Resident Evil Requiem, la recensione

(Adnkronos) - Quando Capcom ha annunciato Resident Evil Requiem, non capitolo della serie principale per la saga di videogiochi horror più famosa di sempre, ha subito reso chiaro che il titolo avrebbe chiuso un cerchio narrativo. Dopo aver trascorso diverse ore nell’incubo e senza spoilerare nulla sulla trama, possiamo affermare con certezza che Requiem risponde a molte domande e getta nuova luce sui misteri dell’Umbrella, la storica corporation origine di tutte le epidemie zombi che hanno afflitto il mondo di Resident Evil sin dal 1996, anno di pubblicazione del primo capitolo su PlayStation. Non solo: dopo tantissimi episodi e spin-off di Biohazard, nonché adattamenti animati e cinematografici, Resident Evil Requiem ci restituisce in tutto e per tutto la sensazione di terrore originale che ha fatto di questa serie un caposaldo del genere. La storia di Resident Evil Requiem inizia nei panni di Grace Ashcroft, figlia di quella Alyssa che porta lo sesso cognome ed è tra i protagonisti dei due Resident Evil Outbreak. Questi spin-off, usciti tra il 2003 e il 2005, si sono rivelati nel corso degli anni tra i più ricchi di snodi narrativi inerenti alla ricchissima lore di Resident Evil, in particolare per quanto riguarda il collasso di Raccoon City. La città da cui ha avuto inizio tutto è l’indiscussa protagonista di Resident Evil Requiem sin dalla copertina del gioco, ed è proprio qui che convergeranno i destini di Grace, in cerca della verità sulle proprie origini, e di Leon S. Kennedy, poliziotto protagonista di Resident Evil 2 e assente dagli schermi della saga principale sin da Resident Evil 6. In Requiem controlleremo a volte Grace e a volte Leon, in sezioni dallo stile di gameplay molto diverso tra loro: Grace è meno portata per il combattimento corpo a corpo con gli infetti, e dovrà fare affidamento su meccaniche stealth per sfuggire dagli orrori nei quali verrà coinvolta sin da quando, in quanto analista dell’FBI, si ritroverà a indagare su una serie di morti misteriose, proprio nel luogo in cui sua madre è scomparsa otto anni prima: il Wrenwood Hotel. Leon, d’altro canto, può fare affidamento su un arsenale ben più ricco e su uno stile di gioco molto più fisico, che cita a piene mani le spacconate del “suo” gioco più famoso in assoluto, Resident Evil 4. Motoseghe, asce e sparatorie senza quartiere si alterneranno a mappe da esplorare a fondo e i classici enigmi à la Resident Evil, resi ancora più emozionanti visto che si tornerà a visitare luoghi storici della saga. In poco meno di una quindicina di ore di gioco, poche ma intense, il giocatore si ritrova a provare tutte le emozioni che hanno reso unico Resident Evil: una paura costante, la corsa contro il tempo, lo sgomento di fronte a situazioni apparentemente disperate, il sollievo nella fuga e la galvanizzante frenesia nel fare fuori i non morti. Requiem è un gioco che non fa sconti, con mappe articolate e ostiche, segreti nascosti ovunque e tanti, ma veramente tanti, jumpscare. Dal punto di vista dell’atmosfera, se pur non ricco di ambientazioni diverse tra loro come i precedenti capitoli, il gioco è uno dei più riusciti degli ultimi anni non solo nella sua saga, ma nella categoria dei survival horror in generale. Contribuiscono una colonna sonora di prim’ordine e una realizzazione tecnica eccellente, con una regia che non sbaglia mai nell’amplificare il senso costante di terrore. Ottimo anche il doppiaggio in italiano. Rispetto agli ultimi due episodi, che avevano introdotto la rivoluzione della prima persona, Requiem permette di scegliere se essere affrontato con la visuale dagli occhi del personaggio o da dietro le sue spalle, in modo diverso per ciascuno dei due personaggi. L’opzione può essere modificata in qualsiasi momento dal menu di pausa, ma è affidata puramente alle preferenze del giocatore: una trovata ottima per accontentare tutti e un ritorno a casa per chi ha amato i remake recenti del secondo, terzo e quarto episodio. È difficile pensare che qualche appassionato di Resident Evil possa restare deluso da Requiem, che incarna davvero alla perfezione l’essenza più pura della saga. Sebbene il gioco sia più corto della media e un filo meno facile da digerire nella difficoltà, è dura trovargli altri difetti: il lavoro del game director Koshi Nakanishi è una lettera d’amore a Resident Evil e all’horror tutto, e regala ai giocatori un’esperienza immersiva e senza sconti che non mancherà di entusiasmarli dall’inizio alla fine. Si tratta senza dubbio di un prodotto pensato in primis per gli appassionati della serie e meno per i giocatori occasionali, che pure riusciranno a capire con questo titolo che cosa ha fatto di Resident Evil 2 e 4, i capitoli ai quali si ispira più direttamente, dei classici immortali. Il consiglio per tutti è di immergersi senza remore in questo Requiem, una chiusura del cerchio pressoché perfetta. 
Fomato: PS5 (versione testata), Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC Editore: Capcom Sviluppatore: Capcom Voto: 9 
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Schillaci, 'cresce adesione a screening tumori, non avere paura di farli'

(Adnkronos) - Nella prevenzione dei tumori i dati di adesione agli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo e dobbiamo dare di più", tutti istituzioni e cittadini. "A volte bisogna vincere la paura e trovare il tempo" per rispondere agli inviti ai controlli. "Nulla vale più della propria salute". Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in collegamento al talk, moderato dalla giornalista Laura Berti, 'La prevenzione si fa sentire a Sanremo', in corso nella cittadina ligure e organizzato dal ministero della Salute e dal Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, in collaborazione con la Rai con l'obiettivo di promuovere la salute e diffondere la cultura della prevenzione con un focus sulla comunicazione. "Siamo una nazione che ha un grande numero di persone anziane, siamo tornati ad essere nel post-Covid la seconda nazione più longeva al mondo dopo il Giappone. Questo ci impone però delle scelte fondamentali" di prevenzione, per una longevità "in salute". Nel quadro di una popolazione che invecchia, dunque, ha sottolineato Schillaci, "dobbiamo puntare sull'adesione agli screening, dobbiamo puntare sulla prevenzione perché vogliamo che il nostro Servizio sanitario nazionale - che ha compiuto nello scorso dicembre i 48 anni di vita - continui ad essere quello che è sempre stato: un esempio per il mondo di un servizio sanitario universalistico gratuito, che si prende cura dei più deboli, dei più fragili, delle persone indigenti. Per far questo, però, aumentando le aspettative di vita e le malattie oncologiche e cronico-degenerative nei più anziani, dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione". Oggi, ha affermato il ministro, i dati sugli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo, dobbiamo dare di più". Per Schillaci è particolarmente importante "in una manifestazione così seguita" come il Festival di Sanremo "ricordare quanto sia fondamentale anticipare la malattia. Noi dobbiamo diventare tutti promotori di salute, dobbiamo rispondere agli inviti che arrivano da parte delle Regioni, dalle Asl. Inoltre, ha sottolineato il ministro, "dobbiamo superare ancora alcune differenze nell'adesione agli screening che ci sono tra regioni e regioni. E' un impegno forte del ministero e contiamo ovviamente sul grande appoggio della Rai per far capire quanto sia importante l'adesione agli screening, quanto sia importante occuparsi della propria salute".  
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Ia anticipa diagnosi anomalie cerebrali feto già al primo trimestre gravidanza, studio

(Adnkronos) - L’intelligenza artificiale anticipa la diagnosi delle anomalie cerebrali fetali al primo trimestre di gravidanza. Un team internazionale, coordinato dal professor Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e ostetricia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e da Luca Boldrini, ricercatore Diagnostica per Immagini e Radioterapia Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha coinvolto 10 centri di medicina fetale, ha sviluppato un algoritmo di deep learning in grado di analizzare automaticamente la regione posteriore del cervello fetale nelle ecografie effettuate tra 11 e 14 settimane di gravidanza, individuando con precisione i casi di spina bifida aperta e di malformazione di Dandy–Walker, tra le più impegnative anomalie congenite del sistema nervoso centrale. "L’individuazione precoce di queste condizioni – commenta Ghi - consente di inviare tempestivamente le pazienti presso un centro di riferimento di medicina fetale per offrire loro un più accurato inquadramento diagnostico e un adeguato counseling entro la fine del I trimestre. Questo è di particolare importanza per la spina bifida aperta che oggi è suscettibile di terapia chirurgica prenatale in utero con notevoli miglioramenti degli esiti clinici. Una diagnosi ecografica più precoce consente di pianificare una presa in carico individualizzata del bambino, eseguire esami approfonditi (test genetici e Rmn) e selezionare accuratamente i casi che possono beneficiare". Lo studio "ha analizzato retrospettivamente 251 immagini ecografiche del cervello fetale al I trimestre: 150 casi normali e 101 con anomalie", ricorda Alessandra Familiari, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica e primo nome dello studio. "Le immagini - continua - sono state utilizzate per 'insegnare' all’algoritmo a riconoscere queste anomalie nella regione cerebrale di interesse. Mai prima d’ora l’intelligenza artificiale era stata impiegata con successo nello studio ecografico dell’anatomia fetale a un’epoca di gravidanza così precoce. In ragione del suo potenziale innovativo di questo progetto lo studio è stato selezionato dal ministero della Salute come meritevole di finanziamento tra i bandi della ricerca finalizzata 2022". "Il nostro algoritmo – afferma Boldrini - ha raggiunto un’accuratezza dell’88% nel distinguere le immagini normali da quelle patologiche, un valore che indica un’elevata capacità diagnostica. La spina bifida aperta è stata identificata con un’accuratezza ancora maggiore (93%) e un’elevata sensibilità. Si tratta di un grande risultato, considerando che utilizza immagini ecografiche di routine, completamente non invasive per il feto e per la madre". In altre parole, l’algoritmo ben ‘addestrato’ è stato in grado di riconoscere correttamente la maggior parte dei casi patologici, riducendo il rischio di falsi negativi e falsi positivi. Il plus è che tutto ciò è avvenuto in epoca molto precoce (tra l’11° e la 14° settimana di gravidanza) spostando dunque sensibilmente indietro le lancette della diagnosi precoce (queste anomalie del sistema nervoso centrale al momento vengono diagnosticate nel secondo trimestre di gravidanza). I risultati di questo studio aprono nuovi scenari per lo screening prenatale e la successiva presa in carico del feto. Un sistema di supporto basato su intelligenza artificiale potrebbe aiutare i professionisti a individuare più precocemente anomalie complesse, standardizzare le valutazioni e migliorare l’equità dell’accesso a diagnosi di qualità, anche in contesti con minore esperienza specialistica. "La tecnologia non va a sostituire il medico, ma lo affianca – conclude Ghi - offrendo uno ‘sguardo’ digitale che può fare la differenza, già nel primo trimestre di gravidanza. L’obiettivo finale è rendere la diagnosi prenatale sempre più precoce, accurata e accessibile, per poter offrire alle famiglie informazioni fondamentali nel momento più delicato del percorso di gravidanza". 
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Dazi, Assica: export in Usa centrale per salumi made in Italy, ma servono certezze

(Adnkronos) - "Per la nostra industria di produzione di carni suine e salumi l'export è fondamentale, perché è l'unico ambito in cui si può pensare ragionevolmente di crescere ancora, visto che sappiamo che il mercato interno è saturo, è arrivato a un plateau, diciamo, difficilmente superabile. E gli Usa rappresentano per le nostre aziende un mercato molto importante, di fatto il terzo per importanza all'estero, con circa 270 milioni di euro all'anno di valore di esportazione. Con l'avvio dei dazi di Trump, che si sono attestati nel 2025 al 15%, abbiamo riscontrato un dato di sostanziale conferma dell'export dell'anno precedente. Quindi diciamo che l'impatto sicuramente c'è stato perché arriviamo da anni di crescita e nell'ultima parte del 2025 c'è stato un calo, anche se comunque il dato totale di fatto lo possiamo considerare in pareggio rispetto al 2024, che, ricordiamo, è stato un anno particolarmente positivo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Davide Calderone, direttore di Assica, l'associazione di categoria che nell'ambito di Confindustria rappresenta le aziende che producono carni suine e salumi, fa il punto sul 'peso' che gli Usa, e l'incertezza sui dazi imposti da Trump, hanno su un comparto che vede circa 180 aziende associate ad Assica, con un fatturato di oltre 9 miliardi di euro all'anno, dei quali 2 miliardi e 400 milioni dall'esportazione.  Tra mortadelle, speck e prosciutti il mercato Usa per le aziende associate ad Assica negli ultimi anni è sempre stato in crescita. "Ci sono diverse aziende che esportano -sottolinea Calderone- ed è un mercato che è cresciuto molto negli ultimi anni, grazie al fatto che siamo riusciti a ottenere l'esportazione per l'intera gamma dei prodotti di salumeria, mentre fino a pochi anni fa l'export era consentito solamente per i prosciutti crudi stagionati e i prodotti conti. Invece adesso, con alcune limitazioni legate a malattie veterinarie, di fatto si può esportare l'intera gamma della salumeria italiana", sottolinea.  Per Calderone le aziende italiane produttrici di salumi non si fanno illusioni su possibili cambi di rotta in materia di dazi, al di là della bocciatura della Corte Suprema. "Le nostre aziende associate -spiega- in questo momento sono evidentemente molto attente a quanto sta avvenendo. In questo momento in cui parliamo la situazione è addirittura migliore, perché se avremo per i prossimi 150 giorni il dazio al 10%, vuol dire che c'è stato un 5%, un calo del 5% rispetto al 15% di questi mesi, e questo sicuramente può aiutare sui margini. Ma è evidente che per programmare avremo bisogno di certezze. Le aziende sono consapevoli che i dazi rimarranno in qualche modo, nessuno si aspetta verranno tolti definitivamente, visto che evidentemente l'amministrazione degli Stati Uniti ha questo approccio. E' evidente che l'auspicio è che siano più bassi possibile", sottolinea ricordando che "negli ultimi dieci anni il mercato Usa ha aperto a tutte le produzioni di salumeria italiana e c'è stato un sviluppo importante dell'export per le nostre aziende, grazie appunto alla possibilità di esportare l'intera gamma delle produzioni".  Però, ribadisce Calderone, "nel 2025 si è frenata la crescita. C'è una componente fisiologica dopo tanti anni di crescita, ma sicuramente i dazi non hanno favorito evidentemente un mercato tranquillo. C'è da dire anche che prima noi avevamo tariffe sull'export dei prodotti che variavano intorno all'1%, quindi l'incremento è stato circa del 14% o più. Un incremento che in parte è stato assorbito dalle aziende esportatrici stesse, per una parte è stato assorbito dall'importatore, che poi è quello che tecnicamente paga il dazio, e una parte è stata anche riversata evidentemente sul prezzo finale. Quindi sicuramente si è dovuto, come dire, rinunciare a un 15% di valore che invece prima c'era", aggiunge. E Calderone ricorda che come "Noi come associazione siamo presenti chiaramente nel mercato americano, facciamo attività direttamente in loco, anche con le istituzioni per minimizzare gli impatti negativi e chiaramente, come sempre, siamo molto attenti anche con le nostre istituzioni, con il nostro governo in questo momento per mitigare il più possibile le ripercussioni che questa situazione può creare", sottolinea. Il direttore di Assica non vede però all'orizzonte novità per le aziende in materia di delocalizzazione negli Usa per ovviare ai dazi. "Alcune aziende italiane oltre 20 anni fa hanno scelto di andare a produrre salumi in Usa, per quel mercato, perché c'erano problematiche sanitarie, veterinarie che impedivano di esportare molti prodotti della nostra salumeria negli Stati Uniti. Al momento non abbiamo conoscenza di altre aziende che hanno intenzione di fare questa scelta per via dei dazi", sottolinea.  Negli Usa, sottolinea Calderone, una tendenza sempre più crescente è quella "delle centrali di affettamento dei prodotti. In pratica si esportano i prodotti interi negli Usa e lì, in loco, sono stati costruite queste aziende che fanno cun prodotto pre-affettato, quindi le vaschette di pre-affettato nei vari formati. Ecco, questo è un trend che sta crescendo perché ottimizza le esportazioni sia in termini di volumi, perché riempire un container di prodotti interi è più efficace che riempire un container di vaschette di pre-affettato, e poi dà anche una risposta indiretta alla volontà di investimenti in loco che l'amministrazione Trump favorisce", sottolinea Calderone. Per il direttore di Assica, "in questo modo c'è vantaggio reciproco, nel senso che le aziende hanno una maggiore facilità di pianificazione, di stock, di magazzino per i prodotti che affettano lì, e dall'altra parte si creano posti di lavoro lì e si favorisce l'economia sia americana che italiana". "Quindi questa è proprio una classica situazione di successo, considerando che nel mercato attuale, negli Stati Uniti soprattutto, ci si sposta sempre di più sul prodotto al consumo, cioè sull'affettato, considerando anche che la cultura degli Stati Uniti non è come quella italiana dove abbiamo le affettatrici in casa, piuttosto che nei negozi e nelle salumerie, e quindi chiaramente con un prodotto pre-affettato si arriva direttamente al consumatore, c'è una facilità di tradizione del prodotto di consumo", conclude.   
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Startup Autoconnexa raccoglie 6 mln euro per supportare sicurezza stradale ed ecosostenibilità

(Adnkronos) - Per Autoconnexa, la startup Insurtech italiana che sta ridefinendo il panorama delle assicurazioni auto, si è appena chiuso un aumento di capitale da 4,4 milioni di euro che sommato ai Safe collocati a inizio 2025 portano ad Autoconnexa oltre 6 milioni di euro complessivi, a supporto del proprio inarrestabile percorso di crescita. Un’operazione che non rappresenta un punto di arrivo, ma uno strumento per accelerare ulteriormente una visione chiara: portare l’innovazione tecnologica all’interno di settori storici, accompagnandoli nell’evoluzione senza romperne gli equilibri industriali e culturali. Autoconnexa si posiziona come partner distributivo di polizze nel settore rca proponendosi come un vero e proprio generatore di ricavi per banche, compagnie assicurative e, in prospettiva, anche per realtà delle telecomunicazioni, dell’automotive e di altri comparti industriali. "Affianchiamo aziende solide - spiega Robin Daina, amministratore delegato e founder di Autoconnexa - che hanno costruito valore nel tempo. Il nostro obiettivo è offrire a queste società tutta la nostra tecnologia per creare un elemento importantissimo di differenziazione nel mercato e abilitare nuovi canali di vendita in grado di far evolvere il loro business". La crescita di Autoconnexa è guidata da una catena del valore i cui elementi centrali sono: sicurezza stradale ed ecosostenibilità. L’azienda ha realizzato un dispositivo (SmartBox) che si installa nell’abitacolo dell’auto e, insieme all’app Drive Connexa, raccoglie feedback sul comportamento di guida proprio dal punto di vista della sicurezza ed ecosostenibilità a ogni viaggio. Questi dati, elaborati attraverso algoritmi Ia proprietari, permettono di delineare il profilo di rischio dell’automobilista per creare polizze personalizzate. Una tecnologia che si traduce nel claim: Meglio guidi, meno paghi, meno inquini. Le soluzioni tecnologiche sviluppate da Autoconnexa consentono di fatto un utilizzo più consapevole dei dati raccolti, favorendo comportamenti di guida più sicuri e contribuendo a una mobilità più efficiente e sostenibile, con benefici concreti per cittadini, compagnie e territori. "Sicurezza sulle strade ed ecosostenibilità - prosegue Daina - sono il perno del nostro modello. Per noi, innovare significa anche assumersi una responsabilità verso le persone, l’ambiente e il sistema industriale nel suo complesso". L’operazione appena conclusa ha visto la partecipazione di un pool qualificato di investitori istituzionali e professionali, tra cui il fondo Lumen II, Cdp Venture Capital, Crédit Agricole ed alcuni membri del Club degli Investitori per il tramite della Simon Fiduciaria che si uniscono a MBSpeedUp (veicolo di Mediobanca e Founders Factory dedicato agli investimenti in startup early stage), Itas Mutua e Doorway investitori del precedente round Safe. "Supportiamo Autoconnexa - ha dichiarato Davide Fioranelli General Partner di Lumen II - perché la riteniamo una delle migliori realtà Insurtech emersa in Italia negli ultimi anni, in quanto interpreta la tecnologia come fattore abilitante per un’industria più efficiente e responsabile. Un approccio che guarda al lungo periodo e alla creazione di valore per l’intero ecosistema". "Siamo lieti - sottolinea Francesca Ottier, responsabile del fondo Italia Venture II di Cdp venture capital - di sostenere Autoconnexa in un percorso che coniuga innovazione tecnologica e sviluppo del Mezzogiorno. Il settore assicurativo auto sta attraversando una profonda trasformazione, in cui l’utilizzo della telematica e dei dati consente di costruire modelli più efficienti, trasparenti e in grado di premiare comportamenti di guida sostenibili e virtuosi. Crediamo che Autoconnexa possa giocare un ruolo rilevante in questo processo di digitalizzazione, contribuendo a modernizzare il comparto assicurativo e a rafforzare un polo di innovazione tecnologica nel Sud Italia". "Con l'ingresso nel capitale di Autoconnexa, Crédit Agricole Italia intende monitorare da vicino l’evoluzione delle nuove tecnologie sostenibili nell’ambito della mobilità del futuro". E' stato il commento di Andrea Riva, responsabile open innovation di Crédit Agricole Italia. "Il razionale che guida l’investimento è rappresentato dalla volontà di esplorare nuove partnership strategiche che ci consentano di rispondere alle esigenze future dei clienti del nostro Gruppo, ponendo le basi per una potenziale evoluzione dell’offerta in chiave tecnologica e personalizzata". "La tecnologia di Autoconnexa è di grande qualità, ma ciò che ci ha convinto davvero è il team. Competenza, visione e una resilienza rara: qualità che hanno permesso alla società di arrivare fin qui con basi solide. Come soci del Club degli Investitori potevamo dare un supporto importante alla crescita di questa realtà, avendo delle competenze all’interno del network del Club sia nel mondo digitale, che automotive, che assicurativo. Sotto la guida di Robin Daina abbiamo visto davvero una opportunità importante per il mercato". Hanno concluso Sergio Brizzo e Giorgio Gorelli, rappresentanti dei soci del Club degli investitori che hanno partecipato con entusiasmo e convinzione a questo round. A seguito dell’operazione, viene confermato il board della società, composto da professionisti con consolidata esperienza nel settore assicurativo, con l’ingresso di Davide Fioranelli come nuovo membro del consiglio di amministrazione espresso dai nuovi investitori che affianca Jamie Brown, Marta Daina e Vittorio Giusti. La conferma di Robin Daina nel ruolo di Amministratore Delegato garantisce continuità strategica e coerenza con una visione che mette i valori al centro della crescita. Con questo aumento di capitale, Autoconnexa rafforza il proprio ruolo nel panorama italiano come ponte tra tradizione industriale e innovazione tecnologica, ribadendo che le risorse finanziarie sono un mezzo per raggiungere un fine più ampio: costruire un ecosistema assicurativo più sicuro, sostenibile e pronto ad affrontare le sfide della mobilità contemporanea. 
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Studio italiano, l'altitudine aumenta il rischio di apnee notturne

(Adnkronos) - Un laboratorio a cielo aperto per studiare come il corpo umano, e in particolare il riposo notturno, reagisca alla carenza di ossigeno. È quello realizzato a 5.000 metri di altezza, nel cuore dell’Himalaya, dalla spedizione scientifica Lobuche Peak – Pyramid Exploration & Physiology 2022, iniziativa sostenuta da Vivisol – realtà dell’assistenza domiciliare a livello nazionale ed europeo – che ha studiato l’adattamento dei partecipanti in condizioni estreme per l’organismo umano. Lo studio, condotto da diverse università italiane e coordinato dal gruppo di fisiologia dell’Università 'G. d’Annunzio', ha monitorato la qualità del sonno dei partecipanti sia in Italia sia durante le fasi più impegnative dell’ascesa. I dati raccolti, pubblicati sulla rivista 'Respiratory Physiology & Neurobiology', hanno evidenziato "l’impatto dell’altitudine sul sonno: una volta raggiunta la quota massima, tutti i partecipanti hanno registrato un riposo più breve, spesso inferiore alle sette ore, accompagnato da un calo della saturazione di ossigeno e da un aumento della frequenza cardiaca". Particolarmente rilevante "è stato l’incremento delle apnee notturne: la maggior parte dei componenti della spedizione ha manifestato disturbi respiratori di grado moderato o grave proprio a causa della quota", si legge nello studio.  “Le basi fisiologiche dell’ipossia erano note, ma i nostri dati mostrano che le prime alterazioni del respiro notturno compaiono già a quote moderate, intorno ai 1.200–1.400 metri, e si accentuano con l’aumentare dell’altitudine. Questo evidenzia l’importanza di valutare i disturbi respiratori del sonno direttamente nelle condizioni reali di permanenza in quota, perché è l’altitudine stessa a modellare la dinamica respiratoria - afferma Pierpaolo Prosperi, infermiere respiratorio e membro del comitato scientifico dell’Associazione Apnoici Italiani - Lo studio rafforza l’importanza della diagnosi precoce e del monitoraggio del respiro durante il sonno, soprattutto per chi vive o viaggia in condizioni ambientali impegnative”. Per rendere possibili queste misurazioni in condizioni ambientali così complesse, sono stati impiegati dispositivi portatili che Vivisol utilizza quotidianamente nella diagnostica domiciliare. Il successo della spedizione ha dimostrato come sia possibile ottenere valutazioni cliniche accurate anche in contesti estremi, confermando il valore del monitoraggio dei pazienti direttamente nei luoghi in cui vivono e dormono. “Siamo orgogliosi di aver supportato questa spedizione in alta quota, un ambiente che per la medicina del sonno italiana rappresenta un vero e proprio laboratorio naturale dalla tradizione storica - afferma Riccardo Bonazzi, direttore medico di Vivisol - Questa esperienza ha dimostrato che le tecnologie per il monitoraggio a domicilio sono estremamente robuste e precise, capaci di fornire dati affidabili anche in condizioni ambientali sfidanti. Collaborare con l’Università e i centri di ricerca è per noi fondamentale: è così che trasformiamo l'innovazione tecnologica in soluzioni di cura sicure e validate per i nostri pazienti". Dallo studio sono emersi anche elementi rassicuranti: tutti i disturbi riscontrati in alta quota si sono rivelati completamente reversibili. Una volta rientrati a valle, i partecipanti hanno recuperato parametri respiratori e qualità del sonno nella norma, evidenziando la notevole capacità di adattamento dell’organismo umano. La continuità del progetto scientifico: la spedizione Pyramid 2024. La spedizione del 2022 rappresenta solo una parte del programma di ricerca in alta quota. Vivisol ha infatti sostenuto anche la successiva missione Pyramid 2024 – Exploration & Physiology, attualmente in fase di analisi. I risultati scientifici, previsti per il 2026, approfondiranno: l’efficacia dei dispositivi per la terapia delle apnee notturne in condizioni di altitudine estrema; le variazioni della diffusione alveolo‑capillare (Dlco) in alta quota; l’impatto dell’ipossia sulla fisiologia respiratoria e cardiovascolare. Questi studi rappresentano un ulteriore passo avanti nella comprensione degli adattamenti umani in condizioni ambientali estreme e nel miglioramento delle tecnologie per la salute respiratoria.  
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Appello di 150 esperti: "Miope attaccare il sistema Ets mentre l'Italia frana"

(Adnkronos) - "Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre l’Italia frana". Un gruppo di 150 studiosi di scienza del clima e di transizione energetica ha rivolto un appello al governo affinché non indebolisca gli strumenti europei di decarbonizzazione e rafforzi le politiche di adattamento. Al centro della lettera aperta, il richiamo alla necessità di affrontare la crisi climatica con misure fondate sulla scienza e orientate al lungo periodo. Tra i primi firmatari figura anche il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi e l'economista Carlo Carraro.  “Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui sistemi complessi, esprimiamo profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea", scrivono. Secondo i firmatari, i recenti eventi estremi che hanno colpito il Sud Italia confermano una tendenza ormai consolidata: l’aumento delle temperature globali si traduce in una maggiore frequenza e intensità di fenomeni meteorologici estremi. "Il disastro di Niscemi appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane”, si legge. "Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici - afferma Antonello Pasini (Cnr-Iia) - Limitarsi a rincorrere le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni significa esporsi a impatti sempre più gravi e costosi. Senza mitigazione, l’adattamento diventa progressivamente meno efficace e, in alcuni casi, impossibile".  Nel mirino degli studiosi le recenti prese di posizione critiche nei confronti del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), considerato uno degli strumenti cardine della politica climatica dell’Unione europea. "L’attacco del governo al sistema Ets rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie", sottolinea Stefano Caserini (Università di Parma).  Secondo gli esperti, rallentare la decarbonizzazione renderebbe il Paese subalterno alle parti meno innovative dell’industria, con effetti strutturalmente negativi sulla competitività. "Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla decarbonizzazione - afferma Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia) - Ostacolare la transizione espone le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti e rende il Paese meno competitivo. Accelerare sulle rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica e capacità industriale".  La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e intermedi al 2040, già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria. Per i firmatari, la crisi climatica rappresenta una sfida che richiede responsabilità condivisa e scelte coerenti con le evidenze scientifiche: rinviare o indebolire le politiche di mitigazione e adattamento significherebbe aumentare i costi economici e sociali per le generazioni presenti e future. "Politiche che mettano al centro incentivi ed investimenti per la transizione energetica e per l’adattamento ci aspettiamo trovino il consenso di tutte le forze politiche, perché deve essere comune l’accettazione dei risultati della scienza del clima e la responsabilità di fare la nostra doverosa parte per contribuire a contrastare la crisi climatica", concludono gli esperti. 
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Brera, il palazzo dialogante

(Adnkronos) - Nell'ambito progetto PNRR Brera C.O.M., l’Accademia di Belle Arti di Brera il 25 e 26 febbraio 2026 presenta nel convegno “Quantum C.O.M. Nuove intelligenze generative e mediali”, una sperimentazione innovativa che integra intelligenza artificiale e realtà immersiva nella valorizzazione del patrimonio culturale: il Palazzo Dialogante. Si tratta di un’applicazione di intelligenza artificiale immersiva sviluppata da Carraro Lab, dedicata al Cortile d’Onore del Palazzo di Brera. L’obiettivo è trasformare uno spazio storico – simbolo di tre secoli di cultura europea – in un ecosistema digitale conversazionale, capace di mettere in dialogo visitatori e protagonisti della storia milanese scolpiti nel marmo. 
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Marvel's Wolverine di Insomniac Games, svelata la data di uscita su PS5

(Adnkronos) - Sony Interactive Entertainment e lo studio Insomniac Games hanno ufficializzato la data di lancio di Marvel’s Wolverine, che debutterà in esclusiva su PlayStation 5 il 15 settembre 2026. Il progetto, affidato al team già autore della fortunata saga dedicata a Spider-Man, segna una netta divergenza stilistica rispetto alle precedenti produzioni della software house, puntando su un’estetica e un tono sensibilmente più oscuri e violenti. L’opera si pone l’obiettivo di restituire una visione cruda del personaggio Marvel, focalizzandosi su un sistema di combattimento ferino che sfrutta la rigenerazione e la rabbia del protagonista. La narrazione si sviluppa attorno alla ricerca personale di Logan, impegnato a ricostruire i frammenti di un passato oscuro e frammentato. Il gameplay promette di mantenere gli standard di fluidità e spettacolarità tipici delle produzioni Insomniac, integrando però una componente di brutalità necessaria per descrivere la natura del mutante. Il racconto esplorerà i tratti distintivi dell’eroismo di Wolverine, mettendolo a confronto con situazioni di conflitto diretto in cui la determinazione del protagonista diviene l'unico strumento per superare il mistero della propria identità. Il viaggio di Logan assumerà i connotati di un thriller d’azione a carattere globale, conducendo il giocatore attraverso scenari eterogenei che includono le foreste del Canada, i vicoli di Tokyo e l’isola di Madripoor. Nel corso dell'avventura sono previste apparizioni di figure storiche dei fumetti, come Mystica e il brutale Omega Red, oltre all’introduzione di fazioni nemiche quali i Reavers. L’integrazione di questi elementi mira a costruire un’esperienza solida e fedele alla mitologia originale, supportata da un comparto tecnico studiato per sfruttare l'hardware della console di casa Sony. 
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Mercato del lavoro in Italia: l’IA guida la rivoluzione delle competenze 2026

(Adnkronos) - Secondo l'analisi "Competenze in Crescita 2026" pubblicata da LinkedIn Notizie, l'intelligenza artificiale si è imposta come la skill più richiesta in quattro delle cinque principali funzioni aziendali analizzate. In settori come Vendite, Formazione, Sviluppo Business e Information Technology, l'IA occupa stabilmente il primo posto, mentre nell'Ingegneria si posiziona al secondo, evidenziando una pervasività tecnologica che ridefinisce ruoli e aspettative. Michele Pierri, Responsabile di LinkedIn Notizie Italia, sottolinea l'importanza di questo cambiamento dichiarando che: “La nuova lista di Competenze in Crescita - che lanciamo per la prima volta in Italia - conferma ancora una volta quanto il mondo del lavoro stia mutando ad un ritmo sempre più veloce, accelerato dai cambiamenti portati in modo trasversale dalla crescente spinta tecnologica dell'intelligenza artificiale. Che si sia in cerca di un nuovo impiego o si voglia cambiare il proprio percorso di carriera, l’obiettivo della lista che pubblichiamo oggi è quello di offrire ai nostri membri una risorsa utile per orientarsi in questo mercato in evoluzione”. Nonostante l'IA rappresenti il motore principale della trasformazione, l'analisi evidenzia come le competenze puramente umane stiano acquisendo una centralità senza precedenti. In contesti globali e interculturali, la comunicazione professionale, l'ascolto attivo e la gestione dei conflitti diventano pilastri per il raggiungimento dei risultati aziendali.  Parallelamente alla spinta verso l'IA generativa e i Large Language Models (LLM), cresce la domanda di leadership strategica e di capacità di gestione data-driven. Nelle funzioni di Business Development e Sales, l'attenzione si sposta verso l'analisi statistica e il ROI, confermando che l'IA non sostituisce il giudizio umano ma lo potenzia nel processo decisionale strategico.  
Olga Farreras Casado, Career Expert di LinkedIn Italia, osserva in merito che: “Le carriere oggi non seguono più percorsi lineari e le competenze stanno diventando sempre più centrali rispetto ai titoli formali. In particolare, le skill legate all’Intelligenza Artificiale, a partire dall’AI literacy, sono tra le più richieste in quattro funzioni su cinque in Italia. Ma la vera chiave è la capacità di aggiornarsi continuamente, integrare le nuove tecnologie nel lavoro quotidiano e saper evolvere insieme al mercato. Oggi un profilo professionale non è più una fotografia statica, ma un percorso dinamico in costante trasformazione”. Scendendo nel dettaglio delle singole funzioni, il settore dell'Information Technology vede l'IA affiancata da tool tecnici, linguaggi di programmazione e gestione dei dati, elementi fondamentali per la sicurezza e le performance dei servizi digitali. Nel campo della Formazione, l'integrazione dell'IA si accompagna a competenze interculturali e progettazione e-learning, mentre l'Ingegneria si focalizza su system architecture e SaaS. La metodologia utilizzata da LinkedIn per questa analisi si basa sul tasso di acquisizione delle competenze da parte dei membri e sul successo nelle assunzioni dell'ultimo anno, confrontando i dati tra dicembre 2024 e novembre 2025. Emerge chiaramente che l'alfabetizzazione IA, o AI literacy, non è più un dominio esclusivo dei tecnici ma una competenza trasversale che abilita nuove forme di collaborazione e produttività in ogni ambito aziendale. 
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