Patronato Acli: "Pacchetto flessibilità e pensione minima di garanzia"

(Adnkronos) - Il tema della flessibilità previdenziale è stato portato oggi al centro del dibattito al al seminario 'Previdenza Next Gen' dal presidente nazionale del Patronato Acli, Paolo Ricotti. Ricotti ha ribadito la necessità di un vero 'pacchetto flessibilità', capace di restituire stabilità, certezza e inclusività al sistema pensionistico italiano. La proposta prevede di consentire l’uscita dal lavoro tra i 63 e i 65 anni, con almeno 20 anni di contributi, stabilendo un assegno calcolato proporzionalmente all’età di accesso. Si tratta di un approccio che intende superare le soluzioni temporanee e selettive degli ultimi anni, restituendo equità e diritti certi a tutti i lavoratori. Ricotti ha sottolineato "l’urgenza di reintrodurre criteri strutturali e universali di flessibilità, evidenziando come l’eccessiva selettività o penalizzazione nel calcolo svuoti la natura stessa delle prestazioni previdenziali pensate per garantire una vera flessibilità in uscita. Ne è prova la drastica riduzione delle adesioni a misure come Opzione Donna e Quota 103, che negli ultimi due anni ha registrato crolli rispettivamente dell’82% e del 95%". Forte l’appello per l’introduzione di una pensione minima di garanzia nel sistema contributivo, al fine di scongiurare situazioni di grave disagio economico. Ricotti ha portato un esempio concreto: “Una vedova, il cui marito ha versato 10 anni di contributi nel sistema contributivo con una retribuzione annua lorda di 28 mila euro, percepisce una pensione di reversibilità di soli 178 euro lordi al mese; con i due figli, l’importo sale a 298 euro. Una situazione che mette intere famiglie sull’orlo della povertà e dimostra la necessità di introdurre una modifica normativa strutturale di tutela".  Il presidente del patronato Acli ha sottolineato come la previdenza complementare vada rilanciata per favorire equità e inclusione. Tra le principali proposte illustrate, spiccano: l’iscrizione automatica ai Fondi pensione di categoria all’assunzione, con contributo del datore di lavoro e un periodo di “prova” prima dell’adesione definitiva; l’attenzione ai giovani con l’introduzione dell’educazione previdenziale nelle scuole e nei primi mesi di lavoro e la detraibilità dei loro contributi. Serve promuovere una nuova cultura previdenziale. “Il Patronato Acli, con 80 anni di storia al servizio dei diritti sociali e previdenziali, rinnova oggi il suo impegno per costruire un welfare più giusto, inclusivo e sostenibile. Dal 1945, sempre al fianco dei lavoratori e dei cittadini, per i diritti di tutti", ha detto.  L’evento è stato un’occasione di confronto e approfondimento sui temi della previdenza, del lavoro e del welfare, con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni e alle sfide del futuro che ci interrogano già oggi. L’iniziativa ha visto la partecipazione di autorevoli esperti del mondo accademico, istituzionale e sociale: Stefano Giubboni, ordinario di diritto del lavoro – università di Perugia; Lisa Taschini, professoressa associata di diritto del lavoro – università e-Campus; Valerio Martinelli, assegnista di ricerca – università di Perugia, segretario comitato scientifico “Premio Satta” Patronato Acli; Maurizio Franzini, emerito di politica economica – Sapienza Università di Roma; Paola Bozzao, professoressa di diritto del lavoro e della sicurezza sociale – Sapienza Università di Roma; Tiziano Treu, emerito di diritto del lavoro – università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, già Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale; Roberto Ghiselli, presidente consiglio di indirizzo e vigilanza Inps; Gianluigi Petteni, presidente pro-tempore Ce.Pa (Centro Patronati); Paolo Ricotti, presidente nazionale Patronato Acli; Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli. A moderare e coordinare i lavori è stato Fabio Insenga, giornalista e vicedirettore Adnkronos. Durante il seminario di studio sono stati presentati i risultati del progetto di ricerca 'Tracciare il futuro. Prospettive pensionistiche per le nuove generazioni', curato dal dipartimento di scienze politiche dell’università degli studi di Perugia e la rilevazione online 'Una previdenza per tutte le generazioni: raccontaci la tua idea'. 
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L'indagine sull'Ia, pazienti già 'digitali' e medici in rincorsa

(Adnkronos) - "Il mondo è sull'orlo di una rivoluzione silenziosa, alimentata non dal vapore o dal silicio, ma da dati e algoritmi". Sono le parole di Hans Kluge, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa, nel giorno in cui viene lanciato anche un report sullo stato dell'arte. Per raccontare la rivoluzione guidata dall'intelligenza artificiale in sanità, Kluge prospetta "un mondo - tra soli 10 anni - in cui una madre in un villaggio rurale potrà ricevere una diagnosi istantanea dal suo telefono, grazie a un'Ai che parla la sua lingua e conosce la sua storia clinica" o in cui "un'infermiera in una piccola clinica potrà accedere agli stessi strumenti all'avanguardia dei principali ospedali di Parigi o Stoccolma; e ogni operatore sanitario - dal volontario di comunità al chirurgo specialista - avrà un assistente Ai che non si stancherà mai, non dimenticherà mai e lo aiuterà a concentrarsi su ciò che conta veramente: l'essere umano che ha di fronte". Un mondo che "non è fantascienza, è alla nostra portata, ma solo se lo costruiremo responsabilmente", premette Kluge mettendo l'accendo sui valori che dovranno fare da guida. E in Italia a che punto siamo di questa rivoluzione silenziosa? L'Ai è già entrata nella sanità, ma la sua diffusione procede a velocità differenti, secondo una fotografia scattata da una nuova indagine Datanalysis 2025, presentata a Milano nel corso dell'evento 'Noa: the Next-Gen Doctor', promosso da MioDottore in occasione del decennale della piattaforma, e ad un anno dal lancio di 'Noa Notes', servizio basato sull'Ai dedicato al supporto di medici e pazienti. L'indagine - condotta su 2.000 medici (1.000 medici di medicina generale, 500 specialisti ospedalieri, 500 medici di centri privati o convenzionati) e 1.000 pazienti cronici - restituisce il ritratto di un sistema sanitario che evolve, ma con "forti dislivelli" di competenze, fiducia e accesso tecnologico. Tra i medici, l'83% degli specialisti e il 76% dei medici di medicina generale credono che l'intelligenza artificiale cambierà radicalmente la sanità nei prossimi cinque anni. Tuttavia, l'adozione resta rallentata dalla complessità degli strumenti e dalla carenza di competenze digitali, nonostante l'uso quotidiano di software gestionali e piattaforme digitali.  Sul fronte dei pazienti, il quadro appare "sorprendentemente più avanzato". Il 79% utilizza già strumenti digitali - app di prenotazione, teleconsulto o dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute - e il 61% dichiara di conoscere l'intelligenza artificiale in ambito sanitario, anche se spesso solo in modo superficiale. Più della metà (58%) si rivolge al proprio medico o centro sanitario 3-5 volte l'anno, segno di un'interazione costante con il sistema, e oltre il 50% ritiene che l'Ai cambierà radicalmente il modo di ricevere le cure.  "Oggi il valore del digitale non sta nel riprodurre la medicina tradizionale, ma nel completarla, migliorando la qualità dell'assistenza e la continuità di cura - ragiona Giuseppe Recchia, vicepresidente di Fondazione Tendenze salute e sanità e co-fondatore della startup daVi DigitalMedicine - Molti medici, sia specialisti sia di medicina generale, utilizzano l'Ai sugli aspetti gestionali della professione, ma la vera opportunità riguarda l'erogazione stessa dell'assistenza, fondamentale in un momento in cui si riescono a cronicizzare anche le malattie più gravi grazie a cure sempre migliori. L'Ai, integrata in app e dispositivi, diventa un moltiplicatore delle possibilità di supporto e di personalizzazione delle cure. Non è solo una questione di processo, ma di esito clinico e di qualità reale della salute. Il 51% dei pazienti ritiene che l'Ai rivoluzionerà l'assistenza, ma presto diventerà il 100%, perché la rivoluzione è già in corso, è al tempo stesso abilitante e potenziante: permette di fare ciò che prima non era possibile, mantenendo l'essere umano al centro. Questi due concetti, abilitazione e potenziamento, la rendono uno strumento necessario. Dobbiamo solo imparare a usarla, perché i Paesi che lo stanno facendo sono già più forti e più capaci di avanzare". La ricerca, spiega Stefano A. Inglese, esperto di politiche sanitarie, "ci consegna un quadro in rapida evoluzione, nel quale la crescita dirompente delle tecnologie digitali e della Ai è percepita per le sue straordinarie potenzialità, ma anche come un elemento di ulteriore complessità. L'alleggerimento del carico burocratico e la semplificazione delle procedure, la generazione di documentazione clinica, il controllo da remoto dei pazienti cronici, così come il supporto alle scelte decisionali, liberano tempo prezioso dei medici recuperato alla relazione di cura e alla clinica. Una opportunità per medici e cittadini, che tuttavia richiede, per essere colta sino in fondo, che all'innovazione tecnologica si accompagni la necessaria innovazione dei modelli organizzativi, pena il sottoutilizzo o, peggio, il rischio di vanificarne gli effetti positivi". Nel dettaglio, risulta che gli strumenti digitali più utilizzati oggi sono i software di gestione dell'agenda (32% tra i medici di medicina generale e 37% tra gli specialisti), le piattaforme digitali di comunicazione (22% e 24%) e, rispettivamente, teleconsulto (19%) e refertazione digitale (25%) "L'utilizzo delle tecnologie digitali e dell'Ai - aggiunge Inglese - sta già cambiando il volto della sanità. Ciò richiede, tra l'altro, il coinvolgimento della comunità medica nello sviluppo e nella regolamentazione dell'Ai in ambito sanitario, e dosi robuste di formazione, tanto per i professionisti che per i cittadini. Scelte obbligate se vogliamo garantire la comunità professionale su aspetti cruciali come l'intangibilità dell'autonomia decisionale, rafforzare la centralità del rapporto medico-paziente, promuovere l'uso appropriato di questi strumenti da parte dei cittadini e consentire al sistema di utilizzarne sino in fondo le potenzialità e il valore aggiunto". Non a caso necessità formativa resta comune a entrambe le categorie: complessità d'uso (21–22%), mancanza di competenze digitali (18–20%), scarsa integrazione con i sistemi esistenti e costi elevati (18%). "Da dieci anni MioDottore lavora per costruire un ecosistema digitale che semplifichi la relazione tra medico e cittadino e un anno fa, a Milano, abbiamo acceso i riflettori su Noa Notes, il nostro primo servizio basato sull'Ai - spiega Luca Puccioni, Ceo di MioDottore - Quello che emerge dall'indagine di Datanalysis conferma come la tecnologia, se ben gestita, possa rendere la sanità più accessibile, efficiente e umana. La sfida è accompagnare il cambiamento, dotando professionisti e pazienti degli strumenti e delle competenze necessarie per governare l'intelligenza artificiale, e non subirla". Mostrando "come sia possibile semplificare il lavoro quotidiano, ottimizzare il tempo e migliorare la relazione medico-paziente".  Le preoccupazioni più diffuse, secondo l'indagine? Riguardano l’affidabilità delle diagnosi (23%), la riduzione dell’autonomia decisionale dei medici (21%) e la possibile sostituzione della figura del medico (20%). Un dato significativo è che il 55% dei pazienti accetterebbe volentieri l'uso di strumenti digitali avanzati per monitorare la propria salute, ma solo se facili da usare, concludono gli esperti. 
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Ecco l'effetto Batman, la sola vista del supereroe ci rende più altruisti

(Adnkronos) - Se Batman compare sulla scena, diventiamo immediatamente più altruisti. Una ricerca condotta da psicologi dell'università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, mostra che la comparsa improvvisa davanti a noi di un qualcosa di inaspettato interrompe la prevedibilità del quotidiano e forza le persone a essere presenti, uscendo dalla modalità pilota automatico. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista 'npj Mental Health Research', del circuito 'Nature', e condotto da Francesco Pagnini, professore di Psicologia clinica alla Facoltà di Psicologia della Cattolica. Il comportamento prosociale, ovvero l'atto di aiutare gli altri - spiegano i ricercatori - è essenziale per la vita sociale. Tuttavia, i fattori ambientali spontanei che innescano tale comportamento rimangono poco esplorati. Questo studio ha testato la capacità di un evento inaspettato, come la presenza di una persona travestita da Batman, di aumentare il comportamento prosociale interrompendo la routine e aumentando l'attenzione delle persone al momento presente.  "Abbiamo condotto uno studio sul campo sperimentale sulla metropolitana di Milano - racconta Pagnini - osservando il comportamento di 138 passeggeri. Nella prima parte del nostro test (condizione di controllo), una sperimentatrice apparentemente incinta è salita sul treno con un'osservatrice". Gli esperti hanno valutato la tendenza dei passeggeri a cederle il posto. Nella condizione sperimentale, un'ulteriore sperimentatrice vestita da Batman è entrata in scena da un'altra porta del convoglio. Di fronte a questo incontro inaspettato, i passeggeri erano significativamente più propensi a offrire il proprio posto: in presenza di Batman lo cedeva il 67,21% dei passeggeri, ovvero oltre 2 su 3, contro il 37,66% nell'esperimento di controllo, poco più di 1 su 3". Per di più, nota il professore, "il 44% di coloro che hanno offerto il proprio posto nella condizione sperimentale ha riferito di non aver visto Batman. Questi risultati suggeriscono che gli eventi inaspettati possono promuovere la prosocialità, anche in assenza di consapevolezza, con implicazioni per l'incoraggiamento della gentilezza in contesti pubblici". "I nostri risultati - sottolinea Pagnini - sono simili a quelli di ricerche precedenti che collegano la consapevolezza del momento presente (mindfulness) a una maggiore prosocialità; ciò può creare un contesto in cui gli individui diventano più sintonizzati sui segnali sociali. Tuttavia, a differenza dei tradizionali interventi di 'mindfulness' che richiedono un coinvolgimento attivo, questo studio evidenzia come le sole interruzioni situazionali possano essere sufficienti a produrre effetti simili. Ciò suggerisce un potenziale meccanismo attraverso il quale la novità e l'imprevedibilità promuovono il comportamento prosociale, rafforzando le teorie che collegano i cambiamenti attentivi a una maggiore reattività sociale".  "Infine - conclude il docente - è anche possibile che la figura del supereroe abbia potenziato la rilevanza dei valori culturali, dei ruoli di genere e delle norme di aiuto cavalleresco, in linea con la ricerca sull'effetto innesco correlato ai supereroi: la figura di Batman potrebbe, cioè, svolgere un ruolo di innesco prosociale". 
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FS Italiane e Microsoft per la trasformazione digitale della mobilità

(Adnkronos) - Il Gruppo FS Italiane e Microsoft hanno formalizzato una partnership strategica che promette di accelerare in modo significativo la trasformazione digitale dell'operatore di mobilità in chiave Intelligenza Artificiale (AI). L'intesa si configura come una delle collaborazioni tecnologiche più ambiziose nel settore dei trasporti europeo, volta a modernizzare la mobilità e a innalzare la competitività del Gruppo. La partnership si allinea pienamente al Piano Strategico 2025-2029 di FS Italiane, ponendo l'azienda alla guida della digitalizzazione e della sostenibilità nel settore. La strategia combinata sfrutterà le soluzioni AI di Microsoft e la profonda esperienza industriale di FS, stabilendo un nuovo modello di adozione tecnologica. L'elemento centrale dell'accordo risiede nell'implementazione massiva di strumenti di produttività basati sull'AI. Il Gruppo FS ha previsto di rendere disponibile Microsoft 365 Copilot, l'assistente di produttività di Microsoft, a oltre 50.000 dipendenti.
 
La diffusione di questa tecnologia sarà accompagnata da programmi dedicati di formazione e potenziamento delle competenze (skilling), riconoscendo l'importanza di assicurare che l'AI sia integrata come supporto concreto al lavoro quotidiano e come catalizzatore per un'evoluzione culturale dell'azienda. 
L'Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma, ha sottolineato il duplice obiettivo dell'iniziativa: "La collaborazione con Microsoft rappresenta un ulteriore passo nella strategia di trasformazione del Gruppo FS. L'Intelligenza Artificiale ci permette di innovare i processi, valorizzare le competenze e contribuire a una mobilità sempre più attenta alle persone. È anche un'occasione per far crescere i nostri dipendenti, accompagnandoli in un percorso di evoluzione professionale e culturale che mette la conoscenza e le nuove tecnologie al servizio dello sviluppo del Paese." I benefici attesi sono molteplici: includono l'incremento dell'efficienza operativa attraverso lo snellimento dei processi e la riduzione del tempo dedicato ad attività ripetitive, e la valorizzazione delle persone che potranno concentrarsi su attività a maggior valore. L'AI generativa non si limiterà alla produttività interna, ma è destinata a trasformare i servizi forniti. L'accordo è focalizzato sullo sviluppo di agenti AI accessibili tramite Microsoft 365 Copilot che supporteranno il Gruppo FS nel fornire servizi innovativi, migliorando la qualità della vita di milioni di utenti e ottimizzando le prestazioni complessive dell'ecosistema ferroviario. 
Judson Althoff, CEO di Microsoft Commercial Business, ha ribadito l'impegno verso la sostenibilità e la personalizzazione: "Siamo orgogliosi di collaborare con il Gruppo FS per accelerare la loro trasformazione basata sull'Intelligenza Artificiale. Combinando la profonda esperienza industriale del Gruppo FS con le tecnologie avanguardistiche di Intelligenza Artificiale di Microsoft, contribuiremo a realizzare la loro visione per offrire viaggi più intelligenti, sostenibili e personalizzati, fissando un nuovo standard per la mobilità moderna in Italia." Questa collaborazione, che fa leva su una consolidata relazione preesistente tra le due aziende, traccia la rotta verso un ecosistema di mobilità più innovativo e centrato sulle esigenze dei passeggeri. La partnership combina leadership industriale e tecnologica per promuovere progresso ed efficienza con responsabilità sociale, stabilendo un nuovo standard per il futuro dei trasporti. 
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Corridoio economico Italia-Arabia Saudita: siglato MOU da 500 miliardi di dollari per le imprese italiane

(Adnkronos) - Un’importante intesa strategica è stata siglata tra la Saudi Export–Import Bank (Saudi EXIM) e la MS Desk Italy – Saudi Italian Business Chamber Association, definendo un nuovo e significativo corridoio economico tra Roma e il Regno. L'atto formale, concretizzato attraverso un Memorandum of Understanding (MOU), garantisce alle imprese italiane l’accesso diretto a un mercato stimato in oltre 500 miliardi di dollari di investimenti programmati entro il 2030, pilastro della Vision 2030 saudita. L’alleanza si configura come uno dei passi economici più rilevanti dell’anno nelle relazioni bilaterali, consolidando il ruolo dell’Italia come partner strategico nella fase di profonda trasformazione industriale del Regno. L'architettura finanziaria dell'accordo prevede l'immediata attivazione di linee di credito dedicate ammontanti a 1,2 miliardi di dollari, con la possibilità di un ampliamento futuro legato all’andamento della domanda. Il meccanismo finanziario è stato studiato per ridurre drasticamente il rischio operativo per gli esportatori e gli investitori italiani. A tal fine, la Saudi EXIM Bank metterà a disposizione strumenti finanziari e assicurativi in grado di offrire coperture fino al 90% dell’esposizione. Questo elemento rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale, facilitando l'inserimento delle aziende italiane nei grandi tender sauditi in una fase in cui il Regno sta investendo complessivamente oltre 3.000 miliardi di dollari nella diversificazione della propria economia. L’efficacia dell'accordo è potenziata dalla presenza strutturata di MS Desk Italy sul territorio nazionale. L'associazione fungerà da interfaccia operativa, garantendo alle imprese interessate un supporto continuo essenziale per la navigazione del complesso mercato saudita: assistenza tecnica, relazioni istituzionali, selezione delle opportunità, preparazione ai tender e coordinamento diretto con gli stakeholder sauditi. I flussi di investimento non si limitano all'entità monetaria, ma si concentrano su aree di sviluppo strategico con un alto potenziale di crescita. Le opportunità di rendimento per le imprese italiane sono infatti stimate in una forbice tra il 12% e il 16% nei primi tre anni di attività e risultano specificamente indirizzate verso settori ad alto valore aggiunto. Tali ambiti includono la manifattura avanzata e il design industriale, cruciali per la diversificazione produttiva saudita, le tecnologie per l’efficienza energetica e la produzione di Idrogeno Verde, in linea con gli obiettivi di sostenibilità. Completano il quadro l'agroalimentare premium e la progettazione e realizzazione di smart city, aree in cui l’eccellenza e il know-how italiano possono giocare un ruolo di primissimo piano. L'interesse primario è rivolto ai mega-progetti in corso, come NEOM, Red Sea Development e Diriyah Gate, dove è prevista una sensibile crescita della partecipazione italiana. Le prime missioni imprenditoriali congiunte sono attese già nei prossimi mesi. 
Giuseppe Lepore, Presidente di MS Desk Italy – Saudi Italian Business Chamber Association, ha evidenziato la portata storica dell'intesa: “Questo accordo segna un passaggio storico per le imprese italiane. Per la prima volta avranno accesso diretto a strumenti finanziari strutturati con un attore internazionale della portata di Saudi EXIM Bank. Non si tratta soltanto di facilitare l’export, ma di un nuovo modello di cooperazione industriale che permette alle aziende italiane di inserirsi nei progetti della Vision 2030 come protagoniste. Le opportunità sono eccezionali: se il sistema Italia saprà coglierle, potremo generare un impatto economico senza precedenti.” L’MOU rafforza un ponte strategico che amplifica la proiezione internazionale delle imprese italiane nei mercati ad alta crescita del Golfo Persico. 
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Fortnite incontra Kill Bill in un episodio mai visto nel film

(Adnkronos) - Fortnite non è nuovo ai crossover titanici. L’attuale stagione dominata dai Simpson ha già dimostrato quanto lontano possa spingersi l’immaginario del battle royale di Epic Games. Ma il colpo di scena che si profila all’orizzonte per il Capitolo 7 è qualcosa che travalica ogni logica: Kill Bill sta entrando nel gioco, e non con un semplice set di skin. Fortnite sarà il luogo in cui verrà (finalmente) raccontato un pezzo di storia mancante del film di Tarantino. La miccia si accende da un poster promozionale del prossimo capitolo: l’immagine mostra Gogo Yubari e The Bride, mentre le parole “The Lost Chapter: Yuki’s Revenge” campeggiano sopra il logo di “Fortnite After Dark”. La scelta non è casuale. “Yuki’s Revenge” è un capitolo scritto da Tarantino per Kill Bill Vol. 1 ma mai girato. Nella sceneggiatura originale avrebbe introdotto Yuki, la sorella di Gogo Yubari, pronta a vendicare la morte di quest’ultima dando la caccia a The Bride.  La situazione si è fatta ancora più surreale quando Quentin Tarantino e Uma Thurman sono comparsi ieri a un evento, posando davanti a un enorme banner di Fortnite e alla replica della Pussy Wagon. Una scena che ha il sapore del delirio collettivo, soprattutto perché nessuno sa esattamente che cosa sia stato presentato: resta il dubbio se il misterioso capitolo sia stato effettivamente girato o se sarà parte dell’annunciata sequenza animata di sette minuti che accompagnerà la riedizione cinematografica.  Resta il nodo centrale: dove e come verrà raccontata questa “Lost Chapter”? Fortnite potrebbe integrarla in una missione narrativa o trasformarla in un evento live sugli schermi interni all’isola. Di certo arriveranno skin, personaggi e una generosa quantità di katane. Epic Games svelerà il tutto il 29 novembre alle 20 ora italiana. 
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Call of Duty: Black Ops 7, la recensione

(Adnkronos) - La saga di Black Ops ha sempre occupato un posto speciale nel cuore dei fan per la sua capacità di intrecciare narrazioni fantapolitiche a derive psicologiche surreali, e Black Ops 7 non fa eccezione, confermando la volontà di Treyarch di esplorare i confini della mente umana in contesti di guerra. Ambientato nel 2035, il gioco funge da sequel diretto degli eventi di Black Ops 2, proiettandoci in un futuro distopico a dieci anni dalla morte di Raul Menendez, dove la società è tenuta sotto scacco dalla corporazione tecnologica The Guild.  Il protagonista è nuovamente David Mason, questa volta interpretato da Milo Ventimiglia che sostituisce lo storico Rich McDonald, affiancato da una squadra "Specter One" che mescola vecchie glorie come Mike Harper e nuovi volti come la letale Leilani Tupuola. Nonostante le premesse intriganti e il ritorno di un'atmosfera allucinatoria in cui la paura viene usata come arma tramite la sostanza chimica Cradle, la narrativa inciampa a causa di un antagonista principale, la CEO Emma Kagan, che risulta essere una figura piatta e priva di quel carisma minaccioso che ci si aspetterebbe da un cattivo di questo calibro, sprecando il talento dell'attrice Kiernan Shipka. L'esperienza della campagna si distingue per una struttura ibrida che tenta di modernizzare la formula classica, sebbene con risultati alterni. Treyarch ha puntato tutto sulla cooperativa a quattro giocatori, una scelta che porta con sé conseguenze strutturali pesanti, come l'obbligo di essere sempre online e l'impossibilità di mettere in pausa il gioco anche durante le sessioni in solitaria.  Sebbene sia possibile affrontare la storia da soli, godendo appieno dei momenti più scriptati e delle sequenze oniriche che richiamano i traumi passati di Frank Woods, l'assenza di una selezione manuale della difficoltà rappresenta un compromesso discutibile; il gioco scala la sfida in base al numero di partecipanti, ma in solitaria l'intelligenza artificiale nemica può risultare soverchiante, costringendo il giocatore a un uso smodato dei kit di auto-rianimazione.  Le missioni oscillano tra i classici corridoi lineari, dove la regia di Treyarch brilla per tensione e spettacolarità, e nuove sezioni open-world ambientate nella mappa di Avalon. Queste ultime, purtroppo, appaiono spesso come riempitivi poco ispirati che ricordano troppo da vicino le meccaniche di Warzone, diluendo il ritmo narrativo con obiettivi di saccheggio che poco aggiungono alla drammaticità della trama. Una volta completata la storia, il gioco confluisce naturalmente nell'Endgame, una modalità sandbox PvE che utilizza la stessa mappa di Avalon e funge da ponte per i contenuti stagionali. Ispirata alle meccaniche di estrazione viste in DMZ e nella modalità Zombi di Modern Warfare 3, questa sezione propone un gameplay ad alto rischio in cui squadre di giocatori devono completare obiettivi e sopravvivere per estrarre il bottino.  Sebbene al lancio la mappa possa sembrare a tratti vuota e l'intelligenza artificiale mostri comportamenti altalenanti, alternando una mira infallibile a errori grossolani, l'Endgame offre un potenziale enorme per la cooperazione e il livellamento delle armi. È qui che il concetto di progressione condivisa mostra il suo valore: ogni punto esperienza e ogni accessorio sbloccato nella campagna o nell'Endgame viene trasferito direttamente nel multiplayer e nella modalità Zombi, creando un ecosistema unificato che premia il tempo investito dal giocatore in qualsiasi modalità. È però nel comparto multigiocatore che Black Ops 7 sembra aver trovato la sua forma migliore, rispondendo alle critiche di stanchezza del franchise con un design delle mappe e un sistema di movimento decisamente rinvigoriti. Abbandonando le ambientazioni anni '90 per un futuro hi-tech, il multiplayer introduce un nuovo sistema di movimento arricchito dalla possibilità di effettuare salti sui muri, una meccanica che aggiunge verticalità e nuove linee di tiro.  Infine, la modalità Zombi tenta di scuotere le fondamenta della sopravvivenza a ondate con la mappa più grande mai realizzata per questa tipologia di gioco. Dall'atmosfera cupa e opprimente, la mappa è strutturata come un percorso stradale a forma di otto da attraversare a bordo di un veicolo speciale. Questa dinamica trasforma il ritmo della partita, costringendo i giocatori a proteggere e riparare il mezzo mentre respingono ondate di nuovi nemici. 
Formato: PC (versione testata), PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series Editore: Activision, Koei Tecmo Sviluppatore: Treyarch, Raven Software, Infinity Ward Voto: 8 
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L’Europa allenta la presa sulla burocrazia nell'hi-tech

(Adnkronos) - Dopo anni trascorsi a ergersi come il baluardo della regolamentazione tecnologica globale, l’Unione Europea fa un passo indietro. La Commissione ha presentato una proposta che rivede profondamente il GDPR e ammorbidisce alcune delle norme dell’AI Act, nel tentativo dichiarato di snellire la macchina normativa e rianimare un’economia che fatica a tenere il ritmo dell’innovazione americana e cinese. Una mossa che arriva dopo pressioni insistenti da parte dei colossi tecnologici e del governo statunitense. Il cuore della revisione tocca quello che per anni è stato il simbolo della rigida postura europea: il GDPR. La Commissione vuole facilitare la condivisione di dati personali sotto anonimato e pseudonimo, aprendo la porta a un utilizzo più ampio da parte dell’industria, incluse le società che sviluppano modelli di intelligenza artificiale. Proprio l’IA diventa infatti la cartina di tornasole di questa nuova stagione normativa: sarà possibile usare dati personali per addestrare i modelli, purché restino rispettati gli altri obblighi del regolamento. Una formula che, sulla carta, punta a sostenere la competitività europea senza scalfire la protezione degli utenti. Parallelamente, l’AI Act, entrato in vigore nel 2024, ma con molte parti ancora in attesa di applicazione, viene alleggerito. Le norme destinate ai sistemi considerati “ad alto rischio”, inizialmente previste per l’estate del prossimo anno, slittano in avanti fino a quando non saranno pronti gli standard tecnici necessari. Un rinvio che concede respiro alle aziende, ma che per gli osservatori più critici suona come un compromesso al ribasso. Per gli utenti europei, il cambiamento più tangibile potrebbe essere quello che riguarda i banner dei cookie: il simbolo più visibile e odiato del GDPR. Le nuove regole ridurranno drasticamente la comparsa dei pop-up, lasciando che siano i browser a gestire in modo centralizzato molte preferenze. Una semplificazione che, paradossalmente, mette d’accordo quasi tutti. Nel pacchetto digitale, ribattezzato Digital Omnibus, confluiscono anche altre modifiche: meno burocrazia per le piccole imprese chiamate a documentare i loro sistemi IA, un’interfaccia unica per segnalare incidenti di cybersicurezza e un ruolo più centrale dell’AI Office europeo nel coordinare la supervisione. Ora la proposta passa nelle mani del Parlamento europeo e dei 27 Stati membri, dove servirà una maggioranza qualificata per procedere. Un percorso lungo, accidentato, e che potrebbe trasformare ancora una volta il testo. Non a caso, le bozze trapelate hanno già acceso la protesta di associazioni per i diritti digitali e di diversi eurodeputati, convinti che Bruxelles stia cedendo alla pressione di Big Tech. E le pressioni, negli ultimi mesi, non sono mancate: dai giganti americani dell’IA fino al governo Trump, passando per figure interne di grande peso come Mario Draghi, che hanno chiesto con insistenza un semplificazione normativa per rilanciare la competitività dell’UE. Per molti, questa revisione rappresenta un tentativo di recuperare terreno in una corsa tecnologica dominata da Stati Uniti e Cina, dove player come DeepSeek, Google e OpenAI dettano ormai l’agenda globale. 
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Gruppo Cap: accordo con associazioni consumatori per gestione segnalazioni

(Adnkronos) - Gruppo Cap, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, ha siglato un accordo di collaborazione con le associazioni dei consumatori per la gestione informale delle segnalazioni degli utenti. L'intesa nasce dalla volontà di rafforzare il dialogo con le organizzazioni che tutelano i diritti dei cittadini, creando un canale operativo diretto che consenta di affrontare e risolvere le problematiche in modo tempestivo, prima di ricorrere alle procedure formali di conciliazione. L'accordo prevede che le associazioni dei consumatori possano trasmettere le segnalazioni ricevute dai cittadini attraverso un canale a loro dedicato, gestito dall'Ufficio sostenibilità di Gruppo Cap. Una volta ricevuta la richiesta completa di tutte le informazioni necessarie, l'azienda si impegna a fornire una risposta scritta entro 15 giorni. Questo meccanismo non sostituisce i canali ufficiali previsti dalla normativa, né limita in alcun modo il diritto degli utenti di attivare la procedura di conciliazione, che rimane sempre praticabile secondo quanto stabilito dalle norme di settore. L'accordo rappresenta uno strumento operativo di confronto collaborativo, che le parti si impegnano a monitorare e aggiornare nel tempo per migliorarne l'efficacia. Gruppo CAP organizzerà infatti almeno un incontro all'anno con le associazioni firmatarie -Federconsumatori Regionale Lombardia Aps, A.i.Con. Lombardia Aps, Movimento consumatori nuovo comitato regionale lombardo Aps, Casaconsum Lombardia, Assoutenti Lombardia Aps, Codici Lombardia, U.di.Con. Lombardia, Unione nazionale consumatori Lombardia, Coniacut, Adiconsum Milano e Lombardia, Confconsumatori Lombardia Aps, Acu-Associazione consumatori utenti, Casa del consumatore Aps, Adoc Lombardia, Altroconsumo, Cittadinanzattiva Lombardia Aps, Movimento difesa del cittadino, Lega consumatori, Codacons Lombardia- per mantenere vivo il dialogo su tematiche prioritarie e condividere best practice utili. L'obiettivo è rendere più efficiente la risoluzione delle criticità, riducendo tempi e complessità nell'interesse sia dei consumatori sia dell'azienda, in un'ottica di apertura, trasparenza e miglioramento continuo della relazione con i cittadini. "Questo accordo testimonia la nostra volontà di costruire un rapporto sempre più solido e trasparente con chi rappresenta i cittadini -ha dichiarato Yuri Santagostino, Presidente di Gruppo Cap-. Crediamo fortemente nel valore del dialogo preventivo e nella collaborazione con le associazioni dei consumatori, che svolgono un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti degli utenti. Con questa iniziativa vogliamo dimostrare che è possibile affrontare le problematiche in modo costruttivo, mettendo al centro le esigenze dei cittadini e la qualità del servizio". "L'apertura di un canale ancora più diretto con le associazioni dei consumatori rappresenta un passo concreto verso una gestione più efficace e condivisa dei reclami", le parole di Matteo Colle, direttore relazioni esterne e sostenibilità di Gruppo Cap. "Il nostro obiettivo è semplificare i processi e ridurre i tempi di risposta, garantendo al contempo il massimo rispetto per i diritti dei consumatori. Questo accordo non è un punto di arrivo ma l'inizio di un percorso di collaborazione strutturata, che intendiamo consolidare attraverso il confronto costante e il monitoraggio dei risultati". Tutte le informazioni trattate nell’ambito dell’accordo saranno gestite nel pieno rispetto del Regolamento (Ue) 2016/679 (Gdpr) e della normativa italiana in materia di protezione dei dati personali. 
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Design: Assobagno, bagno sempre più spazio centrale della casa e del benessere personale

(Adnkronos) - Il bagno si conferma sempre più come uno spazio centrale della casa e del benessere personale. Non è più percepito come un ambiente puramente funzionale, ma come un luogo dedicato alla cura di sé e alla qualità della vita quotidiana. È quanto emerge dal 'Bathroom Design Monitor 2025', la ricerca condotta da Niq-GfK Italia per Assobagno di FederlegnoArredo, che ha coinvolto tremila consumatori in Italia, Francia e Germania, tutti impegnati in una recente ristrutturazione del bagno o intenzionati a realizzarla nei prossimi 18 mesi. Oltre la metà degli intervistati - 54% a livello europeo e 57% in Italia - considera il bagno il fulcro del benessere domestico: un ambiente in cui si investe, non solo economicamente, per ottenere qualità, estetica e funzionalità. Non a caso, il percorso d’acquisto si rivela sempre più informato e articolato. Il negozio fisico si conferma in ogni caso protagonista assoluto: il 90% degli acquisti avviene ancora in negozio/punto vendita, dove la competenza del personale è essenziale per la decisione finale. Parallelamente, cresce la quota di consumatori che integra canali fisici e digitali: un pubblico esigente, ma che rappresenta una grande opportunità per le imprese che si dimostrano capaci di integrare al meglio mondo fisico e digitale. La presentazione dei risultati della ricerca si è svolta nell’ambito di una giornata organizzata da Assobagno, che ha ospitato anche una tavola rotonda dedicata al tema della distribuzione. Al confronto hanno partecipato Maurizio Lo Re (presidente Angaisa), Ferdinando Napoli (Ceo & co-founder Archiproducts) e Tommaso Moroni (direttore generale Arky powered by Leroy Merlin), in un dialogo coordinato dal giornalista Filippo Poletti, LinkedIn Top Voice.  “Il Bathroom Design Monitor nasce per offrire agli operatori strumenti concreti per interpretare l’evoluzione dei comportamenti d’acquisto. La ricerca mostra un consumatore più informato e consapevole, che si muove con naturalezza tra fisico e digitale. Il punto vendita resta un riferimento essenziale, ma la decisione inizia molto prima, online. Per aziende e distribuzione significa garantire coerenza, competenza e servizio lungo tutto il percorso”, afferma Elia Vismara, presidente di Assobagno di FederlegnoArredo.  Il fatturato alla produzione del Sistema Arredobagno si attesta intorno ai 4,2 miliardi di euro, secondo i Consuntivi del Centro Studi di FederlegnoArredo. Francia e Germania si confermano i principali sbocchi esteri, ciascuno con circa 260 milioni di euro di valore, pari a più del 15% dell’export. Il mercato interno, stabile, rappresenta il 60% del totale. In questa cornice, la proroga dei bonus edilizi e del bonus mobili fino al 2026 incentiva l’investimento nel bagno come spazio di benessere e facilita l’accesso a prodotti di qualità made in Italy. La ricerca evidenzia un consumatore moderno, informato, in cerca di ispirazioni e soluzioni personalizzate, che affronta l’acquisto dell’arredobagno come un processo attento, che spesso prevede l’integrazione di diversi canali (sia fisici che digitali) nella raccolta di informazioni e nella finalizzazione dell’acquisto. Il 97% dei consumatori europei si informa prima di acquistare e il 44% lo fa online, una pratica ormai trasversale a tutte le fasce d’età. I principali strumenti utilizzati sono motori di ricerca (64%), siti e app dei retailer (58%) e dei produttori (48%). In Italia spicca il ruolo di architetti e designer (28%) e delle riviste specializzate (29%), mentre in Germania l’online risulta ancora più determinante (49%). Il negozio fisico resta il canale predominante negli acquisti di arredobagno: il 90% dei consumatori europei acquista infatti in negozio. La quota di consumatori che nell’ultima ristrutturazione hanno acquistato sia in negozio che on-line tuttavia è molto significativa - 41% in Europa, 37% in Italia, 50% in Germania - confermando l’importanza, da parte delle aziende, di adottare una strategia multicanale. In Italia, il personale del punto vendita è il principale fattore che guida le scelte: competenza tecnica e capacità di ascolto sono determinanti per costruire fiducia. L’online - recensioni ed esperti - viene consultato, ma incide meno sulla decisione finale. L’88% ha acquistato offline e l’84% prevede di farlo anche in futuro. L’e-commerce cresce (21% ha acquistato online, 41% lo farà), ma converte solo in parte le intenzioni, confermando solidità e valore del punto vendita. I consumatori cercano funzionalità e robustezza, con grande attenzione alla durata dell’investimento. Completano il quadro design e qualità costruttiva, elementi chiave nella scelta del prodotto.  
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