DPI e salute sul lavoro: il ruolo delle aziende nella prevenzione attiva

(Adnkronos) - In collaborazione con: Pegaso La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta oggi una delle sfide più complesse e al contempo fondamentali per il tessuto produttivo moderno.  Non si tratta più soltanto di ottemperare a una serie di obblighi burocratici o di fornire attrezzature standardizzate, bensì di implementare una vera e propria cultura della prevenzione che permei ogni livello dell'organizzazione aziendale.  In questo scenario, i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) assumono un ruolo centrale, trasformandosi da semplici oggetti di vestiario o equipaggiamento a strumenti sofisticati di salvaguardia della vita umana.  L'evoluzione normativa e tecnologica ha spinto le aziende a riconsiderare il proprio approccio, passando da una visione reattiva, che interveniva solo a seguito di incidenti o prescrizioni, a una visione proattiva e integrata.  La prevenzione attiva richiede un impegno costante nell'analisi dei rischi, nella formazione del personale e nella selezione accurata delle tecnologie più idonee a mitigare i pericoli specifici di ogni mansione.  Questo approfondimento si propone di esplorare in profondità le dinamiche che legano l'utilizzo dei DPI alla salute occupazionale, analizzando le responsabilità datoriali, le procedure di gestione e le prospettive future di un settore in continua evoluzione, dove il benessere del lavoratore diventa il vero motore della produttività e della sostenibilità d'impresa. La sicurezza sul lavoro si fonda su un articolato sistema normativo che stabilisce criteri rigorosi per l'identificazione dei rischi e la selezione degli strumenti di protezione più appropriati.
 Questo quadro legislativo rappresenta il pilastro su cui le aziende costruiscono le proprie strategie preventive, definendo obblighi e responsabilità precise per tutti gli attori coinvolti. Il panorama legislativo in materia di sicurezza sul lavoro è vasto e articolato, concepito per creare un ambiente in cui il rischio sia ridotto al minimo tecnicamente possibile. Al vertice di questa piramide di responsabilità si colloca il datore di lavoro, figura chiave su cui ricade l'onere non solo formale ma sostanziale di garantire l'incolumità dei propri dipendenti.  
Le normative attuali impongono un approccio analitico che parte dalla valutazione dei rischi presenti in azienda.  Non è sufficiente acquistare dei dispositivi di protezione generici.  È necessario che ogni scelta sia il frutto di un'analisi dettagliata delle minacce specifiche che non possono essere evitate o sufficientemente limitate con mezzi di protezione collettiva o con misure organizzative. Il legislatore ha voluto sottolineare che il DPI deve essere considerato l'ultima barriera, da impiegare quando ogni altro intervento tecnico o procedurale si sia rivelato insufficiente.  In questo contesto, il datore di lavoro ha il dovere di aggiornare costantemente il documento di valutazione dei rischi, assicurandosi che i dispositivi forniti siano adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro, ergonomici e compatibili con le esigenze di salute del lavoratore.  La mancata osservanza di questi principi non comporta solo sanzioni amministrative o penali, ma mina alla base il patto di fiducia tra azienda e lavoratori, esponendo l'organizzazione a gravi ripercussioni reputazionali e operative. La corretta individuazione del Dispositivo di Protezione Individuale passa inevitabilmente attraverso una rigorosa classificazione dei rischi.  Le normative tecniche suddividono i DPI in diverse categorie, graduate in base alla gravità del danno fisico che il dispositivo è chiamato a prevenire.  Si spazia dalla prima categoria, destinata a rischi minori e di lieve entità che possono essere percepiti tempestivamente dall'utilizzatore, fino alla terza categoria, che comprende i dispositivi complessi destinati a proteggere da rischi che possono causare conseguenze molto gravi, come la morte o danni irreversibili alla salute.  Questa distinzione non è puramente accademica ma guida l'intero processo di approvvigionamento aziendale. Selezionare il dispositivo corretto significa analizzare non solo la tipologia di pericolo, sia esso chimico, meccanico, biologico o acustico, ma anche l'intensità e la durata dell'esposizione. Un errore in questa fase può rendere vana l'intera strategia di prevenzione.  Ad esempio, fornire una protezione respiratoria non adeguata alla concentrazione di inquinanti presenti nell'aria può creare un falso senso di sicurezza nel lavoratore, esponendolo a rischi ancora maggiori.  Le aziende devono quindi avvalersi di competenze tecniche specifiche, spesso supportate dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, per incrociare i dati ambientali con le specifiche tecniche dei prodotti disponibili sul mercato, garantendo che ogni DPI offra il livello di attenuazione del rischio richiesto dalla legge e dalla scienza medica. Il valore della certificazione e della conformità agli standard europei In un mercato globale in cui la circolazione delle merci è rapida e talvolta poco controllata, la verifica della conformità tecnica dei DPI assume un'importanza vitale.  
La marcatura CE non è un semplice logo da apporre sulla confezione, ma rappresenta l'attestazione che il prodotto soddisfa i requisiti essenziali di salute e sicurezza stabiliti dalle direttive e dai regolamenti dell'Unione Europea.  Per i dispositivi di seconda e terza categoria, questa conformità deve essere validata da un organismo notificato indipendente, che sottopone il prodotto a test di laboratorio rigorosi per verificarne la resistenza, la durata e l'efficacia protettiva. Le aziende hanno il dovere di vigilare affinché i dispositivi introdotti in azienda siano accompagnati dalla corretta documentazione, inclusa la dichiarazione di conformità e le istruzioni d'uso nella lingua dell'utilizzatore.  L'utilizzo di dispositivi non certificati o contraffatti rappresenta una delle insidie più pericolose per la sicurezza sul lavoro.  Spesso tali prodotti, pur apparendo simili agli originali, sono realizzati con materiali scadenti che non garantiscono alcuna protezione reale in caso di incidente.  La politica aziendale di acquisto deve quindi privilegiare fornitori affidabili e canali ufficiali, rifiutando logiche di mero risparmio economico che potrebbero tradursi in costi umani incalcolabili.  La conformità agli standard è la prima garanzia di funzionalità e rappresenta l'unico scudo legale e morale valido in caso di contestazioni o infortuni. Acquisire dispositivi di protezione rappresenta solo il punto di partenza di un percorso ben più articolato.  L'efficacia della sicurezza dipende da un ciclo virtuoso che integra formazione costante, manutenzione accurata e verifiche periodiche, coinvolgendo attivamente ogni figura professionale presente nell'organizzazione aziendale. Possedere il miglior dispositivo di protezione sul mercato è del tutto inutile se il lavoratore non è in grado di utilizzarlo correttamente.  
La formazione e l'addestramento rappresentano il ponte che collega la tecnologia all'uomo.
 Non si tratta semplicemente di illustrare come indossare un casco o un'imbracatura, ma di trasferire la consapevolezza del perché quel gesto è necessario. I percorsi formativi devono essere specifici per la mansione svolta e devono includere prove pratiche che simulino le condizioni reali di utilizzo.  Un addestramento efficace abbatte la resistenza psicologica all'uso del DPI, spesso visto come un impedimento o un fastidio, trasformandolo in uno strumento familiare e indispensabile. Durante le sessioni formative è essenziale spiegare anche i limiti del dispositivo. Il lavoratore deve sapere fino a che punto è protetto e quali comportamenti potrebbero compromettere l'efficacia della protezione stessa.  Ad esempio, l'uso combinato di occhiali e cuffie antirumore potrebbe ridurre l'aderenza di queste ultime e quindi la loro capacità di isolamento acustico.  
I formatori devono essere qualificati e capaci di comunicare in modo chiaro ed empatico, superando le barriere linguistiche o culturali che spesso caratterizzano la forza lavoro moderna.  La formazione non è un evento una tantum, ma un processo continuo di aggiornamento e richiamo, necessario per mantenere alta l'attenzione e correggere eventuali cattive abitudini che tendono a consolidarsi col tempo. I DPI sono soggetti a usura, invecchiamento e deterioramento, fattori che possono ridurne drasticamente le capacità protettive senza che ciò sia immediatamente visibile a occhio nudo.  Per questo motivo, le aziende devono implementare rigorosi piani di manutenzione e revisione.  Ogni dispositivo ha una sua "vita utile" indicata dal fabbricante, ma questa può essere accorciata da condizioni d'uso gravose, esposizione a agenti chimici o cattiva conservazione.  È necessario istituire un registro di controllo dove annotare le date di consegna, le ispezioni periodiche e le eventuali riparazioni effettuate. La gestione dei dispositivi di terza categoria, come quelli per la protezione dalle cadute dall'alto, richiede un'attenzione ancora maggiore e controlli annuali obbligatori da parte di personale competente.  In questo ambito è importante scegliere aziende certificate che offrono anche servizi di consulenza e revisione dei DPI sicure, come il leader di settore Pegaso Anticaduta, in questo modo è possibile prevenire il degrado invisibile dei materiali e garantire che ogni singolo componente del sistema di sicurezza mantenga inalterate le sue prestazioni originali.  Una gestione oculata prevede anche la sostituzione preventiva dei dispositivi che mostrano segni di cedimento o che hanno superato la data di scadenza, evitando di esporre il lavoratore al rischio di un fallimento strutturale del DPI nel momento del bisogno. La sicurezza è un concetto partecipativo che non può essere imposto solo dall'alto. Il lavoratore è la prima sentinella della propria incolumità e di quella dei colleghi.  È fondamentale instaurare un clima aziendale in cui la segnalazione di un difetto o di un malfunzionamento del DPI non venga vista come una lamentela, ma come un contributo prezioso al sistema di prevenzione.  I lavoratori devono essere incoraggiati a ispezionare visivamente i propri dispositivi prima di ogni utilizzo, verificando l'integrità delle cuciture, la pulizia delle lenti o lo stato delle batterie nei dispositivi elettronici. L'obbligo di cura dei DPI consegnati è sancito dalla legge, ma la sua applicazione pratica dipende dalla cultura aziendale.  Un lavoratore responsabilizzato non abbandonerà il proprio equipaggiamento in luoghi non idonei, non lo modificherà arbitrariamente e ne segnalerà tempestivamente la necessità di sostituzione. Le procedure aziendali devono facilitare questo flusso di informazioni, prevedendo canali rapidi per la richiesta di nuovi dispositivi o per la segnalazione di anomalie.  Quando il lavoratore si sente parte attiva del processo di sicurezza, l'aderenza alle regole aumenta spontaneamente e il livello complessivo di rischio diminuisce, creando un ambiente di lavoro più sereno e collaborativo. La rivoluzione digitale sta trasformando radicalmente il settore della sicurezza sul lavoro.  I dispositivi intelligenti e i nuovi modelli organizzativi stanno spostando il paradigma dalla protezione passiva a sistemi avanzati di monitoraggio in tempo reale, aprendo scenari inediti nella prevenzione degli infortuni e nella tutela della salute dei lavoratori. Il futuro della sicurezza sul lavoro è strettamente legato all'avvento dei cosiddetti "Smart DPI". La tecnologia indossabile sta aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili, integrando sensori e moduli di comunicazione direttamente nell'equipaggiamento di protezione.  Caschi dotati di sensori di impatto, gilet in grado di monitorare i parametri vitali o scarpe che segnalano la presenza di uomo a terra sono solo alcuni esempi di come l'innovazione stia trasformando il settore.  Questi dispositivi non si limitano a proteggere in caso di incidente, ma agiscono preventivamente fornendo dati in tempo reale sullo stato di salute del lavoratore e sulle condizioni ambientali. L'integrazione con l'Internet of Things (IoT) permette di creare una rete di sicurezza che avvisa la centrale operativa in caso di ingresso in zone interdette o di esposizione a livelli pericolosi di gas tossici.  Tuttavia, l'adozione di queste tecnologie pone nuove sfide in termini di privacy e gestione dei dati, che le aziende devono affrontare con trasparenza e nel rispetto delle normative.  Nonostante queste complessità, il vantaggio in termini di tempi di reazione ai soccorsi e di prevenzione delle malattie professionali è innegabile.
 La tecnologia diventa così un alleato invisibile ma onnipresente, capace di elevare gli standard di sicurezza a livelli di eccellenza. L'ambiente di lavoro moderno è un organismo in continua mutazione, soggetto a cambiamenti nei processi produttivi, nei layout aziendali e nelle sostanze utilizzate.  Di conseguenza, la valutazione dei rischi non può essere un documento statico, redatto una volta e dimenticato in un cassetto.  Un approccio di prevenzione attiva richiede una revisione dinamica e continua delle strategie di protezione.
 L'introduzione di un nuovo macchinario, la modifica di una turnazione o l'emergere di nuovi rischi epidemiologici impongono una ri-valutazione immediata dell'adeguatezza dei DPI in uso. Le aziende più virtuose adottano sistemi di gestione della sicurezza che prevedono audit regolari e il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per identificare i nuovi pericoli emergenti.  Questo processo ciclico assicura che i dispositivi forniti siano sempre allineati alle reali esigenze operative. Inoltre, l'analisi degli incidenti mancati, i cosiddetti "near miss", fornisce dati preziosi per correggere il tiro prima che si verifichi un infortunio reale.  
Aggiornare la valutazione dei rischi significa anche restare al passo con l'evoluzione del mercato dei DPI, valutando periodicamente se esistono nuove soluzioni tecniche in grado di offrire una protezione superiore o un maggiore comfort, fattore quest'ultimo determinante per garantire l'uso continuativo del dispositivo. Investire in DPI di alta qualità e in una gestione attenta della sicurezza non deve essere visto come un costo, bensì come un investimento strategico ad alto rendimento.
  I dati statistici dimostrano inequivocabilmente che le aziende con elevati standard di sicurezza registrano una minore incidenza di infortuni e malattie professionali, con una conseguente riduzione dei costi legati all'assenteismo, ai premi assicurativi e alle interruzioni della produzione.  Oltre ai benefici economici diretti, vi è un impatto positivo intangibile ma potente sul clima aziendale. Lavorare in un ambiente percepito come sicuro aumenta la motivazione, la concentrazione e il senso di appartenenza dei dipendenti.
 La reputazione aziendale ne esce rafforzata, attirando talenti migliori e consolidando la fiducia di clienti e partner commerciali che sono sempre più attenti alle tematiche etiche e sociali.  Una strategia di prevenzione attiva trasforma la sicurezza da obbligo legale a valore competitivo.  Le aziende che comprendono questa dinamica non si limitano a distribuire scarpe e caschi, ma costruiscono un ecosistema di benessere che protegge il capitale umano, la risorsa più preziosa di qualsiasi organizzazione, garantendo la sostenibilità del business nel lungo periodo. L'analisi condotta evidenzia come il tema dei Dispositivi di Protezione Individuale e della salute sul lavoro sia ben lontano dall'essere una semplice questione di conformità burocratica.  Si tratta, al contrario, di un sistema complesso e interconnesso dove la tecnologia, la normativa e il fattore umano devono dialogare costantemente.  Il ruolo delle aziende è determinante: non possono limitarsi a essere meri fornitori di attrezzature, ma devono evolversi in garanti attivi della sicurezza, promotori di formazione e pionieri nell'adozione di nuove tecnologie protettive.  La prevenzione attiva richiede visione, costanza e risorse, ma restituisce valore sotto forma di vite preservate, salute tutelata e maggiore efficienza operativa.  In un mondo del lavoro che cambia rapidamente, la capacità di anticipare i rischi e di gestire la sicurezza con intelligenza e partecipazione rappresenta l'unica via percorribile per costruire un futuro in cui il lavoro sia sinonimo di dignità e realizzazione, mai di pericolo.  Solo attraverso una collaborazione stretta tra datori di lavoro, lavoratori e istituzioni sarà possibile raggiungere l'obiettivo "zero infortuni", trasformando la sicurezza in un patrimonio culturale condiviso e irrinunciabile. 
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Honor: espansione globale trainata dall'AI e dal posizionamento premium nel 2025

(Adnkronos) - Nel panorama competitivo degli smartphone, Honor emerge come uno degli attori a più rapida crescita a livello globale. L'analisi di Omdia rivela che nei primi tre trimestri del 2025, le spedizioni internazionali del brand hanno registrato un incremento del 55% su base annua, il tasso più elevato tra i primi dieci produttori mondiali. Questa espansione segna un punto di svolta strategico: se nel 2021 le vendite fuori dalla Cina rappresentavano meno del 10% del totale, entro il terzo trimestre 2025 questa quota ha quasi raggiunto il 50%, consacrando l'internazionalizzazione come pilastro centrale della strategia aziendale. L'accelerazione di HONOR si fonda su un posizionamento mirato al segmento di fascia medio-alta, in particolare nella fascia di prezzo 300-499 dollari, che ha rappresentato il 23% delle spedizioni internazionali nel 2025. Questa scelta consente di differenziarsi in mercati spesso dominati da prodotti entry-level a basso margine. La strategia commerciale si articola su più fronti: 
Canali: rafforzamento dei negozi monomarca e partnership con operatori chiave. 
Prodotto: sviluppo basato sulle esigenze locali, con enfasi su autonomia, robustezza e affidabilità. 
Marketing e AI: valorizzazione delle funzionalità di Intelligenza Artificiale non solo attraverso i media, ma anche tramite dimostrazioni in-store che accelerano l'adozione da parte dei consumatori. L'operatività nell'ecosistema Google impone una differenziazione tramite esperienze AI localizzate. La crescita di HONOR è sostenuta da una strategia geograficamente diversificata: 
Europa: si conferma il fulcro per il posizionamento verso la fascia alta, con leadership in mercati chiave dell'Europa occidentale e un'espansione costante in Europa centrale e orientale. 
America Latina: contribuisce maggiormente in termini di volumi grazie a solide partnership con operatori e una presenza consolidata in Messico e America Centrale. I Mondiali FIFA 2026 rappresentano un'ulteriore spinta alla domanda. 
Medio Oriente e Africa: nuovo motore di crescita, favorito da un elevato potere d'acquisto e dalla domanda di dispositivi di fascia medio-alta, con particolare attenzione ai mercati GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo). 
Sud-Est asiatico: la "prossima frontiera" di sviluppo, con investimenti in produzione locale (Indonesia) e rafforzamento dei servizi post-vendita (Malesia). L'aumento dei prezzi delle memorie NAND e DRAM può influenzare i costi e la disponibilità, limitando il potere negoziale del brand rispetto ai competitor con ecosistemi produttivi più maturi. L'intelligenza artificiale, pur essendo un elemento chiave, richiede una monetizzazione sostenibile che vada oltre l'hardware. I mercati emergenti, sensibili ai costi, necessitano di una localizzazione ancora più spinta. Honor ha avviato iniziative di produzione locale in Paesi come Indonesia e Bangladesh, ma la capacità locale resta limitata rispetto ai competitor. Il potenziale di crescita a medio termine di Honor si concentrerà sullo sviluppo di mercati emergenti non ancora saturi e su una monetizzazione più efficace del posizionamento premium consolidato, attraverso servizi basati sull'AI e l'espansione dell'ecosistema digitale. 
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Medicina: emicrania pediatrica, un anticorpo monoclonale dimezza gli attacchi

(Adnkronos) - L’Irccs San Raffaele di Roma è protagonista di una svolta storica nella cura dell’emicrania pediatrica. Lo studio internazionale SPACE su fremanezumab (Fremanezumab in Children and Adolescents with Episodic Migraine), pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra per la prima volta che prevenire l’emicrania in bambini e adolescenti in modo efficace e sicuro è possibile. "Il San Raffaele - sottolinea il professor Piero Barbanti, coautore della pubblicazione, direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università San Raffaele - è stato il primo centro reclutatore a livello mondiale confermando così il ruolo di primo piano della ricerca clinica italiana nello scenario internazionale". Per molti bambini e adolescenti l’emicrania non è solo un mal di testa, ma una malattia invalidante che compromette scuola, relazioni sociali e qualità di vita. In Italia ne soffre circa il 10% della popolazione in età pediatrica, centinaia di migliaia di giovani pazienti spesso sottodiagnosticati e con opzioni terapeutiche limitate. È in questo contesto che i risultati dimostrati assumono un valore clinico e sociale senza precedenti. Lo studio internazionale, randomizzato e controllato con placebo, ha coinvolto 237 pazienti tra i 6 e i 17 anni con emicrania episodica. "Dopo soli tre mesi di trattamento, fremanezumab ha determinato una riduzione della frequenza degli attacchi di almeno il 50% in oltre metà dei soggetti, senza eventi avversi rilevanti - afferma il neurologo - un risultato impensabile fino a pochi anni fa".  Fremanezumab, anticorpo monoclonale diretto contro il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), è già approvato dalla Food and drug administration (Fda) statunitense per l’indicazione pediatrica - informa una nota -. È attualmente in corso l’iter di valutazione per l’approvazione anche in Europa. "Poter trattare l’emicrania nei bambini e negli adolescenti con un farmaco così efficace e sicuro significa offrire finalmente una cura pensata davvero per loro - conclude Barbanti - ma significa anche intervenire precocemente, intercettare la malattia sul nascere e ridurre drasticamente il rischio che diventi cronica nell’età adulta".  
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Assopannelli, allarme su Cbam: aumento costi fino al 12%

(Adnkronos) - Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che riunisce i produttori di pannelli e semilavorati, e la European panel federation (Epf) lanciano l’allarme sul Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (carbon border adjustment mechanism). Una normativa europea, pensata per proteggere i produttori locali da concorrenti extra-Ue, che rischia di avere effetti inattesi sull’industria dei pannelli in legno e dei mobili, aumentando i costi di produzione con ricadute sull’intera filiera del mobile europeo. Assopannelli ed Epf, riunite oggi presso la sede di Federlegnoarredo, chiedono la sospensione del Cbam sull’urea industriale, materia prima essenziale per colle, resine e produzione di pannelli in legno per edilizia e arredamento. Dal 1° gennaio 2026 il Cbam applica un costo alle emissioni di carbonio contenute in alcune merci importate, inclusa l’urea. Secondo le stime di Assopannelli, il Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno di circa il 10%/12% in 4 anni essendoci un incremento pari a 40–60 euro per tonnellata dell’urea dal 1 gennaio 2026 ripetuto per 4 anni, con ripercussioni sull’intera filiera del mobile europeo. Tali incrementi si tradurrebbero in una perdita di competitività dei manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-eE, anche alla luce del fatto che la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni.  "L’applicazione del Cbam all’urea industriale senza adeguati correttivi - ha dichiarato il direttore di Epf Matti Rantanen - rischia di penalizzare le imprese europee. L’urea è una sostanza utilizzata sia come fertilizzante in agricoltura sia come materia prima per colle e resine industriali. Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Per questo chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle. Ribadiamo inoltre che la sospensione dei dazi sui fertilizzanti, annunciata dalla Commissione europea il 14 gennaio, non è sufficiente: l’urea importata dalle nostre imprese proviene in larga parte da Paesi già esenti. L’incontro di oggi - che anticipa l’assemblea annuale di Epf in programma a Milano dal 10 al 12 giugno su invito di FederlegnoArredo - conferma la volontà di Epf e Assopannelli di lavorare insieme, per sensibilizzare le istituzioni europee e tutelare la competitività dell’intero settore del pannello e del mobile europeo".  "E' fondamentale - ha sottolineato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo - che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo. Comprendiamo e apprezziamo i passi positivi intrapresi dal Governo a tutela del settore agricolo sul tema dell’urea, ma allo stesso tempo raccogliamo con grande attenzione le preoccupazioni espresse dalla European Panel Federation. Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’Ue che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi. E' paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato". 
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Dagli X-Men a My Hero Academia: il festival pop di Padova si fa in due

(Adnkronos) - Padova si prepara a confermarsi polo nevralgico della cultura pop nel Nord-Est con il ritorno di Be Comics! Be Games!, previsto per il 21 e 22 marzo 2026. La manifestazione, curata da Fandango Club Creators, si presenta quest'anno in una veste "expanded" che vede il coinvolgimento di due interi padiglioni della Padova Hall. Il Padiglione 7 rimane il cuore pulsante dell'editoria e del fumetto, ospitando una rinnovata Artist Alley con cinquanta postazioni dedicate a professionisti del settore e il palco Be Art!, destinato agli approfondimenti tecnici e ai panel con gli autori di fama nazionale e internazionale. Il raddoppio degli spazi si concretizza nel Padiglione 8, sviluppato in sinergia con PG Esports per valorizzare l'ambito videoludico attraverso numerose postazioni di prova e il palco Be Pop!. Quest'area non si limita al gaming, ma integra una proposta multidisciplinare che abbraccia il mondo dei giochi da tavolo, il fenomeno del cosplay e le tendenze del K-pop, garantendo un palinsesto di attività e show dal vivo lungo l'intera durata della kermesse. L'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è quello di trasformare la città nella capitale della cultura pop contemporanea attraverso un'offerta che punta sulla varietà e sulla partecipazione delle community. L’identità visiva di questa edizione è affidata a Federica Mancin, firma nota ai lettori Marvel per i suoi contributi su testate storiche come X-Men e Avengers. Il poster ufficiale reinterpreta la mascotte Lionesse in chiave supereroistica, anticipando una mostra monografica dedicata alla carriera dell'autrice e ai personaggi femminili da lei interpretati. Sul fronte internazionale, il festival accoglie dal Giappone Hitomi Odashima, figura chiave dello Studio Bones e character designer di successi globali quali My Hero Academia e Soul Eater, la cui presenza sottolinea il respiro globale raggiunto dall'evento padovano grazie alla cura maniacale del dettaglio e alla sensibilità artistica dei suoi ospiti. In attesa dell'apertura ufficiale dei cancelli, la Biblioteca Civica di Padova promuove una serie di iniziative preparatorie durante il mese di febbraio. Il programma include sessioni di escape room a tema fumettistico, presentazioni editoriali legate alle trasposizioni di classici come Stevenson e serate dedicate al gioco di ruolo ispirate alle atmosfere de Il nome della rosa di Umberto Eco. Questi appuntamenti fungono da preludio alla manifestazione principale, le cui prevendite sono già attive attraverso i canali ufficiali con tariffe agevolate per i primi acquirenti. 
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Oppo Reno 15 Pro, test del camera phone che non teme confronti

(Adnkronos) - Il momento in cui la fiducia verso la fotocamera del proprio smartphone vacilla coincide solitamente con il tramonto, quando le luci artificiali e le ombre mettono a nudo i limiti dei sensori meno sofisticati. Oppo Reno 15 Pro nasce proprio per superare questa incertezza, proponendosi come un "travel camera phone" progettato per chi fa della creazione di contenuti una parte integrante del proprio quotidiano. Nonostante la scheda tecnica richiami una formula premium consolidata, il dispositivo non cerca di vincere solo sulla novità, quanto su una raffinatezza funzionale che privilegia l'ottimizzazione e la fluidità d'uso rispetto alla sola potenza bruta. Dal punto di vista del design, Reno 15 Pro si distingue per una scelta ergonomica precisa: un display AMOLED compatto da 6,32 pollici, pensato appositamente per facilitare l'utilizzo con una sola mano durante gli spostamenti. Il telaio in alluminio di grado aerospaziale e il retro in vetro scolpito monoblocco, con il modulo fotografico Dynamic Stellar Ring, conferiscono al terminale un aspetto solido e premium. La resistenza è un altro pilastro di questo modello, che vanta certificazioni IP66, IP68 e IP69, permettendo di scattare in condizioni meteo avverse o in contesti outdoor impegnativi senza timore di danni accidentali. Il comparto fotografico rappresenta il vero cuore dell'esperienza. Il sensore principale da 200MP offre un livello di dettaglio straordinario, garantendo ampi margini di manovra per ritagli e post-produzione senza perdita di qualità. A questo si affianca una fotocamera teleobiettivo da 50MP dedicata ai ritratti con una focale equivalente a 85mm, capace di restituire uno sfocato naturale che richiama la resa delle ottiche professionali. Per gli amanti dei selfie e dei vlog, l'innovazione principale è rappresentata dalla camera frontale ultra-wide da 50MP con campo visivo di 100°, ideale per includere ampi paesaggi o gruppi di persone senza l'ausilio di supporti esterni. L'intero ecosistema è supportato da strumenti AI come AI Portrait Glow e AI Motion Photo Eraser, che semplificano l'editing anche per i meno esperti. Sotto il profilo delle prestazioni, il Reno 15 Pro si affida alla piattaforma MediaTek Dimensity 8450, potenziata dal sistema AI HyperBoost 2.0 per garantire frame rate stabili anche nelle sessioni di gaming più intense. L'autonomia è garantita da una batteria da record per la categoria, pari a 6.500mAh, supportata dalla ricarica rapida SUPERVOOC da 80W che riduce drasticamente i tempi di attesa. La connettività è ulteriormente affinata dal chip SignalBoost X1 per una maggiore stabilità di rete e dalla funzione O+ Connect, che agevola il trasferimento di file tra dispositivi OPPO e sistemi iOS o iPadOS. L'arrivo sul mercato italiano è accompagnato da opzioni di acquisto mirate. Oppo Reno 15 Pro 5G è disponibile nelle colorazioni Aurora Blue e Dusk Black al prezzo di 799,99 euro. Per il periodo di lancio, valido fino al 28 febbraio, l’acquisto include un bundle esclusivo composto da Travel Case, Travel Tag e a scelta tra gli auricolari Enco Buds3 Pro o una Power Bank. Inoltre, per gli utenti registrati su Oppo Store, è previsto un coupon di sconto immediato di 50 euro, rendendo l'offerta iniziale particolarmente competitiva nel segmento dei camera phone di fascia alta. 
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Economia circolare, Giovannini (ASviS): "Puntare su regole omogenee e innovazione"

(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia.  “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini.  “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”.  Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”.  In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo".  In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”).  Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”.  Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”. 
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Annunciati i vincitori della prima edizione dei Defender Awards

(Adnkronos) - Land Rover ha annunciato i vincitori della prima edizione dei Defender Awards: progetti di conservazione e impegno umanitario premiati con una Defender 4x4 per due anni, un fondo da 120.000 euro erogabile in due anni e un supporto formativo a cura di professionisti esperti. Il gruppo britannico aveva lanciato l’iniziativa per riconoscere e premiare gli eroi in quattro categorie: land, wild, humanity e sea. I vincitori globali, selezionati da una rosa di 56 candidati, si sono distinti in ambiti quali la protezione della flora e fauna in Italia, la biodiversità e il recupero ecologico in Regno Unito e Giappone, la prevenzione sanitaria in Australia e la protezione marina in Francia e Sudafrica. I Defender Awards rappresentano un investimento mondiale di 1 milione di sterline e consolidano un impegno del brand di lunga data, a favore delle cause umanitarie e ambientali, proseguendo una tradizione che vede l’azienda da 70 anni al fianco della Croce Rossa Britannica e da oltre 20 anni al fianco di Tusk, l’ente per la conservazione in Africa. I vincitori sono stati scelti da una giuria internazionale di esperti e le candidature sono state valutate sulla base dell’aderenza alla categoria di appartenenza, all’impatto del progetto, al livello di innovazione nelle operazioni e al contributo che una Defender 4x4 può apportare allo svolgimento delle attività. Per l'Italia è stato selezionato - nella categoria 'Defenders of the Wild' - il progetto Salviamo l’Orso, promosso dall’associazione che ha come missione la tutela dell’orso bruno marsicano, una sottospecie endemica dell’Appennino centrale di cui sopravvivono circa 60 individui tra Abruzzo, Lazio e Molise. L’associazione lavora sul campo per ridurre il conflitto tra uomo e orso, mettendo a sistema strumenti fisici quali recinzioni elettrificate e cassonetti a prova d’orso, così come attività educative e di supporto alle comunità locali. L’obiettivo è il ripristino degli ecosistemi e la messa in sicurezza del territorio attraverso interventi su frutteti, chiusura o recinzione delle pozze che costituiscono una potenziale trappola mortale per la fauna selvatica, rimozione del filo spinato e dei rifiuti, monitoraggio delle specie.  Attiva in oltre 10 comuni, ad oggi sono state installate più di 500 recinzioni e sono ospitati ogni anno fino a 80 volontari europei, fondamentali per le attività e per diffondere la cultura della conservazione sul territorio attraverso un’opera di conservazione di prossimità. La proposta avanzata lavorerà su due filoni principali: la riduzione del conflitto con l’uomo e il miglioramento ambientale. 
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Maltempo e crisi idrogeologica: la fragilità del Sud Italia sotto la lente dei geologi

(Adnkronos) - I recenti fenomeni meteorologici che hanno colpito Sardegna, Calabria e Sicilia hanno evidenziato, ancora una volta, la vulnerabilità strutturale del Mezzogiorno di fronte alla crisi climatica. Non si tratta solo di emergenza meteorologica, ma di una fragilità territoriale intrinseca, aggravata da decenni di consumo di suolo e da una pianificazione spesso frammentaria. I dati tecnici delineano un quadro allarmante per la stabilità dei litorali. Secondo il Dossier “Erosione costiera in Sicilia 2024” curato da Legambiente, la Sicilia detiene il primato nazionale per percentuale di coste esposte a rischi geomorfologici. Le statistiche derivanti dal Piano per l’Assetto Idrogeologico Siciliano (2021) confermano la gravità della situazione: il 43,6% del territorio costiero è classificato a rischio elevato, mentre il 32,9% ricade nella categoria a rischio molto elevato. Come sottolineato dagli esperti, si tratta di numeri destinati a crescere a causa della maggiore frequenza di fenomeni ciclonici estremi. La gestione del dissesto idrogeologico richiede un cambio di paradigma tecnologico e progettuale. L'approccio tradizionale, basato su interventi localizzati, si è dimostrato spesso controproducente, limitandosi a trasferire l'energia erosiva ai tratti costieri limitrofi. 
Filippo Cappotto, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, evidenzia la necessità di una visione sistemica: “L’impatto degli eventi estremi, come il ciclone Harry, si abbatte su territori impreparati a sostenere la loro forza distruttiva. Ancora una volta paghiamo il prezzo di un consumo di suolo eccessivo in aree costiere e di una visione complessiva troppo limitata”. La soluzione risiede in una programmazione che integri modelli di monitoraggio avanzati e opere di consolidamento su larga scala. Secondo Cappotto, è fondamentale “pianificare lo sviluppo futuro delle nostre coste, prevedere azioni di protezione e consolidamento su larga scala, limitando gli interventi puntuali che se pur mitigando una criticità specifica spesso trasferiscono il problema al tratto costiero limitrofo, e tenere conto di mutati scenari di pericolosità”. L'intensificarsi della frequenza degli eventi estremi impone ai decisori politici e tecnici di considerare le variazioni climatiche non come un'eccezione, ma come una "forzante" costante nelle fasi di programmazione. “Eventi estremi sempre più frequenti si abbattono su territori impreparati a reggerne l’impatto, la forzante metereologica connessa alle variazioni climatiche è una questione che interessa il territorio nella misura in cui si parla soprattutto di fragilità”, afferma il Vice Presidente del CNG, ribadendo che la sicurezza pubblica passa necessariamente attraverso una nuova consapevolezza geologica del territorio. 
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Audiovisivo e innovazione: la digitalizzazione del reclutamento creativo

(Adnkronos) - Il settore audiovisivo e creativo si conferma uno dei motori più dinamici dell’economia italiana, pur presentando una paradossale carenza di strutture nel mercato del lavoro. Tra cinema, televisione, moda e contenuti digitali, il comparto genera complessivamente decine di miliardi di euro ogni anno, coinvolgendo centinaia di migliaia di professionisti. Tuttavia, l’accesso alle opportunità professionali resta spesso affidato a canali informali, passaparola e reti social non strutturate, limitando la trasparenza e l’efficienza del sistema. Le dimensioni economiche dell’ecosistema dei media in Italia giustificano la necessità di un'evoluzione tecnologica. Il solo settore audiovisivo nazionale ha superato la soglia dei 16 miliardi di euro di valore, mentre l’intero comparto dei contenuti, includendo il digitale e i social media, si attesta vicino ai 50 miliardi. Nonostante questo peso strategico, le pratiche di reclutamento generano spesso dispersione di competenze e costi elevati in termini di tempo per le produzioni, siano esse grandi aziende consolidate o realtà internazionali che operano sul territorio italiano. In questo scenario si inserisce il debutto, avvenuto il 15 gennaio 2026, di Cinple, una piattaforma digitale progettata per centralizzare l'incontro tra talenti e aziende. L'iniziativa punta a ridurre le asimmetrie informative attraverso un’infrastruttura che integra profili professionali verificati e sistemi di matching basati sulle competenze. L'approccio mira a sostituire i modelli di selezione obsoleti con strumenti progettati per valorizzare il capitale umano in modo meritocratico. L'obiettivo dichiarato è quello di "ridurre le asimmetrie informative e i costi di intermediazione che oggi rallentano il funzionamento del mercato del lavoro creativo, avvicinandolo a modelli già consolidati in altri settori dell’economia". Il progetto, avviato da un team di fondatori composto da Leonardo Rosalba, Elisa Campodonico, Alessio Nisati e Filippo Prevete, ha beneficiato dei finanziamenti di Invitalia nell'ambito del sostegno alla nuova imprenditorialità. L'ingresso successivo di investitori privati ha portato la raccolta complessiva a circa 300.000 euro, a conferma della validità economica di soluzioni volte a incrementare la trasparenza nel settore culturale. Oltre all'impiego operativo immediato, la roadmap dello sviluppo prevede l'implementazione di servizi dedicati alla formazione e al networking professionale. Questo percorso di medio-lungo periodo ambisce a rafforzare la competitività del comparto italiano in un contesto internazionale sempre più sfidante. La piattaforma è accessibile all'indirizzo www.cinple.it e mantiene una presenza attiva sui principali network professionali e social, dove vengono condivisi aggiornamenti e dinamiche relative all'evoluzione del mercato creativo. 
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