Sanità, nasce l’officina delle competenze per colmare gap organizzativo e professionale
(Adnkronos) - Costruire la sanità del futuro significa investire non solo in ricerca e tecnologie, ma anche nelle persone e nelle competenze che le rendano realmente efficaci. Da questa convinzione nasce ‘Officina delle competenze’, l’iniziativa di Johnson & Johnson, realizzata in collaborazione con Altems – Alta scuola di economia e management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che traduce l’innovazione sanitaria in nuove figure professionali e manageriali a supporto del Servizio sanitario nazionale. Il progetto di ricerca applicata, presentato oggi a Roma alla presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo sanitario - informa la farmaceutica in una nota - nasce in un momento di profonda trasformazione del Ssn con l’obiettivo di colmare l’attuale gap organizzativo e professionale che ancora limita la piena attuazione di importanti riforme. Riduzione delle liste di attesa, migliore integrazione tra ospedale e territorio, e accesso tempestivo alle terapie: sono queste le sfide su cui ‘Officina delle competenze’ intende incidere, rendendo l’innovazione davvero operativa e alla portata di tutti. Molte strutture sanitarie oggi dispongono già di tecnologie avanzate, ma spesso mancano figure in grado di integrarle, gestirle e valutarne l’impatto reale. Il progetto si propone quindi come un laboratorio nazionale di progettazione e sperimentazione di nuovi profili manageriali capaci di connettere innovazione, dati e percorsi di cura, costruendo una sanità più efficiente, integrata e vicina ai bisogni dei pazienti. “La sanità italiana sta attraversando una fase evolutiva in cui il vero elemento distintivo non sarà l’innovazione in sé, ma la capacità delle persone di accoglierla, integrarla e utilizzarla in modo consapevole - commenta Mariella Mainolfi, direttore generale, Direzione generale delle professioni sanitarie e delle politiche in favore del Ssn – ministero della Salute Le professioni sanitarie sono oggi al centro di un cambiamento epocale, che richiede nuovi ruoli, competenze digitali e una visione sempre più multidisciplinare. È indispensabile valorizzare il capitale umano del nostro Servizio Sanitario Nazionale, perché senza competenze adeguate anche le migliori innovazioni rischiano di non tradursi in valore reale per i cittadini”. Aggiunge Americo Cicchetti, commissario straordinario dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas): “La riforma avviata con il decreto ministeriale 77 è una delle colonne portanti su cui costruire una sanità moderna e sostenibile. Ma per farla funzionare serve una vera integrazione tra ospedale e territorio, tra governance clinica e organizzativa. È qui che progetti come Officina delle Competenze assumono un valore concreto, perché non si limitano a descrivere nuovi modelli, ma li sperimentano, formando figure capaci di rendere operativa l’integrazione tra i livelli di assistenza e di ottimizzare i percorsi di cura”. Il progetto introduce 3 nuovi ruoli, definiti scientificamente da Altems, che saranno sperimentati e validati in 3 strutture pilota d’eccellenza a livello nazionale – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs (Lazio), Asl4 Chiavarese (Liguria) e la Asl Salerno (Campania) – per costruire modelli replicabili su scala nazionale: Chief Innovation Officer, il Direttore sanitario 4.0 e il Patient Journey Manager. Nel dettaglio, i Chief Innovation Officer - riferisce la nota - è il regista che guida l’introduzione di tecnologie avanzate, l’integrazione dei sistemi informativi e la cultura dell’innovazione all’interno di ospedali e aziende sanitarie e coordina l’adozione di strumenti come AI, telemedicina e robotica, ne misura l’impatto clinico ed economico e garantisce la sostenibilità dei processi di trasformazione. Il Direttore sanitario 4.0 evoluzione della figura tradizionale, diventa un leader della trasformazione: coniuga la leadership clinica con la capacità di utilizzare i dati come leva decisionale, guidando team multidisciplinari nella transizione digitale e integrando AI e analisi predittiva nei processi assistenziali e promuove una sanità basata sul valore e garantisce la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle strutture, migliorando al contempo la qualità percepita dai pazienti. Infine, il Patient Journey Manager, la figura più innovativa e vicina al cittadino e al paziente, è un navigatore dei percorsi di cura, capace di connettere ospedale e territorio: coordina professionisti e servizi, riducendo tempi di attesa, duplicazioni e interruzioni, e opera sul territorio per garantire continuità assistenziale e presa in carico personalizzata dei pazienti fragili e cronici. È l’interprete di una sanità di prossimità, dove innovazione e organizzazione si traducono in percorsi di cura più rapidi, integrati ed efficienti. “Officina delle competenze - sottolinea Federica Morandi, professore associato in Organizzazione aziendale Facoltà di Economia e direttrice dei programmi accademici e ricerca Altems, Università Cattolica del Sacro Cuore - nasce dall’esigenza di passare dalla teoria all’azione. Abbiamo progettato e validato tre ruoli che non sono esercizi accademici, ma risposte operative a problemi reali: percorsi frammentati, digitalizzazione disomogenea, carenza organizzativa e di governance dei dati. L’obiettivo del progetto è costruire modelli replicabili e misurabili, capaci di dimostrare che investire in competenze non è un costo, ma un moltiplicatore di efficienza e qualità per tutto il sistema. Questa iniziativa tiene insieme ricerca, policy e impatto reale sul campo”. “Come Johnson & Johnson abbiamo l’obbligo e la responsabilità di essere un partner di sistema, non solo un’azienda che porta innovazione scientifica - afferma Giuseppe Pompilio Market Access Director di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia - L’innovazione, da sola, non basta. Serve un sistema pronto ad accoglierla. Per questo investiamo anche nelle competenze dei professionisti, perché crediamo che solo chi è ben formato e consapevole possa agire il cambiamento”. L’Officina delle competenze “nasce da questa visione - continua Pompilio - mettere in moto un ciclo positivo in cui ricerca e innovazione alimentano nuove competenze, e queste, a loro volta, permettono all’innovazione di tradursi in benefici concreti per il sistema. Secondo noi, solo collaborando con tutti gli attori del sistema e superando alcune barriere burocratiche e culturali attualmente presenti, possiamo costruire un Servizio Sanitario Nazionale più moderno, equo e sostenibile”. Del resto, “l’evoluzione del sistema sanitario passa dalla capacità di fare rete, di integrare le competenze e di valorizzare l’esperienza di ciascun attore, pubblico o privato - osserva Paolo Petralia, direttore generale Asl4 Chiavarese e Vicepresidente Nazionale Fiaso - Le nuove figure professionali di Officina delle Competenze rappresentano una risposta concreta a questa esigenza: professionisti che non lavorano in silos, ma costruiscono ponti tra reparti, territori e istituzioni. La collaborazione pubblico-privato diventa così non un’opzione, ma una necessità per trasformare l’innovazione in un bene comune, generando valore condiviso per il sistema e i cittadini”. In un territorio “ampio e complesso come quello salernitano - evidenzia Gennaro Sosto, direttore generale Asl Salerno e vicepresidente nazionale Federsanità - la sfida non è solo innovare, ma garantire prossimità e continuità di cura anche dove la distanza geografica è un limite reale. Con Officina delle competenze avviamo un modello che unisce organizzazione e capitale umano, rendendo l’innovazione realmente funzionale ai bisogni locali. La figura del Chief Innovation Officer, ad esempio, sarà fondamentale per integrare strumenti avanzati – dall’intelligenza artificiale alla telemedicina – nei processi clinici e organizzativi, valutandone l’impatto e garantendone la sostenibilità. È un approccio replicabile che può diventare strutturale per l’intero Servizio Sanitario Nazionale, con benefici concreti”. Conclude Daniele Piacentini, direttore generale Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs: “Il Policlinico Gemelli è da sempre un hub di innovazione e ricerca applicata, dove la tecnologia e la conoscenza si incontrano per migliorare la vita dei pazienti. Oggi il passo successivo è far sì che l’innovazione diventi parte integrante dei processi gestionali e clinici, grazie anche alla nascita di nuovi ruoli e l’evoluzione di quelli classici come il Direttore Sanitario. Questa figura dovrà rappresentare il punto di sintesi tra scienza dei dati, qualità clinica e visione strategica: è la chiave per una sanità capace di apprendere, adattarsi e crescere. Progetti come Officina delle Competenze ci aiutano a costruire questa visione, trasformando la complessità in valore”.
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Riso 'made in Calabria' in Cina: la sfida delle sorelle Praino con 'Magisa'
(Adnkronos) - Portare una 'cultivar' di riso 'made in Calabria' in Cina, dalla Piana di Sibari alla provincia di Jiangsu, per arrivare poi a realizzare la prima risotteria italiana in Cina. E' la sfida imprenditoriale delle tre giovani sorelle Praino, Maria, Giusi e Sara, titolari del marchio di riso 'Magisa', con il quale dal 2020 producono riso in 400 ettari di risaie a Villapiana, in provincia di Cosenza, con una produzione media di 240mila tonnellate. E ora puntano verso la Cina, come racconta ad Adnkronos/Labitalia, Sara, una delle tre sorelle. "Il nostro progetto è un ponte comunicativo verso Oriente per arrivare a sperimentare una 'cultivar' in un terreno diverso dal nostro per portare il 'made in Calabria' e il 'made in Italy' a livello culinario in Cina. Loro sono grandi consumatori di riso però hanno una cultura totalmente diversa perché usano il riso pilaf, un chicco diverso molto amidoso. Noi vogliamo portare proprio il format di una 'cultivar' da risotto in Cina, sperimentarla con la coltivazione lì e poi trasformarla formando una prima risotteria italiana in Cina. Quindi creare una filiera corta, dalla terra alla tavola, portando il made in Italy della cucina mediterranea in Cina. Una delegazione cinese del dipartimento di Jurong avente sede in Jurong, Provinca di Jiangsu, è stata qui in Calabria, abbiamo firmato un memorandum d'intesa, e ha potuto visitare la nostra realtà con le nostre risaie", spiega Sara che con le sorelle rappresenta la quarta generazione familiare di agricoltori. Ma come nasce la storia di Magisa e della coltivazione del riso in Calabria? "Magisa è l'acronimo dei nomi di noi tre sorelle Maria, Giusi e Sara. La coltivazione del riso nella nostra regione -spiega Sara Praino- risale all'epoca della Magna Grecia. E poi nel corso del Regno delle Due Sicilie si coltivava il risone, che era considerato un cereale povero. Noi nel 2020 -continua- abbiamo deciso di riprendere le antiche coltivazioni della Piana di Sibari e avviare la produzione, grazie soprattutto ai terreni delle risaie che sono di natura salina. Quindi il ph del sale conferisce delle qualità organolettiche al riso che poi lo rende particolare, diverso da altre qualità. La piana di Sibari in passato era paludosa, è stata poi bonificata ma i suoi terreni hanno un medio impasto di natura salina e soprattutto godono della vicinanza al mare", sottolinea Sara. Ma non solo, c'è altro. "Le nostre risaie 'godono' delle acque del torrente Raganello, acqua potabile. Noi facciamo una semina ad inondazione corrente, scorrevole, non di raccolta di acqua, di ristagno come si fa in altre coltivazioni al Nord Italia. E questo ci permette di non usiamo né anti-crittogamici né pesticidi, non facciamo né concimazioni chimiche. Proprio perché godendo di quest'acqua potabile riusciamo anche a gestire le malattie fungine e tutto quello che è di infestante per il riso", sottolinea ancora l'imprenditrice. Acqua e terreno, dono di madre Natura, che insieme all'iniziativa imprenditoriale delle sorelle Praino fanno sì che oggi, come sottolinea Sara, "l'azienda agricola Msg della famiglia Praino, con il suo brand Magisa è l'unica filiera corta, l'unica riseria del Centro-Sud Italia. Da Ferrara a Lampedusa siamo gli unici a coltivare e trasformare fino a portare un prodotto finito sulle tavole dei consumatori e di chi apprezza questo prodotto che oggi è definito un'eccellenza calabrese", sottolinea orgogliosa Sara. Ma come avviene la coltivazione del riso nella Piana di Sibari? "Noi gestiamo 400 ettari di risaie. Il ciclo della cultura risicola è di 120-150 giorni, si semina ad aprile-maggio e si raccoglie in questi periodi, novembre-dicembre proprio perché ha bisogno di tanta acqua, di tanto sole e di questa temperatura mite", sottolinea Sara Praino dal 2015 inserita in azienda insieme alle sorelle da papà Giancarlo. E diverse sono le qualità di riso prodotte nelle risaie di Magisa che si affacciano sul mare della Piana di Sibari. "Carnaroli, Arborio, Originario, Grandi Chicchi, il Gange che è un similare del Basmati quindi è una cultivar aromatica molto profumata, il Carnaroli integrale, il Rosso solitario e poi lo Jemma che è una cultivar autoctona nera, che è stata brevettata proprio da noi grazie allo studio di dieci anni di mio padre e di GianDomenico Polenghi riconosciuta dall'ente nazionale Risi. Inoltre facciamo anche le seconde elaborazioni quindi facciamo una linea di risotti già conditi con prodotti di alta qualità disidratati, le gallette di riso e la farina di riso", sottolinea E il riso di Magisa ha varcato da tempo i confini regionali e nazionali. "Il grosso della nostra attività è regionale e nazionale, ma abbiamo dei contratti con la Germania, la Francia, gli Emirati Arabi e gli Stati Uniti. Ci stiamo allargando insomma piano piano verso l'estero. In Italia riusciamo ad agire anche nella grande distribuzione, nonostante il nostro sia un prodotto di alta qualità. E con il nostro shop on line raggiungiamo anche grossisti e privati", sottolinea Sara che in azienda si occupa di risorse umane e fornitori, mentre Maria, amministratore unico, gestisce la parte agricola e Giusi cura invece la parte commerciale. E mentre nel Nord Italia è sempre vivo l'allarme sul calo di produzione di riso per Magisa e le sorelle Praino le criticità sono altre. "Le annate per fortuna stanno andando bene -sottolinea Sara Praino- il problema è l'ingresso in Italia dall'estero di cultivar diverse dalle nostre ma vengono poi merceologicamente definite similari. Un riso 'tipo' carnaroli che poi passa come il nostro Carnaroli. Quindi quello che manca è la tutela delle cultivar made in Italy. E poi per noi in Calabria non è facile fare impresa soprattutto al femminile, anche se negli ultimi anni l'amministrazione regionale ci sta dando una mano a dare la giusta visibilità a quanto di buono si realizza nella nostra regione", conclude. (di Fa
ESO svela la forma nascosta della morte stellare: un'oliva
(Adnkronos) - Gli astronomi dell'European Southern Observatory (ESO) hanno utilizzato la spettropolarimetria del VLT per catturare la geometria iniziale, fugace, del shock breakout di una stella supergigante rossa, riscrivendo i modelli teorici. Una nuova e rivoluzionaria osservazione, condotta con il Very Large Telescope (VLT) dell'European Southern Observatory (ESO), ha permesso agli astronomi di svelare la morte esplosiva di una stella nel preciso istante in cui l'onda d'urto del blast si faceva strada attraverso la sua superficie. Per la prima volta in assoluto, è stata rivelata la forma dell'esplosione di una supernova nella sua fase iniziale, una finestra osservativa che sarebbe svanita in meno di un giorno. La supernova SN 2024ggi, localizzata nella galassia NGC 3621 (a "soli" 22 milioni di anni luce, in direzione della costellazione dell'Idra), è stata rilevata la notte del 10 aprile 2024. Il team internazionale, guidato da Yi Yang, assistente professore presso la Tsinghua University di Pechino, ha agito con eccezionale prontezza. Dopo un processo di approvazione accelerato, il VLT in Cile è stato puntato verso l'esplosione appena 26 ore dopo la rilevazione iniziale.
La posizione della supernova SN 2024ggi nella galassia NGC 3621. È stata scattata l'11 aprile 2024, appena 26 ore dopo la rilevazione iniziale della supernova. L'immagine è stata ottenuta con lo strumento FORS2 installato sul Very Large Telescope (VLT) dell'ESO. Tra le altre capacità, FORS2 consente di ottenere spettri in luce polarizzata. Questa tecnica, chiamata spettropolarimetria, fornisce informazioni cruciali sulla forma dell'esplosione anche se essa appare come un singolo punto vista dalla Terra
. Crediti: ESO/Y. Yang et et al." L’occasione era eccezionalmente rara, poiché la fase iniziale del breakout dura pochissime ore. Il progenitore di SN 2024ggi era una supergigante rossa, con una massa stimata tra 12 e 15 volte quella del Sole.
Dietrich Baade, astronomo dell'ESO in Germania e co-autore dello studio pubblicato oggi su Science Advances, ha spiegato il significato della tempestività: "Le prime osservazioni del VLT hanno catturato la fase in cui la materia accelerata dall'esplosione, vicino al centro della stella, è fuoriuscita attraverso la superficie stellare. Per alcune ore, la geometria della stella e della sua esplosione hanno potuto essere, e sono state, osservate insieme." Per penetrare la geometria dell'esplosione, il team ha utilizzato una tecnica chiamata spettropolarimetria, impiegando lo strumento FORS2 installato sul VLT, l'unica struttura nell'emisfero australe in grado di eseguire tale misurazione.
Lifan Wang, co-autore e professore presso la Texas A&M University, ha chiarito l'efficacia del metodo: "La spettropolarimetria fornisce informazioni sulla geometria dell'esplosione che altri tipi di osservazione non possono fornire poiché le scale angolari sono troppo piccole." Analizzando i dati di polarizzazione della luce, gli astronomi hanno scoperto che il getto iniziale di materiale espulso aveva una forma a oliva, fortemente indirizzata sopra e sotto la stella. Sebbene questa forma si sia appiattita man mano che l'esplosione si espandeva e interagiva con il materiale circostante, l'asse di simmetria è rimasto invariato. Questo risultato fornisce un indizio cruciale sui meccanismi esatti alla base della morte esplosiva di stelle massicce, un tema ancora fortemente dibattuto. Yi Yang ha sintetizzato l'importanza della scoperta: "La geometria di un'esplosione di supernova fornisce informazioni fondamentali sull'evoluzione stellare e sui processi fisici che portano a questi fuochi d'artificio cosmici." E ha concluso sul significato del ritrovamento geometrico: "Questi risultati suggeriscono un meccanismo fisico comune che guida l'esplosione di molte stelle massicce, il quale manifesta una simmetria assiale ben definita e agisce su larga scala", secondo Yang. Questa conoscenza permette ora agli astrofisici di escludere alcuni dei modelli di supernova attualmente in uso e di affinare quelli esistenti. Ferdinando Patat, co-autore e astronomo dell'ESO, ha concluso sottolineando il valore della collaborazione internazionale: "Questa scoperta non solo rimodella la nostra comprensione delle esplosioni stellari, ma dimostra anche cosa si può ottenere quando la scienza trascende i confini. È un potente promemoria che la curiosità, la collaborazione e l'azione rapida possono sbloccare profonde intuizioni sulla fisica che plasma il nostro Universo."
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Quando è in difficoltà, oltre il 40% degli adolescenti si rivolge all'Intelligenza artificiale
(Adnkronos) - "Il 41,8% degli adolescenti si è rivolto all’intelligenza artificiale per chiedere aiuto quando era triste, solo/a o ansioso/a. Oltre il 42% per chiedere consigli su scelte importanti da fare. Oltre il 92% dei 15-19enni intervistati usa strumenti di Ia, contro il 46,7% degli adulti". Sono alcuni dei principali risultati di un sondaggio inedito sul rapporto tra adolescenti e Intelligenza artificiale dal quale emerge anche la funzione di conforto emotivo degli strumenti dell’Ia, contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo 'Senza filtri', diffuso oggi da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’adolescenza. L’Atlante verrà presentato il 19 novembre a Roma, presso la sede di Save the Children.
"Il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di Ia, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9% - quasi un/a ragazzo/a su tre - tutti i giorni o quasi, il 43,3% qualche volta a settimana, solo il 7,5% non la utilizza mai", si legge nel report. Quest’anno l’Atlante ha voluto indagare l’età dell’adolescenza, attraverso un’analisi dei dati e un viaggio in ascolto delle voci di ragazze e ragazzi. Il risultato è una fotografia ricca e complessa, di adolescenti onlife, da una parte consapevoli delle difficoltà della fase che attraversano e alla ricerca di nuove strade e spazi di condivisione, dall’altra a rischio di isolamento. "Il 60% degli adolescenti è soddisfatto o molto soddisfatto di sé, con percentuali più elevate tra i ragazzi (71%) rispetto alle ragazze (50%); al 9% è capitato di isolarsi volontariamente anche per brevi periodi per problemi di natura psicologica; quasi uno su 8 ha usato psicofarmaci senza prescrizione nell’ultimo anno, con una percentuale più alta tra le ragazze (16,3%) - rileva l'indagine - Un gap di genere che si riscontra anche quando li si interroga sul proprio benessere psicologico: poco più di una ragazza su tre mostra di avere un buon equilibrio psicologico (34%), contro il 66% dei ragazzi, la più ampia differenza di genere rilevata tra tutti i Paesi europei (oltre 30 punti percentuali). In totale, meno della metà dei ragazzi e delle ragazze (49,6%) mostra un buon livello di benessere psicologico". "La vita dei nativi digitali si svolge in una dimensione onlife, in cui non ci sono più barriere tra mondo fisico e virtuale. Il 38% dei 15-19enni afferma di guardare spesso il cellulare in presenza di amici o parenti – il fenomeno del ‘phubbing’ – e il 27% si sente nervoso quando non lo ha con sé. Più di uno su 8 è iperconnesso, cioè risponde ad indicatori che rilevano un profilo di uso problematico di internet (13%) e il 47,1% è stato/a vittima di cyberbullismo, un dato in aumento dal 2018, quando le vittime erano il 31,1%. Il 30% ha fatto ghosting, bloccando una persona improvvisamente senza fornire spiegazioni. Il 37% dei 15-19enni trascorre tempo sui siti porno per adulti, percentuale che sale al 54,5 % nel caso dei ragazzi, rispetto al 19,1% delle ragazze". "Quanto alla dimensione off-line, un adolescente su due non ha mai visitato mostre o musei nel 2024 (oltre il 60% nel Mezzogiorno), il 21,2% non è mai andato al cinema, il 46,2% non legge libri al di là di quelli scolastici. Il 18,1% non fa nessuna attività fisica, percentuale che sale al 29,2% nel Mezzogiorno. Meno della metà (47,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha fatto una gita o una vacanza di almeno una notte, in Italia o all’estero, rispetto all’81% dei giovani spagnoli e il 90% degli olandesi - continua il report - Sul fronte delle relazioni, gli amici restano per i ragazzi e le ragazze un punto fermo nelle acque incerte dell’adolescenza: più di 8 su dieci sono soddisfatti del loro rapporto con gli amici (il 40% soddisfatti, il 42,5% molto soddisfatti). Pochissimi, solo l’1,6% non sono per nulla soddisfatti. Positiva anche la relazione con i genitori, il 78% se ne dichiara soddisfatto o molto soddisfatto (84% i ragazzi, 73% le ragazze), anche se il 31% dichiara di aver avuto gravi problemi nel rapporto con loro".
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Al Gemelli nasce il primo ambulatorio in Italia per le complicanze oculari dei nuovi farmaci oncologici
(Adnkronos) - È un nuovo passo avanti nella cura integrata dei pazienti oncologici. Al Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs nasce il primo ambulatorio in Italia dedicato alle complicanze oculari causate dai più innovativi farmaci antitumorali, gli anticorpo-farmaco coniugati (Adc). Le terapie 'intelligenti', come gli 'Adc' rappresentano una delle frontiere più promettenti dell’oncologia moderna. Questi farmaci uniscono la potenza della chemioterapia, alla precisione di un anticorpo monoclonale, capace di portare il farmaco direttamente sulla cellula tumorale, riducendo i danni ai tessuti sani. Tuttavia anche questi trattamenti possono causare effetti indesiderati, tra i quali la tossicità oculare, che merita attenzione e competenze specialistiche. Proprio per gestire e riconoscere tempestivamente questi disturbi è stato inaugurato al Gemelli un ambulatorio multidisciplinare, dove oculisti e oncologi lavorano fianco a fianco per tutelare la vista e la qualità di vita dei pazienti. Oltre all’attività clinica, il nuovo servizio svilupperà linee guida per la gestione delle complicanze oculari e promuoverà progetti di ricerca per cercare di comprenderne meglio le cause e i meccanismi. “Gli Adc sono farmaci straordinari e potenzialmente salvavita – spiega il professor Giampaolo Tortora, direttore del Gemelli Comprehensive Cancer Center – ma è fondamentale imparare a gestire in modo efficace i loro effetti collaterali, per garantire la massima efficacia della terapia e la sicurezza del paziente. Questo ambulatorio rappresenta un modello di cura integrata e un ulteriore passo avanti verso un’assistenza oncologica sempre più personalizzata". I disturbi oculari legati agli Adc possono manifestarsi con bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, visione offuscata o eccessiva lacrimazione. “Si tratta per lo più di alterazioni lievi o moderate e reversibili – spiega il professor Stanislao Rizzo, direttore della Uoc di Oculistica – ma vanno gestite da uno specialista, perché possono alterare temporaneamente la visione e incidere sulla qualità di vita.” “Siamo il centro italiano che in assoluto gestisce il maggior numero di persone con tumore dell’ovaio – ricorda la professoressa Anna Fagotti, Ordinario di Ginecologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc Carcinoma Ovarico di Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs -. Il nostro obiettivo è quello di identificare precocemente il meccanismo patogenetico della tossicità oculare per attuare un intervento sempre più preventivo e condividere la nostra esperienza con i nostri colleghi in altri ospedali". Il nuovo ambulatorio, affidato ai dottori Andrea Giudiceandrea e Tommaso Salgarello della Uoc di Oculistica ed entrambi ricercatori Ucsc, si inserisce nella rete di servizi super specialistici del Gemelli dedicati agli effetti collaterali delle terapie oncologiche – dalle complicanze cardiologiche a quelle endocrine o gastrointestinali – confermando l’approccio multidisciplinare e centrato sulla persona che caratterizza la Fondazione. “Questa nuova iniziativa – afferma il professor Antonio Gasbarrini, direttore scientifico di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e Ordinario di Medicina Interna Ucsc - ci consentirà anche di fare ricerca innovativa. Ed è un esempio di ricerca davvero a tutela della persona. Perché noi continuiamo sempre ad occuparci dei nostri pazienti: durante i trial clinici registrativi, alla conclusione e in qualunque momento; insomma in trial, 'out of trial' e 'after trial'. Il benessere dei pazienti è la nostra priorità assoluta”. “Questo progetto – commenta il direttore generale di Fondazione Policlinico Gemelli Daniele Piacentini – riassume perfettamente l’identità del Gemelli: eccellenza clinica, sicurezza, innovazione e ricerca continua. È un esempio concreto di come la collaborazione tra diverse competenze possa tradursi in un beneficio reale per i pazienti.”
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Ancora pochi alberi in città, i numeri di Legambiente
(Adnkronos) - "Con una media di 24 alberi ogni 100 abitanti, calcolata sui capoluoghi italiani, l’Italia mostra nel 2024 una presenza di verde urbano ancora insufficiente. Anche i dati nel dettaglio indicano che occorre migliorare: solo otto su 93 capoluoghi, di cui si hanno dati aggiornati, superano la soglia dei 50 alberi ogni 100 abitanti e, tra questi, tre superano i 100 alberi ogni 100 residenti. All’opposto, 27 capoluoghi contano meno di 20 alberi ogni 100 abitanti e più della metà di questi non raggiunge nemmeno i 10". A scattare questa fotografia è Legambiente sulla base dei dati Ecosistema Urbano 2025, sottolineando "la distribuzione disomogenea del verde urbano nel Paese" e "l’importanza di attuare interventi mirati di forestazione nelle aree cittadine". "Un’importante opportunità arriva dalla legge n. 10/2013, che disciplina lo sviluppo degli spazi verdi urbani", osserva l'associazione in occasione del trentennale della Festa dell’Albero, la storica campagna dedicata alla messa a dimora di piante e arbusti, che quest’anno si terrà dal 21 al 23 novembre, in partnership con AzzeroCO2, Frosta, Inwit e Biorepack come partner tecnico. Nei giorni della Festa dell’Albero, che cade in concomitanza con la Giornata nazionale degli alberi (istituita proprio dalla legge n. 10/2013 e celebrata ogni anno il 21 novembre), si terranno in 14 regioni oltre 120 iniziative di forestazione urbana organizzate da Legambiente insieme a cittadini, scuole, aziende e amministrazioni uniti dallo slogan 'Gli alberi ci danno tanto, ora tocca a noi'. Sulla base delle informazioni raccolte attraverso i questionari di Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, elaborate su dati comunali relativi al 2024, l’associazione traccia un quadro complessivo sullo stato di attuazione della legge n. 10/2013, valutando l’applicazione delle principali misure previste: la pianificazione e regolamentazione del verde urbano, la redazione del bilancio arboreo alla fine di ogni mandato amministrativo e il censimento del verde urbano. Tra i 93 capoluoghi analizzati, 30 città (32%) dichiarano di aver adottato un Piano del Verde, mentre in 26 casi (28%) risulta attivo un Regolamento del Verde Urbano. La misura più diffusa è il censimento del verde urbano, realizzato in 75 capoluoghi su 93 (80%). Meno diffusa invece la pubblicazione del Bilancio Arboreo comunale: solo 44 città (47%) lo hanno reso disponibile al termine del mandato del sindaco uscente. “Un dato significativo emerso dall’analisi di Legambiente sull’applicazione della legge n. 10/2013 riguarda la Giornata nazionale degli alberi, promossa da quasi l’80% dei capoluoghi italiani, ben 74 su 93 - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente - Si tratta di una percentuale incoraggiante ma che rischia di rimanere un impegno simbolico se la gestione strutturale del verde urbano è marginale. Lo dimostrano, ad esempio, le percentuali relative al numero di città che non hanno ancora adottato un regolamento o un piano formale per la gestione del verde. Anche sul fronte della trasparenza, i dati mostrano come la diffusione del Bilancio Arboreo rimanga ancora limitata, ostacolando una visione chiara e condivisa delle politiche verdi messe in atto dalle amministrazioni comunali. Per questo motivo lanciamo un appello ai Comuni, invitandoli a un impegno più deciso e concreto nell’attuazione della legge n.10/2013”.
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OnePlus 15, il flagship che corre velocissimo
(Adnkronos) - Il salto generazionale compiuto da OnePlus con il nuovo OnePlus 15 è tra i più radicali della storia recente del brand. L’azienda lo presenta come un “upgrade di due generazioni” e, dati alla mano, non è difficile capire perché: architettura a triplo chip, raffreddamento aerospaziale, piattaforma Snapdragon 8 Elite Gen 5, display LTPO 165Hz e una batteria da 7300 mAh che, detta senza mezzi termini, cambia il modo stesso di usare il telefono. Eppure, dietro la potenza bruta e l’ingegneria di altissimo livello, il OnePlus 15 mostra fragilità inattese. Il design, così come OxygenOS 16, sembra rincorrere la filosofia estetica di Apple con un entusiasmo quasi naïf, e la rottura del sodalizio con Hasselblad lascia uno strascico evidente nella qualità fotografica. È un flagship affascinante, ma attraversato da contraddizioni. Negli ultimi anni OnePlus aveva trovato un’identità stilistica propria, riconoscibile e spesso molto curata. Dal verde smeraldo dell’11 alla pelle sintetica dell’ultima generazione, gli smartphone del brand avevano imparato a distinguersi. Con OnePlus 15, invece, l’ispirazione sembra piegarsi alle forme dei grandi concorrenti, in particolare di Cupertino. Il frame piatto in ceramica opaca, il tasto laterale unico “Plus Key”, il layout della fotocamera e persino il modo in cui il telefono gioca con le superfici rimandano fin troppo all’universo iPhone. La finitura Sand Storm, quella testata, amplifica questa sensazione da “prototipo industriale”: un grigio caldo e opaco che sembra privo dell’ultima mano di vernice, con un tocco vellutato gradevole ma un look sorprendentemente anonimo. Per fortuna, sotto il profilo costruttivo non c’è nulla da eccepire: l’uso della tecnologia MAO rende la scocca fino a 3,4 volte più dura dell’alluminio tradizionale e l’incredibile pacchetto di certificazioni IP66, IP68, IP69 e IP69K lo trasforma in uno dei telefoni più resistenti sul mercato. È praticamente blindato. Il frontale, con cornici uniformi da 1,15 mm ottenute tramite processo LIPO, è impeccabile. E in mano, nonostante i numeri importanti, il bilanciamento 50/50 del peso aiuta a far dimenticare l’enorme batteria interna. OnePlus introduce qui il primo pannello 1.5K LTPO a 165Hz mai visto su uno smartphone, un vero gioiello per scorrevolezza e comfort visivo. Nonostante la risoluzione più bassa rispetto al 1440p del modello precedente, la resa visiva rimane ricchissima, i colori sono vividi e la visibilità sotto il sole è ottima grazie ai 1800 nit di picco. L’adaptive refresh porta lo schermo fino a 1 Hz e giù fino a 165 Hz, ma la differenza tra 120 e 165 Hz è quasi impossibile da percepire ad occhio nudo. Molto comoda invece la scelta di tornare al vetro completamente piatto: ergonomia migliore, zero riflessi e tanta solidità. Il cuore del OnePlus 15 è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, affiancato da due chip dedicati, uno da 3200Hz e uno Wi-Fi, che lavorano insieme come una sorta di triade computazionale. Il risultato è una fluidità che raramente si vede su Android: apertura delle app istantanea, zero micro-lag, gaming impeccabile e un dissipatore Cryo-Velocity che, a differenza di tanti concorrenti, funziona davvero. Eppure, qualche inciampo c’è stato. Una manciata di freeze sporadici nelle prime settimane, qualche surriscaldamento inspiegabile in 5G con luminosità media. Nulla di drammatico, ma è chiaro che OnePlus dovrà affilare il software nelle prossime patch. L’evoluzione più difficile da digerire è proprio OxygenOS 16, che ormai sembra aver perso del tutto l’eredità minimalista e androidiana che tanti utenti OnePlus amavano. L’app drawer con “Categorie” in stile App Library, il Global Search in versione Spotlight, il lockscreen con orologio “alla Apple”, la configurazione del Plus Key identica all’Action Button: ogni dettaglio soffia nella stessa direzione. La presenza di AI ovunque (Writer, Recorder, Translate, Search, Mind Space) appare più come un allineamento industriale che una reale esigenza degli utenti. Google Gemini, ormai integrato in profondità, sembra il vero motore smart del telefono, rendendo ridondante buona parte degli strumenti proprietari. A oggi, la sensazione è chiara: OxygenOS 16 ha perso una parte importante della sua anima, spingendosi verso un’imitazione troppo evidente dell’esperienza iOS, senza però raggiungerne la coerenza complessiva. La batteria Silicon NanoStack da 7300 mAh è un assurdo tecnologico travestito da smartphone. L’autonomia reale supera tranquillamente le due giornate piene con uso misto, e i profili più leggeri arrivano a sfiorare il terzo o addirittura il quarto giorno. Siamo ai livelli di un tablet, ma in un corpo da telefono premium. Con la ricarica 120W il pieno arriva in circa 39 minuti, la wireless AIRVOOC 50W è veloce e stabile. Unico rimpianto: niente magneti integrati per gli accessori Qi2, scelta incomprensibile visto che OnePlus vende comunque cover magnetiche dedicate. Il nuovo sistema a tre sensori da 50MP, coadiuvato dal DetailMax Engine, prometteva di compensare la separazione da Hasselblad con una potenza computazionale tutta nuova. Ma la promessa, al lancio, non è pienamente mantenuta. La main camera offre colori ricchi e saturi, piacevoli e più “vivi” rispetto al contrasto esasperato di alcuni rivali, ma la post-produzione aggressiva spesso rovina lo scatto. L’oversharpening è evidente, quasi prepotente: bordi che si induriscono, fogliame che perde naturalezza, texture che sembrano artificiali. La ultra-wide resta buona, ma in macro cede facilmente al mosso. Il tele 3.5x oscilla tra scatti accettabili e immagini che faticano a definire i dettagli. Si può fotografare bene, certo, ma la costanza manca. E chi ha provato il OnePlus 13 lo noterà immediatamente: nel passaggio da Hasselblad al motore proprietario, la qualità complessiva fa un piccolo ma significativo passo indietro. Lo smartphone costa 979 € per la versione 12/256 GB, 1.129 € per la versione 16/512 GB: prezzi in linea con la fascia premium, ma comunque inferiori alla concorrenza diretta, contando anche che non mancano offerte di lancio sul sito ufficiale. OnePlus 15 è una macchina incredibile sotto tanti aspetti: fluido, potente, solidissimo, con una delle migliori autonomie mai viste e una dotazione hardware che farebbe tremare qualsiasi concorrente. È un telefono che entusiasma quando si parla di performance, display e batteria, e che continua a costare meno dei colossi Samsung, Apple e Google pur offrendo un’esperienza di fascia alta. Ma è anche un telefono che tradisce alcune incertezze. L’identità estetica si assottiglia, il software rincorre troppo da vicino un’altra filosofia, la fotocamera è meno brillante del passato e alcuni difetti di gioventù emergono qua e là. OnePlus 15 è un dispositivo di transizione: potente, futuribile, con lampi di eccellenza, ma ancora acerbo nel suo tentativo di reinventarsi.
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Pokémon Pokopia: il gameplay del rilassante simulatore di vita - Il video
(Adnkronos) - The Pokémon Company ha fornito un'anteprima dettagliata di Pokémon Pokopia, un simulatore di vita dal tono rilassante in arrivo il 5 marzo 2026 esclusivamente su console Nintendo Switch 2. L'ultimo trailer, disponibile sul canale YouTube Pokémon ufficiale [link: ufficiale], ha illustrato le fasi principali del gameplay e i personaggi singolari che popoleranno il mondo. In Pokémon Pokopia, il giocatore assume il ruolo di un Ditto che si risveglia da un lungo sonno e, in un twist narrativo unico, ne assume sembianze umane. L'ambientazione è un luogo un tempo abitato sia da umani che da Pokémon, ora fatiscente. Il protagonista incontra il curioso Professor Tangrowth, un Pokémon che vive in solitudine e sembra custodire oggetti appartenuti agli umani. Alla vista della desolazione, Ditto intraprende la missione di ricostruire completamente l'area, fabbricando oggetti e imparando le Mosse di altri Pokémon per creare gradualmente un'utopia ideale per tutti. Ma ecco il trailer del gameplay di Pokémon Pokopia Le meccaniche centrali di Pokémon Pokopia ruotano attorno alla capacità di apprendere e utilizzare le Mosse Pokémon come strumenti pratici. Questo permette ai giocatori di manipolare l'ambiente per creare habitat in grado di attrarre diverse specie di Pokémon. Le Mosse hanno anche una funzione utilitaristica essenziale per la progressione: sarà possibile, ad esempio, demolire barriere con Spaccaroccia, favorire la crescita della vegetazione con Fogliame, superare i dislivelli con Planata e attraversare gli specchi d'acqua grazie a Surf. L'interazione con gli abitanti è fondamentale per lo sviluppo dell'area. I giocatori dovranno collaborare attivamente con i Pokémon, per attività che vanno dal giocare al salto della liana con un Bulbasaur all'accendere fuochi con un Charmander e costruire nuove abitazioni. L'esaudimento delle richieste, incluse quelle cruciali per risolvere problemi più ampi, porta allo sviluppo e all'espansione dell'intera area di Pokopia. Il titolo include anche ampie possibilità di personalizzazione, permettendo ai giocatori di reinventare il proprio look (acconciatura e vestiti) e di creare oggetti e arredi per personalizzare l'ambiente circostante. L'esperienza è pensata anche per la condivisione, supportando il multiplayer fino a quattro giocatori. Gli Incontri con i Residenti Singolari Oltre al Professor Tangrowth, i giocatori incontreranno numerosi altri Pokémon con caratteristiche e personalità uniche: Pallichu: Un Pikachu dal colorito misteriosamente pallido e con le orecchie flosce. Granmuschio: Un imponente Snorlax il cui corpo è ricoperto da muschio, con un fiore sbocciato sulla testa, segno di un lunghissimo sonno. Maestro Smeargle: Uno Smeargle con il corpo cosparso di colori vivaci, la cui abilità con la coda-pennello lo fa assomigliare a un vero e proprio artista pittore.
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Imprese: Open smact, piattaforma collaborativa che connette impresa ricerca e giovani talenti
(Adnkronos) - Creare nuove opportunità di collaborazione, alimentare lo scambio di esperienze e idee da trasformare in progetti d’innovazione concreti, offrire occasioni di matching tra imprese e giovani talenti del territorio. Questi gli obiettivi di Open Smact, la nuova piattaforma collaborativa di riferimento per l’open innovation a Nordest, realizzata da Smact competence center e sviluppata in collaborazione con Noonic, agenzia di consulenza e digital factory innovativa di Padova. Open Smact riunisce per la prima volta in un unico spazio virtuale tutti gli attori dell’innovazione del Triveneto e li mette in relazione con il mondo accademico e con i giovani. La piattaforma nasce per connettere i partner dell’ecosistema di Smact, ma è aperta al pubblico e si propone come una vera e propria piazza digitale, dove imprese, ricercatori e studenti possono incontrarsi, dialogare e crescere insieme. "Il lancio di Open Smact - commenta Matteo Faggin, direttore generale di Smact - segna una tappa fondamentale per il nostro competence center. Questa piattaforma collaborativa è frutto di un intenso lavoro di co-creazione che ha coinvolto direttamente i nostri partner, integrando attivamente i loro feedback durante l’iter di sviluppo, per assicurare la massima aderenza alle aspettative di chi la utilizzerà quotidianamente. Per le imprese, Open Smact è un asset che facilita l'accesso a competenze di eccellenza e promuove la condivisione di esperienze e best practices, innescando nuove collaborazioni. Per i giovani talenti, è uno strumento che favorisce il networking e la crescita professionale, un trampolino di lancio per carriere nell'ambito dell'innovazione digitale. E' la sintesi tangibile del nostro impegno a tessere una rete sempre più forte e interconnessa, dove lo scambio di idee genera opportunità concrete per una crescita condivisa". Le aziende partner hanno a disposizione una vetrina digitale per raccontare i propri progetti, promuovere eventi, pubblicare posizioni aperte e connettersi con ricercatori e professionisti. La piattaforma è suddivisa in diverse sezioni facilmente accessibili. Nella sezione dedicata all’ecosistema trovano spazio le schede degli oltre 100 partner dello Smact innovation ecosystem, tra cui università, centri di ricerca e imprese innovative, complete di informazioni, notizie e posizioni aperte. Un network di competenze, know-how, soluzioni tecnologiche e best practice verticali nei campi dell'innovazione e della digitalizzazione. Un ruolo centrale è affidato all’Open wall, repository che raccoglie bandi, call for interest, call for startup e hackathon, diventando così un punto di riferimento per chi cerca nuove opportunità di finanziamento, coprogettazione e collaborazione. Per studenti e neolaureati, Open Smact rappresenta un trampolino verso il mondo dell’innovazione. Il Talent Wall è una vera e propria bacheca digitale che raccoglie offerte di lavoro, tirocini e tesi, facilmente filtrabili per ambito disciplinare e tipologia di contratto; le posizioni provengono da aziende innovative e includono informazioni dettagliate su benefit, cultura aziendale e fascia retributiva. Mentre la Digital agorà è il forum che consente di confrontarsi su temi verticali, condividere idee e dialogare direttamente con le imprese attraverso post e commenti. Ogni utente dispone di un profilo personale, arricchibile con competenze, obiettivi e interessi, che diventa un biglietto da visita digitale per farsi conoscere e intercettare le opportunità raccolte dalla piattaforma. La piattaforma ospita inoltre i progetti di innovazione, repository ufficiale dei casi d’uso tecnologici e delle storie di successo sviluppate dai partner, in particolare gli oltre 60 progetti sviluppati grazie ai bandi Iriss promossi e cofinanziati da Smact - un distillato di esperienze e know-how a disposizione di manager ed imprenditori che vogliono intraprendere un percorso di innovazione. Mentre la sezione eventi raccoglie tutti gli appuntamenti organizzati da Smact o quelli in co-branding con le aziende dell’ecosistema, conferenze, fiere, webinar, corsi di formazione e molto altro ancora. Il blog News & views infine offre articoli, editoriali e contributi di docenti, ricercatori e imprese, con rubriche dedicate ai trend tecnologici e alle opportunità per le aziende. L’esperienza è resa ancora più coinvolgente da un sistema di gamification e rewarding che premia la partecipazione degli utenti con merchandising, sconti esclusivi e accesso ad eventi legati al mondo dell’innovazione, oltre ad una sezione dedicata a sondaggi utili anche per ricerche di mercato e ad un catalogo dei servizi dei partner, che renderà ancora più semplice individuare competenze e soluzioni all’interno dell’ecosistema. Smact è uno degli 8 centri di competenza industria 4.0 nati in Italia su impulso del ministero dello Sviluppo Economico. E' una partnership pubblico-privata che mette a sistema le competenze in ambito 4.0-5.0 della ricerca, dei provider di tecnologie e delle imprese early adopter. Smact nasce nel Triveneto raggruppando stakeholder con capacità ed esperienza nella digital transformation, per permettere all’intero sistema produttivo e sociale di affrontare il futuro e creare valore.
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Red Dead Redemption torna su console e smartphone
(Adnkronos) - Rockstar Games ha scelto il 2 dicembre come data per riportare in primo piano uno dei suoi titoli più amati, Red Dead Redemption, che questa volta cavalcherà attraverso praticamente ogni piattaforma moderna: PlayStation 5, Xbox Series, Switch 2, iOS e Android. È un ritorno in grande stile, pensato per non lasciare indietro nessuno, perché chi già possiede la versione digitale per PlayStation 4, Nintendo Switch o Xbox One potrà effettuare l’upgrade senza alcun costo aggiuntivo. Un gesto che suona come una risposta alle richieste dei fan, affezionati a un’opera che nel 2010 contribuì a ridefinire lo storytelling videoludico. Il nuovo debutto arriva con un vantaggio ulteriore per gli abbonati PlayStation Plus: sia su PS5 che su PS4, Red Dead Redemption sarà incluso nel Game Catalog sin dal day one, aprendo le porte a un pubblico ancora più vasto. E anche il mondo mobile si prepara alla sua rivoluzione western: su iOS e Android il gioco farà parte dell’offerta Netflix, diventando giocabile senza costi extra per chi ha già una sottoscrizione attiva. Una mossa che conferma quanto le piattaforme in abbonamento stiano diventando centrali non solo per i contenuti video, ma anche per le grandi produzioni gaming. A oltre quindici anni dalla sua prima uscita su PlayStation 3 e Xbox 360, e dopo il ritorno su PS4 e Nintendo Switch nell’agosto 2023, seguito dall’arrivo su PC nell’autunno 2024, Red Dead Redemption continua a dimostrare quanto sia difficile far tramontare storie come quella di John Marston. Rivivere la sua corsa verso la redenzione, ora con una qualità tecnica al passo con le console moderne e una disponibilità che abbatte ogni barriera, è un invito a tornare dove tutto è cominciato.
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