Allo Ieo di Milano realtà virtuale contro l'isolamento e lo stress del ricovero

(Adnkronos) - Realtà virtuale per migliorare l'esperienza del ricovero e guarire la psiche, insieme al corpo. Accade all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, primo in Italia - annuncia l'Irccs fondato da Umberto Veronesi - a offrire ai suoi pazienti in ambito terapeutico 'Inner Healing', una soluzione tecnologica che attraverso uno speciale visore permette di vivere un'esperienza immersiva. L'obiettivo è contrastare l'isolamento, ridurre l'ansia e contribuire al processo di 'guarigione interiore', spiegano dall'istituto di via Ripamonti. Inner Healing viene proposto al momento ai pazienti ricoverati nel reparto di Medicina nucleare per sottoporsi a terapie con radiofarmaci nell'ambito della teranostica, l'approccio innovativo che associa diagnosi e terapia per personalizzare e ottimizzare i risultati delle cure. Molecole caricate di una minima dose radioattiva vengono utilizzate sia per identificare le cellule tumorali sia per distruggerle selettivamente, ottenendo una terapia più precisa e più efficace, ricorda una nota. "La teranostica si sta affermando come nuovo pilastro delle cure anticancro per alcuni tumori, come il carcinoma della prostata e i tumori neuroendocrini. I risultati sono eccellenti, ma le procedure terapeutiche possono richiedere un ricovero isolato e si sa che la solitudine può aumentare le ansie e le paure consciamente o inconsciamente legate alle terapie tumorali", sottolinea Francesco Ceci, direttore della Medicina nucleare Ieo. "Per questo abbiamo cercato soluzioni per migliorare la qualità dell'esperienza dei giorni di ricovero, scegliendo di cogliere le opportunità della sanità digitale. Inner Healing è già in sperimentazione in altri ospedali italiani durante gli esami diagnostici o le terapie ambulatoriali. Noi - precisa - abbiamo deciso di proporlo ai pazienti per la prima volta nell'ambito di una terapia intraospedaliera così innovativa".  Il paziente che accetta di utilizzare i visori per la realtà virtuale potrà scegliere diversi contenuti informativi. Per esempio 'vedere' cosa sta succedendo nel suo corpo, come funzionano queste terapie di precisione di ultima generazione, quali sono i luoghi e gli strumenti della sua cura (sale, esami, macchinari con le relative spiegazioni). L'obiettivo è evitare o ridurre al minimo la sensazione di spaesamento di fronte a un percorso curativo complesso, che richiede di immagazzinare ed elaborare molte informazioni diverse. Oppure il paziente potrà scegliere contenuti rilassanti come la partecipazione virtuale a mostre, concerti, paesaggi e visite guidate. La finalità, in questo caso, è diminuire lo stress che tutti inevitabilmente sperimentano quando iniziano un trattamento oncologico in ospedale. "Sappiamo dagli studi più recenti che un vissuto positivo della degenza in ospedale migliora l'adesione alla cura, che si protrae anche nella successiva fase a domicilio, permettendo di ottenere globalmente i migliori risultati terapeutici possibili - afferma Gabriella Pravettoni, direttore della Divisione di Psiconcologia Ieo - E' una conferma in più di quanto è importante che la cura psicologica sia parte integrante del percorso di guarigione in tutte le tappe del percorso del paziente: dalla diagnosi all'eventuale ricovero o terapia domiciliare fino al follow-up, senza soluzione di continuità. L'esperienza del paziente nella sua stanza d'ospedale merita di essere approfondita dal punto di vista psicologico. In Ieo attiveremo uno studio clinico su Inner Healing per capire nel dettaglio quali elementi maggiormente contribuiscono alla 'guarigione psicologica'".  "La soluzione Inner Healing - conclude Ceci - va a completare l'offerta Ieo di terapia di precisione in ambito teranostico che è a livello dei migliori centri internazionali. In ricerca gestiamo il maggior numero di trial clinici a livello nazionale ed europeo; in clinica abbiamo la casistica più elevata con migliaia di pazienti trattati, di cui più di 150 trattati con le nuove terapie (ad esempio Lutezio-Psma) per il carcinoma prostatico; in tecnologia disponiamo della strumentazione diagnostica più avanzata oggi disponibile. Siamo fieri di ciò che abbiamo conseguito in soli 3 anni dall'apertura del nostro nuovo reparto di terapia medico nucleare, e siamo felici di essere un buon esempio di integrazione tra medicina e tecnologia, dimostrando con i fatti che questa associazione porta grandi vantaggi per i nostri pazienti". 
---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Lavoro: l'opportunità arriva dietro le sbarre, l'esperienza del carcere della Dozza

(Adnkronos) - Investire nella rieducazione dei detenuti, mettendo al centro formazione e lavoro. E' l'obiettivo di un progetto di reinserimento sociale che il Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro sta portando avanti in tutta Italia attraverso diversi consigli provinciali dei professionisti, come quello di Bologna.  "Noi a Bologna -racconta ad Adnkronos/Labitalia Pier Paolo Redaelli, presidente del Consiglio provinciale dell'ordine dei consulenti del lavoro di Bologna- seguiamo un'impresa sociale che si chiama 'Fare Imprese in Dozza'. La Dozza è il carcere di Bologna e questa impresa è stata costituita da tre società che operano nel campo della costruzione delle macchine automatiche. E la novità di questo progetto è che è stato costruito all'interno della carcere, grazie all'amministrazione carceraria che ha dato in uso la palestra, un'officina meccanica. In quest'officina meccanica in questo momento operano come dipendenti assunti a tempo indeterminato 14 detenuti che sono stati selezionati e formati dalla 'Fondazione Aldini Valeriani', che è una fondazione che si ricollega all'Istituto tecnico 'Aldini Valeriani'", sottolinea.  E in questi anni i risultati sul reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti sono arrivati. "Dal 2012 sono stati assunti 77 dipendenti proprio all'interno del carcere -sottolinea Redaelli- che ovviamente nel corso di questi anni hanno cessato la loro attività lavorativa perché sono stati scarcerati. Di queste 77 persone l'80% circa non ha più avuto recidiva, nel senso che oggi ha un lavoro stabile all'interno di questa impresa", sottolinea Redaelli.  E il presidente del consiglio provinciale dell'ordine dei consulenti di Bologna sottolinea come quindi "sia un progetto che funziona molto bene. È entrata a far parte di questa realtà la Granarolo latte, perché all'interno delle carceri della Dozza ci sono dei macchinari per produrre prodotti caseari, e quindi inizieranno questa nuova avventura".  "L'altra realtà che seguiamo -spiega Redaelli- è un'impresa sociale che si chiama 'Siamo Qua', ed è un'impresa per le detenute. Loro hanno realizzato all'interno del carcere che presso la sede della cooperativa sociale, un laboratorio di sartoria. Delle operaie formano all'interno del carcere queste detenute, che poi quando ottengono la semilibertà vengono trasferite appunto nella sede sociale della coop. Le problematiche sono molte per queste detenute, perché ovviamente al termine del periodo di detenzione perdono la loro qualifica di svantaggiate e quindi si ritrovano nel mondo del lavoro".  "Molto spesso però in particolare per quelle extracomunitarie, senza permesso di soggiorno, farle entrare nel mondo del lavoro è sempre più complesso. Ecco perché noi stiamo cercando di portare avanti una richiesta di riforma della norma, proprio per dare la possibilità a questo persone svantaggiato di poter riprendere la propria attività lavorativa, la propria dignità", conclude Redaellli.   
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Hyrule Warriors: L’era dell’esilio, trailer del nuovo Zelda su Switch 2

(Adnkronos) - Il destino di Hyrule torna a vacillare in Hyrule Warriors: L’Era dell’Esilio, il nuovo spin-off d’azione ambientato prima degli eventi di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Nintendo riporta i giocatori nel cuore di una guerra epica, dove la luce di Zelda deve farsi strada tra le ombre di un regno ormai prossimo al collasso. Nel nuovo trailer diffuso da Nintendo, la Principessa e suo padre, il Re Raul, si trovano di fronte alla più devastante invasione mai vista. Le legioni di Ganondorf si riversano sui confini di Hyrule, seminando distruzione e paura, mentre il popolo tenta disperatamente di resistere. È qui che nasce la leggenda di un’alleanza impossibile: quella tra i popoli del regno, uniti per contrastare l’avanzata del male. Tra le fila dei protagonisti spiccano nuovi volti e vecchie conoscenze. Calamo, un intraprendente Korok in cerca di una nuova casa, e il Golem Misterioso, una creatura capace di mutare forma e librarsi in volo, si affiancano a figure più note della mitologia di Hyrule. Ritornano i leggendari Saggi, come Agraston, il possente leader dei Goron; Quia, sovrana degli Zora; e Kratica, la scaltra comandante dei Rito. Tutti pronti a combattere al fianco di Zelda per difendere il loro mondo. L’Era dell’Esilio introduce anche un innovativo sistema di Attacchi Sincro, che consente di unire due eroi in combattimento per scatenare mosse devastanti o evocare costrutti in grado di cambiare le sorti dello scontro. Ogni combinazione produce effetti differenti, incoraggiando i giocatori a sperimentare e trovare l’alchimia perfetta per dominare il campo di battaglia. Con il suo stile musou travolgente e una narrazione che colma i vuoti tra le due ultime grandi epopee di Zelda, Hyrule Warriors: L’Era dell’Esilio promette di ampliare e approfondire la mitologia della saga come mai prima d’ora. L’appuntamento è fissato per il 6 novembre, in esclusiva su Nintendo Switch 2. Il pre-ordine è già disponibile su Nintendo eShop e My Nintendo Store.  
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Veneto, Manageritalia: "Occupazione oltre media nazionale ma spingere su salari, specie delle donne"

(Adnkronos) - I numeri dell’occupazione nel Veneto sono tutti sopra la media nazionale ma i conti sulle retribuzioni non tornano, soprattutto quelli delle donne e occorre intervenire con politiche mirate. Questi i temi al centro della discussione nell’assemblea di Manageritalia Veneto che si è svolta oggi all’Hotel Veronesi La Torre di Verona. L’incontro, aperto dal presidente Lucio Fochesato e dal vicepresidente Manuel Modolo, ha visto la partecipazione di Antonio Furlanetto, ceo di Skopìa Anticipation Services, con un intervento dal titolo 'Prepararsi ai futuri: sfide, visioni, competenze. Suggestioni per gestire i cambiamenti', che ha stimolato una riflessione sul ruolo del manager nel contesto attuale e futuro.  L’assembla ha affrontato anche il tema della crescita a partire dai dati Istat che vedono l’occupazione totale in Veneto al 70,2% (62,3% donne e 78% uomini) e Venezia è la 47esima provincia in classifica con il 68,1% (60,7% donne e 75,5% uomini) mentre Verona è la 17esima con il 70,6% (62,6% donne e 78,4% uomini) entrambe abbondantemente sopra la media nazionale pari al 62,2% (53,3% donne e 71,1% uomini). Spiccano i dati dei 25-34enni: a Venezia la media totale è del 76,6% (donne al 68,1% e uomini all’87%) e a Verona è dell’80,8% (71,1% donne e 88,6% uomini), mentre a livello regionale la media per i giovani è dell’80,8% (donne 71,5% e uomini 89,6%).  In questa fascia d’età la media nazionale è del 68,7% con il 60,8% delle donne e il 76,2% degli uomini. Guardando, invece, alle retribuzioni (quella lorda oraria per i dipendenti) se in Italia siamo a 14,78 euro di media, (15,40 uomini e 13,88 donne), in Veneto la media totale è ancora più bassa (14,70% di cui 13,70 euro per le donne e 15,44 euro per gli uomini). Valori non così distanti dal minimo legale proposto dalle forze sindacali di 9 euro.  “I dati sull’occupazione ci raccontano una regione dinamica e in crescita, ma non possiamo accontentarci. È urgente affrontare il tema delle retribuzioni con interventi strutturali e una maggiore valorizzazione del ruolo femminile nel management. Solo così potremo trasformare la crescita occupazionale in un vero progresso sociale, equo e sostenibile. Il livello medio delle retribuzioni in Veneto, pur in un contesto produttivo avanzato, resta troppo vicino alla soglia minima e non riflette adeguatamente il valore del lavoro, soprattutto quello femminile. Serve un cambio di passo culturale e strategico”, ha dichiarato Lucio Fochesato, presidente di Manageritalia Veneto.  In Veneto (secondo i dati elaborati da Manageritalia su base Inps) assistiamo a una crescita complessiva dei manager che si assesta al +1.4% nell’ultimo anno, arrivando a toccare 8.684 dirigenti (7.279 uomini e1.405donne) attivi in tutta la regione. Bilancio in positivo in 5 provincie su 7. Verona + 3,4%, Padova +5,2%. Bene Vicenza +3,5% anche Treviso +1,3%. Realtà in controtendenza Rovigo -0.7% Venezia -10,9%. 
---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


iPad Pro M6, sistema di raffreddamento a camera di vapore per il tablet più sottile di sempre

(Adnkronos) - Dopo aver introdotto il chip M5 e una scocca sempre più sottile con l’ultimo iPad Pro, Apple sembra già proiettata verso la prossima grande evoluzione della sua linea di tablet professionali. Secondo quanto riportato nella newsletter Power On dell'analista Mark Gurman, la società di Cupertino starebbe lavorando all’integrazione di un sistema di raffreddamento a camera di vapore nel futuro iPad Pro M6, previsto per il ciclo di aggiornamento del 2027. Si tratterebbe di una novità apparentemente minima, ma dal potenziale enorme: il nuovo sistema dovrebbe migliorare in modo sostanziale la gestione termica del dispositivo, mantenendo alte le prestazioni del chip M6 a 2 nanometri senza rinunciare al design fanless e al profilo ultrasottile che da sempre caratterizzano la gamma Pro. Con il modello M4, Apple aveva già ridisegnato la dissipazione interna introducendo un dissipatore in rame capace di sfruttare il logo posteriore per disperdere il calore. Tuttavia, sembra che questo non basti più a contenere le temperature in un dispositivo sempre più potente e compatto. La camera di vapore, già sperimentata con successo su iPhone 17 Pro e 17 Pro Max, ha dimostrato di eliminare quasi del tutto i problemi di surriscaldamento anche durante attività intense come il gaming o l’editing video, mantenendo al tempo stesso consumi e rumorosità al minimo. Il passo verso l’iPad Pro è quindi quasi naturale, soprattutto considerando che anche alcuni utenti dei MacBook Pro con chip M5 hanno iniziato a segnalare episodi di thermal throttling, ossia una riduzione automatica della frequenza del processore per evitare il surriscaldamento. Secondo Gurman, l’arrivo della camera di vapore sull’iPad Pro rientra nella tabella di marcia di Apple, che segue ormai un ciclo di aggiornamento di circa 18 mesi per la sua linea di punta. Se i piani verranno rispettati, il nuovo modello potrebbe quindi debuttare nella primavera del 2027, insieme al già atteso chip M6, destinato a fare il suo esordio sui Mac nel corso del 2026. Non si tratta dunque di un upgrade imminente, ma di un chiaro segnale: Apple sta puntando a rendere il suo tablet di punta non solo più potente, ma anche più stabile, efficiente e longevo sotto stress. E, per chi considera la gestione termica un fattore chiave, il modello del 2027 potrebbe valere l’attesa. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


La rivoluzione ohmica di OhmIQ per un caffè perfetto e un risparmio energetico del 30%

(Adnkronos) - La quattordicesima edizione di Host Milano, la fiera mondiale dell'ospitalità e della ristorazione, ha ospitato un annuncio che si prefigge di riscrivere le regole del riscaldamento dei liquidi. L'azienda americana OhmIQ, leader nella tecnologia ohmica, ha dichiarato la "sconfitta in eterno" del calcare, problema secolare che affligge macchine da caffè e attrezzature professionali. La svolta è incarnata dalla Tecnologia Ohmic Array (OAT), che promette di eliminare l'incubo di guasti improvvisi e inefficienze energetiche. Questa innovazione non solo prolunga significativamente la vita utile dei macchinari, ma garantisce anche un rilevante risparmio di risorse: l'acqua viene riscaldata in soli 40 secondi, e il risparmio energetico si attesta su un minimo di 30% rispetto ai sistemi tradizionali, con un risparmio annuale sulla bolletta stimato in €985. Il cuore della rivoluzione risiede nel meccanismo della Tecnologia Ohmic Array (OAT). Attraverso elettrodi e controlli elettronici, l'OAT fa passare la corrente elettrica direttamente nel liquido, convertendo l'energia elettrica in energia termica in modo sicuro ed efficiente. Questa modalità di riscaldamento diretto evita che qualsiasi parte del riscaldatore superi la temperatura desiderata, prevenendo la formazione dei depositi minerali (incrostazioni) che causano guasti e inefficienze. Inoltre, la temperatura del liquido è monitorata e regolata elettronicamente 60 volte al secondo, una precisione che assicura l'ottimizzazione dei consumi. Il riscaldamento istantaneo elimina la necessità di mantenere costantemente caldi diversi litri d'acqua nei serbatoi, agendo solo su richiesta. 
Frederique Pirenne, Amministratore Delegato di OhmIQ, ha delineato la portata dell'innovazione: "In OhmIQ rivoluzioniamo il riscaldamento dei liquidi grazie alla nostra tecnologia ohmica brevettata, fornendo soluzioni rapide ed efficienti dal punto di vista energetico che riducono gli sprechi, migliorano le prestazioni e possono trasformare intere filiere, da quella alimentare e delle bevande fino a quella immobiliare. Grazie alle nostre soluzioni, i fluidi possono essere riscaldati più velocemente e con una precisione mai raggiunta: un vantaggio sia per il consumatore che per il Pianeta". L'Amministratore Delegato ha profetizzato che "Entro un decennio, il riscaldamento ohmico sarà una tecnologia leader integrata nella maggior parte dei nuovi sistemi di riscaldamento prodotti nel mondo". Per saperne di più Adnkronos Tech&Games ha posto qualche domanda a Neil Gannon , Chief Marketing Officer di OhmIQ
 
La vostra comunicazione enfatizza il "funerale" del calcare in una data simbolica. Qual è l'obiettivo principale dietro questa strategia di marketing audace e "dissacrante", e come intendete tradurre il messaggio di "morte annunciata" in un posizionamento di mercato solido e credibile, specialmente per clienti B2B come le catene alberghiere e i professionisti del caffè?
 
ll “funerale” punta a “seppellire” il problema, molto concreto, rappresentato dal calcare per l'industria HoReCa: una criticità che impatta pesantemente sulle spese totali (Total Cost of Ownership) con cui devono misurarsi i professionisti di questo settore. Considerati i margini costantemente compressi a causa dell'aumento vertiginoso del prezzo del caffè, questo funerale è una soluzione che è stata accolta con favore, e rappresenta in modo chiaro la posizione che vogliamo assumere sul mercato.
 

 

Neil Gannon , Chief Marketing Officer di OhmIQ

 

 

 
Elencate chiari vantaggi tecnici (riscaldamento in 40 secondi, riduzione consumo energetico fino al 30%). Qual è il principale benefit emotivo e operativo che comunicate al professionista del caffè (barista o gestore), andando oltre il risparmio economico e l'affidabilità?
 
Rassicurazione e libertà di concentrarsi sulle priorità sono i più eclatanti benefit emotivi e operativi che comunichiamo. I vantaggi iniziano a essere evidenti sin dalla mattina, con la riduzione del tempo di avvio delle macchine. I professionisti possono così concentrarsi su ciò che davvero conta: preparare un caffè dal gusto eccezionale, invece di dover dedicare tempo prezioso alla decalcificazione delle macchine. La precisione implementata e duratura delle nostre soluzioni assicura che i chicchi vengano trattati sempre e in qualunque momento alla giusta temperatura.
 
Quali sono le differenze chiave nella strategia di go-to-market che adottate per i due prodotti, InstIQ (compatto, senza serbatoio) e SteamIQ (vapore ad alte prestazioni), e come segmentate il target tra i settori Food & Beverage e Hotellerie?
 
Non differenziamo molto la nostra strategia go-to-market poiché entrambi i prodotti risolvono problemi simili, ma in campi di applicazione diversi. Anche i boiler generatori di vapore, infatti, sono soggetti a calcare, inefficienza energetica e problemi di precisione. Nei forni a vapore, ad esempio, a seconda del modello, ci sono ampi margini di miglioramento. I sistemi senza serbatoio (boiler-less) spesso risentono della mancanza di precisione nella quantità di vapore immessa nella cavità e della
formazione di calcare, mentre i forni a vapore con serbatoio mantengono l'acqua calda per tutto il tempo e presentano comunque problemi di calcare. Dal punto di vista della strategia go-to-market, crediamo ancora nello stesso approccio "show don’t tell" su cui facciamo leva nella collaborazione con innovation partner per realizzare la prima integrazione nelle macchine, dimostrando così che risolviamo problemi concreti della vita di ogni giorno.
 
ll risparmio annuale stimato è di un minimo di €985. Qual è il piano di OhmIQ per dimostrare e quantificare il Ritorno sull'Investimento (ROI) completo per i clienti, includendo non solo il risparmio energetico, ma anche la riduzione dei costi di manutenzione e il prolungamento della vita utile delle apparecchiature?
 
Il prossimo passo nel nostro processo go-to-market e di produzione consiste nell'effettuare test sul campo approfonditi con i nostri innovation partner: queste prove forniranno una quantità significativamente maggiore di dati reali per rafforzare i modelli teorici che abbiamo costruito finora.
 
I sistemi di riscaldamento a caldaia (boiler) delle macchine da caffè professionali sono uno standard industriale consolidato da decenni. Quali argomenti di marketing e quali risultati pratici (oltre la velocità e l'assenza di calcare) utilizzerete per convincere i player leader del settore a dismettere o a ripensare i loro sistemi a caldaia, sfidando di fatto l'intero ecosistema della produzione di macchine espresso professionali?
 
Il tema principale su cui punteremo sarà quello del calore istantaneo, che riduce significativamente i costi energetici, unito alla eliminazione dei problemi legati al calcare. L'aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime sta comprimendo i margini di guadagno dei baristi, che non possono però scendere a compromessi sulla qualità dei chicchi di caffè. Sarà quindi sempre più sentita la necessità di una significativa riduzione dei costi operativi delle macchine. A questo scopo, da oltre un decennio, l'industria ha già realizzato sistemi senza serbatoio (boiler-less) facendo leva sulla tecnologia a film spesso (thick film) e i termoblocchi (thermoblocks). Sfortunatamente, però, entrambi questi sistemi sono ancora soggetti alla formazione di calcare e, di conseguenza, richiedono maggiore assistenza, aumentando nuovamente i costi.
 
Dato che la tecnologia OAT deve essere integrata nei nuovi sistemi, quali partnership strategiche (come accennato nel testo in generale) state perseguendo con i principali produttori di macchine da caffè, distributori di bevande calde e attrezzature commerciali per accelerare la visione secondo cui "Entro un decennio, il riscaldamento ohmico sarà una tecnologia leader integrata nella maggior parte dei nuovi sistemi di riscaldamento prodotti nel mondo"?
 
Stringiamo partnership strategiche a vari livelli. Possiamo contare, innanzitutto, su innovation partner che ci aiutano ad accelerare lo sviluppo, poiché lavoriamo su casi reali: uno fra questi, in particolare, sta lavorando attivamente a un modo per ricondizionare le macchine integrandovi la nostra tecnologia.
 
Il secondo livello consiste nel nostro modello di business, basato sulla licenza tecnologica. Accogliamo con favore e ci teniamo in contatto con aziende che sono già importanti fornitrici per i produttori di macchine da caffè e attrezzature commerciali. Fornendo ad alcuni di questi partner chiave una licenza di produzione e distribuzione, questi ultimi possono aiutarci a espandere la nostra tecnologia più velocemente.
 
Tutto questo ci offre diversi benefici. In primo luogo possiamo continuare a concentrarci sulla Ricerca e Sviluppo (R&D), creando soluzioni per un maggior numero di applicazioni; in secondo luogo, possiamo espanderci più rapidamente in diversi mercati. Il nostro prodotto ThermIQ, per esempio, è sviluppato per il mercato HVAC professionale, completamente diverso dal settore HoReCa.
 
L'azienda detiene un portafoglio di 136 brevetti per la tecnologia ohmica. Come viene utilizzata questa vasta proprietà intellettuale nella comunicazione di marketing per costruire fiducia e affermare la superiorità tecnologica di OhmIQ, soprattutto in vista dell'ingresso di potenziali competitor?
 
Il portfolio brevetti è principalmente finalizzato a sottolineare la nostra profonda expertise nella tecnologia ohmica, incoraggiando le aziende a stringere un accordo di collaborazione con noi piuttosto che convogliare corposi investimenti in R&D per lavorare in autonomia, e in più dovendosi preoccupare di eludere i nostri brevetti. Detto questo, siamo ben consapevoli del fatto che altre aziende entreranno in questo mercato. Accogliamo tuttavia con favore la concorrenza, poiché ci spingerà a impegnarci sempre di più e ci aiuterà a costruire una nuova generazione di soluzioni per il riscaldamento dei liquidi: un obiettivo molto costoso da realizzare se si è da soli.
 
La vostra comunicazione afferma che InstIQ permette di offrire un "caffè eccezionale perché preparato con acqua fresca e non riscaldata da ore nei serbatoi". Come intendete quantificare, comunicare e dimostrare questo miglioramento qualitativo del gusto del caffè al consumatore finale, che è il beneficiario ultimo dell'innovazione, e in che modo questo si traduce in un vantaggio competitivo per il barista?
 
Un proverbio francese recita: "Non si discute sul colore né sul gusto" ("Les goûts et les couleurs ne se discutent pas"), poiché si tratta di questioni molto individuali e difficili da qualificare. Detto questo, programmiamo di espandere le nostre collaborazioni con gli utenti finali, come i baristi e gli assaggiatori di caffè certificati, per ottenere da questi ambassador il maggior numero possibile di riconoscimenti o pareri esperti.
 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Lavoro, van 't Noordende (ceo Randstad): "Mercato mondiale resiliente, ma Ia sta rimodellando competenze"

(Adnkronos) - Un mercato del lavoro resiliente alle tensioni internazionali, ma che allo stesso tempo si sta evolvendo rapidamente, con l'influsso sempre più centrale dell'intelligenza artificiale. E' l'analisi sul mercato del lavoro globale che, in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, traccia Sander van 't Noordende, ceo di Randstad, big player globale delle hr, in occasione della sua visita in Italia.  Dal vostro osservatorio, quali tendenze registrate in questo momento sul mercato del lavoro mondiale? Dazi commerciali e guerre stanno avendo un impatto sull'occupazione o su altri aspetti del lavoro? Il mercato del lavoro rimane resiliente, ma si sta evolvendo rapidamente. Allo stesso tempo, l'intelligenza artificiale sta rimodellando mansioni e competenze, mentre le sfide macroeconomiche aggiungono complessità. Questo è la nuova normalità: una realtà a cui i datori di lavoro devono sapersi adattare. In tutti i mercati, assistiamo a un passaggio evidente dalla job security (sicurezza del posto di lavoro) alla employability security (sicurezza dell'occupabilità). Le persone vogliono continuare ad essere rilevanti e le organizzazioni di successo sono quelle che investono nel reskilling per garantire che la tecnologia amplifichi il potenziale umano. Quali sono le previsioni per il futuro del lavoro dei prossimi mesi? Il futuro del lavoro nei prossimi mesi sarà definito dalla capacità di adattamento. Vedremo sempre più modelli ibridi, carriere fluide e una domanda crescente di competenze digitali e interpersonali. L'incertezza economica probabilmente persisterà, ma fondamentale sarà la resilienza delle persone: talenti che imparano, si reinventano e usano gli strumenti dell'AI per crescere e progredire nel loro percorso di carriera. La capacità delle organizzazioni di abilitare questa agilità sarà la chiave di volta per il successo futuro. Dal vostro punto di vista, qual è l'approccio al lavoro della Generazione Z? I nostri dati mostrano che la Gen Z è ambiziosa e pragmatica. I giovani talenti non cambiano lavoro per mancanza di lealtà, ma per desiderio di crescita. Cercano sviluppo, apprendimento e un impiego che si allinei ai loro obiettivi, in un contesto altamente competitivo. Sono anche i più proattivi nell'adottare l'Ai, vedendola come uno strumento per far progredire le loro competenze e carriere, piuttosto che come qualcosa da temere. La loro ambizione è sempre orientata a un obiettivo preciso. Cosa cercano i giovani oggi quando si approcciano a un posto di lavoro? Come le organizzazioni devono tenerne conto per attrarre e trattenerli? La lealtà dei talenti più giovani si guadagna offrendo percorsi di crescita. I giovani, in particolare la Gen Z, desiderano opportunità di formazione che permettano loro uno sviluppo continuo. Questa tendenza è evidente anche in Italia: i talenti cercano datori di lavoro che investano attivamente nella loro crescita e riflettano i loro valori. Lo sviluppo della carriera, la flessibilità e una retribuzione equa sono importanti, ma lo è anche il senso di appartenenza. Per attrarli e fidelizzarli, le organizzazioni devono creare percorsi di carriera visibili e supportare concretamente l'ambizione attraverso opportunità di apprendimento mirate e concrete. In che modo l’intelligenza artificiale sta influenzando il mondo del lavoro? L’Ai ‘ruberà' posti di lavoro agli umani? L'intelligenza artificiale non si limiterà a sostituire alcuni lavori: li ridefinirà. Stiamo già assistendo all'automazione delle mansioni di routine e ripetitive, ma stanno emergendo anche nuove opportunità che richiedono creatività umana, empatia e capacità di giudizio in combinazione con ciò che l'Ai offre. La sfida è garantire che tutti possano beneficiarne in modo equo ed è per questo che un nuovo approccio alla formazione è cruciale. L'Ai sta ridefinendo il concetto stesso di 'skill' e in risposta a questa trasformazione abbiamo bisogno di un approccio olistico. Per le hard skill tradizionali, sono necessari importanti investimenti pubblici e privati in programmi di upskilling e reskilling continui. Solo così potremo rendere accessibili a tutti le competenze tecniche avanzate. Allo stesso tempo, la formazione deve sostenere anche lo sviluppo delle soft skill, sia a scuola che sul luogo di lavoro, incoraggiando le competenze intrinsecamente umane come il pensiero critico, la creatività e il problem-solving complesso. Non dobbiamo dimenticare che un accesso equo alle competenze e agli strumenti dell'Ia sarà l'elemento determinante per costruire un mercato del lavoro più inclusivo. In che modo le tecnologie digitali, e in primis l’intelligenza artificiale, stanno impattando sul lavoro di recruiting di personale? Nel futuro, come trasformeranno l’attività di ricerca e selezione del personale? L’intelligenza artificiale ci permette di passare da una posizione reattiva a una proattiva nel modo in cui facciamo il match tra aziende e talenti. Grazie a questo cambiamento, siamo in grado di servire meglio sia i clienti che i candidati, perché abbiamo un pool di talenti disponibili ancora prima che le aziende si rendano conto di averne bisogno. L'AI sta trasformando il reclutamento migliorando il match e riducendo gli eventuali pregiudizi, ma ci aiuta anche a connettere più velocemente le persone con le opportunità di lavoro. Ma la connessione umana resta al centro. I recruiter del futuro utilizzeranno gli insight forniti dall'AI per guidare le persone verso carriere rilevanti e durature. La formula vincente è chiara: efficienza grazie alla tecnologia, empatia grazie alle persone. 
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Solitudine condivisa: il multiplayer asincrono di Death Stranding 2 a distanza di mesi

(Adnkronos) - C’è qualcosa di affascinante e inquietante nel modo in cui Death Stranding 2: On the Beach continua a esistere, mesi dopo il suo lancio. Non è solo un videogioco, ma una rete di gesti, scelte e connessioni invisibili che ancora oggi modellano un mondo comune. Hideo Kojima aveva già intuito con il primo Death Stranding che il futuro del multiplayer non sarebbe stato fatto di lobby, matchmaking o punteggi, ma di segni lasciati da altri, di presenze che non si vedono ma che si sentono. E in questo sequel, quell’idea si è trasformata in qualcosa di ancora più complesso, e più attuale di quanto sembri. Oggi, a distanza di mesi dall’uscita, il cosiddetto Social Strand System non è più una curiosità concettuale, ma una forma di vita persistente. Entrare nel mondo di Death Stranding 2 significa muoversi in un ecosistema che si costruisce e si consuma da solo: ponti, zip-line, rifugi e generatori disseminati ovunque, oggetti persi e ritrovati, tracce di viaggi compiuti da sconosciuti che attraversano il tuo stesso cammino. Il gioco non ti obbliga a condividere, ma ti tenta costantemente a farlo, con la stessa ambiguità con cui i social network ci spingono a esporci “per il bene comune”. Il principio resta quello del primo capitolo: non incontri mai direttamente altri giocatori, ma le loro azioni permeano l'esperienza. Tuttavia, in On the Beach la portata di questa connessione è più vasta e pervasiva. Ogni regione collegata alla rete chirale diventa un crocevia di infrastrutture collettive, di strade aperte e percorsi plasmati dall’uso comune. Più un tragitto viene battuto, più la terra si spiana, quasi fosse un organismo che reagisce alla memoria dei suoi abitanti. È un’idea straordinaria, che rende tangibile il concetto di “mondo condiviso” senza mai trasformarlo in cooperazione diretta. Ma la vera novità non è solo tecnica: è sociale. Dopo l’entusiasmo dei primi mesi, quando ogni giocatore costruiva e lasciava messaggi ovunque, la rete del gioco ha iniziato a stabilizzarsi, a sedimentare. Oggi chi entra in Death Stranding 2 trova un mondo già pieno, in parte costruito, in parte deteriorato, dove la solitudine non è più assoluta, ma nemmeno il conforto degli altri lo è davvero. C’è chi parla di “inquinamento visivo”, con troppe strutture che spezzano l’atmosfera malinconica del gioco; altri, invece, vedono in questa invasione collettiva la prova più coerente della visione di Kojima: il caos della connessione, la perdita di controllo sulla comunità che hai contribuito a creare. Negli ultimi mesi, la discussione tra i giocatori si è accesa: alcuni chiedono la possibilità di filtrare le strutture altrui, altri difendono la libertà totale di lasciare segni ovunque. E mentre il dibattito prosegue, Kojima stesso ha dichiarato di “analizzare i dati” sui percorsi e sulle abitudini dei portatori, quasi a suggerire che anche lui, come un osservatore silenzioso, stia tracciando le nostre traiettorie. È un gioco che osserva chi gioca, un sistema che riflette la nostra idea di connessione e di isolamento. Il multiplayer asincrono di Death Stranding 2 funziona come una lente sulla società: non ci unisce per combattere, ma per ricordarci che la nostra presenza online – come nella vita – lascia tracce anche quando non vogliamo. E se nel primo capitolo la solitudine era un deserto da attraversare, qui diventa una condizione collettiva, abitata da fantasmi che non vedremo mai ma che, paradossalmente, ci aiutano a sopravvivere. C’è poi una dimensione filosofica che rende l’esperienza ancora più attuale. In un’epoca in cui siamo costantemente connessi, Death Stranding 2 ci costringe a chiederci se quella connessione sia davvero un bene. “Should we have connected?”, si legge su uno dei cartelli lasciati dai giocatori, riprendendo ironicamente il motto del gioco. È una domanda che oggi pesa più che mai: in un mondo digitale dove l’interconnessione è un dogma, Kojima ci invita a sperimentare la connessione come scelta, non come obbligo. Giocare oggi a Death Stranding 2 significa quindi confrontarsi con un ecosistema che non appartiene più solo al creatore, ma alla comunità che lo abita. Il mondo è cambiato: le strade sono già costruite, i rifugi già piazzati, i ponti già attraversati da migliaia di sconosciuti. Eppure, anche in questo paesaggio saturo, resta spazio per un gesto autentico, per un segno nuovo. Un cartello lasciato nel punto giusto, una scala piazzata al momento esatto, un piccolo atto di generosità che un altro giocatore, da qualche parte, ringrazierà senza mai sapere chi sei. Forse è proprio questa la magia del sistema asincrono di Death Stranding 2: non tanto connetterci, quanto ricordarci che possiamo ancora scegliere come farlo. Nel silenzio di un paesaggio devastato, sapere che qualcuno, prima di te, ha trovato un modo per attraversarlo rende tutto più umano. E in fondo, in un mondo dove la connessione è data per scontata, forse il vero gesto rivoluzionario è ancora quello di scegliere di connettersi — o di restare soli. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Honor e Byd per la mobilità intelligente con l'IA

(Adnkronos) - Un nuovo capitolo nella mobilità intelligente si apre con l'annuncio della partnership strategica tra Honor, azienda globale leader nell’ecosistema dei dispositivi basati sull’intelligenza artificiale, e BYD, il principale produttore mondiale di veicoli a nuova energia. L’intesa mira a integrare la soluzione di connettività veicolare di Honor con l’ecosistema intelligente DiLink di BYD per sviluppare esperienze di mobilità avanzate incentrate sull’uomo. L'accordo è stato formalizzato con una cerimonia che ha visto la partecipazione di James Li, CEO di Honor, e Wang Chuanfu, Presidente e CEO del Gruppo BYD. A siglare l'intesa sono stati Fang Fei, Presidente della divisione Prodotti di Honor, e Yang Dongsheng, Vicepresidente senior di BYD. Questa collaborazione segna un impegno congiunto verso l’integrazione profonda di tecnologie e risorse per l'innovazione del settore. La partnership si svilupperà su tre pilastri strategici volti a massimizzare l'interoperabilità e l'esperienza utente nell'era dell'Intelligenza Artificiale: 
Tecnologia e funzionalità chiave: la collaborazione si concentrerà sull'innovazione congiunta nell'integrazione dell’ecosistema multi-dispositivo, sull’implementazione di agenti basati su intelligenza artificiale e sullo sviluppo di chiavi digitali Bluetooth ad alta precisione. 
Ecosistema distributivo e vantaggi per gli utenti: l'obiettivo è creare un modello collaborativo che massimizzi l’interoperabilità tra piattaforme, combinando le capacità di connettività veicolare di Honor con l’ecosistema intelligente di BYD per migliorare fluidamente l’esperienza d’uso. 
Comunicazione congiunta e coinvolgimento del pubblico: saranno promosse attività di marketing coordinate, lanci congiunti e iniziative condivise per aumentare la visibilità dei momenti chiave della partnership. La partnership strategica formalizzata nel 2025 è il culmine di una collaborazione avviata anni prima. Già nel 2023, le due aziende avevano introdotto le prime chiavi digitali NFC per smartphone, consentendo ai proprietari di veicoli BYD di bloccare e sbloccare l’auto con un telefono Honor. Nel 2024, la collaborazione si era estesa alla ricarica rapida integrata a bordo. L'accelerazione del 2025, a partire dalla connettività tra smartphone e veicoli, ha visto il brand Denza come il primo a integrare Honor Car Connect, con una progressiva estensione del servizio anche ad altri marchi del gruppo BYD, garantendo un’interazione fluida e continua tra dispositivi e servizi. 
James Li, CEO di Honor, ha sottolineato l'orientamento etico e pratico della joint venture: "Da sempre in Honor crediamo che il vero valore della tecnologia risieda nella sua capacità di amplificare il potenziale umano. La collaborazione con BYD rappresenta una partnership strategica per l’era dell’intelligenza artificiale, con la mobilità intelligente come asse portante. Insieme, uniremo le nostre competenze per co-creare un ecosistema di esperienze connesse, fluide e intelligenti, che arricchiscono ogni viaggio e inaugurano una nuova era di vita smart". Le innovazioni generate da questa sinergia saranno presentate alla Honor Global Developers Conference e all’AI Device Ecosystem Conference 2025, dove Honor presenterà anche la piattaforma Honor AI Connect e il suo ruolo nella costruzione di un ecosistema aperto e incentrato sulle persone. 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Leadership Forum 2025: AI, etica, crescita sostenibile e innovazione con oltre 4000 partecipanti dell’evento

(Adnkronos) - Il Teatro degli Arcimboldi di Milano ha ospitato oltre 1.800 tra CEO, top manager e imprenditori, affiancati da più di 2.300 partecipanti collegati in diretta streaming, per un totale di oltre 4.000 presenze. Il tema centrale, Leader Sapiens, ha guidato la discussione attraverso argomenti cruciali per la leadership contemporanea: dall'intelligenza artificiale all'etica, dall'intelligenza emotiva e connettiva alla crescita sostenibile e all'innovazione continua. Il Forum si è confermato una piattaforma per strategie lungimiranti e vision innovative, presentate da 13 speaker di rilievo internazionale. La due giorni ha visto un susseguirsi di interventi che hanno delineato i contorni della leadership del futuro. Figure come Howard Yu, stratega dell’innovazione, hanno sottolineato la necessità per le aziende di "sperimentare e di trasformarsi continuamente per restare competitivi in un mondo in continua evoluzione". La seconda giornata, particolarmente attesa, ha riportato sul palco Daniel Goleman, padre dell’intelligenza emotiva, che ha dibattuto sulla leadership del futuro insieme a due esperti mondiali come Nello Cristianini professore di Intelligenza Artificiale e Benedetta Giovanola, titolare della prima Cattedra europea di Etica dell’Intelligenza Artificiale finanziata dall’Unione Europea. Adnkronos Tech&Games ha avuto l'opportunità di porre qualche domanda a Benedetta Giovanola che ha gentilmente acconsentito a rispondere. 
Lei afferma con forza che l'Intelligenza Artificiale non è mai neutrale. Se i sistemi di IA sono perlopiù probabilistici e basati sull'enorme quantità di dati che elaborano, come possiamo garantire che il dataset di addestramento non replichi o addirittura amplifichi discriminazioni e bias sociali preesistenti? Qual è la nostra responsabilità etica nel selezionare e "nutrire di dati etici" il mondo digitale?
 
Innanzitutto, assicurandosi che i sistemi di intelligenza artificiale siano etici by design, ovvero che l'equità, quindi la non discriminazione, debba essere un principio fondamentale nella progettazione di stessi sistemi, oltre che nel loro sviluppo e utilizzo.
 
Rispetto poi al tema specifico dei dati, bisogna preoccuparsi che i dati siano rappresentativi, quindi non solo prestare attenzione alla quantità dei dati – è chiaro che i sistemi di intelligenza artificiale hanno bisogno di quantità enormi di dati per fare delle previsioni attendibili – ma anche al fatto che siano qualitativamente rappresentativi, che ad esempio non privilegino certi gruppi o categorie rispetto ad altri.
 
Poi bisogna assicurarsi che i team di progettazione siano a loro volta rappresentativi e quindi non replichino in maniera inconscia una serie di bias, prospettive limitate o addirittura pregiudizi, quindi che siano diversificati in termini di genere, in termini di etnia, background culturale, etc., Inoltre l’impatto dei sistemi di IA sulla nostra vita a livello individuale e collettivo deve essere tenuto ben presente già nell’atto della progettazione, perché si tratta di un impatto pervasivo: bisogna capire tutto questo per progettare bene.
 
Spesso si invoca il bisogno di "pensiero critico" nell'era digitale. Lei utilizza invece il concetto più ampio di "saggezza pratica" come bussola etica. Può spiegarci la differenza tra i due e come questa saggezza pratica, intesa come capacità di giudizio e decisione morale, possa essere coltivata in un contesto in cui la tecnologia ci spinge a "delegare" la nostra capacità di riflettere in maniera autonoma?
 
La saggezza pratica può essere intesa come una competenza da coltivare, quindi non è qualcosa che noi abbiamo già in modo pienamente sviluppato, abbiamo in potenza ma dobbiamo appunto realizzare. Sostanzialmente significare la capacità di esercitare un discernimento morale e un giudizio morale, e quindi essere capaci anche di orientarsi moralmente a seconda del contesto di riferimento, consente di sviluppare un approccio che è contestualista e che è anche piuttosto pragmatico. Ed è questo approccio che, allenato, ci consente di individuare le implicazioni morali, le implicazioni etiche, ad esempio, nella progettazione, nello sviluppo o nell’utilizzo di un determinato sistema di IA.
 
La saggezza pratica ci consente anche di fare un'operazione di foresight analysis, eticamente orientata, per capire quali potrebbero essere i rischi dei sistemi di IA e compiere le scelte migliori a seconda del contesto. La saggezza pratica rappresenta un punto fermo per consentirci di orientarci e guidare (o, come si dice, governare) l’IA in un momento in cui la trasformazione tecnologica è pervasiva ed estremamente veloce.
 
La sua ricerca evidenzia come l'IA stia modificando profondamente le nostre relazioni sociali, affettive e professionali. In che modo gli algoritmi che mediano le interazioni umane (dai social media al dating) stanno ridefinendo il nostro concetto di identità personale e di autenticità?
 
Gli algoritmi basati su IA oggi consentono di raggiungere output che influiscono tantissimo sulla nostra capacità pratica, sul modo in cui noi agiamo, e sulla nostra capacità epistemica, ovvero sul modo in cui abbiamo accesso alla conoscenza; possiamo controllare (o meno) le informazioni, possiamo processarle ed analizzarle. Tutto questo ha un impatto fondamentale rispetto al modo in cui noi percepiamo noi stessi.
 
Faccio un esempio: se noi viviamo in un contesto in cui proliferano prodotti generati dall'intelligenza artificiale generativa e non siamo più in grado di distinguere ciò che è reale e ciò che è generato artificialmente, questo può creare una percezione di noi stessi come incapaci di comprendere il mondo, quindi ci può portare a non fidarci più di quelle che sono le nostre capacità e questo ha un impatto rispetto
 
alla nostra identità e sulla percezione che abbiamo, di noi stessi, come soggetti capaci di comprendere e di agire in modo autonomo.
 
Nel suo lavoro si rivolge in modo specifico al mondo corporate (Etica e intelligenza artificiale per l'impresa). Molti manager vedono l'etica come un freno all'innovazione. Invece, lei la descrive come un "motore di fiducia" e una leva strategica. In pratica, in che modo l'integrazione del purpose aziendale e dei principi etici (Ethics by Design) nel ciclo di vita di un sistema di IA può generare un vantaggio competitivo reale e sostenibile?
 
La generazione del vantaggio competitivo è uno degli aspetti da tenere in considerazione, ma non è sostitutivo dell'orientamento al purpose; quindi, è fondamentale innanzitutto che vengano compiute delle scelte coerenti con la propria essenza, con il proprio "why", il proprio perché, quindi in questo senso l’orientamento al purpose.
 
Poi è importante che queste scelte possano essere coerenti con quelli che sono i valori e gli obiettivi di un’impresa; quindi, sostanzialmente con l'identità dell'impresa stessa. Poi, chiaramente, è anche importante che si traducano in azioni concrete e in obiettivi misurabili e che possano generare un vantaggio competitivo o ritorno sull'investimento.
 
Quindi tenendo insieme queste tre dimensioni si può assicurare che l’etica diventi un driver di buona innovazione tecnologica, perché bisogna credere autenticamente nei valori ed essere coerenti con il proprio purpose. Questo non significa non essere attenti al vantaggio competitivo, al ritorno sugli investimenti, ma la sfida è proprio nel calibrare queste due dimensioni perché se si è solo attenti alla seconda dimensione, si rischia paradossalmente di ottenere il risultato contrario, si fa qualcosa che non è coerente con la propria identità o la propria ragione d'essere.
   

 
Lei ha sottolineato il rischio di un "controllo algoritmico", che potrebbe essere alimentato dall'idea di una tecnologia come fine in sé. Quanto è concreto questo pericolo in Europa, considerando che il modello dominante di sviluppo dell'IA nasce in contesti culturali specifici (spesso statunitensi) con valori e priorità diversi dai nostri? Quali strumenti, oltre alla regolamentazione, possono difendere l'approccio umanocentrico europeo?
 
I sistemi di IA possono facilitare forme di controllo algoritmico, profondamente lesive della privacy e della libertà. Nei contesti d’impresa, poi, ci sono aree di applicazione dell’IA che presentano sicuramente opportunità ma anche rischi rispetto al tema del controllo. Se, ad esempio, l’IA è applicata alla gestione delle risorse umane, può tradursi in forma di management algoritmico, e creare una in cui, paradossalmente, le prestazioni, le performance diminuiscono perché ci si sente controllati e soprattutto si perde il senso del valore del proprio lavoro e quindi si è anche meno motivati a svolgerlo, ci si sente più sviliti. Questi possono essere esiti negativi di una diffusione troppo estensiva, troppo pervasiva di sistemi di intelligenza artificiale, sostitutiva del management umano, che può generare anche la percezione da parte di chi lavora di essere valutato in base a come una macchina lo valuterebbe piuttosto che a come un essere umano lo valuterebbe.
 
Per quanto concerne la regolamentazione, sicuramente questa può arginare certi fenomeni o tendenze. Ad esempio, l’utilizzo dei sistemi di IA in ambito risorse umane è considerato ad “alto rischio” nel Regolamento Europeo sull’IA (AI Act). Chiaramente la scelta relativa a se e come regolamentare non è sostitutiva dello sviluppo delle nostre competenze in quanto users, ad esempio, così come non è sostitutiva di un design etico fin dall'inizio, anche perché la regolamentazione riesce a regolamentare qualcosa i cui effetti negativi sono già stati sperimentati ma non riesce a prevenire, né è bene che lo faccia, tutti i rischi futuri: se tutto fosse regolamentato, noi stessi non saremmo più soggetti autonomi e capaci di scegliere liberamente, ma semplici esecutori.
 
Quindi è fondamentale allenare tantissimo le competenze a partire dalla competenza di saggezza pratica; ed è fondamentale investire tantissimo nei processi di istruzione e di formazione, promuovendo la compresenza di componenti tecnologiche ed etiche, oltre che giuridiche, innanzitutto, perché è chiaro
 
che se si impara a progettare solamente su basi tecnologiche, senza avere, diciamo, contezza di quelle che sono le implicazioni etiche o dell'impatto a livello sociale o in termini di compliance giuridica, il rischio di creare dei sistemi che poi siano lesivi dei diritti o creino discriminazioni è chiaramente maggiore. Quindi bisogna investire tantissimo in formazione e in sviluppo di competenze che ci consentono di anticipare quelle che sono le trasformazioni che ancora noi non possiamo prevedere, e quindi di orientarci.
 
Di fronte all'evoluzione rapidissima delle macchine, si parla spesso della "tentazione di volerci sostituire a Dio". Secondo la sua analisi, che si occupa anche di spiritualità, se l'IA ha la capacità di replicare la coscienza e le logiche duali, cosa rimane intrinsecamente non replicabile dell'essere umano? Il senso di "trascendenza" o la ricerca del senso della vita sono elementi che l'uomo non potrà mai delegare ai sistemi artificiali?
 
Io non mi occupo specificamente di spiritualità. Quello che posso dire è che è molto importante da un lato comprendere come l'intelligenza artificiale ci trasforma, ma dall'altro lato anche capire quali sono le skills e le componenti autenticamente umane per poter promuovere il loro sviluppo e capire come i sistemi di intelligenza artificiale possono supportarci. Credo poi che sia importante invertire la logica, cioè sfuggire a questa logica del paragone e capire invece quali sono le nostre caratteristiche distintive, quali sono le caratteristiche distintive dei sistemi di intelligenza artificiale e come questi ultimi ci trasformano, in modo da delegare a questi sistemi ciò che per noi può essere utile e funzionale.
 
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)