Il cinema cura la salute, la conferma da 2 studi del Gemelli

(Adnkronos) - "Ansia e stress legati al ricovero ospedaliero e alle patologie possono abbassarsi in maniera considerevole dopo aver visto un film con valori positivi e aver elaborato con i terapeuti le sensazioni provate durante la visione, contribuendo a un miglioramento psicofisico del paziente". E' quanto emerge da 2 studi clinici appena terminati e in fase di pubblicazione, condotti da psicologi clinici e psichiatri, medici e ricercatori del Policlinico Gemelli Irccs di Roma e università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con MediCinema Italia. I risultati sono stati presentati in anteprima - in occasione della 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma - durante l'evento 'MediCinema, il cinema come cura complementare', che si è svolto questa mattina grazie al supporto della Fondazione Roma Lazio Film Commission. I saluti istituzionali sono stati affidati a Lorenza Lei, amministratore delegato della Fondazione Roma Lazio Film Commission, e a Fulvia Salvi, presidente di MediCinema Italia, che ha raccontato il decennale percorso dell'associazione nell'utilizzo della cineterapia negli ospedali, mentre Marina Morra, MediCinema Manager Lazio, ha illustrato l'approccio innovativo che coniuga la visione filmica a una rigorosa ricerca medico-scientifica. Daniela Chieffo, direttrice di Psicologia clinica al Policlinico Gemelli, ha illustrato il primo progetto clinico denominato 'Super eroi insieme' (Sei). Dedicato a pazienti pediatrici con patologie neurologiche complesse, realizzato a Roma presso la sala MediCinema del Gemelli, ha coinvolto 30 bambini tra gli 8 e i 12 anni per 6 mesi, con incontri a cadenza mensile. Gli appuntamenti prevedevano la proiezione di film di animazione dedicati a temi come amicizia, collaborazione, empatia e resilienza, accompagnati da attività ludico-educative tra bambini ospedalizzati e coetanei della scuola Lambruschini a Roma. I bambini, divisi in squadre ispirate a personaggi iconici come Spiderman o Topolino, hanno partecipato a giochi e momenti di riflessione guidati dalle '6 A magiche' (aiuto, ascolto, accoglienza, accompagnare, alleanza, attenzione), pensate per rafforzare i messaggi trasmessi dai film. Il progetto è stato reso possibile grazie al lavoro congiunto di psicologi, medici, volontari della sala MediCinema, personale sanitario infermieristico e le maestre di scuola che hanno supportato i bambini durante le attività. I risultati del progetto Sei - riprota una nota - mostrano che i bambini ricoverati hanno registrato un miglioramento significativo in tutte le dimensioni socio-emotive e dell'autostima tra l'inizio e la fine del percorso.  "Sono emersi progressi importanti nella consapevolezza di sé, nella regolazione emotiva, nella consapevolezza sociale e nella capacità decisionale responsabile - ha riferito Chieffo - oltre che in tutte le principali forme di autostima, dalla sfera scolastica e corporea a quella familiare e interpersonale. Il confronto con i coetanei della scuola ha evidenziato che all'inizio del progetto i bambini ricoverati presentavano punteggi inferiori in quasi tutte le aree valutate, segnalando una maggiore fragilità emotiva e relazionale. Al termine dell'intervento queste differenze si sono significativamente ridotte, in particolare per quanto riguarda le abilità socio-emotive e l'autostima globale, indicando un percorso di crescita e potenziamento. Alcune differenze persistono, soprattutto nell'autostima scolastica e corporea, ma nel complesso il divario tra i due gruppi si è assottigliato, a testimonianza dell'efficacia del progetto nell'accompagnare i bambini ospedalizzati verso un maggiore benessere psicologico e relazionale". Attraverso storie e personaggi i film hanno favorito l'elaborazione delle emozioni, il rafforzamento dell'autostima e delle competenze socio-emotive, promuovendo al contempo socializzazione e benessere e trasformando l'ambiente ospedaliero in uno spazio di crescita e condivisione. Marianna Mazza e Caterina Brisi della Uoc di Psichiatria clinica d'urgenza del Gemelli hanno presentato il secondo progetto denominato 'Emozioni al femminile', nato da un'iniziativa congiunta di MediCinema Italia con la Uoc. 'Emozioni al Femminile' - descrive la nota - è un protocollo clinico che ha lo scopo di verificare l'efficacia della cineterapia in donne con disturbi ansiosi e disturbi dell'umore che afferiscono agli ambulatori e al Day hospital della Uoc di Psichiatria clinica e d'urgenza del Policlinico Gemelli Irccs. Lo studio ha previsto 8 incontri, 1 al mese, in cui un gruppo di donne con depressione e ansia ha assistito alla proiezione di un film insieme al proprio partner. Ogni film trattava un'emozione diversa e, dopo la visione, si apriva una discussione per riflettere sui contenuti del film. Hanno partecipato 30 donne sposate o conviventi, con un'età media di circa 56 anni, con diagnosi di depressione e ansia che assumevano farmaci antidepressivi e ansiolitici. Quindici hanno preso parte alle proiezioni con il proprio partner. "Dai dati raccolti, - hanno illustrato Mazza e Brisi - è emerso che guardare i film e parlarne insieme ha portato a una riduzione del 50% dei sintomi depressivi e del 64% di quelli ansiosi nel gruppo di donne che ha partecipato alla cinematerapia. Il cinema permette di emozionarsi e immedesimarsi nei personaggi, aiutando le persone a riconoscere e comprendere meglio le proprie emozioni e favorisce la relazione con l'altro, in questo caso con il partner, creando un momento di condivisione profondo". Questo studio clinico mostra dunque che la cinematerapia può essere uno strumento utile e coinvolgente per aiutare le donne a superare momenti difficili legati alla salute mentale. Non sostituisce le cure mediche, ma può rappresentare un valido aiuto in più, integrandosi con le terapie tradizionali. 
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Cabina di regia nazionale: un piano unico per rischio, bonifiche e rigenerazione urbana

(Adnkronos) - La governance del territorio italiano potrebbe essere vicina a una svolta radicale. In occasione dell'evento “Strategie ambientali e territoriali per costruire il futuro”, promosso da RemTech e CNR-ITC presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata lanciata la proposta di istituire una Cabina di Regia Nazionale. L'obiettivo è ambizioso: unificare, entro il primo semestre del 2026, interventi oggi frammentati su ricostruzione post-sisma, bonifiche ambientali, rigenerazione urbana e prevenzione del rischio naturale. Questa iniziativa interministeriale, sviluppata in collaborazione con il mondo scientifico, mira a superare la logica dell'emergenza, promuovendo una pianificazione integrata, trasparente e basata su evidenze scientifiche. Il progetto prevede l'istituzione di un comitato tecnico-scientifico che operi all'interno della Cabina, coordinato dal CNR-ITC, con il compito di indirizzare le decisioni attraverso analisi predittive, dati ambientali e scenari climatici. 
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alessandro Morelli, ha sottolineato la necessità di un cambio culturale: “Serve un cambio culturale per gestire al meglio il problema del dissesto idrogeologico per tornare ad un modello in cui l’uomo sia custode dell’ambiente”. E ha fissato l'orizzonte esecutivo: “Il nostro orizzonte è chiaro: più prevenzione, più qualità progettuale, più trasparenza sui risultati. Solo così le strategie ambientali e territoriali diventano motore di competitività, benessere e coesione”. In merito alla gestione della risorsa idrica, Morelli ha ricordato che il Governo ha stanziato "2,8 miliardi di euro per la gestione dell’idrico nazionale", con particolare focus sulle emergenze del Sud, il potenziamento dei dissalatori e l'ammodernamento delle dighe. Il Sottosegretario ha infine ribadito che “La collaborazione tra scienza e politica non è un’opzione: è la condizione per costruire il futuro”. 
Una delle criticità maggiori rilevate è la disarticolazione degli interventi. Su questo punto, il Viceministro all’Ambiente, Vannia Gava, è stata perentoria: “Basta interventi a compartimenti stagni. Serve un piano unico, coerente e fondato sulla conoscenza. La scienza guiderà le scelte”. La Gava ha evidenziato come le risorse per dissesto e bonifiche debbano essere basate su valutazioni scientifiche di Autorità di bacino e su ReNDiS, privilegiando "progetti cantierabili e aree più a rischio". Nel contesto delle semplificazioni, ha ricordato che nella Terra dei Fuochi si applicano “regole sono più dure: chi inquina paga davvero”. Tra le priorità del Piano integrato figurano aree di massima urgenza come il cratere sismico del Centro Italia e le aree fortemente compromesse, tra cui la citata Terra dei Fuochi. Il Commissario unico per le bonifiche, Giuseppe Vadalà, ha ribadito l'urgenza di una mappa nazionale unica dei rischi come presupposto per una concentrazione efficace di risorse e tecnologie. Dal mondo della ricerca, il Prof. Massimo Clemente (Direttore CNR-ITC) ha auspicato una cabina di regia congiunta per "
sperimentare approcci innovativi" e intervenire su leggi che spesso rallentano lo sviluppo
. A chiudere i lavori, Silvia Paparella, direttrice di RemTech, ha sintetizzato la posta in gioco: “La proposta della Cabina di Regia nazionale è il cuore di questo percorso. Potrà diventare la leva che aspettavamo da anni per rigenerare l’Italia partendo dalla conoscenza, non più dall’inseguimento delle emergenze. Ma serve visione, serve coraggio, serve metodo. Ora abbiamo l’occasione per cambiare rotta. Non possiamo sprecarla”. 
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Focolai di salmonella rara in Europa, si rafforza l'ipotesi pomodorini

(Adnkronos) - Era inizio autunno del 2011 quando in Europa veniva intercettato per la prima volta un raro sierotipo di Salmonella: la Salmonella Strathcona. Fino ad allora il batterio in questione era stato documentato solo 3 volte a livello globale. Poi quell'anno diversi Paesi europei hanno cominciato a segnalare infezioni, soprattutto la Danimarca. All'epoca le prime indagini condotte sull'epidemia hanno acceso un faro su una probabile fonte dei casi: pomodorini siciliani. Da allora, le notifiche di S. Strathcona in Europa sono continuate. Il batterio dava segni della sua presenza in modo ciclico, con epidemie stagionali ricorrenti, solitamente dall'estate all'inizio dell'anno successivo. Anche nel 2025 sono state rilevate nuove infezioni e su quest'ultima epidemia è anche in arrivo una valutazione rapida. Nel frattempo, però, uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista 'Eurosuveillance' ricostruisce tutta la vicenda, analizzando l'epidemiologia dei casi tra il 2011 e il 2024 ed esplorando la correlazione genomica delle sottospecie rilevate per identificare con maggiore certezza il possibile veicolo alimentare dei recenti focolai. Nell'arco temporale dello preso in considerazione nello studio, gli autori hanno identificato 662 infezioni da Salmonella Strathcona in 17 Paesi dell'area: 469 casi confermati, 161 probabili, 13 possibili e 19 non epidemici. Considerando solo i 643 casi epidemici, spiegano gli esperti, quasi la metà (306) sono stati segnalati durante un'epidemia tra il 2023 e il 2024. Considerando i vari focolai che si sono succeduti negli anni, la Germania ha notificato il maggior numero di casi epidemici (229; 36%), seguita da Danimarca (93) e Austria (77). Per quanto riguarda il 2025, nel corso di questo ultimo anno sono stati segnalati altri 29 casi fino a inizio settembre.  Gli autori fanno presente che non tutti i Paesi che hanno osservato infezioni di S. Strathcona dal 2011 hanno aderito all'indagine collaborativa per lo studio e, poiché l'identificazione dei casi si è basata in gran parte sulla notifica obbligatoria, l'ipotesi degli autori è che il numero effettivo di infezioni sia probabilmente "notevolmente più elevato". Al di là di questo, le analisi contenute nello studio sembrano indicare una fonte comune e un veicolo alimentare comune, i pomodori appunto. Questo sembra suggerire il Dna. Il sequenziamento dell'intero genoma degli isolati durante il periodo di studio ha infatti mostrato che quasi tutti (95%) erano altamente correlati geneticamente nel tempo e nei diversi Paesi, un dato compatibile con l'idea di una fonte comune. La ricerca ha coinvolto numerosi centri d'Europa, dall'Austria alla Danimarca, dalla Germania al Regno Unito, dalla Finlandia alla Croazia, così come organismi Ue, dall'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) all'Efsa (l'Autortà europea per la sicurezza alimentare di base a Parma in Italia). E gli autori, Vivien Brait e colleghi, "ritengono probabile che i pomodori possano essere stati il ​​veicolo nella maggior parte, se non in tutti gli anni". Oltre all'indizio emerso dalle indagini su quel primo focolaio europeo di Salmonelli Strathcona, anche precedenti epidemie di salmonella, ad esempio in Svezia, Finlandia e Stati Uniti, avevano dimostrato che i pomodori freschi possono essere un veicolo alimentare, spiegano gli esperti. Ciò può essere correlato al consumo di pomodori non cotti o al fatto che i patogeni potrebbero essere presenti nei tessuti vegetali, il che - ragionano gli autori - può significare che "il lavaggio dei pomodori potrebbe non essere una misura preventiva efficace contro la salmonellosi". Secondo Brait e colleghi, le indagini condotte in questo studio "suggeriscono la presenza di focolai ricorrenti in Europa dal 2011, con un andamento stagionale dei casi di S. Strathcona, collegati a pomodorini provenienti da una fonte comune". Al di là della vicenda in questione, fanno infine notare, questa storia offre anche una conferma di quanto sia importante superare i confini dei singoli Paesi e scambiarsi informazioni facendo squadra, in un mondo in cui anche le filiere alimentari, e dall'altro lato le epidemie, sono ormai 'globalizzate'. "L'indagine - concludono gli autori - esemplifica il valore aggiunto, ma anche la necessità di ampie indagini collaborative transfrontaliere e intersettoriali, idealmente supportate dall'Ecdc e dall'Efsa per affrontare complesse epidemie di origine alimentare". 
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Cibo 'farmaco epigenetico' per la salute e la longevità, lo studio

(Adnkronos) - Mangiare bene significa anche 'parlare' con il nostro Dna, indirizzandolo a lavorare per assicurarci un futuro sano e longevo. Alcuni alimenti contengono infatti molecole capaci di modulare i meccanismi che regolano l'espressione dei geni, influenzando i processi di invecchiamento e la prevenzione delle malattie croniche. Lo suggerisce uno studio guidato da Sofia Pavanello, docente del Dipartimento di Scienze cardio-toraco-vascolari e Sanità pubblica dell'università di Padova, pubblicato su 'Advances in Nutrition'. Gli autori hanno raccolto e analizzato in modo sistematico oltre 100 studi sperimentali e clinici che dimostrano come i composti bioattivi di origine alimentare - tra cui polifenoli, isotiocianati, folati, catechine e curcumina - siano in grado di modulare l'attività delle Dna metiltransferasi (Dnmt), enzimi che controllano la messa in 'on' o in 'off' dei geni, condizionando la risposta dell'organismo a stress ambientali, infiammazione e invecchiamento. "Abbiamo voluto chiarire in modo rigoroso quali alimenti e quali principi attivi possano agire come veri e propri interruttori epigenetici naturali - spiega Pavanello - L'obiettivo è comprendere come la dieta possa essere utilizzata" come un 'farmaco epigenetico' volto a "prevenire o rallentare i processi biologici che portano all'invecchiamento e alle malattie croniche, aprendo la strada a una nutrizione sempre più personalizzata e basata sull'evidenza scientifica". Il lavoro conferma che molti composti naturali presenti in alimenti comuni - come tè verde, broccoli, curcuma, vino rosso o soia - possono riprogrammare l'espressione genica attraverso modificazioni epigenetiche reversibili. Questa regolazione fine dell'attività del Dna può contribuire a ridurre l'infiammazione, migliorare le difese antiossidanti e mantenere giovane l'età biologica. La ricerca si inserisce nel progetto Epifood del BioAgingLab dell'università di Padova, guidato da Pavanello, che mira allo sviluppo di strategie nutriepigenetiche per la longevità e la salute in ambienti estremi, inclusi quelli spaziali. Le conoscenze raccolte - sottolineano da UniPd - potranno contribuire anche al programma Asi Space Food, volto alla creazione di alimenti funzionali per gli astronauti, capaci di contrastare stress ossidativo, infiammazione e invecchiamento. 
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Ossa fragili dei calciatori, ecco perché post ritiro tanti soffrono di osteoartrite

(Adnkronos) - Una carriera sportiva ad alta velocità, fatta di allenamenti intensivi, contatti talvolta anche violenti in campo, salti, continui cambi di direzione, inseguendo il pallone e il goal, l'assist, la parata della vita. Il calcio giocato ad alti livelli è uno sport con un altrettanto alto rischio di infortuni. Quelli al piede e alla caviglia sono particolarmente comuni, e nel dettaglio sono le distorsioni il problema più frequente per le caviglie dei campioni, mentre le fratture metatarsali sono invece gli infortuni più ricorrenti per quanto riguarda il piede. Questi incidenti si verificano più spesso durante le partite che in allenamento, anche per la natura competitiva del gioco. Un nuovo studio mette sotto la lente ossa e articolazioni fragili di questi sportivi, indagando su ciò che succede dopo il ritiro e provando a rispondere a una domanda: perché così tanti calciatori professionisti sviluppano l'osteoartrite? Il lavoro, pubblicato su 'Rheumatology', ha coinvolto oltre 400 ex giocatori britannici e rileva che quelli che hanno riportato infortuni al piede o alla caviglia durante la loro carriera avevano maggiori probabilità di sviluppare poi osteoartrite durante il ritiro. Non solo: i giocatori in pensione che erano stati trattati regolarmente con iniezioni di cortisone per i loro infortuni avevano ancora più probabilità di presentare la patologia cronica degenerativa che colpisce la cartilagine articolare.  Gli esperti spiegano che le lesioni articolari possono causare dolore, gonfiore e danni alla cartilagine e ad altri tessuti articolari, con conseguente osteoartrite del piede-caviglia, che può portare disabilità o dolore cronico. Sebbene gli infortuni siano diffusi tra i calciatori professionisti - quasi il 25%, 1 su 4, li subisce al piede o alla caviglia durante la carriera - l'uso diffuso di terapie iniettive come corticosteroidi, anestetici locali, plasma ricco di piastrine e acido ialuronico rimane controverso, segnalano gli autori, per via di preoccupazioni sugli effetti collaterali a lungo termine e delle limitate prove a supporto dell'efficacia. Le iniezioni, ragionano gli esperti, possono alleviare il dolore e consentire ai calciatori di tornare a giocare più rapidamente, ma il trattamento potrebbe nascondere danni articolari sottostanti e accelerare il deterioramento strutturale dell'articolazione nel tempo. L'uso frequente di questi trattamenti potrebbe anche peggiorare il danno cartilagineo, soprattutto se combinato con gli elevati sforzi fisici richiesti nel calcio professionistico. I ricercatori hanno esaminato i casi di calciatori britannici in pensione tra agosto 2020 e ottobre 2021 per i quali un medico di base ha diagnosticato osteoartrite al piede-caviglia o è stato eseguito un intervento chirurgico all'avampiede/caviglia dopo il ritiro. Su 424 professionisti in pensione studiati, il 73% di quelli che hanno sviluppato osteoartrite aveva riportato lesioni al piede o alla caviglia e il 75% ha riferito di essere stato trattato con iniezioni di corticosteroidi nel corso della carriera. Gli autori tengono a precisare che, sebbene le iniezioni di corticosteroidi siano associate a tassi più elevati di osteoartrite, ciò non significa necessariamente che le iniezioni stesse rendano l'osteoartrite più probabile, poiché vengono spesso somministrate dopo infortuni, il che potrebbe aver portato a collegare questo trattamento all'osteoartrite. Tuttavia, gli esperti riportano anche che i giocatori in pensione affetti da osteoartrite hanno segnalato un numero maggiore di iniezioni in una singola caviglia durante una stagione e molti ne hanno ricevute più di 4 a stagione, un numero superiore a quello raccomandato dai medici, dicono gli autori. "I nostri risultati - conclude il ricercatore capo dello studio, Weiya Zhang, professore di epidemiologia nella facoltà di Medicine & Health Sciences dell'University of Nottingham - mostrano chiaramente che un infortunio significativo al piede o alla caviglia durante la carriera di un giocatore è un importante fattore di rischio modificabile di osteoartrite in età avanzata". 
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Bimbi e malattie respiratorie invernali, come si curano e quando allarmarsi

(Adnkronos) - La maggior parte delle malattie respiratorie invernali - raffreddore, tosse, mal di gola, febbre, inappetenza e stanchezza - "si risolve spontaneamente in pochi giorni grazie al riposo e ai farmaci sintomatici. Il paracetamolo è il farmaco di elezione per abbassare la febbre e alleviare i dolori; gli antibiotici, invece, vanno usati solo su indicazione del medico, poiché le infezioni virali non ne richiedono l'impiego. I lavaggi nasali sono utili per liberare le vie respiratorie, soprattutto nei più piccoli. Si effettuano con soluzioni fisiologiche (isotoniche o ipertoniche) introdotte delicatamente nelle narici, preferibilmente prima delle poppate, del sonno o dell'aerosol. I flaconcini monouso o le siringhe senza ago sono strumenti sicuri anche per i lattanti". Così l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un approfondimento dedicato alle malattie respiratorie invernali.  "E' importante garantire una buona idratazione: il bambino deve bere spesso acqua o soluzioni reidratanti, anche se mangia poco - raccomandano i medici - Il riposo a casa favorisce la guarigione e limita la diffusione dei virus, ma se il bambino si sente in forze non è necessario costringerlo a letto. In caso di febbre, vestirlo con abiti leggeri aiuta a disperdere il calore e ridurre il disagio. Ciò che conta davvero è valutare lo stato generale del bambino, non il numero indicato dal termometro. La febbre è una risposta naturale dell'organismo: diventa preoccupante solo se associata a difficoltà respiratorie, sonnolenza insolita, dolore intenso o peggioramento del quadro generale. In questi casi è bene contattare il pediatra o recarsi al pronto soccorso, soprattutto se si tratta di neonati, prematuri o bambini con patologie croniche (cardiopatie, fibrosi cistica, immunodeficienze)". "La prevenzione resta il cardine - sottolinea Sebastian Cristaldi, responsabile dell'Unità Dea II livello del Bambino Gesù - I genitori devono valutare le condizioni complessive del bambino, evitare l'uso di farmaci fai-da-te e rivolgersi al pediatra per una valutazione clinica. E' il modo migliore per garantire cure sicure e appropriate". 
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Gruppo Cap, al via 'Climwater' per un servizio idrico più resiliente ai cambiamenti climatici

(Adnkronos) - Prenderà il via a ottobre 2025 il progetto 'Climwater - Climate-resilient and mitigation actions for sustainable water management', finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del bando Collabora & Innova, volto a promuovere progetti complessi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati in collaborazione con Pmi, grandi imprese e organismi di ricerca. L'obiettivo è favorire investimenti strategici per lo sviluppo di innovazioni di prodotto e di processo.  Climwater, che si è collocato al terzo posto in graduatoria su 100 progetti candidati, avrà una durata di 2 anni e 3 mesi e un budget complessivo di oltre 4,6 milioni di euro, di cui oltre 1,8 milioni assegnati a Gruppo Cap. La green utility che gestisce il servizio idrico della Città metropolitana di Milano avrà il ruolo di capofila di tre dei cinque Work Package previsti. Al fianco di Gruppo Cap ci saranno Acqua&Sole, Biochem Solution, REF Ricerche e Università di Pavia, Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi, oltre alla collaborazione esterna di Politecnico di Milano e Università degli Studi di Milano. Climwater nasce con l’obiettivo di investigare gli impatti del cambiamento climatico sul ciclo idrico integrato, con un focus sull’hinterland milanese, e proporre soluzioni innovative per accrescere la resilienza del sistema idrico, migliorare la sostenibilità dei sistemi e degli impianti di depurazione e contribuire alla neutralità emissiva ed energetica.  Le tre macro-attività in cui è coinvolto Gruppo Cap sono: Resilienza dell’approvvigionamento idrico (Work Package 1); in collaborazione con Università di Pavia e Ref Ricerche verrà sviluppato un modello idrogeologico avanzato basato su machine learning, per realizzare analisi di rischio e strategie di adattamento climatico a supporto della pianificazione infrastrutturale. Monitoraggio delle emissioni climalteranti (Work Package 2); Gruppo Cap condurrà campagne di monitoraggio diretto delle emissioni di gas serra (Ghg) in almeno sei depuratori civili, prima e dopo gli interventi di manutenzione, per valutarne l’impatto e aggiornare gli indicatori aziendali di performance (Kpi) ambientale. Trattamento innovativo dei fanghi (Work Package 3); in collaborazione con Università di Pavia e Biochem Solution, saranno selezionati e testati ceppi fungini capaci di ridurre la quantità di fanghi prodotti, degradare microinquinanti e ottenere prodotti valorizzabili in agricoltura, come ammendanti e biostimolanti. "Climwater -spiega il presidente di Gruppo Cap, Yuri Santagostino- si inserisce appieno nella missione di Gruppo Cap di garantire un approvvigionamento idrico sicuro e sostenibile per il territorio metropolitano milanese, e rappresenta un tassello fondamentale nella nostra strategia di adattamento climatico e innovazione tecnologica. L’eccezionale risultato ottenuto in graduatoria conferma la qualità del progetto e l’impegno del Gruppo nel contribuire attivamente a costruire un sistema idrico più resiliente, sostenibile ed efficiente". 
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Psicologia gratuita per tutti, 50mila firme per portare in Parlamento una proposta di legge

(Adnkronos) - "Approderà entro il 2025 in Senato la proposta di legge di iniziativa popolare per dare accesso pubblico e gratuito alla psicologia. Nelle scorse ore sono state raggiunte le 50mila firme necessarie per avviare l'iter legislativo in Parlamento", informa l'associazione no-profit Pubblica, promotrice dell'iniziativa. "La proposta di legge - spiega - prevede l'istituzione di una Rete psicologica nazionale con un investimento previsto di 3,3 miliardi di euro. Tra gli obiettivi c'è quello di portare l'educazione alle relazioni in tutte le scuole, luoghi di lavoro e dello sport, il potenziamento del bonus psicologo, l'implementazione dello psicologo di base e la riforma della formazione". "Abbiamo raggiunto l'obiettivo minimo - dichiara Francesco Maesano, coordinatore nazionale della campagna - Aver raccolto 50mila firme vuol dire che possiamo portare in Parlamento una proposta di legge alla quale ha lavorato per 3 anni un gruppo di oltre 30 docenti universitari. Un testo che arriva dal basso, ma non dal nulla, che chiede un investimento adeguato sulla mente delle persone per crescere di più e meglio e prevenire la violenza. E ora dobbiamo continuare a firmare perché ogni singola firma aggiungerà peso a questa proposta. Nelle prossime settimane saremo in quasi 100 piazze, con oltre 1.200 volontari impegnati a fare volantinaggio e raccogliere le firme in formato cartaceo e digitale. Vogliamo portare la psicologia dove serve davvero - prosegue Maesano - nelle scuole, nei luoghi di lavoro, dove le persone fanno sport o dove affrontano la malattia e la cura. Interventi precisi, efficaci, costruiti sui bisogni reali delle persone. Perché il benessere psicologico non è un lusso: vivere in un ambiente libero dall'esclusione sociale, dal bullismo, dallo stress ambientale è un diritto e come tale va garantito a tutte e tutti". "Un risultato - conclude Maesano - per il quale vorrei ringraziare tutto il team della campagna, a partire da Jump con Marco Agnoletti e Luca Di Bonaventura, Giulia Delogu e Daniele Biaggi per il Digital, Francesca Mereta per Project System e la nostra responsabile dell'organizzazione Caterina Pregliasco che insieme a Michela Marinetto e Giulia Vescovo coordina una rete di oltre 1.200 attivisti che ringrazio immensamente per il lavoro che stanno facendo sui territori". 
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Oncoematologia, alimentazione e stili di vita al centro del convegno Ail

(Adnkronos) -
Alimentazione, ambiente e stili di vita possono fare la differenza nella prevenzione e nel decorso dei tumori del sangue. E' il messaggio chiave al centro del Convegno nazionale Ail - Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, in calendario il 30 ottobre a Roma. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca ha dimostrato un legame sempre più solido tra abitudini quotidiane e impatto sulla salute, anche nell'ambito delle patologie ematologiche. Giunto alla quinta edizione, il convegno - intitolato quest'anno 'Curare è prendersi cura. Alimentazione, benessere e stili di vita: l'impegno di Ail' - si conferma uno spazio privilegiato di confronto multidisciplinare tra ricercatori nazionali e internazionali che si occupano di salute, benessere, cura e prevenzione. L'incontro affronterà il ruolo dell'alimentazione e degli stili di vita nelle neoplasie ematologiche, informa una nota. In particolare saranno analizzate le relazioni tra esposizione ambientale, contesto urbano e rischio oncologico, con particolare attenzione alle polveri sottili e al ruolo della salubrità dell'ambiente. L'evento rappresenta un'importante occasione di confronto tra clinici, ricercatori, istituzioni e cittadini, per ribadire che prevenzione e salute ambientale sono pilastri fondamentali nella lotta contro il cancro, spiega l'Ail. Il convegno intende promuovere "un approccio integrato alla prevenzione oncologica, centrato su interventi di promozione della salute, strategie di prevenzione e tutela della sanità pubblica, fornendo solide evidenze scientifiche sull'importanza dell'aderenza a corretti stili di vita, attività fisica e stili alimentari, che negli ultimi anni hanno messo in luce la forte correlazione tra fattori individuali e ambientali e impatto sulla salute umana". Ad aprire la giornata di lavori - il cui coordinamento è affidato al giornalista scientifico Igor Staglianó e ad Aurelio Angelini, sociologo dell'ambiente e del territorio, presidente del Comitato nazionale Educazione alla sostenibilità Agenda 2030 - sarà Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail, dopo i saluti istituzionali del ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e del ministro della Salute, Orazio Schillaci.
 Il convegno prevede 2 sessioni scientifiche interdisciplinari, arricchite da testimonianze delle sezioni territoriali di Ail. La prima sarà dedicata al tema del benessere integrato, con approfondimenti sul rapporto tra ambiente e salute; sul ruolo della nutrizione nella prevenzione e nella pre-abilitazione; sulla sicurezza alimentare in età pediatrica; sull'impatto dell'alimentazione nelle neoplasie ematologiche; sui tumori pediatrici; sull'importanza dell'esercizio fisico nella prevenzione oncologica e sul metabolismo del cancro, con uno sguardo alle raccomandazioni internazionali in ambito di salute e alimentazione. La seconda sessione, nel pomeriggio, sarà focalizzata sulle connessioni tra alimentazione, stili di vita e salute pubblica, con contributi su neuroscienze e promozione della salute, potenziamento delle competenze personali nei giovani, transizione agroecologica, ambiente urbano e qualità della vita, approccio integrato 'One Health' e relazione tra alimentazione e tumori. Con questo convegno nazionale - conclude la nota - Ail vuole rafforzare la consapevolezza che "adottare stili di vita sani e promuovere politiche ambientali efficaci sono leve fondamentali per migliorare il benessere e la qualità della vita dei pazienti oncoematologici e alleggerire il carico sui sistemi sanitari e sociali". 
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Turismo, Pellegrino (Aidit): "2025 a 2 velocità per agenzie viaggi, boom primavera e frenata in estate, positivi segnali su 2026"

(Adnkronos) - Un 2025 a due velocità per la distribuzione turistica italiana. Dopo una primavera record, l’estate ha rallentato la corsa del comparto, con l'inflazione galoppante che pesa sempre più sui consumi degli italiani. Ma sono positive le prospettive per l'inverno. A dirlo è l'osservatorio di Aidit (Associazione italiana distribuzione turistica), che rappresenta le imprese che operano nel settore delle agenzie di viaggi. Dopo una primavera da record, caratterizzata da crescite a doppia cifra e da un’eccezionale advance booking, l’alta stagione, evidenziano i dati dell'Osservatorio che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare in anteprima, ha mostrato un rallentamento dovuto appunto alla pressione dei prezzi e agli effetti dell’inflazione sul potere d’acquisto delle famiglie. Il quadro complessivo del turismo organizzato resta comunque positivo, anche se con minori toni di entusiasmo rispetto ai mesi iniziali: il 46,9% delle agenzie registra una crescita, il 22,1% segnala stabilità, mentre il 31% chiude con risultati inferiori rispetto al 2024. "Quello che emerge è chiaro -spiega in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia Domenico Pellegrino, presidente di Aidit, che aderisce a Federturismo Confindustria- il boom dei prezzi e l'inflazione pesano sui consumi, e abbiamo avuto una crescita ridotta nell'alta stagione estiva rispetto alle aspettative, 'gonfiate' dagli ottimi risultati della primavera, anche grazie alla combinazione di ponti festivi. Ma non c'è assolutamente un calo della domanda e non c'è una crisi del turismo organizzato come canale di distribuzione dei viaggi. Si percepisce però l'incapacità per alcune categorie sociali ormai di poter accedere a determinati servizi a valore aggiunto, come quelle delle agenzie, e quindi magari di utilizzare altre soluzioni, cosiddette low cost ma che spesso si rivelano di low quality. Il settore si sposta sempre più verso un'utenza medio-alta", sottolinea amaro Pellegrino.  Ma quali le destinazioni top dell’estate 2025? Sul podio delle mete più richieste nelle agenzie troviamo il Mare Estero (in particolare Egitto), i tour di lungo raggio (Usa e Oceano Indiano) e le crociere (valore medio più alto). Più debole il mare Italia, penalizzato da livelli tariffari spesso considerati eccessivi e dal fenomeno crescente della disintermediazione. Il villaggio turistico si conferma la formula più amata (78,2%), mentre crescono gli short break (+11,7%), espressione di una domanda che cerca vacanze più brevi per contenere la spesa media, aumentata del 9% rispetto all’anno precedente. E dai dati dell'Osservatorio emerge che il settore delle agenzie di viaggi è "resiliente -sottolinea Pellegrino- e ha caratteristiche chiare: è composto da piccole imprese ma altamente professionali. Il campione Aidit infatti evidenzia una distribuzione turistica costituita principalmente da piccole imprese: oltre il 90% delle agenzie conta meno di 7 addetti. La professionalità è però elevata: il 61% degli operatori ha più di 20 anni di esperienza, e solo il 9,6% è composto da nuovi ingressi con meno di 5 anni di attività", sottolinea.  Un comparto moderno e che punta a restare al passo con i tempi. "Nonostante l’età media elevata, il comparto dimostra una sorprendente apertura verso le nuove tecnologie. Solo il 30,6% dichiara di non utilizzare strumenti di AI generativa; il restante 69,4% ne fa uso quotidiano, soprattutto per ricerca di informazioni (34,7%) e redazione di testi o progetti operativi (25,2%). Un segnale chiaro di come la digitalizzazione stia ormai entrando stabilmente anche nel lavoro d’agenzia", sottolinea Pellegrino.  E sono positive le prospettive per i prossimi mesi. "Per l'inverno -spiega Pellegrino- stiamo vedendo una domanda forte che resiste anche alle tensioni geopolitiche attuali e che sembra proiettata a restituirci un dato positivo rispetto all'anno precedente. Non abbiamo ancora un dato strutturato perché lo faremo tra qualche settimana, ma il percepito è che l'inverno stia lavorando molto bene. E questo ci conferma quello che il mercato del turismo organizzato inevitabilmente si sta spostando verso un'utenza media medio alta, che ha la capacità di pianificare in anticipo le vacanze e anche di scegliere i periodi migliori, quando il prodotto è più accessibile, costa meno ed è anche qualitativamente valido", sottolinea. E secondo i dati dell'osservatorio Aidit il 61,4% delle agenzie di viaggi prevede un trend stabile per il 2026. Le destinazioni più richieste per il prossimo anno vedono in testa l’Asia (28,1%), seguita da Europa Mediterranea, Medio Oriente (Turchia, Egitto, Emirati), Italia (15,1%) e Africa (13,7%). “Il 2025 ha mostrato un turismo organizzato maturo, resiliente e tecnologicamente più avanzato di quanto si pensi -sottolinea Pellegrino- Le agenzie restano un presidio di fiducia e competenza, capaci di offrire valore aggiunto in un mercato sempre più complesso e competitivo", sottolinea Pellegrino. E dall'osservatorio emerge anche l'analisi sui clienti delle agenzie, con alcune sorprese. E' la Generazione Z infatti a tornare sempre più in un luogo frequentato dalle generazioni precedenti: l'agenzia di viaggio. Secondo i dati infatti il 24,7% delle agenzie di viaggi coinvolte nell'osservatorio registra un interesse crescente dei clienti under 30, attratti da sicurezza, consulenza e assistenza personalizzata. Il profilo tipo del cliente è composto invece da coppie tra 36 e 45 anni (53,8%), seguite dalle famiglie (34,9%). "Stiamo parlando di un'utenza giovane -spiega Pellegrino- e che un po' contrasta con il luogo comune che immagina le agenzie di viaggio 'appannaggio' degli anziani e i giovani orientati verso il self-booking o le agenzie on line. Il nostro si conferma un settore che garantisce sicurezza e qualità e i giovani lo capiscono", sottolinea. Facendo riferimento agli ultimi dati disponibili secondo Aidit per il 45,6% delle agenzie, la spesa media per pratica si colloca tra 1.500 e 2.500 euro; nel 36,1% dei casi supera i 3.500 euro. Solo il 10,9% segnala importi ancora più elevati, confermando il progressivo spostamento del turismo organizzato verso la fascia medio-alta del mercato. Nella fase di decisione, il passaparola resta la fonte più influente (47,2%), davanti ai social media (22,9%) e alle piattaforme web (21,5%). I principali disservizi segnalati riguardano il trasporto aereo (47,6%), seguito da tour operator e strutture ricettive (20,3%) per problemi di assistenza, overbooking o qualità inferiore alle aspettative. Ciononostante, il grado di soddisfazione complessivo dei clienti raggiunge l’89%, grazie al supporto real time e post-vendita garantito dalle agenzie.  
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