Cancro seno localizzato, oncologa La Verde: "Importante stabilire rischio recidiva"
(Adnkronos) - "Una paziente che ha avuto un tumore al seno localizzato viene valutata da un team multidisciplinare fatto di professionisti con diverse specializzazioni, come l'oncologo, il chirurgo, il radiologo e il radioterapista. Si deve esaminare anche il suo rischio di ricaduta, ossia la probabilità che quel tumore, attualmente curabile, possa eventualmente ripresentarsi in futuro, sia con una recidiva locale, quindi a livello della mammella residua o controlaterale, che a distanza. Si deve capire se c'è la probabilità che si possano sviluppare metastasi in altri organi. Stabilire qual è il rischio di recidiva è molto importante perché condiziona le terapie che intraprendiamo per la paziente". Così Nicla La Verde, direttrice della Struttura complessa di Oncologia all'ospedale Sacco di Milano, intervenendo all'incontro 'Avrò cura di me. Una vita nuova dopo un tumore al seno' di Donna Moderna, realizzato con il contributo non condizionante di Novartis, in occasione dell'Ottobre rosa, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. In oncologia, per terapie adiuvanti "si intendono i trattamenti medici che si effettuano dopo un intervento chirurgico, con l'obiettivo di ridurre il rischio di recidiva - chiarisce La Verde - Il tumore al seno nasce nella mammella, ma precocemente le cellule tumorali possono spostarsi dalla sede in cui sono nate e, lungo il torrente sanguigno e attraverso i vasi linfatici, arrivare ad altri organi: nell'osso, nel cervello o nel fegato. Per evitare che le cellule tumorali possano attaccare un altro organo, dopo l'intervento chirurgico aggiungiamo le terapie adiuvanti, che comprendono chemioterapia, ormonoterapia e terapie biologiche. Tutti questi strumenti, che collaborano insieme alla chirurgia, vengono utilizzati in modo molto attivo ed efficace. Se oggi possiamo dire che l'85% delle donne con tumore mammario guarisce - sottolinea l'oncologa - è proprio grazie all'insieme di questi trattamenti che utilizziamo".
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Tumori, Ardizzoni (UniBo): "Terapia combinata migliora esiti in cancro polmone Egfr"
(Adnkronos) - "Nel trattamento del cancro del polmone abbiamo vissuto negli ultimi vent'anni una grande evoluzione, che ha visto l'inserimento dei trattamenti a bersaglio molecolare e dell'immunoterapia. In particolare, per la malattia Egfr-mutata - una condizione scoperta nel 2004 che riguarda una mutazione specifica a carico del gene Egfr - ha portato allo sviluppo di farmaci a bersaglio molecolare, capaci di colpire in modo mirato questa proteina. Da allora sono stati sviluppati vari trattamenti a bersaglio molecolare che, nelle generazioni successive, hanno dimostrato un'efficacia nettamente superiore alla chemioterapia che prima di allora era il nostro standard of care". Così Andrea Ardizzoni, professore di Oncologia medica all'università di Bologna e direttore Uoc Oncologia medica Aou di Bologna, ripercorre l'evoluzione dei trattamenti antitumorali, commentando i risultati dello studio Flaura2 che dimostrano l'efficacia della combinazione chemioterapia-osimertinib "negli esiti clinici sia in termini di durata della risposta e tempo alla progressione", presentati recentemente al Congresso mondiale del cancro del polmone che si è svolto a Barcellona. "Nel corso degli anni - spiega Ardizzoni - siamo arrivati a una terza generazione di inibitori dell'Egfr, tra cui in particolare l'osimertinib che dal 2018 è diventato la nostra terapia di riferimento per il cancro del polmone con mutazione di Egfr. Questa scelta si è basata sui risultati dello studio Flaura che dimostrò la superiorità dell'osimertinib rispetto al trattamento chemioterapico. Ovviamente la ricerca è andata avanti. Gli inibitori della tirosin-chinasi, come l'osimertinib, hanno rappresentato una grande evoluzione: hanno portato a triplicare l'aspettativa di vita dei pazienti con questa specifica alterazione molecolare. Tuttavia, dopo questi progressi iniziali - precisa l'oncologo - non abbiamo assistito a ulteriori miglioramenti: non sono comparsi inibitori più efficaci. Si è quindi pensato che un nuovo passo avanti potesse essere ottenuto solo aggiungendo qualcosa". Questo "è esattamente ciò che ha cercato di fare lo studio Flaura2 - illustra Ardizzoni - aggiungendo la chemioterapia all'osimertinib nel tentativo di potenziarne l'efficacia e migliorare i risultati a lungo termine. Lo studio ha randomizzato i pazienti con tumore del polmone e mutazione di Egfr a 2 trattamenti: uno con solo osimertinib e l'altro con osimertinib più chemioterapia. I risultati hanno mostrato in modo molto chiaro che la combinazione porta a esiti migliori, sia in termini di durata della risposta e tempo alla progressione, sia - e questo è il dato più recente, presentato al Congresso mondiale del cancro del polmone - in termini di sopravvivenza complessiva, aumentata di circa 10 mesi. Il guadagno di sopravvivenza a 3 anni - sottolinea - è di circa il 10%, un risultato che rappresenta un ulteriore, importante beneficio nel trattamento del cancro del polmone con mutazioni di Egfr".
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Welfare, Cuzzilla (Cida): "Necessario ridare speranza ai giovani del sistema produttivo"
(Adnkronos) - “Siamo contenti che finalmente si parli di ceto medio, lo vediamo in Finanziaria, ma siamo ancora lontano dal ‘sogno’ di ridare speranza e voglia al Paese produttivo e alla gente che lavora. Sotto questo profilo serve un lavoro su tutta la parte produttiva del Paese per dare speranza ai giovani”. È quanto riferito da Stefano Cuzzilla, presidente Cida, alla seconda edizione del Global Welfare Summit, il principale appuntamento italiano dedicato all’evoluzione del welfare, dedicata alle 'Eccellenze che ispirano', organizzato a Villa Miani a Roma. “E’ necessario lavorare molto sul ceto medio, perché deve essere rincuorato. Si deve dare la speranza a queste persone che pagano tutto il fisco, come emerso dai dati dei nostri Osservatori: oggi, poche persone pagano per tutti. Partiamo sempre dal presupposto che le persone che hanno bisogno devono essere aiutate, e questo fa parte di un Paese civile, e il ceto medio, ossia la parte produttiva del Paese, non si tira indietro - spiega - Ma è necessario anche ridare a questa parte della popolazione la speranza per i loro figli. Oggi molte persone del ceto medio pensano che i loro figli debbano andare a lavorare all'estero e per noi è un disastro. Dopo che il Paese e le famiglie hanno investito, noi dobbiamo trattenere i nostri giovani”. “Allo stesso tempo, la voglia del ceto medio era lavorare con serietà per questo Paese e avere la speranza di fare carriera, di guadagnare di più, di poter costruire. Adesso le famiglie non riescono più nemmeno a risparmiare, né a sostenere bene i figli e i genitori anziani. Questo è un welfare che sta saltando, a cui dobbiamo sicuramente mettere rimedio. Dobbiamo lavorare di più sulla sanità e sulla previdenza integrative - sottolinea Cuzzilla - Un altro degli aspetti su cui si deve lavorare molto sono i salari, che restano da anni troppo bassi. Il governo deve mettere nell'agenda tutto ciò che serve per dare forza alle aziende di poter aumentare i salari. Il costo del lavoro è troppo alto”. “Infine, è necessario lavorare anche per l'introduzione delle donne nel mondo del lavoro e dare loro i sistemi di welfare per la maternità. Abbiamo visto qualcosa nella Finanziaria, ma c'è ancora tanto da fare. Anche il gender gap è un problema: le donne guadagnano molto meno degli uomini nella stessa posizione, questo non è più possibile, poiché significa che in qualsiasi caso sono le donne che si ritirano dal lavoro e non ce lo possiamo permettere, se vogliamo essere un paese civile”, conclude.
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Welfare, Bonetti (Azione): "Al lavoro da mesi su transizione demografica"
(Adnkronos) - “In questi primi mesi di lavoro della Commissione abbiamo già dato una prima lettura sistematizzata dei dati che sono a disposizione sulla transizione demografica, ma che necessitano di un'analisi integrata che copra tutti gli aspetti coinvolti da questa transizione”. A dirlo Elena Bonetti (Azione), presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, in occasione della seconda edizione del Global Welfare Summit, il principale appuntamento italiano dedicato all’evoluzione del welfare, dedicata alle 'Eccellenze che ispirano', organizzato a Villa Miani a Roma. Degli aspetti coinvolti citati da Bonetti fanno parte “quelli propri della transizione demografica, come la denatalità e l'invecchiamento della popolazione, ma quelli che riguardano le politiche per il lavoro e per il welfare che, integrate con politiche territoriali, risultano essenziali - spiega Bonetti - Noi ci concentreremo su una proposta strategica basata su alcune piste di indirizzo: il tema dei giovani, la questione dell'invecchiamento della popolazione e del benessere lavorativo della popolazione attiva nel mondo del lavoro, ma anche la capacità di mettere in campo un nuovo modello di welfare che sia in grado di affrontare questo cambiamento demografico, che superi i modelli ormai obsoleti e apra nuove prospettive”. “Il rapporto pubblico-privato è essenziale. Inoltre c’è bisogno, e questo è il punto fondamentale su cui ci stiamo concentrando, di un cambio metodologico nell'ambito delle politiche pubbliche, introducendo una capacità di progettazione, di valutazione di impatto delle stesse, a partire dalla legge di bilancio, che dovrà avere uno sguardo efficace anche sulle politiche demografiche”, conclude.
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Crisi climatica: la funzione "refrigerante" dei ghiacciai è in scadenza
(Adnkronos) - La comunità scientifica internazionale lancia un nuovo allarme in merito alla velocità di fusione dei ghiacciai. Un gruppo di ricerca coordinato dall'austriaco ISTA (Institute of Science and Technology Austria) e supportato da Cnr-Isp (Istituto di scienze polari) e Cnr-Irsa (Istituto di ricerca sulle acque) del Consiglio nazionale delle ricerche, ha sviluppato un innovativo modello previsionale che stima il tempo residuo della capacità dei ghiacciai di mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Una volta esaurita tale funzione, la fusione accelererà drasticamente. I risultati dello studio, che mette a confronto la temperatura superficiale dei ghiacciai con quella dell'ambiente circostante, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Climate Change. La ricerca si è basata sull'analisi di un vasto dataset globale. "Questo modello si basa sui dati provenienti da 350 stazioni meteo situate su 62 ghiacciai in tutto il Mondo, raccolti attraverso 169 campagne estive di misurazione. È emerso che queste masse ghiacciate raggiungeranno il culmine della capacità di auto-raffreddamento entro il prossimo decennio," hanno affermato Thomas Shaw e Francesca Pellicciotti, ricercatori dell'ISTA. I ghiacciai, infatti, generano un naturale effetto di "decoupling", ovvero un disaccoppiamento termico che li porta a raffreddare il proprio microclima e l'ambiente locale della valle, proteggendosi così dall'innalzamento delle temperature. "Raggiunto l'apice, prevediamo che le temperature in prossimità della superficie aumenteranno velocemente, comportando la fusione e il ritiro dei ghiacciai in tempi più rapidi," hanno specificato i ricercatori dell'ISTA. Il modello matematico prevede che il cambiamento di tendenza, con la conseguente fine del disaccoppiamento termico, avverrà prima della metà del secolo in corso, innescando un'accelerazione esponenziale del declino glaciale. Franco Salerno, ricercatore del Cnr-Isp, ha fornito una chiara sintesi del fenomeno: "Possiamo parlare di resilienza dei ghiacciai alla fusione, proprio perché attraverso il raffreddamento dell'aria circostante si proteggono dal cambiamento climatico. Ma questo effetto non durerà a lungo". La scarsità di dati osservazionali si configura come una criticità maggiore per la ricerca, limitando la possibilità di identificare con precisione le soglie critiche che preannunciano cambiamenti repentini. In chiusura, Nicolas Guyennon, ricercatore del Cnr-Irsa e coautore della ricerca, ha sottolineato l'urgenza di investire in nuove infrastrutture di monitoraggio: "Abbiamo pertanto l'urgente necessità di espandere le reti di misurazione, in particolare nelle regioni montane poco rappresentate, che ci aiutino a comprendere il comportamento futuro di risorse idriche cruciali, quali sono i ghiacciai". Immagine di cover: la stazione meteo di South Col sul Monte Everest, a circa 8000 m di altitudine (credits: Ev-K2-Cnr)
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iPhone Air è già flop, Apple taglia la produzione dell'80 per cento
(Adnkronos) - All'inizio del 2025 sembrava che il futuro degli smartphone dovesse passare per la leggerezza estrema. Dopo l’esperimento di Samsung con il Galaxy S25 Edge, Apple aveva puntato tutto su un nuovo concetto di eleganza: iPhone Air, presentato a settembre come il modello più sottile e leggero mai prodotto a Cupertino. Ma la risposta del mercato non ha rispettato le aspettative, tanto che Samsung ha interrotto la produzione del suo Edge e anche Apple non se la passerebbe benissimo. Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, le vendite dell’iPhone Air sono state così inferiori alle previsioni che la casa di Cupertino ha deciso di tagliare la produzione dell’80 per cento entro il primo trimestre del 2026. Una decisione drastica, che coinvolgerà anche diversi componenti interni destinati a essere dismessi entro la fine del 2025. La situazione è abbastanza irrecuperabile: sembra che le vendite totali di iPhone Air siano meno del tre per cento del totale di tutti i nuovi iPhone piazzati dal lancio del 19 settembre scorso. Il flop commerciale dell’Air segna un nuovo passo falso per Apple dopo i precedenti tentativi delle versioni Mini e Plus di iPhone, anch’essi incapaci di conquistare un pubblico stabile. I consumatori, a quanto pare, continuano a preferire i modelli principali della linea, in particolare iPhone 17 e iPhone 17 Pro e Pro Max, che stanno registrando risultati nettamente superiori. Un recente rapporto di Nikkei Asia conferma infatti un incremento del 31% delle vendite di iPhone 17 base rispetto alla serie iPhone 16, spinto dall’adozione del display ProMotion a 120 Hz, dalla doppia fotocamera da 48 MP e dal nuovo processore più efficiente. Per compensare la frenata dell’Air, Apple avrebbe già aumentato la produzione del modello base di circa cinque milioni di unità. Così, quello che doveva essere l’iPhone più elegante della storia rischia di diventare un esperimento archiviato in fretta. Ma a Cupertino non sembrano disposti a fermarsi: nel 2026, secondo indiscrezioni sempre più insistenti, potrebbe arrivare il primo iPhone pieghevole, nuovo banco di prova per un marchio che, anche nei momenti di debolezza, continua a dettare tendenza.
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L’Italia eccelle nella cyber difesa spaziale
(Adnkronos) - L’expertise italiana nella sicurezza digitale ha ottenuto un significativo riconoscimento in ambito europeo. HWG Sababa ha portato l’Italia sul podio dell’European Space Cybersecurity Hackathon, il primo evento continentale interamente dedicato alla sicurezza informatica nello spazio. La squadra interna, denominata #bucailsatellite e composta da membri del Team Offensive dell’azienda, ha conquistato il terzo posto durante la competizione svoltasi a Madrid il 17 e 18 ottobre.
La sfida, della durata di 24 ore, ha coinvolto ingegneri satellitari, esperti di cybersecurity, ricercatori e startup, impegnati nella progettazione di prototipi concreti – tra tool e software – finalizzati alla protezione di satelliti, sistemi GNSS (Global Navigation Satellite System) e reti di telecomunicazione. L’hackathon ha rappresentato un crocevia di competenze avanzate in intelligenza artificiale, crittografia post-quantistica e sicurezza informatica spaziale. Un focus centrale del confronto è stato posto sulla necessità di proteggere le catene di approvvigionamento software come fattore di resilienza per i sistemi spaziali. Sull'importanza strategica della sicurezza, William Ferguson, Architetto dell’Hackathon, ha rilasciato una dichiarazione incisiva: “Questo evento è stato molto più di un esercizio tecnico: ha mostrato quanto sia fondamentale proteggere le catene di approvvigionamento software, alla base della resilienza dei sistemi spaziali. Dallo spoofing del GPS al jamming dei segnali satellitari, fino agli attacchi alla supply chain, le minacce sono reali, e l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante di ogni settore”. Il traguardo raggiunto dal team italiano si inserisce nel più ampio percorso di sviluppo e investimenti che HWG Sababa sta portando avanti nel settore spaziale, un comparto sempre più strategico non solo per l’innovazione tecnologica ma anche per la sicurezza economica e geopolitica nazionale.
Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa, ha sottolineato l'impegno dell'azienda nel settore: “La sicurezza dei sistemi di comunicazione satellitare e di tutto ciò che ruota attorno alla loro resilienza in caso di attacchi cyber è un focus per la nostra azienda. Abbiamo già investito ingenti risorse e creato un team di esperti per supportare il settore. Il risultato raggiunto dal Team Offensive agli Space Cybersecurity Hackathon è motivo di grande orgoglio: una conferma concreta della nostra capacità di rafforzare resilienza e consapevolezza cyber nello spazio”. Con l’obiettivo di esportare l'expertise maturata nella sicurezza informatica, HWG Sababa sta intensificando la propria presenza e competenza nel comparto. Daniele Farronato, Responsabile del Team Offensive, ha concluso ribadendo l'importanza del risultato: “Questo risultato è il frutto del lavoro e dell’impegno quotidiano del nostro Team Offensive, che combina competenze specialistiche e passione per la ricerca cyber. Essere tra i primi classificati in un contesto internazionale conferma la correttezza della nostra strategia e la capacità di portare valore concreto a un settore in rapida evoluzione”.
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Made in Italy: eccellenza artigiana e tecnologia, le cravatte di Comella vanno oltre i dazi
(Adnkronos) - Il made in Italy di alta gamma che sfida i dazi Usa e le turbolenze dei mercati puntando sulla qualità e l'equilibrio tra tradizione e innovazione, mettendo al centro del progetto l'artigianalità. E' l'obiettivo 'Comella dal 1963', sartoria che da Aversa in provincia di Caserta porta avanti la tradizione di creazioni su misura e accessori esclusivi – cravatte, foulard, pochette, cinture e articoli di pelletteria – realizzati con tessuti pregiati e una cura artigianale dei dettagli, venduti in Italia e all'estero, Usa compresi. Una storia imprenditoriale che parte da lontano, come spiega in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia il patron dell'azienda, Davide Comella. "La nostra storia, la storia del brand 'Comella dal 1963'. affonda le proprie radici nella passione e nell'artigianalità dell’alta sartoria napoletana. La nostra azienda nasce ad Aversa, in provincia di Caserta, oltre sessant'anni fa, precisamente nel 1963, per mano dei miei genitori, Teresa ed Enzo Comella. Erano due artigiani uniti da un amore d'altri tempi e dal sogno di creare prodotti unici e pregiati", sottolinea Comella, che dal 2019 è cavaliere al merito per la sua attività. Dagli inizi a oggi la strada è stata lunga. "È stato -spiega Comella- un percorso di dedizione e crescita costante, sempre nel solco della qualità. Abbiamo iniziato come un'azienda a conduzione familiare e la qualità del nostro lavoro ci ha portati ben presto a diventare fornitori di quasi tutti i Ministeri dell'epoca. Successivamente, a partire dal 1973 e per i vent'anni seguenti, abbiamo avuto -continua- l'onore di produrre camicie e cravatte per alcuni dei più grandi e prestigiosi marchi internazionali dell'alta moda. La vera svolta, però, arriva negli Anni Novanta, con il mio ingresso più operativo, abbiamo deciso di concentrare tutte le nostre energie nel progetto che più ci stava a cuore: la produzione esclusivamente su misura. Fu in quel momento che prese forma la 'Sartoria Comella' come la conosciamo oggi, un luogo dove ogni capo -sottolinea- dalla camicia alla cravatta, può essere personalizzato in ogni dettaglio, portando avanti la passione di mio padre Enzo, specialmente per la cravatta fatta a mano, che oggi è uno dei nostri fiori all'occhiello", rimarca. E sui numeri della propria attività Comella è chiaro. "Preferisco sempre far parlare la qualità dei nostri prodotti -sottolinea l'imprenditore- più che i numeri. Non siamo un'azienda che punta ai grandi volumi della produzione di massa. La nostra è una realtà sartoriale, artigianale. Posso dirle che siamo un'azienda sana, in crescita, che ha l'orgoglio di portare l'eccellenza dell’alta sartoria napoletana in tutto il mondo, grazie anche ai nuovi canali digitali. Il nostro 'numero' più importante è la soddisfazione di ogni singolo cliente che sceglie di indossare una nostra creazione", spiega. E per Comella la caratteristica che contraddistingue la propria azienda è "senza dubbio l'equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione. Noi non abbiamo dimenticato le tecniche antiche, la meticolosa lavorazione a mano, la cura del dettaglio che si tramanda da generazioni. Ma abbiamo saputo unire questa sapienza artigianale a un design contemporaneo e alla ricerca costante dei tessuti più pregiati. È quella che noi chiamiamo 'Passione Partenopea': un'anima, un calore che mettiamo in ogni singola cucitura e che rende i nostri capi unici, figli di una artigianalità senza tempo", continua. Tradizione e innovazione si 'incontrano' anche nella commercializzazione del prodotto. "Operiamo sia attraverso la nostra boutique, nel cuore di Aversa, dove accogliamo i clienti e riserviamo loro un'esperienza 'su misura' completa, ma anche attraverso la nostra piattaforma e-commerce. Il nostro sito web ci ha permesso di superare i confini fisici, consentendoci di 'esporre' e far pervenire le nostre creazioni in tutto il mondo", spiega Comella. E l'organizzazione aziendale sta permettendo a Comella di fronteggiare anche la 'tempesta' dazi. "Come per tutto il made in Italy di alta gamma, i dazi -spiega- rappresentano una variabile complessa. Non nascondo che ogni barriera commerciale crea delle riflessioni, specialmente per un mercato importante come quello statunitense. Tuttavia, la nostra clientela ricerca un prodotto di eccellenza, un lusso artigianale che va oltre la semplice dinamica di prezzo. Chi sceglie Comella cerca un'autenticità e una qualità -ribadisce Comella- che non sono facilmente sostituibili. Per ora, gestiamo la situazione mantenendo fede alla nostra identità, convinti che la vera artigianalità sia un valore che mantiene la sua forza attrattiva al di là delle congiunture economiche e delle turbolenze geopolitiche", sottolinea. E negli anni le cravatte e gli altri prodotti di Comella sono stati indossati da quanti non vogliono rinunciare all'artigianato di alta gamma. "Nel mondo dell'alta sartoria, la discrezione -spiega- è un valore fondamentale, quasi quanto la qualità del tessuto. Posso dire che abbiamo l'onore di vestire professionisti, imprenditori, uomini di cultura e appassionati di stile in molti Paesi. Grazie alla nostra cura, quasi maniacale, ai dettagli e nella scelta dei migliori tessuti, abbiamo consolidato il posizionamento della Sartoria 'Comella dal 1963' come ambasciatrice dello stile e dell'artigianato di lusso italiano nel mondo, infatti gli eleganti accessori della nostra maison hanno già riscontrato il gradimento di diverse istituzioni e aziende, tra cui posso citare la presidenza del Consiglio dei Ministri, il cerimoniale diplomatico della Repubblica Italiana, diverse ambasciate italiane all’estero e importanti aziende di Stato come Leonardo SpA. Ma, dirò la verità, il cliente che mi rende più orgoglioso è chiunque scelga una nostra creazione e torni da noi perché si è sentito a proprio agio, elegante, unico. È la fiducia rinnovata nel tempo la soddisfazione più grande", sottolinea Comella. Ma quale è la caratteristica principale dei prodotti che ha portato Comella a raggiungere questi risultati? "L'eccellenza artigianale. Ogni nostro prodotto è il risultato di ore di lavoro manuale da parte dei nostri artigiani esperti. Utilizziamo -spiega- solo tessuti pregiati, come le sete più morbide per le nostre iconiche cravatte a 3, a 5 o a 7 pieghe. La caratteristica principale è l'attenzione al dettaglio e la possibilità di personalizzazione. Una cravatta Comella non è solo un accessorio, ma un'estensione dello stile di chi le indossa". E tra le sue creazioni che più lo emoziona Comella non ha dubbi. "Ogni capo su misura, ogni camicia che veste perfettamente un cliente, ogni cravatta annodata con orgoglio, mi dà un'enorme soddisfazione. È la soddisfazione dell'artigiano. Ma se devo scegliere -sottolinea- una creazione che racchiude davvero l'anima della nostra sartoria, il nostro spirito partenopeo che sa unire il sacro e il profano, la tradizione e l'ironia, allora dico il 'Pulcicorno'. Per noi la moda non è solo tessuto e cuciture; è un modo di raccontare una storia e il 'Pulcicorno' è proprio questo. È una figura che abbiamo creato, un simbolo che fonde due elementi potentissimi della nostra cultura: Pulcinella, l'icona della commedia dell'arte, l'anima ironica e verace di Napoli, e il Corno, il nostro simbolo scaramantico di fortuna e prosperità, che noi abbiamo reinterpretato quasi come un unicorno. Creare il Pulcicorno, e vederlo poi prendere vita sulle nostre cravatte, sui nostri foulard e sulle nostre pochette in seta pregiata, rappresenta l'eleganza che sa sorridere", sottolinea. E lo sguardo di Comella continua a essere rivolto al futuro. "Il nostro progetto principale -spiega- è continuare a fare quello che sappiamo fare meglio, e migliorarci quotidianamente. Vogliamo continuare a tramandare questa tradizione sartoriale, magari coinvolgendo ancora di più le nuove generazioni. Stiamo esplorando nuovi tessuti, più sostenibili, e stiamo affinando la nostra presenza digitale per raccontare la nostra storia a un pubblico sempre più vasto, senza perdere mai di vista nostra anima artigianale, che resta il nostro principale punto di forza", sottolinea. E il supporto delle tecnologie può essere importante. "Le tecnologie -spiega- sono uno strumento formidabile, se usate con intelligenza. Infatti, ci hanno permesso di ottimizzare alcuni processi e, come dicevo, di raggiungere clienti in tutto il mondo grazie all'e-commerce e alla comunicazione digitale. Usiamo i social e il nostro sito per 'mostrare' il lavoro che c'è dietro le quinte, per educare al valore dell'artigianalità. Le nuove tecnologie ci consentono anche di seguire i clienti nel processo di personalizzazione a distanza", sottolinea. Ma il 'cuore' di tutta la sua attività per Comella resta sempre e solo uno. "L'artigianalità -sottolinea- si mantiene in un solo modo: non tradendola mai. Le macchine possono aiutare, ma non potranno mai sostituire le 'mani esperte' e l'occhio attento e, soprattutto, critico dei nostri maestri sarti. Manteniamo vive le antiche tecniche, investiamo nella formazione continua dei nostri artigiani e poniamo la lavorazione manuale al centro di ogni creazione. La tecnologia è al servizio dell'artigiano, non il contrario. È un patto che ho stretto con i miei genitori e che non ho intenzione di sciogliere", conclude.
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In Toscana 14mila morti cardiovascolari l'anno, torna CardioLucca e apre ai cittadini
(Adnkronos) - L'Istituto superiore di sanità riconosce nelle malattie cardiovascolari la prima causa di morte in Italia. In Toscana la stima è di circa 14mila morti cardiovascolari ogni anno, in particolare per infarto miocardico e ictus cerebrale, con un costo per il sistema sanitario regionale di oltre 3 miliardi di euro, pari a circa un terzo del costo complessivo. E nei prossimi 10 anni circa il 10% della popolazione regionale soffrirà per un evento cardiovascolare (infarto o ictus). Sono alcuni dei dati diffusi in vista della 19esima edizione di CardioLucca 2025, in programma dal 13 al 15 novembre nell'auditorium di San Francesco a Lucca. Un viaggio nel mondo della scienza del cuore, che quest'anno apre alla cittadinanza. Il meeting creato da Francesco Bovenzi, direttore della Cardiologia di Lucca e presidente dell'evento, riunirà in un'intensa 3 giorni di lavori centinaia di iscritti da tutta Italia e un'autorevole faculty di 80 componenti - riferiscono gli organizzatori - confermandosi leader nell'innovazione e nello sviluppo della scienza e dell'assistenza cardiovascolare. E in risposta alle numerose manifestazioni d'interesse pervenute da tanti per assistere ai lavori, le porte dell'auditorium di CardioLucca 2025 si apriranno ai cittadini: grazie all'iniziativa 'A tu per tu con il cardiologo', potranno partecipare gratuitamente a presentazioni e dibattiti. "Un'occasione unica per i cittadini che - sottolinea Bovenzi - da protagonisti potranno accrescere le proprie conoscenze sui segreti del cuore per migliorare la qualità della vita e accrescere la sopravvivenza, ben oltre le conoscenze frammentate catturate sul web tramite motori di ricerca e social media come 'dottor Google' o ChatGpt, con cui tanti sono abituati a confrontarsi per avere informazioni e approfondire le tematiche della salute del cuore, compresa l'affannosa ricerca di cure miracolose. Sono felicissimo di essere partecipe e protagonista della crescita culturale che oggi riviviamo in CardioLucca. Saremo onorati di poter spiegare 'a tu per tu' ai cittadini l'importanza della prevenzione e raccontare i miglioramenti che ci hanno permesso di modificare la storia naturale della loro vita". Negli ultimi 20 anni la Cardiologia di Lucca è divenuta una grande realtà aziendale che i numeri certificano, evidenziano i promotori del convegno: ogni anno sono circa 50 le persone salvate nell'infarto e nello scompenso cardiaco; nell'Unità coronarica della Cardiologia del San Luca viene accolta 1 sindrome coronarica acuta ogni 15 ore e si registra una costante riduzione della mortalità per infarto, ora inferiore al 4%. "La nostra realtà non è solo quella di un reparto - precisa Bovenzi - ma la storia della vita di tanti cuori salvati con impegno dai cardiologi lucchesi. Sono numeri che portano in primo piano anche il nostro ruolo sociale. Le sfide però non mancano. E' noto che, se non trattato, l'infarto è gravato da un'elevata mortalità e purtroppo circa l'80% dei decessi è prevedibile per il carico associato di fattori di rischio non controllati".
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Manovra, Marandola (Aidp): "Bene su detassazione buoni pasto, spinta a welfare"
(Adnkronos) - “Questo intervento va nella direzione giusta: rafforzare strumenti di welfare diffusi e inclusivi, capaci di incidere positivamente sul potere d’acquisto dei lavoratori e di sostenere la qualità della vita. I buoni pasto rappresentano uno dei benefit più apprezzati e utilizzati in Italia, con effetti concreti sulla motivazione e sul senso di appartenenza". Così, con Adnkronos/Labitalia, Matilde Marandola, presidente dell’Associazione italiana per la direzione del personale (Aidp) esprime "vivo apprezzamento" per la decisione del governo di innalzare, nella Legge di Bilancio 2026, la soglia di detassazione dei buoni pasto da 8 a 10 euro. Si tratta di "una misura attesa e significativa, che l’associazione auspicava da tempo e che riconosce il ruolo centrale del welfare aziendale come leva di competitività, coesione e benessere per le persone e le organizzazioni. L’aumento della soglia di esenzione fiscale contribuisce a valorizzare il ruolo del lavoro come motore di benessere sociale, riducendo al tempo stesso gli oneri amministrativi per le imprese e favorendo una gestione più flessibile delle politiche retributive", ha sottolineato Marandola. Aidp sottolinea come il rafforzamento del welfare aziendale debba essere accompagnato da politiche di sviluppo organizzativo e di attenzione alla persona, elementi imprescindibili per un modello di lavoro moderno e sostenibile. “Il welfare non è solo un insieme di agevolazioni -ha concluso Marandola – ma un investimento strategico per il futuro delle imprese e del Paese. Plaudiamo quindi a una misura che va nella direzione di una maggiore responsabilità condivisa tra Stato, aziende e lavoratori".
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