Aviaria, virus attivo per ore su attrezzi da mungitura: "Rischio contagio"

(Adnkronos) - I lavoratori degli allevamenti di bovini da latte in cui circola il virus dell'influenza aviaria H5N1 ad alta patogenigità (Hpai) "sono a rischio di infezione" non solo per contatto diretto con latte non pastorizzato, prodotto da mucche malate, ma anche "attraverso superfici contaminate durante il processo di mungitura". Su questo punto hanno raccolto "prove convincenti" Valerie Le Sage e colleghi del Centro ricerca vaccini dell'università di Pittsburgh, negli Usa. Lo studio è pubblicato su 'Emerging Infectious Disease', rivista dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc).  Alla luce dell'epidemia di virus Hpai-H5N1 nelle vacche da latte di diversi stati americani, con esperimenti in laboratorio gli autori hanno testato la persistenza dei virus dell'infuenza aviaria A(H5N1) e dell'influenza umana A(H1N1) sugli strumenti utilizzati per la mungitura. L'esame ha rilevato che "entrambi rimangono infettivi sui materiali delle attrezzature da mungitura per diverse ore", anche più di tre. Risultati che evidenziano appunto "il rischio di trasmissione del virus H5N1 all'uomo da superfici contaminate durante la mungitura". E al di là dell'intensità dei sintomi - che nei 4 casi umani finora confermati ufficialmente dai Cdc come collegati all'epidemia di aviaria nei bovini sono stati lievi, quasi sempre confinati agli occhi - il timore è che "l'aumento delle infezioni umane da virus H5 potrebbe consentire ai virus stessi di adattarsi all'uomo, evolvendo all'interno del suo organismo, diventando capaci di trasmettersi da una persona all'altra". Da qui la raccomandazione: "Per ridurre la diffusione del virus H5N1 dalle vacche da latte all'uomo - avvertono gli scienziati - gli allevamenti dovrebbero implementare l'uso di dispositivi di protezione individuale come mascherine, visiere e altre protezioni per gli occhi tra i lavoratori durante la mungitura". Una preoccupazione in più riguarda particolari rivestimenti in gomma usati nel processo di mungitura: "Contaminati potrebbero essere responsabili della diffusione del virus da animale ad animale, osservata nei bovini da latte. La sanificazione delle guaine dopo la mungitura di ogni mucca - suggeriscono i ricercatori - potrebbe ridurre la diffusione del virus tra gli animali e contribuire a frenare l'attuale epidemia". ---internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, infermieri: "Contro carenza non basta reclutamento dall'estero"

(Adnkronos) - "La carenza di infermieri è tema complesso, non esistono ricette semplici. E' ovvio che ad oggi con meno 65mila professionisti nel Ssn c'è la necessità di reclutare infermieri dall'estero. Tuttavia, questa non è l'unica soluzione per arginare un fenomeno grave, se pensiamo che tra il 2023 e il 2033 ben 90mila infermieri raggiungeranno l'età della pensione e che ogni anno 500 abbandonano il nostro Paese per lavorare all'estero". Così all'Adnkronos Salute Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), in occasione dell'incontro 'Sfide e opportunità della professione infermieristica', organizzato oggi a Roma da Fnopi e Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane). Un confronto istituzionale e un'occasione per illustrare le potenzialità della professione, le criticità persistenti e il ruolo cruciale rappresentato dalla formazione universitaria negli sviluppi futuri del sistema salute. All'emorragia di infermieri si aggiungono i dati allarmanti dei laureati in Scienze infermieristiche, "che ogni anno sono in media 12mila a fronte di 14mila uscite per età pensionabile - aggiunge Mangiacavalli - Quindi è necessaria e urgente un'evoluzione del percorso formativo universitario, con le specializzazioni, che speriamo sia presto realtà. Occorre creare condizioni per rendere la professione infermieristica attrattiva per i giovani, nella misura in cui i giovani possano riempire il proprio zaino di competenze ed evolversi in ambito lavorativo. La formazione deve essere sempre più aderente ai dati epidemiologici e di sistema che ci dicono come si muove e si orienta il Paese".  Tra le tante richieste della Fnopi sul tavolo del ministero della Salute, c'è "il riconoscimento della professione infermieristica come professione usurante - sottolinea Mangiacavalli - perché adesso non lo è e per questo non ha neanche alcuni benefici di legge. Risultato? La stragrande maggioranza degli infermieri non va in pensione per raggiunti limiti d'età, ma appena ne ha la possibilità. Ad oggi l'infermiere che entra nel Ssn svolge le stesse mansioni nelle stesse condizioni e con lo stesso stipendio per 40-45 anni: la sua posizione è identica fino a quando va in pensione, tolti alcuni scatti automatici legati alla contrattazione. Con la specializzazione universitaria, invece, si può costruire una carriera diversa".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Carenza infermieri, Iannantuoni (Crui): "Cambiare sentiment su professione"

(Adnkronos) - "Bisogna cambiare il sentiment su professione infermieristica che è passione, cura, ma soprattutto è una professione moderna che si colloca perfettamente nell'idea dell'ospedale del futuro. Non si può parlare di ospedale del futuro senza riconoscere la professione infermieristica come parte fondante. Dobbiamo far comprendere ai ragazzi delle superiori quanto sia stimolante e moderna, ma dobbiamo anche coinvolgere in questo discorso la politica. Il nuovo disegno del corso di laurea di Medicina e chirurgia non deve essere un nuovo colpo alle professioni sanitarie, per sminuirle". Lo ha detto la presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Giovanna Iannantuoni, intervendo da remoto all'incontro 'Sfide e opportunità della professione infermieristica', promosso oggi a Roma da Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche) e Crui. "Lavoriamo quindi insieme affinché questa professione venga riconosciuta per quella che è - ha poi concluso - affinché intercetti i giovani, ma anche le scelte della politica e i finanziamenti. Spero che questa sia la prima di numerose azioni comuni di impatto politico sui cui lavorare tutti insieme. Potete contare sulla Crui e sulla sua presidente per portare avanti le vostre battaglie".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, Respiriamo insieme: "Urgente prevenire Rsv in neonati per etica e sostenibilità"

(Adnkronos) - L'urgenza di prevenire le infezioni da virus respiratorio sinciziale (Rsv) "nei neonati deriva da ragioni sia etiche che economiche". Essendo "un'infezione delle vie respiratorie che può caratterizzarsi per gravità fino a mettere a rischio la vita del neonato", è chiaro che possa comportare "un forte aggravio per le famiglie che devono, nei casi più gravi, ricorrere anche a ricoveri in terapia intensiva, con l'invasività delle cure che" potrebbero avere "esiti invalidanti anche per il resto della vita del piccolo paziente. Inoltre l'infezione severa, impegnando i genitori in un'assistenza diretta di ricovero, che a volte dura anche 15-20 giorni, può avere anche risvolti economici perché ai costi sanitari diretti" si vanno a sommare quelli "indiretti dovuti all'assenza dal lavoro di uno dei genitori e le eventuali future assenze in caso di condizione invalidante, temporanea o stabilizzata, che la malattia potrebbe determinare". Così Simona Barbaglia, presidente dell'associazione pazienti Respiriamo insieme (respiraiamoinsieme.org), illustra all'Adnkronos l'importanza di prevenire l'infezione da Rsv, prima causa di bronchiolite e di ospedalizzazione nei bambini sotto l'anno di vita, immunizzando tutti i neonati con strumenti efficaci oggi disponibili come gli anticorpi monoclonali, ma che rischiano di non essere potenzialmente accessibili e non sono ugualmente accessibili su tutto il territorio nazionale.  La prevenzione delle infezioni da Rsv "deve rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per il Servizio sanitario nazionale - aggiunge Barbaglia - e deve essere garantita a tutti i soggetti che ne hanno diritto a livello nazionale, senza disuguaglianze. Purtroppo, ad oggi, nonostante la disponibilità di strumenti di prevenzione e raccomandazioni sia dal mondo scientifico che del ministero della Salute", la prevenzione dall'Rsv "non è ancora stata inserita nel calendario vaccinale nazionale". L'auspicio è quindi "che la protezione da questo virus diventi una priorità e possa trovare prestissimo posto nel calendario del Piano nazionale di prevenzione". Nel dettaglio, tra le Regioni ad essersi attivate per essere pronte ad erogare l'immunizzazione dal prossimo autunno, "risultano soltanto Valle d'Aosta, Lombardia, Toscana, Veneto, Trento e Bolzano - osserva Barbaglia - Il rischio delle possibili disparità è quindi reale e le resistenze, laddove presenti, sono per lo più figlie dell'organizzazione che spesso risente di carenze o limitazioni di risorse, sia economiche che di personale. Agendo su questi due fattori le criticità potrebbero essere senz'altro contenute". Sicuramente, però, "la mancanza di una raccomandazione nazionale sta rallentando l'accesso" omogeneo "a questi nuovi strumenti di prevenzione. Ma la messa in atto di tutte le misure preventive - sottolinea - consentirà di avere un numero di casi nettamente inferiore di infezioni da Rsv nei neonati con conseguente liberazione di posti nelle terapie intensive, oltre ad abbattere l'impatto economico e garantire migliore sostenibilità dei sistemi sanitari nazionale e regionale".  L'associazione nazionale pazienti Respiriamo insieme Aps "dal 2014 è impegnata incessantemente e attivamente nel promuovere e tutelare la salute di tutte le persone, i pazienti adulti e minori affetti da patologie respiratorie, immunologiche, allergiche e rare del polmone - illustra Barbaglia - con l'obiettivo di garantire a tutti l'accesso al giusto percorso di cura e ridurre il peso della malattia per i pazienti e i familiari attraverso il sostegno, l'advocacy, l'educazione e la ricerca". In questo contesto si inserisce anche la campagna di sensibilizzazione 'Non è come sembra', lanciata lo scorso marzo a Roma, "a cui ha presenziato anche il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Francesco Vaia - ricorda - che ha preannunciato proprio in questa occasione l'uscita della circolare del ministero della Salute con le misure di prevenzione contro l'Rsv che è stata firmata proprio lo stesso giorno. L'obiettivo della nostra campagna, che proseguirà fino a ottobre 2024, è proprio quello di accendere i riflettori su questa problematica e tracciare importanti linee di indirizzo che portino ad accrescere l'informazione, la conoscenza, la consapevolezza e la protezione rispetto all'Rsv e ai rischi per i pazienti fragili, dai neonati agli anziani, alle persone con patologia".  Oltre a rappresentare "la prima causa di bronchiolite e quindi di ospedalizzazione nei bambini sotto l'anno di vita, l'infezione da Rsv - rimarca Barbaglia - è causa di infezioni respiratorie acute (Ari), di bronchite asmatica e asma nei bambini, adolescenti e giovani adulti fragili, di riacutizzazione di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e di polmonite interstiziale con sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) nell'anziano, soprattutto in presenza di comorbidità, determinando complicanze" anche molto gravi. In questo contesto, evidenzia, "è quindi necessario sensibilizzare, informare in ogni sede e occasione la popolazione sui rischi legati a questo virus e sugli strumenti di prevenzione esistenti. Va poi coinvolto in modo diretto il mondo sanitario sia territoriale che ospedaliero".  "Dal nostro confronto quotidiano con i soci o i pazienti - conclude Barbaglia - emerge una fotografia piuttosto deludente riguardo all'informazione sull'offerta preventiva a loro dedicata. E' importantissimo intervenire quindi affinché ci siano sempre più campagne e iniziative mirate a far conoscere in modo capillare le opportunità di prevenzione vaccinale ed immunizzazione, soprattutto alle persone fragili come bambini, neonati ed anziani, oltre a chi soffre di patologie respiratorie croniche come le persone di cui la nostra associazione si prende cura". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Imprese, Camilleri (Gruppo Hera): "Patto buon lavoro poggia su linguaggio inclusivo"

(Adnkronos) - Welfare aziendale, inclusione, sviluppo professionale. Sono alcuni dei punti fondamentali del Patto del buon lavoro presentato oggi nella sede del Gruppo Hera a Bologna e firmato tra l'azienda e le sigle sindacali dopo una vertenza durata 8 mesi. “Le novità importanti di questo accordo - spiega Alessandro Camilleri, direttore centrale personale e organizzazione Gruppo Hera - hanno a che fare con il protagonismo che noi cerchiamo di lasciare sempre alle persone del nostro gruppo”.  "Mi fa piacere citare - continua Camilleri - il linguaggio inclusivo per una cultura rispettosa di tutti e per questo anche lo stesso patto è scritto con un linguaggio inclusivo, in maniera accessibile per tutti. Però nel concetto di inclusione abbiamo anche tanti temi di natura sociale, cerchiamo di includere tutte le diverse abilità all'interno della nostra organizzazione, a partire dall'autismo, a proseguire con le persone che hanno disabilità fisiche fino ad arrivare anche all'ultimo capitolo che stiamo cercando di portare avanti sulle neurodivergenze”. Un capitolo molto importante del Patto è quello sulla genitorialità, misure per supportare i genitori nei primi anni di vita dei figli: ”Andiamo a riconoscere sette giorni aggiuntivi rispetto a quelle già riconosciute dai contratti nazionali per assistere i propri figli nel primo anno di vita. Dopodiché andiamo a raggiungere ulteriori due giornate per quello che riguarda i primi tre anni di vita, quindi assistendo anche i figli nell'inserimento all'asilo nido e aggiungiamo anche una giornata con un potere simbolico significativo, quella dedicata all'accompagnare i figli al primo giorno di scuola elementare (misura valida per entrambi i genitori). Per noi assistere ai figli è un impegno concreto che si vede anche nel nostro welfare; ci sono tante iniziative di supporto economico e non solo nei confronti dei genitori e complessivamente riusciamo anche a erogare circa 4.000 euro all'anno per figlio nei percorsi di vita e di crescita“.  ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Imprese, Sorrentino (Filctem): "Patto buon lavoro Gruppo Hera investe in sicurezza"

(Adnkronos) - “L'elemento di novità in questo accordo è che l'azienda ha scelto una logica industriale rispetto ad una logica finanziaria, investendo sulle persone”. Sono le parole di Ilvo Sorrentino, segreteria nazionale Filctem-Cgil in occasione della firma del Patto del buon lavoro il documento programmatico siglato oggi dal Gruppo Hera, dal coordinamento rsu del Gruppo Hera e dalle segreterie nazionali e regionali di Filctem e FP Cgil, Femca, Fit e Flaei Cisl, Uiltec e Uiltrasporti Uil, Fiadel e Cisal Federenergia. “Si investe in occupazione in sicurezza - spiega Sorrentino - accordi di questo tipo diventano anche di riferimento rispetto ai contratti che dovremmo rinnovare, diventano determinanti sia per l'aspetto dell'orario di lavoro ma anche per la questione della sicurezza. Hera è riferimento all'interno del settore è una risposta a quella vertenza dei lavoratori a cui hanno partecipato con forza e che stanno dicendo con l'accordo che abbiamo fatto in termini unanimi, che è un accordo condiviso anche da loro". “Il Patto del buon lavoro - avverte - è arrivato dopo otto mesi di confronto tra Hera e i sindacati con due proclamazioni di sciopero (uno poi revocato). Confronto anche aspro, però devo dire sempre con rispetto tra le parti, e con il fatto che alla fine siamo riusciti a trovare delle soluzioni importanti. Il patto è di 70 pagine, significa che siamo dovuti entrare nello specifico di tutta una serie di meccanismi e di situazioni che per le lavoratrici e i lavoratori erano determinanti".  ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Imprese, Fabbri (Gruppo Hera): "Patto buon lavoro aperto a tutti stakeholder di riferimento"

(Adnkronos) - “Il Patto del buon lavoro è la sintesi di un progetto comune dell’azienda e delle organizzazioni sindacali, aperto al coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder di riferimento". A dirlo Cristian Fabbri, presidente esecutivo del Gruppo Hera. "Vogliamo essere l’esempio - spiega - di come l’impresa possa rappresentare un motore di cambiamento positivo e costruire insieme un futuro più inclusivo, sostenibile e sicuro".  "Il nostro purpose aziendale lo ricordiamo - avverte - risponde a una più ampia convinzione: quella che la valorizzazione delle persone che lavorano nel Gruppo e la loro soddisfazione sono fondamentali per garantire la crescita e la solidità dell’azienda e, allo stesso tempo, fornire servizi sempre migliori, con positive ricadute ambientali ed economiche per i territori serviti. In un contesto sfidante come quello attuale, in cui i valori fondamentali del lavoro rischiano di essere messi in secondo piano, abbiamo deciso di ripartire dalle basi solide di quanto già sviluppato dall’azienda nel corso degli anni per far evolvere ulteriormente i nostri standard di riferimento e costruire nel tempo nuovi progetti e nuovi modelli di partecipazione insieme alle organizzazioni sindacali".  "Il Patto del buon lavoro - ricorda - si fonda su cinque pilastri che sono in linea con il nostro purpose: salute e sicurezza; filiere integrate e appalti; equità e inclusione; benessere, sviluppo professionale e produttività; sostenibilità e valore condiviso. All’interno di questi ambiti prendiamo insieme impegni concreti mantenendo al centro, con forza, le persone del Gruppo Hera. La nostra strategia di rendere le persone le reali protagoniste del cambiamento e del futuro dell’azienda è confermata anche dalle 2.600 assunzioni previste nel quadriennio 2024-2027, comprensive delle internalizzazioni, e da investimenti complessivi per 60 milioni di euro sulla formazione e lo sviluppo di nuove competenze per affrontare le prossime sfide, di cui un terzo nell’ambito della sicurezza. Il Patto del buon lavoro rappresenta, insomma, un modello innovativo, un ponte verso il futuro per rispondere efficacemente alle evoluzioni in corso sul mercato del lavoro con una transizione giusta, che vede tutti gli stakeholder partecipare alla creazione di sviluppo sostenibile e trarre beneficio da questa crescita”. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Farmaceutica, Italia al primo posto nel mondo per crescita dell'export nel 2021-23

(Adnkronos) - "Al primo posto a livello mondiale per crescita dell'export tra il 2021 e il 2023. E' il traguardo raggiunto dall'industria farmaceutica in Italia grazie a imprese, internazionali e nazionali, che continuano a investire nel Paese". E' quanto afferma Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nel corso dell'assemblea oggi a Roma all'Auditorium della Conciliazione. "E' l'export che traina la produzione e che fa registrare record su record. Farmaci e vaccini sono il secondo settore 'made in Italy' per saldo estero, 17 miliardi di euro nel 2023. La quota dell'export farmaceutico sul totale manifatturiero è passata dal 3,8% all'8,3% in 20 anni", ha ricordato il presidente, riconfermato nell'incarico per il biennio 2024-26. Cattani è stato riconfermato alla guida di Farmindustria.  L'industria del Pharma conferma di essere un settore hi-tech strategico per la nazione. "La produzione - sottolinea Cattani - ha toccato i 52 miliardi di euro nel 2023 e oltre 49 di export, nonostante le difficoltà causate dall'aumento dei costi del 30% rispetto al 2021. Gli investimenti sul territorio sono stati di 3,6 miliardi, di cui 2 in ricerca e sviluppo. Gli addetti sono 70.000 (+2% nel 2023 e +9% in 5 anni), con un incremento di quasi il 20% di under 35 negli ultimi 5 anni e con un'elevata presenza di donne, il 45% del totale". Senza dimenticare che negli ultimi 5 anni "le domande di brevetto farmaceutico nel Paese sono aumentate del 35%, rispetto al +23% dei 'big Ue".  Industria che, continua il presidente, ha un welfare aziendale "all'avanguardia ed è il primo settore tra quelli manifatturieri, secondo Istat, per competitività, con il più alto valore aggiunto per addetto, parametro di produttività per cui siamo migliori degli altri big Ue. E che guarda al futuro con progetti di responsabilità sociale, anche con l'alternanza scuola-lavoro, nelle scuole superiori e negli Its, per formare gli studenti e sviluppare le competenze necessarie alle imprese. Proprio con questo obiettivo - ricorda Cattani - è stato recentemente firmato un protocollo d'intesa con l'Egitto, nell'ambito del Piano Mattei, per la partnership tra imprese e la formazione, attraverso scambi accademici e professionali di docenti e studenti".  "A inizio 2024 è stato raggiunto un record storico per i farmaci in sviluppo nel mondo, 23.000, con investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese farmaceutiche di oltre 1.700 miliardi di dollari tra il 2023 e il 2028. Ma la competizione globale corre sempre di più. Ecco perché essere veloci, attrarre investimenti e offrire innovazione deve diventare il must delle politiche dell'Unione europea e dell'Italia. Non possiamo avere una realtà a due velocità: un mondo che cambia rapidissimamente e assetti decisionali e regolatori fermi a vent'anni fa. Serve voltare pagina per tenere il passo di altri Paesi in un contesto globale sempre più complesso. In Italia è indispensabile una governance farmaceutica davvero moderna, con regole nuove, chiare, adatte alla rapidità dell'innovazione, superando il sistema del 'payback', tassa iniqua e aggiuntiva che grava sulle aziende per quasi 2 miliardi nel 2024", chiede Cattani. "Riforme da accompagnare - aggiunge - a una semplificazione per la ricerca clinica e a regole per consentire l'uso del dato clinico per necessità di ricerca, nel rispetto della privacy. Fondamentale - avverte il presidente - è anche ridurre i tempi di accesso all'innovazione per i cittadini, ancora troppo lunghi (14 mesi a livello nazionale, ulteriormente aggravati da quelli a livello regionale), con evidenti differenze sul territorio, che generano disuguaglianza e disomogeneità". Secondo Cattani, "occorre riconoscere il valore dell'innovazione e rivalorizzare alcuni farmaci di grande diffusione e a basso costo, per garantire così la sostenibilità industriale messa in difficoltà a causa di un aumento strutturale dei costi. Con un finanziamento basato sulle reali esigenze di salute". "Su Europa e Italia - osserva il numero uno di Farmindustria - molto positiva è l'azione del Governo che ha dimostrato di credere nell'innovazione. Bisogna proseguire nel dialogo tra istituzioni e industria collaborando nell'ottica di una visione condivisa dell'interesse nazionale. Perché solo insieme è possibile vincere in Europa e nel mondo".  ---salute/farmaceuticawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gruppo Hera-sindacati, con Patto buon lavoro disegnano modello del futuro

(Adnkronos) - Il Gruppo Hera disegna il modello di impresa del futuro e insieme alle organizzazioni sindacali vara il Patto del buon lavoro, un documento ampio, innovativo e programmatico, inedito nel panorama del settore in Italia. Fondato su cinque pilastri (salute e sicurezza; filiere integrate e appalti; equità e inclusione; benessere, sviluppo professionale e produttività; sostenibilità e valore condiviso), il Patto del buon lavoro è stato firmato dal Gruppo Hera, dal coordinamento rsu del Gruppo Hera e dalle segreterie nazionali e regionali di Filctem e Fp Cgil, Femca, Fit e Flaei Cisl, Uiltec e Uiltrasporti Uil, Fiadel e Cisal Federenergia. L’impegno comune è di tracciare un percorso che coniughi crescita aziendale, sviluppo sostenibile e benessere collettivo, con l’obiettivo di creare valore nel lungo termine e generare un impatto positivo tangibile per tutti gli stakeholder, a partire dalle persone e dal territorio, temi da sempre centrali per la multiutility che già oggi conta oltre 10.000 dipendenti, un numero in costante aumento dal 2002, con oltre il 95% di contratti a tempo indeterminato.  La strategia di rendere le persone protagoniste del cambiamento e del futuro dell’azienda è confermata anche dalle 2.600 assunzioni nel quadriennio 2024-2027, comprensive delle internalizzazioni previste, con investimenti complessivi per 60 milioni di euro sulla formazione e lo sviluppo di nuove competenze per affrontare le prossime sfide. La piena convergenza tra impresa e lavoratrici e lavoratori, che hanno ratificato il documento nelle assemblee territoriali convocate dalle organizzazioni sindacali, si è realizzata per la prima volta attorno al corporate purpose, ragion d’essere del Gruppo Hera, tanto che nel 2021 è stato tra le prime aziende in Italia ad averlo esplicitato nel proprio statuto e adesso è tra i primi ad inserirlo in un accordo programmatico con le organizzazioni sindacali. A dare concretezza agli impegni del Patto, inoltre, una novità assoluta: il premio di risultato sarà calcolato anche in base alla capacità della multiutility di generare valore condiviso, a conferma di un impegno ancora più stringente per garantire uno sviluppo sostenibile e una transizione giusta.  Numerose le novità contenute nel Patto, tra cui l’impegno per il supporto alla genitorialità, alle persone fragili, ai caregiver, la valorizzazione delle diverse abilità, l’investimento per la crescita e il benessere delle persone del Gruppo, il contrasto alla violenza di genere e la promozione dell’inclusione. Lo stesso documento è stato redatto utilizzando un linguaggio inclusivo, assicurandone l’accessibilità anche nel formato digitale per renderlo fruibile alle persone non vedenti o ipovedenti che utilizzano screen reader. Il Patto del buon lavoro rappresenta un progetto aperto al coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder di riferimento e ha l’ambizione di rappresentare un esempio virtuoso sul piano nazionale.  La sicurezza è uno dei principi fondanti del Gruppo Hera, fin dalla sua nascita, e i progetti avviati nel corso degli anni, insieme ai positivi risultati ottenuti (nel 2023 l’indice di frequenza degli infortuni è sceso a 9,66, miglior valore dal 2016, anno in cui è iniziata la rilevazione, raggiungendo valori del 39% inferiori alla media delle aziende analizzate dalla Fondazione Utilitatis per conto di Utilitalia nel Rapporto di Sostenibilità 2023), sono il punto di partenza delle iniziative di miglioramento, che riguarderanno, tra l’altro: la sicurezza delle persone che lavorano su strade dove insiste il traffico veicolare; l’informatizzazione del processo di gestione del vestiario e dei dispositivi di protezione individuale; lo scambio di esperienze e le simulazioni di tutte le situazioni di emergenza, anche in collaborazione con le istituzioni.  Gran parte delle azioni contenute nel Patto del buon lavoro riguardano la cultura e la formazione, ambiti sui quali gli standard quali-quantitativi del Gruppo sono già particolarmente elevati. Hera prosegue dunque sulla strada già tracciata e si impegna a realizzare nel periodo 2024-2027 oltre 400.000 ore di formazione e ad investire solo in questo ambito circa 20 milioni di euro.  Filiere integrate e appalti: già nel 2016, con la firma congiunta del Protocollo Appalti tra la multiutility e le organizzazioni sindacali, il Gruppo Hera si è posto all'avanguardia su questo tema e ora conferma lo spirito innovativo con la volontà di rivedere il Protocollo entro il 2024, migliorandolo attraverso il confronto sindacale e cogliendo l’opportunità introdotta dalla nuova normativa di recente approvazione. L'impegno riguarda la definizione più chiara delle clausole sociali, a cominciare dalla pubblicazione nel sito del gruppo del nuovo protocollo. Verrà poi definito un sistema di qualifica e selezione delle imprese che premia qualità, sicurezza e performance Esg. Verranno introdotti nuovi strumenti digitali per una gestione più efficace dei controlli in cantiere e realizzate attività di audit tramite visite ispettive nei cantieri e nelle sedi dei fornitori. Equità e inclusione: i valori dell’equità e dell’inclusione vengono declinati nel Patto del buon lavoro con azioni concrete che confermano e migliorano, con scelte innovative, la strada già tracciata dal Gruppo Hera sin dalla sua nascita. Oltre al potenziamento del coinvolgimento delle persone attraverso momenti di partecipazione e ascolto, per rafforzare il senso di appartenenza al Gruppo, il Patto contiene novità sulla flessibilità (ad esempio l’ampliamento della possibilità dello smart working per le persone fragili e i caregiver); genitorialità (aumento dei permessi nel periodo del primo anno di età dei figli, riconoscimento di ulteriori permessi per l’inserimento al nido e per essere presenti il primo giorno di scuola elementare); valorizzazione delle diverse abilità; promozione del linguaggio inclusivo; contrasto alla violenza di genere, con l’istituzione della Commissione bilaterale per le pari opportunità come ulteriore sede di monitoraggio e confronto. Benessere, sviluppo professionale e produttività: investire nel benessere, nello sviluppo e nella motivazione delle persone di Hera è fondamentale per una produttività sostenibile e per determinare il successo duraturo dell’azienda. Il Patto del buon lavoro introduce l’aumento fino a 400 euro dal 2025 della quota flessibile destinata a tutte le lavoratrici e i lavoratori e prevede investimenti per consolidare le collaborazioni con il sistema educativo e l’apprendimento continuo delle persone per complessivi 60 milioni di euro. Inoltre, Hera si impegna a rendere possibile la fruizione di 150 ore annuali di permesso studio a tutte le persone del Gruppo, anche per master e corsi di alta formazione non riconosciuti dal Miur. Permessi anche per chi si dedica a corsi di abilitazione professionale, ad esempio per conseguire patenti speciali.  Sostenibilità e valore condiviso: la novità assoluta nel calcolo del premio di risultato anche sulla capacità del Gruppo Hera di incrementare il valore condiviso (oltre all’aumento progressivo annuale del premio stesso di 225 euro l’anno nel triennio 2025-2027), è accompagnata da una serie di azioni di sviluppo delle persone in termini di evoluzione delle modalità di lavoro, accelerazione della digitalizzazione dei processi, valorizzazione in ottica di sostenibilità e circolarità. Rientra in questa prospettiva il sostanzioso piano di assunzioni nel periodo 2024-2027 che riguarderà 2.600 persone, comprensive delle internalizzazioni previste. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giornata mondiale del bikini. "Zero tabù per chi ha subito un intervento al seno"

(Adnkronos) - Il senso di libertà che esplode quando, via i vestiti, ci si spoglia della fatica di un anno di lavoro e la pelle si accende a contatto con il sole e con il vento. Una gioia appannata solo dal pensiero di non apparire perfette come si vorrebbe. Croce e delizia di ogni inizio d'estate, la prova costume ha un sapore dolceamaro un po' diverso per le donne che ritornano in spiaggia dopo un intervento di ricostruzione mammaria per un cancro al seno. Nessun tabù, via i complessi e le paure: scoprirsi e affrontare a testa alta lo specchio e lo sguardo degli altri si può e si deve. Parola delle esperte di Beautiful After Breast Cancer (Babc) Italia Onlus, che in occasione della Giornata mondiale del bikini in calendario il 5 luglio rassicurano e consigliano chi si prepara a indossarlo dopo l'operazione. Quando si indossa nuovamente il bikini dopo una ricostruzione al seno, si teme che qualsiasi irregolarità o differenza tra le mammelle possa essere notata", spiega Marzia Salgarello, chirurgo plastico ricostruttivo presso la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma e presidente di Babc Italia Onlus. "In realtà - precisa - con le nuove tecniche di ricostruzione mammaria protesica prepettorale, mi sento di rassicurare le donne. Queste tecniche, infatti, rendono la ricostruzione più naturale, perché la protesi è posizionata davanti al muscolo e quindi si comporta in modo simile al seno di prima della mastectomia". Non teoria, ma realtà: "In questo periodo dell'anno - racconta la specialista - la mia équipe ed io riceviamo numerose foto di pazienti che sfoggiano orgogliose il costume da bagno. In quelle immagini c'è innanzitutto la gioia di aver superato un periodo difficile, ma anche quella di ritrovare il proprio corpo, in alcuni casi ancor più bello di prima. E' questo soprattutto il caso delle pazienti che hanno ricevuto una ricostruzione bilaterale dopo una mastectomia bilaterale, in cui, quindi, i due seni sono davvero molto simili, poiché è stata posizionata la stessa protesi su entrambi i lati". Ma anche "in tutti gli altri casi, ovvero quando la mastectomia e la successiva ricostruzione mammaria sono state monolaterali, cioè hanno coinvolto solo un seno - tranquillizza Salgarello - la ricostruzione con la protesi prepettorale garantisce comunque un aspetto e una mobilità che lo fa assomigliare all'altro seno". "Nel caso la paziente sia stata sottoposta ad una ricostruzione con lembi, ovvero con i propri tessuti e non con la protesi", continua Liliana Barone Adesi, dirigente medico dell'Uoc di Chirurgia plastica della Fondazione Policlinico Gemelli e vicepresidente Babc Italia Onlus, il seno "avrà di certo un aspetto ancora più naturale che le garantirà anche, nell'immediato, una maggiore simmetria rispetto all'altro seno. Inoltre, i risultati della ricostruzione con lembi sono più stabili nel tempo: il seno ricostruito seguirà i cambiamenti fisiologici del corpo, ingrassando se la paziente prende peso e invecchiando con lei. Sarà soggetto alla forza di gravità, come fa il seno originario. Questo tipo di intervento, però, necessita di 'attingere' tessuto principalmente dall'addome, e pertanto non è indicato nelle pazienti particolarmente magre. Le pazienti che presentano invece una pancia un po' più pronunciata possono ricostruire la mammella prelevando il tessuto proprio da quel distretto. L'incisione verrà fatta in una zona che cade sotto lo slip e che pertanto risulterà invisibile anche in costume, analogamente a quanto avviene per un addominoplastica estetica". "Quel che le pazienti temono di più nell'indossare il costume - riferisce Salgarello - è che nella posizione sdraiata, se la ricostruzione è stata con una protesi monolaterale, il seno con protesi rimarrà più duro e statico, mentre l'altro non ricostruito cambierà di forma poiché più morbido. In realtà, grazie alle nuove tecniche di ricostruzione prepettorale, la mobilità della mammella è molto simile a quella originaria e inoltre con l'uso di costumi ad hoc si può ridurre al minimo questo problema. Grazie alle moderne protesi è possibile ottenere un risultato naturale che uniforma il seno ricostruito a quello sano", ribadisce l'esperta. Alcune buone abitudini possono aiutare. "Consigliamo alle pazienti di utilizzare una protezione solare 50+ anche sotto il costume, applicata più volte al giorno, e di esporsi al sole solo nelle ore più fresche, evitando quindi le ore centrali della giornata", raccomanda Barone. "Nessun problema - aggiunge - per il bagno al mare. Il consiglio però è di fare una doccia con acqua dolce subito dopo, per evitare irritazioni della pelle che l'acqua salina può comportare. Un altro utile accorgimento in caso di ricostruzione autologa è quello di utilizzare i cerotti al silicone sulla cicatrice. In questo modo si otterrà la protezione completa delle cicatrici, quasi come se fosse uno schermo solare totale applicato in permanenza, e si favorisce anche una migliore cicatrizzazione della pelle". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)