Mazda CX-80, Best in Class nei test Euro NCAP
(Adnkronos) - La nuova Mazda CX-80 continua a collezionare premi e riconoscimenti. Nella categoria dei grandi SUV, la Mazda CX-80 ha ricevuto da Euro NCAP il prestigioso premio “Best in Class”. Un riconoscimento che sottolinea l’impegno del marchio nipponico verso sicurezza e innovazione. Sono stati sottoposti a rigorosi test 44 modelli, tra cui l’ammiraglia di casa Mazda, che ha superato nella sua categoria l’Audi Q6 e-tron. Per quanto riguarda la sicurezza degli occupanti, la nuova Mazda CX-80 ha ottenuto una valutazione eccellente del 92%. Prestazioni altrettanto eccezionali sono state registrate nei test di impatto laterale e posteriore. Anche nella protezione dei bambini, la CX-80 ha dimostrato livelli di eccellenza, raggiungendo un punteggio dell’88%. La Mazda CX-80 ha inoltre ottenuto una valutazione dell’84% per la sicurezza degli utenti vulnerabili della strada, evidenziando l’attenzione del marchio verso la protezione di pedoni e ciclisti. Infine, ha raggiunto un punteggio del 79% nei sistemi di assistenza alla sicurezza. Pratico, tecnologico, sicuro e capace di ospitare comodamente sette passeggeri. Realizzato in Giappone, il maxi-SUV si basa sull’architettura scalabile Skyactiv Multi-Solution, che migliora la dinamica di marcia grazie alla disposizione longitudinale del motore. La trazione integrale, derivata da uno schema a trazione posteriore, garantisce sicurezza e piacere di guida anche su fondi con scarsa aderenza. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Skoda Enyaq: inizia la prevendita anche della versione Coupé
(Adnkronos) - Al via la prevendita delle nuove Skoda Enyaq, disponibili sia in versione SUV che Coupé.
Una gamma completamente rinnovata e immediatamente riconoscibile grazie agli stilemi del Design Modern Solid. La nuova Skoda Enyaq sfoggia un look inedito, merito di un frontale che ha beneficiato di importanti aggiornamenti, anche dal punto di vista aerodinamico. Disponibile nelle versioni 60, 80 e 85x, la nuova Skoda Enyaq vanta una dotazione full optional ed è proposta in Italia anche nella variante Sportline. Le prime consegne partiranno ad aprile 2025. Costruita sulla piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen, il SUV e la versione Coupé sono offerte nelle seguenti varianti: • 60, con batteria da 63 kWh (59 kWh netti) e potenza di 150 kW • 85, con batteria da 82 kWh (77 kWh netti) e potenza di 210 kW • 85x, con batteria da 82 kWh, trazione integrale e un secondo motore sull’asse posteriore. La nuova generazione ha beneficiato di numerosi accorgimenti tecnici e aerodinamici, che ne hanno migliorato l’efficienza. La rinnovata Enyaq vanta un coefficiente di penetrazione aerodinamica di 0,245 (0,225 per la Enyaq Coupé). Efficiente e sicura, la Skoda Enyaq offre numerosi sistemi di assistenza alla guida di livello 2, tra cui: • Adaptive e Predictive Cruise Control • Lane Assist 2.0 per il mantenimento del veicolo al centro della corsia, anche in presenza di segnaletica temporanea • Side Assist con Rear Traffic Alert, Exit Warning e Lane Change Assist • Turn Assist, per l’assistenza nelle svolte agli incroci • Traffic Jam Assist, sistema di guida assistita in colonna • Front Assist, con riconoscimento di pedoni e ciclisti e frenata automatica. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fiere, Danese (Aefi): "2024 buon anno, bilanci molto importanti per aziende"
(Adnkronos) - "Il 2024 è stato un buon anno, in cui le fiere italiane hanno recuperato tutto il gap hanno che avevamo nel 2019, anche con bilanci veramente molto importanti. Li vedremo qui tra un paio di mesi alla pubblicazione dei bilanci delle aziende, ma insomma credo che il sistema fieristico abbia veramente e completamente sanato i danni del periodo del Covid". Così, con Adnkronos/Labitalia, Maurizio Danese, presidente di Aefi, Associazione delle esposizioni e fiere italiane, sull'anno appena concluso per il sistema fieristico italiano. E Danese, rispetto al periodo del Covid, vede il bicchiere mezzo pieno per le fiere. "Ne escono un po' più rafforzate, perchè l'utilizzo in quel periodo in maniera obbligatoria dei nuovi strumenti digitali e di comunicazione ha permesso oggi di abbinarli alle fiere in presenza, e di erogare nuovi servizi in grado di soddisfare sempre al meglio i nostri esponitori e visitatori", sottolinea. Fermo restando, però, la centralità dell'evento in presenza. "Quindi i gufi che paventavano la chiusura del sistema fieristico a favore delle call e delle riunioni fatte online non ci sono più, ma questi strumenti digitali sono un buon compagno di viaggio per le nostre fiere", aggiunge Danese. E la strategia per il 2025 è chiara, dopo la deliberazione da parte del cda dell'associazione del Piano di programmazione e sviluppo 2025. "Come Aefi -spiega- puntiamo sempre a rafforzare il ruolo della nostra associazione sia dal punto di vista dell'introduzione politica ma anche della fornitura di servizi all'azienda fieristica. Daremo una nuova sede ad Aefi e anche nuovi servizi a livello formativo a disposizione dei nostri soci. E stiamo portando avanti una serie di valutazioni per creare delle piattaforme a supporto dei nostri prodotti, che possono essere o delle fiere con quartiere, o dei nostri organizzatori, in modo tale di mettere a disposizione le strutture che alcune delle nostre fiere hanno all'estero, come servizio per chi vuole internazionalizzare i propri prodotti. L'obiettivo è dare una risposta e un'opportunità a chi vuole internazionalizzare il proprio prodotto garantendo e salvaguardando appunto le proprietà intellettuali di questi brand". Il Piano, infatti, accelera sulla messa a terra di ‘Aefi global network’, una piattaforma a supporto del lancio di manifestazioni e fiere all’estero. Aefi, principale compagine del settore fieristico e degli eventi attiva nei tavoli istituzionali dedicati alla promozione, internazionalizzazione del Made in Italy e alla politica industriale del Paese, punta inoltre ad aumentare ulteriormente la propria quota di rappresentatività del comparto che oggi conta 60 associati (40 quartieri in cui si svolge il 96% delle manifestazioni internazionali e 20 organizzatori). Danese sottolinea anche che "secondo uno studio realizzato con Roland Berger e presentato più di un anno fa solamente il 9% del fatturato delle nostre fiere che fanno internazionalizzazione è fatto all'estero, quando invece i nostri colleghi francesi e tedeschi fanno praticamente quasi il 30%. Abbiamo quindi un gap da recuperare. E tra l'altro avendo anche un prodotto che è il made in Italy, ben voluto da tutto il mondo, è nostro dovere cercare di spingere sempre di più questo tipo di attività. L'obiettivo nel 2025 quindi deve essere di aiutare le nostre fiere e i nostri brand ad essere più performanti attraverso l'estero il più possibile", sottolinea. E per il 2025 Aefi punta a centrare un altro obiettivo. "Stiamo lavorando per cercare di creare un impianto normativo 'ad hoc' 'per le fiere', perché noi 'viviamo' di una serie di norme che arrivano da altri settori. Ad esempio uno stand che viene installato all'interno di un padiglione di un quartiere fieristico segue le stesse norme di un cantiere edile, con tutta una serie problematiche che non riguardano il nostro settore. Siamo quindi 'sotto scacco', per così dire, di varie norme che derivano da diversi settori e quindi vorremmo creare un testo unico con le nostre necessità ed essere tra virgolette un po' più snelli", conclude Danese riferendosi alla realizzazione di una sorta di 'libro bianco' contenente la proposta di uno specifico impianto normativo 'ad hoc' per il settore, propedeutico alla formulazione di un 'Testo unico delle fiere'. (di Fabio Paluccio) ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sailes Yes: la rivoluzione del sales prospecting su LinkedIn
(Adnkronos) - Il mondo del sales prospecting sta vivendo una rivoluzione grazie a Sailes Yes, una nuova piattaforma italiana che sfrutta l'intelligenza artificiale per trasformare il modo in cui le aziende identificano e conquistano nuovi clienti su LinkedIn. Nata da un'idea di Eleonora Senini, CEO della startup, Sailes Yes si presenta come uno strumento innovativo e versatile, capace di analizzare in profondità i comportamenti degli oltre 900 milioni di utenti su LinkedIn, andando oltre i semplici profili statici per comprendere interessi, esigenze e potenziali opportunità di business. Infatti, grazie a un approccio dinamico e innovativo, Sailes Yes non offre solo uno strumento tecnologico, ma una vera e propria trasformazione nel modo in cui i professionisti delle vendite identificano e interagiscono con i potenziali clienti. "La nostra visione a lungo termine è quella di trasformare il nostro programma in un pilastro essenziale per il sales prospecting su LinkedIn. Grazie all’automazione intelligente e alla personalizzazione su misura, vogliamo ridefinire il modo in cui le aziende trovano e ingaggiano i loro clienti. Il nostro obiettivo è creare un ecosistema integrato, scalabile e capace di rispondere alle esigenze di aziende di ogni dimensione, dalle start-up alle grandi corporate."spiega la CEO Senini. Sailes Yes si presenta versatile e dinamica, nonché sempre aggiornata sulle ultime tendenze e capace di analizzare rapidamente i dati complessi per offrire soluzioni efficaci. D’altronde, l’intelligenza artificiale della piattaforma si distingue per l’analisi profonda dei contenuti generati dagli utenti su LinkedIn non si limitandosi a profili statici ma esplorando post, commenti e like al fine di comprendere gli interessi e le necessità dei potenziali clienti. Questo approccio consente di generare raccomandazioni ultra-mirate, automatizzare il processo di engagement con messaggi personalizzati e fornire insights basati sui contenuti dinamici., Empatica e connessa, dunque, Sailes Yes è capace di comprendere le sfide dei sales e si propone come un alleato affidabile e flessibile in grado di adattarsi a diversi tipi di aziende: settore B2B, appartenenti a settori come tecnologia, consulenza, marketing e servizi finanziari; Start-up e PMI, per accelerare la crescita e ottimizzare le risorse; Team di vendita e agenzie, per automatizzare le attività ripetitive e migliorare le performance. "Crediamo che l’automazione debba supportare, non sostituire, il tocco umano. Sailes Yes combina l’efficienza tecnologica con un approccio empatico, garantendo che ogni interazione sia rilevante e personale. A differenza dei concorrenti che si limitano a offrire filtri statici, infatti, Sailes Yes va oltre, esaminando i contenuti e l'attività degli utenti su LinkedIn per identificare potenziali clienti che sono davvero in linea con il business dell'utente così da non cercare randomicamente persone, ma ricevendo suggerimenti mirati e altamente rilevanti, ottimizzando il tempo e migliorando i tassi di successo nelle vendite", sottolinea il team della startup composto da Ilaria Cuomo, CCO; Riadi Piacentini, CLO; Matteo Mainenti, CTO; ed Elisa Laezza, CMO. Sailes Yes si propone come soluzione che unisce tecnologia e strategia, automazione e umanità per diventare un punto di riferimento per le vendite su LinkedIn, trasformando dati complessi in opportunità concrete. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Donkey Kong Country Returns HD per Switch, la recensione
(Adnkronos) - Donkey Kong Country Returns HD per Nintendo Switch segna il ritorno di un grande classico del platform del 2010, originariamente pubblicato su Wii. Sviluppato da Retro Studios e ora rimasterizzato da Forever Entertainment, il gioco si propone di riportare i giocatori sull'isola di Donkey Kong per un'avventura impegnativa e ricca di azione in due dimensioni. Questa versione HD include anche i livelli extra della versione per Nintendo 3DS. La storia di Donkey Kong Country Returns HD è semplice ma efficace: la tribù Tiki Tak, un gruppo di maschere tiki volanti, ipnotizza gli animali dell'isola e ruba la preziosa riserva di banane di Donkey Kong. Kong, infuriato, si lancia all'inseguimento dei ladri, accompagnato dal fedele Diddy Kong, attraverso nove mondi diversi, dalla giungla alle spiagge, dalle rovine ai vulcani e alle fabbriche. La trama, pur non essendo particolarmente elaborata, funge da pretesto per un'avventura divertente e ricca di humor, con brevi scenette che contribuiscono a definire la personalità dei Tiki, i nuovi antagonisti che sostituiscono i Kremling della trilogia originale. Donkey Kong Country Returns HD è un platform 2D classico, con un level design che richiama la trilogia originale di Donkey Kong Country per Super Nintendo. Il giocatore controlla Donkey Kong, che può correre, saltare e rotolare. Premendo i pulsanti si può anche soffiare, per interagire con alcuni elementi dell'ambiente. Diddy Kong, cavalcando sulla schiena di Donkey Kong, gli permette di utilizzare il suo jetpack per effettuare salti più lunghi. I livelli sono vari e offrono diverse meccaniche di gioco: in alcuni Donkey Kong appare come una silhouette, in altri bisogna affrontare sezioni a scorrimento rapido su binari nelle miniere, e in altri ancora è possibile cavalcare Rambi il rinoceronte. Per i giocatori più esperti, il gioco offre una sfida aggiuntiva con la ricerca di segreti e oggetti collezionabili, come le lettere K-O-N-G e i pezzi di puzzle, nascosti in ogni livello. Chi vuole rivivere l'esperienza classica può inoltre scegliere la "Modalità Originale", che ripropone il gioco così com'era su Wii, con la stessa difficoltà e gli stessi controlli. Per chi trova il gioco troppo difficile, è disponibile la funzione "Super Guida", che permette di completare automaticamente un livello dopo aver perso otto vite. Tuttavia, la Super Guida non raccoglie gli oggetti collezionabili, lasciando al giocatore il compito di trovarli tutti. Una volta completato il gioco, si sblocca la "Modalità Specchio", che inverte i livelli, offrendo una nuova sfida ai giocatori. Infine, la modalità cooperativa locale per due giocatori permette di affrontare l'avventura insieme con un amico, controllando Donkey Kong e Diddy Kong. Questa modalità offre un'esperienza diversa, in cui i giocatori possono aiutarsi a vicenda per superare i livelli o competere per raccogliere più banane. Se un giocatore perde tutte le vite, può essere riportato in gioco dall'altro giocatore, a patto che abbia delle "mongolfiere rosse" di riserva, acquistabili nel negozio di Cranky Kong usando le monete banana raccolte durante il gioco. Donkey Kong Country Returns HD presenta una grafica notevolmente migliorata rispetto all'originale per Wii, con modelli poligonali più definiti e texture ad alta risoluzione. Gli ambienti di gioco sono vibranti e ricchi di dettagli, con effetti di luce e ombra che contribuiscono a creare un'atmosfera coinvolgente. Ad esempio, la luce del sole filtra tra le foglie della giungla, la lava dei vulcani emana un bagliore minaccioso, e le ombre si muovono in modo dinamico sullo schermo. Anche i modelli dei personaggi sono stati rivisti, con una maggiore attenzione ai dettagli: il pelo di Donkey Kong appare più realistico e le animazioni sono più fluide. Donkey Kong Country Returns HD è un buon porting di un classico platform, che offre un'esperienza di gioco solida e divertente. Il level design eccellente, il gameplay impegnativo e la grafica migliorata lo rendono un titolo consigliato agli amanti del genere, soprattutto a chi non ha mai avuto modo di giocarlo su Wii o 3DS. La possibilità di giocare in modalità cooperativa locale aggiunge un ulteriore livello di divertimento, rendendo il gioco perfetto per sessioni di gioco in compagnia. Tuttavia, la difficoltà elevata, che richiede salti precisi e riflessi pronti, potrebbe scoraggiare i giocatori meno esperti. Inoltre, la mancanza di novità sostanziali rispetto all'originale e il prezzo elevato potrebbero far storcere il naso a chi ha già giocato il titolo su altre piattaforme. In definitiva, se siete alla ricerca di una sfida platform old-school e non avete mai provato Donkey Kong Country Returns, questa versione HD è sicuramente un'ottima occasione per farlo. Se invece avete già giocato l'originale, potreste trovare Donkey Kong Country: Tropical Freeze, già disponibile su Switch, un'esperienza più fresca e appagante.
Formato: Switch Editore: Nintendo Sviluppatore: Forever Entertainment Voto: 7/10 ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Medico fisiatra: "Tremore mani di Sinner per caldo e sforzo intenso"
(Adnkronos) - Un match duro e faticoso, ma vinto, contro Holger Rune negli ottavi di finale degli Australian Open. Ora Jannik Sinner potrà recuperare le forze in vista dei quarti. Ma l'azzurro, in evidente difficoltà dalla metà del secondo set, deve fermarsi per oltre 10 minuti nel terzo set. Nelle riprese si vede Sinner seduto con le mani tremanti mentre si asciuga il sudore dalla faccia, e serve l'intervento dei fisioterapisti prima dell'uscita provvisoria dal campo. "Oltre all'affaticamento muscolare, per cui l'esecuzione ripetuta di gesti tecnici e la contrazione prolungata dei muscoli, specialmente quella eccentrica, può essere la causa dei tremori, la disidratazione, attraverso la sudorazione, altera l'equilibrio elettrolitico e può provocare crampi e tremori muscolari. Nel caso di Sinner possiamo quindi ipotizzare, in considerazione del caldo e dell'intensità dell'incontro, una duplice causa. Tuttavia è importante ricordare che sono condizioni assolutamente nella norma e gestibili". Così all'Adnkronos Salute il medico fisiatra Andrea Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa). "La definizione di tremore che compare più spesso in letteratura lo descrive come movimento oscillatorio, ritmico, involontario di parti del corpo. Il 'tremore fisiologico' è il più comune di tutti i movimenti involontari ed è definito come 'oscillazioni involontarie di singole parti del corpo di persone sane risultanti dall'interazione di fattori meccanici e nervosi', come ad esempio la sincronizzazione delle eccitazioni delle unità motorie muscolari - spiega lo specialista - L'esercizio fisico aumenta ampiezza e frequenza del tremore fisiologico. I valori delle variazioni nell'ampiezza e nella frequenza del tremore dipendono dal tipo di sforzo e dalla sua durata. Lo sforzo di intensità crescente influenza significativamente l'aumento dell'ampiezza del tremore fisiologico. Si ritiene che le variazioni dell'ampiezza del tremore causate dalla fatica derivino dalla perturbazione temporanea dei meccanismi di controllo nel sistema nervoso". "Alcune ricerche suggeriscono che una diminuzione della frequenza di stimolazione delle unità motorie possa essere un sintomo di crescente affaticamento. Alcuni autori hanno descritto come il tremore del polso aumenti significativamente in condizioni di affaticamento muscolare dopo aver eseguito un esercizio. Inoltre nello sport, e quindi anche nel tennis, l'esposizione al calore, gli sforzi intensi e prolungati, uniti a movimenti ripetuti, possono favorire la comparsa dei tremori", conclude Bernetti. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Grasso nei muscoli killer silenzioso, più rischi cuore indipendenti dal peso
(Adnkronos) - Hanno scelto un nascondiglio insospettabile: sono accumuli di grasso che si stabiliscono fra i muscoli e, anche quando l'ago della bilancia non segna un peso complessivo così in eccesso, agiscono come un 'killer silenzioso', aumentando il rischio di gravi malattie cardiache indipendentemente dall'indice di massa corporea. A lanciare un alert sul grasso intramuscolare è una ricerca pubblicata sull''European Heart Journal'. Secondo quanto osservato dagli autori, esperti del Brigham and Women's Hospital e dell'Harvard Medical School di Boston, le persone che hanno questi accumuli di grasso nascosti nei muscoli corrono un rischio maggiore di morire o essere ricoverate in ospedale per un infarto o un'insufficienza cardiaca. Si sa ancora poco di questo tipo di grasso corporeo negli esseri umani e del suo impatto sulla salute, spiegano gli scienziati. Lo studio osservazionale, sottolineano, è il primo a indagare in modo completo gli effetti dei 'muscoli grassi' sulle malattie del cuore. La scoperta di un aumento di rischio correlato - evidenziano gli autori - dimostra che le misure esistenti, come l'indice di massa corporea o la circonferenza della vita, "non sono adeguate per valutare con precisione il rischio di malattie cardiache per tutte le persone". Il nuovo studio è stato condotto da Viviany Taqueti, direttrice del Cardiac Stress Laboratory al Brigham and Women's Hospital e docente dell'Harvard Medical School. "L'obesità - osserva l'esperta - è ora una delle più grandi minacce globali per la salute cardiovascolare, ma l'indice di massa corporea, la nostra principale metrica per definirla e per definire le soglie d'intervento, rimane un marcatore controverso e imperfetto della prognosi cardiovascolare. E' particolarmente vero nelle donne, dove un indice di massa corporea elevato può riflettere tipi di grasso più 'benigni'". Il grasso intramuscolare, illustra Taqueti, "si trova nella maggior parte dei muscoli del corpo, ma la quantità può variare notevolmente tra le diverse persone. Nella nostra ricerca, analizziamo i muscoli e diversi tipi di grasso per capire come la composizione corporea può influenzare i piccoli vasi sanguigni o la 'microcircolazione' del cuore, nonché il rischio futuro di insufficienza cardiaca, infarto e morte". La ricerca ha incluso 669 persone valutate al Brigham and Women's Hospital per dolore al petto e/o mancanza di respiro, che non presentavano evidenze di malattia coronarica ostruttiva (quest'ultima si ha quando le arterie che irrorano il cuore si ostruiscono pericolosamente). I pazienti esaminati avevano un'età media di 63 anni. La maggioranza (70%) era di sesso femminile. Tutti i pazienti sono stati sottoposti all'esame della Pet/Tc cardiaca per valutare il funzionamento dei loro cuori. I ricercatori hanno anche utilizzato le scansioni della tomografia computerizzata per analizzare la composizione corporea di ogni paziente, misurando la quantità e la posizione di grasso e muscoli in una sezione del torso. Per quantificare la quantità di grasso immagazzinato nei muscoli, è stato poi calcolato il rapporto tra grasso intramuscolare e massa muscolare totale più grasso, una misura che gli scienziati hanno chiamato frazione muscolare grassa. I pazienti sono stati seguiti per circa 6 anni e i ricercatori hanno registrato se qualcuno di loro era morto o era stato ricoverato in ospedale per infarto o insufficienza cardiaca. E' emerso che le persone con maggiori quantità di grasso immagazzinato nei muscoli avevano più probabilità di avere danni ai piccoli vasi sanguigni che servono il cuore (disfunzione microvascolare coronarica) e maggiori probabilità di morire o essere ricoverate in ospedale per malattie cardiache. Per ogni aumento dell'1% della frazione muscolare grassa, c'era un aumento del 2% del rischio di disfunzione microvascolare coronarica e un aumento del 7% del rischio di future malattie cardiache gravi, indipendentemente da altri fattori di rischio noti e dall'indice di massa corporea. Le persone con alti livelli di grasso intramuscolare e prove di disfunzione microvascolare coronarica avevano un rischio particolarmente elevato di morte, infarto e insufficienza cardiaca. Al contrario, le persone con quantità maggiori di massa muscolare magra avevano un rischio inferiore. Il grasso immagazzinato sotto la pelle, invece, non aumentava il rischio. "Rispetto al grasso sottocutaneo - chiarisce Taqueti - il grasso immagazzinato nei muscoli può contribuire all'infiammazione e al metabolismo alterato del glucosio, portando a resistenza all'insulina e sindrome metabolica. A loro volta, questi insulti cronici possono causare danni ai vasi sanguigni, compresi quelli che irrorano il cuore, e al muscolo cardiaco stesso". Sapere che il grasso intramuscolare aumenta il rischio di malattie cardiache "ci offre un altro modo per identificare le persone ad alto rischio, indipendentemente dal loro indice di massa corporea - prosegue Taqueti - Queste scoperte potrebbero essere particolarmente importanti per comprendere gli effetti sulla salute cardiaca delle terapie basate sull'incretina che modificano grasso e muscoli, e anche della nuova classe di agonisti del recettore Glp-1. Quello che non sappiamo ancora è come possiamo ridurre il rischio per le persone con muscoli grassi. Ad esempio, non sappiamo come trattamenti come le nuove terapie dimagranti influenzino il grasso nei muscoli rispetto al grasso in altre parti del corpo, al tessuto magro e, in ultima analisi, al cuore". Taqueti e il suo team stanno ora valutando l'impatto di strategie di trattamento - tra cui esercizio fisico, alimentazione, farmaci per la perdita di peso o interventi chirurgici - sulla composizione corporea e sulle malattie cardiache metaboliche. I dati presentati da Ana Carolina do A H Souza (prima autrice dello studio) e colleghi "sono intriganti - commenta Ranil de Silva dell'Imperial College London in un editoriale di accompagnamento - e, cosa importante, evidenziano ulteriormente i pazienti con disfunzione microvascolare coronarica come popolazione di pazienti a rischio clinico aumentato. Il lavoro dovrebbe stimolare ulteriori indagini per stabilire il valore aggiunto dei marcatori di adiposità alla stratificazione del rischio cardiaco convenzionale ed emergente, al fine di identificare quei pazienti che potrebbero trarre beneficio prognostico da interventi cardiometabolici mirati". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sinner e il tremore delle mani, medico fisiatra: "Colpa di caldo e sforzo intenso, ma è nella norma"
(Adnkronos) - Un match duro e faticoso, ma vinto, contro Holger Rune negli ottavi di finale degli Australian Open. Ora Jannik Sinner potrà recuperare le forze in vista dei quarti. Ma l'azzurro, in evidente difficoltà dalla metà del secondo set, deve fermarsi per oltre 10 minuti nel terzo set. Nelle riprese si vede Sinner seduto con le mani tremanti mentre si asciuga il sudore dalla faccia, e serve l'intervento dei fisioterapisti prima dell'uscita provvisoria dal campo. "Oltre all'affaticamento muscolare, per cui l'esecuzione ripetuta di gesti tecnici e la contrazione prolungata dei muscoli, specialmente quella eccentrica, può essere la causa dei tremori, la disidratazione, attraverso la sudorazione, altera l'equilibrio elettrolitico e può provocare crampi e tremori muscolari. Nel caso di Sinner possiamo quindi ipotizzare, in considerazione del caldo e dell'intensità dell'incontro, una duplice causa. Tuttavia è importante ricordare che sono condizioni assolutamente nella norma e gestibili". Così all'Adnkronos Salute il medico fisiatra Andrea Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa). "La definizione di tremore che compare più spesso in letteratura lo descrive come movimento oscillatorio, ritmico, involontario di parti del corpo. Il 'tremore fisiologico' è il più comune di tutti i movimenti involontari ed è definito come 'oscillazioni involontarie di singole parti del corpo di persone sane risultanti dall'interazione di fattori meccanici e nervosi', come ad esempio la sincronizzazione delle eccitazioni delle unità motorie muscolari - spiega lo specialista - L'esercizio fisico aumenta ampiezza e frequenza del tremore fisiologico. I valori delle variazioni nell'ampiezza e nella frequenza del tremore dipendono dal tipo di sforzo e dalla sua durata. Lo sforzo di intensità crescente influenza significativamente l'aumento dell'ampiezza del tremore fisiologico. Si ritiene che le variazioni dell'ampiezza del tremore causate dalla fatica derivino dalla perturbazione temporanea dei meccanismi di controllo nel sistema nervoso". "Alcune ricerche suggeriscono che una diminuzione della frequenza di stimolazione delle unità motorie possa essere un sintomo di crescente affaticamento. Alcuni autori hanno descritto come il tremore del polso aumenti significativamente in condizioni di affaticamento muscolare dopo aver eseguito un esercizio. Inoltre nello sport, e quindi anche nel tennis, l'esposizione al calore, gli sforzi intensi e prolungati, uniti a movimenti ripetuti, possono favorire la comparsa dei tremori", conclude Bernetti. ---sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Onde elettromagnetiche per inattivare virus nell'aria, arriva validazione
(Adnkronos) - La tecnologia italiana e4shield, che utilizza le onde elettromagnetiche per inattivare i virus respiratori presenti nell'aria, ha ricevuto la certificazione di efficacia superiore al 90% sui virus dell'influenza stagionale, Covid, inclusa la recente variante KP3, e virus respiratorio sinciziale Rsv dall'Università di Genova, dall'Università di Milano e dall'istituto indipendente ViroStatics. Influenza, Rsv e Covid sono le principali infezioni virali respiratorie stagionali in circolazione e il picco di contagi in Italia si sta raggiungendo in questi giorni. Proteggersi da queste infezioni è fondamentale per prevenire complicanze soprattutto nei soggetti più vulnerabili, controllare lo sviluppo di situazioni epidemiche, prevenire eventuali nuove pandemie e contrastare il fenomeno dello spillover, il salto di specie dei virus. Il principale intervento preventivo nei confronti delle infezioni respiratorie è ad oggi rappresentato dalle vaccinazioni, ma secondo i dati del ministero della Salute il tasso di vaccinazione nei confronti dell'influenza nei soggetti di età superiore ai 65 anni si aggira intorno al 50% con grosse differenze regionali: secondo il rapporto dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, l'Italia si colloca tra il 16esimo e il 17esimo posto su 28 Paesi europei per copertura nelle diverse fasce di età. I moderni approcci di medicina preventiva - riporta una nota - indicano che l'immunoprofilassi attiva deve essere affiancata da altre misure di profilassi aspecifica complementari, tese a diminuire la carica virale aerodiffusa negli ambienti e la sua possibilità di contagio attraverso gli aerosol immessi. Pertanto, accanto agli strumenti di prevenzione farmacologica tradizionali, si stanno facendo strada innovative soluzioni biomediche come la tecnologia e4shield che utilizza le onde elettromagnetiche per inattivare i virus respiratori presenti nell'aria, proteggendo dalla trasmissione non solo l'essere umano, ma anche gli animali rispetto a specifici virus respiratori. "L'applicazione delle microonde per la bonifica di differenti substrati, fra cui l'aria, è stata preconizzata già da alcuni anni, ma ha finora incontrato difficoltà applicative che sono ora superate dalle rivoluzionarie caratteristiche tecniche della tecnologia e4shield, che consentono di prevederne un promettente approccio innovativo alla prevenzione delle malattie virali a trasmissione aerea", dichiara Gaetano Privitera, professore emerito di Igiene dell'Università di Pisa ed esperto presso organizzazioni nazionali e internazionali. Innocua per uomo e animali - spiega la nota - la tecnologia e4shield è stata sottoposta a rigorosi test scientifici e validata dall'Ospedale militare del Celio, dal Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell'Università degli Studi di Milano, dai laboratori di ricerca dell'Università di Genova e dall'istituto ViroStatics. I risultati sono stati oggetto di due pubblicazioni della rivista 'Viruses' (giugno 2023) e dell'European Society of Medicine (ottobre 2023). Ad oggi tutte le ricerche condotte dimostrano che e4shield è in grado di inattivare i virus dell'influenza stagionale, Covid, inclusa la recente variante KP3, e Rsv nell'aria indoor in misura superiore al 90%. La tecnologia è stata inoltre citata nello studio prospettico tecnologico Jrc - Hera del Joint Research Centre della Commissione europea, che la include tra quelle capaci di garantire un incremento della qualità dell'aria negli ambienti indoor. "La tecnologia e4shiled si è rivelata molto efficace, in modo ben superiore alle aspettative - sottolinea Alberto Izzotti, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all'Università di Genova e responsabile delle attività di ricerca relative alla tecnologia e4shiled dell'ateneo - Vi è oggi grande necessità di sviluppare innovativi strumenti per la prevenzione ambientale delle malattie infettive aerodiffusibili che siano in grado di contrastarne la diffusione diminuendo le probabilità di contagio negli ambienti confinati. La tecnologia a onde elettromagnetiche è innovativa, efficace, versatile verso diversi virus patogeni e di facile applicazione. Rappresenta pertanto un importante nuovo strumento di prevenzione che l'interazione tra istituzioni di ricerca pubbliche e private mette a disposizione per la prima volta in Italia per il contrasto a livello mondiale delle malattie infettive aerodiffusibili". La tecnologia e4shield trova applicazione nei dispositivi e4lilfe, già oggi presenti nei luoghi dove si rende necessario proteggere i soggetti più fragili: è infatti stata siglata una convenzione con Anaste, Associazione nazionale strutture territoriali e per la terza età, per l'installazione dei dispositivi e4life negli ambienti delle Residenze sanitarie assistenziali. Il dispositivo non utilizza agenti chimici o materiali filtranti, ma si basa sull'emissione di microonde innocue per l'uomo che, a una combinazione di frequenza e potenza specifica per ciascun patogeno, agiscono sull'equilibrio tra cariche positive interne del virus e cariche negative presenti nel capside (guscio esterno), dando vita a un fenomeno di 'risonanza' che distrugge l'involucro esterno del virus inibendone, di fatto, il potere patogeno e la capacità di trasmissione tra individui. "e4Life si propone di innovare il panorama degli interventi preventivi che contribuiscono alla tutela della salute globale in un'ottica One Health, promuovendo la sicurezza attraverso soluzioni tecnologiche all'avanguardia che prendono in considerazione la relazione tra la salute dell'uomo e degli animali e l'ambiente che le ospita - afferma Vincenzo Pompa, Ceo di e4life - e4life consente a ogni individuo di godere di una vita sociale più libera, interagendo in sicurezza negli spazi comuni, con un costante impegno verso il benessere globale di persone e animali". In quest'ottica, accanto ai dispositivi progettati per l'impiego sull'uomo, disponibili nella versione indossabile e per ambienti, e4life ha da poco lanciato Farm, un dispositivo dedicato alle aziende zootecniche, progettato per contrastare malattie virali come l'influenza aviaria e la febbre suina, che rappresentano una grave minaccia per gli allevamenti delle specie avicole e dei suini. Alla base del dispositivo - conclude la nota - c'è la medesima tecnologia e4shield, che emette onde elettromagnetiche a frequenze specifiche efficaci nei confronti di queste nuove famiglie di virus. Come per i dispositivi destinati all'uso umano, anche e4life Farm neutralizza oltre il 90% della carica virale presente nell'aria, veicolata da droplet fino a 10 micron, quasi in tempo reale grazie alla velocità della luce con cui si diffondono le onde. L'applicazione del dispositivo in ambito zootecnico contribuisce a ridurre il rischio di zoonosi, cioè di malattie che possono passare dagli animali all'uomo, come avviene con alcuni ceppi di virus influenzali e altri patogeni. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Team italiano scopre nuovo gene coinvolto in malattia Alzheimer
(Adnkronos) - Scoperto un nuovo gene, il 'Grin2c', coinvolto nella malattia di Alzheimer. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista 'Alzheimer's Research & Therapy' è frutto della collaborazione di diversi gruppi di scienziati italiani, impegnati da anni nello studio delle cause genetiche della malattia, coordinato dall'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. La malattia di Alzheimer - ricorda una nota delle Molinette - è la principale causa di gravi deficit cognitivi ed è divenuta uno dei maggiori problemi sanitari a livello mondiale. La ricerca scientifica ha dimostrato che la malattia è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e numerosi fattori ambientali, quali ipertensione, obesità, diabete, depressione ed isolamento sociale. Questi fattori favoriscono la deposizione nel cervello di due proteine tossiche, la beta amiloide e la proteina tau, responsabili della neurodegenerazione. Lo studio è stato coordinato da Elisa Rubino, ricercatrice presso il Centro per la Malattia di Alzheimer e le demenze correlate dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e dell’Università di Torino, diretto da Innocenzo Rainero). Il gruppo ha studiato per diversi anni una famiglia italiana con malattia di Alzheimer ad esordio senile, scoprendo che era causata da mutazioni nel gene Grin2c, gene che codifica per una subunità del recettore Nmda del glutammato. Il risultato è stato reso possibile grazie all’utilizzo di avanzate tecniche di genetica molecolare e alla collaborazione con Elisa Giorgio del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia e con Alfredo Brusco del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino. Inoltre, grazie a Fabrizio Gardoni del Dipartimento di Farmacologia e Scienze Biomolecolari dell’Università di Milano, è stato possibile dimostrare gli effetti che questa mutazione provoca in modelli cellulari incrementando l’eccitabilità neuronale ed alterando il legame di questa proteina con altre proteine neuronali. "Ad oggi erano note rare mutazioni nei geni Psen1, Psen2 e App, quali causa di malattia di Alzheimer, principalmente in età presenile", commenta Rainero, che aveva contribuito già nel 1995 all’identificazione di Psen1. "Questa scoperta suggerisce il ruolo di rare mutazioni genetiche anche come causa della malattia in età senile". "Ci aspettiamo che Grin2C sia una causa molto rara di malattia di Alzheimer", commenta Rubino, "tuttavia l'aspetto più significativo della ricerca è la conferma del ruolo che i meccanismi di eccitotossicità correlata al glutammato possono avere nello sviluppo della malattia. Quando il glutammato interagisce con il recettore Nmda sui neuroni, si apre un canale che promuove l’ingresso di ioni calcio. Se questa stimolazione è eccessiva, si provoca un'intensa eccitazione del neurone che porta alla morte cellulare". Dal punto di vista clinico, è particolarmente interessante rilevare come, prima dello sviluppo del deficit cognitivo, i pazienti portatori della mutazione abbiano sviluppato per anni un disturbo dell’umore di tipo depressivo.La gestione della malattia di Alzheimer richiede, oggi, un approccio multidisciplinare, basato sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e su trattamenti farmacologici mirati a modulare diversi target terapeutici. Il nuovo studio necessiterà lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di ridurre l’eccitotossicità cerebrale da glutammato per rallentare la progressione di questa drammatica malattia. "Una scoperta che dimostra ancora una volta quanto la sanità piemontese riesca a conciliare al massimo sia la parte assistenziale sia quella della ricerca, ottenendo risultati come questo", dichiara Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte. "Un grande complimento ai nostri ricercatori della Città della Salute, dove alle eccellenze sanitarie si aggiungono anche quelle della ricerca. Una scoperta importantissima che potrà dare una svolta nelle terapie della malattia di Alzheimer", dichiara la Direzione aziendale della Città della Salute di Torino. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










