Hyundai integra Google Places per un'esperienza evoluta

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Hyundai rafforza l’esperienza di bordo dei suoi veicoli introducendo Google Places nei più recenti sistemi di navigazione ccNC. Grazie a questa novità, i conducenti possono contare su un accesso intelligente a milioni di destinazioni e a una gestione più fluida della ricerca delle località, anche nei modelli già in circolazione dotati dell’infotainment aggiornato. L’integrazione è attiva su tutte le vetture con piattaforma ccNC e software aggiornato, incluse Nuova Hyundai KONA (dal 2023), Nuova SANTA FE (dal 2024), Nuova TUCSON (dal 2024), Nuova IONIQ 5 (dal 2024), IONIQ 5 N (dal 2024) e IONIQ 9 (dal 2025). 

 Il database fornito da Google Places offre accesso immediato a oltre 200 milioni di punti di interesse in tutto il mondo, con informazioni aggiornate su orari di apertura, descrizioni dettagliate, foto, recensioni e valutazioni degli utenti. Il sistema introduce anche una funzione di autocompletamento intelligente, che facilita l'inserimento degli indirizzi durante la digitazione e rende la navigazione più fluida e reattiva. Tra le caratteristiche implementate figurano filtri dinamici per categorie, possibilità di consultare liste di brand e attività commerciali, oltre a una selezione curata di attrazioni e servizi. Hyundai punta così a fornire ai propri clienti un'esperienza di mobilità digitale allineata ai più avanzati standard tecnologici. Il rafforzamento della collaborazione con Google rappresenta un ulteriore passo nel processo di evoluzione del brand, sempre più orientato alla connettività e all’innovazione. L’obiettivo condiviso dalle due aziende è continuare a sviluppare soluzioni integrate capaci di ridefinire il concetto di infotainment a bordo. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Estensione di garanzia a 4 anni: il Gruppo Piaggio alza il livello dei servizi post-vendita

(Adnkronos) - Dal 19 maggio 2025, i clienti che acquistano uno scooter termico a marchio Aprilia, Vespa o Piaggio potranno beneficiare di una garanzia estesa a quattro anni, senza alcun costo aggiuntivo. Il nuovo programma coinvolge tutti i modelli Euro 5 da 50 cc e di cilindrata superiore (Euro 5+), offrendo un servizio post-vendita potenziato e ancora più competitivo. L’estensione della garanzia Piaggio si attiva automaticamente al termine dei primi 24 mesi, purché siano rispettati gli interventi previsti dal piano di manutenzione programmata e i limiti di chilometraggio.  In caso di guasti o difetti, l’utente avrà diritto alla sostituzione gratuita dei componenti principali e alla copertura della manodopera necessaria, esclusivamente presso i centri autorizzati. Con questa mossa, Piaggio Group rafforza ulteriormente il valore percepito dei suoi marchi iconici, unendo design, tecnologia e affidabilità a un servizio clienti di livello superiore. Vespa, con il suo fascino senza tempo; Aprilia, sinonimo di spirito sportivo; e Piaggio, leader della mobilità urbana con modelli come Beverly, Liberty, Medley e l’innovativo MP3 a tre ruote: tutti offrono ora un vantaggio concreto in più. Questa iniziativa dimostra l’impegno del Gruppo nel proteggere il valore nel tempo degli scooter acquistati, rendendo più solido il rapporto con l’utente finale. Per dettagli completi su termini, condizioni e validità dell’estensione, è possibile consultare i siti ufficiali rivolgersi alla rete di assistenza autorizzata. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


DKV Mobility rete ricarica EV: oltre un milione di punti attivi in Europa

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DKV Mobility ha ufficialmente raggiunto un nuovo traguardo nella mobilità elettrica superando il milione di punti di ricarica per veicoli elettrici in tutta Europa. Grazie a una rete in continua espansione, l’azienda tedesca si posiziona tra i principali attori nel panorama della transizione sostenibile, garantendo un’infrastruttura capillare in Paesi chiave come Germania, Francia e Italia. Nel corso del 2024, DKV Mobility ha gestito oltre 755 milioni di chilowattora attraverso le proprie soluzioni di ricarica, equivalenti a circa cinque miliardi di chilometri percorsi elettricamente. Le oltre 789.000 card attive e una rete che si amplia di circa 8.000 nuovi punti ogni mese, rafforzano il ruolo strategico dell’azienda nel favorire la decarbonizzazione del trasporto commerciale.  Dal lancio della prima DKV Card +Charge nel 2015, con appena 7.000 punti attivi, l’impegno verso l’elettrificazione non ha mai rallentato. Oggi, oltre 300 collaboratori si occupano specificamente dello sviluppo delle infrastrutture EV. L’azienda ha introdotto soluzioni di ricarica anche home e work, installando più di 10.000 wallbox aziendali e domestiche in tutta Europa. Nel 2021, l’acquisizione di Greenflux ha potenziato le competenze di DKV nel software per la ricarica, mentre nel 2024 è stata annunciata la partnership strategica con Smartlab, azienda leader nella gestione e fatturazione dei sistemi di ricarica, di cui DKV ha acquisito la maggioranza. Con una base clienti di circa 407.000 aziende in oltre 50 Paesi, DKV Mobility si conferma leader nei servizi di pagamento, carburanti, pedaggi e soluzioni digitali per la mobilità.  L’obiettivo è chiaro: guidare l’Europa verso un futuro della mobilità sempre più efficiente, connesso e a basse emissioni. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Stellantis ferma lo sviluppo della tecnologia a idrogeno

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Stellantis ha comunicato la cessazione definitiva del programma dedicato alle celle a combustibile alimentate a idrogeno, una mossa che riflette una scelta strategica netta in un momento di trasformazione profonda per il settore automotive europeo. L’insufficienza delle infrastrutture di rifornimento, i costi di investimento elevati e la carenza di incentivi concreti per i consumatori hanno spinto il gruppo a rivedere radicalmente le proprie priorità. La sospensione riguarda in particolare la gamma Stellantis Pro One, composta da veicoli commerciali leggeri alimentati a idrogeno, la cui produzione in serie era prevista per l’estate 2025 negli stabilimenti di Hordain, in Francia, e Gliwice, in Polonia. Questi modelli non verranno più lanciati nel corso dell’anno, segnando uno stop significativo nella diversificazione delle motorizzazioni alternative del Gruppo.  Secondo quanto dichiarato da Jean-Philippe Imparato, Chief Operating Officer per l’Europa allargata, l’idrogeno resta un segmento di nicchia, ancora lontano da una sostenibilità economica concreta nel medio termine. L’attenzione dell’azienda si concentra ora sul rafforzamento dell’offerta di veicoli elettrici e ibridi. La decisione non comporterà alcuna conseguenza per il personale impiegato negli stabilimenti coinvolti: le risorse e le competenze tecniche finora impiegate sul fronte dell’idrogeno saranno riallocate verso progetti alternativi all’interno dell’ecosistema Stellantis. Parallelamente, sono stati avviati confronti con gli azionisti di Symbio, società attiva nello sviluppo di tecnologie a idrogeno, per analizzare le attuali dinamiche di mercato e tutelare gli interessi strategici nel rispetto degli impegni reciproci. Il contesto finanziario, infatti, si sta rivelando complesso anche per altri attori del settore, che stanno rivedendo i propri piani in funzione della reale maturità del comparto. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Epis (Statale Milano): "Le zanzare circolano ma la stagione è in ritardo nel Nord Italia"

(Adnkronos) - Ancora pochi ronzii a infastidire i tramonti all'aria aperta o il sonno nelle case del Nord Italia. "Quest'anno la stagione delle zanzare è un po' in ritardo rispetto allo scorso anno, quando avevamo avuto un anticipo, anche in base ai risultati dei monitoraggi del team di EntoPar", fa il punto Sara Epis, professore associato di parassitologia all'università degli Studi di Milano e nel direttivo della Società italiana di parassitologia. "Però comunque - precisa all'Adnkronos Salute - le zanzare ci sono e stanno circolando. Anzi, le temperature che sono tornate di nuovo elevate, e prima le piogge che ci sono state, hanno favorito di sicuro la loro diffusione". E infatti un fattore che le aiuta è "l'aumento delle piogge irregolari - approfondisce la parassitologa - piogge intense seguite da periodi di caldo creano raccolte d'acqua stagnante ideali per la riproduzione delle zanzare".  "Arriveremo come al solito a luglio-agosto e poi a settembre con il picco delle zanzare, che coinciderà ovviamente con i picchi di casistiche legate ai virus" che usano le zanzare come vettori, aggiunge. Le specie che si stanno osservando? Come ogni anno, elenca Epis, "chi la fa da padrone sono ormai le zanzare tigre, l'Aedes albopictus. Ritroviamo anche zanzare Culex, quindi la zanzara notturna, la Culex pipiens, ben noto vettore di West Nile, e poi ci sono anche ovviamente altre specie, comprese quelle invasive, che stanno più nelle zone periurbane rispetto a quelle urbane, e sono presenti soprattutto nel Nord Italia come l'Aedes koreicus", la zanzara 'coreana', "e la japonicus", la zanzara 'giapponese', "che potrebbero avere un ruolo vettoriale nella trasmissione di virus, quindi sono in fase di studio".  L'acqua è un fattore 'chiave' per la riproduzione e diffusione delle zanzare: "Se abbiamo una stagione troppo secca - dice l'esperta - le zanzare non hanno le condizioni ideali per riprodursi, quindi per loro è fondamentale che si generino raccolte d'acqua. Poi le culex tendono a riprodursi soprattutto nei tombini, bidoni, caditoie in questo tipo di ambienti". Al momento, conclude, nessuna 'new entry' viene rilevata fra le zanzare che abitano il Nord del Paese. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo: per Chemnitz bilancio positivo nella prima metà dell'anno come 'Capitale europea della cultura'

(Adnkronos) - E’ molto positivo il bilancio tracciato, a metà anno come ‘Capitale europea della cultura’, da istituzioni e partners della città tedesca di Chemnitz che, con 38 municipalità della regione circostante, detiene questo prestigioso titolo per il 2025, condiviso con Gorizia/Nova Gorica. In questi primi sei mesi, la città ha attratto visitatori non solo tedeschi ma anche europei e internazionali, con un notevole indotto per tutto il territorio. Dunque, se il motto di Chemnitz2025 è ‘C the Unseen’, si può dire che l’obiettivo è stato centrato in pieno: rendere visibile questa città, dal passato industriale, fino adesso sconosciuta alle rotte turistiche.  Fin dalla cerimonia di apertura, che si è svolta il 18 gennaio, alla presenza di 80mila spettatori, sono molti gli eventi (tra i mille in programma) che hanno registrato presenze record, come il Festival di cultura e democrazia Kosmos con 115mila partecipanti e Hat Festival con 105mila. Ancora, in 8mila hanno preso parte alla maratona, 6mila al Festival del tango e 7mila al grande evento #3000Garagen. Almeno 10mila persone sono state coinvolte nei maker hubs creati nella regione. Il Visitor Centre, realizzato all’interno di una fabbrica recuperata di Chemnitz, come parte del progetto che prevede 30 aree di interventi infrastrutturali, ogni giorno accoglie in media 500 visitatori. A scandire il programma di Chemnitz2025 oltre mille eventi e 233 progetti (per tutte le informazioni si può consultare il sito https://chemnitz2025.de), realizzati da 900 protagonisti del territorio e mille volontari, coadiuvati da collaboratori europei e internazionali. Ed è notevole anche il coinvolgimento dei cittadini a eventi e attività, come ad esempio l’iniziativa che ha visto 600 persone di Chemnitz piantare ad aprile 400 alberi di mela e che sarà ripetuta in autunno. Molti partecipano attivamente mettendo a disposizione le loro storie, come nel caso del Garage Trail.  Considerevoli anche gli ingressi registrati dai musei: 61mila visitatori per la Galleria d’arte tra gennaio e maggio, quasi 50mila per il Museo dell’industria, 10.600 per il Museo di storia naturale. Tra le più gettonate, la mostra ‘European realities’, la riapertura della casa dell’artista Karl Schmidt-Rottluff e le visite a Villa Esche parte della Via di Henry van de Velde. Sono stati 450 i tour guidati con oltre 10mila ospiti, triplicati rispetto agli anni precedenti. Chemnitz si è affermata quest’anno anche come location per congressi e conferenze, con 31mila partecipanti. Circa 1.500 i visitatori del settore trade, da oltre 30 paesi. A confermare l’incremento turistico i dati sui pernottamenti, cresciuti del 9,8% solo a marzo 2025 e le prenotazioni alberghiere segnano il +20%, ma molti hotel registrano il tutto esaurito soprattutto in concomitanza con gli eventi più richiesti. C’è già molta domanda per la seconda parte dell’anno e pe il closing di fine novembre e non manca chi si informa per il 2026. Per l’anno prossimo già si sa che si terrà a Chemnitz il festival internazionale Theater der Welt, che ogni tre anni è ospitato da una diversa città della Germania. Soddisfatti i rappresentanti delle istituzioni e della macchina organizzativa. “La ‘Capitale europea della cultura’ ha già sviluppato un enorme appeal: i turisti vengono a visitare la regione e ne diventano così ambasciatori”, dichiara Barbara Klepsch, ministro della Cultura della Sassonia. Per il sindaco di Chemnitz, Sven Schulze, “persone da tutta Europea visitano la nostra città e ne portano a casa un’impressione positiva di apertura e adattabilità, ma allo stesso tempo la ‘Capitale europea della cultura’ mostra anche a noi cittadini quello che Chemnitz ha da offrire”.  “Il programma di Chemnitz2025 è fatto dalla gente del posto e ha permesso di creare nuovi network e di sviluppare nuove skills. Un approccio di successo che pone le basi per la futura trasformazione di Chemnitz in una città di cultura”, afferma Stefan Schmidtke, managing director programme di Chemnitz2025 gGmbH. Gli fa eco il direttore generale di Chemnitz2025, Andrea Pier: “Dopo solo sei mesi di ‘Capitale europea della cultura’ l’ottimismo in città e nella regione è palpabile, a dimostrare che l’investimento in arte e cultura, in stretta collaborazione tra pubblico e privato, rafforza la società civile e incoraggia la partecipazione”.  “L’aumento del numero di visitatori è notevole e l’impatto su ristoranti e commercianti è estremamente positivo”, assicura Sven Hertwig, titolare di Exclusive Events. Molto contenti anche i rappresentanti della regione, come spiega Ines Hanisch-Lupaschko, managing director dell’Ufficio del turismo della regione Erzgebirge: “Dopo il riconoscimento Unesco, ora anche il titolo di ‘Capitale europea della cultura’ sta dando i suoi frutti”. Per il managing director dell’Ufficio per il turismo della regione Chemnitz-Zwickau, Marika Fischer, “persone da tutto il mondo vengono qui per scoprire la nostra regione: la ‘Capitale europea della cultura’ funziona e non lo dicono solo i dati ma soprattutto le facce contente dei nostri operatori”. “Il potenziale turistico c’era già, ora - conclude - è stato espresso: è un sogno che è diventato realtà”.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo: da polo industriale a nuova meta culturale, per Chemnitz il 2025 è l'anno del riscatto

(Adnkronos) - Una storia di trasformazione post-industriale e di rigenerazione urbana, ma soprattutto di riscatto culturale e di nuova opportunità. A narrarla è quel grande progetto che è Chemnitz2025, che per un anno offre a una città tedesca troppo a lungo sottovalutata la ribalta internazionale. Chemnitz, infatti, insieme con la regione circostante che occupa la parte centrale della Sassonia, quest’anno detiene il titolo di 'Capitale europea della cultura' (Ecoc), insieme con le città transfrontaliere di Gorizia e Nova Gorica. Un traguardo su cui in pochi avrebbero scommesso in tempi ormai remoti ma che oggi fa guardare al futuro con occhi diversi grazie al potenziale di attrattività turistica che questa gigante ‘macchina’ dell’Ecoc ha generato.  E nello slogan scelto per Chemnitz2025 sta tutta l’essenza di questa operazione culturale: ‘C the Unseen’, ossia, parafrasando la traduzione letterale e simbolica dall’inglese, ‘vedere ciò che non veniva visto’ ma anche Chemnitz (C), l’invisibile, la sconosciuta, la nascosta. Un destino che sembrava scritto nel suo passato di grigio polo industriale, di città rasa al suolo durante la Seconda Guerra mondiale e poi ricostruita a modo suo, ricaduta nella Ddr e in quegli anni bui ribattezzata Karl-Marx-Stadt, per ritrovarsi dopo la riunificazione della Germania a caccia di quell’identità che le altre due ‘cugine’ sassoni, Dresda e Lipsia, hanno trovato più velocemente.  Una città dell’Europa dell’Est in un paese dell’Europa dell’Ovest, come spesso viene descritta, dove però il cambiamento sociale è stato sempre catalizzatore di innovazione e dove la capacità di reinventarsi è profondamente radicata. Ora, guadagnato il titolo di ‘Capitale europea della cultura’, è arrivata l’occasione per il grande salto: diventare attrattiva dal punto di vista culturale e imporsi quindi come nuova meta turistica. Valorizzando quello che c’era e che c’è, per niente poco, e offrendo nuova vita a tutto ciò che ancora ha qualcosa da dire e da dare. “All’inizio la gente del posto non capiva il significato di ‘Capitale europea della cultura’, pensava di avere solo qualche spettacolo o mostra. Ma ‘Capitale europea della cultura’ vuol dire partecipazione dei cittadini, significa aprire le menti e scoprire il valore della città, dove ognuno può fare qualcosa. Il motto ‘C the Unseen’ è riferito anche alle persone, è un invito a guardare cosa c’è dietro. E’ un processo di sviluppo integrato della città che porta a rafforzare i valori europei contro i populismi, a creare connessioni tra gli individui, ad alimentare la resilienza”, racconta Ferenc Csak, a capo del dipartimento della Cultura del Comune di Chemnitz, che ha seguito tutto il processo per il riconoscimento del titolo sin dal 2015. “Certamente, la ‘Capitale europea della cultura’ - osserva - ha permesso di creare nuove location per eventi, nuovi spazi culturali, ha insegnato a ottenere e utilizzare fondi europei, ha sostenuto la comunità dei makers che in tutto il progetto ha un ruolo importante. Poi, con la regione circostante e le 38 municipalità che formano la ‘Capitale europea della cultura’ con Chemnitz, si è creato un network che prima non esisteva: una struttura di cooperazione grazie alla quale abbiamo sviluppato una strategia culturale per il territorio”. “Il risultato ad oggi - sottolinea - è stato ottimo: il turismo è cresciuto del 25%, in controtendenza rispetto ad altre zone della Germania. Ora la scommessa è di lavorare sull’eredità che tutto questo ci consegna. Chemnitz oggi è una città vibrante, con progetti culturali internazionali e il nostro sforzo è proprio quello di continuare su questa strada tracciata”. Per capire Chemnitz occorre conoscere il suo passato di centro industriale fra i più grandi del paese. Un buon punto di partenza lo offre il Museo dell’Industria, ospitato in una ex fonderia, dall’imponente facciata a mattoni rossi con il tipico tetto a scaloni vetrati delle fabbriche di un tempo. Dalle estrazioni minerarie nei ricchi giacimenti di argento, uranio, stagno e carbone della zona fino all’automotive e al tessile, sono ripercorsi 200 anni di storia dell’industria pesante, con oggetti di ogni tipo e persino un motore a vapore monocilindrico a contropressione del 1896 ancora funzionante. “Il museo testimonia il ruolo che Chemnitz ha avuto come centro industriale tra i più importanti della Germania, mettendo a confronto tradizione e innovazione. E quest’anno abbiamo registrato addirittura il 60% in più di visitatori”, spiega Susanne Richter, responsabile commerciale del Museo dell’Industria di Chemnitz e alla guida del gruppo di collezioni ‘gemelle’ in Sassonia. Per il 2025 il Museo dell’Industria ospita (fino al 16 novembre) una delle più significative mostre di Chemnitz2025, ‘Tales of transformations’, che illustra lo sviluppo che ha portato Chemnitz a diventare la ‘Manchester della Sassonia’, mettendola a confronto con altre grandi città industriali europee: la stessa Manchester e poi Mulhouse, Lodz, Tampere e Gabrovo, ciascuna con la sua strada all’industrializzazione da raccontare. “Abbiamo creato la mostra in cooperazione con queste altre quattro città industriali europee che hanno in comune una storia di trasformazione, dall’operoso passato industriale al declino post-industriale, fino alla capacità di reinventare spazi”, sottolinea. Una mostra interattiva con corner dedicati alle singole città, dove non manca la riflessione sul futuro, con tanto di sondaggio su come ci si immagina Chemnitz, cosa si vorrebbe dal punto di vista culturale ma anche ambientale, “che è stato molto partecipato - aggiunge Susanne Richter - e speriamo che i risultati possano essere utili all’amministrazione”. Tra il ricco passato industriale della città e il declino post-bellico, ci sono stati di mezzo gli anni in cui Chemnitz era parte della Germania dell’Est, che hanno lasciato traccia non solo in architetture e monumenti, primo fra tutti il gigantesco busto di Karl Marx che tuttora è uno dei simboli della città, ma anche e soprattutto nella società civile. Così uno dei più importanti progetti di Chemnitz2025 è dedicato a questo modo di vivere e di pensare tipicamente est-europeo, riassunto dalla ‘cultura del garage’. Una tradizione molto comune nei paesi dell’ex blocco sovietico in quegli anni, in cui le persone si costruivano da sole il loro garage in attesa di metterci l’agognata auto, tipicamente una Trabant come quelle esposte al Museo dell’Industria.  Ma il garage non era solo una autorimessa, era uno sfogo, una via di fuga dagli angusti appartamenti degli edifici a blocchi, uno spazio in cui trascorrere del tempo, socializzare con i vicini, costruirsi un angolo di mondo. Camminando per Chemnitz capita spesso di notare accanto ai palazzi una fila di piccoli garage dalle saracinesche colorate a formare una sorta di cortile. Così, per onorare la ‘Capitale europea della cultura’, è stato fatto un lavoro di mappatura dei garage ancora esistenti, almeno 160, e creato un percorso per andare a scoprirli. Si chiama ‘#3000Garagen’, è composto da 10 stazioni sparse per la città e completato da una mostra (visitabile fino al 29 novembre) allestita al Garage Campus, uno dei luoghi riqualificati sorti nella sede di un ex deposito di tram. Sono esposti oggetti raccolti nei garage, foto dei proprietari e documenti inediti che raccontano questa storia poco conosciuta in Europa occidentale.  “L’idea del progetto - spiega Agnieszka Kubicka-Dzieduszycka, direttore artistico del progetto ‘#3000Garagen’ - viene dalla vita stessa della città, dove ancora esistono molti garage che rappresentano una eredità culturale. Abbiamo raccolto dati e testimonianze per questo che è un progetto tipicamente partecipativo, in quanto presuppone il coinvolgimento delle persone. E’ stato anche redatto da un gruppo di architetti un ‘Garage Manifesto’ in cui si chiede di salvaguardare questi garage come monumenti nazionali. E c’è anche da chiedersi se ora possono avere una nuova vita: ad esempio, a volte vengono affittati da giovani artisti”. Per conoscere e tramandare le abilità che questi veri e propri gabinetti di curiosità celano, è stata promossa pure una ‘Scuola del garage’, in programma a fine agosto, che coinvolge anche un’architetta italiana, Silvia Gioberti. Il Garage Campus è solo uno dei 30 siti oggetto di riqualificazione in occasione di Chemnitz2025, nell’ambito di un ampio progetto che prevede una serie di aree di intervento per lo sviluppo urbano che ha portato non solo a dare nuova vita a spazi in abbandono, ma anche a dare impulso a importanti opere infrastrutturali. Emblematica la Hartmannfabrik, la vecchia fabbrica recuperata e utilizzata per quest’anno come Visitor Centre, ma anche un nuovo parco nel vecchio sito della ferrovia. Molti di questi luoghi, sparsi in tutta la regione che con Chemnitz è parte della ‘Capitale europea della cultura, sono stati destinati a ‘Maker Hubs’, poli creativi dove artisti, designers, artigiani, inventori e startupper possono avere uno spazio in cui coltivare la loro attività, incontrarsi, confrontarsi e fare networking. E muoversi attraverso la regione è abbastanza facile, complice il cosiddetto ‘modello Chemnitz’ basato su un collegamento ferroviario leggero in continua espansione. Per quest’anno, sono stati introdotti anche biglietti speciali che consentono di utilizzare tutti i mezzi di trasporto dell’area per tre giorni a un prezzo vantaggioso, così come è stato creato un collegamento diretto via bus con l’aeroporto di Praga, il più vicino, due volte al giorno. Un quadrilatero con al centro Chemnitz, che si estende dai Monti Metalliferi, patrimonio Unesco dal 2019, nella regione di Erzgebirge, al confine con la Repubblica ceca, con una lunga storia di attività mineraria, fino a Freiberg a Est, soprannominata la città d’argento, dove anche quest’anno si è tenuta la sfilata dei minatori, e a Zwickau a Ovest, che ha dato i natali al musicista Robert Schumann ma anche, in quanto polo dell’automotive, alla casa automobilistica Audi. In mezzo 38 municipalità che si sono unite quest’anno in un network all’insegna della cultura, idealmente rappresentato dal ‘Purple Path’, un percorso di sculture contemporanee che colorano i centri urbani, narrando la storia di questa regione, della sua industria, del suo artigianato e della sua gente.  Nella sola città di Chemnitz se ne contano una decina, tra cui una scultura-fontana in acciaio nella piazza principale, di fronte al municipio con la sua doppia facciata, quella colorata più antica e rifatta dopo i bombardamenti (come la chiesa di St.Jakob che è subito dietro) e quella più recente, rimasta in quel tono scuro molto comune in queste città tedesche ricostruite dopo la guerra, a pochi passi dalla Roter Turm, la torre simbolo della città. Un altro ‘miracolo’ artistico è quello compiuto dal francese Daniel Buren, che è riuscito a colorare e illuminare la grigia ciminiera della centrale elettrica che svetta sulla città, diventando probabilmente il progetto artistico più alto al mondo. A circondarlo un ampio spazio anch’esso restituito alla città dove si è aperto in questi giorni, fino al 17 agosto, il Kunstfestival Begehungen, festival d’arte contemporanea che vede la partecipazione anche di artisti italiani, con un focus su temi quali la sostenibilità, la biodiversità e il cambiamento climatico. Tra agosto e settembre si tiene, inoltre, ‘Ibug - Arte urbana nell’area industriale’, uno dei festival di arte urbana più importanti in Europa.  Tra le mostre, è visitabile fino al 10 agosto ‘European Realities’, che illustra i movimenti del realismo degli anni Venti e Trenta in Europa, la prima a raccoglierli in un’unica esposizione, ospitata all’interno del Museo Gunzenhauser, costruito dall’architetto Fred Otto nello stile razionalista del Novecento. E c’è attesa per la mostra dedicata a Edvard Munch (10 agosto-2 novembre), incentrata sul sentimento della paura nella sua arte e all’influsso che ha avuto in opere fino ai giorni nostri.  Tra gli eventi estivi - parte di un cartellone che conta oltre mille eventi e 233 progetti (per tutte le informazioni si può consultare il sito https://chemnitz2025.de) - ancora in corso fino a fine luglio l’‘Estate al parco’, con concerti, incontri e persino lezioni di yoga tutti i giorni allo Stadthallenpark. Da segnalare anche il Festival europeo degli Skateboard dal 22 al 24 agosto e il Festival dei costruttori di giochi dal 29 al 31 agosto nel villaggio di Seiffen.  Un Festival molto speciale che si è tenuto a fine giugno e che verrà ripetuto dal 26 al 29 luglio è quello di danza contemporanea (‘Tanz Moderne Tanz’), che nell’anno della ‘Capitale europea della cultura’ propone uno spettacolo originale: un’esibizione in 18 tappe attraverso altrettante location della città durante un’intera giornata, intitolata ‘Odissea in C’ e ispirata all’‘Ulisse’ di James Joyce. Un appuntamento ogni ora in un angolo diverso, con artisti che cambiano e nuove coreografie, che culmina con lo spettacolo nell’Opernhaus, il teatro principale di Chemnitz, che affaccia su una delle piazze più iconiche, con ai lati la chiesa di San Pietro e la Galleria d’arte (che raccoglie tra l’altro le opere di Karl Schmidt-Rottluff, cofondatore del gruppo Brucke) e l’Hotel Chemnitzer Hof, esempio di architettura razionalista.  Come spiega la responsabile per la danza dell’Opernhaus e ideatrice del Festival, Sabrina Sadowksa, “è uno spettacolo itinerante per portare la danza alle persone, negli spazi aperti; l’idea era di fare qualcosa che non si sarebbe potuto fare altrove e di far vedere la città agli abitanti e ai visitatori, seguendo il motto ‘C the Unseen’”. Un percorso che unisce il centro alle periferie, passando da un angolo di quiete che è il laghetto che circonda la zona del castello, dove sorgeva il monastero benedettino, primo nucleo della città; è qui, infatti, che si possono vedere le più antiche case della città, nel tipico stile a graticcio. C’è poi, prima di arrivare in Theaterplatz, la tappa allo Schillerpark, con alle spalle la Unibibliothek, altra opera che ha visto trasformare il vecchio edificio di una filanda in uno spazio polifunzionale moderno.  Per immergersi nei grandi contrasti di Chemnitz basta fare una passeggiata e imbattersi in architetture che hanno plasmato la città attraverso i secoli: da quelle medievali, quasi interamente ricostruite dopo la Seconda guerra mondiale, agli edifici Art Nouveau specchio di un periodo prospero per la Chemnitz della grande industria, tra la fine dell’Ottocento e la prima parte del Novecento, quando ricchi mercanti e imprenditori si fecero costruire le loro case nel quartiere di Kassberg, tra i più interessanti in Europa per la concentrazione di edifici Jugendstil dalle tipiche facciate decorate. Rilevante anche l’impronta di architetti che si sono ispirati, negli anni intorno al 1930, allo stile neo-oggettivista e razionalista, lasciata su edifici molto interessanti, come Smac, l’ex grande magazzino Schocken, dall’originale facciata curva, o la piscina comunale considerata un masterpiece del neo-oggettivismo. Ci sono poi le inconfondibili costruzioni di epoca sovietica, che oggi hanno riconquistato un posto nella mappa della città, fino ad arrivare alle opere di riqualificazione in chiave sostenibile dei giorni nostri. Insomma, impossibile non riempirsi lo sguardo di quelle mille sfumature che colorano Chemnitz, partita dal grigio, e approdata all’arcobaleno che ha ridipinto la sua ciminiera e con essa il futuro della città.   ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Malattie rare, 18 settembre Giornata nazionale Sla: "Un diritto che si afferma"

(Adnkronos) - Il 18 settembre sarà d'ora in poi, ufficialmente, la Giornata nazionale della Sla. "L'appuntamento simbolo della mobilitazione per i diritti delle persone con sclerosi laterale amiotrofica ottiene il riconoscimento formale dello Stato italiano: il nome, l'idea e il format sono stati ufficialmente depositati presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un passaggio tanto simbolico quanto sostanziale, che tutela e valorizza il significato profondo di una giornata nata dal coraggio delle persone con Sla e oggi è rafforzato grazie anche al conferimento dell'Alto Patronato del presidente della Repubblica, il patrocinio dell'Anci - Associazione nazionale Comuni italiani e della Regione Piemonte". Lo annuncia Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, festeggiando "un diritto che si afferma. Un Paese che si accende di verde". La 18esima edizione della ricorrenza "entra nella storia", esulta l'associazione. "Da quest'anno - sottolinea - ogni 18 settembre sarà a pieno titolo la Giornata simbolo della comunità Sla in Italia, occasione per tenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni su una battaglia di civiltà che prosegue". Era infatti il 18 settembre 2006 quando, in piazza Bocca della Verità a Roma, la voce delle persone di Sla risuonò forte nel cuore della Capitale. Per la prima volta i pazienti si presentarono uniti davanti al ministero della Salute per chiedere attenzione, rispetto e rivendicare diritti fondamentali: una presa in carico dignitosa, cure omogenee, assistenza domiciliare adeguata, accesso alla ricerca, meno burocrazia, più ascolto. Quel giorno segnò l'inizio di un percorso e da allora, ogni anno, Aisla porta avanti la missione di dare voce ai bisogni urgenti delle persone con Sla e delle loro famiglie, affinché nessuno venga lasciato solo di fronte alla malattia, si legge in una nota. "Il 18 settembre non è solo una data - dichiara la presidente Aisla, Fulvia Massimelli - è il giorno in cui le persone con Sla hanno chiesto al Paese di esserci Da allora quella voce non si è più fermata. L'istituzionalizzazione della Giornata nazionale non segna un punto d'arrivo, ma un nuovo inizio: perché i diritti delle persone con Sla non sono mai una concessione, ma un dovere civile". Una riflessione che assume ancora più forza con l'attuazione del Decreto legislativo 62/2024, il provvedimento che riforma il sistema di accertamento e accompagnamento delle persone con disabilità, ricorda Aisla. "Una svolta importante - rimarca - che riconosce l'unicità del percorso di vita di ciascuno e che garantirebbe una presa in carico personalizzata, coordinata e semplificata, riconoscendo la complessità della malattia e il diritto alla continuità delle cure". Aisla invita tutto il Paese a partecipare alla mobilitazione del 18 settembre, a partire dalla serata della vigilia con l'iniziativa 'Coloriamo l'Italia di verde', simbolo di speranza, presenza e solidarietà. Lanciato nel 2018, l'evento ha coinvolto nel 2024 oltre 300 Comuni, accendendo monumenti e palazzi istituzionali da Nord a Sud: Palazzo Madama e Montecitorio a Roma, la Mole Antonelliana di Torino, la Reggia di Caserta, il Teatro Massimo di Palermo, la Lanterna di Genova, la Loggia di Brescia, elenca l'associazione. Tutti i Comuni, gli enti pubblici e privati sono invitati ad aderire, per trasformare la sera del 18 settembre in un abbraccio corale alla comunità Sla. Le celebrazioni culmineranno nel fine settimana del 20 e 21 settembre, quando le principali piazze italiane si animeranno con banchetti, testimonianze, momenti di sensibilizzazione e incontro con i volontari Aisla, le persone con Sla e le loro famiglie. Grazie alla tradizionale campagna 'Un contributo versato con gusto', saranno distribuite le bottiglie solidali dell'associazione, divenute simbolo concreto di partecipazione e sostegno alla causa. Sono già oltre 15mila le prenotazioni ricevute, riferisce Aisla. L'invito è rivolto a tutti, a unirsi in un abbraccio nazionale: "Accendiamo insieme l'Italia di verde il 18 settembre e scendiamo in piazza il fine settimana del 20-21. La XVIII Giornata nazionale Sla è un'occasione unica per partecipare, contribuire e fare la differenza. Unisciti a noi e uniamo l'Italia intera nella lotta contro la Sla - è l'appello - Perché ogni diritto riconosciuto è una vittoria di tutti. E perché nessuno deve affrontare la Sla da solo". A breve sul sito www.aisla.it verranno comunicate tutte le iniziative locali della prima Giornata nazionale Sla ufficialmente riconosciuta. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Professionitaliane, serve un rapido ammodernamento della riforma degli ordini professionali

(Adnkronos) - "L’associazione Professionitaliane, che rappresenta 23 ordini e collegi professionali, rinnova l’urgenza della definizione di una riforma delle professioni. A oltre un decennio dalla riforma del 2012, il sistema normativo che regola gli ordini professionali risulta frammentato, disomogeneo e in molti casi obsoleto. Molti ordinamenti professionali risalgono a più di trent’anni fa, con norme superate dai cambiamenti legislativi e giurisprudenziali intervenuti nel frattempo". E' quanto si legge in una nota Professionitaliane. "Professionitaliane - spiega - sollecita un intervento normativo che assicuri l’armonizzazione dei principi generali su organizzazione, accesso, formazione continua e sistemi elettorali degli ordini; il rispetto delle competenze professionali, evitando sovrapposizioni e conflitti tra Albi diversi; l’introduzione di regole uniformi su voto a distanza, quote di genere e rappresentanza territoriale; una cornice normativa moderna per le aggregazioni professionali e le nuove forme di esercizio e il rafforzamento del principio di sussidiarietà".  "Una riforma strutturata e condivisa - continua - capace di rilanciare il ruolo strategico delle professioni nel tessuto economico e sociale del Paese, non può più attendere. Professionitaliane conferma la piena disponibilità a collaborare con il governo per garantire un’evoluzione ordinistica che sia al passo con le sfide contemporanee". ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Allarme Uap: "Con la farmacia dei servizi si favoriscono i fondi di capitale privato"

(Adnkronos) - "Dietro l'apparente modernizzazione della farmacia dei servizi si nasconde un progetto politico preciso: rendere le farmacie appetibili ai grandi capitali, smantellando la rete di strutture sanitarie accreditate e mettendo a rischio la tutela della salute pubblica". E' la denuncia dell'Uap, Unione ambulatori, poliambulatori e ospedalità convenzionata, alla luce del documento consegnato al ministero della Salute e alle Regioni. La Uap evidenzia che al cosiddetto Tavolo tecnico ristretto sulla farmacia dei servizi, convocato l'8 luglio scorso per approvare il nuovo protocollo operativo che dal 1° gennaio 2026 stabilizzerà la sperimentazione (telemedicina, diagnostica di prima istanza, fisioterapia, ecc.) e definirà la ripartizione dei fondi statali, "sedevano quasi esclusivamente rappresentanti delle categorie farmaceutiche; esclusi laboratori, professioni sanitarie e cittadini. Una violazione dei principi di trasparenza sanciti dalla legge 241/1990". Secondo l'Uap, "le farmacie non rispettano i requisiti strutturali e tecnologici imposti alle strutture sanitarie private accreditate; eppure potrebbero ricevere risorse per telemedicina, diagnostica e fisioterapia, senza garanzie di qualità né tracciabilità nel fascicolo sanitario  elettronico". Inoltre, "solo le farmacie con forti capitali o già acquisite da gruppi sostenuti da private equity potranno erogare servizi ad alto valore, spingendo le piccole realtà di quartiere alla chiusura". In altri settori sanitari, laboratori e poliambulatori, "i tagli tariffari fino al 70 % operati dal nuovo nomenclatore tariffario hanno favorito fallimenti e acquisizioni da parte di fondi stranieri. Lo stesso copione minaccia ora la distribuzione farmaceutica", avverte l'associazione. Da qui 5 precise richieste di Uap: riapertura immediata di un tavolo plurale con Regioni, Ordini, società scientifiche e associazioni dei cittadini; applicazione integrale del D.lgs 502/1992, ovvero autorizzazioni, accreditamenti, direttore sanitario e controlli di qualità come per ogni struttura sanitaria; trasparenza su dati e tariffe con la pubblicazione online semestrale di volumi e indicatori di esito; limiti alle concentrazioni, cioè con oltre 4 farmacie per Comune o 50 per provincia, acquisizioni sottoposte a parere di Antitrust e ministero; tutela della prossimità, ovvero incentivi e vincoli programmatori per salvaguardare le farmacie di quartiere. "Non ci opponiamo all'innovazione, ma all'idea che la sanità territoriale diventi una filiale della finanza internazionale. Senza regole stringenti - autorizzazioni, qualità dei servizi, responsabilità civili e penali - la farmacia dei servizi sarà un cavallo di Troia che svuoterà i quartieri di presidi essenziali e ridurrà la salute dei cittadini a merce. Chiediamo al ministro Schillaci di intervenire subito, prima che sia troppo tardi", dichiara la presidente Uap, Mariastella Giorlandino, chiedendo chiarezza su quanto sta succedendo. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)