Chirurgia, ecco quanto inquina il bisturi, proposte per sale operatorie più green

(Adnkronos) - Quanto inquina il bisturi? Non poco, secondo i dati raccolti da un team di ricercatori: le sale operatorie utilizzano da 3 a 6 volte più energia per spazio occupato rispetto al resto dell'ospedale e generano circa un terzo dei rifiuti ospedalieri. I test preoperatori e postoperatori, i farmaci, le forniture dei vari materiali da utilizzare durante l'attività chirurgica generano emissioni di CO2, in quanto devono essere fabbricati, trasportati, e producono rifiuti. Insomma, le sale operatorie sono una fonte significativa che contribuisce all'impatto ambientale totale della sanità. E solo negli Usa l'assistenza sanitaria è responsabile di circa l'8,5% delle emissioni di CO2, con gli ospedali che contribuiscono per circa il 36% di tutte le emissioni del settore. Il quadro è stato tracciato da 3 esperti canadesi in un focus pubblicato online su 'Jama'. Gli autori Wendy Levinson, Irene Chang e Sarah Ward dell'university of Toronto in Canada suggeriscono che apportare alcune modifiche sul fronte dell'assistenza chirurgica potrebbe "migliorare significativamente la salute dell'ambiente, riducendo le emissioni nelle fasi preoperatoria, intraoperatoria e postoperatoria". Ci sarebbe apertura su questo? Da una revisione sistematica di 14 studi in 8 Paesi, citata dagli esperti, è emerso che "l'82% di 130 chirurghi ha dichiarato di essere disposto a cambiare la propria pratica clinica per ridurre gli effetti delle cure chirurgiche sull'ambiente". Nonostante questo, però, i metodi per ridurre le emissioni di CO2 non sono ancora routine, in parte per un gap di conoscenza. "Sensibilizzare sulla gestione delle risorse e diffondere raccomandazioni per ridurre le cure di basso valore" serve, e "ha portato a una diminuzione del 10% in 8 indicatori di uso eccessivo di test e trattamenti in tutto il Canada su un periodo di 5 anni".  Nel Regno Unito è stato proprio dichiarato un obiettivo: il Servizio sanitario nazionale (National Health Service, Nhs) mira a raggiungere lo stato di zero emissioni nette nell'assistenza sanitaria entro il 2045. Net zero (o neutralità carbonica) è una situazione in cui la quantità di anidride carbonica emessa è uguale alla quantità rimossa dall'atmosfera. Tra il 1990 e il 2019, l'assistenza sanitaria in Gb ha ridotto le emissioni di CO2 del 26%, calo che include una riduzione del 64% delle emissioni per i ricoveri ospedalieri. Quindi, pensando ai medici che potrebbero chiedersi se possono davvero fare la differenza agendo nel loro piccolo gli esperti osservano che "le azioni individuali possono portare a un effetto positivo collettivo".  Ma quali sono le vie per ridurre l'impronta ecologica delle sale operatorie? Gli esperti analizzano una serie di proposte e raccomandazioni. "Qualsiasi modifica alla pratica allo scopo di proteggere l'ambiente dovrebbe garantire" ovviamente "che i risultati siano benefici o neutri per i pazienti", è la premessa. Detto questo, "poiché fino al 30% dell'assistenza sanitaria potrebbe essere non necessaria, ridurre le procedure chirurgiche non essenziali può ridurre le emissioni di carbonio". I membri del team chirurgico possono adottare 5 azioni durante ogni fase dell'assistenza chirurgica per ridurre gli effetti avversi sul clima: valutare se i test e i trattamenti siano realmente necessari; sostituire i trattamenti con alternative a basse emissioni di carbonio; migliorare la qualità tradizionale con l'obiettivo di migliorare un risultato ambientale (un esempio? La riduzione degli strumenti monouso); modificare le pratiche di routine per ridurre le emissioni di carbonio; e sostenere il cambiamento dei sistemi sanitari. Gli autori dell'approfondimento entrano nel merito di ogni fase del percorso chirurgico. Nel preoperatorio "i medici possono sconsigliare procedure come l'artroscopia del ginocchio nei pazienti anziani con malattia degenerativa delle articolazioni, e astenersi dal prescrivere esami preoperatori non necessari nei casi a basso rischio se è indicata una procedura. Circa il 30% dei pazienti considerati a basso rischio di complicazioni da procedure chirurgiche si sottopongono a elettrocardiogrammi, radiografie del torace ed esami di laboratorio non necessari prima di un'operazione". La pratica di routine può essere modificata, osservano, per esempio concentrando sempre di più le necessarie indagini preoperatorie in un'unica visita ed effettuando alcune valutazioni tramite telemedicina per ridurre al minimo le emissioni legate ai viaggi. Durante l'intervento poi, proseguono gli autori, "modifiche semplici nelle routine possono contribuire a ridurre gli sprechi complessivi e migliorare lo smaltimento dei rifiuti nelle sale operatorie. I chirurghi dovrebbero rivedere i vassoi chirurgici, rimuovendo gli articoli che vengono usati raramente". Gli addetti ai lavori stimano che il 26% delle forniture sterili monouso aperte per procedure chirurgiche non venga utilizzato, con conseguente sterilizzazione successiva o smaltimento. Gli infermieri di sala operatoria possono astenersi dall'abitudine di scartarli tutti e procedere solo con quelli che sono necessari al momento. Sostituire gli articoli monouso con alternative riutilizzabili, come camici e lenzuola sterili riutilizzabili, riduce significativamente gli sprechi ed è preferibile per l'ambiente, anche dopo aver tenuto conto dell'energia utilizzata per il lavaggio e l'autoclavaggio. Altro esempio: alcuni pezzi della maschera laringea possono essere sterilizzati e riutilizzati più di 40 volte. Infine, un corretto smaltimento dei rifiuti può ridurre l'uso di energia in sala operatoria, se si ha cura di evitare che i rifiuti non contaminati finiscano nei bidoni dei materiali a rischio biologico (destinati a essere inceneriti ad alte temperature secondo un processo ad alta intensità energetica). C'è poi il nodo dei gas anestetici: alcuni sono gas serra particolarmente potenti. "Il desflurano - evidenziano gli autori del focus - dovrebbe essere eliminato dalle sale operatorie. Alcuni Paesi, tra cui la Scozia, lo hanno vietato il desflurano. Il sevoflurano è ugualmente efficace e quasi 20 volte meno dannoso per l'ambiente". Per ridurre l'uso di agenti inalatori volatili, gli anestesisti possono poi prendere in considerazione alternative anestetiche più sostenibili, come l'anestesia di una regione del corpo piuttosto che totale (ad esempio, anestesia spinale o blocchi dei nervi periferici) e l'anestesia endovenosa, presupponendo pari efficacia clinica. E dopo la chirurgia? "Ridurre i giorni di degenza ospedaliera postoperatoria non necessari e i test di laboratorio può ridurre le emissioni di CO2 anche in questa fase. Fino al 10% dei letti ospedalieri acuti in Canada e in altri Paesi sono occupati inutilmente, esponendo i pazienti a rischio infezioni, declino fisico dovuto all'inattività e utilizzo di risorse ospedaliere che hanno un impatto sul clima", fanno notare gli esperti. E anche "passare dalle visite di controllo e monitoraggio di routine alla telemedicina riduce i viaggi e le emissioni di carbonio associate". Nel post operatorio, in alcune situazioni potrebbero "non essere necessari guanti monouso, nelle aree dove un'igiene delle mani adeguata è sufficiente per prevenire le infezioni". Uno studio del Regno Unito ha rilevato che venivano utilizzati più di 100 guanti monouso per paziente ogni giorno nell'unità di terapia intensiva, "generando notevoli sprechi", dicono i ricercatori. Sia i membri del team chirurgico che gli amministratori possono impegnarsi per scelte di acquisto più green e per la riprogettazione dell'ospedale in chiave più ecologica, dicono infine gli autori. I chirurghi possono collaborare per selezionare strumenti chirurgici riutilizzabili e attrezzature per sale operatorie ecologiche, dare priorità a prodotti con meno imballaggi, evitare vassoi chirurgici avvolti in "pellicola blu" in polipropilene non riciclabile, e così via. Il miglioramento dell'uso di acqua ed energia è principalmente responsabilità degli amministratori ospedalieri, ma i medici possono sostenere il cambiamento. Le sale operatorie possono essere pensate con sistemi di riscaldamento e illuminazione a risparmio energetico per ridurre i consumi. Pratiche come il lavaggio mani controllato da sensori, riducono il consumo di acqua. "Per affrontare gli effetti ambientali delle pratiche chirurgiche - concludono gli esperti - è necessaria formazione e collaborazione. I ​​singoli clinici possono implementare piccoli cambiamenti che possono prevenire danni ai pazienti e avere un effetto misurabile anche sulla riduzione dei danni ambientali". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Per la prima volta rigenerata pelle con ustioni di III grado sull'80% del corpo

(Adnkronos) - Per la prima volta è stata documentata la rigenerazione del tessuto cutaneo con ustioni di III grado sull'80% del corpo grazie all'utilizzo della metodologia Biodermogenesi. E' stato infatti pubblicato sulla rivista specialistica 'Bioengeneering' uno studio condotto su Maria Antonietta Rositani, donna calabrese scampata al tentativo di omicidio da parte dell'ex marito che nel 2019 provò a ucciderla dandole fuoco. "La signora Rositani - spiega una nota - presentava ustioni diffuse sugli arti inferiori, con fibrosi estese, rilevanti e profonde che le rendevano difficile il movimento delle gambe e che determinavano un rapido affaticamento e indolenzimento anche semplicemente stando in piedi. Una condizione che era destinata a peggiorare". A cambiare le sorti di Maria Antonietta, il progetto RigeneraDerma che offre cure pro bono con metodologia Biodermogenesi per le cicatrici delle donne vittime di violenza di genere e delle persone economicamente svantaggiate. "Grazie alle capacità umane e professionali del dottor Salvatore Marafioti, senologo, chirurgo generale ed estetico e primo firmatario dello studio, che ha erogato le terapie gratuitamente, è stata registrata la rigenerazione tissutale e strutturale, ma anche la rigenerazione funzionale con la ripresa della mobilità della paziente, così come documentato nello studio". La paziente è stata trattata con la metodologia Biodermogenesi, che eroga 3 tipi di stimolazioni: vacuum, campi elettromagnetici ed elettroporazione. "A questo è stato associato un programma nutrizionale personalizzato, necessario per favorire il dimagrimento e preservare la struttura indebolita. I risultati sono stati misurati grazie all'ecografia, all'ecodoppler e all'esame della composizione corporea. E' stata effettuata, inoltre, una valutazione posturale", descrivono gli autori. "Il miglioramento dei tessuti, già evidente fin dal primo trattamento - riportano - si è consolidato nel tempo e, a distanza di 6 mesi, è parsa evidente la rigenerazione dei tessuti, con neoangiogenesi: si è registrata, infatti, la ricomparsa del reticolo venoso superficiale. Altro dato eclatante la ricrescita dei peli sul tessuto ustionato, un risultato mai registrato prima in letteratura medica. Si sono osservate, inoltre, la ricomparsa della sudorazione e la riconquista della sensibilità superficiale cutanea". Dal punto di vista funzionale la mobilità è migliorata e Maria Antonietta ha smesso di usare il deambulatore, tanto che ha raccontato commossa: "Ora inseguo felice la mia nipotina".  Per gli esperti risultati "prima impensabili ottenuti in breve tempo persino su ustioni di III grado", che rendono Biodermogenesi "il trattamento elettivo per le cicatrici da ustione gravi". "Il nostro percorso con la signora Rositani non si è fermato qui - riferisce Marafioti - Abbiamo rivalutato le sue gambe a distanza di 7 mesi dall'ultimo trattamento con Biodermogenesi (avvenuto il 20 febbraio 2024) ed il processo rigenerativo è proseguito, migliorando ancora la struttura tissutale, la texture e l'elasticità della cute, conferendole maggiore morbidezza al tatto e maggiore sensibilità. A distanza di 1 anno dall'ultimo trattamento, la signora Rositani ha nettamente recuperato le funzioni degli arti inferiori, con autonoma consapevolezza e sicurezza nei movimenti. Non da meno, abbiamo assistito ad un notevole miglioramento dell'aspetto estetico. Siamo arrivati al punto che la signora Rositani si ritrova a far fronte a quel fisiologico inestetismo tanto odiato dalle donne che è la crescita dei peli sulle gambe. La nostra mission è stata poi passare al trattamento delle cicatrici sul viso, attualmente ancora in corso. Il protocollo prevede l'uso combinato di Biodermogenesi nella prima fase e successivamente l'Rh Collagene iniettivo. Anche in questo caso si possono già apprezzare notevoli progressi estetici, con la quasi totale scomparsa delle cicatrici ed il miglioramento della qualità della pelle. Sono certo che a fine trattamento otterremo anche sul viso della signora Rositani risultati stupefacenti".  "A differenza delle altre tecnologie che determinano un danno ulteriore stimolando la riparazione tissutale - descrive il professor Maurizio Busoni, ricercatore, docente presso il Master di Medicina estetica dell'Università di Camerino e dell'Università di Barcellona, responsabile del Progetto RigeneraDerma, tra i firmatari dello studio - Biodermogenesi agisce favorendo direttamente la rigenerazione cutanea, erogando 3 tipi di stimolazioni (vacuum, campi elettromagnetici ed elettroporazione) che riescono a riattivare il circolo cutaneo, favorendo il recupero del normale calibro dei capillari, con conseguente ossigenazione del tessuto. Contemporaneamente i campi elettromagnetici favoriscono la formazione di nuove fibre elastiche e di collagene che permettono di rimodellare il tessuto cutaneo, avvicinandolo alla sua forma migliore".  "I risultati sino a oggi ottenuti nel trattamento delle cicatrici sono tra i più vari - analizza Marafioti - Dipendono da innumerevoli fattori come la sede anatomica della cicatrice, la profondità del danno, l'estensione, la causa che ha condotto alla sua formazione, il tipo di pelle, le varie metodiche utilizzate per trattarla. Comunemente i trattamenti più utilizzati vanno dai massaggi all'applicazione di creme o lamine a base di silicone, acido ialuronico, guaine compressive conformate da indossare per attenuare lo spessore delle cicatrici neoformate, radiofrequenza di tutti i tipi, elettroporazione, laser, trattamento chirurgico, esfolianti, peeling, termoabrasione ed altri. L'associazione di tutte queste metodiche in un tempo X molto variabile può dare un beneficio estetico. Raramente, per mia esperienza, ho assistito alla così detta 'restitutio ad integrum', come nel caso di Rositani, se non per cicatrici di modeste dimensioni e su zone del corpo non particolarmente esposte e con un elevato grado di elasticità tissutale". "Per la signora Rositani - prosegue il dottor Claudio Pecorella, nutrizionista presso la Figc, Federazione italiana giuoco calcio - abbiamo scelto il 'Protocollo clinico 21-20', già pubblicato e ampiamente utilizzato per il trattamento coadiuvante dell'ovaio policistico e dell'endometriosi. Tale protocollo prevede 21 giorni di dieta chetogenica, cui seguono 20 giorni di dieta low carb, da ripetere ciclicamente per 3- 6 mesi. Grazie a questo piano nutrizionale siamo riusciti ad avere risultati sia in termini di dimagrimento che di miglioramento della qualità muscolare e dell'idratazione dei tessuti, che hanno avuto ripercussioni positive sulle sue cicatrici. E' stato impiegato il body scanner, una tecnologia 3D che acquisisce il modello del corpo del paziente a 360 gradi, creando una sorta di avatar. A questo abbiamo aggiunto l'analisi dell'impedenza bioelettrica (Bia) segmentale con 8 elettrodi. Le misurazioni con entrambi gli strumenti sono stati eseguiti al tempo 0 e ripetute poi a distanza di 1, 3 e 6 mesi. I risultati hanno confermato con dati numerici quanto evidente anche alla vista: la paziente ha ottenuto un progressivo miglioramento. In particolare, lo scanner 3D ha messo in evidenza il cambiamento della forma corporea, conseguente alla diminuzione dell'indice di massa grassa, e una migliore postura che ha inciso anche in termini di mobilità". "La paziente - approfondisce Marco Medeot, direttore scientifico del polo chetogenico di Food Italia, consulente alimentare, ricercatore e docente presso il Master in Nutrizione clinica e funzionale dell'Università 'G. D’Annunzio' Chieti- Pescara - ha seguito un protocollo nutrizionale basato sulla Vlckd (Very Low-Calorie Ketogenic Diet), alternata a una fase low-carb, entrambe scelte per il loro impatto sul controllo dell’infiammazione e sulla rigenerazione tissutale. La Vlckd è una dieta chetogenica a bassissimo apporto calorico, progettata per indurre uno stato di chetosi nutrizionale, in cui il corpo utilizza i corpi chetonici come principale fonte di energia. Questa dieta mira a ottenere una perdita di peso rapida e significativa, preservando la massa magra. La dieta low-carb è un regime alimentare basato su carboidrati ridotti, proteine moderate e grassi salutari adeguati. Questi protocolli nutrizionali sono stati scelti per 3 motivi: 'effetto antinfiammatorio della chetosi, la prevenzione della sarcopenia, ovvero della perdita di muscolo, e infine la rigenerazione tissutale e il supporto alla guarigione. La strategia nutrizionale adottata è stata essenziale nel favorire i processi di riparazione dei tessuti grazie all'attivazione delle sirtuine, proteine coinvolte nella riparazione del Dna e nei processi di longevità cellulare, che ha accelerato la rigenerazione delle cellule epiteliali e connettivali danneggiate. Il protocollo adottato ha inoltre promosso l'autofagia, un processo cellulare che rimuove le cellule danneggiate e favorisce la formazione di nuove cellule sane, facilitando la guarigione delle lesioni tissutali. Infine, ha ridotto lo stress ossidativo, fattore chiave nella guarigione dei tessuti". Ogni anno, nei soli Paesi sviluppati - riporta la nota - vi sono mediamente 100 milioni di persone con nuove cicatrici. Ciascuna di queste porta con sé un trauma psicologico e relazionale, causando alla persona un vero e proprio blocco emotivo che determina ansia e la convinzione di non poter avere una vita sociale normale. Per supportare le vittime nasce RigenerDerma, un progetto che ha come obiettivo curare 500 persone sane gravate da cicatrici, che altrimenti non potrebbero sostenere economicamente tale terapia. Il progetto, presentato presso la Camera dei deputati, impiega la metodologia Biodermogenesi e coinvolge l'Università di Verona con l'obiettivo di ridare alle persone la propria immagine e quindi la propria qualità della vita. "E' mia convinzione - commenta Busoni - che la vera nobiltà della medicina consista nel migliorare la qualità della vita delle persone. Quello che viene fatto in tal senso assume un valore profondo con uno scambio reciproco tra professionisti, ricercatori e medici, da un lato e pazienti dall'altro. Biodermogenesi permette quindi la creazione di valore per tutti i protagonisti della sua filiera: il paziente innalza i propri standard quotidiani e migliora la propria vita, mentre i professionisti che lo hanno assistito vivono un momento di gratificazione professionale e di crescita umana estremamente appaganti e motivanti per continuare il percorso intrapreso". "In questi anni, grazie a RigeneraDerma e a Biodermogenesi siamo riusciti a cambiare le prospettive di vita di molte persone gravate da cicatrici invalidanti, alzando costantemente l'asticella dei nostri obiettivi. Dopo la signora Rositanti, e prima di lei Filomena Lamberti e Pinky, abbiamo curato o stiamo curando pazienti con cicatrici devastanti, che causano dolori cronici che impediscono di dormire e che riducono la mobilità di arti e testa o che arrivano a deformare la loro postura. Grazie alla collaborazione di tanti eccezionali professionisti adesso in siamo grado di curare qualsiasi cicatrice, come ha dimostrato anche l'esperienza recentemente maturata su un paziente grande ustionato con cicatrici devastanti sul 40% del corpo, vecchie 35 anni. La nostra attività di ricerca entro breve cambierà il paradigma di cura delle cicatrici nel mondo", conclude Busoni. ---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Pais dei Mori (Fnopi): "Libera professione racconta un'altra storia"

(Adnkronos) - "Abbiamo voluto dedicare all'interno del congresso una giornata alla libera professione infermieristica, alla contro-narrazione che la libera professione sta facendo nei confronti dell'infermieristica italiana. Se ahimè leggiamo spesso di problemi all'interno delle organizzazioni, soprattutto nella pubblica amministrazione, che portano i colleghi a prendere delle decisioni forti sulla loro vita professionale, la libera professione sta raccontando un'altra storia", quella "di professionisti che fanno cose diverse. E' un'infermieristica fuori dagli schemi, dei professionisti che sono felici di vivere la loro professione: questa è l'infermieristica che vogliamo raccontare". Una realtà "non sostitutiva, ovviamente, del nostro sistema sanitario nazionale, che difenderemo sempre, ma" quella della libera professione "è un'altra storia siamo molto felici di raccontarla". Lo ha detto Luigi Pais dei Mori, consigliere nazionale Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, oggi in occasione del terzo congresso Fnopi in corso a Rimini. Ragionando sui numeri, "460mila sono gli infermieri iscritti agli Ordini delle professioni infermieristiche - spiega Pais dei Mori - 270mila circa sono gli infermieri che lavorano nella pubblica amministrazione e 45mila quelli che vivono la loro professione in maniera libero professionale. Vogliamo occuparci anche di questi colleghi che hanno problemi molto simili, da Bolzano a Reggio Calabria. Vogliamo trovare soluzioni anche per loro", conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Mazzoleni (Fnopi): "Nuova offerta formativa in dirittura di arrivo"

(Adnkronos) - "Dopo un lungo percorso oggi siamo in dirittura d'arrivo". Lo hanno confermato "nella sessione di questa mattina per il ministero dell'Università il dottor Montaperto e per il ministero della Salute la dottoressa Rinaldi". Sui decreti relativi al futuro della formazione infermieristica manca "l'ultimo passaggio: il Consiglio superiore di sanità e, alla fine, la firma con i due ministri". Lo ha detto Beatrice Mazzoleni, segretaria Fnopi, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, oggi in occasione del terzo congresso degli infermieri, in corso a Rimini. Sono provvedimenti su cui c'era "una grande attesa non tanto per la novità del contenuto in sé - spiega Mazzoleni - ma per l'aspettativa di liberare davvero il potenziale infermieristico: si sente la sofferenza di poter dare di più ai nostri cittadini e al sistema salute e di non poterlo erogare". Questi strumenti normativi "ci permetteranno proprio di far riconoscere le competenze a partire anche dai master. Non dobbiamo perdere l'esperienza, questo è un passaggio fondamentale, ma ricondurla in un contenitore corretto per dare poi carriera, anche economica, nonché organizzativa, ai nostri colleghi. L'idea è di creare un sistema formativo" attrattivo "che dia ai giovani la possibilità di approcciarsi a una professione che, è vero, è faticosa, ma dà delle grandi soddisfazioni. L'idea, oggi, è di definire un percorso che permetta loro di liberare tutta una serie di possibilità mantenendo anche un altro valore che le nuove generazioni hanno molto forte, che è la qualità di vita. Sicuramente uno dei prossimi passaggi è di proseguire nel ragionamento fatto con la Conferenza dei rettori per un lancio di quello che sarà una campagna di comunicazione come il video Infermieri Next Generation", conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Food, no-show al tavolo prenotato? Da TheFork 10 mosse per evitarlo e tutelare i ristoratori

(Adnkronos) - Il recente caso della fattoria didattica 'Il Ciliegio' di Genova, che ha visto il 50% dei tavoli riservati rimanere vuoti a causa di clienti che non si sono presentati, ha riacceso il dibattito sul no-show - cioè quella brutta abitudine per cui si prenota e non ci si presenta - e sulle soluzioni necessarie per contrastarlo. TheFork - la principale piattaforma per la prenotazione online di ristoranti e leader nei gestionali per la ristorazione con TheFork Manager - è da sempre impegnato nella lotta al no-show, fornendo ai ristoranti strumenti efficaci per prevenirlo e ridurne l'impatto. Tra questi, spicca la nuova policy introdotta a ottobre 2024, che prevede la sospensione dell’account per gli utenti che effettuano 4 no-show nell’arco di 12 mesi. Una misura forte, che ha già prodotto risultati concreti: nei primi due mesi del 2025, il tasso di no-show registrato sui canali TheFork (sito e app) è sceso al 3%, rispetto al 3,6% dello stesso periodo del 2024. Un calo che si traduce in quasi 360.000 euro al mese di entrate potenziali recuperate per i ristoranti partner di TheFork in Italia, circa 4,3 milioni di euro all'anno. Inoltre, il 90% degli account bloccati dalla nuova policy appartiene a utenti con un tasso di no-show superiore al 10%, account fraudolenti o persone con l’abitudine di cancellare all’ultimo minuto, dimostrando l’efficacia della misura nel colpire comportamenti scorretti e tutelare il settore i ristoranti. “Il caso di Genova è solo l’ennesima dimostrazione di quanto il no-show sia un problema serio per il settore, con conseguenze pesanti per gli addetti ai lavori, di cui non sempre c’è consapevolezza da parte dei consumatori. Anche per questo TheFork si impegna a educare i propri utenti affinché prenotare un tavolo sia visto come un impegno reale e rispettoso verso chi lavora ogni giorno per offrire esperienze gastronomiche di qualità. Situazioni simili si sono purtroppo già verificate, come nel caso di PizzAut, il ristorante sociale gestito da ragazzi autistici, che nel marzo del 2023 si è trovato ad affrontare una cancellazione all’ultimo minuto di una prenotazione di 150 coperti. In quel caso, grazie all’utilizzo di un’agenda digitale come TheFork Manager, il ristorante ha potuto riempire i tavoli vuoti nell’arco di poche ore", commenta Andrea Arizzi, Sales Director TheFork Italy & Dach. TheFork Manager offre soluzioni digitali consolidate per prevenire il fenomeno e tutelare i ristoratori senza impattare negativamente sull’esperienza del cliente. Grazie a queste misure, TheFork continua a essere un alleato strategico per i ristoratori, offrendo strumenti concreti per ridurre il no-show e promuovere un’esperienza di prenotazione più responsabile. Ecco, quindi, 10 strumenti efficaci per combattere il no-show.  1.Tecnologia predittiva: TheFork Manager utilizza un sistema avanzato di analisi dei comportamenti degli utenti per identificare le prenotazioni a rischio no-show, permettendo ai ristoratori di intervenire tempestivamente. 2.Indice di affidabilità degli utenti: un bollino visibile su TheFork Manager che segnala gli utenti che hanno già effettuato no-show in passato. 3.Blocco della doppia prenotazione o delle prenotazioni ravvicinate: un utente non può effettuare due prenotazioni in ristoranti diversi nello stesso orario e non può prenotare nello stesso ristorante (o gruppo di ristoranti) due volte nella stessa giornata con una differenza inferiore a quattro ore. 4.Doppia conferma della prenotazione: gli utenti ricevono una conferma sia via e-mail che tramite notifica push, riducendo il rischio di dimenticanze. 5.Cancellazione in un solo clic: gli utenti possono annullare facilmente la propria prenotazione, incentivando le cancellazioni tempestive anziché il no-show. 6.Analisi avanzata delle statistiche: una funzionalità evoluta che consente diverse tipologie di analisi approfondite, tra cui il monitoraggio dell’andamento dei no-show e delle cancellazioni tardive. I ristoratori possono così adottare strategie mirate per mitigare l’incidenza dei no-show, basando le proprie decisioni su dati concreti e razionali. 7.Ri-conferma automatica della prenotazione da parte del ristorante: i ristoranti possono richiedere ai clienti di confermare nuovamente la loro prenotazione, evitando disdette dell'ultimo minuto. Questa operazione può essere impostata come automatica su TheFork Manager, risparmiando anche tempo prezioso. Disponibile per le versioni più avanzate del TheFork Manager. 8.Lista d'attesa intelligente: quando il ristorante riceve una cancellazione, TheFork Manager invia automaticamente una notifica agli utenti in lista d’attesa, offrendo loro la possibilità di occupare il tavolo che si è appena reso disponibile. Un sistema dinamico che ottimizza l’occupazione dei posti, massimizzando il tasso di copertura del ristorante. Disponibile per le versioni più avanzate del TheFork Manager. 9.Carta di credito a garanzia e prepagamento: per i ristoranti di fascia alta, TheFork offre la possibilità di richiedere una carta di credito a garanzia della prenotazione; è inoltre disponibile l’opzione del prepagamento - utilizzata principalmente da ristoranti Stellati e fine dining - che garantisce una maggiore sicurezza per il ristoratore. Per alcune categorie di ristoranti, si tratta di ulteriori strumenti di tutela che riducono il rischio di no-show e preservano il valore del servizio. Disponibile per le versioni più avanzate del TheFork Manager. 10.Policy educativa per gli utenti: da ottobre 2024 TheFork ha attivato una nuova policy secondo la quale un utente che effettua 4 no-show nell’arco di 12 mesi vede il proprio account sospeso. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giornata mondiale dell'acqua 2025, dedicata alla conservazione dei ghiacciai

(Adnkronos) - Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua. Istituito dalle Nazioni Unite nel 1992, il World Water Day 2025 è dedicato alla ‘Conservazione dei ghiacciai’. “I ghiacciai si stanno sciogliendo più velocemente che mai - si legge sul sito Onu dedicato alla giornata - Mentre il Pianeta si riscalda a causa del cambiamento climatico, le zone ghiacciate si sta restringendo, rendendo il ciclo dell'acqua più imprevedibile ed estremo. Il ritiro dei ghiacciai minaccia devastazione. Per miliardi di persone, i flussi di acqua di disgelo stanno cambiando, causando inondazioni, siccità, frane e innalzamento del livello del mare, danneggiando gli ecosistemi. La conservazione dei ghiacciai è una strategia di sopravvivenza. Dobbiamo lavorare insieme per ridurre le emissioni di gas serra e gestire l'acqua di fusione in modo più sostenibile per le persone e il Pianeta”. Se non ridurremo le emissioni di gas serra, nel 2050 avremo perso quasi la metà (il 48,5%) della superficie attualmente coperta dai ghiacciai sulle Alpi italiane, mentre nel 2100 dovremo dire addio alla quasi totalità (il 94%) della superficie dei nostri giganti bianchi. È quanto emerge dal rapporto 'Ghiacciai italiani, addio' diffuso da Greenpeace Italia.  Il 2024 è risultato un anno molto piovoso. Ad affermarlo è il Bigbang, modello nazionale di bilancio idrologico di Ispra che fornisce il quadro quantitativo sulla risorsa idrica dal 1951. Il volume totale annuo di precipitazioni è stato stimato dall’Ispra in circa 319 miliardi di metri cubi (corrispondenti a 1.056 mm), superiore di oltre il 10% alla media annua riferita all’ultimo trentennio climatologico 1991-2020, stimata in circa 285 miliardi di metri cubi (951 mm). A livello territoriale, nel Meridione e nelle isole maggiori la riduzione idrica è stata del -49% nel distretto idrografico della Sicilia, del -55% nel distretto della Sardegna e del -39% nel distretto dell’Appennino Meridionale. Situazione rovesciata invece nel Nord Italia, dove troviamo Piemonte, Veneto e Liguria che nel 2024 hanno visto un surplus annuo di precipitazione superiore al 40%, rispetto alla media di lungo periodo. Secondo i dati del Bigbang, nel nostro Paese la disponibilità complessiva di risorsa idrica nell’anno 2024 è stata stimata in 158 miliardi di metri cubi, a fronte di un valore medio annuo di 138 miliardi di metri cubi (+14%). Questa maggiore disponibilità complessiva è, tuttavia, da attribuire alle elevate precipitazioni verificatesi al Nord. Permane, a livello nazionale, un trend decrescente, dal 1951 a oggi, della disponibilità annua di risorsa idrica.   “L’acqua è fonte di vita, ma è una risorsa esauribile. Nel nostro G7 Clima, Energia e Ambiente, ad aprile scorso, abbiamo creato la Water Coalition: l’obiettivo sono strategie comuni per definire insieme percorsi di azione rispetto al cambiamento climatico, che incide sulla biodiversità, il degrado e la disponibilità della risorsa”. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo nell’Aula Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati al convegno 'Acqua: cura della risorsa e accesso universale'. “L’Italia vuole essere in prima fila”, ha spiegato il ministro, ricordando il Forum Euromediterraneo sull’Acqua che si terrà nel 2026 a Roma e la Seconda Ministeriale sull’Acqua dell’Unione per il Mediterraneo, assegnata all’Italia sempre nello stesso anno. “Portiamo avanti - ha detto - 18 impegni volontari della Water Conference di New York del 2023, nove del Mase e altrettanti del ministero degli Esteri, per un impegno finanziario complessivo di 6 miliardi di dollari. Siamo attivi nella cooperazione, molto sui Balcani e con l’Africa nell’ambito del Piano Mattei”.  Tra imprese, agricoltura e settore energetico, la filiera estesa dell’acqua ha un peso sempre più rilevante per l’economia italiana: dalle risorse idriche 'dipende' il 20% del Pil italiano, un valore che ha superato i 383 miliardi di euro. A conclusione dei lavori della sesta edizione della Community 'Valore Acqua per l’Italia' di Teha (The European House-Ambrosetti), sono stati presentati il Blue Book 2025 realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia che comprende tutti i dati relativi al servizio idrico integrato, e il Libro Bianco 2025 'Valore Acqua per l’Italia' di Teha con un focus specifico sul ciclo idrico esteso che, tra servizi, consorzi di bonifica e irrigazione, software e tecnologie, macchinari, impianti e componenti, vale 11 miliardi di euro. La filiera estesa dell'acqua è in crescita mediamente del 5% all'anno e dal 2015 a oggi coinvolge 1,5 milioni di imprese italiane. Per quanto riguarda invece i gestori del servizio idrico integrato, dal 2021 al 2023 sono stati realizzati investimenti per circa 7,1 miliardi di euro, cifra che, come emerge dal Blue Book 2025 sale a 13,2 miliardi se si considerano gli interventi programmati per il biennio 2024-2025.  ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Lamborghini, Uiga consegna a Winkelmann la 'Tartaruga d'argento'

(Adnkronos) - Assieme al 'premio' del mercato - che ha permesso a Lamboghini di chiudere un 2024 record per fatturato e vendite - Stephan Winkelmann, presidente e ceo della casa di Sant'Agata Bolognese, ha ricevuto la 'Tartaruga d'argento', riconoscimento assegnato dall'Unione Italiana Giornalisti dell'Automotive, che hanno visitato la sede dell'iconico brand emiliano. “La Tartaruga, l’animale più lento, portafortuna del pilota più esplosivo, Tazio Nuvolari - spiega l'Uiga - va a Stephan Winkelmann, visionario e autentico ambasciatore del lusso e della performance, che ha scritto alcune delle pagine più entusiasmanti nella storia di Lamborghini. Sotto la sua guida, il marchio di Sant’Agata Bolognese ha raggiunto traguardi straordinari, trasformandosi in un simbolo globale di eccellenza, esclusività e avanguardia tecnologica. Con una leadership carismatica e una visione strategica impeccabile, ha saputo coniugare tradizione e innovazione, portando Lamborghini a livelli di successo mai visti prima. Ogni suo passo è stato guidato dalla passione per l’automobile e dal desiderio di superare i limiti del possibile. Questo riconoscimento celebra non solo il manager di talento, ma anche l’uomo che ha reso Lamborghini un’icona contemporanea, destinata a lasciare il segno nella storia dell’automobilismo”. In occasione della consegna del riconoscimento i giornalisti UIGA hanno potuto visitare le linee di montaggio di Revuelto e Temerario, in un affascinante viaggio tra presente e futuro che ha permesso di immergersi nell’eccellenza manifatturiera Lamborghini. Un processo produttivo in cui operai specializzati assemblano ogni singolo componente con estrema precisione, combinando artigianalità e innovazione tecnologica, passando attraverso avanzati processi di ingegneria, fino al collaudo finale delle vetture.  La delegazione ha potuto visitare il Polo Storico Lamborghini, il dipartimento dedicato alla tutela del patrimonio storico dell’azienda, nonché alla certificazione e al restauro delle vetture storiche del marchio, e il Museo della casa, un viaggio nella storia del marchio che ha rivoluzionato il mondo delle supercar.  ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gruppo Agsm Aim vince 'Credit reputation award' e premio 'Industria Felix'

(Adnkronos) - Il Gruppo Agsm Aim si conferma tra le realtà più solide e affidabili del panorama industriale italiano, aggiudicandosi, per il secondo anno consecutivo, due importanti riconoscimenti: il premio 'Industria Felix' e il premio 'Credit Reputation Award'. Il premio 'Industria Felix', assegnato dal periodico di economia e finanza 'Industria Felix Magazine', in supplemento con 'Il Sole 24 Ore', premia le imprese più competitive a livello gestionale e finanziario. La società commerciale del Gruppo, Agsm Aim Energia, ha ottenuto questo riconoscimento per essere "tra le migliori imprese dei settori energia e utility per performance gestionale e affidabilità finanziaria Cerved con sede legale nella regione Veneto".  Il premio è stato consegnato oggi in occasione del 62° evento 'Industria Felix - Il Nord Est che compete', riservato alle imprese più competitive di Emilia-Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia che si è tenuto a Modena, nel museo Ferrari di Maranello. A ritirarlo Stacy Andreola, responsabile credit management di Agsm Aim Energia, e Giacomo Pedrollo del reporting e transformation office. Il Credit reputation award, assegnato da MF Centrale Risk -azienda specializzata nell’analisi creditizia- riconosce le imprese che si distinguono per puntualità, affidabilità, trasparenza e regolarità nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari. Il riconoscimento è stato assegnato ad Agsm Aim sulla base di un apposito modello valutativo che ha analizzato le rilevazioni periodiche effettuate dalla centrale dei rischi della Banca d’Italia.  Il premio è stato ritirato oggi, a Milano, durante la quarta edizione del Credit reputation awards 2025, da Stefano Masetti, direttore finance & control di Agsm Aim, e Luca Vicentini, responsabile finanza e tesoreria di Agsm Aim. "Siamo onorati di ricevere questi riconoscimenti, che attestano la solidità finanziaria e l’ottima reputazione creditizia del nostro Gruppo", commenta Alessandro Russo, consigliere delegato di Agsm Aim. "Questi premi confermano l'efficacia della nostra strategia orientata alla sostenibilità finanziaria e alla creazione di valore per i nostri stakeholder. Continueremo a lavorare con impegno per mantenere elevati standard di gestione e rafforzare la fiducia dei nostri partner finanziari e degli investitori", conclude.  ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Engel & Völkers Italia, da location e qualità appeal aree più prestigiose del Paese

(Adnkronos) - "Il mercato immobiliare di pregio in Italia si conferma dinamico, registrando una crescita stabile dei prezzi e un aumento della domanda nell’ultimo anno, trainata sia da acquirenti italiani che internazionali". A dirlo in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Muhannad Al Salhi, ceo Engel & Völkers Italia in occasione del primo Market report Italia dedicato al mercato del pregio. "Il report – afferma - realizzato in collaborazione con Nomisma, offre una panoramica completa del mercato immobiliare di pregio su tutto il territorio italiano, è un unicum del settore, mai realizzato da nessun competitor a livello nazionale. Collaboriamo già da anni con Nomisma per la realizzazione dei nostri Market Report relativi alle città di Milano e Roma, per la prima volta abbiamo voluto allargare l’analisi a tutto il territorio nazionale. E' stato uno sforzo importante, ma crediamo che possa essere uno strumento di valore per comprendere lo stato attuale del mercato, intercettare nuovi potenziali trend o sfide e aiutarci così a rispondere al meglio alle richieste dei nostri clienti".  "La nostra analisi - spiega - evidenzia come le aree più prestigiose del Paese, grazie a fattori come location, contesto e qualità degli immobili, mantengano un forte appeal. Il rinnovato interesse per residenze di alta qualità ci spinge a una continua ricerca dell’eccellenza. Puntiamo a soddisfare le necessità di acquirenti e investitori, con un’offerta immobiliare distribuita capillarmente su tutto il territorio nazionale".  "Engel & Völkers - ricorda Muhannad Al Salhi - è oggi un marchio di lusso riconosciuto a livello globale, con una storia di successo lunga 45 anni. Il nostro approccio innovativo ci ha permesso di crescere mantenendoci sempre fedeli alla nostra identità, sin dalla fondazione in Germania nel 1977. Attualmente siamo presenti in 35 Paesi, con oltre 1.000 agenzie a livello globale. Ogni giorno offriamo ai nostri clienti un ampio portafoglio di immobili di qualità e di alta gamma attraverso un servizio fortemente personalizzato e di alto profilo". "Uno dei nostri punti di forza - sostiene - è sicuramente la presenza capillare su tutto il territorio italiano a copertura dei mercati più strategici per gli acquirenti nazionali e internazionali. Nel 2024 abbiamo proseguito la strategia di espansione del brand, grazie alle recenti aperture dei nostri Market center di Bologna nel 2023 e di Firenze e Roma 2 nel 2024, che si sono affiancati al Market Center già presente a Roma Centro. L’Italia è inoltre uno dei pochi Paesi in cui il Business Diretto si affianca alla rete in franchising che conta oltre 100 agenzie e oltre 1.300 collaboratori; in parallelo abbiamo anche siglato nel 2024 10 nuovi contratti di affiliazione aprendo altrettanti shop sul territorio".  "Riteniamo - osserva - che ciò che fa la differenza in E&V sia la qualità del servizio offerto. Portiamo ovunque nel mondo la nostra competenza ed esperienza, formiamo in modo continuo agenti, consulenti e collaboratori grazie alla nostra academy interna e analizziamo continuamente il settore per anticipare i trend, comprenderne l’andamento e offrire il miglior servizio possibile".  "Negli ultimi anni - ricorda - abbiamo investito tanto anche nelle nuove tecnologie, crediamo infatti che il domani del real estate, anche di pregio, non possa essere altro che digitale. Per questo abbiamo, sia a livello internazionale che italiano, strutturati dipartimenti IT, Crm & marketing; abbiamo lanciato a luglio il nostro nuovo sito Web, utilizziamo l’IA per ottimizzare i processi di comunicazione e valorizzazione degli immobili e stiamo virando sulle business card Nfc per i nostri agenti".  "Il 2024 - sottolinea Muhannad Al Salhi - è stato per noi un anno positivo nonostante un contesto macroeconomico e geopolitico difficile e incerto. Solo in Italia abbiamo registrato una crescita a doppia cifra, pari al 20% di crescita del fatturato da commissioni, mentre a livello globale abbiamo registrato una crescita complessiva del 13% raggiungendo 1,24 miliardi di euro di fatturato". "Segnali incoraggianti - spiega - che ci permettono di guardare al 2025 con cauto ottimismo, forti della fiducia e soddisfazione dei nostri clienti sia in Italia che nel mondo. L’Outlook del network Engel & Völkers per il 2025 indica infatti un consolidamento del mercato di pregio, con un incremento medio dei prezzi quasi ovunque sul territorio nazionale, più stazionario in alcune località".  "La domanda di immobili di alta qualità - dice - continuerà a crescere a nostro avviso, con particolare attenzione all’efficienza energetica e alla presenza di spazi esterni. Nelle grandi città, l'interesse per le zone meno centrali, ma ben collegate, potrebbe registrare un aumento, trainato dalle nuove infrastrutture e dagli sviluppi urbanistici". ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Infermieri, Naddeo (Aran): "Su rinnovo Ccnl dobbiamo trovare soluzione"

(Adnkronos) - "C'è la speranza di riaprire un tavolo dopo la metà aprile. Dobbiamo trovare una soluzione. Se non si riesce proprio a chiudere un contratto, quello degli aumenti per legge può essere la soluzione, ma è una extrema ratio". Così Antonio Naddeo, presidente Aran, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, oggi a Rimini al congresso Congresso nazionale Fnopi, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, commenta quanto detto ieri in un videomessaggio dal ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, circa la possibilità di aumenti per legge in caso non si raggiungesse un accordo sul Ccnl sanità. "C'era la possibilità di firmare il contratto a gennaio, non ci siamo riusciti", sottolinea Naddeo. "Va ricordato - evidenzia - che la firma del contratto porterà gli aumenti dopo 4-5 mesi: se riuscissimo a firmare a maggio questi aumenti, che molti attendono, arriverebbero a ottobre, novembre, dicembre. Io tenterei sempre la strada della contrattazione e anche Zangrillo è d'accordo. Nel contratto non ci sono solo le risorse finanziarie. Ci sono tante norme che servono per la conciliazione vita-lavoro, per sostenere gli infermieri che subiscono aggressioni su luoghi di lavoro e norme che aiutano gli infermieri nel loro lavoro, nella loro professione. Speriamo - auspica il presidente Aran - che qualcuno ci ripensi e che venga a sottoscrivere il contratto che sarebbe la soluzione migliore".  Sulla possibile firma del contratto tra maggio e giugno, "c'è il problema delle elezioni dell'Rsu: le organizzazioni sindacali - osserva Naddeo - sono tutte prese in questa campagna elettorale. Anche in altri settori non riusciamo a fare le convocazioni. Queste Rsu finiranno a metà aprile, poi c'è la speranza di riaprire questo tavolo che non si è rotto, ma è in una situazione di stallo. Qualcuno deve cambiare idea: per esempio i sindacati che non avevano intenzione di firmare il contratto. Mi auguro che qualche cosa si possa fare perché i contratti sono delle mediazioni - rimarca il presidente Aran - bisogna trovare delle mediazioni dalla parte datoriale, ma anche dalla parte sindacale. Così si fanno i contratti. Non si può sognare il contratto migliore, si deve trovare un contratto sufficiente per garantire i lavoratori sia dal punto di vista retributivo sia dal punto di vista delle norme che favoriscono la conciliazione vita-lavoro. Noi abbiamo già le risorse finanziarie per il prossimo contratto - precisa - Perciò avremo la possibilità di fare i 3 contratti in pochissimi anni. Abbiamo firmato 2 anni e mezzo fa il contratto 2019-2021. Speriamo che qualcuno ci ripensi, altrimenti proveremo a fare la convocazione dopo" il rinnovo dell'Rsu, ma "se rimangono uguali non ho tanta speranza che il contratto venga sottoscritto". Per quanto riguarda la questione dell'assistente infermiere, Naddeo ricorda che "qualcosa già c'è: un accordo fatto con la Conferenza" delle regioni, "un decreto ministeriale che abbiamo semplicemente recepito nel contratto. So che c'è parecchia resistenza da parte della categoria, però ritengo che lo dobbiamo sicuramente recepire, non ci sono altre possibilità", puntualizza.  "Però - conclude - se abbiamo una carriera dell'infermiere non si deve avere paura dell'assistente infermiere, si deve guardare avanti, avere una visione. C'è una visione sul futuro di una professione rilevante, importante per tutto il sistema sanitario".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)