Death Stranding Isolations, annunciato l'anime su Disney+
(Adnkronos) - Nel fermento del Disney APAC Showcase di Hong Kong, la piattaforma ha svelato uno dei suoi progetti più inattesi: Death Stranding Isolations (titolo provvisorio), una serie anime originale sviluppata insieme con Hideo Kojima e ispirata all’universo fragile e frammentato del celebre videogioco post-apocalittico. Una scelta che non solo porta su Disney+ uno dei creatori più influenti della storia del medium videogioco, ma che segna anche il ritorno di Death Stranding in un linguaggio completamente nuovo, filtrato attraverso l’animazione 2D tradizionale. La regia è affidata a Takayuki Sano, veterano dell’industria che molti ricordano per il suo lavoro su Dragon Ball Z: Battle of Gods, mentre la produzione è curata da E&H Production, lo stesso studio dietro Project Bullet/Bullet. Una combinazione che permette di intuire un approccio artigianale, quasi “tattile”, lontano dalle convenzioni dell’animazione digitale più spinta e più vicino allo spirito contemplativo del gioco. La serie sarà disponibile sulla piattaforma nel 2027. Per Kojima, l’ingresso nell’animazione non è un colpo di testa, ma un ritorno alle origini. "Sono cresciuto amando gli anime giapponesi, hanno plasmato il mio modo di vedere il mondo", ha raccontato sul palco, ricordando anche il suo storico rapporto con Disney, rafforzato dalla distribuzione del documentario Hideo Kojima: Connecting Worlds, arrivato sulla piattaforma nel 2023. L’invito di collaborare su una nuova produzione è stato, nelle sue parole, un segnale naturale, quasi inevitabile.
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Galaxy Z TriFold, il pieghevole a tre di Samsung prende forma
(Adnkronos) - Samsung sta preparando il suo primo vero passo nella categoria più ambiziosa del mobile: quella dei pieghevoli a tre pannelli. E le informazioni più credibili arrivano, come spesso accade, dal leaker Evan Blass, che su X ha condiviso quelli che definisce “dettagli confermati” del futuro Galaxy Z TriFold, un nome che lascia pochissimo spazio ai dubbi sulle intenzioni dell’azienda. La descrizione tratteggia un dispositivo che, da chiuso, si presenta come uno smartphone compatto con un display esterno da 6,5 pollici, capace di raggiungere la bellezza di 2.600 nit di luminosità massima. Ma è aprendolo che arriva il vero salto generazionale: il TriFold si dispiega infatti fino a diventare un vero mini-tablet da 10 pollici, con un pannello interno da 1.600 nit che promette un’esperienza visiva del tutto nuova per un prodotto mobile. La struttura a tre elementi — spessa rispettivamente 3,9mm, 4,0mm e 4,2mm — punta a contenere l’ingombro complessivo: da chiuso il nuovo pieghevole Samsung raggiungerebbe una sezione massima di 12,1mm, dunque meno del tri-fold di Huawei, fermo a 12,8mm. Una differenza minima sulla carta, ma importante in una categoria dove ergonomia e sensazione in mano sono tutto. Sotto la scocca dovrebbero trovare posto una fotocamera principale da 200 MP, una batteria da 5.437 mAh e un SoC Snapdragon di ultima generazione, elementi che posizionerebbero il TriFold nella fascia più alta del mercato — anche sul fronte del prezzo. Le indiscrezioni parlano infatti di un listino che potrebbe aggirarsi attorno ai 3.000 dollari, con un debutto previsto in Corea il 5 dicembre, almeno secondo l’ultima finestra temporale trapelata.
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Cinema, American film market: 'focus on Italy' l'industria italiana si racconta a Hollywood
(Adnkronos) - Un dialogo tra rappresentanti dell’industria audiovisiva italiana e statunitense sulle opportunità di collaborazione in termini di co-produzione, servizi tecnici e attrazione di investimenti; al centro il ruolo dell’Italia come partner strategico per le produzioni internazionali. Si è svolto ieri al Fairmont Century Plaza il panel 'Focus on Italy: a strategic hub for international productions', nell’ambito della missione italiana all’American film market 2025 organizzata dall’Ice–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in collaborazione con la Direzione generale cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura (Dgca-MiC) e Cinecittà. Moderato da Roberto Stabile (capo ufficio Relazioni internazionali di Cinecittà e responsabile dei Progetti speciali per la Dgca), il panel ha visto la partecipazione di Francesca Rotondo (Cinecittà), Jacopo Chessa (presidente Italian film commissions), Gary Lucchesi (produttore, già presidente della Producers Guild of America) e Riccardo Neri (Ape), con l’intervento del direttore dell’Ufficio Ice di Los Angeles Giosafat Riganò. A margine dell’incontro la console generale d’Italia a Los Angeles Raffaella Valentini ha conferito a Gary Lucchesi l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, riconoscimento concesso dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministero degli Affari Esteri. L’onorificenza premia il contributo offerto da Lucchesi nel rafforzare i rapporti tra l’industria cinematografica italiana e quella statunitense, risultato della sua pluridecennale attività e del suo ruolo poliedrico di ponte tra Stati Uniti e Italia. Produttore cinematografico e televisivo di fama internazionale, Gary Lucchesi è nato a San Francisco da genitori di origine toscana, e vive a Los Angeles. Laureato all’Università della California, Los Angeles (Ucla), ha iniziato la sua carriera alla William Morris Agency come talent agent, scoprendo artisti come Kevin Costner, Michelle Pfeiffer e John Malkovich. Negli anni Ottanta ha ricoperto ruoli di vertice alla Tri-Star Pictures e alla Paramount Pictures, dove ha supervisionato film iconici come Gli intoccabili, Indiana Jones e l’ultima crociata, Ghost e Il Padrino Parte III. Dal 1998 al 2019 è stato presidente di Lakeshore Entertainment, società con cui ha prodotto oltre sessanta film, tra cui l’Oscar Million Dollar Baby, e ha instaurato una duratura collaborazione con Rai Cinema e il suo presidente Giancarlo Leone. Oggi Lucchesi è presidente del comitato internazionale della Producers Guild of America e continua a promuovere attivamente la cooperazione tra i professionisti del cinema italiani e statunitensi. Negli ultimi anni ha coordinato la partecipazione della Guild agli Audio-visual summits di Matera (2021), Trieste (2023), Reggio Calabria (2024) e Merano (2025), organizzati con Cinecittà, Dgca-MiC, Apa-Associazione produttori audiovisivi, Maeci e Agenzia Ice, creando un canale stabile di confronto tra Hollywood e l’industria audiovisiva italiana su temi come le co-produzioni, gli incentivi fiscali, la formazione e le nuove tecnologie. La 46esima edizione dell’American film market si svolge a Los Angeles dall’11 al 16 novembre. La partecipazione italiana riunisce 14 realtà attive nei settori della produzione, distribuzione, e promozione di location cinematografiche. Si tratta di Filmexport Group, Lspg Popcorn, Minerva Pictures, PiperPlay tra i distributori, e Animoka Studios, Augustus Color, Fargo Film, K+, Mestiere Cinema, Viola Film e Zena FIlm tra i produttori. A loro si aggiungono Ape (Associazione produttori esecutivi), Ifc–Italian film commissions e Cinecittà. L’American film market è l’unico evento internazionale ideato e gestito direttamente da operatori indipendenti per l’intera industria del cinema. L’evento rappresenta una piattaforma dedicata allo sviluppo, alla compravendita e al finanziamento di film e serie indipendenti. Qui ogni anno vengono finalizzati accordi – per un valore complessivo che supera il miliardo di dollari – in ogni fase della filiera, dallo sviluppo alla distribuzione. Il programma include anche le Afm sessions, un ciclo di oltre 30 incontri e conferenze con i protagonisti del settore, offrendo un’occasione unica per dialogare con i decisori dell’audiovisivo. L’edizione 2025 segna il debutto della manifestazione nella nuova sede del Fairmont Century Plaza di Century City. Il cinema italiano attraversa una fase di forte espansione, sostenuta da incentivi fiscali e fondi regionali che rendono il Paese una destinazione competitiva per le produzioni globali. Nel 2024 l’industria italiana ha registrato un forte consolidamento: secondo il rapporto Anica 2025, sono stati completati 400 lungometraggi, pari a +59% rispetto al 2020. Di questi, 263 sono produzioni interamente italiane (151 di finzione e 112 documentari) e 103 sono co-produzioni, in aumento del 2% sul 2023. All’interno delle co-produzioni si contano 51 titoli a maggioranza italiana, 2 a parità e 50 a minoranza italiana, con una crescita significativa (+15,9%) delle co-produzioni a maggioranza. Il costo totale di produzione ha superato 800 milioni di euro, con un incremento del 18% sul 2023. Negli ultimi anni diverse produzioni internazionali hanno scelto di girare in Italia, confermando la qualità delle maestranze, delle infrastrutture e del sistema di incentivi: tra i casi recenti, la serie Netflix Ripley, girata tra Roma, Venezia, Napoli e Palermo, e Hotel Costiera, produzione Lux Vide per Prime Video ambientata a Positano che ha toccato anche località come Sperlonga e l’Argentario. L’Italia ha inoltre ospitato grandi successi internazionali come la seconda stagione della serie Hbo The White Lotus, ambientata a Taormina, e Those About to Die di Roland Emmerich, un’ambiziosa produzione su larga scala girata negli Studi di Cinecittà. A confermare ulteriormente l’attrattiva del Paese come polo produttivo di livello mondiale è stato anche Challengers di Luca Guadagnino, con Zendaya protagonista. Il padiglione italiano all’Afm 2025 riunisce soggetti attivi lungo l’intera filiera audiovisiva: sviluppo e produzione di lungometraggi, serie e documentari; animazione; vendite internazionali e distribuzione; post-produzione (editing, color, VFX, audio) e restauro; servizi di produzione esecutiva e location management in Italia e all’estero; oltre all’assistenza delle film commission nello scouting di location, le procedure burocratiche e l’accesso alle agevolazioni fiscali e fondi regionali. Una configurazione che consente interlocuzioni su contenuti, servizi tecnici e opportunità di co-produzione in un unico perimetro operativo.
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Steam Machine, visore VR e Steam Controller: le novità di Valve
(Adnkronos) - Valve torna a mettere le mani nell’hardware casalingo e lo fa con un trittico che traccia una direzione molto chiara: riportare il PC da gioco vicino alla TV, potenziare l’ecosistema VR e offrire un controller finalmente all’altezza dell’ambizione di Steam. La nuova Steam Machine, il visore Steam Frame e il rinnovato Steam Controller arriveranno tutti nei primi mesi del 2026, con tempistiche più precise attese dopo l’inizio del nuovo anno. Per ora, niente prezzi, ma le pagine prodotto sono già disponibili per essere inserite nella wishlist. La distribuzione sarà ampia fin dal lancio: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Unione Europea e Australia. Il mercato asiatico – Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan – sarà invece gestito da Komodo, la stessa realtà che oggi si occupa di Steam Deck. Valve ci riprova con la Steam Machine, ma questa volta l’idea è più matura, più vicina a ciò che l’azienda ha costruito con Steam Deck: un hardware che si comporta come una console, ma rimane un PC a tutti gli effetti. Il design cubico è pensato per stare bene sotto la TV o sulla scrivania, e l’esperienza è immediata: accendi, accedi al tuo account, e ritrovi l’intera libreria Steam. Sotto la scocca battono componenti su misura: CPU AMD Zen 4 a 6 core/12 thread fino a 4,8 GHz, GPU RDNA 3 da 28 Compute Units e una combinazione di 16 GB di RAM DDR5 più 8 GB di GDDR6 dedicati alla grafica. Due le configurazioni disponibili, da 512 GB e da 2 TB, con possibilità di espansione via microSD ad alte prestazioni. Valve lo dice chiaramente: questa macchina ha sei volte la potenza di Steam Deck. Come per la console portatile, arriverà anche un sistema di verifica che indicherà agli utenti come gira ogni gioco, sulla base di benchmark interni. In pratica, il “Deck Verified” diventa un “Machine Verified”. Il secondo annuncio è forse il più particolare. Steam Frame non è solo un visore VR, ma un dispositivo pensato per “portare” l’intera libreria Steam davanti agli occhi, anche i giochi non nativi per la realtà virtuale. Valve lo immagina come un hardware leggero, wireless e sorprendentemente versatile: un visore-PC dedicato allo streaming dei giochi, alimentato da un processore Snapdragon e completamente autonomo. Ogni titolo avrà una sua indicazione di compatibilità per segnalare se è giocabile in modalità stand-alone o se richiede lo streaming da un PC. È un approccio che ricorda l’evoluzione recente dei visori standalone, ma con l’ecosistema Steam alle spalle e un’impostazione molto più aperta. L’ultimo tassello è il nuovo Steam Controller, che eredita l’idea dei trackpad laterali del Deck e la spinge in una direzione più raffinata. È un modello pensato per i giochi tradizionalmente ostici con un controller – strategici, gestionali, FPS più “PC-centrici” – e lo fa con un layout che cerca di replicare la flessibilità del mouse. Sul retro ci sono i grip button, mentre i trackpad promettono un controllo molto più preciso rispetto ai pulsanti analogici classici. Valve sottolinea anche la continuità con Steam Deck: grazie alla parità di input tra i due dispositivi, il controller erediterà automaticamente migliaia di configurazioni create dalla community. E se questo non basta, ogni giocatore potrà creare e condividere i propri preset. Interessante anche la compatibilità: funzionerà con qualsiasi dispositivo che utilizza Steam o Steam Link, dai PC ai tablet, fino agli smartphone. E naturalmente si integra alla perfezione con Steam Deck, con il visore Steam Frame e con la nuova Steam Machine. Valve sembra insomma aver disegnato una vera “famiglia” di prodotti, tutti legati da un’idea comune: rendere Steam un ecosistema hardware più ampio, fluido e pervasivo. Se il 2026 sarà davvero l’anno in cui Valve riuscirà a trasformare questa visione in realtà, lo scopriremo presto. Per ora, il ritorno della Steam Machine – affiancata da un visore ambizioso e da un controller finalmente convincente – è già abbastanza per far drizzare le antenne a tutto il mondo PC.
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Cni, al centro premio 'Ingenio al femminile' Ia per le nuove sfide del 2050
(Adnkronos) - Si è tenuta presso la Sala Convegni del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), la cerimonia di premiazione della quinta edizione del premio Tesi di laurea 'Ingenio al femminile', l’iniziativa del Consiglio nazionale degli ingegneri, organizzata in collaborazione con Cesop HR Consulting Company, azienda che mira a valorizzare il talento e la professionalità delle donne ingegnere in Italia. Tra le novità dell’edizione 2025, la partecipazione di ragazze provenienti da 31 atenei diversi, sui 54 che in Italia offrono almeno un corso di laurea in ingegneria. E’ risultato coinvolto, dunque, il 57% di quelle che una volta erano le facoltà di ingegneria italiane. Le classi di laurea di provenienza (fra triennali e magistrali) sono state in tutto 19. La parte del leone l’hanno fatta i corsi di ingegneria biomedica, che registrano circa il 30% delle partecipanti al bando 2025, e di ingegneria informatica con circa il 25% delle partecipanti, seguiti a ruota da tutte le classi di laurea generalmente ascrivibili al settore industriale (meccanica, chimica, automazione e così via) che sommano il 20%. La quota restante se la dividono i corsi del settore civile-ambientale e gli altri corsi di laurea del settore dell’informazione (gestionale, elettronica-telecomunicazioni etc.). Le partecipanti, infine, provengono da 46 diverse province italiane. La cerimonia, moderata da Guido Razzano (Consiglio nazionale degli ingegneri), è stata introdotta dai saluti istituzionali di Emilio Fortunato Campana (direttore del Dipartimento Ict e tecnologie per l’energia e i trasporti del Cnr) e del presidente del Cni Angelo Domenico Perrini. Campana ha sottolineato come il Cnr sia molto avanti in tema di parità di genere, anche se ancora resta molto da fare per quanto riguarda le posizioni apicali. Perrini si è espresso così: "Questo premio è diventato ormai una piacevole consuetudine per il Consiglio nazionale. Il mondo dell’ingegneria è profondamente cambiato: questo premio e il progetto ‘Ingenio al femminile’ ne sono la testimonianza. Servono ancora molti passi in avanti, soprattutto nel mondo del lavoro, in particolare nella direzione del superamento del salary gap. Ma il mondo femminile ormai riempie l’ingegneria italiana". E’ stata poi la volta di Ippolita Chiarolini, consigliera del Cni con delega al progetto 'Ingenio al femminile'. "Secondo il World economic forum - ha detto - servono ancora molti anni, oltre cento, per raggiungere una parità di genere. Quindi c’è ancora molto lavoro da fare. Sempre secondo il Wef, il 58% delle aziende considera la promozione del talento femminile come fattore strategico. Uno dei concetti chiave per le aziende è l’innovazione e questa non può fare a meno della componente femminile, fondamentale per creare valore. L’ingegneria al femminile, dunque, consente di avere un vantaggio competitivo; è una scelta strategica vincente e un'opportunità da cogliere per progettare il potenziale inclusivo dell’Ia. Il talento e la creazione di valore deve essere un’unica potente missione". Il tema centrale di questa edizione 2025 è stato 'Intelligenza artificiale per le nuove sfide del 2050'. Il focus ha evidenziato l'importanza del ruolo femminile nello sviluppo di tecnologie all'avanguardia e nella riduzione del gender gap in ambito Stem in linea con l'Obiettivo 5 dell'Agenda Onu 2030 sulla parità di genere. L'edizione di quest’anno ha confermato cinque categorie di premio, ciascuna con un riconoscimento in denaro di 1.500 euro. I premi assegnati sono stati i seguenti. Premio Ingegneria civile e ambientale: Sarah Olimpia Sardone (Università di Bologna) per uno studio della Torre Garisenda di Bologna che usa un modello predittivo con l’ausilio dell’Ia. Premio Ingegneria industriale: Eloisa Mazzocco (Università di Modena e Reggio Emilia) per una tesi su frameworks di reinforcement learning basati su Ia per i sistemi multi-drone. Premio Ingegneria dell’informazione: Sara Zoccheddu (Politecnico di Milano) che ha studiato la metodologia casual discovery che identifica le relazioni causa-effetto a partire dall’analisi dei dati. Premio Giulia Cecchettin per l’Ingegneria biomedica a Irene Iele (Università Campus Biomedico di Roma) per una tesi sullo sviluppo di un framework che garantisca affidabilità ed equità dei modelli di Ia. Premio Tesi di dottorato: Giulia Saccomano (Università di Trieste) per una tesi sulla tecnica XVH che consente osservazioni tridimensionali ad alta risoluzione. Menzione d’onore: Carmen Penepinto Zayati (Università di Pisa) per uno studio sulle cellule staminali e la loro reazione agli stimoli esterni. Ha chiuso la cerimonia Remo Giulio Vaudano, vicepresidente vicario del Cni: "Andiamo verso una società 5.0, quella dell’umanesimo tecnologico. In questo mondo le donne ingegnere avranno un ruolo determinante per la forza e le capacità che esprimono". Nel 2024 la componente femminile tra gli ingegneri arriva a costituire il 31,5% dei laureati (di primo e secondo livello), quota massima mai raggiunta, laddove 15 anni fa era inferiore al 25%. Per alcuni corsi di laurea magistrale, la presenza femminile si rivela così consistente da formare addirittura la maggioranza assoluta dei laureati, come nel caso dei laureati in Ingegneria biomedica e in Architettura e ingegneria edile- architettura dove arrivano a costituire oltre il 60% dei laureati. Emerge dai dati resi noti dal Centro studi del Cni, Consiglio nazionale ingegneri. Valori decisamente consistenti si rilevano anche tra i laureati in Ingegneria chimica (46%), Ingegneria dei sistemi edilizi (45,9%) e Ingegneria per l’ambiente ed il territorio (43,5%). Non sembrano, al contrario, riscuotere particolare successo i corsi in Ingegneria meccanica, Ingegneria elettronica e Ingegneria elettrica, considerato che tra i laureati di queste classi la componente femminile non va oltre il 16,8% (14% tra i laureati in Ingegneria meccanica). Volgendo lo sguardo sull’universo delle laureate di primo livello, sebbene la maggioranza abbia seguito un corso di laurea in Ingegneria industriale (52,7% delle laureate) e oltre un terzo (34,3%) abbia conseguito un titolo di laurea in Ingegneria dell’informazione, la presenza femminile risulta particolarmente nutrita nel settore civile ed ambientale, in particolar modo nella classe di laurea Scienze e tecniche dell’edilizia dove costituiscono oltre il 40% dei laureati.
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Sanità, Zaffini (FdI): "Quasi un terzo della finanziaria dedicata alla sanità"
(Adnkronos) - In una finanziaria "destinare risorse per quasi un terzo alla sanità non è facile. Mi sembra scorretto paragonare quello che ha fatto questo governo in una sola legislatura con quello che hanno fatto i precedenti governi in 4 o 5 legislature". Lo ha detto Francesco Zaffini (Fratelli d’Italia) e presidente X Commissione (Sanità lavoro e previdenza) del Senato, partecipando al 57° Congresso Sumai - Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità nell’area sanitaria, in svolgimento a Roma. "Mi chiedo, quindi, come mai il sistema sia così resistente alle operazioni importanti che stiamo facendo - aggiunge il senatore - che non sono solo il finanziamento e il rifinanziamento del Sistema sanitario nazionale, ma comprendono anche i primi approcci a riforme importanti sui grandi problemi che abbiamo trovato e ricevuto. Abbiamo gli stessi percorsi e le stesse resistenze di chi ci ha preceduto. Abbiamo lo stesso sistema, con tempi lunghi e vischiosità, che ci è stato consegnato da quella modifica del titolo V, che rende il sistema ingovernabile". Sul "provvedimento di luglio per le liste di attesa", il cuore "era di sapere dalle Regione che cosa fare, era quindi necessario implementare il cruscotto in modo che chi deve fare una valutazione sui dati, abbia i dati per farla. Ancora oggi, però, alcune Regioni non implementano il cruscotto - sottolinea Zaffini - Non do colpe, ma leggo una realtà e un sistema che è di fatto ingovernabile. Il ministro Schillaci per questo sistema ha messo 30 miliardi - illustra il senatore - ha impostato importanti riforme sulle professioni sanitarie, cambiato le regole d'accesso alla facoltà di Medicina, tolto l'esclusività per le professioni infermieristiche - e lo renderemo strutturale appena possibile - e ha tassato con il 15% flat le prestazioni aggiuntive". "Certo, siamo in ritardo, ma non è possibile che questo ritardo si colmi da un momento all’altro - osserva Zaffini - Questo è un sistema che deve anche ritrovare l'orgoglio dell'appartenenza per chi ci lavora". Gli specialisti ambulatoriali, erogano "2 milioni di prestazioni al giorno: è normale che su 2 milioni di prestazioni al giorno, ce ne siano qualche migliaio che non funzionano, lo dice la regola statistica - afferma - Noi siamo l'ultimo Paese ancora con un sistema sanitario progettato 45 anni fa. Tutti gli altri, compresi gli inglesi, hanno modificato il sistema. Bisogna strutturare il secondo pilastro, bisogna fare questa riforma della sanità integrativa. Ogni volta che mi accingo a portare in Parlamento i provvedimenti, anche piccole cose che riguardano questa necessità di riforma del sistema - evidenzia - trovo resistenze impossibili. Se non liberiamo il primo pilastro da tanta inappropriatezza e da tante prestazioni che può fare, e deve fare il secondo pilastro, da queste difficoltà non ne usciamo". Tra le sfide aperte c'è la "transizione demografica. L'anno scorso sono nati 370mila bambini, metà bambine. Dobbiamo renderci conto di quello che sta accadendo nel nostro sistema di welfare, e nei suoi blocchi di spesa, come il fatto che circa 630 dei 1.100 miliardi che lo Stato italiano spende ogni anno sono destinati a sostenere il nostro sistema di welfare - sanità e pensioni - e non potremo continuare a farlo in futuro con questo quadro demografico - avverte Zaffini - Dobbiamo affrontare insieme queste sfide, uscendo dalla dialettica dei ‘più soldi’ perché più soldi di 30 miliardi in una legislatura non ci sono". Secondo il senatore "è inutile fare paragoni con altri paesi e con altri sistemi sanitari ed economici. La Germania paga un decimo rispetto a noi di interessi a servizio del debito, quindi è inutile paragonare quello che mette la Germania in sanità rispetto a quello che mette l'Italia - rimarca - Il lavoro che stiamo facendo è importante, ma ci piacerebbe avere più vicino i professionisti della sanità, perché è rispetto a loro, soprattutto, che le attenzioni di questo governo si stanno materializzando e si sono materializzate", conclude.
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Food, Tribuna Campitelli: nel cuore della Capitale apre novità per ristorazione romana
(Adnkronos) - Roma, cuore antico di memorie millenarie, respira oggi una nuova promessa di qualità nel Rione Campitelli, territorio simbolo dove la storia ha scritto le sue pagine più nobili tra il Campidoglio e il Palatino. È qui che tre amici cresciuti nella ristorazione romana hanno scelto di scrivere un nuovo capitolo della ristorazione capitolina con 'Tribuna Campitelli'. Francesco Brandini e Roberto Bonifazi, chef entrambi classe 1992, e Daniele Gizzi, maître e sommelier del 1989, si conoscono da sempre. La loro amicizia, nata tra i banchi di scuola e cementata nelle cucine e nelle sale dei ristoranti romani, è cresciuta alimentandosi di un sogno comune: restituire al centro di Roma qualità autentica, cura artigianale e umanità. Dopo anni di gavetta e di esperienze formative in giro per l'Europa, hanno trasformato una promessa reciproca in un ecosistema che, da Bottega Tredici (2018) e dal Tartarughe Bar e Bottega (2023), approda oggi a Tribuna Campitelli, il loro progetto più maturo. I tre soci hanno accolto la sfida più ambiziosa: aprire un ristorante in un palazzo storico del 1585, nel quadrante più centrale della Capitale. Qui hanno costruito un 'salotto' contemporaneo dove ogni dettaglio promette coerenza tra ciò che si vede e ciò che si vive , dove il classicismo e la memoria dialogano con l’eleganza. Aperto ufficialmente a settembre 2025, Tribuna Campitelli nasce come sintesi coerente di tradizione e contemporaneità, con circa 80 coperti tra il dehor sulla piazzetta e l’interno, dove si aprono piccole sale pensate per garantire intimità e un servizio sartoriale. Il progetto di interior dello spazio è firmato da Square Architects e si inserisce nel tessuto del Rione Campitelli, trasformando vincoli storici in un racconto d’insieme che unisce estetica, funzione e un forte impianto narrativo. Tribuna Campitelli è l’evoluzione matura dell’ecosistema dei tre soci, che coniuga cucina contemporanea, cocktail e distillati serviti al tavolo, una carta vini importante (composta da 500 referenze, di cui 60 solo di champagne) e sale privatizzabili in un “salotto” contemporaneo dal carattere internazionale. La promessa al pubblico è di una coerenza completa: ciò che l’esterno lascia intuire si ritrova nei piatti, nei drink e nel servizio, puntando su comfort e cura del dettaglio.
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BYD consegna all’Inter la nuova SEALION 7 INTER EDITION
(Adnkronos) - Il Gruppo BYD, principale produttore mondiale di veicoli a nuova energia, ha consegnato a FC Internazionale Milano la nuova flotta di vetture nell’ambito della partnership triennale che lo vede Global Automotive Partner del Club.
Durante la cerimonia, alla presenza di Alfredo Altavilla, Special Advisor di BYD per l’Europa, i giocatori Lautaro Martinez, Marcus Thuram e Luis Henrique hanno ricevuto le proprie vetture, ammirando la protagonista dell’evento: la nuova SEALION 7 INTER EDITION, serie speciale in edizione limitata dedicata alla squadra nerazzurra. Questa versione si caratterizza per avere la carrozzeria Black Metallizzato e gli interni Full Black. I dettagli blu Inter creano un’estetica elegante e sportiva, esaltata dal logo ufficiale integrato nella base di ricarica wireless, dai poggiatesta ricamati fino alle pinze freno blu. Disponibile in soli 250 esemplari numerati, la SEALION 7 INTER EDITION sarà proposta nelle versioni Comfort RWD ed Excellence AWD, con offerte speciali dedicate ai Soci Inter Club.
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Quando la pioggia incontra l’asfalto: la sicurezza parte dagli pneumatici
(Adnkronos) - C’è qualcosa di ipnotico nella pioggia che batte sul parabrezza. Ma dietro a quel velo d’acqua, la fisica non fa sconti: bastano pochi metri di errore per trasformare un viaggio tranquillo in un rischio evitabile. Secondo una nuova ricerca commissionata da Apollo Tyres, più della metà degli automobilisti italiani (il 66%) sottovaluta la distanza necessaria per arrestare l’auto su strade bagnate. Solo il 21% sa che, in queste condizioni, lo spazio di frenata deve essere raddoppiato. E tra i giovani tra i 25 e i 34 anni, la consapevolezza scende al 13%. Non si tratta solo di numeri: è una fotografia culturale del nostro modo di guidare. In un Paese dove l’auto è ancora sinonimo di libertà, bellezza e movimento, la sicurezza rimane troppo spesso affidata al caso. Ecco una serie di suggerimenti pratici che possono trasformare la consapevolezza in azione per una guida più sicura: - Rallentare la velocità: In caso di pioggia l’aderenza diminuisce: ridurre la velocità è la prima arma. La guida difensiva raccomanda chiaramente una velocità ridotta rispetto a condizioni asciutte. - Tenera la distanza di sicurezza: raddoppiala o più. Se in condizioni normali si usa la “regola dei due secondi”, in caso di bagnato il consiglio è portarla almeno a quattro secondi . - Evitare il cruise control. Utilizzare il controllo della velocità in condizioni umide può aumentare il rischio di perdita di trazione (
aquaplaning)
perché non hai il pieno controllo immediato su acceleratore/freno. - Accendere sempre i fari anabbaglianti (o quelli diurni/luci di posizione se obbligatori) e mantieni i tergicristalli in ottimo stato: la pioggia riduce visibilità, spruzzi, riflessi e rischi collaterali aumentano. - Controllare sempre lo stato degli pneumatici: battistrada sufficiente, pressione corretta, stato generale. Pneumatici usurati o con battistrada ridotto aumentano drasticamente il rischio di aquaplaning. - Evitare frenate brusche o cambiamenti di direzione improvvisi. In condizioni di bagnato la trazione è ridotta: meglio anticipare, frenare dolcemente e mantenere traiettorie morbide. - Guidare nelle tracce dell’auto che ti precede quando possibile: l’auto davanti ha già ha dissipato parte dell’acqua, migliorando marginalmente aderenza. - Evitare le pozzanghere e zone dove l’acqua sembra stagnante: possono nascondere buche, dislivelli o provocare aquaplaning. Se l’acqua è profonda, valuta se evitare quel tratto o rallentare ulteriormente. Ricordiamoci che tutti questi consigli sono più che validi ma va anche detto che la variabile umana resta il punto più debole. In caso di cattiva aderenza impariamo sempre a tenere a freno le nostre doti da super pilota e cerchiamo il cambiamento nel nostro atteggiamento e nella cultura della guida soprattutto quando in macchina è presente la nostra famiglia o amici cari.
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Porsche Cayenne Electric: anteprima mondiale per il nuovo SUV a zero emissioni
(Adnkronos) - La Porsche Cayenne Electric segna una nuova era per il marchio di Stoccarda. Dopo oltre vent’anni di successi, il SUV che ha ridefinito il concetto di sportività quotidiana si prepara a entrare nel mondo della mobilità elettrica con un modello destinato a stabilire nuovi standard nel segmento dei SUV di lusso. Realizzata sulla più recente piattaforma dedicata ai veicoli a batteria, la Porsche Cayenne Electric unisce prestazioni elevate, comfort di viaggio e capacità fuoristradistiche, confermando la versatilità che da sempre caratterizza questa gamma. L’obiettivo è garantire una dinamica di guida di riferimento e un’efficienza in linea con la filosofia di mobilità sostenibile di Porsche, senza rinunciare a potenza e piacere di guida. Il nuovo modello si affiancherà alle versioni termiche e ibride plug-in, completando una delle famiglie più importanti nella storia recente della Casa tedesca. Il debutto della nuova Cayenne Electric è fissato per il 19 novembre 2025 e dopo pochi giorni dopo, il 22 e 23 novembre, la vettura sarà già protagonista dell’evento Icons of Porsche a Dubai, dove migliaia di appassionati si riuniscono ogni anno per celebrare la storia e il futuro del marchio. L’edizione precedente ha attirato oltre 28.000 visitatori da tutto il mondo, confermando la forza e il fascino del brand anche nell’era elettrica. Con la Cayenne Electric, Porsche rinnova la propria visione della mobilità premium a zero emissioni, combinando innovazione tecnologica e DNA sportivo in un progetto che guarda al futuro con la solidità di un’icona.
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