Cinecittà World: al via selezioni per oltre 200 nuove figure professionali per stagione 2026

(Adnkronos) -
Cinecittà World apre le selezioni per oltre 200 nuove figure professionali in vista della stagione 2026, al via da sabato 21 marzo. L’appuntamento è per il 28 marzo con il Job Talent Day, la giornata dedicata alla selezione del personale, che consente ai candidati di sostenere colloqui direttamente nel Parco divertimenti del cinema e della tv di Roma. L’iniziativa offre un’opportunità concreta per entrare a far parte del team, rivolta anche a chi è alla ricerca di un primo impiego e sogna di lavorare divertendosi. Le posizioni aperte riguardano diversi ambiti: addetti alla ristorazione (cuochi, aiuto cuochi, banchisti, cassieri, baristi, lavapiatti, camerieri e magazzinieri), operatori per le 40 attrazioni e diverse figure per il cast artistico impegnato nei 6 spettacoli live al giorno (attori, attrici, cantanti, ballerini e animatori per l’Horror House).  Si ricercano inoltre bagnini con brevetto per il parco acquatico Aqua World, addetti alle pulizie, addetti alle vendite, steward per parcheggi, tornelli e sicurezza, tutor per i percorsi didattici, tecnici Avl (audio, video e luci), addetti alla biglietteria e addetti alla manutenzione. E ancora, guide botaniche per Roma World, il Parco a tema dell’Antica Roma che riaprirà in occasione del lungo weekend di Pasqua. Entusiasmo, energia, spirito di squadra e disponibilità a lavorare anche nei weekend e nei giorni festivi sono i requisiti fondamentali per far parte della squadra. Cinecittà World offre un ambiente dinamico e formativo, a contatto con oltre 500.000 ospiti l’anno, dove anche chi è alla prima esperienza lavorativa può acquisire e sviluppare competenze trasversali qualificanti: lavorare in un parco divertimenti può rappresentare il primo passo per costruire il proprio futuro professionale, qualsiasi percorso si scelga di intraprendere. Per partecipare al Job Talent Day è necessario inviare la propria candidatura, entro il 22 marzo, nella sezione 'Lavora con noi' sul sito www.cinecittaworld.it. I profili in linea riceveranno l’invito a sostenere un colloquio conoscitivo durante la giornata di selezione e con l’occasione potranno vivere una giornata speciale nel Parco.  Quarto parco divertimenti a livello nazionale, Cinecittà World rappresenta un importante polo turistico e occupazionale per Roma e il Lazio, offrendo ogni stagione lavoro a più di 500 persone e contribuendo in modo significativo all’economia del territorio. 
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Clima impazzito: vulcani e incendi non spiegano il caldo record

(Adnkronos) - L'atmosfera terrestre ha appena subito una serie di "colpi" di una violenza inaudita, capaci di alterare le temperature a quote dove l'uomo non può arrivare. Gli scienziati del MIT hanno isolato i segnali termici di tre eventi apocalittici: l'eruzione del Pinatubo, i roghi record dell'Australia e l'esplosione sottomarina dell'Hunga Tonga. Quest'ultima, in particolare, ha spinto nella stratosfera l'incredibile cifra di 150 milioni di tonnellate di vapore acqueo, una massa tale da scuotere l'intero equilibrio termico del pianeta. Nonostante la potenza di questi fenomeni, la ricerca pubblicata su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) giunge a una conclusione che gela ogni teoria negazionista: nessuno di questi eventi, per quanto estremo, giustifica l'impennata di calore che stiamo registrando al suolo. Isolare questi segnali è stato come cercare di distinguere un singolo sussurro durante un concerto rock. Attraverso il metodo "signal-to-noise", il team guidato da Yaowei Li ha ripulito i dati satellitari dal rumore di fondo del meteo e dei cicli solari. Se il fumo degli incendi australiani ha surriscaldato la stratosfera di quasi un grado in pochi mesi a causa della sua capacità di assorbire calore, la troposfera, dove viviamo noi, ha continuato a scaldarsi per motivi che non hanno nulla di "naturale". " Alla fine abbiamo scoperto che il fumo degli incendi ha causato un fortissimo riscaldamento nella stratosfera, poiché questi materiali sono chimicamente molto diversi dai solfati", spiega Li. "Si tratta di particelle di colore scuro, il che significa che sono efficienti nell'assorbire la radiazione solare. Di conseguenza, anche una quantità relativamente piccola di particelle di fumo può causare un riscaldamento drammatico".  Nel caso dell'Hunga Tonga, l'eruzione sottomarina ha innescato un effetto di raffreddamento globale nella stratosfera medio-alta, fino a circa mezzo grado Celsius, che è durato per diversi anni. "Gli incendi australiani e l'Hunga Tonga hanno assestato un duro colpo alle altitudini stratosferiche, e questo studio mostra per la prima volta come quantificare l'entità di tale impatto", afferma Solomon. "Trovo che il loro effetto ad alta quota sia davvero notevole, ma il problema aperto rimane il motivo per cui gli ultimi anni siano stati così caldi più in basso, nella troposfera: escludere questi eventi naturali punta in modo ancora più deciso verso le influenze umane". 
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MWC 2026: vivo svela in anteprima il nuovo X300 Ultra

(Adnkronos) - vivo ha annunciato, per mezzo di una nota ufficiale, la propria partecipazione al Mobile World Congress 2026, con l'attesa anteprima del suo nuovo modello di punta, l'X300 Ultra. L'azienda ha scelto il palcoscenico di Barcellona per presentare la sua visione futura racchiusa nel concept "Where Vision Meets X300 Ultra", sottolineando una strategia volta a consolidare la propria posizione come leader tecnologico nel segmento dei prodotti premium. La presenza di vivo alla fiera catalana rappresenta un momento cruciale per l'espansione internazionale del brand, riflettendo un impegno costante nel potenziare un portafoglio dispositivi che fa dell'eccellenza tecnologica il suo tratto distintivo. Il cuore tecnologico della presentazione sarà l'X300 Ultra, un flagship che rappresenta la sintesi dei più recenti progressi compiuti dall'azienda nell'ingegneria ottica e nella fotografia computazionale. Progettato per elevare i limiti della videografia e della fotografia mobile, il dispositivo è il risultato di investimenti mirati all'ottimizzazione di sistema, offrendo un'esperienza d'uso che si ispira all'eredità professionale del marchio nel campo dell'imaging.  Oltre al nuovo flagship, vivo porterà al MWC 2026 l'intera gamma della serie X300 e la nuova serie V70, accompagnate da dimostrazioni dal vivo focalizzate sull'integrazione dell'intelligenza artificiale nelle operazioni quotidiane.  Le "live demo" mostreranno come le innovazioni software si traducano in esperienze intuitive, migliorando la connessione e l'espressione personale degli utenti attraverso performance di sistema ottimizzate. L'impegno dell'azienda nel mantenere un confronto proficuo con l'ecosistema mobile internazionale sottolinea la volontà di porsi all'avanguardia in una competizione sempre più serrata, dove la tecnologia non è solo potenza di calcolo, ma uno strumento per migliorare la percezione e la qualità della vita digitale. 
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Colucci (Circularity): "Nel 2026 la circolarità diventa condizione per competere"

(Adnkronos) - "Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere. Non è più un ambito specialistico o reputazionale: entra nei meccanismi economici, finanziari e industriali". Così Camilla Colucci, Ceo di Circularity, Società Benefit che accompagna le imprese nel percorso verso l’integrazione dei principi Esg nel proprio modello di business, ricostruisce con l'Adnkronos trend e tappe di questo 2026 sul fronte dell'economia circolare, individuando sfide e opportunità per il settore.  "Tre passaggi sono decisivi - spiega - Il primo è l’entrata in applicazione operativa di norme chiave come il regolamento Ppwr sugli imballaggi, il diritto alla riparazione, l’estensione dell’Ecodesign e il Digital Product Passport previsti dall’Espr (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). La progettazione dei prodotti cambia: riciclabilità reale, contenuto di riciclato, tracciabilità e dati diventano requisiti di mercato".  Il secondo elemento è "la centralità delle filiere e delle materie prime seconde. Il 2026 consolida l’idea che il riciclo non sia solo gestione del rifiuto, ma leva di autonomia industriale e geopolitica, in coerenza con il Critical Raw Materials Act e gli obiettivi europei di copertura del fabbisogno tramite riciclo". Il terzo passaggio "riguarda la misurazione. Standard come la UNI/TS 11820 e l’allineamento agli indicatori europei rendono la circolarità auditabile. Finanza, banche e clienti chiedono Kpi, evidenze, Lca (Life Cycle Assessment) e coerenza con Tassonomia Ue e Csrd. È il passaggio definitivo da narrativa a governance".   In questo quadro, prosegue, "l’Italia parte da una posizione di forza: se parliamo di riciclo, siamo leader europei nel tasso di utilizzo circolare di materia dopo l’Olanda e il Belgio (21,6% contro una media Ue del 12,2% nel 2024) e superiamo già oggi i target Ue sul riciclo degli imballaggi. Tuttavia, le criticità non mancano. La filiera della plastica è un caso emblematico: a fronte di buoni volumi di raccolta, persistono squilibri tra domanda e offerta di materiale riciclato e problemi di competitività industriale. Un’altra sfida cruciale riguarda i Raee e le batterie: i tassi di raccolta restano lontani dagli obiettivi europei".  Infine, "la dipendenza dalle importazioni di materiali, cresciute in valore in modo significativo negli ultimi anni, espone le imprese a volatilità e rischi geopolitici, per cui integrare la circolarità nella gestione del rischio supply chain diventa una priorità".  Per le imprese italiane "la vera sfida sarà integrare la circolarità nei processi core come procurement, progettazione, contrattualistica, gestione del rischio e non trattarla come funzione separata o solo reputazionale. Gli impatti potenziali sono chiari: maggiore efficienza operativa, miglior accesso al credito ma anche maggiore esposizione a rischi normativi e di non conformità per chi non si adegua".  In vista di queste tappe fondamentali, Circularity ha pubblicato la Circularity Trend Guide 2026, una guida gratuita che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare.  "La Circularity Trend Guide 2026 nasce per supportare le imprese nel tradurre un quadro normativo e di mercato complesso in una roadmap operativa - spiega Colucci - Non è un documento teorico: mette insieme radar normativo, numeri chiave, implicazioni concrete e azioni pratiche per le imprese. Abbiamo strutturato la guida attorno a dieci trend che coprono packaging, materie prime seconde, digitalizzazione dei dati, procurement circolare, benefici economici e qualità dei flussi. L’obiettivo è aiutare le aziende a passare dal 'fare iniziative' al costruire sistemi di gestione con Kpi chiari, data owner, clausole contrattuali, business case, accordi di filiera. Solo così la circolarità diventa leva industriale e non costo aggiuntivo".  Perché "il 2026 è anche l’anno in cui la circolarità entra definitivamente nei business plan". "I dati mostrano che le imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare registrano riduzioni dei costi operativi, miglioramenti di redditività e, in molti casi, un accesso al credito più favorevole. In parallelo, cresce il rischio di greenwashing: senza dati, Lca e standard riconosciuti, le dichiarazioni ambientali possono trasformarsi in un boomerang reputazionale e normativo - conclude - La circolarità non è quindi solo un tema ambientale: è una strategia di resilienza industriale. Integrare dati, tecnologia, progettazione e filiera significa ridurre dipendenze, aumentare efficienza e rafforzare la credibilità sul mercato. La nostra ambizione, come Circularity, è quella di accompagnare le imprese in questo passaggio: dal rispetto delle regole alla costruzione di un vantaggio competitivo duraturo". 
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Da liste d'attesa a chi salta le visite, piattaforma Ia supera criticità Cup Asl e ospedali

(Adnkronos) - Da un lato le lunghe liste d'attesa per prenotare una visita o un esame, con il conseguente rischio di inefficienze e insoddisfazione del paziente; dall'altro un gran numero di 'no-show', ovvero di persone che prenotano e poi non si presentano. A tutto questo sono da aggiungere volumi elevati di chiamate, necessità di garantire continuità assistenziale, richieste eterogenee come informazioni, prenotazioni, cancellazioni. Sono queste le principali criticità degli attuali sistemi di call center ospedalieri, alle prese con una crescente complessità gestionale che fa sì che il 60% delle risorse venga assorbito da attività ripetitive e amministrative, sottraendo tempo a casi clinicamente più sensibili. Ora un progetto innovativo, messo a punto da Sovran-Ai, vuole rispondere al bisogno reale e urgente di automatizzare le interazioni e ridurre il carico operativo sugli operatori, migliorare la fruibilità dei servizi sanitari e garantire risposte rapide, corrette e uniformi. Sovran Ai è un'impresa che lavora sul fronte degli operatori virtuali e dell'automazione dei flussi in sanità, con l'abilitazione dell'intelligenza artificiale. "Abbiamo appena concluso la fase sperimentale del follow-up delle prenotazioni in continuità con il flusso operativo che le ha generate e gestite - spiega il Ceo Pierluigi Ghiani - e siamo noi stessi rimasti veramente colpiti dall'impatto: oltre alla riduzione dei no-show, gli slot liberati sono stati riallocati e assegnati ad altri pazienti che ne avevano necessità. Un risultato positivo sia dal punto di vista del servizio al paziente, sia del ritorno economico alla struttura che ha potuto evitare di perdere quelle visite per le quali aveva già allocato risorse". Il sistema di Sovran-Ai produce anche un'ottimizzazione dei tempi di gestione, un'accelerazione significativa dei processi di prenotazione, modifica e cancellazione delle prestazioni, nonché la possibilità di garantire un servizio continuativo senza vincoli di orario, riferisce la società. Infine, "questo processo porta alla diminuzione degli errori umani attraverso l'adozione di procedure automatizzate, standardizzate e sempre allineate ai protocolli interni e alle indicazioni cliniche specifiche della struttura - evidenzia l'azienda - e di fatto procura anche un potenziamento della capacità complessiva del Cup. Oltre alla gestione dinamica e ottimizzata dell'agenda che garantisce la massimizzazione delle visite verso le prenotazioni, lo stesso Cup può dedicare il personale alle attività ad alto valore, aumentando l'efficacia e la qualità del servizio offerto ai pazienti".  Già operativa in varie realtà sanitarie, la piattaforma di Sovran-Ai "si è dimostrata rapidamente scalabile, può essere estesa a qualsiasi reparto o servizio, adattata a strutture sanitarie pubbliche, accreditate e private. Si è anche integrata con i sistemi sanitari regionali e dal punto di vista dell'efficienza operativa produce benefici concreti e misurabili in termini di riduzione dei costi legati alle attività di front-office ripetitive e a basso valore, grazie all'automazione completa dei flussi informativi e amministrativi standard", conclude la società .  
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Giornata contro l'obesità, l'allarme: "Accesso a cure disuguale, 52% centri al Nord"

(Adnkronos) - Le Regioni italiane con il tasso di obesità più elevato sono quelle del Sud, che hanno meno strutture e soprattutto maggiori barriere all’accesso alle cure. "Dei 160 centri per l’obesità operativi in Italia, infatti, il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro Italia e il 30% al Sud e nelle Isole, prevalentemente in tre Regioni: Sicilia, Campania e Puglia. Intere regioni, come la Calabria e il Molise, restano zone d’ombra nel sistema di cura nazionale. Lo squilibrio si riflette anche sull’uso delle nuove terapie farmacologiche e sull’approvazione di Pdta (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) regionali". Ad accendere i riflettori sulla 'mappa delle disuguaglianze' è la Società italiana dell’obesità (Sio). "In assenza di una diagnosi di diabete, i nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore GLP-1, sono a carico dei pazienti. Considerato che il costo si aggira intorno ai 300 euro al mese, l’accesso è più probabile in presenza di redditi più alti. Mentre - prosegue la società - sono solo 6 le Regioni italiane che hanno approvato i Pdta, strumenti che garantiscono ai pazienti con obesità di ricevere le stesse cure di qualità in tutta la Regione, e 3 sono del Nord, solo una del Centro e 2 del Sud: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia".  In vista della Giornata mondiale contro l’obesità che si celebra il prossimo 4 marzo, la Sio presenterà in Senato il Manifesto di Erice sull’obesità, un documento che punta a tracciare una roadmap di azioni comuni e condivise tra istituzioni, società scientifiche e pazienti. “I numeri parlano chiaro: la rete di circa 160 centri italiani è concentrata prevalentemente al Nord, area dove paradossalmente i tassi di obesità sono più bassi, anche se in crescita - spiega Silvio Buscemi, presidente Sio e professore ordinario di Nutrizione Clinica Università di Palermo -. Al contrario, il Sud, dove l’obesità è un'emergenza sociale alimentata da determinanti socio-economici, soffre di una carenza cronica di presidi”. Dunque, mentre il Settentrione vanta una rete capillare, al Sud la mappa si restringe a pochi poli in Campania, Sicilia e Puglia.  Questo è un vero e proprio paradosso, considerato che le regioni meridionali sono quelle con il più alto tasso di obesità e sovrappeso. In Italia, quasi 6 milioni di cittadini, l’11,8% della popolazione adulta, soffre di obesità e circa il 34% è in sovrappeso, con un impatto significativo sulla salute pubblica e sui costi sanitari. I dati più recenti dell’Italian Barometer Obesity Report 2024/2025 (basati su rilevazioni Istat e Iss) evidenziano un marcato divario territoriale tra il Nord e il Sud del Paese. Tra le Regioni con tassi più alti ci sono il Molise (14,1%), la Campania (12,9%) e l'Abruzzo (12,7%). Se includiamo il sovrappeso, al Sud e nelle Isole quasi una persona su due (circa il 49%) è sopra il proprio peso forma, contro il 42% circa del Nord. Il divario è ancora più drammatico tra i minori: nelle regioni meridionali la percentuale di bambini in eccesso di peso è quasi doppia rispetto a certe aree del Nord (ad esempio in Campania il 18,6% di minori è obeso contro il 3-4% delle province autonome di Trento e Bolzano). Profonde disuguaglianze si registrano anche nell’accesso alla terapia farmacologica, in particolare ai nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore GLP-1. “Essendo farmaci interamente a carico del cittadino (‘out of pocket’), in assenza di una diagnosi di diabete, - sottolinea Buscemi - si crea una barriera sociale: chi vive nel meridione e ha un reddito più basso non può permettersi cure che costano circa 300 euro al mese, pur avendone più bisogno”. Per la Sio, la soluzione risiede nella standardizzazione dei percorsi di cura (Pdta) e nell’inserimento dell’obesità nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). “Laddove le regioni hanno attivato Pdta specifici e reti di centri accreditati dal sistema pubblico, si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza nei dati epidemiologici - evidenzia Buscemi -. Creare un Pdta significa avere attenzione politica per il problema. In Sicilia, ad esempio, se un intervento di chirurgia dell’obesità non viene eseguito in un centro della rete regionale, non viene rimborsato: questo è un passo verso la qualità e l'equità". Bisogna dunque intervenire e bisogna farlo subito. “Gli ultimi dati indicano che le differenze nel tasso di obesità tra Nord e Sud si stanno lentamente riducendo, non perché il Sud stia migliorando drasticamente, ma perché i tassi di obesità e sovrappeso stanno crescendo più velocemente al Nord - sottolinea Buscemi -. Questo suggerisce che lo stile di vita ‘obesiogeno’ sta diventando omogeneo su tutto il territorio nazionale. È dunque necessario cambiare la cultura, partendo dalle scuole e trasformando le nostre città in ambienti meno ‘obesiogeni’, garantendo a ogni cittadino, da Nord a Sud, lo stesso diritto alla cura”.  
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Addio alle password condivise: giro di vite su HBO Max

(Adnkronos) - Il giro di vite sulla condivisione delle credenziali d’accesso per HBO Max si appresta a varcare i confini statunitensi per assumere una dimensione planetaria. Durante l'ultima call sui risultati finanziari, JB Perrette, responsabile del settore streaming di Warner Bros. Discovery, ha confermato che l'espansione internazionale della stretta inizierà nel corso del 2026. La manovra segue una fase di test e implementazione già avviata con successo negli Stati Uniti, dove il gruppo ha introdotto notifiche più stringenti per spingere gli utenti verso l'opzione di pagamento supplementare, fissata a 7,99 dollari al mese per l'aggiunta di un profilo extra. La decisione di esportare il modello di paid sharing coincide con la recente espansione della piattaforma in diversi mercati chiave tra cui l'Europa e l'America Latina, oltre ai lanci già programmati in Regno Unito, Irlanda e nell'area Asia-Pacifico. Perrette ha descritto l'attuale fase dell'operazione come l'inizio di un processo su larga scala, utilizzando una metafora sportiva per sottolineare come il gruppo sia solo al secondo inning di una partita molto più lunga. L'obiettivo primario resta la massimizzazione dei ricavi derivanti da quegli abbonati internazionali che attualmente usufruiscono dei servizi attraverso account non registrati a proprio nome. I dati relativi all'ultimo trimestre del 2025 mostrano un trend positivo per il servizio, che ha registrato l'acquisizione di 3,5 milioni di nuovi utenti su base globale, portando il totale degli iscritti a quota 131,6 milioni. Le previsioni aziendali per il 2026 sono ambiziose e puntano a toccare la soglia dei 150 milioni di abbonati, facendo leva proprio sull'efficacia delle nuove politiche di accesso. Questa accelerazione avviene in un contesto di mercato estremamente fluido, caratterizzato da grandi manovre societarie che vedono Warner Bros. Discovery impegnata su più fronti negoziali. Sul tavolo restano infatti le complesse trattative che coinvolgono i principali player del settore. Se da un lato l'accordo da 83 miliardi di dollari per la cessione degli studi e del servizio streaming a Netflix sembrava definire un nuovo assetto per il comparto, la riapertura dei dialoghi con Paramount segnala una fase di incertezza strategica. In questo scenario, il consolidamento della base utenti attraverso il blocco delle password condivise rappresenta per la casa di produzione un pilastro fondamentale per mantenere alta la propria valutazione di mercato e garantire la sostenibilità delle operazioni nel lungo periodo. 
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Professioni, Int: "Vertici commercialisti interpretano sentenze non in modo oggettivo"

(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi.  "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013".  L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue".  "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato.  "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.  
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Netflix rinuncia a Warner Bros dopo l'offerta di Paramount

(Adnkronos) - Netflix ha ufficialmente interrotto le trattative per l'acquisizione di Warner Bros. Discovery, rinunciando a un’operazione stimata inizialmente in 83 miliardi di dollari. I co-CEO Ted Sarandos e Greg Peters hanno motivato la decisione citando la necessità di mantenere una disciplina finanziaria rigorosa di fronte al nuovo rilancio di Paramount. Secondo i vertici della società di Los Gatos, il pareggio dell'offerta non risulterebbe più vantaggioso per gli azionisti, trasformando quello che era considerato un asset strategico in un investimento eccessivamente oneroso. La dirigenza ha sottolineato come l'operazione fosse considerata un’opportunità interessante ma non una necessità assoluta a qualunque condizione economica. La svolta arriva dopo mesi di serrata competizione con la Paramount guidata da David Ellison, che ha presentato una proposta definita superiore dal consiglio di amministrazione di Warner Bros. L’offerta di Paramount, pari a 31 dollari per azione interamente in contanti, mira al controllo totale del gruppo cinematografico e del servizio HBO Max, superando la struttura dell’accordo precedentemente siglato con lo streamer lo scorso dicembre. L'aggressività della manovra di Skydance, culminata in una battaglia legale e in diverse revisioni dei termini, ha infine convinto Warner Bros. a concedere un'ultima finestra per presentare l'offerta definitiva che ha poi sancito il cambio di rotta. Le condizioni proposte da Paramount includono la copertura integrale delle penali di interruzione, compresi i 2,87 miliardi di dollari dovuti proprio a Netflix per la rottura del precedente accordo e una commissione giornaliera aggiuntiva in caso di slittamenti burocratici oltre il settembre 2026. Nonostante il tentativo di Netflix di rendere più appetibile la propria posizione passando a un’offerta interamente cash a gennaio, e le rassicurazioni fornite da Sarandos durante una recente audizione al Senato statunitense, il gruppo ha preferito evitare ulteriori rilanci. L'uscita di scena segna la conclusione di un progetto che mirava a unificare i grandi cataloghi di Hollywood sotto un’unica egida digitale. 
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Fnopi-Sipinf, siglato protocollo per sostenere ruolo infermiere pediatrico

(Adnkronos) - Costruire, dalla nascita all’adolescenza, una relazione educativa e di fiducia che accompagni, nell'ambito del contesto familiare che lo sostiene, il bambino nelle sue fragilità e nei suoi cambiamenti. È il ruolo strategico dell’infermiere pediatrico che necessita di percorsi formativi sempre aggiornati, reti associative ampie e attività di ricerca. Per proseguire nella promozione e messa in campo di azioni condivise a tutela dei più piccoli e delle loro famiglie, il 26 febbraio 2026, la presidente Fnopi - Federazione nazionale Ordini delle professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli, e la presidente Sipinf - Società italiana di pediatria infermieristica, Silvana Schreiber, alla presenza di Valentina Vanzi, presidente della Commissione d'Albo Infermieri pediatrici, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa. Condividendo la necessità di promuovere attività a tutela della salute fisica e psichica dei pazienti in età evolutiva, diffondendo informazioni e conoscenze sul diritto alla salute, sui corretti stili di vita, tanto in ambito ospedaliero quanto sul territorio, Fnopi e Sipinf - informa una nota - hanno scelto di rafforzare la loro storica collaborazione con un accordo triennale con i seguenti obiettivi: la realizzazione di progetti che sviluppino competenze specifiche, per migliorare l’assistenza infermieristica nell’ottica dei modelli di ‘Child and Family Centered Care’ e ‘Family Integrated Care’; la promozione della professione infermieristica in ambito pediatrico, valorizzandone il ruolo e le funzioni e la specificità dell’età evolutiva nei programmi di politica sanitaria; il sostegno alla ricerca, attraverso l’elaborazione, l’aggiornamento e la diffusione di linee guida che migliorino la pratica assistenziale infermieristica in età evolutiva, anche in collaborazione con istituzioni ed enti pubblici e privati e società scientifiche. "Rinnovare il protocollo con Sipinf proprio in questi giorni in cui il ministero dell'Università e della ricerca (Mur) e il ministero della Salute hanno annunciato una riforma strutturale delle lauree magistrali, passando da un modello generico a uno specialistico - afferma Mangiacavalli - segna un’ulteriore passo nella giusta direzione per il rinnovamento e la valorizzazione della professione infermieristica e in particolare per le competenze specialistiche nell’area neonatale e pediatrica. Infermieri e infermiere pediatrici sono i nostri primi specialisti e l’impegno della Federazione non verrà meno su percorsi che valorizzino e validino competenze acquisite. È un percorso importante per garantire una costruzione del futuro della professione ed è evidente che ci impegniamo a lavorare insieme in maniera strategica e sinergica, perché gli infermieri pediatrici sono fondamentali per disegnare il futuro di questa specializzazione". "Essere qui oggi come società scientifica che si occupa della ricerca nell’ambito dell’età evolutiva, ci permette di essere riconosciuti e valorizzati come professione - sottolinea Schreiber - Anche se il numero dei nuovi nati diminuisce, è necessario che i professionisti siano sempre più formati e informati per essere riconosciuti come specialisti. Il percorso di laurea magistrale ci aiuterà a lavorare al meglio delle nostre possibilità sui bambini, che rappresentano il nostro futuro. È un onore in questo mandato avere il supporto di Fnopi e lavorare insieme". "Questa firma - conclude Vanzi - rafforza un concetto imprescindibile: la professione vive con la scienza e per la scienza. Pensare a una professione dinamica e responsiva alle necessità socio-assistenziali e ai bisogni dei pazienti tutti, dai più piccoli ai più grandi, significa camminare di pari passo con le società scientifiche, perché coadiuvano e rafforzano con la loro attività le evidenze che devono guidare la politica professionale. È un protocollo di intenti comuni e di progettualità che verranno concretizzate”".  
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