Sanità, al via tavolo Regioni-sindacati su personale Ssn
(Adnkronos) - Si è aperto questa mattina il tavolo di confronto tra Conferenza delle Regioni e sindacati dei dirigenti medici e del comparto per trovare una strategia condivisa volta a rendere sostenibile il Servizio sanitario nazionale e a valorizzarne i professionisti, riferisce il sindacato dei medici Cimo-Fesmed. "Si tratta di un'iniziativa molto importante - dichiarano Guido Quici, presidente nazionale della federazione, e Cristina Cenci, presidente per l'Umbria, che ha partecipato all'incontro - per la quale ringraziamo le Regioni, che ci consente di avere una voce in capitolo in tema di riforma del Ssn e delle professioni sanitarie". I sindacati sono stati convocati per discutere del documento di analisi e proposte in tema di personale Ssn redatto dalla Conferenza delle Regioni, spiega una nota della federazione. "Abbiamo ribadito la necessità di trovare maggiori risorse per la sanità pubblica e di sbloccare il tetto alla spesa per il personale sanitario, obiettivi ampiamente condivisi anche dalle Regioni - afferma Cenci - Quindi, in tema di relazioni tra professioni sanitarie, abbiamo evidenziato la necessità di definire l'atto medico e il campo d'azione di ciascun professionista, senza invasioni di campo che potrebbero mettere a repentaglio la qualità e la sicurezza delle cure. Infine, invece di incentivare l'arrivo in Italia di medici e infermieri stranieri, abbiamo chiesto a gran voce di creare le condizioni per far rimanere in Italia i giovani colleghi pronti a scappare all'estero, dove il loro ruolo viene maggiormente valorizzato. Un obiettivo raggiungibile migliorando le condizioni di lavoro e le retribuzioni: a tal fine, abbiamo chiesto l'immediata emanazione dell'atto di indirizzo e di riunire in un'unica tornata contrattuale i Ccnl 2022-2024 e 2025-2027. Siamo certi - conclude Cenci - che i prossimi incontri saranno altrettanto costruttivi per migliorare il nostro lavoro e la nostra sanità". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Imprese, Grafica Veneta: rating 'A' da Crif e 67% ricavi da Usa, sostenibilità e innovazione per crescita
(Adnkronos) - Lo sbarco nel mercato statunitense ha segnato una svolta per GV Group (Grafica Veneta), che ottiene oggi il rating pubblico 'A' con outlook stabile da Crif, tra i principali operatori europei nei sistemi di informazioni creditizie ebusiness scoring. Un riconoscimento che conferma la visione e la solidità di un gruppo capace di crescere all’estero senza perdere identità e continuità. Con oltre 250 milioni di libri, 100 mila titoli prodotti ogni anno e 760 dipendenti a fine 2024, GV è oggi uno dei principali player europei nel settore della stampa editoriale. Rispetto ai parametri Esg, grazie a investimenti strutturali in sostenibilità e innovazione, il Gruppo ha ottenuto nel 2021 la certificazione Carbon Neutral per stampa e rilegatura, prima realtà italiana del settore a raggiungere questo traguardo. "Il mercato americano rappresenta oggi il perno della nostra crescita internazionale: un contesto dinamico, ricettivo e in forte evoluzione, che abbiamo saputo interpretare con visione e tempestività", dichiara Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta. "Oggi gli Stati Uniti valgono oltre due terzi del nostro fatturato, ma soprattutto sono il mercato dove stiamo mettendo a sistema competenze, capacità produttive e relazioni industriali. Qui abbiamo sostenuto investimenti importanti per dotare gli stabilimenti di macchinari tecnologicamente avanzati, che ci permettono di offrire ai clienti nord-americani standard di produzione elevatissimi. È in questo contesto che vediamo le maggiori opportunità di sviluppo per i prossimi anni, senza mai perdere il legame con il nostro territorio e i nostri valori fondanti", continua. Il percorso di internazionalizzazione di Grafica Veneta sul mercato americano si è sviluppato in maniera strategica e progressiva, consolidando negli anni una presenza strutturata e performante. Dopo una prima fornitura nel 2019, l’azienda ha compiuto un passo decisivo nel febbraio 2021 con l’acquisizione della Lake Book Manufacturing, Llc, storica realtà dell’Illinois attiva nel segmento trade, dotata di un solido impianto produttivo e di una rete commerciale ben sviluppata. A questo si è aggiunta, nel maggio 2024, l’acquisizione degli asset della P.A. Hutchison Company, in Pennsylvania, fondata nel 1911 e specializzata nella stampa di testi educational in bianco e nero e bicolore. Queste acquisizioni hanno permesso a Grafica Veneta di creare una piattaforma industriale statunitense integrata, in grado di servire in modo efficiente editori internazionali con un unico interlocutore, ottimizzando logistica, costi e capacità produttiva tra Europa e Stati Uniti. I risultati sono un portafoglio clienti più diversificato, una riduzione del rischio geografico e una visione strategica globale che ha accresciuto l’attrattività dell’azienda per partner tecnologici e fornitori chiave. L’efficacia di questo modello è confermata dai risultati economici: nel 2024 il mercato Usa ha rappresentato il 67% del fatturato totale del Gruppo. Una strategia vincente, in un mercato in forte ripresa. L’editoria statunitense, infatti, sta vivendo una nuova stagione di crescita, spinta dall'interesse delle nuove generazioni per il cartaceo, dal ritorno delle librerie fisiche e dall’assestamento del mercato internazionale degli ebook su una quota intorno al 12%, ormai stabile da diversi anni. Un dato significativo, se si considera che nel periodo 2012-2015 i libri digitali avevano raggiunto una quota di mercato del 25%. A differenza di quanto avvenuto in altri comparti dell'entertainment come la musica o il cinema, dove il digitale ha rivoluzionato le modalità di fruizione, nel mondo del libro il cartaceo ha mantenuto una posizione di centralità. Un contesto dinamico e favorevole, che ha rafforzato il percorso di internazionalizzazione di Grafica Veneta. La sostenibilità ambientale e l’innovazione digitale sono al centro della visione industriale dell’azienda. Il Gruppo ha investito negli anni in soluzioni strutturali per ridurre l’impatto ambientale, come l’adozione diffusa di impianti fotovoltaici di ultima generazione nei propri stabilimenti in Italia e negli Stati Uniti. Questi investimenti, insieme all’attenzione agli standard Esg, hanno permesso di ottenere importanti riconoscimenti in termini di responsabilità e neutralità ambientale. Parallelamente, l’azienda sta accelerando sul fronte tecnologico, con progetti incentrati sull’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza operativa e il servizio al cliente. "Da più di dieci anni abbiamo reso i nostri stabilimenti energeticamente autosufficienti, grazie a quasi 9 MWp di fotovoltaico integrato a tetto e a un trigeneratore a gas che garantisce le esigenze di riscaldamento e raffrescamento della fabbrica. L’energia prodotta è superiore al nostro fabbisogno medio e l’eccedenza viene immessa in rete: una scelta che ci tutela anche da eventuali rincari. Questo - inoltre - ci ha permesso di ottenere la certificazione di Carbon Neutrality del nostro processo produttivo. Ma non ci siamo fermati lì, dato che abbiamo già installato quasi 40 MW tra impianti fotovoltaici a terra e turbine eoliche. L’obiettivo per il prossimo biennio è quello di raggiungere i 100 MW", spiega Gianmarco Franceschi, head of res development di Grafica Veneta. "In parallelo, stiamo avviando nell’area metropolitana di Chicago un centro di calcolo AI all’avanguardia basato su decine di server Gpu ad alte prestazioni, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei nostri clienti soluzioni di intelligenza artificiale personalizzate per supportarli sempre più nella loro missione culturale e educativa. Ci attendiamo che nel medio termine il nostro data center, con la rapida evoluzione dei modelli AI, potrà necessitare di diverse centinaia di nodi", aggiunge Nicola Franceschi, innovation manager di Grafica Veneta. Fondato nel 1985, GV Group (Grafica Veneta) è uno dei principali operatori europei nella stampa editoriale di libri. Attivo nella produzione di libri per il trade e l’education, GV collabora stabilmente con i principali editori italiani, statunitensi e francesi, offrendo un servizio integrato ad alto contenuto tecnologico e qualitativo ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
PageGroup, stipendio flessibilità tecnologia cultura e valori i cinque pilastri del lavoro del futuro
(Adnkronos) - Stipendio, flessibilità, tecnologia, cultura e valori sono i cinque pilastri sui quali si costruisce il lavoro del futuro. Secondo i dati elaborati da Talent Trends, sondaggio condotto da PageGroup a livello mondiale, su un campione di oltre 50.000 professionisti, tutto si gioca nel campo della trasparenza: elemento chiave del successo di una strategia di talent attraction e talent retention. “Gli ultimi cinque anni - precisa Tomaso Mainini, amministratore delegato di PageGroup Italia e Turchia, azienda leader a livello internazionale nel settore della ricerca e selezione specializzata - hanno completamente cambiato il mercato del lavoro, come non era mai successo prima. Oggi, infatti, non possiamo più limitarci ad osservare e prendere atto dei cambiamenti, ma dobbiamo imparare a ridefinire il nostro concetto di lavoro, ad adattare le nostre aspettative e a familiarizzare con le tecnologie che stanno trasformando radicalmente il futuro del settore hr. Questo cambiamento porta con sé numerose opportunità, ma può creare esitazioni ed incertezze che hanno un impatto notevole anche sui processi di ricerca e selezione. Molti professionisti, infatti, sono sicuramente aperti al cambiamento, mentre altri preferiscono attendere il momento giusto prima di intraprendere una nuova avventura professionale, bloccati dal contesto economico e politico piuttosto incerto. In quest’ottica, dunque, assumere persone di talento sta diventando la vera sfida per tutte le aziende, di ogni dimensione, tipologia e settore”. Dal caos alla chiarezza: le esigenze dei professionisti si sono stabilizzate e ruotano attorno ad equilibrio tra lavoro e vita privata e benessere. Ovviamente, le priorità cambiano da persona a persona, ma c’è un tema ricorrente nelle risposte degli oltre 50.000 lavoratori che hanno partecipato alla decima edizione di Talent Trends (terza in Italia): la necessità di chiarezza. Sebbene negli ultimi anni i desideri delle persone in ambito lavorativo si siano stabilizzati, molti professionisti hanno diverse incognite sul futuro, legate soprattutto al lavoro ibrido, alla cultura aziendale e alla diffusione dell’Ia. Ed è proprio su questi aspetti che, per i datori di lavoro, entra in gioco l’opportunità di essere competitivi in termini di trasparenza ed ottenere un vantaggio rispetto ad altre aziende. Per farlo, però, dovranno riuscire a dare indicazioni chiare su ciò che sono in grado di offrire, in modo da attrarre talenti in linea ai propri valori. Uno stipendio considerato buono e l’opportunità di avanzamento di carriera sono stati a lungo i desideri principali dei professionisti. Poi, cinque anni fa, tutto è cambiato: la pandemia ha ridisegnato le priorità personali e professionali di molte persone ed ora i lavoratori cercano, più di ogni altra cosa, l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, anche a discapito della carriera. “L’equilibrio tra lavoro e vita privata - aggiunge Tomaso Mainini - oggi non è solo un benefit accessorio, ma qualcosa che tutti si aspettano e sul quale non intendono scendere a compromessi. Le aziende che vogliono avere successo non devono limitarsi soltanto a prendere atto di questo cambiamento, ma devono intervenire attivamente per evitare di perdere talenti, attratti magari da realtà che offrono maggiore flessibilità o più attente al benessere delle persone: il 58% dei professionisti che attualmente lavora con modalità ibride o completamente da remoto ha dichiarato, infatti, che cercherebbe un nuovo lavoro se dovesse arrivare la richiesta di aumentare il numero di ore/giorni in ufficio”. Anche l’aspetto economico, ovviamente, non è da sottovalutare, sebbene permanga una situazione che potremmo definire di vigile attesa: secondo i dati elaborati da Talent Trends 2025 emerge che il 42% degli intervistati ha chiesto un aumento di stipendio negli ultimi 12 mesi. In Italia, però, la percentuale di professionisti che prova a negoziare un aumento di stipendio ed ha successo resta più bassa che altrove (13%, rispetto a una media globale che si attesta intorno al 21%) insieme anche ad un leggero calo delle persone che cercano attivamente nuove opportunità professionali (-5%). Un invito alla trasparenza: i professionisti vogliono avere tutte le informazioni in modo chiaro, soprattutto quando si parla di stipendio. “Sappiamo bene - precisa Tomaso Mainini - che per gestire qualsiasi trattativa sia indispensabile avere punti di riferimento chiari, a maggior ragione quando parliamo di retribuzione. L’attuazione della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva, che prevede che le aziende UE con più di 100 dipendenti segnalino eventuali differenze salariali e prendano provvedimenti per colmarli, potrà certamente ridurre il divario retributivo, ma non possiamo negare che la strada verso la parità sia ancora molto lunga: secondo i nostri dati, infatti, un terzo dei dipendenti ritiene che esista un divario retributivo di genere e questa percezione aumenta ai livelli dirigenziali e tra le donne: il 45% delle lavoratrici, infatti, percepisce una disparità di stipendio legata al genere nella propria azienda, contro il 24% degli uomini”. Tecnologia e lavoro, una relazione di valore? Per molti professionisti coinvolti nell’indagine, l’ascesa dell’IA generativa (GenAi) è eccitante e spaventosa allo stesso tempo. In pochissimi anni l’Ia generativa è passata da essere un concetto futuristico ad un’applicazione usata da moltissime persone ogni giorno. Che impatto ha l’Ia generativa sul lavoro? Molto alto, secondo i dati di Talent Trends. In media, il 57% degli italiani dichiara che gli strumenti di IA generativa hanno aumentato la propria produttività sul lavoro (la media europea si attesta al 68%), il 59%, inoltre, sostiene che l’IA generativa abbia contribuito a migliorare la qualità del proprio lavoro (63% in Europa) e, infine, il 47% dei lavoratori italiani (58% in Europa) afferma che l’utilizzo della Ia generativa sul lavoro aiuti a concentrarsi su attività più gratificanti e meno routinarie. Il fattore umano al centro delle relazioni di lavoro per una cultura aziendale basata su fiducia e trasparenza. Un professionista su cinque dichiara di avere poca fiducia nei propri manager e questo dimostra quanto siano cruciali la trasparenza e la comunicazione aperta per creare un clima sereno e basato sulla fiducia reciproca. “La bassa fiducia nei propri manager - precisa Tomaso Mainini - porta le persone a cercare nuove opportunità professionali. Dal nostro osservatorio emerge che, in questo momento, la credibilità della leadership è sotto esame: quattro dipendenti su dieci, nel nostro paese, credono che i loro manager siano in grado di far coesistere le esigenze aziendali e il benessere delle persone. Perché? Stabilire la fiducia richiede priorità chiare e comunicazione trasparente. Senza un'azione decisa, i dipendenti possono supporre che i loro responsabili non abbiano a cuore i loro interessi e questo può ad un minor impegno e, nei casi più estremi, alle dimissioni”. Sebbene la fiducia dei dipendenti possa sembrare fragile, ci sono segnali positivi che indicano quanto le aziende si stiano impegnando in questo senso: molti di coloro che hanno risposto all’indagine, infatti, hanno dichiarato che le imprese per le quali lavorano sono abbastanza o molto trasparenti su questioni chiave (obiettivi, comunicazioni o informazioni finanziarie, ad esempio). Il vantaggio dell’autenticità: le aziende che promuovono culture inclusive hanno tassi migliori di attraction e retention. Solo un terzo dei professionisti afferma di poter essere sé stesso al lavoro, mentre meno di un quarto crede che il proprio posto di lavoro sia inclusivo. Appare evidente quindi quanto, su questo punto, ci sia ancora molto da fare. “L’edizione di quest’anno di Talent Trends - conclude Tomaso Mainini - dimostra quanto la riflessione caratterizzi il mercato del lavoro in questo momento ed è per questo che la chiarezza sui cinque elementi che abbiamo individuato (stipendio, flessibilità, tecnologia, cultura e valori) sia l’elemento che può motivare un lavoratore a rimanere in azienda o a valutare una nuova opportunità professionale. Pensare di poter soddisfare le esigenze individuali di tutti è irrealistico, ma comunicando in modo chiaro visione e valori è possibile trasformare l’ambiguità in chiarezza e costruire le fondamenta per una relazione professionale vantaggiosa per aziende e persone. Ed è su questo che si basa il successo, soprattutto in un momento complicato come quello che stiamo vivendo”. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
I medici di famiglia lavorano più di 10 ore al giorno, sondaggio Fimmg Lazio
(Adnkronos) - Un medico di medicina generale con 1.000/1.500 assistiti lavora dalle 10 alle 11 ore al giorno e visita in media, quotidianamente, 27 persone. Questi i dati emersi da un sondaggio condotto dal sindacato dei medici di medicina generale Fimmg Lazio nella provincia di Latina. L'indagine ha coinvolto 55 professionisti ed è stata condotta lo scorso mese di marzo nei giorni di lunedì 17, mercoledì 19, venerdì 21, martedì 25, giovedì 27 e sabato 29. Una settimana ordinaria, cioè fuori dal picco influenzale o da altro tipo di emergenza. I risultati sono stati poi sottoposti all'intelligenza artificiale per verificare se la mole di lavoro di chi ha mille pazienti e oltre si può svolgere nelle 3 ore contrattuali. La risposta? No. In dettaglio, in media ogni medico di famiglia effettua quotidianamente 27 visite, 16 programmate - tra queste 1,3 visite domiciliari al giorno - e 11 urgenti in studio. Inoltre, fa quotidianamente 28 consulenze. Prescrive ogni giorno 6,3 richieste di prime visite specialistiche; 7,3 di visite specialistiche di controllo; 8,4 di esami strumentali; 10,3 esami di laboratorio; 78,4 ricette per prescrizioni di farmaci; 7 certificati di malattia; 2,2 di esami/visite per pazienti presi in carico in assistenza domiciliare; 1,3 prescrizioni di terapie riabilitative. Complessivamente i cittadini che si sono recati negli studi dei 55 medici coinvolti nel sondaggio sono stati 1.485. "A conferma del ruolo capillare della medicina generale e della sua funzione di prima porta d'accesso al sistema sanitario nazionale, come testimoniano le 11 visite urgenti effettuate ogni giorno", scrive la Fimmg Lazio. Le vere criticità emerse, e che impediscono ai medici di medicina generale di concentrarsi sulle reali esigenze cliniche dei pazienti, sono: un sovraccarico di lavoro amministrativo dovuto a burocrazia; la non copertura delle zone carenti da parte della Regione; le prescrizioni improprie perché gli specialisti assai spesso non emettono direttamente le richieste, obbligando i medici di medicina generale a farlo, così come le assicurazioni; le prescrizioni di farmaci: nella settimana del sondaggio i medici hanno emesso 4.466 ricette, molte delle quali ripetitive e richieste dagli specialisti. Il power point del sondaggio è stato infine sottoposto all'esame dell'intelligenza artificiale, chiedendo se il lavoro così documentato potesse essere svolto nelle famose 3 ore contrattuali. La risposta è no, è praticamente impossibile gestire questa mole di impegni. Per effettuare 16 visite programmate più 11 urgenti, calcolando 15 minuti a visita, servono 6,75 ore. Consulenze, 28 al giorno: se ogni consulenza telefonica o via email dura 5 minuti, servono 2,3 ore in più. Siamo già oltre le 9 ore di lavoro totale. Attività extra clinica (certificati, prescrizioni), 7 certificati di malattia: 10 minuti totali. E ancora. Prescrizioni di visite ed esami, almeno 1 minuto per ciascuna: totale 41 prescrizioni, 40 minuti. Prescrizioni farmaceutiche, 78,4 al giorno: anche solo 30 secondi a ricetta fanno 40 minuti. Risultato finale: circa 10,5 ore di lavoro ogni giorno per ogni medico convenzionato. In base ad una seconda valutazione dell'Ia, inoltre, il carico di lavoro di un medico di medicina generale è cresciuto dal 50 al 70% dopo il Covid. "Dire che il medico di famigli lavora 2-3 ore al giorno o che non si trova quando serve è semplicemente falso. Lede la credibilità dei professionisti e allontana i giovani dalla professione", commenta Giovanni Cirilli, segretario Fimmg Lazio. "Ogni giorno invece la nostra rete assicura le cure territoriali a milioni di cittadini italiani. Lo studio evidenzia in modo lampante come gli attacchi alla categoria siano dettati da ragioni estranee ai bisogni di tutela della salute. Non è un caso - conclude - che i portavoce di questa campagna denigratoria appartengono a una élite che non ha contezza alcuna del lavoro di ogni medico di famiglia di fiducia, perché in caso di bisogno hanno assicurazioni private costosissime e ambienti relazionali privilegiati". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Dazi, Zanardi (Assofond): "Raddoppio su acciaio e alluminio forte colpo a commercio internazionale"
(Adnkronos) - "Il raddoppio dei dazi Usa su acciaio e alluminio, giunti ora al 50%, rappresenta un nuovo, forte colpo al commercio internazionale, le cui conseguenze non si faranno attendere". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia Fabio Zanardi, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane. "Questo ulteriore inasprimento della guerra commerciale voluta da Trump - spiega - non farà bene a nessuno: non agli Usa, che hanno comunque una significativa dipendenza dall’estero soprattutto per quanto riguarda l’alluminio grezzo, e di certo non a noi, per due motivi distinti. Il primo riguarda il possibile, ulteriore, rallentamento delle esportazioni di fusioni negli Usa, che già nel 2024 avevano subito un calo del 66% in volume e del 45% in valore rispetto all’anno precedente. Il secondo, che comporta un rischio probabilmente ancora maggiore, è che l’Europa, in assenza di adeguate protezioni, venga invasa dai prodotti provenienti dalla Cina e da altri Paesi che, con l’inasprimento dei dazi, perderanno capacità di penetrazione nel mercato americano. Questi flussi potrebbero mettere in crisi intere filiere produttive europee, a partire dall’automotive, già in grande difficoltà". Un quadro, insomma, di crescente complessità per il settore delle fonderie italiane, che conta quasi 900 imprese e impiega oltre 23.000 addetti. Già nel 2024, il settore ha subito una forte contrazione: la produzione complessiva si è attestata intorno a 1,6 milioni di tonnellate di fusioni, in calo del 12,3% rispetto all'anno precedente. Si tratta di uno dei risultati peggiori degli ultimi anni, vicino ai livelli del 2020, l'anno della crisi pandemica. La flessione del fatturato è stata ancora più marcata, pari al -12,8% rispetto al 2023, con un valore complessivo che si è fermato a circa 6,6 miliardi di euro. "Ci troviamo stretti - prosegue Zanardi - fra due fuochi: il fronte, per così dire, 'esterno', che riguarda appunto il complesso contesto internazionale, e quello 'interno', che ci vede in forte difficoltà a causa di un generale rallentamento del mercato accompagnato per converso da una crescita dei costi di produzione, in particolare di quelli energetici. In Italia paghiamo l’elettricità molto più che negli altri Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti". "Ormai - sottolinea - tutte le imprese si trovano a dover fronteggiare costi insostenibili. Possiamo assorbire questi extracosti fino a un certo punto, dopodiché dobbiamo scaricarli a valle per sopravvivere. Ma così facendo finiamo automaticamente fuori mercato, perché i nostri concorrenti, anche all’interno dell’Europa, possono proporre i loro prodotti a prezzi più convenienti. Servono interventi rapidi e incisivi: proprio questo tema sarà al centro della nostra assemblea generale, dal titolo 'Le fonderie italiane nel contesto europeo: quali politiche industriali?', in programma venerdì 13 giugno a Soave (VR). In quell’occasione faremo il punto sulla situazione del nostro settore e lanceremo le nostre proposte per salvaguardare la manifattura italiana da una crisi che pare ormai senza fine, dopo 26 mesi consecutivi di contrazione della produzione industriale". I dazi pesano sulla testa delle fonderie che in Italia rappresentano un comparto storicamente molto sviluppato nelle regioni del Nord, dove ha sede circa l’80% delle circa 900 fonderie italiane. Lo ricorda Assofond, l’associazione imprenditoriale di categoria che rappresenta le imprese di fonderia italiane: un settore che nel nostro Paese da lavoro a circa 23.000 addetti generando un fatturato di 7,6 miliardi di euro. Particolarmente significativo è il dato della provincia di Brescia, vero e proprio 'distretto' italiano delle fonderie, con 165 aziende, che occupano circa 5.000 addetti e producono oltre 300.000 tonnellate di getti (quasi un quinto dell’intera produzione nazionale). Le imprese di fonderia impiegano complessivamente poco più di 23.000 persone e realizzano un fatturato di circa 6,6 miliardi di euro, con una forte vocazione all’export: il 69% dei ricavi deriva infatti dalle esportazioni.
I prodotti realizzati dalle fonderie sono innumerevoli: queste aziende, perfetto esempio di artigianato industriale ad alto tasso di complessità e innovazione tecnologica, operano infatti realizzando soprattutto pezzi “su misura” per i singoli clienti, partecipando al processo produttivo fin dalla fase di progettazione dei componenti da produrre, mettendo quindi a disposizione dei clienti un know-how che ci viene riconosciuto in tutto il mondo. I prodotti delle fonderie sono destinati a un mercato molto ampio, che spazia tra le seguenti industrie: automotive, meccanica, edilizia e arredo urbano, industria aerospaziale, produzione energia elettrica, idrotermosanitaria ed elettrodomestici, arte e design, applicazioni varie come moda e arredamento. Nel 2024 le fonderie hanno generato un giro d’affari complessivo di 6,6 miliardi di euro, in calo del -12,8% rispetto al 2023. Le fonderie di metalli non ferrosi sono riuscite a contenere le perdite in modo più efficace rispetto a quelle di metalli ferrosi (-9,2% vs -19,2%). Le fonderie italiane, nel loro complesso, hanno archiviato il 2024 con una produzione in forte calo (-12,3% rispetto all’anno precedente). Le circa 1,6 milioni di tonnellate prodotte rappresentano un dato solo di poco superiore al livello minimo degli ultimi decenni (che ha coinciso con il 2020 funestato dalla pandemia da Covid-19). Dal punto di vista dei singoli comparti, le fonderie di metalli ferrosi hanno visto una diminuzione della produzione del -17,2%, attestandosi a 855.988 tonnellate. Nonostante questo calo, i metalli ferrosi continuano a rappresentare la quota maggioritaria in volume, coprendo circa il 52% della produzione complessiva del settore. D'altro canto, le fonderie di metalli non ferrosi hanno registrato una flessione della produzione del -6,1%, fermandosi a 777.461 tonnellate. La propensione a esportare del settore, misurata come rapporto tra i volumi esportati e quelli prodotti è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, arrivando a una percentuale del 42%. In termini di valore la performance delle esportazioni ha invece raggiunto il 69%. Tale processo ha subito una forte accelerazione dopo la crisi del 2008, quando il comparto della fonderia italiana ha avviato un intenso processo di ristrutturazione: una fase che ha evidenziato grosse criticità all’interno del settore, ma anche grande vitalità che ha permesso a molte imprese di trovare spazi di azione in uno scenario di riferimento profondamente cambiato. Vi sono state forti spinte verso l’internazionalizzazione, con l’apertura di nuovi mercati, in particolare extraeuropei. Fra il 2010 e il 2018 le esportazioni delle fonderie hanno avuto una performance decisamente più elevata della media manifatturiera (comunque positiva, al +12%), con una espansione, in termini di volumi, superiore al +30%. Le fonderie italiane hanno dunque mostrato un’ottima capacità di riallocare le vendite sui mercati esteri.
La fonderia costituisce un elemento centrale del modello economico 'circolare' in relazione all’importante contributo all’industria del riciclo e alle filiere coinvolte. L’attività di fusione rappresenta, da sempre, la tecnica attraverso la quale è possibile il riutilizzo dei rottami allo scopo di dare vita a nuovi prodotti; come tale, rappresenta l’essenza del concetto di circolarità che vede il rifiuto al centro delle attività finalizzate alla sua valorizzazione economica. I prodotti delle fonderie, inoltre, siano essi di metalli ferrosi o di metalli non ferrosi, presentano cicli di vita molto lunghi e, a fine vita, sono al 100% riciclabili per dare vita a nuovi prodotti, in un eterno ciclo inesauribile. L’attività di riciclo dei rottami messa in atto dalle fonderie permette, in un Paese povero di materie prime ed energia come l’Italia, di ottenere nuova materia impiegando solo una frazione dell’energia necessaria per la sua produzione primaria. L’alta efficienza ottenuta nel riciclo consente al settore di offrire un contributo effettivo alla decarbonizzazione dell’economia nonostante applichi processi energy intensive, considerando anche che il riciclo permette di ridurre, in un’ottica di valutazione del ciclo di vita integrato del prodotto, l’impatto ambientale dovuto all’estrazione, trasporto e lavorazione del minerale. Oltre all’utilizzo di rottami come materia prima, molta strada è stata fatta per valorizzare i residui delle lavorazioni di fonderia, perseguendo l’obiettivo 'zero rifiuti', attraverso la loro valorizzazione, in conformità con i principi dell’economia circolare, quali 'materie prime' utilizzabili tout court all’interno di processi industriali quali i cementifici, le fornaci, o utilizzati per la fabbricazione di manufatti per l’edilizia e l’ingegneria civile. Se le fonderie rappresentano quindi, da sempre, per il loro stesso modello di business, un attore importante dell’economia circolare, negli ultimi anni le imprese italiane hanno lavorato in maniera significativa per ridurre l’impatto ambientale delle loro attività.
Nel 2019 il 21% del totale degli investimenti realizzati dalle fonderie italiane sono stati destinati a interventi di riduzione dell’impatto ambientale: un dato nettamente superiore a quello fatto registrare dal settore manifatturiero nel suo complesso (1,4%) e anche da quello del settore metallurgico in generale (3,5%). Gli investimenti compiuti hanno permesso alle fonderie di sviluppare tecnologie in grado di accrescere l’utilizzo di materiali di recupero come materia prima per tutti i tipi di forno fusorio – per le fonderie con forni elettrici, in particolare, la percentuale di rottami utilizzata è passata dal 60% del 2003 al 74% del 2019 – mentre sono calate drasticamente le emissioni di polveri nell’atmosfera (-72% dal 2003) e la produzione di rifiuti per tonnellate di getti prodotti (-30% dal 2000 al 2019). Emblematico, per illustrare la capacità di riuso delle fonderie, è il caso delle terre esauste: se a livello generale la loro produzione è calata del 43% dal 2000 al 2019, particolarmente significativo è il fatto che il 95% delle terre esauste prodotte in fonderia viene riutilizzato come materia prima, in sostituzione di sabbie e terre provenienti da attività estrattive, annullando praticamente il ricorso allo smaltimento in discarica. L’utilizzo di sistemi sempre più efficienti, infine, ha permesso di ottenere importanti riduzioni anche nei consumi di acqua: il 95% delle acque prelevate, utilizzate per il raffreddamento degli impianti produttivi, è infatti riciclata all’interno di circuiti di recupero. ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fisco, tributaristi: webinar sul concordato preventivo biennale
(Adnkronos) -
Focus dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) sul concordato preventivo biennale (cpb), in attesa dell’imminente approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo contenete importanti modifiche all’istituto concordatario, tra cui quelle indicate dalle commissioni Finanze di Camera e Senato. Alle predette commissioni l’Int aveva inviato una memoria che, in tema di cpb, sottolineava, tra le altre osservazioni, come il solo ricevimento dell’avviso di irregolarità non dovesse costituire motivo di fuoriuscita, ferma restando la definizione da parte del contribuente entro i termini normativi, questa riflessione è stata fatta propria dalle Commissioni parlamentari e poi inserita nel D.Lgs. di modifica. L’Int, preso con soddisfazione atto di ciò, ha voluto anticipare i tempi e ha promosso un importante webinar proprio sulle novità del cpb 2025-2026 nonché sull’importanza degli Isa per il nuovo istituto fiscale e l’incidenza del cpb 2024 sulle dichiarazione dei redditi. Un evento on line dal taglio operativo che raggiungerà tutti i tributaristi e le tributariste dell’Int e che vedrà la partecipazione dell’Agenzia delle Entrate, nella persona di Enrico Polella, responsabile dell'Ufficio gestione indicatori sintetici di affidabilità dell'Agenzia delle entrate. Per l’Int interverranno il presidente Riccardo Alemanno e il consigliere Salvatore Cuomo, che con il vice presidente Giuseppe Zambon, sono stati i firmatari della memoria presentata alle Commissioni parlamentari. Il webinar dal titolo 'Novità del concordato preventivo biennale 2025/2026 - L'importanza degli Isa nel Cpb - Il modello dichiarazione redditi 2025 e il cpb 2024', si terrà domani, giovedì 5 giugno 2025 dalle 15.30 alle 17.00, sulla piattaforma digitale dell’Int, la partecipazione è gratuita ma riservata agli iscritti all’Istituto nazionale tributaristi. “Abbiamo avuto sollecitazioni da parte degli iscritti circa la necessità di approfondimenti sul cpb 2025-2026 e sulle prime dichiarazioni dei redditi che devono tener conto del cpb 2024, è pertanto importante la partecipazione dell’Agenzia delle Entrate che costituisce un valore aggiunto per l’evento formativo, ringrazio quindi il direttore Vicenzo Carbone per aver accolto, già dal nostro incontro del marzo scorso, la proposta di eventi di studio congiunti. L’aggiornamento professionale, al di là dell’obbligatorietà, è per noi estremamente importante e in ambito tributario è essenziale per poter fornire agli assistiti una consulenza di qualità, poiché le norme sono continuamente sottoposte a modifiche e quelle intervenute sul concordato preventivo biennale, ancorché necessarie, ne sono l’ennesima conferma”, ha dichiarato il presidente Alemanno. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)
The Witcher 4, nuova demo tecnica svela grafica incredibile
(Adnkronos) - CD Projekt RED ha svelato una nuova demo tecnica e un trailer cinematografico di The Witcher IV in occasione dello State of Unreal 2025, confermando l’utilizzo del motore Unreal Engine 5 per lo sviluppo del nuovo capitolo della saga. La dimostrazione, realizzata in collaborazione con Epic Games, è stata mostrata in esecuzione su una console PlayStation 5 a 60 fotogrammi al secondo con ray tracing attivo. Durante l’apertura dell’Unreal Fest 2025, il team di sviluppo polacco è salito sul palco al fianco di Epic Games per presentare un’anteprima tecnica ambientata nella regione di Kovir, al suo debutto nella serie videoludica. La demo segue la protagonista Ciri, accompagnata dal cavallo Kelpie, attraverso paesaggi montani e foreste fino alla città portuale di Valdrest, offrendo una panoramica delle tecnologie adottate per supportare il mondo aperto del gioco. Lo studio ha illustrato nel dettaglio l’integrazione delle funzionalità avanzate dell’Unreal Engine 5. Tra queste, spiccano il nuovo Unreal Animation Framework per l’animazione dei personaggi, il rendering della vegetazione con tecnologia Nanite Foliage, il sistema MetaHuman con supporto per folle dinamiche tramite Mass AI, e il caricamento ambientale rapido grazie alla funzione FastGeo Streaming. La demo evidenzia come questi strumenti, alcuni sviluppati direttamente da CD Projekt RED in collaborazione con Epic, contribuiscano a migliorare fedeltà visiva e prestazioni mantenendo fluidità a 60 FPS anche in ambientazioni di grandi dimensioni. Dal 2022, anno dell’annuncio della collaborazione tra le due aziende, CD Projekt RED lavora attivamente con Epic Games per espandere le capacità del motore in ambito open world e adattarlo alla propria visione progettuale. Le tecnologie mostrate saranno progressivamente messe a disposizione della community di sviluppatori con la versione 5.6 di Unreal Engine, favorendo l’adozione di ambienti interattivi sempre più realistici e performanti. In un comunicato stampa, Michal Nowakowski, co-CEO di CD Projekt RED, ha commentato: “Abbiamo intrapreso questa partnership con Epic Games per spingere oltre i limiti dello sviluppo open world. Mostrare oggi un’anteprima operativa a 60 FPS su PlayStation 5 rappresenta un traguardo importante, ma il lavoro è ancora in corso. Continueremo a innovare nel corso dello sviluppo di The Witcher IV.” Anche Tim Sweeney, fondatore e CEO di Epic Games, ha sottolineato il valore della collaborazione: “CD Projekt RED è tra i migliori studi al mondo nello sviluppo di mondi aperti. Il loro contributo è fondamentale per perfezionare funzionalità che saranno utili a tutti gli sviluppatori Unreal Engine.” The Witcher IV è attualmente in fase di sviluppo per PlayStation 5, Xbox Series e PC. La data di uscita non è stata ancora annunciata. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Musk: la politica interna di Trump ci porterà alla bancarotta
(Adnkronos) - Nella giornata di martedì, Elon Musk ha definito “un’abominazione disgustosa” il disegno di legge sulla politica interna promosso dai Repubblicani e sostenuto da Donald Trump, esprimendo il proprio dissenso attraverso una serie di post pubblicati su X. L’imprenditore, che solo una settimana fa aveva parlato di “delusione” durante un’intervista rilasciata a CBS Sunday Morning, ha ora intensificato la propria opposizione al provvedimento, accusando il Congresso di condurre il Paese verso il collasso finanziario. Le critiche di Musk non si concentrano sugli aspetti del provvedimento relativi alla riduzione della supervisione statale sull’intelligenza artificiale, alla limitazione delle tutele per i consumatori o all’indebolimento delle politiche ambientali, né sul potenziamento dei sistemi di sorveglianza al confine. Secondo il fondatore di Tesla e SpaceX, il problema principale è l’impatto economico del testo: “Il disegno di legge aumenterà in modo massiccio un deficit di bilancio già gigantesco, portandolo a 2.500 miliardi di dollari, gravando i cittadini americani con un debito insostenibile.” Una stima del Congressional Budget Office, organismo indipendente e bipartisan, ha rilevato che le disposizioni fiscali contenute nel provvedimento potrebbero accrescere il deficit di 3.800 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni. Musk ha poi aggiunto un monito politico in vista delle elezioni del 2026: “A novembre dell’anno prossimo, licenzieremo tutti i politici che hanno tradito il popolo americano.” Le dichiarazioni di Musk non hanno suscitato particolari reazioni all’interno dell’amministrazione. Durante un briefing tenutosi nel pomeriggio di martedì, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato: “Il presidente è perfettamente consapevole della posizione di Elon Musk su questo disegno di legge. La sua opinione non cambia: resta un grande, ottimo disegno di legge, e lui lo sostiene pienamente.” Sul fronte Democratico, il dissenso di Musk è stato accolto in modo opposto. Come riportato da ABC News, il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha mostrato alla stampa una stampa dei post pubblicati da Musk, commentando: “Se perfino l’amico di Trump dice che questo disegno di legge è un disastro, potete immaginare quanto sia dannoso davvero.” Sulla stessa linea il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, che ha ironizzato: “Notizia dell’ultima ora: io ed Elon Musk siamo d’accordo.” Secondo quanto riportato da Politico, il presidente della Camera Mike Johnson ha avuto un colloquio telefonico con Musk nella giornata di lunedì, durato circa venti minuti. Alla stampa ha dichiarato: “Con tutto il rispetto, il mio amico Elon si sbaglia profondamente su questo disegno di legge.” In Senato, il leader della maggioranza repubblicana John Thune ha invece sostenuto che le affermazioni di Musk si basano su dati superati, aggiungendo: “Su questo punto abbiamo semplicemente opinioni diverse.” ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
2WATCH rivoluziona il fashion: la campagna pubblicitaria di Baci & Abbracci nasce dall'Intelligenza Artificiale
(Adnkronos) - Il settore della moda sta vivendo una trasformazione senza precedenti grazie all'integrazione di tecnologie avanzate, e l'Intelligenza Artificiale (AI) ne è una delle forze trainanti. In questo scenario, 2WATCH, un hub leader nell'intrattenimento innovativo e nello sviluppo di soluzioni AI per il visual e il content, ha segnato un punto di svolta significativo. La startup, riconosciuta tra le vincitrici del prestigioso programma Deloitte EMEA Technology Fast 500 come una delle realtà tecnologiche italiane a più rapida crescita nella regione Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA), ha realizzato uno shooting fotografico esclusivo completamente generato tramite AI per il noto brand di abbigliamento Baci & Abbracci. L'iniziativa ha comportato la creazione di modelli maschili, femminili e di coppia, sviluppati attraverso tecnologie avanzate di generazione artificiale. Dopo una meticolosa fase di progettazione, 2WATCH ha implementato diversi modelli di intelligenza artificiale per dare vita a uno shooting digitale di grande impatto visivo, attualmente disponibile sul sito e sui profili social di Baci & Abbracci. I capi protagonisti della campagna, caratterizzati da grafiche uniche e stili distintivi, sono stati valorizzati attraverso un sistema proprietario sviluppato da 2WATCH. Questo approccio innovativo riflette la propensione di Baci & Abbracci per l'innovazione, segnando l'inizio di un nuovo modo di concepire e presentare la moda. Inoltre, 2WATCH ha esteso il suo intervento alla gestione e creazione degli still life, realizzandoli già con un'ottica di sviluppo AI. Questo ha permesso di ottenere un risultato notevole in termini di fedeltà del prodotto originale, garantendo che la rappresentazione digitale fosse quanto più vicina possibile alla realtà del capo. "In 2WATCH crediamo che l'innovazione passi attraverso una visione chiara ed un costante investimento in R&D, soprattutto nell'Intelligenza Artificiale, dove il ritmo evolutivo è straordinario", ha affermato Fabrizio Fiorentino, CMO di 2WATCH. "Padroneggiare queste tecnologie ci permette di creare visual e content in totale autonomia, anticipando trend e ridefinendo gli standard creativi e di processo". Con una piattaforma dedicata agli shooting fotografici AI-driven per il settore moda e per il merchandise, 2WATCH si afferma come pioniere nell'integrazione di tecnologie all'avanguardia. La sua posizione come terza azienda italiana per crescita più rapida in EMEA secondo Deloitte ne testimonia la leadership e la capacità di innovare. L'obiettivo è offrire una rappresentazione fedele e immersiva di capi d'abbigliamento e accessori, aprendo una nuova frontiera anche per l'e-commerce, dove innovazione e creatività si fondono per ridefinire l'esperienza visiva degli utenti. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Medicina, al via Digital Neuro Hub, salute digitale a servizio della neurologia
(Adnkronos) - Nasce per rispondere alla crescente esigenza di integrare strumenti digitali nella pratica neurologica quotidiana, in un contesto sanitario in piena trasformazione, Digital Neuro Hub, corso residenziale promosso da Sin (Società italiana di neurologia) in collaborazione con Biogen Italia, rivolto ai giovani neurologi italiani che possono certificarsi così 'neurologo digitale'. La seconda edizione, in calendario dal 5 all'8 giugno, si terrà a Cascina Erbatici (Mezzana Bigli, Pavia), con un format intensivo e immersivo pensato per trasmettere competenze chiave nell'ambito della salute digitale. Il corso propone un percorso formativo interattivo che unisce lezioni teoriche, workshop pratici, hackathon e sessioni dedicate ai real-life cases, offrendo un'esperienza concreta e orientata alla pratica. Tra i temi affrontati: intelligenza artificiale e machine learning in neurologia; telemedicina e comunicazione medico-paziente a distanza; sensoristica smart e tecnologie wearable per il monitoraggio e la riabilitazione; aspetti legali e sicurezza dei dati nella medicina digitale; digital therapeutics e progetti innovativi italiani; decentralizzazione dei trial clinici e innovazione nella ricerca. Ampio spazio sarà dedicato al NeuroHackathon, una sfida a squadre su problemi clinici reali, che vedrà i partecipanti collaborare con esperti per proporre soluzioni innovative. Il corso si concluderà con la presentazione dei progetti e la premiazione del miglior progetto da parte di una giuria di esperti. Al termine del percorso formativo e dopo il superamento delle prove d'esame, i partecipanti otterranno la certificazione di 'neurologo digitale', secondo la norma Uni Cei En Iso/Iec17024. "La neurologia moderna - afferma Alessandro Padovani, presidente Sin - è chiamata a rispondere a sfide sempre più complesse, legate sia all'evoluzione demografica e sociale sia alla trasformazione del sistema sanitario. In questo scenario, la Digital Health rappresenta una risorsa strategica e non più rinviabile. Il Digital Neuro Hub nasce per accompagnare la nuova generazione di specialisti verso una neurologia più predittiva, personalizzata e integrata con le tecnologie digitali. Un'occasione concreta per formare professionisti in grado di guidare il cambiamento". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










