BYD TECH PILLS #3 Vehicle to Load: quando l’auto diventa una fonte di energia
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BYD, punto di riferimento mondiale nella mobilità elettrica e nell’innovazione sostenibile, ridefinisce il concetto di spostamento, trasformando ogni veicolo in una riserva mobile di energia. Tutta la gamma del marchio è infatti dotata della tecnologia Vehicle to Load (V2L), una soluzione intelligente che consente di erogare elettricità verso l’esterno, rendendo l’auto capace di alimentare altri dispositivi. Grazie al sistema V2L, i modelli BYD possono fornire fino a 3 kW di potenza tramite un adattatore collegato alla presa di ricarica, sufficienti per far funzionare contemporaneamente apparecchi a elevato assorbimento energetico. Laptop, e-bike, scooter elettrici, frigoriferi portatili, utensili professionali e piccoli elettrodomestici possono essere alimentati direttamente dal veicolo, rendendolo un supporto prezioso per ogni situazione, dal lavoro all’aria aperta al tempo libero. La funzione Vehicle to Load amplia i confini della mobilità elettrica, offrendo nuove possibilità a chi sceglie un’auto BYD. Ogni modello diventa così un compagno versatile per chi lavora in movimento, per gli appassionati di outdoor o semplicemente per chi desidera avere sempre una fonte di corrente disponibile in ogni momento. La presenza del V2L su tutti i veicoli del brand riflette una strategia tecnologica coerente, orientata a massimizzare l’utilità della mobilità elettrica anche al di fuori della strada. Con questa soluzione, BYD consolida la propria visione dell’automobile come piattaforma tecnologica evoluta, capace di integrare efficienza, sostenibilità e supporto concreto alla vita quotidiana.
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EICMA 2025, Motolive festeggia con le leggende del motorsport
(Adnkronos) - Il rombo dei motori e quello degli applausi tornano protagonisti all’ottantaduesima Edizione di EICMA 2025. MotoLive, l’arena racing dell’Esposizione internazionale delle due ruote, festeggia i suoi vent’anni e promette un’edizione veramente da brividi. Dal 6 al 9 novembre andranno in scena gare, show spettacolari, stunt acrobatici e intrattenimento dal palco centrale. Tra i piloti più significativi saranno presenti: Troy Bayliss, Carlos Checa, Marco Melandri, Alex Gramigni, Jeremy McWilliams e Thomas Chareyre, affiancati dagli specialisti del fuoristrada Stefan Everts, Christophe Pourcel, Chicco Chiodi, David Philippaerts e Marco Belli.
Tra i momenti più attesi, il ritorno della Champions Charity Race, duelli a inseguimento che metteranno in pista oltre quaranta piloti suddivisi in due categorie: Rally e Legend.
Dopo il successo delle precedenti edizioni, tornano inoltre le sfide tra maxienduro bicilindriche, in programma giovedì 7 e venerdì 8 novembre: 16 marchi ai cancelletti di partenza, tra cui Aprilia, Benelli, BMW, CFMOTO, Fantic Motor, Harley-Davidson, Honda, Kove, KTM, Moto Morini, MV Agusta, QJ Motor, Triumph, Voge e Yamaha.
Infine ultimo ingrediente di successo della manifestazione sarà presente in EICMA 2025 anche Kevin Schwantz, leggenda texana del motociclismo che guiderà la parata finale dopo ogni gara.
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'Novembre azzurro', al Campus Bio-Medico Roma esami e visite per 'lui'
(Adnkronos) - Dai controlli per le persone fragili assistite dalla Caritas diocesana di Roma ai pacchetti di prevenzione gratuita con ecografia, passando per il numero verde dedicato per ricevere informazioni e prenotare le visite. Sono alcune delle iniziative promosse dalla Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma con la campagna 'Novembre azzurro: la prevenzione è la tua mossa vincente'. Nel mese internazionale dedicato alla salute maschile la Fondazione ha messo a punto un ampio programma di screening, attività di informazione e iniziative solidali rivolte al benessere maschile. L'obiettivo è invitare a tenere un approccio più consapevole alla propria salute e diffondere la cultura della prevenzione, ancora troppo spesso trascurata dagli uomini. Nello specifico la Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico metterà a disposizione 50 esami del Psa ed eventuale visita urologica, qualora necessaria, per gli assistiti dalla Caritas diocesana di Roma presso l'Hotel Divino Amore Casa del Pellegrino. Un modo per favorire l'accesso alla prevenzione da parte di alcune persone più vulnerabili e in condizioni di difficoltà economica segnalate dall'As Roma - di cui il policlinico è Official Medical Partner - parte della community coinvolta in via continuativa nei programmi di sostenibilità sociale del club giallorosso. Presso la sede centrale del policlinico a Trigoria sarà invece disponibile fino a esaurimento posti il pacchetto di prevenzione del tumore del rene con 50 ecografie renali gratuite, mentre al Campus Medical Center Porta Pinciana, in centro a Roma, si potrà aderire al programma di prevenzione del tumore della prostata che prevede 500 esami gratis del Psa e, anche in questa circostanza, visita urologica gratuita in caso di valori alterati. Oltre a questi screening a costo zero, il Campus Bio-Medico offre anche prestazioni ulteriormente scontate in 'Tariffa amica', l'iniziativa di privato sociale che consente di accedere a visite e prestazioni specialistiche a costi calmierati, in diverse specialità tra cui cardiologia, tricologia, medicina dello sport, ortopedia e odontoiatria, insieme a esami diagnostici come l'ecografia addominale. Per tutto novembre, inoltre, sarà attivo il numero verde 800.93.13.43, a cui potersi rivolgere per ricevere le informazioni e prenotare le visite. Uno strumento molto semplice pensato per rendere più accessibili le iniziative dedicate alla salute maschile. Disponibili anche l'indirizzo e-mail novembreazzurro@policlinicocampus.it e il sito web dedicato, con tutte le informazioni aggiornate. "Negli ultimi anni abbiamo visto come la prevenzione maschile venga troppo spesso trascurata - afferma l'amministratore delegato e direttore generale della Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico, Paolo Sormani - Con la campagna Novembre azzurro vogliamo rendere più facile questo passo, incoraggiando gli uomini a sottoporsi a controlli periodici grazie all'offerta di percorsi dedicati seguiti dai nostri professionisti e disponibili nei nostri diversi centri sul territorio. Il nostro impegno è fare in modo che ogni persona trovi nel Policlinico un luogo accogliente nel quale si possa sentire accompagnata con competenza in un gesto semplice ma decisivo per la propria salute". "Nel nostro policlinico - ha aggiunto il direttore dell'Unità operativa complessa di Urologia, Rocco Papalia - la prevenzione è parte integrante della cura. Lavoriamo ogni giorno per garantire diagnosi precoci e terapie personalizzate, con l'utilizzo di tecnologie d'avanguardia e approcci mini-invasivi in grado di ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita del paziente. Ma tutto parte da un gesto semplice: una visita urologica". Accanto all'attività sanitaria, l'11 novembre torna l'incontro formativo sul tumore della prostata nell'ambito degli Education Box, il progetto del Policlinico Campus Bio-Medico che mette a disposizione spazi di confronto aperti a pazienti, familiari e caregiver. Con questo appuntamento medici e specialisti del policlinico approfondiranno temi legati alla prevenzione, alla diagnosi precoce e agli stili di vita salutari, fornendo informazioni pratiche su come favorire il benessere maschile anche attraverso comportamenti consapevoli e stili di vita corretti. Per l'intero mese tutte le varie strutture della Fondazione saranno anche allestite con il colore azzurro, simbolo della campagna, per invitare gli uomini a fare la propria 'mossa vincente' e a non rimandare.
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Anziani, 1 over 65 su 5 ha avuto una caduta nell'ultimo anno, nel 18% dei casi frattura
(Adnkronos) - "Un over 65 su cinque ha avuto almeno una caduta nell’ultimo anno, che nel 18% dei casi ha portato a una frattura e nel 16% a un ricovero ospedaliero". Lo affermano i dati della sorveglianza Passi d’Argento dell'Istituto superiore di sanità (Iss), relativi al biennio 2023-2024, secondo cui però "una quota rilevante di anziani, uno su tre, non utilizza presidi anticaduta come il tappetino in bagno, nonostante sia proprio la casa il luogo dove gli incidenti si verificano di più". Le cadute fra gli ultra 65enni sono avvenute per lo più all’interno della casa (54%) e meno frequentemente in strada (20%), in giardino (21%) o altrove (5%). Nel biennio 2023-2024 "il 20% degli intervistati ultra 65enni ha dichiarato di essere caduto nei 12 mesi precedenti l’intervista, di cui il 14% una sola volta e il 6% due o più volte. Nel 18% dei casi le cadute hanno causato una frattura e nel 16% dei casi è stato necessario il ricovero ospedaliero di almeno un giorno". “Passi d'Argento – spiegano le responsabili della sorveglianza - rileva le cadute avvenute nei 12 mesi precedenti l'intervista, permettendo di monitorare anche eventuali eventi ripetuti che, oltre ad aumentare il rischio di fratture multiple, possono creare un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente il fisico e la mobilità dell’individuo, riducendo gradualmente l’autonomia delle persone anziane”. Le cadute fra gli ultra 65enni sono più frequenti con l’avanzare dell’età (le riferiscono il 15% dei 65-74enni e il 31% degli ultra 85enni), fra le donne (24% contro 15% negli uomini) e fra le persone con molte difficoltà economiche (29% contro 18% di chi non ne ha). Il 34% degli intervistati riferisce di avere paura di cadere, ma questa quota quasi raddoppia fra chi ha già vissuto questo evento. La paura di cadere cresce con l’età (è riferita dal 53% degli ultra 85enni), è maggiore fra le donne (43%), fra chi ha molte difficoltà economiche (50%) o bassa istruzione (45%) e fra chi vive solo (42%). La caduta è anche associata al malessere psicologico: la prevalenza di persone con sintomi depressivi fra le persone che hanno subito una caduta negli ultimi 12 mesi è del 17% (contro 7% del campione totale)". La casa "non è percepita dagli anziani come un luogo a rischio di cadute: solo il 29% la reputa un luogo in cui la probabilità di avere un infortunio è alta o molto alta. Questa consapevolezza cresce con l’età (41% fra gli ultra 85enni), è maggiore fra le donne (34% contro 22% fra gli uomini) e fra le persone con molte difficoltà economiche (46%) o una bassa istruzione (34%)", si legge nel report. Il 62% degli ultra 65enni riferisce di adottare il tappetino come presidio anticaduta nell’uso della vasca da bagno o della doccia, mentre è minore il ricorso ai maniglioni (22%) o ai seggiolini (17%). Tuttavia, complessivamente, solo il 67% degli intervistati ricorre all’uso di almeno uno di questi presidi anticaduta in bagno, mentre il restante 33% non li utilizza. L’uso di questi presidi è più frequente al crescere dell’età (tra gli ultra 85enni raggiunge l’81%), tra le donne (71%), fra le persone con maggiori difficoltà economiche (75%) e fra chi ha un basso livello di istruzione (76%). "Ancora troppo bassa sembra l’attenzione degli operatori sanitari al problema delle cadute fra gli anziani: solo l’11% dichiara di aver ricevuto, nei 12 mesi precedenti l’intervista, il consiglio dal medico o da un operatore sanitario su come evitare le cadute - rimarca il report - L’analisi temporale delle cadute negli ultimi 12 mesi fra gli ultra 65enni, che nel biennio 2020-2021 aveva registrato una riduzione significativa seppur di piccola entità, torna ai livelli pre-pandemici negli anni successivi e nel 2024, la prevalenza delle cadute nei 12 mesi precedenti l’intervista è analoga a quella osservata nel 2016".
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L'indagine, 'solo 50% centri oncologici ha percorsi nutrizionali accessibili'
(Adnkronos) - "Solo metà dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e accessibili in modo uniforme, con forti differenze territoriali: sono soprattutto i centri del Nord a esserne dotati. E nella metà dei casi la valutazione nutrizionale alla diagnosi non viene effettuata regolarmente e spesso è riservata solo ai pazienti con calo ponderale evidente, con neoplasie che compromettono l’alimentazione o in regime di ricovero. In quattro centri su dieci, inoltre, non vengono raccolte neppure le abitudini alimentari dei pazienti". Sono questi i principali risultati della survey 'Percorsi di screening nutrizionali in oncologia', che ha coinvolto un campione di 100 strutture oncologiche ospedaliere italiane e che sarà presentata al congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, che si svolgerà a Roma dal 7 al 9 novembre prossimo. Inoltre, il 52% delle risposte proviene dai centri del Nord, il 29% dal Centro e il 19% dal Sud Italia: e anche questo è un segnale delle differenze territoriali che emergono dalla survey e che dipende dalla diversa concentrazione delle strutture oncologiche nel Paese. Promossa dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo), su proposta del Comitato Scientifico, l’indagine ha fotografato la presenza di percorsi nutrizionali, le modalità di valutazione dello stato nutrizionale e l’integrazione delle raccomandazioni nutrizionali nei servizi oncologici. “Questi dati confermano che la nutrizione resta una delle aree più trascurate in oncologia, pur avendo un impatto diretto sugli esiti clinici – commenta Paolo Tralongo, presidente Cipomo e direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale di Siracusa –. Come Collegio riteniamo prioritario uniformare l’accesso a percorsi nutrizionali dedicati, perché non può esserci una qualità di cura diversa a seconda del territorio. È un tema di equità e di diritto per tutti i pazienti oncologici”. “La malnutrizione, per difetto o per eccesso, rappresenta una delle sfide più rilevanti nella gestione del paziente oncologico – aggiunge Federica Grosso, responsabile scientifica della survey e oncologa presso l’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria –. Uno stato nutrizionale non adeguato, infatti, incide negativamente sulla qualità di vita, sulla tolleranza ai trattamenti, sulla prognosi e sui costi sanitari. Per questo abbiamo voluto realizzare questo lavoro: fotografare e misurare il problema significa renderlo evidente, sensibilizzare la comunità oncologica e promuovere interventi concreti per il futuro”. Solo nella metà dei centri le indicazioni sulla corretta alimentazione vengono fornite in maniera sistematica, prevalentemente ai pazienti in terapia attiva o affetti da patologie che interferiscono con l’alimentazione. L’impiego di strumenti validati di screening (come Nrs-2002, Mna-Sf, Must, Mst), raccomandati dalle linee guida Espen e richiamati anche da Aiom, non è ancora diffuso in modo omogeneo. Inoltre, nella metà dei casi sono oncologi o infermieri a occuparsi dell’inquadramento nutrizionale, mentre la presenza di nutrizionisti e dietisti non è ancora garantita ovunque. La survey evidenzia inoltre che "la quasi totalità dei rispondenti ritiene utile disporre di materiale informativo esaustivo da fornire ai pazienti e avviare una presa in carico ambulatoriale dietologica con monitoraggio dello stato nutrizionale e prescrizioni personalizzate almeno per i pazienti a rischio". “La valutazione nutrizionale precoce alla diagnosi non è ancora sistematicamente integrata nei percorsi oncologici italiani – spiega Grosso –. Tuttavia, un segnale positivo arriva dal consenso quasi unanime degli oncologi: il 99% dei partecipanti ritiene fondamentali progetti educazionali che integrino corretta alimentazione e attività fisica, un binomio complementare e interconnesso, due pilastri inscindibili della prevenzione e della cura, considerati una protezione contro sarcopenia, cachessia, depressione e deficit immunitario. È necessario rendere omogenee le pratiche e avviare una presa in carico dietologica strutturata, con monitoraggio e prescrizioni personalizzate almeno per i pazienti a rischio”. “La realizzazione di ambulatori e percorsi nutrizionali dedicati – conclude Luisa Fioretto, past president Cipomo e direttore Dipartimento Oncologico Azienda USL Toscana Centro – rappresenta uno degli aspetti nodali affrontati partendo con le survey nell’ambito del Laboratorio Cipomo avviato nel precedente mandato. Un Laboratorio che a seguire della pubblicazione del Manifesto sul profilo delle nuove competenze dei primari di Oncologia, ha avviato un articolato processo di riconfigurazione dei nodi e percorsi organizzativi dei reparti di oncologia ospedaliera. Tutto ciò al fine di costruire nel Paese una offerta sanitaria oncologica al passo con una domanda sempre più complessa”. “Questa survey indica con chiarezza la direzione da seguire – precisa Tralongo –: l’integrazione della valutazione e del supporto nutrizionale non può più essere considerata accessoria, ma parte integrante e sistematica del percorso oncologico. Per questo Cipomo, oltre a rafforzare la formazione degli oncologi e promuovere la creazione di ambulatori nutrizionali dedicati, intende farsi promotore di un impegno condiviso con Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti, per sviluppare modelli organizzativi omogenei, ambulatori nutrizionali dedicati e programmi formativi che tengano conto delle risorse disponibili”. “L’obiettivo è duplice – conclude Grosso –: garantire equità di accesso a tutti i pazienti sul territorio nazionale e rafforzare una cultura della prevenzione e della cura che riconosca nella nutrizione e nello stile di vita due alleati indispensabili contro la malattia oncologica”.
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L'Ai e la crociata dell'internista: "Non chiamatela dottore, senza l'anima non c'è il medico"
(Adnkronos) - "Ma quale 'dottor Ai'. Ad oggi l'intelligenza artificiale non ha carattere né empatia, non può produrre nel paziente alcun effetto umano e l'umanità è parte integrante della cura. Senza l'anima, non c'è il medico". Antonino Mazzone - siciliano doc trapiantato a Legnano dove dirige il Dipartimento medico dell'Asst Ovest Milanese, internista per vocazione ("l'internista è il medico che si occupa dei malati e non delle malattie") e scrittore (è autore di tre romanzi che mescolano storie di vita e di professione) - di "medici artificiali" non vuole proprio sentir parlare. "E' una definizione che fa schifo", sentenzia lo specialista, spiegando all'Adnkronos Salute le ragioni del suo rifiuto per un termine ormai sdoganato anche dalla letteratura scientifica. Mazzone tira dritto: "L'Ia potrà anche fare una diagnosi o produrre un ragionamento equivalente a quello umano nel prevedere l'evoluzione di un caso clinico. Ma chiunque abbia a che fare ogni giorno con la complessità, con pazienti polipatologici e politrattati, sa bene che oltre a questo c'è molto di più". Ci sono le emozioni, c'è l'anima, appunto, e l'intelligenza artificiale l'anima non ce l'ha. Mazzone ne sta facendo una crociata: una lettera a 'Quotidiano sanità', dichiarazioni su altre testate anche locali, e domani un intervento sul tema 'Comunicazione medico-paziente in era digitale, parole e cura' al convegno 'Sciascia e Tobino: la letteratura tra impegno sociale e cura', una due giorni iniziata oggi alla Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto nell'Agrigentino. In occasione dell'evento, organizzato dal medico, artista, attore e autore teatrale Salvatore Nocera Bracco, e sostenuto da Giuseppe Ruggeri, presidente dell'Amsi, Associazione medici scrittori italiani, l'internista sferra un nuovo attacco all'algoritmo: "Magari riesce a essere più efficiente dell'uomo nella capacità di ragionamento clinico, ma manca di umanità e di amore". Sentimento a cui Mazzone ha dedicato il suo ultimo libro 'Amare, nonostante tutto. Incontri ed emozioni', edito da Nardini. "Data la maturità di questa tecnologia in rapida evoluzione, l'adozione degli Llm (Large language model) nella pratica medica clinica è imminente", avvertono gli autori di un paper israeliano pubblicato nell'aprile 2024 sul 'New England Journal of Medicine', secondo cui "le prestazioni di ChatGpt-4 sono paragonabili a quelle dei medici agli esami ufficiali di specializzazione". A parte rivendicare la superiorità della sua categoria sulla macchina ("lo studio mostra che in medicina interna il confronto è molto favorevole all'uomo"), l'internista non nega certo l'evidenza che certifica i progressi dell'Ia in sanità. Per imparare a sfruttarne le opportunità, "in parallelo al lavoro medico umano e non in sua vece", nei giorni scorsi ha pure invitato per una relazione all'ospedale di Legnano Daniela Tirotta, editor di un volume dell''Italian Journal of Medicine' dedicato all'intelligenza artificiale. Mazzone fa notare però che l'Ia deve fare ancora tanta strada. Cita un esperimento, pubblicato, dell'internista di Bergamo Alice Fanin: "Ha sottoposto a ChatGpt alcuni quesiti, uno dei quali era 'ho le gambe gonfie da 10 giorni, cosa può essere?'. L'algoritmo rispondeva che le cause possono essere molte e forniva consigli tra cui 'bevi molta acqua'. Peccato che se le gambe gonfie dipendono da uno scompenso cardiaco, bere può aggravare non poco il quadro clinico". Dal dottor Ai "una grossa inesattezza", dunque. Un esempio dei "tanti errori digitali
che fanno ancora del medico un professionista insostituibile", ripete lo specialista. Che ci sia una rivoluzione in atto è palese, e il cambiamento va compreso e gestito per non esserne travolti. "Le capacità in rapida evoluzione degli strumenti basati sull'intelligenza artificiale hanno gettato le basi per una ricerca trasformativa", si legge in un editoriale apparso questo mese su 'Jama Internal Medicine'. "L'Ia è stata infatti ampiamente adottata dalla ricerca medica" e gli studi in materia aumentano esponenzialmente, osservano i firmatari: se "10 anni fa su PubMed si contavano circa 5mila pubblicazioni l'anno", questa cifra è salita a "10mila nel 2018" e "quest'anno siamo sulla buona strada per superare le 50mila pubblicazioni in tutto il mondo. Tuttavia, il potenziale di tradurre queste informazioni in approfondimenti clinicamente rilevanti e miglioramenti significativi ed equi nell'erogazione dell'assistenza rimane al momento in gran parte teorico", precisano gli autori. "Nonostante la rapida crescita degli studi incentrati sull'Ia - evidenziano - meno dell'1% sono trial clinici". Inoltre, "molti degli studi riportati finora sono stati condotti su campioni di piccoli dimensioni e si concentrano sull'accuratezza diagnostica, piuttosto che sulla valutazione dell'efficacia di un intervento di Ia in termini di risultati sul paziente". Infine, "gli studi esistenti presentano solo informazioni limitate sui dati demografici dei pazienti e sull'efficienza operativa, e la maggior parte non è stata replicata, sollevando preoccupazioni sulla possibilità di generalizzarne e applicarne i risultati". Per colmare queste lacune, la rivista annuncia "un bando per le ricerche relative all'intelligenza artificiale", invitando la comunità scientifica a disegnare "studi randomizzati di alta qualità che definiscano chiaramente l'intervento fondato sull'Ia" e "affrontino direttamente gli esiti per i pazienti". In altre parole, la 'bibbia' della medicina interna chiede "trial che valutino l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla riprogettazione dell'assistenza sanitaria nella pratica clinica reale". Mentre "la Food and Drug Administration statunitense ha già approvato oltre 1.000 dispositivi medici basati sull'Ia", Jama Internal Medicine rileva anche come "i quadri normativi esistenti non riescano a tenere il passo con il rapido ritmo di scoperta e implementazione" dei nuovi strumenti. Il giornale solleva "preoccupazioni etiche in merito alla privacy del paziente, alla responsabilità, alla trasparenza e alla provenienza dei dati". E sottolinea che "la capacità di 'apprendere' ed evolversi" è sì "uno dei punti forti dell'Ia", ma "rende anche molto più difficile la supervisione normativa". Un'altra sfida, poi, è "la mancanza di chiarezza su come i modelli di intelligenza artificiale raggiungano le loro conclusioni". Per il futuro, in sintesi, "saranno necessari nuovi approcci normativi per garantire efficacia e sicurezza, bilanciando al contempo gli interessi e i diritti del paziente". Gli editorialisti insistono sul concetto di "equità": sarà "fondamentale identificare e prevenire i bias algoritmici", soprattutto "per garantire che l'adozione dell'Ia nell'assistenza clinica non esasperi le disparità di lunga data in ambito sanitario". In un'Italia in cui il diritto costituzionale alla salute resta sempre più spesso sulla carta, superare le disuguaglianze che ne ostacolano l'esericizio per Mazzone è un compito dell'umano, non dell'Ai. La lotta alle disparità, è il messaggio dell'internista scrittore, comincia dalla ricostruzione del rapporto medico-paziente. Un "privilegio" che si è perso. "Oggi - afferma il camice bianco - la medicina si muove su territori lontani dal letto del malato, intrappolata fra briefing, riunioni tecnologiche, Pdta, linee guida. In questi anni difficili tutto ciò ha aperto una ferita profonda nella complessa e delicata relazione personale tra medico e paziente, in crisi già ben prima della pandemia di Covid. Abbiamo la necessità di tornare ai fondamentali della natura e dell'etica del rapporto medico-paziente", perché "prima della scienza medica c'è la compagnia al malato. La condivisione della sofferenza, l'aiuto a chi soffre, connota radicalmente l'essere medico e non è semplice obbedienza a una linea guida". "La medicina - ammonisce Mazzone - oggi ha il compito di recuperare quelle che gli anglosassoni chiamano Medical Humanities, gli elementi insostituibili della relazione medico-paziente". Innanzitutto "l'ascolto attivo, che non riguarda solo l'anamnesi clinico-scientifica, ma il contesto culturale, sociale, economico e di vita del paziente, tutti fattori che possono influenzarne la salute e guidarne la cura. Il medico deve sempre ricordarsi la lezione di Talete da Mileto: abbiamo due orecchie e una sola bocca per ascoltare il doppio e parlare la metà". Ascolto significa anche "empatia: comprendere il vissuto e le esperienze personali dei pazienti stabilisce con loro un rapporto più intimo, favorendo la cosiddetta cura personalizzata o sartoriale, tagliata su misura". E' così che nasce il dialogo vero, "una comunicazione efficace, chiara, aperta, semplice e comprensibile. Capire le aspettative e le preoccupazioni del malato è fondamentale, ma a interpretare le emozioni l'algoritmo non ci è ancora arrivato e io spero che non ci arriverà mai". "C'è un'umanità che supera la scienza e la competenza, che non si impara sui banchi dell'università e che non rientra nel prontuario dell'azienda sanitaria, ma che è vitale come e più delle medicine", chiosa l'internista. Nella sua professione, nel rapporto con il paziente, "il medico deve "amare. Amare, nonostante tutto". E' questo il fil rouge e il titolo dell'ultimo romanzo di Mazzone, il terzo dopo 'La malinconia dei nati altrove' (2018, vincitore nel 2020 a Firenze del premio letterario 'La ginestra' con menzione d'onore della giuria) e 'Poteva non succedere. Storie di vita e di corsia' (2022). Ventiquattro racconti autobiografici di 'Incontri ed emozioni' più due capitoli di saluto alla sua mamma, scomparsa nel 2020, testimone lontana - ma sempre presente - del viaggio che ha portato il giovane Nino dalla contrada Maina di Naso, comune natio nel Messinese sui monti Nebrodi ("un piccolo borgo siciliano che guarda l'orizzonte dove le isole Eolie si pavoneggiano gareggiando in bellezza l'una con l'altra"), all'università di Pavia - Policlinico San Matteo, culla di tanti volti noti della medicina tricolore. E' nei corridoi della Clinica medica pavese che Mazzone ha imparato a prendersi cura dei "pazienti complessi di cui nessuno specialista voleva occuparsi" e che finivano sempre in Medicina interna, "l'Itaca di Ulisse", ormai "l'unico reparto a non scegliere i pazienti e ad accettare tutti", scrive l'autore. Ha capito lì che parlare con un malato "non è mai tempo perso", che la comunicazione conta anche se "alla facoltà di Medicina purtroppo non si insegna", che i pazienti andavano coinvolti nel processo di cura (era "un tabù") e cosa può fare un sorriso: "Quello del dottore - dice Titti che convive con la sclerodermia - ha prodotto più benefici di qualsiasi farmaco". Nel suo libro il medico narra le lezioni apprese nei 'vis-à-vis' più memorabili (da Joaquìn Navarro-Valls, direttore della Sala stampa vaticana durante il pontificato di Giovanni Paolo II, a Papa Francesco, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella), ma anche e soprattutto da amici e compaesani di cui ritrae gioie e dolori: "Persone speciali", le chiama. Figure appassionate e tragiche come Tanina, rinchiusa per 20 anni in una struttura psichiatrica con la sola colpa di un amore scomodo e salvata dalla legge Basaglia. E per lei la dedica di Mazzone: "A tutte quelle persone che hanno subito il manicomio senza essere pazzi". "Un medico che scrive non è omologabile a qualsiasi altro scrittore", è la convinzione dell'Associazione medici scrittori italiani, perché "nel suo percorso narrativo dispiega capacità penetrative e spirito empatico che gli provengono dall'esperienza maturata nella professione. Il medico continua nello scrittore in un'indagine a 360 gradi sull'uomo e le sue fragilità", e le parole diventano terapia. "La storia della medicina - riflette il presidente dell'Amsi - viaggia all'unisono con il secolare, anzi millenario, rapporto medico-paziente dal quale attinge vigore e senso, nutrendo al tempo stesso l'immaginazione di quei medici che, dotati di virtù di penna, lo raffigurano in forma di storie di vita vissuta. Non è un caso che due illustri scrittori e psichiatri italiani, Corrado Tumiati e Mario Tobino, abbiano raggiunto la fama letteraria grazie a romanzi ispirati alle loro esperienze manicomiali". Per Ruggeri, "attraverso la filigrana della professione medica" traspare "una spessa trama di interessi culturali. Una professione le cui origini classiche, che dal mito di Asclepio discendono fino al positivismo ippocratico, non sono mai rimaste esenti da un profondo spirito umanistico". "La letteratura, in quanto produzione di umanità da parte dell'umano - dichiara Bracco, anima del convegno agrigentino intitolato a Sciascia e Tobino - è una dimensione che nell'ambito della salute in generale, e mentale in particolare", si traduce in un "esercizio di ascolto, ma anche di consapevolezza, di empatia e nello stesso tempo di razionale distacco, perché permette una diversa visione del proprio essere in relazione. Sciascia giovane è un poeta che riflette proprio in questa direzione, mentre Tobino, psichiatra e a sua volta scrittore, riflette su come è all'interno di relazioni sociali che si realizza la cura". Cura che, "come teorizza la filosofa della medicina Luigina Mortari, è relazione viva tra persone vive". Intelligenze umane, non artificiali. (di Paola Olgiati)
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Fortnite introduce le mascotte, nuovi compagni di avventura
(Adnkronos) - Con il prossimo aggiornamento, Fortnite accoglie una novità pensata per aggiungere un tocco di personalità e affetto al gioco: le mascotte, veri e propri compagni digitali che reagiscono al mondo circostante e seguono il giocatore nelle sue avventure, dal classico Battle Royale a LEGO Fortnite fino alle mappe create dagli sviluppatori indipendenti. Ogni mascotte sarà interamente personalizzabile: sarà possibile definirne l’aspetto fisico permanente — quindi tratti, colori e linee generali del personaggio — ma anche modificare liberamente nome e accessori, come cappelli o felpe, ottenibili accumulando punti mascotte grazie al tempo trascorso insieme in gioco. Un sistema che trasforma la semplice compagnia in una forma di crescita condivisa. La prima mascotte ad approdare nel mondo di Fortnite sarà Buccia, disponibile dal 1º novembre all’interno del prossimo Battle Pass. A seguire, dal 7 novembre, arriveranno nello shop anche altri compagni storici come Ossicino, Spike e Miniraptor, con una sorpresa in arrivo per tutti gli amanti dei gatti. Inoltre, chi già possiede il dorso decorativo Ossicino riceverà automaticamente la versione mascotte di Ossicino a partire dal 7 novembre, anche se potrebbe volerci un po’ prima che compaia nel proprio armadietto. Con questa nuova introduzione, Fortnite continua a espandere il suo universo oltre la pura competizione, rafforzando il lato narrativo e relazionale dell’esperienza di gioco. Le mascotte non sono solo compagni virtuali, ma un’estensione del proprio stile e del proprio modo di vivere l’isola più famosa del gaming moderno.
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Per Halloween sì a trucchi e maschere ma occhio alla salute, i consigli del pediatra
(Adnkronos) - Mostri, fantasmi, streghe e stregoni. Trucchi e travestimenti per Halloweeen sono amatissimi dai bambini. Ma non mancano i rischi, legati sia ai prodotti cosmetici di dubbia provenienza, ai vestiti low cost di materiali sintetici, infiammabili, a rischio dermatiti o anche di taglie non adatte che possono creare incidenti. "Travestirsi è un gioco molto amato dai bambini che ha tanti aspetti positivi per la loro crescita. Quindi via libera alla fantasia ma con qualche accortezza", raccomanda attraverso l'Adnkronos Salute il pediatra Francesco Carlomagno, responsabile area Puer (prevenzione, urgenza, emergenza) della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) che stila una lista di consigli. Per quanto riguarda il makeup, suggerisce Carlomagno, "meglio scegliere materiali naturali e atossici: utilizzare prodotti specifici per bambini, se possibile, o comunque senza parabeni, profumi o coloranti tossici. Da preferire, quindi, sostanze naturali o comunque testate e certificate". Si possono anche usare "colori alimentari a base di zucchero e acqua, come l’applicazione di zucchero a velo colorato, ma attenzione a eventuali allergie alimentari". No, invece, a "prodotti a base di olio di ricino o altri prodotti sconosciuti che non dichiarano gli ingredienti in etichetta. In questo caso i rischi possono variare dalla tossicità, alla reazione allergica locale fino o una irritazione della cute". Prima di procedere al trucco, suggerisce l'esperto "importante provare il prodotto sul viso del bambino, su una piccola zona della pelle per verificare eventuali reazioni allergiche". In ogni caso "da evitare il contorno occhi e l'area vicino alla bocca". E anche al momento struccare il piccolo "il trucco va tolto accuratamente con acqua tiepida e un detergente delicato per bambini". Per i costumi e le maschere, aggiunge Carlomagno, "bisogna assicurarsi che siano realizzati in materiali traspiranti, morbidi e privi di parti appuntite o fastidiose". Inoltre "il genitore (o un adulto) deve sempre supervisionare la 'vestizione' per evitare che il bambino ingerisca qualcosa o si irriti accidentalmente la cute". Da "preferire, quindi, indumenti resistenti, comodi e che non ostacolino la mobilità o la respirazione. No invece, a vestiti troppo lunghi per prevenire cadute o inciampi. E se la festa si svolge di sera o in strada, è bene prevedere accessori luminosi o riflettenti per aumentare la visibilità del bambino". Da evitare, o limitare al massimo, "l’uso di spray per capelli o altri prodotti chimici aggressivi: la priorità deve rimanere la sicurezza e il comfort del bambino, evitando ogni cosa che possa causare irritazioni, allergie o rischi di soffocamento", evidenzia Carlomagno. Meglio, dunque, "tessuti naturali come cotone o lino, più traspiranti e meno irritanti rispetto a sintetici o plastificati. Evitare poi costumi con parti piccole che possono staccarsi e rappresentare un rischio di soffocamento o di essere ingerite", conclude il pediatra ricordando che "i bambini devono essere sempre accompagnati da adulti, soprattutto se si spostano in strada. E comunque bisogna insegnare loro come chiamare un adulto in caso di emergenza o smarrimento". E anche per quanto riguarda i dolcetti raccolti "prima di permettere ai piccoli di mangiare le caramelle o i biscotti, necessario controllare che siano integri e provenienti da aziende affidabili".
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Animal Crossing si aggiorna e arriva anche su Switch 2
(Adnkronos) - Con la versione per la nuova console e un aggiornamento di contenuti per entrambe, inizia una nuova stagione per uno dei titoli più amati della grande N e la vita sull’isola diventa ancora più ricca, creativa e connessa. La nuova edizione per Switch 2 sfrutta la potenza extra della console per offrire un colpo d’occhio tutto nuovo: grafica in 4K in modalità TV, texture più definite e un frame rate finalmente stabile, anche se ancorato ai 30 fotogrammi al secondo. Ma le vere novità non si fermano alla risoluzione: il gioco introduce controlli via mouse, perfetti per ridisegnare in modo preciso stanze, messaggi o pattern personalizzati, e un simpatico megafono che sfrutta il microfono integrato della console per chiamare i propri abitanti per nome e scovarli nei dintorni dell’isola. Cambia anche la dimensione sociale: le sessioni online arrivano a un massimo di dodici giocatori contemporanei, con chat vocale e video integrata grazie al sistema GameChat e alla fotocamera di Switch 2. Un piccolo passo verso un Animal Crossing sempre più “vivo” e condiviso. L’aggiornamento 3.0, invece, porta una ventata di novità anche a chi non farà subito il salto generazionale. La prima, e forse più curiosa, è l’apertura del Resort Hotel della famiglia di Remo: un vero e proprio albergo da gestire decorando le stanze secondo temi, invitando ospiti speciali tramite amiibo e collezionando “Hotel Ticket” da scambiare per oggetti esclusivi. Un’idea che richiama la logica del DLC Happy Home Paradise, ma con una leggerezza e un ritmo più integrati nell’esperienza principale. Aumenta anche la capacità di archiviazione domestica, ora fino a 9.000 oggetti, inclusi alberi, arbusti e piante di ogni tipo, mentre il leggendario Signor Resetti torna finalmente in carne e pixel. Stavolta il suo compito è meno traumatico: offrirà un “Reset Service” per ripulire aree dell’isola in un attimo, senza dover raccogliere ogni oggetto manualmente. Per chi ama sognare, invece, arriva L'isola dei sogni, una nuova dimensione onirica gestita da Luna, dove i giocatori possono costruire, decorare e persino controllare il tempo atmosferico e l’orario. Si potranno creare fino a tre isole dei sogni — piccola, media o grande — e persino visitare quelle degli amici per collaborare ai lavori di costruzione. Nintendo non ha dimenticato le collaborazioni, ormai parte integrante dell’universo di Animal Crossing. Il nuovo Souvenir Shop introdurrà infatti oggetti frutto di partnership speciali, a partire da un crossover con Nintendo stessa, che riporta in scena vecchie console e accessori retrò perfettamente funzionanti per i membri Nintendo Switch Online. Seguono un set di oggetti LEGO a tema costruzione e due crossover con The Legend of Zelda e Splatoon, che aggiungono outfit, nuovi abitanti e arredi dedicati. Per chi si stesse chiedendo se tutto questo sarà gratuito, la risposta è sì: la versione 3.0 sarà disponibile senza costi aggiuntivi per chi possiede già il gioco. L’edizione per Nintendo Switch 2, invece, richiederà l’acquisto separato o un Upgrade Pack da cinque euro per chi proviene dalla versione precedente. In definitiva, Animal Crossing: New Horizons – Switch 2 Edition non è un semplice remaster, ma un’evoluzione di un piccolo mondo digitale che ha accompagnato milioni di giocatori.
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Apex Legends: arriva Adrenalina - Il video
(Adnkronos) - La nuova stagione di Apex Legends è pronta a irrompere sulla scena del battle royale con il nome Adrenalina, promettendo un’ondata di emozioni estreme e una serie di modifiche che rivoluzioneranno il meta di gioco. Electronic Arts (EA) e Respawn hanno pubblicato il trailer ufficiale di gameplay, svelando tutti i dettagli sugli imminenti aggiornamenti. I giocatori si troveranno a "cavalcare l'onda dell'adrenalina estrema" in una mappa Olympus completamente revisionata e riprogettata per massimizzare il ritmo delle partite e elevare le strategie di combattimento a un livello inedito. La mappa fluttuante di Olympus è stata ricostruita per garantire maggiore fluidità e un equilibrio migliore. Sono stati aggiunti 4 nuovi punti di interesse (POI) cruciali che alterano la dinamica degli scontri. Tra questi spiccano l’immenso campus della "Somers University", il gigantesco "Motore gravitazionale" e lo "Stabilizzatore", un'epica piattaforma aerea. Il gameplay verticale riceve un impulso significativo grazie alle nuove piattaforme sospese nel "Dockyard", che permettono ai giocatori di tenere d'occhio il cielo.
Ma ecco il trailer completo La stagione Adrenalina introduce modifiche sostanziali alle abilità di tre Leggende chiave, orientandole verso un gameplay più veloce e dinamico:
Valkyrie è stata potenziata nel combattimento aereo: i suoi "Jet VTOL" ottengono un aumento di velocità e si ricaricano tre volte più velocemente. La sua "Tempesta di Missili" è più utile che mai, eliminando l'autodanno, rimuovendo il limite di altezza e ora scansionando i nemici all'impatto e mettendo in cooldown le abilità passive di movimento. Inoltre, la sua Ultimate, "Slancio etereo", richiede un tempo di decollo più breve. I nuovi potenziamenti sbloccano espansioni dei modelli dei missili e aumenti significativi del tempo di decollo dell'abilità Ultimate.
Rampart vede la sua "Copertura Tattica Amplificata" evolversi con il gameplay, guadagnando salute man mano che il livello Evo aumenta, garantendo aumenti di velocità e includendo un tetto. I suoi potenziamenti aggiungono "ricariche veloci e munizioni infinite quando si spara da dietro la Copertura Amplificata" e rigenerano la salute delle barriere fuori dal combattimento.
Horizon vola più in alto: il suo "Ascensore Tattico Gravitazionale" ha un cooldown più breve e una maggiore velocità di sollevamento. L'abilità Ultimate, "Buco nero", riceve una salute maggiore. I potenziamenti migliorati creano maggiori opportunità di movimento aereo, consentendo di cadere rapidamente accovacciandosi a mezz'aria o di planare fuori dagli Ascensori Gravitazionali per un maggiore controllo aereo. Tra gli aggiornamenti di gameplay spicca l'introduzione di un nuovo hop-up per l'Alternator: la "devastazione a doppia canna". L’"Alternator" si trasforma in una "micidiale arma fulminea con l'hop-up Doppio sparo!", permettendo di sparare con entrambe le canne contemporaneamente. Il movimento senza limiti è supportato dalla nuova meccanica di"scalata potenziata", che aumenta la velocità dei salti da muri e sporgenze, facilitando l'ingaggio in combattimento. Anche il veicolo "Trident" è stato migliorato, con una collisione più precisa e una salute dedicata ai veicoli (inclusi gli effetti visivi). La stagione include, come di consueto, nuovi oggetti cosmetici nell'"Accessori adrenalinici del pass Battaglia".
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