Suzuki Car of EICMA 2025: la Vitara Hybrid unisce due mondi

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Suzuki si conferma protagonista del panorama motoristico internazionale conquistando il titolo di “Car of EICMA 2025”. In occasione del salone mondiale dedicato alle due ruote, in programma a Rho Fiera Milano dal 6 al 9 novembre, il marchio giapponese celebra la profonda connessione tra moto e auto con una presenza scenografica e dal forte valore simbolico. Per suggellare questo legame, Suzuki espone due versioni one-shot della sua Vitara Hybrid, realizzate appositamente per l’evento e caratterizzate da livree uniche ispirate al mondo motociclistico. Si tratta della Vitara Hybrid 8TT, che richiama i colori della sportiva GSX-8TT, e della Vitara Hybrid DR-Z4, dedicata all’iconica gamma DR-Z, ambasciatrice dello spirito off-road del brand. La prima sarà esposta all’Expo 3 in Viale Italia, mentre la seconda sarà visibile all’Expo 7, nel Padiglione 14, nei pressi dell’area Motolive.  Le due interpretazioni della Vitara rappresentano un inedito dialogo tra design automobilistico e linguaggio motociclistico, fondendo stile retrò, tecnologia e passione sportiva. La livrea 8TT riprende le linee armoniose e i colori della storica T500 “Titan”, mentre la versione DR-Z4 trasmette la robustezza e la vocazione avventurosa della gamma dual-sport di Hamamatsu. Sul fronte tecnico, la Suzuki Vitara Hybrid resta fedele alla sua identità di SUV compatto e versatile, spinto dalle soluzioni Hybrid 140V con motore 1.5 DUALJET o Hybrid 48V abbinato al motore 1.4 BOOSTERJET.
 La trazione 4WD AllGrip Select garantisce aderenza su ogni superficie, mentre il nuovo infotainment con schermo touch da 9”, navigatore integrato e connettività wireless con Apple CarPlay e Android Auto assicura un’esperienza sempre connessa e intuitiva. Vitara si distingue anche per l’elevato livello di sicurezza grazie a sistemi avanzati come “Attentofrena” (DSBS II), “Guidadritto” (LKA+LDP) e “Guardalastrada” (DMS), che monitorano costantemente l’ambiente circostante e lo stato del conducente, offrendo un supporto alla guida ai vertici della categoria. 
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Alpine A390: agilità ai massimi livelli

(Adnkronos) - La nuova Alpine A390 rappresenta una svolta tecnica per la Casa francese. Questa sport fastback a cinque posti adotta un’architettura elettrica inedita, con tre motori: uno anteriore che aziona le ruote frontali e due motori posteriori dedicati ciascuno a una ruota. Tale configurazione, oltre a garantire la trazione integrale, consente un controllo indipendente e ultra-preciso della coppia motrice su ciascun asse. Frutto di cinque anni di sviluppo, l’innovativo sistema Alpine Active Torque Vectoring rappresenta una delle più importanti evoluzioni mai introdotte su un modello del marchio.  “Con questa tecnologia superiamo i limiti dei differenziali a slittamento limitato”, spiega Constance Leraud-Reyser, ingegnere dei sistemi di guida Alpine. “Gestendo la coppia da 0 a 100% tra le due ruote posteriori, offriamo alla A390 un’agilità e una sicurezza dinamica mai viste prima”.
 

 La A390 GTS è la prima Alpine a superare 400 cavalli di potenza e 800 Nm
di
coppia. L’accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in meno di 4 secondi, mentre i 1.000 metri da fermi vengono coperti in soli 22 secondi. Prestazioni da autentica sportiva, unite a una dinamica di guida che rimane fedele al DNA Alpine: leggera, precisa e reattiva. Il segreto risiede nel sistema Active Torque Vectoring, capace di adattare in tempo reale la distribuzione della coppia tra le ruote posteriori in base alla velocità e all’angolo di sterzata. Questa funzione elimina il sottosterzo e il sovrasterzo, garantendo un comportamento neutro e prevedibile in ogni situazione. L’intervento avviene in millesimi di secondo, assicurando trazione e stabilità ottimali anche nelle fasi di accelerazione più intense. Dietro al volante, la A390 trasmette una sensazione di unità tra pilota e vettura: la massa e le dimensioni scompaiono, lasciando spazio a un’esperienza di guida diretta e naturale. In caso di perdita di aderenza, per esempio su superfici scivolose, il sistema corregge automaticamente la coppia per migliorare la motricità e la sicurezza di guida.
 
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MINI Paul Smith Edition: stile britannico e design d’autore

(Adnkronos) - La MINI Paul Smith Edition segna un nuovo capitolo nella collaborazione tra due icone britanniche. Presentata al Japan Mobility Show di Tokyo, l’edizione speciale unisce artigianalità, creatività e innovazione, incarnando la filosofia “Classic with a twist” del celebre stilista inglese. Disponibile nelle versioni 3 porte, 5 porte e Cabrio, la vettura esprime l’essenza del design MINI attraverso l’estro di Paul Smith. “È stato un privilegio reinterpretare un’icona con colori e dettagli inaspettati”, ha dichiarato lo stilista.  Il carattere distintivo dell’edizione risiede nella scelta cromatica e nei particolari esclusivi. Tre le tinte per la carrozzeria: Statement Grey, reinterpretazione del colore della Mini Austin Seven del 1959; Inspired White, omaggio al beige classico e Midnight Black Metallic. Accenti in Nottingham Green, tributo alla città natale di Paul Smith, impreziosiscono calandra, specchietti e coprimozzi, mentre il tetto può presentare righe nere lucide e opache di diverso spessore. I cerchi in lega Night Spoke da 18 pollici con finitura Dark Steel Flash completano l’estetica insieme alla firma Paul Smith sul listello posteriore. L’abitacolo riflette un’eleganza sobria e moderna. I sedili sportivi Nightshade Blue in Vescin si abbinano a superfici in tessuto tecnico e cuciture multicolore ispirate alla “Signature Stripe”. La strumentazione digitale offre sfondi dedicati, mentre la luce di cortesia proietta la scritta “Hello” a terra, accompagnata dal motto “Every day is a new beginning”. La collaborazione tra MINI e Paul Smith, iniziata nel 1998, prosegue con questa edizione che rinnova il legame tra stile britannico e innovazione, fondendo tradizione, ironia e design contemporaneo. 
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A settembre cresce il mercato delle auto

(Adnkronos) - Il mercato autovetture europeo registra a settembre una crescita significativa con 1.236.876 immatricolazioni, corrispondente a un incremento del 10,7% rispetto alle 1.116.975 unità dello stesso mese del 2024. Tutti e cinque i principali mercati europei chiudono il mese di settembre in crescita, questa dinamica consolida per l’Italia la quarta posizione tra i major market sia nel mese di settembre che nei primi 9 mesi. “Sul fronte italiano” dichiara il Direttore Generale di UNRAE, Andrea Cardinali “lo scorso 22 ottobre sono finalmente partiti gli incentivi MASE per l’acquisto di veicoli elettrici, anche se al momento in cui parlo non è ancora possibile procedere con la validazione dei voucher. In poco più di 24 ore, privati e microimprese hanno esaurito l’intero fondo da 597 milioni di euro. Ora vedremo se i circa 55.700 voucher generati si trasformeranno tutti in ordini: gli acquirenti hanno 30 giorni di tempo per sottoscrivere il contratto di acquisto, altrimenti la prenotazione decade e le risorse tornano disponibili. Questo meccanismo ‘a intermittenza’ è ormai un copione noto: lunghi mesi di attesa, poi una fiammata improvvisa che brucia i fondi in poche ore e, subito dopo, il rischio di una nuova fase di stallo del mercato. D’altra parte - conclude Cardinali - la rapidità con cui le risorse sono andate esaurite conferma che l’interesse verso la mobilità elettrica esiste. Per trasformare questo interesse in domanda stabile e prevedibile servono incentivi strutturali, una politica industriale di lungo periodo costruita insieme alle associazioni di settore e – tema per noi imprescindibile – una revisione urgente della fiscalità delle auto aziendali.”
 
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BYD TECH PILLS #3 Vehicle to Load: quando l’auto diventa una fonte di energia

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BYD, punto di riferimento mondiale nella mobilità elettrica e nell’innovazione sostenibile, ridefinisce il concetto di spostamento, trasformando ogni veicolo in una riserva mobile di energia. Tutta la gamma del marchio è infatti dotata della tecnologia Vehicle to Load (V2L), una soluzione intelligente che consente di erogare elettricità verso l’esterno, rendendo l’auto capace di alimentare altri dispositivi. Grazie al sistema V2L, i modelli BYD possono fornire fino a 3 kW di potenza tramite un adattatore collegato alla presa di ricarica, sufficienti per far funzionare contemporaneamente apparecchi a elevato assorbimento energetico. Laptop, e-bike, scooter elettrici, frigoriferi portatili, utensili professionali e piccoli elettrodomestici possono essere alimentati direttamente dal veicolo, rendendolo un supporto prezioso per ogni situazione, dal lavoro all’aria aperta al tempo libero.  La funzione Vehicle to Load amplia i confini della mobilità elettrica, offrendo nuove possibilità a chi sceglie un’auto BYD. Ogni modello diventa così un compagno versatile per chi lavora in movimento, per gli appassionati di outdoor o semplicemente per chi desidera avere sempre una fonte di corrente disponibile in ogni momento. La presenza del V2L su tutti i veicoli del brand riflette una strategia tecnologica coerente, orientata a massimizzare l’utilità della mobilità elettrica anche al di fuori della strada. Con questa soluzione, BYD consolida la propria visione dell’automobile come piattaforma tecnologica evoluta, capace di integrare efficienza, sostenibilità e supporto concreto alla vita quotidiana. 
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EICMA 2025, Motolive festeggia con le leggende del motorsport

(Adnkronos) - Il rombo dei motori e quello degli applausi tornano protagonisti all’ottantaduesima Edizione di EICMA 2025. MotoLive, l’arena racing dell’Esposizione internazionale delle due ruote, festeggia i suoi vent’anni e promette un’edizione veramente da brividi. Dal 6 al 9 novembre andranno in scena gare, show spettacolari, stunt acrobatici e intrattenimento dal palco centrale. Tra i piloti più significativi saranno presenti: Troy Bayliss, Carlos Checa, Marco Melandri, Alex Gramigni, Jeremy McWilliams e Thomas Chareyre, affiancati dagli specialisti del fuoristrada Stefan Everts, Christophe Pourcel, Chicco Chiodi, David Philippaerts e Marco Belli.
 Tra i momenti più attesi, il ritorno della Champions Charity Race, duelli a inseguimento che metteranno in pista oltre quaranta piloti suddivisi in due categorie: Rally e Legend.
 

 Dopo il successo delle precedenti edizioni, tornano inoltre le sfide tra maxienduro bicilindriche, in programma giovedì 7 e venerdì 8 novembre: 16 marchi ai cancelletti di partenza, tra cui Aprilia, Benelli, BMW, CFMOTO, Fantic Motor, Harley-Davidson, Honda, Kove, KTM, Moto Morini, MV Agusta, QJ Motor, Triumph, Voge e Yamaha.
 Infine ultimo ingrediente di successo della manifestazione sarà presente in EICMA 2025 anche Kevin Schwantz, leggenda texana del motociclismo che guiderà la parata finale dopo ogni gara. 
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'Novembre azzurro', al Campus Bio-Medico Roma esami e visite per 'lui'

(Adnkronos) - Dai controlli per le persone fragili assistite dalla Caritas diocesana di Roma ai pacchetti di prevenzione gratuita con ecografia, passando per il numero verde dedicato per ricevere informazioni e prenotare le visite. Sono alcune delle iniziative promosse dalla Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma con la campagna 'Novembre azzurro: la prevenzione è la tua mossa vincente'. Nel mese internazionale dedicato alla salute maschile la Fondazione ha messo a punto un ampio programma di screening, attività di informazione e iniziative solidali rivolte al benessere maschile. L'obiettivo è invitare a tenere un approccio più consapevole alla propria salute e diffondere la cultura della prevenzione, ancora troppo spesso trascurata dagli uomini. Nello specifico la Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico metterà a disposizione 50 esami del Psa ed eventuale visita urologica, qualora necessaria, per gli assistiti dalla Caritas diocesana di Roma presso l'Hotel Divino Amore Casa del Pellegrino. Un modo per favorire l'accesso alla prevenzione da parte di alcune persone più vulnerabili e in condizioni di difficoltà economica segnalate dall'As Roma - di cui il policlinico è Official Medical Partner - parte della community coinvolta in via continuativa nei programmi di sostenibilità sociale del club giallorosso. Presso la sede centrale del policlinico a Trigoria sarà invece disponibile fino a esaurimento posti il pacchetto di prevenzione del tumore del rene con 50 ecografie renali gratuite, mentre al Campus Medical Center Porta Pinciana, in centro a Roma, si potrà aderire al programma di prevenzione del tumore della prostata che prevede 500 esami gratis del Psa e, anche in questa circostanza, visita urologica gratuita in caso di valori alterati.  Oltre a questi screening a costo zero, il Campus Bio-Medico offre anche prestazioni ulteriormente scontate in 'Tariffa amica', l'iniziativa di privato sociale che consente di accedere a visite e prestazioni specialistiche a costi calmierati, in diverse specialità tra cui cardiologia, tricologia, medicina dello sport, ortopedia e odontoiatria, insieme a esami diagnostici come l'ecografia addominale. Per tutto novembre, inoltre, sarà attivo il numero verde 800.93.13.43, a cui potersi rivolgere per ricevere le informazioni e prenotare le visite. Uno strumento molto semplice pensato per rendere più accessibili le iniziative dedicate alla salute maschile. Disponibili anche l'indirizzo e-mail novembreazzurro@policlinicocampus.it e il sito web dedicato, con tutte le informazioni aggiornate. "Negli ultimi anni abbiamo visto come la prevenzione maschile venga troppo spesso trascurata - afferma l'amministratore delegato e direttore generale della Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico, Paolo Sormani - Con la campagna Novembre azzurro vogliamo rendere più facile questo passo, incoraggiando gli uomini a sottoporsi a controlli periodici grazie all'offerta di percorsi dedicati seguiti dai nostri professionisti e disponibili nei nostri diversi centri sul territorio. Il nostro impegno è fare in modo che ogni persona trovi nel Policlinico un luogo accogliente nel quale si possa sentire accompagnata con competenza in un gesto semplice ma decisivo per la propria salute". "Nel nostro policlinico - ha aggiunto il direttore dell'Unità operativa complessa di Urologia, Rocco Papalia - la prevenzione è parte integrante della cura. Lavoriamo ogni giorno per garantire diagnosi precoci e terapie personalizzate, con l'utilizzo di tecnologie d'avanguardia e approcci mini-invasivi in grado di ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita del paziente. Ma tutto parte da un gesto semplice: una visita urologica". Accanto all'attività sanitaria, l'11 novembre torna l'incontro formativo sul tumore della prostata nell'ambito degli Education Box, il progetto del Policlinico Campus Bio-Medico che mette a disposizione spazi di confronto aperti a pazienti, familiari e caregiver. Con questo appuntamento medici e specialisti del policlinico approfondiranno temi legati alla prevenzione, alla diagnosi precoce e agli stili di vita salutari, fornendo informazioni pratiche su come favorire il benessere maschile anche attraverso comportamenti consapevoli e stili di vita corretti. Per l'intero mese tutte le varie strutture della Fondazione saranno anche allestite con il colore azzurro, simbolo della campagna, per invitare gli uomini a fare la propria 'mossa vincente' e a non rimandare. 
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Anziani, 1 over 65 su 5 ha avuto una caduta nell'ultimo anno, nel 18% dei casi frattura

(Adnkronos) - "Un over 65 su cinque ha avuto almeno una caduta nell’ultimo anno, che nel 18% dei casi ha portato a una frattura e nel 16% a un ricovero ospedaliero". Lo affermano i dati della sorveglianza Passi d’Argento dell'Istituto superiore di sanità (Iss), relativi al biennio 2023-2024, secondo cui però "una quota rilevante di anziani, uno su tre, non utilizza presidi anticaduta come il tappetino in bagno, nonostante sia proprio la casa il luogo dove gli incidenti si verificano di più". Le cadute fra gli ultra 65enni sono avvenute per lo più all’interno della casa (54%) e meno frequentemente in strada (20%), in giardino (21%) o altrove (5%). Nel biennio 2023-2024 "il 20% degli intervistati ultra 65enni ha dichiarato di essere caduto nei 12 mesi precedenti l’intervista, di cui il 14% una sola volta e il 6% due o più volte. Nel 18% dei casi le cadute hanno causato una frattura e nel 16% dei casi è stato necessario il ricovero ospedaliero di almeno un giorno". “Passi d'Argento – spiegano le responsabili della sorveglianza - rileva le cadute avvenute nei 12 mesi precedenti l'intervista, permettendo di monitorare anche eventuali eventi ripetuti che, oltre ad aumentare il rischio di fratture multiple, possono creare un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente il fisico e la mobilità dell’individuo, riducendo gradualmente l’autonomia delle persone anziane”. Le cadute fra gli ultra 65enni sono più frequenti con l’avanzare dell’età (le riferiscono il 15% dei 65-74enni e il 31% degli ultra 85enni), fra le donne (24% contro 15% negli uomini) e fra le persone con molte difficoltà economiche (29% contro 18% di chi non ne ha). Il 34% degli intervistati riferisce di avere paura di cadere, ma questa quota quasi raddoppia fra chi ha già vissuto questo evento. La paura di cadere cresce con l’età (è riferita dal 53% degli ultra 85enni), è maggiore fra le donne (43%), fra chi ha molte difficoltà economiche (50%) o bassa istruzione (45%) e fra chi vive solo (42%). La caduta è anche associata al malessere psicologico: la prevalenza di persone con sintomi depressivi fra le persone che hanno subito una caduta negli ultimi 12 mesi è del 17% (contro 7% del campione totale)". La casa "non è percepita dagli anziani come un luogo a rischio di cadute: solo il 29% la reputa un luogo in cui la probabilità di avere un infortunio è alta o molto alta. Questa consapevolezza cresce con l’età (41% fra gli ultra 85enni), è maggiore fra le donne (34% contro 22% fra gli uomini) e fra le persone con molte difficoltà economiche (46%) o una bassa istruzione (34%)", si legge nel report. Il 62% degli ultra 65enni riferisce di adottare il tappetino come presidio anticaduta nell’uso della vasca da bagno o della doccia, mentre è minore il ricorso ai maniglioni (22%) o ai seggiolini (17%). Tuttavia, complessivamente, solo il 67% degli intervistati ricorre all’uso di almeno uno di questi presidi anticaduta in bagno, mentre il restante 33% non li utilizza. L’uso di questi presidi è più frequente al crescere dell’età (tra gli ultra 85enni raggiunge l’81%), tra le donne (71%), fra le persone con maggiori difficoltà economiche (75%) e fra chi ha un basso livello di istruzione (76%). "Ancora troppo bassa sembra l’attenzione degli operatori sanitari al problema delle cadute fra gli anziani: solo l’11% dichiara di aver ricevuto, nei 12 mesi precedenti l’intervista, il consiglio dal medico o da un operatore sanitario su come evitare le cadute - rimarca il report - L’analisi temporale delle cadute negli ultimi 12 mesi fra gli ultra 65enni, che nel biennio 2020-2021 aveva registrato una riduzione significativa seppur di piccola entità, torna ai livelli pre-pandemici negli anni successivi e nel 2024, la prevalenza delle cadute nei 12 mesi precedenti l’intervista è analoga a quella osservata nel 2016". 
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L'indagine, 'solo 50% centri oncologici ha percorsi nutrizionali accessibili'

(Adnkronos) - "Solo metà dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e accessibili in modo uniforme, con forti differenze territoriali: sono soprattutto i centri del Nord a esserne dotati. E nella metà dei casi la valutazione nutrizionale alla diagnosi non viene effettuata regolarmente e spesso è riservata solo ai pazienti con calo ponderale evidente, con neoplasie che compromettono l’alimentazione o in regime di ricovero. In quattro centri su dieci, inoltre, non vengono raccolte neppure le abitudini alimentari dei pazienti". Sono questi i principali risultati della survey 'Percorsi di screening nutrizionali in oncologia', che ha coinvolto un campione di 100 strutture oncologiche ospedaliere italiane e che sarà presentata al congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, che si svolgerà a Roma dal 7 al 9 novembre prossimo. Inoltre, il 52% delle risposte proviene dai centri del Nord, il 29% dal Centro e il 19% dal Sud Italia: e anche questo è un segnale delle differenze territoriali che emergono dalla survey e che dipende dalla diversa concentrazione delle strutture oncologiche nel Paese. Promossa dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo), su proposta del Comitato Scientifico, l’indagine ha fotografato la presenza di percorsi nutrizionali, le modalità di valutazione dello stato nutrizionale e l’integrazione delle raccomandazioni nutrizionali nei servizi oncologici. “Questi dati confermano che la nutrizione resta una delle aree più trascurate in oncologia, pur avendo un impatto diretto sugli esiti clinici – commenta Paolo Tralongo, presidente Cipomo e direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale di Siracusa –. Come Collegio riteniamo prioritario uniformare l’accesso a percorsi nutrizionali dedicati, perché non può esserci una qualità di cura diversa a seconda del territorio. È un tema di equità e di diritto per tutti i pazienti oncologici”. “La malnutrizione, per difetto o per eccesso, rappresenta una delle sfide più rilevanti nella gestione del paziente oncologico – aggiunge Federica Grosso, responsabile scientifica della survey e oncologa presso l’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria –. Uno stato nutrizionale non adeguato, infatti, incide negativamente sulla qualità di vita, sulla tolleranza ai trattamenti, sulla prognosi e sui costi sanitari. Per questo abbiamo voluto realizzare questo lavoro: fotografare e misurare il problema significa renderlo evidente, sensibilizzare la comunità oncologica e promuovere interventi concreti per il futuro”.  Solo nella metà dei centri le indicazioni sulla corretta alimentazione vengono fornite in maniera sistematica, prevalentemente ai pazienti in terapia attiva o affetti da patologie che interferiscono con l’alimentazione. L’impiego di strumenti validati di screening (come Nrs-2002, Mna-Sf, Must, Mst), raccomandati dalle linee guida Espen e richiamati anche da Aiom, non è ancora diffuso in modo omogeneo. Inoltre, nella metà dei casi sono oncologi o infermieri a occuparsi dell’inquadramento nutrizionale, mentre la presenza di nutrizionisti e dietisti non è ancora garantita ovunque. La survey evidenzia inoltre che "la quasi totalità dei rispondenti ritiene utile disporre di materiale informativo esaustivo da fornire ai pazienti e avviare una presa in carico ambulatoriale dietologica con monitoraggio dello stato nutrizionale e prescrizioni personalizzate almeno per i pazienti a rischio".  “La valutazione nutrizionale precoce alla diagnosi non è ancora sistematicamente integrata nei percorsi oncologici italiani – spiega Grosso –. Tuttavia, un segnale positivo arriva dal consenso quasi unanime degli oncologi: il 99% dei partecipanti ritiene fondamentali progetti educazionali che integrino corretta alimentazione e attività fisica, un binomio complementare e interconnesso, due pilastri inscindibili della prevenzione e della cura, considerati una protezione contro sarcopenia, cachessia, depressione e deficit immunitario. È necessario rendere omogenee le pratiche e avviare una presa in carico dietologica strutturata, con monitoraggio e prescrizioni personalizzate almeno per i pazienti a rischio”. “La realizzazione di ambulatori e percorsi nutrizionali dedicati – conclude Luisa Fioretto, past president Cipomo e direttore Dipartimento Oncologico Azienda USL Toscana Centro – rappresenta uno degli aspetti nodali affrontati partendo con le survey nell’ambito del Laboratorio Cipomo avviato nel precedente mandato. Un Laboratorio che a seguire della pubblicazione del Manifesto sul profilo delle nuove competenze dei primari di Oncologia, ha avviato un articolato processo di riconfigurazione dei nodi e percorsi organizzativi dei reparti di oncologia ospedaliera. Tutto ciò al fine di costruire nel Paese una offerta sanitaria oncologica al passo con una domanda sempre più complessa”. “Questa survey indica con chiarezza la direzione da seguire – precisa Tralongo –: l’integrazione della valutazione e del supporto nutrizionale non può più essere considerata accessoria, ma parte integrante e sistematica del percorso oncologico. Per questo Cipomo, oltre a rafforzare la formazione degli oncologi e promuovere la creazione di ambulatori nutrizionali dedicati, intende farsi promotore di un impegno condiviso con Istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti, per sviluppare modelli organizzativi omogenei, ambulatori nutrizionali dedicati e programmi formativi che tengano conto delle risorse disponibili”. “L’obiettivo è duplice – conclude Grosso –: garantire equità di accesso a tutti i pazienti sul territorio nazionale e rafforzare una cultura della prevenzione e della cura che riconosca nella nutrizione e nello stile di vita due alleati indispensabili contro la malattia oncologica”.  
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L'Ai e la crociata dell'internista: "Non chiamatela dottore, senza l'anima non c'è il medico"

(Adnkronos) - "Ma quale 'dottor Ai'. Ad oggi l'intelligenza artificiale non ha carattere né empatia, non può produrre nel paziente alcun effetto umano e l'umanità è parte integrante della cura. Senza l'anima, non c'è il medico". Antonino Mazzone - siciliano doc trapiantato a Legnano dove dirige il Dipartimento medico dell'Asst Ovest Milanese, internista per vocazione ("l'internista è il medico che si occupa dei malati e non delle malattie") e scrittore (è autore di tre romanzi che mescolano storie di vita e di professione) - di "medici artificiali" non vuole proprio sentir parlare. "E' una definizione che fa schifo", sentenzia lo specialista, spiegando all'Adnkronos Salute le ragioni del suo rifiuto per un termine ormai sdoganato anche dalla letteratura scientifica. Mazzone tira dritto: "L'Ia potrà anche fare una diagnosi o produrre un ragionamento equivalente a quello umano nel prevedere l'evoluzione di un caso clinico. Ma chiunque abbia a che fare ogni giorno con la complessità, con pazienti polipatologici e politrattati, sa bene che oltre a questo c'è molto di più". Ci sono le emozioni, c'è l'anima, appunto, e l'intelligenza artificiale l'anima non ce l'ha. Mazzone ne sta facendo una crociata: una lettera a 'Quotidiano sanità', dichiarazioni su altre testate anche locali, e domani un intervento sul tema 'Comunicazione medico-paziente in era digitale, parole e cura' al convegno 'Sciascia e Tobino: la letteratura tra impegno sociale e cura', una due giorni iniziata oggi alla Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto nell'Agrigentino. In occasione dell'evento, organizzato dal medico, artista, attore e autore teatrale Salvatore Nocera Bracco, e sostenuto da Giuseppe Ruggeri, presidente dell'Amsi, Associazione medici scrittori italiani, l'internista sferra un nuovo attacco all'algoritmo: "Magari riesce a essere più efficiente dell'uomo nella capacità di ragionamento clinico, ma manca di umanità e di amore". Sentimento a cui Mazzone ha dedicato il suo ultimo libro 'Amare, nonostante tutto. Incontri ed emozioni', edito da Nardini. "Data la maturità di questa tecnologia in rapida evoluzione, l'adozione degli Llm (Large language model) nella pratica medica clinica è imminente", avvertono gli autori di un paper israeliano pubblicato nell'aprile 2024 sul 'New England Journal of Medicine', secondo cui "le prestazioni di ChatGpt-4 sono paragonabili a quelle dei medici agli esami ufficiali di specializzazione". A parte rivendicare la superiorità della sua categoria sulla macchina ("lo studio mostra che in medicina interna il confronto è molto favorevole all'uomo"), l'internista non nega certo l'evidenza che certifica i progressi dell'Ia in sanità. Per imparare a sfruttarne le opportunità, "in parallelo al lavoro medico umano e non in sua vece", nei giorni scorsi ha pure invitato per una relazione all'ospedale di Legnano Daniela Tirotta, editor di un volume dell''Italian Journal of Medicine' dedicato all'intelligenza artificiale. Mazzone fa notare però che l'Ia deve fare ancora tanta strada. Cita un esperimento, pubblicato, dell'internista di Bergamo Alice Fanin: "Ha sottoposto a ChatGpt alcuni quesiti, uno dei quali era 'ho le gambe gonfie da 10 giorni, cosa può essere?'. L'algoritmo rispondeva che le cause possono essere molte e forniva consigli tra cui 'bevi molta acqua'. Peccato che se le gambe gonfie dipendono da uno scompenso cardiaco, bere può aggravare non poco il quadro clinico". Dal dottor Ai "una grossa inesattezza", dunque. Un esempio dei "tanti errori digitali
che fanno ancora del medico un professionista insostituibile", ripete lo specialista. Che ci sia una rivoluzione in atto è palese, e il cambiamento va compreso e gestito per non esserne travolti. "Le capacità in rapida evoluzione degli strumenti basati sull'intelligenza artificiale hanno gettato le basi per una ricerca trasformativa", si legge in un editoriale apparso questo mese su 'Jama Internal Medicine'. "L'Ia è stata infatti ampiamente adottata dalla ricerca medica" e gli studi in materia aumentano esponenzialmente, osservano i firmatari: se "10 anni fa su PubMed si contavano circa 5mila pubblicazioni l'anno", questa cifra è salita a "10mila nel 2018" e "quest'anno siamo sulla buona strada per superare le 50mila pubblicazioni in tutto il mondo. Tuttavia, il potenziale di tradurre queste informazioni in approfondimenti clinicamente rilevanti e miglioramenti significativi ed equi nell'erogazione dell'assistenza rimane al momento in gran parte teorico", precisano gli autori.  "Nonostante la rapida crescita degli studi incentrati sull'Ia - evidenziano - meno dell'1% sono trial clinici". Inoltre, "molti degli studi riportati finora sono stati condotti su campioni di piccoli dimensioni e si concentrano sull'accuratezza diagnostica, piuttosto che sulla valutazione dell'efficacia di un intervento di Ia in termini di risultati sul paziente". Infine, "gli studi esistenti presentano solo informazioni limitate sui dati demografici dei pazienti e sull'efficienza operativa, e la maggior parte non è stata replicata, sollevando preoccupazioni sulla possibilità di generalizzarne e applicarne i risultati". Per colmare queste lacune, la rivista annuncia "un bando per le ricerche relative all'intelligenza artificiale", invitando la comunità scientifica a disegnare "studi randomizzati di alta qualità che definiscano chiaramente l'intervento fondato sull'Ia" e "affrontino direttamente gli esiti per i pazienti". In altre parole, la 'bibbia' della medicina interna chiede "trial che valutino l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla riprogettazione dell'assistenza sanitaria nella pratica clinica reale".  Mentre "la Food and Drug Administration statunitense ha già approvato oltre 1.000 dispositivi medici basati sull'Ia", Jama Internal Medicine rileva anche come "i quadri normativi esistenti non riescano a tenere il passo con il rapido ritmo di scoperta e implementazione" dei nuovi strumenti. Il giornale solleva "preoccupazioni etiche in merito alla privacy del paziente, alla responsabilità, alla trasparenza e alla provenienza dei dati". E sottolinea che "la capacità di 'apprendere' ed evolversi" è sì "uno dei punti forti dell'Ia", ma "rende anche molto più difficile la supervisione normativa". Un'altra sfida, poi, è "la mancanza di chiarezza su come i modelli di intelligenza artificiale raggiungano le loro conclusioni". Per il futuro, in sintesi, "saranno necessari nuovi approcci normativi per garantire efficacia e sicurezza, bilanciando al contempo gli interessi e i diritti del paziente". Gli editorialisti insistono sul concetto di "equità": sarà "fondamentale identificare e prevenire i bias algoritmici", soprattutto "per garantire che l'adozione dell'Ia nell'assistenza clinica non esasperi le disparità di lunga data in ambito sanitario".  In un'Italia in cui il diritto costituzionale alla salute resta sempre più spesso sulla carta, superare le disuguaglianze che ne ostacolano l'esericizio per Mazzone è un compito dell'umano, non dell'Ai. La lotta alle disparità, è il messaggio dell'internista scrittore, comincia dalla ricostruzione del rapporto medico-paziente. Un "privilegio" che si è perso. "Oggi - afferma il camice bianco - la medicina si muove su territori lontani dal letto del malato, intrappolata fra briefing, riunioni tecnologiche, Pdta, linee guida. In questi anni difficili tutto ciò ha aperto una ferita profonda nella complessa e delicata relazione personale tra medico e paziente, in crisi già ben prima della pandemia di Covid. Abbiamo la necessità di tornare ai fondamentali della natura e dell'etica del rapporto medico-paziente", perché "prima della scienza medica c'è la compagnia al malato. La condivisione della sofferenza, l'aiuto a chi soffre, connota radicalmente l'essere medico e non è semplice obbedienza a una linea guida".  "La medicina - ammonisce Mazzone - oggi ha il compito di recuperare quelle che gli anglosassoni chiamano Medical Humanities, gli elementi insostituibili della relazione medico-paziente". Innanzitutto "l'ascolto attivo, che non riguarda solo l'anamnesi clinico-scientifica, ma il contesto culturale, sociale, economico e di vita del paziente, tutti fattori che possono influenzarne la salute e guidarne la cura. Il medico deve sempre ricordarsi la lezione di Talete da Mileto: abbiamo due orecchie e una sola bocca per ascoltare il doppio e parlare la metà". Ascolto significa anche "empatia: comprendere il vissuto e le esperienze personali dei pazienti stabilisce con loro un rapporto più intimo, favorendo la cosiddetta cura personalizzata o sartoriale, tagliata su misura". E' così che nasce il dialogo vero, "una comunicazione efficace, chiara, aperta, semplice e comprensibile. Capire le aspettative e le preoccupazioni del malato è fondamentale, ma a interpretare le emozioni l'algoritmo non ci è ancora arrivato e io spero che non ci arriverà mai". "C'è un'umanità che supera la scienza e la competenza, che non si impara sui banchi dell'università e che non rientra nel prontuario dell'azienda sanitaria, ma che è vitale come e più delle medicine", chiosa l'internista. Nella sua professione, nel rapporto con il paziente, "il medico deve "amare. Amare, nonostante tutto". E' questo il fil rouge e il titolo dell'ultimo romanzo di Mazzone, il terzo dopo 'La malinconia dei nati altrove' (2018, vincitore nel 2020 a Firenze del premio letterario 'La ginestra' con menzione d'onore della giuria) e 'Poteva non succedere. Storie di vita e di corsia' (2022). Ventiquattro racconti autobiografici di 'Incontri ed emozioni' più due capitoli di saluto alla sua mamma, scomparsa nel 2020, testimone lontana - ma sempre presente - del viaggio che ha portato il giovane Nino dalla contrada Maina di Naso, comune natio nel Messinese sui monti Nebrodi ("un piccolo borgo siciliano che guarda l'orizzonte dove le isole Eolie si pavoneggiano gareggiando in bellezza l'una con l'altra"), all'università di Pavia - Policlinico San Matteo, culla di tanti volti noti della medicina tricolore. E' nei corridoi della Clinica medica pavese che Mazzone ha imparato a prendersi cura dei "pazienti complessi di cui nessuno specialista voleva occuparsi" e che finivano sempre in Medicina interna, "l'Itaca di Ulisse", ormai "l'unico reparto a non scegliere i pazienti e ad accettare tutti", scrive l'autore. Ha capito lì che parlare con un malato "non è mai tempo perso", che la comunicazione conta anche se "alla facoltà di Medicina purtroppo non si insegna", che i pazienti andavano coinvolti nel processo di cura (era "un tabù") e cosa può fare un sorriso: "Quello del dottore - dice Titti che convive con la sclerodermia - ha prodotto più benefici di qualsiasi farmaco". Nel suo libro il medico narra le lezioni apprese nei 'vis-à-vis' più memorabili (da Joaquìn Navarro-Valls, direttore della Sala stampa vaticana durante il pontificato di Giovanni Paolo II, a Papa Francesco, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella), ma anche e soprattutto da amici e compaesani di cui ritrae gioie e dolori: "Persone speciali", le chiama. Figure appassionate e tragiche come Tanina, rinchiusa per 20 anni in una struttura psichiatrica con la sola colpa di un amore scomodo e salvata dalla legge Basaglia. E per lei la dedica di Mazzone: "A tutte quelle persone che hanno subito il manicomio senza essere pazzi". "Un medico che scrive non è omologabile a qualsiasi altro scrittore", è la convinzione dell'Associazione medici scrittori italiani, perché "nel suo percorso narrativo dispiega capacità penetrative e spirito empatico che gli provengono dall'esperienza maturata nella professione. Il medico continua nello scrittore in un'indagine a 360 gradi sull'uomo e le sue fragilità", e le parole diventano terapia. "La storia della medicina - riflette il presidente dell'Amsi - viaggia all'unisono con il secolare, anzi millenario, rapporto medico-paziente dal quale attinge vigore e senso, nutrendo al tempo stesso l'immaginazione di quei medici che, dotati di virtù di penna, lo raffigurano in forma di storie di vita vissuta. Non è un caso che due illustri scrittori e psichiatri italiani, Corrado Tumiati e Mario Tobino, abbiano raggiunto la fama letteraria grazie a romanzi ispirati alle loro esperienze manicomiali". Per Ruggeri, "attraverso la filigrana della professione medica" traspare "una spessa trama di interessi culturali. Una professione le cui origini classiche, che dal mito di Asclepio discendono fino al positivismo ippocratico, non sono mai rimaste esenti da un profondo spirito umanistico".  "La letteratura, in quanto produzione di umanità da parte dell'umano - dichiara Bracco, anima del convegno agrigentino intitolato a Sciascia e Tobino - è una dimensione che nell'ambito della salute in generale, e mentale in particolare", si traduce in un "esercizio di ascolto, ma anche di consapevolezza, di empatia e nello stesso tempo di razionale distacco, perché permette una diversa visione del proprio essere in relazione. Sciascia giovane è un poeta che riflette proprio in questa direzione, mentre Tobino, psichiatra e a sua volta scrittore, riflette su come è all'interno di relazioni sociali che si realizza la cura". Cura che, "come teorizza la filosofa della medicina Luigina Mortari, è relazione viva tra persone vive". Intelligenze umane, non artificiali. (di Paola Olgiati) 
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