Cida su Libro bianco Mimit, strategia c’è, ma servono competenze e politiche selettive

(Adnkronos) - Governare le grandi transizioni che attraversano l’economia italiana è la condizione per evitare che diventino un freno allo sviluppo: è in questa chiave che Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, guarda al Libro bianco 'Made in Italy 2030' del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che prova a ricondurre la politica industriale dentro una visione di medio-lungo periodo. “Il Libro Bianco individua correttamente le grandi direttrici su cui si giocherà la competitività del Paese nei prossimi anni”, afferma Stefano Cuzzilla, presidente di Cida. “Affrontare in modo integrato le transizioni demografica, geopolitica, digitale ed energetico-ambientale significa riconoscere che crescita, produttività e coesione sociale sono temi inseparabili. Ora la vera sfida è trasformare questa visione in decisioni operative, con una governance stabile, strumenti di valutazione e una capacità esecutiva in grado di garantire continuità alle politiche industriali nel tempo”.  Secondo Cida, il richiamo allo 'Stato stratega' può tradursi in un reale cambio di passo solo se accompagnato da metodi chiari di policy making: obiettivi misurabili, coordinamento tra i diversi livelli istituzionali, monitoraggio degli impatti e aggiornamento continuo delle strategie sulla base dei risultati. Senza una solida capacità di esecuzione, anche le migliori impostazioni rischiano di restare sulla carta. In questo quadro, la gestione delle transizioni può diventare un fattore di crescita solo se affrontata in modo sistemico. Demografia, geopolitica, innovazione tecnologica ed energia incidono contemporaneamente su competitività, organizzazione del lavoro e struttura delle filiere, e richiedono scelte coerenti e integrate. “La competitività futura infatti - commenta Cuzzilla - non si giocherà solo sugli investimenti in capitale fisico e nei prodotti ma sulla capacità di governare processi sempre più complessi e di trasformare l’innovazione tecnologica in valore economico e sociale”. Un capitolo centrale riguarda il capitale umano. Il Libro bianco pone giustamente l’accento su formazione continua, rigenerazione delle competenze e valorizzazione dei profili senior. Per Cida, la formazione deve diventare una leva manageriale della politica industriale, capace di coinvolgere anche i vertici delle organizzazioni. Le competenze digitali e ambientali non sono solo competenze tecniche, ma competenze di governo dei processi produttivi e organizzativi. In questa prospettiva, investire in formazione significa rafforzare la produttività e la capacità competitiva del sistema nel suo complesso.  Cida guarda inoltre con favore all’impostazione orientata alla selettività e all’uso dei dati, superando logiche di intervento generalizzate. Politiche industriali più mirate, basate su evidenze e indicatori di impatto, possono migliorare l’efficacia della spesa pubblica e favorire investimenti che generino crescita reale. In questo senso, la Confederazione ritiene strategico valutare anche strumenti di defiscalizzazione degli investimenti in formazione, a partire dal capitale umano e manageriale.  “Per rendere credibile questa strategia - aggiunge Cuzzilla - serve un salto di qualità sulle competenze. Cida è pronta a offrire alla politica un patto per le competenze, mettendo a disposizione del Paese la managerialità come leva di sviluppo. Un Made in Italy competitivo e duraturo non si costruisce solo valorizzando le eccellenze, ma mettendo a sistema innovazione, filiere e territori. E' qui che il ruolo del manager diventa decisivo: il management può ricucire le distanze tra centro e periferie, tra generazioni e culture, traducendo la visione strategica in capacità industriale diffusa. In questa funzione di connessione e di responsabilità si esprime una vera funzione civica del manager, chiamato a rendere la strategia sviluppo concreto per l’intero Paese”.  
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Mobilità, inaugurata la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica a Brunico

(Adnkronos) - In una posizione strategica, direttamente all'uscita di Brunico Est, è stata inaugurata oggi, giovedì 29 gennaio, la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica in Italia. L'impianto, realizzato da Alperia, rifornisce sia veicoli a idrogeno che elettrici con energia da fonti rinnovabili. La stazione di rifornimento di idrogeno, progettata e costruita da Alperia e Iit Hydrogen, con quest’ultima che ne avrà in carico anche la gestione, è pensata per garantire un rifornimento giornaliero di 800 chilogrammi, quantitativo che all’occorrenza può essere ampliato.  L’impianto dispone di due distributori da 350 bar per autobus e autocarri e di un altro distributore da 700 bar per auto, minibus e furgoni. L'idrogeno verde proviene dall'impianto di produzione di Bolzano e viene trasportato tramite rimorchio. Completano l’infrastruttura, due colonnine di ricarica elettrica con una potenza di 400 kilowatt ciascuna, che consentono di ricaricare in brevissimo tempo sia le auto che i mezzi pesanti.  “La mobilità sostenibile è una priorità per l'Alto Adige e progetti come questo dimostrano concretamente come sia possibile renderla realtà", osserva l'assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider. La località di Brunico è stata scelta appositamente poiché la zona era priva di infrastrutture adeguate per i trasporti alternativi e Brunico è anche un importante snodo economico con un'alta densità di traffico. “Con questo impianto creiamo un'infrastruttura che non è solo ecologica, ma sostiene anche il trasporto pubblico, l'economia locale e il traffico pesante nel loro percorso verso un futuro a basse emissioni”, affermato la presidente di Alperia, Flora Kröss.  I costi per la realizzazione della stazione di rifornimento green ammontano a 12,6 milioni di euro, finanziati in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr. Questo investimento infrastrutturale fa parte di un piano più ampio per promuovere l'idrogeno come fonte di energia a basse emissioni, il che contribuisce a sviluppare soluzioni concrete per la decarbonizzazione dei trasporti e a ridurre l'impatto ambientale del settore della mobilità.  “L'attenzione all'idrogeno non è casuale. In Alto Adige, una zona di transito fortemente turistica, i trasporti sono responsabili di una parte significativa delle emissioni di CO2 - spiega il direttore generale di Alperia, Luis Amor - Per questo motivo sosteniamo attivamente il Piano Clima Alto Adige e la creazione di una filiera completa per l'idrogeno verde. Alperia fornisce un contributo fondamentale in tal senso, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento di idrogeno per il trasporto pesante, sia per l'elettrificazione del settore dei trasporti".  La nuova stazione di rifornimento di Brunico andrà ad affiancarsi a quella già esistente a Bolzano Sud, entrambe gestite da Iit Hydrogen."Con Brunico consolidiamo un percorso decennale iniziato a Bolzano Sud, portando l’idrogeno nella mobilità reale, oggi potenziata dalla sinergia tra i due impianti. Per questa nuova stazione, realizzata chiavi in mano, abbiamo integrato diverse tecnologie in un’unica infrastruttura all’avanguardia, efficiente e sicura. Insieme agli altri quattro progetti Pnrr in corso, questa esperienza ci posiziona come riferimento nazionale nell'intera filiera dell'idrogeno verde, dalla progettazione alla gestione operativa", ha dichiarato Claudio Vitalini, Ceo di Iit Hydrogen. 
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Gorno Tempini (Cdp): "Pubblico-privato asset importante a sostegno imprese"

(Adnkronos) - “Il dialogo pubblico-privato e’ uno degli asset più importanti perche’ capitale privato è fondamentale per finanziare la crescita, ma per l'entità degli investimenti che sono necessari da un punto di vista tecnologico e infrastrutturale, la parte pubblica è altrettanto importante”. Cosi’ il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, che a Torino per una nuova tappa del roadshow con Confindustria per illustrare le iniziative a sostegno dello sviluppo delle imprese del territorio ha aggiunto: “bisogna che i due lati si parlino, lavorino bene, il Pnrr è esattamente un esempio virtuoso in questo senso, così come lo è stato Next Generation Eu e quindi la Cassa è importante proprio in questo contesto”, ha detto ancora il presidente di Cdp.  “Il roadshow di Cdp e Confindustria arriva oggi in una delle regioni protagoniste della storia industriale italiana. Questo percorso rappresenta una scelta precisa per Cassa: non guardare più ai territori da lontano, ma creare un momento di ascolto con il sistema produttivo regionale che ci permetterà di costruire insieme nuove traiettorie di crescita e di supportare la trasformazione di settori storicamente trainanti per questo territorio, come l’automotive e la meccanica, in filiere digitali e sostenibili in grado di rafforzare la competitività del Piemonte e dell’Italia. Cdp ha investito tanto in Piemonte e a Torino e l'intendimento è quello di continuare a farlo”, ha concluso Gorno Tempini osservando che “non potrebbe che esserlo visto la rilevanza che la regione ha da un punto di vista dell'industria e dell'attività economica”. 
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Etichettatura ambientale, cresce la trasparenza sugli imballaggi

(Adnkronos) - L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da Conai e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale.  Un’analisi resa come sempre possibile dai dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basata su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi. Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua. Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referenze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie.   Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Queste informazioni sono presenti sul 62,1% dei prodotti a scaffale (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media. Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda.  Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità del packaging, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta. Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente. Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente.  "La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori - commenta Simona Fontana, direttore generale Conai - I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo".  "L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali - sottolinea Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy - Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi". 
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Rifiuti, progetto Neofos: recuperare fosforo da acque reflue e fanghi urbani

(Adnkronos) - Da rifiuto a risorsa grazie allo sviluppo di tecnologie innovative per il recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani. Questo l’obiettivo di Neofos, un programma di sperimentazione con un investimento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del bando promosso dal Mase - Materie Prime Critiche e guidato da Gruppo Cap, insieme a MM Spa, Politecnico di Milano (Polimi) e Università di Bologna (Unibo). Il progetto coinvolge tecnologie e strategie innovative per la gestione dei nutrienti e il recupero del fosforo come risorsa strategica, creando un modello di economia circolare unico in Italia per integrazione territoriale.  Il fosforo è un elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e per alcune applicazioni industriali, di particolare interesse per il settore dell’automotive, come le batterie litio-ferro-fosfato. A causa del progressivo depauperamento delle riserve minerali globali e della sua designazione come Critical Raw Material, cresce l’interesse per le attività di Urban Mining, che permettono di produrre localmente fosforo e ridurre la dipendenza dai mercati extra Ue.  In questo scenario Cap, da sempre impegnata nello sviluppo di progetti di economia circolare, ha ottenuto il ruolo di capofila nel progetto che partirà dall’impianto di Bareggio, dove sarà installato un primo impianto dimostrativo, capitalizzando l’esperienza e il know-how acquisito negli anni nella gestione della BioPiattaforma di Sesto San Giovanni. Al contempo, con il coinvolgimento di MM, gestore del servizio idrico integrato della città di Milano, il progetto si radica strategicamente sul territorio, consentendo di testare soluzioni innovative direttamente nei grandi impianti di uno dei poli d’eccellenza europei nel trattamento acque.  Nel dettaglio, il progetto Neofos mira a sviluppare approcci circolari innovativi per il recupero del fosforo e per la produzione di materie prime seconde di qualità, attraverso tre direttrici integrate. Innanzitutto, si concentrerà sulla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue tramite la tecnologia S2Ebpr (Side-Stream Enhanced Biological Phosphorus Removal). Questo processo sfrutta batteri specifici in grado di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, riducendo l’uso di reagenti chimici e il consumo energetico, nel pieno rispetto dei nuovi limiti europei sulle emissioni di nutrienti. La sperimentazione sarà condotta su due impianti pilota, per poi verificare l’efficacia della tecnologia su scala reale.  In questa fase, MM mette a disposizione gli impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo come casi studio reali e imprescindibili per la modellazione dei processi di rimozione biologica e per la definizione degli scenari di implementazione tecnologica su scala metropolitana. In parallelo, Neofos prevede il recupero del fosforo dai fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento. Il materiale estratto sarà trasformato in sali di fosforo (struvite) o in altri composti puri, utilizzabili come fertilizzanti o in processi industriali. Con l’ottimizzazione dei processi sarà possibile ottenere prodotti di alta qualità, minimizzando l’uso di acidi e migliorando la sostenibilità complessiva.  Infine, il focus di indagine si sposterà sull’integrazione delle tecnologie e sulla loro scalabilità. Verranno valutati costi, benefici ambientali e possibilità di applicazione su larga scala, definendo strategie per la gestione dei materiali secondo i criteri di End of Waste e massimizzando efficienza e sostenibilità. In questo modo, Neofos punta a creare un modello replicabile di gestione del fosforo che coniughi innovazione, economia e rispetto dell’ambiente.  
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Record Mazda CX-5, entra nel 'club dei 5 milioni'

(Adnkronos) - Dopo Mazda 323 e Mazda3, la CX-5 entra nel 'club dei 5 milioni'. Infatti il Suv nelle scorse settimane ha superato i cinque milioni di unità vendute dal suo lancio, diventando il terzo modello nella storia della Casa Giapponese a superare questa soglia. Apprezzato dai clienti per la tecnologia Skyactiv e il linguaggio di design “Kodo – Soul of Motion”, la CX-5 - commercializzata oggi in oltre 100 Paesi - è peraltro il modello Mazda che ha raggiunto i cinque milioni di unità nel minor tempo. Dall’avvio della produzione della prima generazione della CX-5 presso lo stabilimento di Ujina n. 2 nel 2011, Mazda ha progressivamente ampliato la propria presenza produttiva includendo lo stabilimento di Ujina n. 1, lo stabilimento di Hofu e impianti in Cina. L’assemblaggio locale viene inoltre effettuato in Malesia e Vietnam, consentendo alla CX-5 di affermarsi come il modello più venduto3 dell’attuale gamma Mazda. La nuova CX-5 è stata presentata in Europa a luglio 2025 e, dopo il debutto europeo, sarà lanciata in Nord America e in Giappone nella primavera 2026. Di recente, peraltro, la nuova CX-5 ha ottenenuto le cinque stelle negli ultimi test Euro NCAP, raggiungendo il 90% nella protezione degli occupanti adulti, l’89% nella protezione dei bambini, un eccellente 93% nella tutela degli utenti vulnerabili della strada e l’83% nella valutazione dei sistemi di assistenza alla sicurezza.  Commentando il traguardo di vendite Koichiro Yamaguchi, Program Manager della CX-5, sottolinea come "grazie a una meticolosa attenzione verso la fruibilità quotidiana, si è evoluta in un SUV di nuova generazione che rende la guida più confortevole e arricchisce la vita di ogni giorno. Continueremo a sviluppare la CX-5 con grande cura, con l’obiettivo che sia apprezzata e amata per molti anni ancora”. 
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Da Undisputed a Ace Combat, i titoli PlayStation Plus di febbraio

(Adnkronos) - Sony Interactive Entertainment ha ufficializzato la lineup dei titoli mensili per il mese di febbraio 2026, garantendo una selezione eterogenea che copre diversi generi, dalla simulazione sportiva all'azione sci-fi. Tutte le produzioni indicate saranno riscattabili dagli utenti fino al 2 marzo, permettendo di ampliare la propria libreria digitale con esperienze dal forte impatto tecnico e narrativo. Tra i protagonisti della selezione figura Ace Combat 7: Skies Unknown, capitolo che riporta i giocatori all'interno di cockpit dettagliati per affrontare scontri tattici nei cieli, alternando velivoli reali a prototipi futuristici. Parallelamente, Undisputed debutta nel catalogo dedicato alla boxe con un approccio estremamente realistico, mettendo a disposizione un roster di oltre settanta pugili licenziati e una modalità carriera strutturata per simulare l'ascesa dai circuiti amatoriali ai vertici mondiali della disciplina. Il panorama della sopravvivenza viene esplorato attraverso Subnautica: Below Zero, ambientato nelle gelide acque del pianeta 4546B, dove la ricerca di risorse e la costruzione di basi sottomarine risultano fondamentali per proseguire nelle indagini. Chiude il pacchetto Ultros, un'avventura caratterizzata dallo stile visivo eccentrico di El Huervo, che unisce combattimenti brutali a una gestione contemplativa della flora all'interno di una struttura a loop temporali definita Sarcophagus. 
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Psichiatri, 'sì a microdosi di psichedelici contro i disturbi mentali'

(Adnkronos) - Dalla psilocibina dei funghi allucinogeni all'Lsd: "Una nuova vecchia strada contro depressione, ansia e stress post-traumatico". Dal XXVII Congresso nazionale della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), in corso fino a domani a Milano, arriva un sì alle microdosi di farmaci psichedelici per la salute mentale. "Sempre più numerose evidenze scientifiche - spiegano gli esperti - mostrano che anche solo pochi microgrammi di Lsd o minuscole quantità di psilocibina potrebbero modificare silenziosamente il cervello, offrendo una soluzione terapeutica per molti dei problemi più diffusi".  In gergo tecnico si chiama "microdosing: l'assunzione di dosi sub-percettive di sostanze psichedeliche per il trattamento di diversi disturbi psichiatrici". Sta valutando questo approccio uno studio italiano autorizzato dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa, coordinato dall'Istituto superiore di sanità e condotto nella Clinica Psichiatrica dell'università di Chieti diretta da Giovanni Martinotti, con il contributo del Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze cliniche dell'ateneo abruzzese, in collaborazione con l'Asl Roma 5 e l'azienda ospedaliero universitaria ospedali Riuniti di Foggia. E nella seconda giornata del meeting meneghino, gli esperti Sinpf fanno il punto.  "Dopo averli banditi per circa mezzo secolo, perché ritenuti ad alto rischio e privi di valore medico, gli psichedelici sono tornati al centro dell'interesse scientifico mostrando un enorme potenziale terapeutico - dichiara lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore emerito del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e co-presidente Sinpf - Gli studi più recenti indicano che microdosi di psilocibina e Lsd, pari a circa il 5-10% di una dose standard, sono in grado di 'resettare' i circuiti neurali coinvolti in patologie come la depressione maggiore e il disturbo da stress post-traumatico (Ptsd), favorendo la crescita di spine dendritiche, i mattoni neurali dell'apprendimento e della memoria, e migliorando la connettività sinaptica". Gli specialisti precisano che "l'obiettivo non è lo 'sballo', né tantomeno provocare allucinazioni", bensì "migliorare l'umore, la concentrazione e la resilienza emotiva, mantenendo al contempo la piena funzionalità". Afferma Matteo Balestrieri, già professore di Psichiatria all'università di Udine e co-presidente Sinpf: "Ricerche emergenti suggeriscono che le sostanze psichedeliche, in microdosi, possono migliorare la neuroplasticità, potenziando la capacità del cervello di formare e riprogrammare le connessioni neurali. Questo è particolarmente rilevante per condizioni come la depressione, in cui gli schemi mentali spesso diventano 'rigidi'".  Ma perché i farmaci psichedelici potrebbero rivelarsi un'arma efficace contro diversi problemi di salute mentale? Al centro di tutto - descrivono gli esperti Sinpf - c'è la rete Dmn (Default Mode Network), un sistema cerebrale coinvolto nel pensiero autoriflessivo, spesso iperattivo in caso di depressione e ansia. "Basse dosi di sostanze psichedeliche possono smorzare l'attività della Dmn, consentendo al cervello di resettarsi e trovare nuove prospettive - illustra Mencacci - Abbiamo dati che indicano che basse dosi di Lsd aumentano l'empatia emotiva e la connettività cerebrale, senza compromettere le capacità cognitive". Il microdosaggio di Lsd - riferiscono inoltre gli psichiatri - è oggetto di studio per i suoi effetti sull'estinzione della paura e sul riconsolidamento della memoria, meccanismi fondamentali per l'elaborazione di un trauma. "Sebbene la terapia assistita da Mdma sia all'avanguardia nel trattamento del Ptsd, il microdosaggio potrebbe rivelarsi un'opzione aggiuntiva promettente", sottolinea Balestrieri. Tuttavia la Sinpf invita alla cautela. "Anche il microdosing deve rimanere un atto medico controllato - puntualizzano i presidenti della società scientifica - che richiede un monitoraggio attento per escludere rischi a lungo termine. La nostra missione è garantire che l'innovazione non prescinda mai dalla sicurezza del paziente". Tra gli psichedelici, ricordano gli specialisti, la ketamina viene già ampiamente utilizzata per la depressione resistente e un suo derivato (esketamina) è usato anche in Italia per questa tipologia di disturbo.  "Il futuro della salute mentale potrebbe passare per quantità infinitesimali di sostanze un tempo proibite", è il messaggio dal congresso di Milano. "Se i trial in corso confermeranno che dosi infinitesimali possono effettivamente riscrivere i circuiti emotivi e potenziare la cognizione, potremmo essere di fronte a un cambio di paradigma nella psichiatria moderna - prospettano Balestrieri e Mencacci - La Sinpf si impegna a guidare questa transizione, promuovendo una formazione specifica per gli psichiatri italiani e collaborando con le autorità regolatrici per trasformare la ricerca d'avanguardia in pratica clinica sicura e accessibile". 
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Obeso 1 studente su 10, Oms 'a scuola solo cibi sani'

(Adnkronos) - "Nel 2025 in tutto il mondo circa 1 bambino e adolescente in età scolare su 10 soffriva di obesità". Gli studenti che pesano troppo sono saliti l'anno scorso a "188 milioni, superando per la prima volta il numero di bambini sottopeso". Lo segnala l'Organizzazione mondiale della sanità, che ha pubblicato nuove linee guida per scuole sane. Nel documento, "per la prima volta, l'Oms consiglia ai Paesi di adottare un approccio scolastico completo che garantisca che cibo e bevande forniti nelle scuole e disponibili in tutti gli ambienti scolastici siano sani e nutrienti", spiega l'agenzia delle Nazioni Unite per la salute. "Il cibo che i bambini mangiano a scuola e gli ambienti che influenzano la loro alimentazione possono avere un profondo impatto sul loro apprendimento e conseguenze durature sulla loro salute e sul loro benessere - ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms - Una corretta alimentazione a scuola è fondamentale per prevenire le malattie in età adulta e creare adulti più sani". Le sane abitudini alimentari cominciano presto, sottolinea l'agenzia ginevrina. E siccome i bambini trascorrono una parte significativa della loro giornata a scuola, questa diventa fondamentale per modellare abitudini alimentari durature e ridurre le disuguaglianze in termini di salute e nutrizione. L'Oms stima che a livello globale 466 milioni di bambini ricevano pasti scolastici, eppure le informazioni disponibili sulla qualità nutrizionale del cibo servito sono ancora limitate. Nell'ambito di iniziative come il piano di accelerazione per contrastare l'obesità e il progetto 'Scuole amiche della nutrizione', l'agenzia ha quindi incaricato un gruppo eterogeneo e multidisciplinare di esperti internazionali di elaborare linee guida ad hoc attraverso un processo rigoroso, trasparente e basato sull'evidenza.  L'Oms chiede alle scuole di "migliorare l'offerta alimentare al fine di promuovere un maggiore consumo di alimenti e bevande che favoriscano una dieta sana". Nello specifico, suggerisce come "raccomandazione forte" di "definire standard o regole per aumentare la disponibilità, l'acquisto e il consumo di cibi e bevande sani, limitando al contempo gli alimenti non sani". E come "raccomandazione condizionale" propone di "implementare interventi di 'spinta gentile' per incoraggiare i bambini a scegliere, acquistare e consumare cibi e bevande più sani, per esempio modifiche nella disposizione, nella presentazione o nel prezzo delle opzioni alimentari".  "Le politiche da sole non sono sufficienti e meccanismi di monitoraggio e applicazione sono essenziali per garantire che le linee guida siano implementate in modo efficace e coerente nelle scuole", rimarca l'Oms che supporterà gli Stati membri nell'adattamento e nell'attuazione delle nuove indicazioni attraverso assistenza tecnica, condivisione di conoscenze e collaborazioni.  Secondo il database globale dell'agenzia sull'attuazione dell'azione per l'alimentazione e la nutrizione (Gifna) - si legge in una nota - a ottobre 2025 erano 104 (su 194) gli Stati membri Oms che disponevano di politiche sull'alimentazione scolastica sana, di cui quasi 3 quarti includevano criteri obbligatori per orientare la composizione del cibo scolastico. Tuttavia, solo in 48 Paesi risultavano politiche che limitavano la commercializzazione di alimenti ricchi di zuccheri, sale o grassi non sani. 
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Tesla chiude con Model S e X per far spazio ai robot

(Adnkronos) - La notizia è giunta in modo inaspettato durante l'ultima call con gli investitori: Tesla interromperà la produzione della Model S e della Model X nel secondo trimestre del 2026. La decisione segna la fine del ciclo di vita per i due veicoli che hanno definito l'ascesa globale del marchio, trasformando quello che era un annuncio di routine in un momento di rottura definitiva con il passato automobilistico tradizionale dell'azienda di Austin. Elon Musk ha descritto l'operazione come un congedo onorevole necessario per liberare la capacità produttiva della fabbrica di Fremont, che verrà interamente dedicata allo sviluppo del robot umanoide Optimus. Questa strategia rappresenta il segnale più evidente della volontà di Musk di riposizionare Tesla non più come un semplice produttore di veicoli, ma come un'entità focalizzata su intelligenza artificiale e robotica. La Model S, lanciata nel 2012, e la Model X, celebre per le sue portiere ad ali di falco introdotte nel 2015, cedono il passo a una visione dominata dall'autonomia. L'invito rivolto ai potenziali acquirenti è di procedere con gli ordini prima della chiusura definitiva delle linee, confermando come la priorità aziendale si sia ormai spostata verso la guida autonoma e i nuovi mercati tecnologici. I dati di mercato supportano la necessità di una ristrutturazione: nel 2025 la categoria che include i modelli storici e il Cybertruck ha registrato una contrazione delle vendite pari al 40,2% su base annua. Mentre il successo dei modelli di massa 3 e Y continua a trainare i volumi, il segmento luxury ha mostrato segni di stanchezza strutturale. Il passaggio alla robotica avviene tuttavia in un momento di forte pressione finanziaria, con Tesla che ha riportato una flessione degli utili del 61% nel quarto trimestre, rendendo la scommessa sulla diversificazione tecnologica un passaggio cruciale per il futuro del gruppo. 
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