TikTok introduce il rilevamento dell'età in Europa
(Adnkronos) - TikTok ha annunciato l'avvio imminente di una nuova tecnologia di rilevamento dell'età destinata specificamente al mercato europeo. Il sistema, già testato con successo nel Regno Unito durante l'ultimo anno, si basa su un'analisi incrociata delle informazioni del profilo, dei contenuti pubblicati e dei segnali comportamentali per individuare gli utenti che dichiarano un'età superiore a quella reale. A differenza di un automatismo rigido, le segnalazioni generate dall'algoritmo saranno sottoposte alla revisione di moderatori specializzati, evitando ban indiscriminati e garantendo un controllo umano prima della chiusura definitiva degli account sospetti. L'iniziativa si inserisce in un quadro di forte scrutinio da parte delle autorità di regolamentazione internazionali, impegnate a bilanciare l'efficacia delle verifiche con la rigida tutela della privacy prevista dal GDPR. Mentre nazioni come l'Australia e la Danimarca stanno valutando o implementando limiti d'età ancora più stringenti per l'accesso ai social media, TikTok deve gestire anche delicate vicende legali negli Stati Uniti. Una recente causa legale ha infatti riacceso il dibattito sulla responsabilità degli algoritmi nella promozione di contenuti pericolosi che avrebbero coinvolto minori di tredici anni, rendendo l'identificazione precoce degli utenti vulnerabili una priorità non più rimandabile. Sviluppato per conformarsi alle richieste della Commissione irlandese per la protezione dei dati, il sistema integra soluzioni tecnologiche già note nel settore, come la stima dell'età tramite scansione facciale fornita da Yoti per la gestione dei ricorsi. La società ha precisato che la nuova infrastruttura di sicurezza è stata progettata per rispondere alle peculiarità normative del territorio europeo, cercando di superare le criticità dei metodi di verifica tradizionali, spesso ritenuti poco efficaci o eccessivamente invasivi. Gli utenti residenti nell'Unione Europea inizieranno a ricevere notifiche formali circa l'attivazione di queste nuove misure di monitoraggio nel corso delle prossime settimane.
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Il Foodtech nel 2026: tra mercati globali e l'eccellenza tecnologica del Made in Italy
(Adnkronos) - Il settore tecnologico applicato al cibo sta attraversando una fase di rivoluzione ed espansione senza precedenti. Il cosi detto concetto di "foodtech", non si limita più alla sola distribuzione, ma connette l'intera catena del valore: dalla produzione agricola hi-tech (AgTech) alla trasformazione industriale, fino alla gestione degli sprechi e all'integrazione dell'Intelligenza Artificiale. Il mercato globale del Foodtech ha già superato la soglia dei 360 miliardi di dollari con una traiettoria di crescita che punta con decisione al traguardo dei 400 miliardi entro il 2027. Con un fatturato di 2,5 miliardi di euro nel 2025 e una spinta agli investimenti che oltrepassa i 250 milioni annui, l'Italia conferma una solidità strutturale fuori dal comune nel comparto tecnologico. La recente cerimonia dei Lorenzo Cagnoni Innovation Awards a Rimini ha ufficializzato le eccellenze che stanno guidando questa trasformazione. Il premio, promosso da Italian Exhibition Group in collaborazione con ANGI e ICE Agenzia, ha evidenziato come tecnologia e responsabilità ambientale siano ormai un binomio inscindibile.
Nella categoria Sostenibilità, realtà come Illy Caffè S.p.A., SMEG S.p.A. e Modular S.r.l. sono state premiate per l'impegno nell'efficientamento energetico. "L’innovazione nel foodtech è il motore che sta ridisegnando il futuro del settore", ha dichiarato Gabriele Ferrieri, Presidente di ANGI. "Questi premi dimostrano che quando giovani talenti, imprese e istituzioni collaborano, l’Italia può guidare la leadership globale in sostenibilità e tecnologia alimentare".
Il versante Digital Innovation & AI ha visto primeggiare aziende come Krupps S.r.l. e Robomagister S.r.l., protagoniste nell'integrare la robotica e la gestione intelligente dei dati nelle cucine professionali, garantendo un'ottimizzazione delle risorse e standard qualitativi superiori.
L'
International Startup Village
, curato da ANGI e IEG, ha ospitato 20 progetti internazionali fungendo da agorà per investitori e aziende. Tra le realtà emergenti premiate nella categoria
Startup
figurano
Bonfitaly S.r.l.
,
Bio Ice Cream Dots
e
Nutras S.r.l.
, specializzate in soluzioni che spaziano dalla nutrizione avanzata a metodi di produzione non convenzionali.
Di seguito una sintesi delle eccellenze premiate negli ambiti produttivi e tecnologici: L'edizione 2026 del SIGEP World conferma l'Italia come hub centrale per il networking globale, trasformando l'innovazione tecnologica nella principale leva per la competitività internazionale del Made in Italy.
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Ex calciatore Van Basten caregiver della moglie malata, Vaia: "Tanti non possono farlo"
(Adnkronos) - L'ex stella del Milan e dell'Olanda, Marco Van Basten, ha scelto di lasciare il suo lavoro di commentatore sportivo per stare vicino alla moglie Liesbeth malata. "E' uno dei tanti casi di familiari che diventano caregiver. Sulla famiglia infatti pesa in gran parte la responsabilità di occuparsi di persone con disabilità" in questo caso una patologia che necessita delle cure. "Van Basten fortunatamente potrà occuparsi a tempo pieno della moglie e, credo, senza grosse problematiche economiche. Ma la gran parte non potrà". Così all'Adnkronos Salute Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità "Il recente Ddl presentato dal competente ministro per la Disabilita, Alessandra Locatelli, sarà discusso in parlamento - ricorda Vaia - Sarà l'occasione per la nostra politica per spendersi in favore delle fragilità e di dimostrare in concreto che vogliamo un Paese più sostenibile, più, solidale, più moderno"
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Ronzio nell'orecchio per 8-10% italiani, ci sono nuove speranza per chi soffre di acufene
(Adnkronos) - Da Caparezza a Piero Pelù, da Phil Collins a Sting. Sono tanti i cantanti che hanno sofferto o soffrono di un disturbo invisibile ma che quando colpisce può incidere molto sulla qualità della vita e sulla professione. E' l'acufene, un suono o rumore con carattere spesso persistente (fischio, ronzìo, fruscìo o cicalìo) percepito in assenza di una sorgente sonora esterna. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Giancarlo Cianfrone, specialista in Otorinolaringoiatria e in Audiologia e già Ordinario della Sapienza Università di Roma, fondatore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità (Airs) e del primo Centro Acufeni in Italia che ricorda come si tratti "di un disturbo che si origina all’interno della lunga e complessa rete nervosa uditiva; è molto diffuso, 8-10% nella media della popolazione, con punte del 50% tra gli esposti a rumore fortemente impattante con la salute uditiva, come i professionisti della musica e addetti a lavorazioni rumorose, e del 75% delle persone con ipoacusia neurosensoriale sia giovani che anziani". "Molto frequentemente - sottolinea - creano una condizione di vero e proprio disagio e ricadute negative sulla qualità della vita affiancando o inducendo disturbi psico-emozionali non trascurabili. Non di rado gli acufeni si accompagnano ad un ulteriore disturbo uditivo chiamato iperacusia, costituito da una particolare intolleranza ai suoni ambientali". Ebbene pur essendo passati più di 2 millenni da quando sono state reperite le prime testimonianze, nonostante gli indubbi progressi nei procedimenti diagnostici e nella messa a punto di protocolli di trattamento - progressi di cui lo stesso Cianfrone è personalmente testimone e promotore in circa 30 anni di studio in questo specifico settore, con l’istituzione di uno dei primi Centri Acufeni in Italia - l’Acufenologia "presenta ancora fino ai giorni nostri numerose ombre conoscitive ed operative, di non secondaria importanza. Sono ombre e lacune che si riflettono nella non sempre ottimale efficacia dei procedimenti clinici e nella parziale ed incostante soddisfazione dei pazienti che in gran numero cercano di avere un sollievo sostanziale e duraturo", precisa il professor Cianfrone. All’ultimo congresso nazionale della Società italiana di Audiologia e Foniatria (a Bari a novembre 2025), Cianfrone ha portato una relazione scientifica sulle novità nel campo degli Acufeni dal titolo 'Novità sugli Acufeni, focus sulla connettività funzionale cerebrale' destando vivo interesse nei molti medici e professionisti sanitari presenti; novità dal mondo delle moderne neuroscienze e provenienti dai centri più all’avanguardia impegnati in progetti 'Brain' (cervello) a livello mondiale, motivate originariamente da quell’emergenza medico-sociale costituita come è noto dalle malattie neurodegenerative.
Nell'approccio all'acufene sono disponibili protocolli diagnostici che se ben attuati con la dovuta attenzione possono già adeguatamente orientare il medico specialista verso una possibile linea di trattamento. "E non va dimenticato che l’acufene è un 'sintomo' generato all’interno del nostro complesso sistema sensoriale che comprende sensori periferici, stazioni intermedie e centri superiori; pertanto il primo tentativo di trattamento irrinunciabile è quello di individuare la causa di innesco dello stimolo anomalo; stimolo che poi andrà ad essere processato nel nostro sistema nervoso centrale e nelle strutture cerebrali uditive e percepito come suono o rumore", continua lo specialista. Esistono vari approcci, secondo un algoritmo e metodo classificativo messo a punto dal Centro Acufeni Airs in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità dal gruppo di studio facente capo al professor Cianfrone già nel 2015, il metodo THoSC (Tinnitus Holistic Semplified Classification). "L’innesco del disturbo avviene in genere nella periferia sensoriale del nostro corpo con due modalità: A) orecchio innanzi tutto in presenza di alterazioni uditive, specie se a carico dei delicati e vulnerabili sensori dell’orecchio interno o coclea (cellule ciliate), struttura come è noto direttamente connessa attraverso una rete specifica con l’area uditiva del cervello, ove si trasforma in percezione cosciente di suono o rumore, diagnosticabile con attente valutazioni audiologiche", spiega Cianfrone. "B) Meno frequentemente nella periferia del complesso sistema somato-sensoriale, generalmente ma non solo, nel settore muscolo-scheletrico cranio-cervico-mandibolare; anche in questo caso in presenza di alterazioni o disfunzioni di questo apparato; ed il percorso degli stimoli periferici di allarme è simile al precedente, per diventare percezione di rumore proseguono lungo la rete nervosa somatica che può connettersi funzionalmente con la via uditiva ed i centri uditivi del cervello e dar luogo alla percezione del fenomeno acustico costituito dall’acufene; uno screening clinico pre-diagnostico oggi facilmente attuabile permetterà di avere contezza di tale possibile origine". "Una ulteriore modalità non prettamente periferica da ricercare e diagnosticare quanto più precocemente è: C) l’esistenza di una causa o concausa insita non più nella periferia propriamente detta ma nell’area psico-emozionale del nostro cervello (nota come area limbica); in questi casi non è sempre agevole per il paziente distinguere se lo stato ansioso, il distress, la paura, i disturbi del sonno, concomitanti all’insorgenza dell’Acufene siano causa o fattore facilitante il meccanismo acufenogeno, o siano invece una conseguenza reattiva psicologica del alla presenza di un segnale acustico intrusivo che tende magari a persistere e di cui si teme la non scomparsa . E’ in qualche modo accertato che questo fattore 'inquinante' emozionale possa essere in alcuni soggetti veramente determinante. Va detto che non di rado i tre fattori si trovano ad essere combinati con quadri più complessi che pur sempre possono essere esplorati ed identificati". "Quindi ben venga la conoscenza anche operativa della possibile varia eziologia degli acufeni, e quanto sia raccomandabile una razionale esecuzione degli accertamenti diagnostici disponibili nella clinica attuale delle tre ipotesi causali o con-causali (indagini audiologiche di I e II livello, screening ed eventuali approfondimenti sul sistema somato-sensoriale, screening e valutazione clinica nell’ambito della sfera psicologica). Il tutto preceduto ed accompagnato da un approccio empatico ed aperto al pieno ascolto e comprensione del paziente - ribadisce il professore - Vari protocolli di trattamento sono stati proposti a seconda delle cause e meccanismi di azione; le recenti linee-guida europee indicano: trattamenti farmacologici riservati solo a determinati casi, trattamenti di ripristino della funzione uditiva almeno parziale con dispositivi acustici, tecniche di desensibilizzazione e stimolazione con la cosiddetta 'terapia del suono' fra cui la Trt, trattamenti osteopatici e gnatologici se specificamente indicati e ultimo, ma non ultimo, metodiche psico-terapeutiche di Cbt o terapia cognitivo-comportamentale".
Cosa ci possiamo aspettare per il futuro? "In base alle modernissime rivelazioni proventi dal mondo delle neuroscienze, che potremmo trovarci oggi in una fase di svolta - suggerisce Cianfrone - La chiave sta nella possibilità di esplorare il cervello non tanto o non soltanto dal punto di vista anatomico con l’individuazione e la catalogazione delle singole aree segregate a svolgere singole funzioni (le conoscenze da anni erano già esaustive) e dal punto di vista funzionale) ma di assistere in maniera assolutamente dinamica al fenomeno rivelatosi di grande importanza della 'connettività funzionale' all’interno del cervello fra aree e reti segregate (network semplici) creando network funzionali più complessi atti a svolgere e processare azioni e condizioni più articolate. Questa co-attivazione di gruppi di neuroni e di reti può avvenire anche in assenza di una connessione anatomica. Ciò che emerge da tali studi è anche la grande variabilità interindividuale dei fenomeni di connettività funzionale a dispetto della buona stabilità nel singolo soggetto a dimostrazione della supposta origine genetica ed in parte epigenetica della fenomenologia". "Nel campo della acufenologia è tata messa a fuoco in questi primissimi studi la forte connettività funzionale fra l’area e le reti uditive (network uditivo) del cervello con il network dell’attenzione e quello della memoria e con essi il network della 'salienza' ben nota agli psicologi come meccanismo di pre-selezione cerebrale degli stimoli da porre sotto attenzione determinandone l’ascolto attivo e la memorizzazione, è altrettanto caratteristica e frequentissima la co-attivazione del network emozionale o 'limbico', quest’ultima co-attivazione risulta associata ad un attivazione dell’area somatica il che è il correlato fra stati psicoemozionali e stati muscolotenso-disfunzionali, frequenti appunto anche nel soggetto con acufeni. A guardar bene per chi si occupa di Acufenologia sono proprio quei processi che caratterizzano in maniera diversa la sintomatologia ed il decorso clinico di molti pazienti quelli che, oggi possiamo facilmente spiegare, vanno a determinare la varietà e l’imprevedibilità dell’efficacia dei normali tentativi di trattamento".
Le nuove tecniche di neuroimaging funzionale (fra cui la fMri o Risonanza magnetica funzionale, che oggi può arrivare a 7 Tesla di potenza ad alto campo Hf, Uhf, oppure la Eeg Hd-Meg high density-magneto- encephalography), o la Dbs (magnetic deep stimulation), la fNIR (functional near infrared spectroscopy), stanno permettendo di osservare in termini dinamici le variazioni di connettività cerebrale. "Ciò che sta emergendo dalle ricerche neuroscientifiche a carattere funzionale, almeno nel campo di interesse acufenologico è che i quadri cerebrali relativi ai singoli network coinvolti e soprattutto ai quadri più articolati ed inaspettati di connettività funzionale fra più specifici network cerebrali possono costituire forse per la prima volta dei veri biomarker obiettivabili e monitorizzabili con tecniche di neuro-imaging delle diverse condizioni cliniche di acufene; e pertanto costituire una futura guida concreta sia a nuovi trattamenti sia alla possibilità di prevedere e monitorare la suscettibilità individuale e il grado di risposta ai trattamenti stessi", conclude il professore Cianfrone.
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DACIA presenta i nuovi interni delle nuove Sandero e Sandero Stepway MY26
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Dacia rinnova gli interni di Nuova Sandero e Sandero Stepway MY26, puntando su materiali più resistenti, maggiore ergonomia e connettività evoluta, nel solco del principio “
Essential but Cool”
che guida ogni progetto del marchio. All’interno, l’abitacolo adotta nuovi tessuti per sedili, plancia e pannelli porta, scelti per garantire resistenza, comfort e piacevolezza al tatto. Le nuove bocchette dell’aria a T rovesciata creano ora una continuità visiva con la firma luminosa esterna, rafforzando il legame tra design interno ed esterno. Il nuovo volante offre un’ergonomia migliorata per una guida più sicura e intuitiva. Con le motorizzazioni Hybrid 155 ed Eco-G 120 automatico, debutta il nuovo comando E-Shifter, elegante e semplice da utilizzare, affiancato dalle palette al volante per cambi marcia più immediati. La dotazione tecnologica cresce con il nuovo sistema multimediale da 10” con navigazione connessa e caricatore wireless per smartphone. Il quadro strumenti digitale da 7” adotta una nuova grafica per una lettura più chiara e completa delle informazioni di guida.
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Tomasi auto chiude il 2025 con 19.071 vetture vendute (+9%)
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Tomasi Auto archivia il 2025 con risultati in forte crescita, consolidando la propria leadership nel mercato italiano dell’usato e del km 0 multimarca. L’azienda ha venduto 19.071 veicoli, in aumento del 9% rispetto al 2024, superando i 300 milioni di euro di fatturato.
Tomasi Auto dispone oggi di cinque showroom come Milano, Roma, Verona, Guidizzolo-Mantova e, da gennaio 2026 anche Parma, con ulteriori aperture previste nei prossimi mesi. Elemento distintivo del modello Tomasi Auto è il Centro di Ripristino (CDR) di Guidizzolo (MN), attraverso il quale transitano tutti i veicoli in stock prima della messa in vendita. Qui ogni auto è sottoposta a un processo industriale strutturato di controllo e ripristino che garantisce standard elevati di sicurezza e affidabilità. Il CDR è in grado di certificare circa 700 vetture al mese, assicurando piena trasparenza del processo e una qualità superiore rispetto ai principali competitor. L’impianto rappresenta, nelle parole dell’azienda, una vera e propria “
Fabbrica della Qualità e della Sicurezza”.
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BMW ITALIA chiude il 2025 in crescita
(Adnkronos) - Il BMW Group Italia ha presentato i risultati del 2025 e le prospettive per il 2026 evidenziando come il Gruppo BMW abbia confermato la leadership nel settore premium e rafforzato una strategia di apertura tecnologica che punta su pluralità di motorizzazioni e forte spinta all’elettrificazione. A livello globale, il BMW Group ha consegnato oltre 2,46 milioni di veicoli nel 2025 (+0,5%), con 642.000 vetture elettrificate (+8,3%) e 442.000 BEV (+3,6%). In Italia invece il Gruppo ha immatricolato 89.486 vetture BMW e MINI (+7,4%), in un mercato nazionale in calo del 2,5% e con il segmento premium sostanzialmente stabile (+0,8%). BMW ha inoltre consolidato la leadership premium con una quota complessiva del 4,8%, mentre MINI è salita all’1,1%. Motorrad ha raggiunto un nuovo record con 16.744 unità (+1,2%) e una quota premium del 42,2%.
Massimiliano Di Silvestre, Presidente e AD di BMW Italia, ha sottolineato come la strategia dell’apertura tecnologica, avviata già nel 2007, con Efficient Dynamics e rafforzata dal progetto BMW i, si sia dimostrata vincente. “Vogliamo continuare a essere riferimento in termini di innovazione di prodotto e allo stesso tempo centrare gli obiettivi di CO₂ imposti dall’UE." ha dichiarato. Per il 2026 BMW Italia punta a crescere con tutti i brand e rafforzare l’ecosistema integrato di vendita, aftersales, usato e servizi finanziari (BMW Bank e Alphabet). Il 2026 sarà segnato dall’arrivo della Neue Klasse, con il lancio della nuova BMW iX3 a marzo e, nel corso dell’anno, di X5, Serie 3, Serie 7 e F 450 GS.
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ATFlow rafforza il top management
(Adnkronos) -
ATFlow, importatore e distributore in Italia dei marchi KGM, XPENG e INEOS Automotive, annuncia un significativo rafforzamento della propria squadra di vertice con una serie di nuove nomine finalizzate a sostenere la crescita del business, consolidare la governance e preparare l’azienda alle prossime sfide del mercato della mobilità elettrica e digitale. Il riassetto organizzativo vede Gian Leonardo Fea assumere il ruolo di Chief Strategy Officer (CSO) e Consigliere Delegato, Giuseppe Rovito come Managing Director di XPENG e INEOS per l’Italia e Andrea Ferrari in qualità di Chief Marketing Officer (CMO) con responsabilità trasversale su tutti i marchi ATFlow. «Con queste nomine rafforziamo la nostra struttura manageriale per supportare al meglio la rete distributiva e cogliere nuove opportunità di sviluppo», ha dichiarato Mattia Vanini, Presidente di ATFlow. «L’obiettivo è accompagnare i nostri partner in una fase di forte trasformazione del mercato, puntando su innovazione, elettrificazione e qualità del servizio».
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Blackout globale per X e Grok, che cosa succede
(Adnkronos) - La giornata di venerdì si è aperta con un esteso malfunzionamento che ha colpito X e l’assistente virtuale Grok, rendendo inaccessibili i servizi a utenti di tutto il mondo. Le segnalazioni di disservizio hanno registrato un picco nella notte tra giovedì e venerdì, trovando riscontro nelle rilevazioni cartografiche di Cisco ThousandEyes, che ha individuato criticità in oltre seicento server distribuiti a livello globale. Durante le prime fasi del blocco, i tentativi di accesso ai domini della piattaforma hanno restituito errori di connessione legati a Cloudflare o schermate prive di contenuti e post. Sebbene il portale abbia iniziato a mostrare segni di ripresa circa un’ora dopo l’inizio dell'incidente, l’operatività del social network rimane precaria. La navigazione continua a essere intermittente, alternando momenti di normale consultazione a messaggi di errore che invitano al caricamento manuale della pagina. Le difficoltà persistono in particolare nell'aggiornamento dei flussi di notizie e nella corretta visualizzazione dei post pubblicati in tempo reale, segno che la problematica strutturale non è stata ancora completamente risolta. Al momento non sono state fornite spiegazioni ufficiali in merito alle cause tecniche che hanno innescato il blackout. La società non ha ancora risposto alle richieste di commento da parte della stampa specializzata, lasciando incertezza sulle ragioni profonde del guasto o su eventuali attacchi esterni.
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Pizza, costo aumentato? Per la Margherita prezzo stabile ma è molto più cara al Nord
(Adnkronos) - L’Osservatorio socio-economico della Pizza Napoletana, istituito dall’Università degli studi di Napoli ‘Parthenope’ con il Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dsu), Associazione Verace Pizza Napoletana (Avpn) e Fipe Confcommercio Regione Campania, ha presentato ufficialmente a Roma, nella sede del Cnr, i risultati del primo anno di attività. L’incontro ha offerto una prima fotografia dettagliata di un comparto che in Italia vale 15 miliardi di euro l’anno, con più di 50.000 pizzerie (dato Fipe), oltre 300.000 addetti e oltre 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno. Si tratta di un'indagine condotta attraverso la somministrazione di questionari (101 rispondenti) e la raccolta di dati online su 250 attività e 254 sedi presenti sul territorio nazionale affiliate ad Avpn e, quindi, rispettose di un disciplinare, con conseguente utilizzo di prodotti analoghi in tutto e per tutto. Dai dati raccolti emerge una chiara geografia del prezzo della Pizza Napoletana Margherita. Il costo medio nazionale è di 7,04 euro, ma con differenze territoriali: 6,74 a Napoli, 6,72 al Sud, 7,46 al Centro e 7,66 al Nord. L'analisi ha permesso di calcolare l’Indice Pizza Napoletana Margherita (Ipnm), che misura la variazione percentuale rispetto al prezzo di Napoli: 99,68 al Sud, 110,63 al Centro e, in particolare, 113,70 al Nord. Nonostante gli aumenti record dei costi degli ingredienti, in particolare per la mozzarella e per l’olio, il prezzo della pizza margherita nell’ultimo anno ha registrato soltanto un lievissimo incremento a conferma di un prodotto che rimane un baluardo della cucina democratica. Nello specifico, il prezzo è aumentato da 0,01 a 0,50 euro per il 31,30% degli intervistati, da 0,51 a 1 euro per il 22,90%, da 1,01 a 1,50 per l'11,50%, mentre non si rilevano aumenti per il 14,60%. confermando l'accessibilità del prodotto. L’Osservatorio ha anche dedicato una sezione specifica al ruolo della donna nel comparto pizza. Se la presenza femminile è forte nella proprietà (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), la professione di pizzaiola resta una eccezione (solo il 2%). I dati suggeriscono che la trasmissione del sapere artigianale, all'interno di un contesto ancora prevalentemente familiare (74,3% delle imprese) e maschile, rappresenta una barriera significativa su cui l'Osservatorio sta conducendo un'analisi approfondita. Lo studio descrive un settore ancora fortemente legato a strutture tradizionali prevalentemente a conduzione familiare, caratterizzate da modelli organizzativi semplici e strategie imprenditoriali poco inclini all’espansione o all’internazionalizzazione: il 57,4% delle attività è una pizzeria 'pura', il 76% ha una sola sede, il 66% è ubicato in centro urbano e impiega in media 14 dipendenti. Solo poco più della metà (54,7%) delle imprese determina il prezzo attraverso un'analisi strutturata dei costi, sottolineando un'area di potenziale sviluppo per le competenze manageriali. Inoltre, la prevalenza di imprese familiari (ben il 74,3%), unite alla forte presenza di singole sedi e alla collocazione centrale nei contesti urbani, conferma che la Pizza Napoletana è ancora profondamente radicata in un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale. Nel corso della mattinata è stato evidenziato anche il ruolo della pizza come patrimonio culturale e identitario, grazie a uno studio condotto dal Cnr. La pizza napoletana è infatti uno degli elementi più rappresentativi dell’identità culturale italiana, espressione di una tradizione viva che intreccia storia, memoria collettiva, saperi artigianali e pratiche sociali condivise. Oltre alla sua funzione alimentare, la pizza si configura come una risorsa culturale capace di rendere tangibili i valori, le conoscenze e l’immaginario della comunità napoletana. L’evento è stato arricchito da un live show-cooking tenuto dai Maestri Pizzaioli Avpn testimonianza di quell’arte riconosciuta Patrimonio culturale Immateriale Unesco e dagli interventi di relatori del Cnr che hanno svelato la scienza dietro la scelta delle farine, la lievitazione e la cottura. All’incontro hanno partecipato anche numerosi studenti degli Istituti Alberghieri del Lazio, testimoniando l’interesse delle nuove generazioni verso un mestiere ricco di opportunità professionali e culturali. Sono intervenuti: Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Salvatore Capasso, direttore Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio culturale del Cnr; Antonio Pace, presidente Associazione Verace Pizza Napoletana; Massimo Di Porzio, presidente Fipe-Confcommercio Regione Campania; Raffaele Fiorentino, direttore Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici, Università degli studi di Napoli 'Parthenope'; Rocco Agrifoglio, direttore Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana; Elisa Di Giovanni, ricercatrice Istituto di Studi sul Mediterraneo (Cnr-ISMed); Gennaro Di Prisco, ricercatore Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (Cnr-Ipsp); Gianfranco Mamone, ricercatore Istituto di Scienze dell’Alimentazione (Cnr-Isa). Presenti i maestri pizzaioli Paolo Surace (segretario generale Avpn), Peter Alfredo Surace (istruttore Avpn), Umberto Mauriello (istruttore Avpn), Alberto Lento (pizzaiolo Verace Senior) Salvatore Capasso, direttore Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Cnr-Dsu), ha dichiarato: "L’Osservatorio socio-economico della Pizza Napoletana nasce per dare continuità allo studio di un comparto che è insieme patrimonio culturale e infrastruttura economica del Paese. Parliamo di un settore che vale circa 15 miliardi di euro l’anno, con oltre 300.000 addetti e più di 50.000 imprese, capace di generare occupazione, identità e coesione sociale. I dati confermano che la Pizza Napoletana Margherita resta un prodotto accessibile nonostante l’aumento dei costi, ma mettono anche in luce alcune sfide strutturali: modelli imprenditoriali ancora molto tradizionali, divari di genere e bisogno di maggiore managerialità. Per il Cnr, analizzare il mondo socio-economico che ruota intorno alla pizza significa usare la ricerca per orientare politiche, formazione e sviluppo di una filiera che unisce tradizione, scienza e futuro". “I dati dell’Osservatorio - ha commentato Antonio Pace, presidente Avpn - confermano che la pizza Napoletana Margherita resta l’ultimo baluardo della cucina democratica nonostante i rincari delle materie prime, i nostri pizzaioli stanno assorbendo i costi per non tradire il patto di accessibilità con i consumatori. Tuttavia, la ricerca accende un faro necessario su un paradosso del nostro settore: il divario di genere dietro il banco. Vedere che solo il 2% di chi sta al forno è donna, a fronte di una presenza femminile massiccia nella proprietà e nel management, ci dice che dobbiamo rompere un muro culturale. La maestria artigiana riconosciuta dall’Unesco non ha genere e il futuro del comparto passa inevitabilmente per una maggiore inclusione delle donne nel ruolo di pizzaiola, superando i vecchi modelli familiari che hanno fin ora limitato questo accesso”. Per Massimo Di Porzio, presidente Fipe-Confcommercio Regione Campania, "l'Osservatorio è uno strumento di monitoraggio di un settore che ha numeri incredibili: dalle 54 pizzerie del 1807 alle oltre 50.000 del 2026". "Sicuramente va posta l'attenzione sull'impatto economico della pizzeria nel contesto socio-economico, ma anche grande rilevanza va riservata alla figura del 'pizzaiolo napoletano' e alla sua qualificazione professionale e contrattuale. Un mestiere che ha ricevuto la protezione come bene immateriale dall'Unesco non può non essere normato e disciplinato da una legge dello stato Italiano", ha aggiunto. Rocco Agrifoglio, direttore dell’Osservatorio socio-Eeonomico della Pizza Napoletana e docente Università 'Parthenope', ha affermato: "Il business della Pizza Napoletana si distingue per la prevalenza di attività di piccole dimensioni a conduzione familiare che risultano profondamente ancorate ad un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale. La Pizza Napoletana Margherita continua ad essere un prodotto popolare dal prezzo accessibile. L'Indice Pizza Napoletana Margherita evidenzia una leggera variabilità dei prezzi nelle diverse aree del territorio nazionale, con valori più elevati nelle regioni centrali e settentrionali, dove il consumo di Pizza Napoletana non rappresenta un'abitudine consolidata. In futuro, l'Indice permetterà confronti territoriali e temporali, estendendo la rilevazione anche oltre i confini nazionali e nel tempo, per comprendere come i fattori sociali, culturali ed economici influenzino il business della Pizza Napoletana". Raffaele Fiorentino, direttore del Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici Università 'Parthenope', ha sottolineato che “l’Osservatorio vuole dare un contributo al business della Pizza Napoletana analizzando, rielaborando e interpretando dati e informazioni per aiutare le pizzerie a trovare la 'ricetta' per il successo competitivo ed economico-finanziario e così contribuire al rafforzamento dell’intera filiera”.
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