Alimenti, prevenire lo spreco, decalogo Iss 'pianificare acquisti e valorizzare avanzi'

(Adnkronos) - "Equilibrio negli acquisti, creatività e attenzione: servono queste tre cose per contrastare lo spreco di prodotti alimentari. Ridurre il proprio impatto sull'ambiente legato agli scarti di cibo significa anche, in molti casi, optare per alimenti più sani. Frutta fresca, verdure, pane fresco, insalate, cipolle, aglio e tuberi, prodotti principe della dieta mediterranea, sono generalmente nella 'top five' degli alimenti più sprecati. Utilizzandoli prima che vadano a male facciamo con un solo gesto del bene al nostro pianeta e al nostro organismo". Lo evidenziano gli esperti del reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss), diretto da Laura Rossi. Dagli specialisti arriva anche un decalogo per prevenire lo spreco alimentare, in occasione della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, istituita dalle Nazioni Unite, che si celebra il 29 settembre. Ecco il decalogo: 1) Pianifica con intelligenza: fai una lista della spesa basata su ciò che hai già in casa e su un piano settimanale dei pasti. Riduci gli acquisti impulsivi e compra solo ciò che ti serve davvero; 2) Attento alle offerte: evita le confezioni giganti o le promozioni '3x2' se non sei certo di consumare tutto in tempo. Lo sconto non vale lo spreco; 3) Acquista con consapevolezza: frutta, verdura, pane e altri freschi sono tra gli alimenti più sprecati. Scegli quantità adeguate e valuta la possibilità di acquistare prodotti 'brutti ma buoni'; 4) Leggi bene le etichette: controlla sempre le date di scadenza e le modalità di conservazione. Etichette chiare aiutano a conservare meglio e più a lungo; 5) Leggi e interpreta con attenzione le scadenze: 'da consumarsi entro' significa che il prodotto va consumato entro quella data (esempio latte fresco); 'da consumarsi preferibilmente entro' vuol dire che può essere consumato anche dopo, se ben conservato, senza rischi per la salute (esempio biscotti o pasta). E ancora: 6) Cucina il giusto: presta attenzione alle porzioni. Cuocere più del necessario spesso porta a sprechi. Se cucini in eccesso, pre-porziona e conserva; 7) Valorizza gli avanzi: riutilizza il cibo del giorno prima in nuove ricette: zuppe, frittate, polpette. Creatività e risparmio vanno a braccetto; 8) Festa con consapevolezza: dopo pranzi o cene con ospiti, condividi con loro il cibo avanzato. Un piccolo dono gastronomico è sempre gradito; 9) Chiedi la doggy bag: al ristorante, non esitare a chiedere di portare a casa ciò che non hai finito. E' segno di rispetto per il cibo e per chi lo ha preparato; 10) Dona il surplus: se hai cibo in eccesso ancora buono, informati sui programmi locali di recupero e donazione alimentare. Aiuterai chi è in difficoltà. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Tumori, da Helicobacter 90% casi cancro stomaco, Sinuc 'evitare l'automedicazione'

(Adnkronos) - Un nemico invisibile si annida nello stomaco di oltre 24 milioni di italiani: l'Helicobacter pylori, batterio responsabile del 90% dei casi di cancro gastrico nel mondo. Nonostante interessi il 40% della popolazione italiana, questa infezione rimane largamente sottovalutata e sottodiagnosticata, con conseguenze potenzialmente pericolose per la salute pubblica. L'Helicobacter pylori rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo del carcinoma gastrico quando non viene adeguatamente trattato. Se in molti casi il batterio rimane silente senza causare danni, in alcuni casi può aggredire la mucosa gastrica e determinare mutazioni tumorali. Il batterio innesca un processo infiammatorio cronico che evolve progressivamente: dalla gastrite iniziale alle ulcere peptiche, fino alla trasformazione neoplastica del tessuto gastrico. Ma contribuiscono allo sviluppo della malattia fattori di rischio come il consumo elevato di carni e cibi conservati, la carenza di frutta e verdura nella dieta, fumo e alcol. "Il problema è che i sintomi iniziali dell'infezione da Helicobacter pylori sono spesso aspecifici e facilmente confondibili con un semplice bruciore di stomaco - spiega Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc (Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo) - che viene trattato in maniera sintomatica con la prescrizione di inibitori di pompa o con farmaci di automedicazione". Un dato particolarmente preoccupante emerge dalle statistiche nazionali: 1 italiano su 2 - secondo gli esperti Sinuc - assume farmaci antiacidi e inibitori di pompa protonica in autonomia, senza prescrizione medica. Questa pratica diffusa di automedicazione rischia di mascherare completamente i sintomi gastrici che potrebbero invece rivelare la presenza di un cancro allo stomaco nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono ancora elevate. L'uso indiscriminato di farmaci antiacidi crea una pericolosa illusione di benessere, permettendo al batterio di continuare indisturbato la sua azione lesiva sulla mucosa gastrica. Un semplice test basato sull'espirato sarebbe sufficiente a rilevare la presenza di Helicobacter e trattare per la sua eradicazione. La situazione si complica ulteriormente per l'emergere di ceppi di Helicobacter pylori sempre più resistenti agli antibiotici, sottolinea la Sinuc. Sia i trattamenti di prima linea che quelli di seconda linea mostrano tassi di successo in diminuzione, rendendo sempre più complessa l'eradicazione del batterio e prolungando il tempo di esposizione al rischio oncologico. "L'antibiotico-resistenza rende conto dell'inefficacia della terapia con claritromicina in un terzo dei casi, il che potrebbe determinare un aumento dell'incidenza della malattia nei prossimi anni", prosegue Muscaritoli. Le conseguenze di questo scenario sono drammatiche: la maggior parte dei carcinomi gastrici viene diagnosticata quando il tumore è in stadio avanzato, ha già superato la parete dello stomaco e inizia a diffondersi ai linfonodi regionali. A questo stadio, le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente e la prognosi diventa significativamente più severa. Dei 15mila nuovi casi ogni anno, solo 1 su 5 viene diagnosticato precocemente. "Stiamo assistendo a un vero e proprio paradosso - rileva Muscaritoli - Disponiamo di strumenti diagnostici efficaci come l'Urea breath test e il test antigenico sulle feci, per identificare precocemente sia l’infezione da Helicobacter che le lesioni precancerose, ma l'automedicazione e la sottovalutazione dei sintomi stanno vanificando queste opportunità".  La comunità degli esperti Sinuc lancia un appello urgente alla popolazione: 1) Non sottovalutare sintomi gastrici persistenti, anche se apparentemente lievi; 2) Evitare l'automedicazione con antiacidi e inibitori di pompa protonica; 3) Richiedere una valutazione specialistica in presenza di disturbi gastrici ricorrenti; 4) Aderire ai programmi di screening quando proposti dalle autorità sanitarie.  E' necessaria - rimarca la Sinuc - una strategia coordinata che preveda: campagne di sensibilizzazione mirate sull'Helicobacter pylori; protocolli di screening più estensivi nelle popolazioni a rischio come i familiari di soggetti con una storia di carcinoma dello stomaco; formazione specifica per i medici di medicina generale; consapevolezza e formazione sull'automedicazione attraverso una informazione capillare che preveda il coinvolgimento dei farmacisti, perché l'Helicobacter pylori non può più essere considerato un semplice batterio gastrico. E' un killer silenzioso che richiede attenzione immediata da parte di istituzioni, medici e cittadini.  Il carcinoma dello stomaco rappresenta il 4% di tutte le neoplasie in entrambi i sessi ed è al sesto posto come incidenza (13,7 casi ogni 100mila individui) e al quarto posto come mortalità (10,3 decessi/100mila), ricorda la Sinuc. A livello mondiale rappresenta la quinta neoplasia incidente tra gli uomini (19,5 casi/100mila) e la settima tra le donne (9,3 casi/100mila). In Italia si stimano circa 14.500 nuovi casi ogni anno e si piazza al quinto posto come incidenza negli uomini (5% di tutte le neoplasie) e al sesto posto nelle donne (3%).  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Il futuro è in legno: 28 progetti globali selezionati per il Built by Nature Prize 2025

(Adnkronos) - La trasformazione globale del settore delle costruzioni verso un futuro più sostenibile e rigenerativo ha un volto e una forma: quella dei 28 edifici in legno e materiali bio-based selezionati per il Built by Nature Prize 2025. L'annuncio, giunto da Vancouver, celebra i progetti e le persone che stanno guidando questa rivoluzione, dopo un rigoroso processo di valutazione in due fasi condotto da una giuria internazionale di esperti del settore. L'edizione di quest'anno ha registrato una partecipazione eccezionale, con 400 candidature provenienti da 39 Paesi, una diversificazione che riflette la crescente adozione di pratiche di edilizia circolare e a basse emissioni di carbonio a livello mondiale. Tutti i progetti finalisti sono stati valutati sulla base dei "Principi per la Costruzione Responsabile in Legno", un quadro globale fondamentale che garantisce che l'aumento della domanda di legno in edilizia venga gestito in modo etico e sostenibile. Il premio non si limita a celebrare l'architettura, ma sottolinea l'urgenza di allineare l'industria edile agli obiettivi climatici. GBC Italia (Green Building Council), coordinatore del progetto Built by Nature Italia (settembre 2025 - settembre 2027), condivide i valori del Network Built by Nature: la decarbonizzazione dell'ambiente costruito, l’economia circolare e la valutazione dell’intero ciclo di vita degli edifici. L’Italia è rappresentata nella selezione con un progetto di spicco: Automated Wooden High Bay Warehouse. 
Paul King, CEO di Built by Nature e presidente della giuria, ha commentato con entusiasmo l'alto livello delle proposte: “Questo Premio celebra le organizzazioni che stanno generando un cambiamento reale in tutto il mondo, trasformando il settore delle costruzioni verso un futuro rigenerativo. La varietà e l’ambizione delle centinaia di candidature ricevute quest’anno sono la prova tangibile dei progressi compiuti nella costruzione in legno a livello globale. Questi progetti non sono semplici edifici; sono dimostrazioni audaci e concrete di ciò che è possibile quando si allineano design, materiali e finalità con i Principi per la Costruzione Responsabile in Legno.” Il Premio Built by Nature si configura anche come un segnale chiaro per la politica e il mercato finanziario. Maureen Whelan, Manager of Multilateral Affairs per il Canadian Forest Service e membro della giuria, ha sottolineato l'importanza dei finalisti come esempio pratico: “I progetti selezionati offrono esempi concreti di come i Principi per la Costruzione Responsabile in Legno possano essere applicati su larga scala. Dimostrano come linee guida chiare, unite a politiche di supporto e innovazione lungo tutta la filiera, possano portare alla realizzazione di edifici intelligenti dal punto di vista climatico”. Questa visione è condivisa dagli investitori. Joelle Chen, Head of Sustainability Asia Pacific presso LaSalle Investment Management, ha rimarcato la maturità del mercato: “La selezione dimostra che la costruzione responsabile in legno non è solo tecnicamente realizzabile, ma sempre più pronta per gli investimenti. Questi progetti mostrano come i Principi possano guidare soluzioni scalabili e a basse emissioni di carbonio... Per gli investitori, questo è un segnale che il mercato sta evolvendo – e che la costruzione rigenerativa sta diventando una componente concreta dei portafogli mainstream”. I sei vincitori e le sei menzioni speciali del Built by Nature Prize 2025 saranno annunciati a Londra il prossimo 16 ottobre durante il Built by Nature Summit. Tutti i progetti vincitori saranno inoltre documentati da Open Planet Studios in un lungometraggio documentario che debutterà in anteprima alla COP30. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Finisce l'era dei ritocchini esagerati, il chirurgo: "I pazienti vogliono valorizzare, non cambiare"

(Adnkronos) - La medicina estetica non è più un vezzo riservato a pochi, ma una realtà in crescita costante a livello globale. I dati diffusi dalla International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps) parlano chiaro: nel 2024 sono stati eseguiti oltre 38 milioni di trattamenti estetici, con un aumento del 42,5% negli ultimi 4 anni. Un trend che conferma come la cura di sé sia ormai entrata nella routine quotidiana, al pari di sport e alimentazione. Ma dopo l'epoca dei filler esagerati e dei ritocchi vistosi, oggi la parola d'ordine è naturalezza. Una tendenza che vede privilegiare i cosiddetti 'trattamenti soft': biostimolazioni, tossina botulinica preventiva, peeling e protocolli combinati che ringiovaniscono senza stravolgere. Secondo Roberto Valeriani, specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e docente presso l'università internazionale UniCamillus di Roma, "oggi i pazienti chiedono interventi sempre più discreti: non vogliono cambiare i propri tratti, ma valorizzarli. La medicina estetica è entrata a far parte della quotidianità, con trattamenti programmati e calibrati che permettono di mantenere un aspetto naturale e curato nel tempo". La nuova frontiera della bellezza, dunque, "non è più quella di apparire rifatti, ma di stare bene con se stessi. La medicina estetica moderna punta a un equilibrio che unisce scienza, prevenzione e rispetto dell'identità individuale", conclude lo specialista.  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caccia alle cellule trasformiste del cancro, la sfida di due scienziati italiani negli Usa

(Adnkronos) - Sono cellule sfuggenti, lupi solitari che si staccano dal gruppo, cambiano faccia all'occorrenza e permettono al cancro di evadere le terapie. Un team di scienziati italiani di base negli Usa ha usato tecnologie all'avanguardia per localizzarle e studiarle. I risultati della loro ricerca, pubblicati di recente sulla rivista 'Cancer Cell', aggiungono tasselli importanti per decifrare i segreti della plasticità tumorale. A firmare il lavoro sono Anna Lasorella, co-direttrice del Sylvester Brain Tumor Institute (Sbti) e direttrice della Sylvester's Precision Medicine Initiative, e Antonio Iavarone, direttore Sbti e vicedirettore del Sylvester, coppia d'oro della ricerca oncologica che al Sylvester Cancer Center dell'University of Miami ha focalizzato i suoi studi su una neoplasia altamente letale, il glioblastoma, tempo medio di sopravvivenza di poco superiore a 1 anno dalla diagnosi. Questo tumore ricompare quasi sempre dopo il trattamento iniziale e le forme ricorrenti sono sempre resistenti alla terapia.  Il punto di partenza è dunque questo. Il passo avanti, invece, è che gli scienziati - utilizzando una piattaforma che si chiama CosMx nel centro che fa parte della Miller School of Medicine dell'ateneo di Miami - sono riusciti a vedere e classificare le singole cellule nelle loro posizioni originali nel tumore. E hanno scoperto che le cellule del glioblastoma che si 'raggruppano' insieme ad altre cellule dello stesso tipo sono meno letali. Mentre le cellule 'disperse' nel tumore, quelle che escono dal gruppo, sono vere 'trasformiste': sono più plastiche, termine biologico che indica cellule malleabili e in grado di assumere forme o stati diversi. La plasticità è un attributo indesiderato per il cancro, poiché è correlata alla resistenza al trattamento e a esiti peggiori per il paziente. Ma la causa di questa plasticità del cancro è finora un mistero. Lasorella e Iavarone accendono i riflettori su una possibile chiave di lettura: le relazioni spaziali fra le cellule. La geografia conta, in altre parole.  "Da molti anni - spiega Iavarone all'Adnkronos Salute - si sa che il motivo fondamentale dell'elevata aggressività dei tumori più maligni, come il glioblastoma ma non solo, è che ci sono delle cellule che riescono ad adattarsi e a sopravvivere a diverse condizioni ambientali molto difficili come la mancanza di ossigeno, la presenza di farmaci tossici quali la chemioterapia. Ci riescono attraverso la plasticità, la capacità di modificarsi continuamente. Ci siamo chiesti perché alcune cellule non cambiano e possono essere bersagliate e altre invece si trasformano e resistono. Per capirlo abbiamo aggiunto analisi computazionali completamente nuove a tecnologie potenti che consentono di studiare le caratteristiche molecolari, le attività di tutti i geni di ogni singola cellula, mantenendo intatta la struttura geografica del tumore e studiando le cellule direttamente in questo spazio. Si chiama trascrittomica spaziale".  Questa strategia, continua Iavarone, "ci ha consentito di studiare milioni di cellule nel loro spazio naturale. E abbiamo potuto scoprire come funziona il meccanismo della plasticità: le cellule che aderiscono fra di loro e rimangono organizzate in cluster rimangono molto simili e sono quelle che noi riusciamo a distruggere con la chemioterapia. Quelle che si staccano", i lupi solitari, "sono cellule che si mascherano continuamente, hanno 10 fenotipi diversi e si adattano enormemente alle condizioni ambientali che trovano. Possono passare da cellule neuronali a cellule che proliferano, da cellule quiescenti a cellule che invadono, a seconda di quello che serve per sopravvivere. E sono le più aggressive, quelle che non si riesce a distruggere. Noi abbiamo per la prima volta scoperto questo meccanismo: per poter diventare plastiche, le cellule devono perdere l'adesione tra di loro in questi cluster e diventare disperse".  Il trattamento iniziale dei tumori cerebrali con chemio o radioterapia, è dunque l'ipotesi, potrebbe effettivamente rompere i cluster relativamente meno dannosi di cellule tumorali e stimolarne la dispersione - affermano i ricercatori - il che significa che le cellule rimaste dopo il trattamento diventano più plastiche e quindi più aggressive per il paziente. Quello che è chiaro al momento è che le cellule disperse e quelle raggruppate si comportano in modo molto diverso nel tumore. In studi precedenti, Lasorella, Iavarone e colleghi avevano identificato 4 diversi gruppi di cellule di glioblastoma, in base ai geni specifici attivati in ciascun tipo di cellula. Nello studio attuale hanno esaminato come questi 4 gruppi sono organizzati nei tumori, rilevando che in certe aree del tumore i tipi cellulari sono mescolati insieme, definendo così la conformazione dispersa. Infine hanno esaminato le differenze fra le cellule in cluster e le cellule disperse, scoprendo che quelle raggruppate esprimono proteine sulla loro superficie che le aiutano a rimanere unite, mentre le disperse perdono queste proteine.  Gli autori hanno anche osservato che gli stessi principi si applicano a campioni isolati da pazienti affette da cancro al seno: le cellule tumorali disperse sono più plastiche delle 'colleghe' organizzate in cluster. E la plasticità delle cellule tumorali favorisce la metastasi dei tumori solidi. Sebbene il glioblastoma non metastatizzi allo stesso modo degli altri tumori solidi, comprendere meglio la plasticità potrebbe aiutare a chiarire perché e quando molti tumori fanno metastasi. "Riteniamo che questo principio sia di importanza generale", dice Iavarone. Un altro quesito al quale si sta cercando una risposta è se le cellule disperse esprimano determinate proteine o molecole che interrompono l'adesione e, in tal caso, se tali proteine possano essere eventuali bersagli farmacologici per promuovere l'aggregazione. L'idea, in ogni caso, spiega lo scienziato, è di "sfruttare questo meccanismo dell'adesione, forzarlo nelle cellule che non ce l'hanno", per poi colpire con un'arma mirata al gruppo. "Se riusciremo a comprendere meglio questo meccanismo - ragiona Lasorella - speriamo di poter mantenere le cellule raggruppate meno plastiche in quello stato, o addirittura invertire la dispersione delle cellule più plastiche". Sarebbe, conclude Iavarone, "un passo avanti per essere più efficaci con la terapia". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dolore cronico, corretta informazione e accesso alla rete

(Adnkronos) - In Italia è in vigore la legge 38 del 2010 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”), che stabilisce il diritto dei cittadini a non soffrire, istituisce delle “reti” di terapia del dolore e prevede campagne d’informazione. È una legge che però non ha sufficiente stanziamento e che, data l’autonomia regionale in materia di sanità, delega alle Regioni l’attuazione della maggior parte dei provvedimenti, distinguendo poco tra terapia del dolore e cure palliative. Nel primo episodio di “E tu, sai cosa si prova?” facciamo un focus sui fattori chiave nella gestione del dolore cronico, corretta informazione e accesso alla rete. Ospiti di Maddalena Guiotto, giornalista Adnkronos: la prof.ssa Silvia Natoli, Responsabile Area culturale SIAARTI Medicina del dolore e cure palliative; la dott.ssa Nicoletta Orthmann, Direttrice medico-scientifica Fondazione Onda ETS; e il dott. Paolo Fedeli, Head of Corporate Affairs Sandoz. "E tu, sai cosa si prova?", il vodcast di Adnkronos in collaborazione con Sandoz dedicato al dolore cronico, è disponibile ogni settimana con un nuovo episodio, su YouTube, Spotify e sulla sezione podcast di adnkronos.com. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dolore cronico, corretta informazione e accesso alla rete. E tu, sai cosa si prova?

(Adnkronos) - In Italia è in vigore la legge 38 del 2010 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”), che stabilisce il diritto dei cittadini a non soffrire, istituisce delle “reti” di terapia del dolore e prevede campagne d’informazione. È una legge che però non ha sufficiente stanziamento e che, data l’autonomia regionale in materia di sanità, delega alle Regioni l’attuazione della maggior parte dei provvedimenti, distinguendo poco tra terapia del dolore e cure palliative. Nel primo episodio di “E tu, sai cosa si prova?” facciamo un focus sui fattori chiave nella gestione del dolore cronico, corretta informazione e accesso alla rete. Ospiti di Maddalena Guiotto, giornalista Adnkronos: la prof.ssa Silvia Natoli, Responsabile Area culturale SIAARTI Medicina del dolore e cure palliative; la dott.ssa Nicoletta Orthmann, Direttrice medico-scientifica Fondazione Onda ETS; e il dott. Paolo Fedeli, Head of Corporate Affairs Sandoz. "E tu, sai cosa si prova?", il vodcast di Adnkronos in collaborazione con Sandoz dedicato al dolore cronico, è disponibile ogni settimana con un nuovo episodio, su YouTube, Spotify e sulla sezione podcast di adnkronos.com. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Al Salone Torino debutta Stilonovo, nuovo brand del gruppo Dr

(Adnkronos) - Ha un nome evocativo - con un chiaro riferimento a Dante - il marchio Stilnovo di DR Automobiles che debutta la Salone di Torino aprendo una nuova frontiera per il gruppo automobilistico molisano. Il nuovo marchio punta chiaramente - nelle intenzioni del grupo fondato da Massimo Di Risio - a esprimere "un nuovo nuovo concetto di design e di tecnologia", applicati ai primi modelli proposti, la 5 Stilnovo e alla 6 Stilnovo, due SUV rispettivamente di 4,3 mt. e 4,5 mt., spinti da un 1.4 Turbo benzina da 157 CV e da un 1.5 Turbo benzina da 180 CV, entrambi ad iniziezione diretta e disponibili con la doppia alimentazione benzina/GPL. Frutto di quello che sarà un nuovo modello produttivo per DR, i nuovi modelli saranno sul mercato tra la fine dell’anno e gli inizi del 2026 e verranno commercializzati da un network di vendita dedicato. A Torino debutta anche la DR Collection 5 Full Hybrid che va ad arricchire la nuova linea Collection di DR, di cui fanno parte anche la DR3, DR6 e DR7. Si tratta del primo modello full hybrid per il gruppo, che ha già in gamma versioni 100% elettriche e Plug-in Hybrid. Il nuovo modello propone un sistema HEV evoluto che sfrutta un pacco batterie di ultima generazione: Nichel - Cobalto – Manganese (Alta densità energetica → maggiore autonomia a parità di peso/volume rispetto ad altre chimiche - Buone prestazioni in potenza → adatte sia ad accelerazioni che a ricariche rapide). Il motore elettrico ha una potenza massima di 150 Kw e di 70 Kw sui 30 minuti, che si sommano ai 70 Kw del 1.5 endotermico, abbinati ad una trasmissione DHT (Dedicated Hybrid Transmission). Sia la modalità solo EV che quella HEV si attivano automaticamente mentre il conducente può impostare la modalità di ricarica rigenerativa tra Low – Medium – High. Per l'altro marchio 'storico' del gruppo molisano, Evo, la novità è rappresentata dalla EVO 7 Kairos, SUV di 4,6 mt. con motore 1.5 Turbo benzina da 174 CV (disponible anche benzina/GPL), abbinato ad un cambio automatico a doppia frizione a 7 rapporti. Come sempre ricca la dotazione di serie che include - fra l'altro - un tetto panoramico apribile elettricamente, Sedili sportivi in ecopelle, Doppio Schermo da 12,3’’ con display infotainment touch, Telecamera 360°HD e Adas di Secondo Livello. Dopo il debutto al Salone di Barcellona il pubblico italiano può inoltre toccare con mano la nuova Sportequipe 8 GT, SUV di 4,7 metri da 7 posti e un design molto accattivante. Spinta da un 1.6 turbo ad iniziezione diretta da 186 CV (disponible anche benzina/GPL), è la nuova ammiraglia della gamma Sportequipe e ne intepreta appieno lo spirito. Un altro brand del gruppo, Tiger, propone la Eight che propone linee molto moderne nei suoi 4,74 mt. Presente a Torino anche il marchio Ich-X con la K2 e la K3. Ma soprattutto la rassegna nel capoluogo piemontese rappresenta la prima vera uscita in un contesto automotive anche per il quadriciclo elettrico di DR, Birba lungo appena 2,98 metri e capace di una autonomia di oltre 180 km, con una velocità massima di 90 km/h. Dr sottolinea come sia "l’alleata perfetta nel cosiddetto 'ultimo miglio' come mezzo da lavoro con il suo bagagliaio da 700 lt. ed una portata utile da 275 kg, ma allo stesso tempo ideale per raggiungere l’ufficio o per muoversi in città per lo shopping e nel tempo libero". Birba è disponibile in tre versioni - Classic, Sport, Ego - ognuna con diversi livelli di personalizzazione. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Nuova Toyota Corolla Cross: design evoluto e versione GR SPORT

(Adnkronos) -
Toyota rinnova la Corolla Cross con uno stile più deciso e un carattere da SUV autentico. L’aggiornamento introduce novità estetiche, comfort migliorato e soluzioni tecnologiche evolute, mantenendo la praticità che l’ha resa apprezzata dalle famiglie europee. Dal 1966 a oggi la Corolla ha superato i 55 milioni di esemplari venduti, diventando l’auto più diffusa al mondo. La nuova Toyota Corolla Cross porta avanti questa tradizione grazie al sistema Full Hybrid di quinta generazione e alle funzioni di sicurezza Toyota T-Mate, che comprende Toyota Safety Sense di terza generazione e aggiornamenti over-the-air. Il frontale si distingue per la griglia a nido d’ape e i nuovi gruppi ottici a LED con tecnologia abbaglianti adattivi. Dietro, i fari ridisegnati migliorano l’aerodinamica e rafforzano la personalità del modello. Cerchi in lega da 18 pollici e nuove colorazioni, anche bitono, completano il look. All’interno debutta una console centrale ridisegnata con vano più ampio, porta bicchieri rivisto e finiture di qualità superiore. L’atmosfera è resa più sofisticata dall’illuminazione ambiente e dai nuovi materiali dei sedili, disponibili anche in pelle. Non mancano sedili e volante riscaldati. La dotazione include touchscreen HD da 10,5 pollici, strumentazione digitale da 12,3 pollici e ricarica wireless potenziata. La nuova Corolla Cross adotta materiali fonoassorbenti che migliorano il comfort acustico. La gamma prevede due propulsori Full Hybrid: 1.8 litri da 140 CV con trazione anteriore e 2.0 litri da 178 CV, disponibile anche con AWD-i. Novità assoluta la modalità Snow Extra, che gestisce la coppia tra i due assi per garantire stabilità e sicurezza su fondi scivolosi.  Debutta in gamma la versione GR SPORT, sviluppata insieme a TOYOTA GAZOO Racing. L’assetto ribassato di 10 mm, ammortizzatori rivisti e sterzo più diretto migliorano la dinamica. Lo Sport Mode rende la risposta dell’acceleratore più immediata e la decelerazione più sportiva. Il design GR si distingue per paraurti dedicato, cerchi da 19 pollici e dettagli racing. All’interno, sedili sportivi in pelle sintetica con cuciture rosse e loghi GR completano l’ambiente dinamico. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dacia Bigster: fino a 1.450 km di autonomia con le nuove motorizzazioni ibride

(Adnkronos) -
Dacia Bigster segna una svolta importante per il marchio: è il primo modello del Gruppo Renault a introdurre la motorizzazione Hybrid 155, una soluzione che unisce potenza, efficienza e piacere di guida. Il sistema prevede un motore benzina quattro cilindri da 109 CV abbinato a due propulsori elettrici: uno da 50 CV e un generatore ad alta tensione. La batteria da 1,4 kWh (230 V) è supportata da un cambio automatico elettrificato con 4 rapporti per il termico e 2 per l’elettrico, il tutto senza frizione. Rispetto alla versione mild hybrid 140, già presente su Duster e Jogger, l’Hybrid 155 della nuova Dacia Bigster garantisce 15 CV in più, coppia aumentata a 170 Nm e una capacità di traino superiore di 250 kg, fino a circa una tonnellata. Migliorano anche i consumi e le emissioni (-6%), grazie a una gestione ottimizzata del regime motore.  In città, la guida può avvenire in modalità 100% elettrica fino all’80% del tempo, con avviamento sempre in elettrico.  Accanto alla versione full hybrid, Bigster propone diverse varianti mild hybrid di nuova generazione. • Mild Hybrid 140: utilizza un motore turbo tre cilindri da 1,2 litri con ciclo Miller e un sistema a 48 V. Abbinato al cambio manuale a 6 marce, riduce i consumi del 10%; • Mild Hybrid-G 140: novità assoluta per Dacia, combina l’alimentazione bifuel benzina-GPL con la tecnologia mild hybrid. In questo modo, il 1.2 turbo tre cilindri beneficia di un supporto elettrificato sia a benzina sia a GPL. L’autonomia totale raggiunge i 1.450 km, grazie a due serbatoi per complessivi 99 litri (50 benzina e 49 GPL). Il serbatoio GPL, posizionato sotto il pianale, non riduce la capacità di carico. Il passaggio tra i due carburanti avviene in modo rapido e impercettibile. • Mild Hybrid 130 4x4: abbina la trazione integrale al cambio manuale a 6 rapporti e al sistema mild hybrid a 48 V. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)