in modo proporzionale al numero di fotoni disponibili. Con luce classica, invece, per ottenere lo stesso segnale è necessario aumentare la potenza della luce, con maggiore rischio di danneggiare le cellule. Questo significa che possiamo ottenere un segnale più efficiente usando meno energia luminosa. L'obiettivo non è 'illuminare di più', ma misurare meglio, mantenendo le cellule nelle condizioni più fisiologiche possibili", precisa la ricercatrice. La creazione di modelli che riproducono fedelmente sia i tumori sia il loro microambiente circostante permette di comprendere meglio il ruolo di quest'ultimo nella progressione tumorale e di sviluppare strategie terapeutiche più mirate, ponendo così le basi per avanzamenti significativi nella ricerca biomedica e nella medicina personalizzata. “Il potenziale di Q-Meta, tuttavia, va oltre l’oncologia", prospetta Bianchetti: "Le spettroscopie potenziate con luce quantistica, infatti, superando le limitazioni dell'imaging ottico convenzionale, offrono un'eccezionale sensibilità e risoluzione che aprono nuove opportunità in diversi ambiti, dalla diagnostica precoce al monitoraggio rapido di infezioni, fino al controllo di qualità in settori industriali ad alta precisione, confermando il ruolo di questa tecnologia come innovazione di ampio respiro per la scienza e la tecnologia".
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Torna la Coppa Milano-Sanremo 2026
(Adnkronos) - Torna dal 26 al 29 marzo 2026 la XVII Rievocazione Storica della Coppa Milano-Sanremo, la competizione automobilistica più antica d’Italia che quest’anno celebra il 120° anniversario dalla prima edizione disputata nel 1906. La corsa nacque il lontano 4 aprile 1906, quando quattordici “
gentlemen drivers
” partirono da via Marina a Milano, sede dell’Automobile Club Milano, per affrontare un impegnativo itinerario fino a Sanremo, passando da Acqui Terme lungo le strade che i milanesi percorrevano per raggiungere la Riviera. La gara è promossa da Automobile Club Milano, con il supporto operativo dell’ACI e la validità sportiva garantita da ACI Sport nell’ambito del Campionato Italiano Grandi Eventi. Il programma prenderà il via, con ben 100 equiopaggi, con le tradizionali prove all’Autodromo Nazionale di Monza, seguite da un Opening Gala Dinner a Milano. Il giorno successivo la partenza ufficiale è prevista dall’Ippodromo Snai San Siro, da cui gli equipaggi attraverseranno il Piemonte con sosta al Castello di Piovera e arrivo a Genova. La terza giornata condurrà le vetture lungo la Riviera di Ponente fino a Sanremo, dove si svolgeranno la premiazione e il gala finale al Casinò della città dei fiori. La manifestazione si chiuderà domenica con un Tributo fuori gara sul circuito storico di Ospedaletti.
“La Coppa Milano-Sanremo rappresenta una pagina importante nella storia del motorismo italiano perché è la competizione automobilistica più antica del nostro Paese. Al via ci saranno i top driver della regolarità: guideranno modelli che hanno segnato un periodo importante della storia e si confronteranno in un percorso molto impegnativo dal punto di vista sportivo. L’edizione del 2026 sarà ancora una volta entusiasmante, all’insegna dello spirito sportivo e della tradizione che da sempre contraddistingue questa gara leggendaria” afferma Pietro Meda, Presidente di Automobile Club Milano.
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Cirelli Motor Company amplia la gamma
(Adnkronos) -
Cirelli Motor Company annuncia un ampliamento della propria offerta con l’introduzione di tre nuovi modelli che entreranno progressivamente in gamma a partire da aprile all’interno della Linea Silver.
L’operazione rappresenta un passaggio strategico nel percorso di consolidamento del marchio, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del brand. La casa automobilistica struttura così la propria offerta su tre linee distinte: Black, Silver e Gold, ciascuna identificata dal colore dello scudetto e da una specifica identità di prodotto. La Linea Black, contraddistinta dallo Scudetto nero, offre una gamma completa di otto veicoli, ciascuno con caratteristiche uniche. La Linea Silver si contraddistingue in: Cirelli 3punto3 ( SUV compatto con motore benzina 1.5 Turbo da 160 CV (118 kW) e 258 Nm) - Cirelli 5punto5 ( con motorizzazioni turbo fino a 260 CV (182 kW) e 340 Nm) e CIRELLI 7punto7 ( con motorizzazioni 2.0 Turbo Ibrido da 218 CV (160 kW) e 340 Nm). La Linea Gold, infine si compone di tre veicoli esclusivi: due SUV Cirelli3zero3 e Cirelli 5zero5 e una Berlina speciale Cirelli 7zero7.
Tra le opzioni energetiche disponibili rientra anche il biometano, proposto nella Linea Black su Cirelli 1 e Cirelli 6 e prossimamente anche su Cirelli 3.
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