Apple e l'IA su iPhone, la WWDC26 parte l'8 giugno

(Adnkronos) - Cupertino ha rotto gli indugi fissando l'appuntamento più atteso dal mondo della programmazione. La Worldwide Developers Conference 2026 si svolgerà dall’8 al 12 giugno, mantenendo la collaudata formula che alterna la diffusione globale dei contenuti digitali a un momento celebrativo in presenza presso la sede centrale in California. L'evento di apertura di lunedì 8 giugno farà da apripista a una serie di annunci che vedranno l'intelligenza artificiale assumere un ruolo di primo piano nell'evoluzione degli ecosistemi della mela morsicata, insieme ai consueti aggiornamenti software e ai nuovi strumenti per i creatori di app. Il calendario della manifestazione prevede il tradizionale Keynote inaugurale seguito dal Platforms State of the Union, momenti cardine per comprendere la direzione strategica del software di Apple. La settimana proseguirà poi con oltre cento sessioni tecniche e laboratori interattivi accessibili tramite l’app Apple Developer e i principali canali social del gruppo. L'obiettivo dichiarato da Susan Prescott, responsabile delle relazioni con i developer, è quello di fornire alla comunità globale un accesso privilegiato ai team di ingegneria e design, consolidando il legame tra chi sviluppa le applicazioni e chi ne definisce le fondamenta tecnologiche. Un'attenzione particolare rimane rivolta alle nuove leve attraverso la Swift Student Challenge, il programma che mira a scovare i talenti emergenti tra studenti e studentesse. I risultati della sfida saranno resi noti giovedì 26 marzo, permettendo ai vincitori di candidarsi per la partecipazione all’evento di Cupertino. Per cinquanta di loro, definiti Distinguished Winner, è previsto inoltre un invito esclusivo per un'esperienza di tre giorni all'Apple Park, a conferma di come il vivaio dei programmatori rimanga un pilastro fondamentale per la crescita a lungo termine dell'intera piattaforma. 
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Allarme superbatteri e sepsi, a Venezia esperti a confronto su terapie del futuro

(Adnkronos) - Non un semplice congresso, ma un vero osservatorio sulle emergenze infettivologiche più urgenti del nostro tempo che minacciano la salute di tutti noi. E' in programma a Venezia, dal 26 al 28 marzo, la terza edizione di 'Top5 in Infectious Diseases': 3 giorni di confronto ad altissimo livello con i maggiori specialisti al mondo per fare il punto su superbatteri, sepsi, infezioni fungine emergenti e le innovazioni che possono salvare vite, informano gli organizzatori in una nota. I numeri sono allarmanti, ricordano. Secondo l'analisi del Global burden of disease 2021, le infezioni batteriche resistenti sono state associate a circa 4,71 milioni di decessi nel mondo, di cui 1,14 milioni direttamente causati dalla resistenza antimicrobica. Senza interventi rapidi ed efficaci, le proiezioni indicano che i decessi diretti potrebbero arrivare a quasi 2 milioni all'anno entro il 2050, con un impatto cumulativo stimato in oltre 39 milioni di morti tra il 2025 e il 2050: l'equivalente di 3 vittime ogni minuto. Solo in Europa, il numero di decessi annui direttamente legati a infezioni da batteri resistenti supera ancora quota 35mila. In un'epoca in cui la resistenza agli antibiotici avanza senza sosta, le infezioni ospedaliere sono sempre più difficili da trattare e la sepsi resta tra le principali cause di morte in terapia intensiva, l'innovazione diagnostica, terapeutica e organizzativa - dai nuovi antibiotici alle terapie long-acting, dall'intelligenza artificiale ai batteriofagi - non è più una prospettiva futura, ma una priorità immediata per salvare vite, sostenere i sistemi sanitari e proteggere la salute pubblica.  Questo il messaggio del convegno, che darà spazio a 6 temi caldi: 1) Superbatteri e resistenza antimicrobica: oltre i nuovi farmaci. Opening Lecture di David Paterson (National University of Singapore): perché servono accesso rapido, dati reali e stewardship ospedaliera per far funzionare davvero le molecole innovative; 2) Sepsi: anteprima italiana delle nuove linee guida internazionali Surviving sepsis campaign 2025-2026, con Massimo Antonelli e panel globale. Focus su timing antibiotico, gestione dei fluidi e strategie per aumentare la sopravvivenza; 3) Infezioni fungine emergenti: attenzione a Candidozyma auris, con approfondimenti su epidemiologia, resistenze e nuove opzioni terapeutiche. Un'allerta concreta anche per l'Italia e l’Europa; 4) Hiv: terapie a lunga durata d'azione, PrEP orale e parenterale, invecchiamento e comorbidità; 5) Prossime frontiere: intelligenza artificiale per diagnosi più rapide, batteriofagi come alternativa contro i patogeni multiresistenti, vaccini per i pazienti fragili e approcci sempre più mirati agli antibiotici; 6) Resistimit, il progetto nazionale della Simit: una rete clinica che collega oltre 40 ospedali italiani e raccoglie in tempo reale dati sulle infezioni da batteri multiresistenti, trasformando i casi clinici in informazioni utili per migliorare diagnosi e trattamenti. Ad oggi sono stati analizzati circa mille casi di infezioni gravi, con una mortalità a 30 giorni del 17,6%, che sale al 22-23% per Klebsiella resistente, al 37% per Acinetobacter baumannii e supera il 40% per Stenotrophomonas maltophilia. Dati che consentono di individuare più rapidamente i pazienti a rischio, orientare le scelte terapeutiche e sviluppare modelli predittivi basati su intelligenza artificiale. Il simposio, presieduto da Marco Falcone (università di Pisa), vede il coinvolgimento attivo della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), insieme al patrocinio di prestigiose società internazionali: British Society for Antimicrobial chemotherapy (Bsac), International Society of Antimicrobial Chemotherapy (Isac) ed European Society of Intensive Care Medicine (Esicm). "L’infettivologia sta cambiando rapidamente: da un lato crescono i batteri resistenti agli antibiotici - spiega Falcone - dall'altro abbiamo a disposizione strumenti sempre più avanzati, dai nuovi farmaci all’intelligenza dei dati. La sfida oggi è portare queste innovazioni nella pratica clinica, per migliorare davvero la gestione delle infezioni". Tra i relatori: David L. Paterson (National University of Singapore, Advance-Id); Jason Pogue (University of Michigan College of Pharmacy); David van Duin (University of North Carolina); Jordi Rello (Vall d'Hebron University Hospital, Barcellona); Massimo Antonelli (Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, Roma); Robert Skov (Statens Serum Institut, Copenhagen, Board Member European Society of Clinical Microbiology and Infectious diseases - Escmid) e Pranita Tamma (Johns Hopkins University School of Medicine). 
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Barilla con Dynamo Camp, biscotti solidali per terapia ricreativa bimbi malati

(Adnkronos) - "Aiutaci a moltiplicare la felicità": è questo il motto che ha contraddistinto la prima, grande mobilitazione nazionale per la raccolta fondi 'Biscotti di felicità', organizzata da Dynamo Camp con il supporto di Barilla, il 14 e 15 marzo in oltre 100 piazze italiane. Grazie al coinvolgimento dei cittadini e all'impegno dei volontari, in 2 giorni sono state distribuite 31mila biscottiere in edizione limitata contenenti una confezione di biscotti donati da Barilla: un traguardo reso possibile grazie all'azione coordinata dello staff Dynamo con i circa 3mila volontari, tra cui 200 dipendenti Barilla, impegnati in un grande gesto di solidarietà. L'iniziativa - informa una nota - ha avuto un duplice obiettivo: raccogliere fondi per sostenere i programmi di Dynamo dedicati a bambini, ragazzi e famiglie con patologie gravi o croniche, e sensibilizzare il pubblico sul grave isolamento personale, sociale ed economico che queste famiglie affrontano ogni giorno.  Milano si è rivelata piazza simbolo di partecipazione facendo registrare tra i numeri più alti di biscottiere distribuite, con oltre 600 solo a piazza Wagner. Francesco Cuccia, 44 anni, sostenitore Dynamo e referente per piazza Wagner, parla di "un risultato che deriva dalla passione e dall'impegno di oltre 25 volontari nel raccontare con entusiasmo quanto sia unico Dynamo Camp, dalla sensibilità dei cittadini di Milano e dal supporto di un grande comunità parrocchiale". Anche il Centro Italia ha offerto testimonianze di grande calore: "Mi sono trovata molto bene, con volontari eccezionali, constatando una forte unione. Sono state presenti ad aiutare anche famiglie Dynamo, tutte portando amici; una ragazza Sibling ha portato le sue compagne di classe. Sono stati giorni di gioia", testimonia Luna Troiani, 21 anni, volontaria Dynamo Camp in piazza a Perugia. Il trasporto dei volontari è arrivato anche dalle piazze dove Barilla è presente con i suoi stabilimenti produttivi. A Parma, sede principale dell'azienda, Isidoro Colluto, 51 anni, volontario e referente a 'La Galleria', ha ricordato con emozione la sua esperienza: "Partecipando con tutta la mia famiglia e i ragazzi, abbiamo vissuto momenti unici di gioia e altruismo. Vedere gli occhi lucidi e sentire il calore delle persone che si avvicinavano a sostenere questa iniziativa è stato davvero commovente. Le cose belle sono la cura dell'anima, per noi e per i ragazzi di Dynamo". Anche negli stabilimenti del Sud, come Melfi, l'entusiasmo è stato contagioso. "E' stato emozionante - sottolinea Cinzia Sini, volontaria Barilla - vedere come una piccola città come Melfi sia riuscita a muovere tanta solidarietà. Piccola piazza, grande cuore: questo è il segno che la generosità non conosce dimensioni". La raccolta fondi prosegue in eventi del network Dynamo e online (Biscotti di felicità - regali solidali Dynamo Camp): grazie alle diverse attività organizzate da Dynamo Camp, si prevede che la distribuzione di 40mila biscottiere sia completata entro l'estate, portando un sostegno concreto alle famiglie e regalando sorrisi e momenti di gioia a bambini e ragazzi ospiti dei programmi Dynamo. 
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Istituto nazionale tributaristi alla celebrazione dei 25 anni dell’Agenzia delle entrate

(Adnkronos) - Il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int), Riccardo Alemanno, parteciperà all’evento celebrativo dei 25 anni dell’Agenzia Delle Entrate 1° gennaio 2001 – 2026, che si svolgerà il 25 marzo presso la Camera dei Deputati e a cui parteciperanno, tra gli altri, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, e il direttore dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, Vincenzo Carbone.  “E’ un onore ed un piacere - dichiara Alemanno - essere stato invitato, sarà un’occasione di valutazione dei risultati e degli obiettivi, ma sarà anche un salto indietro di 25 anni. Per chi come me è stato testimone del passaggio dai vari Uffici finanziari ad un’unica Agenzia, si tratta anche di tanti ricordi, tanti incontri e confronti con i vari Direttori che si sono succeduti, con tutti si è instaurato sempre un ottimo rapporto di confronto e di collaborazione, a partire dal primo Direttore Massimo Romano. Ho sempre valutato positivamente la nascita dell’ Agenzia delle Entrate, che ha sicuramente dato una svolta al rapporto tra l’Amministrazione Finanziaria, i contribuenti e i professionisti fiscali. Ho partecipato a tutte le fasi dell’informatizzazione e delle digitalizzazione dell’ Agenzia e della professione, non è semplice riformare un sistema così complesso come quello fiscale, dove tutti, a parole, hanno la soluzione".  "Si continuerà pertanto - spiega - a contestare talune iniziative normative in ambito tributario e ad esprimere il plauso per altre, non ci sono ricette miracolistiche da utilizzare per semplificare un sistema coì complesso e radicato, con milioni di soggettività, ma una certezza c’è: sicuramente il lavoro degli intermediari fiscali è stato e sarà sempre indispensabile per il funzionamento della digitalizzazione in ambito tributario e per l’intermediazione del rapporto fisco - contribuente e di questo l’Agenzia e tutti i Direttori che l’hanno guidata ne hanno sempre dato atto. Quindi buon compleanno Agenzia delle Entrate”. 
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I cibi ultraprocessati riducono fertilità maschile e crescita degli embrioni: lo studio

(Adnkronos) -
Se si prova ad avere un figlio, meglio evitare patatine e bevande zuccherate. O, almeno, ridurre le porzioni.
Il consumo di grandi quantità di cibi ultraprocessati è collegato a una ridotta fertilità maschile e a una crescita più lenta degli embrioni in fase precoce e a sacchi vitellini più piccoli, elementi essenziali per i primi stadi dello sviluppo. E' quanto suggerisce uno studio pubblicato su 'Human Reproduction', una delle principali riviste mondiali di medicina riproduttiva. Alla luce dei risultati, gli autori evidenziano che ridurre il consumo di questi alimenti, soprattutto nel periodo del concepimento e della gravidanza, è meglio sia per i genitori che per gli embrioni. Sebbene sia noto che la salute di mamma e papà influenzi il successo riproduttivo e lo sviluppo e la salute della prole, finora - osservano gli esperti - nessuno studio aveva indagato sull'impatto combinato del consumo di alimenti ultra-processati da parte di entrambi i genitori sulla durata del concepimento e sullo sviluppo embrionale precoce. Questi cibi sono in rapida ascesa nella dieta di tanti. Si tratta di alimenti altamente trasformati, tipicamente ricchi di zuccheri aggiunti, sale, additivi, grassi saturi e trans, e poveri di fibre e altri nutrienti essenziali. Sono generalmente progettati per la praticità d'uso e la produzione di massa, piuttosto che per il valore nutrizionale. E in alcuni Paesi ad alto reddito, avvertono i ricercatori, rappresentano ormai fino al 50-60% del cibo consumato quotidianamente. "Nonostante gli alimenti ultraprocessati siano così comuni nella nostra alimentazione, si sa molto poco sulla loro potenziale relazione con la fertilità e lo sviluppo umano precoce", spiega Romy Gaillard, pediatra e professoressa associata di epidemiologia dello sviluppo all'Erasmus University Medical Center di Rotterdam, Paesi Bassi, esperta che ha guidato la ricerca.  Gaillard e colleghi hanno analizzato i risultati di 831 donne e 651 partner maschili arruolati in uno studio prospettico su base di popolazione che ha seguito i genitori dal periodo preconcezionale fino all'infanzia dei loro figli: il 'Generation R Study Next Programme'. Le coppie sono state incluse nel periodo preconcezionale o durante la gravidanza tra il 2017 e il 2021. I ricercatori hanno valutato la dieta dei genitori con un questionario durante la gravidanza, intorno alla dodicesima settimana. I diversi alimenti sono stati classificati come non-ultraprocessati o ultraprocessati, e l'assunzione di questi ultimi è stata espressa come percentuale dell'assunzione totale di cibo in grammi al giorno. Tutte le donne erano incinte al momento del questionario. Il consumo medio (mediano) di cibi ultraprocessati era rispettivamente pari al 22% e 25% dell'assunzione totale di cibo delle donne e degli uomini.  Il questionario ha fornito anche informazioni sul tempo necessario per il concepimento, sulla fertilità (la probabilità di concepire entro un mese) e sulla subfertilità (un tempo necessario per il concepimento pari o superiore a 12 mesi, oppure l'utilizzo di tecniche di procreazione assistita). Sono stati poi misurati la distanza tra il cranio e il coccige dell'embrione (lunghezza vertice-sacro o Crl), indicatore delle sue dimensioni e del suo sviluppo, e il volume del sacco vitellino mediante ecografia transvaginale a 7, 9 e 11 settimane di gestazione. "Abbiamo osservato che il consumo di cibi ultraprocessati nelle donne non era costantemente correlato al rischio di subfertilità e al tempo necessario per il concepimento, ma era associato a una crescita embrionale e a una dimensione del sacco vitellino leggermente inferiori alla settima settimana di gravidanza - spiega la prima autrice dello studio, Celine Lin, studentessa Phd dell'Erasmus University Medical Center - Queste differenze nello sviluppo umano precoce erano piccole, ma sono importanti da una prospettiva di ricerca e a livello di popolazione, poiché abbiamo dimostrato per la prima volta che il consumo di questi alimenti non è importante solo per la salute della madre, ma può anche essere correlato allo sviluppo della prole". Negli uomini, prosegue, "abbiamo osservato che un maggiore consumo di cibi ultraprocessati era correlato a un rischio più elevato di subfertilità e a un tempo più lungo per raggiungere la gravidanza, ma non allo sviluppo embrionale precoce. Questa associazione può essere spiegata dalla sensibilità degli spermatozoi alla composizione della dieta, mentre il consumo materno degli stessi cibi può influenzare direttamente l'ambiente uterino in cui l'embrione si sviluppa fin dall'inizio della vita". Quindi, meglio evitare eccessi e ridurre bevande gassate e patatine in busta, biscotti 'elaborati' e merendine, salsicce e wurstel. A colazione, consigliabile non eccedere con i cereali zuccherati. I pasti pronti o surgelati, pizze comprese, non sono l'ideale. Alla larga, se possibile, da barrette e gelati industriali. Questi risultati, interviene Gaillard, "suggeriscono che una dieta povera di cibi ultraprocessati sarebbe la migliore per entrambi i partner, non solo per la loro salute, ma anche per le loro possibilità di gravidanza e per la salute del nascituro". Altri studi hanno dimostrato che una crescita embrionale più lenta nel primo trimestre è associata a un aumento del rischio di esiti avversi alla nascita, tra cui parto prematuro (prima delle 37 settimane), basso peso alla nascita e aumento del rischio di problemi cardiaci e vascolari nell'infanzia. Un'alterata formazione del sacco vitellino è stata associata invece a un aumento del rischio di aborto spontaneo e parto prematuro. "Il nostro studio - conclude Gaillard - dimostra per la prima volta che il consumo di alimenti ultraprocessati negli uomini e nelle donne è associato a esiti di fertilità e allo sviluppo umano precoce, ma presenta anche dei limiti. È importante sottolineare che, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati mostrano delle associazioni, ma non possono dimostrare effetti causali diretti del consumo di cibi ultraprocessati su questi esiti della prima infanzia".  "Sono necessarie - prosegue Gaillard - ulteriori ricerche per replicare i nostri risultati, in popolazioni diverse, e per studiare i potenziali meccanismi biologici alla base di questo effetto. Ad esempio, queste differenze sono dovute al basso valore nutrizionale degli alimenti ultraprocessati o alla maggiore esposizione ad additivi o microplastiche? Vogliamo anche studiare se queste differenze precoci abbiano conseguenze sugli esiti della gravidanza, sulla crescita e sullo sviluppo della prole durante l'infanzia. Infine, la nostra ricerca dimostra che dovremmo pensare in modo più ampio alla fertilità e alla gravidanza precoce. Dovremmo abbandonare l'idea che solo la salute e lo stile di vita delle future madri siano importanti, e riconoscere che la salute e lo stile di vita sia della futura madre che del futuro padre giocano un ruolo importante. I nostri risultati evidenziano la necessità di prestare maggiore attenzione alla salute maschile nel periodo preconcezionale, che tradizionalmente è stata trascurata". 
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Pediatra, 'alunni non lucidi alle 8? Vero, modulare lezioni su ritmi circadiani'

(Adnkronos) - "Chapeau" ai cugini d'Oltralpe. Il pediatra Italo Farnetani si dice "perfettamente d'accordo" con la proposta che sta tenendo banco in Francia, dove la campanella che dà inizio alla giornata scolastica potrebbe non suonare più alle 8 del mattino. L'ipotesi di posticipare l'inizio delle lezioni alle 9 nelle scuole medie e superiori del Paese è il cuore di un appello pubblicato su 'Le Monde' e sostenuto dall'ex ministra dell'Istruzione francese Anne Genetet e dalla ricercatrice specializzata nello studio dei ritmi del sonno, Stéphanie Mazza. La motivazione di questa proposta è biologica: al mattino presto, sostengono i firmatari dell'appello, gli studenti non sono ancora abbastanza lucidi per apprendere le nozioni. "Questa proposta - commenta il pediatra italiano all'Adnkronos Salute - non nasce da una scelta di lassismo educativo o di permissivismo, ma è frutto di studi su cui proprio la scuola psicopedagogica francese è sempre stata all'avanguardia, con esperti pionieri in questo campo come François Testu. Studi che hanno esplorato il cambiamento delle funzioni dell'organismo in base al ritmo sonno-veglia e agli orari della giornata. Proprio questi lavori hanno permesso di inquadrare con precisione i ritmi circadiani dell'organismo applicati agli orari scolastici e di rilevare che fino alle 10 il ragionamento degli alunni è condizionato dal rilassamento notturno", cioè dalla coda di una fase "in cui tutto l'organismo va a ritmi ridotti attuando quello che oggi definiremmo 'risparmio energetico'". In particolare, seguendo l'analisi dei bioritmi, continua Farnetani, "si può dire gli studenti dalle 10.30 fino alle 13 sono perfettamente in forma per capire le spiegazioni, in quanto prevale la memoria a breve termine. Un altro dato interessante è che, successivamente, dalle 15 alle 17 prevale la memoria a lungo termine, cioè la capacità di fissare nella mente le nozioni che hanno capito al mattino. Dopo questa fascia oraria, la capacità di apprendimento si riduce progressivamente fino ad essere irrilevante dopo le 18".  La presa di posizione degli esperti francesi, che potrebbe influenzare e indirizzare la politica, conclude l'esperto, "come si vede si basa su questi studi che sono stati innovativi e hanno rappresentato una priorità a livello mondiale. Seguendo questa linea, una volta appurato che fino alle 10 del mattino i bambini e gli adolescenti non sono ancora completamente svegli e nel pieno delle loro funzioni, mi chiedo dunque che senso abbia fare compiti in classe, interrogazioni o proporre spiegazioni prima delle 10? Sono ovviamente consapevole del fatto che, andando i genitori a lavorare in genere entro le 9, questo creerebbe un vuoto e una difficoltà nell'accompagnare i ragazzi a scuola - ragiona l'esperto - Per questo, come propongo da tempo, l'ideale sarebbe intervenire modificando opportunamente la distribuzione della programmazione scolastica. Anche mantenendo l'ingresso alle 8, sarebbe dunque opportuno alle prime ore collocare le lezioni che richiedono una minor applicazione mentale. Particolarmente utile sarebbe per esempio prevedere in quella fascia oraria le ore di educazione fisica, per una sorta di 'risveglio muscolare'. Oppure far eseguire disegni o ricerche bibliografiche. Alle 10 è poi importante lo spuntino di metà mattina, visto che 2 alunni su 3 o non fanno colazione a casa o la fanno in modo insufficiente. A questo punto, con l'organismo a pieno regime e l'energia introdotta con il cibo, gli studenti potranno affrontare la parte più attiva del processo mentale durante la mattinata. Sarà proprio dalle 11 alle 13 che potranno dare il meglio di sé nelle interrogazioni e nei compiti in classe, come anche nell'apprendimento delle spiegazioni su materie astratte quali filosofia, matematica, chimica, fisica, latino e greco". 
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Anziani più soli e senza strategia nazionale, alert psicogeriatri 'rischio fragilità silenziosa'

(Adnkronos) - L’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo, ma anche tra i più soli d’Europa: secondo i dati Eurostat, il 14% degli anziani dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno con cui confidarsi, circa il doppio rispetto alla media europea (6,1%). "Dati che evidenziano un vuoto strutturale: nonostante la rilevanza del fenomeno, l’Italia non dispone ancora di una strategia nazionale organica per contrastare la solitudine, a differenza degli altri Paesi occidentali che hanno già adottato piani dedicati, mentre nel Regno Unito e in Giappone sono stati istituiti veri e propri ministeri per affrontare il problema". Questi temi saranno al centro del 26.esimo congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip), in programma a Padova dal 26 al 28 marzo, che riunirà oltre 600 specialisti tra geriatri, psichiatri, neurologi e operatori sanitari. Non è solo una questione sanitaria, ma sociale. "Sempre più anziani vivono in contesti urbani profondamente trasformati: negozi di prossimità che chiudono, servizi che si spostano verso le periferie, trasporti pubblici poco accessibili, carenza di spazi verdi e aumento dell’inquinamento. In molte città restano anziani che si sentono disimpegnati dalla vita, quasi fantasmi in quartieri che non riconoscono più - ricorda l'Aip - A questa fragilità sociale si somma quella economica: in Italia gli over 65 rappresentano circa il 24% della popolazione (Istat), ma sono tra i gruppi più esposti all’aumento del costo della vita a fronte di pensioni spesso non adeguate. In un Paese sempre più longevo, dove si stimano circa 73 anni di vita in buona salute, la vera sfida non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio. Senza una strategia nazionale contro la solitudine, il rischio è quello di lasciare una parte crescente della popolazione in una condizione di fragilità silenziosa, con conseguenze sanitarie, sociali ed economiche sempre più rilevanti".  La solitudine, infatti, "non è solo un problema umano, ma anche clinico ed economico. È associata a un aumento del 50% del rischio di demenza e del 30% della mortalità precoce, ed è riconosciuta come uno dei fattori modificabili della demenza, di cui circa il 5% dei casi è attribuibile all’isolamento sociale. Inoltre, le persone sole ricorrono più frequentemente ai servizi sanitari, contribuendo a un sovraccarico del sistema sanitario nazionale", sottolineano gli specialisti.   “Otto Paesi occidentali hanno già attivato piani nazionali contro la solitudine – sottolinea Diego De Leo, presidente Aip – mentre in Italia siamo ancora fermi all’attuazione concreta delle norme. È un problema enorme e sottovalutato. Le linee guida internazionali suggeriscono che mantenere relazioni quotidiane con 5-6 persone diverse può contribuire significativamente alla prevenzione del deterioramento cognitivo e del disagio psicologico”. A rendere il quadro ancora più complesso è il contesto internazionale. “La guerra in corso e le tensioni globali stanno generando nei nostri pazienti un clima che ricorda quello precedente alla Seconda Guerra Mondiale – osserva il professor Diego De Leo – Molti anziani percepiscono una minaccia concreta e diffusa, con un senso di inquietudine crescente. Una dimensione psicologica che si intreccia con isolamento sociale e fragilità economica, aumentando il rischio di ansia, depressione e declino cognitivo”. Il 26.esimo congresso Aip affronterà queste sfide con un approccio integrato, che mette al centro la persona anziana nella sua complessità biologica, psicologica e sociale. "Tra i temi principali le nuove terapie per Alzheimer e demenze; depressione, apatia e disturbi neuropsichiatrici; ruolo dei determinanti sociali di salute; impatto dell’intelligenza artificiale nella cura; etica, caregiving e organizzazione dei servizi. Particolare attenzione sarà dedicata proprio al tema della solitudine e delle sue implicazioni cliniche. La scelta di Padova non è casuale: come molte città italiane, rappresenta un esempio concreto delle trasformazioni urbane in atto, tra centri storici che si svuotano e servizi che si spostano verso le periferie. Un contesto che rende ancora più urgente ripensare modelli di assistenza e inclusione sociale per la popolazione anziana", conclude l'associazione.  
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Gewiss presenta system pura, un’idea allo stato pura

(Adnkronos) - In collaborazione con Gewiss Dall’esperienza di System nasce System Pura, la serie civile che unisce la qualità e l’affidabilità di sempre a un design essenziale. Realizzata con materiali plastici di origine riciclata, integra funzionalità avanzate in uno stile minimal e si inserisce perfettamente nei sistemi Smart Home. 
System Pura si distingue per un’estetica contemporanea, definita da linee pulite e proporzioni armoniose. Le placche planari dialogano con due interpretazioni del comando – concava o planare – offrendo massima libertà progettuale e garantendo continuità visiva in ogni contesto. L’offerta si articola in 9 cromie, suddivise in tre linee tematiche (Monochrome, Sfumature Neutre, Sfumature Naturali) e in 3 finiture (lucida, satinata ed effetto materico) e la modularità da 1 a 6 posti consente di rispondere a ogni esigenza installativa. System Pura si adatta a spazi residenziali, uffici, ambienti hospitality e aree commerciali. Il logo GEWISS, in bassorilievo lucido inserito sul bordo satinato delle placche, insieme al LED bianco dei dispositivi, trasforma la tecnologia in un segno visivo discreto e riconoscibile. La gamma ha ottenuto più di 10 marchi di qualità nel mondo, a conferma delle caratteristiche costruttive. Consente inoltre di gestire in modo flessibile e scalabile illuminazione, tapparelle, elettrodomestici e carichi elettrici, senza aggiungere complessità. La salvaguardia dell’ambiente guida le scelte lungo tutto il processo produttivo: soluzioni prive di alogeni, placche verniciate con prodotti a base d’acqua senza solventi nocivi e supporti realizzati con materiali plastici che includono fino al 70% di contenuto riciclato. La gamma comprende componenti che utilizzano fino al 64% di materiali di origine bio-based, un materiale innovativo. Le versioni bianche e nere delle placche integrano fino al 50% di materiale riciclato post-consumer, mentre la colorazione tortora chiaro ne include un massimo del 30%, un approccio che risponde alle necessità di un’edilizia evoluta. 
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Insonnia degli anziani disturbo sottovalutato, i consigli di Garattini

(Adnkronos) - L’insonnia negli anziani è un disturbo molto diffuso, spesso sottovalutato o considerato una conseguenza inevitabile dell’età. In realtà si tratta di una vera e propria condizione clinica che può compromettere il benessere quotidiano. Ne parla dettagliatamente Silvio Garattini nel volume “Invecchiare bene” (Edizioni Lswr) nel quale approfondisce le cause, i sintomi e suggerisce i rimedi per dormire meglio. Il problema si manifesta con difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte o un risveglio precoce al mattino, accompagnati dalla sensazione di non aver riposato a sufficienza. Ma per poter parlare di insonnia, questi sintomi devono essere presenti con una certa continuità e avere un impatto sulla vita diurna, influenzando energia, concentrazione e umore. Non è raro che molte persone anziane convivano con questo disturbo per anni prima di ricevere una diagnosi.  I sintomi dell’insonnia negli anziani non si limitano alla notte, ma si estendono anche alla giornata. Oltre alle difficoltà nel sonno, è frequente sperimentare stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione e una maggiore irritabilità. Il sonno diventa leggero e frammentato, e questo porta a una percezione costante di riposo insufficiente. Questa condizione può incidere profondamente sulla qualità della vita, rendendo più difficili anche le attività quotidiane e aumentando la sensazione di fragilità. Le cause dell’insonnia negli anziani sono spesso molteplici e intrecciate tra loro. Con l’avanzare dell’età, il ritmo sonno-veglia tende naturalmente a modificarsi, rendendo il sonno più leggero e meno continuo. Tuttavia, a questo si aggiungono fattori legati allo stile di vita e alla salute generale. Abitudini come la scarsa attività fisica, il consumo di caffeina o alcol e la tendenza a dormire durante il giorno possono contribuire a peggiorare il problema. Allo stesso tempo, patologie croniche o disturbi psicologici come ansia e depressione possono favorire l’insorgenza o il mantenimento dell’insonnia. È proprio l’interazione tra questi elementi a rendere l’insonnia negli anziani un disturbo complesso, che richiede un approccio attento e personalizzato. Ma come intervenire? Oggi le evidenze scientifiche indicano come approccio di prima scelta la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, conosciuta come Cbt-I. Si tratta di un percorso che aiuta la persona a modificare comportamenti e pensieri che, nel tempo, hanno contribuito a mantenere il disturbo.  Spesso, infatti, chi soffre di insonnia tende a sviluppare strategie controproducenti, come rimanere a letto troppo a lungo o sforzarsi di dormire. A queste si aggiungono pensieri negativi e preoccupazioni legate al sonno che aumentano lo stato di attivazione mentale, rendendo ancora più difficile addormentarsi. La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia lavora proprio su questi aspetti, aiutando a ristabilire un rapporto più naturale con il sonno e migliorandone la qualità in modo duraturo. Accanto ai trattamenti specifici, adottare una corretta igiene del sonno è fondamentale per contrastare l’insonnia.  Ecco alcuni consigli pratici: 1)routine serale regolare. Creare un rituale rilassante prima di dormire aiuta il corpo a prepararsi al sonno. Attività come leggere, ascoltare musica o scrivere un diario possono favorire il rilassamento; 2) andare a letto solo quando si ha sonno. È importante evitare di restare a letto svegli a lungo. Il letto deve essere associato esclusivamente al sonno; 3) alzarsi se non si dorme. Se non si riesce a dormire, è meglio alzarsi e dedicarsi a un’attività rilassante fino al ritorno della sonnolenza; 4) mantenere orari regolari. Andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia; 5) evitare i sonnellini diurni. I pisolini durante il giorno possono compromettere il sonno notturno, soprattutto negli anziani con insonnia; E ancora. 6) limitare il tempo a letto. Restare troppo a lungo a letto può peggiorare la qualità del sonno invece di migliorarla; 7) il ricorso ai farmaci per l’insonnia è ancora molto diffuso, ma richiede particolare attenzione. L’uso prolungato di farmaci ipnoinducenti può infatti comportare effetti collaterali importanti, come sonnolenza durante il giorno, difficoltà cognitive e un maggiore rischio di cadute. Per questo motivo, quando possibile, è preferibile orientarsi verso approcci non farmacologici, riservando i farmaci a situazioni specifiche e sotto stretto controllo medico. 
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Primavera instabile, Andreoni 'salgono allergie e infezioni, anziani e bambini più a rischio'

(Adnkronos) - "Le temperature miti degli ultimi giorni hanno favorito la fioritura di alcune piante, aumentando la presenza di polline nell’aria. Per questo motivo, le persone allergiche iniziano a manifestare i primi disturbi tipici, come rinorrea (scolo nasale), lacrimazione e tosse. Allo stesso tempo, i bruschi abbassamenti di temperatura favoriscono le cosiddette patologie da raffreddamento, spesso di origine virale, con sintomi respiratori molto simili a quelli delle allergie". Così all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali.  "Questo scenario - spiega l'infettivologo - rende molto frequente una condizione generale di malessere, che costringe molte persone a restare in casa. La permanenza in ambienti chiusi però può favorire, in ambito familiare, la trasmissione di eventuali infezioni presenti". Le categorie più a rischio restano gli anziani, i bambini e i soggetti fragili, "in particolare chi soffre di gravi patologie croniche come malattie cardiache, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) o condizioni di immunodepressione". In sintesi, "gli sbalzi di temperatura aumentano sia il rischio di raffreddori sia quello di reazioni allergiche nei soggetti predisposti, con un conseguente aumento dei disturbi respiratori in questa fase stagionale" conclude Andreoni. 
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