L'esperto: "Avanzano nitazeni e oppioidi sintetici e noi rischiamo di essere senza difese"

(Adnkronos) - In Europa avanzano i nuovi oppioidi sintetici. La presenza di questa minaccia veniva ribadita anche nell'ultima relazione europea sulla droga, che censiva due ondate distinte: la prima tra il 2012 e il 2019, causata da 38 derivati del fentanyl, sostituiti poi dal 2019 da oppioidi 'nitazenici' ad alta potenza. "Dati recenti - scrivevano gli autori del report - suggeriscono che la disponibilità e i rischi associati agli oppioidi nitazenici sono in aumento". Nel 2024 "sono stati formalmente notificati al sistema di allerta precoce dell'Ue 7 nuovi oppioidi sintetici, tutti nitazeni, il numero più elevato notificato in un solo anno". E "dal 2019 almeno 21 Paesi dell'Ue hanno segnalato la presenza di un nitazene". Questo il quadro che poi ha portato anche l'Italia nell'aprile del 2024 a lanciare via circolare l'allerta di grado I in riferimento a gruppo di sostanze di questa famiglia, da sottoporre a monitoraggio intensivo.  "A livello di opinione pubblica abbiamo parlato molto del fentanyl, meno di questi oppioidi sintetici ancora più potenti che si stanno diffondendo perché c'è in generale una tendenza al passaggio dalle sostanze di origine 'naturale' alle sostanze sintetiche (fenomeno che riguarda anche i cannabinoidi). Da tempo, ormai, in Europa si teme la progressiva distribuzione sul mercato clandestino", osserva all'Adnkronos Salute il medico specialista in psichiatria e psicoterapeuta Riccardo Gatti, da anni al lavoro sul tema delle sostanze psicoattive, delle dipendenze e delle dinamiche che portano al consumo. I riflettori si sono riaccesi dopo che ieri è stato annunciato un arresto per quello che è stato definito il primo morto in Italia di overdose da nitazeni, verificatosi circa 1 anno fa in Alto Adige a Brunico. "Ma quante altre persone possono essere morte per la stessa ragione, ma il loro decesso, come stava per accadere anche in questo caso, è stato attribuito a cause naturali?", si chiede Gatti.  "Se circolano sostanze così pericolose, sarebbe opportuno che i potenziali consumatori di droghe fossero avvisati prontamente. Un'informazione diffusa potrebbe salvare vite". Queste sono sostanze potenti, spiega Gatti, che "possono causare intossicazioni molto rapide con insufficienza respiratoria e danni neurologici. La preoccupazione più immediata è l'overdose, ma non si conoscono neanche gli effetti più a lungo termine, non sono ovviamente sostanze sperimentate per uso umano come i farmaci. Chi le usa è quasi come un 'topo da esperimento'". E noi "rischiamo di essere senza difese" contro questo fenomeno. Sostanze che "entrano nel mercato illegale in un modo abbastanza particolare - evidenzia l'esperto - Spesso le persone che le assumono pensano di prendere qualcos'altro, per esempio farmaci come benzodiazepine o antidolorifici a minore potenza, che poi vengono in realtà contraffatti". O, ancora, fanno breccia "mixati ad altre droghe illecite (come successo negli Usa con il fentanyl che veniva miscelato a cocaina o metanfetamina). Addirittura in Australia i nitazeni sono stati trovati anche in liquidi da svapo acquistati sul mercato nero". Un caso emerso per un 'focolaio' di avvelenamenti. "Le persone non sapevano neanche di svapare nitazeni. Qualcuno è stato male, e dagli esami e dalle ricostruzioni di cosa avevano assunto è emerso che acquistavano inconsapevolmente queste sostanze, diventavano dipendenti dall'oppioide senza nemmeno saperlo".  Insomma, prosegue Gatti, "il rischio è grosso e vale un po' per tutte le nuove droghe: scatta la rincorsa degli Stati per cercare di metterle sotto controllo e chi le produce modifica un po' la molecola per sfuggire. Bisogna stare con occhi e orecchie aperte perché è un problema che rischia di andare fuori controllo". Un fattore che complica il quadro è "il mondo della Rete", la 'piazza' di questi scambi, rimarca il medico. "Il rischio è che dentro a ciò che si compra" in questi 'bazar online' "si può trovare qualunque cosa, non solo per quanto riguarda le sostanze inerti, ma anche per quelle attive. Si rischia di stare molto male o di morirne. Siamo tutti molto preoccupati, anche perché le iniziative di riduzione del danno e di analisi delle sostanze danno alcuni elementi, ma in una situazione simile è difficile intercettare il pericolo tempestivamente. Nella maggior parte dei casi i laboratori degli ospedali sono attrezzati per un po' di sostanze classiche ma si fermano lì". Così queste nuove droghe "normalmente sfuggono ai test, anche perché richiedono personale e attrezzature dedicate e finisce che spesso non è possibile avere la risposta nell'urgenza".  La situazione è insidiosa, ribadisce lo specialista, "anche perché poi normalmente le persone che assumono sostanze è raro che ne assumano una sola. C'è una strana disponibilità ad approcciare l'uso" di droghe "in un modo nuovo, cercando l'effetto senza sapere esattamente di che cosa si tratta. Senza dimenticare che le droghe possono essere anche uno strumento particolare di destabilizzazione. Chi fa l'osservatore sul campo, come l'Agenzia europea Euda, rappresenta un quadro critico, perché ci sono sempre più sostanze. Ma la domanda che dovremmo porci è: come mai si va verso sostanze sempre più potenti? Teoricamente il mercato delle droghe non ha interesse nell'uccidere clienti". Intanto, aumentano gli episodi collegati ai nitazeni in diversi Paesi anche d'Europa.  "Qualcosa che all'inizio sembrava dedicata a una parte del mondo, poco per volta si sta espandendo - fa presente Gatti - C'è una tendenza di un mercato che si sta muovendo verso questa direzione. E noi su questo abbiamo poche difese, soprattutto abbiamo poche difese culturali. C'è da chiedersi perché ci sia tanta disposizione delle persone ad accettare qualunque cosa basta che dia un certo effetto. Se non ci interroghiamo su questi aspetti continueremo a restare senza capacità di risposta".  Il problema, conclude l'esperto, "può essere ridotto se le persone acquisiscono consapevolezza. Se invece sono disponibili a tutti i consumi che gli vengono proposti, anche in Rete, c'è ben poco da fare dal punto di vista della repressione. Quindi abbiamo un problema culturale prima di tutto. E il mercato continuerà a giocare su questo, sul fatto che ci sono algoritmi che funzionano in modo da far finire le persone in una bolla d'informazione. Questa cosa vale anche per le sostanze ed è un altro meccanismo pericoloso, perché in queste bolle certi avvertimenti - il classico 'la droga fa male, la droga uccide', eccetera - non riescono a penetrare. Il consumatore vive la cosa in un modo diverso, si sente approvato in quel tipo di comportamento. E noi restiamo estremamente deboli, anche perché i tempi di questi cambiamenti sono più veloci delle generazioni e non si riesce a costruire esperienza".  
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OpenAI lancia ChatGPT Atlas, il browser con l'AI nativa

(Adnkronos) - L'era dell'Intelligenza Artificiale segna un momento di rottura fondamentale, spingendo a "ripensare cosa significhi usare il web". Con questa premessa, OpenAI ha annunciato ChatGPT Atlas, un nuovo web browser sviluppato con ChatGPT come cuore pulsante. Dopo l'integrazione della funzione di ricerca, che è rapidamente diventata una delle più utilizzate, la piattaforma mira ora a trasformare il browser, il luogo in cui convergono strumenti e contesto operativo, in un vero e proprio "super-assistente". 
Atlas è stato progettato per portare ChatGPT direttamente ovunque l'utente navighi, in grado di "comprendere cosa si sta cercando di fare e completare attività, il tutto senza copiare e incollare o lasciare la pagina". L'identità AI dell'utente è integrata, grazie alla memoria di ChatGPT che permette alle conversazioni di attingere a chat e dettagli passati per agevolare il completamento di nuove attività. L'introduzione della memoria del browser in Atlas segna un passo avanti nell'efficacia dell'assistenza AI. Questa funzione, totalmente opzionale e sotto il controllo dell'utente (che può visualizzarla, archiviarla o eliminarla con la cronologia), consente a ChatGPT di ricordare il contesto dei siti visitati e riutilizzarlo quando necessario. L'utente potrà, ad esempio, formulare richieste complesse come: "Trova tutte le offerte di lavoro che stavo guardando la scorsa settimana e crea un riepilogo delle tendenze del settore in modo che io possa prepararmi per i colloqui." A dimostrazione della sua utilità nel contesto quotidiano, Yogya Kalra, studentessa universitaria e early tester di Atlas, ha raccontato: "Durante le lezioni, mi piace usare domande pratiche ed esempi reali per comprendere veramente il materiale. Prima passavo dalle mie slide a ChatGPT, facendo screenshot solo per porre una domanda. Ora ChatGPT capisce istantaneamente cosa sto guardando, aiutandomi a migliorare le mie verifiche delle conoscenze man mano che procedo." Un'ulteriore evoluzione è rappresentata dall'Agent Mode, una modalità (disponibile in preview per gli utenti Plus, Pro e Business) che sfrutta il contesto di navigazione per potenziare l'automazione. L'AI è ora in grado di eccellere nella ricerca, nell'analisi e nell'automazione di compiti complessi, dalla pianificazione di eventi alla prenotazione di appuntamenti. Il lancio di ChatGPT Atlas avviene a livello globale, partendo da macOS per gli utenti Free, Plus, Pro e Go. La disponibilità è prevista a breve anche per Windows, iOS e Android. Gli utenti possono scaricare il nuovo browser accedendo al sito chatgpt.com/atlas e importare facilmente segnalibri, password salvate e cronologia dal browser attualmente in uso. 
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Lamborghini sempre più green, completato impianto fotovoltaico Sant'Agata Bolognese

(Adnkronos) - In occasione del World Energy Day, giornata che promuove a livello globale un utilizzo più consapevole e sostenibile delle risorse energetiche, Automobili Lamborghini annuncia il completamento dell’ampliamento del proprio impianto fotovoltaico nello stabilimento di Sant’Agata Bolognese. L’impianto - si sottolinea - "segna un ulteriore passo nella strategia di decarbonizzazione della Casa e rafforza l’autonomia energetica del sito produttivo". D'altronde il percorso di Automobili Lamborghini nell’ambito delle energie rinnovabili è iniziato nel 2010 con l’installazione del primo impianto fotovoltaico, successivamente esteso fino a raggiungere una superficie complessiva di 15.000 mq, tra i più grandi della regione all’epoca, in grado di generare oltre 2 milioni di kWh all’anno e ridurre circa 800 tonnellate di CO₂ ogni anno. L’ampliamento dell’impianto fotovoltaico si inserisce in un processo che già nel 2015 ha visto Automobili Lamborghini conseguire il raggiungimento della neutralità carbonica on balance del sito produttivo: un traguardo - si spiega - conseguito come scelta volontaria e pionieristica, che ha reso lo stabilimento di Sant’Agata Bolognese il primo certificato all’interno del Gruppo Audi e il primo al mondo a ottenere la certificazione di neutralità da parte dell’ente DNV". Da allora, Automobili Lamborghini ha mantenuto questo status nonostante il raddoppio delle superfici produttive, grazie a una strategia integrata che combina crescita dello stabilimento, investimenti in efficienza energetica, riduzione diretta delle emissioni e progetti di compensazione delle emissioni residue. Con l’ampliamento appena ultimato, che ha interessato la superficie in copertura del magazzino, la capacità complessiva dell’impianto è cresciuta ulteriormente: oggi è in grado di produrre circa 2,89 milioni di kWh aggiuntivi all’anno, garantendo una riduzione stimata delle emissioni pari a 1.200 tonnellate di CO₂ annue. L’intervento ha previsto l’installazione di più di 4.000 pannelli fotovoltaici su una superficie di circa 12.000 metri quadrati, con una potenza installata complessiva pari a 2,5 MWh. 
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Mastoplastica additiva: rivoluzione italiana sceglie la personalizzazione guidata dalla scienza

(Adnkronos) - Uno studio italiano di altissimo profilo scientifico sta per ridefinire gli standard della chirurgia estetica internazionale, in particolare nell'ambito della mastoplastica additiva. La ricerca, firmata dal Prof. Pietro Gentile, associato di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva all’Università di Roma “Tor Vergata”, è stata pubblicata sulla autorevole rivista Aesthetic Plastic Surgery. Si tratta del primo trial clinico randomizzato (EBM Level 1), il massimo livello di evidenza scientifica, che confronta in modo diretto le due tecniche principali per l'aumento del volume del seno: l’inserimento di protesi mammarie e il lipofilling (innesto di grasso autologo). Il lavoro, intitolato “Breast Implants or Lipofilling in Augmentation Mammoplasty? A Randomized, Open-Label, Controlled Trial”, ha analizzato i dati di 185 pazienti con un follow-up clinico esteso fino a quattro anni. Il campione è stato suddiviso in due gruppi: 95 sottoposte a mastoplastica con protesi e 90 trattate con lipofilling. 
A 12 mesi dall’intervento, l'analisi ha evidenziato risultati netti: l' 87,5% delle pazienti trattate con protesi ha raggiunto un risultato estetico giudicato "eccellente". Il 70% del gruppo lipofilling ha ottenuto lo stesso giudizio di eccellenza. Tuttavia, il lipofilling ha rivelato vantaggi significativi in termini di naturalezza, armonia del profilo e nella specifica capacità di correggere deformità toraciche preesistenti (come pectus excavatum o carinatum) e asimmetrie mammarie. I risultati dello studio non si limitano a certificare l'efficacia e la sicurezza di entrambe le tecniche, ma impongono un netto cambio di paradigma nel campo della chirurgia estetica, orientandola verso la medicina basata sulle evidenze (evidence-based medicine) e la personalizzazione del trattamento. Come spiegato dal Prof. Gentile: "Il nostro studio dimostra che entrambe le tecniche sono sicure ed efficaci. Le protesi garantiscono una maggiore stabilità volumetrica, mentre il lipofilling permette risultati più naturali e personalizzati. La chiave è scegliere la tecnica in base alle caratteristiche anatomiche della paziente e alle sue aspettative". L'approccio suggerito è, dunque, l'abbandono di procedure standardizzate in favore di un "percorso su misura" che valuti fattori individuali come la forma del torace, le eventuali asimmetrie e, soprattutto, i desideri specifici della paziente. Lo studio italiano si impone così nel panorama scientifico internazionale come un ulteriore e fondamentale passo in avanti verso una chirurgia plastica moderna, sicura e inequivocabilmente guidata dalla scienza. 
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Professioni: giovani avvocati, commercialisti e notai, firmato protocollo d'intesa

(Adnkronos) - “Un coordinamento stabile per affrontare, con una sola voce, le tematiche di interesse comune dei professionisti. Un’unione di forze che mira a rafforzare le sinergie e portare avanti proposte che vadano incontro alle esigenze delle nuove generazioni, promuovendo un ruolo moderno della consulenza professionale, capace di sostenere l’innovazione nei mercati e di tutelare dignità, diritti e sostenibilità delle carriere”. Lo hanno affermato Francesco Cataldi, presidente Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec), Vincenzo Carbonelli, presidente Associazione italiana giovani notai (Asign), e Carlo Foglieni, presidente Associazione italiana giovani avvocati (Aiga), firmando al Cnel il 'Protocollo Giovani Professionisti', con cui le rappresentanze dei giovani avvocati, dottori commercialisti e notai avviano un percorso condiviso. “L’obiettivo è mettere insieme le nostre competenze, un lavoro congiunto che si concentrerà su diversi ambiti: la Valutazione dell’impatto generazionale (Vig), quale approccio innovativo per misurare gli effetti delle riforme sulle nuove generazioni di professionisti. inoltre, intendiamo dare continuità al presidio sull’equo compenso, monitorando le novità normative e le criticità applicative, specie nei rapporti con la pubblica amministrazione e i grandi committenti privati. Riteniamo anche fondamentale un’integrazione responsabile dell’intelligenza artificiale nei processi professionali, cogliendone le opportunità e governandone i rischi attraverso una regolamentazione sostenibile. Focus anche sull’asse welfare-previdenza, che necessita di strumenti più efficaci di tutela lungo tutto l’arco della vita lavorativa, con particolare attenzione alle fasi di fragilità e discontinuità. Infine, la formazione continua: un fattore strategico per competenze, innovazione e adattamento alle trasformazioni normative e del mercato del lavoro”. Marta Schifone, deputata Fdi, ha evidenziato: “Le professioni rappresentano il 'tertium genus', quella parte di “mezzo” tra il lavoro subordinato e il datoriale che si contraddistingue per l’alto apporto che dà alla nostra nazione. I professionisti sono i difensori degli italiani e proprio per questo il governo Meloni ritiene fondamentale tutelare questi mondi, perché difendere i professionisti significa in primo luogo difendere la nazione ed i cittadini. In questo senso, l’intesa tra le associazioni dei Giovani può rappresentare un’ulteriore spinta per dare ai professionisti maggiore rappresentanza a tutti i livelli e superare quei divari generazionali, territoriali e di genere da cui proprio giovano professionisti sono colpiti”. Per Maria Elena Boschi, deputata Italia Viva, “mettersi insieme è un valore aggiunto per guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo. Da avvocato dico che oggi diventa obbligatorio trasformare la professione a partire dai nostri studi, non nascondendo le problematiche: credo ad esempio che l’intelligenza artificiale porterà nella direzione di una riduzione del lavoro, è un dato di fatto e un tema da affrontare. Il punto centrale è come tutelare le competenze e le specializzazioni dei professionisti, trasformando anche il modo di interpretare la professione. È una straordinaria sfida”. Valentina D’Orso, deputata del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato: “Sono entusiasta di un’iniziativa che vede tre associazioni professionali scegliere di camminare insieme verso obiettivi condivisi. Parliamo di ambiti diversi ma complementari, che possono generare più valore quando si integrano. Il futuro delle professioni e dei servizi ai cittadini passa da studi e pratiche realmente multidisciplinari, capaci di mettere a sistema competenze e responsabilità”. Secondo Andrea Mandelli, responsabile nazionale Dipartimento Professioni di FI, “il tema è di grande rilevanza. Bene che ci sia una capacità di fare sinergia per affrontare problematiche che riguardano il presente e il futuro delle professioni”. Stefania Bonaldi, responsabile per la pubblica amministrazione, le professioni e l’innovazione del Partito Democratico, ha sottolineato: “Affrontare insieme le tematiche che riguardano le giovani e i giovani professionisti è un’occasione importante perché consente di ascoltare i bisogni, costruire strumenti comuni e accrescere l’efficacia delle politiche”. A fare gli onori di casa Francesco Titotto, capo segreteria tecnica del presidente del Cnel: “Il nostro organismo guarda con particolare interesse a questo Protocollo d’intesa, avendo di recente pianificato un piano giovani per dare sempre più voce alle nuove generazioni nei processi decisionali”. 
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Morbidelli Days in China: il nuovo corso del brand tra innovazione, heritage e visione globale

(Adnkronos) - A un anno dall’ingresso nel gruppo Keeway, Morbidelli presenta il suo nuovo volto industriale e strategico in occasione dei Morbidelli Days in China. Il marchio italiano, sinonimo di eccellenza motoristica e passione per le due ruote, ha completato un percorso di trasformazione profonda: da realtà artigianale a hub produttivo integrato, con una crescita da 500 a oltre 2.000 dipendenti e una capacità di gestione completa del ciclo produttivo, dalla progettazione alla realizzazione della moto finita. Un’evoluzione che incarna la sintesi perfetta tra DNA italiano e innovazione cinese, fondendo tradizione, competenza tecnica e visione industriale. Il cuore di questa rinascita è il nuovo stabilimento di Ziyang, ancora in fase di completamento, ma già destinato a produrre 230.000 motociclette l’anno a pieno regime. Si tratta del primo tassello di un piano di espansione che prevede di superare il milione di unità entro il 2028, grazie a una rete di siti produttivi dislocati sul territorio cinese.  Durante la cerimonia inaugurale, George Wang, Presidente del gruppo Keeway, ha definito il nuovo impianto “il simbolo della produzione intelligente: adattabile, veloce e sostenibile dove nascerà la nuova generazione di motociclette Morbidelli destinate ai mercati di tutto il mondo”.
 Parallelamente, il brand mantiene saldo il proprio legame con l’Italia: a Budrio (BO), nel cuore della Motor Valley, resta operativo un presidio tecnico e stilistico dedicato alla ricerca e allo sviluppo, a testimonianza di una volontà precisa — preservare l’identità italiana all’interno di una visione globale. Nel corso dei Morbidelli Days, l’azienda ha delineato con chiarezza la propria vision: diventare la più dinamica e innovativa compagnia di mobilità al mondo, con un focus strategico sull’Europa come mercato di riferimento. Dei 40 modelli attualmente presenti a livello internazionale, 12 sono già disponibili in Italia, coprendo ogni segmento – dalle naked agli scooter – e interpretando la passione per la moto come espressione universale di libertà. Ma la nuova Morbidelli non si ferma alla produzione: dopo anni di assenza, il marchio torna ufficialmente alle competizioni, con la creazione di un team proprietario impegnato nei campionati Moto2 e Moto3. Un ritorno che onora la tradizione sportiva inaugurata da Giancarlo Morbidelli, artefice di ben otto titoli mondiali, e che oggi celebra il cinquantesimo anniversario della prima vittoria del marchio 
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Ritocchi low cost, il chirurgo Santanchè: "Pericolosi sia in Italia sia all'estero"

(Adnkronos) - Scegliere di sottoporsi a interventi chirurgici low cost "è pericoloso sia in Italia che all'estero. Il prezzo basso rispetto alla media, infatti, non indica che il chirurgo sia più onesto, ma solo che qualche cosa toglie dalla sua prestazione o dalla struttura in cui ti porta: perché le strutture che garantiscono sicurezza costano necessariamente di più". E' la riflessione di Paolo Santanchè, specialista in chirurgia plastica, sentito dall'Adnkronos Salute dopo la morte della donna italiana che si era sottoposta a una liposuzione in Turchia. "La questione non è la bravura del chirurgo all'estero, ché può essere anche eccellente - precisa - ma la sicurezza che ha un costo, in Italia come in Turchia".  L'altro problema è la tutela del paziente prima e dopo. "Un caso tragico come quello della donna deceduta in Turchia - continua il chirurgo - se avviene nel nostro Paese implica un intervento della magistratura, l'individuazione dei responsabili, una condanna, un risarcimento. Ma anche nel caso meno drammatico di una disputa in tribunale, con il chirurgo o la struttura, la possibilità di tutelarsi mi sembra assai più difficile all'estero". Questi elementi evidenziano che "andare alla ricerca del prezzo basso, quando si parla di salute, è sempre un grave errore". Il fenomeno dei viaggi in Paesi come la Turchia "è chiaramente motivato dai costi, ma il rischio è troppo elevato".  Personalmente, riflette lo specialista, "non riesco nemmeno ad immedesimarmi in una persona che sceglie una strada così insidiosa. Quando si deve affrontare qualunque tipo di intervento chirurgico, anche se lo si fa nel posto migliore del mondo per sicurezza, con tutte le garanzie del caso, è normale avere un po' di paura, un po' di ansia. Per questo fatico a capire come si possa andare in un Paese che non è noto per gli standard di sicurezza a farsi operare, dove parlano una lingua diversa e hanno anche - a giudicare dalle pubblicità - canoni estetici differenti. Ricordo che da anni nel nostro Paese la chirurgia estetica punta alla naturalezza dell'intervento. Questa non sembra essere la proposta in Turchia: è come tornare 40 anni indietro e mettersi anche in pericolo", conclude Santanchè.  
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Simon the Sorcerer Origins: il ritorno della leggenda è made in Italy

(Adnkronos) - C’è un incantesimo che torna a brillare dopo più di trent’anni. Si chiama Simon the Sorcerer, ed è pronto a rinascere con Simon the Sorcerer Origins, prequel ufficiale dell’amato classico per PC e Commodore Amiga che negli anni ’90 conquistò un’intera generazione di giocatori. A firmare questa rinascita è Smallthing Studios, casa di sviluppo con sede creativa a Chiavari, in Liguria, che dopo cinque anni di lavoro e la creazione di un engine proprietario è riuscita a ottenere la fiducia e la collaborazione dei fratelli Simon e Mike Woodroffe, autori dell’originale. Il gioco arriverà il 28 ottobre su PC, Mac, PlayStation, Xbox e Nintendo Switch. Dietro al progetto ci sono Massimiliano Calamai, founder e game director, e Fabrizio Rizzo, lead game designer e narrative designer: due veterani con oltre trent’anni di esperienza nel settore, che hanno scelto di celebrare il passato di Simon the Sorcerer reinventandolo con lo sguardo rivolto al presente. Origins è un punto di partenza, ma anche un ponte tra epoche e linguaggi del videogioco, un’opera che rispetta le radici del genere punta e clicca mentre le traduce in una forma nuova, accessibile e moderna. Il prequel è ambientato poco prima degli eventi del primo capitolo e ricollega direttamente i fili della storia con una prospettiva inedita e sorprendente. Il suo cuore visivo è uno stile grafico interamente disegnato a mano, con illustrazioni e animazioni che fondono estetica tradizionale e sensibilità contemporanea. Simon è ancora il giovane mago ribelle e ironico che tutti ricordano, ma ora mostra anche sfumature più profonde ed emotive, segno della maturità narrativa raggiunta dallo studio. Anche il gameplay riflette questo equilibrio: i giocatori potranno scegliere se vivere l’esperienza classica “punta e clicca” oppure optare per una versione aggiornata con controllo diretto, pensata per adattarsi a ogni piattaforma. Smallthing Studios non si ferma qui. Durante un evento speciale a Chiavari, lo studio ha annunciato una serie di nuovi progetti che confermano la sua crescita e ambizione nel panorama internazionale. In arrivo c’è il remake ufficiale del primo Simon the Sorcerer, riproposto con la stessa cura artistica e lo stile distintivo che caratterizzano Origins. Ma anche produzioni inedite come Sword of Sodan 2, sequel del celebre titolo Amiga del 1988, pronto a riportare l’azione old school ai tempi moderni, Where the River Dies, un walking simulator di grande intensità emotiva che intreccia amicizia, speranza e morte in un viaggio verso la misteriosa “Foce”, e 14:18, un horror psicologico dal tono biblico e dalla regia cinematografica, pensato per un pubblico maturo. 
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Torna l'ora solare, l'immunologo: "Doppio cambio annuale è stressante, genera un fenomeno assimilabile a un mini jet lag"

(Adnkronos) - Il dibattito sull'abolizione dell'ora legale è più che mai attuale, specialmente alla luce delle crescenti preoccupazioni per il benessere e la salute pubblica, come evidenziato dalle posizioni di alcuni leader europei. "Sebbene l'introduzione dell'ora legale sia stata storicamente motivata da politiche di risparmio energetico, una visione attenta alla salute suggerisce che i costi biologici per la popolazione potrebbero essere superiori ai benefici economici. Il cambio forzato dell'ora, pur spostando le lancette di soli 60 minuti, genera nell'organismo un fenomeno assimilabile a un 'mini jet lag'. L'essere umano", infatti, "è regolato dai ritmi circadiani, cicli biologici governati da un orologio biologico che sincronizza le funzioni corporee con i cicli naturali di luce e buio". Così all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli e docente di Nutrizione umana alla Lum, intervenendo dopo le parole del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che in un video pubblicato sui suoi canali social ha sentenziato "cambiare l'ora due volte all'anno non ha più senso", spingendo per una revisione.  L'alterazione del ritmo circadiano imposta dal cambio (tra sabato 25 e domenica 26 ottobre le lancette degli orologi andranno spostate dalle 3 alle 2 per il passaggio dall'ora legale a quella solare) "crea uno stato di allostasi, ovvero uno sforzo adattivo per l'organismo - spiega l'immunologo - Questa mancanza di sincronia tra l'orologio interno e l'ambiente esterno porta a: disagi psicofisici transitori: per alcuni giorni, una parte significativa della popolazione sperimenta stordimento, confusione, riduzione della capacità di concentrazione e un generale senso di malessere; alterazione della melatonina, l'ormone che regola il sonno, che peggiora la qualità del riposo". Ma non solo, secondo Minelli ci sono dei sintomi a catena: "I disturbi possono estendersi al sonno, con difficoltà ad addormentarsi, insonnia o sonno frazionato, e all'umore: ansia e alterazioni con tono dell'umore per lo più deflesso".  "Contrariamente a quanto si possa pensare - sottolinea Minelli - il nostro organismo sembra subire con maggiore difficoltà il passaggio primaverile (da solare a legale) piuttosto che il ritorno autunnale all'ora solare". L'ora solare (quella invernale) risulta più affine al nostro orologio biologico. "Un maggior numero di ore di buio nelle ore serali favorisce la naturale sintesi di melatonina, essenziale per un riposo di qualità. Dormire meglio, a sua volta, garantisce una maggiore concentrazione e migliori prestazioni fisiche e mentali nella vita quotidiana. L'esposizione alla luce - rimarca lo specialista - è il fattore primario che incide sui ritmi circadiani, e un'alterazione forzata di questo meccanismo può eccedere i limiti omeostatici, rischiando di condurre a conseguenze a lungo termine, come variazioni ormonali o turbe dell'umore. Se da una parte il risparmio energetico può essere considerato un elemento primario nelle politiche di ecosostenibilità, la crescente consapevolezza sui rischi associati alla rottura dell'omeostasi (l'equilibrio biologico) spinge a riconsiderare l'utilità dell'ora legale". In conclusione, per Minelli "mantenere l'ora solare tutto l'anno significherebbe adottare un ritmo più in armonia con la biologia umana, minimizzando lo stress imposto dal doppio cambio annuale e garantendo una migliore qualità della vita, del sonno e delle performance cognitive per la maggior parte della popolazione".  "Forse - suggerisce l'immunologo - è il tempo di ascoltare le esigenze del nostro corpo e ripensare se non all'effettiva utilità dell'ora legale alla primarietà delle scelte tra salute pubblica e beneficio energetico sempre più discutibile, considerando, ma è solo un esempio, che la diffusa adozione diffusa di tecnologie a basso consumo come le lampadine a Led ha sensibilmente ridotto l'impatto energetico dell'illuminazione sul consumo totale". 
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La storia di Paola Veglio, da Cortemilia un'opportunità formativa per giovani talenti

(Adnkronos) - "Il compito di un’azienda non dovrebbe limitarsi a generare utili, ma creare valore per il territorio che la ospita, sostenendone la crescita economica e sociale attraverso un dialogo costruttivo con le istituzioni locali". E' questa la visione di Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind, realtà del settore automazione industriale con sede a Cortemilia (Cuneo). L’imprenditrice ha raccontato all’Adnkronos/Labitalia un importante progetto cui sta partecipando, che mira ad avvicinare scuola e mondo del lavoro. "La nostra azienda - ha spiegato - opera in un piccolo territorio ed è molto propensa ad accogliere giovani talenti, per poterli formare e offrire loro opportunità di crescita professionale", prosegue Veglio. Un impegno reso ancora più urgente dalla carenza di lavoratori specializzati: secondo Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel 2024 il 47,8% delle imprese fatica a trovare personale qualificato, un dato in aumento rispetto al 2023. A pesare sono il mismatch scuola-lavoro, la denatalità e l’invecchiamento della popolazione, oltre al 'grande spreco' dei giovani inattivi, che riguarda un quarto dei ragazzi tra 25 e 34 anni". "Impazzire per trovare lavoratori qualificati - ha sottolineato -è un lusso che il nostro Paese non può permettersi. Per questo è fondamentale avvicinare scuola e impresa: i giovani devono sperimentare concretamente cosa significhi lavorare in azienda. Stage e alternanza sono utili, ma non bastano: serve una presenza più costante dei ragazzi sul luogo di lavoro". "Nei giorni 23 e 24 ottobre, l’Iiss Piera Cillario Ferrero Alba di Cortemilia ospiterà un hackathon sponsorizzato da Brovind. L’azienda metterà a disposizione degli studenti il nuovo stabilimento produttivo, nato dalla ristrutturazione di un ex polo industriale dismesso di 33.000 mq. Alla gara parteciperanno 16 ragazzi di quinta superiore provenienti da quattro istituti del territorio (Cortemilia, Acqui Terme, Alba e Cairo Montenotte), divisi in squadre", ha chiarito l’imprenditrice. Il progetto verrà svelato il 23 ottobre: gli studenti lavoreranno come in una vera sfida aziendale, supportati da tutor d’eccezione. "Durante la prova, i ragazzi potranno contare sul prezioso supporto degli ingegneri Brovind, dei professori degli istituti coinvolti e del Politecnico di Torino che li guideranno nella programmazione gestionale ed economica, nell'operatività e R&S, fino all'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Vincerà la squadra con il progetto più promettente. Supportare iniziative come questa è per me motivo di orgoglio: danno ai ragazzi un’occasione reale di confronto con il mondo del lavoro", commenta Veglio. La dirigente scolastica, Paola Boggetto, ha confermato che "la didattica challenge-based e l’hackathon sono modelli di apprendimento innovativi, che vanno oltre la lezione frontale e il semplice lavoro di gruppo. Il progetto risponde pienamente alle indicazioni della recente riforma degli istituti professionali che mira a rendere le scuole dei luoghi d’innovazione, dedicati alla sperimentazione e ricerca didattica. Queste idee diventano realizzabili anche grazie alla collaborazione del tessuto imprenditoriale locale; ci auspichiamo, quindi, che l’iniziativa possa ricevere in futuro il supporto di tante altre realtà aziendali. In questo modo, potremo offrire agli studenti nuove opportunità di apprendimento e di toccare con mano cosa significhi operare in un’azienda reale". Nei prossimi mesi Brovind aprirà le porte del nuovo impianto produttivo anche a un gruppo di studenti che, settimanalmente, durante l’orario scolastico, potranno lavorare in un laboratorio dedicato. "I ragazzi avranno la possibilità di portare avanti progetti visti sui libri, operando in un contesto sicuro e seguiti da docenti e personale aziendale. È un’occasione importante per superare il mismatch che ancora separa scuola e lavoro", ha concluso Veglio. 
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