Climatologia spaziale: il metodo italiano per prevedere i brillamenti solari

(Adnkronos) - La protezione delle infrastrutture tecnologiche terrestri e orbitali ha compiuto un significativo passo in avanti grazie ai risultati del progetto SunDish. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, ha dimostrato come l'osservazione del Sole ad alte frequenze radio tramite i radiotelescopi dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) possa prevedere i brillamenti solari (flare) con un elevato tasso di successo. Questa nuova metodologia si affianca ai sistemi basati sull'intelligenza artificiale, offrendo un indicatore fisico diretto dei processi magnetici solari. 
I brillamenti solari sono massicci rilasci di energia che, viaggiando alla velocità della luce, raggiungono la Terra in circa otto minuti, interferendo potenzialmente con i satelliti GPS e le comunicazioni radio. La ricerca, coordinata dall'astrofisica Sara Mulas, ha individuato nelle anomalie delle onde radio un precursore affidabile di tali eventi. 
Attraverso l'analisi di 450 mappe solari effettuate tra il 2018 e il 2023 in banda K (18-26 GHz), è stato osservato il fenomeno del "flattening spettrale". In condizioni di quiete, lo spettro radio solare appare ripido; tuttavia, l'emersione di intensi campi magnetici nella cromosfera provoca un appiattimento della curva spettrale. Secondo i dati raccolti, questa anomalia si manifesta fino a 30 ore prima del brillamento nell'89% dei casi analizzati
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 Il monitoraggio costante è stato reso possibile grazie a due grandi infrastrutture italiane: il Grueff Radio Telescope di Medicina (Bologna) e il Sardinia Radio Telescope (SRT) di San Basilio (Cagliari). Inizialmente, puntare tali antenne verso il Sole era considerato rischioso per la stabilità dei ricevitori a causa dell'intenso calore.   
Simona Righini, tecnologa dell'INAF, ha spiegato come è stato superato il limite tecnico: ”Insieme agli ingegneri, abbiamo effettuato test e dimostrato che, grazie all'impiego di opportuni attenuatori, il segnale del Sole si poteva maneggiare senza problemi.” Questo adattamento ha trasformato i radiotelescopi in strumenti fondamentali per la meteorologia spaziale (space weather), con prospettive di estendere le osservazioni fino a 100 GHz. L’importanza del progetto risiede nella capacità di mitigare le minacce alle reti tecnologiche moderne. Oltre ai brillamenti, l'attività solare può innescare espulsioni di massa coronale (CME), nubi di plasma che causano tempeste geomagnetiche. Mentre i brillamenti colpiscono la Terra quasi istantaneamente, le CME impiegano ore o giorni, offrendo una finestra temporale per la messa in sicurezza dei sistemi se correttamente anticipate. 
Alberto Pellizzoni, coordinatore di SunDish, evidenzia il potenziale futuro della ricerca: ”L’inclusione di ulteriori parametri [...] potrebbe portare la precisione fino al 97%, aprendo prospettive concrete per l’integrazione di questa metodologia nei futuri sistemi operativi di meteorologia spaziale.” L'obiettivo a lungo termine è la transizione verso il progetto Solaris, che mira ad assicurare una raccolta dati continua per una protezione costante delle reti elettriche e dei sistemi di navigazione globali. 
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Influenza: freddo e bambini, cosa fare davvero? I consigli dei medici anti-fake news

(Adnkronos) - Con l’arrivo dell’inverno, molti genitori cercano di proteggere i figli dal freddo limitando le uscite all’aperto e coprendoli con cappelli, guanti e giacche molto pesanti. Ma è davvero il freddo a far ammalare i bambini? E tenerli in casa è la scelta migliore? Siamo sicuri sia il freddo a farci ammalare? Secondo i medici anti-fake news del portale 'Dottore, ma è vero che...?', curato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) "le cose non stanno così". A chiarirlo è Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) - si legge sul sito - che in una recente intervista ha spiegato come le basse temperature", da sole, "non rappresentino un pericolo per la salute dei più piccoli. Con le giuste precauzioni, anche i bambini piccoli possono e devono uscire all’aperto. Mi spaventa di più che i più piccoli - ha spiegato Agostiniani - siano tenuti a lungo in ambienti chiusi, spesso troppo riscaldati, con temperature superiori ai 20 gradi: una condizione poco fisiologica in inverno". Molti genitori sono convinti che le malattie invernali dipendano dal freddo o dagli sbalzi di temperatura tra interno ed esterno. Gli studi scientifici, al contrario - rimarcano gli esperti anti bufale - mostrano invece che le infezioni respiratorie aumentano in autunno e in inverno per un altro motivo: la stagionalità dei virus respiratori: si trasmettono soprattutto attraverso minuscole goccioline di saliva che emettiamo parlando, respirando, tossendo o starnutendo. Queste goccioline piene di germi restano sospese nell’aria e si concentrano maggiormente negli ambienti chiusi, soprattutto se non areati. Non a caso, la via di trasmissione più comune delle infezioni nei bambini è quella aerea. Più tempo si trascorre in spazi chiusi e affollati – come case, scuole o palestre – maggiore è la probabilità di ammalarsi. Contrariamente a quanto si pensa - secondo gli esperti di 'Dottore è vero che?' - gli spazi aperti sono spesso più sicuri. All’esterno le persone sono più distanziate, l’aria diluisce e allontana rapidamente le goccioline infette e il sole svolge un’importante azione disinfettante e 'antibiotica': i raggi solari diretti riducono la sopravvivenza di molti germi e virus. Inoltre, l’aria fredda e umida è meno favorevole ai virus rispetto a quella secca degli ambienti riscaldati, che può indebolire le difese naturali delle vie respiratorie, come le ciglia che aiutano a eliminare i microrganismi. Ma come vestire il bambino? La regola d’oro è semplice: vestirli a strati - raccomandano i medici anti fake news - In questo modo è facile aggiungere o togliere indumenti in base alla temperatura e all’attività svolta. Nelle giornate più fredde sono utili cappello, sciarpa e guanti, ma senza eccessi. "Viviamo in un Paese mediterraneo, non in condizioni climatiche estreme – ricorda Agostiniani –. A volte vedo bambini vestiti come se dovessero andare a sciare in città. Così si rischia l’effetto opposto: il bambino suda, si scalda troppo e invece di proteggerlo dal freddo lo metto a disagio". Anche il gioco all’aperto è essenziale per la loro salute fisica e mentale: "favorisce lo sviluppo motorio, stimola le capacità cognitive ed emotive e aiuta a imparare le regole della vita sociale - scrivono gli esperti -. Il freddo non riduce il bisogno dei bambini di muoversi e giocare. Anzi". Correre, saltare, camminare e giocare all’aria aperta permettono ai bambini – soprattutto in età prescolare – di sviluppare i grandi muscoli e competenze fondamentali per la vita quotidiana. In spazi chiusi e limitati tutto questo è più difficile. Gli esperti sottolineano che "una scarsa esposizione all’ambiente esterno", soprattutto "nei primi 18 mesi di vita", "può presentare dei limiti per il normale sviluppo motorio e mentale del bambino".  
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Influenza, in 7 giorni ancora calo infezioni respiratorie a 803mila

(Adnkronos) - L'incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 29 dicembre al 4 gennaio, è stata pari a 14,1 casi per 1.000 assistiti, in lieve diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando era pari a 14,5. Secondo l'ultimo rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato oggi dall'Istituto superiore di sanità (Iss), "sono stati stimati circa 803mila nuovi casi" in 7 giorni, con un totale da inizio sorveglianza di circa 7,5 milioni". L'incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia d'età 0-4 anni, con circa 37 casi per 1.000 assistiti. L'intensità è molto alta in Campania, alta in Sicilia e nelle Marche, media in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria mentre è bassa in tutte le altre.  Tuttavia l'Iss precisa che "i dati riportati questa settimana, in particolare quelli provenienti dalla sorveglianza sentinella nella comunità, potrebbero non riflettere la reale incidenza e circolazione dei virus influenzali a causa di una possibile riduzione nel numero di visite e dati trasmessi in concomitanza con le festività natalizie". Intanto però si rileva anche che "la flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo", commentano gli esperti Iss del dipartimento di Malattie infettive. Il picco potrebbe essere stato raggiunto? "Bisognerà attendere il prossimo bollettino - puntualizzano gli esperti - per capire se continuerà l'andamento discendente o se i casi torneranno a salire, e in questo secondo caso se supereranno i livelli toccati nelle scorse settimane".  Nella prima settimana 2026-01, nella comunità si registra per influenza un tasso di positività del 17%, mentre nel flusso ospedaliero è pari al 40,5%, prosegue il bollettino RespiVirNet. La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un numero di casi nella settimana 52 (22-28 dicembre, ultimi dati consilidati) simile rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H1N1)pdm09 e gli esperti segnalano che "la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate". Ma quale virus influenzale sta circolando di più in Italia? Dalla caratterizzazione dei virus influenzali, emerge che nella comunità la percentuale di virus A H3N2 risulta ampiamente maggiore rispetto ai virus A H1N1 pdm09. Anche nel flusso ospedaliero si osserva una percentuale più alta di virus A H3N2. Ad oggi nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A 'non sottotipizzabile' come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari. Le analisi di sequenziamento in corso dall'inizio della sorveglianza evidenziano che tra i ceppi di virus influenzale A H3N2 attualmente circolanti in Italia il subclade K è nettamente prevalente, mentre tra i ceppi H1N1 pdm09, tutti i ceppi si raggruppano esclusivamente nel subclade D.3.1 nell'ambito del più ampio clade 5a.2a.1 al quale appartengono anche i ceppi vaccinali.  
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2025 da record per Polestar, vendite oltre quota 60 mila unità

(Adnkronos) - Grazie a un quarto trimestre con vendite retail pari a 15.608 vetture a livello globale (+27% annuo), Polestar ha chiuso il 2025 con il record di 60.119 unità vendute, con una crescita del 34% rispetto al 2024. Lo sottolinea anche il Ceo Michael Lohscheller, che parla "del miglior anno di sempre per Polestar, nonostante un contesto esterno ancora complesso e condizioni di mercato impegnativi. Stiamo guadagnando quote e superando nelle vendite molti marchi storici in diversi mercati europei chiave. Un risultato che riflette l’espansione della nostra rete commerciale, cresciuta di oltre il 50% nel corso dell’anno, una gamma modelli attrattiva e il lavoro del team.” Quanto al nostro paese Elettra Benelli, Managing Director del marchio in Italia, osserva come anche sul nostro mercato "Polestar prosegue il percorso di crescita, con +65% di auto vendute rispetto all’anno precedente. Continuiamo a concentrarci sul rendere l’esperienza del brand sempre più accessibile e diretta attraverso un continuo sviluppo della rete dei Polestar Space. La presenza di una rete diffusa sul territorio, un’offerta chiara e la presenza di servizi dedicati alla mobilità elettrica sono alla base dei risultati ottenuti e di quelli che vogliamo ancora raggiungere”. 
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Il ritorno della Megaevoluzione: annunciata la nuova espansione del GCC Pokémon

(Adnkronos) - Il Gioco di Carte Collezionabili (GCC) Pokémon si appresta a vivere una trasformazione strutturale. The Pokémon Company International ha ufficializzato, per mezzo di una nota ufficiale, il lancio di Megaevoluzione - Equilibrio Perfetto, espansione che segna il ritorno di una delle meccaniche più amate dai giocatori, aggiornata agli standard attuali del gioco. Disponibile dal 27 marzo 2026, il set si posiziona come il punto di congiunzione tra il gioco da tavolo e l'attesissimo titolo videoludico Leggende Pokémon: Z-A, ambientando le proprie dinamiche nella cornice urbana di Luminopoli. La novità più rilevante è l'introduzione di quattro Pokémon-ex Megaevoluzione inediti, che faranno il loro esordio assoluto nel GCC: Mega Zygarde-ex, Mega Starmie-ex, Mega Clefable-ex e Mega Skarmory-ex. Queste carte rappresentano un elemento di "alto rischio e alta ricompensa" all'interno dei mazzi competitivi. Caratterizzate da un elevato numero di Punti Salute (PS) e attacchi capaci di generare danni ingenti, le Megaevoluzioni impongono una gestione strategica oculata: la loro messa fuori combattimento (KO) concede infatti all'avversario ben tre carte Premio, modificando radicalmente il ritmo della partita.   L'espansione Equilibrio Perfetto si preannuncia particolarmente ricca di contenuti sia per i collezionisti sia per i giocatori, proponendo un set variegato che include nove Pokémon-ex standard affiancati da quattro potenti varianti Mega, oltre a undici carte rare illustrazione di Pokémon fortemente focalizzate sul design artistico. L'offerta si completa con diciotto carte in versione ultrarara, che comprendono sia creature sia supporti Allenatore, e sei versioni rare illustrazione speciale che rappresentano il vero vertice estetico e qualitativo dell'intero set. Il debutto dell'espansione avverrà attraverso una serie di fasi progressive coordinate dal programma Play! Pokémon: 
14 marzo 2026: inizio dei tornei prerelease presso i rivenditori indipendenti autorizzati, offrendo ai giocatori la possibilità di testare le nuove carte in anteprima. 
26 marzo 2026: lancio globale sulla piattaforma digitale GCC Pokémon Live (disponibile per iOS, Android, macOS e Windows). 
27 marzo 2026: distribuzione ufficiale presso i rivenditori di tutto il mondo in buste di espansione, set Allenatore Fuoriclasse e collezioni speciali. L'integrazione tra fisico e digitale sarà supportata da bonus in-game per gli utenti dell'app, consolidando l'ecosistema cross-platform di The Pokémon Company. 
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Il "quarto colore" di Hisense e il microled più grande di sempre

(Adnkronos) - L’edizione 2026 del Consumer Electronics Show di Las Vegas conferma la centralità della ricerca cromatica per Hisense, che ha scelto di puntare sull'evoluzione della percezione visiva per differenziare la propria offerta di fascia alta. La novità principale risiede nell'introduzione della tecnologia RGB MiniLED evo, che trova la sua prima applicazione nel modello di punta 116UXS. A differenza dei sistemi tradizionali, questa architettura integra un quarto sub-pixel di colore ciano, ribattezzato dal marchio "sky blue", per intervenire in quella porzione dello spettro in cui l'occhio umano risulta particolarmente sensibile. L'obiettivo dichiarato è una riproduzione più naturale delle sfumature e dei passaggi tonali, supportata da una copertura cromatica che raggiunge il 110% dello standard BT.2020, migliorando la leggibilità dei dettagli sia nelle scene più scure che in quelle ad alta luminosità. Sebbene il prezzo del nuovo flagship non sia ancora stato ufficializzato, i precedenti del settore suggeriscono un posizionamento commerciale decisamente elitario, considerando che il modello 116UX della scorsa generazione aveva debuttato sul mercato a circa 30.000 dollari, pur venendo riconosciuto come uno dei pannelli più luminosi mai misurati. Le innovazioni tecnologiche maturate nell'ultimo anno iniziano tuttavia a estendersi anche verso segmenti più accessibili attraverso le nuove serie UR9 e UR8. Con tagli che variano dai 55 ai 100 pollici, questi modelli sono stati ingegnerizzati per contesti domestici reali, mantenendo la stabilità del colore anche in stanze molto illuminate o durante la visione di contenuti frenetici come il gaming e le dirette sportive. Al vertice della produzione del brand si colloca infine il 163MX, un imponente televisore MicroLED da 163 pollici che introduce per la prima volta l'integrazione di un sub-pixel giallo in una configurazione RGBY. Questa scelta ingegneristica mira a colmare il gap spettrale tra i 500 e i 600 nanometri, un'area in cui la tecnologia MicroLED ha finora mostrato margini di miglioramento. Attraverso una gestione avanzata della luminanza e dell'uniformità cromatica, il dispositivo è in grado di coprire interamente lo spazio colore BT.2020, consolidando il ruolo del produttore nella competizione per il primato tecnologico nei pannelli di grandi dimensioni destinati al mercato premium. 
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Dalle AI Factories alla carenza di manodopera: la nuova infrastruttura globale di NVIDIA

(Adnkronos) - L'assetto geopolitico e tecnologico del 2026 è segnato da una "fame di calcolo" senza precedenti, che sta spingendo i principali attori del mercato verso una ridefinizione delle proprie strategie distributive. In questo scenario, NVIDIA ha confermato il ritorno operativo nel mercato cinese attraverso la distribuzione dei chip H200. Sebbene l'azienda abbia già annunciato la nuova e più performante architettura Vera Rubin, l'implementazione massiccia delle infrastrutture H200 rimane un passaggio obbligato per i player asiatici. La necessità di non perdere terreno competitivo rispetto a una concorrenza locale sempre più agguerrita, con Huawei in prima linea, rende queste tecnologie un asset critico nonostante non rappresentino più l'ultima frontiera della potenza computazionale globale. Il concetto tradizionale di conservazione dei dati sta subendo una trasformazione irreversibile. I vecchi Data Center, intesi storicamente come magazzini digitali per l'archiviazione di file e log, sono ormai considerati obsoleti. Al loro posto emergono le AI Factories: veri e propri impianti di produzione industriale dove i dati e l'energia elettrica sono le materie prime trasformate in un prodotto finito ad alto valore aggiunto, ovvero l'intelligenza (token). In questa nuova configurazione, l'Information Technology aziendale cessa di essere un centro di costo passivo legato alla conservazione. Diventa invece il motore produttivo primario, capace di generare autonomamente nuovo software e soluzioni predittive. Il passaggio dal data center alla fabbrica di intelligenza segna il confine tra le aziende che gestiscono informazioni e quelle che producono valore cognitivo su scala industriale.   
Una delle prospettive più dirompenti offerte da Jensen Huang, durante le giornate del CES 2026, riguarda il ribaltamento del paradigma occupazionale. La narrazione dell'intelligenza artificiale come elemento di distruzione occupazionale sta cedendo il passo a un'analisi basata su dati demografici strutturali. Secondo le ultime proiezioni Eurostat e ISTAT, l'Europa si trova di fronte a una contrazione della popolazione in età lavorativa senza precedenti: entro il 2040, l'Unione Europea perderà circa 18 milioni di lavoratori. In Italia, lo scenario è ancora più critico, con una riduzione prevista della forza lavoro di 1,4 milioni di unità già entro il 2030. In questo contesto, l'IA emerge non come un sostituto, ma come un "moltiplicatore di braccia" necessario per evitare il collasso dei servizi e della produzione. La carenza di manodopera è già una realtà misurabile. Attualmente, il 75% delle aziende in Europa e Nord America riferisce difficoltà nel reperire profili qualificati. La visione di Jensen Huang, che definisce l'IA come "immigrato digitale", trova riscontro nei dati sulla produttività: 
Carenza di competenze: secondo il World Economic Forum, entro il 2030 rimarranno scoperti oltre 85 milioni di posti di lavoro a livello globale a causa della mancanza di personale qualificato, con una potenziale perdita di entrate annuali di 8,5 trilioni di dollari. 
Invecchiamento: In Italia, il rapporto tra popolazione in età lavorativa (15-64 anni) e over 65 passerà dall'attuale 3:1 a circa 1:1 entro il 2050. Senza un aumento massiccio della produttività pro capite, il PIL nazionale è destinato a una contrazione strutturale. Per compensare la riduzione dei lavoratori, l'efficienza dei rimasti deve crescere a ritmi esponenziali. Un'analisi di Goldman Sachs stima che l'IA generativa possa aumentare il PIL globale del 7% (quasi 7.000 miliardi di dollari) in dieci anni, grazie a un incremento della crescita della produttività del lavoro di 1,5 punti percentuali all'anno. L'intelligenza artificiale e la robotica non vengono più descritte come una minaccia ai lavoratori, ma come i "nuovi immigrati digitali", necessari per sostenere la crescita di un sistema economico che non dispone più di sufficiente forza lavoro umana. Huang sottolinea come l'AI non sia un sostituto dell'uomo, ma un moltiplicatore di produttività indispensabile per colmare il vuoto demografico. "Non stiamo andando verso la disoccupazione di massa, ma verso una carenza strutturale di manodopera", una visione contro-intuitiva che trasforma la tecnologia da potenziale rischio sociale a pilastro della stabilità economica. L'integrazione tecnologica sta portando alla creazione di un'economia definita "Full Stack". In questo modello, hardware, software e networking non sono più componenti distinti, ma un'unica entità indivisibile e simbiotica. Le aziende sono oggi chiamate a una "conversione" rapida: la domanda non è più se integrare l'intelligenza artificiale nei propri processi, ma con quale velocità farlo per non essere marginalizzate. La capacità di trasformare l'elettricità in intelligenza attraverso le nuove architetture diventerà, entro la fine del decennio, il principale indicatore della salute e della competitività di una nazione o di un'impresa. 
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Tech, Ces 2026: la visione di Samsung? Il Tv diventa assistente proattivo

(Adnkronos) - All'edizione 2026 del Consumer Electronics Show (Ces) di Las Vegas, la fiera tecnologica di consumo più grande e importante al mondo, Samsung ha presentato una nuova visione dell'intelligenza artificiale: una tecnologia capace di comprendere le persone e adattarsi alle loro vite offrendo esperienze sempre più significative di visione e ascolto. Al centro dell'offerta 2026 c'è Vision Ai Companion che trasforma il Tv in un assistente proattivo capace di suggerire contenuti personalizzati e ottimizzare automaticamente immagine e suono in base all'ambiente e al tipo di contenuto. 
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Scoperto il virus gigante Ushikuvirus, lo studio: "Può darci indizi su origine della vita"

(Adnkronos) - Gli scienziati lo hanno battezzato 'Ushikuvirus', dal nome del lago Ushiku nella prefettura di Ibaraki, in Giappone, dove è stato isolato. E' un virus gigante che infetta le amebe. Un team di studiosi lo descrive in uno studio pubblicato di recente sul 'Journal of Virology' e potrebbe offrire nuovi indizi sull'origine della vita, spiegano gli esperti che firmano il lavoro, secondo i quali il microrganismo appena scoperto si unisce alla famiglia di virus giganti che potrebbero aver guidato l'evoluzione delle cellule complesse.  Masaharu Takemura della Graduate School of Science della Tokyo University of Science (Tus), scienziato da anni in prima linea in questo filone di ricerca, ha lavorato per questo studio insieme a colleghi dell'Istituto nazionale giapponese di scienze naturali. E spiega: "Si può dire che i virus giganti siano un tesoro il cui mondo deve ancora essere pienamente compreso. Una delle possibilità future di questa ricerca è quella di fornire all'umanità una nuova visione che colleghi il mondo degli organismi viventi con quello dei virus". I virus giganti sono ubiquitari nell'ambiente. Tuttavia, il loro isolamento rimane una sfida. Questi virus sono estremamente diversificati e la scoperta dell'Ushikuvirus è estremamente preziosa, assicurano gli esperti. Questo virus infetta la vermamoeba, un tipo di ameba, come il clandestinovirus, ed è morfologicamente simile ai membri della famiglia dei Mamonoviridae, in particolare al Medusavirus, un genere caratterizzato da numerose punte corte sulla superficie del capside, il rivestimento proteico. Tuttavia, l'Ushikuvirus mostra anche caratteristiche distintive: per esempio induce i suoi ospiti a crescere in cellule insolitamente grandi. Inoltre, a differenza dei medusavirus e dei clandestinovirus, che si replicano all'interno del nucleo intatto dell'ospite, l'ushikuvirus interrompe la membrana nucleare per produrre particelle virali. Ciò suggerisce un legame filogenetico tra la famiglia dei Mamonoviridae e i virus giganti come il pandoravirus.  I ricercatori ritengono che queste variazioni tra i virus possano essersi evolute come adattamenti ai loro ospiti. E confrontando queste differenze strutturali e funzionali, stanno iniziando a ricostruire come i virus giganti si siano diversificati nel tempo e come le loro interazioni con le cellule ospiti possano aver plasmato l'evoluzione della complessa vita eucariotica. "Si prevede che la scoperta dell'ushikuvirus aumenterà le conoscenze e stimolerà il dibattito" su questo fronte, sottolinea Takemura che si dice convinto del fatto che, proseguendo con la ricerca in questo campo, "saremo in grado di avvicinarci ai misteri dell'evoluzione degli organismi eucarioti e ai misteri dei virus giganti". La scoperta di questi virus che infettano le amebe potrebbe avere inoltre implicazioni pratiche per l'assistenza sanitaria. Dal momento che alcune specie di Acanthamoeba possono causare malattie come l'encefalite amebica, comprendere come i virus giganti infettano e distruggono le amebe potrebbe un giorno aiutare gli scienziati a sviluppare nuove strategie per prevenire o curare tali infezioni. 
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Imparare nuove parole origliando i padroni, ecco i cani con 'il dono': lo studio

(Adnkronos) - Esistono cani col 'dono': hanno un talento unico nell'apprendere nuove parole origliando i loro proprietari. Secondo uno studio pubblicato su 'Science', questi animali speciali hanno la stessa abilità dei bambini, che intorno a un anno e mezzo d'età possono già imparare nuovi vocaboli ascoltando di nascosto le altre persone. Il lavoro rivela che sono ugualmente bravi ad 'assorbire' informazioni preziose sia da discorsi ascoltati che da interazioni dirette, ed eccellono nell'imparare da entrambe le situazioni. Cosa rende questa scoperta straordinaria? Gli esperti spiegano che, sebbene i cani in generale siano capaci di apprendere azioni come "seduto" o "giù", solo un gruppo molto ristretto di loro ha dimostrato la capacità di apprendere i nomi degli oggetti.  Questi cani dotati di capacità di apprendimento delle parole (Gifted Word Learner - Gwl) possono memorizzare rapidamente centinaia di nomi di giocattoli attraverso sessioni di gioco naturale con i loro proprietari. I bambini piccoli sono in grado di imparare facilmente nuove parole attraverso una varietà di processi diversi. Uno di questi è l'apprendimento da discorsi tra adulti ascoltati per caso, passivamente. Per riuscirci, i piccoli devono monitorare lo sguardo e l'attenzione di chi parla, rilevare segnali comunicativi ed estrarre le parole target da un flusso continuo di discorso. Finora, non si sapeva se i cani con questo dono potessero imparare nuove denominazioni di oggetti anche quando non vengono interpellati direttamente. "I nostri risultati dimostrano che i processi socio-cognitivi che consentono l'apprendimento di parole da discorsi ascoltati per caso non sono prerogativa esclusiva degli esseri umani", afferma Shany Dror ricercatrice delle università Elte di Budapest (Ungheria) e VetMedUni di Vienna. "In condizioni ottimali, alcuni cani presentano comportamenti sorprendentemente simili a quelli dei bambini piccoli".  Nella ricerca il team ha condotto diversi esperimenti che hanno confermato questa capacità. Nel primo sono stati testati 10 cani dotati in due situazioni. Nella prima i proprietari hanno introdotto 2 nuovi giocattoli e li hanno etichettati ripetutamente mentre interagivano direttamente con il cane; nell'altra i cani hanno osservato i proprietari parlare con un'altra persona di quei giocattoli, senza rivolgersi direttamente a loro.  Gli animali protagonisti dell'esperimento hanno ascoltato il nome di ogni nuovo giocattolo per un totale di soli 8 minuti, distribuiti in diverse brevi sessioni di esposizione. Per verificare se avessero imparato le nuove 'etichette', i giocattoli sono stati posizionati in una stanza diversa e i proprietari hanno chiesto ai cani di recuperare ogni giocattolo chiamandolo per nome (ad esempio, "Puoi portare Teddy?"). Risultato: in entrambe le condizioni, 7 cani su 10 hanno imparato le nuove etichette. La prestazione è stata molto accurata già nelle prime prove del test, con l'80% di scelte corrette nella condizione "interpellata" e il 100% nella condizione "ascoltata". Nel complesso, i cani dotati hanno ottenuto risultati altrettanto buoni nell'apprendimento tramite linguaggio ascoltato, così come quando sono stati istruiti direttamente, rispecchiando i risultati degli studi sui bambini.  Ma non è tutto: i cani dotati superano una delle sfide chiave dell'apprendimento, come dimostra un secondo esperimento, i cui i ricercatori hanno chiesto ai proprietari prima di mostrare ai cani i giocattoli e poi di metterli in un secchio, nominandoli solo quando erano fuori dalla vista del loro animale. Questo ha creato una separazione temporale tra la vista dell'oggetto e l'udito del suo nome. Nonostante questa discontinuità, la maggior parte dei cani dotati ha imparato con successo le nuove etichette. "Questi risultati suggeriscono che i cani Gwl possono utilizzare in modo flessibile una varietà di meccanismi diversi per apprendere nuove etichette di oggetti", conclude la scienziata senior Claudia Fugazza, dell'Università Elte di Budapest. Lo studio suggerisce, in conclusione, che la capacità di apprendere da un discorso ascoltato per caso potrebbe basarsi su meccanismi socio-cognitivi generali condivisi tra le specie, piuttosto che essere legata esclusivamente al linguaggio umano. Tuttavia, i Gifted Word Learners sono estremamente rari e le loro straordinarie capacità riflettono probabilmente una combinazione di predisposizioni individuali ed esperienze di vita uniche. "Questi cani rappresentano un modello eccezionale per esplorare alcune delle capacità cognitive che hanno permesso agli esseri umani di sviluppare il linguaggio - chiosa Dror - Ma non tutti imparano in questo modo, tutt'altro". La ricerca fa parte del progetto 'Genius Dog Challenge', che mira a comprendere il talento unico dei cani Gwl. I ricercatori incoraggiano anche i proprietari di cani che credono che i loro cani conoscano diversi nomi di giocattoli a contattarli via e-mail o social.  
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