SAMAB 2026: dati e innovazione tecnologiche della filiera della moda italiana
(Adnkronos) - In occasione del Congresso Internazionale SAMAB 2026, sono stati diffusi i dati consuntivi che fotografano la struttura del comparto e le linee guida per la transizione digitale della filiera italiana della moda che registra un valore stimato di 87,4 miliardi di euro. All'interno del sistema moda, il solo segmento dell'abbigliamento esprime un valore di 40 miliardi di euro, sostenuto da un flusso di esportazioni che ha raggiunto i 27,3 miliardi di euro. Sotto il profilo del tessuto imprenditoriale, le rilevazioni del primo trimestre del 2026 indicano la presenza sul territorio nazionale di quasi 37.100 aziende attive nella fabbricazione di articoli di abbigliamento, con un bacino occupazionale superiore ai 196.700 addetti. La distribuzione geografica vede la Toscana al vertice della classifica nazionale con 7.645 imprese attive (pari al 20,6% del totale), seguita nell'ordine da Lombardia con 5.608 unità, Campania con 4.300, Veneto con 3.804, Emilia-Romagna con 3.342 e Puglia con 2.293 aziende operanti. L'evoluzione dei mercati internazionali impone un'accelerazione nell'adozione di tecnologie abilitanti all'interno dei processi di fabbricazione. L'integrazione di sistemi di automazione, intelligenza artificiale, Big Data, Internet of Things, digital twin e monitoraggio in tempo reale ridefinisce i ritmi produttivi e la reattività delle imprese. L'analisi di scenario sviluppata da PwC Italia evidenzia come l'efficientamento digitale rappresenti un fattore cruciale per comprimere il time-to-market, ottimizzare la pianificazione delle risorse e ridurre gli sprechi lungo la catena del valore. Questo processo di digitalizzazione industriale trova riscontro nella crescita generale del mercato italiano dell'IoT che, secondo i dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano, ha toccato quota 10,9 miliardi di euro. L'adozione di tali architetture digitali deve tuttavia misurarsi con barriere strutturali interne alla filiera, rappresentate principalmente dai costi di investimento iniziali, dal deficit di competenze tecniche specializzate e dalle resistenze culturali che interessano una parte delle piccole e medie imprese, oltre che dalle nuove disposizioni normative europee in materia di tracciabilità e sostenibilità ambientale. La necessità di coniugare il patrimonio manifatturiero tradizionale con l'innovazione di processo costituisce il fulcro del dibattito industriale in vista della prossima edizione di SAMAB – Fashion Technologies Event, annunciata dal 25 al 27 maggio 2027 presso gli spazi di Fiera Milano Rho. L'organizzazione del congresso odierno, curata da Senaf in collaborazione con il Gruppo Tecniche Nuove e con la media partnership di Technofashion, ha raccolto i contributi di sigle istituzionali quali ANTIA, Confindustria Moda e IACDE.
Ivo Alfonso Nardella, Presidente del Gruppo Tecniche Nuove e di Senaf, ha precisato: "Con il Congresso Internazionale SAMAB 2026 abbiamo voluto creare un momento di confronto concreto per una filiera che sta vivendo una trasformazione profonda, in cui tecnologia, competenze e cultura produttiva sono sempre più interconnesse. Il sistema moda italiano ha una forza straordinaria, che nasce dal saper fare, dalla qualità manifatturiera e dalla capacità delle imprese di interpretare i cambiamenti del mercato. Oggi, però, per continuare a competere a livello internazionale è necessario affiancare a questo patrimonio strumenti capaci di rendere i processi più efficienti, aiutando le aziende a innovare, ridurre gli sprechi, migliorare la qualità e rispondere con maggiore rapidità alle esigenze dei mercati. SAMAB nasce proprio per questo: essere una piattaforma di dialogo tra industria, istituzioni e innovazione per supportare gli imprenditori nel loro percorso di crescita". Le dinamiche di distribuzione e la gestione degli stock rappresentano i nodi centrali per la stabilità finanziaria delle aziende. L'integrazione verticale delle reti e la digitalizzazione dei flussi informativi permettono di allineare la produzione alla domanda reale, riducendo l'impatto delle rimanenze di magazzino sui bilanci aziendali. Marc Sondermann, Chairman di CEO Circle e moderatore del convegno, ha analizzato i modelli di business emergenti: "In un momento di forte ripensamento dei mercati, vincono i modelli di business che puntano su una profonda integrazione verticale dei flussi aziendali, dal cliente finale alla materia prima. Chi sa valorizzare gli asset manifatturieri del made in Italy in un'ottica di accesso diretto al mercato, comunicandone i pregi direttamente al consumatore e convertendo l'interesse in vendite, ha una marcia in più quando si tratta di progettare le collezioni, di programmare la produzione e di allocarla ai canali distributivi. Evitare una cattiva allocazione delle capacità produttive e degli stock è da sempre il fattore di successo più importante nei conti economici delle nostre eccellenze". I lavori del congresso hanno visto l'avvicendamento di contributi tecnici e tavole rotonde istituzionali. La sessione introduttiva, affidata all'analisi di scenario di Omar Cadamuro di PwC Italy, ha delineato i macro-trend di settore, seguita dall'intervento di Alfonso Dolce di Dolce&Gabbana e dal confronto sull'internazionalizzazione che ha coinvolto Luca Sburlati di Confindustria Moda, Roberto Luongo, Consigliere del Ministro per l'Internazionalizzazione e la valorizzazione del Made in Italy, e Carlo Capasa di Camera Nazionale della Moda. Il dibattito sulle prospettive industriali della filiera è proseguito con le testimonianze di David Franzini di Zegna Group e Marco Angeloni di Raffaele Caruso Spa, per poi focalizzarsi sulle applicazioni pratiche dell'intelligenza artificiale e del trasferimento tecnologico 4.0 attraverso gli interventi di Fabio Ferrari di NUDE Cultural Hub, Francesco Meoni di BI-REX Competence Center e Mauro Sampellegrini di Confindustria Moda. Immagie di Cover Ivo Alfonso Nardella, Presidente del Gruppo Tecniche Nuove e di Senaf
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Artigiano in Fiera, Intiglietta (Ge.Fi.): "Anteprima d’estate risponde a bisogno di pace"
(Adnkronos) - “Questa fiera rappresenta una seconda opportunità per gli artigiani di incontrare il nostro pubblico in una versione estiva, dove l'offerta e le proposte dei prodotti ovviamente tengono conto della stagionalità. E poi significa un grande momento di convivenza, di pace in un mondo così in conflitto: il desiderio di potersi incontrare mettendo al centro la diversità, la storia e l'identità di ognuno, nel rispetto e nella valorizzazione. Credo che sia una risposta significativa a questo bisogno di pace che tutti abbiamo”. Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi - Gestione Fiere Milano, commenta così ‘Anteprima d’Estate’, l’evento promosso da Artigiano in Fiera e inaugurato oggi a Fieramilano Rho. La manifestazione, in programma fino al 2 giugno, si colloca nel periodo estivo, “un momento di riposo, un momento di festa, un momento d'incontro”, osserva Intiglietta. “I cinque giorni di durata rendono accessibile la fiera anche ai più piccoli imprenditori - riprende - e offre grandi novità da scoprire in questi giorni. È, di conseguenza, un'ottima occasione per far affacciare a un mercato più ampio, come quello della nostra Fiera, nuove realtà composte in particolare da giovani donne”, conclude.
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Alimentazione, pediatri: "Crescono disturbi da diete drastiche suggerite da chatbot e Ai"
(Adnkronos) - Affidano a chatbot e intelligenza artificiale la costruzione di diete drastiche e regimi alimentari 'su misura'. I disturbi alimentari in età pediatrica stanno cambiando volto e oggi si muovono sempre più spesso tra selettività estrema, uso del digitale e fai-da-te. Dell'impatto dell'intelligenza artificiale nel rapporto degli adolescenti con il cibo, il peso corporeo e le diete fai-da-te, fenomeno emergente osservato sempre più spesso dai pediatri, si è parlato al congresso della Società italiana di pediatria (Sip) che si conclude oggi a Padova. "Accanto ad anoressia e bulimia - rilevano i pediatri - emergono infatti nuove forme di disagio: da un lato l'Arfid (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), disturbo evitante-restrittivo dell'alimentazionem in forte crescita tra i più piccoli; dall'altro l’uso sempre più diffuso di chatbot nutrizionisti tra gli adolescenti, con il rischio di diete squilibrate e comportamenti alimentari pericolosi". L'Arfid è uno dei disturbi alimentari emergenti dell'età pediatrica e riguarda bambini che sviluppano una forte restrizione o evitamento del cibo non legati al desiderio di dimagrire o all'immagine corporea, ricorda la Sip in una nota. Alla base ci sono spesso selettività estreme, rifiuto di consistenze, colori o odori degli alimenti e una crescente difficoltà ad ampliare la dieta. In alcuni casi il disturbo compare dopo episodi vissuti come traumatici dal bambino, come soffocamento, vomito o forte disagio gastrointestinale. Le conseguenze - si legge - possono essere importanti: rallentamento della crescita, perdita di peso, carenze nutrizionali anche severe e forte difficoltà nella vita sociale, con bambini e ragazzi che finiscono per evitare feste, mense scolastiche o pasti condivisi. Non si tratta di semplici 'capricci a tavola', precisano gli esperti. Oggi l'Arfid viene considerato sempre più vicino ai disturbi dell'asse intestino-cervello, condizioni in cui apparato digerente e sistema nervoso centrale si influenzano reciprocamente, alterando fame, sazietà, paura e risposta agli alimenti. "Alcuni bambini arrivano a eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura, fino a sviluppare deficit nutrizionali importanti", afferma Antonella Diamanti, presidente Sigenp (Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica), affiliata alla Sip, e responsabile dell'Unità operativa Malattie digestive e riabilitazione nutrizionale dell'ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. "Tra questi riportiamo una crescente diagnosi di casi di scorbuto da grave carenza di vitamina C, associato a diete estremamente selettive, malattia che ritenevamo appartenesse al passato". Le stime parlano di una prevalenza compresa tra lo 0,3% e il 15,5% nella popolazione pediatrica generale; quindi il disturbo sembra tutt'altro che raro. "Stiamo registrando una forte crescita dei casi di Arfid: negli ultimi 5 anni l'aumento nel nostro ospedale è stato superiore al 60% - sottolinea Diamanti - Si tratta di bambini con una selettività alimentare molto marcata, che può compromettere crescita, equilibrio nutrizionale e vita sociale". Tra i segnali che possono far sospettare l'Arfid, la Sip indica: mangiare solo un numero molto limitato di alimenti; rifiutare consistenze, colori o odori di alcuni cibi; paura di soffocare, vomitare o stare male dopo aver mangiato; eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura; i pasti diventano motivo di ansia o conflitto familiare; evitare mense scolastiche, feste o situazioni sociali che coinvolgono il cibo; perdere peso o rallenta la crescita e mostrare rituali rigidi durante i pasti, come masticare a lungo o bere continuamente acqua per deglutire. Parallelamente - segnalano i pediatri - tra gli adolescenti si sta diffondendo un fenomeno nuovo: il ricorso sempre più frequente a chatbot e applicazioni di intelligenza artificiale per costruire autonomamente diete e regimi alimentari. Secondo l'Atlante dell'infanzia a rischio di Save the Children, oltre il 92% degli adolescenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale e più del 40% si rivolge ai chatbot per consigli su decisioni personali importanti. In questo contesto, cresce anche il ricorso all'Ai per ottenere indicazioni alimentari e nutrizionali. I chatbot vengono percepiti dai ragazzi come strumenti immediati, anonimi e 'amichevoli', capaci di rispondere in modo confidenziale e incoraggiante. Ma le diete generate dall'Ai possono trasformarsi in un rischio concreto, soprattutto in una fase delicata come l'adolescenza, avverte la Sip. Una recente ricerca pubblicata su 'Frontiers in Nutrition' ha confrontato le diete elaborate da diversi chatbot di Ai con quelle preparate da dietisti per adolescenti. Il risultato? I sistemi di Ai tendevano a proporre regimi alimentari squilibrati, con un apporto calorico inferiore di quasi 700 calorie al giorno rispetto ai piani elaborati dagli specialisti. Le diete generate dai chatbot risultavano inoltre troppo ricche di proteine e grassi e troppo povere di carboidrati rispetto alle raccomandazioni nutrizionali per l’età adolescenziale, una fase cruciale per crescita, sviluppo osseo e maturazione cognitiva. "L'intelligenza artificiale tende a sommare in maniera meccanica gli apporti calorici, senza considerare davvero età, crescita, attività fisica o condizioni cliniche dell'adolescente - evidenzia Diamanti - L'Ai può essere uno strumento utile, ma non può sostituire il medico o il nutrizionista nella costruzione di una dieta per un adolescente. Senza la guida di un professionista, il rischio è quello di seguire regimi alimentari inappropriati o potenzialmente dannosi". Il pericolo non riguarda solo restrizioni caloriche inappropriate, ma anche la costruzione di un rapporto distorto con il cibo, fondato su controllo ossessivo, eliminazione di alimenti e paura di ingrassare. "Queste riduzioni estreme - ammonisce l'esperta - possono trasformarsi in ossessioni e disturbi del comportamento alimentare". La nuova sfida chiama in causa pediatri, famiglia e scuola. "Oggi il rapporto con il cibo si costruisce anche online - conclude Rino Agostiniani, presidente Sip - Per questo la prevenzione non può limitarsi alla tavola, ma deve includere educazione alimentare, educazione digitale, scuola e famiglie. Non è solo cosa mangiano bambini e ragazzi, ma come imparano a vivere il cibo, anche attraverso gli strumenti digitali, a rappresentare una delle nuove sfide per la pediatria".
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Il buco nero nato prima delle stelle
(Adnkronos) - Una ricerca condotta da un team internazionale, e pubblicata sulla rivista Nature, si basa sulle osservazioni effettuate con il Telescopio spaziale James Webb (JWST) e si avvale di un importante contributo scientifico italiano, che include l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l'Università degli Studi di Firenze, della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Sapienza Università di Roma e dell'Università dell'Insubria. L'oggetto analizzato è Abell 2744-QSO1, una galassia attiva estremamente compatta appartenente alla categoria dei cosiddetti "piccoli punti rossi", la cui emissione luminosa appare spostata verso le frequenze del rosso a causa della polvere interstellare e della distanza cosmologica, amplificata dall'effetto di lente gravitazionale esercitato dall'ammasso di galassie denominato Pandora. L'impiego dello spettrografo NIRSpec a bordo del telescopio ha consentito di mappare con precisione il movimento dell'idrogeno gassoso attorno al centro della struttura galattica. L'analisi dello spostamento spettrale ha rivelato un profilo di rotazione kepleriano, indicando che il gas orbita attorno a una massa centrale concentrata secondo le medesime leggi meccaniche che regolano i sistemi planetari. Questa evidenza cinematica ha permesso di stabilire che l'oggetto centrale possiede una massa equivalente a 50 milioni di masse solari. La particolarità dell'osservazione risiede nel rapporto proporzionale tra le componenti del sistema: il buco nero concentra in sé i due terzi dell'intera massa galattica, una configurazione anomala rispetto alle galassie dell'Universo locale, dove i buchi neri supermassicci costituiscono solo una frazione minima della massa totale del sistema ospitante.
Sulla sinistra, un'immagine scattata dallo strumento NIRCam del telescopio spaziale James Webb della NASA mostra Abell 2744-QSO1. Sulla destra, la mappa della velocità dei gas in QSO1, realizzata utilizzando l'unità di campo integrale (IFU) di Webb, rivela le prove della presenza di un buco nero da 50 milioni di masse solari al suo centro. Crediti: NASA, ESA, CSA, Ignas Juodžbalis (Cambridge), Cosimo Marconcini (University of Florence), Roberto Maiolino (Cambridge), Francesco D'Eugenio (Cambridge), Hannah Übler (MPE)
La misurazione diretta modifica i parametri di riferimento per i modelli teorici sulla nascita delle strutture cosmiche. Giovanni Cresci, ricercatore dell'INAF di Firenze e coautore dello studio, ha descritto l'innovazione metodologica: “Grazie all'effetto di lente gravitazionale e alla sensibilità del telescopio JWST siamo riusciti per la prima volta a modellare i moti del gas intorno a un buco nero in un Little Red Dot a soli 700 milioni di anni dopo il Big Bang. Per farlo abbiamo utilizzato un nuovo codice sviluppato all'INAF di Arcetri e all'Università di Firenze, MOKA3D, che ha permesso di 'pesare' il buco nero grazie al suo effetto gravitazionale sul gas circostante. Il risultato è sorprendente: il solo buco nero racchiude in sé i due terzi dell'intera massa della galassia, suggerendo che si sia formato per collasso diretto di una massa molto grande di gas piuttosto che più lentamente mettendo insieme buchi neri più piccoli”. I riscontri spettroscopici indicano inoltre che Abell 2744-QSO1 è immerso in un ambiente chimico quasi incontaminato, caratterizzato da una metallicità inferiore allo 0,5% rispetto a quella del Sole. La prevalenza quasi assoluta di idrogeno ed elio, unita alla scarsità di elementi pesanti come l'ossigeno, attesta che nella galassia non si sono ancora sviluppati in modo massiccio i processi di nucleosintesi stellare derivanti dalle generazioni di stelle successive. Questa asimmetria tra la maturità del buco nero centrale e l'infanzia chimica della galassia circostante offre un solido riscontro empirico all'ipotesi dei cosiddetti "semi pesanti". Giovanni Cresci ha concluso: “Il risultato conferma le misure solamente indirette che erano state ottenute finora per la stima della massa dei buchi neri in queste prime galassie dell'Universo, e rappresenta un discriminante fondamentale dei modelli teorici di formazione ed evoluzione dei buchi neri al centro delle galassie primordiali”.
Immagine di cover scattata dalla NIRCam del Telescopio Spaziale James Webb della NASA mostra Abell 2744-QSO1, ingrandito e riflesso in un'immagine tripla dall'effetto di lente gravitazionale dell'ammasso di galassie Abell 2744 (l'Ammasso di Pandora). Crediti: NASA, ESA, CSA, Lukas Furtak (Ben-Gurion University)
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First Playable 2026, infrastrutture industriali e mercati internazionali del videogioco
(Adnkronos) - Dal 10 al 12 giugno, Firenze ospiterà l'ottava edizione di First Playable, la principale piattaforma di business dedicata al settore videoludico nazionale, promossa da IIDEA. L'evento è concepito per connettere gli studi di sviluppo italiani con editori e investitori globali, delineando le linee guida commerciali e creative che governeranno il mercato nei prossimi anni. La manifestazione si articolerà tra sessioni di approfondimento teorico e incontri bilaterali mirati a favorire la crescita dell'ecosistema produttivo e l'accesso ai finanziamenti europei. La giornata di apertura, prevista per mercoledì 10 giugno presso il Cinema La Compagnia, si concentrerà sulle trasformazioni macroeconomiche e culturali del comparto. I panel esamineranno le nuove metodologie di marketing e pubblicazione per l'anno corrente, con il contributo di operatori come Gambit Digital e Pantaloon. Un focus specifico sarà riservato alla Polonia, scelta come Paese partner dell'edizione 2026, per analizzare lo sviluppo del modello produttivo locale attraverso le testimonianze della Video Games Poland Association, della Polish Agency for Enterprise Development e di studi come 11 bit studios, Frozen District e Flying Wild Hog. Il programma pomeridiano affronterà l'impatto geopolitico e culturale dei media digitali con l'esperto George E. Osborn, per poi concludersi con interventi sulla narrativa e sull'art direction affidati a figure di rilievo come Chris Avellone e Simone Silvestri, quest'ultimo impegnato nell'illustrazione della direzione visiva del progetto Saros dello studio finlandese Housemarque.
Nelle giornate dell'11 e 12 giugno, le attività si trasferiranno al Palazzo degli Affari, dove si terranno i tavoli di negoziazione diretti con oltre cinquantacinque publisher e investitori provenienti da tredici paesi, inclusa una prima delegazione proveniente dai mercati asiatici di Cina, Giappone e Corea del Sud. Parallelamente alla sezione commerciale, l'evento proporrà nove workshop tecnici dedicati alla gestione della proprietà intellettuale, curati da LCA Studio Legale, e alle sfide ingegneristiche legate al trasferimento software sulle nuove piattaforme di computazione. A questo proposito, Bloober Team e PixelAnt Games esporranno il caso studio relativo al porting del titolo Cronos: The New Dawn sulla console Nintendo Switch 2, analizzando le soluzioni adottate per preservare la stabilità prestazionale e l'efficacia visiva sul nuovo hardware.
L'ottimizzazione commerciale e l'accesso ai capitali rimangono nodi centrali per la sostenibilità delle startup e delle piccole imprese. Le strategie di monetizzazione su PC e l'interazione con le community verranno approfondite da Xsolla, mentre Sony Interactive Entertainment e ID@Xbox illustreranno i requisiti di pubblicazione sui rispettivi store digitali. Sul fronte finanziario, lo European Investment Fund esporrà gli strumenti di credito europei attivi per il comparto. I programmi di accelerazione vedranno la partecipazione di Bologna Game Farm, che mostrerà i progetti selezionati dal proprio bando pubblico, e il debutto di Gecko Fork, un incubatore sviluppato da Slitherine che propone un modello basato sull'accesso condiviso a librerie di asset e codici sorgente pre-ingegnerizzati per accelerare la fase di prototipazione commerciale. La manifestazione includerà inoltre sessioni di confronto allargato e uno sportello informativo presidiato da Creative Europe. L'undici giugno, alle ore 19.30, l'attenzione si sposterà nuovamente al Cinema La Compagnia per la consegna degli Italian Video Game Awards 2026, i cui titoli finalisti saranno disponibili in un'area showcase dedicata presso il Palazzo degli Affari. Infine, il quadro istituzionale si completa con la presentazione della proposta formativa gratuita promossa dalla Toscana Film Commission presso le Manifatture Digitali Cinema di Prato e Pistoia, finanziata dal Programma Regionale Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027 e focalizzata sulla specializzazione tecnica nelle professioni dell'audiovisivo e della post-produzione.
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Gruppo Cap, assegnato Premio Compraverde Buygreen 2026 per Vendor Rating
(Adnkronos) - Gruppo Cap, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, si è aggiudicata il Premio Compraverde Buygreen 2026 nella sezione 'Vendor Rating'. La cerimonia di consegna si è svolta ieri, giovedì 28 maggio, nella Sala Bruntland presso lo spazio WeGil a Roma. Per Cap si tratta di "un'importante conferma della validità delle proprie strategie di gestione degli approvvigionamenti, avendo già conquistato il medesimo riconoscimento nel 2023. In particolare, il premio di quest'anno valorizza l'evoluzione e il consolidamento del modello di acquisti della società, finalizzato a integrare progressivamente i criteri Esg lungo l'intera catena del valore e a promuovere un rapporto strutturato e collaborativo con i partner industriali". "Questo riconoscimento conferma la solidità di un modello di procurement che per Gruppo Cap è parte integrante della strategia industriale e di sostenibilità - dichiara Michele Falcone, direttore generale di Gruppo Cap - Integrare criteri Esg nei processi di acquisto significa qualificare la filiera, rafforzare il rapporto con i fornitori e costruire modelli di gestione responsabili, capaci di generare valore per l’intero sistema delle stazioni appaltanti. In questa prospettiva, la tutela del lavoro, della sicurezza e della legalità non è un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per garantire qualità, affidabilità e innovazione negli investimenti pubblici. Come azienda pubblica sentiamo la responsabilità di fare da apripista, contribuendo a definire pratiche replicabili che tengano insieme eccellenza tecnica, sostenibilità e attenzione alle persone lungo tutta la catena del valore". L'architettura di procurement premiata a Roma si fonda su un ecosistema di strumenti gestionali avanzati e innovazioni contrattuali. Tra i pilastri metodologici che qualificano l’azione di Gruppo Cap spicca l'applicazione di una Matrice di Kraljic declinata in chiave sostenibilità, che permette una classificazione strategica dei fornitori attraverso cluster mirati, affiancata al Supplier Day, un’iniziativa promossa ogni anno dall’utility, che funge da vero e proprio laboratorio di confronto con il mercato per integrare requisiti tecnici e parametri di impatto socio-ambientale nelle grandi opere infrastrutturali. E, a completamento di questo quadro di governance, si aggiunge l’introduzione del Patto per la Tutela delle Maestranze, siglato a ottobre 2025, volto a estendere la responsabilità della stazione appaltante a tutto il bacino degli affidamenti, inclusi i subappalti, a garanzia della tracciabilità e della sicurezza sul lavoro. La crescita del modello è misurabile anche nei risultati: dal 2023 al 2025 la percentuale di importi affidati a fornitori valutati come sostenibili attraverso il vendor rating è passata dal 22% al 27%, con un target del 30% fissato per il 2026.
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Nasce l’Atlante del Terzo settore per scoprire e raccontare l’Italia del bene comune
(Adnkronos) - 4,7 milioni di persone, ovvero quasi 1 adulto su 10, fa volontariato. 84 milioni di ore di volontariato in un solo mese, stimate per un valore di oltre un miliardo di euro. Questa è l'Italia del bene comune: vitale, concreta, ma spesso invisibile. Dati come questo esistono e da oggi diventano uno strumento di lettura e orientamento grazie all'Atlante del Terzo settore, un progetto promosso da Fondazione Terzjus e Italia non profit con il sostegno principale della Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria del Piemonte e della Liguria e il contributo di Banco BPM e presentato oggi alla Camera dei deputati alla presenza e con il patrocinio gratuito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’Atlante del Terzo settore è una piattaforma editoriale e formativa che trasforma i dati di questo comparto in conoscenza accessibile da organizzazioni, istituzioni e cittadini. Un progetto per far luce su un’Italia fatta di enti solidali, reti e persone che realizzano attività di interesse generale e generano inclusione sociale. Dati spesso dispersi all’interno di registri e censimenti poco fruibili, oppure estremamente tecnici, complessi da comprendere se non si è uno specialista. Non si tratta quindi di penuria o carenza informativa, ma di difficoltà nel dare senso a quel che accade nel Terzo settore, una realtà sociale multiforme e in continua evoluzione che richiede chiavi di lettura adeguate per essere compresa e valorizzata. Con l'Atlante si colma un paradosso informativo, creando una vera e propria bussola per orientare attraverso dati verificati, ma anche testimonianze dirette dal Settore, storie, approfondimenti e formazioni. Una 'cartina geografica' del Terzo settore italiano, capace di leggere fenomeni, tendenze e trasformazioni attraverso numeri e analisi. L’Atlante del Terzo settore nasce come un corpus editoriale che cresce nel tempo - mese dopo mese - popolandosi di racconti, analisi, rappresentazioni e contenuti formativi. Si articola in una lettura del Terzo settore come di un ecosistema eterogeneo e in continua evoluzione, trattando delle grandi tematiche che più lo rappresentano: dal percorso della Riforma con l’iscrizione al Runts, la nuova regolazione fiscale, il 5X1000, le erogazioni liberali, le nuove forme di collaborazione la Pubblica amministrazione e nonché la presenza di quasi 5 milioni di volontari e circa 890 mila lavoratori. L’Atlante promuove la cultura del dato, valorizza il ruolo del Terzo settore italiano e promuove lo sviluppo dell’economia sociale. Oltre ai contenuti editoriali l’Atlante offre sessioni di formazione gratuita dedicate ai volontari e cittadini, nonché ai professionisti del Terzo settore. Accanto ai dati, l’Atlante valorizza infatti anche esperienze, racconti e buone pratiche del Terzo settore, restituendo una fotografia viva delle energie sociali presenti nei territori con l’obiettivo di generare un ritorno concreto sui territori attraverso una maggiore capacità di intercettare bisogni emergenti e opportunità di sviluppo sociale. L’apporto della compagine dei soci della Fondazione Terzjus consentirà di avere una lettura non meramente statistica, ma viva e in tempo reale delle trasformazioni, criticità e opportunità del Terzo settore. "I dati dell'Atlante del Terzo settore - dice Stefano Vaccari, segretario di presidenza della Camera, intervenendo in videocollegamento alla presentazione dell'Atlante del Terzo settore - hanno la fotografia di una comunità diffusa, fatta di volontariato, mutualità, cooperazione, partecipazione civica e innovazione sociale e oggi, in una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni economiche, demografiche e culturali, disporre di strumenti di analisi affidabili e accessibili significa poter programmare meglio le politiche pubbliche, orientare gli investimenti sociali e valorizzare l'energia presente nei territori. Vi parlo da Modena che sta festeggiando con una serie di eventi come capitale italiana del volontariato, dove ovviamente il Terzo settore è un punto molto importante. Il Terzo settore italiano non è una realtà marginale, è una componente strutturale del sistema paese: migliaia di enti, associazioni, fondazioni, cooperative sociali, reti civiche, organizzazioni di volontariato che ogni giorno operano nei campi della solidarietà, dell'assistenza, della cultura, dell'inclusione, della formazione, della tutela ambientale, della coesione sociale e quindi con la riforma del terzo settore, l'introduzione". "Il lavoro dell'Atlante - spiega - assume un valore anche strategico, perché i dati, se organizzati e interpretati correttamente, diventano conoscenza e la conoscenza diventa capacità di governo, capacità di decisione, capacità di costruire politiche efficaci. In questo senso, la Fondazione Terzjus sta svolgendo un ruolo fondamentale nel creare un ponte tra istituzione, ricerca, diritto, innovazione sociale e realtà operative del terzo settore. La riforma del terzo settore non è stata semplicemente una riforma tecnica o amministrativa, è stata e continua a essere invece una scelta culturale e politica. Una scelta che ha riconosciuto il valore pubblico dell'iniziativa civica organizzata, una scelta che ha affermato il principio di sussidiarietà come elemento concreto di partecipazione democratica, una scelta che ha valorizzato la capacità delle comunità di produrre coesione, inclusione e innovazione". "Fra una settimana esatta - afferma Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus ETS - saranno 10 anni di approvazione della legge delega di riforma del Terzo settore che ha dato vita ai vari decreti legislativi in particolare quello più importante del Codice del Terzo settore. Con l'Atlante abbiamo voluto fare un regalo prima di tutto ai 4,7 milioni di cittadini volontari, ai quasi 900.000 che lavorano professionalmente nel mondo del Terzo settore e agli ormai 147.000 enti che sono iscritti nel nuovo registro del Terzo settore". "L'idea della realizzazione della piattaforma - racconta - è stata condivisa e costruita insieme con Italia non profit, è gratuita e aperta a operatori, istituzioni e cittadini, con il sostegno della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria e di Banco BPM. Abbiamo provato a semplificare e a comunicare anche a chi non è un addetto, tra virgolette, ai lavori". Per questo ha chiarito Bobba siamo in presenza di un vero e proprio "itinerario formativo". Per i soggetti che non hanno finalità di profitto, come è la Fondazione e come sono i soggetti di Terzo settore, è importante offrire insieme a un monitoraggio, anche alcune riflessioni propositive, perché i 10 anni sono un traguardo, ma anche un nuovo punto di partenza. L'Atlante è una piattaforma non per dei turisti per caso, ma per chi ha voglia di scoprire. Non basta solo avere le competenze per fare meglio e per organizzare meglio questi soggetti, ma c'è anche la necessità che le politiche continuino ad accompagnare, sostenere e promuovere questo mondo". Riferendosi poi alle parole che Tolkien nel Signore degli Anelli, mette in bocca a Gandalf, Bobba chiude dicendo che "non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo. Il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni in cui viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo, terra sana e pulita da coltivare". "Come Italia non profit siamo felici e orgogliosi, di aver condiviso nella realizzazione dell'Atlante la nostra conoscenza diretta del Terzo settore, settore in cui lavoriamo, dialoghiamo e ci confrontiamo da 10 anni. In questi anni abbiamo costruito punti di connessione con amministrazioni, con impact investor, imparando che il valore più grande sta nel far incontrare i soggetti complementari, creare sinergie tra chi produce dati e chi li usa per decidere, tra chi cerca risorse e chi le mette a disposizione, tra chi ha competenze e chi ha bisogno". A dirlo Simone Mornati, direttore attività istituzionali di Italia non profit.
"Atlante - precisa - non è un prodotto tecnologico calato dall'alto, ma uno strumento nato dalla vicinanza al settore, dall'aver parlato con migliaia di enti, dall'aver capito cosa cercano, cosa non trovano e di cosa hanno bisogno per lavorare bene. Sono quattro le dimensioni che rendono questo lavoro diverso da una un semplice contenitore di libri. La prima è che i dati non sono un fine ma un inizio. Questo Atlante non produce fotografie statistiche, ma produce comprensione che chiama azioni. Ogni infografica, ogni racconto, ogni kit formativo nasce per essere usato dall'operatore del piccolo ente che cerca un benchmark, dal policy maker che deve orientare le risorse, dal cittadino che vuole capire cosa fa il Terzo settore nella sua comunità. Attraverso i dati diamo voce a chi agisce per il bene. La seconda dimensione è che l'Atlante è open innovation realizzata dove convergono soggetti diversi: un'azienda, una fondazione, fondazioni bancarie, un istituto di credito che mettono insieme competenze, risorse e visioni per creare qualcosa che nessuno di loro da solo avrebbe potuto costruire. E questo è esattamente il modello del terzo settore al suo meglio: fattori diversi, imprese, banche, promozioni, volontari, utenti che concorrono al bene pubblico, ciascuno portando ciò che s'abbagna". "La terza dimensione - continua - guarda avanti: l'intelligenza artificiale e le tecnologie di nuova generazione ci consentiranno di estrarre dei dati, di individuare bisogni emergenti, anticipare tendenze, connettere in modo sempre più intelligente chi cerca con chi offre. Non parliamo quindi di tecnologia per la tecnologia, parliamo di strumenti al servizio di chi costruisce il bene comune ogni giorno sul territorio. La quarta dimensione è che Atlante è uno strumento di piena attuazione della riforma del Terzo settore che ha ridisegnato un quadro normativo. L'Atlante serve esattamente a questo, a rendere la riforma comprensibile, praticabile, concreta, trasformandola da architettura giuridica in bene come esso". "L’Atlante rende comprensibile, accessibile e intellegibile il Terzo settore - afferma Giulia Frangione, ceo e founder di Italia non profit - è attraverso un’informazione chiara che si rafforzano la cultura democratica, la capacità di analisi e la possibilità per le persone di orientarsi in modo autonomo e responsabile nelle scelte che riguardano la collettività. Ed è proprio il Terzo settore ad essere uno spazio nel quale i cittadini si sentono parte attiva, coinvolta e corresponsabile. Rendere accessibili e comprensibili le informazioni sul Terzo settore significa quindi rafforzare anche questo senso di appartenenza, di partecipazione e di cittadinanza attiva". "Abbiamo sostenuto - dichiara Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo - l’Atlante del Terzo settore perché crediamo che conoscere a fondo il tessuto civico del nostro Paese sia il primo passo per valorizzarlo. Le fondazioni di origine bancaria hanno oggi una responsabilità che va oltre il finanziamento: devono essere partner attivi nella costruzione di politiche pubbliche più efficaci, portando dati, analisi e visione di lungo periodo. L’advocacy per noi elemento essenziale ha una funzione che il contesto ci chiede di svolgere con rigore e indipendenza. Valutare le politiche adottate e contribuire a disegnarne di nuove significa restituire alla società gli strumenti per decidere meglio. È questo il senso più profondo del nostro impegno". "Per Banco BPM essere partner di questo progetto vuol dire partecipare attivamente al percorso di consapevolezza del ruolo recitato dal Terzo Settore nel nostro Paese. Questo non è un mero esercizio statistico, ma l'attribuzione al Terzo Settore dell'elevato peso specifico che esso ha nel contesto economico e sociale dell'Italia. Solo in questo modo tutti gli attori economici e istituzionali, banca compresa, potranno recitare un ruolo proattivo di sostegno del Terzo Settore a beneficio delle nostre comunità" dichiara Paolo Landi, responsabile Istituzionali, Enti Religiosi e Terzo settore di Banco BPM. Tecnicamente Mara Moioli, co-founder Italia non profit intervenendo ha illustrato la piattaforma Atlante. "Forse il problema del Terzo settore - spiega - è che i dati sono piuttosto frammentati, per questo la prima scelta importante dell'Atlante è stata quella di costruire un'interfaccia, una piattaforma che in qualche modo andasse ad aggregare le diverse fonti e fornisse, attraverso infografiche e storie, quindi attraverso le storie, chiavi di lettura sul settore, per passare da una sensazione di analisi analitica a una sensazione di azione". (di Sabrina Rosci)
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L'Ai e la sanità nel nuovo libro di Alessio D'Amato: "Un cambiamento che ci obbliga a ripensare profondamente il significato stesso del prendersi cura delle persone"
(Adnkronos) - Dalla diagnostica avanzata al supporto nelle decisioni cliniche, dalla medicina personalizzata alla genomica, fino alla robotica chirurgica, alla telemedicina e al monitoraggio remoto dei pazienti: le applicazioni dell’intelligenza artificiale in sanità stanno crescendo rapidamente e mostrando risultati sempre più efficaci. "Non siamo di fronte soltanto a una nuova ondata tecnologica, ma a un cambiamento che ci obbliga a ripensare profondamente il significato stesso del prendersi cura delle persone". Così Alessio D'Amato, responsabile Welfare della segreteria nazionale di Azione, già assessore alla Sanità della Regione Lazio, anticipa all'Adnkronos Salute i temi del suo ultimo libro "La cura e l’algoritmo – Intelligenza artificiale e sanità, una rivoluzione per il bene comune" (Paesi Edizioni), che sarà presentato il 9 giugno a Roma con gli interventi di Andrea Lenzi, presidente del Cnr, e Walter Ricciardi, docente di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica. Secondo D’Amato, l'intelligenza artificiale è già una realtà nei sistemi sanitari: "La vera questione non è se verrà utilizzata, ma come". Restano infatti aperti diversi temi cruciali, che riguardano gli aspetti organizzativi, etici, legali e sociali, oltre alla tutela della privacy dei pazienti. Tra i nodi principali c’è quello della responsabilità medica: "Se un sistema automatizzato commette un errore, chi ne risponde? Il medico, il produttore del software o la struttura sanitaria che lo ha adottato?". Domande che, spiega l’autore, "rappresentano una delle principali sfide della sanità del futuro". D'Amato richiama anche il tema del controllo democratico delle nuove tecnologie, citando Papa Leone XIV e la sua enciclica: "L’intelligenza artificiale deve essere un bene comune, al servizio dell’intera umanità, oppure rischia di diventare uno strumento controllato da pochi?". Un interrogativo particolarmente delicato in ambito sanitario, "dove sono coinvolti dati sensibili e la vita stessa delle persone". Nel libro vengono raccontati anche casi concreti di applicazione dell'Ai. "Tra questi, la storia di un'insegnante statunitense che, dopo un intervento chirurgico per rimuovere un tumore raro, emangioblastoma del tronco encefalico, è tornata a parlare grazie a un sistema di intelligenza artificiale che aveva registrato e ricostruito nel tempo la sua voce utilizzando vecchie lezioni scolastiche. È un risultato straordinario – osserva D’Amato – ma proprio per questo serve attenzione: tecnologie così potenti devono essere governate in modo trasparente e democratico". L’ex assessore sottolinea inoltre come "Italia ed Europa siano avanzate sul piano normativo e regolatorio, ma ancora in ritardo sugli investimenti in startup innovative e sulla formazione del personale sanitario, sono 'Cenerentole'." L’intelligenza artificiale è già impiegata in molti ambiti della medicina, ma secondo D’Amato "è soprattutto nella prevenzione che può fare la differenza. Attraverso l’analisi di migliaia di immagini diagnostiche, come Tac e risonanze magnetiche, gli algoritmi riescono infatti a individuare correlazioni e segnali precoci con livelli di accuratezza sempre maggiori. Importanti risultati stanno emergendo anche nello studio delle malattie neurodegenerative". D’Amato cita una ricerca condotta negli Stati Uniti su 2.500 persone, "nella quale l'Ai è riuscita a individuare precocemente il Parkinson analizzando la ridotta espressività facciale, uno dei segnali tipici della malattia" conclude.
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Chocolate Scorecard 2026: Ritter Sport conquista il terzo post
(Adnkronos) - Dopo il quarto posto ottenuto lo scorso anno, Ritter Sport, azienda familiare produttrice di tavolette quadrate di cioccolato, sale ora sul podio della Chocolate Scorecard 2026, conquistando il terzo posto a livello globale. Lo annuncia l'azienda in una nota. La Chocolate Scorecard - classifica annuale indipendente giunta alla sua settima edizione e promossa dalla Ong australiana Be Slavery Free - è un sistema di ranking internazionale che valuta le aziende del settore del cacao e del cioccolato, dai produttori ai retailer, sulla base di criteri etici, sociali e ambientali. “Abbiamo migliorato nuovamente i nostri risultati e oggi siamo tra le prime tre aziende al mondo. Questo dimostra il nostro impegno costante verso un approvvigionamento del cacao sempre più sostenibile, anche in un contesto economico complesso - afferma Asmus Wolff, Managing Director Supply Chain di Ritter Sport - L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori della Scorecard è quello di alzare continuamente l’asticella anno dopo anno. In questo senso, la Scorecard rappresenta sia una conferma del lavoro svolto sia uno stimolo a continuare a migliorare”. Particolarmente significativo è stato il risultato ottenuto dall’azienda nella categoria 'Traceability and Transparency'. "Da anni, infatti, Ritter Sport utilizza esclusivamente cacao certificato e tracciabile per i propri prodotti di cioccolato e oggi, nel 99% dei casi, la tracciabilità arriva fino alla singola azienda agricola di origine. Un traguardo che richiede un impegno costante, soprattutto in un contesto segnato da raccolti difficili, volatilità dei prezzi e variazioni qualitative legate anche agli effetti del cambiamento climatico", rimarca l'azienda. Per Ritter Sport, "la trasparenza rappresenta molto più di un semplice indicatore di performance: è il presupposto fondamentale per generare un impatto positivo concreto sulle persone e sull’ambiente. Solo conoscendo l’origine del cacao è infatti possibile intervenire per migliorare le condizioni sociali, ambientali ed economiche delle comunità agricole locali". Per questo motivo, l’azienda ha sviluppato programmi dedicati al cacao in tutti i Paesi di approvvigionamento, tra cui Nicaragua, Perù, Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria. “La Scorecard continua a mostrarci dove possiamo ancora migliorare - conclude Asmus Wolff - Continueremo a lavorare in questa direzione, perché il cacao del nostro cioccolato e le persone che lo coltivano ci stanno davvero a cuore”. “Per noi la sostenibilità non è un progetto parallelo, ma una parte integrante del modo in cui produciamo il nostro cioccolato ogni giorno. Crediamo che un buon cioccolato debba essere anche una scelta consapevole: dietro ogni tavoletta ci sono persone, comunità e risorse naturali che meritano attenzione e rispetto. Per questo continuiamo a impegnarci affinché qualità, responsabilità e sostenibilità procedano insieme lungo l’intera filiera. Siamo quindi felici che i nostri sforzi vengano riconosciuti, soprattutto in un contesto particolarmente complesso caratterizzato da estrema volatilità dei prezzi e raccolti in calo. Continueremo a lavorare per migliorarci ulteriormente”, commenta Petra Fix, Global Sustainability Communication di Ritter Sport.
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Federmanager-Manageritalia: "Previdenza complementare centrale per crescita Paese"
(Adnkronos) - Federmanager e Manageritalia riaffermano con forza il ruolo centrale della contrattazione collettiva, del welfare contrattuale e dell’integrazione tra pubblico e privato, con particolare riferimento al sistema della previdenza complementare. Lo dichiarano congiuntamente Valter Quercioli, presidente di Federmanager, e Marco Ballarè, presidente di Manageritalia. “Riteniamo che la previdenza complementare rappresenti uno strumento fondamentale per sostenere crescita, innovazione, occupazione e competitività del Paese, mantenendo al tempo stesso solidità, efficienza e adeguatezza delle prestazioni previdenziali. Si configura inoltre come un importante veicolo di investimento nell’economia reale. È questa un’opzione strategica per rafforzare il sistema produttivo italiano e accompagnare le trasformazioni del mercato del lavoro e dell’economia", spiegano. “Il sistema dei dirigenti privati rappresenta una componente centrale della previdenza complementare italiana: su oltre 81 miliardi di patrimonio dei fondi negoziali, più di 20 miliardi fanno riferimento direttamente ai fondi della dirigenza, tra Previndai e Fondo Mario Negri, fondi negoziali tra i primi costituiti in Italia. Una quota che supera il 25% dell’intero sistema dei fondi negoziali italiani”, continuano. Manageritalia e Federmanager condividono inoltre la necessità di preservare il legame tra contributo datoriale, contrattazione collettiva e fondi negoziali, evitando interventi che possano indebolire gli equilibri costruiti negli anni dal welfare contrattuale. “Si tratta di temi strategici per il futuro del lavoro, della previdenza e della competitività italiana – concludono Quercioli e Ballarè – sui quali la rappresentanza manageriale continuerà a dare il proprio contributo con spirito costruttivo e visione di lungo periodo”.
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