Dl Fisco, FederlegnoArredo: "Retromarcia governo vittoria per imprese"
(Adnkronos) - “Dopo la doccia fredda del weekend, grazie anche al prezioso lavoro di sensibilizzazione svolto da Confindustria, il tavolo di oggi con il Governo ha finalmente rimesso le imprese al centro. Siamo soddisfatti per l’annuncio del ministro Urso sul ripristino delle risorse per il piano Transizione 5.0, incrementate di 200 milioni di euro, per un totale di 1,5 miliardi”. Così FederlegnoArredo in una nota, commentando l'esito dell'incontro svoltosi al Mimit. “La misura - spiega - unita all’imminente emanazione del decreto sull’iperammortamento annunciata dal viceministro Leo, rappresenta un segnale concreto di attenzione e ascolto nei confronti del sistema produttivo. E' questa la strada giusta per difendere la competitività del Made in Italy”.
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Innovazione: 9 e 10 aprile a Napoli 'Agritech Revolution'
(Adnkronos) - Si terrà Il 9 e 10 aprile prossimi a Napoli, presso il Polo universitario di San Giovanni a Teduccio, 'Agritech Revolution', evento conclusivo delle attività del Centro nazionale di ricerca per le tecnologie dell’agricoltura (National research center for technology in agriculture) che ha connesso il mondo universitario a quello imprenditoriale, supportando l’innovazione e favorendo la formazione e il trasferimento tecnologico per le aziende operanti nel settore. Sede della due giorni è l’Agritech Village, allestito per l’occasione negli spazi del Polo Universitario di San Giovanni a Teduccio: previste sessioni di confronto istituzionali e tavoli di lavoro, mentre gli spoke illustreranno le attività sviluppate da 1500 ricercatori su tutto il territorio nazionale. Momento centrale della manifestazione sarà l’inaugurazione del Dimostratore Arca (Agritech Research Center Arena), giovedì 9 aprile alle ore 09:30: una struttura di cinque piani all’interno del Polo universitario di Napoli Est interamente recuperata e dotata di strumenti di ultimissima generazione. Al taglio del nastro sarà presente Matteo Lorito, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e presidente della Fondazione Agritech. Sono stati invitati il presidente della Regione Campania Roberto Fico e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Previsto l’intervento da remoto di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, e un messaggio di Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca, letto dal Rettore. A seguire, l’Aula Magna 'Luigi Nicolais' ospiterà il convegno 'Agritech: un grande progetto per un futuro sostenibile dell’agroalimentare', moderato da Maria Grazia Cucinotta, attrice e produttrice cinematografica. Con le istituzioni intervengono Danilo Ercolini, direttore scientifico del CN Agritech e responsabile scientifico del progetto; Maurizio Martina, vicedirettore generale Fao; Sergio Costa, vicepresidente Camera dei deputati; Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bonifiche Ferraresi; Ettore Prandini, presidente di Coldiretti; Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura. “Arca, nome simbolico che evoca l'Arca come custode di biodiversità, è il più importante in Italia ed è il luogo in cui le aziende potranno venire a toccare con mano la vera innovazione”, afferma il rettore dell’Università degli Studi di Napoli 'Federico II', Matteo Lorito. “Questa avventura ha una valenza sia politica che sociale e riguarda la possibilità che le attività di ricerca, trasferimento tecnologico e formazione dell’Ateneo possano essere estese anche all’estero. L’obiettivo finale è permettere alle aziende di beneficiare delle tecnologie e delle opportunità che i grandi centri di ricerca sono in grado di produrre”, conclude. “Il Dimostratore Arca è un hub per le imprese dove si potranno fare studi pilota sull’utilizzo delle tecnologie. Vi trovano spazio infrastrutture all'avanguardia per esporre le piante a microclimi diversi e quindi studiare, ad esempio, il loro adattamento ai cambiamenti climatici”, sottolinea Danilo Ercolini, direttore scientifico della Fondazione Agritech. “Potremo cambiare in maniera estremamente precisa l’ecosistema in cui le piante crescono e avere un monitoraggio puntuale attraverso l’utilizzo di molteplici tipologie di sensori. Inoltre, avremo tutti i sistemi possibili di coltivazione fuori suolo con le camere climatiche per testare, a favore delle imprese, se sia possibile farle in aeroponica, in acquaponica, su substrato sintetico. Questo ci darà anche la possibilità di valutare il tipo di investimento in innovazione in base ai vantaggi e alle criticità”, conclude. Sulle attività del Centro Nazionale, Ercolini evidenzia: “Agritech è partito nel 2022 come il più grande progetto agroalimentare della storia. Abbiamo messo al tavolo le migliori istituzioni nel campo dell’agroalimentare e alcune aziende chiave costruendo un partenariato fatto di 9 diversi Spoke, macro-progetti disegnati per rispondere ai singoli obiettivi. Sono stati anni intensi: più di tremila persone a lavoro, molti già in servizio nelle istituzioni che hanno partecipato al progetto, altri sono stati reclutati. Abbiamo creato posti di lavoro con contratti utili per lo sviluppo del progetto a tutti i livelli, dalla borsa di dottorato fino al ricercatore di tipologia A, passando per gli assegni di ricerca. Professionisti che hanno prodotto un numero elevatissimo di pubblicazioni scientifiche, più di mille in soli tre anni. A questo si aggiungono circa 20 startup oggetto oggi di accelerazione da parte di Agritech, 250 nuove proposte di soluzioni tecnologiche per l'agricoltura (di queste più del 10 per cento sono flagship che presenteremo durante l'evento), e più di 30 living lab nati in Agritech”. Il Centro nazionale Agritech vanta una pianificazione chiara grazie al lavoro sinergico di Università, Istituzioni e aziende su progetti, brevetti e tecnologie. “Abbiamo messo insieme e fatto funzionare 28 università, 5 centri nazionali e 14 privati che hanno lavorato insieme”, spiega Marco Pacini, direttore del Centro nazionale Agritech. “Le Università hanno sviluppato soluzioni insieme alle aziende, pur parlando due lingue diverse. Si sono creati spazi di confronto, sinergia e connessioni dirette. Abbiamo sviluppato competenze di management specifiche, posizionandoci come ponte tra università e imprese nell’ambito specifico del trasferimento tecnologico. Agritech, colma il gap tra Università e impresa con un piano industriale che prevede cinque direttrici di sviluppo: formazione, con una Academy nella quale si formano tecnici e manager; tech brokering, per essere unico punto di contatto per chi vuole introdurre tecnologia; consulenza; bandi, continueremo a partecipare per alimentare la ricerca; e poi vorremmo fare un incubatore/acceleratore di startup, prendendo la ricerca e trasferendola in veicoli che poi finiscono sul mercato”, conclude.
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Università Firenze, studenti incontrano mondo del lavoro moda e design a 'Trame aperte'
(Adnkronos) - Si è svolto, presso la sede del corso di laurea in Design tessile e moda dell’Università di Firenze, a Prato, l’evento 'Trame aperte'. L’incontro ha registrato la partecipazione di docenti, studenti e agenzie per il lavoro. I saluti istituzionali sono stati portati da Daniela Toccafondi (Fondazione Pin), Giuseppe Lotti (Scuola di architettura Unifi), Andrea Cavicchi (Ctn – sezione Moda, Centro di Firenze per la Moda Italiana), Niccolò Santini (Igp Cardato Riciclato Pratese), Elisa Colzi (Confartigianato), Mirjana Petrovic (Cna Toscana) e Gianni Scaperrotta (Nhrg). Debora Giorgi, per il corso di laurea in Design tessile e moda, ed Elisabetta Benelli, per il corso di laurea magistrale in Design Sistema Moda, hanno introdotto i lavori articolati in tre tavoli tematici: dentità e posizionamento; didattica, ricerca e sistema produttivo; competenze e profili emergenti. I gruppi di lavoro hanno coinvolto attivamente studenti, docenti e rappresentanti delle agenzie per il lavoro. Dai risultati emersi si evidenzia la necessità di rafforzare il dialogo tra università e imprese. In particolare, dal lato accademico emerge l’esigenza di integrare maggiormente attività pratiche nei percorsi formativi, mentre le aziende sono chiamate a sviluppare una maggiore capacità di ascolto nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Permane inoltre una criticità legata alla comunicazione e alla valorizzazione delle eccellenze, anche a causa della carenza di occasioni strutturate di confronto. In conclusione, è emersa la volontà condivisa di avviare un cambiamento significativo in entrambe le direzioni, al fine di favorire una collaborazione più efficace e continuativa. Nel pomeriggio, i selezionatori delle agenzie per il lavoro NHRG e Direzione Lavoro hanno svolto attività di orientamento rivolte agli studenti presenti, offrendo un primo supporto concreto per affrontare in modo consapevole e coerente l’ingresso nel mondo del lavoro.
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Iran, Sapelli: "Razionamenti energia? bisogna essere pronti a tutto"
(Adnkronos) - "Tutto è possibile, e non dipende soltanto dalla fine della guerra con l'Iran. Non bisogna fasciarsi la testa, però bisogna essere pronti a tutto, a usare qualsiasi fonte energetica". Così, con Adnkronos/Labitalia, lo storico ed economista Giulio Sapelli commenta l'allarme dell'Ue su possibili razionamenti dell'energia nel caso di un protarsi dela guerra in Iran, con l'invito a ridurre il consumo di idrocarburi. Secondo Sapelli, quindi, "bisogna cominciare a pensare in un regime di scarsità delle fonti energetiche". "Una vecchia cosa che l'Eni diceva anni e anni fa è che il risparmio energetico è la prima fonte sostenibile energetica. Quindi risparmiare energia, a partire dalla casa, sempre. Dal risparmio energetico può venire fuori una difesa, perché dobbiamo essere pronti a tutto", sottolinea. Sapelli comunque si dice fiducioso perchè "siamo stati in grado di affrontare situazioni complesse e poi il risparmio energetico è una cosa che possiamo e dobbiamo fare tutti, è una cosa che ha meno conseguenze negative sulla produzione, sulla vita sociale, sulla vita delle famiglie, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione", aggiunge ancora. E sulla possibile conclusione della guerra in Medio Oriente Sapelli è chiaro. "Credo che nonostante il signor Trump, le diplomazie anche nordamericane siano al lavoro. E' intervenuta la Turchia e decisivo sarà il ruolo della Cina. L'importante è che finisca la guerra, e si trovi in un accordo che duri. Perché noi abbiamo il dovere di prevenire il terrorismo e di difendere lo Stato ebraico, Israele va difeso", sottolinea. Sapelli ribadisce quindi che "il regime iraniano mi sembra che goda di un'accettazione pragmatica molto più rilevante di quanto non si pensi, nonostante gli eccidi di massa di cui sono stati capaci". "E poi c'è l'intervento degli Houthi su Suez. Io confido che però l'arma del negoziato possa portarci a un accordo", rimarca. Guardando in Italia Sapelli sottolinea come "abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare. L'intervento sull'accise è un intervento di politica economica, redistributivo, non è un intervento sulla crisi energetica. Si paga un po' meno il carburante. Però è utile perché così la gente comincia a capire che non c'è solo il prezzo del petrolio, ma anche il prezzo del petrolio raffinato. C'è da chiarire infatti che noi come Italia importiamo benzina, e se non ci fossero quelle poche raffinerie dell'Eni...", conclude. (di Fabio Paluccio)
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Dalla periferia al palco: la William School Music tra le migliori scuole di musica di Roma
(Adnkronos) -
In collaborazione con: William School Music
Per il quarto anno consecutivo la William School Music si conferma tra le eccellenze culturali del territorio, ottenendo il riconoscimento di Scuola di Musica d’Eccellenza del Municipio VI di Roma.
Fondata nel 2016 da Fabio Feliziani insieme al figlio William, la scuola è inserita nell’elenco delle Istituzioni Culturali di Roma Capitale e negli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti dal Comune di Roma e dallo stesso Municipio VI, per l’impegno nella diffusione della cultura musicale e nella formazione dei giovani. In pochi anni la William School Music è riuscita a ritagliarsi uno spazio significativo nel panorama delle scuole di musica romane, attirando l’attenzione anche di diversi mezzi di informazione nazionali. Un traguardo importante è stata inoltre la partecipazione agli eventi legati alla candidatura di
Roma Expo 2030, durante i quali gli artisti della scuola si sono esibiti in luoghi simbolo della Capitale come il Colosseo e la Vela di Calatrava a Tor Vergata. Tra i progetti più rappresentativi della scuola c’è “Tam Tam… di Periferia”, un inno, premiato in Campidoglio, nato con l’obiettivo di dare voce alla periferia romana; presente anche sul canale YouTube istituzionale di Roma Capitale. Accanto alla formazione musicale, grande attenzione viene dedicata anche alla dimensione sociale della cultura. Da questa visione nasce “La Musica Sospesa”, un’iniziativa che si ispira al tradizionale caffè sospeso napoletano e lo trasforma in un progetto culturale che offre percorsi musicali alle famiglie in difficoltà economiche, con i costi interamente sostenuti dalla scuola. La William School Music è inoltre impegnata nella produzione musicale di giovani talenti attraverso la “Feliziani & Sons”, realtà che ha già realizzato diverse produzioni discografiche di artisti cresciuti proprio all’interno della scuola. «Oggi la William School Music rappresenta una realtà importante nel panorama romano delle scuole di musica», spiega Maria Laura Pruna, direttrice e coordinatrice: “la scuola ha visto un crescendo di allievi aderire ai suoi corsi musicali e, da un primo bacino di utenza focalizzato nello stesso quartiere Torre Maura, ha pian piano allargato i suoi confini con gli adiacenti, citandone alcuni, Giardinetti, Alessandrino, Centocelle, Torre Spaccata e Cinecittà, arrivando a toccare i “vicini” Frascati e Grottaferrata, fino a vedere arrivare allievi da quartieri assai più distanti come
Guidonia, Eur Marconi, Fonte Nuova
e addirittura Monteverde e Palombara. Questo per noi è fonte di grande ispirazione e di stimolo a fare sempre meglio”
William Feliziani, Vice Presidente e M° di Pianoforte della William School Music aggiunge: “la William School Music, è una scuola di Musica al passo con i tempi che si è affacciata prepotentemente nel panorama Romano perché l’insegnamento è messo al primo posto, ma nulla viene lasciato al caso nel percorso didattico, a partire dagli eventi esterni, parte integrante nel percorso musicale di ogni singolo allievo e allieva, chiamato fin da subito Artista, sì perché fin da subito si senta parte integrante del grande progetto di preparare i ragazzi a vivere le luci di un vero palco nell’immediato, per dargli quel qualcosa in più della “semplice” lezione.
Continua William: “componente essenziale nella nostra scuola di musica è il corpo Docenti, come me tutti giovanissimi, con tanta passione e voglia di trasmetterla, sono loro il volano della scuola; altra cosa importantissima, sono i laboratori musicali, detti anche musica d’insieme, organizzati settimanalmente a titolo gratuito per i nostri artisti, che vanno a dare quel valore aggiunto alla già importante lezione individuale
”. La William School Music in pochissimo tempo si è ritagliata un grande spazio nelle realtà delle scuole di musica di Roma, forse perché come dice il suo Presidente, Fabio Feliziani: “cerchiamo sempre di dare il massimo nello svolgere il compito di insegnare la Musica ai nostri piccoli e grandi Artisti e di infondere a loro in maniera semplice, oltre la padronanza dello strumento, la gioia di suonarlo, ma soprattutto di avere la consapevolezza di saperlo fare e non solo nella propria cameretta o davanti alla propria famiglia, ma di fronte a tante persone che poi applaudono, perché solo così si acquisisce la sicurezza e la passione per lo stesso!
Pensiamo che insegnare debba essere una prerogativa di chi ama farlo, perché solo così la si può trasmettere! Per questo motivo alla formazione degli allievi ci sono giovani maestri, laureati o di pari valore, che insegnano la musica con la passione e la volontà di insegnare l’apprendimento dello strumento, o corso scelto nel minor tempo possibile, senza però tralasciare la Tecnica e la Teoria Musicale, per far sì che fin da subito l’allievo trovi appagamento e soddisfazione per quello che sta facendo".
Altro punto di forza, le tantissime aule e, soprattutto, la possibilità di frequentarle anche fuori orario “scolastico”; dice ancora Fabio Feliziani: “la scuola è sempre a disposizione degli allievi e quando si ha un minuto libero e lo si vuole dedicare alla musica si può usufruire delle stesse, riunendosi magari insieme ai propri amici artisti,
perché la musica è aggregazione
”.
William School Music… dove l’Arte prende forma!
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Giornata autismo, l'appello di Vaia a Meloni: "Serve un welfare rinnovato"
(Adnkronos) - "Sin dall'inizio l'autismo è stata una priorità per l'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e per questo motivo abbiamo istituito un gruppo di lavoro, da me presieduto, al quale partecipano importanti studiosi del settore, famiglie ed associazioni, stakeholders. Anche in forza di ciò, ieri all'università Lateranense prima e successivamente alla Luiss University ho ribadito la nostra richiesta al Governo, alla presidente Meloni ed al Parlamento, di mettere nell'agenda politica come assolutamente prioritario l'obiettivo di un welfare rinnovato che risponda in maniera concreta ai bisogni della nostra società per costruire percorsi di tutela e promozione". Così Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, in un post su Facebook. "Le problematiche e le enormi potenzialità legate alla persona con autismo sono il senso della celebrazione del 2 aprile", la Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo. "Colorare di blu questa giornata - aggiunge Vaia - deve significare colorare di blu la quotidianità per far sì che questo appuntamento annuale, certamente meritorio, venga vissuto nella quotidianità dell'impegno nella tutela dei diritti e della inclusione lungo tutto l'arco della vita e far sì che si superino, in particolare negli adulti, le attuali basse e drammatiche percentuali di autonomia”. Un welfare rinnovato "è un passo in avanti significativo nella direzione della costruzione di una societa più giusta, più equa, più solidale, nella quale soprattutto l'inclusione sociale e l'accesso al lavoro sia garantito. Possiamo e dobbiamo farcela", conclude Vaia.
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Sangue solo da donatori non vaccinati, è boom di richieste e negli Usa scatta l'alert
(Adnkronos) - Sempre più persone che necessitano di trasfusioni chiede sangue da donatori non vaccinati. E' l'alert lanciato da un ospedale Usa in un report pubblicato sulla rivista 'Transfusion'. Queste richieste, avanzate per sé e per i propri figli, sono difficili da soddisfare, dato che i centri trasfusionali non chiedono ai donatori se sono stati vaccinati e non etichettano il sangue in base allo stato vaccinale, e gestirle può comportare un ritardo anche nelle cure che vengono prestate, oltre a danni per la salute dei pazienti. L'analisi accende i riflettori sul problema riportando l'esperienza del Vanderbilt University Medical Center, struttura sanitaria di Nashville (Tennessee), che ha preso in esame 15 richieste di sangue da donatori non vaccinati ricevute tra l'1 gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025. Età media dei pazienti per i quali è stata avanzata la richiesta: 17 anni. Più della metà erano bambini. Gli autori del rapporto, rilanciato online anche dal Cidrap, Center for Infectious Disease Research and Policy dell'università del Minnesota, sottolineano la necessità per i sistemi sanitari di sviluppare politiche standardizzate, che includano anche un supporto psicologico, per gestire una tale tipologia di richieste. Le scorte di sangue negli Stati Uniti, rimarcano gli esperti, sono sicure. Le donazioni vengono attentamente controllate per l'Hiv e altri microrganismi potenzialmente infettivi. E, aggiungono, non ci sono prove che il sangue di persone non vaccinate sia più sicuro di quello di altri. Le richieste di 'sangue non vaccinato' sono aumentate, secondo l'analisi, dopo l'introduzione dei vaccini anti-Covid, che hanno salvato circa 20 milioni di vite nel loro primo anno di utilizzo, ma che sono finiti nel mirino di disinformazione e teorie del complotto. Gli ospedali - si legge nel focus Cidrap - non hanno modo di sapere se il sangue donato proviene da donatori vaccinati o non vaccinati, e non esistono test in grado di distinguere il sangue delle persone vaccinate da quello delle persone non vaccinate. Ciò spinge alcuni pazienti a chiedere donazioni di sangue a determinate persone, come parenti o amici, che sanno non essere vaccinati. Una richiesta che viene definita rischiosa dagli autori del report, perché queste 'donazioni dirette' da parte di donatori alla prima esperienza hanno maggiori probabilità di contenere agenti patogeni potenzialmente dannosi rispetto al sangue raccolto da persone che donano regolarmente. Nello studio, 13 pazienti hanno ricevuto sangue donato appositamente per loro da familiari. Per quanto riguarda gli esiti di salute, i medici riportano che 2 pazienti si sono aggravati notevolmente dopo aver rifiutato una trasfusione di sangue standard. Uno ha sviluppato anemia, condizione che si verifica quando si ha una quantità insufficiente di ferro nel sangue. L'altro ha sviluppato shock emodinamico, condizione potenzialmente letale in cui il flusso sanguigno e l'apporto di ossigeno ai tessuti sono inadeguati, il che può causare insufficienza multiorgano. Questi casi sfidano l'affermazione di alcuni attivisti no-vax secondo cui insistere sull'utilizzo di sangue proveniente da donatori non vaccinati sia "una soluzione innocua o a basso rischio", scrivono gli autori. Il Cidrap riporta che i legislatori di diversi Stati Usa, tra cui Connecticut, Kentucky, Montana, Oklahoma, Tennessee e Wyoming, hanno tentato di imporre che i pazienti abbiano accesso a trasfusioni di sangue provenienti da donatori non vaccinati. A gennaio, un legislatore dell'Oklahoma si è spinto fino a proporre che il suo Stato gestisse una propria banca del sangue per fornire donazioni di sangue da persone non vaccinate. Finora, nessuna delle proposte di legge in questione è stata approvata.
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Cavaleri (Ema): "Impegno per velocizzare accesso ad antibiotici innovativi"
(Adnkronos) - Nella lotta all’antibiotico-resistenza, l’Agenzia europea dei medicinali è impegnata nel “capire come far avanzare più velocemente possibile” lo sviluppo e, quindi, l’accesso di “nuovi antibiotici e nuove terapie, inclusi i batteriofagi e tutto quello che ha a che fare con l’innovazione, come l’uso del microbiota e di altre tecnologie. Questo significa cercare di snellire” tempi e modalità di realizzazione “degli studi clinici”, sempre garantendo però che rivelino scientificamente “quanto questi prodotti sono efficaci e qual è la loro sicurezza”. Lo ha detto Marco Cavaleri, capo dipartimento Public Health Threats e presidente Emergency Taks Force Ema, all’Adnkronos Salute, in occasione del congresso ‘Top5 in Infectious Diseases’ che ha riunito a Venezia, nei giorni scorsi, i massimi esperti mondiali di infettivologia. Nel rendere più agile l’accesso ai trattamenti innnovativi, come Ema “lavoriamo nell’ambito della scienza traslazionale, quindi nel comprendere la farmacologia, la microbiologia, nel capire esattamente i meccanismi d’azione per avere evidenze più solide che possano facilitare l’approvazione e l’implementazione di questi prodotti - continua Cavaleri - Nella nuova legislazione farmaceutica ci sono anche nuove disposizioni nell’approvazione, ad esempio, dei batteriofagi”, virus selezionati che uccidono i batteri. Si tratta di “trovare il modo per usarla al meglio e far avanzare le terapie innovative che, spesso, sono sviluppate da piccoli gruppi universitari o piccole aziende che hanno bisogno di un supporto continuo da parte dell’Agenzia regolatoria. Con l’Emergency Task Force dell’Ema - sottolinea - abbiamo un dialogo continuo con chiunque voglia sviluppare nuovi antibiotici o prodotti utili nella lotta all’antibiotico-resistenza”. A tale proposito, “l’intelligenza artificiale verrà usata e aiuterà in diverse aree - chiarisce l’esperto - Sicuramente nello sviluppo di nuovi prodotti, per capire in anticipo che cosa è più promettente e cosa merita investimenti. Questo sta già accadendo, ad esempio, nel campo dei vaccini, nel disegno degli antigeni, nella comprensione della risposta immunitaria, ma anche nell’ingegnerizzazione dei batteriofagi e di nuovi farmaci con meccanismi d’azione innovativi contro l’antibiotico-resistenza. L’altra area è quella degli studi clinici con l’utilizzo l’Ia per renderli più snelli, ma allo stesso tempo informativi quanto quelli attuali. Infine, per quanto riguarda le agenzie regolatorie, l’Ia può aiutare a valutare meglio i dati, ad analizzare i big data e a capire cosa emerge di rilevante per l’innovazione farmaceutica”. “Tutto quello che possiamo fare come agenzia regolatoria per snellire lo sviluppo dei trattamenti innovativi - aggiunge Cavalieri - non è sufficiente ad attrarre il settore privato”. Nel caso degli antibiotici “vogliamo farmaci che vengano sviluppati, ma usati il meno possibile, per preservarli nel tempo” proprio per il problema della resistenza. “Servono incentivi aggiuntivi per garantire un modello sostenibile dal punto di vista economico”. “Servono incentivi pubblici - rimarca l’esperto - La nuova legislazione farmaceutica ne propone alcuni molto importanti, tra cui un voucher trasferibile che garantisce 12 mesi di esclusività. Ci sono anche altri modelli, come il cosiddetto ‘modello Netflix’, cioè un pagamento fisso che garantisca un ritorno economico alle aziende”. In questo contesto, l'iniziativa italiana di istituire un fondo dedicato di 100 mln di euro per gli antibiotici ‘reserve’, riservati alle infezioni multiresistenti, “è estremamente lodevole e va nella direzione giusta. Tuttavia - conclude - è importante che ci sia un coordinamento più ampio: idealmente tutti i Paesi europei, o almeno quelli del G7, dovrebbero allinearsi su incentivi comuni, per rendere il settore più attrattivo per il privato”.
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Antonelli (Gemelli): "Linee guida sepsi per uso tempestivo e oculato antibiotici"
(Adnkronos) - Le nuove linee guida sulla sepsi “contengono indicazioni che cercano di coniugare quella che oggi si chiama 'antibiotic stewardship', cioè l’uso oculato degli antibiotici, con la necessità di agire rapidamente. Credo che siano tra quelle che meglio sono riuscite ad associare queste due esigenze, applicandole in modo appropriato ai diversi pazienti”. Così Massimo Antonelli, co-chairman e co-primo autore delle nuove linee guida sulla sepsi, all’Adnkronos Salute, in occasione del congresso ‘Top5 in Infectious Diseases’ che si è appena concluso a Venezia, spiega i contenuti del documento di 90 pagine che affronta “anche l’importanza di quello che viene chiamato post-traumatic stress disorder, cioè il disturbo da stress post-traumatico - illustra - che può colpire i pazienti che hanno avuto uno shock settico o una sepsi. Sono raccomandazioni anche nuove, piuttosto forti come livello di evidenza, che ci guidano nella scelta terapeutica dall’inizio dell’identificazione della sindrome fino addirittura alla dimissione dall’ospedale”. Oggi, uno dei problemi più cogenti, come chiarisce il direttore del dipartimento di Emergenza anestesia e rianimazione, professore all’Università Cattolica del Sacro Cuore - Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, Roma, “è la presenza di infezioni gravi all’interno degli ospedali, ma anche in ambito comunitario. Molte di queste gravi infezioni evolvono verso la sepsi e lo shock settico, condizioni estreme legate a un’esagerata risposta del nostro organismo, con produzione eccessiva di sostanze che condizionano la perfusione degli organi, determinando, in ultimo, un’insufficienza multiorgano, da circolatoria fino a quella renale. Il nostro compito - evidenzia - è cercare di identificare l’origine della sepsi che, appunto, come lo shock settico, non è una malattia di per sé, ma una sindrome originata da diversi fattori infettivi: bisogna curare la causa e utilizzare adeguatamente gli antibiotici e altre manovre di resuscitazione”. Un elemento importante, di questa nuova edizione delle linee guida riguarda “la grande attenzione al periodo che intercorre tra la presa in carico del paziente da parte dell’ambulanza o dell’eliambulanza e l’arrivo in ospedale - sottolinea Antonelli - Le evidenze scientifiche indicano che, se esiste la capacità di fare screening e diagnosi di sepsi già durante il trasporto, e quando il tempo per raggiungere l’ospedale supera i 60 minuti, è legittimo somministrare antibiotici già in ambulanza o in elicottero”. A partire dal 2000, “due grandi società internazionali di medicina critica, quella americana e quella europea, hanno portato all’elaborazione di 6 edizioni delle linee guida con l’intento di diminuire la mortalità della sepsi nell’arco degli anni - ricostruisce l’esperto - In ognuna di queste edizioni c’è stato un aggiornamento degli approcci, delle terapie e delle risorse disponibili, delle evidenze scientifiche maturate nel tempo attraverso gli studi. Attualmente abbiamo prodotto 129 raccomandazioni e queste, probabilmente, nel 60% dei casi, hanno un impatto importante”. La redazione di quest’ultima edizione “è iniziata 2021 - precisa Antonelli - Non sono mai meno di 3 o 4 anni di lavoro perché dobbiamo coordinare un panel di 69 colleghi, esperti” nei vari aspetti “della sepsi, provenienti da tutti i continenti. Una buona percentuale è anche esperta del lavoro nelle aree del mondo più disagiate, i ‘low and middle income countries’. Questo - conclude - consente di formulare raccomandazioni con una validità universale, applicabili ovunque il malato e il medico si trovino”.
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Salute, infettivologa Tamma: "Contro antibiotico-resistenza cure più brevi e appropriate"
(Adnkronos) - “I medici dovrebbero orientarsi verso trattamenti più brevi e appropriati e pensare 2 volte prima di prescrivere un antibiotico. Tutti dovremmo comprendere che il numero di antibiotici efficaci è limitato. Ogni infezione comporta il rischio di esaurire le opzioni terapeutiche disponibili. Spesso i medici pensano che i pazienti si aspettino una prescrizione antibiotica per sintomi come febbre, raffreddore o tosse. Ma se i pazienti comprendono i rischi e sanno che esiste un piano alternativo nel caso i sintomi peggiorino, sono generalmente più disponibili ad attendere. Come clinici, dobbiamo migliorare nella comunicazione e nell’educazione, aiutando i pazienti a sentirsi autorizzati a porre domande e a riflettere prima di assumere antibiotici”. Lo ha detto Pranita Tamma, medico specialista in malattie infettive pediatriche e professoressa alla Johns Hopkins University School of Medicine (Usa), all’Adnkronos Salute, intervenendo sulle misure da intraprendere per combattere l’antibiotico-resistenza, anche a livello pediatrico, in occasione del congresso ‘Top5 in Infectious Diseases’ che si è appena concluso a Venezia. Sulla difficoltà che mostra la classe medica nel ridurre il numero di giorni di trattamento antibiotico, l’esperta sottolinea che “oggi, fortunatamente, abbiamo numerosi studi randomizzati controllati su infezioni comuni come la polmonite, le infezioni delle vie urinarie, le batteriemie e le infezioni intra-addominali, che dimostrano come, per la maggior parte di queste condizioni, circa 7 giorni di antibiotico efficace risultano sufficienti. Sappiamo inoltre - aggiunge Tamma - che trattamenti più lunghi comportano rischi: ogni giorno aggiuntivo di antibiotico aumenta la probabilità di sviluppare batteri resistenti che possono compromettere il trattamento di infezioni future nello stesso paziente. Possono poi verificarsi infezioni da Clostridium difficile, che causano diarrea anche severa, così come eventi avversi legati agli antibiotici, tra cui rash cutanei importanti e disturbi gastrointestinali. Senza contare il disagio per i pazienti e i costi inutili per farmaci non necessari. Non si tratta di bilanciare questi effetti collaterali con l’efficacia - rimarca - Quando abbiamo studi solidi che dimostrano che circa 7 giorni di terapia sono sufficienti, il prolungamento non è giustificato”. Sulla via di somministrazione da preferire, “abbiamo sempre più evidenze che gli antibiotici orali possano essere efficaci quanto quelli endovenosi - chiarisce Tamma - Sebbene molti dati derivino da studi osservazionali e manchino ancora trial clinici robusti, per alcune condizioni come la batteriemia (uno studio è attualmente in corso), sappiamo che alcuni antibiotici orali ad alta biodisponibilità - come fluorochinoloni e trimetoprim-sulfametossazolo - raggiungono concentrazioni ematiche equivalenti a quelle endovenose. In particolare - precisa - nelle infezioni da batteri Gram-negativi sensibili a questi farmaci, il passaggio alla terapia orale è ragionevole. Rimangono invece incertezze su alcuni beta-lattamici orali, per i quali mancano dati sufficienti, soprattutto nella batteriemia. In questi casi - conclude - potrebbero essere considerati in infezioni a basso rischio, come quelle urinarie, se il paziente è già in miglioramento e necessita solo di pochi giorni aggiuntivi di terapia”.
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