Autovelox, attese una valanga di potenziali ricorsi

(Adnkronos) - Il dossier autovelox torna al centro del dibattito giuridico e politico. Dopo mesi di contenziosi e pronunce contrastanti, il tema dell’omologazione dei dispositivi di rilevazione della velocità sta producendo effetti concreti sulle sanzioni elevate in tutta Italia, con potenziali ricadute su migliaia di verbali. Il punto dirimente riguarda la distinzione tra “approvazione” e “omologazione”. Diverse sentenze, anche di legittimità, hanno chiarito che per la validità della multa non è sufficiente la mera approvazione tecnica del dispositivo ma è necessaria anche una formale omologazione secondo quanto previsto dal Codice della Strada e dai relativi decreti attuativi. In assenza di tale requisito, la sanzione può risultare annullabile su ricorso.   Il Ministero dell’Interno e dei Trasporti ha pubblicato un censimento nazionale degli autovelox, imponendo agli enti locali l’obbligo di registrare i dispositivi attivi ma al contrario la Cassazione, usando l’ordinanza del 19 aprile 2024, richiama la distinzione fra i due procedimenti stabilendo che le sanzioni per eccesso di velocità rilevate con autovelox non omologati sono illegittime.  Secondo i dati più recenti, su diverse migliaia di dispositivi presenti sul territorio nazionale, circa 11mila autovelox, solo 3.800 si sono registrati e quindi sono omologati. Una situazione che ha acceso un duro confronto tra amministrazioni locali, associazioni di consumatori e giuristi, con richieste in alcune città di sospensione immediata degli impianti non conformi. Per gli automobilisti si apre quindi una fase di maggiore attenzione procedurale. In caso di sanzione per eccesso di velocità, diventa ora strategico verificare: Il pagamento immediato della multa, com’è noto, equivale ad accettazione della sanzione e preclude la possibilità di ricorso, salvo casi particolari. L’alternativa per tutti resta il ricorso al Prefetto entro 60 giorni o al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica. Nei prossimi mesi il nodo dell’omologazione degli autovelox sarà determinante, sarà indispensabile creare un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche ai consumatori. 
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Parte la caccia al trono del Torino nella eSerie A 2026

(Adnkronos) - La sesta edizione della eSerie A Goleador segna il ritorno del calcio virtuale italiano sotto l'egida della Lega Serie A e Infront Italy. Con il Torino FC eSports chiamato a difendere lo scudetto conquistato nella passata stagione, il palcoscenico di EA Sports FC 26 diventa il centro nevralgico della competizione nazionale. Il torneo non rappresenta solo un evento isolato, ma si conferma come il principale punto di riferimento per il gaming competitivo in Italia, trasportando le dinamiche del prato verde in una dimensione digitale che acquisisce ogni anno maggiore rilevanza istituzionale e commerciale. La struttura del campionato prevede il coinvolgimento di sedici formazioni suddivise in quattro raggruppamenti. La fase regolare, articolata in match di andata e ritorno, ha già preso il via con i primi confronti dei Gruppi A e B, che vedono impegnate realtà come Juventus, Napoli e i campioni in carica granata. A marzo sarà invece il turno dei restanti gironi, prima di approdare alla fase calda della stagione. Questa maratona di sfide tattiche porterà i migliori pro player a contendersi la vittoria finale durante i playoff e le Finals previste a maggio a Napoli. La copertura dell'evento è garantita da una distribuzione multipiattaforma che coinvolge DAZN e i canali ufficiali Twitch e YouTube. Oltre al prestigio del titolo tricolore, la eSerie A Goleador funge da passaggio obbligato verso il panorama internazionale, essendo parte integrante del circuito ufficiale FC Pro di Electronic Arts. I vincitori otterranno infatti l'accesso alla eChampions League e all'FC PRO World Championship, proiettando i talenti italiani verso le massime vette del professionismo mondiale. L'iniziativa mira a consolidare i risultati della scorsa edizione, caratterizzata da milioni di minuti di visualizzazione, confermando la volontà della Lega di evolvere il racconto sportivo per intercettare le nuove generazioni di tifosi. 
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Rivoluzione in casa Xbox: Phil Spencer e Sarah Bond lasciano

(Adnkronos) - Phil Spencer, l'uomo che ha guidato la rinascita di Xbox negli ultimi dodici anni e architetto della strategia legata al Game Pass, ha annunciato ufficialmente il suo ritiro da Microsoft. Entrato in azienda come stagista nel lontano 1988, Spencer ha ricoperto un ruolo fondamentale nel traghettare la divisione gaming verso il modello attuale, triplicando il valore del business e portando a termine acquisizioni storiche come quelle di Activision Blizzard, ZeniMax e Mojang. La sua uscita di scena, effettiva dal 23 febbraio, segna la fine di un'era per il colosso di Redmond proprio mentre il brand si appresta a celebrare il suo venticinquesimo anniversario con una base di oltre 500 milioni di utenti attivi mensili. La successione è stata affidata ad Asha Sharma, attuale presidente della divisione CoreAI di Microsoft, che assumerà la carica di CEO di Microsoft Gaming riportando direttamente a Satya Nadella. Con un passato di rilievo in realtà come Meta e Instacart, Sharma eredita il compito di gestire un ecosistema che comprende ormai circa 40 studi di sviluppo. Parallelamente, Matt Booty è stato promosso a Executive Vice President e Chief Content Officer, assumendo la supervisione totale sulla produzione dei contenuti e delle proprietà intellettuali del gruppo, dai franchise storici come Halo e Gears of War fino ai pesi massimi dell'industria quali Call of Duty e World of Warcraft. Il rimpasto ai vertici ha riservato anche una nota inattesa con le dimissioni di Sarah Bond, finora presidente di Xbox, che ha scelto di lasciare l'azienda per intraprendere un nuovo percorso professionale. Nonostante questi cambiamenti strutturali, la nuova leadership ha già delineato i pilastri della strategia futura, che punterà su una rinnovata attenzione all'hardware console e sull'integrazione delle nuove tecnologie. Sharma ha infatti dichiarato l'intenzione di proteggere la natura artistica dei videogiochi, evitando di saturare l'ecosistema con contenuti automatizzati privi di identità, con l'obiettivo di recuperare lo spirito pionieristico delle origini garantendo al contempo una presenza trasversale su PC, cloud e dispositivi mobili. 
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Perdita olfatto in over 70? 'Spia' di rischio più alto ictus e malattie cuore

(Adnkronos) - Il nostro naso potrebbe essere uno degli indicatori più precoci della salute del cuore e del cervello, e svolgere dunque il ruolo di 'sentinella'. Secondo un recente studio condotto dall'Università del Michigan e pubblicato sulla rivista scientifica 'Jama Otolaryngology', la perdita totale dell'olfatto (anosmia) negli adulti sopra i 70 anni è associata a un rischio significativamente maggiore di sviluppare ictus e malattie coronariche, come l'angina o l'ischemia.  La ricerca ha monitorato per 9 anni un campione di 5.142 adulti, evidenziando che i soggetti anosmici presentavano un rischio di eventi cardiovascolari doppio rispetto a chi manteneva un olfatto normale, con una criticità maggiore rilevata nei primi quattro anni dal test. Fino a oggi, i disturbi dell'olfatto erano stati associati principalmente a patologie neurodegenerative, dove la neuroinfiammazione gioca un ruolo da protagonista la scoperta di un legame con il rischio cardiovascolare suggerisce che l’infiammazione del sistema nervoso possa essere il comune denominatore. E proprio il "legame tra olfatto e patologie cardiovascolari, in particolare con l'ictus, rappresenta una scoperta scientifica di rilievo - evidenzia Arianna Di Stadio, neuro-otorinolaringoiatra, professoressa di Otorinolaringoiatria all'Università Link di Roma e ricercatrice presso l'Ucl Queen square neurology di Londra - Fino a poco tempo fa consideravamo l'olfatto solo in relazione a malattie neuroinfiammatorie e neurodegenerative, oggi capiamo che la perdita dei sensi può riflettere uno stato di infiammazione sistemica che colpisce anche i vasi sanguigni cerebrali e cardiaci".  Le ipotesi dei ricercatori suggeriscono che l'anosmia possa riflettere cambiamenti strutturali nei vasi cerebrali o essere la conseguenza di una degenerazione dell'epitelio nasale legata a processi infiammatori. "Il test dell'olfatto è rapido ed economico - prosegue Di Stadio - Il suo impiego da parte del medico di base potrebbe permettere di identificare precocemente i pazienti in cui la neuroinfiammazione sta già agendo silenziosamente, consentendo un monitoraggio più attento per prevenire eventi gravi come l'ictus". La 'degenerazione' dei sensi e del cervello non dipende esclusivamente dall'età, ma è strettamente influenzata da fattori modificabili. "Una sana alimentazione, l'attività fisica all'aria aperta e una supplementazione preventiva ai primi segnali di anosmia con sostanze fisiologiche antineuroinfiammazione come, ad esempio, quelle precedentemente utilizzate nei nostri precedenti studi sul Covid, rappresentano strumenti potenti per contrastare la neuroinfiammazione - conclude Di Stadio - Proteggere l'olfatto significa, in ultima analisi, proteggere il cuore e preservare la funzionalità del cervello". 
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Sanità, Schillaci: "Via libera a 3 lauree magistrali per rilanciare la professione degli infermieri"

(Adnkronos) - "Desidero condividere la soddisfazione per un importante traguardo raggiunto: il decreto grazie al quale c'è il via libera definitivo al nuovo percorso formativo per gli infermieri, per ridare attrattività alla vostra professione e superare il clima di disaffezione verso la sanità pubblica". Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schilaci, in un videomessaggio inviato alla presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche in occasione del Consiglio nazionale di Fnopi. Schillaci, dopo aver annunciato "la conclusione dell'iter di istituzione delle 3 lauree magistrali", ha sottolineato a più riprese il "valore della professione infermieristica" nel sistema assistenziale.  "In questi anni con la presidente Mangiacavalli ci siamo confrontati spesso - ha ricordato il ministro - Questo risultato dimostra che quando c'è collaborazione e dialogo reale arrivano le risposte. Infatti sappiamo bene che la vera carenza che affligge tanti sistemi sanitari riguarda proprio gli infermieri, oltre ad alcune specifiche discipline mediche. E' una criticità che dobbiamo superare per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione e all'aumento delle patologie croniche che richiedono sempre più una accurata assistenza infermieristica". "Oggi i bisogni sono sempre più sociosanitari e il ruolo degli infermieri in questa sfida è fondamentale - ha evidenziato Schillaci - Con l'introduzione delle laure magistrali specialistiche andiamo incontro alle legittime richieste dei giovani che vogliono prospettive di carriera, competenze specifiche, e puntiamo a invertire un trend che per anni ha visto l'Italia formare i migliori infermieri per poi vederli emigrare spesso all'estero. Ma incidiamo anche sulla qualità del sistema assistenziale. Contare su un personale infermieristico adeguatamente formato significa infatti garantire cure più rispondenti ai bisogni dei pazienti, vuol dire rafforzare l'assistenza territoriale, le cure pediatriche e quelle neonatali. Anche questo è parte della strategia di valorizzazione della professione infermieristica che è un punto fermo della politica di questo Governo, Governo che è intervenuto con misure concrete e mirate in tutte le manovre finanziarie".  "Anche nell'ultima legge di Bilancio", ha rimarcato il ministro, ci sono "risorse destinate in particolare all'assunzione di infermieri. Aumentiamo l'indennità di specificità infermieristica, detassiamo gli straordinari. Con l'approvazione dell'emendamento al Milleproroghe, inoltre, si consente agli infermieri del Ssn di esercitare l'attività libero professionale al di fuori dell'orario di lavoro fino al 31 dicembre 2027. In linea generale c'è una strategia chiara: riconoscere ai professionisti della salute ciò che meritano e farli partecipi del processo di innovazione del Ssn. Per rendere la nostra sanità più moderna ed efficiente, oltre a intervenire sui modelli organizzativi, dobbiamo riformare le competenze di tutti i professionisti che vi operano. In questa direzione va la riforma delle professioni sanitarie, che punta tra l'altro proprio a diminuire la burocratizzazione e a valorizzare le competenze proprio delle professioni sanitarie".  Infine, Schillaci ha ricordato le celebrazioni per la Giornata nazionale del personale sanitario, socio-sanitario e socio-assistenziale del volontariato (20 febbraio). "E' stata un'occasione di riconoscimento del vostro lavoro a tutela della salute di tutti i cittadini, ma anche un momento di riflessione sul valore della relazione di cura in una sanità che diventa sempre più tecnologica. Questo assume un significato particolare per gli infermieri che, oltre che per le competenze tecniche in continua evoluzione, si distinguono per la capacità di costruire una relazione di cura fatta di capacità di ascolto, di empatia, di attenzione verso la persona nella sua interezza", ha concluso il ministro.  
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Università, Bernini: "Al via le lauree magistrali per infermieri più specializzati"

(Adnkronos) - "Gli infermieri e le infermiere sono la presenza che non arretra, la competenza che rassicura, la professionalità che trasforma la cura in relazione umana. Oggi possiamo dire di avere raggiunto insieme un traguardo importante: abbiamo introdotto le lauree magistrali a indirizzo clinico, un passaggio decisivo per formare infermieri sempre più specializzati, pronti ad affrontare le sfide della medicina contemporanea e dei nuovi bisogni di salute". Lo ha detto Anna Maria Bernini, ministro dell'Università e della Ricerca (Miur), in un videomessaggio inviato alla presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche in occasione del Consiglio nazionale Fnopi.  "L'iter del provvedimento è finalmente concluso. Grazie a voi - ha sottolineato Bernini - perché questo significa riconoscere che l'assistenza infermieristica è una competenza avanzata, significa valorizzare professionalità che operano in contesti sempre più complessi e rafforzare la qualità delle cure. Nascono così percorsi specialistici in settori cruciali, cure primarie di comunità, emergenza terapia intensiva, ambito neonatale pediatrico. Figure nuove, competenze mirate, responsabilità più definite. E' un passo che rafforza il sistema sanitario, sostiene la medicina di prossimità e risponde concretamente alla domanda di salute che cambia".  Questa riforma "è il risultato di un lavoro condiviso, di un confronto che ha visto tutti noi protagonisti. Grazie per quello che fate ogni giorno, per la vostra competenza, grazie per la vostra umanità. Il Paese ha bisogno di voi e noi siamo sempre al vostro fianco", ha concluso il ministro.   
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L'infanzia in musica risuona all'Ambasciata della Repubblica di Bulgaria a Roma

(Adnkronos) - Le migliori note d'autore dedicate ai bambini. E' stato questo il filo conduttore della serata di beneficenza che si è svolta il 19 febbraio a Roma presso l'Ambasciata della Repubblica di Bulgaria. Un concerto dal titolo emblematico, 'La piccola armonia', dedicato proprio a evidenziare come i grandi compositori hanno celebrato in musica l'infanzia nelle loro pagine più poetiche. L'evento rappresenta l'appuntamento annuale con la Rassegna musicale ideata e curata da Tiziana Martino de Carles Marconi, e giunta alla 20ma edizione. Un'iniziativa benefica che vedrà, in questo caso, devoluto il ricavato alla Cooperativa Garibaldi, da sempre impegnata per l'inclusione dei ragazzi con fragilità.  A promuovere la Rassegna l'Inner Wheel Club Roma Eur - Distretto 208 Italia - International Inner Wheel con il Rotary Club Roma Eur - Distretto 2080. L'evento è stato aperto dal saluto di Ermelina Peycheva, Incaricato d'affari e vice Capo Missione dell'Ambasciata della Repubblica di Bulgaria a Roma, che ha sottolineato quanto questa collaborazione esprima il legame tra Italia e Bulgaria sul piano culturale, ringraziando per il lavoro profuso come vera 'vocazione' nell'organizzazione la madrina Tiziana Martino de Carles Marconi, past governatrice Inner Wheel Club Roma Eur, con Francesco Martino de Carles, past presidente e socio Rotary Club Roma Eur. Sono quindi intervenute, a rappresentare i rispettivi club, Grazia Saporito, presidente Iwc Roma Eur e vicepresidente Rotary Club Roma, e Elsa Marchitelli, vicepresidente Rotary Club Roma Eur. Ogni anno viene proposto un tema musicale diverso: partita con 'Roma di note', la Rassegna è proseguita sulla Via Francigena e tra borghi, castelli, piazze e salotti della Vecchia Europa, con soste speciali come 'Ciak si suona' per il grande cinema, Sissi, il Jazz, l'Opera e le donne, un convenzionale compleanno di Chopin, un anno di leggerezza con i fiori, il leggendario Morricone, la musica destinata a momenti di festa, gioia e condivisione e un 'Giro del mondo in 80 minuti', per approdare, quest'anno, all'infanzia. Ogni tema è sviluppato insieme alla musicologa Gaia Vazzoler, che conduce la serata e si esibisce al pianoforte accompagnata, ogni anno, da un giovane musicista con uno strumento diverso: dal violino alla fisarmonica, dal flauto alla chitarra. In questa 20ma edizione è stata la volta dell'arpa, suonata dalla ventunenne Marta Natuzzi, solista emergente. Un duo insolito, quello di arpa e pianoforte, come ha spiegato Gaia Vazzoler, perché il pianoforte rischia di coprire il timbro dell'arpa, quindi ancora più apprezzabile l'armonia e l'equilibrio creato per ricreare l'atmosfera giocosa e al tempo stesso sognante dei bambini. Il mondo dell'infanzia, infatti, ha ispirato alcuni dei più grandi musicisti di ogni tempo, che lo hanno raccontato con delicatezza e virtuosismo. Ecco, allora, risuonare le note di Mozart, che seppe unire semplicità e genio, e poi di Schumann, con il suo ispirato 'Album per l gioventù', fino a Caikovskij, che trasformò i ricordi infantili in miniature musicali eterne. Ancora, le ninne nanne di Tournier, Fauré e dell'artista bulgaro Vladigerov, in omaggio alla sede ospitante. Poi una serie di Debussy dedicata ai bambini e la suite di Ravel ispirata alla madre. Gran finale con, nel bis, la più famosa delle ninne nanne, quella di Brahms.  
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Svelato il segreto del prurito, ecco perché non riusciamo a smettere di grattarci

(Adnkronos) -
Svelato il segreto del prurito e il motivo per cui, grattandoci, proviamo sollievo e capiamo che è il momento di fermarci. La scoperta - che potrebbe aprire nuove speranze per alleviare la sofferenza dei pazienti con malattie associate a prurito cronico come dermatite atopica, eczema o psoriasi al 70esimo Congresso annuale della Biophysical Society, in programma a San Francisco fino a mercoledì 25 febbraio.   Lo studio, firmato da Roberta Gualdani e dai colleghi dell'università belga di Lovanio, dimostra il ruolo chiave e "inaspettato" giocato dal canale ionico Trpv4, una struttura proteica che attraversa la membrana delle cellule gestendo il 'traffico' di ioni dall'esterno all'interno, o viceversa.  "Inizialmente - racconta Gualdani - stavamo studiando il Trpv4 nel contesto del dolore, ma invece di un fenotipo doloroso, è emerso molto chiaramente" come questo canale ionico fosse collegato a "un'alterazione del prurito, e in particolare del modo in cui viene regolato il comportamento di grattarsi". Trpv4, descrivono gli scienziati, appartiene a una famiglia di canali ionici che agiscono come 'porte molecolari' anche nelle membrane dei neuroni sensoriali, permettendo agli ioni di fluire in risposta a stimoli fisici o chimici. Queste strutture aiutano il sistema nervoso a rilevare temperatura, pressione e stress tissutale. Il sospetto che Trpv4 partecipi alla meccanosensazione - ossia il processo biologico attraverso il quale le cellule percepiscono forze fisiche - non era nuovo, me il ruolo di questo canale nel prurito restava controverso. Per comprenderlo con precisione, il laboratorio di Gualdani ha progettato un modello di topo geneticamente modificato in modo da eliminare selettivamente il Trpv4 solo nei neuroni sensoriali. Un approccio che ha consentito ai ricercatori di bypassare il limite principale degli studi precedenti, in cui Trpv4 veniva rimosso da tutti i tessuti rendendo difficile individuare dove il canale agisse effettivamente. Utilizzando un mix di strumenti genetici, imaging del calcio e test comportamentali, gli studiosi hanno chiarito che il Trpv4 neuronale è espresso nelle cellule nervose classicamente correlate al tatto, chiamate meccanorecettori Aβ a bassa soglia, così come in sottogruppi di neuroni sensoriali collegati alle vie del prurito e del dolore. Quando gli scienziati hanno indotto nei topi una condizione di prurito cronico simile a quello che caratterizza la dermatite atopica, hanno osservato "risultati sorprendenti": i roditori privi di Trpv4 neuronale si grattavano meno spesso, ma ogni volta che lo facevano andavano avanti molto più a lungo del normale. I ricercatori hanno così dedotto che questo canale ionico ha una doppia funzione: nelle cellule della pelle il Trpv4 'accende' la sensazione di prurito, mentre nei neuroni meccanosensoriali la 'spegne' lanciando un segnale di feedback negativo. Fa partire cioè un messaggio neurale per dire al midollo spinale e al cervello che ci siamo grattati a sufficienza, che è il momento di smettere. Senza Trpv4 neuronale questo segnale non viene inviato, non si prova sollievo e ci si continua a grattare.  I risultati del lavoro suggeriscono che "il ruolo del Trpv4 nel prurito è più complesso di quanto si pensasse in precedenza. Mentre il canale nelle cellule cutanee sembra innescare le sensazioni di prurito, lo stesso canale nei neuroni sembra contribuire a regolarle e a limitarle", riassumono gli autori. "Questo duplice ruolo - sottolineano - ha importanti implicazioni per lo sviluppo di farmaci". "Bloccare in modo generalizzato il Trpv4 potrebbe non essere la soluzione" per contrastare il prurito cronico associato a patologie, spiega Gualdani. "Le terapie future - prospetta la scienziata - potrebbero dover essere molto più mirate, forse agendo solo sulla pelle, senza interferire con i meccanismi neuronali che ci dicono quando smettere di grattarci". "Il prurito cronico colpisce milioni di persone affette da condizioni come eczema, psoriasi e malattie renali, ma i trattamenti efficaci sono ancora limitati", ricordano i ricercatori. "Comprendere i meccanismi precisi che regolano il prurito, incluso quello che dice quando smettere di grattarsi - concludono - potrebbe aprire nuove strade allo sviluppo terapeutico".  
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Porridge anti-colesterolo, ecco perché lo riduce: il segreto è una porzione al giorno per 4 settimane

(Adnkronos) - Una colazione anti-colesterolo. Il primo pasto della giornata può avere un ruolo ancor più importante per gli effetti sulla salute se 'arruola' una ricetta 'made in Britain'. Gli italiani puntano sempre di più sul porridge, la colazione anglosassone conosciuta in tutto il mondo che ha alla base l'avena. "Non è scontato che un alimento comune riceva l'approvazione ufficiale delle autorità sanitarie per le sue proprietà terapeutiche. Il porridge di avena, tuttavia, rappresenta un'eccezione documentata. Numerosi studi clinici confermano che il consumo regolare di questo cereale è uno dei metodi naturali più efficaci per gestire la ipercolesterolemia, riducendo specificamente il colesterolo Ldl (quello comunemente definito 'cattivo') senza intaccare i livelli di quello Hdl ('buono')", sottolinea il team di biologi nutrizionisti Matteo Minelli, Ilaria Vergallo e Dominga Maio, del network Polismail di Lecce.   "Il segreto dell'avena risiede in una particolare fibra solubile chiamata beta-glucano. A differenza delle fibre insolubili (come la crusca di frumento, utile per la regolarità intestinale), il beta-glucano ha una struttura molecolare che, a contatto con i liquidi nello stomaco, si trasforma in un gel viscoso e denso - prosegue l'approfondimento - Questo gel agisce come una sorta di 'spugna biologica'. Durante il processo digestivo, intrappola gli acidi biliari ricchi di colesterolo, impedendo loro di essere riassorbiti nel flusso sanguigno attraverso l'intestino tenue. Di conseguenza, il fegato è costretto a prelevare ulteriore colesterolo dal sangue per produrre nuovi acidi biliari, abbassandone così la concentrazione circolante". La ricerca scientifica ha stabilito parametri precisi per ottenere benefici tangibili, tanto che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha confermato che l'effetto benefico si ottiene con l'assunzione giornaliera di 3 grammi di beta-glucani da avena. "Una porzione di porridge (circa 40-60 g di fiocchi) fornisce mediamente tra 1,5 e 2 grammi di questa fibra. Integrando l'avena quotidianamente, si può osservare una riduzione del colesterolo Ldl compresa tra il 5% e il 10% in circa 4 settimane", suggeriscono gli esperti.   Ma oltre al sequestro dei sali biliari, l'avena vanta un basso indice glicemico. "Questo limita i picchi di insulina, l'ormone che, se in eccesso, segnala al fegato di produrre più colesterolo endogeno", ricordano i biologi.  "Ulteriore beneficio del porridge - aggiungono - è legato al fatto che l'avena contiene gli avenantramidi, un gruppo unico di antiossidanti che combattono l'infiammazione delle pareti arteriose. Questi composti impediscono al colesterolo Ldl di ossidarsi; è infatti l'ossidazione del colesterolo, e non la sua semplice presenza, a favorire la formazione delle placche aterosclerotiche".  Per trasformare il porridge in uno strumento di prevenzione, "la chiave non è la quantità occasionale - concludono gli esperti - ma la frequenza". Non un pasto occasionale, quindi, ma una scelta più o meno costante. "Sostituire colazioni ricche di zuccheri raffinati o grassi saturi con una tazza di avena preparata con acqua o latte vegetale non zuccherato rappresenta un intervento dietetico a basso costo e ad alto impatto sulla longevità cardiovascolare", spiegano gli esperti.  
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Arrivano i pomodori egiziani, medico-nutrizionista: "Quelli italiani più buoni e sicuri"

(Adnkronos) - Dopo quelli cinesi, ecco arrivare sulle tavole degli italiani i pomodori egiziani. La recente e massiccia espansione delle importazioni di derivati del pomodoro dall'Egitto verso il mercato europeo (+88% nell'ultimo semestre 2025), oltre che come fenomeno economico o geopolitico, secondo l'esperto va analizzato anche sotto la lente della sicurezza alimentare e della prevenzione clinica.   "Il punto più critico della questione risiede nell'impiego di molecole chimiche bandite dal regolamento comunitario per la loro accertata tossicità sull'uomo. Mentre l'agricoltura italiana opera in regime di 'tolleranza zero' o limiti minimi precauzionali, le analisi sui prodotti extra-Ue rivelano spesso residui di sostanze tutt'altro che tranquillizzanti. Figurano tra queste il mancozeb e il chlorpyrifos", dice il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.  "Il primo (mancozeb) - spiega - è un fungicida classificato come un potente interferente endocrino. La letteratura scientifica evidenzia la sua capacità di alterare la funzionalità tiroidea e interferire con il metabolismo ormonale. L’esposizione cronica, anche a bassi dosaggi, è associata, in forza di un effetto accumulo, a rischi teratogeni. Il secondo (chlorpyrifos) è invece un insetticida organofosforico la cui pericolosità per lo sviluppo neurologico, specialmente nell'infanzia, ha portato al suo bando totale in Ue nel 2020. Agisce inibendo l’acetilcolinesterasi, con potenziali danni permanenti alle funzioni cognitive e comportamentali. ​L'importazione di prodotti coltivati con queste sostanze configura un vero e proprio 'dumping sanitario', dove il risparmio alla cassa si traduce in un rischio tossicologico silente per l'organismo". ​"​Difendere la filiera italiana non significa solo escludere il rischio, ma garantire un beneficio", precisa Minelli. "Il pomodoro italiano - rimarca - non è un semplice ingrediente, ma un concentrato di molecole bioattive. Grazie alle varietà selezionate (come il San Marzano) e all'esposizione solare ottimale dei nostri territori, il contenuto di licopene è ai vertici mondiali. Questo carotenoide è un potentissimo antiossidante che protegge il sistema cardiovascolare e riduce lo stress ossidativo cellulare. La trasformazione industriale italiana (passate, concentrati) ottimizza la biodisponibilità di questa molecola, rendendola più facilmente assimilabile rispetto al prodotto crudo. I suoli italiani, spesso di origine vulcanica o ricchi di microelementi, favoriscono una sintesi superiore di vitamina C, polifenoli e flavonoidi. Questi agiscono in sinergia con il licopene, potenziando le difese immunitarie e contrastando l'infiammazione sistemica di basso grado".  Secondo l'immunologo-nutrizionista, poi, "esiste un legame indissolubile tra etica del lavoro e sicurezza alimentare. Le segnalazioni di sfruttamento del lavoro minorile e di precarie condizioni igienico-sanitarie nelle aree di raccolta del Delta del Nilo aumentano esponenzialmente il rischio di contaminazioni microbiologiche crociate. Al contrario, la filiera italiana garantisce tracciabilità e protocolli di sterilità industriale che blindano il prodotto finito, proteggendo il consumatore da patogeni che potrebbero resistere a processi di trasformazione meno rigorosi".  ​In conclusione, rispetto all'arrivo di pomodoro dalle Piramidi alla Penisola, "​in un'epoca in cui la medicina moderna si sposta sempre più verso la personalizzazione e la prevenzione, la scelta dei nutrienti diventa un atto clinico - avverte Minelli - Sostituire l''oro rosso' italiano con derivati provenienti da mercati deregolamentati significa esporre la popolazione a un 'effetto cocktail' di pesticidi e, contemporaneamente, privarla di quegli apporti protettivi fondamentali della dieta mediterranea. ​La tutela del pomodoro italiano, con i suoi 4 miliardi di fatturato e i suoi rigorosi controlli, non è una battaglia di parte: è una misura di prevenzione primaria necessaria per la salvaguardia della salute pubblica e del nostro patrimonio biologico".  
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