Turismo: in Estonia fra gallerie d'arte e manieri, riti e natura, la Strada della cipolla è una nuova meta
(Adnkronos) - “Una regione, due lingue, tre culture”. E’ il motto della ‘Strada della cipolla’, un network nato 15 anni fa, in Estonia, nella zona che costeggia il Lago Peipus, al confine con la Russia, oggi diventata una destinazione turistica sempre più attrattiva. E che chiude una stagione molto animata grazie al grande progetto che ha visto Tartu, seconda città estone, detenere il titolo di Capitale europea della cultura nel 2024, insieme ad altri 20 comuni del Sud Estonia. Un titolo ‘allargato’ al territorio, quindi, che ha permesso di valorizzare e promuovere non solo la parte urbana ma anche i centri rurali, tutti da scoprire. Come i ‘villaggi di strada’ che si susseguono lungo il Lago Peipus: chilometri senza soluzione di continuità di case colorate, affacciate sulla via principale e separate solo dai loro giardini e cortili. E’ qui che si coltivano le famose cipolle di Peipus, simbolo del patrimonio culturale e gastronomico della regione, che crescono nei terreni sabbiosi e ricchi di humus vicino all’acqua: di colore giallo dorato, vengono conservate in trecce o ghirlande appese fuori dalle porte delle case o dei ristoranti e nei tanti chioschi e mercatini più o meno improvvisati che si incontrano lungo la via, soprattutto tra agosto e settembre, a fine raccolto, pronte per essere vendute e conservate per il freddo inverno. Un ciclo di coltivazione, quello della cipolla, che dura quattro anni, e di cui si può conoscere tutto visitando la Kostja Onion farm. Si apprende così che della cipolla si usa ogni parte, non solo il bulbo ma anche le foglie, che vengono tritate e mescolate con la panna acida per condire le insalate e non solo. E sono diversi gli impieghi in cucina, dalle zuppe ai contorni, fino all’immancabile torta di cipolla, realizzata in infinite versioni, con tanto di competizione che ogni anno vede sfidarsi ristoratori e privati per aggiudicarsi il primo posto. In epoca sovietica le cipolle coltivate in questa zona rifornivano i mercati di San Pietroburgo; con il crollo del regime la produzione si è rivolta solo al mercato interno e, da qualche anno, anche a quello turistico. Grazie all’iniziativa di istituzioni, privati ed esercenti, infatti, è nato nel 2009 il network di oltre 30 attività turistiche che prende il nome da questo prezioso prodotto. La ‘Strada della cipolla’ (in estone ‘Sibulatee’) è stata creata con lo scopo di lavorare insieme e fare sinergia per promuovere la regione, oggi sempre più apprezzata dai turisti estoni e internazionali, con quanto ha da offrire tra natura e tradizioni, strutture ricettive e centri culturali. A mezz’ora da Tartu, la ‘Strada della cipolla’ si estende da Varnja a Kallaste, e corre lungo il Lago Peipus, il quinto più grande in Europa e il maggiore del paese, che segna il confine tra Estonia e Russia. Affacciandosi su uno dei punti belvedere per ammirare la lunghissima sponda frastagliata e le ampie spiagge, non si direbbe che a una manciata di chilometri, al largo di questo enorme specchio d’acqua calmissimo, corre una invisibile barriera, impenetrabile anche per i pescatori locali, oltre la quale l’Unione europea finisce e il mondo cambia. Sarà forse anche perché qui, se da un lato il vecchio dominatore sovietico che pure è tornato a fare paura appartiene ad anni cupi della storia del paese, dall’altro in questa terra di confine la convivenza tra popoli e lingue (il russo viene parlato correntemente) viene da lontano. Alla comunità locale di contadini estoni, con il loro dialetto e i loro costumi, si è mescolata infatti fin dalla fine del 1600 quella dei ‘Vecchi credenti russi’, una minoranza religiosa ortodossa fuggita dalle persecuzioni in Russia per non aver accettato la riforma liturgica, e rifugiatasi sulla costa estone del lago. Sono loro che hanno iniziato la coltivazione delle cipolle e la pratica della pesca; e sempre loro hanno fondato numerosi villaggi, ciascuno con la sua ‘Casa di preghiera’, dove si svolgono le funzioni religiose. Per 300 anni, attraversando anche il periodo sovietico ostile alla pratica della religione, hanno mantenuto inalterati il loro rito e la loro cultura e ancora oggi queste antiche tradizioni, ‘rinate’ con la nuova indipendenza estone, sono ben vive lungo le sponde del lago dove tuttora abita la minoranza. Ma c’è una terza cultura che ha segnato la storia e l’architettura in particolare di questa regione: quella dei tedeschi del Baltico, arrivati in Estonia e in Lettonia fin dal XIII secolo in seguito alle Crociate del Nord, e insediatisi poi come élite commerciale e politica. Questi abitanti di etnia tedesca rimasero sempre separati dalla popolazione locale: una sorta di aristocrazia a cui furono concessi privilegi e diritti di amministrazione, fino alla fine dell’Impero russo e all’indipendenza dell’Estonia, nel 1919, quando i tedeschi-baltici fecero in massa ritorno in Germania. Lasciandosi però alle spalle tracce della loro permanenza e del loro potere ben visibili in diverse parti del paese, e in particolare nella regione Peipsimaa, come le dimore nobiliari di gusto occidentale che si erano fatti costruire. Tra le più famose è il Castello di Alatskivi, risalente al XVI secolo ma fatto ricostruire a fine 1800 in stile neogotico, sul modello della residenza reale scozzese di Balmoral, da Arved von Nolcken, barone tedesco-baltico che visse qui con la sua famiglia, in un’atmosfera fatta rivivere con il recente restauro avvenuto tra il 2005 e il 2011, tra arredi, tappezzerie e boiserie. Il Castello, dalla facciata bianca incastonata fra torrette, è circondato da un ampio parco dove sorgono anche altri edifici, che ancora attendono una destinazione d’uso. Una gemma architettonica che oggi ospita un hotel esclusivo, con pochissime camere, un ristorante con menu multiculturale che periodicamente ospita anche cene a tema, e due musei: nei sotterranei un’originale rivisitazione che racconta la vita della servitù che lavorava per i nobili e al piano superiore una raccolta di strumenti, oggetti e cimeli appartenuti al compositore e condottiere estone Eduard Tubin, originario di questa zona che ha dato i natali a diversi eroi del paese. Sempre nella struttura è aperto un laboratorio di ceramica dove si può imparare la tecnica di lavorazione, comprare un souvenir o crearsi il proprio da riportare a casa. Un’ampia scelta di oggetti vintage e d’antiquariato si trova anche all’entrata del Castello, nella galleria Alatskivi Antiques, gestita da un olandese, dove si può fare un vero e proprio tuffo nel passato. Una visita al Castello di Alatskivi, che fa parte della ‘Strada della cipolla’, oltre a testimoniare gesta gloriose, offre quindi anche un’esperienza variegata al visitatore, così come altre strutture che fanno parte del network, dove si può al tempo stesso avere una testimonianza storica e culturale ma pure sperimentare una tradizione mantenuta viva. Per raccontare la storia e i costumi dei ‘Vecchi credenti russi’ è stato realizzato il museo di Kolkja, recentemente rinnovato, dove sono ricreati diversi ambienti di una casa tipica ed esposti vestiti tradizionali e oggetti di uso quotidiano. Al piano superiore, di fronte alla fedele ricostruzione di una cappella, con l’ausilio di un visore in 3d si può assistere a una celebrazione liturgica secondo l’antico rituale ortodosso che da secoli questa minoranza pratica e difende. In una vera casa dei ‘Vecchi credenti russi’ si può poi entrare visitando la Samovar House, dove la famiglia proprietaria custodisce gelosamente una collezione di samovar, il contenitore dotato di rubinetto, antesignano del moderno bollitore, tradizionalmente usato in Russia e in altri paesi slavi e orientali per scaldare l’acqua. Ce ne sono oltre 200 esemplari, antichi e moderni, colorati e metallici, di diverse misure e forme, prevalentemente provenienti dalla Russia ma non solo. Oltre a perdere lo sguardo per cogliere ogni minimo dettaglio che differenzia uno dall’altro, si può anche degustare un tè preparato con l’acqua bollita all’interno di un samovar, accompagnato da biscottini tradizionali al profumo di zenzero. Unica condizione, come spesso accade da queste parti, togliersi le scarpe all’ingresso e indossare un paio di pantofole, anch’esse tipiche e caldissime. Un’altra casa del 18° secolo ospita il Peipsimaa Heritage Centre e Chicory Museum: una miscellanea di cultura locale e un’esperienza in sé, arricchita dall’incontro con Heikki Põldma, artista e inventore ma soprattutto anima di questo luogo insieme alla moglie Kairi Güsson, che si occupa dell’angolo ristoro dove, nella bella stagione, si può assaggiare un panzerotto alla cipolla o bere un raro caffè di cicoria. Sì, perché in questo centro culturale, che racconta le mille sfaccettature del mix di tradizioni nato dalla convivenza con i ‘Vecchi credenti russi’, si trova anche il piccolo museo della cicoria, dove si apprende che la coltivazione di questa erba, che veniva usata al posto del caffè perché più economica e coltivabile anche in un clima freddo, è cominciata in Italia nel 18° secolo, e dove si può vedere ancora in funzione un vecchio forno per l’essiccazione. Estimatori e curiosi di questa bevanda, considerata peraltro molto salutare, potranno anche comprare sacchetti di cicoria essiccata per prepararla a casa nello shop del centro culturale. Un bazar in miniatura dove si trovano articoli di artigianato locale, compresi quelli realizzati nel laboratorio presente al secondo piano, dove si tengono workshop per apprendere le tecniche di pittura a stampa su tessuto utilizzate dai ‘Vecchi credenti russi’, la cui memoria è tramandata anche nella collezione sottostante di icone e altri oggetti sacri. La visita al Peipsimaa Heritage Centre non può dirsi completa se non si dà un’occhiata a tutte le creazioni ingegnose esposte nel dehors che ripropongono vecchi marchingegni. Altro luogo speciale, che guarda però al contemporaneo, è la Voronja Gallery, galleria d’arte aperta una decina d’anni fa in un edificio di un ‘villaggio di strada’ comprato per caso e d’istinto dai fondatori e curatori, Kaili Kask e Raul Oreskin. La coppia in estate si trasferisce da Tartu in questo loro secondo domicilio che è diventato un tempio di arte moderna e un inno alla sostenibilità. Una casa privata, adibita in parte a galleria e in parte a caffè, che è un mondo da esplorare, con i suoi interni di design illuminati da una vetrata composta da un puzzle di vecchie cornici che dà sul giardino: un parco di sculture moderne e oggetti di modernariato che si confondono con i tavoli all’aperto a disposizione degli ospiti; persino la sauna, immancabile in ogni casa estone, è trasformata in spazio espositivo. In questo luogo, che è una continua scoperta, ogni cosa è distrattamente al suo posto e ogni dettaglio parla di una grande passione. La galleria propone ogni anno una mostra diversa; quella di quest’anno si intitola ‘Visioni del futuro’ ed è parte del programma di Tartu2024. I proprietari, che accolgono personalmente i visitatori, quest’anno trascorreranno tra l’altro un periodo in Italia per una residenza d’artista. E chissà che non si innamorino di qualche ambiente nostrano dove ricreare un format che da noi letteralmente ‘spopolerebbe’. Esperienze varie e variegate, quelle che si incontrano lungo la ‘Strada della cipolla’, dove arte e cultura si fondono con la natura. A farla da padrone, infatti, è sicuramente il paesaggio che spazia dal lago alla foresta, ricca di funghi e frutti rossi. Attività come bird watching, pesca sportiva, biking e trekking sono molto praticate. Da non perdere, naturalmente, l’esperienza della sauna, che fa parte del Dna degli estoni e si declina in varie ‘scuole’, da quella finlandese a quella russa. Ma c’è anche una vera rarità, la sauna di fumo o ‘smoke sauna’ come la chiamano con espressione inglese: una tradizione baltica legata ad antichi rituali di medicina tradizionale considerata un toccasana per la pelle. Si può provare, ad esempio, in una delle strutture ricettive che offrono alloggio in caratteristici bungalow in legno in mezzo al bosco. Un’opzione, questa, percorribile ovviamente solo in estate. Ma anche nel lungo, freddo e buio inverno sono molte le attività e le esperienze che si possono trovare lungo la ‘Strada della cipolla’. Quando il lago è ghiacciato si può andare comunque a pesca, e c’è persino chi ha pensato a costruire delle cabine coperte con apposita apertura per gettare l’amo e tentare la cattura di una delle 37 specie di pesci che vivono in queste acque. Insieme alla cipolla, infatti, il pesce è l’altro ingrediente top della regione, proposto in ristoranti, pub e come street food. Conservato prevalentemente con l’affumicatura, viene appeso, come le cipolle, fuori dalle case e nei banchetti che colorano e accompagnano chi percorre questa lunga e sorprendente Strada ai confini dell’Europa. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Horizon Zero Dawn Remastered per PS5, la recensione
(Adnkronos) - Horizon Zero Dawn Remastered rappresenta un’operazione di ammodernamento del celebre titolo di Guerrilla Games, pubblicato per la prima volta nel 2017 su PS4 e successivamente disponibile su PC. Nonostante il gioco abbia già beneficiato di un aggiornamento per PS5, questa versione remaster intende sfruttare appieno il potenziale della console per offrire una qualità visiva superiore e alcuni miglioramenti tecnici. Tuttavia, è importante chiarire che si tratta di un remaster e non di un remake: il gameplay e i contenuti restano sostanzialmente invariati rispetto all’originale. Il principale punto di forza di Horizon Zero Dawn Remastered risiede nella straordinaria qualità grafica. I paesaggi naturali, già affascinanti nella versione originale, vengono ulteriormente arricchiti da dettagli avanzati nella vegetazione, nei corsi d’acqua e negli effetti di luce. Guerrilla Games ha integrato opzioni di framerate flessibili, con 30, 40 e 60 fps, che permettono un’esperienza fluida e stabile. La qualità visiva, in molti aspetti, si avvicina al livello di un remake, conferendo al gioco un aspetto che si colloca tra i migliori del catalogo PS5. Uno degli aggiornamenti più significativi riguarda i tempi di caricamento. Grazie alla tecnologia SSD della PS5, i caricamenti e i viaggi rapidi sono praticamente istantanei, garantendo un’esperienza di gioco più scorrevole. Anche il comparto audio trae vantaggio dalle caratteristiche del sonoro 3D, che rende il suono più immersivo, mentre il controller DualSense introduce un’interazione più profonda attraverso i trigger adattivi e la risposta tattile. In particolare, l’uso dell’arco di Aloy risulta più realistico grazie alla resistenza variabile dei grilletti. Alcune migliorie di “qualità della vita”, come l’opzione di disattivare l’animazione di raccolta degli oggetti, rendono il gameplay più snello, evitando interruzioni inutili. Inoltre, i giocatori possono ora rimuovere il casco dai costumi di Aloy, permettendo di vedere meglio il volto del personaggio durante le scene di gioco. Tuttavia, mancano alcune delle funzioni introdotte in Horizon Forbidden West, come il parapendio, che avrebbe aggiunto ulteriore dinamismo agli spostamenti. L’assenza di queste caratteristiche può risultare limitante per chi ha apprezzato la fluidità del sequel. La possibilità di trasferire i salvataggi dal PS4 è una comodità, ma ha presentato occasionalmente alcuni problemi di compatibilità, come crash isolati durante i viaggi rapidi in specifiche aree. Inoltre, per i collezionisti di trofei, non è presente il trasferimento di quelli già sbloccati su PS4, rendendo necessario ricominciare il gioco da zero su PS5 per completare nuovamente la lista di trofei. Horizon Zero Dawn Remastered è una celebrazione visiva e tecnica di un titolo che ha segnato una generazione. I miglioramenti grafici e tecnici lo rendono un’esperienza visiva superlativa su PS5, ideale per chi non ha ancora avuto occasione di esplorare il mondo di Aloy. Tuttavia, per i veterani, l’assenza di aggiornamenti significativi al gameplay e di alcune funzionalità del sequel può sollevare interrogativi sull’effettiva necessità di questa remaster, che comunque viene venduta a 50 euro (coloro che sono in possesso del gioco originale possono eseguire l'upgrade alla remastered al prezzo di 10 euro). Se l’obiettivo era dimostrare le capacità grafiche della console, Horizon Zero Dawn Remastered raggiunge brillantemente il suo scopo, ma lascia aperto il dibattito sulla tempistica della sua uscita.
Formato: PS5 (versione testata), PC Editore: Sony Interactive Entertainment Sviluppatore: Guerrilla Games Voto: 8/10 ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Call of Duty: Black Ops 6, la recensione
(Adnkronos) - Call of Duty: Black Ops 6 segna l'attesissimo ritorno della celebre subsaga di Activision, sviluppata da Treyarch. Nata nel 2010, la serie Black Ops si è distinta per le sue trame avvincenti ambientate durante la Guerra Fredda, ricche di intrighi, cospirazioni e colpi di scena. Con personaggi memorabili come Alex Mason e Frank Woods, Black Ops ha esplorato il lato oscuro delle operazioni militari clandestine, offrendo un'esperienza intensa e cinematografica. Black Ops 6 si inserisce in questo filone narrativo, promettendo di portare avanti l'eredità della subsaga con una nuova storia ricca di azione e suspense. Call of Duty: Black Ops 6 si presenta come un titolo che cerca di riportare la serie alle sue radici, offrendo un'esperienza solida e divertente che strizza l'occhio ai fan di vecchia data. Pur senza rivoluzionare la formula consolidata, Black Ops 6 introduce alcune novità interessanti e affina gli elementi che hanno reso celebre la saga. Il gameplay del gioco si basa sulle meccaniche classiche della serie, offrendo un'esperienza frenetica e immediata. Il tempo di uccisione (TTK) è piuttosto basso, il che rende gli scontri rapidi e intensi, ma forse a discapito di una maggiore profondità tattica. Vengono introdotte alcune novità, come lo spostamento omnidirezionale e lo scudo umano, che aggiungono un pizzico di varietà al gameplay, pur senza stravolgerne l'anima. Tuttavia, l'evoluzione del sistema di gioco appare limitata, lasciando trasparire una certa mancanza di innovazione in un comparto che forse necessiterebbe di una ventata d'aria fresca. Dal punto di vista tecnico, Black Ops 6 ripropone quanto visto nelle precedenti iterazioni della serie, con una grafica di alto livello, animazioni fluide e un comparto sonoro eccellente. La colonna sonora è coinvolgente, il doppiaggio (in inglese) di ottima qualità e il design audio impeccabile, come da tradizione per la serie. Dopo alcune campagne deludenti del passato, Black Ops 6 sorprende con una modalità single player di tutto rispetto. La storia, ricca di intrighi e colpi di scena, riporta in auge l'atmosfera della Guerra Fredda che ha caratterizzato i primi capitoli della subsaga Black Ops. Le missioni sono varie e ben strutturate, alternando sezioni stealth, sparatorie adrenaliniche e momenti di pura azione cinematografica. La campagna di Black Ops 6 si dimostra un'esperienza appagante e divertente, in grado di intrattenere il giocatore dall'inizio alla fine. La modalità Zombie torna in Black Ops 6, offrendo un'esperienza classica e frenetica. Affrontare orde di non morti in compagnia degli amici si conferma un'attività divertente e coinvolgente, grazie anche alla presenza di nuovi nemici speciali e potenziamenti. Pur senza particolari innovazioni, la modalità Zombie si dimostra solida e godibile, in linea con le aspettative dei fan. Tuttavia, il cuore pulsante di Call of Duty rimane il multigiocatore, e Black Ops 6 non fa eccezione. Il gameplay frenetico e il Time To Kill ridotto rendono le partite online intense e competitive. Tuttavia, il bilanciamento non è perfetto: il matchmaking, pur migliorato, presenta ancora qualche criticità. Nel complesso, il multigiocatore di Black Ops 6 offre un'esperienza divertente e coinvolgente, con ampi margini di miglioramento. Call of Duty: Black Ops 6 è un titolo solido che riesce a divertire e intrattenere, pur senza stravolgere la formula consolidata della serie. La campagna single player si rivela una piacevole sorpresa, mentre il multigiocatore e la modalità Zombie offrono un'esperienza in linea con le aspettative. Il gioco rappresenta un passo nella giusta direzione per la saga, e un buon punto di partenza per il futuro della serie.
Formato: PS5, Xbox Series (versione testata), PC Editore: Activision Sviluppatore: Treyarch, Raven Software Voto: 7/10 ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tecnologia al servizio degli oceani: NetApp collabora con le istituzioni francesi
(Adnkronos) - La preservazione degli ecosistemi marini è oggi una delle sfide più urgenti e complesse per la comunità scientifica. Per rispondere a questa necessità, il Museo di Scienze Naturali di Parigi e l’Istituto Nazionale di Ricerca Marina Integrata (Ifremer) hanno avviato una collaborazione con NetApp, leader nella gestione dei dati, per costruire una base di archiviazione e analisi dati ad alte prestazioni. Attraverso la tecnologia di NetApp, queste istituzioni possono monitorare e conservare le specie marine, utilizzando sistemi di archiviazione all’avanguardia che permettono un approccio sostenibile e sicuro.
Il Museo di Scienze Naturali a Parigi.
Fondato nel 1793, il Museo di Scienze Naturali di Parigi possiede una delle più grandi collezioni di dati naturalistici al mondo, con informazioni su oltre 16 milioni di specie. Grazie alla collaborazione con NetApp, il museo ha potuto digitalizzare questi dati e garantirne l’accessibilità alla comunità scientifica in un ambiente sicuro e scalabile. Con i sistemi di archiviazione NetApp, il museo può suddividere i dati in base alla frequenza d’uso, rendendo immediatamente disponibili le informazioni consultate più spesso e immagazzinando in sistemi meno intensivi quelle meno richieste. Questo non solo riduce l’impatto ambientale dell’infrastruttura, ma permette anche una gestione più efficace e sicura delle risorse digitali. Uno dei progetti chiave supportati da NetApp è il monitoraggio dei coralli. Grazie alla tecnologia di intelligenza artificiale e all’analisi delle immagini, ogni volta che una foto di un corallo viene caricata online, il sistema è in grado di analizzarla per identificare eventuali segni di deterioramento o malattia. “La nostra collaborazione con NetApp ci permette di raccogliere e analizzare una mole di dati visivi senza precedenti, offrendo un quadro in tempo reale dello stato dei coralli nei diversi oceani,” spiega il museo. Analogamente, i dati acustici raccolti attraverso microfoni subacquei presenti su imbarcazioni in navigazione vengono immagazzinati e gestiti tramite i sistemi NetApp. Questa tecnologia permette di monitorare i movimenti dei cetacei, tracciarne i flussi migratori e studiare il comportamento delle balene in vari ecosistemi. NetApp ha fornito una piattaforma di archiviazione solida e scalabile, che consente di analizzare rapidamente i dati acustici e ottenere informazioni cruciali per la conservazione delle specie marine. L’Ifremer, che conta oltre 1.500 scienziati distribuiti in 24 sedi in tutto il mondo, collabora intensamente con NetApp per sviluppare e sostenere progetti di ricerca di grande portata. “Abbiamo scelto NetApp per la loro capacità di gestire enormi volumi di dati con un livello di sicurezza e flessibilità elevato, cosa essenziale per il nostro lavoro,” dichiara Benoît Morin, responsabile del progetto Datarmor presso Ifremer e ingegnere specializzato in intelligenza artificiale. Morin aggiunge che NetApp ha permesso a Ifremer di implementare sistemi di archiviazione che garantiscono l’accesso ai dati in modo rapido e sicuro, pur mantenendo un’alta sostenibilità. Per questo progetto, Ifremer ha ridotto i suoi sei sistemi di archiviazione a due, grazie alla capacità dei sistemi NetApp di ottimizzare lo spazio e di semplificare la gestione. “Un sistema unico e robusto come quello di NetApp riduce il rischio di guasti e consente una maggiore efficienza operativa, che è cruciale per la nostra attività di ricerca,” spiega Morin. Con i dati raccolti, Ifremer sta sviluppando un atlante genetico marino che coprirà oltre 4.500 specie, un progetto reso possibile grazie all’infrastruttura di archiviazione fornita da NetApp. “Grazie al supporto di NetApp, possiamo offrire ai nostri scienziati una capacità computazionale senza precedenti, il che ci consente di accumulare e analizzare dati in modo molto più veloce,” conclude Morin. L’approccio di Ifremer alla “economia blu”, ossia una sostenibilità economica e ambientale applicata agli oceani, beneficia in modo significativo della tecnologia NetApp. Il sistema di NetApp, che consente di allocare risorse computazionali a seconda delle esigenze di ogni progetto, garantisce che gli scienziati possano accedere ai dati solo per il tempo necessario, liberando poi spazio per nuovi studi. “Grazie a NetApp, possiamo distribuire le risorse in maniera flessibile, rendendo disponibile l’infrastruttura a un numero maggiore di progetti e ottimizzando i costi e l’efficienza,” spiega Morin. La collaborazione tra il Museo di Scienze Naturali di Parigi, Ifremer e NetApp rappresenta un esempio innovativo di come la tecnologia possa supportare la ricerca scientifica e la sostenibilità ambientale. L’uso avanzato dei sistemi di archiviazione di NetApp ha trasformato la gestione dei dati, offrendo a scienziati e ricercatori la possibilità di monitorare e proteggere le specie marine come mai prima d’ora. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cosa bisogna sapere sui funghi, 10 proprietà poco conosciute
(Adnkronos) - 'Allarme intossicazioni da funghi', 'mangia i funghi raccolti nel prato ma erano tossici': inizia la stagione della raccolta e purtroppo sono tanti i casi di intossicazioni anche letali raccontati dai media. Ma cosa bisogna sapere sui miceti? "I funghi sono noti fin dalla notte dei tempi. Popoli antichi come Aztechi e Maya li utilizzavano nelle loro cerimonie sacre. Assidua è anche la presenza dei funghi nella letteratura per ragazzi, con tante favole di fate e di streghe, dove i funghi erano rappresentati sotto forma di rassicuranti rifugi o, diversamente, sotto forma di ingredienti di insidiose pozioni magiche. Nella realtà dei fatti, analizzandoli sul piano nutrizionale, i funghi si presentano come prodotti ipocalorici, ricchi di proteine con una completa dotazione di aminoacidi essenziali. Basso è, invece, l'apporto di grassi e anche l'impatto glicemico". A rispondere è l'immunologo Mauro Minelli, docente di dietetica e nutrizione all'Università Lum. "Sul piano clinico, al di là delle proverbiali controindicazioni - ricorda Minelli che propone 10 brevi focus - sono tante e diverse sono le proprietà benefiche dei funghi": 1) "Al primo posto sono da menzionare le proprietà antiossidanti dovute alle tante sostanze ‘anti-radicali liberi’ di cui i funghi sono ricchi, come i polifenoli, i carotenoidi ed il selenio, in grado di favorire importanti processi di riparazione cellulare". 2) Proprietà antitumorali. "Sono strettamente legate alle attività anti-ossidanti e risultano specialmente incentrate sulla prevenzione del cancro della vescica, ma anche dello stomaco e del colon". 3) "Proprietà anti-obesogeniche e anti-colesterolo-trigliceridi sono state chiaramente dimostrate in modelli animali, certamente correlate all'abbondanza di fibre". 4) "Proprietà antidiabetiche, fibre e alcuni polisaccaridi attribuiscono ai funghi funzioni ipoglicemizzanti". 5) "Proprietà anti-ipertensive. Appartiene a talune varietà di funghi una cospicua dotazione di inibitori dell'Enzima di Conversione dell'Angiotensina (Ace- inibitori) che intervengono nella regolazione e nel controllo della pressione arteriosa". E ancora: 6) "Proprietà epatoprotettive: ben documentate sono pure le azioni di supporto alle attività metaboliche e digestive del fegato, grazie ad alcune sostanze che proteggono l'organo e concorrono alla riparazione degli epatociti eventualmente danneggiati". 7) "Proprietà antimicrobiche: da menzionare è anche il contributo di alcuni princípi appartenenti ai funghi nel contrastare l'azione di batteri e virus. Alcune biomolecole come i triterpeni, per esempio, si sono dimostrate utili nel combattere l'Hiv". 8) "Proprietà energizzanti: praticamente completo è, nei funghi, lo spettro degli aminoacidi, tra i quali spicca il triptofano, importante precursore del neurotrasmettitore serotonina nota per intervenire in maniera determinante nella regolazione del tono dell'umore, dei ritmi 'sonno-veglia' e 'fame-sazietà'. 9) "Proprietà immunomodulanti: grazie ad un ricco patrimonio di lectine, terpeni, potassio, fosforo, selenio, ferro, vitamine del gruppo B, come la B2 e la B3 che sono soprattutto fornite dai funghi porcini, i funghi sono in grado di potenziare le funzioni cellulari del nostro sistema immunitario. 10) "Controindicazioni e misure precauzionali. A qualche rischio, tuttavia, i funghi si accompagnano. Essi non vanno bene per chi soffre di calcoli renali o per chi ha problemi digestivi, a causa della micosina che può renderli indigesti. Non vanno mangiati dai bambini al di sotto dei tre anni e vanno gestiti con attenzione dai soggetti allergici, sia perché alla famiglia dei funghi appartengono anche muffe e lieviti, sia perché il loro consumo non è indicato nelle allergie a metalli come nichel o timerosal", conclude Minelli. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Dieta anti-cancro esiste? I segreti della prevenzione
(Adnkronos) -
Esiste una dieta 'anti-cancro'? Esistono cibi che possono aiutare? Quali buone abitudini adottare per tutelare il proprio stato di salute? A queste domande risponde Rachele Aspesi, farmacista specializzata in Nutrizione e Dietetica Applicata, nel suo nuovo libro 'La dieta anti-cancro esiste? La prevenzione a tavola tra verità e scienza - Con le ricette della salute' (Edizioni Lswr). "Non esiste un regime alimentare anti-cancro – spiega la farmacista Aspesi -. Inoltre, non esiste un singolo cibo che, da solo, possa essere considerato né causa, né risoluzione dal cancro. Tuttavia, esiste un'alimentazione che può aiutare ogni nostra singola cellula a vivere meglio, a sopportare meglio, a combattere meglio”. Gli studi dimostrano che un regime alimentare con un'elevata percentuale di alimenti vegetali migliora il benessere generale e riduce il rischio di sviluppare malattie cronico-degenerative come quelle oncologiche. "Questo vantaggio è dovuto innanzitutto alla moltitudine di principi attivi con potenziali effetti protettivi che vengono studiati sempre più frequentemente, ma dei quali spesso sono necessari ulteriori ricerche che ne confermino la veridicità – continua Aspesi -. Inoltre, ciò che è confermato dagli scienziati è il ruolo importantissimo della fibra contenuta nei cibi vegetali: si dovrebbe ambire a consumare almeno 25-30 grammi di fibra alimentare al giorno per ottenere vantaggi tangibili come il controllo glicemico e della sazietà, la corretta motilità intestinale, l'adeguata pulizia dai batteri eliminati adeguatamente dalle feci". Per ottenere questo risultato si consiglia di includere nella maggior parte dei nostri pasti quotidiani "cereali integrali, come principali fonte di carboidrati, da consumare anche nella versione di chicco e non solo sotto forma di prodotti derivati dalla lavorazione, come comunemente facciamo, ossia pasta e pane. Ovviamente si suggerisce di consumare una gran varietà di verdure non amidacee, ma anche la frutta, tanto discussa a causa del potere zuccherino. Da non dimenticare i legumi che, purtroppo, utilizziamo troppo poco. Il loro utilizzo, spesso molto dibattuto a causa della quota proteica non completa e del potere fermentativo, è utile per introdurre un ottimo quantitativo di fibre e, se abbinata ai cereali, per ottenere un profilo proteico simile a quello della carne", si legge nel libro. Quali sono le abitudini alimentari dannose? "È accertato che alcune abitudini alimentari non salutari possono favorire la comparsa della malattia in due modi: apportando sostanze potenzialmente cancerogene, come quelle prodotte dalla carne rossa, soprattutto se lavorata; privando l'organismo di fattori protettivi come le fibre contenute nella frutta e nella verdura o i mix di vitamine e sali minerali di cui i prodotti della terra sono ricchi e che nessun integratore ha finora saputo riprodurre con eguale efficacia", scrive nel libro Aspesi. "In generale si può dire che una dieta ricca di zuccheri, grassi animali e sale e povera di fibre, verdura e frutta, è quella che più espone al rischio di ammalarsi di cancro – continua l'autrice del libro 'La dieta anti-cancro esiste?' -. Sebbene non ci siano prove sufficienti per dire che la scelta di un'alimentazione vegetariana sia da consigliare, sembra ormai accertato che l'assunzione eccessiva e frequente di carne rossa e soprattutto di salumi, salsicce e insaccati aumenti il rischio della malattia". Secondo l'autrice "un cibo processato è lavorato dall'industria alimentare, aggiunto di grassi, zuccheri e sale, con elevata densità energetica e basso potere saziante: insomma quei cibi dallo scarso valore nutrizionale, ma di cui andiamo ghiotti soprattutto quando si tratta di voler saziare i nostri desideri. Questi cibi favoriscono l'accumulo di tessuto adiposo, aumentano il rischio di grave sovrappeso e, di conseguenza, di ammalarsi di un cancro. Si consiglia, quindi, di limitare questi cibi a poche occasioni". Gli altri cibi da consumare con attenzione. "Utilizzare la carne rossa senza eccessi, all'interno di una dieta sana, non comporta alcun rischio per la salute. Le linee guida consigliano di non superare i 400 grammi a settimana. Si consiglia di non eccedere perché abusare di questi prodotti può far sviluppare il cancro, soprattutto del colon-retto, a causa sia di grassi saturi contenuti nelle carni stesse, sia di composti potenzialmente cancerogeni che si formano sia durante le fasi di preparazione delle carni lavorate, sia durante le cotture ad alte temperature, come quando facciamo una grigliata", aggiunge Aspesi.
Limitare il consumo di bevande zuccherate. "Dovremmo assumere solo occasionalmente le bevande zuccherate, per ridurre il rischio di sovrappeso grave e di malattie oncologiche. Per bevande zuccherate intendiamo anche i tè freddi confezionati e i succhi di frutta già pronti - osserva - Tutti questi prodotti presentano un elevato quantitativo di zuccheri. Non risolvono il problema i prodotti light o zero, che utilizzando dolcificanti artificiali riducono il potere calorico della bevanda, ma senza evitarci l’assuefazione dal sapore dolce. Il che comporta una costante richiesta di zucchero da parte del nostro organismo.
Limitare il consumo di alcool. "Il consumo eccessivo di alcool aumenta il rischio di sviluppare malattie oncologiche. Questo accade perché l’etanolo, classificato come cancerogeno, viene metabolizzato nel fegato e trasformato in alcune sostanze altamente dannose per i processi tumorali. Certo, questo non vuol dire negarci il piacere di un brindisi: si consiglia di non superare un’unità alcoolica al giorno (corrispondente a un bicchiere di vino da 120 ml circa) per le donne, e due unità per gli uomini", conclude. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Alluvione in Spagna, i rischi sanitari. Esperti: "Attenzione a infezioni"
(Adnkronos) - Mentre il bilancio dei morti continua a salire in Spagna dopo le violente alluvioni che hanno colpito il Paese e in particolare la regione di Valenzia, gli esperti ricordano il rischio di diffusione di infezioni. "Ogni volta che c'è una alluvione, soprattutto con queste proporzioni, c'è la possibilità molto alta di commistioni delle acque reflue con quelle piovane con il rischio potenziale di infezioni da microrganismi enterici: Escherichia Coli, salmonella, stafilococchi, vibrioni - magari non colerici - ma minori. L'abbiamo visto anche con l'alluvione in Emilia Romagna, dove però era molto caldo, qui siamo in una stagione diversa e le temperature meno estive potrebbero aiutare a limitare la diffusione di questi pericolosi microrganismi". Così all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova, interviene sui rischi sanitari ed epidemiologici dopo l'alluvione che ha colpito la zona di Valencia in Spagna. Gli fa eco Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana di Malattie infettive e tropicali: "Ci sono rischi sanitari ed epidemici per la popolazione residente legati a questi grandi eventi catastrofici dove le acque chiare si mischiano a quelle scure e potrebbero esplodere gli enterobatteri, ma ci sono rischi anche dall'acqua contaminata quindi non potabile nell'immediato, dalla mancanza di conservazione dei cibi - se non c'è la corrente elettrica - e con gli acquitrini anche delle zanzare che proliferano con una temperature mite e sono comunque vettori di diverse malattie infettive come la febbre Dengue. Meno rischio per i vibrioni del colera perché per diffondersi devono essere comunque presenti e in quella zona non c'è". ---internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumori, in Italia per la prima volta al mondo robot Symani usato in area cervico-facciale
(Adnkronos) - Per la prima volta in Italia e nel mondo il 5 novembre alla Casa di cura San Michele di Maddaloni (Caserta) sarà usato il robot Symani per un intervento di chirurgia testa-collo in campo oncologico. L’evento, che è prima assoluta nel campo della robotica microscopica, vedrà la partecipazione di esperti di levatura internazionale, sia in presenza che in videocollegamento. L’intervento sarà finalizzato alla liberazione del nervo facciale di un paziente con un tumore della parotide, ghiandola salivare che è sempre più frequentemente interessata da neoplasia. Dietro questo evento multidisciplinare e all'avanguardia c’è la visione e l’intuizione di Vito Del Deo, responsabile Chirurgia maxillo-facciale della Casa di cura San Michele, docente di Anatomia Clinica testa-collo al corso di laurea in Medicina in lingua inglese dell'Università Cattolica di Roma e docente di Anatomia Clinica testa-collo alla Facoltà di Medicina dell'Università del Maryland negli Usa. "Parteciperanno personalità di rilievo della chirurgia specialistica europea - racconta all'Adnkronos Salute Del Deo – quali il professor Henning Wieker dell'Università di Kiel (Germania), considerato uno tra i massimi esperti utilizzatori in Europa e nel mondo del Symani, con finalità ricostruttive in campo oncologico maxillo-facciale; sempre in presenza ci saranno i colleghi delle Scuole di Specializzazione di Chirurgia Maxillofacciale, il professor Gianpaolo Tartaro dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, il professor Giovanni Dell'Aversana Orabona dell'Università Federico II di Napoli, professor Pasquale Piombino dell’Aco di Caserta, il professor Mattia Todaro per l'Università Cattolica di Roma. In collegamento 'live' il Professor Asit Arora, leader della chirurgia robotica Orl/ testa-collo nel Regno Unito dal Guy's and St.Thomas University Hospital di Londra, il professor Alessandro Moro e Giulio Gasparini della Scuola di Specializzazione di Chirurgia Maxillofacciale dell'Università Cattolica di Roma, il professor Valentino Valentini della Scuola di Specializzazione di Chirurgia Maxillofacciale dell'Università Sapienza di Roma e Stefano Paulli della Chirurgia Maxillofacciale di Legnano (Mi)". "Questo evento - continua Del Deo - impernia sulle potenzialità della chirurgia robotica con applicativo microchirurgico, da non confondere con l'approccio mininvasivo. Infatti il termine 'microchirurgico' indica l'esecuzione di una metodica in visione ultra-amplificata con l'intento di ridurre i rischi di lesione, correlati alla manipolazione chirurgica, di tessuti e di strutture anatomiche, mentre il termine “mininvasivo” indica l'esecuzione di una incisione chirurgica ridotta al minimo".
Verrà usato il robot Symani, un sistema robotico per microchirurgica 'made in Italy', visto che l'azienda Mmi nasce a Pisa dove è ancora presente il quartier generale e il laboratorio di ricerca e di sviluppo. "Symani, ad oggi, è l'unico sistema robotico in campo micro-chirurgico in grado di ottimizzare la capacità del chirurgo di manipolare a scopo ricostruttivo e resettivo strutture anatomiche molto piccole e delicate - ricorda Del Deo - Il robot Symani collocato al tavolo operatorio, riceve il controllo da parte del chirurgo operatore da una consolle composta da una sedia pilota munita di controllo elettromagnetico ed un sistema di magnificazione visiva tridimensionale composto da uno schermo di 55 pollici che riceve le immagini dal campo operatorio ottenute da un esoscopio 'Orbye - Olympus' a realtà aumentata. Il chirurgo, l'aiuto e lo strumentista, muniti di appositi occhiali polarizzati, possono così visualizzare i più piccoli dettagli amplificati di 36 volte sullo schermo ed utilizzare micro-strumentazione e supermicro-strumentazione”. "Oggi Symani è usato in 15 strutture ospedaliere in Europa e in 4 in Italia, ma noi saremo i primi in Italia ad usarlo nella chirurgia oncologica testa-collo - precisa Del Deo – con l'intento di liberare il nervo facciale dal tumore della ghiandola parotide, minimizzando l'insulto chirurgico al nervo stesso, ottimizzando e velocizzando la ripresa funzionale della mimica facciale. Metteremo in risalto le potenzialità del Symani nella metodica dissettiva smussa, utilizzando strumenti microscopici roboticamente assistiti invece dei classici strumenti in manovra macroscopica. Ad oggi, l'applicazione ordinaria del Symani è già riconosciuta ed affermata in chirurgia ricostruttiva per l'esecuzione di anastomosi microvascolari (collegamenti tra piccolissime arterie e vene ) per il trasferimento di lembi (tessuti da trasferire e trapiantare per ricostruire aree asportate ) ma noi intendiamo dimostrare che il Symani può essere utilizzato anche nelle metodiche dissettive".
Come è nata l'intuizione di poterlo usare nella chirurgia oncologica testa-collo? "L’intuizione l’ho avuta durante la mia prima esperienza simulativa con il Symani presso il centro simulativo ABMedica di Milano - risponde Del Deo - In quella occasione, osservando il range di micromovimenti che gli strumenti microscopici potevano effettuare variando la direzione degli stessi come se fossero i classici strumenti utilizzati ordinariamente per la dissezione smussa, mi si è sviluppata la visione dell'effettiva e reale abilità del sistema in modalità dissettiva. La cosa che più mi ha entusiasmato e che mi ha spinto a voler esplorare le possibili evoluzioni di questo sistema robotico è stata l'immediata collimazione con il collega tedesco Wieker sulla visione del tipo di intervento in cui idealmente si sarebbe potuta esprimere la reale capacità dissettiva del Symani. Ancor più entusiasmante è stato venire a conoscenza direttamente dalla azienda Mmi, e dopo il loro riscontro delle motivazioni per il mio entusiasmo condiviso con il collega Wieker, che questa 'visione' sarebbe presto diventata realtà in quanto la strumentazione dedicata per eseguire le manovre microdissettive, con strumenti propriamente da taglio, era in fase di ideazione e sviluppo; dunque inconsapevolmente, io ed il collega Wieker stavamo già, con la nostra visione, percorrendo quanto il Symani sarebbe stato capace di eseguire nel vicino futuro. L'obiettivo - avverte - è mettere in risalto le capacità funzionali multivalenti del Symani, che finalmente potrà esprimere, a vantaggio del paziente, abilità chirurgica a 360 gradi con applicazioni microricostruttive e microdissettive nel rispetto ottimale delle strutture anatomiche più nobili".
La Casa di Cura San Michele è una struttura convenzionata a valenza ospedaliera da tre anni in rete oncologica regionale anche per il trattamento chirurgico delle malattie oncologiche del distretto facciale, cavo orale e collo. "Siamo orgogliosi di essere parte della rete Oncologica, un passo importante per garantire cure sempre più efficaci e umane ai pazienti - afferma il presidente della Struttura, dottore Crescenzo Barletta - Possiamo certamente esprimere, con orgoglio, la nostra soddisfazione per il contributo che diamo nell’abbattimento delle liste d'attesa, perché ogni paziente, soprattutto se oncologico, merita trattamenti tempestivi e di qualità”. “Ogni giorno lavoriamo per garantire che i pazienti ricevano le cure di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno - afferma il direttore sanitario, dottoressa Luisa Caliendo – la qualità delle cure e l’attenzione dedicata ad ogni singolo caso ha reso la nostra Struttura punto di riferimento anche per pazienti provenienti da fuori Regione. Nelle nostre équipe mediche possiamo annoverare medici di grande esperienza come Vito Del Deo, che lavora con noi da quasi 20 anni e che ha portato con sé competenza e approccio umanistico nella cura dei pazienti, appresi negli anni di formazione professionale di alto livello svolti sia nel Regno Unito che negli Usa. Oggi con questo intervento così innovativo il professor Del Deo ci ha resi parte attiva di un nuovo e straordinario traguardo che apre una nuova strada al futuro della chirurgia robotica”. "È mia opinione che il giovane chirurgo che intenda intraprendere il percorso formativo in chirurgia robotica debba prima acquisire sufficiente esperienza in chirurgia tradizionale in quanto i sistemi robotici non consentono all’operatore di percepire direttamente le deformazioni dei tessuti e delle strutture sotto il controllo dello strumento robotico - conclude Del Deo – Pensando poi a come si prevede che possa avvenire in un prossimo futuro, l’accoppiamento tra i sistemi robotici ed l’intelligenza artificiale, invito a riflettere che un’intelligenza artificiale è priva di coscienza, elemento fondamentale di cui solo l'uomo è provvisto, e dunque ricordiamoci che noi medici non agiamo solo secondo scienza, ma anche secondo coscienza". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Yamaha presenta il nuovoTMAX & TMAX Tech MAX 2025
(Adnkronos) - Il TMAX è stato sempre il modello più venduto, in Europa siano state vendute più di 330.000 unità dal 2001, e ambito di casa Yamaha sin dalla sua fondazione avvenuta quasi 70 anni fa. Debuttato nel lontano 2001, il TMAX non ha solo creato la categoria degli scooter sportivi all'inizio del millennio, ma ha anche ispirato lo sviluppo dei principali scooter MAX di Yamaha.
Il nuovo TMAX 2025, che sarà presentato al pubblico in EICMA, è spinto da un motore bicilindrico che offre prestazioni sportive brillanti tramite una trasmissione automatica facile da usare. Il motore bicilindrico da 560 cc eroga una potenza massima di 35 kW ed è ideale per diverse condizioni di guida, sia nel traffico urbano che in autostrada. La potenza massima arriva velocemnete a 7.000 giri/min mentre la coppia massima è di 5.250 giri/min Ogni dettaglio del TMAX è progettato per offrire al pilota i più elevati livelli di comfort, controllo e piacere di guida. La fernata del TMAX è senpre sicura perchè il sistema Brake Control (BC) lavora con il sistema di frenata antibloccaggio e riduce le perdite di aderenza quando si guida su superfici a bassa trazione. Il TMAX è inoltre dotato di D-MODE che consente al pilota di selezionare il carattere di potenza del motore desiderato per adattarsi alla guida del pilota in città o in autostrada, nonché del controllo della trazione che regola la potenza della ruota posteriore su superfici con poca aderenza. Esticamente il modello 2025 presenta un nuovo muso dinamico con nuovi doppi fari e luci di posizione integrate, una volta seduti lo schermo TFT da 7 pollici offre una facile ed intuitiva visione di tutti i dati, il piloti inoltre possono accedere alla mappa completa Garmin Navigation tramite l'app Garmin Motorize. I cerchi forgiati in alluminio riducono al minimo la massa non sospesa per una manovrabilità immediata, mentre lo pneumatico anteriore 120/70-15 e l'ampio pneumatico posteriore 160/60-15 forniscono elevati livelli di trazione. Unico modello nel suo genere Yamaha ha creato il TMAX Tech MAX che presenta tutti gli aggiornamenti del TMAX 2025 ma è inoltre dotato di una serie di tecnologie aggiuntive e finiture esclusive come le manopole e la sella riscaldate, il parabrezza regolabile in altezza elettricamente, il Cruise Control per il controllo della velocità di crociera, il sistema TPMS (Tyre Pressure Monitoring System) e le ruote lavorate a controllo numerico per esaltare ancor di più il design premium. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
MV Agusta F3 competizione
(Adnkronos) -
MV Agusta ridefinisce il segmento delle Supersport con la nuova MV Agusta F3 Competizione. Si tratta di una due ruote super esclusiva ed adrenalinica che verrà interamente prodotta a mano nello stabilimento di Varese, pezzo per pezzo in appena 300 esemplari tutti numerati, nel corso del 2025. La F3 Competizione raggiunge una potenza massima di 160 CV a 13.500 giri, il cuore è l’iconico 3 cilindri 798 cc controrotante di MV Agusta, dotato di valvole in titanio che permettono di raggiungere elevati regimi di rotazione. L'aerodinamica è esasperata, le appendici aerodinamiche, perfettamente integrate nella carena, sono realizzate in carbonio forgiato e sono in grado di generare un carico di ben 8 kg sull’avantreno alla velocità di 240 km/h. Il pacchetto aerodinamico include inoltre il cupolino racing fumé, le fiancate della carena ed il parafango anteriore entrambi in fibra di carbonio.
L’elettronica della F3 Competizione si avvale di una nuova centralina mentre la dashboard è costituita da un pannello TFT a colori da 5,5”, ideale per dialogare con l’app MV Ride, che tra le altre funzioni permette anche di registrare e condividere i propri itinerari, personalizzare la configurazione della moto direttamente dallo smartphone e attivare la navigazione turn by turn.
La F3 Competizione è dotata di Launch Control che, abbinato al sistema di Front Lift Control (FLC), permette accelerazioni da 0 a 100 sotto i 3 secondi. MV Agusta si contraddistingue anche per l'uso pregiato dei suoi tessuti, la sella è infatti rivestita in Alcantara dove la raffinatezza e il materiale utilizzato assicura una guida comoda ed ergonomica. Come moto numerata i fortunati possessori della F3 avranno una targhetta numerata (XXX/300) posta sulla nuova piastra di sterzo. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)









