Opel Mokka GSE: la nuova elettrica sportiva con DNA racing

(Adnkronos) - Il debutto della Opel Mokka GSE segna un passo deciso nell’evoluzione sportiva della gamma elettrica del marchio tedesco. Un modello che trasforma l’esperienza maturata nei rally in una vettura di serie capace di coniugare prestazioni elevate, cura tecnica e una personalità visiva immediatamente riconoscibile. Spinta da un motore da 207 kW (281 CV) e 345 Nm di coppia, è attualmente l’elettrica Opel più potente mai prodotta per l’uso quotidiano: raggiunge una velocità massima di 200 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in soli 5,9 secondi. Un carattere deciso, enfatizzato dalla presenza del differenziale autobloccante Torsen, di un telaio studiato appositamente e di una batteria da 54 kWh che assicura una gestione dell’energia equilibrata nelle modalità Sport, Normal ed Eco.
 Le scelte tecniche derivano direttamente dal prototipo da competizione Opel Mokka GSE Rally, con cui condivide molti componenti ad alta tensione. Grazie al peso contenuto sotto le 1,6 tonnellate, la risposta del motore è immediata.  La forte impronta da competizione si traduce in un’estetica specifica: paraurti dedicati, elementi aerodinamici, cerchi da 20 pollici progettati per ridurre la resistenza all’aria e pneumatici Michelin Pilot Sport EV 225/40 R20 sviluppati ad hoc. Le pinze freno gialle a quattro pistoncini firmate GSE aggiungono un dettaglio tecnico ben visibile, mentre la firma cromatica nero-giallo sottolinea l’appartenenza alla linea più sportiva. L’abitacolo mantiene lo stesso linguaggio: sedili in Alcantara con poggiatesta integrati, cuciture a contrasto e plancia orientata al conducente. Il display digitale da 10 pollici è personalizzabile e fornisce dato su accelerazioni, gestione della batteria e specifiche GSE. 
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Premio ANGI 2025: Governo, Difesa ed Europa convergenti sull’innovazione strategica

(Adnkronos) - La Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano ha ospitato l'VIII edizione del Premio ANGI - Oscar dell'Innovazione. La cerimonia ha visto la partecipazione di esponenti di Governo, Difesa e Parlamento Europeo, che hanno sottolineato la centralità dell'innovazione per il futuro competitivo del Paese. Strategia Nazionale: PNRR, AI e Nuovi Domini di Sicurezza Il Ministro Tommaso Foti ha posto l'accento sui progressi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: "L’Italia ha raggiunto il 64% degli obiettivi PNRR contro la media UE del 45%. Con la revisione del Piano abbiamo portato la Missione 1, Digitalizzazione e innovazione, a 43,3 miliardi di euro e introdotto Transizione 5.0 per sostenere gli investimenti delle imprese in tecnologie innovative e sostenibili. Innovazione, formazione e semplificazione saranno le chiavi per rendere l’Italia più competitiva e sostenibile". 
Il Sottosegretario Luigi Sbarra ha definito l’innovazione come un’alleanza tra generazioni, invitando i premiati a spingere l'Italia verso il futuro, con la rassicurazione che: “Le istituzioni e il mondo del lavoro sono al vostro fianco per trasformare i vostri progetti in occupazione buona, stabile e di qualità”.  
Il Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago ha focalizzato l'attenzione sulla sicurezza nazionale e la supremazia tecnologica in settori critici: "Cyber, spazio e fondali marini sono i nuovi domini della difesa. Servono supremazia tecnologica in AI e quantum, ma anche una risposta alla crisi demografica: senza talenti e più natalità rischiamo di perdere la corsa contro Cina e Russia".  Dalla plenaria di Strasburgo, l’On. Brando Benifei, relatore dell’AI Act, ha rilanciato il piano europeo per la sovranità digitale, citando iniziative come AI Factory a Bologna e AI Continent Plan, sottolineando la necessità di "riempire la transizione tecnologica di valori europei, democrazia, libertà, uguaglianza, e fare sistema tra istituzioni, imprese e società civile". I dati preliminari dell’VIII Rapporto ANGI Ricerche hanno confermato l’Intelligenza Artificiale al 69% come il trend tecnologico incontrastato, con una crescita del 3% rispetto al 2024. La priorità assoluta per la trasformazione digitale è individuata negli investimenti pubblici e privati in alta formazione digitale.  Il Prof. Roberto Baldassari, direttore del Comitato Scientifico ANGI, ha sintetizzato la lucidità della nuova generazione: "L'VIII Rapporto ANGI ci consegna una generazione estremamente lucida: i giovani chiedono formazione di alto livello per governare l'Intelligenza Artificiale, esigono aziende che investano davvero in tecnologia e sostenibilità. La sfida è rispondere alla loro richiesta di fiducia e assunzioni, superando la retorica della 'mancanza di esperienza'". Dalla Cybersecurity alla RoboticaL'Oscar dell'Innovazione 2025 ha riconosciuto 16 progetti che spaziano in diverse aree tecnologiche. Tra i vincitori: Digitarca (Gemelli digitali e città sostenibili). Switch (Mobilità urbana ottimizzata con IA). Coro e Tropico Security (Sicurezza predittiva e Cybersecurity modulare). Tinental (Efficienza industriale e riduzione CO2. Wiseview (Piattaforma per il monitoraggio della security posture in conformità NIS2 e GDPR). SylloTips (Formazione aziendale basata su Intelligenza Collettiva e IA). Qariqa e Remunero (Mobilità elettrica e pagamenti digitali sostenibili). Laboratorio Rehab Technologies IIT-INAIL (Protesi robotiche). Sono state inoltre assegnate menzioni speciali, tra cui quelle al Gen. Adriano Graziani del Centro Alti Studi Difesa e a Enrico Cattaneo, Editor in Chief di MIT Technology Review Italia. La Visione Aziendale: Fiducia e Resilienza CyberI main partner del Premio hanno ribadito il loro impegno verso l'innovazione funzionale. Stefano D’Albora (Head of Group Innovation di Ferrovie dello Stato Italiane) ha sottolineato come l’innovazione significhi trasformare le tecnologie per migliorare la mobilità e costruire un ecosistema ferroviario interconnesso e sicuro. Sul fronte della cybersecurity, Andrea Monti (DG Tinexta Cyber) ha rimarcato che:“La cyber security si fonda molto più sulla competenza e la consapevolezza che sulla tecnologia. Siamo noi, sono le persone il vero fondamento del digitale: la sicurezza utilizza la tecnologia, ma serve fiducia, e serve consapevolezza per costruire la crescita.” Silvio Di Virgilio (Head of Market Intelligence Tinexta Infocert) ha ribadito che nel 2025 l’innovazione sarà definita dalla fiducia che si saprà costruire attorno ad essa. Claudia Pollio (Head of Public Affairs and Institutional Relations di TeamSystem) ha infine riconosciuto nel progetto SylloTips una visione dell’AI che "è progettata per entrare nei processi reali delle imprese, rafforzare il lavoro delle persone e generare valore misurabile". 
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Gli occhi ammalati delle donne, rischio cecità più alto del 54%

(Adnkronos) - Ammalianti, ma anche più ammalati. Sono gli occhi delle donne, specchio di emozioni potenti, eppure punto debole per l'universo femminile quando si parla di salute. Dalla maculopatia degenerativa, alla retinopatia diabetica, ai fori maculari, fino alla cataratta, eccetto che per il distacco di retina, le donne hanno un rischio più alto di sviluppare malattie oculari, e in particolare retiniche, e quadri clinici più severi, con un tasso di cecità maggiore del 54%. A confermarlo, per la prima volta, è uno studio osservazionale da poco pubblicato su 'Ophthalmology Science', la rivista dell'American Academy of Ophthalmology, basato sugli esami oculari di oltre 14,5 milioni di pazienti statunitensi visitati nel 2018, di età compresa tra i 50 e i 99 anni, i cui dati sono stati raccolti nel database Iris e confrontati con quelli demografici del censimento Usa 2018, registrando il sesso dei pazienti.  "Confrontando i tassi di prevalenza della perdita visiva tra uomini e donne, lo studio ha evidenziato che, per qualsiasi livello di deficit, da lieve a moderato o grave, fino alla cecità, e per ogni patologia oculare associata, eccetto che per il distacco retinico, le donne presentano una maggiore probabilità di perdita della vista rispetto agli uomini - riferisce Stanislao Rizzo, presidente di Floretina Icoor, direttore del Dipartimento di Oculistica del Policlinico A. Gemelli Irccs e professore ordinario di oculistica all'università Cattolica di Roma - Anche dopo aver corretto i dati tenendo conto dell'età, nelle donne il rischio di forme lievi e moderate di perdita della vista risulta di circa il 30% maggiore degli uomini. Il divario diventa ancora più ampio per la perdita visiva grave, con una frequenza nelle donne più alta del 35%. Ma la differenza più marcata riguarda la cecità, che risulta del 54% più comune tra le donne".  Il sesso femminile influenza non soltanto la prognosi delle principali malattie retiniche, ma soprattutto la loro incidenza. "Lo studio - sottolinea Daniela Bacherini, professore associato alla Clinica oculistica dell'università di Firenze - ha infatti confrontato anche i tassi di prevalenza tra uomini e donne, delle patologie retiniche sottostanti alla perdita visiva. Le analisi hanno riscontrato che le donne, dopo la menopausa, hanno un rischio più alto del 32% di sviluppare degenerazione maculare e fori maculari, dell'8% di retinopatia diabetica, e del 10% di occlusioni vascolari retiniche". Le donne sono invece meno colpite (-30%) dalla perdita visiva legata al distacco di retina, spesso correlata a traumi, osserva Francesco Faraldi, direttore della Divisione di Oculistica dell'azienda ospedaliera Ordine Mauriziano-Umberto I di Torino: "I meccanismi alla base di queste differenze - precisa - si spiegano solo parzialmente con il fatto che le donne vivono più a lungo e fanno più spesso visite oculistiche, con maggiore probabilità di ricevere una diagnosi di perdita della vista rispetto agli uomini, perché anche correggendo questi fattori le differenze permangono".  Le ragioni esatte di queste disparità, continua Faraldi, "non sono del tutto chiare, ma potrebbero essere associate a una combinazione tra variazioni ormonali, che le donne sperimentano nelle varie fasi della vita, a differenze anatomiche e nella risposta immunitaria". Giocano un ruolo importante nella disuguaglianza di genere gli estrogeni che, protettivi contro lo stress ossidativo dell'occhio, abbassandosi in menopausa, espongono le donne a un rischio più elevato di degenerazione maculare e retinopatia diabetica. "Ormoni, gravidanza e contraccettivi influenzano anche le occlusioni venose retiniche, più frequenti nelle donne sotto ai 55 anni, mentre dopo i 55 diventano più comuni negli uomini", commenta Rizzo. Ma contribuisce a influenzare le differenze di genere anche la diversa struttura anatomica della retina femminile e maschile. Un recente studio ha dimostrato che anche nei giovani adulti sani esistono differenze strutturali nella retina tra uomini e donne. Analizzando le scansioni del fondo oculare di 64 soggetti, con tecniche di machine learning, i ricercatori hanno scoperto che gli uomini hanno una retina interna più spessa, mentre le donne hanno valori più sottili. Invece, poche sono le differenze negli strati esterni. "Gli algoritmi di intelligenza artificiale - riporta Bacherini - sono stati in grado di riconoscere il sesso dei partecipanti basandosi solo sugli spessori retinici, a conferma che la differenza esiste anche in assenza di malattia". Le discrepanze di genere potrebbero essere anche associate alla diversa composizione proteica della retina. Un recente studio, pubblicato dai ricercatori della Cleveland Clinic su 'Biology of Sex Differences', ha scoperto che esistono differenze basate sul sesso nella retina e nell'epitelio pigmentato retinico, lo strato esterno che nutre le cellule visive. "I ricercatori - spiega Faraldi - hanno riscontrato differenze tra i sessi nel proteoma oculare, individuando 21 proteine espresse in modo differente nella retina e 58 nell'epitelio pigmentato retinico tra uomini e donne, con conseguenze su attivazione, riparazione, morte e sopravvivenza cellulare". "Una recente revisione pubblicata su 'Clinical and Experimental Ophthalmology' ha messo inoltre in evidenza - continua Faraldi - che le donne più giovani con retinopatia diabetica presentano un rischio maggiore di sviluppare precocemente complicanze microvascolari". Le donne presentano una maggiore incidenza anche di malattie autoimmuni. "Ad esempio, le uveiti causate da sarcoidosi, sclerosi multipla, lupus eritematoso colpiscono nettamente di più le donne - segnala lo specialista - perché hanno una risposta immunitaria più reattiva che aumenta il rischio di malattie autoimmuni oculari. Mentre le uveiti infettive e le forme associate sono più comuni negli uomini". E nonostante le differenze di genere in termini di gravità e frequenza delle patologie retiniche siano rilevanti, conclude Rizzo, "gli studi sono ancora agli inizi e manca nella pratica clinica una sensibilità di genere come già avviene in cardiologia, con conseguenze importanti perché ignorare la specificità delle donne potrebbe portare a terapie non adeguate con una minore aderenza terapeutica e maggiori effetti collaterali. Queste evidenze rafforzano dunque l'importanza di sviluppare protocolli clinici e diagnostici che tengano conto delle differenze di genere, contribuendo a una cura più equa, efficace e personalizzata". 
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Emofilia B, primo paziente curato in Italia con terapia genica

(Adnkronos) - Primo paziente con emofilia B trattato in Italia con la terapia genica approvata per questa malattia genetica rara potenzialmente letale, l'Hemgenix* (etranacogene dezaparvovec). A somministrarla l'équipe del Centro emofilia del Policlinico di Milano, punto di riferimento di eccellenza a livello internazionale per la gestione dei disturbi della coagulazione. Questa terapia viene somministrata in una sola infusione, indicata per adulti con patologia moderatamente grave (deficit congenito del Fattore IX della coagulazione) senza storia di inibitori del fattore FIX, che può avere un impatto significativo nella qualità di vita dei pazienti. La terapia genica per l'emofilia B grave e moderatamente grave è stata da poco autorizzata in Italia dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ed è quindi disponibile attraverso il Servizio sanitario nazionale con uno schema di rimborso basato sulle evidenze.  "Questo risultato rappresenta un passo importante nell'evoluzione della gestione dell'emofilia B", afferma Flora Peyvandi, direttrice della Medicina interna - emostasi e trombosi del Policlinico milanese, dove è attivo anche il Centro di riferimento per l'emofilia e la trombosi 'Angelo Bianchi Bonomi'. "Per la prima volta nel nostro centro, identificato come riferimento della regione Lombardia per la Rete malattie emorragiche congenite (Mec) - sottolinea - abbiamo a disposizione una terapia genica somministrata in una unica infusione che può consentire ai pazienti di produrre autonomamente il Fattore IX, riducendo così la necessità di infusioni regolari e l'impatto della malattia sulla loro quotidianità, offrendo nuove prospettive per migliorare la qualità della vita dei pazienti". Sebbene le terapie attuali siano relativamente efficaci nel maggior numero di pazienti, necessitano di somministrazioni regolari che incidono in modo significativo sulla vita delle persone con emofilia B. Etranacogene dezaparvovec si somministra in un'unica infusione endovenosa e utilizza un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale che consente al fegato di produrre Fattore IX in modo autonomo e duraturo, contribuendo a prevenire o ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. "Il trattamento del primo paziente in Italia con etranacogene dezaparvovec rappresenta un momento importante per la comunità dell'emofilia. I trattamenti attualmente disponibili, basati su ripetute infusioni endovenose, costituiscono infatti ancora oggi un notevole onere per le persone che vivono con l'emofilia B, in grado di influenzare negativamente il manage familiare, le relazioni personali e le attività quotidiane", spiega Cristina Cassone, presidente della Federazione delle associazioni emofilici - FedEmo. "Grazie alla disponibilità di questa nuova opzione terapeutica - rimarca - una singola infusione può cambiare la prospettiva di chi ad oggi convive con l'emofilia B, riducendo il peso della terapia e assicurando una maggiore serenità alle persone e alle loro famiglie". "Questo risultato è il frutto del lavoro e della collaborazione tra la comunità medica, le autorità sanitarie, le associazioni pazienti e Csl, con l'obiettivo comune di garantire anche ai pazienti italiani affetti da emofilia B l'accesso ad un trattamento rivoluzionario", dichiarato Marianna Alacqua, Medical Affairs Director Csl Behring Italia. "Questo importante traguardo - conclude - è un'ulteriore conferma dell'impegno di Csl a migliorare la vita delle persone affette da disturbi della coagulazione e da malattie rare attraverso l’innovazione scientifica".  
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Siena, complessa malattia polmonare su giovane paziente identificata e trattata

(Adnkronos) - Complessa malattia polmonare su un giovane paziente identificata e trattata grazie ad una collaborazione interdisciplinare all'ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena.  L'importante risultato è stato conseguito grazie al lavoro di squadra tra Chirurgia Pediatrica, diretta dal professor Francesco Molinaro, Radiologia Interventistica, diretta dal dottor Carmelo Ricci e Chirurgia Toracica, diretta dal professor Piero Paladini, con il contributo del professor Luca Luzzi, insieme al personale della piastra operatoria, agli infermieri e a tutto il team dell’Anestesia e rianimazione perioperatoria e generale, diretta dal dottor Pasquale D'Onofrio, e ai reparti di Pediatria, diretta dal professor Salvatore Grosso, Malattie dell’apparato respiratorio, diretta dalla professoressa Elena Bargagli con il supporto del servizio di broncoscopia e il contributo del dottor Fabrizio Mezzasalma, e Malattie infettive e tropicali diretta dal professor Mario Tumbarello.  Un piccolo paziente di origine straniera, da poco in Italia, è stato inizialmente ricoverato in primavera in Pediatria per una polmonite complessa che ha portato ad un primo intervento chirurgico per risolvere un importante versamento pleurico, effettuato in toracoscopia.  Per il sospetto di una malformazione polmonare congenita, come evento scatenante la polmonite, sono stati eseguiti ulteriori esami di approfondimento che hanno evidenziato un sospetto sequestro polmonare intralobare, cioè una malformazione polmonare congenita, rara, che ha come caratteristica il fatto di avere una vascolarizzazione che deriva dalle arterie provenienti direttamente dall’addome.  Ad aggravare la situazione, è stata poi individuata un’infezione da parte di parassita, denominato echinococco, proveniente dal contatto con animali, probabilmente a partenza addominale, risalito poi nel polmone attraverso la vascolarizzazione propria della malformazione. Tale evenienza è stata riscontrata mediante un esame TC torace eseguito dall'équipe della Diagnostica per immagini, diretta dalla professoressa Maria Antonietta Mazzei, nella persona della dottoressa Antonella La Piana, che mostrava, in maniera precisa e definita, le caratteristiche di questa rara condizione. «In seguito a discussione multidisciplinare del caso - spiega il professor Molinaro - è stato effettuato un intervento chirurgico combinato, lavorando in due sale operatorie con due interventi conseguenti: sono state chiuse le arterie addominali (embolizzazione arteriosa pre-operatoria) e, successivamente, è stata asportata la parte infetta del polmone contenente la malformazione ed il microrganismo in questione. L’intervento combinato è stato eseguito, con paziente in anestesia generale e successiva ventilazione selettiva, grazie al prezioso lavoro del dottor Salvatore Quarta e dell’intera équipe di anestesia pediatrica. Dopo un breve periodo di osservazione e il risveglio in terapia intensiva Perioperatoria e Generale, il paziente è stato trasferito in reparto di degenza ordinaria dopo due giorni, seguito scrupolosamente dagli specialisti coinvolti nel caso. È stato poi sottoposto a terapia mirata per infezione parassitaria, in modo da evitare ulteriori ricadute. Il decorso - conclude Molinaro - è stato regolare, con un buon controllo del dolore e una buona ripresa delle condizioni cliniche generali. Il piccolo paziente è stato dimesso a fine ottobre e continua ad essere seguito ambulatorialmente dalla Chirurgia Pediatrica con controlli specifici e risulta in buona salute». 
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Gender pay gap pesa ancora, esperti a confronto sulla direttiva Ue sulla trasparenza salariale

(Adnkronos) - Il gender pay gap in Italia resta una distanza difficile da colmare. Gli ultimi dati dell’Osservatorio Inps lo certificano con chiarezza: nel 2024, nel settore privato non agricolo, le donne hanno percepito in media 19.833 euro, contro i 27.967 euro degli uomini, con una differenza di circa il 29%. Una forbice che non accenna a restringersi e che anticipa l’urgenza di un cambio di passo, anche alla luce della nuova Direttiva europea 2023/970, destinata a entrare in vigore dal 2026. Di fronte a un divario che resta strutturale, la nuova cornice europea punta a scardinare le asimmetrie retributive con strumenti di trasparenza e obblighi che coinvolgeranno direttamente i datori di lavoro. La direttiva introduce infatti un insieme articolato di misure che ridefinirà il modo in cui le imprese costruiscono, comunicano e rendicontano le proprie politiche retributive, chiedendo alle aziende un ripensamento profondo dei processi interni e dei criteri con cui vengono stabiliti salari, avanzamenti e ruoli. Boris Martella, Counsel di Norton Rose Fulbright, sottolinea come “la direttiva Ue 2023/970, che dovrà essere adottata dagli Stati membri entro il 7 giugno 2026, imporrà l’adozione di sistemi retributivi trasparenti e non discriminatori, con l’obiettivo di garantire la parità salariale tra donne e uomini per lo stesso lavoro o per lavori di pari valore ed evitare trattamenti salariali differenti non giustificati da criteri oggettivi". "In particolare, le aziende - chiarisce - dovranno garantire una maggiore trasparenza nelle retribuzioni, sin dalla pubblicazione degli annunci, prevedendo sistemi retributivi basati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, nonché rivedendo i processi di selezione e promozione, mappando i ruoli secondo criteri chiari e oggettivi, predisponendo policy retributive conformi e pianificando attività di rendicontazione periodica sul gender pay gap".  "Al contempo, la direttiva - prosegue - riconosce diritti di informazione alle rappresentanze sindacali, nonché ai singoli lavoratori, al fine di rendere il sistema maggiormente partecipativo e trasparente. Le aziende, pertanto, dovranno revisionare e aggiornare le proprie policy e adottare una serie di misure volte al rispetto dei suddetti principi, la cui violazione sarà soggetta a specifiche sanzioni. Tuttavia, il corretto adempimento di tali obblighi non presuppone la mera adozione di atti formali, ma richiede una profonda rivoluzione culturale che preveda la sensibilizzazione dei soggetti coinvolti e l’effettivo superamento dei vecchi sistemi retributivi e di carriera, spesso troppo oscuri e reconditi, con l’introduzione di sistemi chiari, oggettivi e conoscibili da tutti gli interessati, per garantire davvero una parità di trattamento indipendentemente dal genere”. L’esigenza di rendere misurabile, trasparente e giuridicamente certo il concetto di “lavoro di pari valore” è centrale anche per Giulietta Bergamaschi, managing partner di Lexellent, che ricorda come il principio della parità di retribuzione sia attualmente ostacolato dalla mancanza di trasparenza nei sistemi retributivi e dalla mancanza di certezza giuridica sul concetto di lavoro di pari valore. “I datori di lavoro - commenta - potranno retribuire in modo diverso i lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore solo sulla base di criteri oggettivi, neutri sotto il profilo del genere e privi di pregiudizi come le competenze, l’impegno, le responsabilità e le condizioni di lavoro. Il principio della parità retributiva contempla sia lo stipendio sia le componenti complementari e variabili della retribuzione. La direttiva auspica una trasparenza nei livelli retributivi e nelle progressioni di carriera e invita i datori di lavoro a essere proattivi agendo nel rispetto delle misure sulla trasparenza retributiva per affrontare la natura sistemica della discriminazione retributiva. Sarà fondamentale la formazione per le persone della funzione Hr su parità di retribuzione, valutazione e classificazione del personale”.  Un’altra leva decisiva riguarda la conoscenza interna dei livelli retributivi. Gaspare Roma, partner di De Berti Jacchia, osserva che la direttiva “rafforza la tutela antidiscriminatoria in materia di parità salariale, introducendo specifici obblighi informativi in capo ai datori di lavoro, al fine di consentire ai lavoratori non solo di avere libero accesso (in modo chiaro e trasparente) ai dati retributivi in azienda, ma anche di poter comprendere i criteri, oggettivi e condivisi, per la determinazione delle politiche salariali aziendali". "Le imprese, dunque, dovranno in primis effettuare una mappatura interna dei loro livelli salariali, per valutare possibili aree di disuguaglianze, introducendo anche idonei strumenti per garantire la trasparenza informativa in favore dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali”, rimarca.  Se la direttiva fornisce un quadro normativo, la sua piena attuazione passa dalla trasformazione culturale delle organizzazioni. Secondo Daniele Arduini, ceo & co-founder di Kampaay, partner tecnologico per l’event management, “i dati Inps fotografano una realtà che richiede un cambio di passo culturale, prima ancora che normativo". "La direttiva Ue del 2026 sulla trasparenza salariale - continua - sarà uno strumento necessario, ma le aziende innovative non possono aspettare una legge per riconoscere il valore delle persone". "In Kampaay - ricorda - viviamo una situazione particolare, figlia del nostro Dna ibrido. Siamo una realtà tecnologica, un settore storicamente a trazione maschile, che opera nel mondo degli eventi, dove la presenza femminile è fortissima. Questo incontro tra mondi diversi ha creato un ecosistema dove l'equilibrio di genere non è stato imposto da quote rosa o calcoli a tavolino, ma è emerso come conseguenza naturale della ricerca del talento".  "Oggi la nostra popolazione aziendale - fa notare - è a prevalenza femminile e, dato ancora più rilevante, questo si riflette nei ruoli decisionali. Escludendo i founder, la maggioranza del nostro Management Team (Head of) è composta da donne che guidano dipartimenti strategici. Per noi la parità salariale non è un esercizio di stile, ma una logica di business: retribuiamo l'impatto e la complessità del ruolo, non il genere di chi lo ricopre. In un'azienda in forte crescita come la nostra, dove spesso convivono funzioni molto diverse tra loro, dallo sviluppo software al creative management, la sfida è proprio quella di mantenere un allineamento retributivo basato sul valore generato. Ed è quello che facciamo ogni giorno: garantire che a parità di impatto corrisponda parità di trattamento, creando un ambiente dove la leadership femminile è la norma, non l'eccezione". A ricordare la profondità del cambiamento necessario è anche Laura Basili, co-founder insieme a Ilaria Cecchini di Women at Business, piattaforma innovativa di matching professionale al femminile, per la quale i dati Inps sono “lo specchio di un Paese che continua a sottovalutare il talento femminile". "Se oggi le donne guadagnano quasi il 30% in meno degli uomini, significa - avverte - che c’è ancora un enorme potenziale inespresso, una ricchezza che l’Italia non sta mettendo a valore. La direttiva europea sulla trasparenza salariale è un passo importante, ma non basterà una norma a colmare il divario se non cambia l’atteggiamento culturale dentro le aziende e nella società. Per Women at Business, la vera sfida sta nel superare i pregiudizi che la generano: riconoscere il lavoro delle donne, sostenere i loro percorsi di carriera, favorire leadership inclusive e ambienti in cui il merito sia davvero ciò che conta. La parità retributiva è una responsabilità collettiva e una condizione necessaria perché l’Italia possa crescere, innovare e competere”.  
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Influenza, Campitiello: "Non ricorrerla ma anticiparla, vacciniamoci"

(Adnkronos) - "L'obiettivo è non rincorrere l'influenza, ma anticiparla. Quest'anno il virus è arrivato in anticipo e noi dobbiamo correre di più per prevenire l'influenza: proteggerci vaccinandoci. Ricordiamo che è fondamentale per le categorie a rischio: anziani, fragili e i bambini. Dobbiamo pensare ad un Ssn pro-attivo, la prevenzione è il miglior farmaco per vivere meglio e a lungo. Rivolgiamoci quindi al nostro medico di famiglia, al pediatra, alla farmacia, o ad altri operatori in poliambulatori o strutture sanitarie, e vacciniamoci contro l'influenza". Così Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, a margine della presentazione al dicastero dello spot Rai, con testimonial Carlo Conti, dedicato alla vaccinazione antinfluenzale.  
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Ricciardi: "Campagne vaccinali vanno spinte attivamente per incidere"

(Adnkronos) - "Tutte le campagne vaccinali vanno promosse attivamente per funzionare", per cui "se si fa soltanto un'offerta passiva, cioè si aspetta che i cittadini si vaccinino, i risultati sono scarsi. Se invece si vuole effettivamente proteggere la popolazione, soprattutto quella più fragile, e scongiurare e le morti evitabili - che sicuramente ci sono già state, ci sono e ci saranno - è chiaro che serve essere proattivi e, soprattutto, muoversi per tempo. Le campagne vaccinali vanno fatte a ottobre". Così Walter Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, dopo la presentazione al ministero della Salute dello spot Rai, con testimonial Carlo Conti, dedicato alla campagna di vaccinazione contro l'influenza. Per Ricciardi "ci vuole una 'attività': bisogna vaccinare le persone nei posti dove vivono, dove lavorano, dove risiedono, non aspettare altrimenti i risultati non ci sono. Va attivato un sistema articolato che naturalmente è basato sui medici di famiglia, ma non solo", precisa l'esperto evidenziando che una campagna attiva "andava iniziata a ottobre, quando si cominciava a vaccinare. Ovviamente non è mai troppo tardi per vaccinarsi, però è chiaro che ora molte persone si sono già ammalate, con tutti i rischi del caso".  
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Rezza: "Per vaccinazione siamo in zona Cesarini ma ancora in tempo"

(Adnkronos) - Per la vaccinazione antinfluenzale "siamo in zona Cesarini". Ma, vista l'imprevedibilità della curva epidemica, per proteggere "fragili e anziani siamo ancora in tempo", quindi "è necessario affrettarsi per decidere di vaccinarsi". Lo ricorda all'Adnkronos Salute Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene e Sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dopo la presentazione al ministero della Salute dello spot Rai, con testimonial Carlo Conti, dedicato alla campagna di vaccinazione contro l'influenza. "Considerato che il picco influenzale potrebbe anche verificarsi entro dicembre - precisa Rezza - come già avvenne nella stagione 2022-23, per la vaccinazione siamo in zona Cesarini, dal momento che gli anticorpi impiegano almeno una decina di giorni per raggiungere livelli protettivi. E' però da considerare che l'andamento della curva influenzale è imprevedibile per cui, comunque, un gran numero di casi potrebbe verificarsi durante il mese gennaio, con una coda verso febbraio". Da qui l'invito a vaccinarsi per chi non l'ha ancora fatto.  Rezza ricorda che "le coperture per il vaccino antinfluenzale negli anziani in Italia si fermando poco al di sopra del 50% negli ultra 65enni, in buona compagnia della Francia, e più o meno in posizione mediana in Europa. Quest'anno, però, alcune Regioni come la Lombardia hanno già vaccinato un numero considerevole di anziani, partendo in tempo utile con la campagna vaccinale", conclude l'epidemiologo.  
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Barachini: "Campagna istituzionale importante con messaggio chiaro e diretto"

(Adnkronos) - "Una campagna istituzionale sul vaccino antinfluenzale è particolarmente importante e delicata. Bisogna raggiungere le persone nei luoghi dove si informano e farlo con senso di responsabilità, dando opportunità alla popolazione di sfruttare un'occasione come quella della vaccinazione e mandando un messaggio diretto e chiaro. Lo facciamo con un personaggio molto amato dal pubblico", Carlo Conti ,"quindi con un volto e un messaggio che speriamo raggiunga più persone possibili dando una opportunità per migliorare la propria salute". Così Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Informazione e all'Editoria, tra gli ospiti della presentazione al ministero della Salute dello spot Rai, con testimonial Carlo Conti, dedicato alla campagna di vaccinazione contro l'influenza.  
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