Startup, ecco i 5 punti critici che frenano la scalabilità

(Adnkronos) - Le startup italiane nel 2025 hanno investito 1,7 miliardi. Ma perché poche diventano scale-up? Il problema non è l’accesso al capitale, ma la capacità di trasformarlo in modelli realmente scalabili. “Non è una questione di talento o di idee: quelli in Italia non mancano. Ciò che spesso manca è strategia e metodo, per far sì che un’iniziativa imprenditoriale diventi un business a tutti gli effetti. Serve un approccio più metodico e scientifico nello sviluppo. Il capitale non risolve un modello debole: può anzi amplificarlo quando non supporta fondamenta solide”, sottolinea Lorenzo D’Amelio, imprenditore con un’exit alle spalle, fondatore di aziende tra Italia e Regno Unito. Oggi D’Amelio è residente nel Regno Unito e attivo come mentor in diversi programmi di accelerazione come B4i - Bocconi for Innovation e docente in corsi dell’Escp business school, oggi è ceo & founder di Merakyn, agenzia di consulenza strategica e società benefit che lavora con startup e pmi innovative su business model design, validazione di mercato e strategie di crescita, con un approccio che integra performance economica e impatto.  Tra le criticità più frequenti emergono almeno cinque elementi. 1) Product-first anziché market-first. Molte startup investono mesi di tempo nello sviluppo tecnologico prima di validare la domanda. Il risultato è un prodotto avanzato, ma non necessariamente richiesto dal mercato. 2) Pricing non testato. La disponibilità a pagare viene spesso ipotizzata e non misurata. Senza un modello di ricavi validato, la crescita si basa su proiezioni più che su dati reali. E questa limita anche la fiducia di potenziali investitori. 3) Go-to-market improvvisato. La fase commerciale viene affrontata come passaggio successivo allo sviluppo, senza una strategia strutturata. Manca spesso una consapevolezza sui canali di marketing prioritari. 4) Assenza di processi replicabili di acquisizione clienti. La crescita iniziale può dipendere da network personali e opportunità episodiche, ma senza funnel strutturati e metriche monitorate, la scalabilità si arresta. 5) Governance e competenze manageriali limitate. Il passaggio da startup a scale-up richiede capacità di execution, controllo di gestione e strutturazione organizzativa che non sempre è presente nel team dei fondatori. “In Italia - prosegue D’Amelio - c’è talento tecnico e capacità creativa . Quello che spesso manca è un approccio metodico e scientifico nello sviluppo del business. Scalare significa rendere replicabile ciò che funziona. Se non è misurabile, non è scalabile”. Dopo aver individuato gli ostacoli principali, cosa possono fare le startup italiane per trasformare il capitale in crescita reale? Secondo Lorenzo D’Amelio, esistono tre strategie decisive. 1) Costruire modelli di business robusti e validati. Non basta un prodotto brillante: serve un modello scalabile e sostenibile. Validare la domanda prima di investire nello sviluppo (quindi usare il capitale nel posto giusto al momento giusto), definire revenue model chiari monitorando margini e costi sono passi fondamentali. “Il capitale non compensa un modello debole, può anzi amplificare gli sprechi. Chi sa validare il mercato e costruire un modello replicabile ha già metà del successo in mano”, osserva D’Amelio. 2) Organizzare un go-to-market strategico e replicabile. Il prodotto da solo non vende. Serve testare messaggi e canali prima di scalare, creare funnel di acquisizione clienti ripetibili e coinvolgere early adopter. “Il vero vantaggio competitivo non è raccogliere fondi, ma avere metriche concrete in grado di poter facilitare, se non garantire, di poter trasformare un investimento in crescita reale. Serve un approccio metodico, scientifico e misurabile che si unisca all’execution”,aggiunge D’Amelio. 3) Rafforzare governance, competenze e internazionalizzazione. Per diventare scale-up serve una struttura solida: team con capacità manageriali, processi organizzativi e visione internazionale, in particolare in un mercato sempre più dinamico e globale. Espandersi su mercati esteri e integrare competenze esperte è cruciale. “Non basta il capitale, anzi facendo una provocazione potrei dire che è l’ultima cosa che serve per crescere: prima è fondamentale che ci siano imprenditori con umiltà e ambizione, pronti a mettersi in gioco personalmente, così un ecosistema interno pronto non solo a sperimentare, ma a pianificare, ed in grado di gestire una competizione globale”, sottolinea D’Amelio. Il tema della scalabilità e dell’integrazione tra strategia, execution e tecnologia sarà al centro anche di un ciclo di webinar gratuiti organizzati da Merakyn nel quale il primo appuntamento sarà dedicato proprio ai modelli di crescita con AI e automation: in programma il 17 marzo 2026, è intitolato 'Business 10x: AI & Automation per far crescere la tua impresa'. L’iniziativa vedrà il coinvolgimento, da un webinar all’altro, di docenti e professionisti provenienti da realtà accademiche italiane ed europee come il Politecnico di Torino e Esade business school, con l’obiettivo di favorire un dialogo concreto tra ecosistema startup, università e management internazionale. Un confronto che punterà a rafforzare la capacità delle imprese italiane di competere su scala globale, trasformando capitale e innovazione in crescita strutturata.  
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Non solo Brignone, dopo un 'crack' si torna a vincere grazie al fisioterapista sportivo

(Adnkronos) - Le medaglie conquistate alle Olimpiadi di Milano-Cortina da Federica Brignone, tornata sugli sci dopo una operazione complessa e un lungo recupero, hanno fanno gridare al miracolo. Ma dietro questi exploit dopo un 'crack' c'è un team di specialisti che prevede una figura fondamentale: il fisioterapista sportivo. Sabato 28 febbraio a Roma si terrà il terzo Congresso nazionale della Federazione italiana fisioterapisti dello sport (Fifs), appuntamento dedicato al ruolo sempre più centrale di questo professionista nella tutela della salute e nella performance degli atleti di alto livello. Un momento di confronto tra professionisti dell'area tecnico-sanitaria per approfondire competenze, innovazione e lavoro di squadra. Con una certezza: "Il nostro settore, per sua natura, sarà probabilmente meno condizionato dall'intelligenza artificiale rispetto ad altri ambiti sanitari. Rimane un lavoro molto manuale", spiega il presidente Fifs, Riccardo Torquati, che anticipa all'Adnkronos Salute alcuni dei temi al centro della giornata.  Quale valore aggiunge il fisioterapista dello sport al team? Come lavora per far tornare un super campione alle competizioni dopo un infortunio? "I recuperi delle nostre atlete olimpioniche, in particolare quello di Federica Brignone, sono il risultato di mesi di lavoro intenso e della sinergia dell'équipe sanitaria che affianca l'atleta. In questo percorso il fisioterapista svolge un ruolo cruciale, soprattutto nella fase iniziale, quando è necessario recuperare la mobilità, controllare il dolore e ridurre il gonfiore - risponde Torquati - Successivamente il lavoro si integra con la preparazione atletica: si passa al rinforzo muscolare, al riadattamento progressivo allo sport, fino al ritorno all'attività agonistica e alle competizioni. Il lavoro di squadra è imprescindibile: il medico che ha eseguito l'intervento chirurgico, il fisioterapista, i preparatori atletici e i tecnici collaborano in modo costante. Questi ultimi, in particolare, curano la rieducazione al gesto tecnico, elemento decisivo per recuperare efficienza e precisione e per conquistare quei centesimi di secondo che fanno la differenza tra una buona prestazione e una medaglia". "In questo contesto il fisioterapista rappresenta il vero punto di raccordo tra tutte le figure coinvolte: è la presenza costante accanto all'atleta, anche nelle fasi più avanzate del recupero, monitorando eventuali sovraccarichi, prevenendo infiammazioni, affaticamenti o compensi posturali", ricorda il presidente della Federazione italiana fisioterapisti dello sport. Dal punto di vista formativo, oggi un giovane che vorrebbe intraprendere questa professione cosa deve fare? "La fisioterapia sportiva - illustra Torquati - richiede innanzitutto capacità di valutazione clinica e padronanza delle tecniche manuali, che sono fondamentali per ottenere risultati concreti in tempi rapidi, perché è questo che l'atleta chiede. Non sempre c'è la possibilità di applicare protocolli diluiti in molti giorni: spesso occorre prendere decisioni in pochi istanti, essere efficaci subito, intervenire sul problema e consentire all'atleta di proseguire la prestazione. Sono quindi indispensabili competenze nel massaggio sportivo, nelle tecniche di valutazione posturale globale e nelle correzioni manuali. E' altrettanto importante - continua - saper eseguire bendaggi contenitivi ed essere in grado di lavorare in coordinamento con le altre figure dell'area performance, dal preparatore atletico al nutrizionista, fino all'ortopedico. Questo tipo di percorso noi lo abbiamo strutturato in un programma formativo di 32 ore dedicato ai fisioterapisti impegnati sul campo, costruito sulla base della letteratura scientifica internazionale e delle linee guida già tracciate da diverse federazioni europee, adattandole al nostro contesto professionale". La tecnologia ha un peso sempre più importante, quali sono oggi i dispositivi che usate? "La tecnologia ha assunto un peso anche nella fisioterapia sportiva, pur restando una disciplina fortemente legata alla manualità - precisa il presidente della Fifs - La fisioterapia nasce come arte manuale ausiliaria e si è evoluta nel tempo fino a diventare una professione sanitaria a tutti gli effetti, con un proprio Albo. Le nostre radici restano quindi profondamente ancorate alla pratica manuale". Rispetto alle tecnologie oggi a disposizione del fisioterapista dello sport, descrive Torquati, "riguardano innanzitutto i test di valutazione. Sempre più diffusi sono poi i dispositivi di biofeedback, che attraverso parametri come la risposta impedenziometrica o l'attività muscolare consentono di ottenere un riscontro immediato e di modulare in tempo reale la stimolazione o la contrazione muscolare. Accanto a questi strumenti troviamo un'ampia gamma di apparecchi elettromedicali".  "La tecnologia offre soluzioni sempre più evolute, capaci di dare risposte rapide e misurabili, ma resta comunque un supporto - ribadisce l'esperto - La differenza, infatti, continua a farla la competenza del professionista: la manualità e soprattutto la capacità di costruire un protocollo riabilitativo personalizzato sul singolo caso clinico, sull’atleta e sui suoi obiettivi specifici". Tra i professionisti che prenderanno parte al congresso della Fifs figurano nomi di rilievo: Angelo De Carli, medico ortopedico e membro del team sanitario della Nazionale italiana di calcio, presenterà il caso relativo all'infortunio della sciatrice Lindsey Vonn alle Olimpiadi di Milano-Cortina; Giuseppe Porcellini, ortopedico di fama internazionale, porterà casi e attività legati al trattamento di atleti, tra cui i piloti della MotoGP; Giovanni Di Giacomo, specialista in chirurgia della spalla e responsabile medico degli atleti per l'Atp e la Wta agli Internazionali d'Italia di tennis, terrà una lezione magistrale sulla gestione completa degli sportivi. Interverranno inoltre Giuliano Cerulli e Andrea Ferretti, due senior dell'ortopedia mondiale, con contributi aggiornati sulla disciplina.  Spazio anche all'attività dei fisioterapisti sul campo: Carlo Zazza illustrerà il lavoro svolto con la Nazionale di sci, mentre Angelo Angi racconterà la sua esperienza in qualità di coordinatore dei fisioterapisti della Federazione italiana judo lotta karate arti marziali. 
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Gemini diventa maggiordomo: l'IA prenota Uber e ordina la cena

(Adnkronos) - L'evoluzione di Google Gemini segna il passaggio definitivo dalla semplice risposta testuale all'azione pratica all'interno dell'ecosistema mobile. Dapprima solo su Pixel 10 e sulla serie Samsung Galaxy S26, l'assistente di Mountain View introduce la "task automation", una funzione che permette all'intelligenza artificiale di interagire direttamente con app esterne come Uber o Grubhub. Non si tratta più soltanto di fornire informazioni, ma di gestire flussi di lavoro complessi: l'utente può chiedere vocalmente una corsa per una determinata destinazione e osservare l'IA mentre apre l'applicazione in una finestra virtuale, seleziona le opzioni corrette e prepara l'ordine, richiedendo l'intervento umano solo per la conferma finale e il pagamento. Il sistema è progettato per operare in autonomia o in background, notificando l'utente solo in caso di imprevisti, come la mancanza di un prodotto nel carrello della spesa o la necessità di una scelta specifica tra diverse tariffe. Questa trasformazione riflette la nuova strategia di Google, che punta a trasformare Android da semplice sistema operativo a "sistema di intelligenza". Sotto la scocca, il modello Gemini 3 utilizza capacità di ragionamento avanzate per navigare l'interfaccia delle applicazioni, emulando il comportamento umano anche laddove gli sviluppatori non abbiano ancora implementato protocolli specifici come l'Android App Functions Framework o il protocollo MCP. Sebbene questa automazione rischi di scavalcare le strategie di marketing e le promozioni interne alle app, l'azienda preme per una collaborazione con la comunità dei developer in vista del prossimo rilascio di Android 17. Al momento, la fase di anteprima è limitata ai mercati di Stati Uniti e Corea del Sud, configurandosi come il primo passo verso un'interazione con lo smartphone dove l'utente smette di cliccare e inizia a delegare ogni operazione quotidiana. 
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Novità e 'best practice' salva cuore in emergenza, il punto dei cardiologi a Firenze

(Adnkronos) - L'importanza di fare rete, le novità terapeutiche e tecnologiche, le 'best practice' che salvano il cuore in emergenza. Sono le direttrici lungo le quali si svilupperà il confronto fra i massimi esperti della cardiologia italiana, in programma a Firenze domani e dopodomani al Teatro del Maggio, in occasione della quinta Conferenza nazionale del Club delle Utic (Unità di terapia intensiva cardiologica) dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco). L'appuntamento spiegano i promotori, offre un'opportunità di crescita culturale per tutti i professionisti di area critica e si inserisce in un più ampio progetto strategico del Club delle Utic Anmco volto a promuovere lo sviluppo progressivo delle competenze clinico-assistenziali di medici e infermieri impegnati nelle Unità di terapia intensiva cardiologica del Ssn. Il programma della Conferenza è stato progettato per offrire una visione completa e aggiornata delle principali tematiche dell'area critica cardiologica attraverso un approccio multidisciplinare che integra le competenze del cardiologo di area critica con le altre specialità. Le condizioni cliniche di elevata complessità quali lo shock cardiogeno, l’insufficienza cardiaca avanzata, le terapie sostitutive cardiache, le aritmie complesse, le metodiche di assistenza al circolo saranno affrontate in modo da valorizzare l’approccio integrato e il percorso più idoneo. L’evento si aprirà, come da tradizione, con una sessione dedicata alle simulazioni pratiche, finalizzata a consolidare competenze tecniche e decisionali nei contesti di alta complessità quali posizionamento di accessi venosi centrali, ganglio stellato, pericardiocentesi e pompa microassiale. Con i simulatori si preparano i giovani cardiologi ad affrontare le urgenze quando la rapidità e precisione del gesto possono salvare una vita. L'edizione 2026 prevede "una forte partecipazione delle nuove generazioni attraverso una sessione interamente dedicata ai cardiologi intensivisti under 40", si spiega in una nota, con l'obiettivo di valorizzarne il contributo scientifico e clinico nel settore della terapia intensiva cardiologica. La sessione offrirà uno spazio per condividere esperienze, progetti, risultati di ricerca e favorire il dialogo tra i giovani professionisti e gli esperti del settore. Un corso accreditato a parte sarà dedicato alle 'Best Practice in Utic 2026', e si propone come un percorso formativo dedicato alla condivisione e confronto di buone pratiche, derivate da evidenze scientifiche aggiornate e strategie pratiche per ottimizzare la gestione del paziente critico nella pratica clinica. "Dalla letteratura internazionale - spiega Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore Cardiologia dell'ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) - emerge che i pazienti cardiopatici critici, quali quelli con shock cardiogeno, se ricoverati in una Utic ad alto volume, affidati a cardiologi intensivisti, che lavorano in team con gli altri specialisti, hanno una migliore prognosi e la mortalità si riduce a livelli inferiori al 50%". La riorganizzazione funzionale delle Utic è un obiettivo ritenuto imprescindibile dagli esperti per la cardiologia italiana, rappresenta il punto di partenza per ripensare e ridisegnare la cardiologia del Paese. La Conferenza nazionale del Club delle Utic punta a promuovere la discussione e l'approfondimento volto all'innovazione della medicina cardiovascolare nell'emergenza-urgenza. In linea con quanto sottolineato nel Position Paper Anmco sulle Terapie intensive cardiologiche, il Club Utic-Anmco "conferma il proprio impegno nel rafforzare la collaborazione in rete tra gli specialisti al fine di elevare e rendere più omogenea possibile la qualità delle cure dei pazienti critici sul territorio nazionale", prosegue Grimaldi. "A questo proposito l'Anmco, capofila di oltre 40 società scientifiche e su richiesta dell'Istituto superiore di sanità, ha appena concluso i lavori sulle Buone pratiche cliniche da adottarsi nei soggetti con sindrome coronarica acuta. Nel virtuoso rapporto con le istituzioni Anmco collabora fattivamente su diversi tavoli tecnici anche con il ministero e con Agenas". L'Associazione, sottolinea Fabrizio Oliva, past president Anmco e direttore Cardiologia 1 dell'ospedale Niguarda di Milano, "suggerisce tre livelli di Utic con complessità differente in base alle caratteristiche dell'ospedale in cui sono inserite e collegate tra loro in una rete regionale delle Utic in modo da poter garantire tutte le complessità di cure di cui il paziente ha bisogno indipendentemente dall’ospedale di primo ricovero. Il modello proposto per la riorganizzazione è centrato sulla Rete delle Utic che prevede non solo lo spostamento dei pazienti in base al livello di criticità e alla necessità di supporti d'organo ma anche un continuo passaggio di informazioni e formazione tra i professionisti dell'area critica. La rete delle Utic dovrebbe prevedere sistemi di raccolta dati uniformati, mediante cartelle elettroniche o registri permanenti in grado di estrapolare/estrarre i dati necessari ai fini dell'autovalutazione e di ricerca clinica. E’ fondamentale una completa condivisione dei protocolli diagnostico terapeutici nell’ambito della rete affinché" queste Unità "lavorino come un unico heart team". 
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Sanità, 13 ospedali italiani fra i primi 250 del mondo: Gemelli il più alto nel ranking

(Adnkronos) - "Quest'anno il numero di ospedali in tutto il mondo dovrebbe raggiungere quota 216mila. Con così tante opzioni da considerare, può essere difficile per pazienti e famiglie avere una visione completa delle proprie possibilità". Nasce da questa riflessione il ranking pubblicato oggi dalla rivista Newsweek, in collaborazione con la piattaforma dati globale Statista. Un lavoro di analisi che ha portato a selezionare quelli che vengono definiti i 'World's Best Hospitals 2026', le 250 migliori istituzioni sanitarie a livello mondiale. E sono 13 le bandierine tricolore che sventolano lungo la classifica. Per trovare il primo ospedale italiano bisogna scorrere fino al 33esimo posto, al quale si colloca il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. Il suo è il miglior risultato di un ospedale italiano a livello mondiale in otto edizioni di questo ranking. Fra le strutture del Belpaese al top nel mondo figurano poi ben 5 ospedali della Lombardia, fra cui il Niguarda di Milano, finito sotto i riflettori internazionali per le cure prestate ai ragazzi feriti nell'incendio di Crans-Montana in Svizzera e per l'attività da ospedale olimpico nei Giochi invernali di Milano Cortina 2026. Il Niguarda è il secondo ospedale migliore d'Italia e si classifica 43esimo nel ranking mondiale. Subito dopo, scorrendo ancora, si trova l'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), 51esimo nel mondo e terzo d'Italia, seguito da Ospedale San Raffaele - Gruppo San Donato al 57esimo (quarto centro italiano). E' 76esimo il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, mentre con il 104esimo posto dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si torna in Lombardia (questa è la quinta struttura italiana a figurare fra le migliori). La 127esima posizione è per l'Azienda Ospedale Università di Padova e la 134esima è occupata dal Policlinico San Matteo di Pavia. Il centro lombardo è seguito al 142esimo posto da un'altra struttura veneta, l'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona - Ospedale Borgo Trento e al 192esimo dalla toscana Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze. La seconda struttura dell'Emilia Romagna nel ranking mondiale è l'Aou Policlinico di Modena, 198esima. Chiudono l'elenco degli ospedali tricolore al top l'Azienda ospedaliera universitaria Sant'Andrea di Roma (203esima nel mondo) e il presidio ospedaliero Molinette - Aou Città della Salute e della Scienza di Torino (221esimo).  La valutazione di quest'anno include ospedali di 32 Paesi selezionati utilizzando molteplici criteri di comparabilità, tra cui la dimensione della popolazione, l'aspettativa di vita, il tenore di vita, la densità ospedaliera e la disponibilità di dati affidabili. Ogni ospedale è stato esaminato e ha ricevuto un punteggio basato su 4 fonti di dati: raccomandazioni di esperti medici; parametri di qualità ospedaliera; dati esistenti sull'esperienza dei pazienti e il Patient-Reported Outcome Measures Implementation Survey di Statista. La metodologia del 2026 ha ampliato le precedenti edizioni, includendo per la prima volta Filippine e Turchia. Inoltre, si spiega nella presentazione, quest'anno si attribuisce maggiore importanza alle metriche di qualità ospedaliera, incorporando nuovi dati su accreditamento, qualità, sicurezza ed esperienza del paziente in diversi Paesi. In tutto sono stati valutati oltre 2.500 ospedali, con un riconoscimento speciale assegnato alle 250 migliori istituzioni a livello mondiale. I primi 5 premiati sono la statunitense Mayo Clinic-Rochester (Rochester, Minnesota), il Toronto General-University Health Network (Canada), la Cleveland Clinic (Usa), il Karolinska Universitetssjukhuset di Stoccolma (Svezia) e il Massachusetts General Hospital di Boston (Usa). 
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Stare seduti a lungo? Se si bilancia con movimento non è sedentarietà

(Adnkronos) - Tante ore seduti in ufficio e molte serate sul divano. Inutile la manciata di ore spese in palestra o la corsetta mattutina? "Non direi: alternare le due cose non è un problema. Non è sedentarietà se faccio una moderata attività fisica e poi la sera sto tre ore davanti alla televisione. Il beneficio della palestra non si annulla. Ma è importante che, nell'arco di una settimana, si facciano 150 minuti di movimento. Sarebbe utile fare almeno 30 minuti al giorno. Se si va in palestra tre volte alla settimana per un'ora il beneficio permane anche se poi si è 'sedentari' per il resto del tempo. Per fortuna il corpo ha memoria del movimento fatto", rassicura Giorgio Sesti, docente di medicina Interna all'università Sapienza di Roma.  La ricerca clinica "stabilisce che 150 minuti alla settimana di attività motoria prevengono malattie cardiovascolari e diabete. Questo dunque è già un parametro settimanale di attività protettivo. Ovviamente meglio ancora se si fa di più, specie per il peso, perché questa 'dose' di movimento non serve a dimagrire ma solo a proteggere. Se devo invece perdere peso sono necessari almeno 250 di minuti di attività motoria. E quanto si è fatto in termini di movimento si tesaurizza: se si fa sport continuativamente nel corso degli anni si ha un beneficio in salute a lungo termine, rispetto ai sedentari".  La sedentarietà "è il nostro peggior nemico dal punto di vista delle patologie croniche del benessere. E' una delle cause del diabete, della pressione elevata, dell'incremento di peso. E uno fattori che 'costruisce' uno stile di vita poco salutare: insieme a un'alimentazione inadeguata è il fattore alla base delle malattie croniche cardiometaboliche. Avere una vita attiva, invece, riduce il rischio. Ma non serve essere campioni olimpionici. Basta essere attivi nei gesti quotidiani. Per esempio: al lavoro alzarsi ogni mezz'ora per fare un minimo di stretching o di movimento, non usare gli ascensori, scendere alla fermata prima o a quella dopo di metro o autobus per camminare un po' a piedi".  
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Zaino in spalla ma con più budget e tecnologia, gli ostelli raccontano il moderno backpacker

(Adnkronos) - Tre giorni di networking, più di 60 ostelli presenti e 120 esperti di backpacker tourism: sono questi i numeri della Europe’s Famous Hostels Conference, la più grande conferenza indipendente sugli ostelli al mondo. L’appuntamento quest’anno si è tenuto all’Anda Venice Hostel di Venezia, l’innovativo ostello di Pagnan Group, dal 23 al 25 febbraio. “La vacanza in ostello - afferma Silvia Pagnan, Chief Tourism Officer Pagnan Group - è sempre più desiderata dalla Generazione Z e incuriosisce moltissimo anche i viaggiatori Millennial, che amano spostarsi in modo avventuroso e flessibile. Gli ostelli di ultima generazione in Italia e in Europa si rivolgono sempre più a un pubblico che cerca comfort, condivisione e un equilibrato rapporto qualità-prezzo”. Panel e laboratori hanno permesso di mettere in luce punti di forza e criticità di un mercato in forte crescita. Whycation e viaggiatore intenzionale sono i nuovi trend che guidano l’evoluzione del backpacking in flashpacking. Fondata nel 1995, l’associazione Europe's Famous Hostels ha l’obiettivo di creare un terreno comune, uno spazio di confronto dove scambiare conoscenze, aumentare visibilità e costruire partnership significative. Sono coinvolti quindi tutti i professionisti del campo: dal personale degli ostelli ai partner del settore, ai creatori di contenuti di viaggio. Un’esperienza unica per alzare sempre più gli standard già elevati del turismo backpacker. Dopo la cerimonia di benvenuto il 23 febbraio, martedì 24 si è entrati nel vivo della conferenza con workshop pratici su argomenti rilevanti per il settore e tavole rotonde con ospiti esterni. Ospite d’onore Nicolò Guarrera, noto anche come Pieroad, che ha raccontato la sua impresa epica del giro del mondo a piedi. “Nel 2020 sono uscito a fare due passi”, racconta scherzosamente nel social. Veneto, classe 1993, è partito poco dopo il primo lockdown, una sfida nella sfida, con solo l’essenziale nel suo inseparabile carrellino. Per lui non si è trattato di viaggiare, ma di “vivere una parte della vita camminando”, da nomade e con ritmo lento. Alternando notti trascorse in tenda e sacco a pelo ad altre passate in un letto vero, durante la sua esperienza è diventato un “esperto” di backpacking, sa bene quali sono i servizi veramente importanti e quali piccole cose fanno la differenza nell’accoglienza. Tante le tematiche affrontate nella tre giorni all’Anda Venice Hostel. In primis, proprio grazie al contributo di Nicolò Guarrera, sono stati evidenziati i nuovi trend di settore. Cresce il viaggiatore intenzionale, colui che organizza il proprio viaggio autonomamente e consapevolmente, scegliendo in modo attivo cosa vedere e dove dormire a seconda dei propri interessi. Strettamente legato è il concetto di whycation che mette al centro del viaggio il motivo profondo della partenza, spesso legato alla ricerca del proprio benessere mentale e psicofisico. Sfumature diverse che danno un risultato simile: al contrario del turista 'mordi e fuggi' che affolla le solite mete, il nuovo viaggiatore cerca esperienze, relazioni autentiche con le comunità locali, ritmi più lenti e vuole avere un impatto positivo sul luogo che l’ha ospitato. L’identikit del viaggiatore: approccio slow e indipendente, zaino in spalla, si muove con i mezzi pubblici e dorme in ostello, la struttura ricettiva per eccellenza del backpacker tourism e del turismo avventura. Un mercato in forte crescita, connesso al turismo open air e outdoor, al solo traveler, il viaggiatore in solitaria, e che si sta trasformando ora in una forma più evoluta: il flashpacking. Il nuovo viaggiatore 'zaino in spalla' ha un budget più elevato, spirito di avventura e autonomia si intrecciano a comfort e tecnologia, grazie a una capacità di spesa superiore. Tra gli interventi anche quello di Ilaria Pagnan, Chief Human Resources Officer di Pagnan Group, oltre che viaggiatrice e fotografa appassionata. La sua relazione ha permesso di mettere in luce i punti di forza e le criticità del settore, soffermandosi in particolare sul bisogno di valorizzare competenze e opportunità strategiche e sulla necessità di approfondire aspetti legati all’alfabetizzazione digitale, alla mentalità commerciale e all’intelligenza emotiva. Da più parti si è ribadito che il cuore dell’ostello è il suo team. Il personale è una vera e propria comunità dove ogni membro si sente parte di un progetto al quale collabora attivamente, esprimendo il meglio di sé e dando vita a una cultura vivace e inclusiva. Focus anche su social media e intelligenza artificiale, sul passaggio dal marketing all’ospitalità autentica, sulla finanza e gestione delle entrate, sulla cybersecurity in equilibrio tra tecnologia e buone abitudini. Infine, quattro workshop dinamici hanno acceso i riflettori su: gestione dei conflitti e conformità, operazioni di reception, finanze e ricavi, reputazione online e marketing, attraverso intuizioni pratiche, esempi reali e discussioni aperte.    
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Il chip che "pensa" con la luce, la rivoluzione della memoria quantistica

(Adnkronos) - Il confine tra fisica delle particelle e intelligenza artificiale è stato abbattuto da una ricerca internazionale a guida italiana, pubblicata su Physical Review Letters. Lo studio, che ha visto la collaborazione tra Cnr-Nanotec, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Sapienza Università di Roma, rivela che i fotoni che si propagano nei circuiti ottici non sono solo portatori di dati, ma si comportano spontaneamente come una Rete di Hopfield, uno dei modelli più sofisticati per descrivere la memoria associativa del cervello umano. Invece di affidarsi ai classici chip elettronici, i ricercatori hanno sfruttato l'interferenza quantistica per codificare informazioni direttamente nelle particelle di luce. "Invece di utilizzare chip elettronici tradizionali, abbiamo sfruttato l'interferenza quantistica, il fenomeno che si manifesta nei chip fotonici quando le particelle di luce si sovrappongono e interagiscono tra loro per codificare e recuperare informazioni", spiega Marco Leonetti, coordinatore e corresponding author dello studio, primo ricercatore del Cnr-Nanotec e affiliato al Center for Life Nano- and Neuro-Science dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). "In questo sistema, i fotoni non sono semplici portatori di dati, ma diventano essi stessi i 'neuroni' di una memoria associativa". Questa scoperta apre la strada a una nuova generazione di hardware capace di garantire prestazioni elevatissime con un impatto energetico drasticamente inferiore a quello degli attuali data center. Tuttavia, la ricerca ha individuato un limite naturale: proprio come nei sistemi biologici, esiste una soglia di saturazione.  "Quando il numero di informazioni memorizzate è limitato, il sistema riesce a recuperarle correttamente grazie alla coerenza quantistica", chiarisce il ricercatore Gennaro Zanfardino, aggiungendo però che al superamento di tale soglia si verifica un "black-out della memoria" in cui il sistema entra in uno stato di disordine noto come "vetro di spin".  
Questo legame con i sistemi complessi aggancia la scoperta agli studi di Giorgio Parisi, Premio Nobel 2021. Come sottolineato da Fabrizio Illuminati, direttore del Cnr-Nanotec, "la luce diventa così un vero e proprio laboratorio in miniatura" capace di esplorare i fenomeni più complessi della natura, gettando le basi per un'intelligenza artificiale che imita il pensiero umano non solo nel software, ma nella sua stessa sostanza fisica. 
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In Italia il Motorola Signature, l'ultrasottile che scatta foto da record

(Adnkronos) - Arriva in Italia forte del prestigioso riconoscimento 'Dxomark Gold Label Camera' il Motorola Signature, primo prodotto di una nuova lineup che promette di ridefinire l'esperienza mobile premium e la fotografia su smartphone. E - con un punteggio di 164 - il riconoscimento lo certifica come la migliore fotocamera su uno smartphone ultrasottile tra quelli testati. La società del gruppo Lenovo sottolinea come il sistema di imaging di motorola signature è frutto di anni di ricerca e innovazione e offre quattro sensori da 50 MP, incluso il nuovissimo Sony Lytia 828, il sensore principale da 50 MP più grande finora realizzato e progettato per offrire prestazioni superiori nella gestione delle luci, della saturazione e del rumore di sottofondo in ogni condizione. Alla potenzia dell'hardware si abbina un software potenziato dall'Intelligenza Artificiale (moto ai) e il motore Photo Enhancement Engine, capace di effettuare miliardi di elaborazioni dell'immagine in microsecondi per affinare colori, ridurre il rumore e migliorare i dettagli. Apporto importante anche quello di Dolby Vision che assicura video con colori più ricchi, contrasto più profondo e chiarezza di alto livello, supportando la registrazione in 8K, il tutto abbinato a un comparto audio potenziato. Quanto al colore la precisione è curata di Pantone per garantire tinte fedeli alla realtà e incarnati naturali in ogni scatto. Le valutazioni di Dxomark evidenziano poi prestazioni elevate anche in condizioni di luce molto scarsa, mentre i ritratti beneficiano di un'accurata stima della profondità e di una resa cromatica naturale. L'obiettivo ultra-grandangolare da 50 MP cattura paesaggi ampi e dettagli macro, mentre il teleobiettivo a periscopio da 50 MP con zoom ottico 3x (fino a 100x complessivo e 6x lossless per i ritratti) offre dettagli incredibili a tutte le lunghezze focali, grazie anche all'algoritmo Super Zoom Pro basato sull'IA. Motorola Signature introduce, inoltre, il sistema video più avanzato mai realizzato dall'azienda grazie al sensore da 50 MP, il più grande fino ad oggi, mentre il sistema di stabilizzazione ottica più avanzato della categoria, si combina con la funzione di stabilizzazione adattiva per analizzare il movimento e fornire riprese estremamente fluide. In questo modo, anche se gli utenti stessero cercando di registrare un paesaggio da una barca molto instabile, sarebbero in grado di mantenere l'orizzonte fermo.  Il Signature è già disponibile in Italia al prezzo di 1299 euro, nelle tinte Pantone Martini Olive e Pantone Carbon ma sul sito di motorola.it, nel prezzo sono inclusi moto watch e moto buds loop mentre presso i principali retailer è offerto fino alla fine del mese con uno sconto di 400 euro per i clienti iscritti ai loyalty program. 
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Massimiliano Panero è il nuovo Presidente di Sogesid

(Adnkronos) - Il Consiglio di Amministrazione di Sogesid S.p.A., società in house del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ufficializzato la nomina di Massimiliano Panero come nuovo Presidente. La decisione, ratificata con il parere favorevole del Collegio Sindacale, segna l'avvicendamento con Roberto Mantovanelli al termine del suo mandato. Questa scelta si colloca in un quadro di consolidamento per la società, che opera come braccio tecnico e operativo dello Stato al fianco delle amministrazioni centrali e locali, gestendo progetti complessi di architettura e ingegneria finalizzati alla tutela del patrimonio ambientale nazionale. Panero, che ha precedentemente ricoperto la carica di Vicepresidente, ha partecipato attivamente alla definizione dell'attuale identità societaria, contribuendo a rafforzare il ruolo di Sogesid come partner tecnico fondamentale per il risanamento ambientale. Il passaggio al vertice garantisce la stabilità necessaria per proseguire nell'attuazione dei piani di crescita e nel supporto alle politiche di investimento pubblico. La Società punta ora a valorizzare ulteriormente il proprio organico di tecnici specializzati, architetti e ingegneri, essenziale per affrontare le sfide legate all'attuazione degli interventi ambientali e alla modernizzazione delle infrastrutture ecologiche del Paese. Subito dopo la nomina, Massimiliano Panero ha delineato gli obiettivi del suo mandato, sottolineando il valore della competenza professionale interna alla struttura: "Assumo questo incarico con senso di responsabilità e profondo orgoglio, grato per la fiducia accordatami dall’intero Consiglio e consapevole del ruolo strategico che Sogesid svolge al servizio delle istituzioni e dei territori. Intendo proseguire nel solco della continuità, valorizzando il patrimonio di competenze tecniche e professionali che rappresenta la nostra principale forza. In una fase cruciale per le politiche ambientali e per l’attuazione degli investimenti pubblici, lavoreremo per rafforzare ulteriormente l’efficacia operativa della Società, consolidarne l’identità pubblica e sostenere con determinazione le amministrazioni centrali e locali nei percorsi di transizione ecologica e risanamento ambientale". 
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