Roma World: riapre il parco a tema degli Antichi Romani

(Adnkronos) - Marzo non è solo il mese che segna l’inizio della primavera, ma per gli antichi Romani era anche il primo mese dell’anno, dedicato a Marte, dio della guerra e della rinascita della natura. Nel nome di questa tradizione, venerdì 28 marzo riapre Roma World, il Parco a tema dell’Antica Roma che trasporta gli ospiti indietro nel tempo di 2000 anni. L’experience park accanto a Cinecittà World promette novità e nuove emozioni per far vivere agli ospiti una giornata da antico romano in un mix di storia, natura e spettacolo…totalmente a impatto zero. Il 2025 porta novità anche negli spettacoli del parco: arriva una versione inedita dello Spettacolo dei Gladiatori e dello Show di Falconeria dove gli ospiti possono ammirare il volo dell’aquila e altri rapaci. Dopo il grande successo dello scorso anno con 50 repliche sold-out, il 13 giugno torna Roma On Fire, lo spettacolare live show serale che mette in scena battaglie di gladiatori, corse delle bighe, lo spettacolo del fuoco e l’incendio di Roma. Un successo premiato ai Parksmania Awards, gli Oscar dei parchi divertimento. Roma World rappresenta un modello di turismo ecosostenibile, dove la natura è protagonista di ogni esperienza. Gli ospiti possono diventare falconieri per un giorno, esplorare la biodiversità con il tour botanico, osservare da vicino le migliaia di api all’opera nelle arnie, interagire con gli animali della fattoria, oltre a gustare carne alla brace e specialità romane autentiche nella taberna per un viaggio nei sapori del passato. L’Antico Mercato offre souvenir e oggetti d’artigianato ispirati alla Roma antica. Per chi ama le sfide, c’è sfida l’arciere, un duello di tiro con l’arco, e la scuola dei gladiatori. Nella suggestiva Armeria del Castrum è possibile indossare armature romane e immortalare il momento con una foto esclusiva. Tra le attività più amate, il Tour di Ben Hur conduce gli ospiti nell’iconica arena usata per il remake del film 11 volte premio Oscar Ben Hur e per la serie TV Those About To Die di Roland Emmerich, con Anthony Hopkins. Il parco offre anche esperienze creative come il Laboratorio di Mosaico per i più piccoli e tante attività didattiche a cui partecipano centinaia di scuole ogni anno. E per chi desidera immergersi nella storia a 360 gradi, dal 13 giugno è possibile anche pernottare in un autentico Accampamento Romano, dormendo in tende storiche sotto le stelle, come un vero legionario. Numerosi gli eventi in programma fino al 2 novembre, tra cui: i pranzi di Pasqua e pasquetta e i Ponti di primavera (25 aprile e 1° maggio), il Pranzo del Gladiatore per il Natale di Roma (21/04), la Festa della Mamma e Roma Sport Experience (10-11/05), le giornate rievocative 'The Legion Experience' con la Legio I Italica (13-15/06), la notte di San Lorenzo dove ammirare le stelle con il telescopio, il pranzo di Ferragosto e la fattoria delle Zucche per il mese di Halloween (dal 4/10 al 2/11). Programma eventi completo su www.romaworld.com ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dazi, Consorzio Prosciutto San Daniele: "Al 20% gestibili, al 200% si bloccherebbe tutto"

(Adnkronos) - "Il prosciutto San Daniele negli Usa è un prodotto che si pone in una fascia di prezzo medio alta. Quindi se ci fosse un dazio intorno al 20% sicuramente sarebbe gravoso, sarebbe una difficoltà in più ma forse non determinante per condizionare troppo quel mercato. Invece con un dazio del 200%, come ho sentito ad esempio per il vino, si bloccherebbe tutto l'export non solo quello del San Daniele. Con qualche decimale in più invece sarebbe sostenibile per il posizionamento che il prodotto ha già sul mercato e per la fascia di prezzo che ha". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Mario Emilio Cichetti, direttore generale del Consorzio del prosciutto di San Daniele, sui dazi annunciati dagli Usa sui prodotti italiani ed europei. L'Allarme sui dazi Usa Secondo Cichetti, "un dazio del 200% bloccherebbe completamente gli scambi commerciali". "L'Italia in Europa è il terzo paese esportatore verso gli Stati Uniti dopo Germania e Irlanda, ma l'Irlanda è un esportatore di servizi negli Stati Uniti, mentre invece Germania e Italia sono quelle che fanno insieme fanno più fatturato esportato in quel paese, comprensivo di tutto ovviamente il food, non food, design, moda e quindi evidentemente questi paesi saranno i più colpiti in caso di dazi", sottolinea.  E per il prosciutto di San Daniele gli Stati uniti rappresentano una quota considerevole dell'export. "Nel 2024 abbiamo confermato i numeri sull'export, intorno al 17% della produzione totale di prosciutto San Daniele Dop mantenendo Francia, Stati Uniti, Australia e Germania come primi quattro paesi di esportazione. Gli Stati Uniti sono il secondo Paese di esportazione di San Daniele dopo la Francia. Vi finisce il 5% del venduto totale del nostro prodotto e rappresenta il 20% del nostro export, è sicuramente un mercato importante", sottolinea.  E Cichetti rivela anche che "il Consorzio ha importanti progetti, nei prossimi due anni, di investimento e comunicazione con il Paese e quindi l'annuncio dei dazi sicuramente ci crea delle incertezze, visto anche il programma che abbiamo in mente di eseguire negli Stati Uniti".  Secondo Cichetti, "va anche detto che il prosciutto di San Daniele, come tutti i crudi italiani esportati negli Stati Uniti, che sono tantissimi, milioni di pezzi, hanno sicuramente un posizionamento su quel mercato e soprattutto hanno un'impostazione di prodotto esclusivo, nel senso che il prosciutto crudo negli Stati Uniti prevalentemente è quello italiano". "Quindi è una tipologia di prodotto che è consolidata e che ha sicuramente dei competitor internazionali ma prevalentemente europei, come gli spagnoli e quindi sicuramente siamo tutti sulla stessa barca da questo punto di vista",  Cichetti spiega, quindi, quali potrebbero essere le mosse del Consorzio per fronteggiare le criticità create dai dazi: "Noi non possiamo delocalizzare la produzione perché le nostre sono Dop geografiche quindi legate al luogo di produzione. Quello su cui si potrà sicuramente intervenire sono i servizi commerciali, quindi agevolare il flusso del prodotto dall'Italia verso i portatori americani". "Al momento noi abbiamo tanti diversi nostri soci -spiega- che hanno aziende negli Stati Uniti, chi commerciali chi anche produttive. Che ovviamente non producono prosciutto di San Daniele ma altri prodotti in quei luoghi. Tutti stanno molto su chi va là e sicuramente c'è attenzione a quello che sta succedendo ma attualmente non abbiamo segnali di nessun tipo, quindi non siamo né positivi né negativi, mi sembra una fase di stallo", sottolinea.  In particolare Cichetti sulla 'partita' dei dazi sottolinea: "io ovviamente in prima battuta cercherei il negoziato e poi ovviamente, in caso di resistenza della controparte, non andrei tanto per il sottile. Ad esempio, mettere un dazio su tutti i servizi informatici europei che vengono acquistati da Usa, si avrebbe un effetto molto più elevato di quello che sarebbe l'incidenza dei dazi americani. Quindi, quella sarebbe una contropartita. Sicuramente, se dovessi mettere un dazio, colpirei lì".  E sulle possibile alternative per il Consorzio nel caso di dazi improponibili da Usa sottolinea: "Noi siamo un prodotto che ha una storia abbastanza lunga di export, sui mercati c'è ancora spazio per San Daniele. Sicuramente perché abbiamo margine di crescita soprattutto sui mercati in cui siamo già presenti non solo Stati Uniti. L'Australia per esempio è un mercato che è in forte crescita per noi, costante quindi continuiamo a coltivarlo e a seguirlo. Il consumo interno europeo è ancora interessante quindi continueremo a pressare sul centro Europa e sul Nord Europa come stiamo facendo e quindi consolidando le nostre posizioni, sperando e incrociando le dita che la meccanica dei Dazi americani non sia appunto così pesante da penalizzarci troppo", Il boom del costo della materia prima e l'aumento delle vendite  E per il Prosciutto San Daniele il 2024 è stato un anno fatto luci e ombre. "Il 2024 -spiega infatti Cichetti- è stato un anno caratterizzato, come per tutto il settore della filiera suinicola italiana, dai forti rincari delle materie prime, in particolare il costo delle cosce per i prosciutti Dop che è stato molto elevato, sopra 6 euro per tutto l'anno e questo è stato un elemento che ha condizionato la nostra produzione. Infatti la produzione del 2024 del San Daniele è calata del 6%. L'elemento positivo invece per il nostro Consorzio nel 2024 è stato che, a fronte di questo calo di produzione, c'è stato un aumento delle vendite, specularmente all'opposto del calo della produzione, con un più 6,7%", sottolinea.  E l'aumento dei costi si sta confermando anche nei primi due mesi nel 2025 "perché - spiega - come è noto le quotazioni della borsa merci del mercato delle materie prime per i prosciutti Dop è rimasto praticamente immutato". Cichetti sull'aumento delle vendite invece spiega che "è stato legato al fatto che probabilmente siamo riusciti comunque ad avere una buona penetrazione sui nostri canali preferiti, che sono sicuramente la distribuzione organizzata in volume e l'Horeca e questo, diciamo, ci ha permesso di comunque avere un'annata assolutamente positiva per quanto riguarda gli smobilizzi". Cichetti sottolinea la caratteristica principale del San Daniele: il made in Italy. "Noi abbiamo una filiera abbastanza particolare. C'è l'origine dei suini nelle 10 regioni del centro nord Italia, con 3.000 allevamenti iscritti al sistema di controllo e una quarantina di macelli, tutti ubicati in queste 10 regioni, appunto. Il distretto produttivo invece di trasformazione del prosciutto -ricorda- è solo nel comune di San Daniele del Friuli e conta 31 prosciuttifici, che occupano circa 700 persone e con un fatturato alla produzione di circa 340 milioni di euro. La filiera ovviamente è 100% italiana, i suini nascono, vengono allevati e macellati in Italia e poi la trasformazione avviene in Friuli, a San Daniele", sottolinea. E sulla peste suina africana Cichetti sottolinea: "E' stata un'epidemia molto mediatica, nel senso che ha fatto dei numeri decisamente più contenuti di quelli che vengono raccontati, ha interessato l'area molto circoscritta dell'Italia, sicuramente ha colpito una parte della Pianura padana dove ci sono allevamenti Dop ma dal punto di vista numerico non ha inciso in maniera così significativa. Ben peggio ha inciso invece la Prrs che è un'altra malattia che è in giro in Europa da ormai 4-5 anni e ha colpito gli allevamenti in tutto il Continente, falcidiando suinetti piccoli e mamme in gestazione. Ha fatto veramente calare i numeri della filiera sia nel 2021 che nel 2022-2023, ha cominciato ad attenuarsi nel 2024. Sulla Psa, secondo me dopo una prima fase di incertezza, lo Stato la sta gestendo bene, ha dato delle buone risposte nei confronti di Bruxelles", continua ancora.  Secondo Cichetti, "la Psa è un'epidemia che colpisce il nostro settore soprattutto per l'export, perché ovviamente quando si manifesta in uno Stato che ha abilitazioni all'export verso paesi terzi come l'Italia si creano dei vincoli per i quali a livello sanitario poi le merci non possono essere esportate in alcuni Paesi e questo per gli italiani vuol dire tutto il Far East in particolare in paesi come la Cina, la Corea, il Giappone". "Per fortuna -continua Cichetti- gli Stati Uniti, Australia, Sudafrica e altri paesi mantengono i canali di esportazione aperti e quindi questo per fortuna ha contenuto i danni. E' un tema che va tenuto sotto controllo, con le regole di più sicurezza ma mi sembra che il meccanismo nazionale abbia reagito, dopo il primo anno di incertezza, molto bene", conclude.  ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, inaugurato a Pomezia nuovo centro diagnostico Marilab

(Adnkronos) - Innovazione, eccellenza professionale, arte, benessere psicofisico. Valori che convergono in totale armonia nel nuovo Centro Marilab Future Labs, a Pomezia: una struttura polispecialistica all'avanguardia, un nuovo modello di sanità che pone il paziente al centro del suo percorso di cura, un punto di riferimento nel panorama sanitario, in perfetto allineamento con la mission di Marilab e con i più rigorosi standard europei.  Il Centro polispecialistico inaugurato oggi - riporta una nota - si estende su circa 1.300 mq distribuiti su un unico piano, ed è dotato di studi medici modernamente attrezzati con strumentazioni all'avanguardia. Tra queste, spicca l'innovativa risonanza magnetica da 3 Tesla con Ambient Experience e intelligenza artificiale e numerosi ambulatori specializzati. In particolare, l'area dedicata alla senologia è progettata seguendo il principio del Design Biofilico, con pareti decorate con immagini naturali, pensate per accompagnare le pazienti in un percorso di benessere, offrendo un'esperienza rilassante durante gli esami. Inoltre, il centro, nato dalla virtuosa collaborazione con Marilab, può contare sulla tradizione di un laboratorio analisi con oltre 60 anni di esperienza. L'approccio olistico che coinvolge tutti i sensi del paziente e che predispone in modo positivo ai percorsi di cura e terapia è ormai un valore consolidato in Marilab che ha sempre creduto nella sinergia tra armonia, bellezza e benessere. L'aromaterapia grazie a 'Mari', il profumo d'ambiente esclusivo creato dal maestro profumiere Mauro Malatini e ispirato alla forza benefica dell'acqua; la filodiffusione di Marilab Wave Radio che trasmette musica a 432 Hz, la frequenza dell'universo, in grado di trasformare l'esperienza sonora in un potente strumento di rigenerazione, accompagnano gli ospiti nel proprio percorso di salute. Il Centro Marilab Future Labs - prosegue la nota - offre una visione ancora più chiara e innovativa di questi valori, unendo alle terapie olfattive e sonore anche la cura della bellezza come sollievo per lo spirito. Future Labs di Pomezia ospita infatti un progetto artistico inedito appositamente ideato e realizzato per Marilab: una suggestiva esposizione di opere d'arte, nate dal talento di due artisti locali - Steven Vittoni (in arte Noise) e Matteo (Howen Poison) - che richiamano i valori che animano l'attività del gruppo. Tradizione, passione, bellezza, benessere, vita, cuore, affidabilità, spirito di servizio, scienza, coscienza, innovazione e amore, amore per la vita: un percorso visivo e concettuale in sintonia con la filosofia di Marilab.  "Sono fiero e orgoglioso di questo nuovo progetto - dichiara Luca Marino, direttore di Marilab - Sono sicuro che Future Labs diventerà un punto di riferimento prezioso per la sanità del territorio, portando vantaggi e servizi innovativi ai cittadini che decideranno di affidarsi a noi. Prendersi cura della salute dei pazienti è il nostro obiettivo da sempre e cerchiamo di portarlo avanti con coscienza e responsabilità, stabilendo sinergie virtuose con tutti gli attori della sanità". "Credo anche - conclude Marino - che oltre a curare il corpo, occorra accarezzare l'anima. E' questa consapevolezza che ci ha spinto ad accogliere nei nostri centri la bellezza e l'arte in tutte le sue forme. Una cura di eccellenza che dal corpo passa all'anima, stimolando tutti i sensi". Domani, sabato 22 il centro aprirà le porte ai cittadini con un Open day in via dei Castelli Romani 2M a Pomezia: dalle 10 alle 18, il team di Marilab sarà a disposizione per accogliere i visitatori e far conoscere da vicino la struttura, con un'intera giornata dedicata alla salute e alla prevenzione. Inoltre, chi si registrerà entro 3 mesi alla nuova Area personale 'My Marilab', lo spazio digitale dedicato ai pazienti, che consente di gestire la propria documentazione sanitaria in modo semplice e immediato, selezionando Marilab Future Labs come sede preferita avrà diritto a un Pacchetto analisi gratuito del valore di 40 euro. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Ordini infermieri: "In dirittura d'arrivo 3 nuove lauree magistrali specialistiche"

(Adnkronos) - "Il prossimo passo sarà il parere del Consiglio superiore di sanità, e poi un decreto interministeriale per formalizzare tutto". Così Cristina Rinaldi, direttore Ufficio 5 - Direzione generale Professioni sanitarie ministero della Salute, nel suo intervento al terzo Congresso nazionale Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), in corso a Rimini, ha annunciato il percorso che vedrà a breve la nascita di 3 nuovi indirizzi di laurea magistrale specialistica: Cure primarie e sanità pubblica, Cure pediatriche e neonatali e Cure intensive e nell'emergenza. "Abbiamo bisogno di infermieri specializzati - ha sottolineato Rinaldi - per rispondere ai nuovi bisogni di salute della popolazione. Il ministero della Salute ha fatto propria questa richiesta nel senso di una valorizzazione di questa professione, che deve passare sia da incentivi economici sia da sviluppi di carriera. Con queste nuove lauree, specialistiche e abilitanti, accanto alle competenze manageriali acquisiranno competenze cliniche strategiche per il Servizio sanitario nazionale". "Siamo pienamente consapevoli - ha spiegato il ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, in un messaggio inviato alla Fnopi - dell'importanza di garantire una formazione di qualità, che sappia introdurre le moderne innovazioni tecnologiche in linea con le sfide di una sanità moderna, efficiente e sempre più orientata a terapie individualizzate. Lavoriamo per rafforzare i percorsi accademici e di specializzazione, sostenendo la crescita professionale e la valorizzazione delle vostre competenze". "Dai colleghi infermieri c'è molta attesa per questa novità di cui si parla da anni - ha commentato Beatrice Mazzoleni, segretaria nazionale Fnopi - Oggi abbiamo sentito che i ministeri sono pronti a formalizzare questo passaggio. Sarà una svolta e sarà una sfida, per il contenuto delle nuove lauree, ma soprattutto perché si potrà finalmente liberare il potenziale infermieristico. Perché la sofferenza che si sente nella categoria spesso è quella di poter dare di più ai cittadini e al sistema salute, ma di essere frenati da vincoli formali. Ora si parte tutti insieme".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Epidemie live nel portale di un gruppo di scienziati italiani

(Adnkronos) - E' un 'live delle epidemie' in corso nel mondo. Un collettore di tutti gli alert sulle minacce infettivologiche che di volta in volta si presentano. Per accedere rapidamente alle informazioni basta un clic su un portale ad hoc appena nato. La sigla è 'Gabie', che è il nome di un team multidisciplinare da anni in prima linea nello studio delle malattie infettive. Un gruppo di ricerca che studia il mondo dei microrganismi sotto più punti di vista, riassunti nell'acronimo scelto: Genomics, Ai (il portale può contare anche su questo strumento), Bioinformatics, Infectious diseases, Epidemiology.  "Siamo un gruppo eterogeneo, ci occupiamo di epidemie e pandemie e facciamo parte della rete globale di allerta e risposta Goarn dell'Oms", l'Organizzazione mondiale della sanità, spiega all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Massimo Ciccozzi, una delle anime dell'iniziativa. "In tempo reale", anche giorni prima che un'epidemia si guadagni i riflettori dei media, "segnaliamo quale focolaio si sta verificando nel mondo, con spiegazioni chiare e scientificamente corrette di che cosa è accaduto", e della portata della minaccia. Un esempio? "Proprio in questi giorni c'è un alert sul colera in Ruanda". Il sito web di Gabie si propone come un punto di riferimento "con tutti i link possibili", dice Ciccozzi. Si spiegano "le caratteristiche dell'influenza aviaria, del Covid, dell'influenza umana, abbiamo messo un focus su Mpox, sul morbillo e tutta una serie di link che permettono di avere un quadro di quello che sta succedendo nel mondo e in Italia".  "Ed è continuamente aggiornato - sottolinea l'esperto - grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale, sulla base chiaramente dei dati. Si trovano le curve che fanno capire qual è la situazione, i dati sui vaccinati e così via. Un non addetto ai lavori, se vuole queste informazioni, deve andare a cercarle su più siti, sapere dove trovarle. Qui invece trova tutti i collegamenti, a portata di mano", assicura Ciccozzi. "Quanto è importante che le persone siano informate sempre su quali sono le minacce infettivologiche principali in corso nel mondo? E' estremamente utile - rimarca - avere una panoramica aggiornata sul tema della salute globale, delle epidemie e delle malattie infettive. Le informazioni che offriamo servono a comprendere come le malattie si diffondono a livello mondiale e quali strategie possono essere adottate per prevenire e gestire le crisi sanitarie. In particolare, il focus sulle politiche di risposta internazionale e sulle innovazioni nella ricerca medica è molto apprezzato. E' cruciale continuare a sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo all'importanza della cooperazione globale nella lotta contro le malattie infettive, che non conoscono confini geografici".  Sanità globale, continua Ciccozzi, "significa che noi dobbiamo assolutamente sapere anche quello che accade negli altri Paesi. Perché oggi con poche ore d'aereo arriva da noi. Dobbiamo essere allertati", senza allarmismi. "Molte persone mi scrivono, per esempio, perché hanno un figlio in partenza per Trinidad e Tobago e vogliono sapere della febbre Oropouche, oppure mi chiedono informazioni su altre epidemie di cui hanno sentito parlare. Sul portale possono cliccare e vedere la situazione in presa diretta. Poi abbiamo messo tutti i nostri lavori scientifici, che inseriamo non appena vengono realizzati. Facciamo chiarezza per esempio sul virus cinese", il nuovo coronavirus dei pipistrelli (HKU5-CoV-2) che ha suscitato parecchio clamore mediatico nelle scorse settimane e sul quale Ciccozzi invece rassicura.  Il team di esperti include diversi nomi noti nel mondo dell'infettivologia: Francesco Branda, Fabio Scarpa, Chiara Romano, Giancarlo Ceccarelli, elenca Ciccozzi. Su questo sito, "se abbiamo un alert dell'Oms su un'epidemia X in un Paese X, noi creiamo una pagina in italiano e in inglese spiegando quello che è l'alert, ragionando sempre in un'ottica di Global Health. Dobbiamo imparare questo. Altrimenti il Covid non ci ha insegnato niente", conclude. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Chirurgia, ecco quanto inquina il bisturi, proposte per sale operatorie più green

(Adnkronos) - Quanto inquina il bisturi? Non poco, secondo i dati raccolti da un team di ricercatori: le sale operatorie utilizzano da 3 a 6 volte più energia per spazio occupato rispetto al resto dell'ospedale e generano circa un terzo dei rifiuti ospedalieri. I test preoperatori e postoperatori, i farmaci, le forniture dei vari materiali da utilizzare durante l'attività chirurgica generano emissioni di CO2, in quanto devono essere fabbricati, trasportati, e producono rifiuti. Insomma, le sale operatorie sono una fonte significativa che contribuisce all'impatto ambientale totale della sanità. E solo negli Usa l'assistenza sanitaria è responsabile di circa l'8,5% delle emissioni di CO2, con gli ospedali che contribuiscono per circa il 36% di tutte le emissioni del settore. Il quadro è stato tracciato da 3 esperti canadesi in un focus pubblicato online su 'Jama'. Gli autori Wendy Levinson, Irene Chang e Sarah Ward dell'university of Toronto in Canada suggeriscono che apportare alcune modifiche sul fronte dell'assistenza chirurgica potrebbe "migliorare significativamente la salute dell'ambiente, riducendo le emissioni nelle fasi preoperatoria, intraoperatoria e postoperatoria". Ci sarebbe apertura su questo? Da una revisione sistematica di 14 studi in 8 Paesi, citata dagli esperti, è emerso che "l'82% di 130 chirurghi ha dichiarato di essere disposto a cambiare la propria pratica clinica per ridurre gli effetti delle cure chirurgiche sull'ambiente". Nonostante questo, però, i metodi per ridurre le emissioni di CO2 non sono ancora routine, in parte per un gap di conoscenza. "Sensibilizzare sulla gestione delle risorse e diffondere raccomandazioni per ridurre le cure di basso valore" serve, e "ha portato a una diminuzione del 10% in 8 indicatori di uso eccessivo di test e trattamenti in tutto il Canada su un periodo di 5 anni".  Nel Regno Unito è stato proprio dichiarato un obiettivo: il Servizio sanitario nazionale (National Health Service, Nhs) mira a raggiungere lo stato di zero emissioni nette nell'assistenza sanitaria entro il 2045. Net zero (o neutralità carbonica) è una situazione in cui la quantità di anidride carbonica emessa è uguale alla quantità rimossa dall'atmosfera. Tra il 1990 e il 2019, l'assistenza sanitaria in Gb ha ridotto le emissioni di CO2 del 26%, calo che include una riduzione del 64% delle emissioni per i ricoveri ospedalieri. Quindi, pensando ai medici che potrebbero chiedersi se possono davvero fare la differenza agendo nel loro piccolo gli esperti osservano che "le azioni individuali possono portare a un effetto positivo collettivo".  Ma quali sono le vie per ridurre l'impronta ecologica delle sale operatorie? Gli esperti analizzano una serie di proposte e raccomandazioni. "Qualsiasi modifica alla pratica allo scopo di proteggere l'ambiente dovrebbe garantire" ovviamente "che i risultati siano benefici o neutri per i pazienti", è la premessa. Detto questo, "poiché fino al 30% dell'assistenza sanitaria potrebbe essere non necessaria, ridurre le procedure chirurgiche non essenziali può ridurre le emissioni di carbonio". I membri del team chirurgico possono adottare 5 azioni durante ogni fase dell'assistenza chirurgica per ridurre gli effetti avversi sul clima: valutare se i test e i trattamenti siano realmente necessari; sostituire i trattamenti con alternative a basse emissioni di carbonio; migliorare la qualità tradizionale con l'obiettivo di migliorare un risultato ambientale (un esempio? La riduzione degli strumenti monouso); modificare le pratiche di routine per ridurre le emissioni di carbonio; e sostenere il cambiamento dei sistemi sanitari. Gli autori dell'approfondimento entrano nel merito di ogni fase del percorso chirurgico. Nel preoperatorio "i medici possono sconsigliare procedure come l'artroscopia del ginocchio nei pazienti anziani con malattia degenerativa delle articolazioni, e astenersi dal prescrivere esami preoperatori non necessari nei casi a basso rischio se è indicata una procedura. Circa il 30% dei pazienti considerati a basso rischio di complicazioni da procedure chirurgiche si sottopongono a elettrocardiogrammi, radiografie del torace ed esami di laboratorio non necessari prima di un'operazione". La pratica di routine può essere modificata, osservano, per esempio concentrando sempre di più le necessarie indagini preoperatorie in un'unica visita ed effettuando alcune valutazioni tramite telemedicina per ridurre al minimo le emissioni legate ai viaggi. Durante l'intervento poi, proseguono gli autori, "modifiche semplici nelle routine possono contribuire a ridurre gli sprechi complessivi e migliorare lo smaltimento dei rifiuti nelle sale operatorie. I chirurghi dovrebbero rivedere i vassoi chirurgici, rimuovendo gli articoli che vengono usati raramente". Gli addetti ai lavori stimano che il 26% delle forniture sterili monouso aperte per procedure chirurgiche non venga utilizzato, con conseguente sterilizzazione successiva o smaltimento. Gli infermieri di sala operatoria possono astenersi dall'abitudine di scartarli tutti e procedere solo con quelli che sono necessari al momento. Sostituire gli articoli monouso con alternative riutilizzabili, come camici e lenzuola sterili riutilizzabili, riduce significativamente gli sprechi ed è preferibile per l'ambiente, anche dopo aver tenuto conto dell'energia utilizzata per il lavaggio e l'autoclavaggio. Altro esempio: alcuni pezzi della maschera laringea possono essere sterilizzati e riutilizzati più di 40 volte. Infine, un corretto smaltimento dei rifiuti può ridurre l'uso di energia in sala operatoria, se si ha cura di evitare che i rifiuti non contaminati finiscano nei bidoni dei materiali a rischio biologico (destinati a essere inceneriti ad alte temperature secondo un processo ad alta intensità energetica). C'è poi il nodo dei gas anestetici: alcuni sono gas serra particolarmente potenti. "Il desflurano - evidenziano gli autori del focus - dovrebbe essere eliminato dalle sale operatorie. Alcuni Paesi, tra cui la Scozia, lo hanno vietato il desflurano. Il sevoflurano è ugualmente efficace e quasi 20 volte meno dannoso per l'ambiente". Per ridurre l'uso di agenti inalatori volatili, gli anestesisti possono poi prendere in considerazione alternative anestetiche più sostenibili, come l'anestesia di una regione del corpo piuttosto che totale (ad esempio, anestesia spinale o blocchi dei nervi periferici) e l'anestesia endovenosa, presupponendo pari efficacia clinica. E dopo la chirurgia? "Ridurre i giorni di degenza ospedaliera postoperatoria non necessari e i test di laboratorio può ridurre le emissioni di CO2 anche in questa fase. Fino al 10% dei letti ospedalieri acuti in Canada e in altri Paesi sono occupati inutilmente, esponendo i pazienti a rischio infezioni, declino fisico dovuto all'inattività e utilizzo di risorse ospedaliere che hanno un impatto sul clima", fanno notare gli esperti. E anche "passare dalle visite di controllo e monitoraggio di routine alla telemedicina riduce i viaggi e le emissioni di carbonio associate". Nel post operatorio, in alcune situazioni potrebbero "non essere necessari guanti monouso, nelle aree dove un'igiene delle mani adeguata è sufficiente per prevenire le infezioni". Uno studio del Regno Unito ha rilevato che venivano utilizzati più di 100 guanti monouso per paziente ogni giorno nell'unità di terapia intensiva, "generando notevoli sprechi", dicono i ricercatori. Sia i membri del team chirurgico che gli amministratori possono impegnarsi per scelte di acquisto più green e per la riprogettazione dell'ospedale in chiave più ecologica, dicono infine gli autori. I chirurghi possono collaborare per selezionare strumenti chirurgici riutilizzabili e attrezzature per sale operatorie ecologiche, dare priorità a prodotti con meno imballaggi, evitare vassoi chirurgici avvolti in "pellicola blu" in polipropilene non riciclabile, e così via. Il miglioramento dell'uso di acqua ed energia è principalmente responsabilità degli amministratori ospedalieri, ma i medici possono sostenere il cambiamento. Le sale operatorie possono essere pensate con sistemi di riscaldamento e illuminazione a risparmio energetico per ridurre i consumi. Pratiche come il lavaggio mani controllato da sensori, riducono il consumo di acqua. "Per affrontare gli effetti ambientali delle pratiche chirurgiche - concludono gli esperti - è necessaria formazione e collaborazione. I ​​singoli clinici possono implementare piccoli cambiamenti che possono prevenire danni ai pazienti e avere un effetto misurabile anche sulla riduzione dei danni ambientali". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Per la prima volta rigenerata pelle con ustioni di III grado sull'80% del corpo

(Adnkronos) - Per la prima volta è stata documentata la rigenerazione del tessuto cutaneo con ustioni di III grado sull'80% del corpo grazie all'utilizzo della metodologia Biodermogenesi. E' stato infatti pubblicato sulla rivista specialistica 'Bioengeneering' uno studio condotto su Maria Antonietta Rositani, donna calabrese scampata al tentativo di omicidio da parte dell'ex marito che nel 2019 provò a ucciderla dandole fuoco. "La signora Rositani - spiega una nota - presentava ustioni diffuse sugli arti inferiori, con fibrosi estese, rilevanti e profonde che le rendevano difficile il movimento delle gambe e che determinavano un rapido affaticamento e indolenzimento anche semplicemente stando in piedi. Una condizione che era destinata a peggiorare". A cambiare le sorti di Maria Antonietta, il progetto RigeneraDerma che offre cure pro bono con metodologia Biodermogenesi per le cicatrici delle donne vittime di violenza di genere e delle persone economicamente svantaggiate. "Grazie alle capacità umane e professionali del dottor Salvatore Marafioti, senologo, chirurgo generale ed estetico e primo firmatario dello studio, che ha erogato le terapie gratuitamente, è stata registrata la rigenerazione tissutale e strutturale, ma anche la rigenerazione funzionale con la ripresa della mobilità della paziente, così come documentato nello studio". La paziente è stata trattata con la metodologia Biodermogenesi, che eroga 3 tipi di stimolazioni: vacuum, campi elettromagnetici ed elettroporazione. "A questo è stato associato un programma nutrizionale personalizzato, necessario per favorire il dimagrimento e preservare la struttura indebolita. I risultati sono stati misurati grazie all'ecografia, all'ecodoppler e all'esame della composizione corporea. E' stata effettuata, inoltre, una valutazione posturale", descrivono gli autori. "Il miglioramento dei tessuti, già evidente fin dal primo trattamento - riportano - si è consolidato nel tempo e, a distanza di 6 mesi, è parsa evidente la rigenerazione dei tessuti, con neoangiogenesi: si è registrata, infatti, la ricomparsa del reticolo venoso superficiale. Altro dato eclatante la ricrescita dei peli sul tessuto ustionato, un risultato mai registrato prima in letteratura medica. Si sono osservate, inoltre, la ricomparsa della sudorazione e la riconquista della sensibilità superficiale cutanea". Dal punto di vista funzionale la mobilità è migliorata e Maria Antonietta ha smesso di usare il deambulatore, tanto che ha raccontato commossa: "Ora inseguo felice la mia nipotina".  Per gli esperti risultati "prima impensabili ottenuti in breve tempo persino su ustioni di III grado", che rendono Biodermogenesi "il trattamento elettivo per le cicatrici da ustione gravi". "Il nostro percorso con la signora Rositani non si è fermato qui - riferisce Marafioti - Abbiamo rivalutato le sue gambe a distanza di 7 mesi dall'ultimo trattamento con Biodermogenesi (avvenuto il 20 febbraio 2024) ed il processo rigenerativo è proseguito, migliorando ancora la struttura tissutale, la texture e l'elasticità della cute, conferendole maggiore morbidezza al tatto e maggiore sensibilità. A distanza di 1 anno dall'ultimo trattamento, la signora Rositani ha nettamente recuperato le funzioni degli arti inferiori, con autonoma consapevolezza e sicurezza nei movimenti. Non da meno, abbiamo assistito ad un notevole miglioramento dell'aspetto estetico. Siamo arrivati al punto che la signora Rositani si ritrova a far fronte a quel fisiologico inestetismo tanto odiato dalle donne che è la crescita dei peli sulle gambe. La nostra mission è stata poi passare al trattamento delle cicatrici sul viso, attualmente ancora in corso. Il protocollo prevede l'uso combinato di Biodermogenesi nella prima fase e successivamente l'Rh Collagene iniettivo. Anche in questo caso si possono già apprezzare notevoli progressi estetici, con la quasi totale scomparsa delle cicatrici ed il miglioramento della qualità della pelle. Sono certo che a fine trattamento otterremo anche sul viso della signora Rositani risultati stupefacenti".  "A differenza delle altre tecnologie che determinano un danno ulteriore stimolando la riparazione tissutale - descrive il professor Maurizio Busoni, ricercatore, docente presso il Master di Medicina estetica dell'Università di Camerino e dell'Università di Barcellona, responsabile del Progetto RigeneraDerma, tra i firmatari dello studio - Biodermogenesi agisce favorendo direttamente la rigenerazione cutanea, erogando 3 tipi di stimolazioni (vacuum, campi elettromagnetici ed elettroporazione) che riescono a riattivare il circolo cutaneo, favorendo il recupero del normale calibro dei capillari, con conseguente ossigenazione del tessuto. Contemporaneamente i campi elettromagnetici favoriscono la formazione di nuove fibre elastiche e di collagene che permettono di rimodellare il tessuto cutaneo, avvicinandolo alla sua forma migliore".  "I risultati sino a oggi ottenuti nel trattamento delle cicatrici sono tra i più vari - analizza Marafioti - Dipendono da innumerevoli fattori come la sede anatomica della cicatrice, la profondità del danno, l'estensione, la causa che ha condotto alla sua formazione, il tipo di pelle, le varie metodiche utilizzate per trattarla. Comunemente i trattamenti più utilizzati vanno dai massaggi all'applicazione di creme o lamine a base di silicone, acido ialuronico, guaine compressive conformate da indossare per attenuare lo spessore delle cicatrici neoformate, radiofrequenza di tutti i tipi, elettroporazione, laser, trattamento chirurgico, esfolianti, peeling, termoabrasione ed altri. L'associazione di tutte queste metodiche in un tempo X molto variabile può dare un beneficio estetico. Raramente, per mia esperienza, ho assistito alla così detta 'restitutio ad integrum', come nel caso di Rositani, se non per cicatrici di modeste dimensioni e su zone del corpo non particolarmente esposte e con un elevato grado di elasticità tissutale". "Per la signora Rositani - prosegue il dottor Claudio Pecorella, nutrizionista presso la Figc, Federazione italiana giuoco calcio - abbiamo scelto il 'Protocollo clinico 21-20', già pubblicato e ampiamente utilizzato per il trattamento coadiuvante dell'ovaio policistico e dell'endometriosi. Tale protocollo prevede 21 giorni di dieta chetogenica, cui seguono 20 giorni di dieta low carb, da ripetere ciclicamente per 3- 6 mesi. Grazie a questo piano nutrizionale siamo riusciti ad avere risultati sia in termini di dimagrimento che di miglioramento della qualità muscolare e dell'idratazione dei tessuti, che hanno avuto ripercussioni positive sulle sue cicatrici. E' stato impiegato il body scanner, una tecnologia 3D che acquisisce il modello del corpo del paziente a 360 gradi, creando una sorta di avatar. A questo abbiamo aggiunto l'analisi dell'impedenza bioelettrica (Bia) segmentale con 8 elettrodi. Le misurazioni con entrambi gli strumenti sono stati eseguiti al tempo 0 e ripetute poi a distanza di 1, 3 e 6 mesi. I risultati hanno confermato con dati numerici quanto evidente anche alla vista: la paziente ha ottenuto un progressivo miglioramento. In particolare, lo scanner 3D ha messo in evidenza il cambiamento della forma corporea, conseguente alla diminuzione dell'indice di massa grassa, e una migliore postura che ha inciso anche in termini di mobilità". "La paziente - approfondisce Marco Medeot, direttore scientifico del polo chetogenico di Food Italia, consulente alimentare, ricercatore e docente presso il Master in Nutrizione clinica e funzionale dell'Università 'G. D’Annunzio' Chieti- Pescara - ha seguito un protocollo nutrizionale basato sulla Vlckd (Very Low-Calorie Ketogenic Diet), alternata a una fase low-carb, entrambe scelte per il loro impatto sul controllo dell’infiammazione e sulla rigenerazione tissutale. La Vlckd è una dieta chetogenica a bassissimo apporto calorico, progettata per indurre uno stato di chetosi nutrizionale, in cui il corpo utilizza i corpi chetonici come principale fonte di energia. Questa dieta mira a ottenere una perdita di peso rapida e significativa, preservando la massa magra. La dieta low-carb è un regime alimentare basato su carboidrati ridotti, proteine moderate e grassi salutari adeguati. Questi protocolli nutrizionali sono stati scelti per 3 motivi: 'effetto antinfiammatorio della chetosi, la prevenzione della sarcopenia, ovvero della perdita di muscolo, e infine la rigenerazione tissutale e il supporto alla guarigione. La strategia nutrizionale adottata è stata essenziale nel favorire i processi di riparazione dei tessuti grazie all'attivazione delle sirtuine, proteine coinvolte nella riparazione del Dna e nei processi di longevità cellulare, che ha accelerato la rigenerazione delle cellule epiteliali e connettivali danneggiate. Il protocollo adottato ha inoltre promosso l'autofagia, un processo cellulare che rimuove le cellule danneggiate e favorisce la formazione di nuove cellule sane, facilitando la guarigione delle lesioni tissutali. Infine, ha ridotto lo stress ossidativo, fattore chiave nella guarigione dei tessuti". Ogni anno, nei soli Paesi sviluppati - riporta la nota - vi sono mediamente 100 milioni di persone con nuove cicatrici. Ciascuna di queste porta con sé un trauma psicologico e relazionale, causando alla persona un vero e proprio blocco emotivo che determina ansia e la convinzione di non poter avere una vita sociale normale. Per supportare le vittime nasce RigenerDerma, un progetto che ha come obiettivo curare 500 persone sane gravate da cicatrici, che altrimenti non potrebbero sostenere economicamente tale terapia. Il progetto, presentato presso la Camera dei deputati, impiega la metodologia Biodermogenesi e coinvolge l'Università di Verona con l'obiettivo di ridare alle persone la propria immagine e quindi la propria qualità della vita. "E' mia convinzione - commenta Busoni - che la vera nobiltà della medicina consista nel migliorare la qualità della vita delle persone. Quello che viene fatto in tal senso assume un valore profondo con uno scambio reciproco tra professionisti, ricercatori e medici, da un lato e pazienti dall'altro. Biodermogenesi permette quindi la creazione di valore per tutti i protagonisti della sua filiera: il paziente innalza i propri standard quotidiani e migliora la propria vita, mentre i professionisti che lo hanno assistito vivono un momento di gratificazione professionale e di crescita umana estremamente appaganti e motivanti per continuare il percorso intrapreso". "In questi anni, grazie a RigeneraDerma e a Biodermogenesi siamo riusciti a cambiare le prospettive di vita di molte persone gravate da cicatrici invalidanti, alzando costantemente l'asticella dei nostri obiettivi. Dopo la signora Rositanti, e prima di lei Filomena Lamberti e Pinky, abbiamo curato o stiamo curando pazienti con cicatrici devastanti, che causano dolori cronici che impediscono di dormire e che riducono la mobilità di arti e testa o che arrivano a deformare la loro postura. Grazie alla collaborazione di tanti eccezionali professionisti adesso in siamo grado di curare qualsiasi cicatrice, come ha dimostrato anche l'esperienza recentemente maturata su un paziente grande ustionato con cicatrici devastanti sul 40% del corpo, vecchie 35 anni. La nostra attività di ricerca entro breve cambierà il paradigma di cura delle cicatrici nel mondo", conclude Busoni. ---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Pais dei Mori (Fnopi): "Libera professione racconta un'altra storia"

(Adnkronos) - "Abbiamo voluto dedicare all'interno del congresso una giornata alla libera professione infermieristica, alla contro-narrazione che la libera professione sta facendo nei confronti dell'infermieristica italiana. Se ahimè leggiamo spesso di problemi all'interno delle organizzazioni, soprattutto nella pubblica amministrazione, che portano i colleghi a prendere delle decisioni forti sulla loro vita professionale, la libera professione sta raccontando un'altra storia", quella "di professionisti che fanno cose diverse. E' un'infermieristica fuori dagli schemi, dei professionisti che sono felici di vivere la loro professione: questa è l'infermieristica che vogliamo raccontare". Una realtà "non sostitutiva, ovviamente, del nostro sistema sanitario nazionale, che difenderemo sempre, ma" quella della libera professione "è un'altra storia siamo molto felici di raccontarla". Lo ha detto Luigi Pais dei Mori, consigliere nazionale Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, oggi in occasione del terzo congresso Fnopi in corso a Rimini. Ragionando sui numeri, "460mila sono gli infermieri iscritti agli Ordini delle professioni infermieristiche - spiega Pais dei Mori - 270mila circa sono gli infermieri che lavorano nella pubblica amministrazione e 45mila quelli che vivono la loro professione in maniera libero professionale. Vogliamo occuparci anche di questi colleghi che hanno problemi molto simili, da Bolzano a Reggio Calabria. Vogliamo trovare soluzioni anche per loro", conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Mazzoleni (Fnopi): "Nuova offerta formativa in dirittura di arrivo"

(Adnkronos) - "Dopo un lungo percorso oggi siamo in dirittura d'arrivo". Lo hanno confermato "nella sessione di questa mattina per il ministero dell'Università il dottor Montaperto e per il ministero della Salute la dottoressa Rinaldi". Sui decreti relativi al futuro della formazione infermieristica manca "l'ultimo passaggio: il Consiglio superiore di sanità e, alla fine, la firma con i due ministri". Lo ha detto Beatrice Mazzoleni, segretaria Fnopi, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, oggi in occasione del terzo congresso degli infermieri, in corso a Rimini. Sono provvedimenti su cui c'era "una grande attesa non tanto per la novità del contenuto in sé - spiega Mazzoleni - ma per l'aspettativa di liberare davvero il potenziale infermieristico: si sente la sofferenza di poter dare di più ai nostri cittadini e al sistema salute e di non poterlo erogare". Questi strumenti normativi "ci permetteranno proprio di far riconoscere le competenze a partire anche dai master. Non dobbiamo perdere l'esperienza, questo è un passaggio fondamentale, ma ricondurla in un contenitore corretto per dare poi carriera, anche economica, nonché organizzativa, ai nostri colleghi. L'idea è di creare un sistema formativo" attrattivo "che dia ai giovani la possibilità di approcciarsi a una professione che, è vero, è faticosa, ma dà delle grandi soddisfazioni. L'idea, oggi, è di definire un percorso che permetta loro di liberare tutta una serie di possibilità mantenendo anche un altro valore che le nuove generazioni hanno molto forte, che è la qualità di vita. Sicuramente uno dei prossimi passaggi è di proseguire nel ragionamento fatto con la Conferenza dei rettori per un lancio di quello che sarà una campagna di comunicazione come il video Infermieri Next Generation", conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Food, no-show al tavolo prenotato? Da TheFork 10 mosse per evitarlo e tutelare i ristoratori

(Adnkronos) - Il recente caso della fattoria didattica 'Il Ciliegio' di Genova, che ha visto il 50% dei tavoli riservati rimanere vuoti a causa di clienti che non si sono presentati, ha riacceso il dibattito sul no-show - cioè quella brutta abitudine per cui si prenota e non ci si presenta - e sulle soluzioni necessarie per contrastarlo. TheFork - la principale piattaforma per la prenotazione online di ristoranti e leader nei gestionali per la ristorazione con TheFork Manager - è da sempre impegnato nella lotta al no-show, fornendo ai ristoranti strumenti efficaci per prevenirlo e ridurne l'impatto. Tra questi, spicca la nuova policy introdotta a ottobre 2024, che prevede la sospensione dell’account per gli utenti che effettuano 4 no-show nell’arco di 12 mesi. Una misura forte, che ha già prodotto risultati concreti: nei primi due mesi del 2025, il tasso di no-show registrato sui canali TheFork (sito e app) è sceso al 3%, rispetto al 3,6% dello stesso periodo del 2024. Un calo che si traduce in quasi 360.000 euro al mese di entrate potenziali recuperate per i ristoranti partner di TheFork in Italia, circa 4,3 milioni di euro all'anno. Inoltre, il 90% degli account bloccati dalla nuova policy appartiene a utenti con un tasso di no-show superiore al 10%, account fraudolenti o persone con l’abitudine di cancellare all’ultimo minuto, dimostrando l’efficacia della misura nel colpire comportamenti scorretti e tutelare il settore i ristoranti. “Il caso di Genova è solo l’ennesima dimostrazione di quanto il no-show sia un problema serio per il settore, con conseguenze pesanti per gli addetti ai lavori, di cui non sempre c’è consapevolezza da parte dei consumatori. Anche per questo TheFork si impegna a educare i propri utenti affinché prenotare un tavolo sia visto come un impegno reale e rispettoso verso chi lavora ogni giorno per offrire esperienze gastronomiche di qualità. Situazioni simili si sono purtroppo già verificate, come nel caso di PizzAut, il ristorante sociale gestito da ragazzi autistici, che nel marzo del 2023 si è trovato ad affrontare una cancellazione all’ultimo minuto di una prenotazione di 150 coperti. In quel caso, grazie all’utilizzo di un’agenda digitale come TheFork Manager, il ristorante ha potuto riempire i tavoli vuoti nell’arco di poche ore", commenta Andrea Arizzi, Sales Director TheFork Italy & Dach. TheFork Manager offre soluzioni digitali consolidate per prevenire il fenomeno e tutelare i ristoratori senza impattare negativamente sull’esperienza del cliente. Grazie a queste misure, TheFork continua a essere un alleato strategico per i ristoratori, offrendo strumenti concreti per ridurre il no-show e promuovere un’esperienza di prenotazione più responsabile. Ecco, quindi, 10 strumenti efficaci per combattere il no-show.  1.Tecnologia predittiva: TheFork Manager utilizza un sistema avanzato di analisi dei comportamenti degli utenti per identificare le prenotazioni a rischio no-show, permettendo ai ristoratori di intervenire tempestivamente. 2.Indice di affidabilità degli utenti: un bollino visibile su TheFork Manager che segnala gli utenti che hanno già effettuato no-show in passato. 3.Blocco della doppia prenotazione o delle prenotazioni ravvicinate: un utente non può effettuare due prenotazioni in ristoranti diversi nello stesso orario e non può prenotare nello stesso ristorante (o gruppo di ristoranti) due volte nella stessa giornata con una differenza inferiore a quattro ore. 4.Doppia conferma della prenotazione: gli utenti ricevono una conferma sia via e-mail che tramite notifica push, riducendo il rischio di dimenticanze. 5.Cancellazione in un solo clic: gli utenti possono annullare facilmente la propria prenotazione, incentivando le cancellazioni tempestive anziché il no-show. 6.Analisi avanzata delle statistiche: una funzionalità evoluta che consente diverse tipologie di analisi approfondite, tra cui il monitoraggio dell’andamento dei no-show e delle cancellazioni tardive. I ristoratori possono così adottare strategie mirate per mitigare l’incidenza dei no-show, basando le proprie decisioni su dati concreti e razionali. 7.Ri-conferma automatica della prenotazione da parte del ristorante: i ristoranti possono richiedere ai clienti di confermare nuovamente la loro prenotazione, evitando disdette dell'ultimo minuto. Questa operazione può essere impostata come automatica su TheFork Manager, risparmiando anche tempo prezioso. Disponibile per le versioni più avanzate del TheFork Manager. 8.Lista d'attesa intelligente: quando il ristorante riceve una cancellazione, TheFork Manager invia automaticamente una notifica agli utenti in lista d’attesa, offrendo loro la possibilità di occupare il tavolo che si è appena reso disponibile. Un sistema dinamico che ottimizza l’occupazione dei posti, massimizzando il tasso di copertura del ristorante. Disponibile per le versioni più avanzate del TheFork Manager. 9.Carta di credito a garanzia e prepagamento: per i ristoranti di fascia alta, TheFork offre la possibilità di richiedere una carta di credito a garanzia della prenotazione; è inoltre disponibile l’opzione del prepagamento - utilizzata principalmente da ristoranti Stellati e fine dining - che garantisce una maggiore sicurezza per il ristoratore. Per alcune categorie di ristoranti, si tratta di ulteriori strumenti di tutela che riducono il rischio di no-show e preservano il valore del servizio. Disponibile per le versioni più avanzate del TheFork Manager. 10.Policy educativa per gli utenti: da ottobre 2024 TheFork ha attivato una nuova policy secondo la quale un utente che effettua 4 no-show nell’arco di 12 mesi vede il proprio account sospeso. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)