Cervellini (Acn): "Accompagnare i bimbi nel digitale senza giudicarli"

(Adnkronos) - "Il bambino spesso utilizza il digitale senza sapere cosa c’è dietro allo schermo, con rischi significativi. Per questo dobbiamo accompagnarlo nell’esplorazione della rete come facciamo quando attraversa la strada. È fondamentale, come genitori, accompagnarli senza giudicarli, altrimenti rischiano di chiudersi e di cercare online risposte e curiosità legittime per la loro crescita in modo autonomo, esponendosi a pericoli. Partire dai banchi di scuola per creare una nuova cittadinanza digitale è essenziale, così da trasformare la tecnologia da rischio a opportunità di crescita per i nostri figli". Lo ha detto Marco Valerio Cervellini, della divisione formazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale (Acn) partecipando, oggi in Senato, agli Stati generali della Pediatria 2025 sul tema ‘Il bambino digitale’, organizzati in occasione della Giornata mondiale del bambino e dell’adolescente, dalla Sip-Società italiana di pediatria su iniziativa del senatore Marco Meloni. Sulla strada della consapevolezza nel mondo digitale, l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale, è impegnata "affinché famiglie, scuola e istituzioni possano dare un contributo concreto per formare una cittadinanza digitale consapevole e responsabile nel nostro Paese", conclude. 
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HWG Sababa Lancia il Risk Operations Center

(Adnkronos) - HWG Sababa ha annunciato, per mezzo di una nota ufficiale, il lancio del Risk Operations Center (ROC), una nuova e cruciale estensione del suo modello proprietario HyperSOC. Questa innovazione nasce dalla necessità di affiancare alla gestione operativa della sicurezza una visione del rischio più ampia, direttamente collegata alle priorità e alla continuità del business. Il ROC si posiziona come l'evoluzione naturale del tradizionale Security Operations Center (SOC). Mentre il SOC si concentra prevalentemente sul monitoraggio degli eventi di sicurezza, sull’analisi tecnica delle minacce e sulla gestione delle vulnerabilità, il ROC aggiunge un livello di interpretazione superiore: la risk intelligence, che traduce i dati tecnici in informazioni strategiche azionabili dai decisori aziendali. Il modello Risk Operations Center opera attraverso un flusso continuo di analisi basato su tre prospettive complementari, garantendo che ogni alert di sicurezza venga valutato non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello strategico: 
Tecnica: prevede la raccolta e l'analisi avanzata dei dati di sicurezza e delle minacce specifiche. 
Oggettiva: si concentra sulla valutazione e la prioritizzazione del rischio, misurando il potenziale impatto sull'operatività e sulla finanza aziendale. 
Consulenziale: trasforma le evidenze tecniche e oggettive in raccomandazioni strategiche chiare e orientate agli obiettivi di business del cliente. Grazie a sofisticati sistemi di vulnerability management e risk analysis, il ROC elabora migliaia di dati in insight immediatamente comprensibili dal management, collegandoli in modo diretto alle priorità operative e di resilienza. L'introduzione del ROC è un passo decisivo nel rendere la cybersecurity un tema non più relegato alla sola funzione IT, ma centrale nelle discussioni strategiche ai massici livelli aziendali. 
Marco Fattorelli, Head of Innovation di HWG Sababa, ha chiarito la portata di questo cambiamento: “Con il lancio del Risk Operations Center compiamo un passo decisivo nel rendere la cybersecurity un tema realmente strategico per le aziende. Non parliamo più solo di tecnologia o di gestione delle vulnerabilità, ma di una capacità nuova: trasformare i dati in una visione operativa e in decisioni informate. È un approccio che permette al management di comprendere il rischio in modo immediato e di agire con maggiore consapevolezza, assicurando resilienza e continuità al business.” 
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Imballaggi in plastica, scienza e industria a confronto

(Adnkronos) - Come nasce l’informazione sulla plastica? Quanto pesa la scienza e quanto la percezione pubblica? A queste domande ha provato a rispondere il convegno 'Evidenze scientifiche e percezioni sugli imballaggi in plastica: un confronto necessario', promosso oggi dall’Osservatorio Plastica e dall’Università Roma Tre. L’incontro - ospitato dal Dipartimento di Economia Aziendale e aperto dall’intervento di Carlo Alberto Pratesi, professore ordinario di Marketing, Innovazione e Sostenibilità dell’ateneo - ha riunito imprese, comunicatori scientifici, associazioni ambientaliste e dei consumatori per un confronto diretto su uno dei temi più sensibili della transizione ecologica: come si costruisce un’informazione attendibile su un materiale tanto diffuso quanto discusso.   Maria Cristina Poggesi (Ippr) ha presentato l’indagine realizzata con Plastic Consult, che offre una fotografia aggiornata sull’impiego delle materie plastiche riciclate nel nostro Paese. La ricerca conferma una filiera dinamica e tecnologicamente avanzata, sostenuta da investimenti e da un crescente impiego di materia prima seconda, ma anche da sfide legate alla disponibilità di materiali, alla qualità dei flussi e alla stabilità del quadro normativo. Secondo il Rapporto, infatti, nel 2024 l’industria italiana ha utilizzato 1,340 milioni di tonnellate di plastiche riciclate in aumento rispetto ai risultati 2021 del +5,1%, e in leggero incremento (+0,2%) rispetto al 2023; il 75% dei materiali proviene da riciclo post-consumo e il 25% da scarti pre-consumo; i polimeri più impiegati sono polietilene (33%), polipropilene (25%) e Pet (20%); i principali settori applicativi sono packaging (39%), edilizia (24%) e arredo urbano.  “La sinergia tra il mondo del riciclo e quello della trasformazione ha consentito all’Italia di raggiungere risultati eccellenti proprio dove si compie la realizzazione dell’economia circolare, ovvero nell’effettivo reimpiego delle plastiche riciclate. È un patrimonio che non possiamo perdere, per questo abbiamo ritenuto importante ascoltare le voci di tutta la filiera”, ha dichiarato Maria Cristina Poggesi, direttore di Ippr - Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo.  “Per centrare gli obiettivi europei non basta più aumentare il volume della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica - ha dichiarato Davide Pollon, responsabile Ricerca e Sviluppo di Corepla - Oggi la priorità è migliorare la qualità della raccolta, ampliare l’impiego di riciclato e fondare l’informazione su evidenze chiare e scientifiche. Solo così potremo accompagnare imprese, cittadini e istituzioni verso decisioni realmente sostenibili e capaci di generare un impatto positivo nel lungo periodo”.  “Non esiste un materiale migliore in assoluto: esiste il materiale giusto per ogni utilizzo - ha affermato Erika Simonazzi, direttrice marketing e comunicazione di Flo Group - Quando riciclabile e riciclata, la plastica rappresenta una scelta pienamente sostenibile. Per questo abbiamo appena lanciato il primo bicchiere per distributori automatici con polistirolo riciclato post consumo food grade”.  La seconda parte del convegno, dedicata a 'Comunicare la scienza', ha esplorato il ruolo dei media, tradizionali e digitali, nella costruzione dell’immaginario collettivo. Il divulgatore scientifico Ruggero Rollini ha evidenziato come, su temi complessi, la comunicazione rischi spesso di semplificare e polarizzare il dibattito. Il confronto ha mostrato l’importanza di un dialogo costante tra mondo accademico, industria, società civile e comunicazione per migliorare la qualità del dibattito pubblico. Mettere insieme dati, competenze e punti di vista diversi permette infatti di superare percezioni distorte e favorire scelte più consapevoli, essenziali per la transizione ecologica e l’economia circolare. 
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“3rd Regenerative Plastic Surgery International Conference”, a Roma dal 4 al 6 dicembre

(Adnkronos) - La Capitale italiana si prepara a diventare, dal 4 al 6 dicembre 2025, il centro nevralgico della ricerca medica avanzata con il “3rd Regenerative Plastic Surgery International Conference”. L'evento, in programma presso il Grand Hotel Palace di Via Veneto e patrocinato dall’Università di Roma “Tor Vergata”, è destinato a riunire i massimi esperti globali in chirurgia plastica rigenerativa, biotecnologie e ingegneria tissutale. 
A presiedere il Congresso sarà il Prof. Pietro Gentile, chirurgo plastico di fama internazionale e Professore Associato presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Con un H-index di 54 (Scopus), il Prof. Gentile è riconosciuto come uno dei principali riferimenti globali nello sviluppo clinico delle tecniche di rigenerazione tissutale, in particolare attraverso l’utilizzo delle cellule staminali adipose (ADSCs) e del lipofilling avanzato. 
Il programma scientifico è strutturato per esplorare le più recenti innovazioni che stanno rivoluzionando la disciplina. Le prime due giornate, 4 e 5 dicembre, saranno dedicate alla discussione teorica delle applicazioni delle terapie cellulari autologhe basate sulle ADSCs, dell’impiego di biomateriali e dei fattori di crescita per massimizzare gli esiti clinici del lipofilling. Un tema centrale del dibattito sarà il posizionamento della chirurgia plastica rigenerativa come soluzione naturale, duratura e sicura, in netto contrasto con l'uso tradizionale di filler e impianti sintetici. L'attenzione sarà posta sulla manipolazione minima dei tessuti, considerata la chiave per garantire l'efficacia e il rispetto della fisiologia del paziente nel trattamento rigenerativo di viso, seno e corpo. 
La giornata conclusiva, il 6 dicembre, avrà un forte orientamento pratico e si svolgerà presso la Clinica Santa Famiglia nel quartiere Prati. Saranno tenute sessioni di chirurgia dal vivo focalizzate sui tre principali ambiti applicativi: seno, viso e capelli. Le dimostrazioni illustreranno l'intero percorso del lipofilling rigenerativo, dalla purificazione del tessuto adiposo fino alle tecniche di innesto più avanzate, evidenziando come l’integrazione delle cellule staminali adipose migliori la qualità, la stabilità e la naturalezza dei risultati. Ampio spazio sarà riservato alle strategie di ringiovanimento e ricostruzione facciale, con particolare enfasi sulle tecniche di macrofat, microfat e nanofat, e agli approcci innovativi per il trattamento dell’alopecia androgenetica basati sull'utilizzo di cellule staminali follicolari autologhe. 
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Roblox introduce la chat basata sull'età tramite riconoscimento facciale

(Adnkronos) - Roblox Corporation, leader nelle piattaforme immersive di gioco e creazione, ha annunciato la piena implementazione della chat basata sull’età, una misura che segue l'annuncio iniziale di settembre. Roblox diventa la prima piattaforma online di gioco o comunicazione a richiedere un controllo dell'età per poter accedere alle funzioni di chat, stabilendo un benchmark di sicurezza per l'intero settore. La nuova funzionalità è specificamente progettata per limitare le conversazioni a utenti che appartengano a fasce d’età simili, garantendo un ambiente più sicuro e adeguato a tutti gli iscritti.
 
Tutti gli utenti possono ora sottoporsi volontariamente al processo di stima dell'età per sbloccare le funzioni di comunicazione. L'implementazione diventerà obbligatoria in alcuni mercati selezionati (tra cui Australia, Nuova Zelanda e Paesi Bassi) già nella prima settimana di dicembre, per poi essere estesa a livello globale all'inizio di gennaio, ovunque sia disponibile la chat. 
Matt Kaufman, Chief Safety Officer di Roblox, ha sottolineato l'impegno dell'azienda: “Ogni giorno lavoriamo per offrire a oltre 150 milioni di utenti un'esperienza sicura, positiva e adeguata all'età su Roblox. Richiedendo il controllo dell'età tramite riconoscimento facciale per accedere alle funzioni di chat, contribuiamo a creare un ambiente adeguato all'età di ogni utente e incoraggiamo l'intero settore ad adottare standard simili.” Dopo aver completato la verifica, agli utenti viene assegnata una specifica fascia d’età (U9, 9-12, 13-15, 16-17, 18-20 o 21+). Gli utenti potranno chattare con membri della loro stessa fascia o fasce simili. Ad esempio, un utente con età stimata di 12 anni potrà comunicare nelle esperienze con utenti fino a 15 anni, ma gli utenti di 16 anni o più non potranno avviare o partecipare a chat con lui. Per i minori di nove anni, la chat sarà disattivata di default nelle esperienze, a meno di un esplicito consenso genitoriale post-verifica. Il controllo dell'età è rapido e sicuro, realizzato tramite tecnologie di stima facciale direttamente nell'app Roblox. La procedura richiede di concedere l'accesso alla fotocamera e seguire istruzioni semplici per posizionare il viso.
 
Roblox ha garantito che l'implementazione del riconoscimento facciale è conforme ai più rigorosi standard di tutela della privacy. Le immagini e i video utilizzati per i controlli vengono elaborati dal fornitore Persona e "cancellati immediatamente dopo l'elaborazione". Gli esperti del settore hanno accolto con favore l'iniziativa. Stephen Balkam, CEO del Family Online Safety Institute, ha affermato: “Strumenti proattivi come la stima dell'età sono fondamentali per costruire un mondo digitale più sicuro e positivo per bambini e adolescenti. L'approccio mirato alla sicurezza adottato da Roblox per funzionalità come la chat vocale costituisce un ottimo esempio di innovazione responsabile.” Allo stesso modo, Jules Polonetsky, CEO di Future of Privacy Forum, ha aggiunto che, con questa soluzione che tutela la privacy, Roblox "rafforzerà la protezione dei giocatori più giovani nel rispetto dei diritti degli utenti". Le nuove impostazioni si aggiungono all'approccio multilivello alla sicurezza adottato dalla piattaforma, che include il monitoraggio in tempo reale tramite IA e migliaia di operatori, restrizioni predefinite per gli utenti sotto i 13 anni e l'introduzione di un nuovo Safety Center, una risorsa dedicata a genitori e tutori per configurare i Parental Control e supportare i propri figli. 
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Spie auto: cosa significano e come interpretarle

(Adnkronos) - Nella maggior parte dei casi, quando una spia si illumina sul cruscotto non significa che l’auto stia per fermarsi da un momento all’altro. È un avviso, una sorta di “nota” che il sistema di bordo invia quando rileva qualcosa fuori dal consueto. Il vero problema nasce quando il conducente non capisce quanto margine ha, quanto può proseguire o se conviene accostare subito. Le spie auto, oggi più di un tempo, non indicano necessariamente un guasto: raccontano un comportamento, un valore che è uscito da una soglia prevista, una variazione che merita attenzione. Negli ultimi anni, con l’aumento dei sistemi elettronici, i simboli sono diventati molti di più. Eppure, il principio non cambia: rosso significa pericolo, giallo richiede un controllo, verde e blu sono semplici indicazioni di servizio.
  Ma chi lavora in officina lo ripete spesso: non è la spia da sola che determina l’urgenza. È l’auto, sono i suoi segnali “fisici”, un rumore appena diverso, l’odore di caldo, una vibrazione che prima non c’era, a dire davvero quanto sia il caso di preoccuparsi.  La spia motore è probabilmente quella che mette più in allerta. Può accendersi per motivi anche banali: un sensore che registra un dato anomalo, una miscela che non è perfettamente bilanciata, un attimo di irregolarità nella combustione. Non sempre è un campanello d’allarme. Diventa significativo, però, quando cambia qualcosa nella guida: se il simbolo lampeggia o se il motore inizia a girare in modo irregolare, è prudente fermarsi. Al contrario, se tutto resta fluido, è possibile raggiungere l’officina senza fretta e senza forzare. Molto meno interpretabili sono i segnali che riguardano olio e raffreddamento. Quando si accende la spia della pressione dell’olio, e lo fa in rosso, significa che la lubrificazione interna non sta più proteggendo il motore come dovrebbe. Qui non ci sono margini: continuare rischia di danneggiare bronzine, albero motore o altri componenti delicati. Un discorso simile vale per la spia della temperatura del liquido di raffreddamento. In estate, nelle code o nelle salite lunghe, la temperatura può salire più del previsto per mille ragioni: una ventola che parte in ritardo, un tappo che non tiene più la pressione. Se la spia si accende, insistere non è una buona idea: un surriscaldamento importante non dà seconde possibilità. La spia della batteria, invece, è spesso fraintesa: molti pensano alla batteria scarica, ma non è così. Quel simbolo indica che l’alternatore non sta più ricaricando. In autostrada si può percorrere ancora qualche chilometro, in città forse meno. Quando la tensione scende, la vettura inizia a “spegnere” i propri sistemi un po’ alla volta. Per quanto riguarda la sicurezza, le auto moderne parlano molto più chiaramente rispetto al passato. Una spia di ABS, controllo di stabilità o airbag che resta accesa non segnala necessariamente un guasto grave, ma dice che un sistema di assistenza potrebbe non intervenire quando serve. Non è una situazione da panico, ma nemmeno da ignorare. Nella guida quotidiana, poi, ci sono segnali minuscoli che anticipano problemi più grandi. La spia TPMS, per esempio, rileva differenze anche minime nella pressione degli pneumatici: una gomma che perde lentamente, magari senza essere visibilmente sgonfia. Nei diesel, la spia del DPF segnala che la rigenerazione del filtro non è andata a buon fine. Non è un guasto vero e proprio, ma trascurarla a lungo può trasformarsi in un intervento più costoso del previsto. Ci sono infine spie meno appariscenti ma utilissime: il liquido freni, il servosterzo, le lampadine bruciate, i sistemi di assistenza temporaneamente disattivi. Non impongono uno stop immediato, ma aiutano a capire lo stato generale dell’auto. Una regola, però, mette d’accordo tutti: se l’accensione di una spia coincide con qualcosa di anomalo nella guida (un odore di caldo, una frenata più lunga, una perdita di potenza, uno sterzo più pesante) allora sì, la marcia va interrotta. Le spie sono un linguaggio, ma è l’auto, nel suo insieme, a indicare davvero cosa succede. Comprendere il significato delle spie auto permette di leggere quello che succede davanti agli occhi e sotto il cofano, e di farlo con una consapevolezza che evita stress, guasti improvvisi e costi inutili. 
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EA rivoluziona la serie F1: nel 2026 nessun gioco

(Adnkronos) - La popolare serie di videogiochi di Formula 1, prodotta da Electronic Arts, è a un punto di svolta. L'editore americano ha annunciato una "svolta strategica" che scuote le fondamenta del franchise, mettendo in pausa il tradizionale ciclo di rilascio annuale per lanciare un "reset" ambizioso in vista del futuro. Il 2026 non vedrà l'uscita di un nuovo titolo completo. EA Sports rilascerà un'espansione a pagamento per F1 25. Secondo il comunicato stampa di EA, l'aggiornamento "si allineerà con le principali modifiche regolamentari della stagione 2026, offrendo ai fan nuove vetture, regolamenti sportivi aggiornati, nonché l'allineamento di team e piloti."  La decisione più significativa riguarda il prossimo capitolo completo. Il titolo non arriverà prima del 2027, ed EA lo definisce come una "rappresentazione profondamente autentica e innovativa dell'azione e del brivido della Formula 1, reimmaginata in un'esperienza più ampia con nuove modalità di gioco per i fan di tutto il mondo." Questa interruzione è parte di un "investimento strategico pluriennale nel franchise EA Sports F1", un progetto che gode del pieno supporto sia del Formula One Management che delle scuderie di F1. L'attesa è alta per capire come EA intenda sfruttare questi due anni per ridefinire l'esperienza simulativa e arcade del suo gioco. F1 25 è stato lanciato il 30 maggio scorso ed è disponibile per PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. 
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Cancro vescica, ok a rimborso prima target therapy per forme più aggressive

(Adnkronos) - È ora rimborsata in Italia la prima terapia mirata per il trattamento del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico in pazienti adulti che presentino alterazioni genetiche del fattore di crescita dei fibroblasti, Fgfr3, e che abbiano ricevuto in precedenza almeno una linea di terapia, tra cui un inibitore del recettore della morte programmata 1 (Pd-1) o del suo ligando (Pd-L1). Si tratta di erdafitinib, pan-inibitore di Fgfr sviluppato da Johnson & Johnson, una monoterapia da assumere per via orale una volta al giorno. Il farmaco rappresenta la prima terapia di medicina di precisione per il carcinoma uroteliale che ha dimostrato un aumento della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia.  Secondo il rapporto Aiom-Airtum - informa la farmaceutica in una nota - in Italia sono oltre 300 mila le persone che convivono con un tumore della vescica: è il quinto tumore più frequente, il quarto più diagnosticato se si considera unicamente il sesso maschile. In particolare, il carcinoma uroteliale, ovvero il tumore dell’urotelio - il tessuto che riveste le vie urinarie, tra le quali vescica, pelvi renali, ureteri e uretra - è la forma più frequente di tumore alla vescica: rappresenta oltre il 90% di tutti i casi. Sebbene, la sopravvivenza a 5 anni per il tumore all’urotelio sia oggi del 60 - 80%, a seconda della localizzazione, nelle forme metastatiche la sopravvivenza si riduce drasticamente, fino ad arrivare all’8%. "La diagnosi di tumore uroteliale avviene in 1 caso su 4 in una fase della malattia già avanzata o metastatica a causa dei sintomi aspecifici che spesso vengono sottovalutati - afferma Patrizia Giannatempo, oncologo medico Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano - Circa il 20% dei casi di tumore uroteliale metastatico o non resecabile presenta mutazioni di Fgfr3. In questo contesto, l’arrivo di erdafitinib in Italia è un importante traguardo perché rappresenta la prima terapia a bersaglio molecolare per questa tipologia di pazienti. Inoltre, gli studi clinici condotti con questo farmaco hanno dimostrato una superiorità rispetto alla chemioterapia in termini di efficacia, permettendo di diminuire di quasi il 40% il rischio di morte. Il vantaggio di questo trattamento ha portato un comitato di revisione indipendente a decidere di permettere, anche ai pazienti che avevano ricevuto il trattamento di controllo, di beneficiare di erdafitinib". Come raccomandato dalle linee guida della European Association of Urology - Eau 2024, poter riconoscere la presenza di alterazioni di Fgfr attraverso l’uso dei test molecolari/genomici precoci, già alla diagnosi di carcinoma metastatico, è fondamentale.  "I test per la diagnosi delle mutazioni di Fgfr nei pazienti con carcinoma uroteliale rivestono un ruolo fondamentale per una gestione realmente personalizzata della malattia - sottolinea Fabio Calabrò, direttore Oncologia medica 1 Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma - L’identificazione di tali alterazioni molecolari consente di selezionare i pazienti che possono beneficiare di terapie a bersaglio specifico, come erdafitinib, migliorando la risposta clinica e la sopravvivenza in uno specifico setting di pazienti già sottoposti a chemioterapia e immunoterapia. Purtroppo, nel nostro Paese questi test non vengono ancora rimborsati - chiarisce - L’inserimento del test di Fgfr3 nei livelli essenziali di assistenza per il carcinoma della vescica garantirebbe un accesso equo e omogeneo su tutto il territorio nazionale a un approccio diagnostico e terapeutico ormai imprescindibile nell’oncologia di precisione, contribuendo a ottimizzare le risorse del sistema sanitario e ad aumentare le possibilità di cura per i pazienti".  Da non tralasciare, inoltre, l’aspetto psicologico e umano, dove una corretta diagnosi si associa necessariamente al bisogno di supporto, anche al di fuori della terapia. "Sempre più pazienti con carcinoma uroteliale - aggiunge Laura Magenta, paziente volontaria e assistente alla presidenza Aps Associazione Palinuro - Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali - vivono un percorso diagnostico e terapeutico complesso, che incide profondamente sulla loro salute fisica e psicologica, nonché su quella dei loro familiari, a causa di sintomi più o meno impattanti sulla qualità di vita e sulla propria autonomia, quali incontinenza, alterazioni della funzionalità intestinale e problematiche legate alla sessualità. Nonostante il supporto del personale medico-infermieristico sia cruciale, è spesso limitato ai periodi di degenza ospedaliera, lasciando spesso il paziente da solo e disorientato negli ‘spazi vuoti’: quando riceve la diagnosi oppure quando è fuori dall’ospedale, seppur nel calore della sua abitazione. La nostra associazione si prefigge di colmare questi vuoti temporali e di non fare sentire il paziente solo nel suo percorso di malattia".  La decisione dell’Aifa-Agenzia italiana del farmaco si basa sui risultati dello studio di fase 3 Thor che ha valutato l'efficacia e la sicurezza di erdafitinib rispetto alla chemioterapia, in pazienti con tumore uroteliale localmente avanzato non resecabile o metastatico con selezionate alterazioni Fgfr, progrediti dopo uno o due trattamenti precedenti, almeno uno dei quali con un agente anti-Pd-(L)1. I risultati - specifica la nota - hanno dimostrato, nei pazienti che hanno ricevuto erdafitinib, una sopravvivenza globale (Os) mediana di oltre un anno al cut-off dei dati, con un miglioramento significativo rispetto a quelli del braccio di chemioterapia (12,1 mesi vs. 7,8 mesi). Il trattamento con erdafitinib ha anche mostrato un miglioramento della sopravvivenza mediana libera da progressione (Pfs) rispetto alla chemioterapia, con un valore di 5,6 mesi contro 2,7 mesi e un tasso di risposta obiettiva (Orr) confermato del 35,3 % contro l'8,5%. "Da oltre 30 anni Johnson & Johnson investe nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti e per essere al fianco di medici nel trattamento dei tumori ematologici e solidi - evidenzia Alessandra Baldini, Direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia - Con l’arrivo di erdafitinib, ampliamo il nostro portfolio nell’area dei tumori dell’apparato genito-urinario, sottolineando il valore della medicina di precisione, ormai vero e proprio caposaldo della ricerca e sviluppo di Johnson & Johnson. Medicina di precisione vuol dire costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché tutti i pazienti ricevano il trattamento più giusto e più efficace, basato sui bisogni di ciascuno. Proprio per questo, recentemente abbiamo dato il via ad un programma che avrà l’obiettivo di supportare gli ospedali italiani nell’identificazione delle alterazioni del gene Fgfr3. Si tratta del primo Diagnostic Support Program (Dsp) in Italia dedicato ai pazienti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, grazie al quale non solo forniremo alle strutture aderenti i kit per i test, ma anche una parte di formazione del personale di laboratorio, nonché di supporto tecnico post-training, con l’idea di essere un vero e proprio ponte tra il test diagnostico e l’accesso al trattamento, con la speranza che il sistema - conclude - possa strutturarsi per rendere questo la norma". 
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Internet, Mocerino (Netgroup): "Cloudflare? evitare prossimo incidente sia crisi sistemica"

(Adnkronos) - "La lezione è chiara: l’Europa deve accelerare sulla sovranità digitale, sulla diversificazione delle infrastrutture e su un modello di resilienza distribuita. Ridurre le vulnerabilità della catena del cloud non è più un tema tecnologico, ma una condizione di sicurezza nazionale. Controllare la filiera, distribuire il rischio, rafforzare il perimetro: questa è la strada per evitare che il prossimo incidente diventi una crisi sistemica”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Mocerino, presidente di Netgroup ed esperto di cybersicurezza e innovazione digitale, sull'incidente che ha coinvolto ieri Cloudflare, con alcune ore di down di numerosi di siti da X a Chatgpt.  Secondo Mocerino "oggi non basta ‘risolvere’ un down: serve capire quanto è profondo il nostro livello di dipendenza da pochi grandi operatori extra-europei e quanto sia limitato il controllo della filiera e della supply chain dei fornitori critici. Se un guasto tecnico può provocare effetti a cascata su scala mondiale, cosa potrebbe accadere in caso di attacco coordinato o pressione geopolitica? Per questo servono monitoraggi di sicurezza continui e una reale capacità europea di verificare, testare e governare ogni segmento dell’infrastruttura digitale", sottolinea. Per esperto di cybersicurezza e innovazione digitale infatti "l’incidente che ha coinvolto Cloudflare è un promemoria brutale: anche servizi considerati ‘di base’ nell’ecosistema digitale globale possono diventare un punto di fragilità sistemica. Quando una singola piattaforma ha la capacità di mettere offline, nello stesso momento, social network, intelligenza artificiale e servizi aziendali, significa che la concentrazione infrastrutturale ha superato il livello di rischio accettabile per imprese, cittadini e istituzioni. Un unico anello della catena è stato sufficiente per generare una ricaduta globale: questo è il cuore del problema", conclude.  
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Google lancia Gemini 3, il modello che riscrive le regole dell’IA

(Adnkronos) - Google ha iniziato oggi il rilascio di Gemini 3, una nuova famiglia di modelli che l’azienda definisce senza mezzi termini come la più intelligente e affidabile mai sviluppata. Un passo che non è soltanto tecnico ma anche strategico: dopo la partenza incerta di GPT-5, a Mountain View fiutano l’occasione per rivendicare la leadership nel mondo dell’IA consumer. Il debutto più rilevante riguarda Gemini 3 Pro, il modello di punta disponibile da subito nell’app Gemini per tutti gli utenti. Un accesso immediato e senza filtri, pensato per mostrare in concreto il salto generazionale. Lo stesso modello entra inoltre in Search per gli abbonati, andando a potenziare l’esperienza dell’AI Mode. Tulsee Doshi, senior director di Google DeepMind, sintetizza l’obiettivo: avvicinarsi alla promessa di rendere l’informazione “universalmente accessibile e utile” mentre la ricerca evolve verso un’interazione sempre più ricca e visiva. “Il vero passo avanti,” spiega Doshi, “è uscire dalla logica delle risposte testuali pure e offrire una visione molto più completa di ciò che l’IA può mostrare.” Gemini 3 Pro nasce come modello “nativamente multimodale”: testo, immagini e audio non vengono più trattati come elementi separati, ma come parti di un unico linguaggio computazionale. Il risultato è la possibilità di comporre contenuti complessi con naturalezza: tradurre una serie di foto di ricette in un vero e proprio ricettario, oppure trasformare videolezioni in set dinamici di flashcard. Questa evoluzione si riflette subito nelle applicazioni Google. Dentro l’app Gemini è ora possibile costruire programmi e contenuti più articolati grazie allo spazio integrato Canvas, mentre i laboratori Gemini Labs sperimentano le cosiddette “interfacce generative”: layout in stile magazine, impaginazioni dinamiche, elementi visivi che prendono forma a partire da un semplice prompt. Una modalità sperimentale chiamata “Dynamic View” porta questa logica a un livello ancora più avanzato, trasformando alcune risposte in vere e proprie pagine web interattive. Anche la ricerca sul web cambia volto: in AI Mode, Gemini 3 Pro restituisce risultati arricchiti da immagini, tabelle, griglie e simulazioni interattive, poggiandosi su una versione aggiornata della tecnica di “query fan-out”. Non si limita a scomporre la domanda in sottoricerche: ora interpreta meglio l’intento, scovando contenuti che in passato sarebbero sfuggiti ai radar dell’algoritmo. Il lancio porta con sé anche una stoccata piuttosto evidente a OpenAI. Google descrive Gemini 3 Pro come un modello che rinuncia alle lusinghe e ai toni accomodanti tipici di molte IA conversazionali – in particolare ChatGPT – per privilegiare risposte più nette, più dirette e, nelle intenzioni, più informative. Meno complimenti superflui, meno frasi fatte, più sostanza. Sul fronte tecnico, Gemini 3 Pro introduce capacità decisionali e “agentiche” più mature, con una pianificazione affidabile su orizzonti più lunghi e la possibilità di svolgere task organizzativi complessi. Una funzione sperimentale, Gemini Agent, è già in fase di rollout agli abbonati Ultra e permette al modello di agire per conto dell’utente: filtrare email, organizzare documenti, pianificare e prenotare viaggi. 
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