3ª Giornata Nazionale della Prevenzione del Rischio, nuove tecnologie per il contrasto alle vulnerabilità del territorio

(Adnkronos) - Il quadro delle vulnerabilità territoriali in Italia evidenzia una criticità strutturale che, secondo il rapporto ISPRA 2025, coinvolge ormai il 23% della superficie nazionale, con oltre 12 milioni di cittadini residenti in aree a rischio frana o alluvione. Nonostante uno stanziamento finanziario triplicato nell'ultimo quinquennio rispetto alla media 2010-2019, l'efficacia degli interventi rimane condizionata da una frammentazione amministrativa che ostacola la "messa a terra" delle risorse.  La 3ª Giornata Nazionale della Prevenzione e Mitigazione del Rischio Idrogeologico che si terrà Roma il 12 maggio, ospiterà il dibattito focalizzato sulla necessità di evolvere verso una gestione ordinaria del territorio supportata da strumenti tecnologici d'avanguardia, come la cartografia di dettaglio e i sistemi di censimento digitale in tempo reale. Sotto il profilo tecnologico, la piattaforma nazionale IdroGEO rappresenta lo standard per il monitoraggio quotidiano degli eventi, ma l'implementazione di modelli di prevenzione richiede un aggiornamento del corpus normativo che tenga conto delle mutate condizioni ambientali.  
Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI, osserva: "Le somme a disposizione per la mitigazione del rischio idrogeologico sono state ampie ma purtroppo la loro messa a terra non ha portato ad un reale miglioramento della situazione, a causa di una governance dispersiva causata dalla sovrapposizione delle strutture amministrative". La soluzione tecnica proposta risiede nell'istituzione di una cabina di regia che coordini l'intera filiera, dalla progettazione all'esecuzione degli interventi.  “Il Rapporto ISPRA 2025 descrive il dissesto idrogeologico non più come un’emergenza, ma come una condizione strutturale con cui il Paese deve imparare a convivere. Se è così, non può essere affrontato con strumenti straordinari: deve diventare una priorità ordinaria”, afferma Roberto Troncarelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.  “Superare la frammentazione decisionale autorizzativa e migliorare la pianificazione degli interventi, attraverso la cabina di regia e un piano per il Paese che integri le diverse fasi di intervento: questi sono i primi e necessari passi", dichiara Andrea De Maio, Presidente di Fondazione Inarcassa. "Il dissesto idrogeologico è un problema strutturale, non una crisi a cui far fronte in momenti di emergenza e questo è evidente dalla spesa triplicata, per riparare i danni da dissesto, in questi anni, oltre che dai dati forniti da ISPRA. La stessa ISPRA da tempo si è dotata, in collaborazione con Regioni e Province Autonome, di un sistema di censimento quotidiano a regime su una piattaforma nazionale, IdroGEO: la digitalizzazione, tanto invocata, c’è. È tempo di mettere a sistema ogni risorsa disponibile. Come professionisti, continueremo a fare la nostra parte al servizio dei territori e della collettività, mettendo in campo competenze tecniche e innovazione tecnologica per costruire sistemi di prevenzione sempre più sicuri e d’avanguardia, forti della consapevolezza condivisa dei rischi che interessano il nostro Paese.”  
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La longevità si può 'allenare' con il metodo Cilento, cos'è e come funziona

(Adnkronos) - Equilibrio, movimento, natura, comunità e prevenzione. "Sono le 5 parole che definiscono il Metodo Cilento: equilibrio tra corpo e mente, perché oggi sappiamo che stress e ritmi frenetici incidono profondamente sulla salute. Movimento quotidiano, perché il nostro organismo è nato per camminare e l’attività fisica resta uno dei farmaci più efficaci contro obesità e malattie cardiovascolari. Natura come cura, perché il contatto con la luce, i colori, il mare e gli spazi aperti migliora il benessere psicofisico. Comunità come condivisione, perché nessuno può stare bene davvero vivendo in isolamento: le relazioni umane aiutano anche la salute mentale. Infine prevenzione, che da medico considero la vera grande sfida del futuro: educare le persone a vivere bene prima ancora di curare la malattia". Lo spiega all'Adnkronos Salute Elvira Serra – medico specialista del Cmp di Agropoli in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento e esperta in medicina del dolore.  Cos’è il Metodo Cilento? "L’alimentazione è uno dei segreti dei centenari cilentani. Gli studi dimostrano che nel Cilento molte donne arrivano anche a 92 anni, ben oltre la media europea, soprattutto nei paesi che hanno conservato tradizioni e uno stile di vita autentico - risponde - Parto da questi dati per dire che la vera forza del Metodo Cilento è l’equilibrio tra alimentazione mediterranea, movimento quotidiano e contatto con la natura. I nostri antichi si alzavano presto, seguivano i ritmi del sole e vivevano all’aria aperta, restando vicini ai ritmi biologici naturali del corpo umano. Io sono convinta che peggioriamo la nostra salute quanto più ci allontaniamo dalla nostra radice biologica. Oggi viviamo troppo chiusi, sedentari, circondati da ambienti artificiali. Invece il camminare, osservare il mare, i colori e la natura migliora profondamente anche il benessere mentale. La psiche si alimenta della bellezza. Per questo consiglio sempre almeno 20 minuti di camminata rapida al giorno: il movimento aiuta il metabolismo, combatte l’obesità e protegge il sistema cardiovascolare. Naturalmente tutto deve essere accompagnato da un’alimentazione sana, semplice e genuina.” Come funziona e chi può praticarlo? "Il Metodo Cilento è prima di tutto uno stile di vita, che noi gente del Sud abbiamo sempre vissuto in maniera naturale. Significa alimentazione mediterranea, attività fisica quotidiana, contatto con la natura e ritmi più lenti. Vuol dire anche ritagliarsi momenti di silenzio e relax per favorire il benessere mentale - prosegue - È un metodo adatto a tutti: giovani, adulti e anziani, soprattutto a chi vuole prevenire obesità, malattie cardiovascolari e perdita di benessere psicofisico. Camminare ogni giorno migliora la salute cardiovascolare e riduce il rischio di malattia dal 19% al 30%. Alla base ci sono prodotti semplici e a chilometro zero: olio extravergine d’oliva ricco di vitamina E, pesce azzurro, legumi, verdure di stagione e alimenti poco trattati. Fondamentale è anche vivere la comunità, le relazioni umane e riscoprire la bellezza dei luoghi. Per gli anziani rappresenta inoltre un aiuto concreto contro osteoporosi e perdita di forza muscolare.” 
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Consulenti Lavoro-Anffas: solo 10,9% persone con disabilità intellettive occupata attraverso canali istituzionali

(Adnkronos) - Non sono solo le barriere culturali a ostacolare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli enti locali. I dati dell’indagine realizzata da Fondazione studi consulenti del lavoro e Anffas nazionale, condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e che sarà presentata in occasione del Festival del Lavoro 2026, in programma a Roma il 21-23 maggio, lo confermano: solo una quota minima riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini.  Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta quello dei costi. Solo nel 64% dei casi questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili. Il quadro è ancora più significativo se si considera che il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione, a fronte di livelli di istruzione medio-alti.  Nonostante ciò, si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati.    I settori più ricettivi, secondo la ricerca di Fondazione studi consulenti del lavoro e Anffas nazionale, risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati. Accanto a queste criticità, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento.  La maggioranza degli intervistati segnala, infatti, l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato.  “Serve rafforzare le azioni di sensibilizzazione per promuovere pari opportunità reali, incentivando pratiche inclusive nelle imprese e potenziando i percorsi di formazione e accompagnamento al lavoro. L’obiettivo è valorizzare i talenti di ogni individuo, collocando la persona giusta al posto giusto. In questa direzione si inserisce anche il protocollo sottoscritto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine con il Ministero per le Disabilità, che punta a favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, superando un approccio assistenziale in favore di una reale cultura dell’inclusione e del merito”, ha così dichiarato il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca.    “Il lavoro è un diritto-dovere di tutti i cittadini, anche dei cittadini con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che invece, purtroppo, sono ancora spesso esclusi dai diversi ambiti lavorativi a causa di pregiudizi e stereotipi -ha affermato Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas- ma sono proprio le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo a chiedere a gran voce un lavoro vero e dalla nostra esperienza sappiamo che con i giusti supporti e con il giusto accompagnamento alla aziende la persona giusta al posto giusto non è una frase fatta ma può divenire realtà concreta”.  Queste riflessioni saranno al centro di un confronto in programma il 21 maggio al Centro Congressi La Nuvola, nell’ambito del Festival del Lavoro. In quell’occasione sarà firmato anche il protocollo d’intesa tra il Consiglio nazionale dell’ordine e l’Autorità garante dei diritti delle persone con disabilità 
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Th Group-Cdp Real Asset: al via piano sviluppo Th Ostuni

(Adnkronos) - Un investimento da 13 milioni di euro per rafforzare l’offerta turistica e generare nuove ricadute economiche e occupazionali sul territorio. È questo il cuore del progetto di sviluppo del Th Ostuni, al centro dell’incontro che ha visto la partecipazione dei vertici di Cdp Real Asset, proprietaria della struttura, e del management di Th Group, partecipato al 45,95% da Cdp Equity. L’intervento si inserisce in un percorso di valorizzazione avviato nel 2013, anno di acquisizione della struttura da parte di Cdp Real Asset, e porta l’impegno complessivo congiunto di Cdp Real Asset e Th Group a oltre 27,4 milioni di euro, a testimonianza di una strategia di investimento continuativa nel tempo su un asset ritenuto strategico per lo sviluppo turistico del territorio. Questa ultima tranche di investimento da 13 milioni di euro prevede la realizzazione di 100 nuove camere e il completo rinnovamento dei ristoranti, con l’obiettivo di elevare ulteriormente la qualità dell’offerta e aumentare la capacità ricettiva del villaggio. A regime, l’intervento consentirà un incremento stimato di circa il 30% delle presenze, rafforzando il posizionamento della struttura nel panorama turistico regionale e nazionale. Il completamento dei lavori è previsto entro l’estate 2028. “Questo investimento rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita di Th Group e nella valorizzazione di una destinazione ad alto potenziale come Ostuni,” ha dichiarato Graziano Debellini, presidente di Th Group. “L’ampliamento della struttura e il miglioramento dell’offerta vanno nella direzione di un turismo sempre più qualificato e sostenibile, capace di generare valore nel tempo. In questo senso, il progetto contribuirà in modo significativo anche allo sviluppo economico e occupazionale del territorio”.    “Il turismo rappresenta uno dei principali driver di crescita del Paese, sia in termini di contributo al Pil, sia per l’impatto sull’occupazione. È quindi fondamentale che le nostre strutture ricettive siano sempre più moderne, attrattive e in linea con le aspettative dei visitatori, italiani e internazionali, rafforzando così il ruolo del settore come leva strategica di sviluppo economico e sociale, a livello nazionale e locale”, ha Antonino Turicchi, amministratore delegato Cdp Real Asset. "L’intervento che stiamo realizzando insieme al Gruppo Th Resorts su Th Ostuni contribuirà non solo a rafforzare l’attrattività complessiva del territorio, ma anche a intercettare una domanda turistica a maggiore valore aggiunto, generando ricadute positive e diffuse sull’economia locale”, ha spiegato.  L’iniziativa rappresenta un passaggio strategico non solo per Th Group – prima catena italiana nel segmento leisure, con oltre 4.000 collaboratori diretti e 32 strutture in tutta Italia – ma anche per il territorio, grazie alle attese ricadute in termini di occupazione, indotto e sviluppo economico locale. Il progetto si inserisce in un contesto di forte crescita del turismo pugliese: che dovrebbe superare i 6,7 milioni di arrivi e 23 milioni di presenze nell’arco dell’anno, in ulteriore aumento rispetto al 2025, confermando il ruolo sempre più centrale della Puglia nel panorama turistico nazionale. Un settore che secondo gli ultimi dati nazionali del Ministero relativi al primo trimestre vede arrivi in aumento del 5,5% e presenze del 6,8% rispetto al 2025 e che assume sempre più i contorni di una componente strutturale dell’economia italiana che genera 237,4 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 13% del Pil, con una spesa turistica complessiva di 185 miliardi e oltre 3,2 milioni di occupati (fonte Enit). In questo scenario, l’investimento sul Th Ostuni si configura come un esempio concreto di come sinergie tra operatori industriali e investitori istituzionali possano contribuire a rafforzare la qualità dell’offerta turistica italiana e a generare valore duraturo per le comunità locali. L’incontro si è svolto nella cornice della Th Academy, il programma di formazione del Gruppo che riunisce ogni anno oltre 700 collaboratori provenienti da tutta Italia. 
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Bandiere Verdi alle spiagge dei bimbi, il 27 maggio l'elenco 2026. Calabria e Sicilia rafforzano il primato, 3 new entry in Africa

(Adnkronos) - Mentre la bella stagione avanza e il mondo della scuola entra nel mese clou che accompagna gli studenti alla fine delle lezioni e di un anno di fatiche, si avvicina anche il momento di pianificare le prossime vacanze. Come scegliere la meta? Per chi ha figli al seguito è in arrivo una mappa dettagliata del mare a misura di famiglia. Sarà svelato mercoledì 27 maggio, durante un incontro nell'aula consiliare del Municipio della città di Modica in Sicilia, l'elenco completo delle spiagge insignite della Bandiera Verde 2026, riconfermate e assegnate per la prima volta. A presentarlo ufficialmente, alla presenza delle autorità, Italo Farnetani, pediatra fondatore e coordinatore della ricerca. La Bandiera Verde indica una spiaggia adatta ai bambini e alle famiglie scelta esclusivamente dai camici bianchi dei piccoli.  Il progetto, nato nel 2008, giunge al suo 19esimo anno e si basa sulle indicazioni di 3.238 pediatri italiani e stranieri. E quest'anno, spiega Farnetani all'Adnkronos Salute, "vista l'alta presenta di piccoli turisti stranieri nel Belpaese e vista la dimensione internazionale dell'iniziativa, avremo anche la bandiera verde in lingua inglese. L'importanza del riconoscimento si basa sul fatto che la scelta delle spiagge da insignire può avvenire solo su indicazione dei pediatri. Pertanto ha una valenza scientifica e professionale". La consegna del vessillo a sindaci e ambasciatori avverrà a Termoli (Campobasso) l'11 luglio 2026. Quali novità dall'elenco 2026? Dalle prime rilevazioni emerge che Calabria e Sicilia allungano il distacco: le scelte dei pediatri consolidano e ampliano il primato di queste due regioni, confermate come quelle con il maggior numero di spiagge adatte ai bambini. L'Abruzzo mantiene invece il record nazionale per densità di località insignite.  Le indicazioni dei camici bianchi dei piccoli mostrano anche un altro elemento: le mete lontane non sono controindicate per i più piccoli. "Anzi - analizza Farnetani - vengono considerate uno stimolo positivo alla crescita, grazie alla possibilità di conoscere nuovi luoghi, abitudini e stili di vita. Le ricerche degli ultimi anni confermano inoltre che, per raggiungere destinazioni distanti, molti genitori con bambini anche molto piccoli preferiscono l'aereo, scegliendo anche località vicine agli aeroporti". Il mezzo aereo, assicura Farnetani, "non è controindicato nell'infanzia, anzi è consigliato per le grandi distanze".  E fra le new entry nella famiglia delle spiagge amiche dei bimbi ci sono anche mete estere. La possibilità della vacanza internazionale trova ulteriore conferma nel conferimento di tre nuove Bandiere Verdi in Africa, che "si aggiungono - conclude Farnetani - alle località già premiate negli anni precedenti e rafforzano la dimensione intercontinentale del progetto". 
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Musso (Irem): "Con stop Hormuz boom costi trasporto attrezzature"

(Adnkronos) - "Noi come Irem lavoriamo in diverse aree del mondo. Dopo lo stop allo stretto di Hormuz la principale difficoltà che stiamo riscontrando è legato allo spostamento delle attrezzature. Ad esempio in Oman, dove avevamo una company che abbiamo chiuso, stiamo avendo grosse difficoltà a trasferire delle attrezzature verso l'Egitto, dove siamo presenti e produciamo. E stiamo avendo grossissime difficoltà sia per i costi del trasporto che sono aumentati del 50%, una cosa incredibile, ma anche se volessimo pagare, è difficile trasferirli anche per via terrestre. Questo è un esempio concreto di come appunto la chiusura di Hormuz sta impattando sui costi di trasporto, li sta facendo lievitare di oltre il 50% sicuramente. Siamo in attesa da diverso tempo e la siuazione non si sblocca". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giovanni Musso, ceo di Irem Spa, azienda di impiantistica industriale per energia tradizionale e green, con attività in Italia e in diversi Paesi all'estero, sugli effetti dello stop allo Stretto di Hormuz per le attività delle imprese.  Musso è anche vicepresidente sezione Metalmeccanici Confindustria Siracusa e membro del gruppo tecnico/area Internazionalizzazione di Confindustria nazionale. E gli effetti per le imprese del territorio sono pesanti. "La chiusura dello Stretto di Hormuz con il conseguente effetto sui prezzi dei carburanti sta impattando pesantemente sulle aziende del territorio della provincia di Siracusa. Il costo del carburante sta aumentando continuamente malgrado siamo in Sicilia dove si raffina il 20% del fabbisogno italiano. è paradossale. Vanno bene nel breve periodo gli interventi sulle accise e quindi anche dare agli autotrasportatori un credito d'imposta, dall'altro sospendere il meccanismo Ets che, che porta le aziende a pagare le tasse per l'emissione della CO2 in atmosfera. Interventi a carico dello Stato che potrebbero essere compensati con degli investimenti su fonti di energie alternative quali per esempio il fotovoltaico, e anche l'idrogeno", sottolinea.  Secondo Musso, "un Paese che non ha bisogno di terzi è un paese forte. Noi abbiamo giacimenti di gas utilizzati molto poco al largo della Sicilia, di Licata, ad esempio. Così come ad esempio in Val d'Agri ci sono dei giacimenti di petrolio, ma sono sfruttati al 40% anziché al 70%. Quindi basterebbe aumentare la produzione per cercare anche nel brevissimo periodo di far fronte a questi aumenti dei prezzi. E poi dall'altra parte aumentare gli investimenti ad esempio sull'idrogeno, come già si sta facendo, eh, per cercare di produrre dell'energia green da una parte e poi anche col fotovoltaico. E sul fotovoltaico, visto che la produzione di energia verde in alcuni periodi dell'anno è superiore rispetto all'utilizzo, con delle batterie di accumulo si può appunto 'accumulare' questa energia evitando che vada persa", sottolinea. "Quindi da una parte risorse naturali del paese, soprattutto gas, dall'altra puntare a accelerare sugli investimenti green che sono fotovoltaico, idrogeno, eolico, specie off shore che purtroppo è fermo", aggiunge ancora sottolineando la necessità di mettere al bando "la burocrazia perché altrimenti tutti questi investimenti non li facciamo più. Tutto questo si può fare con una semplificazione burocratica e con una creazione di infrastrutture più importanti che possono rendere efficienti questi investimenti", continua.  
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Leon Must Die Forever, l'episodio extra di Resident Evil Requiem

(Adnkronos) - Il successo commerciale di Resident Evil Requiem, capace di superare la soglia dei sei milioni di copie vendute, si arricchisce oggi di un nuovo tassello con il rilascio globale di "Leon Must Die Forever". Il contenuto aggiuntivo, disponibile senza costi su PlayStation 5, Nintendo Switch 2, Xbox Series X|S e PC, offre una modalità sbloccabile dopo il completamento della campagna principale, riportando l'iconico agente Kennedy al centro dell'azione. La struttura di gioco punta sulla velocità e sulla progressione dinamica, obbligando i giocatori a farsi strada tra varianti nemiche potenziate in una corsa contro il tempo che attraversa le ambientazioni già note della nuova Raccoon City. L'elemento centrale della nuova modalità risiede nella varietà degli approcci tattici garantita dalla generazione variabile dell'ordine delle aree e delle abilità sbloccabili. Sconfiggere gli avversari permette di caricare una barra di potenziamento necessaria per attivare skill esclusive, fondamentali per affrontare i cinque livelli di difficoltà crescente fino allo scontro con il boss finale. Oltre ai contenuti puramente ludici, l'aggiornamento implementa ottimizzazioni tecniche significative su tutte le piattaforme, includendo per gli utenti PC il supporto completo alle funzionalità aptiche, ai grilletti adattivi e ai sensori di movimento del controller DualSense. L'espansione del franchise prosegue parallelamente sul fronte commerciale con il debutto di una linea di abbigliamento dedicata su Amazon e l'arrivo dei primi amiibo della serie, raffiguranti Leon S. Kennedy e Grace Ashcroft, previsti per il prossimo 30 luglio. Queste iniziative si inseriscono nel quadro delle celebrazioni per il trentesimo anniversario del marchio Resident Evil, confermando la centralità di Requiem come punto di riferimento moderno per il genere survival horror. Mentre i fan continuano a esplorare i segreti dietro l'incidente che ha cambiato il mondo, Capcom assicura la continuità del supporto post-lancio con ulteriori novità attese nel corso dell'anno. 
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Reumatologia, il 12 maggio a Bari workshop su presa in carico integrata

(Adnkronos) - Si terrà il 12 maggio 2026 a Bari alle 14 presso la sede della Regione Puglia in via Gentile, il workshop istituzionale 'Genere, reumatologia e presa in carico integrata: un modello assistenziale per la donna con malattia reumautica', iniziativa dedicata allo sviluppo di percorsi di cura più equi e personalizzati. L'evento - infoma una nota - riunirà istituzioni regionali, clinici, management sanitario, farmacisti e associazioni pazienti per affrontare in modo integrato il tema della medicina di genere applicata alle malattie reumatologiche immunomediate, patologie che colpiscono in misura significativa la popolazione femminile con impatti rilevanti sulla qualità della vita, sulla maternità, sul lavoro e sul benessere psicologico. I modelli assistenziali tradizionali di cura sono ancora poco orientati alle differenze di genere: l'obiettivo dell’evento - si legge - è la costruzione di percorsi integrati personalizzati capaci di rispondere in maniera ancora più efficace ai bisogni clinici e psicosociali delle pazienti, migliorando al tempo stesso equità di accesso e appropriatezza delle cure. Particolare attenzione sarà dedicata anche al ruolo delle pazienti e delle associazioni, con un coinvolgimento diretto in modo da far emergere criticità nei percorsi diagnostici e terapeutici, contribuire alla definizione di modelli assistenziali più aderenti ai bisogni reali e favorire una maggiore appropriatezza nell’accesso alle cure. Il programma prevede interventi istituzionali dei vertici regionali, relazioni scientifiche e una tavola rotonda multi-stakeholder che metterà a confronto tutti gli attori del sistema sanitario pugliese, dalle direzioni strategiche delle aziende sanitarie ai professionisti coinvolti nella presa in carico. La responsabilità scientifica dell’evento è del prof. Florenzo Iannone, direttore della Uoc di Reumatologia del Policlinico di Bari e membro della Società italiana di reumatologia, che rappresenta un passaggio strategico nel percorso che porterà alla definizione di un consensus paper regionale sulla medicina di genere nelle malattie reumatologiche, destinato a orientare la programmazione sanitaria dei prossimi anni. L'evento è organizzato da Sanitanova Srl con il contributo non condizionante di Ucb Pharma SpA e con i patrocini di Anmar – Associazione nazionale malati reumatici, Apmarr – Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, Sir – Società italiana reumatologia, Asl Bari, Asl Brindisi, Asl BAT, Asl Lecce, Asl Taranto, Irccs Casa Sollievo della Sofferenza, Policlinico di Foggia, Azienda ospedaliero-universitaria consorziale Policlinico di Bari. 
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Giornata lupus, paziente: "Per nefrite lupica diagnosi precoce e nuove terapie"

(Adnkronos) - “I primi sintomi – dolori articolari, gonfiori, stanchezza – sono stati inizialmente difficili da interpretare”. La diagnosi di nefrite lupica, a 17 anni, è arrivata “relativamente in fretta rispetto a molti altri pazienti, ma all’inizio degli anni ’90 mancavano ancora farmaci efficaci per fermare la progressione della patologia. Oggi la situazione è diversa: abbiamo altre armi, altri immunosoppressori, i biologici, che possono evitare quello che è accaduto a me”. Così Lusi Martiriggiano, 50 anni, in occasione della Giornata mondiale del lupus, del 10 maggio, racconta la sua vita con una delle forme severe di questa patologia autoimmune cronica, invitando a non perdere tempo. “Riconoscere subito la malattia e affidarsi rapidamente a centri specialistici - spiega - può evitare danni irreversibili agli organi”.  Nel suo caso, il lupus ha colpito polmoni, cuore e soprattutto i reni, fino ad arrivare, dopo oltre trent’anni di malattia, alla dialisi e all’attesa di un trapianto renale. Alla luce di questo percorso - riporta una nota - Martiriggiano richiama anche la necessità di “investire maggiormente nella ricerca sulle complicanze che possono insorgere quando non si riesce a rallentare la progressione della malattia come nei casi di nefrite lupica e di successivo ricorso alla dialisi. Ulteriori studi e percorsi terapeutici più avanzati potrebbero aiutare i pazienti a mantenere una qualità di vita quanto più possibile equilibrata”. Accanto ai progressi della ricerca, emerge però anche il peso quotidiano della malattia cronica: le difficoltà lavorative, i sacrifici per raggiungere i centri specialistici e la necessità di riorganizzare la propria vita professionale per poter conciliare cure e lavoro. Da avvocato, ha scelto, infatti, di dedicarsi all’insegnamento, “una professione che le consente maggiore flessibilità nella gestione delle terapie e delle frequenti esigenze sanitarie. La malattia ti permette di fare tutto - osserva - ma con tanta fatica in più”. La sua esperienza evidenzia anche quanto convivere con una patologia cronica richieda non solo cure continue, ma anche “maggiori tutele, garanzie e sostegni concreti per i pazienti, spesso costretti a ripensare il proprio percorso lavorativo e personale in funzione della malattia”. Per questo è importante “garantire ai pazienti accesso rapido alle diagnosi, alle terapie innovative e a una rete di centri specialistici più vicina ai territori, perché - conclude - convivere con il lupus significa affrontare non solo la malattia, ma anche un impatto sociale, economico e lavorativo spesso molto pesante”. 
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Giornata lupus, Apmarr: "Forme gravi poco conosciute, in corso una survey"

(Adnkronos) - “Il lupus continua ad avere un impatto molto pesante sulla vita delle persone, soprattutto donne giovani, che convivono quotidianamente con dolore, stanchezza cronica, riacutizzazioni improvvise e difficoltà spesso invisibili agli occhi degli altri. Accanto alla malattia sistemica esistono poi forme particolarmente severe, come la nefrite lupica, che può compromettere la funzionalità renale e richiede diagnosi precoce, monitoraggio costante e cure appropriate”. Lo ha detto Antonella Celano, presidente di Apmarr – Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Aps Ets, in occasione della Giornata mondiale del lupus, che si celebra domenica 10 maggio.  “Negli ultimi anni – sottolinea Celano – la ricerca ha compiuto progressi importanti e oggi esistono trattamenti innovativi che consentono di controllare meglio la malattia, ridurre le riacutizzazioni e migliorare la qualità della vita dei pazienti, anche nei casi più complessi. È fondamentale, però, garantire un accesso uniforme alle cure e ai centri specializzati su tutto il territorio nazionale, superando ritardi diagnostici e disuguaglianze ancora troppo diffuse”. “La conoscenza del lupus e della nefrite lupica resta ancora insufficiente anche sul piano epidemiologico e sociale – aggiunge Celano – ed è per questo che, come associazione, abbiamo dato vita, insieme a Crea Sanità, a un progetto nazionale di ricerca dedicato, in questa prima fase, a lupus eritematoso e nefrite lupica, nato per contribuire a colmare le carenze informative ancora esistenti su diffusione delle patologie, impatto socio-economico e accesso alle cure. Attraverso una survey nazionale rivolta ai pazienti, l’iniziativa punta a raccogliere dati concreti sui bisogni dei pazienti stessi, sull’impatto della malattia e sulle criticità nell’accesso alle cure. Solo ascoltando davvero le persone che convivono con queste patologie possiamo contribuire a costruire percorsi assistenziali più efficaci, equi e vicini ai bisogni reali”. La survey nazionale, lanciata lo scorso 24 marzo - informa una nota - è disponibile sul sito di Apmarr (apmarr.it/ricerca-apmarr-crea/). Compilabile in forma anonima e rivolta solo alle persone affette dalle patologie oggetto di studio, in questa prima fase, la survey mira a restituire una fotografia aggiornata e il più possibile realistica sulla qualità della vita dei pazienti, prestazioni sanitarie effettuate e costi sostenuti direttamente dalle persone che convivono con queste due patologie. 
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